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Le risorse naturali, come l’aria pulita e l’acqua dolce, sono vitali per le imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

E oggi sono gravemente a rischio in molti settori industriali. La mancata gestione delle risorse naturali del pianeta, il c.d. “capitale naturale”, ha conseguenze che vanno al di là degli effetti diretti sull’ambiente. Per le aziende, infatti, l’insufficienza può anche portare a nuovi scenari di interruzione e responsabilità che possono cancellare i profitti e avere un impatto sui modelli di business, man mano che aumentano fattori come la scarsità delle risorse, l’azione normativa e la pressione delle comunità e della società.E’ quanto emerge dall’analisi di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), la compagnia del Gruppo Allianz specializzata nei grandi rischi, nel nuovo rapporto Measuring And Managing Environmental Exposure: A Business Sector Analysis of Natural Capital Risk (Misurare e gestire l’esposizione ambientale: analisi del rischio del capitale naturale per settore di attività). Secondo l’analisi della Compagna assicurativa, i settori petrolifero e del gas, minerario, food & beverage e dei trasporti occupano il primo posto in termini di esposizione al rischio del capitale naturale.”Le aziende di tutto il mondo si trovano a confrontarsi sempre più con le implicazioni negative dovute all’esaurimento del capitale naturale”, afferma Chris Bonnet, Manager, Environmental, Social and Governance (ESG) Business Services, AGCS. “L’uso sostenibile delle risorse naturali è fondamentale per il successo della maggior parte delle aziende. Tuttavia, mentre aumenta la consapevolezza delle aziende sull’importanza del capitale naturale, molte di esse devono ancora acquisire una migliore comprensione delle minacce specifiche che possono avere un impatto sul loro settore industriale e sulla loro azienda in particolare, nonché delle opzioni di mitigazione disponibili”.
In un nuovo rapporto, AGCS analizza i dati della società di ricerca MSCI ESG Research, che copre più di 2.500 aziende, al fine di valutare l’esposizione al rischio del capitale naturale in 12 settori. Il petrolifero e del gas, minerario, food & beverage e dei trasporti sono i settori più esposti, in base a cinque fattori: biodiversità, emissioni di gas ad effetto serra (GHG), di altri gas, acqua e rifiuti. Tutti rientrano nella “zona di pericolo”, il che significa che la gestione del capitale naturale che le imprese devono affrontare è, in media, superiore alle opzioni di mitigazione attualmente utilizzate.

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Allarme geologi: Ci sarà sempre meno acqua dolce

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

Massimiliano FazziniFazzini –Università Camerino e Ferrara: “Nella stagione invernale 2016 – 2017, sui rilievi nazionali è mediamente caduto il 60 per cento di neve in meno. Avremo sempre meno acqua e di peggiore qualità. In Italia preoccupante il fenomeno di ingressione del cuneo salino, meno acqua dolce. Zero termico a 3600 metri. Puglia, Sicilia e Sardegna devono mettere in campo processi di desalinizzazione utilizzando così l’acqua del mare. I comuni del Centro Nord hanno elaborato Piani di Adattamento ai Cambiamenti, mentre al Sud è tutto fermo. Giorni siccitosi aumentati del 15 per cento. Avremo eventi sempre più irregolari ”.
“Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito, in Italia, ad un aumento della temperatura media di circa 1.1°C ma nell’ultima estate abbiamo registrato un’ulteriore “impennata” di oltre 2 gradi rispetto alla media climatica del periodo di riferimento 1971 – 2000. Se questo segnale non dovesse essere un’eccezionalità ma confermarsi tale, significherebbe che potremmo essere dinanzi ad un’ ulteriore accelerazione del riscaldamento globale del pianeta. Sempre durante l’ultima stagione estiva, la temperatura del mare, in Italia, ha raggiunto valori di oltre tre gradi rispetto alle medie dell’ultimo ventennio. Ci dobbiamo abituare ad estati con ondate di calore intense e prolungate di origine subtropicale continentali e quadri termometrici che oggi appaiono come eccezionali tra circa 20 anni rappresenteranno la normalità, con un cambiamento radicale del nostro stile di vita. Cambieranno ad esempio le stagioni turistiche ed agricole. Durante le future estati, con ogni probabilità avremo sempre meno acqua a disposizione e di questo dovremo essere consapevoli perché dal momento in cui l’ acqua da fusione delle nevi sarà meno abbondante e si infiltrerà meno nelle falde acquifere più superficiali e le precipitazioni piovose saranno sempre più intense e meno persistenti, la risorsa idrica sarà evidentemente meno abbondante e di qualità organolettiche peggiori. Già adesso, in molte aree pianeggianti prossime alle coste, specialmente nella pianura veneta ed emiliana, nella Capitanata pugliese e nel Campidano sardo, stiamo assistendo al fenomeno di ingressione del cuneo salino che porterà ad una minore disponibilità di acqua per l’irrigazione delle aree adibite ad uso agricolo con ovvie ripercussioni sulla loro produttività”.
E’ l’allarme lanciato dal climatologo Massimiliano Fazzini, Docente dell’Università di Camerino e Ferrara, ricercatore, importante studioso di tali fenomeni ed esponente dell’Associazione Nazionale dei Geomorfologi Italiani. Fazzini sta conducendo da due decenni importanti studi al riguardo.

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