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ACS raccoglie fondi per due progetti a difesa della presenza cristiana in Turchia

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2021

In Turchia la piccola comunità cristiana, lo 0,2% della popolazione, è oppressa a causa della progressiva re-islamizzazione della società. Attacchi contro le chiese (in alcuni casi per punire i cristiani accusati di diffondere il Covid-19), arresti ingiustificati di fedeli, impossibilità di ottenere il pieno riconoscimento giuridico delle Chiese cattolica e protestante, proibizione di costruire i seminari delle Chiese cattolica, armena e greco-ortodossa, ripetute offese contro la cultura cristiana diffuse dai media statali, specialmente a Natale: sono solo alcune delle preoccupanti manifestazioni di questo pericoloso connubio fra islamismo di Stato ed estremismo di alcuni gruppi sociali. La riapertura e il restauro dei luoghi di culto cristiani è pertanto di fondamentale importanza per contribuire alla permanenza della piccola minoranza in terra turca. Per questo motivo la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) si rivolge ai benefattori italiani per una campagna di raccolta fondi da destinare a due progetti. Il primo riguarda Istanbul e ha lo scopo di riattivare le campane della cattedrale dello Spirito Santo. La chiesa si trova nella centrale piazza Taksim ed è la più importante della capitale. Il campanile ha urgente bisogno di essere consolidato poiché nelle condizioni attuali, anche per l’elevato rischio sismico della zona, potrebbe crollare, al punto che per motivi di sicurezza le campane non possono più essere suonate. Le donazioni finanzieranno i lavori di consolidamento del campanile, dell’orologio storico e dell’antica lanterna. A Smirne ACS intende riaprire la cattedrale di San Giovanni Apostolo, chiusa dal terremoto del 2020. Due le date simbolo della sua storia recente: il 2013, quando venne riaperta al culto dopo cinquant’anni di militarizzazione, e il 2020, anno in cui un forte terremoto la rese inagibile, imponendone la chiusura. Le donazioni consentiranno i lavori necessari alla riapertura, consentendo così alla comunità dei fedeli di non disperdersi e di riunirsi quanto prima nel luogo di culto.

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Nel 2020 ACS ha sostenuto 18.389 catechisti in tutto il mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

Con il Motu proprio Antiquum ministerium Papa Francesco ha istituito il ministero del catechista, figura che da sempre sostiene lo sforzo di evangelizzazione della Chiesa. I benefattori della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) manifestano una costante sensibilità nei confronti dei catechisti impegnati nelle terre di missione, specie quando l’evangelizzazione si scontra con la persecuzione in odio alla fede o con le difficoltà causate dalla povertà, spesso estrema. I numeri sono eloquenti. ACS nel solo 2020 ha infatti finanziato progetti per sostenere l’attività di 18.389 catechisti e laici impegnati nella pastorale, in particolare: 9.644 in Asia, 5.660 in Africa, 2.111 in America Latina, 524 nell’Europa centrale e orientale, 450 nel Medio Oriente. La fondazione, nello stesso 2020, ha inoltre finanziato 20 progetti per la fornitura di materiale catechetico e pastorale e 35 programmi di formazione per catechisti in 18 nazioni, tra le quali Pakistan, Etiopia e Ucraina. Per dare un volto e una fisionomia ai 18.389 catechisti sostenuti da ACS nel 2020 citiamo solo due storie. La prima è quella di John Joseph Gasi. La guerra civile in Sud Sudan gli ha strappato la famiglia, la casa e le radici. «Mio padre, mia sorella e mio fratello sono stati uccisi. Tutto è avvenuto nell’arco di pochi minuti», racconta in un colloquio con la fondazione pontificia. John è fuggito in Uganda insieme a un milione di altri rifugiati, gran parte dei quali ha ferite interiori profonde, in particolare quanti tra di loro sono stati impiegati come bambini soldato. «Molti di loro erano colmi di odio e di pensieri di vendetta. Ho parlato loro del perdono», spiega il giovane, compiendo un gesto considerato da molti ingenuo e senza speranza. Lo scetticismo diffuso non lo ha tuttavia paralizzato perché, pur avendo perso tutto, ha conservato la fede. Per questo motivo ha deciso di formarsi per diventare catechista e i benefattori di ACS hanno finanziato la sua formazione. Il Centro Emmaus, con sede vicino Kampala, la capitale ugandese, insegna a giovani come John Joseph Gasi a curare le ferite dei compatrioti. «Ora sono un soldato di Gesù. Combatto per far tornare le anime a Dio», spiega il giovane, che insieme ad altri catechisti ha appreso anche i fondamenti della psicologia per aiutare i rifugiati che hanno ceduto all’alcolismo. «Ringrazio ACS per il suo sostegno. Ora posso portare speranza e amore alla mia gente» conclude John Joseph Gasi. Un’altra storia significativa è quella di Santos Tai Gatluk, nato nel 1986, anche lui in fuga dal conflitto del Sud Sudan e rifugiato in Uganda. «Ora vivo a Bidibidi. Sono stato chiamato a dare aiuto con il catechismo della Chiesa». Nel 2019, racconta ad ACS, «sono venuto al Centro Emmaus. Era quando ACS sosteneva un corso di formazione per noi». È stata «una grande esperienza», grazie alla quale ora contribuisce a sanare le ferite interiori dei suoi compatrioti oppressi dalle tragiche conseguenze della guerra.

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Rapporto di ACS sull’Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha pubblicato il rapporto “Life after ISIS: New challenges to Christianity in Iraq”. Lo studio esamina le minacce che incombono attualmente sui cristiani iracheni tornati nelle loro case della Piana di Ninive dopo la drammatica persecuzione del 2014, riconosciuta internazionalmente come genocidio. Secondo il rapporto se la comunità internazionale non interverrà tempestivamente l’emigrazione forzata, nell’arco di 4 anni, potrebbe ridurre la popolazione cristiana dell’80% rispetto a quella precedente l’aggressione dell’ISIS. Ciò farebbe passare la comunità cristiana locale dalla categoria “vulnerabile” a quella critica di “a rischio estinzione”. Il 100% dei cristiani presenti nell’area avverte la mancanza di sicurezza e l’87% di loro aggiunge di percepire tale mancanza “moltissimo” o “notevolmente”. Le ricerche indicano la violenta attività delle milizie locali e la possibilità di un ritorno del sedicente Stato Islamico quali maggiori cause di timore. Secondo il 69% degli intervistati questa è la causa principale di una possibile migrazione forzata. La Shabak Militia e la Babylon Brigade, le due principali milizie attive nella Piana di Ninive con il supporto iraniano, suscitano le maggiori preoccupazioni. Tali milizie operano con il permesso del governo iracheno perché hanno contribuito alla vittoria sull’ISIS, tuttavia il 24% degli intervistati afferma che «le famiglie hanno subito gli effetti negativi dell’attività di una milizia o di altri gruppi ostili». «Molestie e intimidazioni, spesso legate alla richiesta di denaro», rappresentano le più comuni forme di ostilità riferite.Oltre alla mancanza di sicurezza i cristiani indicano disoccupazione (70%), corruzione finanziaria e amministrativa (51%) e discriminazione religiosa (39%) a livello sociale quali altrettante minacce che inducono alla migrazione. I contrasti fra il governo centrale di Baghdad e quello regionale del Kurdistan, aventi ad oggetto determinate aree a maggioranza cristiana, aumentano il senso di insicurezza.
Non ci sono solo ombre, ma anche luci confortanti. Secondo dati aggiornati ad aprile 2020 il 45% delle famiglie cristiane ha fatto ritorno nella Piana di Ninive, anche se in molti casi è tornata solo parte dei componenti, e nonostante un diffuso stato di segregazione dei nuclei familiari. Questa evoluzione complessivamente positiva è frutto del piano di recupero di lungo termine curato da Aiuto alla Chiesa che Soffre insieme ad altre Organizzazioni al fine di gestire la ricostruzione dei centri cristiani aggrediti dalla furia jihadista. La fondazione pontificia è attualmente impegnata in una nuova fase di tale piano, e cioè la ricostruzione delle strutture gestite dalla Chiesa nei centri cristiani della Piana. Delle 363 strutture interessate (34 totalmente distrutte, 132 incendiate e 197 parzialmente danneggiate), l’87% hanno anche funzioni sanitaria, di sostegno sociale ed educativa.

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Burkina Faso: nuovi progetti di ACS per rispondere al terrorismo islamico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2020

In Burkina Faso da diversi anni la regione del Sahel è colpita da attacchi terroristici che hanno come obiettivo la totale e coattiva islamizzazione dell’area. Particolarmente minacciata è Dori, capitale dipartimentale e sede di diocesi, presente in un’area a schiacciante maggioranza islamica. I cristiani, cattolici e protestanti, rappresentano infatti solo l’1,8%. La parte orientale della diocesi ha recentemente sperimentato due drammatiche incursioni, la prima il 10 febbraio, la seconda sei giorni dopo. Il bilancio complessivo è stato di 30 persone massacrate, fra le quali il laico catechista Philippe Yarga e 4 dei suoi 7 bambini.La figura dei laici catechisti è particolarmente rilevante, perché in questo contesto socialmente lacerato sono loro a tenere viva la fede della piccola comunità cristiana. Oltre alla formazione religiosa assicurano cibo e medicine, insegnamento scolastico di base e sostegno psicologico ai nuclei familiari più vulnerabili. Ordinariamente impegnati in aree difficilmente raggiungibili dai sacerdoti, sono divenuti proprio per questo obiettivi dei terroristi islamici.Diciotto di questi coordinatori pastorali oggetto di aggressioni, insieme alle famiglie, sono stati costretti alla fuga dalla loro parrocchia di Sebba e sono stati accolti a Dori. «E’ una autentica sfida per la diocesi di Dori, finanziariamente devastata e pesantemente colpita dagli attacchi terroristici a partire dal 2015», riferisce ad ACS il vescovo locale Laurent Dabiré. Dopo aver accolto i catechisti e le loro famiglie ora è necessario «garantire che abbiamo un minimo per vivere dignitosamente per il tempo della loro permanenza a Dori», aggiunge il prelato.A fronte di questa diffusa crisi la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha appena approvato un progetto per sostenere questi diciotto laici catechisti di Sebba insieme alle rispettive famiglie. Un finanziamento del valore di 30.000 euro permetterà loro di ricevere assistenza sanitaria, sostegno psicologico, cibo e istruzione scolastica per i minori. Consentirà inoltre di istituire un fondo per le famiglie, affinché possano in prospettiva autosostenersi con iniziative produttive di reddito, come ad esempio l’allevamento e l’orticoltura.In considerazione della crescente minaccia terroristica islamista manifestatasi negli ultimi cinque anni in Burkina Faso, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha deciso inoltre di finanziare altri sette progetti per un totale di 100.000 euro. Essi riguardano la formazione di 83 futuri sacerdoti delle diocesi di Dori, Kaya, Fada N’Gourma e Tenkodogo, sostegni per 10 religiose della già citata diocesi di Dori, e un’iniziativa pastorale a livello nazionale attraverso lo strumento radiofonico a beneficio dei numerosi sfollati interni delle regioni minacciate.

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A fronte di una pandemia internazionale ACS fa appello alla rete altrettanto internazionale della preghiera

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, a fronte della crisi globale innescata dalla pandemia del coronavirus, dopo aver stanziato 5 milioni di euro per il finanziamento di specifici progetti e dopo aver fatto appello ai propri benefattori affinché venisse affidata ai sacerdoti perseguitati la celebrazione di Messe per la liberazione dal contagio, ha coinvolto gli ordini contemplativi per una grande, corale azione di preghiera per ottenere guarigione e conforto per quanti soffrono a causa del COVID19.La risposta non si è fatta attendere. In due giorni 35 comunità, di cui tre maschili, hanno risposto all’appello di ACS. Si tratta delle Carmelitane di Morondava (Madagascar), di Tanger (Marocco), di Jalingo (Nigeria), di Kiev (Ucraina), di Figuil (Camerun), di Sarajevo (Bosnia Erzegovina), di Natal (Brasile), di Sofia (Bulgaria), del Monastero “La Natividad del Señor” (Venezuela) e di Florida (Uruguay), dei Carmelitani Scalzi dell’Indonesia, di monasteri di Benedettine in Etiopia, a Koubri (in Burkina Faso), a Lolo (Ciad), a Dzogbégan (Togo) e a Zhytomyr (Ucraina), di un monastero di Benedettini nello Sri Lanka, delle Suore Redentoriste di Lemberg (Ucraina), di Kiri (Repubblica Democratica del Congo), di Bobo Dioulasso (Burkina Faso), di Diabo e Fada N’Gourma in Burkina Faso, delle Visitandine di Ruyigi (Burundi), delle Domenicane di Kwito-Bié (Angola), di Douala (Camerun), delle Clarisse di Xai Xai (Mozambico), di Luanda e di Malanje (Angola), di Brestovsko (Bosnia Erzegovina), di Libreville (Gabon), di Mbujimayi (Repubblica Democratica del Congo) e dell’Indonesia, delle Monache contemplative Giustiniane di Arequipa (Perù), delle Novizie di Veliky Birky (Ucraina), del Rosarian Regionalate dello Sri Lanka e dell’Associazione Nostra Signora di Coromoto del Venezuela e i Caraibi. A questo numero si stanno progressivamente aggiungendo altre comunità.
«Si tratta di una grande rete internazionale di preghiera, costantemente attiva anche se lontana dai riflettori, ma che oggi intensifica la propria preghiera di intercessione per ottenere la liberazione da questa pandemia che causa molti lutti e sofferenze e che ostacola anche la normale attività ecclesiale», ha commentato Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia.

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Acs-Rouen: L’Europa rischia l’escalation del Medio Oriente

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2016

«Un chiaro attacco alla libertà religiosa ed un chiaro esempio di odio anticristiano». Così Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, reagisce all’attacco avvenuto questa mattina nella Chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, vicino Rouen in Normandia. Gli assalitori hanno fatto irruzione nella chiesa durante una funzione religiosa ed hanno ucciso brutalmente il parroco, Jacques Hamel, 84 anni. L’attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico.«Oggi si è verificata una vera e propria barbarie, ma non possiamo indignarci soltanto in drammatiche occasioni», continua Monteduro, ricordando come già negli ultimi anni sempre più chiese e simboli cristiani siano stati attaccati, distrutti e profanati in Francia. «Esattamente come in Medio Oriente, alla distruzione dei luoghi di culto seguono crimini violenti ai danni dei sacerdoti e dei fedeli».«La persecuzione dei cristiani, come abbiamo visto oggi, non è lontana da casa nostra – afferma il direttore di ACS-Italia – Iniziamo a ribellarci, in primis la comunità internazionale, contrastando la decristianizzazione che da tempo dilaga in Europa. È anche la mancata difesa della nostra fede a renderci maggiormente vulnerabili».

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Primo anniversario della strage di Garissa

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2016

Martin Musonde KivuvaIn un’intervista esclusiva ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’arcivescovo di Mombasa, monsignor Martin Musonde Kivuva, torna con la mente al 2 aprile 2015, giorno in cui un commando di uomini armati appartenenti al gruppo terroristico al-Shabab, hanno fatto irruzione al Garissa University College. I fondamentalisti hanno preso in ostaggio oltre 700 studenti, dividendoli tra musulmani e cristiani sulla base della loro capacità di rispondere ad alcune domante relative alla religione islamica. Secondo quanto riportato da testimoni, i musulmani sono stati liberati mentre i cristiani uccisi.
In questo primo tragico anniversario molte in Kenya le iniziative a memoria dei giovani assassinati. Nell’arcidiocesi di Mombasa, di cui la diocesi di Garissa è suffraganea, oggi si terrà un momento di preghiera. «Dal momento che lo scorso anno la strage è avvenuta nel Giovedì Santo – aggiunge il presule – abbiamo tuttavia voluto ricordarli già durante la Settimana Santa e soprattutto nel corso della Via Crucis, assieme ad altre vittime del terrorismo, tra cui le quattro religiose uccise in Yemen il mese scorso».
I leader di tutte le religioni si sono inoltre recentemente incontrati «per ribadire insieme il nostro no al terrorismo e affermare a voce alta che fatti come quello avvenuto all’University College non devono accadere».
Monsignor Kivuva riferisce ad ACS come dall’attacco di Garissa ad oggi siano state rafforzate le misure di sicurezza delle chiese ma anche di scuole ed università. «Al momento la situazione sembra tranquilla, ma non si possono escludere nuovi attacchi. Una nota sicuramente positiva è però la maggiore consapevolezza dei kenioti in merito al pericolo del terrorismo. Molte famiglie oggi sono attente a che i propri figli non frequentino le aree a forte presenza di estremisti». Il presule sottolinea infatti come a causa della mancanza di lavoro, educazione e prospettive, i giovani kenioti siano facilmente reclutati previo compenso da al-Shabab.
«Una delle migliori strade per permettere ai ragazzi di rimanere sulla retta via è quella di offrire loro formazione ed opportunità lavorative. E poi educazione, educazione, educazione. È la prima cosa di cui il nostro paese ha bisogno per andare avanti». (foto:Martin Musonde Kivuva)

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American Chemical Society

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2011

The American Chemical Society Building, also k...

Image via Wikipedia

Washington,  Tuesday, Nov. 29, from noon to 1:30 p.m. in SVC 209-08 Capitol Visitor Center, Senate side.The American Chemical Society (ACS) Science & the Congress Project invites news media to attend a luncheon briefing on “Critical Materials Shortages: Opportunity for Competitive Innovation.” It will be held
Critical materials are defined as natural resources that are both threatened and limited in their availability and key to producing technology for which there is a growing demand. “Rare earths,” including lanthanide elements on the periodic table (e.g. cerium, neodymium, europium), and other elements, such as cobalt, indium and tellurium are particularly important critical materials. These materials are critical in producing magnets for defense applications, super-alloys for high speed jet engine turbines and low-energy lighting phosphors and photovoltaics for energy production. Thus, securing the supply chain for such materials, identifying technological alternatives and ways to recycle material stocks are vital issues for ensuring our nation’s security, developing clean energy systems and fostering economic growth in electronics-dependent sectors like medical instrumentation and information technology. The briefing will feature the following panelists and an open discussion. Opening remarks:
Sen. Mark Udall (D-CO)
Moderator:  Susan Morrissey, Chemical & Engineering News
Panelists:
Steven Duclos, General Electric
Karl Gschneidner, Jr., Iowa State University
Robert Jaffe, Massachusetts Institute of Technology
David Shuh, Lawrence Berkeley National Laboratory
The Science & the Congress Project was established in 1995 to provide a neutral and credible source of scientific information targeted to policymakers on Capitol Hill. Expert speakers are chosen to provide a balanced presentation about the topic under discussion, and their comments are independent of any position that may be held by the ACS, the sponsors of Science & the Congress or its co-hosts. For more information, click here.  The American Chemical Society is a nonprofit organization chartered by the U.S. Congress. With more than 163,000 members, ACS is the world’s largest scientific society and a global leader in providing access to chemistry-related research through its multiple databases, peer-reviewed journals and scientific conferences. Its main offices are in Washington, D.C., and Columbus, Ohio.

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