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Inchiesta ActionAid sui fondi spesi per l’azione esterna migratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

“Ci sono satelliti, droni, navi, progetti di cooperazione, posti di polizia, voli di rimpatrio, centri di formazione. Sono mattoni di un muro invisibile ma tangibile e spesso violento. Innalzato dal 2015 in poi, grazie ad oltre un miliardo di euro di denaro pubblico”. È questa la fotografia di The big wall di ActionAid, la prima inchiesta sui fondi in migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che esamina stanziamenti e erogazioni di fondi disposti dal 2015 dall’Italia e quelli dell’Unione europea implementati da organismi governativi italiani. Dai capitoli di spesa individuati (controllo dei confini, governance, cause profonde, sensibilizzazione, contrasto al traffico, rimpatri, protezione, vie legali) emerge che del totale, che ammonta a 1 miliardo e 337 milioni di euro, la parte più sostanziosa, quasi il 50%, sia stata investita nell’ambito del controllo dei confini. Se a questi si sommano i fondi destinati alla governance migratoria e al contrasto al traffico dei migranti, le cui finalità e approcci erano mirati alla repressione del fenomeno migratorio piuttosto che al sostegno delle persone migranti, la percentuale sale al 70%. Un sostegno fondamentale è arrivato dalla stessa Unione europea, che ha finanziato per il 40% il totale della spesa, arrivando a coprire il 65% dei costi per il controllo delle frontiere. Un contributo destinato ad aumentare nei prossimi anni come prevede il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale Europeo 2021-2027 che per la prima volta ha stabilito un capitolo di spesa specifico sulle migrazioni di 24,2 miliardi di euro, con un incremento del 96% rispetto alle risorse stanziate nel periodo 2014-2020.  Solo l’1,3% del totale dei fondi è stato speso a sostegno delle vie legali, ovvero di programmi strutturati che permettono l’accesso in modo regolare al territorio italiano di cittadini non comunitari, per motivi di lavoro, studio e protezione. L’unica soluzione in grado di valorizzare appieno il contributo positivo che le migrazioni possono dare allo sviluppo socio-economico dei Paesi di origine e destinazione, mettendo al centro i diritti delle persone. L’inchiesta evidenzia la necessità di aumentare la trasparenza sulle iniziative finanziate e di vincolare i programmi al rigido rispetto dei diritti umani, attraverso un rafforzato ruolo di controllo del Parlamento e l’adozione di meccanismi di monitoraggio indipendenti che coinvolgano anche la società civile. Le politiche italiane ed europee, infatti, si sono rivelate in parte efficaci a contenere la migrazione, ma ad un prezzo altissimo in termini di vite perdute e gravi violazioni dei diritti umani.  Circa il 15% dei fondi è stato investito nelle cosiddette “cause profonde”, nella convinzione che maggiore sviluppo economico si traduca in una riduzione dei flussi migratori. Questo approccio però ha determinato una grave falla nel sistema di cooperazione allo sviluppo, a causa dell’imposizione di condizionalità agli aiuti (più risorse a fronte di un maggiore impegno nel fermare i migranti da parte dei Paesi) e la deviazione dei loro obiettivi di sviluppo, ove i fondi non sono stati destinati a programmi e Paesi per la riduzione della povertà ma, appunto ma per il contrasto alle migrazioni irregolari.

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Close the gaps on fundamental inequality

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

pianeta terraGovernments must act now to address economic and social inequalities that divide people and countries, benefiting only a few and forcing the many into cycles of poverty, vulnerability and marginalization, international humanitarian and development network ACT Alliance has said. Commenting as the World Wealth Report from CapGemini was released today, ACT Alliance said that there is an urgent need for governments to close the gap by promoting policies known to lower income and wealth disparities.“Ending inequalities between countries and between people represents addressing issues of justice, issues of human rights, and issues that speak to the kind of society that people want to live in,” said John Nduna, ACT Alliance General Secretary. Questioning the existing economic model, Nduna said: “We need a new paradigm that addresses the root causes of poverty, and policies that offer pathways to progressive taxation and greater wealth distribution.”While there is an unprecedented trend in increasing income inequality within countries for the benefit of a few mega rich individuals, ACT Alliance highlighted that social protection programmes, progressive taxation and equity based structural policies such as the introduction of a minimum wage could play a significant role in reducing the growing gap between rich and poor. ACT Alliance is a coalition of 140 churches and faith-based organisations working together in over 100 countries to create positive and sustainable change in the lives of people in need. ACT works through faith-based networks and communities to help inform and influence justice and rights-based policies at all levels that seek to address the existing gaps in income and other forms of inequality. “Action today could mean that specific targets for equity could be achieved,” said Nduna. “For example, enhanced use of progressive taxation on business, foreign investments, income and wealth, or securing full and productive decent work for all, could have rapid impacts on people most in need. Closing these gaps requires intentional commitments by political leaders, business leaders and ambitious policies from governments at all levels. Without this, there will be no end to the broken economic system that makes a few rich and the majority poor.”
ACT Alliance is part of the Fight Inequality Alliance a group of organisations including ActionAid, Amnesty International, CIVICUS, Femnet, Focus on the Global South, Greenpeace, International Trade Union Confederation (ITUC) and Oxfam.

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Pietro Antonioli è il nuovo presidente di ActionAid Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2016

piero antonioliPietro Antonioli è il nuovo presidente di ActionAid Italia L’elezione è avvenuta oggi nel corso dell’Assemblea Generale dei Soci dell’organizzazione a San Marzano di San Giuseppe (Taranto). Succede a Orietta Varnelli, presidente di ActionAid Italia dal dicembre 2011. Nato a Torino, 49 anni, Antonioli vive a Bologna dove è Primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Antonioli svolge inoltre attività didattica come professore a contratto all’Università di Bologna e collabora con il Cern di Ginevra. Dal 2006 al 2009 è stato membro della Commissione Scientifica Nazionale III (Fisica Nucleare) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il suo impegno nel non profit comincia nel 1990 con Amnesty International, organizzazione per la quale ricopre diversi incarichi direttivi. Dal 2002 è donatore di ActionAid. Nel 2007 diventa socio dell’organizzazione e nel 2015 entra a far parte del Consiglio Direttivo. “Ho scelto di impegnarmi con ActionAid perché si occupa a tutto tondo di diritti e giustizia sociale, con un focus particolare sull’accountability e la partecipazione. Sono felice di poter proseguire il mio cammino come presidente. Cercherò di essere un leader e un buon coordinatore. Nei prossimi anni, ActionAid ha di fronte a sé sfide importanti sia nella Federazione Internazionale che nella società civile italiana dove intendiamo essere sempre più una voce importante per chi si occupa di giustizia sociale, promuovendo forme di partecipazione della cittadinanza”, ha dichiarato Antonioli. “Alla carriera lavorativa nel mondo della ricerca, Pietro ha sempre affiancato l’impegno nel non profit. Le sue capacità organizzative e le sue competenze di ricercatore, oltre alla sua costante passione, saranno per noi una risorsa preziosa. Nel ringraziare Orietta per i cinque anni trascorsi alla guida della nostra associazione, diamo il benvenuto a Pietro facendogli i migliori auguri di buon lavoro”, ha dichiarato Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia. (foto: Pietro Antonioli)

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Rapporto sui diritti globali

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2015

Roma, martedì 17 novembre, ore 11.00 CGIL nazionale, Sala Simone Weil, Corso d’Italia 25 Il Rapporto è a cura di Associazione Società Informazione Onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele,Legambiente partecipano:
Danilo Barbi, segretario nazionale Cgil
Paola Bevere, presidente Antigone Lazio
Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci
Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente Gruppo Abele
Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia
Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente
Ciro Pesacane, segretario nazionale Forum Ambientalista
Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione
Gianni Tognoni, Fondazione Basso – segretario generale Tribunale permanente dei popoli
Don Armando Zappolini, presidente Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Nel tempo della globalizzazione neoliberista e della crisi strutturale il mondo appare senza più rifugi: né dalle turbolenze dei mercati, come si vede dalle difficoltà crescenti che colpiscono anche la Cina e i BRICS; né dalla destabilizzazione geopolitica, come dimostrano il proliferare dei conflitti territoriali e la nuova guerra fredda che si intreccia agli scenari, vecchi e nuovi, propriamente bellici; né dalla “obsolescenza programmata” dei sistemi di welfare, a partire dal modello sociale europeo da tempo sotto attacco, e delle forme e strutture democratiche di governo; né, infine, dagli effetti delle guerre e delle diseguaglianze, che nel 2015 si sono tradotti in un vero e proprio esodo, di fronte al quale l’Europa e le sue istituzioni si sono mostrate in tutta la fragilità, divisione, impotenza e coazione a riproporre la strada fallimentare e disumana della Fortezza.
Un esodo che, a inizio novembre 2015, ha già prodotto, nel solo Mediterraneo, oltre 3400 vittime, tra le quali un numero crescente di bambini. Nel settembre scorso, l’immagine del piccolo bimbo Alan Kurdi, in fuga con la sua famiglia dalla guerra in Siria, annegato e riverso su una spiaggia turca, ha commosso il mondo solo per un breve istante. Tanti come lui sono morti dopo e continuano a morire senza lasciare traccia, senza destare scandalo e ripensamenti nelle politiche globali e nella chiusura delle frontiere.
Il numero delle persone sradicate, sfollati interni o rifugiati, è arrivato a 59 milioni e mezzo di persone; un numero cresciuto, solo nel 2014, di oltre 8 milioni, la cifra più elevata dalla Seconda guerra mondiale. La pressione migratoria che ha messo in questi mesi in difficoltà l’Europa è, peraltro, solo una piccola parte di quella dolente massa umana, giacché il peso principale viene sostenuto dai paesi cosiddetti in via di sviluppo, che accolgono ben l’86% dei 19 milioni e mezzo di rifugiati.
Eppure, il 2015 è stato l’anno dei nuovi muri, delle barriere di filo spinato erette nel cuore del continente europeo, a tentare di isolare il contagio dai dannati della terra, cui è dedicato uno dei Focus del Rapporto sui diritti globali 2015.
La “lotta di classe dall’alto” nell’ultimo anno, in diverse aree geografiche, ha preso la forma di una guerra contro i poveri e di un divorzio progressivo tra capitalismo globale e democrazia.
Secondo le statistiche europee, nell’Unione vi sono 122,6 milioni di persone a rischio di povertà ed esclusione, vale a dire quasi un europeo su quattro; all’inizio della crisi erano 116 milioni. Alcuni Stati membri hanno percentuali ancor più drammatiche, come la Bulgaria (48%), la Romania (40,4%), la Grecia (35,7%), l’Ungheria (33,5%); a fronte di percentuali tra il 15 e il 16% di Paesi come Svezia, Finlandia, Olanda e Repubblica Ceca. L’Italia registra il 28,4%, dato dunque superiore alla media europea, per un totale di 17 milioni e 330mila persone.
A fronte di questo drammatico ed eloquente quadro, nel quadriennio 2008-2012 – complessivamente, sebbene in modo molto differenziato tra i diversi Stati membri – l’Europa ha disinvestito nel welfare, in ossequio agli imperativi dell’austerità e del Fiscal compact, con un taglio sulla spesa sociale europea per un ammontare totale di circa 230 miliardi di euro.
Disinvestire nel welfare ha, tra gli altri, anche l’esito di distribuire i rischi di impoverimento in modo selettivo e diseguale, gravando soprattutto sui più deboli, e questo è uno dei meccanismi che porta a condizioni di povertà stabili, prolungate e difficilmente reversibili. Anziché essere contrastata, insomma, la crescente povertà – che riguarda sempre più anche chi possiede un lavoro e un reddito – viene perpetuata, diviene una condizione non transitoria, una sorta di buco nero sociale dove le povertà diventano a bassissima reversibilità, nel quale è sempre più facile scivolare e da cui è, e sarà, praticamente impossibile uscire.
Sempre più la povertà, specie se estrema, nelle risposte istituzionali, ma anche nel senso comune, è vista e trattata come crimine, anziché come situazione necessitante sostegno. Un processo, presente da tempo negli Stati Uniti, che sta andando avanti in modo deciso in tutta Europa, a livello legislativo, amministrativo, del governo delle città, mediatico. Alla criminalizzazione della povertà è dedicato un altro dei Focus del 13° Rapporto sui diritti globali.
Anche nell’ultimo anno, le politiche seguite non sono andate nel verso di sostenere le parti sociali più deboli e il lavoro e nel ridurre le diseguaglianze, ma, all’opposto, hanno premiato i responsabili della crisi stessa, vale a dire la grande finanza.
Dal 2007 le Banche centrali di tutto il mondo hanno aumentato la quantità di moneta da 35 mila miliardi di dollari a 59 mila miliardi. Un mare di liquidità che ha inebriato i mercati finanziari, ma non è “sgocciolato” a sostenere l’economia precaria delle famiglie e delle piccole imprese, mentre è continuata la sciagurata politica dell’austerity, oltre ogni evidenza dei suoi effetti devastanti e deprimenti e pur in presenza delle tardive perplessità del Fondo monetario. Una politica che, nel corso del 2015, ha manifestato appieno la propria valenza simbolica, disciplinante e intimidatoria nel caso della Grecia, il cui popolo e il cui legittimo governo sono stati piegati da un pesante e stringente ricatto, come viene ampiamente analizzato nel Focus del primo capitolo del nuovo Rapporto sui diritti globali.
Un anno di rialzi in borsa e di grande euforia finanziaria ha visto il contrappasso di un’altrettanto grande depressione economica e sociale. La crisi è così diventata strumento di governo e moltiplicatrice dell’instabilità. E di ingiustizia sociale. Come mostrano indiscutibilmente i numeri e studi internazionali. La ricchezza delle 80 persone più facoltose al mondo è raddoppiata in termini nominali tra il 2009 e il 2014, mentre la ricchezza del 50% più povero della popolazione nel 2014 è inferiore a quella posseduta nel 2009. Ottanta super-ricchi possiedono la medesima quantità di ricchezza del 50 per cento più povero della popolazione mondiale, 3 miliardi e mezzo di persone. E ancora: nel 2010 le 80 persone più ricche al mondo godevano (è il caso di dirlo) di una ricchezza netta di 1300 miliardi di dollari. Nel 2014 la loro ricchezza complessiva posseduta era salita a 1900 miliardi di dollari, dunque una crescita di 600 miliardi di dollari, quasi il 50 per cento in più in soli quattro anni.
Il titolo scelto per l’Expo 2015 ha posto il tema del cibo all’attenzione mondiale. Ma ha sostanzialmente eluso la riflessione e l’analisi sul modello attuale della produzione e consumo alimentare e sui rischi futuri, accentuati dai trattati commerciali in corso, orientati agli interessi delle grandi corporation e favoriti dal grande investimento che viene fatto per promuovere il lobbismo, a tutto danno della correttezza e trasparenza delle decisioni politiche e dei diritti di cittadini e consumatori. Basti dire che nel 2013, solo negli USA, il settore finanziario ha speso oltre 400 milioni di dollari per fare lobby, mentre nell’Unione Europea la cifra stimata è di 150 milioni di dollari.
Sulla questione alimentare, infatti, si confrontano, anzi si scontrano, due paradigmi: l’agricoltura delle multinazionali, che si appropriano di intere regioni mondiali e le avvelenano con uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti, cercando di imporre ovunque anche gli Organismi Geneticamente Modificati, e quella dei piccoli contadini, che coltivano nel rispetto dell’ecosistema e delle biodiversità. L’agricoltura industriale, pur producendo solo il 30% del cibo consumato a livello mondiale, viceversa, è responsabile del 75% del danno biologico a carico del pianeta, compresa l’emissione, attraverso l’impiego di combustibili fossili, del 40 per cento dei gas serra, causa di quel riscaldamento climatico che sta devastando e desertificando i territori e pregiudicando il futuro del pianeta e delle prossime generazioni.
Anche quella per il cibo, e per l’acqua, insomma, è diventata una forma di guerra contro interi popoli e i poveri delle aree geografiche vittime di forme, vecchie e nuove, di colonialismo; come anche il cosiddetto land grabbing, il crescente fenomeno di accaparramento delle terre. Popoli e poveri la cui qualità di vita e la stessa sopravvivenza sono compromesse da logiche unicamente orientate al massimo profitto e alla speculazione finanziaria.
Logiche che, tuttavia, non riguardano e colpiscono più solo i Sud del mondo, ma gli stessi paesi industrializzati e, in primis, l’Europa, al centro ai grandi interessi soggiacenti al Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il Trattato commerciale di libero scambio le cui trattative segrete sono in corso tra Stati Uniti e Unione Europea, cui è dedicato un altro del Focus del Rapporto sui diritti globali 2015.

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ActionAid Day, Expo Milano 2015 sostiene la campagna “Cibo per tutti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2015

cibo2Nutrire il pianeta significa nutrire tutti. Nessuno escluso. In occasione dell’ActionAid Day Expo Milano 2015 sostiene la campagna “Cibo per tutti” a favore dei progetti di ActionAid in Etiopia, India e Italia. Tante le sorprese e le iniziative speciali in programma. I visitatori possono scoprirle tra i padiglioni della grande esposizione che aderiscono all’iniziativa accompagnati da una guida d’eccezione: Veronica Maya, conduttrice tv e madrina dell’iniziativa.
“ActionAid contribuisce al tema di Expo 2015 con la grande campagna ‘Cibo per tutti’, che si pone l’obiettivo di coinvolgere il grande pubblico, le istituzioni e i media sull’esigenza di un cambiamento possibile, anche in questa Esposizione Universale, per ‘nutrire’ non solo il pianeta ma anche tutta la popolazione mondiale. Una grande sfida che invito tutti a sostenere”, dichiara Giuseppe Sala, Commissario unico delegato del Governo per Expo Milano 2015.“Promuovere il diritto universale al cibo all’interno della più grande esposizione mondiale dedicata all’alimentazione è un’occasione unica. Vogliamo far riflettere le persone sull’importanza che ognuno faccia la propria parte, ma anche proporre una visita originale dell’Expo con l’obiettivo di sensibilizzare e informare su questioni delicate in modo coinvolgente”, dichiara Daniele Fusi, direttore Marketing di ActionAid.Madrina dell’iniziativa è Veronica Maya, conduttrice televisiva di tante trasmissioni di successo: “E’ una giornata speciale anche per me. Come mamma di due figli, in attesa del terzo, sono molto sensibile ai temi che riguardano il cibo e la corretta alimentazione dei bambini. Il mio pensiero va in particolare a quelli che combattono ogni giorno contro la malnutrizione”. A partire dalle 11.30, la Maya visiterà i padiglioni partner dell’ActionAid Day e aiuterà i volontari dell’associazione. Infine, dalle 14.30, parteciperà ai laboratori didattici sul diritto al cibo organizzati da ActionAid per le scuole nel Conference Center di Expo.
È possibile sostenere la campagna “Cibo per tutti” dal 27 settembre al 18 ottobre donando 2€ tramite sms solidale da cellulare Tim, Vodafone, Wind, 3, Postemobile, Coopvoce e Tiscali, da telefono fisso Vodafone e TWT o scegliere di donare 2 o 5 € chiamando da telefono fisso Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali. Simbolo della campagna “Cibo per tutti” è un nodo rosso, che rappresenta il legame indissolubile che unisce i destini del Nord e del Sud del mondo.
I fondi raccolti saranno destinati ai progetti di ActionAid in Etiopia, India e Italia. In Etiopia, ActionAid lavora nell’area di Azernet Berberec per fornire acqua pulita, migliorare l’igiene, promuovere la produzione agricola e l’allevamento. In India, ActionAid interverrà a favore di migliaia di donne in 10 villaggi nei distretti di Vellore, Thiruvallur, Kancheepuram, Villupuram e Tamil Nadu. Tra le azioni previste, la fornitura di acqua potabile, la creazione di cooperative femminili e la formazione per la coltivazione organica. In Italia, la campagna CIBO PER TUTTI sostiene “Io Mangio giusto”, progetto contro gli sprechi alimentari per favorire la trasparenza e l’efficienza nelle mense scolastiche. Nel 2015 il progetto ha già coinvolto 24.300 bambini di 455 scuole in tutta Italia e oltre 2500 tra genitori e insegnanti.

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