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Farmacista e aderenza terapeutica, al via nuovo progetto

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 ottobre 2016

interventoSi chiama Friend-Pharma ed è il nuovo progetto scientifico che prevede il sostegno alla popolazione anziana (ultra sessantacinquenni) nell’aderenza alla terapia, ovvero nel supporto a una corretta e puntuale assunzione dei farmaci nella quotidianità rispetto a tempi, dosi e frequenza per l’intero ciclo della terapia. Nata su sollecitazione di Federanziani (associazione cui partecipano oltre 3,5 milioni di over 65enni in Italia) e Federfarmaco, l’iniziativa ha trovato come primi partner l’Ordine dei farmacisti di Brescia e Federfarma Brescia che hanno, poi, garantito la collaborazione scientifica dell’Università degli Studi di Brescia.«Se le persone affette da una malattia cronica assumessero regolarmente i farmaci così come prescritto dai medici – spiega a Farmacista33, Francesco Rastrelli presidente dell’Ordine dei farmacisti di Brescia – si potrebbero risparmiare ogni anno 14,9 miliardi. Una cifra significativa per un Sistema sanitario nazionale che rischia di non essere più sostenibile per una serie di ragioni, in particolare per il progressivo invecchiamento della popolazione (si prevede che gli over 65 diventeranno il 30,5% della popolazione totale nel 2050 a fronte dell’attuale 20,6%) e i relativi maggiori bisogni di salute che questa comporta». Un risparmio che è prodotto dalla riduzione degli eventi avversi, quali l’inferiore accesso a pronto soccorso e ospedalizzazione, la risoluzione della patologia negli stadi iniziali e una maggiore appropriatezza terapeutica e farmaceutica, con relativo contenimento della spesa. «Accade che sei anziani su dieci – continua Rastrelli – non seguano correttamente le indicazioni del medico, perché assumono i farmaci in dosaggio eccessivo o insufficiente. Inoltre interrompono le terapie senza il consenso del medico o prendono farmaci senza l’indicazione e senza conoscerne gli effetti e i rischi di eventuali reazioni avverse derivanti dall’interazione con altri medicinali. Per questo è nato il progetto Friend-Pharma, che coinvolgerà numerose farmacie a livello nazionale, di cui più di una cinquantina solo a Brescia».
Brescia, dunque, torna capofila di un progetto sull’aderenza alla terapia dopo quello di respiro nazionale (I-Mur) messo in campo dalla Fofi, per dimostrare l’impatto dell’intervento del farmacista sulla salute del paziente e sull’economia della spesa sanitaria. «Ripetiamo ora quella esperienza – aggiunge Rastrelli – proponendo un altro progetto, convalidato dal Comitato etico provinciale di Brescia, frutto di uno studio clinico progettato dall’Università di Brescia. Studio clinico che si rende necessario perché oltre che dar vita ad una sperimentazione, evidenza anche quali sono le ricadute in termini di risultati, di indicatori di processo e sugli esiti, capendo se c’è un miglioramento dell’efficacia terapeutica. Ma la cosa importante è che tutte le sperimentazioni che ci sono in corso, vengono realizzate attraverso uno studio clinico vero e proprio». Il progetto sarà presentato alle farmacie bresciane nei prossimi giorni e partirà entro la fine di ottobre. Si tratta di un vero e proprio studio clinico per valutare l’efficacia di un alert informatico (sms) e di un programma di counseling nel migliorare l’aderenza alla terapia farmacologica in pazienti anziani basso-aderenti. Prevede, nello specifico, il reclutamento di dieci anziani non aderenti (ovvero che non seguono correttamente quanto loro prescritto dal medico o dallo specialista) per farmacia, affetti da almeno due patologie croniche quali ipertensione e ipercolesterolemia. Cinque di loro riceveranno dei messaggi sms che richiamano l’assunzione del farmaco all’ora stabilita, mentre gli altri cinque non li riceveranno, essendo considerati solo come control test. Il farmacista ha il compito di arruolare i pazienti, dapprima con un colloquio e somministrando un test, e quindi di compilare con loro una scheda elettronica con delle informazioni di dettaglio e la posologia dei farmaci, mantenendo poi il rapporto nel tempo. «L’iniziativa vuole andare oltre i confini bresciani – conclude Rastrelli – partirà infatti anche a Verona, Genova e un’altra provincia della Puglia. Rientra nel modello professionale di farmacia dei servizi e conferma l’impegno di Ordine dei farmacisti e Federfarma Brescia per lo sviluppo e il miglioramento di nuovi e più moderni modelli professionali nella farmacia di comunità. La scientificità dell’intervento è garantita dall’Università di Brescia, grazie alla collaborazione del professor Maurizio Memo, ordinario di Farmacologia della facoltà di Medicina e chirurgia». (By Rossella Gemma) (foto: intervento) (fonte: farmacista33)

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Anticoagulanti orali: l’aderenza alla terapia risulta bassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2016

anticogulantiMeno di metà dei pazienti con fibrillazione atriale aderisce al trattamento anticoagulante nella vita reale, indipendentemente dal fatto che il farmaco usato sia un anticoagulante diretto (Noa) piuttosto che un antagonista della vitamina K come il warfarin. «Abbiamo acquisito i dati di aderenza nell’arco di un follow-up medio di 1,1 anni» esordisce Xiaoxi Yao della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, primo nome di uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association, cui hanno preso parte 64.661 pazienti con fibrillazione atriale inseriti in un archivio assicurativo statunitense che avevano iniziato il trattamento con warfarin o uno dei tre Noa attualmente in commercio tra novembre 2010 e dicembre 2014. Per ogni paziente è stato calcolato l’indice CHA2DS2-VASc, con punteggi più alti che indicano un rischio maggiore di ictus. «Quasi il 90% dei partecipanti aveva un CHA2DS2-VASc di 2 o superiore, e gli anticoagulanti prescritti erano il warfarin nel 59% dei casi, l’apixaban (Eliquis, Bristol-Myers Squibb/Pfizer) nel 6%, il dabigatran (Pradaxa, Boehringer Ingelheim) in circa il 16% e il rivaroxaban (Xarelto, Bayer/Johnson & Johnson) nel 19%» scrivono gli autori. Al termine del follow-up annuale il 47,5% dei pazienti trattati con uno dei Noa aveva aderito al trattamento per i quattro quinti o più della durata dello studio, mentre nel gruppo warfarin l’aderenza è stata significativamente minore, pari al 40,2%.
Durante il follow-up, 1.150 pazienti sono stati ricoverati per ictus ischemico o embolia sistemica con un tasso di incidenza ridotto tra i pazienti con CHA2DS2-VASc da 0 a 1 rispetto a quelli con CHA2DS2-VASc di 4 o più. «Nessun legame significativo è emerso tra aderenza e rischio di ictus nei pazienti con punteggio CHA2DS2-VASc di 0-1, mentre il rischio di ictus nei pazienti che hanno sospeso l’anticoagulante orale per 6 mesi o più è risultato di 2,7 e 3,6 volte più elevato tra chi aveva rispettivamente un CHA2DS2-VASc di 2-3 o di 4 e oltre rispetto a chi lo ha sospeso per meno di una settimana» conclude Yao.(font: J Am Heart Assoc. 2016. doi: 10.1161/JAHA.115.003074)

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