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28 giorni, Adoc: rimborso anche per chi ha cambiato operatore o chiuso l’utenza

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

A seguito del dispositivo di sentenza del Consiglio di Stato gli operatori telefonici dovranno restituire in fattura quanto pagato in più dai consumatori a fronte della fatturazione ogni quattro settimane rispetto a quella mensile.Per Adoc è una tardiva vittoria dei consumatori che lascia comunque l’amaro in bocca: “La sentenza del Consiglio di Stato mette finalmente fine ad una situazione iniqua e dannosa che è durata fin troppo – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – a causa del lungo lasso di tempo intercorso tra i primi atti dell’Autorità e la decisione del Consiglio di Stato.” A fronte della sentenza, dunque, i consumatori hanno diritto ad essere pienamente rimborsati del mal tolto e questo, secondo l’ADOC, indipendentemente dal fatto che siano ancora clienti dell’operatore che ha – a suo tempo – modificato unilateralmente la fatturazione con cadenza a 28 giorni.“A nostro avviso – precisa Tascini – la sentenza è chiara ed esplicita e non può essere soggetta ad interpretazioni. La restituzione dei giorni erosi deve avvenire in maniera automatica e tempestiva. Anche chi nel frattempo ha cambiato operatore o ha chiuso l’utenza dovrà essere tutelato: esortiamo l’AgCom a definire quanto prima modalità di rimborso adeguate in favore di quei consumatori che non siano più clienti dell’operatore artefice della fatturazione a 28 giorni, che ad oggi versano in una situazione di totale incertezza.Resta inteso che la scelta in favore di soluzioni alternative – eventualmente proposte dagli operatori – rispetto alla restituzione automatica dei giorni di servizio non fruiti è rimessa alla autonoma ed esclusiva valutazione del consumatore, ma dovrà essere sempre proposta nel rispetto degli obblighi di trasparenza, chiarezza e completezza delle informazioni rese. Dovrà essere manifestata, altresì, attraverso un consenso esplicito reso in modalità opt-in. Dunque invitiamo i consumatori a riflettere attentamente prima di accettare la proposta alternativa, la quale comporterà la rinuncia alla restituzione automatica.” Esortiamo i consumatori, infine, a segnalarci eventuali atteggiamenti dilatori o ostruzionistici da parte dei gestori telefonici, per valutare ulteriori iniziative ed azioni in favore degli utenti danneggiati.

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Aumenti nascosti e diritti dei consumatori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

europaCome introdurre un aumento, anche consistente, di un prodotto o di un servizio senza dichiararlo? Le compagnie di telefonia, sia mobile che fissa, e non ultima Sky hanno trovato l’escamotage del cambio di fatturazione, aggiungendo una mensilità al conto annuo, con un ricarico dell’8,6% a danno dei consumatori. L’Adoc, che da tempo ha denunciato le anomalie legate al cambio di data della fatturazione, chiede che ci sia un intervento normativo sia a livello nazionale che europeo, per assicurare al consumatore le giuste tutele e fermare questo trend degli aumenti nascosti. “Molte delle compagnie di telefonia e non ultima Sky hanno nascosto aumenti del proprio canone, nell’ordine dell’8,6%, difficili da far digerire ai consumatori, dietro cambi della periodicità di fatturazione. È una prassi che penalizza gli utenti, ai limiti della pubblicità ingannevole – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – non siamo contrari ad un mero cambio di calcolo della fatturazione, ma questa modifica dovrebbe prevedere una riproporzione delle precedenti condizioni economiche. Ovvero, che anche con il passaggio a 13 mensilità il consumatore non deve subire variazioni dei costi sostenuti. Inoltre, il cambio di fatturazione pone due spinose questioni. La prima riguarda il pagamento con RID: i pagamenti con addebito bancario hanno cadenza mensile solare, per cui il cambio di calcolo della fatturazione a 28 giorni provocherà uno sfalsamento tra tempistiche del RID e della bolletta, con possibile insorgenza di uno scoperto bancario, con eventuale morosità o di errori di calcolo delle spese. La seconda concerne il diritto alla libera scelta e alla comparazione: la diversa cadenza di fatturazione tra operatori mina la tutela della trasparenza e della comparabilità delle condizioni economiche tra le offerte. Per questo chiediamo sia al Governo che all’Unione Europea di affrontare seriamente e concretamente il problema, intervenendo a livello normativo per bloccare queste pratiche commerciali, a nostro avviso, scorrette.”
Un’ulteriore forma di aumento nascosto è la cosiddetta shrinkflation. Nel Regno Unito oltre 2.500 prodotti negli ultimi 5 anni hanno subito variazioni di dimensione o peso per essere venduti allo stesso prezzo. “La shrinkflation è quel fenomeno per cui le dimensioni di prodotti di largo consumo vengono ridotte ma il prezzo rimane invariato o, addirittura, aumentato – prosegue Tascini – tutto ciò sotto gli occhi del consumatore, che non può rendersi conto delle variazioni minime apportate e che quindi paga di più per avere di meno. A nostro avviso la riduzione delle dimensioni dei prodotti venduti mantenendo lo stesso prezzo è solo un modo subdolo per nascondere un aumento dei costi a danno dei consumatori visto che molto difficilmente si potrà notare il cambiamento. In Italia, al momento, non esiste ancora uno studio in merito ma sarebbe opportuno che Istat e Antitrust comincino ad analizzare tale fenomeno, che causa un danno notevole, sia dal punto di vista economico che di fiducia, al consumatore.”

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Tracciabilità degli alimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2016

alimentareLe recenti polemiche sull’ingresso senza dazi, per due anni, dell’olio tunisino nel mercato europeo ha riacceso la discussione sull’importanza dell’etichettatura e della tracciabilità degli alimenti. L’Adoc evidenzia quattro punti chiave per migliorare e rendere ancora più trasparenti le informazioni sui prodotti alimentari per i consumatori, in modo da garantire la loro salute e tutelare i prodotti locali.
“Non siamo contrari all’ingresso dell’olio tunisino, ma siamo preoccupati dalla poca trasparenza sull’utilizzo e sulla distribuzione dello stesso – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – dato che ha un costo pari alla metà di un’extra vergine Dop italiano, temiamo che venga utilizzato e proposto in modo ingannevole ai consumatori. Per ovviare a questa carenza di trasparenza, come Adoc proponiamo l’utilizzo obbligatorio in etichetta, per tutti gli alimenti, di un’icona rappresentante la bandiera dello Stato d’origine dei principali ingredienti utilizzati nella composizione dell’alimento destinato alla vendita un pittogramma, dotato degli stessi standard anti-frode utilizzati sulle banconote, che sarebbe in grado di aumentare la consapevolezza dei consumatori sull’origine del prodotto che intendono acquistare, tutelando al contempo il Made in Italy e le produzioni locali. Proponiamo anche l’introduzione di un Codice QR che rimandi a pagine informative, vigilate dal Ministero della Salute, dal Mipaaf e dall’Iss, esplicanti l’origine di tutti gli ingredienti utilizzati nella produzione. Inoltre sosteniamo il Ministro Martina nella battaglia al fine di abolire la c.d. “etichettatura a semaforo” adottata in Gran Bretagna, basata su un sistema nutrizionale fuorviante per i consumatori e penalizzante le eccellenze nostrane. Infine chiediamo il ritorno in etichetta dell’indicazione dello stabilimento di produzione per tutti gli alimenti presenti nel mercato europeo. Indicazione abolita dal regolamento europeo 1169/2011 e in procinto di essere reintrodotta in Italia ma solo per gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano. Riteniamo sia un’indicazione essenziale per la tracciabilità e la sicurezza degli alimenti, che non può mancare in etichettatura”. Le proposte dell’Adoc sull’etichettatura
· Apposizione sull’etichetta, obbligatoria per tutti gli alimenti, della bandiera dello Stato di origine dei principali ingredienti utilizzati nella composizione del prodotto. E’ necessario che i consumatori abbiano da subito la consapevolezza del luogo di origine del prodotto che intendono acquistare. L’utilizzo di pittogrammi come la bandiera dello Stato d’origine aumenterebbe il livello di trasparenza e sicurezza, garantendo l’acquirente sull’origine territoriale del prodotto. Al fine di evitare truffe, contraffazioni e usi illeciti dell’icona, fenomeno purtroppo in espansione oltre oceano, l’icona stessa deve adottare gli identici standard di sicurezza, in particolare riguardanti la filigrana, attualmente in uso sulle banconote, in modo da evidenziare, ad un rapido controllo, che si tratti di un’apposizione in regola con le normative nazionali ed europee e non di un falso.
· Apposizione sull’etichetta, obbligatori per tutti gli alimenti, di un Codice QR che, una volta scansionato con il proprio dispositivo mobile, rimandi a pagine informative, realizzate a cura del produttore e verificate a intervalli regolari dagli organismi posti a tutela della salute degli alimenti, che indichi la provenienza d’origine di ogni ingrediente utilizzato nella produzione. In questo modo si avrebbe piena consapevolezza dell’origine di ogni singolo ingrediente, senza compromettere la leggibilità dell’etichetta.
· Abolizione del sistema “Traffic Lights” o etichettatura a semaforo degli alimenti, tipo adottato nel Regno Unito, che penalizza i prodotti italiani e di altri paesi europei con perdite nelle quote di mercato, soprattutto per le produzioni più piccole, locali e tradizionali, e in particolare per i prodotti d’eccellenza Made in Italy come l’olio extra vergine e il Parmigiano Reggiano DOP. Questo sistema evidenzia le calorie, i grassi, gli zuccheri ed il sale presenti in 100 grammi di prodotto. Quando in un determinato alimento uno di tali aspetti è presente oltre certe concentrazioni, in etichetta viene indicato con un bollino rosso, se è presente in quantità basse il colore è verde, nei casi intermedi il colore è giallo. Il sistema c.d. “a semaforo” non si basa sulle quantità di consumo del prodotto bensì sulla semplice e generica presenza di alcuni elementi. Di fatto in questo modo i consumatori vengono ingannati sul reale valore nutrizionale dell’alimento
· Prevedere nell’etichettatura l’indicazione obbligatoria della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento per i prodotti alimentari, abolita dal regolamento europeo 1169/2011 in materia di etichettatura degli alimenti e in procinto di essere reintrodotta nel nostro Paese per gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano. Crediamo sia opportuno che l’Unione Europea estenda questa corretta previsione a tutti gli alimenti presenti nel mercato europeo, in modo da garantire la salute degli oltre 700 milioni di cittadini europei.

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