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“Adolescente deviante”: tesi per la terza laurea di un ergastolano

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

musumeciDa bambino sognavo di diventare grande per vendicarmi di essere stato bambino. Ci riuscii senza neppure accorgermene. Ricordo che da pochi giorni avevo compiuto quindici anni. Con Adamo e Nunzio mi ero appostato vicino a una piccola banca. Dovevamo decidere chi sarebbe entrato per primo. Io ero preoccupato perché pensai: – Chissà che faccia faranno gli impiegati quando ci vedranno entrare con la pistola in mano. Immaginando il loro spavento mi vergognai un po’. Ormai, però, era troppo tardi. Per nascondere la paura e la timidezza mi offrii di entrare per primo, io che ero il più giovane. Dovevo dimostrare ai miei compagni e a me stesso che avevo le palle. E poi i soldi mi servivano.
A casa avevo due fratelli e una madre che non ce la facevano a tirare avanti. Entrai dentro la banca come un pazzo furioso, gridando le identiche parole che avevo ascoltate tante volte nei tanti film che avevo visto: – Fermi tutti, questa è una rapina! Mi voltai indietro, sicuro di vedere i miei compagni. Ma non c’erano. Ero solo. Se l’erano fatta addosso e mi avevano abbandonato. Preso dal panico, per un attimo pensai di scappare anch’io. Per fortuna gli impiegati di banca furono molto solerti. Devo dire anche gentili. Mi dicevano: – Sta’ calmo, non sparare, ecco, prendi. I soldi non sono i nostri, prendili pure. Ho una moglie e tre bambini non farmi del male.
Sentendo quelle parole mi calmai. Presi i soldi e uscii dalla banca. Una volta fuori, pensai che era stato persino troppo facile. E credetti che, in futuro, non avrei avuto più problemi di soldi.
Pensai che da grande avrei fatto il rapinatore di banche. Prima, però, avrei dato una lezione a quei due bastardi dei miei complici che mi avevano tradito. Diedi loro un appuntamento per l’indomani al solito posto. Dietro il cimitero. Vicino alle case popolari. Arrivai a piedi con addosso una pistola calibro 22 a canna lunga e un coltello. Erano già lì i bastardi. La luna era alta nel cielo. E li illuminava. Erano seduti sulla panchina ad aspettarmi. Spuntai all’improvviso come partorito dalla notte. Appena mi videro si alzarono. Mi vennero incontro. E iniziarono a balbettare:
carcere– Appena tu sei entrato in banca, abbiamo visto dall’altro lato della strada una macchina della polizia e siamo scappati.
– Comunque è andata bene.
– Abbiamo letto dal giornale che hai portato via dodici milioni.
– L’hai portata la nostra parte?
Risposi loro:
– Eccola!
A Nunzio diedi un colpo di calcio di pistola alla tempia. Adamo era molto più alto di me e non ci arrivavo; così gli sparai a un piede. Dopo averli presi a calci tutte e due e aver loro intimato: Se ve la cantate vi ammazzo come cani, me ne andai pensando:
– Per quale ragione nel giornale c’era scritto che il rapinatore aveva portato via dodici milioni quando invece i soldi erano solo sette milioni?
Da lì in poi, capii che le banche ci guadagnano sempre, anche quando vengono rapinate! Quella sera mi sentii invincibile, capace di realizzare i miei sogni. Mi incamminai verso il centro.
Me ne andai a puttane, in via Prè. E pensai alla prossima rapina che avrei fatto. Rapina che, però, fu un disastro. Fuori dalla banca c’era una pattuglia di carabinieri ad aspettarci. Scappammo a piedi.
Antonio e Ciccio fuggirono a destra, io scappai a sinistra. Dopo pochi metri inciampai e caddi.
Provai a sparare, ma la pistola si inceppò. Mi sentii perduto. Gettai la pistola in faccia al carabiniere più vicino. E proprio mentre mi stavo per rialzare, da dietro mi arrivò un calcio alla tempia che mi fece svenire. Mi svegliai nel gabbione centrale del carcere di Marassi.
All’ufficio matricola mi schedarono: Carmelo Musumeci, nato il 27/07/1955 ad Aci Sant’Antonio, provincia di Catania, alto un metro e settanta, occhi castani, capelli castani, accento siciliano, segni particolare nessuno. Mi presero le impronte. Mi fecero le foto. Mi ordinarono di spogliarmi. E mi perquisirono. Subito dopo, venni messo nel reparto minorenni al piano terra.
E così fui scaraventato in una lurida e sporca cella a sognare la libertà. Iniziai a pensare solo a scappare. Nella mia giovane vita aveva sopportato abbastanza bene ogni traversia ma il carcere, quello, non riuscivo proprio a sopportarlo. Rimanevo sdraiato sulla branda per ore intere pensando a come scappare da quell’inferno. I giorni venivano e andavano. E il morale sprofondava sempre di più. Mi sanguinava il cuore perché, abituato a essere libero, non riuscivo a vivere chiuso in una cella. Dovevo andarmene. Ne parlai con il mio compagno di cella Salvatore:
– Te la senti di fare la bella?
– Ma da qui non è riuscito a scappare nessuno.
– Noi ce la possiamo fare.
Salvatore accettò. Dovevamo procurarci un seghetto. Salvatore era un ragazzone calabrese grande e grosso. Buono come il pane. In seguito lo incontrai a Milano. E in quell’occasione mi salvò la vita durante una sparatoria contro il clan dei Marsigliesi. Salvatore aveva la carnagione scura. I capelli e gli occhi neri come il carbone.
Mi assicurò:
– Per il seghetto ci penso io a farlo entrare. Mi faccio fare un pacco da mia sorella e lo faccio incollare sul fondo fra le due pareti del cartone.
Ero pessimista:
– E come arriva a noi? Di solito la guardia del magazzino, dopo che svuota il pacco, il cartone vuoto lo butta via.
Ma lui aggiunse:
– Un mio amico lavora con la guardia del magazzino e, in un secondo momento, di nascosto lo potrà recuperare.
E così andarono le cose. La sera stabilita segammo le sbarre. Ci davamo i turni. Uno segava. E l’altro cantava. I nostri compagni delle altre celle ci urlavano di smettere che eravamo stonati. Scegliemmo di scappare una notte in cui una nebbia bianca, umida, spessa e impregnata di pioggia avvolgeva tutto il carcere. Levammo le sbarre della finestra della nostra cella. E uscimmo fuori. Nel carcere regnava una gran calma. Il mio cuore si era fatto piccolo e batteva forte. Controllavo con gli occhi e con le orecchie tutto il cortile. Io andavo avanti. E Salvatore mi veniva dietro. Sapevo che non era ancora fatta perché c’era da saltare il muro di cinta. All’improvviso, ci trovammo circondati da una decina di guardie. Mentre pensavo che l’amico di Salvatore che lavorava in magazzino ci aveva traditi, già mi arrivavano calci e pugni da tutti le parti. Caddi per terra e svenni. Mi svegliai all’indomani con un oscuro velo di sangue che mi scendeva continuamente davanti agli occhi. Avevo le sopracciglia spaccate. Ero legato a un letto di contenzione, con i lacci stretti ai polsi e ai piedi. La finestra aperta. Tremavo e battevo i denti. Avevo una fame da lupi e sentivo un freddo cane. Le guardie volevano sapere da chi avevamo avuto il seghetto per tagliare le sbarre. Per questo mi picchiavano di continuo. E io rispondevo urlando: – Bastardi, rotti in culo.
Solo il mio orgoglio di siciliano mi faceva resistere. Ma la mia era davvero una resistenza disperata. Orgoglio a parte, mi sentivo a pezzi. Dopo una settimana, le guardie si stancarono di maltrattarmi e mi sciolsero dal letto di contenzione. E dopo altri dieci giorni di isolamento mi portarono di nuovo in sezione. A un anno da quell’episodio fui scarcerato. Ma fu troppo tardi, perché ero già diventato un ragazzo deviante e non potevo o non volli più voltarmi indietro. Era iniziata la mia carriera di criminale. (Carmelo Musumeci)
(foto: musumeci)

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Il bilinguismo infantile

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

Roma 7 febbraio ore 13 – Centro culturale San Luigi di Francia, largo Toniolo 22 Conferenza di Maria  Kihlstedt, maître de conférences all’università Paris-X Nanterre e al CNRS in psicolinguistica, esperta e ricercatrice in acquisizione precoce di una seconda lingua. Al tempo della costruzione europea, nessuno più contesta il vantaggio, per il bambino, costituito dalla capacità di conoscere molte lingue. Ma qual è il modo migliore per trasmettere due lingue simultaneamente? Quali sono gli effetti del bilinguismo sui percorsi scolastici e sullo sviluppo intellettuale dei bambini? Come aiutare un adolescente a sentirsi a suo agio avendo una doppia identità, linguistica e culturale?
Alla luce delle recenti conquiste della ricerca in scienze cognitive, Maria Kihlstedt esporrà vari aspetti del bilinguismo precoce, soprattutto la stupefacente elasticità mentale dei bambini che sono messi precocemente in contatto con molte lingue. Anche se è da tempo noto che, nel cervello del bambino il bilinguismo non è la somma di due lingue, certe idee considerate come acquisite sono dure a morire, tuttavia i contributi di queste ricerche ci obbligano a riconsiderarle. Così, ad esempio, il bambino non ha bisogno di aver bene assimilato una lingua per iniziare l’acquisizione di una seconda. Allo stesso modo, l’acquisizione di due lingue materne dalla nascita non è né pericolosa né difficile se certe condizioni sono rispettate. Al contrario, il bilinguismo infantile dà luogo ad alcuni vantaggi cognitivi anche in settori che non siano la sola lingua.
Nonostante questi vantaggi, resta il fatto che ogni bambino e ogni famiglia bilingue sono unici. La conferenza affronterà anche i diversi problemi e difficoltà che spesso si verificano nelle famiglie bilingue, tentando di dare delle risposte alle loro ricorrenti domande.
In collaborazione con le scuole francesi e bilingue di Roma, il Centro culturale San Luigi di Francia organizza una serie di incontri franco-italiani dal titolo “les rendez-vous de l’éducation”. Specialisti francesi ed italiani (psicologi, insegnanti, ricercatori …) incontrano insegnanti e genitori di alunni di Roma per parlare di temi centrali per l’educazione e la famiglia: la questione delle lingue, il rapporto alla filosofia, la questione dell’autorità, i modi di trasmissione

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Cavallo e sviluppo evolutivo dell’adolescente

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Verona 4 – 7 novembre 2010 Fieracavalli. Tra le varie manifestazioni il 5 novembre si terrà il convegno, a carattere internazionale, organizzato da Fieracavalli in collaborazione con il Ministero della Salute ed il Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti dagli Animali di Montecchio Precalcino (VI), Con il Villaggio del Bambino, Fieracavalli crea uno spazio interamente dedicato ai “cavalieri di domani”: aree ludiche e didattiche finalizzate all’educazione alimentare, alla conoscenza della storia e della cultura dei territori e alla promozione della relazione dei giovani con il cavallo.
In questa prospettiva si inserisce il convegno “Abilitazione e riabilitazione equestre a partire dall’età evolutiva”. Costituirà la prima tappa di un lungo percorso di approfondimento scientifico che si terrà ogni anno in occasione dell’appuntamento veronese. Il concetto fondamentale attorno cui si svilupperà questa tavola rotonda è il ruolo positivo che i cavalli possono svolgere all’interno di un normale percorso evolutivo degli adolescenti, ma anche come co-terapeuti negli interventi di riabilitazione neuromotoria o nelle problematiche comportamentali in adolescenza.
Conferma dell’impegno di Fieracavali verso i giovani è la presenza istituzionale del Ministero della Salute che, anche quest’anno, sarà partner istituzionale del prestigioso evento. Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini parla così del fondamentale binomio tra giovani e cavalli: “Con grande saggezza oggi assistiamo ad un rinnovato interesse intorno a questo animale capace di coniugare salute, sport, natura e cultura del territorio. Il cavallo rappresenta dunque una risorsa sociale insostituibile, non solo per la molteplicità delle attività in cui viene impiegato e per l’indotto economico che queste creano, ma soprattutto in termini di relazione uomo-animale. Il cavallo rappresenta dunque una risorsa sociale insostituibile. Accrescere il rispetto verso questi animali e l’attenzione al loro benessere significa affermare la civiltà del nostro Paese.

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Adolescente con disabilità intellettiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2009

Padova, 9 ottobre 2009Istituto Teologico S. Antonio Dottore, via S. Massimo 25   Passaggi e cambiamenti nella vita del disabile intellettivo e della sua famiglia. La giornata di studio e confronto è organizzata da strutture socio-sanitarie padovane che si occupano di disabilità intellettiva, assieme alle Associazioni di familiari che frequentano le medesime strutture (Fondazione IRPEA, Opera della Provvidenza S. Antonio, Anffas Padova, Villaggio S. Antonio,  Ass. Famiglie di persone con disabilitàe/relazionale-Anffas, Ass. Familiari disabili IRPEA, Ass. Famiglie ragazzi disabili del Villaggio S. Antonio) Dal 2003 queste realtà hanno costituito un tavolo di lavoro per promuovere una cultura sensibile ai bisogni del disabile intellettivo e della sua famiglia, realizzando, tra le altre cose, giornate formative  sulle tematiche del ritardo mentale. Il convegno che gli organizzatori presentano continua il cammino iniziato nel 2008 sulle tappe fondamentali che la famiglia con un figlio disabile intellettivo affronta nel proprio ciclo di vita. È il terzo di un percorso che ha cercato di analizzare i diversi momenti della vita di un disabile intellettivo e della sua famiglia, dal momento della scoperta del handicap, ai primi anni di vita, l’inserimento nella scuola primaria e nei contesti sociali, l’età adolescenziale. L’adolescenza, in particolare, nello sviluppo della persona è una tappa fondamentale per la costruzione dell’identità e del ruolo sociale. È  un momento di crisi e di opportunità, in cui si portano a tema questioni come l’identità, le autonomie, l’affettività, l’amicizia, le scelte occupazionali. Il compito evolutivo connesso a questa fase porta con sé attese ed aspettative sia nei ragazzi che nelle loro famiglie e molte scelte che si compiono in questa fase definiranno in modo significativo il progetto di vita.  Per la persona con disabilità intellettiva questo compito di crescita risulta più impegnativo e complesso da affrontare. Le normali tensioni ed attese sono amplificate, soprattutto nei genitori, dall’incertezza rispetto alle reali possibilità di poter offrire al proprio figlio un futuro “desiderabile”. Con il convegno in oggetto ci soffermeremo sull’analisi delle risorse da attivare e sui processi che favoriscono l’incontro con i bisogni della famiglia anche in questo momento della vita.  Al pomeriggio sono previsti gruppi di approfondimento guidati da esperti con rielaborazione multiprofessionale delle tematiche trattate nella mattinata. I relatori: Prof. Luigi Croce, docente di Pedagogia della Marginalità e della Devianza, Università Cattolica; dott. Carlo Lepri, docente Scienze della Formazione Università di Genova;  dott.ssa Luisa Molino, dirigente scolastico “Istituto d’Arte P. Selvatico”di Padova;  dott. Antonio Valentini,  direttore “Opera don Guanella” Sondrio.

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