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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘adolescenti’

Covid-19, ecco perché vaccinare gli adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

Dieci risposte ad altrettanti “perchè”, pensate per far comprendere ai genitori dei ragazzi tra i 12 e i 16 anni, l’importanza di vaccinare i propri figli contro la Covid-19. Questo lo spirito del decalogo proposto dalla Federazione italiana medici pediatri (Fimp), presentato in occasione di un webinar formativo.Questo il decalogo dei pediatri di famiglia rivolto ai genitori sul perché vaccinare un figlio adolescente contro Covid-19: – per evitare una malattia potenzialmente pericolosa per sè e per gli altri; – per evitare i rari decessi; – per evitare i ricoveri per complicazioni; – per evitare le conseguenze a distanza (Long Covid); – per evitare che interrompa la frequenza della scuola; – per evitare che interrompa le sue attività sociali; – per evitare che contagi parenti anziani o fragili non vaccinati o che non hanno risposto adeguatamente alla vaccinazione; – per evitare che contagi compagni di scuola o amici fragili non vaccinati o che non hanno risposto adeguatamente alla vaccinazione; – per contribuire al controllo della pandemia contenendo la circolazione del SARS-CoV-2 e il rischio di sviluppo di nuove varianti; – perché se ben spiegato, con il contributo del suo pediatra, lo accetterà con consapevolezza.

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Vaccini Covid-19 in bambini e adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

Il Commitee on Infectious Diseases dell’American Academy of Pediatrics (Aap) ha appena pubblicato su Pediatrics un articolo sui vaccini Covid-19 nei bambini e adolescenti. «Questa è una pre-pubblicazione di un articolo già sottoposto a revisione e accettato per la pubblicazione, ma non è la sua versione finale e potrebbe contenere informazioni imprecise in termini di fatti, cifre e dichiarazioni che verranno corrette nella versione finale» chiarisce Yvonne Maldonado, coordinatrice del gruppo di esperti che ha firmato l’articolo e professore di pediatria alla Stanford University, aggiungendo che la rivista stampa una pre-pubblicazione dell’articolo per accelerare l’accesso alle informazioni in esso contenute.«I vaccini sono sicuri ed efficaci nel proteggere individui e popolazioni dalle malattie infettive, e quelli nuovi vengono valutati dalla Food and Drug Administration (Fda) e dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) attraverso un processo rigoroso e trasparente durante il quale i dati di sicurezza ed efficacia vengono rivalutati in modo critico» scrivono gli esperti dell’Aap, precisando che ciò accade anche per i vaccini Covid-19 nei bambini e adolescenti. Tant’è che l’Aap raccomanda quanto segue: 1) la vaccinazione Covid-19 è raccomandata in tutti i bambini e gli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni privi di controindicazioni somministrando vaccini autorizzati per l’età; 2) qualsiasi vaccino Covid-19 autorizzato dall’Fda, raccomandato dai Cdc e appropriato per età e stato di salute può essere utilizzato nei bambini e negli adolescenti; 3) data l’importanza della vaccinazione e di una rapida diffusione dei vaccini Covid-19, l’Aap approva la somministrazione concomitante delle consuete vaccinazioni per l’infanzia e adolescenza con i vaccini Covid-19; 4) in alternativa l’Aap raccomanda la vaccinazione Covid-19 nei giorni precedenti o successivi nei bambini e adolescenti in ritardo o in scadenza per le vaccinazioni in base al programma vaccinale suggerito da Cdc/Aap. (fonte doctor33)

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Omofobia: “Grave tanta cattiveria tra adolescenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

La Lombardia ha bisogno di una legge contro discriminazioni”.Marco Fumagalli, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta: “Solidarietà a Danilo Tota, il 26enne insultato a Brugherio perché omosessuale, sperava nell’umanità del prossimo, soprattutto dopo l’anno difficile che stiamo vivendo, ma non è stato così. L’intolleranza, la discriminazione, l’omofobia e il disagio sociale si alimentano dentro le difficoltà, l’assenza di educazione e attenzione a ciò che non è uguale a noi, fa sempre più paura. Grave che ragazzi in età adolescenziale abbiano dentro tanta rabbia e cattiveria e nessun timore a manifestarla.Il Movimento 5 Stelle in Lombardia ha presentato una proposta di legge intitolata Norme contro la discriminazione determinata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. La Lombardia deve sanare questo grave vuoto normativo e deve uscire dalla vergognosa e becera spirale di risentimento e di discriminazione nei confronti di chi considera ingiustificabilmente diverso per questo chiediamo urgentemente la sua calendarizzazione. Questa proposta è un baluardo contro le discriminazioni di gay, lesbiche e trans. La tutela delle minoranze è un principio riconosciuto dalla nostra carta costituzionale, va realizzato nel concreto”.

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Cosa significa oggi parlare di adolescenti in crisi evolutiva?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

“Il processo di individuazione è complesso e va rispettato. In questa cultura del ‘va tutto bene’ c’è un grande rischio di confondere l’individuazione con l’individualismo. Il corpo diventa così un palcoscenico sul quale agiscono le sofferenze degli adolescenti e dobbiamo leggerne i sintomi, perché quello che non viene mentalizzato lo vediamo concretamente: osserviamo il corpo che non si integra con la mente, un maschile che non si integra con il femminile”. Apre così Magda di Renzo, responsabile del servizio terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), la seconda e ultima parte delle due giornate precongressuali in diretta streaming su Ortofonologia.It. Il collettivo è “dominato da una cultura affettiva materna, e non più normativa- le fa eco Micaela Calciano, analista junghiana dell’Arpa (associazione per la ricerca in psicologia analitica)- che vede ragazzi più performanti, ma anche più fragili narcisisticamente. Questi adolescenti ripercorrono dei processi individuativi alla ‘Parsifal’, nel senso che vivono azioni sconsiderate per potersi individuare. La contraddizione è che il grande ospite indesiderato in questo processo di incarnazione nel corpo è il corpo stesso- aggiunge la psicoanalista- che non è liquido ma solido e frangibile. In terapia loro ci portano l’onnipotenza”. E le ragazze? “Per le donne la separazione dal materno è un processo di lacerazione, strappo, sangue, menarca, parto e rinascita. In tutte le patologie adolescenziali- continua Calciano- quando le ragazze attaccano il materno, attaccano il loro corpo: cutting e anoressia”. Plusmaterno e assenza del padre sono elementi che si ritrovano anche nel fenomeno degli hikikomori. A parlarne è pamela d’oria, psicologa clinica e componente del pool di specialisti messo su da magda di renzo per indagare il fenomeno e supportare le famiglie nell’ambito del progetto ‘ritirati ma non troppo’. “Gli adolescenti di oggi sono circondati da adulti che evitano ogni conflitto e, se manca con i genitori, il conflitto si rivolge verso loro stessi”. Si assiste anche a fenomeni di aggressività verso padri e madri, “spesso ritenuti responsabili nel non riuscire a tenere in vita l’illusione dell’onnipotenza, del benessere, della fantasia dell’infallibilità e di una felicità ad ogni costo. Il risultato è una rabbia fortissima- fa presente D’Oria- verso la coppia genitoriale che non ha mai messo il bambino a cospetto delle piccole frustrazioni”.Il sentimento dominante è quello della vergogna. “La vergogna viene a determinarsi nei confronti della propria interiorità, nudità, e poi esorcizzata da una cultura incentrata tutta sulle immagini”, continua D’Oria. La rabbia è diretta anche verso un paterno “non più in grado di aiutare la separazione. In questo senso il ritiro diventa l’unica possibilità di separazione dal materno”.Alla base di un allontanamento dalla socialità si ritrovano disagi che hanno un esordio sempre più precoce: si parte con la fobia sociale, ex fobia scolare, con la difficoltà di separazione, con forme di mutismo selettivo in aumento e di ritardo semplice del linguaggio prive di difficoltà di ordine neurologico e organizzativo. “Il gruppo di studio vuole intercettare i segni predittivi di questo fenomeno sociale importante- assicura Di Renzo- a maggior ragione ora che la pandemia incoraggia lo stare a casa, provocando un aumento dei ritiri in adolescenza”.La pandemia ha certamente “amplificato e slatentizzato i disagi già presenti negli adolescenti. Siamo portati a creare- fa sapere Rosa Rita Ingrassia, psicoanalista del Cipa – Istituto dell’Italia meridionale- nicchie, mondi e micro mondi che possono preservare l’identità psichica o qualche volta distruggerla. La stanza dei ritirati sociali, ad esempio, rappresenta proprio una nicchia che consente a questi giovani di sentirsi al sicuro da un mondo che li vuole sempre più performanti”.

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“A tutta vita”: Adolescenti e sani stili di vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Il progetto è partito qualche giorno fa ed è rivolto agli alunni delle scuole secondarie di I e II grado, dai 13 ai 16 anni.“A tutta Vita” si basa sul ruolo fondamentale della scuola e della famiglia nello sviluppo di una nuova cultura della salute e una nuova educazione al benessere come diritto e anche dovere. Il progetto prevede inoltre un torneo interscolastico online, una vera e propria sfida a quiz virtuale tra i partecipanti. La classe vincitrice riceverà un premio costituito da materiale tecnologico per la scuola.Per sollecitare la curiosità dei ragazzi e renderli più consapevoli e responsabili, nella scelta dei propri stili di vita e nell’adozione di sani comportamenti alimentari, si è scelto di utilizzare un linguaggio semplice e immediato e uno strumento virtuale, vale a dire una piattaforma, dove sarà possibile scaricare un kit educativo multimediale dinamico e versatile. Uno strumento che potrà essere utilizzato sia a scuola con gli insegnanti sia a casa grazie all’e-book creato come supporto per le famiglie.Gli argomenti trattati nel kit multimediale sono: l’importanza di una sana alimentazione per vivere meglio e prevenire alcune patologie; le dipendenze da sostanze, dedicato ai rischi associati all’uso di sostanze psicotrope, con particolare riferimento a quelle spesso non ritenute tali e tanto diffuse tra i giovani di oggi, come l’alcol e il fumo; e le dipendenze 3.0, quelle tecnologiche, oggi molto diffuse con la conseguente pericolosa inversione delle dinamiche relazionali che la fase web 3.0 ha generato. Tutto ciò in linea anche con le nuove Linee Guida del Ministero dell’Istruzione per l’insegnamento dell’Educazione Civica e con gli obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.Il kit è uno strumento in grado di coniugare simbologie e stimoli visivi e sonori a registri stilistici tipici della comunicazione giovanile. Un supporto di chiaro valore educativo, per andare incontro alle esigenze psico-pedagogiche dei ragazzi, esortandoli alla riflessione e debellando prese di posizione basate su una scarsa conoscenza dell’argomento.La piattaforma e il kit multimediale sono stati sviluppati da Civicamente, da sempre molto impegnata in progetti educativi con il Ministero, e sono strumenti pedagogici innovativi in grado di generare consapevolezza, indurre i ragazzi all’adozione di comportamenti consapevoli e aumentare la conoscenza sulle tematiche della campagna.“Per il Ministero dell’Istruzione sensibilizzare i giovani sullo sviluppo sostenibile e orientarli verso corretti stili di vita è una priorità – spiega la dott.ssa Anna Brancaccio, Dirigente della Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione -. In questo modo creiamo nuove competenze di cittadinanza attiva sul benessere e la salute. Il progetto è finalizzato a fornire ai docenti un percorso didattico gratuito sul tema dei corretti stili di vita per le nuove generazioni, coerentemente con gli obiettivi 3 e 4 dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, e al coinvolgimento degli studenti attraverso attività di gamification”.

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Emergenza coronavirus e adolescenti resilienti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

In 12 giorni oltre 3000 risposte, da parte di teenagers e giovani adulti all’indagine online di Laboratorio Adolescenza su come i giovani stanno vivendo l’emergenza coronavirus. Rispetto ai dati già diffusi la scorsa settimana (quando le risposte erano circa 1500) cresce nettamente non solo l’adesione concettuale alla norme di sicurezza indicate dal Governo e dal Ministero della Sanità, ma anche il rispetto individuale delle norme. Timori e prudenza crescono in relazione all’aumentare dell’età.La paura, dopo un’impennata iniziale, resta stabile, mentre la socialità in rete per le ragazze risulta un ottimo surrogato per mantenere le relazioni con il gruppo amicale, un po’ meno per i maschi che iniziano a soffrire maggiormente la solitudine.“Covid-19” rimane l’argomento principe di conversazione con i genitori, mentre perde terreno nelle chiacchiere con gli amici nelle quali prevale – evidentemente – il desiderio di evasione.Poche le differenze comportamentali in base alla geografia, appaiono comunque più prudenti e preoccupati ragazze e ragazzi del centro sud.“Passano i giorni, cresce la consapevolezza e la prudenza, ma senza panico e soprattutto – afferma Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – i giovani stanno dimostrando di “reggere” l’isolamento forzato molto meglio di quanto ci saremmo potuti immaginare. L’impegno da parte delle scuole nel garantire in qualche modo la prosecuzione dell’attività didattica attraverso le piattaforme online, ma anche una maturità complessiva nell’affrontare l’emergenza ci stanno restituendo l’immagine di un’adolescenza più che confortante. La generazione “nata nell’ovatta” che, come quella dei loro genitori, non aveva mai dovuto affrontare emergenze vere, alla prova dei fatti sta dando un’ottima prova di sé. Questo, ad emergenza finita, dovrà indurre tutti noi a rivedere improvvisati cliché”.

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Tecnologia e adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

La tecnologia al servizio della condivisione. Per favorire un uso proprio della tecnologia ed impedire ai ragazzi di usarlo come mezzo di isolamento, il genitore può valorizzare la competenza del figlio adolescente nell’uso delle nuove tecnologie per informarsi insieme a lui delle iniziative che via via stanno prendendo piede sul web: dalle visite guidate nei principali musei d’Italia ai diversi artisti che propongono dirette streaming per trasmettere le loro esibizioni casalinghe. La tecnologia, in questo momento, sta garantendo un senso di comunione e di solidarietà che, a fronte delle limitazioni imposte e delle angosce provate, rischiava di venire surclassato. In questo momento la tecnologia sta veicolando messaggi molto positivi, di speranza e di forza.
Parola d’ordine: organizzazione. Convivere pacificamente è possibile grazie all’organizzazione e alla programmazione. Facendo un programma della giornata, con compiti stabiliti si può evitare il conflitto. “È bene mantenere una continuità con quanto avveniva prima di questo momento: il mondo è fermo solo in apparenza, noi siamo chiamati ad andare avanti. Pertanto, continuare ad assolvere i propri impegni scolastici, usufruendo anche delle lezioni online, è fondamentale nel generare stabilità e garantire punti di riferimento importanti” afferma la dottoressa Arrà. Il genitore è chiamato a supportare, per quanto possibile, la loro spinta all’autonomia invogliando i figli adolescenti a impegnarsi nell’organizzazione delle loro giornate, assolvendo la funzione di “allenatore” alla gestione di sé stessi in modo sano.
“Il vuoto dato dall’assenza di svaghi e del gruppo dei pari può comportare un uso eccessivo di questi mezzi virtuali di comunicazione e di distrazione determinando quella che viene chiamata “overdose digitale” – spiega la dottoressa Arrà – È fondamentale quindi stabilire dei limiti nell’utilizzo dei dispositivi virtuali riconoscendone però il loro valore, per esempio nel permettere all’adolescente di restare in contatto con i suoi amici o il partner e nel proseguire l’attività scolastica”. Terminate le video-call, si possono proporre attività alternative ai propri figli adolescenti cercando di trasmettere la consapevolezza dell’unicità di questa occasione: avendo a disposizione tanto tempo, si possono riscoprire i rapporti con coloro che vivono con noi ma di cui sappiamo sempre meno, perché presi dalla fretta e distratti dalla tecnologia che ci circonda.
Il tempo è tanto e le cose da fare sono poche, soprattutto durante il weekend il tempo si dilata, ma la reclusione obbligata potrebbe essere riletta come occasione per svolgere attività che di solito non si ha mai tempo di fare, per dare sfogo alla propria creatività, per leggere un libro e perché no, anche per riposare! Da un lato, ai figli adolescenti si può proporre di fare qualcosa di diverso dal solito come cucinare, fare giardinaggio, suonare uno strumento… con la prospettiva di poter trasformare questo passatempo in un progetto stabile, da mantenere anche in futuro; dall’altro, questo tempo meno strutturato può rappresentare una sorta di allenamento all’autonomia nella definizione delle proprie giornate. Imparare a “sentirsi”. Empatia, capacità di ascolto di sé e della propria famiglia, imparare a stare con sé stessi. Per i ragazzi, la noia di questi giorni può essere una buona occasione per imparare a stare con le proprie emozioni, imparare a “sentirsi” e a riconoscere i propri bisogni al di là di quello che ci viene continuamente imposto. È importante approcciarsi a loro con grande empatia, riconoscendo la fatica nell’affrontare momenti di noia e insofferenza, ma anche i timori e le paure rispetto all’evolversi incerto della situazione. I genitori sono chiamati a contenere e aiutare a gestire le eventuali difficoltà emotive dei loro figli adolescenti, filtrando le proprie angosce e instaurando comunque un dialogo fondato sull’onestà dei vissuti che essi stessi sperimentano durante questa situazione.

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Casi di bambini e adolescenti colpiti da emicrania con aura

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

La scuola è iniziata da pochi mesi ma già insegnanti e genitori registrano casi di bambini e adolescenti colpiti da emicrania con aura. Questa particolare forma della malattia presenta sintomi come disturbi della vista, formicolii, difficoltà motorie e di linguaggio. Colpisce oltre il 5% dei giovanissimi italiani e ne rende difficile la vita quotidiana, in particolare quella scolastica, limita l’apprendimento oltre ad essere responsabile di molte assenze. “Il mal di testa non è solo un problema dell’adulto – afferma il prof. Cristiano Termine, docente di Neuropsichiatria Infantile dell’Università dell’Insubria -. La patologia si manifesta con attacchi dolorosi, spesso bilaterali e più brevi. Nel periodo che va da settembre a giugno i nostri ambulatori e studi si affollano di piccoli pazienti che non riescono più a svolgere le normali mansioni scolastiche a causa del dolore. Spesso siamo costretti ad intervenire in ritardo perché i genitori si rivolgono allo specialista solo quando la patologia non permette più di studiare con serenità. Invitiamo quindi tutti a non sottovalutare il disturbo e a rivolgersi tempestivamente ad un medico in caso di ripetuta comparsa dei sintomi”. Per trovare un rimedio efficace e privo di effetti collaterali è stato condotto uno studio in cinque centri italiani (La Sapienza Sant’Andrea di Roma, Ospedale Gaslini di Genova, Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, Ospedale Businco di Cagliari e l’Ospedale Universitario di Sassari). E’ stato utilizzato per 16 settimane un prodotto naturale combinando tre diverse sostanze: due piante, la griffonia (o fagiolo africano), il partenio (una pianta molto diffusa in Italia) più magnesio, chiamato Aurastop. “E’ una cura che ha una dimostrata sicurezza e soprattutto non presenta effetti collaterali rilevanti – aggiunge l’esperto -. Il trattamento con il prodotto ha dimostrato di ridurre del 50% il numero di episodi di mal di testa. Il nutraceutico deve essere assunto, per avere un effetto terapeutico, due volte al giorno. In particolare riscontriamo come i genitori siano più propensi e contenti di utilizzare un nutraceutico rispetto ad un farmaco tradizionale il quale va somministrato per molti mesi. Viene quindi considerato come una cura più leggera e meno invasiva. Questo favorisce l’aderenza alla terapia che rappresenta un grande problema quando bisogna trattare il mal di testa. Spesso, infatti, questo disturbo non viene considerato come una vera e propria malattia”. L’emicrania risulta in forte crescita in tutti i Paesi Occidentali e questo fenomeno interessa anche i giovanissimi. “I primi episodi si registrano sempre prima in quanto l’adolescenza è più precoce rispetto al passato – conclude il prof. Termine -. Diagnostichiamo emicrania con aura anche in bambini di 11 o 12 anni. Lo sviluppo precoce sta determinando un aumento dell’incidenza della malattia. Prima della pubertà colpisce in egual misura sia i maschi che le femmine. Dopo la comparsa del menarca le più interessate sono invece le giovanissime. Per questo è importante avere a disposizione diverse opzioni terapeutiche. Prodotti sicuri e di origine alimentare come Aurastop rappresentano quindi un’interessante alternativa. Le sue grandi potenzialità devono essere approfondite con ulteriori studi clinici”.

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Uso di tabacco in bambini e adolescenti

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

La US Preventive Services Task Force (USPSTF) ha di recente pubblicato una bozza di raccomandazione di grado B (certezza di beneficio moderato) che invita i pediatri di assistenza primaria a fornire interventi, tra cui brevi sessioni educazionali e informative, per impedire a bambini e adolescenti in età scolare di iniziare a far uso di tabacco e sigarette elettroniche. L’USPSTF ha anche assegnato un grado “I” (prove insufficienti a stabilire un bilancio rischio beneficio) a una bozza di dichiarazione che indica la necessità di ulteriori ricerche su come sia possibile aiutare a smettere i giovani che usano il tabacco. «Per la prima volta, l’USPSTF ha inserito anche le e-cig nelle sue bozze di raccomandazioni» esordisce il membro della task force Michael Silverstein, del Dipartimento di pediatria presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Boston, spiegando che gli altri prodotti, peraltro già inclusi nelle precedenti raccomandazioni, sono sigarette, sigari, pipe e narghilè, ma anche i tabacchi non fumati come quello da fiuto e da masticare. Sebbene quella di livello “I” sia senza precedenti, la raccomandazione “B” integra e aggiorna la versione emessa nel 2013 dall’USPSTF nella medesima area clinica. «Prevenire l’uso del tabacco tra i giovani è fondamentale per la salute della nazione» ribadisce Silverstein, precisando che tutti, bambini e adolescenti, sono a rischio per l’uso di tabacco e che dovrebbero essere resi disponibili interventi preventivi che li aiutino a non iniziare mai. La raccomandazione, disponibile in bozza sul sito istituzionale della Task Force, suggerisce che i siti web di CDC, FDA, Surgeon General e National Cancer Institute mettano a disposizione risorse che possano essere utilizzate dai pediatri di assistenza primaria durante i colloqui con bambini e adolescenti sulle conseguenze derivate dall’uso del tabacco. Sebbene con raccomandazione “I”, l’USPSTF auspica anche studi futuri nelle seguenti aree: valutazione di interventi di counseling comportamentale che con risultati a 6 mesi o più; approfondimento dei benefici e danni dei farmaci usati per aiutare i giovani a smettere di fumare; modi per prevenire l’uso del tabacco e strategie per promuovere nei giovani la cessazione dell’uso dei sistemi elettronici di somministrazione di nicotina (ENDS, Electronic Nicotine Delivery Systems). Il documento in bozza è disponibile per valutazioni e commenti da parte del pubblico fino al 22 luglio 2019 all’indirizzo: http://www.uspreventiveservicestaskforce.org/tfcomment.htm. USPSTFwww. uspreventiveservicestaskforce.org/tfcomment.htm (fonte doctor33)

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115 milioni di ragazzi e uomini nel mondo si sono sposati da bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Secondo l’UNICEF – che oggi lancia il primo studio approfondito sugli sposi bambini – circa 115 milioni di ragazzi e uomini nel mondo si sono sposati da bambini, di questi 1 su 5 – circa 23 milioni – prima dei 15 anni. Attraverso i dati da 82 paesi, lo studio rileva che il matrimonio precoce tra i ragazzi è diffuso in diversi paesi nel mondo, che vanno dall’Africa sub sahariana all’America Latina e i Caraibi, dall’Asia del Sud all’Asia dell’Est e il Pacifico. Secondo i dati, il tasso più alto di matrimoni precoci di bambini si registra in Repubblica Centrafricana con il 28%, seguono Nicaragua con il 19% e il Madagascar con il 13%. I nuovi dati portano il numero totale di spose e sposi bambini a 765 milioni. Le ragazze rimangono quelle maggiormente colpite, con 1 giovane donna su 5 tra i 20 e i 24 anni che si è sposata prima del suo diciottesimo compleanno, rispetto a 1 giovane uomo su 30.
Mentre la percentuale, le cause e l’impatto dei matrimoni precoci tra le ragazze sono stati ampiamente studiati, sui matrimoni precoci di ragazzi e bambini sono state realizzate poche ricerche. I bambini maggiormente a rischio di matrimoni precoci provengono dai famiglie più povere, vivono in aree rurali e sono poco o per nulla istruiti.“Il matrimonio ruba l’infanzia” – ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale UNICEF. “Gli sposi bambini sono costretti ad assumersi responsabilità da adulti, per le quali potrebbero non essere pronti. Il matrimonio precoce comporta paternità precoce, e di conseguenza maggiore pressione di dover provvedere alla famiglia, l’interruzione dell’istruzione e scarse opportunità lavorative. Nell’anno in cui celebriamo l’anniversario dei 30 anni dall’adozione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dobbiamo ricordare che costringere al matrimonio ragazzi e ragazze quando sono ancora dei bambini è in contrasto con i diritti sanciti dalla Convenzione” – ha dichiarato Fore. “Attraverso ulteriori ricerche, investimenti e l’empowerment, possiamo porre fine a questa violazione.” Sito-web: http://www.unicef.it.

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Nuovi casi di melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

Roma, 24 maggio 2019, ore 11.30 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Il progetto sarà presentato a Roma nell’Auditorium del Ministero della Salute in una conferenza stampa con gli interventi di Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica), Paola Queirolo (responsabile scientifico del progetto e Direttore Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova) e Monica Forchetta (Presidente Associazione Pazienti Italia Melanoma).
Nel 2018, in Italia, sono stati stimati circa 13.700 nuovi casi di melanoma. L’arma più efficace per combattere questa forma di cancro della pelle è la prevenzione. Con l’arrivo dell’estate, aumentano le occasioni per stare all’aria aperta. Ma attenzione all’abbronzatura “selvaggia”: i danni provocati da ripetute ed eccessive esposizioni solari si sommano ogni anno sulla pelle e aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare i giovani, in particolare gli adolescenti, sull’importanza di adottare comportamenti corretti quando si espongono al sole, Fondazione AIOM lancia una campagna nazionale che sarà realizzata nelle spiagge italiane e prevede una forte ricaduta sui social network.

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EWORLD INDEX 2019. Bambine, bambini, adolescenti e donne: educazione e conflitti

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Roma il 9 aprile 2019 dalle ore 11.00 alle ore 13.30 presso la Sala A. Moro, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Piazzale della Farnesina 1, ingresso centrale.Il WeWorld Index 2019 mette a fuoco il forte nesso tra i diritti dei bambini, delle bambine e le parità di genere. Il progresso di un Paese è misurato nella serie dei WeWorld Index attraverso indicatori economici e sociali che analizzano le condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione: l’approfondimento è dedicato ai conflitti, la principale barriera in molti Paesi interessati da crisi per l’accesso all’educazione di qualità.

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L’obesità negli adolescenti: aumenta il rischio da adulti di cirrosi e tumore del fegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Sta destando scalpore nella comunità scientifica uno studio appena pubblicato sulla rivista Gut che dimostra come l’obesità nell’adolescente rappresenti un importante fattore di rischio per cirrosi epatica e tumore del fegato. Lo studio è stato condotto su 1,2 milioni di giovani maschi svedesi dell’età compresa tra 17 e 19 anni, nati tra il 1951 e il 1976, i cui dati erano stati raccolti nei registri nazionali al momento della chiamata al servizio militare tra il 1969 ed il 1996, quando in quegli anni il servizio di leva era obbligatorio per cui tutti i ragazzi, eccetto una modesta percentuale del 2-3 per cento, erano stati registrati (HagstromGut 2018).
Lo studio prevedeva di registrare nel tempo un consistente numero di variabili riportate nei registri di patologie della popolazione generale, tra cui cirrosi, epatocarcinoma, ascite, encefalopatia, sindrome epatorenale, varici esofagee, scompenso epatico, tumori maligni del fegato e trapianto di fegato, incrociando i dati di segnalazione delle patologie con i dati di registrazione dei ragazzi al momento del servizio militare. Poi i ragazzi sono stati suddivisi in categorie in base al loro BMI (Body Mass Index) ed è stato osservato nel tempo lo sviluppo di diabete, malattie epatiche ed epatocarcinoma con la stima del tasso di mortalità per tali patologie, in base al BMI di partenza. Al momento della valutazione di base, un po’ più di 100 mila ragazzi erano in sovrappeso e quasi 200 mila erano obesi. A conferma di come l’epidemiologia dell’obesità sia cambiata in Europa negli ultimi 20 anni, anche lo studio svedese ha confermato che il BMI medio dei ragazzi nati nel 1976 era significativamente aumentato rispetto al BMI medio dei ragazzi nati nel 1951: non solo, ma la percentuale di ragazzi in sovrappeso, confrontata tra i due gruppi di ragazzi registrati per il servizio militare, era aumentato del 210 per cento (dal 5.7 per cento dei casi nati nel 1951 al 12 per cento dei casi nati nel 1976) e del 350 per cento era aumentata la percentuale di ragazzi obesi (dallo 0.8 dei nati nel 1951 al 2.8 per cento dei nati nel 1976). “Lo studio parla di 19.671 ragazzi obesi di cui 138 sviluppano cirrosi (0.7 per cento) e 10 sviluppano epatocarcinoma (0.05 per cento) e 20 sviluppano cirrosi se oltre all’obesità c’è anche il diabete (0.14 per cento)”, commentala professoressa Burra.Lo studio ha previsto un follow-up medio di 28,5 anni. Durante questa lunga osservazione temporale, si è visto che 5.281 persone avevano sviluppano malattie epatiche e di questi, 251 avevano sviluppato epatocarcinoma. E’ stata riscontrata associazione tra sviluppo di malattia epatica severa e presenza di sovrappeso ed obesità. Lo sviluppo di diabete aumentava ulteriormente il rischio di malattia epatica severa in tutte le categorie dei giovani suddivisi in base al BMI. Il rischio di malattia epatica aumentava se presenti sia obesità che diabete rispetto agli obesi, ma non diabetici. Quindi il messaggio finale è che l’obesità negli adolescenti si associa al rischio di sviluppare nell’età adulta malattia del fegato e tumore epatico, rischio aumentato se si sviluppa anche il diabete.Questo studio si basa sulla popolazione esclusivamente maschile, ma analogamente un precedente studio inglese svolto sulle donne di mezza età, aveva confermato l’associazione tra obesità e cirrosi epatica. Purtroppo in tale studio non si poteva confermare se la presenza di obesità nelle donne adolescenti si potesse associare o meno ad aumentato rischio di cirrosi epatica e tumore del fegato nell’età adulta (Liu B Br Med J 2010).La prevalenza della malattia epatica metabolica associata all’obesità – steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e steato-epatite non alcolica (NASH) – sta aumentando anche in Europa. La prevalenza globale della NAFLD è pari al 25 per cento con elevati picchi nel Medio Oriente ed in Sud America e tassi notevolmente inferiori in Africa. Come noto le co-morbidità associate con la NAFLD includono l’obesità, il diabete, l’iperlipidemia, l’ipertensione arteriosa e la sindrome metabolica. Purtroppo il 40 per cento delle malattie epatiche dovute a NAFLD progredisce in epatopatia con fibrosi (NASH). L’incidenza di epatocarcinoma nei pazienti con NAFLD è stata stimata pari a 0.44/1.000 persone-anno (YounossiHepatology 2016).Altro dato che sarebbe stato interessante disporre nello studio degli svedesi pubblicato su Gut, è l’associazione tra obesità e uso di bevande alcoliche durante il follow-up, essendo noto come la obesità peggiori la malattia epatica alcol-correlata. Gli stessi autori svedesi avevano dimostrato con uno studio precedente, sempre sugli adolescenti maschi, ben 45 mila casi con 40 anni di follow-up, che l’essere in sovrappeso rappresentava un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie epatiche indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio come l’assunzione di alcol (Hagström J Hepatol 2016).Un altro studio caso-controllo pubblicato alcuni anni fa aveva valutato se l’obesità presente in giovane età adulta potesse associarsi ad una peggiore prognosi nei pazienti con epatocarcinoma, confrontando 622 casi di giovani adulti obesi con epatocarcinoma con 660 controlli sani. Gli Autori concludevano che l’obesità presente trai 20 e 40 anni di età era un fattore di rischio per l’epatocarcinoma. Interessante dato emerso dallo studio, che per ogni unità di BMI in più, si era osservato un anticipo di circa 4 mesi nell’età in cui l’epatocarcinoma veniva diagnosticato. Nello stesso studio era stato poi dimostrato che vi era un effetto sinergico tra obesità ed epatiti virali. Però non sembrava che l’obesità si associasse ad una prognosi peggiore dell’epatocarcinoma (Hassan Gastroenterology 2015).L’obesità è riconosciuta come fattore di rischio non solo per il tumore del fegato, ma anche per il tumore del seno in donne in epoca pre-menopausale, tumore dell’endometrio e tumore del rene, colon, pancreas, colecisti ed adenocarcinoma dell’esofago (Larsson Int J Cancer 2007; Larsson Br J Cancer 2007).Anche l’associazione tra diabete e malattie epatiche, in particolare la NAFLD e l’epatocarcinoma, è ormai ampiamente riportata da diversi studi. Un vecchio studio di coorte su 173 mila casi con diabete confrontati con 650 mila casi senza diabete, aveva confermato che l’incidenza della NAFLD era pari a 18/100 mila persone/anno, nei pazienti diabetici, rispetto a circa 10/100 mila persone/anno nei soggetti non diabetici. Non solo, ma il diabete si associava allo sviluppo di epatocarcinoma, soprattutto in coloro con una storia cronica, di almeno 10 anni, di malattia metabolica (El-SeragGastroenterology 2004).

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Brasile: in aumento il numero di omicidi tra gli adolescenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 ottobre 2017

Rio de JaneiroRio de Janeiro. Il numero di omicidi tra gli adolescenti in Brasile continua a crescere, soprattutto negli stati nordorientali del paese e riguardano principalmente ragazzi neri. Queste sono le principali conclusioni di Indice de Homicidios na Adolescencia 2014 (IHA), studio realizzato in collaborazione tra UNICEF, il Ministero dei Diritti Umani (MDH), l’Osservatorio delle Favelas e Laboratorio di Analisi della Violenza e l’Università Statale di Rio de Janeiro (LAV-Uerj).Lo studio analizza gli omicidi di adolescenti tra i 12 e i 18 anni in 300 comuni brasiliani con più di 100mila abitanti. Secondo i dati raccolti, al 2014, per ogni mille adolescenti tra i 12 ei 18 anni, 3,65 ragazzi rischiano di essere uccisi prima di compiere 19 anni. Se le condizioni analizzate non cambieranno, entro il 2021, nei 300 comuni presi in analisi 43.000 adolescenti potrebbero esseri uccisi.
Il numero di morti di bambini sotto un anno di età è stato ridotto da 95.938 nel 1990 a 37.501 nel 2015. Nello stesso periodo, il numero di adolescenti di età compresa tra 10 e 19 anni uccisi è aumentato da 4.754 a 10.290, secondo Datasus (Dipartimento del Ministero della Salute Brasiliano).
Dal 2012, il numero di adolescenti morti per aggressione tra i 12 ei 18 anni è proporzionalmente più alto rispetto al numero di morti registrato nel resto della popolazione (nel 2014 ogni 100.00 adolescenti ne morivano 31,6, in generale nel resto della popolazione morivano 29,7 persone ogni 100.000).Un altro punto importante che lo studio mette in evidenzia è la concentrazione della violenza nel nord est del paese. Delle 10 capitali più violente per un adolescente, 7 sono nella regione nordorientale. Fortaleza registra il più alto IHA, con 10,94 omicidi ogni 1.000 adolescenti, seguita da Maceió (9,37). Le città di Rio de Janeiro e São Paulo hanno registrato le posizioni 19 e 22 tra le capitali (con tassi rispettivamente del 2,71 e del 2,19).Il sesso, il colore, l’età e i mezzi utilizzati negli omicidi incidono sulla probabilità per un adolescente di essere vittima di violenza letale. Nel 2014 gli adolescenti maschi avevano 13,52 possibilità in più di morire rispetto ad una ragazza adolescente, mentre un ragazzo adolescente nero aveva 2,88 probabilità in più di morire rispetto ad un adolescente bianco. Il rischio di essere ucciso per arma da fuoco è di 6,11 volte superiore rispetto ad altri mezzi.
Un altro studio condotto dall’UNICEF, l’Assemblea Legislativa dello Stato del Ceará e il Governo dello Stato del Ceará, Trajetoria Interrompidas, traccia un’analisi degli omicidi che si sono verificati a Fortaleza e in altri sei comuni del Ceará. La maggior parte delle vittime il 97,95% erano maschi, di questi il 65,75% erano neri o mulatti, residenti nelle periferie. La maggior parte degli adolescenti uccisi erano poveri: il 67,1% viveva in famiglie con uno o due salari minimi – e il 70% non frequentava la scuola da almeno sei mesi. A Fortaleza, la metà degli omicidi di adolescenti si è verificata in media a 500 metri da casa della vittima.

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Aumenta il consumo occasionale di alcol

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

istatNel 2016, certifica l’Istat, aumentano il consumo occasionale di alcol (dal 38,8% del 2006 al 43,3% del 2016) e il consumo lontano dai pasti (dal 26,1% al 29,2%). A eccedere più frequentemente sono gli over 65, i giovani di 18-24 anni e gli adolescenti di 11-17 anni. La popolazione giovane è quella più a rischio per il binge drinking, ovvero consumare 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione.
Una tendenza rilevata anche in provincia di Bergamo: lo studio ESPAD commissionato da ATS Bergamo all’IFC-CNR di Pisa con la collaborazione del suo Osservatorio Dipendenze, mostra come tra i 15 e i 19 anni diminuisca in generale il consumo di alcol (dall’82% del 2011 al 79% del 2016), ma aumenti il consumo fuori pasto e occasionale, anche tra minorenni. L’86,2% degli studenti ha assunto bevande alcoliche almeno una volta nella vita, il 54,8% dei minorenni ha consumato alcol negli ultimi 30 giorni e il 4,5% lo ha fatto frequentemente nel 2016 (20 o più volte). Il 42,5% degli studenti della provincia ha riferito di aver bevuto alcolici al punto di camminare barcollando, di non riuscire a parlare correttamente, di vomitare e/o di aver dimenticare l’accaduto.
Dati sui quali ATS Bergamo invita a riflettere anche grazie alle numerose iniziative organizzate in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2017, del “National Alcohol Screening Day”, e più in generale del mese di aprile, interamente dedicato alle tematiche alcol-correlate. In particolare, ATS Bergamo continuerà a monitorare i comportamenti di consumo di alcol tra adolescenti e giovani, rafforzando la collaborazione con i gestori dei locali e promuovendo specifici programmi informativi. Proseguiranno, infatti, i progetti di prevenzione nelle scuole che complessivamente coinvolgono in quest’anno scolastico, 72 Istituti scolastici, più di 500 docenti e oltre 14.000 studenti, e nei luoghi del divertimento serale e notturno saranno rafforzate le iniziative promosse dal Tavolo provinciale Notti in Sicurezza, come “SAFE DRIVER”, interventi finalizzati a promuovere la pratica dell’autista designato.

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Madri adolescenti: un fenomeno da non sottovalutare

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 maggio 2016

Maternità.Benché i numeri dell’Italia (poco meno di 8.000 nascite da madri under 19) siano distanti da quelli di altri Paesi – come ad esempio gli Stati Uniti, dove nel 2014 i bimbi nati da madri tra i 15 e i 19 anni sono stati quasi 250.000, cioè circa 3,5 ogni cento giovani della stessa età, o la Gran Bretagna, con 48.000 nascite e un tasso del 2,9% che la piazza ai vertici dei Paesi europei – il fenomeno delle madri adolescenti merita probabilmente più attenzione di quanta normalmente gli si dedica. Spesso, infatti, prevalgono atteggiamenti quali la rimozione da un lato. e lo stigma dall’altro, mentre invece servirebbero servizi preparati a gestire situazioni certamente non facili – sia per i genitori adolescenti che per i loro familiari – ma da cui si può anche uscire con una rinnovata fiducia nelle proprie possibilità di vivere una vita piena e soddisfacente.
Risulta quindi particolarmente interessante l’esperienza del centro Saga dell’Ospedale San Paolo di Milano, presentato con dovizia di particolari dall’Agenzia SIR. Si tratta di un servizio che punta ad un intervento mirato, preciso, frutto del lavoro di un’équipe multidisciplinare che conta neuropsichiatra infantile, neuropsicomotricisti e psicologi, ed è orientato a mantenere la vita della ragazza il più possibile adatta a lei, diventando un’adulta consapevole e responsabile, superando con l’aiuto del servizio esterno le caratteristiche disfunzionali che la gravidanza in così giovane età quasi sempre comporta. Un servizio pubblico, gratuito, che, come afferma la responsabile, la dottoressa Margherita Moioli, è «disponibile a collaborare anche con altre realtà italiane, perché la rete è fondamentale».(Pietro Boffi)

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Tutti gli adolescenti vanno a scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 14 febbraio 2015

ferraraFerrara. La giornata di studio organizzata da Promeco, in programma – mercoledì 18 marzo 2015 a Ferrara – intende focalizzare i propri lavori intorno alla centralità della scuola in ambito preventivo saldando gli interessi degli insegnanti, delle famiglie e degli operatori del territorio per individuare, affrontare e cercare di risolvere i problemi che i ragazzi manifestano.
Promeco, il servizio pubblico che nel territorio della provincia di Ferrara si occupa di prevenzione nelle scuole, ha realizzato e sperimentato fin dal 2008 il progetto “Punto di Vista” basato sull’applicazione e la rielaborazione dei criteri definiti dalla ‘prevenzione indicata e selettiva’, ottenendo risultati più che interessanti.
Nel corso della giornata i ricercatori dell’Università di Bologna presenteranno l’approfondito Studio di Valutazione svolto dalla loro équipe nel corso degli ultimi tre anni mettendolo a disposizione di esperti e decisori politici. Un modo per condividere in ambito pubblico i risultati dell’indagine fra esecutori e committenti e definire concretamente la qualità del progetto e i possibili sviluppi futuri.
Allo scopo di favorire la discussione il convegno si svilupperà nel corso della giornata con interventi di autorevoli relatori chiamati a dare un contributo di conoscenza utile a fare nascere nuove idee e progetti di lavoro da mettere in campo fra scuola e territorio.
Il convegno è dedicata a un pubblico di insegnanti, operatori dei servizi territoriali pubblici e del privato sociale, alle famiglie, oltre a quanti nutrono un interesse personale o professionale riguardo agli argomenti trattati. La somma dei contributi presentati, la valutazione scientifica del progetto Promeco “Punto di Vista”, intende dimostrare come la prevenzione nella scuola sia possibile, valutabile, e quindi utile alla comunità.

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Summer school per adolescenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2013

125 ragazzi e ragazze provenienti da diverse regioni italiane, carichi dell’entusiasmo di chi ha scelto di arrivarci ed esserci oggi a Crotone, con alle spalle già brevi ma significative esperienze all’interno dei progetti di Save the Children e, in animo, di dare il proprio contributo di idee, proposte e pensieri su cosa fare per promuovere i diritti di bambini e adolescenti in Italia. Eccolo il primo gruppo di giovanissimi che da oggi fino a sabato 6 luglio sono a Crotone, alla Summer School di Save the Children affinché la voce degli under 18 sia presente all’interno di Save the Children e si esprima sui temi che vedono impegnata l’organizzazione in Italia, dalla povertà minorile, alla protezione dei minori a rischio di sfruttamento (come i minori stranieri non accompagnati), dall’educazione e la scuola all’uso delle nuove tecnologie, o alla tutela dei minori nelle emergenze (vedere anche scheda in calce).Sono ragazzi come Alessandro di Napoli, 12 anni che partecipa ad un progetto di Save the Children per il contrasto alla dispersione scolastica; Beatrice di Milano, 12 anni peer educator di Save the Children per la promozione dell’uso positivo e responsabile delle nuove tecnologie; Clara di Palermo, 17 anni che ha condotto con un gruppo di coetanei una ricerca tra pari per approfondire il fenomeno del lavoro minorile nel nostro paese.“La partecipazione dei bambini e dei ragazzi alle decisioni che li riguardano non è un privilegio concesso dagli adulti o un merito da conquistare ma è una pratica fondamentale che va riconosciuta ad ogni bambino e adolescente, per essere cittadini a pieno titolo della propria comunità”, spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia.Nel corso della Summer School di Save the Children, i ragazzi, divisi in gruppi, si cimenteranno nella costruzione di vere e proprie “mappe” della città di Crotone, ascoltando testimoni, realizzando interviste e visite nei luoghi più significativi. Una vera inchiesta civica che consentirà di approfondire tematiche relative alla scuola, l’ambiente, la legalità e la cittadinanza, la povertà. Il lavoro dei ragazzi andrà a formare una “story map” della città di Crotone con immagini, testi, interviste audio, presentando così una inedita lettura della città dal punto di vista dei più giovani.“I protagonisti della Summer School sono 125 ragazzi e ragazze dai 12 ai 18 anni già coinvolti nei nostri progetti in Italia, che hanno deciso di mettersi in gioco e di misurarsi con questa stimolante esperienza ”, spiega Francesca Bilotta, Responsabile Unità Educazione di Save the Children.
A partire dall’esperienza della Summer School, daranno poi vita ai primi 10 gruppi locali, nelle città da cui provengono – Milano, Venezia, Torino, Genova, Roma, Napoli, Ancona, Bari, Crotone e Palermo – e in cui Save the Children è già presente con attività progettuali .”“La metodologia che i ragazzi utilizzeranno per coinvolgere altri adolescenti sarà quella peer to peer, cioè da “pari a pari”, spiega ancora Francesca Bilotta. “Ecco perché i 125 ragazzi in questi giorni a Crotone sperimenteranno tutte le fasi del processo di partecipazione in linea con gli standard di Save the Children: dall’informazione, alla definizione di una propria opinione, all’espressione del proprio punto di vista e alla considerazione da parte degli adulti dell’opinione espressa”.Tra gli ulteriori strumenti che saranno messi in campo per raccogliere le opinioni dei ragazzi ci sarà anche una community online .“Siamo certi che le idee e la voce dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto di quelli in situazioni di maggiore difficoltà, daranno un contributo importante al lavoro di Save the Children in Italia e, in ultima battuta, al miglioramento delle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro paese”, conclude Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children.

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Bambini e adolescenti: Internet più sicura

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2012

La Commissione ha recentemente elaborato un piano destinato a garantire ai bambini le competenze e gli strumenti necessari per beneficiare pienamente e in modo sicuro del mondo digitale. Internet non è stato concepito per i bambini, ma oggi il 75% di essi ne fa uso, di cui un terzo attraverso la telefonia mobile. La nuova strategia consiste nello sviluppo di un mercato dei contenuti in linea interattivi, creativi ed educativi, in collaborazione fra la Commissione europea e gli Stati membri, gli operatori di telefonia mobile, i fabbricanti di telefoni cellulari e i prestatori di servizi di socializzazione in rete. L’esistenza di approcci nazionali diversi fa sì che i bambini di varie parti dell’UE godano di livelli diversi di emancipazione e protezione in linea. Ciò crea anche delle difficoltà per le imprese che desiderano commercializzare in tutta l’UE servizi e prodotti adatti all’infanzia. Per superare questi ostacoli, la Commissione ha delineato una serie di misure che saranno attuate con modalità diverse, fra cui l’autoregolamentazione settoriale, e che dovrebbero portare a soluzioni flessibili e rapide in questo campo. La cooperazione in forum quali la coalizione per fare di internet un posto migliore e più sicuro per i bambini e i ragazzi (fonte aiccre)

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Come proteggersi dai fulmini

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2011

fulmini

Image by Kumitey via Flickr

I fulmini sono delle scariche elettriche che si verificano nell’atmosfera, ad alta intensità di corrente. Si originano nelle nuvole e solo nel 10% dei casi si scaricano al suolo, con potenziali effetti distruttivi su uomini e cose. Per questo motivo, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), rielaborando le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, ha ritenuto opportuno mettere a punto alcune regole di comportamento, finalizzate alle attività che coinvolgono maggiormente i bambini e gli adolescenti. Ecco come comportarsi in casa o all’aperto:
Se ci si trova all’aperto: bisogna evitare di stare sotto un albero, oppure accanto ad oggetti appuntiti o metallici, nonché accanto a strutture che potrebbero crollare, quali pali, ecc. Nei campeggi, è raccomandabile rimanere al di fuori delle tende. E’ sempre meglio stare rannicchiati, piuttosto che distesi, o in piedi. Grotte e anfratti costituiscono condizioni di protezione
Se ci si trova in prossimità di fiumi o di laghi, è pericoloso stare sulla riva, e soprattutto fare il bagno poiché l’acqua conduce bene la corrente elettrica. Inoltre bisogna ricordare che l’acqua dolce, specie se a basse temperature, rappresenta un particolare pericolo per gli annegamenti
Se si naviga in barca, è preferibile attraccare, oppure andare al largo, poiché le zone interessate sono solitamente circoscritte. Bisognerebbe stare lontano dall’albero e cercare di creare un collegamento diretto tra l’albero ed il mare. A pericoli analoghi è esposto chi fa il bagno a mare, o soggiorna sulla riva
Se si sta in casa, si è abbastanza sicuri, purché si abbia un impianto elettrico a norma. È però sempre preferibile non fare il bagno, staccare dalle prese di corrente le apparecchiature elettroniche, informatiche e gli elettrodomestici non indispensabili in quei momenti, staccare il cavo dell’antenna tv, evitare di parlare al telefono fisso e non stare accanto ai camini
I mezzi di trasporto (auto, roulotte, treni, funivie) sono sicuri, in quanto si comportano da “gabbia di Faraday”, scaricando la corrente al suolo. Gli aerei solitamente volano al di sopra delle nubi temporalesche. Secondo il Sistema Italiano di Rilevamento dei Fulmini (SIRF)

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