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Posts Tagged ‘adozioni’

Per la prima volta riconosciuta in Italia l’adozione di minori all’estero da parte di una coppia di uomini

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

DSC_0021Il Tribunale per i minorenni di Firenze con decreto pubblicato ieri, ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’adozione di due bambini, tra loro fratelli, pronunciata da parte di una Corte britannica a favore di una coppia di uomini.I due papà, entrambi italiani, da tempo residenti nel Regno Unito, si sono rivolti ad Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford per ottenere in Italia la trascrizione dei provvedimenti emessi dall’Autorità straniera a cui consegue per i figli il riconoscimento della cittadinanza italiana e del medesimo status e dei medesimi diritti riconosciuti nel Regno Unito.Il Tribunale, con un’articolata motivazione, ha accolto integralmente le richieste dell’avvocata Susanna Lollini che li ha seguiti, compiendo una completa disamina della disciplina del riconoscimento in Italia dei provvedimenti stranieri che riguardano i minorenni e ritendo corretto l’inquadramento della fattispecie nell’ipotesi di cui all’art. 36 comma 4 della legge n. 184/83, in materia di adozioni.La disposizione normativa prevede che l’adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di avere soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purché “conforme ai principi della Convezione” (Convenzione dell’Aja 29 maggio 1993).Si tratta di un’ipotesi che si differenzia dalla disciplina che riguarda l’adozione internazionale da parte di cittadini italiani che risiedono nel nostro paese e da quella prevista dal diritto internazionale privato che impone il riconoscimento automatico di provvedimenti stranieri che riguardano genitori adottivi stranieri e minori stranieri o non in stato di abbandono (art. 41 L. n. 218/1995).Il Tribunale ha quindi proceduto alla verifica della conformità alla Convenzione dell’Aja della sentenza britannica con la quale era stata disposta l’adozione di due fratellini, chiarendo che la Convenzione non pone limiti allo status dei genitori adottivi, ma richiede unicamente la verifica che i futuri genitori adottivi siano qualificati e idonei all’adozione, esame che nel caso di specie è stato puntualmente effettuato dalle autorità inglesi, riservando l’eventuale rifiuto all’ipotesi che il riconoscimento sia manifestamente contrario all’ordine pubblico.In merito all’ordine pubblico internazionale il Tribunale fa propri i principi espressi dalla recente sentenza della Corte di Cassazione n. 19599/2016 in un caso di trascrivibilità in Italia dell’atto di nascita di un bambino nato da due donne in Spagna, una cittadina spagnola e l’altra italiana, ritenendo che esso “non è enucleabile esclusivamente sulla base dell’assetto ordinamentale interno, ma è da intendersi come complesso di principi ricavabili dalla nostra Costituzione e dai Trattati Internazionale cui l’Italia ha aderito e che hanno ai sensi dell’art. 117 Cost. lo stesso rango nel sistema delle fonti della costituzione”.Nell’esaminare l’ulteriore parametro, rappresentato dall’“interesse superiore del minore”, il Tribunale fiorentino chiarisce che deve essere salvaguardato il diritto dei minori a conservare lo status di figlio, riconosciutogli da un atto validamente formato in un altro Paese dell’Unione Europea (preceduto da una lunga, complessa e approfondita procedura di verifica), e che il mancato riconoscimento in Italia del rapporto di filiazione esistente nel Regno Unito, determinerebbe una “incertezza giuridica” che influirebbe negativamente sulla definizione dell’identità personale dei minori.
Peraltro, aggiungono i giudici, la sussistenza dei requisiti ex art. 36 comma 4, esclude una valutazione discrezionale da parte dell’autorità giudiziaria italiana. Non di meno si sottolinea come dalla documentazione prodotta sia emerso che “si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in pena regola che come tale va pienamente tutelato”.L’avvocata Lollini ha espresso soddisfazione per il provvedimento così importante e ben motivato, dichiarando: “E’ innegabilmente una grande soddisfazione sotto l’aspetto personale e professionale, ma lo è ancora di più sotto l’aspetto umano. Prima di tutto per i due padri che hanno creduto fin dall’inizio nelle buone ragioni della loro richiesta, nonostante le difficoltà che avevamo loro prospettato; per i due bambini che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani e per l’insostituibile contributo giuridico dell’Avv. Roberto De Felice. Ogni provvedimento favorevole come questo è il risultato del paziente lavoro di studio di ciascuno di noi, avvocati di Rete Lenford o di Famiglie Arcobaleno, del coraggio delle persone omosessuali che ci affidano le loro vicende più care e dell’impegno ermeneutico dei giudici”.La Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford avv. Maria Grazia Sangalli gioisce per quella che definisce una tappa storica per il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno: “l’elemento di transnazionalità di queste vicende familiari gioca un ruolo fondamentale; la giurisprudenza ha stabilito che l’ordine pubblico internazionale non frappone ostacoli al riconoscimento della continuità dei rapporti che si costituiscono all’estero, per realizzare il preminente interesse dei bambini. E’ ancora più evidente, a questo punto, l’inammissibile situazione di disuguaglianza in cui versano tutte quelle famiglie che non presentano questi tratti di transnazionalità, alle quali il legislatore nega in modo ideologico qualsiasi forma di riconoscimento e tutela”. (foto: adozioni)

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I deputati europei chiedono il riconoscimento automatico per le adozioni transfrontaliere

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2017

parlamento europeoBruxelles. Per una migliore protezione degli interessi dei bambini adottati, i deputati hanno sollecitato la Commissione europea a chiedere ai Paesi UE il riconoscimento automatico dei rispettivi certificati di adozione. La risoluzione votata giovedì propone un certificato europeo di adozione per accelerare il processo di riconoscimento automatico.Il documento invita la Commissione a proporre regole per un ampio riconoscimento comunitario delle adozioni all’interno dell’UE in casi dove chi adotta e chi viene adottato risiedano nella stesso Paese.La Convenzione dell’Aia richiede un riconoscimento automatico di adozione in tutti i Paesi firmatari, fra cui tutti gli Stati membri UE, ma essa si applica solo in casi nei quali i genitori e il bambino adottato provengano da due Paesi differenti.
I deputati hanno proposto la creazione di un Certificato europeo di adozione per accelerare il processo di riconoscimento automatico dei certificati di adozione “nazionali” a livello UE. Inoltre, chiedono standard minimi comuni da seguire in caso di adozione, non in forma legislativa ma piuttosto definendo delle linee guida.Il relatore Tadeusz Zwiefka, (PPE, PL) ha dichiarato: “Ogni adozione dovrebbe essere fatta nel miglior interesse del bambino, tenendo in conto le specifiche circostanze di ogni caso. Poiché con l’adozione si deve garantire al bambino amore, cura e un ambiente stabile, chiediamo alla Commissione europea di adottare misure in materia di riconoscimento dei certificati di adozione nazionali, in modo che le famiglie con bambini adottati abbiano la certezza del diritto quando si spostano in un altro Stato membro.”
Le famiglie che hanno adottato bambini adottati del loro proprio Paese devono oggi affrontare ostacoli giuridici e amministrativi quando si spostano da uno Stato membro a un altro. Ad esempio, i genitori potrebbero non essere in grado di occuparsi dell’istruzione o di un trattamento medico del loro bambino adottato, a meno che non abbiano avviato iniziative legali per dimostrare che ne hanno la custodia.
La risoluzione è stata adottata con 533 voti in favore, 41 voti contrari e 72 astensioni. Secondo la procedura dell’iniziativa legislativa, la Commissione, pur non essendo obbligata a seguire le raccomandazioni del Parlamento, in caso di rifiuto dovrà spiegarne i motivi. Questa risoluzione riguarda solo il singolo rapporto genitore-figlio. Non obbliga, quindi, gli Stati membri a riconoscere il rapporto giuridico tra i genitori e il bambino adottato.

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Adozioni: i deputati chiederanno il riconoscimento automatico transfrontaliero

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

Bruxelles Parlamento europeo. Per una migliore protezione degli interessi dei bambini adottati, i deputati solleciteranno la Commissione, nel corso di un dibattito previsto per giovedì, a proporre regole comuni che richiedano a tutti i Paesi dell’UE il riconoscimento automatico di ogni certificato di adozione. Nel progetto di risoluzione in votazione sempre giovedì, i deputati suggeriscono la creazione di un certificato europeo di adozione, al fine di accelerare il processo di riconoscimento.Le famiglie con bambini adottati nel proprio Paese di residenza devono spesso affrontare ostacoli giuridici e amministrativi quando si spostano da uno Stato membro a un altro. Ad esempio, i genitori potrebbero non essere in grado di occuparsi dell’istruzione o del trattamento medico del loro bambino adottato, a meno che non siano state intraprese azioni legali per dimostrare la custodia. La Commissione sarà pertanto invitata a proporre norme vincolanti sul riconoscimento in tutta l’UE delle adozioni “domestiche”, ovvero dei casi in cui gli adottanti e il bambino adottato sono residenti nello stesso Paese.
Qualora l’iniziativa legislativa fosse approvata, la Commissione non sarà obbligata a seguire le raccomandazioni del Parlamento, ma dovrà comunque indicare le ragioni dell’eventuale rifiuto.

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Adozione maggiorenni. Ricorso alla Corte di Strasburgo contro normativa italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2016

strasburgo-parlamento-europeoE’ stata iniziata la prima procedura per richiedere alla Corte Europea a Strasburgo la condanna dell’Italia in quanto la normativa in vigore relativa alle adozioni dei maggiorenni viola la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo nel momento in cui non prevede l’equiparazione o l’assimilazione dell’adozione di un maggiorenne compiuta dalla famiglia o dalle persone che lo hanno seguito e se ne sono presi cura da minore a quella dell’adozione di un minorenne
La normativa attuale è stata impugnata per violazione a diritti fondamentali come il diritto alla famiglia ed al riconoscimento del nucleo familiare naturale, il diritto al nome ed alla identità, il divieto di discriminazione, violazione delle normative internazionali e dei trattati a cui ha aderito l’ Italia nella materia in oggetto
L’impugnazione pur nascendo dal caso specifico dei recepimenti in Bielorussia delle sentenze di adozione maggiorenni in Italia, riguarda nel suo complesso la normativa attuale anche con riferimento ad adozioni di maggiorenni tra italiani.
Al contrario della maggioranza delle Nazioni Europee, la normativa italiana non prevede alcuna eccezione o contemperamento alla previsione generale nel caso in cui il maggiorenne adottato sia in realtà un ragazzo che non ha potuto essere adottato da minore.
Inoltre lo Stato Italiano prevede per ogni adozione di maggiorenne proveniente da una Nazione ( anche della UE) che preveda l’equiparazione ad adozione di minore, che la sentenza o gli atti di stato civile relativi siano oggetto di procedura giudiziaria per poter essere recepiti o registrati in Italia (Isabella Cusanno, legale Aduc)

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Adozioni: Binetti (Ap): con nuova legge più garanzie per i bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

camera deputati“Adozione ed affido restano due modalità diverse di venire incontro alle esigenze dei bambini, ma questa legge va verso un nuovo punto di equilibrio. Vuole orientare le differenze tra adozione ed affido verso un unico obiettivo: la continuità affettiva del bambini, requisito essenziale per la sua piena maturità”. Lo scrive in una nota Paola Binetti, deputato di Area popolare (Ncd- Udc).”L’adozione consiste nel cambiamento dello stato giuridico del minore, che diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della coppia adottante, mentre l’affido ha carattere di temporaneità e non prevede un cambiamento nello stato giuridico del bambino, che mantiene un rapporto concreto con i suoi genitori naturali. Oggi però occorre prendere coscienza di un nuovo dato di fatto- spiega Binetti- :l’affido, per sua natura a tempo determinato, non è più «temporaneo», ma si prolunga, dando origine a rapporti solidi e profondi tra affidato e famiglia che lo accoglie. Questa l’osservazione alla base della legge che stiamo discutendo e che mira a sfumare la distinzione fin qui assoluta tra affidamento e adozione, per non spezzare il principio della ‘continuità affettiva’.
Proprio la possibilità che il rapporto dell’affido tipicamente a tempo, tra genitori e ragazzo, si trasformi in un rapporto stabile che fa del bambino un figlio legittimo della coppia adottante richiederà una maggiore selezione delle famiglia affidatarie, privilegiando proprio quelle che hanno una struttura il più simile possibile a quella della famiglia naturale, con un papà e una mamma, magari dei fratelli e dei nonni!”.

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Adozioni internazionali: costi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2011

Italia

Image by Y♥YNTL via Flickr

I costi che le famiglie adottive sostengono in Italia per i servizi resi dagli enti autorizzati che si occupano di seguire il percorso pre e post adozione, oggi superano i 4 mila euro. Ma gli Enti stessi, per ogni adozione, affrontano costi per circa 7.500 Euro. Questi i dati più eclatanti emersi da una ricerca realizzata dal Cergas Bocconi in collaborazione con gli Enti Autorizzati. “Questa disparità – fa notare Paola Crestani, presidente del CIAI, l’Ente che per primo ha introdotto in Italia l’adozione internazionale nel 1968 e che fa parte del Coordinamento Oltre l’Adozione- deriva principalmente dal fatto che i costi sono stati fissati nel 2003 dalla CAI, e da allora mai più aggiornati”. “E tutto ciò a fronte di adozioni -prosegue Paola Crestani- che sono sempre più complesse perché bambini che vengono segnalati sono frequentemente grandi o con problemi di salute, i cosiddetti ‘special needs’”. Adozioni come queste richiedono una maggiore professionalità da parte degli enti per dare alle famiglie il più corretto supporto non solo nella fase pre adozione ma anche e soprattutto nel post adozione. La sostenibilità economica di un ente che lavori seriamente – in Italia e all’estero- con personale qualificato, è quindi a rischio e da anni pesa negativamente sui Bilanci degli Enti che spesso evidenziano risultati in perdita. “Chi, come il CIAI- sottolinea Paola Crestani- non intende assolutamente abbassare gli standard qualitativi è costretta a chiedere grandi sacrifici ai propri operatori e a cercare forme di autosostentamento”. L’unico modo per evitare un aumento nei costi a carico delle coppie, secondo il CIAI potrebbe essere l’istituzione di un contributo pubblico diretto agli Enti. A ciò si aggiunga una drastica riduzione del numero di Enti autorizzati.

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Roma: adozioni internazionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

Roma. «Nel 2010 ben 284 famiglie di Roma e provincia hanno accolto 370 minori stranieri. Il 9% delle adozioni internazionali fatte nel nostro Paese parte proprio dal nostro territorio: un dato consistente che ci fa riflettere». È quanto ha dichiarato l’assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani, Gianluigi De Palo, intervenendo questa mattina alla presentazione del libro “Figli in attesa” a cura dell’Ai.Bi (Associazione Amici dei Bambini), che, con l’occasione, inaugurava la sua nuova sede romana. «I genitori che scelgono di adottare un bambino tra questi, sono come un frutto fuori stagione – ricorda De Palo – ce ne sono pochi, rispetto ai “figli in attesa”. Occorre sensibilizzare i potenziali papà e mamme e accompagnarli in questa scelta di genitorialità che non è affatto di serie “B”.Abbiamo proposto alcuni corsi per e post matrimonio civile – conclude l’assessore – e mi impegno affinché quello dell’adozione sia uno dei capitoli della formazione per queste nuove coppie».

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Adozioni single

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

La Convenzione di Strasburgo del 1967, resa esecutiva in Italia nel 1974, prevede che un single possa adottare un minore. L’Italia ha normato la materia con la legge 184 del 1983, aggiornata nel 2001, dove e’ prevista si’ l’adozione per i single ma a condizioni particolari, attraverso un percorso diverso, con una adozione di serie B, revocabile, e per lo piu’ riservata a casi di bambini disabili o difficili. Inoltre e’ del 2009 la Convenzione della Commissione Europea che comprende tra i possibili adottanti i single. Dei giorni scorsi la sentenza della Cassazione e l’appello al legislatore, non il primo che arriva su questi temi del diritto di famiglia. La stessa Corte Costituzionale si e’ piu’ volte pronunciata sull’articolo 6 della legge n. 184 del 1983, segnalando  quanto i bisogni dei minori e la necessita’ di dare a questi una famiglia sia prioritario rispetto a regole, quali la differenza di eta’, che talvolta possono essere derogate se dalla mancata adozione derivi un danno grave per il minore. Se il Tribunale deve vagliare i requisiti di coloro che si propongono come adottandi, e deve anche scegliere coloro che appaiono maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore, non sembra opportuno porre ostacoli pregiudiziali, ne’ di eta’ ne’ di stato civile. L’affetto e l’amore che un genitore vuole e puo’ dare ad un figlio non puo’ essere pregiudizialmente limitato in astratto da queste barriere preventive.Come Radicali abbiamo presentato, come primi atti della legislatura, dei disegni per ampliare la possibilita’ di adottare anche a persone singole (AS 135 http://blog.donatellaporetti.it/?p=177), esattamente come e’ consentito l’istituto altrettanto delicato dell’affido. Avevamo anche sollevato con una interrogazione il caso di una cittadina italiana residente in Portogallo (http://blog.donatellaporetti.it/?p=527), in lista d’attesa come single per adottare un bambino, e in tutta risposta il sottosegretario Carlo Giovanardi ha spiegato che per ora non e’ prevista la ratifica della Convenzione, e che essendoci una fila interminabile anche per le coppie sposate…. niente da fare. Ma la risposta di Giovanardi suggeriva però che anche i single italiani possono adottare, ma solo se lo richiedono all’estero. Ma poi, quando arrivano in Italia, cosa succede? Quel figlio nel nostro Paese diventa un minore abbandonato?

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Adozioni per i single

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

«I casi eccezionali, già oggi previsti dalla legge, che consentono l’adozione di minori da parte di adulti single devono restare, appunto, delle eccezioni, e non diventare un improprio grimaldello per reclamare un allargamento delle maglie della legislazione». Così commenta Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, la pronuncia della Corte di Cassazione, che invita il legislatore a “provvedere ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di un minore da parte di una persona singola”. In Italia, ricorda Belletti, «c’è una grande abbondanza di coppie che hanno intrapreso la via dell’adozione. Molte di più di quante siano le concrete possibilità di completare le procedure di adozione un bambino, in Italia o all’estero. «Con l’adozione si vuole restituire una genitorialità piena, con un papà e una mamma, a bambini già duramente provati dalla vita e che hanno il diritto di crescere ed essere educati in una famiglia. Il diritto del bambino deve essere messo al primo posto rispetto al desiderio degli aspiranti genitori.
«I bisogni di un bambino senza famiglia esigono le migliori condizioni possibili. Alla società spetta di garantire queste condizioni e certamente la presenza stabile di un padre e di una madre è fattore fondamentale per il futuro benessere di quel bambino. In situazioni particolari – in quei casi speciali che già la nostra legislazione ammette – si può riconoscere l’adozione di single, ma queste situazioni sono e devono rimanere “speciali”. Il diritto generale» conclude Belletti «deve puntare a dare al minore un padre ed una madre che si curino di lui».

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Adozioni internazionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

L’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani condivide l’ambizioso progetto del Parlamento Europeo di facilitare le adozioni internazionali al fine di impedire, o quantomeno ridurre, il fenomeno della compravendita illegale di bambini o la sosta di questi ultimi presso internat o strutture simili. In merito il presidente nazionale AMI avv. Gian Ettore Gassani dice: “ Da anni si parla in Europa e nel mondo di semplificare il percorso delle adozioni internazionali.
Tuttavia manca una politica comune che concretamente miri ad assicurare sostegno all’infanzia e all’adolescenza abbandonate. A parere dell’AMI per facilitare le adozioni internazionali occorrerebbe innanzitutto prevederne la gratuità atteso che l’adozione, nobile ed alta scelta
d’amore e di coraggio, rappresenta un lusso finanche per i benestanti e che in altri ceti sociali è possibile solo accendendo un mutuo. Occorre inoltre velocizzare le pratiche burocratiche: i tempi dell’adozione internazionale, specie nel nostro Paese, sono ancora lunghi ed incerti”. I costi di un’adozione internazionale per due coniugi italiani variano tra 5 e 20.000 euro (senza tenere conto di tante spese accessorie, ma spesso indispensabili, da sostenere all’estero). I tempi sono compresi tra i 18 ed i 40 mesi, a seconda del Paese di origine del bambino da adottare. “Fin quando i genitori adottivi italiani ed europei saranno vessati sul piano economico e burocratico, le
adozioni internazionali saranno sempre difficili ed i bambini abbandonati saranno sempre più alla mercé di organizzazioni criminali che, facendo leva sulle debolezze ed imperfezioni dell’attuale sistema, continueranno a proporne la compravendita al mercato nero. ‘Comprare’ un bambino o adottarlo costa la stessa cifra (circa 15-20 mila euro). La differenza è che il mercato nero consegna i bambini in tempo reale mentre l’attuale sistema sempre più burocratico ed ipocrita, costringe le coppie ad attese insopportabili. Pertanto il Parlamento Europeo spieghi bene cosa intende quando dichiara di voler facilitare le adozioni internazionali. Vi è la netta sensazione che si tratti dell’ennesima, vuota, enunciazione di principio”.

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Adozioni internazionali

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

L’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, nella persona del presidente nazionale avv. Gian Ettore Gassani replica all’odierno comunicato della CAI in materia di adozioni internazionali sottolineando quanto segue: “I giudici della Suprema Corte di Cassazione nel giugno scorso sono dovuti intervenire, con sentenza 13332 per sancire e riaffermare un principio sacrosanto: i bambini da adottare non possono essere selezionati per etnia. L’Intervento della Suprema Corte si è reso necessario a seguito del proliferare dei cosiddetti ‘decreti di idoneità mirati’ emessi da alcuni Tribunali per i Minorenni, che indicavano esplicitamente le qualità del bambino da adottare. Nessuno ha affermato che in Italia tutte le coppie siano razziste ma è sconcertante negare che una significativa parte di esse lo sia. Del resto, tanto per uscire fuori da equivoci od ipocrisie di fondo, è arcinoto che le coppie che intendono adottare un bambino straniero possono scegliere la etnia di quest’ultimo attraverso il conferimento di incarico all’ente autorizzato ‘giusto’, ossia che opera in determinati Paesi. Pertanto la scelta del bambino ‘perfetto’ è stata finora assolutamente praticata da moltissimi. Il sistema adozioni va rifondato: adottare un bambino è un gesto di altruismo e non la mera ricerca di colmare un vuoto genitoriale. E’ innegabile, altresì, il dato statistico fornito dalla stessa CAI secondo cui nel quasi 60% dei casi i bimbi adottati siano di sesso maschile, dato sempre costante negli ultimi anni. Nessuno disconosce l’impegno della CAI ma non sono accettabili buonistiche analisi su un fenomeno come quello delle adozioni internazionali che meriterebbe ben altri approfondimenti”.

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Le adozioni internazionali in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Restano senz’altro significative scelte d’amore e di coraggio da parte di aspiranti genitori che intendono adottare bambini senza famiglia. Tuttavia resistono moltissime zone d’ombra attorno a questo gesto che dovrebbe fare dell’altruismo il vero filo conduttore.  “Le statistiche descrivono un fenomeno preoccupante: le adozioni internazionali perseguite da molte famiglie italiane sovente sono motivate da scelte razziste e sessiste” afferma l’avv. Gian Ettore Gassani, Presidente Nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani.  “Nel 2009 – continua – sono stati 3.964 i bambini adottati in Italia. Negli ultimi 10 anni sono stati adottati 27.965 bambini da 22.665 coppie (con una media di 1.23 per famiglia). Dati i costi delle adozioni del tutto imprevedibili (dai 5 mila ai 25 mila euro a seconda del Paese di origine del bambino adottato), le adozioni internazionali restano sostanzialmente appannaggio delle coppie benestanti di cui il 65% è residente nelle regioni centro settentrionali (dal 16 novembre 2000 al 31 dicembre 2009 la Lombardia è stata la regione con il maggior numero di bambini adottati: 4.644 seguita dal Veneto: 2.459; Toscana: 2.065; Lazio: 1.947; Campania: 1.416). La maggioranza delle coppie di aspiranti genitori adottivi ‘sceglie’ e ‘acquista’ bambini di pelle bianca, per lo più provenienti dall’est europeo (Russia in primis poi Ucraina). Pochissimi sono i bambini provenienti dal ‘Terzo mondo’. L’aspetto più significativo è che i coniugi italiani, nel 60% dei casi, chiedono ed ottengono bambini di sesso maschile quando invece la maggioranza dei piccoli abbandonati è di sesso femminile. Le leggi internazionali e gli ultimi orientamenti della Suprema Corte di Cassazione sanciscono, di contro, che una coppia debba adottare un bambino ‘a scatola chiusa’ senza poter scegliere etnia, colore della pelle, provenienza geografica, sesso e condizioni di salute. Soltanto l’età è subordinata a quella degli adottandi anche se si registrano casi di adozioni di bambini molto piccoli (la media è 5 anni) in favore di coppie non più giovanissime”.  La maggioranza delle coppie vuole, quindi un bambino maschio, di pelle bianca, biondo, occhi azzurri, sano e piccolo di età. Questo è quanto emerge dai dati della CAI (Centro Adozioni Internazionali) e del Centro Studi AMI.  Dati alla mano, Gassani denuncia: “Nel 2008 nel 26% dei casi i Tribunali per i Minorenni hanno rilasciato alla coppie decreti di idoneità ‘mirati’ (con l’indicazione del Paese di provenienza del bambino, la specifica appartenenza ad una determinata etnia, il genere del minore, lo stato di salute, l’età giusta). Soltanto 14 bambini su 100 che entrano in Italia sono affetti da patologie a fronte del 35% dei bambini malati che vive negli internat”.

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La Carrà al family festival di Fiuggi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

Fiuggi, Raffaella Carrà è sbarcata al Fiuggi Family Festival. La regina della tv, da qualche mese latitante dalle scene (non per sua volontà, ci tiene a dire) ha calcato il palcoscenico del kermesse cinematografica per parlare di adozioni a distanza, un tema al quale l’artista è particolarmente legata da anni. Nel 2006 con il suo programma Rai Amore, Raffaella Carrà è stata pioniera di un ambizioso progetto, portare sul piccolo schermo le attività delle onlus che nel mondo lavorano a sostegno di famiglie e bambini grazie alle donazioni. Le lettere che ricevo mi emozionano e la mia spinta forte è principalmente questa consapevolezza”. La Carrà approfitta per lanciare un ulteriore appello in aiuto di chi è meno fortunato: “Se non si possono spendere 20 euro in una situazione come questa, di crisi, in cui è tutto è sotto sopra – ammette  – bisogna unire le forze”. La Carrà ha parlato anche del suo ultimo impegno televisivo che l’ha vista coinvolta in veste di direttore artistico nell’edizione 2010 di Gran concerto, il programma di RaiTre sulla musica classica per bambini condotto da Alessandro Greco e che dovrebbe andare in onda da settembre. Nessuna pubblicità ne ha ancora annunciato la  programmazione perché,  per scelte della direzione, spiega la Carrà “non si possono fare spot per programmi per bambini”. Ma, polemizza la conduttrice “capisco che non si possa fare la pubblicità per gli acquisti per ragazzi, ma perché non si deve sapere che parte il Gran Concerto, ad esempio venerdì? Mistero. E’ una domanda alla quale non ha saputo dare una risposta nessuno”. Prima di lasciare la sala la Carrà ha rivolto al pubblico un saluto affettuoso, sui tempi della sua prossima apparizione ha però replicato “non credo tornerò presto in tv”.

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Haiti: Save the Children

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Le adozioni non sono la priorità della risposta all’emergenza. Occorre lavorare per riunificate i bambini con le loro famiglie e aiutarli a ritrovare il senso di normalità anche attraverso l’attività scolastica. L’organizzazione è leader per il coordinamento con le altre organizzazioni umanitarie, internazionali e locali, e con il Governo di Haiti sulle tematiche relative all’educazione e alla riunificazione familiare. A causa della situazione critica nelle aree maggiormente colpite dal terremoto ad Haiti, molti bambini sono a rischio e senza le adeguate cure. Molti di loro sono stati separati dai genitori o dalle famiglie allargate, a causa del ferimento e in alcuni casi la morte di alcuni di loro, nonché dalla completa confusione seguita alla catastrofe e rischiano di ammalarsi, di essere trafficati, abusati sessualmente, oltre a soffrire di gravi traumi a livello psicologico. Save the Children ha accettato l’invito delle Nazioni Unite di coordinare gli sforzi per riunire questi bambini alle loro famiglie e sta lavorando in stretta cooperazione con le alter organizzazioni umanitarie, internazionali e locali, e con il Governo di Haiti per identificare e registrare i bambini separati dalle famiglie in modo che possano essere riunificati con i propri cari “L’adozione internazionale dei bambini haitiani i cui documenti legali finalizzati alla stessa fossero stati completati prima del terremoto può senza dubbio andare avanti, così come i bambini che sono già stati dichiarati adottabili possono essere inseriti in nuove famiglie” precisa Valerio Neri “ Però, chiediamo con risoluzione che i bambini colpiti dal terremoto ad Haiti non vengano dati in adozione prima che siano stati ottemperati tutti i tentativi per riunirli con la loro famiglia e che non venga adottata alcuna procedura facilitata che possa mettere a rischio il minore stesso e che non sia in linea con la legge haitiana..” L’organizzazione, inoltre, sta coordinando anche il lavoro relativo al sistema educativo, che è parte centrale dell’intervento in un contesto di emergenza,  al fine di allestire in tempi rapidi delle scuole temporanee nelle aree sicure a misura di bambino. L’attività scolastica, infatti, aiuta i bambini a ristabilire un senso di quotidianità che li aiuta a elaborare il trauma subito.  Il sistema scolastico haitiano è totalmente collassato e le scuole haitiane sono ufficialmente chiuse dal giorno del terremoto, però è essenziale per i bambini pensare di avere altre opportunità per fare attività insieme e per ristabilire un senso di normalità.  Prima del terremoto, erano già 706.000 i bambini che abitualmente non frequentavano la scuola e questo numero è destinato ad aumentare drammaticamente a causa degli edifici crollati, gli insegnanti feriti o rimasti uccisi.

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Haiti e la legge sulle adozioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

«A seguito della riunione della Cai non possiamo non sottolineare che è fuori discussione che si debba fare il massimo per soccorrere la popolazione di Haiti ed in particolare i bambini che stanno pagando il prezzo più caro del tragico terremoto» commenta Francesco Belletti, presidente del Forum. «Ma da più parti si sente insistere per una modifica della legge sull’adozione internazionale nel senso di abbattere il livello delle garanzie che la coppia adottante deve offrire per il bene del bambino. «Ha ragione dunque il sottosegretario Giovanardi a raffreddare questi entusiasmi: azzerare le garanzie previste dalla legge da un lato non aiuterebbe a risolvere il problema di Haiti ma servirebbe, dall’altro, a far venire meno la fiducia internazionale e soprattutto dei Paesi di origine nei confronti del sistema italiano. «Di famiglie che hanno già superato gli accertamenti del caso e sono in attesa di un’adozione ce ne sono in Italia oltre seimila tutte già ora coinvolgibili in un serio e affidabile percorso adottivo. Sicuramente più di quanti bambini potranno mai arrivare da Haiti che peraltro con l’Italia non ha né tradizioni di scambio né convenzioni in atto. «Nell’adozione internazionale la prudenza non rappresenta una risposta alla voglia di burocrazia ma uno strumento di tutela del minore contro il traffico internazionale dei bambini. Anche difronte all’emergenza» conclude Belletti «è dunque opportuno lasciare il tempo necessario alla ricostruzione sul posto delle reti di garanzia attorno ai bambini. L’emergenza e l’urgenza non devono aggiungere dramma al dramma»

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Ragazzi per l’unità

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2009

Tamil Nadu, sud dell’India dall’ 8 al 12 agosto 2009  Primo supercongresso in India.  Sabato 8 agosto – Kumaraguru College of Technology di Coimbatore.  Davanti a 2.000 coetanei, attraverso testimonianze, performance artistiche e  culturali, i ragazzi presenteranno quanto realizzato in questi anni vivendo la Regola  d’oro: azioni volte a risolvere situazioni di povertà e di emarginazione; per  promuovere la pace e la solidarietà ad ogni livello, passi concreti nel cammino  del dialogo interreligioso verso la fraternità universale.  Domenica 9 agosto – “Festival per la pace”, aperto alla città,all’Avinashi Hall.  Vedrà la partecipazione di personalità civili e religiose locali e nazionali. Attraverso  un atto simbolico, giovanissimi rappresentanti delle principali religioni,  manifesteranno il loro impegno a “fare il primo passo” in favore della pace e dell’unità per essere testimonianza visibile di un mondo unito.  10-12 agosto – 700 ragazzi rappresentanti dei diversi Paesi del mondo si  immergeranno nella vita di alcuni villaggi della periferia di Coimbatore. Attraverso  workshop di solidarietà e attività di animazione coi bambini del posto, e grazie all’ospitalità di un centinaio di famiglie, i ragazzi verranno a contatto con la cultura  locale, scoprendo le tradizioni dell’India rurale, in un’arricchente scambio reciproco. A conclusione formuleranno impegni e progetti per il futuro alla presenza  di dott. Abdul Kalam, musulmano, grande scienziato e già presidente dell’India. http://www.teens4unity.net
Il Supercongresso 2009, manifestazione internazionale dei Ragazzi per l’unità, giunto alla quinta edizione mondiale, nell’attuale edizione presenta molte novità: è la prima volta  che si svolge fuori Roma, ed è promosso e realizzato in collaborazione con una organizzazione ghandiana, lo Shanti Ashram, che dà all’evento uno spiccato carattere interreligioso e interculturale.  Si pone come un’ulteriore tappa del cammino comune intrapreso nella costruzione della  fraternità universale, attraverso un concreto dialogo interreligioso, che si fonda sulla pratica della Regola d’oro, presente nei libri sacri delle più grandi religioni del mondo:  “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. http://live.focolare.org/rpu,
I Ragazzi per l’unità (www.teens4unity.net) fanno parte del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich (www.centrochiaralubich.org) per concorrere a realizzare il progetto di Dio sull’umanità, espresso nel Vangelo: “Che tutti siano uno”. Sono attualmente 150.00, non solo cristiani, ma anche seguaci di altre religioni e culture, presenti in 182 Paesi. Il loro obiettivo è vivere per costruire un  mondo unito diffondendo, specie tra i coetanei, la cultura della comunione tra i popoli, della pace e della fraternità. Si impegnano a superare le divisioni in famiglia, fra generazioni, nelle scuole ed in tutti gli ambienti nei quali vivono. Intraprendono attività a livello locale e mondiale come: tornei  sportivi, concerti, azioni ecologiche, raccolte di fondi, forum, marce per la pace. Vivono e diffondono la ‘cultura del dare’, con progetti e borse di studio in favore dei loro coetanei nei Paesi in via di sviluppo. Col progetto ‘ColoriAMO la città’ hanno dato vita a centinaia di iniziative per “colorare” con l’amore gli  angoli grigi dei loro quartieri e città: orfanotrofi, carceri, ospedali.
Lo Shanti Ashram (www.shantiashram.org) è un’organizzazione indiana impegnata in campo sociale ed educativo specie nelle aree rurali. Si ispira al ‘Sarvodaya’, cioè ad una delle idee forza del Mahatma Gandhi: l’impegno ad una vita dignitosa per tutti. E’ stato fondato nel 1986 dal dott. M. Aram, – eminente personalità riconosciuta a livello nazionale e internazionale per il suo impegno a favore dell’educazione e della pace – insieme alla Signora Minoti Aram, dott.ssa Vinu Aram e ad altri amici  gandhiani. Sono migliaia i bambini che, a livello locale, beneficiano, dei programmi di sviluppo messi in  atto dall’Ashram in collaborazione con altre organizzazioni umanitarie.  Come nasce la collaborazione tra Movimento dei focolari e Shanti Ashram – Nasce dall’incontro tra il Dott. Aram, Senatore a vita e tra i Presidenti della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace  (WCRP), e Chiara Lubich in occasione della sessione inaugurale della VI Assemblea Mondiale tenutasi  nell’Aula del Sinodo in Vaticano, nel 1994. Di qui l’invito a visitare l’India. Progetto realizzato alcuni anni dopo, nel 2001, quando lo Shanti Ashram e il Savodaya Movement hanno conferito a Chiara Lubich il Premio “Defender of Peace Award”. Questo evento ha segnato una tappa importante nel cammino del dialogo tra cristiani e indù dando inizio ad una serie di incontri e simposi, che continuano tuttora, nonché la progettazione di azioni comuni verso la realizzazione della fraternità universale. Dal 1994 il  Movimento Famiglie Nuove, diramazione dei Focolari, collabora con le adozioni a distanza.

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Le pigotte per i bambini della Guinea

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

“Ci sembra bello regalare un sorriso ai nostri figli facendo nel contempo qualcosa di concreto per aiutare a crescere sano un bambino o una bambina della Guinea.” Con queste parole il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta e l’assessore alle Pari opportunità e alle Relazioni internazionali Aurora Tesio hanno accompagnato il piccolo momento di gioia e di speranza, pur in una giornata contrassegnata dal grande lutto per le vittime del terremoto in Abruzzo, vissuto oggi dai figli dei dipendenti della Provincia di Torino nella sede di corso Inghilterra. I bambini fino ai dodici anni di età hanno infatti ricevuto in regalo una Pigotta, la bambola di pezza ideata dall’Unicef per sostenere un progetto di adozione a distanza rivolto ai bambini della Guinea Bissau. Per ognuna delle circa 500 bambole acquistate a partire dal 2008, anno in cui ha aderito all’iniziativa “Per ogni bambino nato un bambino salvato”, la Provincia ha versato all’Unicef 20 euro. Questa cifra è sufficiente per garantire ad un nascituro di quel Paese dell’Africa Occidentale un kit salvavita composto da vaccini, dosi di vitamina A, kit ostetrico per un parto sicuro, antibiotici e una zanzariera antimalaria: tutti strumenti necessari per ridurre il pericolo di mortalità nei primi cinque anni di vita. “Abbiamo deciso di sostenere il progetto, oltre che con l’acquisto delle Pigotte per i figli dei nostri dipendenti” hanno aggiunto Saitta e Tesio, “anche offrendo il sostegno ai diversi Comuni della provincia che hanno deciso di aderire a loro volta regalando una bambola a ogni neonato della propria comunità”.

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“Adotta un papà nel Sud del mondo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2009

Roma 19 marzo 2009, dalle ore 9.00 presso la Sala del Carroccio in Campidoglio a Roma, si tiene il convegno “Aiutiamo i papà a lavorare nella loro terra”, promosso dal Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore.  La campagna vuole rilanciare “Adotta un papà nel Sud del mondo”, iniziativa di aiuto alle popolazioni del Sud del mondo già ricordata da Papa Benedetto XVI nel 2007 e da Papa Giovanni Paolo II nel 2001, alla luce del successo di oltre 1000 famiglie aiutate a lavorare nella propria terra. Anche quest’anno il progetto si pone l’obiettivo di aiutare le famiglie che vivono in zone del mondo svantaggiate, soprattutto in Sahel, dandogli la possibilità di vivere con dignità nel loro Paese, evitando l’emigrazione forzata come unica alternativa all’indigenza. Con soli 25 euro, infatti, è possibile assicurare lo stipendio di una settimana a un lavoratore del Sud del Mondo per provvedere ai bisogni e alla sussistenza della propria famiglia.  Inaugura i lavori il messaggio del Sindaco di Roma Gianni Alemanno. Intervengono all’incontro Giuseppe Rotunno – Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, Mons. Davide Maccarri – Vicariato di Roma, Franco Bentivogli – Vicepresidente del Cnel ed i rappresentanti di grandi Comuni d’Italia. Conclude Maria Romana De Gasperi.

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