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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Smart building: in Italia il volume d’affari è stato di 3,6 miliardi di euro nel 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Nel 2018, in Italia, il volume d’affari associato a investimenti in “smart building” è stato di circa 3,6 miliardi di euro, distribuiti in maniera quasi omogenea tra building devices & solutions (41%, pari a 1,47 miliardi di euro), automation technologies (31%, 1,1 miliardi) e piattaforme di gestione e controllo (28%, 1,02 miliardi), dove gli investimenti in hardware e software l’hanno fatta da padrone, a riprova della sempre maggior importanza della componente digital. Una tendenza destinata a crescere significativamente nel prossimo quinquennio: si stima che in Europa gli investimenti in efficienza energetica e digitalizzazione nel comparto daranno grande spinta all’economia, in particolare nell’edilizia, che contribuisce per il 9% al PIL europeo e garantisce oltre 18 milioni di posti di lavoro, grazie soprattutto alle PMI, responsabili di circa il 70% del volume d’affari.
Sono alcuni dei dati contenuti nello Smart Building Report 2019, il primo dei rapporti redatti dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano ad affrontare in maniera organica il tema degli smart building, con l’obiettivo di fotografare la situazione in Italia analizzando in particolare i modelli di business degli operatori. Obiettivo del Report è anche quello di fornire una chiave di lettura corretta per un settore in cui differenti tematiche, dalla generazione di energia all’efficienza energetica fino alla sicurezza delle persone e degli asset, interagiscono in modo articolato. A tal proposito sono stati intervistati numerosi operatori e analizzate le tipologie di collaborazioni che si instaurano tra loro e tra i loro modelli di business, nonché le dinamiche con cui gli edifici vengono ideati, realizzati e gestiti.
Il concetto di building automation non è nuovo, ma viene menzionato già nel 1880, quando fu inventato il primo termostato; si parla di smart building circa un secolo dopo, quando vengono introdotti i primi computer per facilitare il monitoraggio ed il controllo degli impianti presenti negli edifici, ma è con l’avvento del nuovo millennio e la simultanea diffusione dei sistemi di data storage e di analysis che si comincia a delineare il concetto come oggi noi lo intendiamo: “un edificio i cui impianti sono gestiti in maniera intelligente ed automatizzata, attraverso un’infrastruttura di supervisione e controllo, per ottimizzare il consumo energetico, il comfort e la sicurezza degli occupanti, garantendone l’integrazione con il sistema elettrico”.Sono dunque quattro gli elementi chiave di uno smart building: building devices and solutions (gli impianti e le tecnologie che provvedono alla sicurezza degli occupanti, come quelli di generazione di energia e di efficienza energetica e quelli relativi al tema safety&security), automation technologies (la sensoristica connessa agli impianti, finalizzata alla raccolta dati, e gli attuatori che impartiscono agli impianti i comandi elaborati dalle piattaforme di controllo e gestione), piattaforme di controllo e gestione (l’insieme dei sistemi software volti alla raccolta, elaborazione e analisi dei dati acquisiti dalla sensoristica installata sugli impianti), connectivity (l’insieme dei protocolli di comunicazione, wireless o cablati, che permettono la comunicazione tra sensori, attuatori e la piattaforma di controllo e gestione).C’è poi l’elemento umano, costituito da coloro che investono, gestiscono e usufruiscono dei benefici e dei servizi, classificati in due categorie: gli hard benefit, quantificabili in termini monetari (risparmio energetico, ottimizzazione della produttività, manutenzione predittiva, aumento del valore dell’immobile) e i soft benefit, tesi al miglioramento delle condizioni socio-ambientali degli occupanti (sostenibilità ambientale, sicurezza, comfort, telegestione, telecontrollo, interoperabilità).

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Codici: sempre meno affari e più problemi nell’e-commerce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Lo dimostra il caso Girada, società sanzionata dall’Antitrust con una multa di 250 mila euro ed oggetto di un nuovo procedimento. Sotto accusa un’offerta commerciale di beni a prezzi particolarmente scontati alla quale però non corrisponde l’acquisto del bene, ma una mera prenotazione: per acquisire il prodotto il consumatore deve attendere che altri effettuino un analogo “acquisto”. Inoltre, l’ottenimento e la consegna del bene sono resi estremamente aleatori, non essendo noti i meccanismi di scorrimento della lista ed i tempi di attesa. L’Autorità contesta anche il mancato riconoscimento del diritto di recesso ed il mancato rimborso di quanto versato. “Abbiamo avviato un’azione di classe per chiedere il risarcimento dei consumatori – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – a fronte di offerte all’apparenza imperdibili c’è infatti un sistema di vendita che in realtà è poco chiaro e presenta diversi ostacoli per quanto riguarda recesso e rimborso”.Un meccanismo analogo è stato portato avanti da Oobs, azienda per la quale l’Antitrust ha disposto la sospensione dell’attività di vendita online. L’Associazione Codici ha avviato un’azione di classe per tutelare i consumatori. Stesso obiettivo per le iniziative intraprese nei confronti di altri tre siti di e-commerce finiti sotto la lente dell’Autorità. Sono legati a Tecnotrade, Hp Group e Tiger Group, sanzionate con multe rispettivamente di 65 mila euro, 200 mila euro e 250 mila euro perché offrivano online prodotti che non erano disponibili, non procedevano a consegnare ai consumatori la merce acquistata, né restituivano le somme versate nonostante i reiterati reclami e gli annullamenti degli ordini. Sul sito http://www.codici.org sono disponibili i mandati di adesione alle azioni di classe. I consumatori che hanno avuto difficoltà nel ricevere il prodotto o nell’ottenere il rimborso possono richiedere assistenza al numero 06.5571996.

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I problemi che affliggono i viaggiatori d’affari di tutto il mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 novembre 2019

Minneapolis, 7 novembre 2019: Secondo una ricerca indipendente commissionata da CWT, la piattaforma di gestione di viaggi B2B4E, le due maggiori preoccupazioni che affliggono i viaggiatori d’affari di tutto il mondo riguardano il deterioramento della famiglia e la pressione sui colleghi.Rispetto alla sfera privata, il 22% dei business traveler ritiene le frequenti trasferte compromettano la qualità delle loro relazioni e della vita familiare mentre il 21% si dice preoccupato che i propri cari pensino si preferisca viaggiare per lavoro alle responsabilità domestiche quotidiane. Dal punto di vista professionale, il 22% si sente in colpa nel gravare i colleghi, durante le assenze, anche con il proprio carico di lavoro, il 21% trova stressante trascorrere troppo tempo con collaboratori o clienti e il 14% è impensierito dalla difficoltà di rimanere in contatto con le persone in sede.“Nonostante la medesima ricerca sottolinei come i business traveler percepiscano gli aspetti positivi insiti nelle loro trasferte superiori a quelli negativi tanto sul lavoro (92%) quanto a casa (82%), le aziende devono essere consapevoli delle preoccupazioni da loro evidenziate e pronte ad aiutarli nell’affrontarle apertamente”, ha affermato Catherine Maguire-Vielle, CWT EVP e Chief Human Resources Officer. “Le relazioni rappresentano una componente fondamentale del benessere della persona e le aziende hanno l’obbligo di garantire che i viaggi dei propri dipendenti non le mettano a rischio né tra le mura domestiche né in ufficio”.Nell’osservare le differenze tra frequent business traveler su base geografica, gli americani sviluppano, in genere, maggiori apprensioni rispetto ai viaggiatori europei e dell’area Asia Pacifico.Il 26% ritiene le proprie relazioni personali e familiari in sofferenza rispetto al 23% degli europei e al 18% degli orientali. Il 23% afferma che, durante le trasferte, trascorrere molto tempo con colleghi o clienti può essere stressante, valore condiviso con i viaggiatori del Vecchio Continente mentre per quelli dell’area Asia Pacifico questo si ferma al 19%. Il 22% si preoccupa che in famiglia pensino preferisca anteporre i viaggi di lavoro alle responsabilità quotidiane rispetto al 17% degli europei e al 23% degli asiatici.D’altra parte, gli americani sono meno impensieriti dalla difficoltà di rimanere in contatto con le persone nella sede centrale (13%, contro il 14% dei viaggiatori d’Europa e dell’Asia Pacifico) e del dover riversare sui colleghi il proprio lavoro (16%, contro il 25% degli asiatici e 24% degli europei).
Nell’area Asia Pacifico e in Europa sono i Boomer a ritenere con maggiore probabilità che, quando viaggiano, le relazioni personali e domestiche ne soffrano. Tuttavia, nelle Americhe, la classifica è guidata dai viaggiatori della Generazione X.Questi ultimi sono anche i più preoccupati dal dover lasciare il proprio lavoro ai colleghi, facendo registrare la percentuale più alta nelle tre aree geografiche.
In ogni regione – rispetto alle altre due generazioni – i Millennials sono i più turbati riguardo alla difficoltà di rimanere in contatto con i colleghi in sede e al sospetto che la famiglia ritenga i viaggi di lavoro preferiti alle responsabilità quotidiane. Quando si tratta dello stress causato dal passare, durante le trasferte, troppo tempo con collaboratori o clienti, emergono differenze generazionali in ogni area. In quella dell’Asia Pacifico la percentuale più alta è stata registrata tra i Millennial, nelle Americhe tra i Boomer mentre in Europa Generazione X e Boomer sono in parità.

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I conflitti di interesse di Trump: affari dalla Casa Bianca?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

“Sta cercando di arricchire la Trump Organization usando la posizione del presidente degli Stati Uniti per farlo”. Così Richard Painter, avvocato di affari etici nell’amministrazione di George Bush figlio, in un’intervista alla Msnbc, mentre commenta i continui conflitti di interesse di Donald Trump. Painter ha continuato a spiegare che il governo federale è divenuto cliente dell’azienda di Trump, violando in questo modo la “emoluments clause” (clausola sugli emolumenti). Questa clausola proibisce al presidente ed altri funzionari del governo di ricevere benefici di valore o compensi monetari al di là del loro stipendio.Il tema del conflitto di interessi per l’attuale inquilino della Casa Bianca esiste dal giorno della sua inaugurazione. Va ricordato che Trump ha dato l’incarico di gestire la sua azienda ai suoi due figli Donald Junior e Eric. Ciononostante il 45esimo presidente continua ad esserne il proprietario. E continua a promuovere gli affari direttamente e indirettamente.A conclusione del recente incontro del G7 in Francia, il 45esimo presidente ha suggerito che il prossimo incontro del gruppo si potrebbe tenere al Trump Doral Resort di Miami. Secondo lui, il luogo sarebbe ideale poiché include spazio, sale, alberghi, e tutti i requisiti necessari. Ovviamente, i governi degli altri sei Paesi ospitati pagherebbero le spese per il loro personale, creando in questo modo business per le tasche del presidente americano. Trump non vede, o vede molto bene, che lui ha fatto un annuncio commerciale per aiutare il resort che ultimamente, secondo alcune analisi, non sta andando a gonfie vele.Non è questa l’unica volta che Trump promuove i suoi affari dalla sua posizione di presidente. Ogni volta che lui va a passare il weekend per giocare a golf in una delle sue proprietà sparse per gli Stati Uniti e per il mondo i media ne danno notizia. La pubblicità aiuta a ricordare che nelle proprietà del presidente ci si può divertire e inoltre qualche volta incontrare casualmente il signor Trump e possibilmente anche presentare qualche proposta politica e economica.Il presidente, da reality star, sa molto bene che quando si parla, anche indirettamente, delle sue proprietà nei telegiornali, la sua azienda ottiene benefici mediante la pubblicità. Continua però ad asserire che fa il suo lavoro perché ama l’America e che da presidente perde da 3 a 5 miliardi di dollari, senza però darne prova. Ci ricorda che, come promesso in campagna elettorale, non accetta i 400mila dollari di salario annuale, donandoli ad alcune agenzie del governo americano. Una delle poche promesse mantenute ma che consiste di una piccolissima somma in comparazione ai benefici economici the trae dal suo lavoro di presidente.Un’analisi del gruppo Citizens for Ethics and Responsiblity in Washington (CREW), gruppo non profit, ci informa che Trump ha passato un terzo della sua presidenza visitando le sue proprietà. Secondo CREW, Trump ha visitato le sue proprietà 362 volte dal giorno della sua inaugurazione avvenuta nel mese di gennaio del 2017. Tutto ovviamente a spese dei contribuenti. Per il corrente anno il presidente ha fatto 81 visite alle sue proprietà. CREW ha anche rilevato “un corrotto rapporto” fra l’azienda di Trump e la Casa Bianca, mettendo dubbi sulle sue decisioni politiche e la forte possibilità che esse influiscano sui profitti personali del presidente.Non ci vuole molto a capire che Trump promuove le sua azienda dalla Casa Bianca. Tutti lo sanno. E per ottenere accesso al presidente contribuiscono “mazzette” alle sue proprietà, spendendo soldi nei suoi alberghi e resort. Non poche ambasciate, soprattutto di Paesi del Medio Oriente, spesso usano il Trump Hotel di Washington, D. C. per i loro eventi. Gruppi politici tengono riunioni nelle sue proprietà sapendo molto bene che farà piacere ai due figli del presidente che gestiscono la Trump Corporation, i quali ovviamente sono in contatto con il padre.Anche funzionari del governo sono soggetti al “fascino” delle proprietà di Trump. Il vice presidente Mike Pence ha usato il resort di Trump in Irlanda in un suo recente viaggio ufficiale per incontri con rappresentanti irlandesi. Il problema sono le distanze. Gli incontri si sono tenuti a Dublino; il Trump International Golf Links And Hotel Donbeg si trova però‎ a quasi 300 chilometri di distanza dalla capitale irlandese. Pence avrebbe potuto trovare una sistemazione a Dublino e risparmiare soldi ai contribuenti. La sua scelta di stare nel resort di Trump sembrerebbe essere stata suggerita a Pence proprio dal suo capo il quale però ha negato categoricamente. Il risultato però consiste di business per Trump.Anche il ministro della Giustizia, William Barr, apprezzatissimo dal presidente per la sua fedeltà alla sua persona e non necessariamente alla costituzione, è stato recentemente criticato per il suo programma di spendere 30mila dollari nelle prossime feste natalizie al Trump Hotel di Washington. Scelta casuale ma poco intelligente che ovviamente suscita sospetti, considerando la disponibilità di altri alberghi della capitale. Niente di illegale ma poca accortezza professionale considerando la “emoluments clause” che Barr conosce benissimo.La “emoluments clause” è venuta a galla pochissime volte nella storia americana. Si ricorda che Benjamin Franklin, da ambasciatore statunitense in Francia, ricevette una tabacchiera intarsiata di diamanti dal re francese. Un altro esempio avvenne con John Jay, presidente della Corte Suprema il quale alla fine dell’ottocento ricevette un cavallo dal re di Spagna. Dei nostri giorni i conflitti di interesse di Trump sono molto più ovvi e complessi. I repubblicani al Senato chiudono non uno ma ambedue gli occhi. I democratici alla Camera hanno però iniziato un’inchiesta ma fino ad oggi sembrano marciare a passi di lumaca.

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Il volume d’affari dei dottori commercialisti

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

In Italia nel 2018 circa 64mila dottori commercialisti hanno dichiarato un volume d’affari di 7,3 miliardi di euro, di cui 5,9 miliardi riferito agli uomini e 1,4 miliardi alle donne, in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. In aumento anche il reddito totale dei dottori commercialisti dichiarato nel 2018, riferiti al 2017, che ha superato i 4,1 miliardi di euro (+ 2,1% rispetto all’anno precedente), di cui quasi 3,3 miliardi appartenente agli uomini e oltre 852 milioni alle donne. Questi sono alcuni dei dati emersi dal Reputational Report 2018 realizzato dalla Cassa Dottori Commercialisti (CNPADC) e giunto quest’anno alla sua seconda edizione.Il reddito medio del dottore commercialista dichiarato nel 2018, riferito al 2017, è lievemente aumentato, passando da 64.000 a 64.300 euro, così come il volume d’affari medio, cresciuto da 113.500 a 114.400 euro. Se gli uomini hanno guadagnato nettamente più delle donne, queste ultime hanno fatto registrare incrementi maggiori sia nel reddito che nel giro d’affari. Volendo fare, infatti, una distinzione, il reddito delle professioniste passa da 40.100 a 40.800 euro e il volume di affari da 65.600 a € 66.900 euro, con un incremento pari, rispettivamente all’1,75% e all’1,98%. Percentuali decisamente superiori rispetto a quelle dei colleghi, il cui reddito passa da 75.500 a € 75.700 euro e il volume di affari da 136.400 a 137.400 euro, rispettivamente +0,26% e +0,73%. E’ confermata la tendenza a una crescita maggiore dei dati reddituali delle donne (dal 2009 al 2018 +8,2% per i redditi contro un +0,9% degli uomini e +9% contro un +2,9% per i volumi d’affari), anche se le differenze rimangono ancora evidenti.Erano 68.552 i dottori commercialisti iscritti a CNPADC al 31 dicembre 2018, di cui 46.263 uomini e 22.289 donne: un dato che conferma un trend di crescita costante, con una variazione totale del 2% rispetto all’anno precedente.
Entrando nel dettaglio del Reputational Report, con oltre 111 mila euro è il Trentino – Alto Adige la regione dove si è registrato il maggior reddito medio dei dottori commercialisti (che corrisponde anche al volume d’affari medio più alto, pari a 208mila euro), seguita da Lombardia con più di 103 mila euro di reddito medio e un volume d’affari di quasi 190mila euro, e Piemonte con un reddito medio di quasi 80 mila euro e 147mila euro di volume d’affari.
Dal punto di vista territoriale la regione che presenta il maggior numero di Iscritti è la Lombardia, con 12.372, seguita dal Lazio (7.652) e Campania (7.047). L’Emilia Romagna è la regione con la maggiore presenza femminile (40,2% del totale), seguita da Basilicata (39,7%) e Sardegna. Il Molise è la regione con l’età media più bassa, pari a 46,6 anni, la Liguria quella con l’età più alta, pari a 50,5.E’ la Toscana la regione con il rapporto più alto tra iscritto e imprese del territorio, con una media di 84 società per ogni professionista. Sono invece appena 47 le imprese per iscritto in Calabria, che registra il rapporto più basso, a fronte di una media nazionale di 64 imprese per ogni professionista. A sostegno dei genitori di figli portatori di handicap o malattie invalidanti sono stati elargiti circa 3 milioni e 400mila euro mentre il supporto delle borse di studio agli associati e ai loro figli si è tradotto in oltre 1 milione e 250mila euro, e oltre 600mila euro a favore degli orfani.

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Legge europea: de Bertoldi (FdI): no appiattimento qualitativo su agenti d’affari in mediazione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

“Con questa Legge europea si appiattiscono le qualificazioni dei nostri professionisti. La categoria degli agenti d’affari in mediazione, che noi di Fratelli d’Italia stiamo cercando di aiutare perché già vessata da un punto di vista tributario, ora anche da un punto di vista normativo, verrà dequalificata. Infatti, già in sede di esame del decreto fiscale avevamo presentato un emendamento per tutelare la categoria. Ora togliendo i limiti che consentono l’accesso alla professione, verrà svilita la figura dell’agente mediatore che diventerà un lavoro di secondo piano. Non si tutelerà così neppure l’utente, che fino ad oggi vede nel mediatore una persona con una funzione super partes. Ancora una volta l’Italia deve subire l’ennesimo appiattimento qualitativo”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi nel corso del suo intervento in aula sull’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

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Quattro viaggiatori d’affari su dieci usano le carte aziendali per acquisti personali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Secondo una ricerca commissionata da CWT, società globale di gestione dei viaggi d’affari, quattro viaggiatori d’affari su dieci ammettono di aver utilizzato le carte aziendali per acquisti personali, più precisamente il 46% dei viaggiatori americani ed europei e il 38% di quelli provenienti dall’Asia Pacifico.«I travel manager devono affrontare l’uso improprio delle carte aziendali – ha dichiarato Christophe Renard, Vice President di CWT Solutions Group, la divisione di consulenza di Carlson Wagonlit Travel – e anche capire perché i viaggiatori non rispettino le regole». La pratica è diffusa, sebbene il 63% degli americani e il 58% degli europei intervistati riconoscano che la loro azienda ha una policy contraria all’utilizzo delle carte di credito corporate per acquisti personali, e che questa viene applicata nell’85% dei casi in entrambe le aree geografiche. Tra i viaggiatori dell’Asia-Pacifico, è il 69% a confermare una policy di questo genere nella propria azienda, con un tasso di applicazione dell’87%.
Complessivamente, a livello globale, sei viaggiatori d’affari su dieci dichiarano di disporre di una carta di credito corporate fornita dalla propria azienda. La percentuale è più alta per chi proviene dall’Asia Pacifico (67%), quindi dalle Americhe (61%) e poi dall’Europa (56%).Se le carte corporate sono utilizzate per acquisti personali, la ricerca mette anche in luce che le carte personali vengono spesso utilizzate per pagare spese di business.A livello globale, il 49% dei business traveler usa sempre la propria carta di credito personale quando viaggia per lavoro. I viaggiatori provenienti dall’Asia Pacifico sono più inclini a questo comportamento (55%) rispetto a quelli delle Americhe (48%) o dell’Europa (44%).«L’utilizzo di carte di credito personali per spese di business aumenta la difficoltà per le aziende di tracciare le spese, e conseguentemente rende molto più difficile far rispettare le policy – ha sottolineato Renard. – Se le aziende non vogliono emettere una carta di credito per tutti i dipendenti – il che è comprensibile – le carte di credito virtuali rappresentano un buon compromesso. In questo modo i viaggiatori non devono usare le loro carte personali per spese legate al business e, al tempo stesso, le aziende hanno la possibilità di sapere esattamente quali spese vengono effettuate dai loro dipendenti».

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Affari Beyond Borders

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Teheran. La Commissione europea (CE) ha costituito un fondo iniziativa Affari Beyond Borders, attualmente avendo le sue sessioni di matchmaking di punta per le PMI e cluster a AMB Iran (fino al 30 giugno, Teheran), è stato elogiato come “una grande iniziativa” durante la cerimonia di apertura della fiera.Alla cerimonia di apertura di AMB Iran, Eric Mamer, Direttore del semestre UE e la competitività all’interno della DG crescere, si è rivolto direttamente l’Unione europea e le PMI iraniani presenti in fiera: “l’UE, e la DG crescere, in particolare, sono a AMB Iran per sostenere il vostro internazionalizzazione sforzi attraverso l’iniziativa business Beyond Borders. E ‘nostro compito di cooperare e creare il miglior ambiente di business possibile per le aziende iraniane UE e”. Allo stesso modo, il bulgaro ambasciatore in Iran, Christo Stefanov Polendakov, ha elogiato Affari Beyond Borders come “una grande iniziativa promuovendo la cooperazione del settore privato tra le imprese comunitarie e internazionali”.Partecipare Mr. e Mr. Mamer Polendakov alla cerimonia di apertura AMB Iran sono stati anche il dottor Amir Hossein Shiravi, il generale-direttore del settore delle lavorazioni presso il Ministero dell’Industria, Miniere e del Commercio iraniano; Mr. Bernhard Müller, Vice Presidente e Membro del Consiglio di Amministrazione di Messe Stuttgart internazionale; Dr. Wilfried Schäfer, amministratore delegato di VDW – Macchina tedesca Associazione utensili per costruzioni; e il dottor Pedram Soltani, primo vicepresidente della ICCIMA.La fiera anche assistito la firma dell’accordo amministrativo tra la Commissione europea Direzione generale per il mercato interno, industria, imprenditorialità e le PMI (DG CRESCERE) e l’Organizzazione promozione del commercio presso il Ministero dell’Industria, Miniere e del commercio l’Iran sul lancio di un dialogo normativo e industriale.Più di 200 piccole e medie imprese europee e internazionali nel settore della lavorazione dei metalli sono ora in corso parte a riunioni di intermediazione su misura e la sessione tecnica UE-Iran Forum.L’evento business Beyond Borders alla AMB Iran è organizzato in collaborazione con la Fiera di Stoccarda e la Camera di Commercio di Iran, industrie, miniere e l’agricoltura.Affari Beyond Borders, un progetto finanziato dalla Commissione europea, consente alle aziende, in particolare le PMI e cluster, al commercio attraverso i confini ed esplorare mercati terzi. Ha tenuto sette eventi internazionali di successo (a Madrid, Città del Capo, Parigi, Milano, Cannes, Santiago e Sydney), dove sono stati concordati oltre 250 nuove partnership commerciali.

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Opportunità d’affari per le imprese italiane in Canada

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Firenze nella splendida cornice offerta da Palazzo Strozzi, il prossimo 12 Giugno dalle ore 9 alle 13, si terrà un seminario sul tema “Accordo Economico Canada-UE: Opportunità d’Affari per le Imprese italiane” organizzato dal Centro Studi Italia-Canada e dalla CNA Firenze Metropolitana.Il seminario intende fornire ai partecipanti la possibilità di confrontarsi sulle principali misure introdotte dall’Accordo economico-commerciale tra Canada ed Unione Europea (CETA), sui vantaggi derivanti dalle partnership aziendali, sulle modalità di investimento e di accesso al credito, nonché sulla scoperta delle opportunità offerte dalla provincia canadese del Québec alle imprese italiane interessate all’internazionalizzazione.
Parteciperanno in qualità di relatori: Giacomo Cioni, Presidente, CNA Firenze; Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi; Paolo Quattrocchi, Nctm Studio Legale – Direttore, Centro Studi Italia-Canada; Jan Scazighino, Ministro Consigliere Rapporti Economici, Ambasciata del Canada; Luca De Carli, Deputy Head of Unit, European Commission, DG TRADE; Marianna Simeone, Delegato del Québec in Italia; Lucia Baldino, Direttrice Europa, Desjardins; Fabrizio Toti, Area Manager, JAS; Noemi Trombetti, Inspection Trading Auditing – ITA Corporation La moderazione della tavola rotonda sarà curata da Paolo Quattrocchi, partner Nctm Studio Legale e Direttore del Centro Studi Italia-Canada.

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I numeri dell’industria italiana della componentistica

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 ottobre 2017

produzione-industrialeMilano. – Poco meno di 2.000 imprese, 194.000 addetti (di cui 136mila dedicati all’automotive) per un fatturato complessivo di 51,8 miliardi di euro (di cui 38,8 stimati come giro d’affari direttamente riconducibile alla produzione per il mercato auto): sono i numeri dell’industria italiana della componentistica comunicati da Paolo Zabeo – Coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre – in occasione dell’evento “Il cuore dell’automotive batte in Italia”, organizzato oggi a Milano da #FORUMAutoMotive, il movimento di opinione promosso dal giornalista Pierluigi Bonora.In particolare, la performance della filiera ha fatto registrare, ricorda la CGIA di Mestre, un trend positivo per fatturato (+5,7%) e occupati (+3,9%). Dati a cui si aggiunge una particolare vocazione per l’export che, secondo ANFIA, ha raggiunto i 20 miliardi di euro di fatturato. “Si tratta di un settore, troppo spesso nell’ombra – evidenzia Pierluigi Bonora – che riveste una valenza strategica per l’economia e per l’occupazione del nostro Paese, un’eccellenza del made in italy, vero cuore pulsante del mondo dei motori, che ogni giorno alimenta le linee di montaggio dei più importanti marchi mondiali delle due, quattro e più ruote”.

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Decisa accelerazione del factoring nei primi mesi dell’anno

Posted by fidest press agency su martedì, 27 giugno 2017

factoringSecondo i dati diffusi da Assifact, l’associazione che riunisce gli operatori del settore, al 31 maggio il volume d’affari complessivo ha raggiunto 81 miliardi di euro, con un incremento a doppia cifra (+16,20%) rispetto al 2016. Segno positivo, alla stessa data, anche per il monte dei crediti in essere (+4,61%) e per gli impieghi (+6,38%).
Le previsioni degli operatori sulla chiusura del 2017 preannunciano, dopo un 2016 molto favorevole, un altro anno di crescita per un business che vale circa il 12% del Pil: al prossimo 31 dicembre i volumi dovrebbero far registrare infatti, secondo le stime Forefact, un +7,79% rispetto all’anno precedente.
L’assemblea di Assifact ha eletto il nuovo presidente Fausto Galmarini. Resterà in carica sino al 2020. Galmarini, 67 anni, nato a Gallarate (Varese), è responsabile dei Rapporti Istituzionali di Banca Sistema, consigliere di Hypo Bank e membro del Comitato Esecutivo della European Federation for Factoring (EUF).
L’analisi dei dati rilevati da Assifact per il primo trimestre 2017 vede a livello di ripartizione territoriale la Lombardia e il Lazio confermarsi come le regioni nelle quali si concentra circa la metà del mercato italiano: da sole rappresentano, infatti, il 54,94% dei crediti in essere se si considerano i creditori che hanno ceduto i propri crediti e il 47,48% rispetto ai debitori i cui debiti sono stati ceduti. Segue il Piemonte con il 12,28% rispetto ai cedenti e il 7,38% rispetto ai debitori ceduti
L’Italia rappresenta il quinto mercato mondiale, dopo UK, Cina, Francia e Germania. A livello globale il factoring ha mantenuto il segno positivo anche nel 2016 (+0,35%) nonostante la forte caduta del mercato cinese, che ha perso il 15% influenzando negativamente l’area asiatica. L’Europa ha fatto segnare +2,31% nonostante l’indebolimento della sterlina inglese per l’effetto-Brexit.
In Italia la Pubblica Amministrazione pesa per quasi un quarto (23%) sul totale dei debiti ceduti dalle imprese alle società di factoring. Si tratta di crediti vantati da imprese fornitrici nei confronti soprattutto del sistema sanitario nazionale e dell’amministrazione centrale. La quota di debiti della Pubblica Amministrazione scaduti è pari al 37%, e di questi il 60% risulta scaduto da oltre un anno.
L’Italia continua a portare la maglia nera anche nella classifica dei tempi effettivi di pagamento: secondo l’ultimo rapporto di Intrum Iustitia, le imprese italiane pagano a 52 giorni contro 37 della media europea, la Pubblica Amministrazione addirittura a 95 giorni quando la media europea è 41. L’Italia resta nelle posizioni di coda nonostante il miglioramento registrato nel 2017, con le imprese che hanno ridotto i ritardi medi di oltre 12 giorni (da 20 a 7) e la Pubblica Amministrazione di 21 giorni (da 45 a 27).
I ritardi “fisiologici” elevati dei pagamenti in Italia si traducono in uno svantaggio per gli operatori e in una penalizzazione per le imprese produttive. Secondo le norme europee di vigilanza prudenziale, infatti, oltre i 90 giorni dalla scadenza un credito diventa automaticamente “deteriorato”, andando ad incidere sui requisiti di capitale imposti al sistema creditizio. Gli operatori dei Paesi con i ritardi più pesanti, come è il caso dell’Italia, si trovano quindi ad avere maggiori costi di capitale rispetto ai concorrenti dei Paesi virtuosi. Assifact propone di modificare, in sede di riforma della normativa attualmente in corso a livello europeo, l’articolo che definisce il default del debitore: si potrebbero escludere i debiti commerciali dalla regola dei 90 giorni oppure, in alternativa, consentire di calcolare i 90 giorni non a partire dalla data di scadenza facciale della fattura ma dalla data di pagamento attesa. Secondo Assifact si potrebbero liberare in questo modo circa 2,25 miliardi di maggiore finanziamenti alle imprese italiane.

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Canapa: in Emilia-Romagna giro d’affari da 2,5 milioni di euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

Indica_SativaBologna venerdì 12 a domenica 14 maggio presso l’Unipol Arena di Casalecchio di Reno con oltre 100 aziende da tutta Europa. Orari: venerdì dalle 11 alle 20, sabato dalle 11 alle 20.30, domenica dalle 11 alle 19.30, il biglietto intero per un ingresso costa 9 €, l’abbonamento ai tre giorni costa 15 €. Sono 32 i canapai e grow shop in Emilia-Romagna – 400 gli ettari di terreno coltivati – con un fatturato di 2,5 milioni di euro all’anno: la regione è seconda solo alla Lombardia. La pianta della canapa – antica risorsa naturale dai molteplici utilizzi – è il tema principale di incontri, dibattiti, e il fil rouge di appuntamenti musicali, rigorosamente reggae. L’evento – giunto alla sua quinta edizione, la terza a Bologna – ospita più di 100 aziende, metà delle quali straniere, provenienti soprattutto da Spagna e Olanda, ma anche da Francia, Gran Bretagna, Slovenia. Tra i diversi stand si possono conoscere le più recenti novità riguardanti le attrezzature e le tecnologie per la coltivazione (biologica, convenzionale, idroponica), i produttori dei concimi organici e minerali, le aziende che selezionano e producono semi e quelle del settore alimentare, della cosmetica e del benessere, dell’abbigliamento e dei prodotti per l’edilizia.
Nei campi italiani è boom di canapa. Negli ultimi tre anni si è registrato un aumento del 200 per cento dei terreni coltivati, dovuto al fatto che è diventata una materia sempre più utilizzata: nel 2016 in Italia gli ettari di terreno coltivati a canapa erano circa 3.000 (dati Coldiretti), oltre a 286 canapai e grow shop (130 nel 2003). In Emilia-Romagna di queste realtà commerciali se ne contano 32 (è seconda solo alla Lombardia) con un giro d’affari di circa 210 mila euro al mese e 2,5 milioni l’anno: “Un negozietto può fatturare fino a 5.000 euro al mese – spiega Luca Marola, portavoce del Coordinamento nazionale dei grow shop e titolare di Qui Canapa di Bologna – ma esistono anche franchising capaci di arrivare a 40 mila euro”. In regione sono 400 gli ettari di terreno coltivati per la canapa industriale, principalmente nelle province di Modena e Piacenza: poco o nulla se si pensa che per decenni l’Emilia-Romagna è stata uno dei tasselli principali della filiera canapicola italiana.
Nel 1940, con ben 90 mila ettari, l’Italia era il secondo produttore mondiale di canapa dopo la Russia: oggi i numero sono molto diversi, ma stiamo assistendo a un piccolo boom se si pensa che si tratta di una coltivazione praticamente scomparsa: la progressiva industrializzazione cha imposto sul mercato le fibre sintetiche, e la campagna internazionale contro gli stupefacenti ha “demonizzato” questa pianta. (foto: Indica_Sativa)

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Economia/Viaggi d’affari

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

TURISMOIl Gruppo UVET, polo italiano leader nel turismo che ha da tempo rivolto la propria attenzione all’analisi dei trend dei viaggi d’affari, attraverso la Business Travel Survey annuncia una nuova e importante novità che permette al Gruppo guidato da Luca Patanè di costruire un “nuovo” modello predittivo dei viaggi d’affari. Attraverso una prima ricerca frutto della collaborazione con uno spin off dell’Università degli Studi di Milano specializzato nei big data analysis (VOICES from the Blogs) si è potuto osservare che l’andamento macro economico negli Stati Uniti anticipa di tre trimestri la variazione dei viaggi d’affari verso gli USA. Questo risultato ha permesso di prevedere un incremento dei viaggi d’affari verso gli Stati Uniti nel secondo trimestre 2017 rispetto al secondo trimestre 2016 del 16% (con un intervallo di previsione tra il 12% e il 20%).
Come anticipato in Gennaio, sulla base dei dati consuntivi del 4° trimestre del 2016 l’UVET Travel Index , indice curato per la parte scientifica da The European House – Ambrosetti, stima una crescita economica dello 0,22%, in linea con quanto stimato per il terzo trimestre.Ciò rappresenta una continuazione della moderata crescita registrata tra luglio e settembre, ma senza l’accelerazione di cui il Paese avrebbe bisogno. Dal “picco” più basso, registrato nel secondo trimestre del 2014, l’UVET Travel Index ha segnato una lenta e graduale risalita, in linea con il PIL, anticipando i dati sulla crescita economica italiana, seppure contenuta, che poi si è realizzata fino ad oggi.
Complessivamente la stima di chiusura sul PIL dell’UVET Travel Index del 2016 si attesta a +0,93%.
Il 2° semestre 2016 ha registrato un trend positivo, che vede un aumento delle trasferte e delle spese di viaggio rispettivamente di 9 punti e 1 punto percentuale.Cala invece il costo medio per viaggio, confermando il trend in discesa anche nel 2° semestre 2016. Rispetto al 2015, il costo medio per trasferta è sceso del 7%, con una riduzione di 15 Euro a trasferta.Se si osserva il comportamento del costo medio per trasferta negli ultimi tre anni, si nota che si è ridotto di ben 12 punti, ossia di 28 Euro circa.

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L’impatto di Trump sul futuro degli affari negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

trumpLe politiche proposte dal presidente Donald Trump avranno implicazioni significative per diversi settori e per l’intera economia globale. Mentre molte delle politiche proposte sul commercio, l’ambiente e la sanità potrebbero richiedere tempo per essere attuate, la spesa per le infrastrutture e la difesa darà slancio a breve termine all’economia degli Stati Uniti.Se ampiamente distribuito, sostenendo così i progetti sia pubblici che privati, l’aumento della spesa creerà opportunità per aggiornamenti tecnologici sicuri e intelligenti sia nell’ambito delle infrastrutture sia della difesa, spianando la strada alla prossima generazione di servizi legati a viaggi, trasporti, banda larga e utility. Tuttavia, c’è mancanza di chiarezza riguardo ai modi in cui la spesa, insieme ai tagli fiscali, influenzerà la crescita economica a medio termine, specialmente se le riforme commerciali proposte da Trump porteranno alla contrazione economica.
“L’autodeterminazione avrà un ruolo sempre più importante nella cultura americana nei prossimi quattro anni e i cittadini, le aziende, le città e gli stati si adatteranno allo spostamento delle responsabilità dal governo federale”, afferma Jillian Walker, Senior Consultant per il gruppo Visionary Innovation di Frost & Sullivan. “Le decisioni relative al reddito, agli investimenti e ai finanziamenti diventeranno ancora più specifiche, personalizzate e consequenziali, e ci sarà una maggiore necessità di guidare i consumatori.”Ci sarà anche una maggiore attenzione alle tecnologie di automazione nel settore manifatturiero, in cui i produttori troveranno un equilibrio tra il controllo dei costi e l’espansione delle operazioni americane. I settori che trarranno il maggior beneficio dalla deregolamentazione proposta sono l’energia e i servizi finanziari. “In termini di consumatori, prevediamo che i modelli di erogazione connessi per l’istruzione, la sanità e i servizi finanziari guadagneranno terreno, soddisfacendo la maggiore domanda dei consumatori per una più ampia gamma di alternative convenienti, a prezzi accessibili e on-demand”, osserva Walker.Il commercio, in particolare, è avvolto in una nube di incertezza, portando le aziende a rivalutare le proprie catene di approvvigionamento e strategie di investimento a lungo termine. Le aziende si stanno inoltre adattando all’utilizzo di Trump dei social media e attueranno sempre più strategie proattive che enfatizzano il proprio impegno verso l’America.“In termini di politica estera, Trump ha iniziato la sua amministrazione con un atteggiamento molto più amichevole verso la Russia e c’è una forte possibilità che gli Stati Uniti rimuoveranno le sanzioni verso tale paese”, osserva Walker. “Le relazioni degli Stati Uniti con il Messico e la Cina saranno tese nei primi mesi della presidenza Trump. È evidente che il Messico subirà il colpo più duro, poiché i produttori americani stanno già riconsiderando l’espansione degli investimenti di capitale in tale paese.” Complessivamente, il progetto economico di Trump, il suo approccio al commercio e il suo riallineamento alle potenze globali potrebbero stimolare un boom nel breve periodo, ma potrebbero anche portare a una contrazione economica nel medio periodo se gli approcci pianificati non daranno i risultati previsti. (fonte: Frost & Sullivan)

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La volatilità caratterizzerà i viaggi d’affari nel settore Energy, Resources & Marine

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

porta nuova milanoMilano. Il 2017 sarà un anno caratterizzato da estrema volatilità per i viaggi delle aziende dei settori energy, resources & marine, a causa della combinazione di più fattori: l’aumento minimo dei prezzi del petrolio, il rallentamento della crescita sia nelle economie mature sia che in quelle emergenti e l’aumento delle risorse energetiche alternative e rinnovabili. Lo indica il nuovo studio Energy, Resources and Marine Forecast 2017 realizzato da CWT Energy, Resources & Marine, la divisione specializzata nel settore energetico di Carlson Wagonlit Travel. La previsione annuale offre dati completi utili ai responsabili viaggi aziendali per pianificare il budget di spesa per il prossimo anno.«Ci sono turbolenze economiche che avranno un impatto significativo sui viaggi delle aziende del settore energy, respources & marine – sottolinea Raphael Pasdeloup, senior vice president, global program solutions di CWT Energy, Resources & Marine -. Ci si attende una crescita, ma, come mostra lo studio, ci sarà anche una certa volatilità. I travel manager devono capire come queste variabili impatteranno sulla loro gestione del travel, affinché sia sempre efficiente e in linea con gli obiettivi aziendali».
Negli Stati Uniti, i prezzi dei biglietti aerei rimarranno pressoché stabili, anche se per effetto del consolidamento delle compagnie aeree statunitensi si potrà assistere a un aumento su specifiche rotte come Houston (+3,5%). Nelle altre aree del Continente americano l’andamento è atteso in media stabile, ma con una spiccata variabilità legata alle politiche commerciali aggressive dei vettori regionali o all’inflazione (a Rio de Janeiro -8%, Buenos Aires -5,6%, Calgary +2,3%).Sebbene ci si attenda che i pernottamenti alberghieri restino stabili o siano addirittura in calo a livello globale, nel Continente americano si potrebbe assistere ad aumenti contenuti nelle tariffe hotel a causa del consolidamento del settore.
In Cina, le tariffe aeree sono previste in rialzo nel 2017 (Hong Kong +3%, Shanghai +1,2%). Nella restante parte dell’Asia Pacifico i prezzi sono attesi stabili (Kuala Lumpur +0,2%, Jakarta +0,1%, Perth +0,6%) anche per effetto della pressione verso il basso esercitata dai vettori low cost.
In Europa, Medio Oriente e Africa, i prezzi dei voli dovrebbero rimanere stabili o diminuire leggermente (Aberdeen +1%, Antwerp -3,5%), a eccezione di alcuni mercati chiave come Sakhalinsk (Russia + 6,2%), Bassora (Iraq, +5,9%), Dubai +5,4% e Città del Capo +5,1%.Per le destinazioni EMEA fortemente legate al petrolio e al gas, le tariffe alberghiere nel 2017 saranno influenzate dalla crisi in corso nel settore o da un eventuale rimbalzo. Ci si attende una diminuzione, in particolare, a Dar-el-Salam (Tanzania, -4,6%), Dubai (-4,4%) e Lagos (Nigeria, -4,4%); in rialzo invece le tariffe a Città del Capo (+7,1%), Riad (+4,9%) e Copenaghen (+3,3%). «I travel manager hanno diverse possibilità per migliorare le loro strategie di acquisto nel 2017 – commenta Raphael Pasdeloup -. Una revisione trimestrale della loro spesa aerea potrà aiutarli a negoziare tariffe migliori con i vettori. Inoltre i travel manager potrebbero approfittare al massimo della diminuzione o stabilità delle tariffe alberghiere per negoziare nuovi accordi di lungo termine».

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Banche e gli affari di famiglia del premier

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2016

merkel angelaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Renzi in un mare di guai. Altro che addossare la responsabilità dell’attuale crisi bancaria ai governi che l’hanno preceduto: chi conosce la condizione delle banche italiane da più di due anni è proprio lui. Ed è proprio lui che piuttosto che metterne in sicurezza i bilanci prima dell’entrata in vigore del Bail-in ha pensato a sistemare gli ‘affari di famiglia’ del giglio magico. Aggravando la situazione. Tutto il tema dei crediti deteriorati che affossa il sistema bancario del nostro paese deriva, infatti, dalla valutazione che ne è stata fatta in occasione del fallimento pilotato delle quattro banche care al premier a novembre 2015. E da allora non si è ancora trovata una soluzione. Non si stupisca, quindi, Renzi se in questi giorni di turbolenza dei mercati le banche italiane sono nell’occhio del ciclone: è lui che le ha indebolite piuttosto che rafforzarle negli anni del suo governo. E tutto per il suo miope provincialismo e la sua sete di potere. Poi in extremis ha provato a fare il furbetto con la Brexit, cogliendo la palla al balzo per definirla una ‘circostanza eccezionale’ per cui si può derogare al Bail in. Ma la signora Merkel non ci è cascata. Renzi alla frutta, le sta provando davvero tutte. Con il solo risultato che più va avanti più si rende ridicolo. Dura poco”.

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CartOrange cresce: giro d’affari +15% nel 2015, aumento del 50% in tre anni

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

consulentiUn giro d’affari cresciuto del 15% nel 2015 e una crescita che dal 2012 al 2015 raggiunge il +50,2%, oltre al traguardo tagliato dei 450 consulenti di viaggio network nella rete. Sono questi i risultati presentati, durante la convention del 18-19 giugno a Roma, da CartOrange, azienda specializzata nella vendita diretta di viaggi su misura, la prima a portare in Italia la professione di consulente di viaggio nel 1999 e diventata negli anni un punto di riferimento per i viaggi su misura, incluse le lune di miele, di alta qualità e con una forte componente esperienziale.«In un contesto difficile per il turismo organizzato noi siamo cresciuti puntando su tre fattori chiave: esperienze, consulenza e personalizzazione –afferma Gianpaolo Romano, amministratore delegato di CartOrange–. La figura del consulente di viaggio si conferma la più adatta a interpretare le esigenze di una clientela che non si accontenta più del fai da te o del pacchetto, ma chiede di essere seguita e coccolata prima, durante e dopo il viaggio».Proprio in questa direzione va una delle novità lanciate da CartOrange per i prossimi mesi, cioè un set di servizi ed esperienze da associare ai viaggi prenotati (alla partenza, durante la vacanza e poi al ritorno) con cui il cliente può godersi un viaggio sicuro e senza pensieri. Per quanto riguarda consulenti1destinazioni e itinerari, CartOrange punta da sempre su una proposta di qualità, anche con mete al di fuori dei circuiti più battuti, sempre con un occhio alla scoperta della cultura, della storia e della natura dei luoghi attraverso esperienze particolari. In questa tendenza si inserisce la partnership con l’Ente del Turismo di Israele, che ha illustrato la propria programmazione ai 200 delegati CartOrange con un aperitivo sul set del film The Young Messiah a Cinecittà.La convention 2015 di CartOrange è stata anche un momento per celebrare i consulenti di viaggio, che si sono goduti un weekend a Roma, tra le location di Piazza Colonna e Cinecittà Studios e gli spettacoli di Evolution Dance Theater e dei comici di Zelig Marta e Gianluca. Le premiazioni dei migliori consulenti di viaggio, suddivisi per provenienza geografica e categorie di vendita, hanno visto trionfare per il quarto anno consecutivo Raffaella Bompani, consulente di Parma, ex veterinaria che grazie a CartOrange si è costruita una carriera nel settore dei viaggi. «I risultati di Raffaella, che vende in media un viaggio ogni tre giorni e un viaggio di nozze a settimana, non sono frutto del caso, e lo dimostra proprio il suo successo sul lungo periodo –spiega Gianpaolo Romano–. CartOrange offre aggiornamento professionale continuo e strumenti di vendita pensati per anticipare le tendenze del mercato». Per il 2016/17 l’azienda intende inserire 150 nuovi consulenti. (foto: consulenti)

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Da tradizionale a digitale, è in atto una nuova rivoluzione nel business

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2015

montecarloCome può un’azienda tradizionale diventare digitale? Come possiamo agire rapidamente per creare un ambiente di lavoro di successo che favorisca una crescita sostenibile? Il panorama tradizionale degli affari si sta trasformando a causa della convergenza dei settori, del competitivo mercato globale e della rapida affermazione del mondo connesso. Per definire le future strategie di crescita nel mezzo di queste sfide regionali e globali, Frost & Sullivan riunisce una rete globale di leader dei diversi settori in occasione del suo evento annuale per la crescita, l’innovazione e la leadership (GIL). GIL 2015 torna per la sua seconda edizione sulla costa di Montecarlo il 22 ottobre p.v. All’evento, che si terrà al Monte Carlo Bay Hotel & Resort, saranno presenti esperti di Frost & Sullivan e dei diversi settori industriali. “I temi portanti della conferenza saranno connettività e convergenza. Queste due idee avranno un ruolo fondamentale per lo sviluppo del panorama degli affari di domani, – spiega Jan E Kristiansen, Senior Partner e Global Head of Growth Consulting. – Ci aspettiamo la partecipazione di più di 200 imprenditori di primo piano alla conferenza; il focus dell’evento sarà stimolare le menti creative per esplorare e valutare diverse strategie vincenti.” Quest’anno, per la prima volta in assoluto, verrà presentata una nuova analisi di Frost & Sullivan sulle opportunità nell’ambito dei servizi finanziari. Gary Jeffery, Partner e UK Head of Operations, svelerà le ultime macro tendenze di un settore che rappresenta un elemento chiave dell’economia di Monaco. Il congresso offrirà delle presentazioni molto stimolanti. Tra queste, il Ministro delle Finanze e dell’Economia del Principato di Monaco, Jean Castellini, spiegherà in che modo Monaco sta sfruttando il digitale per trasformarsi. Martin Péronnet, Managing Director di Monaco Telecom, l’operatore telefonico del Principato, condividerà i suoi pensieri su come trasformare un operatore di telefonia tradizionale in uno digitale rivoluzionando il modello di business e la cultura aziendale. Un’altra sessione illuminante sulle tendenze globali di connettività e convergenza che influenzeranno le imprese e le nostre vite future sarà moderata da Sarwant Singh, Senior Partner e Head del Visionary Innovation Group di Frost & Sullivan.
Tra gli altri punti salienti di GIL 2015: Monaco c’è anche la sessione interattiva TechVisions 2020, guidata da Ankit Shukla, Practice Director del gruppo Technical Insights di Frost & Sullivan. La sessione presenterà le 50 tecnologie più dirompenti del futuro. La conferenza si concluderà con l’assegnazione dei premi Best Practice Awards di Frost & Sullivan ad alcuni degli operatori del mercato regionale e globale che si sono distinti per leadership, innovazione tecnologica, servizio clienti e risultati ottenuti nello sviluppo strategico dei prodotti.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Milano è la città meno romantica d’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 febbraio 2015

milanodavedereLa città di Milano è stata giudicata la meno romantica d’Italia in un sondaggio realizzato da Hotels.com, sito leader nella prenotazione di hotel online, su un campione di oltre 1.000 intervistati italiani. Il capoluogo lombardo è stato giudicato poco adatto ad una gita romantica dal 15% degli Italiani, che forse la reputano una meta ideale per lo shopping e per gli affari e meno per un soggiorno tête-à-tête con la propria dolce metà. Sarà EXPO, con gli oltre 20 milioni di turisti attesi da tutto il mondo, a far guardare sotto una nuova luce la città meneghina e sfatare il mito di città “grigia”? Al secondo posto si trova invece una città insospettabile: Lecce. La città pugliese ha ottenuto il 9% dei voti nella classifica delle città meno romantiche d’Italia, nonostante le atmosfere barocche che ne permeano le strade e la rendono una destinazione di grande fascino. Sorprende anche la scelta della città che si trova sul terzo gradino del podio: si tratta infatti di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019 e Patrimonio dell’Unesco dal 1993. La città, famosa in tutto il mondo per i suoi Sassi, è stata scelta dall’8% degli Italiani come meta meno romantica del Belpaese. I viaggiatori dovrebbero però prenotare un soggiorno nella città lucana per scoprirne il lato più sentimentale, dormendo ad esempio in uno dei tanti hotel ricavati nelle grotte all’interno dei Sassi. Chiudono la top 5 della classifica di Hotels.com Torino (7%) e Padova (6%).

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L’ultima sfida del Gruppo Maggioli

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 novembre 2014

european-unionL’ultima sfida del Gruppo Maggioli Rappresenta una frontiera europea: NEU Newsletter for the European Union si propone come fonte di informazioni sugli sviluppi più recenti nei settori chiave degli affari Europei, sulle future attività delle istituzioni dell’Unione, nonché su importanti opportunità di finanziamento.NEU, newsletter quindicinale interamente in lingua inglese e disponibile al momento gratuitamente, tratta di Energia, Politiche del lavoro, Immigrazione, Economia, Relazioni Esterne, Affari Sociali, Bandi e finanziamenti Europei. Il sito di riferimento – http://www.newslettereuropean.eu – contiene le principali sezioni editoriali, uno spazio legato all’Europrogettazione, all’interno del quale sono presentate le ultime opportunità di finanziamento provenienti dall’Unione Europea, oltre – ovviamente – a tutti i gli articoli pubblicati nella newsletter a cui ci si può facilmente iscrivere attraverso il form di registrazione. Per informazioni e iscrizioni, http://www.newslettereuropean.eu.

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