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Riforma legge elettorale

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

Una società politica, nella quale i cittadini si associano liberamente per formare dei partiti nei quali si identificano e dei quali condividono il rispettivo progetto politico, è sicuramente caratterizzata, almeno in linea di massima, dal pluralismo degli interessi di parte, e quindi dal pluralismo dei progetti politici, e in definitiva dal pluralismo dei partiti politici. Il bipolarismo all’italiana, nelle sue varie versioni finora sperimentate, non funziona ed è fonte di problemi istituzionali molto complessi. Un accordo politico bipolare richiede, intanto, che fra i partiti che lo stipulano vi sia un certo grado di affinità di anima politica e di progetto politico. Manca, invece, nel sistema bipolare italiano questa condizione essenziale e i governi risultano formati da coalizioni disomogenee che possono reggersi solo ricorrendo al voto di fiducia. Un accordo politico bipolare richiede, inoltre, che le due coalizioni politiche che concorrono al governo del Paese riconoscano la piena legittimazione della coalizione politica avversa non solo sul piano politico ma anche sul piano della capacità di governo nell’interesse del Paese e fondino la validità delle rispettive proposte esclusivamente sulla contrapposizione fra le asserite diverse capacità di creare e realizzare progetti concreti di governo. Nel sistema bipolare italiano si è, invece, introdotto il concetto di reciproca demonizzazione della coalizione avversa, la cui eventuale vittoria e/o permanenza al governo è costantemente presentata come nefasta per il Paese. Da ciò, un fanatico e manicheistico bipolarismo senza progetto politico, che pare avere come unico significato quello di governo della provvidenza che salva il Paese dall’asserito pericolo di governo dell’avversario. Un accordo politico bipolare dovrebbe essere stipulato nel pieno rispetto delle prerogative degli organi istituzionali del Paese, con particolare riguardo al principio di separazione dei poteri. Il bipolarismo all’italiana, invece, tende a  concentrare tutti i poteri istituzionali nella compagine di governo, esautorando il parlamento e riducendolo al ruolo di istituzione al servizio del gabinetto ministeriale di turno. Ora si parla di riforma della legge elettorale. Quanto a ciò se è vero che la legge elettorale
è solo uno strumento per garantire la rappresentatività politica nelle istituzioni, uno strumento vale l’altro ma solo a condizione che siano rispettati i principi costituzionali del pluralismo e della
proporzionalità. Il Partito dell’Alleanza, in assonanza con le componenti politiche che
perorano la riforma della legge elettorale si dichiara favorevole al fine di  ottenere, finalmente, anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono. De quà auspica:
• si approdi a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale già indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi inlarga parte disatteso dal legislatore;
• si dia agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti, assicurandoun rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge;
• si abbattano le soglie di sbarramento per Senato e Camera, così permettendo il rispetto delle minoranze e del pluralismo;
• si elimini l’obbligo della raccolta delle firme risultato una prezzolata e famigerata farsa.
Sante Pisani (Segretario Politico PDA)

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Nulla va perduto. L’esperienza di Pavel Florenskij

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

pavelRimini Fiera 23-29 agosto 2009 30° Meeting di Rimini – La conoscenza è sempre un avvenimento È morto martire in Unione Sovietica, Pavel Florenskij (1882-1937), eppure non aveva ricevuto un’educazione religiosa; anzi, per un malinteso rispetto umano, il padre lo aveva tenuto rigorosamente lontano da ogni religione, finendo per privare «la persona che aveva più cara al mondo del sostegno più forte, della più fidata delle consolazioni». Lo stesso ambiente culturale russo a cavallo tra Otto e Novecento, col suo nichilismo, non favoriva alcuno slancio religioso. Ma sin da giovane Florenskij aveva colto il senso del mistero nel modo più semplice che ci sia: ammirando la natura («Nelle cose più ovvie e ordinarie è nascosto un vertiginoso senso dell’infinità e della trascendenza»), e desiderando vincere la solitudine («Il luogo nel quale incomincia la rivelazione della verità»; «è l’amicizia, come nascita misteriosa del “tu”»). Cosa poi sia diventato Florenskij nella sua maturità non si può dire in poche parole: un ingegnere che ha brevettato trenta invenzioni; un filosofo, grande esegeta del platonismo; un matematico che nel 1922 aveva concepito l’idea dello spazio curvo; uno storico dell’arte che ha restituito la comprensione dell’icona all’epoca moderna; un fine teologo che ha donato alla Chiesa un testo fondamentale. E oltre a tutto questo è stato un uomo che, nelle condizioni infernali del lager, ha continuato il lavoro di ricerca, mantenendo una profonda vita spirituale, preoccupato di trasmettere ai cinque figli le proprie conclusioni. Il percorso della mostra, che illustra questa personalità così poliedrica, si articola nelle tre fasi principali della sua vita: la formazione, che lo vede abbandonare l’agnosticismo spinto dall’osservazione della natura, per approdare alla fede e addirittura al sacerdozio. Il lavoro, che occupa gli anni centrali e vede fiorire le sue potenti sintesi culturali. E da ultimo il martirio, che lo vede al confino, poi in lager, ma sempre immerso nel lavoro di ricerca e riflessione; fino al giorno in cui viene mandato alla fucilazione. Ciascuna di queste tre fasi creative si colloca in uno «scenario» particolare: prima il Caucaso (la terra dei suoi avi) dalla natura affascinante; poi il grande monastero di Sergiev Posad, nelle cui vicinanze sceglie di vivere per nutrirsi della santità della Chiesa; infine lo splendido e tragico monastero-lager delle Solovki, dove compirà l’offerta di sé. Il suo cammino intellettuale e spirituale è vividamente illustrato nella mostra dai suoi appunti, dagli strumenti scientifici che si costruiva, dalle illustrazioni che preparava per comunicare agli allievi, o ai figli, la sua immensa passione per tutto lo scibile.  La Mostra è curata da: Adriano Dell’Asta, p. Lubomir Žak  (pavel)

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