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Posts Tagged ‘affluenza’

Elezioni europee del 2019: affluenza record trainata dai giovani

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

L’affluenza alle elezioni europee è stata del 50,6%, la più alta dal 1994. 19 Stati membri hanno registrato un aumento dell’affluenza alle urne rispetto il 2014, in particolare Polonia, Romania, Spagna, Austria, Ungheria e Germania, nonché la Slovacchia e la Cechia, dove l’affluenza alle urne è tradizionalmente molto bassa. Nel frattempo, l’affluenza è diminuita in otto paesi, anche se per meno di 3 punti percentuali. Il voto è obbligatorio in cinque paesi: Belgio, Bulgaria, Lussemburgo, Cipro e Grecia. “L’aumento molto significativo della partecipazione alle elezioni europee di maggio dimostra che i cittadini, soprattutto le giovani generazioni, apprezzano i loro diritti democratici e credono che l’Unione europea sia più forte quando agisce all’unisono per rispondere alle loro preoccupazioni”, ha commentato David Sassoli, Presidente del neoeletto Parlamento.Anche la Brexit ha svolto un ruolo per il 22% degli intervistati che l’ha citata come fattore che ha influenzato la loro decisione di votare, almeno ‘in una certa misura’.I risultati mostrano che i cittadini sono stati motivati ad andare a votare alle elezioni europee del 2019 anche da un maggiore senso del dovere civico, da un crescente sentimento che il voto può veramente cambiare le cose, così come da un maggiore sostegno all’UE. A livello europeo, l’economia e la crescita (44%) e i cambiamenti climatici (37%) sono i principali motori del voto. Ragioni importanti dietro la decisione di andare a votare sono stati anche i diritti umani e la democrazia (37%), il modo in cui l’UE dovrebbe funzionare in futuro (36%) e l’immigrazione (34%). Mentre l’economia è stata la questione più importante per gli elettori in 16 Stati membri, il cambiamento climatico è stato in testa all’elenco in otto paesi.”Queste elezioni hanno visto un gruppo di elettori più giovani, europeisti e coinvolti votare in numero crescente. Questo si traduce in una maggiore legittimità per il Parlamento europeo e conferisce ai deputati europei il potere di approvare la nuova Commissione europea e di chiederne conto per i prossimi cinque anni”, ha dichiarato Sassoli.Più di due terzi degli intervistati (68%) in tutta l’UE28 ritiene che il loro paese abbia beneficiato dell’adesione all’UE, il livello più alto registrato dal 1983. Più della metà degli europei (56%) concorda inoltre sul fatto che la loro voce conta nell’UE, con un aumento di sette punti dal febbraio-marzo 2019 e il risultato più positivo per questo indicatore dal 2002.In termini di come gli elettori si sono informati sulle elezioni di quest’anno, il 44% degli intervistati ha ricordato di aver visto o sentito messaggi del Parlamento europeo che incoraggiavano i cittadini a votare. Questo è il valore più alto tra gli intervistati che hanno effettivamente votato alle elezioni (50%), ma anche per il 39% dei non votanti, che ricorda di aver visto o sentito elementi del messaggio di voto del Parlamento.Un risultato importante del sondaggio è che l’affluenza alle elezioni europee del 2019 è stata determinata in misura crescente da cittadini che non sempre o tradizionalmente votano, in quanto la percentuale relativa degli intervistati che affermano di “votare sempre” è diminuita di 6 punti rispetto al 2014. I risultati dell’indagine dimostrano il legame tra la convinzione dei cittadini che la loro voce è importante nell’UE e la loro partecipazione alle elezioni europee.

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Elezioni amministrative, affluenza in calo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 Mag 2012

I dati dell’affluenza alle urne, per questo significativo test politico-amministrativo, segnano alla chiusura dei seggi una “importante” flessione. A questa bisognerà aggiungere l’ammontare delle schede bianche, nulle e non attribuibili, che in aggiunta agli elettori che non si sono recati alle urne caratterizzerà il dato astensionistico finale, sempre più praticato dagli italiani, rispetto al fortissimo appeal che negli anni scorsi le elezioni invece esercitavano su di essi. E’ su questo terreno reale, vale a dire sulla conta effettiva dei voti andati a segno (o su quelli persi), che si dovrebbero confrontare i politici all’indomani del voto, e non solo sulle percentuali ingigantite da una metodica di calcolo effettuata sui soli voti utili.
Questa apparente sottigliezza, di dubbia democraticità soprattutto in un Paese come l’Italia dove la politica è sempre stata la padrona assoluta di tutto, ha sempre permesso all’interlocutore politico di ricorrere poi alle solite esternazioni di demagogia e vittoriosità, vantate anche a fronte di sonore e paradossali sconfitte.
Ciò, al fine di far passare inosservate anche le evidenze più conclamate, determinate dalle emorragie di voti, come starebbe emergendo anche in questa tornata elettorale a spese, stavolta, dei partiti maggioritari.
In attesa dei dati definitivi dello spoglio, la CVDP pertanto invita ogni testata giornalistica, impegnata a seguire gli esiti elettorali sia su scala locale che nazionale, ad evidenziare anche le risultanze numeriche dei voti espressi, rapportandoli possibilmente in percentuale anche al complessivo degli aventi diritto al voto. Forse, grazie a questa semplice accortezza, si inizierà finalmente ad invertire quella proverbiale prepotenza dei politici, e, di conseguenza, anche a contrastare quella pratica di maggior distacco degli elettori nei loro confronti che è l’astensionismo. Che molto impropriamente, e da più parti, viene spesso dipinto come “antipolitica”. (Antonio Forcillo)

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Referendum: la storia di un’affluenza

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Umberto Bossi

Image via Wikipedia

Referendum 12-13 giugno: la storia di un’affluenza in ascesa 27 milioni gli italiani che si sono recati alle urne per votare ai quattro referendum abrogativi nazionali. Ad attirare gli elettori, innanzitutto, l’interesse diffuso verso i temi proposti, talmente rilevanti da richiamare anche chi non si era espresso nelle recenti amministrative. La strada percorsa dai quattro referendum del 12 e 13 giugno presenta un andamento del tutto originale nella storia di questo istituto. Sono, infatti, partiti in sordina, adottati – in seguito – da una parte politica, riconosciuti dagli elettori nelle ultime settimane, esplosi nell’urna. All’inizio c’erano dei comitati – e l’Italia dei Valori – che, con pervicacia, hanno segnalato i diversi temi oggetto della raccolta di firme. I maggiori partiti non prestavano molta attenzione o, avendo approvato le leggi, li avversavano. Nemmeno il mondo delle comunicazioni di massa, salvo eccezioni, si impegnava a discutere dei nodi sollevati dai quesiti. Il web faceva la sua parte ma senza particolare fervore. Sembrava quasi che fosse una proposta un po’ datata, fuori moda; i referendari, in questo caso – pensava L’establishment – non coglievano il senso del procedere nella modernità: privatizzazioni, energia sofisticata, non disturbare il manovratore.Poi, nel corso degli ultimi mesi, cominciavano a sommarsi diversi effetti e i referendum entravano nel dibattito; inaspettatamente, si potrebbe dire. Un primo elemento del nuovo protagonismo è stato l’incidente nucleare giapponese; i problemi posti dai quesiti referendari venivano messi sotto i riflettori in quanto si coglieva, all’improvviso, la loro portata. Certamente vi era il pericolo nucleare ma a questo si accompagnava la riflessione, più ampia, della tutela dei cittadini e acquistava, così, peso il tema dell’acqua e il rifiuto dei possibili “privilegi” legislativi. A questo effetto strettamente legato ai contenuti dei referendum, che peraltro ha costituito la motivazione principale – oltre ai 2/3 dei votanti – della partecipazione, si è collegato un passaggio politico. La parte dell’opposizione al governo Berlusconi che era stata tiepida nelle fasi iniziali ha assunto una posizione decisamente a favore; il centrosinistra, a quel punto, si è trovato compatto a sostenere il voto; a cascata anche l’area del terzo polo diveniva pro partecipazione alla consultazione. Ecco che la campagna referendaria assumeva dei contorni più corposi e usciva dalla “diffidenza da raggiungimento del quorum” che fino a poche settimane prima del voto la affliggeva. Il passaggio finale è stato quello del risultato delle amministrative; da quel momento il referendum è stato il terreno di tutti i confronti e le diverse motivazioni si sono definitivamente fuse creando un’attenzione generale. Nell’ultima settimana, inoltre, si sono verificate alcune dichiarazioni indirette – la Chiesa – e dirette – la Lega Nord del veneto – che hanno allargato la platea dei potenziali votanti. L’analisi del voto espresso – tramite la verifica dei sondaggi – segnala che, come già accennato, la caratteristica largamente principale del voto è stata il merito delle questioni. Tuttavia si è verificata anche una componente politica – attorno ad 1/3 – di spinta alla partecipazione. 2 E’ interessante notare che non vi sono particolari differenziazioni nella composizione del voto; sia l’età degli elettori, che la zona di residenza, che il livello di istruzione, che il genere non segnalano degli scarti significativi. Si è trattato di un voto socialmente largamente omogeneo. Dal punto di vista politico, invece, si sono manifestate delle diversità. Le tabelle mostrano il differente livello di adesione al referendum delle varie appartenenze politiche.
La tabella 1 indica come è composto l’insieme dei voti espressi valutando l’apporto dato da ogni parte politica. Si nota che ¼ dei voti è espressione del centrodestra. La tabella 2 mostra la quota di elettori delle varie forze politiche, sul totale del rispettivo elettorato, che hanno partecipato al voto. E’ certamente significativa la presenza di persone che non partecipano al voto “politico-amministrativo”; questo dato conferma che il referendum ha toccato delle corde di merito, dei problemi della vita dei cittadini. (fonte: Istituto swg: analisi della composizione del voto)

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Referendum: affluenza alle urne

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2011

“La curva torna a salire alle ore 22 si è superato la soglia del 40% che è quella che proietta per domani alla chiusura delle urne un dato tra il 53% e il 56% confermando la prima proiezione delle 12. Naturalmente la proiezione non tiene conto dei dati relativi agli italiani all’estero che saranno resi noti domani alle chiusura delle urne. Non pare che ci siano particolari differenze tra i quattro quesiti che appaiono veramente ad un passo dal clamoroso risultato che non si registrava in Italia dal 1995. È evidente che il clima nel nostro Paese è cambiato con grandissima rapidità, stiamo assistendo ad una rivoluzione nell’opinione pubblica che cambierà le chiavi di lettura con le quale si legge la nostra società”. L’ha detto il direttore di Crespi Ricerche, Luigi Crespi, al giornale online Clandestinoweb.com. ulteriori notizie qui

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Museo repubblica romana

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

“E’ già record di presenze per il nuovo Museo della Repubblica Romana e della memoria Garibaldina inaugurato ieri a Porta San Pancrazio alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In soli due giorni è già stato visitato da oltre 4000 persone. Ieri, nelle 7 ore di apertura straordinaria e gratuita, dalle 13 alle 20, si è registrata un’affluenza di circa 3700 visitatori, mentre oggi in 4 ore di apertura regolare e a pagamento, dalle 10 alle 14, ci sono stati circa 300 ingressi. L’interesse dei romani per il nuovo Museo è la conferma che il sentimento dell’Unità Italiana è molto sentito dai cittadini che hanno voluto ricordare l’anniversario dei 150 anni ripercorrendo le vicende storiche della Repubblica Romana e della tradizione garibaldina attraverso un percorso culturale ricco di documenti, opere d’arte e materiali multimediali”. E’ quanto sostiene in una nota l’assessore alle Politiche Culturali Dino Gasperini

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Il Pd si riprende le primarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 gennaio 2011

Intervista all’on. Vassallo: “Il popolo del Pd si riprende le primarie. Proprio quando Bersani e molti big democratici discutono di congelarle, aggiustarle, fare un tagliando, è boom di elettori a Bologna e a Napoli dove si sceglie il candidato sindaco del centrosinistra. Chi temeva il flop, è stato costretto a ricredersi. Un commento a Clandestinoweb lo rilascia l’onorevole Salvatore Vassallo, che ha presieduto la Commissione Statuto. Onorevole Vassallo, le primarie del Pd hanno registrato una grande affluenza. Quale il motivo? Diciamo che per l’ennesima volta sono state smentite le attese di bassa partecipazione che di solito sbandierano coloro che preferirebbero non fare le primarie, ma gli elettori continuano a dimostrare che si tratta di uno strumento utile, e non solo per scegliere i candidati, ma anche per misurare gli atteggiamenti dell’opinione pubblica di centrosinistra nei confronti della classe dirigente. Questo da qualcuno è considerato un problema, al punto che c’è chi ha ritenuto fosse meglio eliminare questo ‘termometro’ per non vedere, cio’ che non gli piace, invece io ritengo che si tratti di una verifica quanto mai utile perchè non solo fornisce una misura, ma canalizza gli elettori attraverso una partecipazione attiva. Il caso di Bologna mi sembra emblematico: la candidatura di Frascaroli ha infatti catalizzato una parte consistente del variegato mondo degli elettori del centrosinistra, insoddisfatti a causa di esperienze non positive vissute negli ultimi anni,. Attraverso le primarie queste persone sono tornate nell’area del centrosinistra. A Bologna è stata ottenuta l’investitura solida di Merola, un buon candidato, e ora si affrontano le elezioni con la certezza di un cambiamento di metodo nella scelta dei personaggi.
Com’è possibile spiegare questa inaspettata affluenza? Vede, le primarie rappresentano il canale attraverso cui le critiche di cui parlavamo su si sono espresse,. Racchiudono in se’ aspettative di cambiamento. L’alta affluenza è data anche dal fatto che questa è stata la prima tornata di primarie realmente aperte. In realtà alcuni risultati hanno provocato dispiaceri, come a Milano e a Napoli, e ci si aspettava accadesse anche a Bologna, ma non è stato cosi’. Questo dimostra che questa prima tornata di primarie vere, il cui esito non era assolutamente scontato, ha ulteriormente attivato la partecipazione degli elettori che stavolta hanno percepito che il loro voto puo’ davvero cambiare qualcosa”.

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Nel Lazio crolla l’affluenza alle urne

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2010

“È stata una delle peggiori campagne elettorali di sempre, da bocciare sotto ogni punto di vista e ulteriormente avvelenata dalle dichiarazioni di odio post esclusione delle liste del Pdl. Gli annunci di Sgarbi e del cardinal Bagnasco non hanno fatto altro che demoralizzare gli animi. La gente si è ormai resa conto che viene manipolata, il voto che esprime ha poca importanza, poiché le decisioni che contano vengono decise ad hoc altrove”. Così Anna Nieddu, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, commenta i bassi dati di affluenza dei cittadini laziali alle urne. Il Lazio risulta essere la regione italiana con il più alto tasso di astensionismo. Rispetto alle elezioni regionali del 2005 si segna un 9,56% in meno. “Ovvio che questo clima di sfiducia ha portato i cittadini a scegliere di trascorrere una giornata al mare, anziché recarsi alle urne a votare. Ciò è un vero peccato – prosegue l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – ho seguito personalmente alcuni candidati del centrosinistra non provenienti dal mondo politico e posso affermare che si tratta di persone valide e concrete. Invito chi di dovere a riflettere sulla questione”.

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Affluenza alle urne

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2010

Si sono chiuse da poco le urne nella prima giornata elettorale e possiamo, quindi, segnalare un calo della partecipazione al voto rispetto alla tornata precedente delle regionali che è stata del 40,81% rispetto all’attuale 35,75%. Lo stesso andamento si segnala per le comunali e le provinciali. Si fa notare, tuttavia, che questo calo è, se non in tutto, senza dubbio in parte, dovuto alla bella giornata che ha favorito i vacanzieri della domenica. Prova ne è che verso sera è stato notato un aumento dell’affluenza alle urne e si pensa che questa tendenza continuerà l’indomani lunedì.

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Il «tormentone» dei politologhi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

Tutta la “crema” degli opinion leader, degli analisti politici, dei “pensatori” e quanti altri dentro e fuori il “Palazzo” della politica per finire alle lontane periferie si sono cimentati per cercare di capire il perché vi sia stata una così scarsa affluenza alle urne. Questa eventualità ora potrebbe ripresentarsi con le vicine elezioni per il rinnovo dei consigli reglionali. Crediamo senza dover ricorrere necessariamente all’ingegneria politica che il dato va colto per quello che è. Esiste un malessere diffuso nell’opinione pubblica nei confronti della politica delle parole che mostra di non saper andare oltre. E’ finito il tempo delle grandi passioni, delle ideologie che ci portavano all’obbedienza assoluta e non ci facevano vedere oltre il nostro naso. Oggi la gente vuole delle risposte concrete e dei risultati immediati. Pretende, in altri termini, “certezze”. Tutti gli schieramenti politici oggi devono confrontarsi con un qualcosa che ci accomuna: il malessere sociale, l’incertezza del lavoro, l’insicurezza nelle strade, l’angoscia della mondializzazione, la mancanza del rispetto delle regole, una civiltà che ci dia crescita e benessere diffuso e non incertezze ed abusi per posizione dominante. E se qualcuno afferma che Bersani va troppo a “sinistra” o la sinistra va troppo a “destra” e se Rutelli sogna un centrismo “calamita” volto a delimitare a sinistra il perimetro della coalizione, fa semplicemente dell’accademia mentre sulla tavola imbandita di ogni italiano non è importante se le posate sono d’argento o di vile metallo, lo è invece cosa possiamo metterci nei piatti di commestibile. Incominciamo prima sulle cose essenziali e poi discutiamo delle forme che intendiamo dare ai “contorni”. E’ questo il vero punto. Non facciamo in modo che nell’opinione pubblica emerga il convincimento che il Pdl ed il suo leader siano il male minore e non facciamo come in altri tempi Montanelli affermava di votare un certo partito turandosi il naso.

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Processo Eternit

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

E’ ospitata nell’Auditorium della sede della Provincia di Torino di corso Inghilterra 7 un’ampia parte del pubblico – circa 250 persone – che assiste al processo Eternit. Proprio in previsione della massiccia affluenza di persone interessate al dibattimento il presidente del Tribunale di Torino Luciano Panzeri ha chiesto alla Provincia la disponibilità del suddetto Auditorium. Il pubblico che assiste al processo, composto dalle parti civili, dai parenti delle vittime e da semplici cittadini interessati agli sviluppi giudiziari della vicenda Eternit, converge a Torino da diverse parti dell’Italia e anche dalla Francia. La Provincia di Torino nell’aprile scorso si è costituita parte civile nel processo contro la multinazionale Eternit, che tra i suoi stabilimenti ne aveva uno nel Comune di Cavagnolo. Proprio a partire dai problemi di salute degli operai di quello stabilimento si è originata l’inchiesta della Procura di Torino.  “Con la partecipazione al processo in veste di parte civile” spiega il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta “intendiamo testimoniare il nostro essere al fianco delle persone che hanno patito e continuano a patire le conseguenze drammatiche di una lavorazione pericolosissima, portata avanti per anni senza informare gli operai e gli abitanti delle persone interessate delle conseguenze cui andavano incontro. E’ stata una strage e le dimensioni del processo che comincia oggi lo dimostrano”.

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Allarme rifiuti a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Cassonetti pieni e rifiuti abbandonati per strada sono una realtà quotidiana del paesaggio capitolino. L’allarme per la situazione della raccolta dei rifiuti arriva anche a Roma, il cui degrado ambientale è facilmente riscontrabile nelle periferie come al centro. A denunciare questa allarmate situazione è il Movimento Italia dei Diritti, che tramite la voce del Vicepresidente Roberto Soldà afferma: “Non è una novità: Roma è sporca da anni. Al centro, sopratutto per l’alta affluenza turistica, la raccolta porta a porta trova serie difficoltà oggettive. Le periferie sono afflitte da problemi diversi, ma il risultato è lo stesso: l’Ama stenta a soddisfare le necessità dei cittadini”. Il disservizio maggiore si registra per la raccolta differenziata, da un lato promossa dall’amministrazione comunale, ma resa oggettivamente impossibile dal ritardo con cui i cassonetti blu e bianchi vengono svuotati. Oltre ad una ricaduta in termini ambientali, ciò aumenta la sfiducia di tutti coloro che si impegnano nel proprio privato a separare carta, plastica e umido. Tanto impegno per cosa? “I cittadini – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – sono i primi ad accorgersi dello stato del disservizio. L’Ama deve poter offrire ai romani una qualità ambientale differente, garantendo un servizio che gli abitanti pagano senza ricevere”. Conclude Soldà: “Sono necessari un piano aziendale differente, la modifica dei contratti di servizio e, soprattutto, il coinvolgimento degli operatori stessi che lavorano tra grandi difficoltà. Continuando semplicemente a sostituire i vecchi vertici politici, sia il Comune che  l’Ama hanno dimostrato e dimostrano ancora di non cogliere il cuore del problema”.

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Chitarre sul lago d’Orta e dintorni

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

francioso.Con il concerto di Davide Sgorlon e Roberto Dalla Vecchia di domenica 28 giugno si è conclusa la prima fase della rassegna Un Paese a Sei Corde. Un’iniziativa che, giunta al suo quarto anno di vita, sta diventando una bella realtà, concreta e fattiva. Otto concerti in altrettante splendide location nei Comuni del Cusio e dintorni, con tredici artisti di livello assoluto protagonisti di serate indimenticabili. La buona affluenza di pubblico ad ogni appuntamento è stato il miglior termometro del riscontro che la manifestazione sta avendo.  Accanto a giovani talenti, a vere promesse della chitarra, come Luca Francioso e Davide Sgorlon, è stato possibile apprezzare autentici fenomeni della sei corde come Franco Morone, uno dei poeti dello strumento in Italia, Roberto Dalla Vecchia, che con i suoi ultimi due dischi sta collezionando una serie impressionante di riconoscimenti, o ancora Paolo Angeli e la sua straordinaria chitarra sarda preparata. Particolarmente intense le serate con il Tanguediaduo per il repertorio proposto e con Sergio Fabian Lavia & Dilene Ferraz per l’intensità e la varietà delle interpretazioni, e con Roberto Taufic & Luigi Tessarollo, due “pilastri” del movimento chitarristico Torinese (e non solo). Joe Valeriano & Joe Colombo hanno confermato, una volta di più, che il blues made in Italy sta benissimo e gode di ottima salute. Particolarmente apprezzate dal pubblico sono state le ambientazioni dei concerti e la formula “slow” della rassegna, che in questa prima parte è stata seguita ad ogni tappa da un consistente nucleo di fedelissimi.A breve, dal 15 agosto, si ricomincia, con grandissimi protagonisti, la sezione interamente dedicata alla chitarra classica al femminile, la mostra fotografica dei migliori scatti dell’edizione 2008, il punto CANDYRAT per conoscere le produzioni di questa coraggiosissima etichetta indipendente, e l’arrivo dal Canada di uno straordinario ambasciatore: la SIX STRING NATION, una chitarra che vuole rappresentare l’unità della nazione Canadese e il dialogo tra popoli e culture.. (francioso)

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Referendum contratto giornalisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

(di Simona Fossati, in sintesi)  Nessuna meraviglia per la bassa affluenza al voto per il referendum sul contratto, che svende la categoria e molla al loro destino precari e freelance. Ma perché mai una categoria disillusa, che vede disatteso il patto referendario: il referendum della base dopo la sigla e prima della firma, avrebbe dovuto votare un contratto di cui la FNSI ha sottolineato ai quattro venti già firmato ufficialmente al Ministero e quindi già in essere dal primo aprile? Un bel pesce d’aprile i cui effetti nefasti si fanno già sentire in tutte le redazioni. Chi poi  incautamente ha affermato: “I giovani giornalisti hanno mollato gli anziani, perché hanno capito di avere destini diversi: chi va in pensione lascia il posto libero. Che potrebbe essere occupato in tempi brevi da chi oggi è in attesa di entrare nelle redazioni”, si sbaglia di grosso. Chi sarà rottamato anzitempo lascerà libero il posto certo, ma quel posto non sarà mai occupato da nessuno di quella lunga coda di precari che vaneggia un contratto e che con il miraggio di un articolo 1, 2 o 12, è disposta a tutto. Gli editori invece, una volta sgombrato il campo da chi costa (e versa sani contributi all’INPGI), potranno finalmente concludere il loro progetto: utilizzare a piene mani e a pochi euro quella gran massa di colleghi fuori dalle redazioni rimasta senza alcuna tutela e privata di ogni diritto (persino di quelli previsti dalle leggi dello Stato), senza assicurazioni, senza contributi e con al massimo pochi euro di versamenti all’INPGI 2. E sono proprio i più giovani (o chi già recepisce stipendi da altri lavori) quelli disposti a farsi pagare due, tre, quattro euro al pezzo. In questo modo perpetreranno la concorrenza sleale, non solo a danno di tutti quei professionisti che pur di non svendersi stanno cercando strade alternative al giornalismo, ma a danno della stessa correttezza dell’informazione. E che dire sui freelance? Molti di loro si sono recati alle urne e molti di loro in tutta Italia, pur essendo iscritti al sindacato, non risultavano nei famigerati elenchi e pertanto non hanno potuto votare. E sono stati esclusi dal voto pure i pensionati INPGI 2. Già ma che valore hanno pensionati che costano un soldo di cacio all’INPGI in confronto ai ricchi pensionati INPGI 1, cui naturalmente non è stato negato il voto? Certo tantissimi freelance non sono andati a votare, ma il loro assenteismo voluto altro non è che la disillusione totale in un sindacato che dopo tante parole e tante promesse li ha buttati a mare, guardandoli affogare con un sorriso beffardo. Ora decideranno che cosa fare. Di certo senza più credere in un sindacato unico dei giornalisti che con questa “vittoria” ha solo sancito la propria agonia definitiva. (Simona Fossati Segretario Associazione Lombarda dei Giornalisti Senza Bavaglio http://www.senzabavaglio.info)

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