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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘afghanistan’

Afghanistan: nel corso dell’anno un terzo delle vittime civili sono bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

“I bambini stanno pagando un tremendo tributo al conflitto in Afghanistan: da gennaio, infatti, almeno 340 di loro hanno perso la vita. Più di 700 sono stati feriti, molti con lesioni invalidanti come amputazioni o traumi cranici, per non parlare delle conseguenze dello stress post-traumatico, invisibili ma ugualmente dannose di cui soffrono molti dei più piccoli” ha dichiarato Milan Dinic, Direttore di Save the Children in Afghanistan, a seguito della pubblicazione del rapporto di metà anno delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili nei conflitti armati sull’Afghanistan. Il conflitto in Afghanistan rimane uno dei più pericolosi per i bambini, che rappresentano il 31% del totale delle vittime civili. “Questi ultimi mesi sono stati tra i più letali degli ultimi tempi, con un picco nel numero di attacchi che hanno ucciso o ferito civili. In un momento in cui l’Afghanistan dovrebbe concentrarsi sull’epidemia COVID-19 e sui suoi effetti devastanti sull’economia e sui mezzi di sussistenza di milioni di persone, l’estrema violenza sta causando indicibili disagi e impedendo ai bambini di accedere all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ad altri servizi fondamentali. Gli attacchi ai civili, in particolare ai bambini, non possono mai essere tollerati. Non solo uccidono e feriscono persone innocenti, ma hanno anche un impatto a lungo termine sullo sviluppo fisico, emotivo e mentale dei bambini” ha proseguito Milan Dinic. “Save the Children” ha concluso Milan Dinic “condanna tutti gli attacchi ai civili e invita tutte le parti in Afghanistan a fare tutto il possibile per proteggere i bambini”.

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Coronavirus – Non dimentichiamo l’Afghanistan e i Paesi limitrofi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esorta a garantire maggiore sostegno ad Afghanistan, Pakistan e Iran nel contesto della pandemia da COVID-19, ricordando che l’abbandono degli afghani e delle comunità che li accolgono produrrà un impatto negativo di vasta portata sugli sforzi profusi a livello globale per contrastare il virus.Il coronavirus costituisce una minaccia di enormi proporzioni per le nazioni in via di sviluppo. Un’epidemia metterebbe a durissima prova i già fragili servizi sanitari locali e probabilmente causerebbe sofferenze e morti evitabili.Nonostante rischi e assenza di sicurezza persistano, cittadini afghani continuano a fare ritorno sia dall’Iran sia dal Pakistan. Dalla riapertura temporanea dei varchi di frontiera avvenuta la settimana scorsa, a decine di migliaia sono rientrati dal Pakistan. Per quanto riguarda gli afghani presenti in Iran, sebbene il numero di cittadini ritornati abbia toccato il picco a marzo con 60.000 unità, attualmente si registrano circa 1.500 persone di ritorno in Afghanistan ogni giorno.I sistemi sanitari e le economie di Pakistan e Iran, che accolgono circa il 90 per cento dei 2,7 milioni di rifugiati afghani presenti su scala mondiale, sono già sottoposti a pressioni insostenibili. Le misure di confinamento e il drastico calo delle attività produttive hanno ridotto numerosi afghani all’impossibilità di soddisfare perfino le esigenze più basilari.Nei diversi contesti della regione, caratterizzati da livelli di confinamento differenti, tali attività lavorative sono cessate bruscamente e i rifugiati senza alcuna fonte di reddito e le comunità che li accolgono devono ora far fronte a una minaccia economica che mette a rischio la loro sopravvivenza.Gli afghani presenti in Iran e in Pakistan in larga parte riferiscono di serie difficoltà nel sostenere il pagamento delle spese mediche e i costi di esigenze essenziali quali cibo e alloggio, e di come tale situazione costringa molti a chiedere prestiti.Tutti e tre i Governi sono profondendo sforzi concertati ed encomiabili volti a includere le persone in fuga nei piani e nelle risposte nazionali, ma hanno disperato bisogno di sostegno internazionale.
Il Governo della Repubblica islamica dell’Iran, nel far fronte all’epicentro dell’epidemia in Asia sudorientale, ha agevolato in modo esemplare l’inclusione degli afghani sul proprio territorio. L’UNHCR accoglie con favore la recente conferma che in Iran esami clinici e cure per i pazienti COVID-19 saranno gratuiti, anche per i rifugiati. Inoltre, l’Assicurazione universale di salute pubblica è stata estesa automaticamente a beneficio sia dei rifugiati sia dei cittadini iraniani, garantendo ai rifugiati accesso incondizionato all’assistenza sanitaria.In tutti e tre i Paesi, l’UNHCR sta costantemente adeguando le proprie operazioni a queste circostanze tanto uniche.In Afghanistan, l’UNHCR sta assicurando sostegno alle misure di prevenzione implementate dal Governo mediante la promozione di campagne di sensibilizzazione tra le comunità più vulnerabili e nelle aree maggiormente interessate dai rimpatri. Auto e camion dotati di altoparlanti percorrono città e villaggi per comunicare informazioni chiare e attendibili capaci di salvare vite umane. L’Agenzia attualmente è impegnata a fornire quantità ulteriori di kit igienici da distribuire tra i rimpatriati e le comunità di sfollati, nonché tra il personale governativo e dei nostri partner impegnato in prima linea, a intensificare la costruzione di strutture di approvvigionamento idrico e per l’erogazione di servizi igienico-sanitari, e a garantire ulteriore sostegno alle attività di sorveglianza delle frontiere e di monitoraggio dei rimpatriati in Afghanistan.L’UNHCR ha incrementato le proprie capacità di intervento lungo le frontiere tra Afghanistan e Iran in modo da poter meglio sostenere le attività di rilevamento dei casi e rintraccio dei contatti di ciascun individuo. I servizi di sostegno psicosociale continuano ad assicurare assistenza per via telefonica.Nell’ambito degli sforzi collettivi profusi per contrastare il COVID-19 a livello mondiale, è necessario assicurare maggiore sostegno ad Afghanistan, Iran e Pakistan. Malgrado il lavoro svolto ininterrottamente in tutta la macroregione, il rischio che la pandemia divenga ingestibile è ora elevato.L’appello dell’UNHCR per la raccolta di circa 315 milioni dollari da destinare alla crisi afghana, attualmente è finanziato solamente al 17 per cento.

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Afghanistan: Bambini bisognosi di assistenza umanitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

In Afghanistan il numero di bambini che avrà bisogno di assistenza umanitaria nel 2020 è salito del 40% rispetto allo scorso anno; ciò significa che 1,5 milioni di minori in più avranno bisogno di supporto per sopravvivere. Questa la denuncia di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che sottolinea come 18 lunghi anni di conflitto abbiano trasformato l’Afghanistan in uno dei posti peggiori al mondo dove essere bambini.
Nell’anno in corso, specifica l’Organizzazione, altre 3,1 milioni di persone, più della metà delle quali minori, necessiteranno di assistenza umanitaria in un Paese in cui, negli ultimi due anni, la sicurezza è peggiorata notevolmente e il numero di bambini uccisi e mutilati ha raggiunto il suo record.Secondo le Nazioni Unite, nei primi nove mesi del 2019, i bambini hanno rappresentato il 77% delle vittime civili a causa di armi esplosive. Questo quotidiano rischio mortale ha un profondo impatto sulla salute mentale dei più piccoli che spesso sono testimoni di atti di estrema violenza e devono affrontare lesioni traumatiche che spesso hanno ripercussioni gravissime sulla loro vita.Infatti, oggi nel Paese 1 persona su 10 vive con disabilità fisiche.Una recente analisi di Save the Children ha inoltre rilevato che due terzi dei genitori intervistati in alcune parti dell’Afghanistan hanno affermato che i loro figli hanno paura delle esplosioni, dei rapimenti o di altre forme di violenza durante il tragitto per andare a scuola. Queste testimonianze danno la misura di quanto i bambini afgani vivano nella paura costante di perdere la vita, senza il necessario sostegno per affrontare questi traumi.Rischi differenti a seconda che si tratti di bambini o bambine. Come messo in evidenza nel nuovo rapporto “Stop alla guerra sui bambini” diffuso la scorsa settimana dall’Organizzazione, le ragazze nelle aree colpite dai conflitti corrono infatti rischi molto più elevati di essere vittime di violenza sessuale e di genere, gravidanze e matrimoni precoci forzati. In tutti i casi verificati di violenza sessuale contro i minori in aree di conflitto, 9 volte su 10 sono proprio le ragazze ad esserne vittime. I ragazzi hanno invece molte più probabilità di essere esposti ad uccisioni e mutilazioni, rapimenti e reclutamento nei gruppi armati.“Rispetto ad altre emergenze globali, dopo oltre 18 anni di conflitto l’Afghanistan rimane un Paese dimenticato nonostante le decine di migliaia di morti tra i civili e il fallimento di molteplici tentativi per arrivare alla pace. I bambini nati e cresciuti qui non hanno conosciuto altro che la guerra nella loro vita, hanno paura di andare a scuola e sono a rischio continuo di abusi e sfruttamento. I bambini afgani non hanno accesso all’assistenza sanitaria di base e ad un’istruzione di qualità, per non parlare del supporto psicologico di cui hanno bisogno per superare tutto ciò che hanno dovuto subire”, ha dichiarato Onno van Manen, Direttore di Save the Children in Afghanistan.“I bambini afgani hanno il diritto di vivere al sicuro, di essere protetti e di crescere come ogni bambino dovrebbe, purtroppo però i loro diritti fondamentali continuano ad essere calpestati. Dobbiamo offrire loro un futuro libero dalla violenza e dalla paura e per questo Save the Children sta intensificando le sue attività in tutto il Paese per rispondere a questa terribile situazione”, ha proseguito Onno van Manen.Nel 2019, Save the Children ha raggiunto oltre 4 milioni di persone in Afghanistan, delle quali oltre 900 mila bambini, attraverso programmi di educazione, salute, nutrizione e sicurezza alimentare, diritti e protezione. L’Organizzazione è presente con il suo staff in otto province del Paese e realizza anche attraverso partner interventi umanitari in 14 province su 34.

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Afghanistan: tra 2 milioni di bambini con malnutrizione acuta

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

“In Afghanistan le condizioni nutrizionali dei bambini sono allarmanti. Tra i 2 milioni di bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta, 600.000 sono colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più pericolosa di denutrizione per un bambino. L’Afghanistan è uno dei paesi con il più alto numero di bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta grave, oltre a Yemen e Sud Sudan.
Nel 2018 l’UNICEF, unico fornitore di alimenti terapeutici pronti all’uso per i bambini malnutriti in Afghanistan, ha potuto finora raggiungere meno del 50% dei bambini con malnutrizione grave a causa delle scorte limitate (275.000). Per il 2019, l’obiettivo è di raggiungere il 60% di questi bambini (375.000). Non riusciremo a raggiungerli però se – entro 3 settimane – non riceveremo i 7 milioni di dollari richiesti, pari a 107.000 scatole di alimenti terapeutico pronto all’uso.
La situazione è complessa anche per le continue violenze, sfollamenti multipli dovuti a condizioni climatiche estreme (siccità e inondazioni improvvise), crescente insicurezza alimentare e abitudini alimentari scorrette. L’impatto della siccità nel 2018 ha reso le cose peggiori, e nel 2019 sta aggravando la scarsa situazione nutrizionale dei bambini. ‎Secondo un’analisi del 2018, nelle aree colpite dalla siccità si è registrato un aumento del 25% dei bambini colpiti da malnutrizione acuta grave. I risultati degli studi più recenti sulla nutrizione in Afghanistan mostrano anche che 22 delle 34 province hanno superato la soglia di emergenza della malnutrizione acuta.
L’UNICEF sta supportando l’integrazione di servizi di consulenza sulla nutrizione materno infantile e dei bambini piccoli in tutte le provincie per assicurare che madri e persone che si prendono cura dei bambini abbiano supporto per allattare e per la nutrizione complementare dei bambini fino ai 23 mesi.
L’UNICEF supporta programmi basati sulle comunità in 7 provincie che aiutano madri e persone che si prendono cura dei bambini a compiere scelte migliori sulla nutrizione dei loro bambini fino ai 23 mesi per prevenire la denutrizione”.web: http://www.unicef.it

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1° Studio matrimoni infantili in Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

L’UNICEF e il Ministero del Lavoro, degli Affari Sociali, dei Martiri e dei Disabili (MoLSAMD) hanno lanciato il primo studio globale sul matrimonio infantile in Afghanistan. Sebbene nel paese si sia registrata una riduzione dei matrimoni precoci, questa pratica rimane elevata. Il matrimonio infantile è diminuito del 10% nell’arco di cinque anni. Lo studio ha mostrato che nel 42% delle famiglie almeno un membro della famiglia si è sposato prima dei 18 anni. Tuttavia, esistono significative disparità regionali, che variano dal 21% delle famiglie nel Ghor al 66% in Paktia, con almeno un membro che si è sposato prima dei 18 anni.Lo studio è stato condotto in cinque province dell’Afghanistan – Bamyan, Kandahar, Paktia, Ghor e Badghis – che rappresentano aree urbane, semiurbane e rurali. Utilizzando metodi di ricerca sia qualitativi che quantitativi, lo studio mette in evidenza molteplici fattori alla base del matrimonio precoce, integrando gli studi già esistenti. Lo studio ha rilevato che nel 78% delle famiglie i padri sono coloro che decidono in materia di matrimonio, mentre il 55,7% degli intervistati concordano sulla necessità di consultare coloro che si devono sposare.”Questo studio è unico, non solo si basa su studi precedenti, ma analizza il matrimonio infantile in Afghanistan da varie angolazioni, fornendo così un quadro completo di questa pratica”, dice Faizullah Zaki, Ministro degli Affari Sociali, Martiri e Disabili dell’Afghanistan.I risultati dello studio, concluso sotto il coordinamento del MoLSAMD, mostrano che la situazione della sicurezza, la povertà, le convinzioni profondamente radicate e le norme sociali pongono le ragazze in una posizione di svantaggio. In generale, vi è una comprensione limitata dell’impatto negativo del matrimonio precoce sulle bambine. L’attenzione si concentra spesso sull’impatto del matrimonio infantile sulla salute, con una comprensione limitata dell’impatto del matrimonio precoce su istruzione, nutrizione e partecipazione delle bambine e delle donne allo sviluppo economico.”Il matrimonio precoce è in leggero calo in Afghanistan, e noi elogiamo gli sforzi incessanti del governo per ridurre questa pratica e il loro forte impegno per i diritti dei bambini”, dice Adele Khodr, rappresentante dell’UNICEF in Afghanistan. “Tuttavia, è necessaria un’ulteriore azione consolidata da parte dei diversi attori della società per porre fine a questa pratica e raggiungere l’obiettivo di porre fine al matrimonio precoce entro il 2030”.
“Il matrimonio infantile è una terribile violazione dei diritti umani e priva i bambini della loro istruzione, della loro salute e dell’infanzia”, dice Zaki. “Poiché tutti i genitori vogliono il meglio per le loro figlie e i loro figli, dobbiamo lavorare insieme per porre fine al matrimonio dei figli”.”Il matrimonio infantile romperà il ciclo intergenerazionale della povertà e darà alle ragazze e alle donne l’opportunità di impegnarsi e partecipare pienamente alla loro società”, dice Khodr, “L’inserimento di tutte le ragazze a scuola è un elemento chiave per ridurre il matrimonio infantile ed è importante convincere i genitori, specialmente i padri, a mandare le loro figlie a scuola”.

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Afghanistan: La brigata “Sassari” adotta l’orfanatrofio di Herat

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

brigata_sassari_heratHERAT Il contingente italiano del Train Advise Assist Command West (TAAC W) ha effettuato una donazione a favore dell’orfanotrofio “Khaja Abdullah Ansari”, nell’ambito dei progetti di cooperazione civile e militare coordinati con il Dipartimento per le Politiche Sociali del governatorato di Herat. I beni, richiesti dalla direzione dell’orfanotrofio e consegnati dai militari della SASSARI, consistono in materiale per l’infanzia quali pannolini, bavaglini, biberon, set di sterilizzazione per biberon, kit per la pappa, abiti per bimbini di varie età e, vista la coincidenza con le festività natalizie, giocattoli vari che giungono grazie alla generosa donazione della Protezione Civile di Ittiri e dalla Scuola media statale n. 3 di Sassari.
Il progetto presso l’orfanotrofio prosegue il lavoro iniziato nel 2008, quando la Cooperazione Civile e Militare Italiana avviò le donazioni di beni di prima necessità ai bambini e i lavori di messa in sicurezza dell’infrastruttura. Negli anni successivi, sono stati effettuati lavori volti al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie, alla riqualificazione delle aree giochi e c’è stato costante interesse per il potenziamento degli aspetti didattici dell’istituto. La donazione si è svolta alla presenza del Comandante del TAAC-W, Generale Gianluca Carai, della direttrice dell’orfanotrofio maschile e femminile nonchè di una rappresentanza dei bambini ospiti della struttura. Nell’occasione la dirigente ha ringraziato il contingente italiano da sempre vicino alle esigenze della popolazione afghana più sfortunata e, nel ricordare i numerosi progetti realizzati nella struttura, ha raccontato che i primi bambini aiutati dal contingente italiano nel 2008 ora sono adulti inseriti nel mondo del lavoro o studenti al pari di altri più fortunati.
L’orfanotrofio, che attualmente ospita oltre 250 tra bambini e bambine provenienti da tutta la regione ovest, è intitolato alla importante figura di Khwaja Abd Allah Ansari, prolifico autore di opere poetiche, il cui mausoleo è tuttora meta di un incessante pellegrinaggio culturale. (foto: brigata sassari)

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A horrific attack in Kabul shows the Afghan government’s weakness

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

afghanistanKabul. EVEN for a city familiar with explosions, the power of the bomb that ripped through Kabul on May 31st was shocking. The device, hidden in a tanker truck, went off during rush hour in a crowded area near several foreign embassies. The blast shattered windows a mile away and sent clouds of black smoke swirling above the city. At least 90 people were killed and more than 460 wounded, making it one of the deadliest attacks in the capital in the 16-year civil war.Jan Ali Ghobar, who works for Roshan, a telecommunications company based nearby, was knocked unconscious: “When I came back, everything was dark, the ceiling had fallen down, our desk chairs, everything was crushed.” The German embassy was badly damaged; one of its Afghan guards was killed. As The Economist went to press, no one had claimed responsibility for the blast. A spokesman for the Taliban denied that they were behind it. Islamic State militants have staged several attacks in Afghanistan in recent months, though none as large as this. Whoever was behind it, the attack highlights the Afghan government’s inability to provide security, even in the capital. According to the UN, Kabul has become the deadliest province in the country for civilians, ahead of some of the country’s more notorious trouble spots, such as Helmand and Kandahar.
One effect of the explosion has been to heighten the debate in Germany over whether it is reasonable to repatriate Afghans whose applications for asylum are unsuccessful. Just after the blast, the German authorities postponed a flight carrying failed asylum-seekers to Kabul. German officials’ insistence that parts of Afghanistan are safe for deportees sounds ever less plausible.The bombing will also intensify the row within the administration of Donald Trump over whether to increase America’s military presence in Afghanistan. Mr Trump’s national-security team has endorsed a plan to deploy up to 5,000 extra troops. Others in the White House remain opposed to further entangling America in a war on which it already spends $3bn a month. Mr Trump has not yet made up his mind. The bombing certainly strengthens the case that the Afghan government is losing control and needs more military assistance. But it also makes Afghanistan look even more like a quagmire. (by The Economist)

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Afghanistan: attentato terribile

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

afghanistan“Il tremendo attentato che ha avuto luogo stamattina a Kabul, costato la vita ad almeno 80 persone, dimostra l’importanza della presenza occidentale in Afghanistan. La stabilizzazione dell’area è fondamentale anzitutto per la popolazione afghana ma è molto importante anche per l’intero Occidente. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e deputato di Alternativa popolare. E aggiunge: “La prevenzione del terrorismo jihadista, infatti, passa anche dalla pacificazione di quella regione, che è ancora terreno fertile per chi diffonde la cultura dell’odio e della violenza. Il fatto che questo gesto barbaro e insensato sia stato condotto durante il Ramadan, mese santo per i musulmani, mostra, inoltre, come i terroristi non abbiano niente a che fare con nessuna religione. Il loro atto dimostra solamente il più totale disprezzo per la sacralità della vita umana”.

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Il futuro dell’Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

Afghanistan1Milano Martedì 8 novembre 2016, ore 16.00 Sala Conferenze di Palazzo Reale, 3° piano Piazza Duomo 14 Alla luce della persistente instabilità politica e militare in Afghanistan e del complesso contesto regionale, CIPMO – Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente – in collaborazione con l’Ufficio di Informazione a Milano del Parlamento europeo, con il patrocinio del Comune di Milano e il patronato di Regione Lombardia, con il supporto di Fondazione Cariplo – organizza il Convegno “Il futuro dell’Afghanistan. Il ruolo dei giovani leader. L’impegno dell’Italia per la stabilizzazione e lo sviluppo del Paese”. L’obiettivo principale della Conferenza, che si avvale del contributo di esperti italiani ed internazionali di primo piano, sarà quello di dibattere sull’emergere di una nuova generazione di giovanissimi politici e dirigenti della pubblica amministrazione, e sul nuovo protagonismo delle donne nella leadership del paese. L’Afghanistan, grazie anche all’impegno diplomatico, militare e di cooperazione dell’Italia e della Comunità internazionale, sta facendo con determinazione passi concreti sulla via dello sviluppo e della sicurezza – nonostante la grave e continua precarietà della situazione, la presenza talebana e la veloce e preoccupante penetrazione del Daesh. La scommessa da vincere, anche in sintonia con gli organismi internazionali, è quella di un Afghanistan stabile e forte, cerniera strategica tra l’India, l’Asia e il Mediterraneo, con l’innesco di nuovi processi socio economici nell’Asia centrale che portino stabilità e sviluppo.I recenti impegni assunti dall’Europa con la conferenza di Bruxelles di ottobre 2016 e dalla NATO a Varsavia, nel luglio 2016 – che accompagneranno l’Afghanistan fino al 2020, con l’intento di creare un tessuto favorevole ad un futuro di pace e crescita del paese – confermano la strategia, anche internazionale, di lavorare sul fronte delle riforme, sui diritti umani, sulla gestione delle risorse ambientali, sulla sicurezza e sulla stabilità regionale
Presiede: Janiki Cingoli, Direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente
Saluti istituzionali:Min. Plen. Alberto Pieri, Capo dell’Unità per l’Afghanistan e la Dimensione Regionale alla Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Coordina e introduce: Rossella Monti, Membro del Consiglio Direttivo di CIPMO, Direttore Water & Energy Security Division del Landau Network, esperta dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo in Afghanistan ed esperta di ambiente nei Paesi in via di Sviluppo.

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Afghanistan: Save the Children chiede la fine dei matrimoni precoci

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

Afghanistan1Save the Children sta sollecitando il governo afghano affinché ponga fine alla pratica del matrimonio precoce, dopo che una ragazza di 14 anni è stata data alle fiamme la scorsa settimana e successivamente è morta in ospedale.Secondo quanto riportato dai media, Zahra – questo il nome della ragazza – era già sposata da anni ed era incinta di 4 mesi quando è morta.“Quella vissuta da Zahra è una situazione di incomprensibile sofferenza che va oltre ogni limite”, ha commentato Ana Maria Locsin, Direttore di Save the Children in Afghanistan.“La storia di Zahra rappresenta un caso estremo di ciò che può accadere quando una bambina viene fatta sposare forzatamente, ma sappiamo che il suo non è un caso isolato e che questa pratica è fin troppo comune in molte parti del Paese.”La legge afgana, infatti, stabilisce che l’età legale per il matrimonio sia 16 anni per le ragazze, ma il 15% delle donne afgane sotto i 50 anni si sono sposate prima del loro quindicesimo compleanno, mentre quasi la metà prima dei 18 anni.“Save the Children chiede al governo afgano di adoperarsi affinché ragazze come Zahra possano rimanere a casa con le famiglie di appartenenza, dove sono protette”, ha affermato Ana Maria Locsin.“I matrimoni precoci sono una violazione sostanziale dei diritti fondamentali di un bambino. Zahra e tante altre bambine che sono date in sposa in giovane età sono private del loro diritto all’istruzione, alla sicurezza e della possibilità di scegliere il loro futuro.“Il caso di Zahra deve diventare un catalizzatore per il cambiamento, in modo che nessun’altra bambina sia vittima di un destino simile.”Il matrimonio precoce in Afghanistan è anche fortemente legato all’accesso all’educazione. Le giovani donne senza un’istruzione, infatti, hanno una possibilità di sposarsi prima dei 18 anni tre volte superiore alle loro coetanee con un’istruzione secondaria o superiore.

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Afghanistan: Morte operatori umanitari

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2015

afghanistan“Tutti noi dell’UNICEF siamo scioccati e rattristati per la morte degli operatori umanitari di Medici Senza Frontiere e dei loro pazienti, dopo un attacco aereo su un ospedale nel nord dell’Afghanistan. “Ci uniamo alle famiglie, ai colleghi e agli amici di coloro che hanno perso la vita e che sono stati feriti, in lutto per la perdita di veri eroi dedicati a rendere il mondo un posto migliore. “Loro e gli operatori umanitari che rischiano la propria vita per gli altri in alcuni dei luoghi più pericolosi al mondo meritano la nostra grande ammirazione”.

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Afghanistan: Vendetta o giustizia?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2012

Soldato Usa uccide 17 civili Afghanistan, talebani giurano vendetta Parlamento (afghano n.d.r.): abbiamo esaurito la pazienza (Il Messaggero del 12.merzo 2012) e Rosario Amciro Roxas commenta: ” A breve si dirà che si è scatenata la vendetta dei talebani, operando un taglio netto tra giustizia e vendetta. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki furono giustificate come un esempio di giustizia dopo l’attacco a Pearl Harbour, sul quale molte fonti storiche stanno aprendo una luce che era stata fin qui offuscata. Tra gli assassinati in questa folle strage ci sono nove bambini; ci sarà anche chi affermerà che si è trattato del solo modo utile per evitare che diventassero grandi, ingrossando le file dei talebani. Non accadrà nulla che possa lasciar pensare ad un ritiro delle truppe straniere “in missione di pace”, perchè gli interessi dei produttori e fornitori di armi non lo permetteranno; così come non lo permetterebbero i trafficanti di pani di oppio che “triangolano” i loro affari permutando armi con pani di oppio, lucrando sui due fronti. L’Italia, “grazie” alle guerre che Berlusconi ha salutato come “missioni di pace” è diventata la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi ed esplosivi; gli stessi esplosivi “made in Italy” che provocarono la morte di sei nostri soldati, incappati in una rudimentale bomba. Non si deve dire che si tratta di una guerra, così i nostri morti diventano “caduti per la pace”, mentre i civili afgani che giornalmente vengono uccisi diventano “effetti collaterali”. Scuse, calunnie, giustificazioni e parole, tante parole; ma i genitori di quei nove bambini uccisi crederanno a queste parole, o chiederanno giustizia? (Rosario Amico Roxas)

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Niguarda presentazione “Lokomat” per riabilitazione lesioni midollari

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Milano 24 Febbraio 2012 – ore 11.00 Unità Spinale Unipolare – Palestra – 2° piano Il direttore generale Pasquale Cannatelli, unitamente alla dott.ssa Giovanna Oliva (presidente AUS Niguarda), al direttore sanitario Giuseppe Genduso, al direttore amministrativo Marco Trivelli e al direttore dell’USU Tiziana Redaelli accolgono l’assessore Bresciani e le altre autorità nell’atrio dell’Unità Spinale. All’inaugurazione presenzierà il Caporal Maggiore degli Alpini Luca Barisonzi. Rimasto gravemente ferito in Afghanistan in un attentato il 18 gennaio 2011 e seguito un percorso riabilitativo per diversi mesi presso l’Unità Spinale di Niguarda, Barisonzi si è impegnato in prima persona per promuovere la raccolta fondi a favore dell’apparecchiatura “Lokomat”, mobilitando le organizzazioni degli Alpini e sensibilizzando con la sua testimonianza numerosissime persone.
L’Unità Spinale Unipolare di Niguarda è oggi l’unico Centro in Lombardia che può avvalersi dell’utilizzo esclusivo del “Lokomat” per la riabilitazione delle persone che hanno riportato esiti di lesione incompleta al midollo spinale.
Ore 11.05 Il saluto di benvenuto del direttore generale Pasquale Cannatelli
Ore 11.10 Come è nata l’iniziativa “Lokomat” (T. Redaelli – G. Oliva)
Ore 11.20 Il saluto dell’Assessore Luciano Bresciani
Ore 11.25 Il mio impegno per il Lokomat (Luca Barisonzi)
Ore 11.30 Il saluto del Comandante dell’8° Reggimento Alpini (Col. Michele Merola)
Ore 11.35 I molti grazie che dobbiamo per questo risultato (ai benefattori)
Ore 11.40 Il funzionamento del “Lokomat” (G. Brozzi)
Ore 11.50 Ma non è finita…l’impegno continua con lo “Spazio Vita” (G. Oliva – T. Redaelli)
Seguirà dimostrazione pratica – 12.00 primo gruppo (con autorità e giornalisti)
12.10 secondo gruppo (i restanti) e in chiusura rinfresco per tutti.

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L’Italia si arma: la guerra è vicina?

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2012

This is a image of F-35 C Joint Strike Fighter

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Sembra proprio di si se ci riferiamo, e non solo, al Programma pluriennale di A/R n. SMD 02/2009, relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter (JSF – anche denominato F35 Lightning II) e realizzazione della associata linea FACO/MRO&U (Final Assembly and Check Out/Maintenance, Repair, Overhaul & Upgrade) nazionale (n. 65) Presentato da: Ministro della difesa (Governo Berlusconi-IV), il 10 marzo 2009; annunciato nella seduta n. 173 del 17 marzo 2009 e oggi riconfermato dal governo Monti. Si tratta di una spesa complessiva che non riguarda solo gli aerei F34 lightning II ma anche tutto il resto tra annessi e connessi per 21 miliardi di euro scremati in una manciata di anni. E questi sono aerei, poi vi sono le commesse per la marina e per l’esercito per altri svariati miliardi. Che l’Italia abbia goduto, dopo il 1945, di un lungo periodo di pace che l’ha portata sino ad oggi, pare sia irrilevante. L’esercito c’è e va dotato di tutti gli armamenti più sofisticati esistenti al momento. Un ragionamento che posto in questi termini non fa una grinza e che viene maggiormente evidenziato con la circostanza che i nostri contingenti cosiddetti di “pace” devono essere, per impegni internazionali, presenti sulle varie aree mondiali e pronti a far uso dei loro armamenti. Se tutto ciò è validato da circostanze particolari pur tuttavia abbisogna di una riflessione di merito. Incominciamo con il dire che la nostra Costituzione rifugge dalla guerra come idea per far valere le proprie e altrui ragioni. Eppure abbiamo partecipato per ben due volte al conflitto armato che ci ha contrapposti, con i nostri alleati, all’Irak, come lo è stato per i Balcani e ora in Afghanistan. Il tutto è stato pagato in vite umane e danni ai nostri mezzi. E ora continuiamo ad armarci per tali eventualità, ma a nessuno sembra venire in mente che per una dichiarata disponibilità di diecimila uomini si debbano affrontare tali ingenti spese mentre sarebbe compito di altri sostenerle: ad esempio la comunità europea.
L’Italia, dopo tutto, non ha bisogno di un esercito perché non ha un nemico esterno ma, semmai, ha tutto l’interesse a rinforzare quelle forze addette all’ordine pubblico e alla prevenzione e repressione della delinquenza. Per ora si rivela una filiera colabrodo se si pensa alla scarsità di mezzi messi a disposizione della polizia, alle incertezze della giustizia che per una sentenza definitiva richiede anche otto anni di tempo, se non di più, e alle carceri che scoppiano con una popolazione carceraria doppia rispetto alle sue effettive disponibilità. Vi sono persino dei reati come i furti nelle abitazioni, gli scippi e i borseggi che al 90% non si individuano i responsabili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il conflitto in Afghanistan: processi decisionali e strategie militari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2011

English: collage of four photos for the Afghan...

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Pavia 12 dicembre alle ore 15.00, presso l’Aula Grande di Scienze Politiche, il dottor Andrea Grazioso, consulente presso il Ministero della Difesa ed esperto di politica militare, terrà una conferenza sul tema “Il conflitto in Afghanistan: processi decisionali e strategie militari”. Il dottor Andrea Grazioso è ricercatore dal 1998 presso il Centro Militare di Studi Strategici, redattore dell’Osservatorio Strategico e autore di numerosi studi monografici, in alcuni casi condotti congiuntamente con importanti realtà straniere (RAND Corporation, King’s College, UN Staff College etc.); ha tenuto per il CASD (Centro Alti Studi Difesa) conferenze o moduli d’insegnamento, anche per studenti provenienti dalle Università di Roma, Nizza e Sarajevo; ha svolto per la NATO (Allied Command for Transformation) attività di tutor, nell’ambito del “Multiple Future Project”; ha avuto la responsabilità sia di moduli di insegnamento (Proliferazione e contro-proliferazione; armi di distruzione di massa ecc.) sia di singole lezioni per la LINK Campus University; ha svolto attività di insegnamento a livello di Master presso le Università Roma III e di Gorizia e la Scuola di Guerra di Civitavecchia; collabora con l’Enciclopedia Italiana sui temi relativi alla Difesa, ai conflitti e alle tecnologie militari; da circa quattro anni lavora presso il Gabinetto del Ministro della Difesa, quale esperto di Politica militare. In tale funzione ha operato nel NATO-Russa Council.

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Attacco a Kandahar

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2011

United Nations High Commissioner for Refugees

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Alle 6 di questa mattina, un attacco suicida organizzato a Kandahar ha causato la morte di tre operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presso il compound dell’Agenzia ed il ferimento di altri due membri dello staff.L’UNHCR è presente in Afghanistan dagli anni 80, durante questo periodo ha facilitato il rientro a casa di milioni di rifugiati e assistito altre persone costrette alla fuga all’interno del paese. L’UNHCR sta cercando di capire meglio le circostanze dell’attacco di questa mattina, tuttavia rimane il fatto che operatori dell’agenzia sono stati uccisi o feriti e che le funzioni dell’UNHCR a Kandahar risultano seriamente compromesse. “Quanto accaduto rappresenta una tragedia per l’UNHCR e per le famiglie delle vittime e dei feriti ed evidenzia gli enormi rischi che gli operatori umanitari corrono in Afghanistan,” ha affermato l’Alto Commissario per i rifugiati António Guterres. “Sono estremamente amareggiato. Tutti noi all’UNHCR esprimiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime e dei feriti.”

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Fresh opinions on global governance featured in second season of Inside the Issues

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2011

Centre for International Governance Innovation

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Waterloo, canada Looking for innovative perspectives on the most pressing challenges facing the international community? Inside the Issues, presented by The Centre for International Governance Innovation (CIGI), is back for its second season of weekly interactive podcasts, providing insightful analysis on topics from across the spectrum of global governance. Available on the CIGI YouTube channel, CIGI’s iTunes video and audio feeds, and http://www.cigionline.org, the first Inside the Issues episode of the 2011-12 season features CIGI Senior Fellow Mark Sedra discussing Afghanistan: After the International Community Departs. As an Afghan security expert, Sedra paints a grim picture of the prospects for peace in the country by explaining that a return to civil conflict between a rejuvenated Northern Alliance and the Taliban is the most likely situation post-2014. Building on the success of its inaugural season, which drew over 2,400 viewers, this year’s episodes will feature new and returning guests in conversation with host David Welch, CIGI Chair in Global Security and Director of the Balsillie School of International Affairs. Season two of Inside the Issues, which is recorded in the CIGI broadcast studio, is slated to include prominent guests from foreign governments and non-governmental experts from around the world.

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Afghanistan: riflettere senza ipocrisie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

“Esprimo le più sentite condoglianze ai familiari del primo caporal maggiore Roberto Marchini, ennesima vittima del servizio, del dovere e dello Stato.” –Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Pdm – “E’ triste –prosegue Comellini- dover assistere a questo continuo stillicidio di giovani vite mentre gli esponenti del Governo e della sua maggioranza continuano a mentire a se stessi e agli italiani sulla reale situazione del conflitto Afgano, annunciando inverosimili vittorie politiche e altrettanto improbabili riduzioni numeriche in un contesto dove l’unica cosa certa è il fallimento della “cooperazione allo sviluppo” ormai soverchiata dal tentativo di imporre a quelle popolazioni il concetto occidentale di democrazia privilegiando l’uso delle armi. È chiaro, –aggiunge- e sarebbe da ipocriti affermare il contrario, che seppure nelle prossime ore il decreto di rinnovo di queste missioni dovesse trovare il consenso del Capo dello Stato, e successivamente quello del Parlamento, non avrà mai quello della maggioranza degli Italiani. Noi -conclude Comellini- non discutiamo sulla necessita degli interventi umanitari di pace ma siamo convinti che vi siano strade alternative per realizzare una concreta azione di cooperazione allo sviluppo che non necessariamente debbano prevedere la presenza dei militari e dei loro armamenti da guerra.”.

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Afghanistan: cordoglio dell’Idv

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Massimo Donadi, Italian politician (Italia dei...

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“Esprimo, a nome del gruppo parlamentare di IDV, il mio più profondo cordoglio per la morte del giovane soldato che ha perso la vita, questa mattina, per l’esplosione di un ordigno in Afghanistan” lo dichiara in una nota Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV. “Il nostro pensiero va alla famiglia del giovane caporal maggiore Marchini e a tutti i nostri soldati impegnati in quello che ormai il teatro di guerra afgano. Si tratta dell’ennesima tragedia che colpisce il nostro contingente. E’ ormai tempo che tutte le forze politiche avviino una seria riflessione sulla nostra presenza in Afghanistan. Chiediamo al ministro La Russa di venire a riferire in Aula” conclude Donadi.

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Militare italiano ucciso in Afghanistan

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Bazaar Helps Increase Security in Bakwa Province

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“Esprimo il più profondo cordoglio ai familiari del militare deceduto questa mattina in Afghanistan a causa dell’esplosione di uno ordigno nei pressi del villaggio di Caghaz, 16 chilometri ad Ovest di Bakwa, in Afghanistan. Al militare ferito gli auguri per una pronta guarigione.” – Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Pdm- “Questo ennesimo tragico episodio -prosegue Comellini- allunga a dismisura l’elenco dei nostri militari deceduti o feriti nel corso della missione in Afghanistan e deve far riflettere seriamente coloro che sostengono ancora la necessità di prosecuzione dell’impegno italiano in quel Paese, perché è chiaro che “il gioco non vale la candela” e gli Italiani sono stanchi di piangere difronte alle bare avvolte nel tricolore. Solo ieri -aggiunge – avevo lanciato l’allarme, peraltro rimasto inascoltato, per la mancanza delle ulteriori disposizioni per il personale e in materia penale analoghe a quelle che si applicavano fino al 30 giugno scorso perché dettate dal decreto legge 228/2010 convertito con la legge 9/2011. Questa mancanza realizza di fatto una situazione di vuoto normativo -conclude Comellini- che non garantisce le dovute tutele ai militari che si trovano in missione all’estero.”Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm) La Fidest si associa.

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