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Posts Tagged ‘africa’

Menarini: 15000 pasti solidali per l’Africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

africaLa formazione dei dipendenti che fa bene anche alla solidarietà: nell’ottica di questo connubio si è svolta oggi un’attività formativa per alcuni dipendenti della farmaceutica Menarini, impegnati a realizzare 15.000 pasti in risposta alle esigenze dei paesi in grave stato di crisi.Una iniziativa che nasce in collaborazione con l’Associazione Stop Hunger Now (Rise against Hunger), una Onlus determinata a fornire un contributo tangibile nella lotta alla fame nel mondo ed al sostegno dei diritti dell’infanzia, Dynamo Academy, impresa sociale attiva nella formazione sui temi dell’imprenditoria sociale, e Giunti O.S. Psychometrics, azienda specializzata in interventi di valutazione e sviluppo delle risorse umane.La sede di questa attività di formazione è stata il Campus toscano di Dynamo Academy a Limestre (Pistoia).Alcuni dipendenti Menarini hanno lavorato in squadra un giorno intero per confezionare 15.000 pasti che consentiranno ad una delle comunità assistite dall’Associazione in Zimbabwe l’accoglienza di 50 nuovi ragazzi per un intero anno scolastico. Il corso di oggi ha consentito di sviluppare e migliorare varie competenze quali: efficacia organizzativa, team working, problem solving e anche la negoziazione tra i colleghi, oltre alla adattabilità ad un contesto nuovo, lontano dalle solite pareti di un normale ufficio aziendale. Di grande valore anche il riscontro sociale della giornata, che consentirà a bambini che hanno difficoltà quotidiane ad alimentarsi, di ricevere una scorta di pasti per se stessi e le loro famiglie. Un contributo che “fa bene al cuore” di chi ha preparato i pasti e di chi li riceverà.Il contesto in cui sono state svolte le attività dei dipendenti Menarini ha rappresentato metaforicamente quello di una azienda complessa, dove pianificare con attenzione, produrre con elevati standard qualitativi e distribuire in modo capillare sono attività in cui è strategico ed essenziale lavorare tutti insieme e comunicare efficacemente tra colleghi. Tutti per uno, uno per tutti.

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Il Piano d’investimenti EU per l’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

africa7Il programma dell’UE che mira a mobilitare 44 miliardi di euro in investimenti privati in Africa e nei paesi vicini dell’UE è stato approvato in via definitiva giovedì. Come parte del Piano europeo per gli investimenti esterni, il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), tenterà di mobilitare 44 miliardi di euro in investimenti privati verso Stati “fragili”, offrendo una combinazione di sovvenzioni, prestiti e garanzie finanziarie pubbliche del valore di 3,3 miliardi di euro, per incoraggiare lavoro, crescita e stabilità, affrontando così le cause profonde della migrazione.
Nel corso dei recenti negoziati sulle regole operative dell’EFSD, i deputati hanno convinto i ministri UE sui seguenti punti:Concentrarsi su povertà, lavoro, cambiamento climatico e piccole imprese. L’EFSD si focalizzerà sulla lotta alla povertà creando impieghi dignitosi offrendo supporto in particolare a giovani, donne e piccole imprese. Il supporto finanziario deve rispettare gli standard di sviluppo riconosciuti a livello internazionale.Clima. Almeno il 28% degli investimenti finanzierà progetti sul clima per favorire l’implementazione dell’Accordo di Parigi.Aziende responsabili. I beneficiari devono rispettare i diritti umani, gli standard dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) e le norme internazionali sull’investimento responsabile. I cittadini interessati dai progetti devono avere accesso ad una procedura di reclamo.
Regole severe assicureranno che le imprese che si trovano sotto giurisdizioni che non cooperano sulla trasparenza fiscale e la lotta al riciclo di denaro non beneficeranno delle risorse. Controllo democratico. Il Parlamento sarà osservatore del Consiglio strategico dell’EFSD e la Commissione dovrà informare il Parlamento prima che venga presa qualsiasi decisione importante. Il nuovo programma è strato approvato con 503 voti favorevoli, 78 contrari e 51 astensioni.

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“Africa is increasingly important to the EU”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

africa7The recent Business Beyond Borders (BBB) event at African Utility Week was praised by H. E. the Danish Ambassador to the Republic of South Africa, Trine Thygesen, as a “project to help EU businesses, in particular SMEs and clusters, to operate internationally by engaging in business opportunities – and our doors are open for Africa”.
The Danish Ambassador represented the voice of the EU at the first BBB event to take place outside Europe – which was held at African Utility Week (AUW), Cape Town (16th – 18th May), and focused on small and medium enterprises (SMEs) and clusters in the water, power and utilities sector. Speaking during AUW’s opening keynote session, Ms Thygesen said: “Africa is increasingly important to the EU. Major African markets with strong growth rates represent significant increased cooperation between our continents. May AUW be the platform for engaging in new sustainable and inclusive economic development in Africa as well as the EU.” The Danish Ambassador to the Republic of South Africa also underlined the potential for private investment in energy and water, as Ms. Thygesen believes that “the answer to unlocking more potential lies in the formulation of PPP’s within the water sector”. Joining Ms. Thygesen during AUW’s keynote programme, were high-profile governmental and entrepreneurial personalities such as Dikobe Ben Martins, South African Deputy Minister of Public Enterprises; and Ben Ngubane, ESKOM’s Board Chairman.
During his keynote speech, Dikobe Ben Martins highlighted the fair’s potential to “share content and best practices” in the power and water sector: “The conference comes at a time when Africa is dealing with mounting challenges with regards to access to sustainable, modern energy services, which are a prerequisite for meeting basic human needs and for economic and social development”.
BBB is a European Commission-funded initiative which helps EU businesses to expand regionally and globally. By facilitating a series of Business-to-Business (B2B), Cluster-to-Cluster (C2C), and Business-to-Cluster (B2C) matchmaking events at the top international trade fairs around the world, the aim of the initiative is for new international business partnerships to be formed and deals to be brokered.
Over the course of AUW’s three days, BBB facilitated over 900 matchmaking meetings between more than 729 companies representing 60 countries.
Besides the one-to-one matchmaking sessions at the BBB Connecting Platform, SMEs and clusters also had the opportunity to present their business and technology to a wider audience at the BBB Demo Zone stand. Other BBB-supported activities included a Workshop on Hydropower organised by the European Renewable Energies Federation (EREF), and the BBB Social Media Competition, which sought to help participating companies increase their visibility online.
Coming from Finland, the winner of the BBB Social Media Competition, Gregory Neethling of FINNZA, considered the BBB matchmaking sessions to be positive for his company: “I really benefited from being here and having all these business meetings, which can lead to very successful projects”.
The next BBB matchmaking event will take place on 18th-21st September at TEXWORLD, Paris, and will be aimed at companies operating in the textile and apparel industry.

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L’Africa si salva con l’istruzione delle sue donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

africa7Roma Venerdì 28 Aprile 2017, ore 10:30 Aula Magna del Rettorato Via Ostiense 159. Riflettendo sulla sua lunga ed eccezionale carriera scientifica che le aveva meritato il Premio Nobel, Rita Levi-Montalcini si rese conto che alla base del suo personale successo c’era stata la possibilità di studiare e di frequentare l’università. Opportunità che a lei era stata concessa, ma che non era frequente per le ragazze all’epoca. A quattro anni dalla scomparsa di Rita Levi-Montalcini, la Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus e l’Università degli Studi Roma Tre di Roma organizzano un convegno che intende ricordare la figura del premio Nobel tornando su quella che è stata una delle sue più profonde intuizioni. L’istruzione è sempre stata considerata dalla professoressa Rita Levi-Montalcini come una condizione indispensabile per il progresso nella vita delle donne, quindi un problema di genere, ma anche la condizione di una loro piena partecipazione alla vita dei loro Paesi e quindi un grande fattore di sviluppo. Il convegno sarà l’occasione di dibattito sugli interventi relativi alle politiche di empowerment, le strategie di partecipazione femminile attraverso lo strumento dell’istruzione e la promozione del ruolo delle donne nei processi di sviluppo.
Programma: Saluto Prof. Mario Panizza, Magnifico Rettore dell’Università Roma Tre. Saluto Prof.ssa Biancamaria Bosco Tedeschini Lalli, Presidente Onorario della Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus. Ricordo di Rita Levi-Montalcini Avv. Giovanni Fontana, membro Cda rita levi montalciniFondazione Rita Levi-Montalcini Onlus. Dott.ssa Anna Maria Cacciami, Tesoriera Nazionale Fidapa BPW Italy. Dott.ssa Ruth Dureghello, Presidente della Comunità Ebraica di Roma. Prof. ssa Paola Gallo, Presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Università Roma Tre. Proiezione del discorso pronunciato in sede Nazioni Unite dal Premio Nobel per la Pace, Malala Yousufzai “One Child, one Teacher, one Book, one Pen can change the world”. Interventi: Moderatore Piero Badaloni, giornalista e scrittore. On. Cecile Kashetu Kyenge, parlamentare europeo e membro del Cda Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus. “L’istruzione delle donne africane, come strumento delle politiche di genere”. On. Silvia Costa, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Parlamento Europeo. Prof. Pasquale De Muro, docente di Economia dello Sviluppo e delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali (Africa sub Sahariana):“L’istruzione femminile, come strumento di sviluppo per i Paesi più poveri”. Prof.ssa Anna Rita Puglielli, Pres. Onorario Centro Interdipartimentale Studi Somali, Università Roma Tre: “Il caso della Somalia”. Conclusioni: Ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Vice Presidente della Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus.

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Il Direttore Generale della FAO visita il nord-est della Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

Fao-RomaRoma. E’ fondamentale intensificare immediatamente l’assistenza umanitaria alle comunità rurali minacciate dalla fame nella regione del bacino del Lago Ciad tormentata dai conflitti. Questo il messaggio lanciato oggi dal Direttore Generale della FAO in occasione della sua visita ad alcune comunità colpite dalla crisi nel nord-est della Nigeria.La situazione di insicurezza nel bacino del Lago Ciad – che comprende parti del Cameroon, del Ciad, del Niger e del nord-est della Nigeria – si è trasformata nella più ampia crisi umanitaria del continente africano. Si stima che, nel solo nord-est della Nigeria, il conflitto abbia costretto 1,9 milioni di persone ad abbandonare le proprie case e i propri mezzi di sussistenza – per la maggior parte – agricoli.Nell’intera regione del Lago Ciad, circa 7 milioni di persone sono a rischio di livelli gravi di insicurezza alimentare durante la stagione di magra, e hanno bisogno immediato di assistenza alimentare e di sostegno ai mezzi di sussistenza.Oltre un milione di returnee (ex- sfollati ora rientrati N.D.T.) e la maggior parte degli sfollati interni, insediatisi in zone di recente diventate relativamente sicure, hanno oggi accesso alla terra e potrebbero beneficiare della prossima stagione delle piogge (che inizierà a maggio) se si riuscirà a far arrivare loro input agricoli sufficienti.
Il Direttore Generale ha poi visitato diversi agricoltori beneficiari del sostegno della FAO nei pressi di Gongolong e di Old Maiduguri nello stato nigeriano di Brono, accompagnato dal Ministro federale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale T.H Audu Ogbeh.
Oltre 1,16 milioni di persone nel bacino del Lago Ciad riceveranno assistenza dalla FAO nei prossimi mesi grazie all’impegno dell’agenzia e dei suoi partner di rafforzare le attività nella regione.Le attività principali comprenderanno: la distribuzione di semi di cerali e di mangime per gli animali, trasferimento di denaro e cure veterinarie. Questo permetterà ai contadini sfollati e a coloro che sono rientrati volontariamente di avere un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte e a prevenire la perdita di bestiame da parte degli allevatori.Uno dei contadini, Alhaji Mustapha Ali Gaji racconta di quando i ribelli hanno attaccato e occupato il suo villaggio, Fariya, nel governatorato di Jere dello stato di Borno.”Fui catturato e stavo per essere ucciso. Ma sono risuscito a scappare e con l’aiuto della FAO ora sono tornato a fare il contadino. I miei pomodori, l’amaranto e l’acetosella stanno crescendo bene”.
Mentre l’aiuto fornito dalla FAO e da altri partner sarà fondamentale per mitigare l’impatto della crisi, la mancanza di fondi a sostegno dell’assistenza agricola d’emergenza sta mettendo a repentaglio la capacità di raggiungere la maggior parte dei chi ne ha bisogno.Ad oggi, solo un quinto – 12,5 milioni di dollari – dei fondi necessari per sostenere la produzione di cibo nel nord-est della Nigeria è stato raccolto. Oltre 1,1 milione di persone riceveranno input agricoli durante la prossima stagione di semina, ma questo rappresenta poco meno della metà della popolazione da raggiungere.
La FAO ha sviluppato una strategia di tre anni per migliorare la sicurezza alimentare e la nutrizione nel bacino del Lago Ciad, e per migliorare la resilienza delle comunità vulnerabili nelle aree colpite dalla crisi. Con un budget richiesto per i prossimi tre anni di 232 milioni di dollari – 191 milioni per la sola Nigeria nord-orientale – la strategia mirerà a sostenere tre milioni di persone nella regione, soprattutto donne e giovani. (Copyright © PR Newswire Association LLC. All Rights Reserved)

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1,4 milioni di bambini a rischio di morte in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

unicefSecondo l’UNICEF, quest’anno, circa 1,4 milioni di bambini sono a rischio di morte imminente per malnutrizione acuta grave, viste le incombenti carestie in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen.“Il tempo sta per finire per oltre 1 milione di bambini”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Possiamo ancora salvare tante vite. La malnutrizione acuta e l’incombente carestia sono principalmente causate dall’uomo. Il nostro comune sentire richiede azioni più veloci. Non dobbiamo ripetere la tragedia della carestia nel Corno d’Africa del 2011.”
In Sud Sudan, un paese colpito da conflitti, povertà e insicurezza, oltre 270.000 bambini sono gravemente malnutriti. La carestia è stata recentemente dichiarata in alcune zone dello Stato di Unity nella parte centrosettentrionale del Paese, dove vivono 20.000 bambini. Se non sarà fatto nulla per bloccare la gravità e la diffusione della crisi alimentare, il numero totale di persone colpite nel paese ci si aspetta crescerà da 4,9 a 5,5 milioni con il culminare della stagione secca a luglio.
In Somalia, la siccità sta minacciando una già fragile popolazione danneggiata da anni di conflitto. Circa la metà della popolazione, 6,2 milioni di persone, stanno affrontando una grave situazione di insicurezza alimentare e hanno bisogno di assistenza umanitaria. Quest’anno si prevede che circa 185.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, nei prossimi mesi questo dato ci si aspetta arriverà a 270.000.
Nel Nordest della Nigeria, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave ci si aspetta che quest’anno arriverà a 450.000 negli stati colpiti dal conflitto di Adamawa, Borno e Yobi. Secondo il Fews Net- il Sistema di allerta precoce della carestia che monitora l’insicurezza alimentare – l’anno scorso la carestia probabilmente era presente in alcune delle aree precedentemente inaccessibili degli Stati del Borno, è probabilmente in corso e si espanderà in altre aree che non sono ancora state raggiunte dagli aiuti umanitari.
In Yemen, a causa degli ultimi due anni di violenti conflitti, 462.000 bambini sono attualmente colpiti da malnutrizione acuta grave – con un aumento dal 2014 di circa il 200%.
Quest’anno, l’UNICEF sta lavorando con i suoi partner per garantire cure terapeutiche a 220.000 bambini gravemente malnutriti in Nigeria; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Sud Sudan; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Somalia e 320.000 bambini in Yemen.

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Gravi carenze alimentari dei rifugiati in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

africa7Il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale (WFP/PAM) Ertharin Cousin e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi esprimono profonda preoccupazione per la grave carenza alimentare che sta interessando circa 2 milioni di rifugiati in dieci Paesi africani.
La disponibilità di alimenti potrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi mesi se non si troveranno nuove risorse a cui attingere.
Il numero di rifugiati in Africa è quasi raddoppiato passando dai 2,6 milioni del 2011 ai quasi 5 del 2016. Se da un lato, in questo periodo, sono aumentate le donazioni per l’assistenza ai rifugiati, dall’altro non hanno tenuto il passo con la crescita repentina dei bisogni. Di conseguenza, la risposta umanitaria risulta fortemente sotto finanziata e ciò ha portato a dover ridurre la distribuzione di alimenti per alcuni gruppi di rifugiati.
Il Direttore Esecutivo del WFP e l’Alto Commissario dell’UNHCR avvertono che questa carenza alimentare produrrà conseguenze disastrose sulla salute e sui sistemi di protezione di queste popolazioni così vulnerabili, se non si riuscirà a garantire maggiore assistenza.
“Non possiamo nemmeno immaginare quanto possa essere difficile la vita per le migliaia di famiglie rifugiate che non hanno cibo sufficiente e, spesso, non hanno la possibilità di lavorare o trovare altri mezzi di sostentamento. I rifugiati sono persone straordinariamente resilienti, ma i tagli alla distribuzione di alimenti – a volte perfino del 50 per cento – stanno avendo un impatto devastante sulla salute e sulla nutrizione di migliaia di famiglie”, ha dichiarato l’Alto Commissario Filippo Grandi. “Il diritto al cibo è un diritto fondamentale. Collaboriamo con il WFP per assicurarci che nessun rifugiato debba soffrire la fame, ma è necessario ottenere ulteriore sostegno al più presto”.
“Per poter sopravvivere, milioni di rifugiati dipendono dagli aiuti alimentari distribuiti dal WFP e dal nostro lavoro per gestire e prevenire la malnutrizione. Ma in Africa essi rischiano di passare in secondo piano a causa delle grandi crisi umanitarie in corso altrove”, ha dichiarato il Direttore Esecutivo Ertharin Cousin. “I nostri sostenitori si sono dimostrati davvero generosi di fronte a crisi globali senza precedenti. Tuttavia, nessun rifugiato merita di essere abbandonato e dimenticato”.
L’UNHCR e il WFP riconoscono che la situazione nel Corno d’Africa in termini di sicurezza alimentare e nutrizione è estremamente preoccupante e che i bisogni di assistenza sono di una portata senza precedenti. Le persone in fuga dalla Somalia e dal Sud Sudan arrivano nei campi di accoglienza in condizioni critiche. A partire da gennaio oltre il 75 per cento dei minori somali che sono arrivati a Dollo Ado, in Etiopia, erano gravemente malnutriti.
Dieci operazioni di assistenza per i rifugiati in Africa sono state interessate da tagli che hanno avuto ripercussioni sulla quantità e la qualità degli alimenti da distribuire a circa 2 milioni di rifugiati. Le razioni di cibo sono state drasticamente ridotte – in alcuni casi anche del 50 per cento – nelle operazioni su vasta scala quali quelle in Camerun, Ciad, Kenya, Mauritania, Sud Sudan e Uganda.
I rifugiati di Burkina Faso, Gibuti, Burundi ed Etiopia hanno subito tagli alla distribuzione di prodotti specifici quali gli alimenti fortificati contenenti micronutrienti, necessari per garantire una dieta adeguata.
L’UNHCR e il WFP temono che i significativi tagli alla distribuzione di alimenti avranno gravi conseguenze sulla nutrizione e sulla protezione dei rifugiati, che saranno spinti ad adottare espedienti per far fronte alla situazione come saltare i pasti o tenere i figli a casa o mandarli a lavorare piuttosto che a scuola.
La situazione nutrizionale di questi rifugiati destava preoccupazione prima ancora dei recenti tagli all’assistenza alimentare e ora sta peggiorando. Le analisi sulla nutrizione effettuate nel 2016 hanno documentato elevati livelli di malnutrizione acuta, anemia e di arresto della crescita. In molti campi rifugiati in Etiopia, Ciad, Sudan e Gibuti la malnutrizione acuta ha raggiunto uno stato critico e l’anemia è diffusa in oltre il 40 per cento della popolazione, dati che indicano una crisi di salute pubblica.

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Il nostro sogno è di un’Africa libera dall’AIDS

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

dreamQuesta settimana vogliamo parlare di DREAM, il programma di cura e prevenzione dell’AIDS della Comunità di Sant’Egidio, completamente gratuito e attivo in 10 paesi africani.DREAM nasce dal sogno di rendere accessibile la terapia antiretrovirale anche in Africa, laddove non era mai arrivata, allo stesso livello di qualità e di eccellenza che c’è nei paesi ricchi. DREAM è un sogno che si può realizzare: ce lo dicono i 300.000 pazienti sieropositivi che hanno potuto beneficiare dei trattamenti, ce lo confermano i 63.000 bambini che grazie al programma sono nati sani da madre malata di AIDS.E’ così che l’11 novembre l’Accademia Nazionale dei Lincei ha conferito a DREAM il premio Antonio Feltrinelli per “un’impresa eccezionale e di alto valore morale e umanitario”. Siamo orgogliosi e grati per questo riconoscimento, che andrà a sostenere il nuovo Centro di salute di Zimpeto, in Mozambico, che ha l’ambizione di diventare un riferimento per la cura delle donne e i bambini per l’intero paese.Per questo siamo grati ai tanti che hanno sostenuto DREAM, e che ci aiutano a realizzare il sogno di salvare la vita e restituire un futuro a tante donne e bambini in Africa. (foto: dream)

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WIN is going to Africa and organizing its first WINConference in Nigeria

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2016

abujaAbuja, on 22.23.24 November, at The Sheraton Abuja Hotel. After 19 Global WIN Conferences in Europe, regional conferences in India and Japan, WIN has decided to bring its expertise, values and spirit to Africa and is partnering with local NGO Human Resource Working Partners.
“Over the years, we have increasingly seen the number of women coming from the African continent to attend the Global WINConference – says WIN founder and president Kristin Engvig -. We have a long-standing relationship with Nigerian women, who have been attending the WINConference from the very beginning in Milan in the 90s. WIN is a global organization and our purpose is to connect and learn from women around the world and support leaders worldwide”. She continues: “Nigeria has a strong economy and WIN was invited to collaborate with the emerging women leaders who are fighting various socio-economic disadvantages. True empowerment fights inequality and helps in the progress of the whole society and we believe in the wisdom of non-western women that can positively impact the condition of women all around the world”.
Nigeria is Africa’s biggest economy, surpassing South Africa in 2014 and it is Africa’s largest producer of oil. Growth in gross domestic product is forecasted to be 3.8 percent in 2016 from an estimated 3 percent last year, according to the National Bureau of Statistics. However, the plunge in oil prices has hurt the economy and it has been pushing for transformation. Nevertheless, oil still generates two-thirds of state revenue. With a population of over 180 million with over 40% under 14 years of age, it is a country of great potential and great inequality: more than 40% of Nigerians live below the poverty line. The country’s deficit has also widened to 3 trillion naira in 2016 and suffers from terrorist violence and attacks from Boko Haram which especially targets girls and young women.

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Kuwait’s Al-Sumait 2015 Health Prize For Africa Development Awarded to Briton For Tackling Malaria In Children

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2016

professor-kevin-marshKuwait City, Tuesday October 18, 2016 – The 2015 Kuwait-sponsored Al-Sumait Health Prize for African Development has been awarded to Britain’s Professor Kevin Marsh of the University of Oxford and African Academy of Sciences, Kenya, for his sustained efforts to control and eradicate malaria, which impacts the health of tens of millions of African children. The choice was announced at a meeting Monday in Kuwait City of Al-Sumait’s Board of Trustees, which comprises Bill Gates, co-chair of the Bill & Melinda Gates Foundation, and Kuwait’s First Deputy Prime Minister and Minister of Foreign Affairs, H.E. Sheikh Sabah Khaled Al-Hamad Al-Sabah.Professor Marsh said: “I am tremendously honoured and excited to have been awarded the Al-Sumait 2015 Health Prize, which I see as recognition of the work of many wonderful colleagues who I have been fortunate to work with over the last thirty-five years. The award will be used to continue to support the development of science in the continent, particularly through supporting emerging young African research leaders.” Dr. Adnan Shihab-Eldin, Director General of the Kuwait Foundation for the Advancement of Sciences (KFAS), which administers the awards, said: “Professor Marsh has spent over half his life living and working in Africa where he’s had a major impact on malaria and other infectious diseases through his ground-breaking work that has helped the health of millions of children.” Noting that declining rates of malaria have spared the lives of an estimated 6 million children in Africa in the last 15 years, Dr. Adnan Shihab-Eldin said Professor Marsh has played a key role over the past decade in widening the focus on better control and eventual eradication of the malaria.Professor Marsh will receive the prestigious one-million dollar prize for African development – sponsored by the Kuwait government – during an award ceremony at the Fourth Arab African Summit in Equatorial Guinea on November 22, 2016. The citation from the Board of Trustees noted that Professor Marsh has published over 450 medical articles with African colleagues in peer reviewed journals and built training and research centers in Africa that have educated numerous medical scientists, including many now holding leadership positions in Africa and globally.
The citation continued: “Professor Marsh has gained the trust and respect of his African colleague with his work in the African Academy of Sciences to promote health sciences among scientists. His leadership in the development of AESA, a new pan African platform for supporting excellence in science, is having a continent wide effect in building the scientific and technological base on which Africa’s development depends.”Al-Sumait Prizes, which honor individuals or institutions who help advance economic and social development, human resources development and infrastructure in Africa, were instigated on the initiative of His Highness Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, the Amir of the State of Kuwait.The awards acknowledge the work of the late Dr. Abdulrahman Al-Sumait, a Kuwaiti doctor who dedicated his life to addressing the health challenges confronting Africa and established the Direct Aid humanitarian organization. Al-Sumait awards are administered by the Kuwait Foundation for the Advancement of Sciences (KFAS) and a Board of Trustees who oversee the selection of the recipients.“Each of the Al-Sumait prize winners represent innovative, exciting initiatives underway to address the challenges facing Africa,” said Dr. Adnan Shihab-Eldin.(photo: Professor Kevin Marsh)

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La BIC guarda con speranza al futuro dell’Africa

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

bahaiADDIS Abeba, (BWNS) — L’Africa può offrire un grande contributo al futuro della civiltà del mondo, spiega il professor Techeste Ahderom, rappresentante dell’Ufficio regionale della Baha’i International Community (BIC) in Africa.La BIC è un’organizzazione internazionale non governativa che rappresenta la comunità baha’i in tutto il mondo. Fondata nel 1948, la BIC ha uffici presso le Nazioni Unite a New York e a Ginevra e uffici regionali a Bruxelles e più recentemente Jakarta e Addis Abeba.L’istituzione dell’Ufficio della BIC in Addis Abeba due anni fa è stato un importante passo avanti delle attività svolte dalla comunità baha’i per contribuire allo sviluppo e alla prosperità del continente africano. L’Ufficio della BIC in Addis Abeba lavora in collaborazione con enti governativi, intergovernativi e non governativi che operano in Africa per il miglioramento della società. «Siamo interessati a conoscere le scottanti domande e i problemi del popolo africano e della nostra società che sono stati formalmente identificati dall’Unione Africana come centrali per il progresso del continente», dice il professor Ahderom. «Le istituzioni e i governi stanno dicendo: “Faremo tacere tutte le armi in Africa” e “Senza pace non ci può essere sviluppo”. Ma oltre a esprimere queste speranze, dobbiamo imparare che cosa queste idee significano in pratica e come si possano realizzare». In questo contesto, lavorare con l’Unione Africana è stato particolarmente importante per l’Ufficio della BIC. L’Unione Africana è un’organizzazione che mira a conseguire una maggiore unità e solidarietà tra i paesi africani e tra i loro cittadini.
Nel gennaio 2015, la BIC è stata una delle quindici organizzazioni basate sulla fede invitate a contribuire alla “Agenda 2063 dell’Unione africana: L’Africa che vogliamo”, un documento approvato dai leader africani. L’Agenda 2063 offre una visione e una strategia per il futuro del continente. Coglie le aspirazioni molto diffuse fra il popolo africano di porre fine al conflitto, di sancire la libertà di attraversare le frontiere, di riconoscere i diritti delle donne e dei bambini e di garantire che la prosperità sia condivisa tra tutte le popolazioni.«È stato molto interessante notare che ciò che essi intendono ottenere nei prossimi 50 anni è in linea con la visione della Fede baha’i — non più guerre, i conflitti risolti, pace in tutti i sensi», ha detto il professor Ahderom. «Le donne svolgeranno nella società il loro giusto ruolo. E le persone saranno in grado di attraversare le frontiere senza problemi».«Naturalmente ci sono scettici e detrattori, ma noi non pensiamo che questo sia l’atteggiamento giusto».Uno degli sviluppi emozionanti degli ultimi due anni è che l’Ufficio della BIC in Addis Abeba ha lavorato con numerosi associati appartenenti alla comunità baha’i in tutto il continente, mentre l’Ufficio concentrava le sue energie sull’esame di alcuni dei problemi più critici che l’Africa ha ora: l’ambiente e il cambiamento climatico, le disuguaglianze tra i ricchi e i poveri, la parità tra le donne e gli uomini, il finanziamento dello sviluppo, l’istruzione universale e naturalmente la pace e la sicurezza.L’Ufficio della BIC in Addis Abeba ritiene che gli obiettivi a lungo termine dell’Agenda 2063 siano ottenibili solo se ci si occupa dell’educazione dei bambini e dei giovani africani. Per questo, l’Ufficio ha deciso di partecipare a incontri che affrontano questo tema vitale ed è stato invitato a parlare ai partecipanti all’annuale Giornata del bambino africano in giugno.«L’educazione dei bambini è una strategia a lungo termine per il continente africano. Se i bambini sono precocemente educati ai principi dell’unità del genere umano e dell’unità nella diversità, se le loro capacità intellettuali sono coltivate con qualità spirituali, allora potremo costruire il futuro che vogliamo», ha dichiarato la BIC in una presentazione alla Giornata.Commentando ulteriormente l’argomento, il professor Ahderom dice: «L’obiettivo a lungo termine dell’educazione e dell’uguaglianza in Africa sarà conseguito poco per volta. L’obiettivo a breve termine è la fine dei conflitti, ma la visione a lungo termine è un processo di costruzione.«Contribuire ai processi costruttivi in Africa è quello che anche le comunità baha’i stanno cercando di fare. Siamo all’inizio di questo processo, siamo ancora in fase di apprendimento».Quanto al futuro, il professor Ahderom è molto ottimista. «Sì, le sfide sono sicuramente molte, sono sfide molto difficili. Ma l’Africa ha le risorse, l’ingegno e il cuore non solo per affrontarle, ma anche per diventare una luce per il resto del mondo. «Questa è la visione che la BIC dell’Africa». (foto: bahà’i)

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Africa: alla scoperta di un continente

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2016

africa7Lunedì 5 Settembre 2016, ore 9:00 / 23 Settembre 2016 Biblioteca di area di Studi politici Via Gabriello Chiabrera, 199 – Roma, Italy
Fino al 23 settembre la Biblioteca di area di studi politici Pietro Grilli di Cortona allestisce il suo quinto percorso bibliografico per offrire agli studenti un saggio del ricco patrimonio librario dedicato all’Africa. Nel corso di un ventennio mirate acquisizioni, i doni del prof. Luigi Goglia e l’arrivo della Biblioteca del Centro di Studi internazionali e (CeSPI) hanno creato una solida ossatura bibliografica, alla quale si è aggiunta, in anni recenti, la donazione della piccola ma pregiata collezione del funzionario coloniale Agostino Chiofalo, raccolta di testi pubblicati nella prima metà del ventesimo secolo sul continente africano con particolare riguardo alle colonie italiane. Il percorso è stato realizzato da Sonnya Megnekou, volontaria del Servizio Civile Nazionale.

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International conference on human trafficking within and from Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

vaticanoCaritas is committed to fighting against the sale and trafficking of men, women and children into slavery as beggars, prostitutes and forced labourers.Sixty million people were either refugees or forcibly displaced in 2015. In Africa thousands of adults and children are being forced to flee conflict, poverty and persecution and are particularly susceptible to traffickers.
Driven by a desperate need to survive and desire to build a better life, they are particularly vulnerable to both sexual and labour exploitation.Caritas is part of the COATNET network —Christian Organisations Against Trafficking in Human Beings—which works across borders to raise awareness about trafficking and to assist victims. COATNET fights the root causes of trafficking, such as poverty and lack of opportunity, while pressing for laws to protect victims, punish perpetrators and secure decent working conditions.
Caritas Internationalis (within the framework of its network against trafficking COATNET) and the Pontifical Council of Pastoral Care for Migrants and Itinerant People, are co-organising an international conference, hosted by Caritas Nigeria. from September 5 -7 in Abuja, Nigeria to raise awareness, give hope and combat human trafficking in Africa. AGENDA.The conference will provide an opportunity to promote dialogue and cooperation between key stakeholders such as Faith-Based Organisations International and regional organisations, law enforcement and other NGOs , share practices on cooperation and challenges and identify common strategies for prevention regarding:
– The trafficking of children;
– Labour exploitation and sexual exploitation
– Trafficking in the maritime industry
– Trafficking in emergency situations
Cardinal Luis Antonio Tagle, the president of Caritas, , Mons. Robinson Wijesinghe, Director of Office, the Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People from PCMI, and high level representatives of the Catholic Church in Nigeria will join representatives from the Nigerian Government and the African Union, the Former Special Rapporteur on Trafficking in Humans (OHCHR), the Sultan of Sokoto, the first Independent Anti-Slavery Commissioner of UK, the Pontifical Academy of Social Sciences, representatives of international organizations and others to highlight this urgent problem.Caritas is currently working on trafficking projects in Nigeria, Kenya, Ivory Coast, Uganda, Ghana, Zimbabwe and Mali with plans for another project in Senegal. The conference intends to create stronger links between concerned parties, promote joint actions and share best practices of combating trafficking and slavery while offering assistance and giving hope to victims, as well as advocating for the implementation of anti-trafficking conventions and legislations in order to speak out with one voice against human trafficking in Africa.

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Migrazione: Sì a cooperazione con Africa, timori su accordi “modello Turchia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

mogheriniNel corso del dibattito con il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e con l’Alto Rappresentante Federica Mogherini, in cui è stata presentata la proposta per un nuovo “quadro di partenariato con i Paesi terzi”, la maggioranza dei deputati ha accolto con favore il rafforzamento della cooperazione con questi Paesi, mentre molti hanno criticato l’eventualità di replicare l’accordo raggiunto con la Turchia con altri paesi. La Commissione vuole stabilire un “compact su misura” con alcuni Paesi selezionati – Giordania e Libano nella prima fase, successivamente Niger, Nigeria, Senegal, Mali, Etiopia e infine Tunisia e Libia – per migliorare il controllo delle frontiere, aumentare i rientri e migliorare la vita e le condizioni di migranti e rifugiati. I partenariati strategici dovrebbero premiare i paesi disposti a collaborare con l’UE e penalizzare quelli che rifiutano tale collaborazione.

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1 milione di bambini a rischio in Africa orientale e meridionale per malnutrizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2016

africa

Secondo l’UNICEF, circa 1 milione di bambini ha bisogno di cure per malnutrizione acuta grave in Africa Orientale e Meridionale. Due anni di piogge irregolari e siccità si aggiungono agli effetti provocati da El Niño, uno dei più forti eventi metereologici degli ultimi 50 anni, che sta avendo grave impatto sulla vita dei bambini più vulnerabili. Nella regione milioni di bambini sono a rischio per fame, scarsità d’acqua e malattie. La situazione è aggravata dall’aumento del prezzo del cibo, che costringe le famiglie a saltare i pasti e a vendere i propri beni.Lesotho, Zimbawbe e la maggior parte delle provincie del Sudafrica hanno dichiarato lo stato di calamità a causa della sempre più grave mancanza di risorse. In Etiopia, il numero di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare probabilmente aumenterà da oltre 10 a 18 milioni entro la fine del 2016.Per quanto concerne l’impatto di El Niño sui bambini nella regione, l’UNICEF sottolinea che:
– In Etiopia, a causa della scarsità delle piogge nelle ultime 2 stagioni, circa 6 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza alimentare, con tassi sempre più elevati di abbandono scolastico perché i bambini sono costretti a percorrere lunghe distanze in cerca di acqua.
– In Somalia, più di due terzi di tutti coloro che hanno urgente bisogno di assistenza sono popolazioni sfollate.
– In Kenia, piogge consistenti e inondazioni causate da El Niño hanno aggravato la situazione nelle aree colpite dal colera;
– In Lesotho, un quarto della popolazione è stata colpita dagli effetti di El Niño, che influiscono sulle già gravi condizioni di un paese in cui il 34% dei bambini sono orfani, il 57% delle persone vivono sotto il livello di povertà e circa un adulto su quatto è affetto da HIV/AIDS.
– In Zimbawbe, circa 2,8 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare. La siccità ha ridotto la capacità dei pozzi d’acqua aumentando il rischio di malattie legate all’acqua, soprattutto diarrea e colera.
– Il Malawi sta affrontando la peggior crisi alimentare degli ultimi nove anni, con 2,8 milioni di persone (oltre il 15% della popolazione) a rischio di fame; il numero di casi di malnutrizione acuta grave è aumentato del 100% in due soli mesi, da dicembre 2015 a gennaio 2016.
– In Angola, circa 1,4 milioni di persone sono state colpite dalle difficili condizioni metereologiche e 800.000 persone vivono in situazioni di insicurezza alimentare, principalmente nelle provincie semi aride meridionali.“Il fenomeno meteorologico El Niño si esaurirà, ma il prezzo più alto lo pagheranno negli anni a venire i bambini – molti dei quali già vivono alla giornata –,” ha dichiarato Leila Gharagozloo – Pakkala, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Orientale e Meridionale. “I Governi stanno rispondendo con le risorse disponibili, ma questa è una situazione senza precedenti. La sopravvivenza dei bambini dipende dalle azioni attuate oggi.”
Secondo l’OCHA, se nella seconda metà di quest’anno le condizioni agricole miglioreranno, le comunità colpite impiegheranno circa due anni per riprendersi dalla siccità aggravata dagli effetti di El Niño.
Gli appelli umanitari dell’UNICEF per i paesi dell’Africa meridionale colpiti dal El Niño sono stati finanziati per meno del 15%. Le richieste di fondi dell’UNICEF per i paesi colpiti sono così divisi: Angola: 26 milioni di dollari; Etiopia: 87 milioni di dollari; Lesotho: 3 milioni di dollari; Malawi: 11 milioni di dollari; Somalia: 15 milioni di dollari; Swaziland: 1 milione di dollari e Zimbawbe: 12 milioni di dollari

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Siccità e carestia: morire di fame nel 2016 in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2016

Gold_AfricaMentre le siccità sono periodici fenomeni naturali, nel mondo attuale le carestie sono esclusivamente causate dall’uomo. Quando tra il 1983 e il 1985 più di 400.000 persone morirono di fame nel nord dell’Etiopia – incidentalmente portando per la prima volta il mondo occidentale a cantare “we are the world” e ad esprimere uno straordinario livello di solidarietà – gli alti tassi di mortalità erano dovuti soprattutto alle politiche governative e all’utilizzo del cibo come arma politica e di guerra. Quando nel 1992, 300.000 somali perirono in condizioni terribili, fu perché oltre al clima particolarmente arido nel paese impazzava una guerra tra clan, e i grandi numeri di sfollati spesso non potevano essere raggiunti.In questo inizio del 2016 gli esperti di tutto in mondo prevedono che il fenomeno climatico che chiamiamo El Nino – che ha provocato lunghi periodi senza precipitazioni anche in Italia, causando tassi di inquinamento atmosferico altissimi in tante città – metterà a rischio di fame milioni di persone nel continente africano. La lista dei paesi a rischio è impressionante: Malawi, Zimbabwe, Etiopia, Sud Sudan, Somalia, Sudan hanno i più grandi numeri di bocche da sfamare, ma l‘agricoltura è in ginocchio anche in Nigeria, in Ciad, nella Repubblica Centroafricana e addirittura nel ricco Sud Africa, ma la lista prosegue ancora con Kenya, Uganda, Congo e Gabon. Anche Amref ha lanciato un appello per l’Etiopia. Secondo il World Food Programme, nell’Etiopia centrale e orientale fino a 15 milioni di persone “nel 2016 si troveranno ad affrontare una grave e forte insicurezza alimentare”.

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Convegno sull’Africa presso il Ministero degli Affari Esteri

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

farnesinaRoma martedì 12 gennaio, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 Presso la Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale – Palazzo della Farnesina. Il Centro Studi e Ricerche IDOS inizia il nuovo anno collaborando per la realizzazione di un importante evento imperniato sul tema “Migrazioni e relazioni internazionali. L’Agenda Italia-Africa”, realizzato dal Centro Piemontese di Studi Africani con la partecipazione di varie organizzazioni e il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per il quale interverrà anche il Ministro Paolo Gentiloni mentre per il Marocco interverrà il Ministro delle migrazioni e delle diaspore Anis Birrou.
Relatori della 1.a sessione: Pietro Marcenaro, Ferruccio Pastore, Gianni Bonvicini e Luigi Manconi nella prima sessione, moderatore Alberto Negri de “Il Sole 24 Ore.
Relatori della 2.a sessione: Massimo Livi Bacci, Lia Quartapelle, Mario Deaglio, Piero Fassino. Moderatore Ugo Melchionda, presidente di IDOS.

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Africa will have one billion mobile broadband subscriptions by 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2015

africaLondon. The number of mobile broadband connections in Africa will reach one billion in 2020, up from 147 million at the end of 2014, according to new forecasts by Ovum (see Figure). The rapid growth of mobile broadband in Africa over the next few years will be driven by factors such as the ongoing rollout of 3G W-CDMA and 4G LTE networks on the continent and the increasing affordability of smartphones and other data devices. As a result, mobile broadband will account for an increasingly substantial share of the overall mobile market in Africa. Mobile broadband accounted for just 17% of the 884 million total mobile subscriptions in Africa at end-2014, but mobile broadband is forecasted to account for 76% of the total of 1.32 billion mobile subscriptions in Africa at end-2020. The number of total mobile subscriptions in Africa is expected to cross the one billion mark during 2016.Africa’s fixed-broadband market is also set to grow strongly, albeit from a low base, as operators on the continent step up their deployments of wireless and fiber networks for home and business broadband. The number of FTTH/B subscriptions in Africa will rise from about 166,000 at end-2014 to 1.2 million at end-2020, forecasts Ovum.“Although the pace of growth in overall connection numbers in Africa has slowed and the regional industry is facing some headwinds from rising competition and weaker economic conditions, there are substantial growth opportunities on the continent in data connectivity as well as in digital services that are based on those data connections,” said Matthew Reed, Practice Leader for Middle East & Africa at Ovum.As African operators look to develop digital services, the Digital Media Opportunity Index: Sub-Saharan Africa, a new research tool published by Ovum, reveals that South Africa has the most favourable market among the 20 countries surveyed for digital media content such as apps, digital music, digital publishing, OTT video, and video gaming. South Africa ranks highest on the Index with a score of 4.35 out of 5. South Africa is followed in the digital media opportunity rankings by Angola, Kenya, Nigeria, and Ghana.“The South African market is among the most advanced on the continent, so it is to be expected that it leads in potential for digital media services. Nevertheless, the Index shows that there are digital media opportunities across the continent,” commented Reed.

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Work together to fight online radicalisation and extremism, MEPs urge EU states

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2015

TerroristaIllegal content that spreads violent extremism via the internet should be deleted promptly, but in line with fundamental rights and freedom of expression, say Civil Liberties Committee MEPs in a non-binding resolution voted on Monday. They also recommend ways to discourage recruitment of EU citizens as “foreign fighters” and call on EU member states to step up judicial cooperation to this end.In the non-binding report by Rachida Dati (EPP, FR), MEPs give their recommendations for a joint, comprehensive EU strategy to prevent radicalisation and recruitment of EU citizens by terrorist organisations. This strategy should involve foreign policy, social policy, education policy, law enforcement and justice, with an emphasis on preventive rather than reactive measures and on respect for fundamental rights, they say.An estimated 5,000 European citizens have joined terrorist organisations and other military formations, particularly ISIS, Jahbat al-Nusra and others in the Middle East and North Africa. MEPs stress the need for a common definition “of foreign fighters” to permit criminal proceedings against them. They call on EU member states to share good practices with regard to exit and return checks and freezing citizens’ financial assets in order to prevent them from taking part in terrorist activities in conflict areas in third countries.
They also stress that EU member states should be able to confiscate a passport, at the request of the competent judicial authority, in order to prevent the holder from joining a terrorist organisation. If possible, the EU should also establish close cooperation with third countries in order to identify persons leaving the EU to fight for terrorist organisations or returning thereafter.But these measures must be accompanied by a proactive de-radicalisation and inclusion policies, say MEPs. The committee considers it vital to set up support systems where family members and friends can get help quickly in the event of behavioural changes suggesting that a citizen is being radicalised by terrorists or may be about to leave to join them. Member states should consider the possibility of establishing “hotlines” to this end, they say.MEPs stress the need to step up exchange of information among member states’ law enforcement bodies and EU agencies such as Europol (police cooperation), Eurojust (judicial cooperation) and Cepol (police training) as well as making better use of tools such as the Schengen Information System. Better reporting at European level on the criminal records of terrorist suspects would speed up their detection and make it easier to monitor them, either when they leave or enter the EU, MEPs note.They call on the EU to work on the set-up of judicial and law-enforcement cooperation agreements with third countries in order to facilitate the collection of evidence in these countries in full compliance with international human rights law.
The internet and social networks are “significant platforms” in fuelling radicalisation and fundamentalism, as they facilitate the rapid, large-scale global distribution of hate messages and praise for terrorism, MEPs say.They point out that internet companies and service providers have a legal responsibility to cooperate with member states’ authorities by deleting any illegal content that spreads violent extremism. This should be done promptly, but in line with the rule of law and fundamental rights, including the freedom of expression, they add.Member states should consider taking legal action, including criminal prosecution, against internet companies that refuse to comply with a request to delete illegal content. If a company refuses to cooperate and thus allows illegal content to circulate, this should be considered as an act of complicity equivalent to criminal intent, says the committee.
MEPs advocate introducing measures to make it easy for all internet users to flag illegal content circulating on the internet and social media networks. All member states should set up special units tasked with flagging such illegal content, they add. Finally, the internet industry and service providers should cooperate with member states’ authorities and civil society to promote powerful and attractive narratives to counter hate speech and radicalisation online, MEPs say.

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Africa: Migranti e violenze

Posted by fidest press agency su sabato, 14 febbraio 2015

fuga migranti1Le violenze che hanno colpito il nord est della Nigeria si stanno ora espandendo in Niger, Camerun e Ciad. Per questa ragione l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede urgentemente che sia garantito l’accesso umanitario ai rifugiati e agli sfollati presenti in questi paesi per fornire urgentemente assistenza umanitaria.In Niger, i combattimenti tra le forze armate nazionali nigerine e gli insorti provenienti dalla Nigeria sono cominciati la scorsa settimana nella città di Bosso, nei pressi del lago Ciad, nella regione meridionale di Diffa. A questi hanno fatto seguito una serie di attentati contro la popolazione civile, anche con kamikaze, nella città di Diffa. La paura e il panico si stanno diffondendo rapidamente e gran parte della popolazione di Diffa si sta spostando più a ovest, verso la città di Zinder. Al momento l’UNHCR non ha dati che confermino il numero di sfollati ma teme che si tratti di un esodo su vasta scala: prima degli attacchi,Diffa aveva una popolazione di 50.000 persone, mentre oggi la città si è praticamente svuotata.In migliaia sono fuggiti in altre città e villaggi della regione. La maggior parte degli sfollati sono ospitati nelle comunità locali, ma ci sono gravi carenze di cibo e acqua potabile. Questa situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i negozi rimangono chiusi e che le organizzazioni umanitarie sono state costrette a ridurre in modo significativo le loro attività nella regione di Diffa a causa delle precarie condizioni di sicurezza. Al momento non ci sono più attori umanitari a Bosso.Complessivamente, più di 100.000 persone, sia rifugiati nigeriani che rimpatriati nigerini, sono fuggite dalla Nigeria nord-orientale in Niger, da quando nel maggio del 2013 è stato dichiarato lo stato di emergenza negli Stati di Adamawa, Borno e Yobe. Inizialmente i rifugiati e i rimpatriati hanno vissuto nelle comunità d’accoglienza, ma l’aumento del loro numero ha reso necessario l’allestimento due campi, Sayam Forage e Kablewa, situati in zone più sicure, distanti dal confine con la Nigeria. Oltre a garantire migliori condizioni di sicurezza, i campi, che sono stati aperti a gennaio, facilitano anche la fornitura di assistenza umanitaria.Quando le recenti violenze hanno raggiunto la regione di Diffa, circa 700 rifugiati erano già stati trasferiti nel campo di Sayam Forage. L’UNCHR e altre agenzie stanno ancora fornendo assistenza a queste persone, ma a causa dei recenti attacchi, l’Agenzia non è stata in grado di raggiungere con il proprio intervento, gli sfollati al di fuori dei campi, sia nelle zone di frontiera che nelle città di Bosso o Diffa. L’UNHCR esprime grave preoccupazione per la situazione umanitaria, dal momento che diverse migliaia di persone sono attualmente senza alcuna assistenza. L’Agenzia sta lavorando con le autorità per dispiegare in modo sicuro e nel più breve tempo possibile gli operatori umanitari e si sta preparando per condurre un rapido monitoraggio e valutazione dei bisogni e degli interventi necessari.La situazione in Camerun è altrettanto preoccupante e giungono notizie di uccisioni, rapimenti e violenze brutali nella regione di Far North vicino al confine con la Nigeria. Tra gli esempi più recenti di quanto accaduto, vi sono un assalto avvenuto la scorsa settimana nella città di confine di Fotokol e l’uccisione e il rapimento di diversi passeggeri su un autobus locale il fine settimana scorso. Le condizioni di insicurezza stanno rendendo sempre più difficile l’accesso per i team dell’UNHCR alle zone di confine dalle quali arrivano i rifugiati e vengono trasferiti presso il campo di Minawao, a circa 120 chilometri di distanza. Dall’inizio dell’anno, oltre 9.000 rifugiati nigeriani sono fuggiti in Camerun e sono stati trasferiti nel campo dove stanno ricevendo assistenza di emergenza, compreso cibo, cure mediche, alloggi temporanei e articoli di prima necessità per la casa, tra cui stuoie, coperte, utensili da cucina e sapone. Fino ad oggi, l’UNHCR ha registrato oltre 40.000 rifugiati nigeriani nella regione di Far North e 32.000 di essi sono stati trasferiti a Minawao.Le violenze nella regione di Far North stanno colpendo anche decine di migliaia di residenti locali. Dal momento che molte persone si sono mosse con i parenti e le famiglie ospitanti è difficile accertare La portata dell’esodo in corso. L’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con il governo del Camerun e con i partner umanitari per determinare la dimension del fenomeno e valutare la situazione sul campo, identificando e localizzando gli sfollati ed elaborando un piano di risposta umanitaria.In Ciad, erano circa 3.000 i rifugiati nigeriani registrati alla fine 2014. Da allora, altre 15.000 persone sono fuggite nel paese a causa degli attacchi alle postazioni militari e alla popolazione civile all’interno e intorno alla città nigeriana di Bagakawa, nel nord-est del paese. Il primo ministro del Ciad, considerando il difficile contesto socio-economico del paese, ha chiesto alla comunità umanitaria di supportare il paese nella gestione ed accogliernza del flusso di rifugiati nigeriani. Data l’importanza e la vicinanza del Ciad alla città di Bagakawa e la crescente preoccupazione per le condizioni di sicurezza del corridoio principale per le importazioni del Ciad attraverso il territorio camerunense, il Parlamento ciadiano ha autorizzato il dispiegamento di un contingente armato in Camerun; secondo quanto è noto, anche in Nigeria sarebbero presenti forze armate del Ciad. Ciad, Camerun e Niger hanno impegnato le loro forze armate per fronteggiare i combattenti, anche nel quadro del “Communauté du Bassin du Lac Tchad “, un organismo regionale che comprende anche il Benin.I rifugiati e i rimpatriati sono stati accolti in diversi siti nella zona del lago. Tuttavia le condizioni di sicurezza rappresentano una preoccupazione importante per le agenzie umanitarie ed i rifugiati stessi. Si stima che molti di loro si stiano spostando in Niger, piuttosto che trasferirsi in un-area appena individuato per i rifugiati a Dar-es-Salaam (che ha la capacità di accogliere almeno 12.000 persone ma che attualmente ne ospita solo 3.000). Molti rifugiati sono ancora irraggiungibili nelle varie isole. Questa mattina, l’UNHCR ha ricevuto informazioni su un nuovo e letale attacco a Ngouboua, un villaggio nella zona del Lago Ciad, dove molti hanno trovato accoglienza. L’Agenzia sta cercando di raccogliere ulteriori dettagli.In Ciad, l’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con il CNARR, le agenzie delle Nazioni Unite e altri partner per fornire assistenza, protezione, generi alimentari, protezione ai minori, servizi igienico-sanitari e alloggi. La fornitura di ulteriori servizi, quali istruzione e mezzi di sussistenza verr’ ampliata una volta che i rifugiati si saranno insediati.Complessivamente, le violenze nel nord-est della Nigeria hanno costretto più di 157.000 persone a fuggire in Niger (100.000), Camerun (40.000) e Ciad (17.000). Il National Emergency Management Agency stima che quasi un milione di altre persone siano sfollate all’interno della Nigeria.

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