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Sachs a Draghi: “Includiamo l’Africa nel G20 per sconfiggere il Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Dall’incontro internazionale di Sant’Egidio “Popoli fratelli, terra futura”, Jeffrey Sachs lancia un appello a Draghi: “Il prossimo G20 diventi G21: occorre aggiungere l’Unione Africana per avere un’assemblea rappresentativa che riesca a prendere decisioni urgenti”. Il consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le questioni ambientali, è intervenuto stamattina al forum “La cura della casa comune” alla Nuvola. “Includendo l’Africa, che conta 1,4 miliardi di persone – ha aggiunto Sachs – i paesi del G21 arriverebbero al’88% del PIL mondiale: un consesso così sarebbe finalmente in grado di fare passi decisivi per il rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni e per elaborare piani di vaccinazione universale contro il Covid-19”.

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Release G20: la proposta per lo sviluppo dell’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Lo sviluppo e il futuro dell’Africa sono sempre menzionati nelle conferenze internazionali dei Paesi cosiddetti avanzati. Ma spesso ci si ferma a mere parole vuote o a pochi aiuti caritatevoli. Eclatante è il caso della pandemia: nessuna sospensione dei brevetti dei vaccini che permetterebbe la loro produzione anche in loco ma tante promesse di “regalare” centinaia di milioni di dosi in modi e tempi troppo incerti. Eppure, tutti sanno che le economie dei Paesi africani sono state colpite duramente, in particolare quelli della regione sub sahariana. Sono state già penalizzate dalla Grande Crisi per responsabilità altrui.Si aggiunga che nei prossimi tre anni il debito pubblico dei Paesi africani supererà i 950 miliardi di dollari.In questa situazione povera di idee e di interventi concreti, vi è, per fortuna, una iniziativa lungimirante, la proposta del cosiddetto “Release G20”, fatta da un gruppo di ong italiane impegnate nella cooperazione internazionale, coordinate dall’organizzazione LINK2007 con sede a Milano. Essa propone la ristrutturazione e la riconversione di parte del debito in investimenti in valuta locale finalizzati agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Nello specifico, si propone una conversione flessibile, totale o parziale, del debito sovrano di uno Stato africano debitore in un fondo in valuta locale. Ciò garantirebbe l’alleggerimento del peso del debito e nello stesso tempo favorirebbe il progresso delle comunità tramite l’avvio di investimenti produttivi di medio-lungo termine. Il fondo sarebbe gestito dal governo del singolo Stato, il quale, in assenza di pressioni dovute al debito, potrebbe promuovere e realizzare i progetti di sviluppo. Al fine di garantire il rispetto dei principi di trasparenza, efficacia e accountability, “Release G20” prevede l’utilizzo di efficaci meccanismi di monitoraggio e di supervisione da parte del Ministero delle finanze dello Stato interessato e il coinvolgimento degli altri ministeri competenti e delle organizzazioni della società civile. Questi strumenti e procedure servirebbero a rafforzare le capacità amministrative e operative nell’utilizzo dei fondi.La proposta è stata fatta pervenire al G20 a presidenza italiana. Pochi giorni prima della Conferenza ministeriale “Sviluppo” del G20 tenutasi a Matera il 29 giugno, essa è stata presentata in un incontro online, promosso dalla rete di ong LINK2007 in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Nel citato incontro online, cui hanno partecipato numerosi ambasciatori dei Paesi africani, il vice ministro Marina Sereni ha spiegato che «ridurre il debito dei Paesi più poveri è una sfida cui l’Italia non si sottrae, soprattutto ora che, con la crisi di Covid-19, diventa sempre più difficile, in particolare in Africa, perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Onu». Ha ricordato, inoltre, che “i ministri delle finanze del G20 stanno lavorando a strategie di finanziamento di questi obiettivi, accogliendo così le proposte che emergono, come nel caso di quest’incontro, dalle organizzazioni della società civile”. Ibrahim Assane Mayaki, responsabile di “NEPAD”, l’agenzia per lo sviluppo dell’Unione Africana, ha dichiarato che “la ristrutturazione del debito può aiutare l’Africa ad andare avanti a perseguire gli obiettivi dell’Onu in tutti i settori chiave”. Ha ricordato che “il continente perde circa 90 miliardi di dollari ogni anno a causa di flussi finanziari illeciti. Per tale ragione, “Release G20” è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu”. La trasformazione del debito sovrano in investimenti per la ripresa post Covid-19 sarebbe auspicabile non solo in una prospettiva politica di rafforzamento della collaborazione tra gli Stati ma anche per qualificare la cooperazione internazionale con l’avvio di un’effettiva programmazione di investimenti orientati dai principi dell’equità e della sostenibilità. In un più recente incontro online organizzato dall’Eurispes, Roberto Ridolfi, presidente di LINK2007, ha invitato i Paesi BRICS a far propria e a sostenere con forza l’iniziativa “Release G20”. Il che non sarebbe irrilevante ai fini della sua concreta realizzazione.

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Combattere le diverse epidemie che colpiscono l’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

Un laboratorio di analisi biomediche utilizzato come strumento di lotta al Covid-19 e, insieme, come centro di ricerca e monitoraggio per le malattie tropicali – come la malaria, la tubercolosi, l’AIDS-HIV, le epatiti, la Chikungunya – che continuano a mietere vittime.È questo il nuovo e innovativo progetto avviato all’Ospedale universitario Le Bon Samaritain, situato a N’Djamena – capitale del Ciad, nel centro dell’Africa – grazie alla Fondazione Magis, ONG dei gesuiti con sede a Roma che promuove attività di cooperazione internazionale attraverso l’impegno di gesuiti e di laici in varie parti del mondo, con l’obiettivo di sostenere le comunità locali nel diventare protagonisti di uno sviluppo sostenibile.L’obiettivo del laboratorio è garantire l’assistenza ai più vulnerabili, concentrandosi sull’attuale situazione emergenziale causata dalla pandemia ma senza dimenticare l’impatto di quelle malattie che in Africa provocano migliaia di morti ogni anno.Dotato di moderne attrezzature in grado di realizzare indagini sierologiche e tam­poni in tempi brevi, il laboratorio effettua anche studi e ricerche sul Covid-19, fondamentali per monitorare i contagi ed effettuare analisi attendibili, oltre che permettere uno screening di massa della popolazione.Inoltre il laboratorio di analisi è in grado di intervenire su altre gravi malattie che colpiscono il Ciad; ne è un esempio la malaria, che costituisce il 50% delle patologie più diffuse nel Paese e, come in molti Paese dell’Africa subsahariana, è la principale causa di morte.Oltre alla costruzione del laboratorio specializzato, Fondazione Magis ha ampliato il progetto dedicato all’Ospedale con l’allestimento di un’unità di terapia sub intensiva (con 4 letti), la dotazione di attrezzature elettromedicali, la ristrutturazione di spazi adibiti alla formazione (sale universitarie e alloggi per gli studenti) e il supporto ai Centri nutrizionali infantili. Fondamentale è infine la formazione del personale sanitario locale: 90 professionisti tra medici, biologi, tecnici di laboratorio e infermieri, più 450 studenti universitari in Medicina.Il progetto gode del finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della stretta collaborazione della task force del Ministero della Sanità Pubblica ciadiano in risposta al Covid-19, oltre che dell’Università statale e varie strutture sanitarie.

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Giornata Mondiale dell’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

Martedì 25 maggio – Amref Health Africa-Italia presenta la seconda edizione de “L’Africa MEDIAta”, un rapporto a cura dell’Osservatorio di Pavia. Il documento analizza l’Africa nella rappresentazione dei media e nell’immaginario dei giovani, in un arco temporale che va dalla fine del 2019 ai primi mesi del 2021. L’evento sarà trasmesso online, martedì 25 maggio, dalle ore 11 sui canali Facebook e Youtube di Amref Health Africa-Italia, in diretta dalla Casa del Cinema di Roma. Media partner dell’evento Rai Ragazzi, Rai Radio Kids e Rainews24. Interverranno all’evento: Paola Crestani – Presidente di Amref Italia; Guglielmo Micucci – Direttore Amref Italia; Paola Barretta – Osservatorio di Pavia; Mackda Ghebremariam Tesfau’ – Sociologa e attivista di Razzismo Brutta Storia; Massimo Giannini – Direttore La Stampa; Andrea Salerno – Direttore La7; Walter Veltroni – Giornalista e regista; Luca Milano – Direttore Rai Ragazzi; Carolina Benvenga – Conduttrice Rai Ragazzi; Haroun Fall e Dylan Magon – Attori di Zero. Modererà Federica Lodi, giornalista Sky.In Italia Amref lavora attivamente per contribuire ad una percezione diversa del continente africano. Una percezione più inclusiva che possa arginare la pericolosa deriva che nasce dall’ignoranza. Per questo, dal 2019, Amref dedica parte del suo impegno alla ricerca, analizzando i media nazionali e lo spazio che viene dato all’Africa, sia in termini di quantità che di veridicità delle informazioni. Da qui è nato il rapporto “L’Africa Mediata”, realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerca Osservatorio di Pavia. Un documento ricco di dati e analisi che ha l’ambizione di fotografare una buona parte della narrazione del Continente africano nel nostro Paese.L’emergenza sanitaria determinata dal Covid-19 ha reso evidente la dimensione globale di certe fragilità e ha evidenziato alcuni meccanismi socio- economico-politici che definiscono la drammatica situazione attuale. Lasciare fuori dal dibattito temi e aree del mondo già ai margini dell’informazione è un errore grave. Per questo, in occasione della prossima edizione del rapporto “L’Africa Mediata”, Amref si propone di analizzare le caratteristiche che ha assunto l’informazione nel corso del 2020 e del primo trimestre del 2021 relativamente all’Africa.Oltre a quotidiani, notiziari, programmi tv e social, la seconda edizione vedrà protagonisti i programmi per i bambini e ragazzi. Questa parte è stata sviluppata anche con dei focus group realizzati con studenti di scuole italiane. Come vedono l’Africa loro? Da questo contributo, offerto dal report, nasce l’ispirazione per il progetto video realizzato da Walter Veltroni per Amref, il cui trailer sarà presentato in anteprima all’evento del 25 maggio a Roma. Il report “L’Africa Mediata” avrà uno spaccato dedicato anche ai confini e alla migrazione. Un contributo che nasce dal progetto Snapshots From the Borders, che ha supportato la ricerca. Tale progetto – che vede il Comune di Lampedusa capofila, Amref partner, finanziato dall’Unione Europea – offre uno spunto rilevante per raccontare, quella che il report definisce “Africa qua”.Sarà possibile seguire l’evento attraverso la pagina Facebook di Amref Health Africa Italia e il canale Youtube (Amref Italia). La Rai, in collaborazione con Amref Health Africa-Italia, dedicherà alla giornata mondiale dell’Africa, dei momenti all’interno della sua programmazione. Media partner dell’evento sono Rai Ragazzi, Rai Radio Kids e Rainews24.

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Africa e nuovi mercati. Altro che protezionismo…

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

La notizia è clamorosa, ma non ne parla nessuno, fuorchè Radio Radicale che, se non ci fosse bisognerebbe inventarla per il servizio informativo che svolge relativamente a un continente che preoccupa gli europei solo per i migranti.Dunque, da “Africana”, la rubrica di RR, apprendiamo che è stato sottoscritto un accordo fra tutti gli Stati africani per l’istituzione della zona continentale di libero scambio, il che porterebbe ad un aumento di più del 50% del commercio nei prossimi due anni.L’Africa si estende per 30 milioni di kmq (l’Italia per 300 mila kmq), ha una popolazione di 1,3 miliardi di persone. Abbonda in risorse naturali: detiene il 90% del cobalto mondiale, il 90% del platino, il 50% dell’oro, il 98% del cromo, il 70% della tantalite, 64% di manganese e il 30% di uranio, e abbonda, inoltre, di petrolio e gas, ma è un continente povero.La libera circolazione di merci, di persone, di servizi e dei capitali sono stati gli elementi che hanno caratterizzato l’evoluzione dell’Europa verso mete di prosperità mai raggiunte prima. I governi africani lo hanno capito: chiudersi nei propri ambiti non risolve i problemi. In Europa (Brexit docet), purtroppo, c’è qualcuno che non lo ha ancora capito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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A holiday gift with impact: crowdfunding solar-powered water access in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2020

Rome. This holiday season, some of the world’s poorest families in Somalia and Malawi look set to access water through innovative solar energy products financed through a crowdfunding project set up by the UN’s International Fund for Agricultural Development (IFAD). Through this pilot project, IFAD has invested in training NGOs, who currently work with them in Africa, to raise funds through crowdfunding to bring solar-powered irrigation to Malawi, and purified water to Somalia. In Somalia, only 30 per cent of people have access to clean water, leaving them vulnerable to life-threating diseases. Through this crowdfunding campaign, 2,400 Somalis could access clean water and energy through a OffGridBox – a mobile solar system that purifies water and distributes energy with no environmental impact. In Malawi, food insecurity is a major issue with over 3 million people requiring food aid this year, and with more than a third of children under five chronically malnourished. Farmers are at the mercy of unreliable weather and battle to produce enough food. With donations from crowdfunding, a solar irrigation system will provide water for 30 farming families, enabling them to supply food to 12 surrounding villages. The families will be trained to use and maintain the system.Crowdfunding emerged after the 2008 financial crisis. When entrepreneurs faced difficulties in raising funds, they turned to the internet to access pooled donations from multiple individuals. In 2017, US$65 billion was raised on global crowdfunding platforms and there is a growing trend to use crowdfunding to mobilise finance in developing countries. The World Bank has estimated that by contributing small amounts, households in developing countries could deploy up to $96 billion a year in crowdfunding investments by 2025.IFAD’s crowdfunding campaign will run until 15 January.

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L’Africa tra due virus

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

La pandemia da Covid-19 in Africa rischia di avere effetti devastanti su una popolazione già messa a dura prova da un altro virus con cui lotta da decenni: l’HIV. Il Coronavirus mostra ancora una volta quanto il diritto alla salute sia strettamente legato alla riduzione delle disuguaglianze, ai diritti umani, alla protezione sociale e alla crescita economica. Un fenomeno che ha colpito tutti, anche in Italia, ma che in Africa può avere ripercussioni molto più pesanti, con un’onda anomala che si aggiunge a un mare in tempesta. E, per quanto questo mare, visto dall’Europa, possa sembrare molto lontano, la questione africana assume sempre di più i connotati di un problema globale. Il Coronavirus ha dimostrato al mondo che nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro. Sono necessarie “solidarietà globale, responsabilità condivisa”. Un binomio che è anche il tema della Giornata Mondiale contro l’AIDS che si celebra oggi. Ed è anche lo spirito con cui il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio continua il suo impegno in Africa, raddoppiando gli sforzi di fronte a un doppio nemico: l’HIV e il Covid-19. DREAM è il programma di Salute Globale, della Comunità di Sant’Egidio nato nel 2002 per la prevenzione e cura dell’AIDS in territorio africano. Proprio grazie al personale formato e alle strutture stabili, DREAM è riuscito ad affrontare con efficacia l’arrivo del Coronavirus in Africa. In tutti i Paesi in cui è presente il programma della Comunità di Sant’Egidio, i pazienti sono stati sottoposti allo screening per il Coronavirus nei centri attrezzati per gestire in sicurezza la nuova pandemia. I laboratori di biologia molecolare DREAM, si sono messi a disposizione dei Ministeri della Salute locali per processare i test necessari alla diagnosi di COVID19. In particolare in Mozambico e Malawi, sono diventati un supporto importante per arginare la pandemia nei paesi. A Balaka i test sono iniziati il 4 maggio e ad oggi se ne contano più di 3.000. A Blantyre ne sono stati effettuati dal 22 maggio oltre 10.000, mentre a Beira, dal 16 giugno, si è giunti a circa 13.000 tamponi.L’obiettivo è non lasciare che la pandemia metta a rischio la già fragile condizione di chi già combatte contro l’HIV. Per questo, i medici di DREAM lavorano per impedire al nuovo virus di vanificare gli importanti risultati raggiunti finora. Ma questo potrebbe non bastare. Oggi si assiste ad una preoccupante riduzione delle risorse sufficienti per la lotta ad HIV/AIDS. E l’arrivo del Covid-19 non fa altro che complicare il quadro.

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“Italian Higher Education with Africa”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Già partite le prime iniziative: il programma di mobilità virtuale è stato attivato nel semestre in corso ed è rivolto ad alcune Università Africane già partner degli atenei. L’accordo prevede la possibilità di selezionare un numero prestabilito di studenti ai quali viene consentito di partecipare ad alcuni corsi erogati online. Tale iniziativa è resa possibile, poiché le Università della Fondazione, di concerto con il Ministero della Ricerca e dell’Università hanno confermato l’erogazione dei propri corsi in modalità estesa, cioè sia fisica che virtuale, mettendo a frutto l’esperienza positiva dello scorso semestre e valorizzando la didattica innovativa. Per rafforzare la resilienza dei sistemi educativi terziari, la Fondazione sta inoltre lavorando alla definizione di un Master universitario dedicato ai giovani ricercatori e docenti delle Università Africane. Il programma di natura multidisciplinare mira a rafforzare un insieme di conoscenze trasversali per la didattica e la ricerca in merito ai temi strategici per il Continente Africano, come la gestione delle risorse e lo sviluppo locale. Il Master, che sarà avviato nel 2021, è ispirato all’Agenda 2030 e all’Agenda 2063 e prevede diversi moduli teorici e pratici ciascuno gestito da docenti delle università della Fondazione IHEA favorendo al contempo la partecipazione attiva di docenti delle università Africane stesse.L’ambizione? Lavorare già a partire dalle fasi di erogazione del Master, con gli allievi del programma, che sono colleghi nelle Università Africane, per disegnare percorsi di Laurea innovativi, in particolare nei campi civile e ambientale, meccanico ed energetico, agroalimentare e del cultural heritage, in grado di far sviluppare le competenze necessarie nel continente e promuovere la qualità didattica e del sistema educativo italiano, come primo esempio pilota di Transnational Education per il nostro Paese.

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Torna in edicola Focus on Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Lo fa con la copertina dedicata a un reportage esclusivo dal Sudan di Antonella Napoli, a un anno dalla nascita del governo di transizione dopo la caduta del regime del presidente dittatore Omar Hassan al Bashir, torna in edicola Focus on Africa, la prima iniziativa editoriale pura dedicata al continente africano. Il magazine, fondato e diretto dalla giornalista fermata a Khartoum lo scorso anno mentre seguiva le rivolte nel Paese, propone tra gli altri contributi un’inchiesta sul traffico e lo sfruttamento dei migranti africani nell’Agro Pontino, con dati e notizie inediti, un’analisi di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International sulla libertà di stampa negata in Africa, e un approfondimento di Francesco Lepore, collaboratore dell’Inkiesta, sulle violazioni dei diritti della comunità Lgbti nel continente africano.“Nelle ore in cui chiudevamo la rivista, uno dei leader del movimento che ha portato alla caduta di Bashir – ha raccontato la direttrice Antonella Napoli, nel corso della presentazione via Zoom del numero di ottobre – mi informava che il caso del mio fermo in Sudan lo scorso anno è stato citato nella relazione che accompagna il testo della riforma. È stato infatti accertato che i servizi di sicurezza mi arrestarono illegalmente mentre ero a Khartoum a seguire le proteste contro Bashir e solo l’intervento del ministro Moavero e dell’ambasciata in Sudan, sollecitati da Articolo 21 e Amnesty, scongiurarono il peggio” ha concluso la direttrice di Focus on Africa.

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Le quattro fasi dei vaccini. Richiesta ai Governi africani di agire subito

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Nella prima fase di sperimentazione del vaccino ne viene determinata la sicurezza e la capacità di stimolare il corpo umano a produrre immunità. Vengono anche determinati il dosaggio, il metodo di somministrazione più adeguato e l’intensità adatta.
La seconda fase di sperimentazioni coinvolge una popolazione più ampia e determina i risultati del vaccino, la capacità del corpo umano di sviluppare l’immunità e gli effetti collaterali.
La fase tre conferma l’efficacia e la sicurezza a lungo termine del vaccino, e prevede la somministrazione a popolazioni più ampie e l’osservazione dei risultati per un prolungato periodo di tempo. Una volta che un vaccino supera la fase tre, viene concessa la licenza per la produzione commerciale e l’uso pubblico.
L’ultima fase, la fase quattro, implica la sorveglianza continua, mentre il vaccino viene somministrato alle comunità. Le sperimentazioni possono essere interrotte in qualsiasi fase, riavviate, modificate, ecc., a seconda di ciò che viene osservato. Per studiare efficacemente la reazione del corpo umano ai vaccini, ogni continente, nazione, Paese, villaggio o comunità, deve essere coinvolto nelle sperimentazioni. I vaccini devono essere testati in contesti diversi e su persone con un diverso corredo genetico. Pertanto, gli africani non possono permettersi di non partecipare ai trial per la sperimentazione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19.
Gli africani devono essere coinvolti nella sperimentazione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19, e iniziare a lavorare su una preparazione adeguata, che garantisca a tutto il continente un accesso tempestivo ed equo al vaccino, una volta ottenuta l’approvazione.
Secondo le stime, l’immunità di gregge per COVID-19 sarà raggiunta quando più del 60% della popolazione sarà infettata. Ciò equivale a circa 780 milioni di africani. Al 23 agosto 2020, circa cinque mesi dalla segnalazione del primo caso nel continente, l’Africa ha 1,18 milioni di casi, 27.610 morti e 900.584 guarigioni. Essendo quindi il continente molto lontano dall’immunità del gregge, è irragionevole pensare di ottenerla in modo naturale.
Le sperimentazioni possono essere interrotte in qualsiasi fase, riavviate, modificate, ecc., a seconda di ciò che viene osservato. Per studiare efficacemente la reazione del corpo umano ai vaccini, ogni continente, nazione, Paese, villaggio o comunità, deve essere coinvolto nelle sperimentazioni. I vaccini devono essere testati in contesti diversi e su persone con un diverso corredo genetico. Pertanto, gli africani non possono permettersi di non partecipare ai trial per la sperimentazione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19.

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In Africa occidentale si intensifica la violenza islamista

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia dall’escalation della violenza islamista in Africa occidentale in seguito all’assassinio del Grande Imam Souaibou Cissé in Burkina Faso. Il Grande Imam di Djibo, 73 anni, è stato rapito martedì scorso ed è stato trovato assassinato ieri. Il barbaro assassinio dell’importante dignitario musulmano dimostra quanto sia scarsa la sicurezza in molte regioni del Burkina Faso. L’Unione europea deve prestare maggiore attenzione al drammatico deterioramento della situazione della sicurezza in gran parte dell’Africa occidentale. Non bastano più semplici dichiarazioni di rammarico per l’escalation di violenza. Dopo l’assassinio di 20 persone in un mercato del bestiame in Burkina Faso, l’Unione europea ha condannato la settimana scorsa la violenza contro i civili. Il Grande Imam era stato rapito su un autobus pubblico davanti agli altri passeggeri; presunti islamisti avevano fermato l’autobus all’aperto, controllato i documenti di tutti i passeggeri e poi trascinato fuori dall’autobus l’Imam Souaibou Cissé. L’alto sacerdote musulmano era sotto la protezione della polizia fino all’inizio di quest’anno, dopo l’attentato subito nel maggio 2017. L’Imam era diventato un bersaglio di attacchi islamisti dopo aver pubblicamente condannato il terrore degli islamisti radicali.L’assassinio del sacerdote era solo un’indicazione di quanto fosse grave la situazione della sicurezza in alcune regioni del Paese. Ad esempio, il vicesindaco della città di Djibo, da dove proveniva l’Imam, e tre dei suoi collaboratori sono stati assassinati nel novembre 2019. La maggior parte dei dignitari politici della città si trova ora solo nella capitale Ouagadougou per paura di attacchi terroristici. Le promesse del governo di ripristinare la sicurezza non sono state mantenute. È scandaloso che in Burkina Faso lo Stato stia rinunciando alla sua responsabilità di proteggere il proprio popolo. Dopo tutto, la popolazione civile non ha alternative alla vita in città e dipende dalla protezione dello Stato. http://www.gfbv.it/3dossier/africa/nigeria-it.html

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Dopo il franco cfa: sfida per l’Africa e l’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista Il franco cfa, la moneta in vigore nell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (Uemoa), composta da 8 Paesi, quali Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo, ha terminato il suo ruolo. Dovrebbe essere rimpiazzato da una nuova moneta, l’Eco. Dopo un lungo negoziato, anche il governo francese ha accettato la riforma. Il franco cfa era nato nel 1945, lo stesso giorno in cui la Francia firmava gli accordi di Bretton Woods. Il ‘franc des colonies françaises d’Afrique’ (franco delle colonie francesi d’Africa, franc cfa) negli anni ’60 era diventato il ‘franco della comunità finanziaria africana’.Tra l’altro, la riforma stabilisce che la Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (Bceao) d’ora in poi non dovrà più depositare la metà delle sue riserve di cambio presso la Banque de France. Dopo sessant’anni dalla realizzazione dell’indipendenza delle ex colonie francesi, tale obbligo era umiliante e insostenibile. La Francia, inoltre, non farà più parte degli organismi africani di governance finanziaria. Anche i 6 Paesi dell’Africa centrale Cemac (Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo) stanno muovendosi nelle stessa direzione. Una volta raggiunto l’accordo con Parigi, dovrebbero lasciare il franco cfa per una nuova moneta che vorrebbero chiamare Afrik. Il sistema del franco cfa si basa su quattro principi: il cambio fisso con il franco e poi con l’euro, la libertà di movimento dei capitali verso la Francia; la convertibilità dei franchi cfa soltanto con l’euro (per cui qualsiasi pagamento verso l’estero deve passare attraverso Parigi); la centralizzazione delle riserve valutarie presso la Banca centrale francese. Inoltre, le riserve d’oro dei paesi africani erano tenute a Parigi e, di fatto, contabilizzate come francesi. La Banque de France, infatti, poteva e può anche decidere la quantità di moneta stampata messa a disposizioni di ciascun paese. Finora i vantaggi per Parigi sono stati enormi e innumerevoli. Ad esempio, la libertà di movimento di capitali ha permesso un impressionante drenaggio di risorse attraverso lo spostamento verso l’estero dei profitti delle multinazionali impegnate in Africa, soprattutto nello sfruttamento delle materie prime e delle miniere. Mentre il dollaro ha esteso dal dopoguerra la sua egemonia sui commerci e sulle finanze mondiali, la Francia è stata l’unica nazione a mantenere un forte controllo sulle sue ex colonie. Infatti, la concessione dell’indipendenza negli anni sessanta è sempre stata accompagnata da accordi bilaterali decennali ed esclusivi con i vari Paesi africani garantendosi un conveniente sfruttamento del territorio, delle materie prime, di quelle energetiche, tra cui l’uranio, e il controllo della loro politica monetaria. Gli effetti conseguentemente si sono riverberati anche in tutti gli altri settori, come la difesa, la politica estera, il commercio, l’istruzione, la giustizia, ecc. In passato, i governanti africani, come Sankara del Burkina Faso, che si sono permessi di sfidare il dominio francese, dopo l’indipendenza, non sono durati a lungo.Vari studi dimostrano che la dipendenza dalla Francia e la parità fissa con una moneta forte come l’euro hanno comportato una debolezza economica per tutti i paesi delle aree del franco cfa. Negli ultimi 20 anni questi ultimi hanno registrato una crescita del pil pari all’1,5% annuo mentre la media degli altri paesi dell’Africa sub sahariana è stata del 2,5%. Se l’aggancio all’euro ha garantito una certa stabilità monetaria, per l’altro verso le produzioni locali, sia nel campo agricolo sia in quello estrattivo, hanno subito decenni di mancanza di competitività. In merito, si ricordi che la svalutazione del franco cfa nel 1994 fu accompagnata da violente proteste e moti popolari poiché tutti i prodotti importati subirono un repentino aumento di prezzo. Necessariamente vi sarà una fase transitoria per tutti e due i gruppi di paesi. La costruzione di un loro percorso economico e monetario virtuoso, oggettivamente, non sarà facile. Sarà indubbiamente una grande sfida di ordine politico, economico e morale soprattutto per l’Unione europea. Come cambierà il suo rapporto nei confronti dell’Africa sub sahariana? Se dovesse irresponsabilmente disinteressarsi a ciò che accade in Africa, inevitabilmente il vuoto sarà riempito dalla Cina e dallo yuan e forse anche dagli Usa e dal dollaro. Il continente diventerebbe una zona di scontro e di “guerre per procura”, come accaduto in passato.Alcuni economisti africani propongono di ancorare la nuova moneta africana a un paniere delle principali valute mondiali, che includa, tra l’altro, l’euro, il dollaro e lo yuan. Attualmente l’unico paniere di monete esistente è rappresentato dai diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale. Essi, però, non possono essere la soluzione realistica perché significherebbe sottomettersi ad una istituzione internazionale che per decenni ha pesantemente penalizzato i paesi dell’Africa e quelli in via di sviluppo con le sue politiche di “condizionalità” e di austerità. Invece, la proposta africana potrebbe diventare uno stimolo forte per la creazione di un nuovo sistema monetario internazionale basato su un paniere di monete importanti. In merito si ricordi che l’anno scorso, in Mali, tutti i governi dell’Unione africana avevano sottoscritto l’accordo per la creazione di un mercato comune africano di libero scambio, sollecitando la riforma del sistema monetario internazionale. Il tema è da tempo sul tappeto. Purtroppo, finora le fibrillazioni geopolitiche mondiali ne impediscono un suo approfondimento e la dovuta soluzione.

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Le agenzie di rating all’assalto dell’Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Maggio 2020

By Mario Lettieri già sottosegeretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Avendo perso mordente e spazio operativo negli Usa e in Europa, le agenzie di rating si sono “buttate” contro i paesi emergenti, in particolare quelli dell’Africa. Non è necessario essere un genio di competenza e di capacità di analisi per immaginare le difficoltà economiche in un mondo devastato dalla pandemia del covid-19. Soprattutto nei paesi cosiddetti emergenti, da sempre suscettibili a ciò che accade nelle economie avanzate.In momenti e in modi leggermente differenti, le “tre sorelle del rating”, Standard& Poor’s, Moody’s e Fitch, hanno declassato dieci paesi africani e i loro titoli di debito pubblico fino al livello di junk, di titoli spazzatura. Si tratta di Angola, Botswana, Camerun, Capo Verde, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Mauritius e Zambia. Le valutazioni sono basate fondamentalmente sulle previsioni riguardanti la debolezza dei sistemi fiscali e sanitari di detti paesi. Ciò avviene mentre la Banca Mondiale ha opportunamente, invece, sostenuto la sospensione dei pagamenti degli interessi sui debiti dei paesi più poveri che fanno parte dell’International Development Associaztion (IDA). D’altra parte, la loro conoscenza dell’Africa è bassissima. La S&P, per esempio, si vanta di essere in grado di formulare valutazioni su ben 128 paesi del mondo. Ma ha un solo ufficio, a Johannesburg, per l’intero continente africano. I rating delle agenzie sono solitamente delle valutazioni più o meno banali. Però, com’è noto, sono presi in considerazione dai mercati per giudicare lo stato di salute delle varie economie e, di conseguenza, per definire i tassi d’interesse del debito pubblico dei singoli paesi. E’un fenomeno più volte sperimentato, con effetti devastanti sia sull’aumento del costo dei prestiti sia sugli investitori internazionali. In merito, è opportuno ricordare il ruolo svolto dalle agenzie nel “meltdown” finanziario negli anni della Grande Crisi del 2008, che ebbe un impatto sui mercati globali e, soprattutto, sull’economia reale di molti paesi, compresi quelli in via di sviluppo. Poiché sembra che la cosa non sia nella memoria collettiva, riteniamo utile ricordare le denunce istituzionali fatte nei loro confronti. Per esempio, il dettagliato rapporto “The financial crisis inquiry report” redatto da una Commissione bipartisan e pubblicato dal governo statunitense nel 2011. Vi si affermava, tra l’altro, che “la crisi non sarebbe potuta avvenire senza le dette agenzie. I loro rating, prima alle stelle e poi repentinamente abbassati, hanno mandato in tilt i mercati e le imprese”. Il solito giochino.Qualche anno fa, persino il “falco” tedesco Wolfang Schäuble, allora ministro delle Finanze, aveva detto:” Dobbiamo spezzare l’oligopolio delle agenzie di rating”. Si ricordi che in più circostanze, sia il G8 sia il G20 ha prodotto una copiosa letteratura, fatta di documenti e dichiarazioni, con i quali si stigmatizza il loro comportamento e si chiede una loro profonda riforma.Moody’s ha declassato a junk il Sudafrica facendogli perdere l’ultimo gradino di investment grade, sotto il quale gli investitori istituzionali non sono più autorizzati a comprare i titoli di stato. Essa ha stimato un notevole aumento del debito pubblico sudafricano che dovrebbe raggiungere il 91% del Pil entro il 2023. Quest’anno la crescita dovrebbe essere inferiore all’1% e poi sprofondare in terreno negativo a meno 5,8%. Moody’s non ha neanche aspettato per verificare l’impatto economico del coronavirus e i provvedimenti del governo di Pretoria. Le altre due agenzie, a onor del vero, avevano già da tre anni valutato come junk i titoli sudafricani. Adesso il Sud Africa dovrà lasciare l’importante World Government Bond Index dove ci sono tutti i titoli pubblici con il rating di investment grade. Di conseguenza il valore dei titoli sarà ridefinito senza una rete di protezione.
Fitch ha tagliato il rating sovrano del Gabon da B a CCC. La spiegazione del declassamento riguarda l’eventuale difficoltà di rimborso del debito sovrano per mancanza di liquidità determinata dalla caduta dei prezzi del petrolio.Moody ha rivisto in negativo il rating sovrano di Mauritius a causa della previsione di minori guadagni turistici per il coronavirus.
La Nigeria è stata declassata da S&P da B a B – perché il covid-19 aumenterebbe il rischio di choc fiscali derivanti dalla riduzione dei prezzi del petrolio e dalla recessione economica. S&P ha, da ultimo, anche declassato il Botswana, una delle economie più stabili dell’Africa, che aveva il rating A. L’agenzia ha citato l’indebolimento del bilancio statale a causa di un calo della domanda di materie prime e della prevista decelerazione economica provocata dalla pandemia. Il declassamento del Botswana è stato fatto quando nel paese non si era registrato neanche un caso di infezione! Questi downgrade a livello di spazzatura stanno provocando seri problemi, che possono avere conseguenze peggiori dello stesso coronavirus. Riducono, infatti, il valore delle obbligazioni sovrane usate come garanzia nelle operazioni di finanziamento delle banche centrali, aumentando allo stesso tempo il costo degli interessi e, quindi, del debito. Di conseguenza vi sarà un’ondata di declassamenti anche delle imprese private.
I paesi dell’Africa sono chiamati da più parti a disegnare un meccanismo di risposta collettiva contro l’abuso del rating. Si vorrebbe, tra l’altro, che l’Unione Africana creasse una sua autorità di controllo sulle attività delle agenzie e definisse degli standard di valutazione equi e realistici. I governi e le popolazioni del continente africano guardano sempre più all’Europa per trovare un sostegno e un modello. Purtroppo, anche sulla questione delle agenzie di rating l’Unione europea è ancora e inspiegabilmente paralizzata. Riguardo a particolari avvenimenti e a certi comportamenti umani, le popolazioni africane per descriverli usano figure di animali. Chissà quale bestia della savana utilizzeranno per le agenzie di rating?

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Africa: conflitti e pandemia di coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha intensificato gli sforzi volti a proteggere milioni di persone vulnerabili che in Africa occidentale e centrale sono esposte ai nuovi rischi derivanti dall’effetto combinato dei conflitti e della pandemia di coronavirus. Con 5,6 milioni di sfollati interni, 1,3 milioni di rifugiati, 1,4 milioni di rimpatriati ancora bisognosi di assistenza, e 1,6 milioni di apolidi, l’Africa occidentale e centrale ha una delle popolazioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case di più vaste dimensioni di tutto il continente.Nella regione del Sahel, in Africa occidentale, il conflitto armato e gli attacchi ai danni dei civili hanno costretto alla fuga quasi 3 milioni di persone, di cui quasi un milione a partire da gennaio 2019, e oltre 5 milioni di persone ora devono sopravvivere con ridotte scorte alimentari.L’UNHCR esprime preoccupazione anche in merito alla possibilità che le persone in fuga possano essere respinte verso aree in cui vigono situazioni di pericolo, considerato che i potenziali movimenti di maliani, nigeriani, nigerini, camerunensi e sudanesi in cerca di protezione internazionale potrebbero essere ostacolati dalle restrizioni imposte. Oltre alla precarietà delle situazione in materia di sicurezza (specialmente nelle regioni del Sahel e del bacino del Lago Ciad), le restrizioni dovute al COVID-19 stanno inoltre impedendo agli aiuti umanitari di raggiungere le persone che hanno bisogno di assistenza.
In Burkina Faso, i rifugiati maliani sono fuggiti dagli attacchi perpetrati da gruppi armati ai danni del campo in cui vivevano a Goudoubo. Alcuni si sono rifugiati presso i sovraffollati insediamenti di sfollati interni presenti nel Paese. Il luogo in cui si trovano gli altri non è conosciuto. Anche le attività dell’UNHCR, tra cui la consegna di carte d’identità e lo svolgimento di altre procedure amministrative, sono attualmente sospese.
Nella Repubblica Centrafricana, il personale dell’UNHCR riferisce di gruppi armati che, in alcune località, costringono le persone sfollate a fare ritorno nelle loro terre d’origine, facendone capri espiatori per la potenziale diffusione del COVID-19.
In Mali, le campagne di sensibilizzazione su violenza sessuale e di genere (Sexual and Gender-based Violence/SGBV), diritti umani e coesione sociale, realizzate dall’UNHCR e dai partner sono temporaneamente sospese al fine di limitare le occasioni di assembramento in pubblico.
In Niger, l’accesso degli aiuti umanitari, già limitato nelle regioni settentrionali di Tahoua, Tillabery e Diffa per effetto dei crescenti episodi di violenza, è ora ulteriormente ridotto a causa della pandemia. Il programma di reinsediamento di rifugiati vulnerabili evacuati dalla Libia e attualmente in transito è temporaneamente sospeso a causa delle rigide restrizioni alla circolazione imposte in tutto il mondo. Malgrado le criticità che affliggono l’intera regione, l’UNHCR e gran parte del personale impegnato in prima linea continuano a lavorare. All’insegna del motto “Restiamo ad assicurare assistenza”, le operazioni dell’Agenzia si stanno adeguando alla situazione pur di raggiungere tutti coloro che hanno disperato bisogno d’aiuto. Il personale sul campo sta iniziando a garantire aiuto da remoto e a concentrare la gestione dell’assistenza in denaro per sostenere le popolazioni sfollate, tra cui vittime e sopravvissuti a SGBV e donne a rischio. Le misure prevedono consultazioni telefoniche online in linea con le raccomandazioni di distanziamento sociale volte a ridurre i rischi di contagio.Si stanno adeguando le attività didattiche in risposta alla diffusa chiusura delle scuole, che ha interessato oltre 140 milioni di bambini in tutta la regione. Questi dati includono i bambini sfollati inseriti nei sistemi d’istruzione nazionali.
In Burkina Faso, la situazione è particolarmente drammatica a causa del numero di persone in fuga senza precedenti. L’UNHCR sta valutando la possibilità di trasferire alcuni tra coloro che vivevano a Dori presso il campo rifugiati di Goudoubo, che allo stato attuale è vuoto, ma dispone di impianto di approvvigionamento idrico, servizi igienico-sanitari e ambulatori.
In Camerun, nella regione orientale e in quella di Adamawa, il personale adibito alla registrazione ha messo a punto strumenti che consentono di riprendere la procedura di registrazione degli ospiti dopo una settimana di sospensione.
Dal momento che i rifugiati urbani attualmente sono tra i civili maggiormente colpiti dalle restrizioni alla circolazione, l’UNHCR ha istituito un servizio telefonico gratuito per organizzare l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo su appuntamento per quanto concerne la registrazione delle nascite e il rilascio di documenti.
In Ciad, si sta prendendo in considerazione la possibilità di effettuare la registrazione a domicilio per il nuovo campo di Kouchaguine, nella città di Farchana, su richiesta del governo. Materiali informativi e di sensibilizzazione sono condivisi regolarmente con i leader delle comunità. L’UNHCR, inoltre, sta lanciando un servizio volto a garantire continuità allo svolgimento delle attività di protezione dei minori.
Nella Repubblica Centrafricana (CAR), circa 30 referenti stanno assicurando continuità alle attività di monitoraggio delle esigenze di protezione nonostante la pandemia di COVID-19. Inoltre, sono stati istituiti un servizio di assistenza telefonica e un meccanismo di sorveglianza comunitario per monitorare le aree principali presso cui le persone in fuga hanno fatto ritorno.
L’UNHCR sta pianificando la distribuzione di un numero supplementare di teli impermeabili e kit di emergenza per decongestionare gli insediamenti di sfollati e incrementare le opportunità di praticare distanziamento sociale e fisico all’interno di questi siti.
In Mali, a Timbuctu e in altre località, continuano le attività di sensibilizzazione rivolte a bambine e bambini in materia di diritti dell’infanzia e prevenzione del COVID-19.
In Niger, l’UNHCR sta lavorando con le autorità per acquistare e distribuire materiali: matite e quaderni, nonché radio. È stato siglato un partenariato con una radio locale per poter continuare i programmi didattici tramite la trasmissione sulle radio locali in tutto il Paese. Si stanno producendo programmi di autoapprendimento e brochure per gli studenti iscritti agli ultimi anni di corso e i per rifugiati nigeriani che frequentano i Centri di insegnamento a distanza nella regione di Diffa.Sempre in Niger, l’UNHCR sta individuando i siti sovraffollati e ha iniziato a pianificare una gestione degli spazi che permetta di rispettare le distanze necessarie tra gli alloggi. Nel campo di Sayam Forage, l’unico campo rifugiati ufficiale del Paese, è in fase di costruzione un’area di transito supplementare.Nella Nigeria nordorientale, rifugiati, rimpatriati e richiedenti asilo continuano ad arrivare dai Paesi limitrofi, nonostante i confini siano chiusi. L’UNHCR sta dando seguito alle misure adottate dal governo per garantire lo svolgimento dei controlli sanitari oltre che l’accesso al territorio.I campi di sfollati interni nello Stato di Borno sono sovraffollati e questo rende impossibile il distanziamento sociale. L’UNHCR sta lavorando col Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) per ampliare i campi e le recinzioni a Banki, Ngala e Bama.
È necessario garantire maggiore sostegno per rispondere alle principali esigenze rilevate nella regione, tra cui la richiesta di un numero ulteriore di personale sanitario formato per rispondere nelle emergenze e adeguate unità di terapia, in particolare nelle aree remote in cui sono accolti rifugiati e sfollati. Nell’ambito del Piano di risposta umanitaria globale delle Nazioni Unite contro la crisi, l’UNHCR ha lanciato un Appello di emergenza per la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare alla realizzazione di interventi e preparativi salvavita in risposta alla pandemia da COVID-19.L’ufficio dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale è competente per 21 Paesi: Benin, Burkina Faso, Camerun, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Ciad, Costa d’Avorio, Guinea Equatoriale, Gabon, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, São Tomé e Príncipe, Senegal, Sierra Leone e Togo.

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Africa: misure di prevenzione contro il coronavirus

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta intensificando gli sforzi volti a rafforzare la capacità di prevenire, curare e contenere la potenziale diffusione del COVID-19 tra le comunità di rifugiati presenti nella regione che comprende Africa Orientale, Corno d’Africa e Grandi Laghi e che accoglie una delle popolazioni di rifugiati di più vaste dimensioni su scala mondiale. Date le condizioni di affollamento in cui vivono, senza accesso adeguato ad acqua e servizi igienico-sanitari, e con sicurezza alimentare e mezzi di sostentamento precari, in questa regione i rifugiati sono particolarmente vulnerabili al virus, sia nei campi di accoglienza sia nelle aree urbane. In seguito alla conferma dei primi casi di COVID-19 registrati in Sud Sudan e in Eritrea la settimana scorsa, tutti i Paesi della regione ora stanno implementando piani di risposta. Sebbene, ad oggi, nella regione non si siano registrati casi confermati tra rifugiati, richiedenti asilo o sfollati interni, è urgentemente necessario essere preparati.
Insieme al Ministero della Salute e ad altre autorità governative, nonché all’Organizzazione mondiale della sanità, l’UNHCR è impegnata attivamente affinché rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni siano inclusi nei piani di risposta nazionali. Alcuni Paesi della regione hanno già adottato politiche esemplari che consentono ai rifugiati di accedere ai servizi sanitari nazionali. Tuttavia, numerosi rifugiati vivono in aree remote a diverse miglia dalle strutture sanitarie statali più vicine. Altri vivono all’interno di abitazioni piccole e sovraffollate in aree urbane densamente popolate in cui devono far fronte a ostacoli notevoli per poter osservare le linee guida relative al distanziamento fisico e sociale.Molte delle nostre operazioni nella regione hanno assicurato ai rifugiati maggiori quantità di cibo e di beni di prima necessità, compreso sapone, per ridurre la frequenza delle distribuzioni e i rischi associati alle attese in coda o in mezzo a folle numerose. La pandemia aggrava le condizioni di emergenza preesistenti che affliggono la regione, in cui il 60 per cento dei rifugiati soffre la riduzione delle razioni di cibo causata dalla carenza di fondi. Tale situazione è esacerbata da possibili interruzioni della regolarità della filiera produttiva causate da una serie di misure inerenti al contenimento del COVID-19, tra cui le restrizioni e i controlli imposti alle frontiere.La pandemia, inoltre, sta producendo un impatto grave sulle capacità dei rifugiati di lavorare e generare reddito. Le attività commerciali che molti di loro gestiscono o per le quali lavorano, spesso come impiegati a giornata, sono state costrette a chiudere. Coloro che devono fare affidamento sui commerci transfrontalieri sono stati particolarmente colpiti.L’UNHCR esorta i governi ad assicurare che i rifugiati siano inclusi in tutti gli schemi di protezione sociale d’emergenza, e, allo stesso tempo, esplora le possibilità di erogare ai più vulnerabili assistenza in denaro contante in un’unica soluzione per permettere loro di soddisfare le esigenze essenziali.In tutta la regione le scuole sono state chiuse e si stima che, attualmente, gli studenti rifugiati che non possono frequentare siano circa un milione. L’UNHCR sta lavorando sia coi partner governativi sia con quelli non-governativi all’adozione di programmi per l’apprendimento a distanza e di apprendimento digitale, avvalendosi dei partenariati esistenti col settore privato per assicurare l’apprendimento online in Kenya, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.In tutta la regione, l’UNHCR è impegnata in campagne informative di sensibilizzazione, prevenzione e sulle terapie relative al COVID-19, per esempio mediante i gruppi comunitari e i leader religiosi, servizi di assistenza telefonica, volantini, poster, invio di messaggi SMS e WhatsApp, annunci radio, discussioni in seno a focus group, brochure, manifesti e murales.Sebbene stiamo rafforzando le capacità di assistenza sanitaria di base, anche mediante l’allestimento di strutture per l’isolamento, esprimiamo preoccupazione rispetto al fatto che i sistemi sanitari della regione necessitano di sostegno, in particolare nelle procedure di invio e presa in carico dei pazienti negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva, nel caso in cui il virus si diffondesse rapidamente.Insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite e alle Ong partner, continuiamo a sostenere gli sforzi profusi dai Paesi di tutta la regione per mantenere i programmi esistenti, ove possibile, e implementare una serie di nuove misure per rispondere alle esigenze umanitarie derivanti dalla pandemia da COVID-19:
In Gibuti, a oltre 4.500 rifugiati e richiedenti asilo sono stati assegnati alloggi nuovi per ridurre i rischi di sovraffollamento e agevolare il distanziamento fisico nei villaggi di Ali Addeh e Holl-Holl.
In Etiopia, nei campi stiamo aumentando il numero di forniture di acqua potabile e sapone e installando postazioni per lavarsi le mani. Tra queste ve ne sono 127 comuni e oltre 14.700 specifiche per ogni famiglia nel solo campo rifugiati di Gambella.
In Kenya, nei due campi rifugiati del Paese sono stati allestiti reparti per l’isolamento ed è stato incrementato il numero di letti disponibili. Mentre al personale sanitario delle cliniche si stanno distribuendo dispositivi di protezione individuale (DPI), è in corso una valutazione volta a individuare possibili nuove aree per l’allestimento di cliniche da campo che possano assicurare assistenza medica nei campi rifugiati. Le distribuzioni di cibo, sapone e altri beni è stata modificata per conformarsi alle norme di distanziamento sociale. Ai rifugiati in possesso di telefono portatile vengono inviati messaggi per comunicare informazioni e misure di prevenzione relative al COVID-19.
In Somalia, si stanno migliorando gli alloggi e sono aumentate le forniture di aiuti umanitari per poter adottare le misure di distanziamento sociale e fisico in seno alle popolazioni di sfollati interni di dimensioni maggiori. I piani dell’UNHCR mirano a decongestionare gli insediamenti di sfollati interni più a rischio, migliorare le condizioni degli alloggi e incrementare la fornitura di beni di prima necessità, col fine di garantire sostegno a 27.600 sfollati interni che vivono in siti densamente popolati.
In Sudan, oltre 320,000 rifugiati, sfollati interni e membri delle comunità di accoglienza in tutto il Paese hanno ricevuto sapone e altri articoli per l’igiene. Una cisterna di acqua da 1.000 litri è stata installata nel centro di registrazione di Beliel, nel Darfur Meridionale. Il personale misura la febbre ai nuovi rifugiati che fanno ingresso nel Sudan orientale e ne monitora i sintomi per due settimane.
In Tanzania, le forniture mensili di sapone sono raddoppiate e sono state distribuite taniche di capacità maggiore per permettere di lavarsi le mani con più frequenza in tutti e tre i campi rifugiati. Ulteriori postazioni per lavare le mani e impianti nuovi sono stati installati presso centri di accoglienza, punti di distribuzione, mercati e scuole.
In Uganda, erano già in vigore una serie di misure per effetto della risposta alla minaccia del virus ebola, tra cui procedure di misurazione della febbre e di controllo sanitario, e un incremento del numero di postazioni per lavarsi le mani nei centri di transito e di accoglienza, nonché negli insediamenti di rifugiati. Inoltre, è aumentata la distribuzione di sapone e al personale sanitario sono erogate sessioni formative supplementari specifiche sul COVID-19.
Tutti i Paesi della regione hanno introdotto limitazioni severe alla libertà di circolazione che spaziano dalla chiusura delle frontiere fino all’isolamento dei cittadini e al coprifuoco. L’UNHCR esorta questi Paesi, alcuni dei quali accolgono rifugiati con generosità da decenni, a continuare ad assicurare protezione e accesso all’asilo a tutti coloro che fuggono da guerre e persecuzioni in questi tempi difficili.Nell’ambito del Piano di risposta umanitaria globale delle Nazioni Unite contro la crisi, l’UNHCR ha lanciato un Appello di emergenza per la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare alla realizzazione di interventi e preparativi salvavita in risposta alla pandemia da COVID-19, dei quali una cifra iniziale di 15 milioni è necessaria per le esigenze specifiche dei Paesi dell’Africa orientale e del Corno d’Africa. L’UNHCR esorta la comunità internazionale ad assicurare il sostegno finanziario necessario per garantire la salute e la sicurezza di rifugiati, sfollati interni e comunità di accoglienza durante la crisi in corso.L’Ufficio regionale dell’UNHCR per l’Africa orientale, Corno d’Africa e la regione dei Grandi Laghi è competente per 11 Paesi: Burundi, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Rwanda, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Uganda.

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Coronavirus: Moratoria del debito per l’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

La Comunità di Sant’Egidio sostiene la proposta del Segretario Generale delle Nazioni Unite di una moratoria sui debiti dei Paesi emergenti, in particolare africani, meno preparati ad affrontare l’emergenza della pandemia di coronavirus. “E’ necessaria – ha affermato Guterres – una moratoria del debito di tali paesi per mobilitare somme importanti e permettere di costruire misure concrete contro la pandemia”. La situazione sanitaria africana inizia a divenire preoccupante, molti Paesi stanno andando in lock down coi primi problemi nell’approvvigionamento di cibo nelle grandi città. Inoltre le strutture sanitarie non sono adeguate alla sfida e quasi inesistenti in ambito rurale. Secondo il Segretario Generale dell’ONU, il rilancio dell’economia globale non potrà prescindere da un ripensamento generale delle strategie: “o ci saranno risposte solidali oppure tali risposte resteranno inefficaci”. Sant’Egidio, da quasi vent’anni impegnato a sostenere i sistemi sanitari africani grazie al programma DREAM, sta riadattando le proprie strutture sanitarie per contrastare il virus e condivide la speranza che dall’emergenza della pandemia si possa ripensare una sanità davvero accessibile per tutti i cittadini.

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120 milioni di studenti colpiti dalla chiusura delle scuole nell’Africa Occidentale e Centrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Questo perché quasi tutti i paesi hanno introdotto la misura della chiusura scolastica e universitaria a livello nazionale per contenere il Covid-19, ma il numero è destinato ad aumentare man mano che il virus si diffonderà. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che teme per il futuro di milioni di bambini.Mentre la risposta al COVID 19 è principalmente focalizzata sui sistemi sanitari, la pandemia sta già avendo un impatto devastante sulla vita dei bambini. Nel tentativo di mantenere la diffusione del virus, i governi stanno chiudendo le scuole in tutto il mondo e questa situazione potrebbe ulteriormente aggravare le vulnerabilità dei minori emarginati nell’Africa Occidentale e Centrale e in particolare nel Sahel.Alcuni paesi sono più attrezzati e in grado di fornire un “apprendimento a distanza” ai minori durante la chiusura scolastica, ma le ragazze e i ragazzi più emarginati che vivono nelle aree rurali o nei sobborghi delle principali città avranno grandi difficoltà ad accedere all’apprendimento a distanza. Ciò include i bambini delle famiglie a basso reddito, i disabili e coloro che già sono colpiti da conflitti e crisi umanitarie.I sistemi educativi nazionali in Repubblica Democratica del Congo, Burkina, Mali, Niger o Nigeria settentrionale affrontano già notevoli sfide a causa del conflitto, degli sfollamenti in corso e di una grave mancanza di finanziamenti. Il COVID-19 aggrava queste terribili situazioni.Save the Children invita i governi e la comunità internazionale a garantire che siano messe in atto misure per mitigare l’impatto della chiusura della scuola. In Africa, dove milioni di persone non hanno accesso a Internet, strumenti come programmi radio e TV, possono aiutare i bambini ad accedere all’istruzione alternativa. È fondamentale che i governi supportino gli insegnanti e li dotino delle competenze per fornire un apprendimento a distanza di qualità; siano disponibili cure adeguate e supporto specifico per i bambini, insieme all’apprendimento a distanza, poiché le chiusure scolastiche colpiranno più duramente i più emarginati; siano attuate le misure necessarie per mitigare i rischi che l’impatto della chiusura delle scuole può avere sui bambini, oltre all’interruzione dell’istruzione.Per esempio, molti fanno affidamento sui pasti scolastici per sostenere la loro alimentazione quotidiana. Inoltre, i minori che non vanno a scuola hanno anche un rischio maggiore di andare a lavorare e di abuso e sfruttamento; prestare particolare attenzione alle ragazze, che hanno maggiori probabilità di affrontare un onere sproporzionatamente più grande per la cura dei familiari che contraggono il virus, la cura dei bambini più piccoli e sono a rischio di meccanismi familiari negativi come il matrimonio precoce. Più governi devono impegnarsi a mettere in atto meccanismi di protezione delle minori vulnerabili, seguendo l’esempio della recente decisione del governo della Sierra Leone di revocare il divieto per le ragazze in gravidanza di frequentare la scuola.

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L’Africa che fa parlare di sé

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Firenze Venerdì 21 febbraio, ore 18.00 Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 24 “Se il mare finisce”: Racconti Multimediali Migranti. Senza testimoni la verità si può manipolare e, infine, si perde. Un coro di undici storie compone una memoria collettiva in cui riconoscerci tutti umani, al di là delle frontiere. Sono le voci di uomini e donne che riscattano dall’oblio le loro vicende di migrazione e ce ne fanno dono. Presenta il volume Natalia Cangi. Interventi di: Bakary Jobe, coautore di “Se il mare finisce” Paolo Masini, MIBACT
Sandro Triulzi, Archivio Memorie Migranti Paule Roberta Yao, Vincitrice DIMMI 2019 Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

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Syria, Africa, Venezuela and US Middle East plan to be debated with Borrell

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

As a first item, MEPs will question EU Foreign Policy Chief Josep Borrell about Venezuelan politicians illegally entering into the EU, in a breach of sanctions decided by the European Council.The US Middle East plan aiming to find a solution to the Israeli-Palestinian conflict, foresees both a future Palestinian state and recognition of Israeli sovereignty over settlements in the occupied West Bank. It considers Jerusalem as Israel’s “undivided” capital, while permitting a future Palestinian capital to include parts of East Jerusalem.A number of key actors, including the Palestinian leadership, the Arab League and the Organisation of Islamic Cooperation (OIC) have rejected the plan in its entirety. EU Foreign Policy Chief Josep Borrell has also denounced it in a recent statement.The same day, the European Parliament will also take stock of the current security situation in Syria and debate the new comprehensive EU-Africa strategy.

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Halo Provides Update to Operations in Lesotho, Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Toronto, Ontario. Halo Labs Inc. (“Halo” or the “Company”) (NEO: HALO, OTCQX: AGEEF, Germany: A9KN) is pleased to announce an update to ongoing business operations involving the Bophelo Biosciences & Wellness Ltd (“Bophelo”) in Lesotho, Africa.
Bophelo and Halo have also launched the Phase 1 expansion comprising 8 hoop houses and 1 Cravo greenhouse to grow multiple strains of potential medicinal cannabis exports from Lesotho. Halo expects to complete the 1.2 hectare build by the end March and anticipates harvesting half an acre of canopy from it in 2020. At full utilization, Phase 1 houses 3 acres of total canopy or approximately 120,000 square feet. The Company plans to put additional infrastructure into production to expand the canopy by year end.Met comments from Lesotho on the project, “We have started to roll out infrastructure that will enable us to deliver flower and biomass for oil production to international markets by July 1, 2020. Presently, we are sourcing materials required for the build out and readying the site for the Cravo Greenhouse including site prep, IT infrastructure, and more. We are building an experienced team to execute on Bophelo and Halo’s plan to export medicinal cannabis from Lesotho.” Met’s team onsite includes Roderick Teague, a seasoned agricultural project manager from the blueberry and tobacco industries. Teague has overseen largescale agriculture projects of up to 120 hectares that produced several metric tons of yield in countries such as Zimbabwe, Zambia, Mozambique and South Africa. Additionally, the team is comprised of professionals from the coffee industry with experience in international agricultural business.
Recently, Halo announced commencement for formal European Union Good Agricultural and Collection Practices (“EU GACP”) certification for growing medical cannabis in Lesotho that can be distributed to the United Kingdom. Utilizing Pharmaconsulta, Halo will meet all regulation standards to receive EU GACP certificates for Bophelo operations for medicinal plants as published by the European Medicines Agency and World Health Organization. Pharmaconsulta will also provide full audits on the agricultural and cultivation sites, implement a quality control system compliant with EU GACP standards while also providing full training to staff.Upon receipt of the EU GACP certification, Halo anticipates utilizing Canmart Limited (“Canmart”), a holder of wholesale distribution and special cannabis licenses in the United Kingdom, to import Cannabis Based Products for Medicinal use (“CBPMs”) into the UK. There are over 1.4 million people using CBPMs in the UK with a market expected to surpass $3 billion by 2024. Halo is in the process of acquiring Canmart to gain a foothold in the UK. The UK is expected to be the start of Halo’s plan to gain more distribution channels into European markets. Currently, the Company is reviewing opportunities in Malta, Israel and beyond.Halo anticipates garnering statutory central bank approvals in Lesotho and South Africa imminently and following the final closing of the Bophelo acquisition. Additionally, Louisa Mojela the Founder and Chairman of Wiphold Finance, a $250 million private equity fund, is leading active discussions with multiple commercial banks throughout the African region. This institutional and non-dilutive financing would be among the first of its kind in cannabis and would be used for further construction and buildout as well as provide working capital for the Company.Kiran Sidhu, Halo CEO and Co-Founder, comments, “We are excited to be finalizing the acquisition of Bophelo. Since initially announcing the partnership in December of 2018, our position has evolved to the anticipated acquisition of the company. The promise that the Kingdom of Lesotho offers in the cannabis industry and appointing Louisa Mojela to Halo Chairman places the Company in a strong position for global expansion.”

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