Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘africa’

“Il contrasto all’immigrazione irregolare tra tutela della legalità e aiuti allo sviluppo economico dell’Africa”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Roma Il 23 settembre p.v., presso l’aula del Senato dell’Istituto Santa Maria in Aquiro, a piazza Capranica 77 con inizio alle ore 15.00, è in previsione di svolgimento un importante convegno dal tema: “Il contrasto all’immigrazione irregolare tra tutela della legalità e aiuti allo sviluppo economico dell’Africa”. In pratica, istituzioni politiche, giudici e società civile si incontreranno per analizzare e porre rimedio a uno dei più grandi e tormentati problemi del secolo, che attendono soprattutto al nostro Paese che di fatto è meta e territorio di transito per le popolazioni migranti. “Le soluzioni ci sono” – spiega a il Presidente dell’associazione nazionale MigraZone, Cav. Dr. Franco Antonio Pinardi, per questo, l’associazione che presiedo è costituita da seri e qualificati professionisti che da oltre 15 anni operano sul territorio italiano mediando la soluzione dei problemi legati alla permanenza degli immigrati e dei loro famigliari con gli organi istituzionali preposti”.
“Serve” – continua il Presidente Pinardi – “una figura di riferimento qualificata e specializzata che si ponga come tratto d’unione certificato per snellire le procedure burocratiche, l’idoneità certa dei richiedenti, al fine di ottenere i visti e permessi richiesti da persone provenienti da altre nazioni che vogliono stabilirsi nel nostro Paese ricongiungendosi con le loro famiglie”. “La creazione di una sorta di Albo nazionale dei Consulenti all’immigrazione” – conclude Pinardi- “che verrà anche certificato da apposti master e titoli, potrà garantire anche il debellarsi di tutte quelle forme di sciacallaggio che, contando sull’ignoranza normativa e linguistica degli stranieri, speculano vergognosamente ai soli fini economici, lasciando spesso queste persone senza denari ma con crescenti ed irrisolti problemi. L’incontro in programma è di grande importanza, nella misura in cui pone a confronto politica, magistratura e operatori del settore in un auspicabile, concreto confronto”.

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Non ci sarà stabilità e sviluppo dell’Africa senza l’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

E non ci sarà stabilità e sviluppo dell’Europa senza l’Africa. La voce del continente africano irrompe a Madrid, al convegno internazionale della Comunità di Sant’Egidio ‘Pace senza confini’. E’ quella di Faustin Archange Touadera, Presidente della Repubblica Centrafricana, un Paese che sembrava condannato alla frammentazione e alla violenza e che invece ha trovato la sua identità nel processo di pace.“Per quanto mi riguarda – ha sottolineato Touadera – voglio abolire la pena di morte. Sarebbe un segno di pacificazione, il segno di un Paese che entra definitivamente in una nuova fase storica”. Altre tre prospettive, avverte il Presidente, possono nel frattempo rendere più solida una visione “eurafricana”: il sostegno al disarmo (Touadera si è impegnato a “riabilitare” il suo Paese in questo senso), progetti contro il cambiamento climatico (altrimenti “le conseguenze saranno le guerre e le migrazioni”), il diritto alla salute con l’accesso alle cure mediche per tutti, fermare ovunque la pena di morte (“L’Europa ha una grande tradizione e il continente africano si sta muovendo sempre più nella giusta direzione”). Touadera ha infine ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per come sta aiutando il processo di pace nel Paese e per la sua presenza con il centro DREAM per la cura dei malati di Aids in Africa.

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A margine del viaggio di Papa Francesco in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Di tanto in tanto ci pervengono riflessioni da parte di alcuni missionari che possiamo definire “di confine” per la loro opera condotta in luoghi dove la miseria è estrema e la morte falcidia giovani e meno giovani per fame e sete e malattie e là dove è difficile poter sostenere una idea di speranza che non vada a scontrarsi brutalmente con la disperazione e la rinuncia alla stessa vita. In quei luoghi insegnare ad aver fede, suscitare sentimenti di carità e risvegliare la speranza diventa un impegno estremo e gravoso. Si ha netta, in costoro, l’impressione che si stia vivendo una esperienza che ha risvolti molto amari per il genere umano. Vi è un divario enorme tra il bisogno ed il suo soddisfacimento e che questo bisogno non è lo stesso del povero in occidente. E’ di una “natura estrema”. E’ una miseria che uccide, falcidia senza remissione milioni di persone. Eppure sono per lo più i poveri che in occidente offrono un obolo ai fratelli più sofferenti, ma è pur sempre una goccia in un mare di necessità. Vorremmo che questi stessi missionari diventino testimoni della nostra cattiva coscienza, degli egoismi che non ci permettono di capire che la carità non ha più senso. Occorrono interventi che facciano giustizia di queste miserie, le riscattino in un piano di vaste proporzioni che partano dalla spontanea volontà di chi più dispone di lasciare una grossa fetta dei loro averi a chi averi non ha nemmeno per procurarsi un sorso d’acqua. Se riusciamo a renderci consapevoli di tutto ciò forse potremmo trovare nella speranza un barlume di certezza per il nostro futuro.

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Zoho Set to Expand in Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

The leading global cloud business software provider, Zoho, announced its plans to expand its footprints in the region in order to help African businesses in their digital transformation journey. The announcement was made on the sidelines of its first African user conference, Zoholics: South Africa, hosted in the city. Zoho’s product portfolio consists of more than 45 apps in nearly every major business category, including sales, marketing, customer experience and support, finance and back office operations, and an array of productivity and collaboration tools. Its most revolutionary offering is Zoho One, a single platform comprising 45+ products built on one technology stack that can run an entire business in the cloud, making it the operating system for business. Zoho One is lucratively priced at USD30 per employee/per month.“South Africa is quite high on cloud literacy. Unlike some of the other markets facing challenges with moving away from legacy systems and adopting cloud, South African businesses are already taking advantage of the cloud technology,” said Ali Shabdar, Business Development Director, MEA, Zoho Corp. “Even as the other parts of the world are inching away from multiple best-of-the-breed software towards pre-integrated suite of products, local businesses here are already choosing suites, thereby significantly lowering their IT costs and minimizing integration problems. This is why Zoho One, which goes one step further by creating a platform for running the whole business, is seeing rapid adoption in the country.”

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Allied Wallet Africa Announces New Office in Angola to Support African Entrepreneurs

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 agosto 2019

Allied Wallet Africa, a global FinTech company offering various payment solutions in 196 countries, recently announced a new office in Angola, Africa to support the growing opportunities for African entrepreneurs and business owners.
Millions of people are eager to engage in online commerce, but lack the proper support and functionality. South Africa has the largest e-commerce market in the continent with Nigeria and Kenya following closely, and people of the region are eager to trade and transact in the new digital space.“Africa deserves the opportunity to participate in e-commerce, they deserve advancement,” said Allied Wallet Africa CEO Andy Khawaja, “…and we are happy to be chosen for this opportunity. We are dedicated to helping these entrepreneurs and creating new opportunities in the region.” Allied Wallet Africa will bring new, “open API” online payment solutions along with mobile payment options, digital wallet solutions, and even solutions catered to utility and payroll functions.With a new office and a staff of about fifty employees, Allied Wallet Africa will accommodate the region and share new technology with a population 1.3 billion.Eshopworld.com reports that Africa has a growing middle class and a year on year increase of 265% in e-commerce growth. McKinsey Global Institute projected that e-commerce will be worth $75 billion in Africa’s leading economies by 2025.Allied Wallet Africa proudly announced their commitment to the region’s digital growth and its mission to improve Africa’s digital infrastructure and previously undeveloped payment processing system.Dr. Andy Khawaja added, “Africa is full of opportunity and smart entrepreneurs that deserve access to new e-commerce tools. It’s our goal to connect Africa – to further connect them as a continent and to further connect them to the world in our growing digital space.”

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Allied Wallet Africa Integrates with PrestaShop, Providing State-of-the-Art Payment Solutions

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Allied Wallet Africa, a global FinTech company offering various payment solutions in 196 countries, recently announced an integration with PrestaShop.PrestaShop offers e-commerce management solutions in over 150 countries. PrestaShop is translated in 41 different languages, active in over 115,000 stores, and stands as one of the world’s best e-commerce, shopping cart solutions.Merchants will enjoy a simple integration process that links more than 275 PrestaShop features with Allied Wallet Africa, enabling merchants to accept Visa, MasterCard, JCB, Discover, American Express, China UnionPay, Maestro, Diners Club, and much more.Allied Wallet Africa’s award-winning gateway and PrestaShop’s award-winning application function together seamlessly, enabling any PrestaShop merchant to run a dependable online store that will service sales and perpetuate profitability.PrestaShop users will find sales boosted while experiencing improved conversion rates with features like Allied Wallet Africa’s customizable fraud scrub technology and 24/7 customer support. Together, Allied Wallet Africa and PrestaShop will offer more opportunity to entrepreneurs all over the world.Andy Khawaja, CEO of Allied Wallet Africa, stated, “I am proud to partner with a company like PrestaShop. Together, we’ll offer merchants the top-of-the-line solution that they deserve.” The Allied Wallet Africa and PrestaShop integration is sure to shape the future of e-commerce solutions by offering the tools of today while simplifying the tasks of tomorrow.

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Allied Wallet Africa Integrates with 3dcart to Support Global E-Commerce

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

Allied Wallet Africa, a global FinTech company offering various payment solutions in 196 countries, recently announced an integration with 3dcart to provide a more comprehensive solution for merchants.3dcart’s software enables users to build, adjust, and maintain an online store without any programming or HTML knowledge. 3dcart can be used in conjunction with Allied Wallet Africa to streamline business online and shares their mission to simplify online retail for their customers.Allied Wallet Africa has taken note of the technical aspects involved with acquiring a payment solution and has taken steps to simplify the process. The service provider offers free integration upon the request of any prospective, online merchant for no additional charge; and amongst their varying initiatives, Allied Wallet Africa offers this free integration as another means to assist their merchants.“We want our merchants to be successful. We want them to be profitable and we’ll do what we can to perpetuate their success,” said Andy Khawaja, CEO of Allied Wallet Africa, “This partnership with 3dcart will simplify the process of starting an online business and we couldn’t be more excited for the things that are to come.” Allied Wallet Africa and 3dcart’s solutions collectively boast decades of experience; and in many areas, they have exerted overlapping focus.The integration of Allied Wallet Africa’s merchant services solutions with the 3dcart software will provide a smooth and seamless process and benefit business owners around the world.

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Fondo per la pace in Africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Nel corso della sua missione ad Addis Abeba (Etiopia) Neven Mimica, commissario responsabile per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, ha firmato con Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana (UA), un accordo con il quale l’Unione europea si impegna a stanziare 800 milioni di EUR supplementari per sostenere l’UA nei suoi sforzi volti a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità in Africa. Il commissario Mimica ha dichiarato: “L’Europa rimane il primo partner dell’Africa nel campo della pace e della sicurezza. Dal 2004 a oggi il Fondo per la pace in Africa ha fornito oltre 2,7 miliardi di EUR per finanziare soluzioni africane ai problemi africani. La quota più consistente della somma aggiuntiva di 800 milioni di EUR annunciata oggi sarà utilizzata per operazioni di sostegno della pace condotte dai nostri partner africani”. Grazie a tali finanziamenti supplementari l’Unione europea sosterrà il potenziamento delle strutture e dei meccanismi di prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti in un contesto di rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Il nuovo stanziamento permetterà inoltre all’UA di finanziare un meccanismo di reazione rapida (link is external) per iniziative di diplomazia preventiva e di mediazione, oltre allo svolgimento di operazioni di pace condotte sotto direzione africana.

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“Mal d’Africa”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

È il titolo della rivista San Francesco di luglio. Nelle pagine del mensile francescano la voglia di ritorno e la nostalgia del continente ripercorso nei viaggi di Papa Francesco in Africa. Il quarto in quattro anni. E dal 4 al 10 settembre sarà in Mozambico, Madagascar e Mauritius. Non è un mistero la predilezione di Bergoglio per il continente africano. In occasione del Giubileo straordinario della misericordia, scelse proprio la capitale della Repubblica Centrafricana per aprire la Porta Santa in anticipo di una settimana su quella di San Pietro. «Una Chiesa-famiglia che attende l’arrivo del Santo Padre come un balsamo per lenire le ferite. Il Nord del Paese – scrive il giornalista Riccardo Benotti – è ancora preso di mira da attacchi armati che provocano morti tra civili e forze di sicurezza. Chiese e cappelle cristiane sono oggetto di assalti e incendi».Il mensile dei frati di Assisi di luglio riporta anche un’esclusiva intervista al nuovo Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuale, fra Carlos Trovarelli, su attualità, fede e carisma francescano: «Essere un degno successore del Santo di Assisi. Cosciente della grandezza di questa chiamata e della mia piccolezza, ho chiesto a San Francesco il suo spirito e la forza per compiere la missione affidatami. Trasmettere i valori francescani attraverso la riflessione e la formazione dei giovani frati; promuovere il rapporto con tutto il mondo laicale, uno stile di vita semplice e progetti eco sostenibili. Ma anche – conclude fra Carlos – l’importanza della comunicazione e i nuovi mezzi e temi legati al nostro carisma come la fraternità, la minorità e la testimonianza del Vangelo nella società».Il periodico francescano parte da un editoriale di padre Enzo Fortunato “I non voluti” che porta il lettore a fermarsi a riflettere su quanto sta accadendo nel mondo e sul «Perché abbiamo smarrito attenzione, compassione e umiltà verso i più fragili che non vogliamo e rifiutiamo». Nell’editoriale, il direttore della rivista San Francesco, parte dalla foto di Oscar e sua figlia, «morti avvinghiati in un inutile ultimo respiro nelle acque del Rio grande, al confine tra il nord e il sud, tra la prosperità e la miseria, nel desiderio di cercare una vita migliore per sé e per i propri figli».Ma anche eventi come il progetto “Percorsi Assisi” una settimana, dal 31 agosto all’8 settembre, full time tra economia, lavori di gruppo e passeggiate all’aria aperta alla ricerca della propria vocazione professionale. L’evento che si terrà al Sacro Convento è riservato a 50 studenti universitari e laureati under 35 che saranno i protagonisti di una settimana di lezioni sulle sfide dell’economia circolare, dell’etica di impresa e della comunicazione per accompagnare alle competenze scientifiche, considerazioni di tipo umanistico. http://www.percorsiassisi.it

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Ms. Louisa Mojela Speaks on Cannabis in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 giugno 2019

Ms. Louisa Mojela, Chairman of Bophelo Bioscience & Wellness speaks on the current state of cannabis in Africa with BBC Money Daily. Lesotho was the first country in Africa to legalize the cultivation and manufacturing of cannabis, creating a unique opportunity to capitalize on early entry. Halo Labs recently entered into an LOI with Bophelo to acquire the company and will appoint Ms. Mojela to Chairman upon closing of the acquisition. As one of Lesotho’s most prominent business figures and an extremely successful investment banker in Africa, Ms. Mojela is a valuable addition to the Halo team. Halo will be attending and presenting at European Cannabis Week along with the Ms. Mojela and the Deputy Prime Minister of Lesotho, Mr. Monyane Moleleki.

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Migranti: in Africa 1 migrante su 4 è un bambino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Quasi un migrante su quattro in Africa è un bambino, più del doppio della media globale, e il 59% dei 6,8 milioni di rifugiati nei paesi africani sono bambini. Almeno 13,5 milioni di bambini sradicati in Africa – con 6,5 milioni di migranti internazionali (compresi 4 milioni di rifugiati) e 7 milioni di sfollati interni – necessitano di azioni nazionali rafforzate e di una cooperazione regionale e internazionale tra Stati per difendere i loro diritti, preservarli e aiutarli a realizzare il loro potenziale.In occasione del vertice dell’Unione africana (UA) di Addis Abeba, l’UNICEF esorta i leader dell’UA a lavorare insieme per affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare e rispondere alle esigenze dei bambini sradicati in tutto il continente.”La maggior parte dei migranti africani si sposta all’interno dell’Africa, e mentre gran parte di questo movimento di persone è normale e regolare, le cause negative di fondo rimangono i principali fattori dell’immigrazione irregolare in tutto il continente”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Ogni giorno, i bambini e le famiglie vittime di violenza, povertà o delle devastazioni del cambiamento climatico prendono la dolorosa decisione di lasciare le loro case in cerca di sicurezza e di un futuro più promettente. Affrontare queste cause alla radice contribuirà a ridurre la necessità di lasciare le famiglie e i bambini”. Oltre ad affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare, l’UNICEF chiede ai governi africani di attuare politiche e programmi per proteggere, incoraggiare ed investire sui bambini rifugiati, migranti e sfollati.

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E se fosse l’Africa a chiudere i porti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Meglio atei che cristiani ipocriti (Papa Francesco) Considerando il mio passato da criminale, forse non sono la persona più adatta per parlare di certi argomenti, ma la strage dell’altro giorno nel mare Mediterraneo mi ha fatto veramente stare male e non capisco perché, se questo accade a me che sono stato per quasi tutta la vita un poco di buono, non accada a certi politici incensurati che si definiscono cristiani. Questo mi fa pensare che si può essere culturalmente criminali e avere la fedina penale pulita, ma non la coscienza.
A volte mi capita di ascoltare delle discussioni forcaiole sugli emigranti e su chi commette reati che mi fanno amaramente sorridere. Credo che le persone la pensino in un certo modo non perché siano cattive, ma perché fondano le loro convinzioni su una cattiva informazione. D’altronde la gente ha voglia di sapere e dalle informazioni che riceve decide cosa pensare. I politici questo lo sanno bene e spesso usano i mass media per manipolare le coscienze. La strage degli emigranti in mare continua e continuano certe assurde dichiarazioni di alcuni politici: “I porti chiusi sono un deterrente per non farli partire.” “È colpa delle Organizzazioni Non Governative.” “Aiutiamoli a casa loro.” “È colpa degli scafisti”. “No! È colpa degli emigranti che preferiscono morire annegati che di fame e di stenti nel loro paese.” “È colpa dei trafficanti umani.” “È colpa dell’Europa.” “Se apriamo i porti i morti aumenteranno”.Alcuni politici hanno creato una fortuna elettorale con l’emergenza emigrazione e sicurezza. Credo che molti di loro ci rimarrebbero davvero male se fosse l’Africa, e non l’Europa, a chiudere i porti, perché l’occidente collasserebbe, sia per la mancanza di materie prime, sia perché da noi tutti vogliono fare gli avvocati, i giudici, gli architetti, i giornalisti, ecc… E chi ci pagherebbe le pensioni e chi farebbe i lavori umili? Credo che siano più gli europei ad avere bisogno degli africani, che loro di noi. Sì, è vero, non possiamo accogliere tutti, ma penso che abbiamo il dovere di salvarne più che possiamo dal mar Mediterraneo e poi creare le condizioni migliori di vivibilità nei loro paesi per non costringerli ad emigrare. Per secoli abbiamo sfruttato e rapinato gli africani e le loro terre: il benessere dell’ Occidente è frutto anche della cinica voracità dell’uomo bianco, potremmo almeno restituire loro qualcosa, o almeno salvare più vite che possiamo.
Concludo questa mia riflessione con le parole di Papa Francesco: “Penso alle 170 vittime del naufragio nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo.” (Carmelo Musumeci)

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Dalla Basilicata al mondo: i macchinari di Cicoria arrivano in Africa e Sud America

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha assicurato le esportazioni in Africa e Sud America di Cicoria, azienda lucana specializzata nella produzione di macchinari agricoli.Attraverso tre diverse operazioni di assicurazione del credito, concluse direttamente online sul sito sacesimest.it per un valore complessivo di oltre 600 mila euro, l’azienda ha protetto le proprie vendite in Kenya, Tunisia e Costa Rica dai rischi di mancato pagamento per eventi di natura politica e commerciale.“I contratti stipulati con SACE ci hanno permesso di offrire dilazioni di pagamento ai nostri clienti, utilizzando tale strumento quale fattore competitivo di natura commerciale rispetto alle proposte provenienti da altri Paesi extra-europei o per permettere ai nostri partner commerciali di costruire uno stock di macchine più alto che nel passato” – ha dichiarato Marco Cicoria, amministratore delegato di Cicoria.Nata nel 1927, Cicoria è specializzata nella produzione e commercializzazione di macchine agricole per la raccolta di paglia e foraggio e per la trebbiatura di semi ad alto valore aggiunto. La costante attenzione allo sviluppo tecnologico e le elevate prestazioni dei suoi macchinari hanno permesso all’azienda di conquistare negli anni i mercati internazionali. Ad oggi, i macchinari targati Cicoria sono presenti in più di 50 Paesi di 4 diversi continenti.
La partnership con SACE SIMEST è ormai consolidata da anni. In passato l’azienda ha assicurato le sue esportazioni in geografie emergenti come Uzbekistan, Algeria, Ucraina e Argentina, dove il particolare contesto politico-economico rende necessario l’intervento assicurativo del Polo, al fine di garantire dilazioni di pagamento più vantaggiose ai clienti esteri.SACE SIMEST rinnova il suo impegno per le eccellenze del Mezzogiorno che intendono crescere sui mercati esteri. Nel solo 2017, ha mobilitato oltre 635 milioni di euro in favore di più di 3.000 aziende meridionali.

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Africa: diritti negati e riconquistati

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Roma Domenica 9 Dicembre 2018 (ore 12.30), a Più Libri Più Liberi (Sala Polaris – La Nuvola, Roma EUR – Viale Asia). L’evento è organizzato dalla casa editrice Paoline, in collaborazione con Amnesty International Italia e Amref Health Africa – Italia, in occasione del 5° Anniversario della morte di Nelson Mandela (5 dicembre) e del 70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre).Prenderà spunto da alcuni volumi che, da diverse prospettive, affrontano questo complesso tema. In particolare: “Mai più schiavi. Biram Dah Abeid e la lotta pacifica per i diritti umani”, “Nelson Mandela. L’uomo, lo statista, il leader”, “Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta”.Interverranno Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia; Mario Raffaelli, Presidente di Amref Health Africa – Italia; Maria Tatsos, Autrice del libro “Mai più schiavi”, Danilo Campanella, Autore del libro ”Nelson Mandela”.Modera Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.

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Kuwait Invites Nominations for 2019 US1Million Al-Sumait Prize For Food Security In Africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Kuwait City. Kuwait invited nominations for Al-Sumait Prize for Food Security in Africa, the fith in the series of its annual prizes to be awarded for significant advances in the areas of food security, health and education in Africa. Open to individuals or institutions, the closing date for entries for the one million dollar Al-Sumait Prize for Food Security is April 30, 2019.The prize is to be awarded to individuals or institutions who through their research projects or initiatives have made significant advancement within one or more of the following areas of Food Security on the African Continent: Developing new varieties of seeds,crops or livestock which can improve the food security of the poor population in Africa by increasing the calorific and nutritional value of food produced and consumed domestically.Improving farmers’ access to agricultural inputs, techniques, technologies and markets so as to increase the availability of staple products which form a core part of the diet of the poorest people in Africa.Improving farmers’ resilience to climate change and extreme weatherconditions. Improving marketing and adopting modern business strategies.Addressing issues relevant to gender equity in the field of the Prize.
Formally launched at a meeting of its Board of Trustees on December 7, 2015, in Kuwait, the Al-Sumait prize was first announced by the Amir of the State of Kuwait, H.H. Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah in November 2013 at the 3rd Arab African Summit.The avowed aim of Al-Sumait Prize, which celebrates the life of the late Dr. Abdulrahman Al-Sumait, a Kuwaiti physician who devoted his life towards helping the poor in Africa, is to contribute significantly to solve major development challenges facing African nations.The Al-Sumait Board of Trustees comprises prominent international personalities in the field of development in Africa and world-renowned philanthropists. Chaired by H.E. Sheikh Sabah Khaled Al-Hamad Al-Sabah, First Deputy Prime Minister and Minister of Foreign Affairs of the State of Kuwait, it includes amongst its membership Mr. Bill Gates, Co-Chair of the Bill & Melinda Gates Foundation, Mr. Makhtar Diop Vice World Bank Vice President for Africa and Dr. Kwaku Aning, Former Deputy Director General and Head of the Department of Technical Cooperation, International Atomic Energy Agency Application forms for the 2016 Al-Sumait Food Security Prize must be received no later than May 31, 2016.The application forms are available at http://www.alsumaitprize.org/nominations/ Applications will close on 30th April 2019.

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Distribution operations in Africa with the Accenture NewsPage Distributor Management System

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Accenture (NYSE: ACN) is helping AB InBev (Euronext: ABI) (NYSE: BUD) (MEXBOL: ANB) (JSE: ANH), the world’s largest brewer, better manage its sales and distribution operations in Africa with the Accenture NewsPage Distributor Management System (DMS).A fully integrated distributor management and sales force automation system, Accenture DMS covers the complete down-stream supply chain, providing consumer goods companies with accurate, reliable data on secondary sales to help them control promotions; improve productivity; and streamline inventory and sales processes and distributor claims.Under the terms of the three-year contract, Accenture is helping AB InBev implement the latest version of DMS for its operations in Africa. This includes the initial roll-out of the system in Mozambique, Zambia, Ghana and Nigeria, as well as the upgrade of the system in Tanzania and Uganda, where AB InBev has already been using DMS for more than three years.The DMS implementation will enable AB InBev to track its distributor network and increase visibility into its product stock and sales in Africa. By consolidating all product transactional information – from activities of the sales force and distributors – DMS gives AB InBev’s sales teams the data they need to build relationships with distributors and customers and to closely track product promotions and performance.The DMS software – which is integrated with the Salesforce-based solution that ABI uses to drive its contact strategy with its customers – will be used by more than 1,570 mobile and 620 back-office users and made available to more than 100 of AB InBev’s distributors.Accenture has already completed the upgrade of DMS in Tanzania and Uganda, with the implementations in the other four countries taking place over the next several months. Once Accenture has implemented the DMS solution for AB InBev in the six countries, it will continue to support the solution, providing continued hosting, maintenance and application support for the duration of the contract.

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Forum Cina Africa: investimenti e cancellazione del debito

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

Il 3 e 4 settembre si è tenuto a Pechino il “Forum of China Africa Cooperation” (FOCAC) con la partecipazione di 53 capi di stato e di governo di tutti i Paesi africani e della dirigenza cinese. Il FOCAC, fondato nel 2000, è alla sua terza grande conferenza internazionale dedicata alla cooperazione tra Africa e Cina per un destino condiviso.
Oltre mille rappresentanti di seicento imprese e istituti di ricerca hanno partecipato all’evento, Molti gli imprenditori cinesi e africani interessati a promuovere i rapporti nel campo dell’industrializzazione, del commercio e delle infrastrutture. Finora gli investimenti cinesi nel continente africano sono stati massicci: 110 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni. Ora la Cina, per i prossimi tre anni, s’impegna con altri 60 miliardi, di cui 15 in crediti a tasso zero, 20 in crediti privilegiati, 10 per un fondo speciale di sviluppo, 5 per finanziare importazioni dall’Africa e 10 miliardi per sostenere investimenti da parte delle imprese cinesi in Africa. Nel periodo gennaio-luglio 2018, gli scambi tra Africa e Cina hanno già raggiunto i 116 miliardi di dollari, con un aumento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2017. Significativo è il dato relativo alle loro bilance commerciali, che sono quasi in parità.
La grande novità, in verità, sta nell’intenzione cinese di estendere il programma infrastrutturale della Nuova via della seta, la cosiddetta Belt and Road Initiative, verso il continente africano. E’ stato, infatti, firmato un nuovo piano d’azione per integrare la Belt and Road, al suo quinto anniversario, con l’Agenda 2030 dell’ONU e con l’Agenda 2063 dell’Unione Africana, nonché con i vari piani nazionali di sviluppo dei Paesi africani.
L’occidente, e in particolare l’Europa, ha, purtroppo, fallito miseramente nei rapporti con l’Africa. Ancora forte è l’influenza delle logiche neocoloniali! La Cina, invece, a suo modo si è impegnata per lo sviluppo del continente africano. Certo non lo fa a titolo gratuito e molti aspetti della loro cooperazione potrebbero essere modificati e migliorati. Tuttavia, essa sembra voglia coniugare gli investimenti con lo sviluppo. Non si tratta, quindi, di mero accaparramento di terre e di materie prime. In quest’ottica, le infrastrutture e le industrie manifatturiere sono considerate i percorsi principali della crescita economica del continente. La Cina ha già dato un grande contributo in tale direzione. Dal 2000 ha costruito oltre 5.000 km di ferrovie e di strade. Molti africani sostengono che, nell’ambito dell’ampliamento della Nuova via della seta, la cooperazione cinese-africana potrebbe affrontare e risolvere alcune sfide fondamentali per lo sviluppo e il benessere dei popoli. In Africa, dove 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia elettrica, il 40% dei prestiti cinesi è destinato al settore della produzione di energia e il 30% alla modernizzazione delle infrastrutture.
Ovviamente l’occidente, però, accusa la Cina di sfruttare le risorse del continente per attirare i leader africani nella “trappola del debito”: renderli dipendenti e sottomessi facendoli indebitare con le banche cinesi. In realtà il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU ha recentemente documentato che, per i paesi africani, in media il tasso tra debito pubblico e Pil è del 32%. Per alcuni paesi produttori di petrolio sarebbe del 40%. Un tasso superiore al 25% posto come obiettivo dal FMI. Ben sotto i livelli dei paesi occidentali!
Il successo del summit del FOCAC dimostra che gli attacchi strumentali non hanno presa. Anzi.
Il presidente Xi, nel suo discorso, ha ribadito l’importanza di operare insieme per realizzare un mondo multipolare e ha affermato che la Cina intende cancellare i debiti di alcuni Stati poveri dell’Africa. Xu Jinghu, inviata speciale per gli affari africani, ha aggiunto che “la Cina non ha aumentato il fardello del debito africano”. Le ragioni complesse della crescita del debito africano sono molteplici, a partire dalla caduta dei prezzi delle materie prime che ha ridotto le entrate dei singoli Stati. La Cina pone molta attenzione alle problematiche del debito dei paesi poveri e di quelli in via di sviluppo. Nei paesi africani si pone la domanda: dove sono l’Europa e gli Stati Uniti quando si parla di investimenti nel continente e della necessità di liberarlo dal fardello del debito? A tale interrogativo non si può sfuggire se realmente s’intende “aggredire” la questione africana che, volenti o nolenti, riguarda non poco l’Europa. In primis l’Italia. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Summit BRICS in Sud Africa, nel disinteresse dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

È appena finito il decimo summit dei paesi BRICS tenutosi a Johannesburg, in Sud Africa. Purtroppo, nella più totale indifferenza da parte dell’Europa, sia quella delle più alte istituzioni politiche sia quella dei mass media. Un atteggiamento miope che rivela tutta l’impotenza politica dell’Unione europea di fronte ai grandi cambiamenti geopolitici che stanno determinando la storia. Nessuno pensa che si debbano rompere le tradizionali alleanze o immaginare nuove strategie avventurose. Si chiede semplicemente di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà mutata e alle sue continue evoluzioni. E’ come se l’Europa fosse voluta rimanere incatenata al periodo iniziale della CECA, la comunità del carbone e dell’acciaio, mentre il mondo “andava” verso il petrolio, il nucleare e poi verso la fusione nucleare e le più sofisticate tecnologie delle energie rinnovabili. L’Unione europea e i singoli governi dell’Europa sembrano sempre vincolati al documento 2011/2111 (INI) del 2012: “Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulle politiche nazionali dell’UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie”. Vi si afferma che “in considerazione delle principali divergenze con i BRICS rispetto alle loro politiche, ai loro sistemi economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle politiche estere, l’Europa adotta una politica estera sfumata, coinvolgendo partenariati e accordi separati per costruire sinergie con i singoli paesi BRICS e altri paesi emergenti e scoraggiare il consolidamento di gruppi alternativi di stati potenzialmente colludenti in termini di politica estera”. L’Europa, quindi, di fatto preferisce trascurare i BRICS intesi come gruppo, sottovalutando che esso, nel frattempo, rappresenti il 23% del pil mondiale e il 18% dell’intero commercio globale. Si mira solo a mantenere relazioni bilaterali.Comunque la dichiarazione finale del citato summit, tra i tanti argomenti affrontati, pone l’accento sull’importanza di cercare alternative virtuose alle destabilizzanti politiche dei dazi e delle guerre commerciali volute da Trump. Riteniamo che sarebbe significativo e certamente incisivo se, sull’argomento, si aggiungesse anche la voce dell’Europa. In questo momento, purtroppo, molti vorrebbero far saltare e non riformare i vari trattati di collaborazione e cooperazione internazionale come quello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. I BRICS, invece, correttamente propongono con forza l’adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite e rinnovano l’impegno per un ordine mondiale multipolare e per il rafforzamento delle istituzioni multilaterali della goverance globale. Sul fronte economico essi individuano con puntualità le sfide maggiori “nei crescenti conflitti commerciali, nei rischi geopolitici, nella volatilità dei prezzi delle commodity, nell’alto indebitamento privato e pubblico e nella crescita diseguale e non sufficientemente inclusiva”. A nostro parere, i loro deliberati vanno nella giusta direzione, quella di gettare le basi per un possibile nuovo ordine monetario mondiale. A tal fine utilizzano bene la Nuova Banca di Sviluppo e il Contingent Reserve Arrangement (CRA), l’accordo finanziario per sostenere i paesi in difficoltà di bilancio. Intanto è entrato in vigore il Local Currency Bond Fund, il fondo per l’emissione di obbligazioni nelle monete locali dei BRICS, finalizzato a promuovere investimenti nelle infrastrutture e nella modernizzazione delle loro economie e anche di quelle degli altri paesi emergenti. Si ricordi che nei mesi passati sono continuate le politiche interne ai paesi del BRICS, prima di tutto della Cina e della Russia, nel processo di diversificazione delle loro riserve monetarie e di progressiva dedollarizzazione delle economie.
In Russia, per esempio, nell’ultimo decennio la quota dell’oro è decuplicata, mentre gli investimenti nei titoli di debito del Tesoro USA sono calati al minimo. Se nel 2010 Mosca deteneva obbligazioni americane per 176 miliardi di dollari, oggi ne detiene 15 miliardi.
La Russia è fra i primi cinque paesi per riserve auree. Secondo alcune stime, dovrebbe detenere circa 2.000 tonnellate di oro, pari al 18% di tutte le riserve auree nel mondo. Simili processi sono in corso anche in Cina, che nei passati 4 anni ha acquistato 800 tonnellate d’oro, e, anche se in modi più attenti, sta diminuendo i titoli di debito americano, scesi dal picco di 1,6 trilioni di dollari del 2014 ai circa 1,2 trilioni di oggi. In occasione della celebrazione del centesimo anniversario della nascita di Nelson Mandela, il summit ha posto grande enfasi sulla realizzazione di infrastrutture e di investimenti nell’intero continente africano. Anche su presto programma l’interesse europeo dovrebbe essere più attento, partecipe ed effettivo. Del resto a Bruxelles e nelle altre capitali europee, l’argomento principale, e politicamente molto complesso, è la gestione dei flussi migratori provenienti dal continente africano. Perciò il suo sviluppo e ogni politica di effettivo sostegno alla crescita economica e democratica dei paesi dell’Africa dovrebbero interessare l’intera Europa, in primis il nostro paese. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Il Mediterraneo questo sconosciuto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Il Mediterraneo lambisce le terre di tre continenti: l’Africa, l’Europa e l’Asia. L’Italia, con il suo stivale, vi s’immerge a tutto campo. E’ un ponte ideale tra il Nord e l’Europa centrale e il suo Sud più profondo costituito da tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Sono luoghi che hanno visto passare grandi civiltà e subito immani stragi. Ci siamo trovati al cospetto di notevoli conquiste congiunte a enormi miserie e brutture d’ogni genere. Sono anche i Paesi che ospitano tre grandi religioni monoteiste: la cristiana, l’islamica e l’ebraica. Da esse dovrebbe partire un “solido” messaggio di pace e invece sono capaci di trasformarsi in strumenti di lotta, di divisione e di eccidi, assurdi e crudeli. L’esempio è dato dal vicino oriente e, sull’altro versante, dalla Libia e dall’Egitto.
Lungo l’uno e l’altro capo del filo vi è un’Africa settentrionale che soffre una propria crisi d’identità tra l’integralismo islamico e un potere politico, che non sa o vuole essere democratico, liberale, aperto a una cultura del rinnovamento. In questo miscuglio di posizioni non ben definite, ma che spesso sfumano in violenze inaudite, probabilmente si gioca l’avvenire del mondo.
Questo rischio lo dobbiamo al fatto che la “rabbia” degli oppositori non ha confini. Le gesta dei terroristi arabi, giapponesi, irlandesi, baschi e i risvegli revanscisti di talune ideologie del passato, quali la nazista e la marxista-stalinista, lo dimostrano. Vi è, tuttavia, una grossa differenza rispetto al passato. Non è più la “cronaca” degli anarchici con le loro “bombette” piazzate sotto la carrozza del re o del suo erede a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ma è qualcosa d’altro e notevolmente più grave. Il terrorista oggi vorrebbe ragionare solo con le bombe atomiche, con il gas nervino e con le armi batteriologiche. E’ “Il giorno del cobra” come è stato raccontato da Richard Preston (edito in Italia da Rizzoli).
Posso dire che in questi casi è la fantasia ad anticipare la realtà. Ed è, ancora una volta, lo scenario europeo e medio orientale a creare le basi per una violenza senza precedenti.
Da lì partono i gruppi di terrore, sponsorizzati da taluni governi, e in quei Paesi si producono veleni d’ogni genere e si coltiva il seme dell’odio e della distruzione. Ma sia chiaro: il mondo è stato edificato su una montagna di soldi sempre più posseduti da una ristretta cerchia di persone e se queste non intendono avere ragione nel sostenere la logica dell’equa ripartizione delle risorse significa che dobbiamo convivere con la brutalità, il genocidio e le distruzioni e nolenti o volenti farcene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Africa occidentale crisi alimentare minaccia 6 milioni di persone

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Caritas Internationalis ha lanciato un appello per l’assistenza urgente per aiutare milioni di persone colpite da una crisi umanitaria peggioramento della regione africana del Sahel. Quasi 6 milioni di persone in Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania, Niger e Senegal stanno lottando per soddisfare le loro esigenze alimentari quotidiane. la malnutrizione grave minaccia la vita di 1,6 milioni di bambini. E ‘la peggiore crisi visto nella regione dal 2012. Caritas teme la situazione si deteriorerà ulteriormente nei mesi critici avanti.L’ultima emergenza è stato causato da scarsa piovosità che ha portato in acqua, delle colture e pascoli carenze e perdite di bestiame. Gli agricoltori sono stati costretti a iniziare il loro movimento stagionale del bestiame – quattro mesi prima e su distanze più lunghe del solito. La sicurezza alimentare si è rapidamente deteriorata in tutta la regione e derrate alimentari per milioni di persone sono state esaurite. Molti sono affrontare le sfide estreme, come limitate opportunità di lavoro, alti prezzi del cibo, lo spostamento e l’estremismo violento.Gravi tassi di malnutrizione acuta nei sei paesi sono aumentate del 50 per cento rispetto all’anno scorso. Un bambino su sei sotto i cinque anni ora ha bisogno urgente trattamento salvavita per sopravvivere. Le famiglie stanno riducendo i pasti, ritirare i bambini da scuola e rinunciare a servizi sanitari essenziali per risparmiare i soldi per il cibo. Senza immediata assistenza in scala-up, molte vite saranno a rischio e le condizioni di vita di migliaia di famiglie saranno in rovina come il ciclo allarmante di avversità è destinata a peggiorare nel Sahel.
Caritas Développement Niger (CADEV) dice violenti attacchi da parte di militanti di Boko Haram hanno aggiunto alle sfide come decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case nella regione di Diffa del sud-est del Niger. Diffa è una delle regioni più povere del mondo e le donne ei bambini rappresentano l’85 per cento dei rifugiati e degli sfollati.Raymond Yoro, segretario generale della CADEV, dice che la situazione è disastrosa. “La situazione umanitaria in Niger peggiora di giorno in giorno a causa della crisi della sicurezza in Diffa, Tillabery e Tahoua,” afferma Yoro. “Il numero di persone bisognose è aumentato a 2,3 milioni, con un incremento di 400.000 rispetto al 2017.”Yoro dice una stima di 1,4 milioni di persone avranno bisogno di assistenza alimentare in Niger nel 2018. CADEV è particolarmente preoccupato più di 380.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave (MAS) e altri 922.000 con malnutrizione acuta moderata (MAM).In Diffa, CADEV intende rafforzare la resilienza di 1500 famiglie con trasferimenti in contanti incondizionati, dare ai bambini sfollati l’accesso ai centri ricreativi e assistere 500 donne e 200 giovani con attività generatrici di reddito.
In Burkina Faso la situazione è anche critico. La Caritas dice che c’è malnutrizione acuta in sei province – Soum, Namentenga, Gnagna, Komandjoari, Boulkiemde e Kourweogo. Le famiglie si affidano a loro limitati risparmi per sopravvivere e più di 80.000 sono considerati in una fase di emergenza alimentare.Abbé Constantin Safanitié Sere, Caritas Burkina segretario generale, afferma che la situazione è la peggiore visto in Burkina Faso dal momento che la crisi umanitaria del 2012. L’aumento dei prezzi dei cereali, l’impatto del cambiamento climatico e gli attacchi terroristici in diverse regioni hanno aggiunto alle sfide affrontate da molti che sono stati sfollati.La Caritas è impegnata ad assistere i più vulnerabili con assistenza alimentare e protezione sostentamento con l’obiettivo di aiutare 2000 famiglie. “Se il progetto non è interamente finanziata, sarebbe devastante soprattutto per le famiglie vulnerabili che non possono sopravvivere senza assistenza. In quel caso avremmo dovuto dare la preferenza ai gruppi più vulnerabili, bambini, donne incinte, donne che allattano e le persone con disabilità “, dice.
In Mauritania gravi tassi di malnutrizione acuta sono al loro più alto dal 2008, con mezzo milione di persone minacciate dalla fame. Secondo un sondaggio condotto nel mese di febbraio, 147,507 persone potrebbero essere affetti da malnutrizione acuta. Caritas Mauritania lavorerà in Gorgol e Brakna fornire cibo e assistenza agricola di 23.300 persone.“Nonostante la speranza portata da alcune tracce di pioggia qua e là, la situazione umanitaria resta preoccupante nelle zone rurali”, afferma la Caritas Mauritania. L’accesso a cibo e acqua adeguati rimane il problema numero uno e la Caritas sta lavorando per proteggere i mezzi di sussistenza delle persone, fornendo cibo e altre forme di assistenza.La Caritas sta esortando la Mauritania ai partner di fornire un sostegno finanziario in modo che possa attuare il suo programma di emergenza per sostenere le persone nelle loro aree locali e di evitare la migrazione di grandi centri urbani. (Patrick Nicholson – Direttore della Comunicazione)

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