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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Migranti: in Africa 1 migrante su 4 è un bambino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Quasi un migrante su quattro in Africa è un bambino, più del doppio della media globale, e il 59% dei 6,8 milioni di rifugiati nei paesi africani sono bambini. Almeno 13,5 milioni di bambini sradicati in Africa – con 6,5 milioni di migranti internazionali (compresi 4 milioni di rifugiati) e 7 milioni di sfollati interni – necessitano di azioni nazionali rafforzate e di una cooperazione regionale e internazionale tra Stati per difendere i loro diritti, preservarli e aiutarli a realizzare il loro potenziale.In occasione del vertice dell’Unione africana (UA) di Addis Abeba, l’UNICEF esorta i leader dell’UA a lavorare insieme per affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare e rispondere alle esigenze dei bambini sradicati in tutto il continente.”La maggior parte dei migranti africani si sposta all’interno dell’Africa, e mentre gran parte di questo movimento di persone è normale e regolare, le cause negative di fondo rimangono i principali fattori dell’immigrazione irregolare in tutto il continente”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Ogni giorno, i bambini e le famiglie vittime di violenza, povertà o delle devastazioni del cambiamento climatico prendono la dolorosa decisione di lasciare le loro case in cerca di sicurezza e di un futuro più promettente. Affrontare queste cause alla radice contribuirà a ridurre la necessità di lasciare le famiglie e i bambini”. Oltre ad affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare, l’UNICEF chiede ai governi africani di attuare politiche e programmi per proteggere, incoraggiare ed investire sui bambini rifugiati, migranti e sfollati.

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E se fosse l’Africa a chiudere i porti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Meglio atei che cristiani ipocriti (Papa Francesco) Considerando il mio passato da criminale, forse non sono la persona più adatta per parlare di certi argomenti, ma la strage dell’altro giorno nel mare Mediterraneo mi ha fatto veramente stare male e non capisco perché, se questo accade a me che sono stato per quasi tutta la vita un poco di buono, non accada a certi politici incensurati che si definiscono cristiani. Questo mi fa pensare che si può essere culturalmente criminali e avere la fedina penale pulita, ma non la coscienza.
A volte mi capita di ascoltare delle discussioni forcaiole sugli emigranti e su chi commette reati che mi fanno amaramente sorridere. Credo che le persone la pensino in un certo modo non perché siano cattive, ma perché fondano le loro convinzioni su una cattiva informazione. D’altronde la gente ha voglia di sapere e dalle informazioni che riceve decide cosa pensare. I politici questo lo sanno bene e spesso usano i mass media per manipolare le coscienze. La strage degli emigranti in mare continua e continuano certe assurde dichiarazioni di alcuni politici: “I porti chiusi sono un deterrente per non farli partire.” “È colpa delle Organizzazioni Non Governative.” “Aiutiamoli a casa loro.” “È colpa degli scafisti”. “No! È colpa degli emigranti che preferiscono morire annegati che di fame e di stenti nel loro paese.” “È colpa dei trafficanti umani.” “È colpa dell’Europa.” “Se apriamo i porti i morti aumenteranno”.Alcuni politici hanno creato una fortuna elettorale con l’emergenza emigrazione e sicurezza. Credo che molti di loro ci rimarrebbero davvero male se fosse l’Africa, e non l’Europa, a chiudere i porti, perché l’occidente collasserebbe, sia per la mancanza di materie prime, sia perché da noi tutti vogliono fare gli avvocati, i giudici, gli architetti, i giornalisti, ecc… E chi ci pagherebbe le pensioni e chi farebbe i lavori umili? Credo che siano più gli europei ad avere bisogno degli africani, che loro di noi. Sì, è vero, non possiamo accogliere tutti, ma penso che abbiamo il dovere di salvarne più che possiamo dal mar Mediterraneo e poi creare le condizioni migliori di vivibilità nei loro paesi per non costringerli ad emigrare. Per secoli abbiamo sfruttato e rapinato gli africani e le loro terre: il benessere dell’ Occidente è frutto anche della cinica voracità dell’uomo bianco, potremmo almeno restituire loro qualcosa, o almeno salvare più vite che possiamo.
Concludo questa mia riflessione con le parole di Papa Francesco: “Penso alle 170 vittime del naufragio nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo.” (Carmelo Musumeci)

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Dalla Basilicata al mondo: i macchinari di Cicoria arrivano in Africa e Sud America

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha assicurato le esportazioni in Africa e Sud America di Cicoria, azienda lucana specializzata nella produzione di macchinari agricoli.Attraverso tre diverse operazioni di assicurazione del credito, concluse direttamente online sul sito sacesimest.it per un valore complessivo di oltre 600 mila euro, l’azienda ha protetto le proprie vendite in Kenya, Tunisia e Costa Rica dai rischi di mancato pagamento per eventi di natura politica e commerciale.“I contratti stipulati con SACE ci hanno permesso di offrire dilazioni di pagamento ai nostri clienti, utilizzando tale strumento quale fattore competitivo di natura commerciale rispetto alle proposte provenienti da altri Paesi extra-europei o per permettere ai nostri partner commerciali di costruire uno stock di macchine più alto che nel passato” – ha dichiarato Marco Cicoria, amministratore delegato di Cicoria.Nata nel 1927, Cicoria è specializzata nella produzione e commercializzazione di macchine agricole per la raccolta di paglia e foraggio e per la trebbiatura di semi ad alto valore aggiunto. La costante attenzione allo sviluppo tecnologico e le elevate prestazioni dei suoi macchinari hanno permesso all’azienda di conquistare negli anni i mercati internazionali. Ad oggi, i macchinari targati Cicoria sono presenti in più di 50 Paesi di 4 diversi continenti.
La partnership con SACE SIMEST è ormai consolidata da anni. In passato l’azienda ha assicurato le sue esportazioni in geografie emergenti come Uzbekistan, Algeria, Ucraina e Argentina, dove il particolare contesto politico-economico rende necessario l’intervento assicurativo del Polo, al fine di garantire dilazioni di pagamento più vantaggiose ai clienti esteri.SACE SIMEST rinnova il suo impegno per le eccellenze del Mezzogiorno che intendono crescere sui mercati esteri. Nel solo 2017, ha mobilitato oltre 635 milioni di euro in favore di più di 3.000 aziende meridionali.

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Africa: diritti negati e riconquistati

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Roma Domenica 9 Dicembre 2018 (ore 12.30), a Più Libri Più Liberi (Sala Polaris – La Nuvola, Roma EUR – Viale Asia). L’evento è organizzato dalla casa editrice Paoline, in collaborazione con Amnesty International Italia e Amref Health Africa – Italia, in occasione del 5° Anniversario della morte di Nelson Mandela (5 dicembre) e del 70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre).Prenderà spunto da alcuni volumi che, da diverse prospettive, affrontano questo complesso tema. In particolare: “Mai più schiavi. Biram Dah Abeid e la lotta pacifica per i diritti umani”, “Nelson Mandela. L’uomo, lo statista, il leader”, “Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta”.Interverranno Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia; Mario Raffaelli, Presidente di Amref Health Africa – Italia; Maria Tatsos, Autrice del libro “Mai più schiavi”, Danilo Campanella, Autore del libro ”Nelson Mandela”.Modera Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.

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Kuwait Invites Nominations for 2019 US1Million Al-Sumait Prize For Food Security In Africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Kuwait City. Kuwait invited nominations for Al-Sumait Prize for Food Security in Africa, the fith in the series of its annual prizes to be awarded for significant advances in the areas of food security, health and education in Africa. Open to individuals or institutions, the closing date for entries for the one million dollar Al-Sumait Prize for Food Security is April 30, 2019.The prize is to be awarded to individuals or institutions who through their research projects or initiatives have made significant advancement within one or more of the following areas of Food Security on the African Continent: Developing new varieties of seeds,crops or livestock which can improve the food security of the poor population in Africa by increasing the calorific and nutritional value of food produced and consumed domestically.Improving farmers’ access to agricultural inputs, techniques, technologies and markets so as to increase the availability of staple products which form a core part of the diet of the poorest people in Africa.Improving farmers’ resilience to climate change and extreme weatherconditions. Improving marketing and adopting modern business strategies.Addressing issues relevant to gender equity in the field of the Prize.
Formally launched at a meeting of its Board of Trustees on December 7, 2015, in Kuwait, the Al-Sumait prize was first announced by the Amir of the State of Kuwait, H.H. Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah in November 2013 at the 3rd Arab African Summit.The avowed aim of Al-Sumait Prize, which celebrates the life of the late Dr. Abdulrahman Al-Sumait, a Kuwaiti physician who devoted his life towards helping the poor in Africa, is to contribute significantly to solve major development challenges facing African nations.The Al-Sumait Board of Trustees comprises prominent international personalities in the field of development in Africa and world-renowned philanthropists. Chaired by H.E. Sheikh Sabah Khaled Al-Hamad Al-Sabah, First Deputy Prime Minister and Minister of Foreign Affairs of the State of Kuwait, it includes amongst its membership Mr. Bill Gates, Co-Chair of the Bill & Melinda Gates Foundation, Mr. Makhtar Diop Vice World Bank Vice President for Africa and Dr. Kwaku Aning, Former Deputy Director General and Head of the Department of Technical Cooperation, International Atomic Energy Agency Application forms for the 2016 Al-Sumait Food Security Prize must be received no later than May 31, 2016.The application forms are available at http://www.alsumaitprize.org/nominations/ Applications will close on 30th April 2019.

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Distribution operations in Africa with the Accenture NewsPage Distributor Management System

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Accenture (NYSE: ACN) is helping AB InBev (Euronext: ABI) (NYSE: BUD) (MEXBOL: ANB) (JSE: ANH), the world’s largest brewer, better manage its sales and distribution operations in Africa with the Accenture NewsPage Distributor Management System (DMS).A fully integrated distributor management and sales force automation system, Accenture DMS covers the complete down-stream supply chain, providing consumer goods companies with accurate, reliable data on secondary sales to help them control promotions; improve productivity; and streamline inventory and sales processes and distributor claims.Under the terms of the three-year contract, Accenture is helping AB InBev implement the latest version of DMS for its operations in Africa. This includes the initial roll-out of the system in Mozambique, Zambia, Ghana and Nigeria, as well as the upgrade of the system in Tanzania and Uganda, where AB InBev has already been using DMS for more than three years.The DMS implementation will enable AB InBev to track its distributor network and increase visibility into its product stock and sales in Africa. By consolidating all product transactional information – from activities of the sales force and distributors – DMS gives AB InBev’s sales teams the data they need to build relationships with distributors and customers and to closely track product promotions and performance.The DMS software – which is integrated with the Salesforce-based solution that ABI uses to drive its contact strategy with its customers – will be used by more than 1,570 mobile and 620 back-office users and made available to more than 100 of AB InBev’s distributors.Accenture has already completed the upgrade of DMS in Tanzania and Uganda, with the implementations in the other four countries taking place over the next several months. Once Accenture has implemented the DMS solution for AB InBev in the six countries, it will continue to support the solution, providing continued hosting, maintenance and application support for the duration of the contract.

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Forum Cina Africa: investimenti e cancellazione del debito

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

Il 3 e 4 settembre si è tenuto a Pechino il “Forum of China Africa Cooperation” (FOCAC) con la partecipazione di 53 capi di stato e di governo di tutti i Paesi africani e della dirigenza cinese. Il FOCAC, fondato nel 2000, è alla sua terza grande conferenza internazionale dedicata alla cooperazione tra Africa e Cina per un destino condiviso.
Oltre mille rappresentanti di seicento imprese e istituti di ricerca hanno partecipato all’evento, Molti gli imprenditori cinesi e africani interessati a promuovere i rapporti nel campo dell’industrializzazione, del commercio e delle infrastrutture. Finora gli investimenti cinesi nel continente africano sono stati massicci: 110 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni. Ora la Cina, per i prossimi tre anni, s’impegna con altri 60 miliardi, di cui 15 in crediti a tasso zero, 20 in crediti privilegiati, 10 per un fondo speciale di sviluppo, 5 per finanziare importazioni dall’Africa e 10 miliardi per sostenere investimenti da parte delle imprese cinesi in Africa. Nel periodo gennaio-luglio 2018, gli scambi tra Africa e Cina hanno già raggiunto i 116 miliardi di dollari, con un aumento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2017. Significativo è il dato relativo alle loro bilance commerciali, che sono quasi in parità.
La grande novità, in verità, sta nell’intenzione cinese di estendere il programma infrastrutturale della Nuova via della seta, la cosiddetta Belt and Road Initiative, verso il continente africano. E’ stato, infatti, firmato un nuovo piano d’azione per integrare la Belt and Road, al suo quinto anniversario, con l’Agenda 2030 dell’ONU e con l’Agenda 2063 dell’Unione Africana, nonché con i vari piani nazionali di sviluppo dei Paesi africani.
L’occidente, e in particolare l’Europa, ha, purtroppo, fallito miseramente nei rapporti con l’Africa. Ancora forte è l’influenza delle logiche neocoloniali! La Cina, invece, a suo modo si è impegnata per lo sviluppo del continente africano. Certo non lo fa a titolo gratuito e molti aspetti della loro cooperazione potrebbero essere modificati e migliorati. Tuttavia, essa sembra voglia coniugare gli investimenti con lo sviluppo. Non si tratta, quindi, di mero accaparramento di terre e di materie prime. In quest’ottica, le infrastrutture e le industrie manifatturiere sono considerate i percorsi principali della crescita economica del continente. La Cina ha già dato un grande contributo in tale direzione. Dal 2000 ha costruito oltre 5.000 km di ferrovie e di strade. Molti africani sostengono che, nell’ambito dell’ampliamento della Nuova via della seta, la cooperazione cinese-africana potrebbe affrontare e risolvere alcune sfide fondamentali per lo sviluppo e il benessere dei popoli. In Africa, dove 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia elettrica, il 40% dei prestiti cinesi è destinato al settore della produzione di energia e il 30% alla modernizzazione delle infrastrutture.
Ovviamente l’occidente, però, accusa la Cina di sfruttare le risorse del continente per attirare i leader africani nella “trappola del debito”: renderli dipendenti e sottomessi facendoli indebitare con le banche cinesi. In realtà il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU ha recentemente documentato che, per i paesi africani, in media il tasso tra debito pubblico e Pil è del 32%. Per alcuni paesi produttori di petrolio sarebbe del 40%. Un tasso superiore al 25% posto come obiettivo dal FMI. Ben sotto i livelli dei paesi occidentali!
Il successo del summit del FOCAC dimostra che gli attacchi strumentali non hanno presa. Anzi.
Il presidente Xi, nel suo discorso, ha ribadito l’importanza di operare insieme per realizzare un mondo multipolare e ha affermato che la Cina intende cancellare i debiti di alcuni Stati poveri dell’Africa. Xu Jinghu, inviata speciale per gli affari africani, ha aggiunto che “la Cina non ha aumentato il fardello del debito africano”. Le ragioni complesse della crescita del debito africano sono molteplici, a partire dalla caduta dei prezzi delle materie prime che ha ridotto le entrate dei singoli Stati. La Cina pone molta attenzione alle problematiche del debito dei paesi poveri e di quelli in via di sviluppo. Nei paesi africani si pone la domanda: dove sono l’Europa e gli Stati Uniti quando si parla di investimenti nel continente e della necessità di liberarlo dal fardello del debito? A tale interrogativo non si può sfuggire se realmente s’intende “aggredire” la questione africana che, volenti o nolenti, riguarda non poco l’Europa. In primis l’Italia. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Summit BRICS in Sud Africa, nel disinteresse dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

È appena finito il decimo summit dei paesi BRICS tenutosi a Johannesburg, in Sud Africa. Purtroppo, nella più totale indifferenza da parte dell’Europa, sia quella delle più alte istituzioni politiche sia quella dei mass media. Un atteggiamento miope che rivela tutta l’impotenza politica dell’Unione europea di fronte ai grandi cambiamenti geopolitici che stanno determinando la storia. Nessuno pensa che si debbano rompere le tradizionali alleanze o immaginare nuove strategie avventurose. Si chiede semplicemente di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà mutata e alle sue continue evoluzioni. E’ come se l’Europa fosse voluta rimanere incatenata al periodo iniziale della CECA, la comunità del carbone e dell’acciaio, mentre il mondo “andava” verso il petrolio, il nucleare e poi verso la fusione nucleare e le più sofisticate tecnologie delle energie rinnovabili. L’Unione europea e i singoli governi dell’Europa sembrano sempre vincolati al documento 2011/2111 (INI) del 2012: “Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulle politiche nazionali dell’UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie”. Vi si afferma che “in considerazione delle principali divergenze con i BRICS rispetto alle loro politiche, ai loro sistemi economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle politiche estere, l’Europa adotta una politica estera sfumata, coinvolgendo partenariati e accordi separati per costruire sinergie con i singoli paesi BRICS e altri paesi emergenti e scoraggiare il consolidamento di gruppi alternativi di stati potenzialmente colludenti in termini di politica estera”. L’Europa, quindi, di fatto preferisce trascurare i BRICS intesi come gruppo, sottovalutando che esso, nel frattempo, rappresenti il 23% del pil mondiale e il 18% dell’intero commercio globale. Si mira solo a mantenere relazioni bilaterali.Comunque la dichiarazione finale del citato summit, tra i tanti argomenti affrontati, pone l’accento sull’importanza di cercare alternative virtuose alle destabilizzanti politiche dei dazi e delle guerre commerciali volute da Trump. Riteniamo che sarebbe significativo e certamente incisivo se, sull’argomento, si aggiungesse anche la voce dell’Europa. In questo momento, purtroppo, molti vorrebbero far saltare e non riformare i vari trattati di collaborazione e cooperazione internazionale come quello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. I BRICS, invece, correttamente propongono con forza l’adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite e rinnovano l’impegno per un ordine mondiale multipolare e per il rafforzamento delle istituzioni multilaterali della goverance globale. Sul fronte economico essi individuano con puntualità le sfide maggiori “nei crescenti conflitti commerciali, nei rischi geopolitici, nella volatilità dei prezzi delle commodity, nell’alto indebitamento privato e pubblico e nella crescita diseguale e non sufficientemente inclusiva”. A nostro parere, i loro deliberati vanno nella giusta direzione, quella di gettare le basi per un possibile nuovo ordine monetario mondiale. A tal fine utilizzano bene la Nuova Banca di Sviluppo e il Contingent Reserve Arrangement (CRA), l’accordo finanziario per sostenere i paesi in difficoltà di bilancio. Intanto è entrato in vigore il Local Currency Bond Fund, il fondo per l’emissione di obbligazioni nelle monete locali dei BRICS, finalizzato a promuovere investimenti nelle infrastrutture e nella modernizzazione delle loro economie e anche di quelle degli altri paesi emergenti. Si ricordi che nei mesi passati sono continuate le politiche interne ai paesi del BRICS, prima di tutto della Cina e della Russia, nel processo di diversificazione delle loro riserve monetarie e di progressiva dedollarizzazione delle economie.
In Russia, per esempio, nell’ultimo decennio la quota dell’oro è decuplicata, mentre gli investimenti nei titoli di debito del Tesoro USA sono calati al minimo. Se nel 2010 Mosca deteneva obbligazioni americane per 176 miliardi di dollari, oggi ne detiene 15 miliardi.
La Russia è fra i primi cinque paesi per riserve auree. Secondo alcune stime, dovrebbe detenere circa 2.000 tonnellate di oro, pari al 18% di tutte le riserve auree nel mondo. Simili processi sono in corso anche in Cina, che nei passati 4 anni ha acquistato 800 tonnellate d’oro, e, anche se in modi più attenti, sta diminuendo i titoli di debito americano, scesi dal picco di 1,6 trilioni di dollari del 2014 ai circa 1,2 trilioni di oggi. In occasione della celebrazione del centesimo anniversario della nascita di Nelson Mandela, il summit ha posto grande enfasi sulla realizzazione di infrastrutture e di investimenti nell’intero continente africano. Anche su presto programma l’interesse europeo dovrebbe essere più attento, partecipe ed effettivo. Del resto a Bruxelles e nelle altre capitali europee, l’argomento principale, e politicamente molto complesso, è la gestione dei flussi migratori provenienti dal continente africano. Perciò il suo sviluppo e ogni politica di effettivo sostegno alla crescita economica e democratica dei paesi dell’Africa dovrebbero interessare l’intera Europa, in primis il nostro paese. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Il Mediterraneo questo sconosciuto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Il Mediterraneo lambisce le terre di tre continenti: l’Africa, l’Europa e l’Asia. L’Italia, con il suo stivale, vi s’immerge a tutto campo. E’ un ponte ideale tra il Nord e l’Europa centrale e il suo Sud più profondo costituito da tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Sono luoghi che hanno visto passare grandi civiltà e subito immani stragi. Ci siamo trovati al cospetto di notevoli conquiste congiunte a enormi miserie e brutture d’ogni genere. Sono anche i Paesi che ospitano tre grandi religioni monoteiste: la cristiana, l’islamica e l’ebraica. Da esse dovrebbe partire un “solido” messaggio di pace e invece sono capaci di trasformarsi in strumenti di lotta, di divisione e di eccidi, assurdi e crudeli. L’esempio è dato dal vicino oriente e, sull’altro versante, dalla Libia e dall’Egitto.
Lungo l’uno e l’altro capo del filo vi è un’Africa settentrionale che soffre una propria crisi d’identità tra l’integralismo islamico e un potere politico, che non sa o vuole essere democratico, liberale, aperto a una cultura del rinnovamento. In questo miscuglio di posizioni non ben definite, ma che spesso sfumano in violenze inaudite, probabilmente si gioca l’avvenire del mondo.
Questo rischio lo dobbiamo al fatto che la “rabbia” degli oppositori non ha confini. Le gesta dei terroristi arabi, giapponesi, irlandesi, baschi e i risvegli revanscisti di talune ideologie del passato, quali la nazista e la marxista-stalinista, lo dimostrano. Vi è, tuttavia, una grossa differenza rispetto al passato. Non è più la “cronaca” degli anarchici con le loro “bombette” piazzate sotto la carrozza del re o del suo erede a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ma è qualcosa d’altro e notevolmente più grave. Il terrorista oggi vorrebbe ragionare solo con le bombe atomiche, con il gas nervino e con le armi batteriologiche. E’ “Il giorno del cobra” come è stato raccontato da Richard Preston (edito in Italia da Rizzoli).
Posso dire che in questi casi è la fantasia ad anticipare la realtà. Ed è, ancora una volta, lo scenario europeo e medio orientale a creare le basi per una violenza senza precedenti.
Da lì partono i gruppi di terrore, sponsorizzati da taluni governi, e in quei Paesi si producono veleni d’ogni genere e si coltiva il seme dell’odio e della distruzione. Ma sia chiaro: il mondo è stato edificato su una montagna di soldi sempre più posseduti da una ristretta cerchia di persone e se queste non intendono avere ragione nel sostenere la logica dell’equa ripartizione delle risorse significa che dobbiamo convivere con la brutalità, il genocidio e le distruzioni e nolenti o volenti farcene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Africa occidentale crisi alimentare minaccia 6 milioni di persone

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Caritas Internationalis ha lanciato un appello per l’assistenza urgente per aiutare milioni di persone colpite da una crisi umanitaria peggioramento della regione africana del Sahel. Quasi 6 milioni di persone in Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania, Niger e Senegal stanno lottando per soddisfare le loro esigenze alimentari quotidiane. la malnutrizione grave minaccia la vita di 1,6 milioni di bambini. E ‘la peggiore crisi visto nella regione dal 2012. Caritas teme la situazione si deteriorerà ulteriormente nei mesi critici avanti.L’ultima emergenza è stato causato da scarsa piovosità che ha portato in acqua, delle colture e pascoli carenze e perdite di bestiame. Gli agricoltori sono stati costretti a iniziare il loro movimento stagionale del bestiame – quattro mesi prima e su distanze più lunghe del solito. La sicurezza alimentare si è rapidamente deteriorata in tutta la regione e derrate alimentari per milioni di persone sono state esaurite. Molti sono affrontare le sfide estreme, come limitate opportunità di lavoro, alti prezzi del cibo, lo spostamento e l’estremismo violento.Gravi tassi di malnutrizione acuta nei sei paesi sono aumentate del 50 per cento rispetto all’anno scorso. Un bambino su sei sotto i cinque anni ora ha bisogno urgente trattamento salvavita per sopravvivere. Le famiglie stanno riducendo i pasti, ritirare i bambini da scuola e rinunciare a servizi sanitari essenziali per risparmiare i soldi per il cibo. Senza immediata assistenza in scala-up, molte vite saranno a rischio e le condizioni di vita di migliaia di famiglie saranno in rovina come il ciclo allarmante di avversità è destinata a peggiorare nel Sahel.
Caritas Développement Niger (CADEV) dice violenti attacchi da parte di militanti di Boko Haram hanno aggiunto alle sfide come decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case nella regione di Diffa del sud-est del Niger. Diffa è una delle regioni più povere del mondo e le donne ei bambini rappresentano l’85 per cento dei rifugiati e degli sfollati.Raymond Yoro, segretario generale della CADEV, dice che la situazione è disastrosa. “La situazione umanitaria in Niger peggiora di giorno in giorno a causa della crisi della sicurezza in Diffa, Tillabery e Tahoua,” afferma Yoro. “Il numero di persone bisognose è aumentato a 2,3 milioni, con un incremento di 400.000 rispetto al 2017.”Yoro dice una stima di 1,4 milioni di persone avranno bisogno di assistenza alimentare in Niger nel 2018. CADEV è particolarmente preoccupato più di 380.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave (MAS) e altri 922.000 con malnutrizione acuta moderata (MAM).In Diffa, CADEV intende rafforzare la resilienza di 1500 famiglie con trasferimenti in contanti incondizionati, dare ai bambini sfollati l’accesso ai centri ricreativi e assistere 500 donne e 200 giovani con attività generatrici di reddito.
In Burkina Faso la situazione è anche critico. La Caritas dice che c’è malnutrizione acuta in sei province – Soum, Namentenga, Gnagna, Komandjoari, Boulkiemde e Kourweogo. Le famiglie si affidano a loro limitati risparmi per sopravvivere e più di 80.000 sono considerati in una fase di emergenza alimentare.Abbé Constantin Safanitié Sere, Caritas Burkina segretario generale, afferma che la situazione è la peggiore visto in Burkina Faso dal momento che la crisi umanitaria del 2012. L’aumento dei prezzi dei cereali, l’impatto del cambiamento climatico e gli attacchi terroristici in diverse regioni hanno aggiunto alle sfide affrontate da molti che sono stati sfollati.La Caritas è impegnata ad assistere i più vulnerabili con assistenza alimentare e protezione sostentamento con l’obiettivo di aiutare 2000 famiglie. “Se il progetto non è interamente finanziata, sarebbe devastante soprattutto per le famiglie vulnerabili che non possono sopravvivere senza assistenza. In quel caso avremmo dovuto dare la preferenza ai gruppi più vulnerabili, bambini, donne incinte, donne che allattano e le persone con disabilità “, dice.
In Mauritania gravi tassi di malnutrizione acuta sono al loro più alto dal 2008, con mezzo milione di persone minacciate dalla fame. Secondo un sondaggio condotto nel mese di febbraio, 147,507 persone potrebbero essere affetti da malnutrizione acuta. Caritas Mauritania lavorerà in Gorgol e Brakna fornire cibo e assistenza agricola di 23.300 persone.“Nonostante la speranza portata da alcune tracce di pioggia qua e là, la situazione umanitaria resta preoccupante nelle zone rurali”, afferma la Caritas Mauritania. L’accesso a cibo e acqua adeguati rimane il problema numero uno e la Caritas sta lavorando per proteggere i mezzi di sussistenza delle persone, fornendo cibo e altre forme di assistenza.La Caritas sta esortando la Mauritania ai partner di fornire un sostegno finanziario in modo che possa attuare il suo programma di emergenza per sostenere le persone nelle loro aree locali e di evitare la migrazione di grandi centri urbani. (Patrick Nicholson – Direttore della Comunicazione)

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La FAO aiuta gli agricoltori kenioti a difendere il raccolto dal pericoloso parassita Lafigma

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Embu, KENYA/ PRN Africa/ “Con un buon raccolto, abbiamo abbastanza mais per il nostro consumo, ed un po’ per venderlo. Ma in questo momento dobbiamo invece comprarlo per il fabbisogno familiare”, dice Agnes Waithira Muli, contadina su piccola scala della contea di Embu, nel Kenya centrale. Lei e il marito hanno perso la maggior parte del loro ultimo raccolto a causa del Lafigma (Spodoptera frugiperda) (FAW), un insetto potenzialmente devastante che si è diffuso in gran parte dell’Africa.Grazie alla formazione fornita dalla FAO nel controllo del Lafigma, ora sono meglio in grado di proteggere il loro raccolto. “Ora che sappiamo come affrontare l’infestazione, le nostre perdite saranno minori”, afferma Agnes.Il parassita Lafigma è originario delle regioni tropicali e subtropicali delle Americhe, ma dal 2016 si è diffuso rapidamente in tutta l’Africa causando danni gravi soprattutto alle colture di mais.Nella contea di Embu, il parassita è apparso per la prima volta due stagioni fa. Come in tanti altri posti, i contadini presto si sono resi conto, disperati, che i pesticidi non servivano granché per combatterlo.
Durante la breve stagione delle piogge del 2017, la FAO ha avviato un progetto pilota in cui sono stati impiegati “scouts sul campo” appositamente addestrati per visitare i piccoli agricoltori ed assisterli nel controllo delle FAW, due volte a settimana per sei settimane. Il metodo utilizzato era un controllo manuale: identificare e distruggere a mano le uova e le larve. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Scrittori al MAXXI – Come raccontare l’Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Roma dal 22 giugno al 19 settembre, (orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, ven, sab, dom) 11.00 – 22.00 (giovedì) chiuso il lunedì) organizzata in collaborazione con Comune di Roma, Biblioteche di Roma, Festival Internazionale delle Letterature alla Basilica di Massenzio e 66thand2nd, in occasione delle mostre African Metropolis e Road to justice.
In un momento storico in cui agli occhi dell’Occidente l’Africa appare come un serbatoio di conflitti e un moltiplicatore di vite umane che vagano nel Mediterraneo alla ricerca di un futuro possibile, i due intellettuali descriveranno la vitalità di un continente immenso, la sua contemporaneità sconosciuta e la grande influenza che da sempre esercita sull’Occidente. Mabanckou racconterà, da scrittore, l’intreccio tra diaspora e presenza integrata, in cui risiede il segreto della società di domani; mentre, da personaggio pubblico, svelerà perché ha detto no al presidente Macron che lo voleva nella squadra che dovrebbe rifondare l’idea stessa di francofonia.
L’incontro di venerdì 22 giugno, organizzato con il contributo dell’Institut Français, sarà moderato da Carlo Mazza Galanti, critico letterario ed esperto di letteratura francofona.
A seguire, un concerto al ritmo della suadente rumba congolese con La Symphonie Céleste, organizzato in collaborazione con il festival Ottobre Africano.Prossimo appuntamento con Scrittori al MAXXI – Come raccontare l’Africa, domenica 24 giugno con Yewande Omotoso, scrittrice di origine nigeriana naturalizzata sudafricana, che dialogherà con lo scrittore Paolo Di Paolo sui temi dell’apartheid, della riconciliazione e del futuro del Sudafrica nell’imminenza del centenario della nascita di Nelson Mandela.Il 4 luglio, giorno dell’indipendenza USA, arriverà Margo Jefferson, critica del New York Times, vincitrice del Premio Pulitzer e in Italia del Premio The Bridge con Negroland, che dialogherà con il direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Con lei si parlerà del sofferto legame tra Africa e America dovuto alla schiavitù e ai diritti civili degli afro-americani nell’era Trump. La rassegna fa parte del programma di eventi estivi YAP FEST 2018

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High-level conference “Towards a renewed partnership with Africa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

european parliamentBruxelles. A conference on a new EU-Africa partnership will take place in the European Parliament on 22 November from 14.00 to 20.00 CET, ahead of the next EU-African Union summit.African political leaders, African Union representatives and UN officials will discuss with Parliament’s President Antonio Tajani, other MEPs, EU foreign affairs chief Federica Mogherini, and many other leading figures from the private sector and civic society, including Dr Denis Mukwege, Laureate of the 2014 Sakharov Prize about new responses to the challenges Africa is facing and how to deepen the partnership between the two continents. EP President Antonio Tajani said: “This time our approach should be different: it should be a people-centred partnership of equals with a focus on youth and job creation. We should look at Africa through African eyes. Cooperation should not be only political and institutional, but fully involve economic actors and civil society”. The dynamic demographic trend that will make Africa the youngest and most populous continent in the world with 2.5 billion inhabitants by 2050 poses challenges regarding economic growth and job creation, as well as for security, migration, climate change and political participation.The conference brings together political leaders, policy makers and experts, who will discuss in three panels:
· Peace & Security and democracy, good governance and human rights
· Attracting investments for sustainable and inclusive development and growth
· Migration, youth and human development
Parliament will vote on a resolution advocating a new EU-Africa strategy on 16 November.In July, Parliament gave its green light to an EU investment plan tackling root causes of migration in Africa.
The conference in the European Parliament will take place in the run-up to the African Union -EU summit on 29/30 November in Abidjan, Cote d`Ivoire. This year, the summit will focus on “Investing in youth”, a key priority for both Europe and Africa. Other priorities for the partnership include peace and security, governance – including democracy, human rights, migration and mobility – investment and trade, environmental preservation and climate change, skills development and job creation.

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Pubblicato il primo atlante dell’emigrazione rurale in Africa sub-sahariana

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Fao-RomaROMA/ PRN Africa /E’ stato pubblicato oggi il primo atlante che intende approfondire la comprensione dell’emigrazione rurale dell’Africa subsahariana. L’atlante – Rural Africa in motion. Dynamics and drivers of migration south of the Sahara- sottolinea inoltre il ruolo importante che le aree rurali continueranno a svolgere nel determinare i flussi migratori nei decenni a venire.Attraverso una serie di mappe e studi approfonditi, i 20 autori dell’atlante, che rappresentano diversi istituti di ricerca, think tank e organizzazioni internazionali africane e non, esplorano la complessità delle cause interconnesse che spingono le persone in Africa a lasciare le proprie case. Fanno luce sulle dinamiche e le prospettive della migrazione regionale e promuovono la comprensione della migrazione rurale.L’Africa occidentale e orientale sono le regioni più dinamiche con rispettivamente circa 5,7 milioni e 3,6 milioni di migranti intra-regionali nel 2015. I dati a disposizione suggeriscono inoltre che nella maggior parte dei paesi dell’Africa sub-sahariana la migrazione interna è il modello dominante. Ad esempio, la metà dei migranti del Kenya e del Senegal si spostano all’interno delle frontiere nazionali, e in Nigeria e in Uganda, la migrazione nel paese è pari all’80%. Questo avvalora le stime globali che indicano che il numero di persone che si spostano all’interno dei loro paesi è sei volte superiore al numero di emigranti.
La popolazione dell’Africa subsahariana tra il 1975 e il 2015 è cresciuta di 645 milioni di persone e dovrebbe aumentare di 1,4 miliardi nei prossimi quarant’anni (entro il 2055), un elemento demografico unico nella storia del mondo.Entro la metà di questo secolo, la popolazione rurale dell’Africa sub-sahariana si prevede aumenterà del 63%. L’Africa sub-sahariana è l’unica regione al mondo dove la popolazione rurale continuerà a crescere dopo il 2050.Per un’Africa prevalentemente rurale, questa crescita della popolazione significa una massiccia espansione della forza lavoro (circa 220 milioni di giovani rurali entreranno nell’età lavorativa nei prossimi 15 anni), aree rurali più fitte e una grande pressione sul settore agricolo, rendendo la necessità di diversificazione economica e la creazione di posti di lavoro più critici.
Circa il 60% dei migranti rurali sono in età compresa tra i 15 ei 34 anni. La maggior parte dei migranti sono uomini; tuttavia in alcuni paesi come il Mozambico, la Repubblica Democratica del Congo e il Burkina, le donne costituiscono la maggioranza di coloro che migrano.Le popolazioni rurali hanno in genere risultati scolastici inferiori rispetto alle loro controparti urbane, e i migranti rurali non costituiscono un’eccezione. I migranti, tuttavia, tendono a trascorrere altri anni a scuola rispetto chi resta.
A differenza di altre parti del mondo, l’Africa sub-sahariana è diventata più urbana ma senza diventare più industrializzata. Le città sono caratterizzate da un settore urbano precario, dalla povertà spesso persistente e da opportunità di lavoro formali limitate. Più che altrove, gli africani si muovono non solo verso le città, ma anche fuori da esse e tra le aree rurali.
L’Africa subsahariana è particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico a causa della sua dipendenza dalla produzione alimentata dalla pioggia, che rappresenta il 96% del terreno agricolo, insieme a una capacità economica e istituzionale limitata di adattarsi agli impatti climatici.Gli studi indicano che le regioni tropicali sperimenteranno la perdita di grano e di mais come conseguenza perfino di piccoli cambiamenti di temperatura. Le perdite produttive per i cereali principali si stimano intorno al 20% entro il 2050 se non verranno prese misure per attenuare l’effetto del cambiamento climatico.
L’atlante riflette sul complesso legame tra cambiamento climatico e migrazioni rurali. Anche se le sfide ambientali possono influenzare la migrazione, la decisione di migrare è determinata anche da fattori sociali, economici e politici.
L’atlante osserva che la gestione del futuro della migrazione dovrebbe coinvolgere: canali migratori sicuri, ordinati e regolari; lo sviluppo di grandi città sostenibili; maggiori investimenti nelle città intermedie; e lo sviluppo di piccoli habitat rurali con la fornitura di servizi di qualità.
L’atlante è il risultato di una partnership tra il Centro di Ricerca Agricolo per lo Sviluppo Internazionale francese (CIRAD) e la FAO, con un sostegno tecnico del Centre for the Study of Governance Innovation (GovInn) del Sud Africa.L’atlante osserva che la grande maggioranza degli africani (il 75%) migrano all’interno dell’Africa, mentre la stragrande maggioranza dei nord africani (circa il 90%) emigrano verso l’Europa. Quindi, l’Africa sub-Sahariana “è in movimento”, ma principalmente all’interno del continente. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite FAO)

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High Level Conference on Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

european parliamentBruxelles. 22 november 14:00 – 15:30 Opening session Antonio Tajani, President of the European Parliament Ernest Bai Koroma, President of the Republic of Sierra Leon, Faustin-Archange Touadéra, President of the Central African Republic Federica Mogherini, High Representative of the EU for Foreign Affairs and Security Policy / Vice-President of the European Commission, Werner Hoyer, President of the European Investment Bank, Akinwumi Adesina, President of the African Development Bank
15:30 – 19:00 1st Roundtable: Peace & Security and democracy, good governance and human rights (in parallel) This roundtable could be divided into two parts.
1. Peace and Security – co-chaired by the AFET and SEDE Chairs
2. Democracy, good governance and human rights – co-chaired by the AFET and DROI Chairs
Guest speaker: Smail Chergui, African Union Commissioner for Peace and Security Cessouma Minata Samate, African Union Commissioner for Political Affairs
15:30 – 19:00 2nd Roundtable: Attracting investments for sustainable and inclusive development and growth via digitalization and industrialization Co-chaired by the DEVE and ITRE Chair
Guest speakers: Albert M. Muchanga, African Union Commissioner for Trade and Industry Neven Mimica, European Commissioner for International Cooperation & Development Mariya Gabriel, European Commissioner for Digital Economy and Society, Mukhisa Kituyi, Secretary-General of the Gold_AfricaUN Conference on Trade and Development (UNCTAD)
15:30 – 19:00 3rd Roundtable: Migration and human development (in parallel)Chaired by the LIBE Chair
Guest speakers: Amira El Fadil, African Union Commissioner for Social Affairs, Dimitris Avramopoulos, European Commissioner for Migration, Home Affairs and Citizenship, Mohamed Anacko, President of the Regional Council of Agadez,
15:30 – 19:00 4th Roundtable: Energy, agriculture, environment and water management Co-chaired by the DEVE and ENVI Chairs Guest speakers: Amani Abou-Zeid, African Union Commissioner for Infrastructure and Energy Sacko Josefa Leonel Correa, African Union Commissioner for Rural Economy and Agriculture
Firmin Edouard Matoko, UNESCO´s Assistant Director-General for Africa Sanusi Imran Abdullahi, Executive Secretary of the Commission of the Lake Chad Bassin
19:00 – 20:00 Closing session Michael Gahler, Chair of the Delegation for relations with the Pan-African Parliament Louis Michel, Chair of the Delegation to the ACP-EU Joint Parliamentary Assembly Leaders of the Political Groups.
Development in Africa is a necessity. There is a need to stabilize the continent, attract investments to create jobs to enable young Africans to have a future in their own countries. 2017 is a crucial year for our relations with Africa. Many political and legislative actions were undertaken at European and international level, for instance under the German Presidency of the G20. To list a few, in May, the High Representative and the European Commission issued a joint communication for a renewed impetus of the Africa-EU Partnership. In June, the Council adopted conclusions stressing the EU’s genuine strategic interest in deepening and strengthening its longstanding partnership with Africa. Conclusions that will also prepare the important Africa-EU Summit to take place end of November in Abidjan, Ivory Coast. Furthermore, recently, on September 28, the European Parliament and the Council have adopted the European Fund for Sustainable Development, the heart piece of the EU’s new External Investment Plan.
africa10Over the past months, the European Parliament has also had a crucial role establishing a direct political dialogue with Africa by inviting African leaders such as the Chairperson of the African Union Commission, Moussa Faki in May, as well as the President of Ivory Coast, Alassane Ouattara in June, to address the plenary in Strasbourg.The idea to organize a high-level conference on Africa on 22 November, one week before the Summit is to build upon these initiatives, to create a political momentum, and to raise the visibility and role of the European Parliament in Abidjan. This year the focus will be on “Investing in youth”, which has become a key priority for Europe as well as for Africa, in a context of African demographic trends creating major challenges in terms of economic development and job creation, security, political participation and migration. Therefore, youth and gender balance will be at the core of the high-level conference and discussed horizontally across the various panels.
The European Parliament, with its significant delegation including its President, the Chairs of the DEVE, AFET, INTA, SEDE, and DROI Committees and the Chairs of the Delegations to the ACP-EU JPA, the Pan-African Parliament and the relations with South Africa, can be a real added value to both the Parliamentary Summit and the Heads of State and Government Summit. These Members should have a key role in the conference. The aim of the high-level conference is also to use the expertise of the relevant parliamentary committees and delegations to feed in the message conveyed by the European Parliament to both Summits.

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Africa: firmato da Sant’Egidio e ospedale San Camillo un accordo per la sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

africa7È stato firmato un accordo di cooperazione tra la Comunità di Sant’Egidio e l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, che prevede attività di formazione professionale specialistica, sia a Roma sia in diversi Paesi africani, ma anche assistenza tecnica, consulenza e ricerca. In particolare grazie al protocollo firmato da Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e da Fabrizio d’Alba, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, verrà sviluppata una piattaforma di telemedicina, che permetterà ai medici del polo ospedaliero romano di svolgere – gratuitamente e fuori dell’orario di servizio – consulenze diagnostiche, soprattutto per alcune specializzazioni: cardiologia, neurologia, chirurgia.
«L’accordo di oggi – del tutto gratuito per l’Ospedale San Camillo – è una buona notizia per migliaia di malati africani, perché consentirà loro l’accesso a consulenze mediche di alto livello anche in situazioni di estrema povertà o di scarsezza di mezzi diagnostici», ha osservato Marco Impagliazzo. «Oltre a favorire la formazione continua dei clinici africani, necessaria in Paesi dove i medici sono pochi e le specializzazioni rare, la collaborazione tra Sant’Egidio e l’ospedale San Camillo affronterà un aspetto problematico e finora ignorato, ossia la diffusione delle malattie croniche in Africa. Infatti, secondo l’OMS, patologie cardiovascolari, ipertensione e diabete – ha concluso il presidente di Sant’Egidio – sono in netto aumento in tutti i Paesi africani, al punto da divenire nei prossimi 10 anni la prima causa di morte nel continente».
Osservando che l’impegno del San Camillo in programmi di ricerca e cooperazione internazionale con istituzioni e strutture sanitarie di diversi Paesi africani è «stabile e duraturo», e ha già portato in tanti anni «medici ed infermieri in ogni angolo del mondo», Fabrizio d’Alba ha commentato: «La firma di oggi ci mette di fronte ad una nuova sfida perché in collegamento con una realtà “unica” come la Comunità di Sant’Egidio. La cooperazione sanitaria internazionale è un punto qualificante della “mission” del San Camillo, che riveste e non da oggi, un ruolo decisivo nella sfida rappresentata dalla cooperazione come contributo allo sviluppo dei Paesi più svantaggiati». «Sono certo che i nostri professionisti sapranno dare il sostegno necessario a questi progetti di cooperazione, e che questo lavoro “in tandem” saprà valorizzare non solo il loro impegno umanitario e professionale, ma quello di tutta l’Azienda», ha concluso il DG del San Camillo-Forlanini.
La Comunità di Sant’Egidio è presente con il programma DREAM (Disease Relief through Excellent and Advanced Means) in 11 Paesi dell’Africa Sub-Sahariana con 47 centri clinici e 25 laboratori. Oltre a garantire la cura a circa mezzo milione malati di AIDS, particolarmente donne e bambini, DREAM ha esteso il suo raggio d’azione alle malattie croniche e alla prevenzione dei tumori, offrendo cure gratuite complete a un livello di eccellenza dal punto di vista scientifico e tecnologico e formando decine di migliaia di professionisti della sanità: medici, infermieri, fisioterapisti.

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Intelsat 37e Launches, Bringing Enhanced Intelsat EpicNG Technology to Customers in Africa, Europe and the Americas

Posted by fidest press agency su domenica, 1 ottobre 2017

Transfert lanceur du BIL au BAF le 04/09/17Intelsat S.A. (NYSE: I), operator of the world’s first Globalized Network and leader in integrated satellite communications, announced the successful launch of the Intelsat 37e satellite aboard an Ariane 5 launch vehicle from the Guiana Space Center in Kourou, French Guiana. Liftoff occurred at 5:56 pm EDT. The Intelsat 37e satellite separated from the rocket’s upper stage at 6:25 pm EDT. Signal acquisition has been confirmed. Intelsat 37e, the fifth Intelsat EpicNG satellite, launches from the Guiana Space Center in Kourou. The all-digital Intelsat 37e is the first satellite to offer full, high-resolution interconnectivity between C-, Ku- and Ka-bands for use in wireless backhaul, enterprise VSAT, government and mobility networks. The C-band payload presents a comprehensive mix of high-power spot and wide beams, designed to deliver additional services and improved throughput. The Ku- and Ka-band steerable beams, which can be positioned as needed, have been added to increase network access and support high-demand areas for government and commercial mobility applications. They will complement the extensive Ku-band multi-spot beam coverage. In addition, Intelsat 37e improves the resiliency of the IntelsatOne Flex managed platform, bringing additional throughput to support enterprise, broadband, government and mobility applications in the Americas, Africa and Europe.Manufactured by Boeing and equipped with the highest throughput of the entire Intelsat EpicNG fleet, Intelsat 37e features enhanced power sharing technology to enable power to be assigned between shaped, fixed and steerable spot beams at Ku-band. This new capability augments flexibility within the payload to optimize connectivity and increase efficiency as requirements shift over time. Intelsat will be placed into service at 342° East. It will replace Intelsat 901, which will be repositioned. Companies such as Speedcast, Omni-Access – which will leverage satellites capabilities in the Mediterranean – Algeria Telecom and TIM Brazil will be among the first customers to deploy services on Intelsat 37e. (photo: Intelsat)

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Le “Mondine d’Africa” a VicenzaOro

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

mondine africaneUna gigantografia di forte impatto con una raccoglitrice di alghe che guarda dritto negli occhi. Sarà lei l’ospite principale dello spazio espositivo Diva Gioielli a Vicenza Oro, la fiera internazionale del gioiello che si tiene dal 23 al 27 Settembre. Uno sguardo che interroga. Lo stesso che non ha lasciato indifferente Diva Concil, la fondatrice del brand italiano che disegna e produce gioielli in argento. Lei oggi si sente più consapevole che mai che il destino accomuna per molti aspetti le donne di tutto il mondo.
Grazie all’amicizia con Danilo De Marco ho deciso di contribuire alla stampa del libro Mondine d’Africa, così famigliarmente battezzate da Erri De Luca, uno degli autori in apertura. Si tratta di un volumetto di piccole dimensioni, che custodisce fotografie molto belle, curato nel dettaglio e già richiestissimo. Il nostro lavoro è quello di ideare gioielli in argento che la donna contemporanea indossa per esaltare la sua bellezza. Ma ci sono bellezze meno esposte, che abbiamo l’opportunità di far conoscere attraverso questo volumetto, stampato in tiratura limitata, non in vendita. L’amico Danilo De Marco mi ha fatto vedere questi ritratti di donne e i loro sguardi mi hanno parlato. Forse mi sono sentita interrogata, sicuramente coinvolta. Mondine d’Africa mostra i volti, i corpi, i sorrisi di donne che lavorano per coltivare le alghe rosse, alghe che noi donne occidentali ritroviamo nelle creme e nei preparati per la cura della nostra pelle. Con questo libro inauguriamo il progetto Conscious Woman. Perché ogni donna può fare molto per migliorare il destino delle altre donne, le più vicine e le più lontane. Farò tutto il possibile affinché questo libro arrivi tra le mani delle donne impegnate perché ciascuna possa fare qualcosa per le altre”.
Il book è composto da due piccoli tomi, uno totalmente fotografico e l’altro con i testi di Erri De Luca e Danilo De Marco stesso, tradotti oltre che nel doveroso Kiswahili, la lingua parlata in Tanzania, in altre 15 lingue, a dichiarare che l’argomento lavoro-autonomia femminile è planetario.
Se il libro “Mondine d’Africa” è a tiratura limitata, un ciondolo esclusivo in argento, inciso a mano, è il simbolo che contraddistingue l’iniziativa “Conscious Woman” lanciata da Diva Gioielli. Ogni donna che lo indossa sa che il 20% del ricavato dalle vendite sostiene progetti a favore delle bambine, ragazze o donne in difficoltà. Diva Gioielli aggiornerà il suo pubblico attraverso le pagine dei social. Chiunque raggiungerà la pagina Facebook “Conscious Women” potrà contribuire a divulgare i progetti di sostegno al mondo femminile già attivi e amplificare la conoscenza e la diffusione delle diverse situazioni affrontate.
Il ciondolo esclusivo in argento finito a mano, portato come ulteriore pendente al braccio o al collo, comunicherà a chiunque la incontra d’aver di fronte una donna a cui interessa essere e partecipare con fierezza a cambiare il destino del mondo.Questa iniziativa è pensata anche per le clienti Diva Gioielli. C’è infatti una forte affinità tra questo progetto e la donna che indossa Diva Gioielli. Quest’ultima è impegnata nella vita di tutti i giorni, sensibile ai mutamenti sociali con una forte volontà esserne lei stessa una protagonista.Ha uno stile deciso, essenziale, minimale, che le permette di passare durante il giorno da una situazione all’altra con estrema disinvoltura. Sceglie gioielli facili da indossare, concepiti per la donna in movimento. Una donna che dichiara il suo stile personale raffinato mantenendo vivo l’interesse per i linguaggi dell’arte, della moda, della cultura in genere.I risultati dell’iniziativa e i relativi beneficiari verranno resi pubblici attraverso le pagine dei social. Chiunque potrà interagire col progetto “Conscious Women” pubblicando sull’omonima community di Facebook i progetti di sostegno al mondo femminile così da amplificarne la conoscenza e la diffusione. (foto. mondine d’Africa)

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L’Africa ed i suoi drammi esistenziali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

Displaced People At Dadaab Refugee Camp As Severe Drought Continues To Ravage East AfricaE’ un continente troppo grande per poterlo descrivere. Forse così grande e complesso, per molti lontano, scriveva Sara Melchiori su Avvenire anni fa, che risulta più facile tacere o ricordarsene solo di fronte all’emergenza, all’esplodere di nuovi drammi, di nuovi focolai di guerra, in breve dimenticati.» E’ questa l’Africa. Una realtà che ha come minimo denominatore la povertà e che è alimentata dai disastri ambientali e dal retaggio dei vari colonialismi che l’hanno predata in largo e in lungo come tante cavallette che dove passano lasciano solo miserie e distruzioni. Oggi i paesi africani debitori sono tanti per nulla aver saputo fare per la costruzione di una società civile aperta alla democrazia e alla civiltà. Oggi i 715 milioni di abitanti risultano essere i più indebitati del mondo. Sono riusciti a trovare soldi solo per acquistare armi e scannarsi a vicenda. E’ una soglia della povertà che spaventa: nell’Africa subsahariana il 75% della popolazione vive di sotto la soglia della povertà, l’80% non ha accesso all’energia elettrica, il 75% non dispone di adeguate strutture igieniche, ogni anno circa tre milioni di africani muoiono di Aids ed oltre 23 milioni ne restano contagiati. Per non parlare di altri mali come la malaria, la tubercolosi, la diarrea, il morbillo, le infezioni respiratorie che in Africa diventano facilmente malattie mortali in specie per i bambini fino ai 5 anni. Basterebbe una sola cifra in comparazione per capire il dramma di questo continente: la spesa sanitaria pro-capite mediamente in Africa si attesta sui 10-15 dollari su base annua contro i 1.855 dell’Italia ed i 4.187 degli U.S.A. Di questa spesa sanitaria in Africa il 60-65% è in carico al privato. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Menarini: 15000 pasti solidali per l’Africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

africaLa formazione dei dipendenti che fa bene anche alla solidarietà: nell’ottica di questo connubio si è svolta oggi un’attività formativa per alcuni dipendenti della farmaceutica Menarini, impegnati a realizzare 15.000 pasti in risposta alle esigenze dei paesi in grave stato di crisi.Una iniziativa che nasce in collaborazione con l’Associazione Stop Hunger Now (Rise against Hunger), una Onlus determinata a fornire un contributo tangibile nella lotta alla fame nel mondo ed al sostegno dei diritti dell’infanzia, Dynamo Academy, impresa sociale attiva nella formazione sui temi dell’imprenditoria sociale, e Giunti O.S. Psychometrics, azienda specializzata in interventi di valutazione e sviluppo delle risorse umane.La sede di questa attività di formazione è stata il Campus toscano di Dynamo Academy a Limestre (Pistoia).Alcuni dipendenti Menarini hanno lavorato in squadra un giorno intero per confezionare 15.000 pasti che consentiranno ad una delle comunità assistite dall’Associazione in Zimbabwe l’accoglienza di 50 nuovi ragazzi per un intero anno scolastico. Il corso di oggi ha consentito di sviluppare e migliorare varie competenze quali: efficacia organizzativa, team working, problem solving e anche la negoziazione tra i colleghi, oltre alla adattabilità ad un contesto nuovo, lontano dalle solite pareti di un normale ufficio aziendale. Di grande valore anche il riscontro sociale della giornata, che consentirà a bambini che hanno difficoltà quotidiane ad alimentarsi, di ricevere una scorta di pasti per se stessi e le loro famiglie. Un contributo che “fa bene al cuore” di chi ha preparato i pasti e di chi li riceverà.Il contesto in cui sono state svolte le attività dei dipendenti Menarini ha rappresentato metaforicamente quello di una azienda complessa, dove pianificare con attenzione, produrre con elevati standard qualitativi e distribuire in modo capillare sono attività in cui è strategico ed essenziale lavorare tutti insieme e comunicare efficacemente tra colleghi. Tutti per uno, uno per tutti.

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