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Posts Tagged ‘africa’

Africa: alla scoperta di un continente

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2016

africa7Lunedì 5 Settembre 2016, ore 9:00 / 23 Settembre 2016 Biblioteca di area di Studi politici Via Gabriello Chiabrera, 199 – Roma, Italy
Fino al 23 settembre la Biblioteca di area di studi politici Pietro Grilli di Cortona allestisce il suo quinto percorso bibliografico per offrire agli studenti un saggio del ricco patrimonio librario dedicato all’Africa. Nel corso di un ventennio mirate acquisizioni, i doni del prof. Luigi Goglia e l’arrivo della Biblioteca del Centro di Studi internazionali e (CeSPI) hanno creato una solida ossatura bibliografica, alla quale si è aggiunta, in anni recenti, la donazione della piccola ma pregiata collezione del funzionario coloniale Agostino Chiofalo, raccolta di testi pubblicati nella prima metà del ventesimo secolo sul continente africano con particolare riguardo alle colonie italiane. Il percorso è stato realizzato da Sonnya Megnekou, volontaria del Servizio Civile Nazionale.

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International conference on human trafficking within and from Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

vaticanoCaritas is committed to fighting against the sale and trafficking of men, women and children into slavery as beggars, prostitutes and forced labourers.Sixty million people were either refugees or forcibly displaced in 2015. In Africa thousands of adults and children are being forced to flee conflict, poverty and persecution and are particularly susceptible to traffickers.
Driven by a desperate need to survive and desire to build a better life, they are particularly vulnerable to both sexual and labour exploitation.Caritas is part of the COATNET network —Christian Organisations Against Trafficking in Human Beings—which works across borders to raise awareness about trafficking and to assist victims. COATNET fights the root causes of trafficking, such as poverty and lack of opportunity, while pressing for laws to protect victims, punish perpetrators and secure decent working conditions.
Caritas Internationalis (within the framework of its network against trafficking COATNET) and the Pontifical Council of Pastoral Care for Migrants and Itinerant People, are co-organising an international conference, hosted by Caritas Nigeria. from September 5 -7 in Abuja, Nigeria to raise awareness, give hope and combat human trafficking in Africa. AGENDA.The conference will provide an opportunity to promote dialogue and cooperation between key stakeholders such as Faith-Based Organisations International and regional organisations, law enforcement and other NGOs , share practices on cooperation and challenges and identify common strategies for prevention regarding:
– The trafficking of children;
– Labour exploitation and sexual exploitation
– Trafficking in the maritime industry
– Trafficking in emergency situations
Cardinal Luis Antonio Tagle, the president of Caritas, , Mons. Robinson Wijesinghe, Director of Office, the Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People from PCMI, and high level representatives of the Catholic Church in Nigeria will join representatives from the Nigerian Government and the African Union, the Former Special Rapporteur on Trafficking in Humans (OHCHR), the Sultan of Sokoto, the first Independent Anti-Slavery Commissioner of UK, the Pontifical Academy of Social Sciences, representatives of international organizations and others to highlight this urgent problem.Caritas is currently working on trafficking projects in Nigeria, Kenya, Ivory Coast, Uganda, Ghana, Zimbabwe and Mali with plans for another project in Senegal. The conference intends to create stronger links between concerned parties, promote joint actions and share best practices of combating trafficking and slavery while offering assistance and giving hope to victims, as well as advocating for the implementation of anti-trafficking conventions and legislations in order to speak out with one voice against human trafficking in Africa.

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Migrazione: Sì a cooperazione con Africa, timori su accordi “modello Turchia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

mogheriniNel corso del dibattito con il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e con l’Alto Rappresentante Federica Mogherini, in cui è stata presentata la proposta per un nuovo “quadro di partenariato con i Paesi terzi”, la maggioranza dei deputati ha accolto con favore il rafforzamento della cooperazione con questi Paesi, mentre molti hanno criticato l’eventualità di replicare l’accordo raggiunto con la Turchia con altri paesi. La Commissione vuole stabilire un “compact su misura” con alcuni Paesi selezionati – Giordania e Libano nella prima fase, successivamente Niger, Nigeria, Senegal, Mali, Etiopia e infine Tunisia e Libia – per migliorare il controllo delle frontiere, aumentare i rientri e migliorare la vita e le condizioni di migranti e rifugiati. I partenariati strategici dovrebbero premiare i paesi disposti a collaborare con l’UE e penalizzare quelli che rifiutano tale collaborazione.

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1 milione di bambini a rischio in Africa orientale e meridionale per malnutrizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2016

africa

Secondo l’UNICEF, circa 1 milione di bambini ha bisogno di cure per malnutrizione acuta grave in Africa Orientale e Meridionale. Due anni di piogge irregolari e siccità si aggiungono agli effetti provocati da El Niño, uno dei più forti eventi metereologici degli ultimi 50 anni, che sta avendo grave impatto sulla vita dei bambini più vulnerabili. Nella regione milioni di bambini sono a rischio per fame, scarsità d’acqua e malattie. La situazione è aggravata dall’aumento del prezzo del cibo, che costringe le famiglie a saltare i pasti e a vendere i propri beni.Lesotho, Zimbawbe e la maggior parte delle provincie del Sudafrica hanno dichiarato lo stato di calamità a causa della sempre più grave mancanza di risorse. In Etiopia, il numero di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare probabilmente aumenterà da oltre 10 a 18 milioni entro la fine del 2016.Per quanto concerne l’impatto di El Niño sui bambini nella regione, l’UNICEF sottolinea che:
– In Etiopia, a causa della scarsità delle piogge nelle ultime 2 stagioni, circa 6 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza alimentare, con tassi sempre più elevati di abbandono scolastico perché i bambini sono costretti a percorrere lunghe distanze in cerca di acqua.
– In Somalia, più di due terzi di tutti coloro che hanno urgente bisogno di assistenza sono popolazioni sfollate.
– In Kenia, piogge consistenti e inondazioni causate da El Niño hanno aggravato la situazione nelle aree colpite dal colera;
– In Lesotho, un quarto della popolazione è stata colpita dagli effetti di El Niño, che influiscono sulle già gravi condizioni di un paese in cui il 34% dei bambini sono orfani, il 57% delle persone vivono sotto il livello di povertà e circa un adulto su quatto è affetto da HIV/AIDS.
– In Zimbawbe, circa 2,8 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare. La siccità ha ridotto la capacità dei pozzi d’acqua aumentando il rischio di malattie legate all’acqua, soprattutto diarrea e colera.
– Il Malawi sta affrontando la peggior crisi alimentare degli ultimi nove anni, con 2,8 milioni di persone (oltre il 15% della popolazione) a rischio di fame; il numero di casi di malnutrizione acuta grave è aumentato del 100% in due soli mesi, da dicembre 2015 a gennaio 2016.
– In Angola, circa 1,4 milioni di persone sono state colpite dalle difficili condizioni metereologiche e 800.000 persone vivono in situazioni di insicurezza alimentare, principalmente nelle provincie semi aride meridionali.“Il fenomeno meteorologico El Niño si esaurirà, ma il prezzo più alto lo pagheranno negli anni a venire i bambini – molti dei quali già vivono alla giornata –,” ha dichiarato Leila Gharagozloo – Pakkala, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Orientale e Meridionale. “I Governi stanno rispondendo con le risorse disponibili, ma questa è una situazione senza precedenti. La sopravvivenza dei bambini dipende dalle azioni attuate oggi.”
Secondo l’OCHA, se nella seconda metà di quest’anno le condizioni agricole miglioreranno, le comunità colpite impiegheranno circa due anni per riprendersi dalla siccità aggravata dagli effetti di El Niño.
Gli appelli umanitari dell’UNICEF per i paesi dell’Africa meridionale colpiti dal El Niño sono stati finanziati per meno del 15%. Le richieste di fondi dell’UNICEF per i paesi colpiti sono così divisi: Angola: 26 milioni di dollari; Etiopia: 87 milioni di dollari; Lesotho: 3 milioni di dollari; Malawi: 11 milioni di dollari; Somalia: 15 milioni di dollari; Swaziland: 1 milione di dollari e Zimbawbe: 12 milioni di dollari

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Siccità e carestia: morire di fame nel 2016 in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2016

Gold_AfricaMentre le siccità sono periodici fenomeni naturali, nel mondo attuale le carestie sono esclusivamente causate dall’uomo. Quando tra il 1983 e il 1985 più di 400.000 persone morirono di fame nel nord dell’Etiopia – incidentalmente portando per la prima volta il mondo occidentale a cantare “we are the world” e ad esprimere uno straordinario livello di solidarietà – gli alti tassi di mortalità erano dovuti soprattutto alle politiche governative e all’utilizzo del cibo come arma politica e di guerra. Quando nel 1992, 300.000 somali perirono in condizioni terribili, fu perché oltre al clima particolarmente arido nel paese impazzava una guerra tra clan, e i grandi numeri di sfollati spesso non potevano essere raggiunti.In questo inizio del 2016 gli esperti di tutto in mondo prevedono che il fenomeno climatico che chiamiamo El Nino – che ha provocato lunghi periodi senza precipitazioni anche in Italia, causando tassi di inquinamento atmosferico altissimi in tante città – metterà a rischio di fame milioni di persone nel continente africano. La lista dei paesi a rischio è impressionante: Malawi, Zimbabwe, Etiopia, Sud Sudan, Somalia, Sudan hanno i più grandi numeri di bocche da sfamare, ma l‘agricoltura è in ginocchio anche in Nigeria, in Ciad, nella Repubblica Centroafricana e addirittura nel ricco Sud Africa, ma la lista prosegue ancora con Kenya, Uganda, Congo e Gabon. Anche Amref ha lanciato un appello per l’Etiopia. Secondo il World Food Programme, nell’Etiopia centrale e orientale fino a 15 milioni di persone “nel 2016 si troveranno ad affrontare una grave e forte insicurezza alimentare”.

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Convegno sull’Africa presso il Ministero degli Affari Esteri

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

farnesinaRoma martedì 12 gennaio, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 Presso la Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale – Palazzo della Farnesina. Il Centro Studi e Ricerche IDOS inizia il nuovo anno collaborando per la realizzazione di un importante evento imperniato sul tema “Migrazioni e relazioni internazionali. L’Agenda Italia-Africa”, realizzato dal Centro Piemontese di Studi Africani con la partecipazione di varie organizzazioni e il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per il quale interverrà anche il Ministro Paolo Gentiloni mentre per il Marocco interverrà il Ministro delle migrazioni e delle diaspore Anis Birrou.
Relatori della 1.a sessione: Pietro Marcenaro, Ferruccio Pastore, Gianni Bonvicini e Luigi Manconi nella prima sessione, moderatore Alberto Negri de “Il Sole 24 Ore.
Relatori della 2.a sessione: Massimo Livi Bacci, Lia Quartapelle, Mario Deaglio, Piero Fassino. Moderatore Ugo Melchionda, presidente di IDOS.

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Africa will have one billion mobile broadband subscriptions by 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2015

africaLondon. The number of mobile broadband connections in Africa will reach one billion in 2020, up from 147 million at the end of 2014, according to new forecasts by Ovum (see Figure). The rapid growth of mobile broadband in Africa over the next few years will be driven by factors such as the ongoing rollout of 3G W-CDMA and 4G LTE networks on the continent and the increasing affordability of smartphones and other data devices. As a result, mobile broadband will account for an increasingly substantial share of the overall mobile market in Africa. Mobile broadband accounted for just 17% of the 884 million total mobile subscriptions in Africa at end-2014, but mobile broadband is forecasted to account for 76% of the total of 1.32 billion mobile subscriptions in Africa at end-2020. The number of total mobile subscriptions in Africa is expected to cross the one billion mark during 2016.Africa’s fixed-broadband market is also set to grow strongly, albeit from a low base, as operators on the continent step up their deployments of wireless and fiber networks for home and business broadband. The number of FTTH/B subscriptions in Africa will rise from about 166,000 at end-2014 to 1.2 million at end-2020, forecasts Ovum.“Although the pace of growth in overall connection numbers in Africa has slowed and the regional industry is facing some headwinds from rising competition and weaker economic conditions, there are substantial growth opportunities on the continent in data connectivity as well as in digital services that are based on those data connections,” said Matthew Reed, Practice Leader for Middle East & Africa at Ovum.As African operators look to develop digital services, the Digital Media Opportunity Index: Sub-Saharan Africa, a new research tool published by Ovum, reveals that South Africa has the most favourable market among the 20 countries surveyed for digital media content such as apps, digital music, digital publishing, OTT video, and video gaming. South Africa ranks highest on the Index with a score of 4.35 out of 5. South Africa is followed in the digital media opportunity rankings by Angola, Kenya, Nigeria, and Ghana.“The South African market is among the most advanced on the continent, so it is to be expected that it leads in potential for digital media services. Nevertheless, the Index shows that there are digital media opportunities across the continent,” commented Reed.

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Work together to fight online radicalisation and extremism, MEPs urge EU states

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2015

TerroristaIllegal content that spreads violent extremism via the internet should be deleted promptly, but in line with fundamental rights and freedom of expression, say Civil Liberties Committee MEPs in a non-binding resolution voted on Monday. They also recommend ways to discourage recruitment of EU citizens as “foreign fighters” and call on EU member states to step up judicial cooperation to this end.In the non-binding report by Rachida Dati (EPP, FR), MEPs give their recommendations for a joint, comprehensive EU strategy to prevent radicalisation and recruitment of EU citizens by terrorist organisations. This strategy should involve foreign policy, social policy, education policy, law enforcement and justice, with an emphasis on preventive rather than reactive measures and on respect for fundamental rights, they say.An estimated 5,000 European citizens have joined terrorist organisations and other military formations, particularly ISIS, Jahbat al-Nusra and others in the Middle East and North Africa. MEPs stress the need for a common definition “of foreign fighters” to permit criminal proceedings against them. They call on EU member states to share good practices with regard to exit and return checks and freezing citizens’ financial assets in order to prevent them from taking part in terrorist activities in conflict areas in third countries.
They also stress that EU member states should be able to confiscate a passport, at the request of the competent judicial authority, in order to prevent the holder from joining a terrorist organisation. If possible, the EU should also establish close cooperation with third countries in order to identify persons leaving the EU to fight for terrorist organisations or returning thereafter.But these measures must be accompanied by a proactive de-radicalisation and inclusion policies, say MEPs. The committee considers it vital to set up support systems where family members and friends can get help quickly in the event of behavioural changes suggesting that a citizen is being radicalised by terrorists or may be about to leave to join them. Member states should consider the possibility of establishing “hotlines” to this end, they say.MEPs stress the need to step up exchange of information among member states’ law enforcement bodies and EU agencies such as Europol (police cooperation), Eurojust (judicial cooperation) and Cepol (police training) as well as making better use of tools such as the Schengen Information System. Better reporting at European level on the criminal records of terrorist suspects would speed up their detection and make it easier to monitor them, either when they leave or enter the EU, MEPs note.They call on the EU to work on the set-up of judicial and law-enforcement cooperation agreements with third countries in order to facilitate the collection of evidence in these countries in full compliance with international human rights law.
The internet and social networks are “significant platforms” in fuelling radicalisation and fundamentalism, as they facilitate the rapid, large-scale global distribution of hate messages and praise for terrorism, MEPs say.They point out that internet companies and service providers have a legal responsibility to cooperate with member states’ authorities by deleting any illegal content that spreads violent extremism. This should be done promptly, but in line with the rule of law and fundamental rights, including the freedom of expression, they add.Member states should consider taking legal action, including criminal prosecution, against internet companies that refuse to comply with a request to delete illegal content. If a company refuses to cooperate and thus allows illegal content to circulate, this should be considered as an act of complicity equivalent to criminal intent, says the committee.
MEPs advocate introducing measures to make it easy for all internet users to flag illegal content circulating on the internet and social media networks. All member states should set up special units tasked with flagging such illegal content, they add. Finally, the internet industry and service providers should cooperate with member states’ authorities and civil society to promote powerful and attractive narratives to counter hate speech and radicalisation online, MEPs say.

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Africa: Migranti e violenze

Posted by fidest press agency su sabato, 14 febbraio 2015

fuga migranti1Le violenze che hanno colpito il nord est della Nigeria si stanno ora espandendo in Niger, Camerun e Ciad. Per questa ragione l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede urgentemente che sia garantito l’accesso umanitario ai rifugiati e agli sfollati presenti in questi paesi per fornire urgentemente assistenza umanitaria.In Niger, i combattimenti tra le forze armate nazionali nigerine e gli insorti provenienti dalla Nigeria sono cominciati la scorsa settimana nella città di Bosso, nei pressi del lago Ciad, nella regione meridionale di Diffa. A questi hanno fatto seguito una serie di attentati contro la popolazione civile, anche con kamikaze, nella città di Diffa. La paura e il panico si stanno diffondendo rapidamente e gran parte della popolazione di Diffa si sta spostando più a ovest, verso la città di Zinder. Al momento l’UNHCR non ha dati che confermino il numero di sfollati ma teme che si tratti di un esodo su vasta scala: prima degli attacchi,Diffa aveva una popolazione di 50.000 persone, mentre oggi la città si è praticamente svuotata.In migliaia sono fuggiti in altre città e villaggi della regione. La maggior parte degli sfollati sono ospitati nelle comunità locali, ma ci sono gravi carenze di cibo e acqua potabile. Questa situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i negozi rimangono chiusi e che le organizzazioni umanitarie sono state costrette a ridurre in modo significativo le loro attività nella regione di Diffa a causa delle precarie condizioni di sicurezza. Al momento non ci sono più attori umanitari a Bosso.Complessivamente, più di 100.000 persone, sia rifugiati nigeriani che rimpatriati nigerini, sono fuggite dalla Nigeria nord-orientale in Niger, da quando nel maggio del 2013 è stato dichiarato lo stato di emergenza negli Stati di Adamawa, Borno e Yobe. Inizialmente i rifugiati e i rimpatriati hanno vissuto nelle comunità d’accoglienza, ma l’aumento del loro numero ha reso necessario l’allestimento due campi, Sayam Forage e Kablewa, situati in zone più sicure, distanti dal confine con la Nigeria. Oltre a garantire migliori condizioni di sicurezza, i campi, che sono stati aperti a gennaio, facilitano anche la fornitura di assistenza umanitaria.Quando le recenti violenze hanno raggiunto la regione di Diffa, circa 700 rifugiati erano già stati trasferiti nel campo di Sayam Forage. L’UNCHR e altre agenzie stanno ancora fornendo assistenza a queste persone, ma a causa dei recenti attacchi, l’Agenzia non è stata in grado di raggiungere con il proprio intervento, gli sfollati al di fuori dei campi, sia nelle zone di frontiera che nelle città di Bosso o Diffa. L’UNHCR esprime grave preoccupazione per la situazione umanitaria, dal momento che diverse migliaia di persone sono attualmente senza alcuna assistenza. L’Agenzia sta lavorando con le autorità per dispiegare in modo sicuro e nel più breve tempo possibile gli operatori umanitari e si sta preparando per condurre un rapido monitoraggio e valutazione dei bisogni e degli interventi necessari.La situazione in Camerun è altrettanto preoccupante e giungono notizie di uccisioni, rapimenti e violenze brutali nella regione di Far North vicino al confine con la Nigeria. Tra gli esempi più recenti di quanto accaduto, vi sono un assalto avvenuto la scorsa settimana nella città di confine di Fotokol e l’uccisione e il rapimento di diversi passeggeri su un autobus locale il fine settimana scorso. Le condizioni di insicurezza stanno rendendo sempre più difficile l’accesso per i team dell’UNHCR alle zone di confine dalle quali arrivano i rifugiati e vengono trasferiti presso il campo di Minawao, a circa 120 chilometri di distanza. Dall’inizio dell’anno, oltre 9.000 rifugiati nigeriani sono fuggiti in Camerun e sono stati trasferiti nel campo dove stanno ricevendo assistenza di emergenza, compreso cibo, cure mediche, alloggi temporanei e articoli di prima necessità per la casa, tra cui stuoie, coperte, utensili da cucina e sapone. Fino ad oggi, l’UNHCR ha registrato oltre 40.000 rifugiati nigeriani nella regione di Far North e 32.000 di essi sono stati trasferiti a Minawao.Le violenze nella regione di Far North stanno colpendo anche decine di migliaia di residenti locali. Dal momento che molte persone si sono mosse con i parenti e le famiglie ospitanti è difficile accertare La portata dell’esodo in corso. L’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con il governo del Camerun e con i partner umanitari per determinare la dimension del fenomeno e valutare la situazione sul campo, identificando e localizzando gli sfollati ed elaborando un piano di risposta umanitaria.In Ciad, erano circa 3.000 i rifugiati nigeriani registrati alla fine 2014. Da allora, altre 15.000 persone sono fuggite nel paese a causa degli attacchi alle postazioni militari e alla popolazione civile all’interno e intorno alla città nigeriana di Bagakawa, nel nord-est del paese. Il primo ministro del Ciad, considerando il difficile contesto socio-economico del paese, ha chiesto alla comunità umanitaria di supportare il paese nella gestione ed accogliernza del flusso di rifugiati nigeriani. Data l’importanza e la vicinanza del Ciad alla città di Bagakawa e la crescente preoccupazione per le condizioni di sicurezza del corridoio principale per le importazioni del Ciad attraverso il territorio camerunense, il Parlamento ciadiano ha autorizzato il dispiegamento di un contingente armato in Camerun; secondo quanto è noto, anche in Nigeria sarebbero presenti forze armate del Ciad. Ciad, Camerun e Niger hanno impegnato le loro forze armate per fronteggiare i combattenti, anche nel quadro del “Communauté du Bassin du Lac Tchad “, un organismo regionale che comprende anche il Benin.I rifugiati e i rimpatriati sono stati accolti in diversi siti nella zona del lago. Tuttavia le condizioni di sicurezza rappresentano una preoccupazione importante per le agenzie umanitarie ed i rifugiati stessi. Si stima che molti di loro si stiano spostando in Niger, piuttosto che trasferirsi in un-area appena individuato per i rifugiati a Dar-es-Salaam (che ha la capacità di accogliere almeno 12.000 persone ma che attualmente ne ospita solo 3.000). Molti rifugiati sono ancora irraggiungibili nelle varie isole. Questa mattina, l’UNHCR ha ricevuto informazioni su un nuovo e letale attacco a Ngouboua, un villaggio nella zona del Lago Ciad, dove molti hanno trovato accoglienza. L’Agenzia sta cercando di raccogliere ulteriori dettagli.In Ciad, l’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con il CNARR, le agenzie delle Nazioni Unite e altri partner per fornire assistenza, protezione, generi alimentari, protezione ai minori, servizi igienico-sanitari e alloggi. La fornitura di ulteriori servizi, quali istruzione e mezzi di sussistenza verr’ ampliata una volta che i rifugiati si saranno insediati.Complessivamente, le violenze nel nord-est della Nigeria hanno costretto più di 157.000 persone a fuggire in Niger (100.000), Camerun (40.000) e Ciad (17.000). Il National Emergency Management Agency stima che quasi un milione di altre persone siano sfollate all’interno della Nigeria.

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SACE: Risultati preliminari 2014: garantiti €10,7mld (+27%) per export italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 14 febbraio 2015

Gold_AfricaNel 2014 SACE ha assicurato operazioni di export e investimenti destinati a progetti di sviluppo internazionale per 10,7 miliardi di euro, in crescita del 27% rispetto al 2013. I volumi assicurati hanno riguardato pressoché tutti i settori più rappresentativi del Made in Italy; particolare dinamismo è stato registrato in mercati emergenti come l’America Latina e l’Africa Sub-Sahariana.
Con questo esercizio si chiudono i primi dieci anni di SACE dalla trasformazione da ente pubblico economico in società per azioni (avvenuta il 31 dicembre 2004), in cui è stato consolidato il nuovo modello di business attraverso un supporto tangibile all’export e all’internazionalizzazione delle imprese italiane, nel rispetto di principi di sostenibilità economico-finanziaria.
Dal 2004 ad oggi il gruppo SACE ha:
– incrementato il portafoglio di operazioni assicurate da 14 miliardi di euro a oltre 70 miliardi di euro
– servito oltre 25.000 aziende, in prevalenza PMI
– esteso la copertura dei rischi a 189 paesi
– distribuito agli azionisti 8,1 miliardi di euro tra dividendi ordinari e straordinari e restituzione di capitale (oltre 800 milioni di euro medio annuo)
– ampliato, in linea con le best practice di mercato, il perimetro operativo, un tempo focalizzato unicamente sul credito all’esportazione, attraverso l’introduzione di prodotti a sostegno del processo di internazionalizzazione e la costituzione di società-prodotto attive nell’assicurazione del credito, cauzioni, rischi della costruzione, factoring e trade finance
– generato 130 miliardi di euro di valore aggiunto per il Sistema Paese, pari allo 0,8% del PIL.
A fine 2014 SACE ha avviato la propria operatività nel mercato dei capitali attraverso il Fondo Sviluppo Export, veicolo destinato alla sottoscrizione di obbligazioni emesse da piccole e medie imprese per finanziare progetti di sviluppo internazionale. (Valeria Meuti)

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Africa e nucleare: Quali le prospettive future?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 settembre 2014

mama africa di nadia ceriani“Sebbene sia innegabile la necessità di costruire una ulteriore capacità di generazione di carico di base per affrontare i problemi di sicurezza energetica del paese, – scrive Tom Harris di Frost & Sullivan, – non si può fare a meno di sollevare la questione: perché si continua a porre un’attenzione così forte sul nucleare, nonostante molti analisti del settore energia abbiano una visione discordante? Il recente aggiornamento dell’Integrated Resource Plan (IRP) afferma che, per un costo capitale overnight superiore a 6.500 dollari per kilowatt (kW), non sarà creata alcuna nuova capacità nucleare; la capacità, invece, sarà prodotta grazie a energia solare concentrata (CSP), turbine eoliche e turbine a gas a ciclo combinato (CCGT). Ciò è fondamentale, poiché i contratti nucleari più recenti in Europa suggeriscono che la realizzazione di uno scenario di costi così favorevole sarà improbabile, con un costo di capitale superiore a 7.000 dollari per kW. Per quanto riguarda i tempi di implementazione, ci sono ancora poche prove per sostenere la validità della capacità di generazione nucleare. Il nucleare ha tempi di costruzione estremamente lunghi e la costruzione è spesso soggetta a lunghi ritardi. Si sono verificati ritardi pluriennali anche nei paesi sviluppati con forti capacità gestionali, come ad esempio in Francia. Alla luce dei costosi ritardi riscontrati nell’implementazione di Medupi e Kusile, il Sud Africa può davvero permettersi di contare sul fatto che un programma nucleare non andrà incontro a problemi simili a quelli affrontati dalle recenti costruzioni nucleari in Europa? Il rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale (World Nuclear Industry Status Report) afferma che “le agenzie di rating considerano rischiosi gli investimenti nel nucleare” e riferisce che il 67% delle utilities nucleari valutate tra il 2008 e il 2013 sono state declassate. Pertanto, non si può fare a meno di chiedersi se sia Eskom che il Sud Africa subiranno ulteriori declassamenti del credito, o se sarà implementato un programma di aumento della capacità nucleare guidato da Eskom. Tali declassamenti aumenterebbero ulteriormente i costi di servizio del debito di Eskom e scoraggerebbero gli investimenti nell’economia del Sud Africa già in difficoltà, avendo già sofferto un primo trimestre di contrazione nel 2014. Non esistono altre tecnologie meno rischiose e dai costi competitivi che possono essere messe in produzione in un tempo nettamente inferiore rispetto al nucleare – principalmente, energie rinnovabili e gas? Già oggi, la capacità di stoccaggio dell’energia solare concentrata (CSP) neutralizza in qualche modo l’argomento secondo cui le energie rinnovabili non sono in grado di garantire il carico di base. Anche le tecnologie solari potrebbero essere combinate con altre fonti rinnovabili, come eolico, biogas e piccolo idroelettrico, per creare diversi portafogli di soluzioni rinnovabili che potrebbero contribuire al raggiungimento dei requisiti relativi al carico di base. Se da una parte tali fonti rinnovabili offrono soluzioni energetiche ‘pulite’ attraenti, non si può ignorare il potenziale termico di gas e carbone. Con l’espansione della fornitura di gas naturale, l’economia globale ha assistito a un calo dei prezzi del gas e ad un aumento della convenienza dell’energia termica prodotta da gas. La possibilità del Sud Africa di accedere al potenziale di questa energia richiederà infrastrutture facilitanti; di conseguenza, il Sud Africa ha atteso avidamente il rilascio del piano Gas Utilisation Master Plan (GUMP) del Dipartimento dell’Energia, che determinerà l’evoluzione del settore. Questo sarà di vitale importanza per la pianificazione della capacità energetica, poiché il potenziale di “Big Gas” potrebbe ridurre la necessità di appoggiarsi al nucleare. Finché nel paese sarà disponibile una grande quantità di carbone a buon mercato, anche le centrali elettriche a carbone potrebbero rappresentare una soluzione più economica e più praticabile rispetto al nucleare per affrontare il fabbisogno di base. Tuttavia, gli esecutori del progetto dovranno imparare dagli errori costosi di Medupi e Kusile, e l’opzione migliore potrebbe essere quella di prendere in considerazione una strategia build-operate-transfer (BOT) per tali progetti futuri, piuttosto che permettere che sia nuovamente Eskom a facilitare la costruzione. Il Dipartimento dell’Energia ha mostrato un atteggiamento proattivo allineandosi con la tendenza globale verso la privatizzazione del settore energetico, attraverso l’implementazione di numerosi programmi per l’approvvigionamento di energia da produttori indipendenti (Independent Power Producer Procurement Programme). Tuttavia, il rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale indica che, in un mercato dell’elettricità veramente competitivo, le centrali nucleari si troveranno a dover lottare per sopravvivere, ed evidenzia che: “tutti gli impianti nucleari la cui costruzione sia iniziata nell’ultimo decennio sono in sistemi di monopolio, solitamente di proprietà dello stato, o protetti da un patto per l’acquisto di energia a lungo termine”. Pertanto, è probabile che un programma sudafricano di costruzione nucleare dovrebbe essere un progetto sostenuto dal settore pubblico, che potrebbe rallentare la transizione verso un settore energetico competitivo e privatizzato. L’aggiornamento più recente dell’IRP sostiene saggiamente che “l’impegno ad effettuare investimenti su larga scala e a lungo raggio dovrebbe essere evitato” al fine di garantire “decisioni meno suscettibili di rammarico”. Indipendentemente dalla propria posizione sul tema dell’energia nucleare, l’apparente divario tra le recenti dichiarazioni del governo e l’IRP porta a chiedersi: che cosa sta realmente accadendo in Sud Africa relativamente allo sviluppo della politica energetica, e in che modo vengono effettivamente prese le decisioni importanti che riguardano l’evoluzione del panorama energetico? Se il governo ha veramente deciso che la capacità prodotta grazie al nucleare è la migliore alternativa per rispondere alla domanda di base di energia elettrica in Sud Africa, i decisori politici farebbero bene ad assicurarsi di poter comunicare chiaramente i fattori che hanno portato a questa conclusione. Ciò dovrebbe comprendere l’identificazione dei parametri chiave e delle variabili considerate – evidenziando le prestazioni del nucleare rispetto a gas, carbone e alternative rinnovabili, insieme alle supposizioni fatte relativamente a tali confronti. Sebbene diversi operatori del settore abbiano ancora opinioni contrastanti, questa trasparenza contribuirebbe notevolmente a migliorare il parere degli investitori. Incoraggerebbe il settore, mostrando che il governo sta seguendo un processo di definizione delle policy più coerente, logico e considerato – piuttosto che guidato da capricci, mode e fantasie di particolari individui”, conclude Frost & Sullivan.

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The anti-trafficking network COATNET will meet in Madrid next week to discuss trafficking for labour exploitation and domestic servitude

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2014

caritasCOATNET comprises 37 Christian organisations – many of which are Caritas member organisations – and works on advocacy, awareness raising and international cooperation to help people who are trafficked and promote legal instruments to counteract and prevent trafficking.Najla Chahda, director of the Caritas Lebanon Migrant Centre, says, “Forced labour and trafficking are very closely linked and have at their roots social injustice. People working dirty, dangerous and demanding jobs belong to the most vulnerable segments of the population and are often migrants. It is essential to address labour exploitation as a whole while fighting against trafficking.”
The International Labour Organization (ILO) says almost 21 million people globally are victims of forced labour. The sectors where they’re most at risk are domestic work, agriculture, construction, manufacturing and entertainment.
Speaking to ambassadors at the Vatican in 2013, Pope Francis said, “Human trafficking is a crime against humanity. We must join forces to free the victims and stop this increasingly aggressive crime which threatens, in addition to individuals, the founding values of society as well as international security and justice, and the economy, family structure and social life itself.”Caritas Internationalis facilitates and supports the work of COATNET. The Madrid meeting will discuss issues such as the legal accompaniment of trafficking cases for domestic servitude, instruments to combat labour exploitation and advocating for the ratification of the domestic workers’ convention from a migrant’s perspective.The network has members in Europe, Asia, Middle East, North America and Africa and runs the website (www.coatnet.org) with the list of hotlines and contact information of its members.

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CEC says Mandela’s reconciliation example can inspire European churches

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2013

English: Woman And Child, Lothian Road Sculptu...

English: Woman And Child, Lothian Road Sculpture of Woman And Child by Anne Davidson from 1986. The statue celebrated Edinburgh’s stand against the apartheid system in South Africa at the time of the imprisonment of Nelson Mandela and fighting in Soweto township. (Photo credit: Wikipedia)

The Conference of European Churches expresses sincere condolences to the family of Nelson Mandela and the people of South Africa after the death of the Nobel Peace Prize Laureate on December 5 at his home in Johannesburg at the age of 95.”Nelson Mandela inspired all people with his selfless generosity, humanity, sacrifice, leadership and wisdom,” said Rev. Dr Guy Liagre, CEC General Secretary in a statement.European churches which supported South Africa’s oppressed minority during the sad days of apartheid were overjoyed when Nelson Mandela was released from prison on 11 February 1990 in the first step of reconciliation and justice in his country.When he was South Africa’s president, Mandela addressed the 8th Assembly of the World Council of Churches in Harare, Zimbabwe in 1998. There he praised churches’ efforts against apartheid in South Africa, as well as missionaries for bringing high standards of education to Africa from which Mandela said he benefitted as a child.Mandela had said, “You have to have been in an apartheid prison in South Africa to appreciate the further importance of the Church.””European churches thank God that that their efforts against the apartheid regime played some part in ending its vile racism. More importantly they are grateful for his inspiration and example in reconciliation and the healing of divisions that can be applied in present day Europe,” said Liagre.The Conference of European Churches (CEC) is a communion of 115 Orthodox, Protestant, Anglican and Old Catholic Churches from all European countries, and 40 organisations in partnership. It was founded in 1959 and the CEC has offices in Geneva, Brussels and Strasbourg.“We’re at the mercy of God, please pray for us.”Caritas staff in the Central African Republic are reporting the capital Bangui and many parts of the country are gripped by chaos and terror as fighting continues between forces loyal to the ex-president and the fighters who overthrew him.“The whole country is terrorised,” said Fr. Anicet Assingambi of St Charles de Lwanga parish in the north of Bangui. Tens of thousands of people are seeking shelter in Bangui’s church buildings and church compounds throughout the country.
“There are five thousand people hiding in our parish buildings. A woman told me she’d seen her brother gunned down. All men are shot at if they go outside. There is a young man dead on the street outside, but it’s too dangerous to go outside to remove his body,” said Fr. Anicet Assingambi.It’s impossible at the moment for Caritas staff to reach those in need with food and other aid.”We have nothing to give them ,” said Fr. Anicet Assingambi. “Their homes have been looted. They’re mourning their dead. When they arrived in the church, the children were crying. We sang hymns and said prayers and that has helped calm people down. We have never seen anything as bad as this before.

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Immigrati:Europa assente

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2013

Lampedusa

Lampedusa (Photo credit: lucasiragusa)

“Dopo l’ennesima spaventosa tragedia di Lampedusa nessuno può più rimanere indifferente: il governo deve farsi promotore di una risposta europea, forte e immediata, al problema dell’immigrazione che colpisce le nostre coste. Dobbiamo essere vicini con i fatti al sindaco e a tutta la cittadinanza di Lampedusa, che fanno dell’accoglienza e della solidarietà un impegno di vita”. Lo dichiara il ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Gianpiero D’Alia.

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Magical Kenia

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2013

English: Beautiful City of Nairobi

English: Beautiful City of Nairobi (Photo credit: Wikipedia)

ll segretario di gabinetto, sig.ra Phyllis Kandie, per gli affari, il commercio e il turismo dell’east african community c’invia il seguente comunicato: A seguito dello spiacevole attacco al centro commerciale Westgate a Nairobi, di sabato 21 settembre, che ha causato la perdita di vite umane e feriti, desidero aggiornarvi come segue;Il settore del turismo si unisce ai keniani nel porgere un sentito cordoglio ai famigliari dei defunti, keniani e stranieri, che hanno perso la vita durante gli spiacevoli attacchi al West gate.L’attacco è stato uno spregevole atto di codardia volto a infondere la paura tra i keniani e i nostri visitatori, ma agli assalitori non deve essere permesso di averla vinta.
Perciò, con la presente, affermiamo che le attività quotidiane stanno procedendo in tutta la nazione nonostante questa grave e pesante sfida.
TuristiDesideriamo rassicurare i turisti che il Kenya è tranquillo e le nostre agenzie di sicurezza stanno facendo tutto il possibile per assicurare la sicurezza di ognuno. I visitatori sono pertanto liberi di visitare tutte le nostre località turistiche, in tutta la nazione, dato che le attività procedono normalmente.

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