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Ue: Italia assente in fondamentale partita per agenda europea

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

“Il Consiglio europeo del 28-29 giugno deciderà le cosiddette raccomandazioni specifiche agli stati che riguardano le riforme che l’Unione europea chiede ai Paesi membri.Questa delibera nel Consiglio europeo dei capi di stato e di governo si fonda sulle proposte della Commissione e che tengono conto dell’esame di tutti i piani nazionali delle riforme (Pnr) che ciascun paese deve inviare a Bruxelles insieme al Def entro il prossimo 10 aprile.
Queste raccomandazioni che saranno approvate a fine giugno dal Consiglio europeo, condizioneranno sia la politica economica, sia la più generale attività di tutti i governi dei paesi dell’Unione.
Ad esempio, già da qualche anno si chiede all’Italia di agire sul mercato del lavoro per ridurne concretamente le inefficienze, di riformare il sistema fiscale, di ridurre il carico delle procedure amministrative, di rendere più spediti i procedimenti giudiziari, di migliorare il sistema della pubblica istruzione, di contenere il deficit annuale e di ridurre lo stock del debito.Come sta andando il nostro Paese verso questo fondamentale appuntamento di fine giugno in Europa? Purtroppo, complice anche il periodo elettorale, a mani nude. Vediamo perché.In primo luogo, bisogna considerare che i contatti preliminari fra gli Stati e le istituzioni europee sono già in corso e in fase estremamente avanzata, ed è quindi fondamentale che il Governo Gentiloni sia intelligentemente attivo e ne dia immediata, costante informazione al Parlamento e alle forze politiche, cosa che fino ad ora non è avvenuta.In secondo luogo, è evidente che al fine di influire sulle ‘raccomandazioni’, abbiamo bisogno di predisporre un idoneo Def e un dettagliato Pnr, non un ‘mini Def’ e nessun Pnr, come si sta ipotizzando. Sarebbe puro autolesionismo.In terzo luogo è palese, che le recenti notizie del peggioramento dei saldi dei nostri conti pubblici, su deficit e debito a causa degli interventi sulle banche venete, contrariamente a quanto era stato previsto dal governo uscente fino a poche settimane fa, rende tutto più difficile e sta creando forte allarme presso i nostri partner e le istituzioni Ue. Insomma piove sul bagnato.In un quadro di questo genere, fortemente a rischio, con i mercati preoccupati ancorché silenti, occorrerebbero due decisioni fondamentali per l’interesse nazionale: la prima è di procedere verso la formazione di un governo di forze politiche credibili, con personalità in grado di interloquire positivamente e costruttivamente con l’Europa; la seconda di fare presto, senza inutili dilazioni, con idee chiare, senza perdersi in invenzioni estemporanee di politica economica e sociale, più da campagna elettorale che da responsabilità di Governo, in un momento delicato come questo a livello internazionale.
Sempre al Consiglio Europeo di fine giugno, i leader dovranno inoltre pronunciarsi ulteriormente sul pacchetto di proposte fatto dalla Commissione UE nel dicembre 2017 sull’evoluzione dell’unione economica e monetaria.In questo pacchetto sta l’intero futuro della governance dell’Eurozona (Fondo Monetario Europeo, Ministro delle finanze europeo, recepimento del Fiscal Compact nel diritto UE, completamento dell’Unione bancaria). Molte di queste proposte sono tali da preoccupare il nostro Paese e ledere i suoi interessi, in particolare quelli del Mezzogiorno. Questa semplice ricognizione dell’agenda europea dovrebbe consigliare a tutti i leader consultati al Quirinale, saggezza e realismo. Ne va della sovranità del nostro Paese”. Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Attività delle delegazioni parlamentari dell’U.E.

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

macronIl futuro del sistema commerciale multilaterale e la cooperazione tra UE ed America Latina nella lotta contro il crimine organizzato e il terrorismo saranno tra i principali argomenti della 10ª sessione plenaria dell’Assemblea Parlamentare euro-latinoamericana (EuroLat), che si svolgerà a San Salvador da lunedì a giovedì 21 settembre.Altri temi in agenda: la volatilità dei prezzi delle derrate alimentari, il lavoro informale e non dichiarato, la regolamentazione delle lobby, la cooperazione nei settori aeronautico e della ricerca.
Da lunedì a venerdì, una delegazione della Commissione libertà civili si recherà in Tunisia per esaminare la cooperazione tra Unione europea e Paesi della regione – la Libia in particolare – nella gestione dei flussi migratori e nel controllo delle frontiere. La delegazione discuterà con i ministri tunisini, i membri del Parlamento e la società civile, delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, della situazione nei centri di detenzione e di diritti umani, come anche di liberalizzazione dei visa e degli accordi di riammissione.
In seguito alla decisione della Corte di Giustizia europea sull’immediata interruzione dello sfruttamento della foresta protetta di Białowieża (Polonia), e al rifiuto delle autorità polacche di rispettare tale divieto, una delegazione della Commissione ambiente si recherà a Varsavia da lunedì a mercoledì per un incontro con il ministro dell’ambiente, Jan Szyszko, le ONG e i rappresentanti di industrie e sindacati.
Portrait of Antonio TajaniI deputati della Commissione controllo dei bilanci saranno in Ungheria da lunedì a mercoledì per visitare alcuni progetti finanziati dai fondi UE e incontrare i membri del Parlamento ungherese, i rappresentanti della Corte dei conti e della società civile. La commissione CONT ispeziona regolarmente i progetti finanziati negli Stati membri e nei Paesi terzi.
Alla luce dei recenti sviluppi della situazione in Myanmar, la Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo ha deciso di rimandare a data da definirsi la missione pianificata nel Paese. Il PE ha recentemente adottato una risoluzione nella quale si chiede di “porre immediatamente fine alle uccisioni, ai soprusi e agli stupri di cui è vittima l’etnia rohingya” in Myanmar/Birmania.
Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sarà in visita ufficiale in Francia giovedì e venerdì. Incontrerà il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, il Primo ministro Édouard Philippe e il Presidente dell’Assemblea nazionale François de Rugy.

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Agenda europea sulla migrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

European CommissionBruxelles. Nelle quattro relazioni adottate sui progressi compiuti la Commissione invita tutte le parti a rafforzare e accelerare ulteriormente i buoni progressi compiuti nella gestione dei flussi migratori irregolari, nella protezione delle frontiere esterne dell’UE e nell’aiutare gli Stati membri in prima linea che si trovano sotto pressione. Il meccanismo di ricollocazione dell’UE, che ha interessato ad oggi 27695 persone, sta dando risultati positivi. La dichiarazione UE-Turchia continua a mantenere basso il numero degli arrivi irregolari in Grecia e ha consentito il reinsediamento nell’UE di quasi 10 000 siriani. Nei mesi estivi gli attraversamenti irregolari e i decessi nel Mediterraneo centrale sono diminuiti in misura significativa grazie anche agli sforzi concertati dell’UE, e in particolare all’impegno dell’Italia.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Tutti gli attori dell’UE hanno lavorato insieme per gestire i flussi migratori, per proteggere le nostre frontiere esterne e per sostenere gli Stati membri in prima linea”. Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “Quando l’Europa lavora di concerto in uno spirito di responsabilità e solidarietà realizziamo progressi e conseguiamo risultati concreti, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Oggi lo vediamo chiaramente: Ricollocazione e reinsediamento: la solidarietà funziona.
Dal 4 settembre sono state ricollocate oltre 27 695 persone (19 244 dalla Grecia e 8 451 dall’Italia). Tuttavia, dato che circa 2 800 persone devono ancora essere ricollocate dalla Grecia e che in Italia arrivano ogni giorno nuovi richiedenti, occorre un impegno costante di tutte le parti. Gli Stati membri devono accelerare il trattamento delle ricollocazioni e assumere impegni sufficienti per tutti i candidati. L’Italia deve accelerare l’identificazione e la registrazione dei candidati ammissibili (in particolare gli eritrei). Alcuni Stati membri (Malta e la Lettonia) hanno già rispettato i propri impegni in materia di assegnazioni per quanto concerne la Grecia, mentre altri (la Finlandia, la Lituania, il Lussemburgo e la Svezia) sono ormai prossimi al traguardo. Malta e la Finlandia hanno quasi raggiunto l’obiettivo nei confronti dell’Italia. La Commissione si rallegra inoltre del fatto che l’Austria ha iniziato la ricollocazione dall’Italia e che la Slovacchia sta preparando le prime ricollocazioni dall’Italia. La Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia continuano a violare i loro obblighi giuridici e non hanno trasferito nessuno (Ungheria e Polonia) o non hanno promesso posti per la ricollocazione per più di un anno (Repubblica ceca). Per questo motivo, il 26 luglio la Commissione ha fatto avanzare le procedure di infrazione e ha inviato un parere motivato a questi Stati membri. La Commissione accoglie con favore la decisione di oggi dalla Corte di giustizia europea, che conferma la validità della seconda decisione del Consiglio sulla ricollocazione e respinge i ricorsi presentati dalla Slovacchia e dall’Ungheria.
L’obbligo giuridico di ricollocazione che incombe agli Stati membri non termina nel mese di settembre. Le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione si applicano a tutte le persone ammissibili che arrivano in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017, e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati anche successivamente. Pertanto è fondamentale che tutti gli Stati membri, in particolare la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica ceca e gli Stati che non hanno ancora ricollocato la quota di persone loro assegnata, intensifichino gli sforzi per ricollocare tutti i richiedenti ammissibili.
Il programma di reinsediamento dell’UE, adottato nel luglio 2015, dovrebbe essere portato a termine con successo, dato gli Stati membri e gli Stati associati Schengen hanno già reinsediato 17305 persone delle 22 504 concordate. Finora nel quadro della dichiarazione UE-Turchia sono stati reinsediati in totale 8 834 siriani dalla Turchia nell’UE, compresi i 1 028 nuovi trasferimenti avvenuti dopo l’ultima relazione. In totale, 22 518 persone sono state reinsediate nell’ambito dei due programmi di reinsediamento a livello dell’UE dal loro avvio. Il 4 luglio 2017 la Commissione ha avviato un nuovo sistema di reinsediamento per il 2018, volto a garantire la prosecuzione degli sforzi collettivi dell’UE in materia di reinsediamento fino all’adozione della proposta della Commissione su un quadro dell’UE per il reinsediamento. Gli Stati membri sono invitati a presentare i loro impegni per il 2018 entro il 15 settembre 2017, ponendo in particolare l’accento sul reinsediamento dall’Africa settentrionale e dal Corno d’Africa, continuando nel contempo i reinsediamenti dalla Turchia. La Commissione ha stanziato 377,5 milioni di euro per sostenere il reinsediamento di almeno 37 750 persone (10 000 euro a persona).
Tuttavia sono necessari notevoli sforzi supplementari per ridurre l’arretrato delle domande di asilo e adeguare la capacità delle strutture di pre-trasferimento e trattenimento in Grecia per migliorare i rimpatri. Dalla data della dichiarazione UE-Turchia sono stati rinviati in Turchia in totale 1 896 migranti irregolari. Sono stati realizzati progressi anche in altri settori della dichiarazione, e la Commissione ha accelerato gli sforzi per fornire sostegno finanziario nell’ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia. Dei 3 miliardi di euro di finanziamenti stanziati per il periodo 2016-2017 sono già stati firmati contratti per un totale di 1,66 miliardi di euro, e gli esborsi sono saliti a 838 milioni di euro. Il numero di rifugiati vulnerabili sostenuti dalla rete di sicurezza sociale di emergenza è passato rapidamente da 600.000 a 860.000 persone, e dovrebbe attestarsi a 1,3 milioni di rifugiati entro la fine del 2017.
Nel corso degli ultimi mesi è proseguito il dispiegamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera con l’avvio di due operazioni supplementari per assistere la Spagna nel Mediterraneo occidentale.
L’agenzia ha completato le valutazioni delle vulnerabilità di alcuni Stati membri: adesso spetta alle autorità nazionali garantire una tempestiva attuazione delle raccomandazioni fornite. L’agenzia ha inoltre sostenuto 193 operazioni per il rimpatrio di 8606 cittadini di paesi terzi il cui soggiorno era irregolare, con un aumento di questo tipo di operazioni di oltre il 160% rispetto ai primi sei mesi del 2016. Le misure messe in atto lungo la rotta del Mediterraneo centrale e con i partner africani stanno cominciando a dare risultati concreti. Il numero di morti in mare è diminuito notevolmente durante i mesi estivi, e si è ridotto in maniera sostanziale il numero di migranti che attraversano la rotta del Mediterraneo centrale. L’UE continua ad adoperarsi per salvare vite umane, per smantellare il modello di attività degli scafisti e dei trafficanti, per combattere le cause profonde e lavorare in partenariato con i paesi terzi, nel rispetto dei valori europei e dei diritti umani.

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Agenda europea sulla migrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

strasburgo-parlamento-europeoStrasburgo. In vista del Consiglio europeo della prossima settimana, la Commissione presenta quattro relazioni sui progressi compiuti relativamente alle misure adottate nell’ambito dell’Agenda europea sulla migrazione per stabilizzare i flussi e gestire meglio le frontiere esterne. Poiché la maggior parte degli Stati membri ha dimostrato che la ricollocazione funziona se vi è la volontà politica, la Commissione esorta tutti quegli Stati membri che ancora non lo hanno fatto ad adoperarsi per rispettare i loro obblighi giuridici e contribuire equamente e proporzionalmente a tale meccanismo. La Commissione ribadisce il suo appello ad accelerare il dispiegamento della guardia di frontiera e costiera e a colmarne il più rapidamente possibile le carenze di personale e di attrezzature. La dichiarazione UE-Turchia continua a produrre risultati, come dimostrano il costante calo degli attraversamenti irregolari verso la Grecia e l’avvenuto reinsediamento di oltre 6 000 siriani che hanno ottenuto canali sicuri e legali per entrare in Europa. Sono tuttora necessari sforzi continui per garantire la piena attuazione della dichiarazione, in particolare per migliorare l’esame delle richieste d’asilo in Grecia.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Due anni dopo il varo dell’Agenda europea sulla migrazione i nostri sforzi congiunti per gestire i flussi migratori iniziano a dare frutti. Permangono però i fattori alla base della migrazione verso l’Europa e la tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo. Con il graduale miglioramento delle condizioni meteorologiche, dobbiamo moltiplicare le nostre attività di cooperazione: con i paesi terzi, nella protezione delle frontiere esterne dell’UE, nell’accoglienza da parte di tutti di coloro che ne hanno bisogno e nel garantire un rimpatrio rapido a chi non ha il diritto di rimanere. Solo lavorando tutti insieme in uno spirito di solidarietà e responsabilità possiamo gestire efficacemente la migrazione in Europa.”
Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “La nostra Unione è fondata sulla solidarietà e la condivisione di responsabilità. Questi valori fondamentali si applicano a tutte le nostre politiche e la migrazione non è un’eccezione. Non possiamo abbandonare e non abbandoneremo gli Stati membri che hanno una frontiera esterna. E quando si tratta della ricollocazione, sarò molto chiaro: l’attuazione delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione è un obbligo giuridico, non una scelta.”
Nel 2017 il ritmo delle ricollocazioni è aumentato significativamente, con la ricollocazione di quasi 10 300 persone da gennaio, il quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2016. Al 9 giugno il numero totale di ricollocazioni è pari a 20 869 (13 973 dalla Grecia e 6 896 dall’Italia). Considerato che quasi tutti gli Stati membri procedono alla ricollocazione dall’Italia e dalla Grecia, sarà possibile ricollocare tutti gli aventi diritto (attualmente circa 11 000 registrati in Grecia e circa 2 000 in Italia, mentre gli arrivi del 2016 e 2017 sono in attesa di registrazione) entro settembre 2017. In ogni caso l’obbligo giuridico di ricollocazione per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono applicabili a tutti coloro che arrivino in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017 e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati in tempi ragionevoli.
Negli ultimi mesi la Commissione ha ripetutamente invitato gli Stati membri che non hanno ancora proceduto ad alcuna ricollocazione, o che rifiutano di farlo, ad adoperarsi in questo senso. Nonostante i ripetuti appelli, purtroppo la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia, violando gli obblighi giuridici sanciti dalle decisioni del Consiglio e gli impegni nei confronti della Grecia, dell’Italia e di altri Stati membri, non hanno ancora intrapreso le azioni necessarie. Viste le premesse e come indicato nella precedente relazione sulla ricollocazione e sul reinsediamento, la Commissione ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro questi tre Stati membri.
I progressi relativi al reinsediamento continuano, con quasi tre quarti (16 419) dei 22 504 reinsediamenti concordati nel giugno 2015 già effettuati. I reinsediamenti nell’ambito della dichiarazione UE-Turchia hanno raggiunto un nuovo livello record nel maggio 2017, con quasi 1 000 rifugiati siriani cui sono stati forniti canali sicuri e legali per entrare in Europa. Il numero complessivo dei reinsediamenti dalla Turchia nell’ambito della dichiarazione si attesta ora a 6 254 persone.
Dichiarazione UE-Turchia: i risultati concreti della gestione congiunta della migrazione
Ad oltre un anno di distanza dall’adozione della dichiarazione UE-Turchia da parte dei capi di Stato o di governo dell’UE e della Turchia e nonostante le sfide, la dichiarazione continua a produrre risultati concreti, garantendo una gestione efficace dei flussi migratori lungo la rotta orientale del Mediterraneo.
Il numero di attraversamenti quotidiani dalla Turchia verso le isole greche si attesta a circa 50 e, nonostante i recenti tragici incidenti, il numero di vite perse nel Mar Egeo è sceso drasticamente. Nel complesso gli arrivi sono diminuiti del 97% dal momento in cui la dichiarazione è diventata operativa. Alcuni sviluppi positivi si sono registrati per quanto riguarda il ritmo delle operazioni di rimpatrio, con ulteriori 311 rimpatri eseguiti dalla pubblicazione, in marzo, della relazione precedente, per un numero complessivo di migranti rimpatriati pari a 1 798. Gli arrivi superano tuttavia il numero dei rimpatri dalle isole greche verso la Turchia, creando una pressione sulle strutture di accoglienza di queste isole. Per aumentare i rimpatri e migliorare le condizioni di accoglienza nelle isole, sono necessari ulteriori sforzi da parte delle autorità greche, delle agenzie dell’UE e degli Stati membri.
Si registrano progressi anche in altri ambiti della dichiarazione, mentre l’UE e la Turchia proseguono gli sforzi per accelerare l’erogazione del sostegno finanziario nell’ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia. Sono stati assegnati quasi tutti i fondi per il periodo 2016-2017 (2,9 miliardi di EUR su 3 miliardi di EUR) e sono già stati firmati contratti per complessivi 1,57 miliardi di EUR. Attualmente oltre 600 000 rifugiati in Turchia sono sostenuti dalla rete di sicurezza sociale di emergenza e, secondo le stime, il numero dei Siriani assistiti attraverso trasferimenti diretti di denaro dovrebbe raggiungere gli 1,3 milioni.
immigratiLa Commissione si è maggiormente adoperata per agevolare la conclusione rapida delle procedure operative standard per il programma volontario di ammissione umanitaria e continua inoltre a incoraggiare la Turchia per completare i sette parametri restanti previsti dalla tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti.
Guardia di frontiera e costiera europea: è necessario accelerare il dispiegamento
Negli ultimi mesi sono proseguiti i progressi relativi alla guardia di frontiera e costiera europea. Grazie agli oltre 1 600 funzionari a sostegno delle forze nazionali in Grecia (944), Italia (402), Bulgaria (166) e Spagna (65), le frontiere esterne dell’UE non sono mai state così ben protette. L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha portato a termine le delle frontiere esterne degli Stati Schengen e sono state formulate raccomandazioni destinate a 20 di questi Stati. Si sono registrati ulteriori progressi nelle negoziazioni con la Serbia per quanto riguarda l’accordo sullo status; la Commissione intende proporre a breve l’avvio delle negoziazioni con altri paesi limitrofi, tra cui l’Albania, la Bosnia-Erzegovina e il Montenegro.
Il ritmo delle operazioni di rimpatrio organizzate dalla guardia di frontiera e costiera ha continuato a crescere nel 2017, con il rimpatrio, ad oggi, di 6 799 migranti in soggiorno irregolare , pari a un incremento di oltre il 157% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Gli Stati membri devono tuttavia incrementare rapidamente il ricorso alla capacità rafforzata di cui dispone l’Agenzia per i rimpatri e avvalersi pienamente del suo sostegno per organizzare le operazioni di rimpatrio. È inoltre necessario che gli Stati membri compiano ulteriori sforzi per rispondere alle richieste di dispiegamento per le operazioni in corso e colmare le carenze sia di risorse umane, sia di mezzi tecnici. È necessario colmare tali carenze in via prioritaria per garantire il proseguimento delle operazioni in corso e la piena disponibilità delle riserve di reazione rapida, in particolare della riserva di attrezzature cui hanno finora contribuito solo 14 Stati membri.Quadro di partenariato e rotta del Mediterraneo centrale: progressi tangibili
Oggi la Commissione presenta anche i risultati e le esperienze acquisite nel quadro di partenariato sulla migrazione, a un anno dall’avvio. Si sono registrati progressi nella lotta ai trafficanti grazie ad una maggior cooperazione con i paesi chiave in Africa, che ha consentito di affrontare il problema dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale, con un’attenzione particolare alla cooperazione con la Libia. Il Fondo fiduciario dell’UE ha finanziato le priorità politiche mobilizzando in un anno circa 1,9 miliardi di EUR destinati a 118 progetti per affrontare alla radice le cause della migrazione e sostenere una miglior gestione della migrazione nei paesi di origine e di transito. In diversi ambiti sono tuttavia necessari ulteriori sforzi, in particolare per accelerare i rimpatri e la riammissione nei paesi partner.

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Agenda europea sulla sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

Strasburgo, la Commissione europea presenta la settima relazione sui progressi compiuti verso la creazionestrasburgo di un’autentica ed efficace Unione della sicurezza.
Oltre ad aggiornare sui progressi compiuti sui principali fascicoli, la relazione si concentra sui lavori in corso per migliorare la gestione delle informazioni per le frontiere e la sicurezza, e delinea il nuovo approccio della Commissione verso l’interoperabilità dei sistemi di informazione dell’UE per la sicurezza e la gestione delle frontiere e della migrazione entro il 2020. A seguito del recente attacco informatico su scala mondiale, la relazione sottolinea inoltre l’impegno della Commissione ad accelerare i lavori per riesaminare la strategia dell’UE per la cibersicurezza del 2013 al fine di fornire una risposta efficace alle minacce informatiche. Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “Il valore delle nostre informazioni sulla sicurezza viene massimizzato quando i nostri sistemi dialogano tra loro. La complessità e la frammentazione dei sistemi attuali ci rende vulnerabili. Le informazioni utilizzabili non sono sempre a disposizione dei funzionari delle autorità di contrasto che ne hanno bisogno. Oggi presentiamo una visione chiara su come intervenire per rimediare a questo problema e per collegare i punti ed eliminare le zone d’ombra al fine di aumentare la sicurezza dei nostri cittadini in tutta l’UE”.Julian King, Commissario responsabile per l’Unione della sicurezza, ha dichiarato: “I recenti tragici attentati in Europa hanno sottolineato l’importanza di un efficace scambio di informazioni tra le autorità degli Stati membri. L’approccio che delineamo oggi definisce un modo intelligente e mirato per ottimizzare l’uso dei dati esistenti . Quello che proponiamo è un cambiamento radicale del modo in cui gestiamo i dati sulla sicurezza, aiutando così le autorità nazionali ad affrontare meglio le minacce transnazionali e a individuare i terroristi che operano al di là delle frontiere”.
Nell’aprile 2016 la Commissione ha presentato la comunicazione “Sistemi d’informazione più solidi e intelligenti per le frontiere e la sicurezza” e ha avviato i lavori del gruppo di esperti ad alto livello sui sistemi di informazione e l’interoperabilità. Tale gruppo ha presentato la propria relazione l’11 maggio, confermando i punti di vista espressi nella comunicazione dell’aprile 2016 e formulando raccomandazioni per l’interoperabilità dei sistemi di informazione. La relazione odierna passa in rassegna le raccomandazioni del gruppo di esperti ad alto livello e propone la strada da seguire per affrontare le carenze strutturali nell’ambito delle tre aree principali: i) massimizzare l’utilità dei sistemi di informazione esistenti; ii) se necessario, sviluppare sistemi complementari per colmare le lacune in materia di informazione; iii) garantire l’interoperabilità tra i nostri sistemi.L’anno scorso la Commissione ha presentato una serie di proposte per colmare le lacune in materia di informazione, quali la creazione di nuovi sistemi, come il sistema di ingressi/uscite e il sistema europeo di informazione e autorizzazione per i viaggi (ETIAS), e il potenziamento dei sistemi esistenti, quali il sistema d’informazione Schengen, Eurodac e il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS).
La relazione odierna definisce un nuovo approccio per la gestione dei dati, in base al quale tutti i sistemi d’informazione centralizzati dell’UE per la sicurezza e la gestione delle frontiere e della migrazione saranno interoperabili, nel pieno rispetto della protezione dei dati e dei diritti fondamentali. Gli elementi principali di questo approccio sono i seguenti:
il portale di ricerca europeo – che consente di interrogare i sistemi simultaneamente, nel pieno rispetto delle garanzie per la protezione dei dati ed, eventualmente, con norme semplificate per l’accesso ai sistemi da parte delle autorità di contrasto;
il servizio comune di confronto biometrico – che consente di interrogare i diversi sistemi di informazione con dati biometrici, eventualmente con bandierine “hit/no hit” che segnalano il collegamento con dati biometrici correlati presenti in un altro sistema;
l’archivio comune per i dati relativi all’identità – che, sulla base dei dati identificativi alfanumerici (come la data di nascita o il numero di passaporto), consente di individuare se una persona è registrata con identità multiple in banche dati diverse.
L’approccio proposto consentirà di ovviare all’attuale debolezza dell’architettura dell’UE per la gestione dei dati, eliminando le zone d’ombra. Di conseguenza eu-LISA, l’agenzia dell’UE per la gestione dei sistemi di informazione, svolgerà un ruolo fondamentale nel fornire consulenza tecnica e portare avanti i lavori verso l’interoperabilità dei sistemi di informazione. Al fine di consentire a eu-LISA di attuare questo nuovo approccio, nel giugno 2017 la Commissione presenterà una proposta legislativa per rafforzare il mandato dell’agenzia.

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