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Posts Tagged ‘agroalimentare’

Il voto europeo segna la condanna a morte dell’agricoltura europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Ieri sera i ministri dell’agricoltura, riuniti in Lussemburgo per decidere sulla PAC, hanno raggiunto un accordo in cui almeno il 20 per cento della dotazione nazionale degli aiuti diretti dovrà essere dedicata a incentivi per pratiche agronomicheverdi. In attesa di conoscere i dettagli però, e consci che il 20 per cento non è assolutamente sufficiente ad affrontare la crisi in corso, ancora una volta non si è guardato in faccia alla gravità del problema e agito con la necessaria fermezza per un cambio di rotta urgente del sistema agroalimentare europeo. I negoziati a tre, ovvero il trilogo, tra Commissione europea, Parlamento europeo e governi nazionali dovrebbero iniziare presto, sotto la presidenza tedesca del Consiglio europeo, per concludersi all’inizio del 2021. Il voto di ieri sera della plenaria del Parlamento europeo ha segnato la condanna a morte dell’agricoltura europea. Gli eurodeputati non sono riusciti a riformare la PAC (Politica agricola comune) – che plasmerà l’agricoltura Ue per i prossimi sette anni – per consentirle di affrontare la crisi climatica ed ecologica in corso.Il Parlamento Ue ha adottato un accordo preconfezionato tra i gruppi PPE, S&D e Renew, respingendo le proposte della Commissione ambiente del Parlamento Ue di tagliare i sussidi per il sistema degli allevamenti intensivi o di aumentare sostanzialmente i finanziamenti per le misure ambientali.“I deputati hanno firmato una condanna a morte per ambiente, clima e aziende agricole di piccole dimensioni, che continueranno a scomparire a un ritmo allarmante. Per oltre 60 anni, la politica agricola europea è stata cieca rispetto all’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e il Parlamento europeo sta continuando volontariamente nella stessa direzione mentre gli scienziati avvertono che l’agricoltura deve cambiare rotta per affrontare la crisi climatica. Questo voto potrebbe rivelarsi una condanna a morte anche per gli obiettivi del Green Deal europeo” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.C’era così tanta insoddisfazione tra i deputati al Parlamento europeo per l’accordo presentato dai tre gruppi politici che 166 di loro, molti in opposizione alla leadership del proprio partito, hanno votato per annullare l’intera proposta della PAC e chiedere alla Commissione di tornare al tavolo di programmazione. Anche il Commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha affermato che l’accordo raggiunto dal Parlamento è incompatibile con il Green Deal europeo.

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Export Italy agroalimentare verso il Regno Unito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Nonostante la crisi globale da Covid-19, l’export del Made in Italy agroalimentare verso il Regno Unito, con un valore di 2,2 miliardi di euro tra gennaio e agosto, cresce del 5% sullo stesso periodo del 2019. Cia-Agricoltori Italiani commenta i dati Istat pubblicati oggi, mettendo in rilievo il rischio per 40mila aziende italiane di perdere un importante sbocco commerciale senza l’accordo post Brexit, attualmente in discussione nel Consiglio Ue. L’impatto di un “no deal” sul settore agroalimentare interromperebbe una scia positiva che ha portato nel decennio 2010-20 a un aumento del 46% nelle esportazioni del cibo Made in Italy Oltremanica.Dal 1° gennaio 2021, con una Brexit “no deal”, le vendite di prodotti tricolore rischierebbero una forte contrazione a causa dell’introduzione di barriere tariffarie, di una minore domanda interna e del deprezzamento della sterlina. Il Regno Unito -ricorda Cia- è il quarto mercato di sbocco per l’export agroalimentare nazionale, che nel 2019 ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro. Nella top ten dei prodotti più esportati, il vino resta il prodotto più venduto (19%), seguono l’ortofrutta trasformata (14%), prodotti da forno e farinacei (10%), i lattiero-caseari (10%) e le carni trasformate (+6%). Hanno un forte impatto su questo primato i prodotti a indicazione geografica protetta (Igp), che incidono per oltre il 30% sulle nostre esportazioni verso Londra e non saranno più riconosciute e tutelate in territorio britannico, senza un accordo commerciale.E’ fondamentale –conclude Cia- che l’Europa resti protagonista di un rapporto privilegiato con il Regno Unito e si arrivi a una positiva conclusione delle trattative, poiché un addio al buio comporterebbe un ulteriore trauma per un’economia già flagellata dallo shock da Covid-19.

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L’agroalimentare alla sfida dell’export per il rilancio delle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Un sistema integrato di promozione del made in Italy che potrà contare su Ambasciate, Istituti di Cultura e ICE (Istituto per il Commercio Estero) e tante linee di finanziamento in grado di supportare le imprese che vorranno esplorare i mercati internazionali. Questo è lo scenario delineato durante il convegno “Fatto in Italia, richiesto nel mondo: l’export che ci rende eccellenti” organizzato dall’associazione “Il Chiostro per la trasparenza e professionalità delle lobby” presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con la partecipazione del Sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano, e del Sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate. Uno scenario che il patrimonio agroalimentare nazionale dovrà essere in grado di sfruttare pienamente per continuare il trend positivo che non si è arrestato neppure durante il blocco forzato dovuto all’emergenza Covid-19. Nel primo semestre 2020, infatti, l’export agroalimentare made in Italy ha raggiunto 221,1 miliardi di euro, in progressione del 3,5% su base annua, pari all’11% dell’esportazione complessiva di beni e servizi. Risultati positivi che spingono il Governo a sostenere con ancor più decisione le politiche di supporto alle esportazioni. L’ultima Legge di Bilancio ha potenziato il contingente di esperti presso le sedi diplomatiche italiane nel mondo e, su suggerimento del MIPAAF, sono stati individuati anche 6 esperti agricoli che opereranno presso le Ambasciate italiane a Londra, New Delhi, Brasilia, Tokyo, Washington e Pechino, ovvero dove è emersa maggiore necessità da parte del comparto agroalimentare.“Un ulteriore strumento è poi quello del portale Export.gov.it che fornisce un quadro chiaro, attraverso step semplici e intuitivi, alle piccole e medie imprese permettendogli di venire a conoscenza sia dei fondi a disposizione sia dei possibili mercati di interesse rispetto al proprio settore commerciale e alle proprie produzioni” – ha proseguito il Sottosegretario Di Stefano.

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Made in Italy agroalimentare regge al Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

Nonostante gli effetti della crisi globale da Covid-19, reggono le esportazioni del Made in Italy agroalimentare, che valgono 26,1 miliardi di euro tra gennaio e luglio, con una crescita del 3% sullo stesso periodo del 2019. Così Cia-Agricoltori Italiani a commento dei dati Istat pubblicati oggi, spiegando che si tratta di un segnale di ripresa, in controtendenza rispetto agli altri settori, che aiuta a compensare le perdite dei mesi di lockdown.Allo stesso tempo, si riducono del 5% le importazioni di cibo e bevande, producendo un surplus della bilancia agroalimentare nazionale che sfiora il miliardo di euro e rende il Paese esportatore netto nei primi sette mesi del 2020. Una circostanza più unica che rara -sottolinea Cia- visto che l’Italia importa più di quanto spedisce all’estero e che, qualora fosse confermata a fine anno, porterebbe a un risultato storico.Il rialzo dell’export agroalimentare è ancora più evidente se poi si considerano i principali mercati di sbocco di cibo e bevande tricolori. Tra gennaio e luglio, infatti, crescono Germania (+6%), Francia (+3,4%), Usa (+5%), Regno Unito (+5%), Giappone (+9%).Nel solo mese di luglio, l’export agroalimentare Made in Italy guadagna poco più di 4 miliardi di euro (+1% annuo), con un aumento delle vendite sostenuto in particolare in Germania (+9%) e Regno Unito (+11%). Di fronte a queste percentuali -osserva Cia- preoccupa ancora di più l’andamento negativo dei negoziati tra UE e UK post Brexit, considerato che un “no deal” colpirebbe l’Italia in modo significativo, mettendo a rischio gli scambi commerciali con quello che è il quarto mercato di riferimento mondiale per le esportazioni di cibo nazionali.Più in generale -aggiunge Cia- i segnali incoraggianti di questi mesi non bastano a invertire la tendenza. Per rilanciare sul serio il Made in Italy all’estero, riportandolo ai livelli pre crisi dopo il freno imposto dall’emergenza, serve un grande piano nazionale strategico che, riaffermando il ruolo economico, sociale e ambientale di agricoltura e agroalimentare, punti sempre di più su innovazione e digitalizzazione. In tal senso, l’implementazione interna del Next Generation Eu rappresenta un’opportunità da cogliere assolutamente.

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L’Italia fuori dal nuovo giro di dazi Usa sull’agroalimentare

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

“Buone notizie arrivano sul fronte dei dazi Usa sull’agroalimentare italiano. Infatti, gli Stati Uniti salvano l’Italia da eventuali nuovi dazi, annunciati come risposta agli aiuti di stato dell’Ue al settore aeronautico (Airbus).Un risultato frutto dell’impegno della nostra diplomazia, in particolare del Sottosegretario agli Esteri, on. Scalfarotto, e dell’Ambasciatore Varricchio, oltre che di tutti coloro che hanno protestato con l’Amministrazione americana per l’aumento dei dazi sui prodotti italiani. Dazi che avrebbero potuto colpire il nostro settore agroalimentare per un valore di circa 3 miliardi di euro; infatti gli Stati Uniti rappresentano il nostro primo mercato estero fuori dall’Ue.Ora dobbiamo lavorare di più per sostenere il Made in Italy nel mondo e lottare contro la piaga della contraffazione come avevo chiesto in una mozione, a mia prima firma ed approvata in parlamento, in cui si prevedeva di istituire degli appositi uffici per la lotta alla contraffazione presso le principali ambasciate italiane nel mondo”.Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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“Il settore agroalimentare rimetta al centro la ricerca e l’innovazione”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

ASSALZOO condivide la riflessione contenuta nella lettera sul valore della ricerca e sul ruolo che la comunità scientifica può svolgere in collaborazione con il legislatore per assicurare un futuro più prospero al settore agroalimentare italiano. La pandemia di CoVid-19 ha nuovamente messo al centro del dibattito pubblico la scienza, riassegnandole il ruolo che le spetta, ovvero quello di risorsa al servizio dei decisori politici.Il messaggio di Aissa, sottoscritto dai presidenti delle ventidue società scientifiche affiliate e dai componenti del Consiglio di Presidenza, individua diversi profili di criticità in relazione ai quali anche ASSALZOO ha manifestato nel recente passato le stesse preoccupazioni.Sono anni ormai che l’Italia ha perso terreno nei confronti degli altri Stati più avanzati, sia europei che extraeuropei, in termini di competitività delle produzioni agricole. Un gap tecnologico che può essere colmato solo potenziando l’innovazione e la ricerca, come spiega Aissa. Grazie alle ultime conquiste della scienza, come ad esempio le nuove biotecnologie, si possono rinnovare processi e prodotti, aumentare la sostenibilità con benefici soprattutto a livello ambientale, ridurre i costi di produzione, riorganizzare le filiere, financo tutelare il Made in Italy e le produzioni tradizionali del nostro Paese.L’integrazione dell’innovazione nei sistemi produttivi può inoltre dare un contributo determinante a una più razionale gestione delle risorse disponibili, riducendo gli sprechi e implementando modelli di economia circolare, di cui l’industria mangimistica è pioniera per vocazione attraverso l’impiego in alimentazione animale di tantissimi co-prodotti dell’industria alimentare.L’iniziativa di Aissa coincide, inoltre, con un momento particolare per il settore agroalimentare dell’UE, che deve affrontare due dossier chiave: una PAC fortemente influenzata dal Green Deal e dalla strategia Farm to Fork, e l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. L’Italia si presenta con un sistema primario in affanno, che nel corso dell’emergenza ha manifestato tutte le sue criticità. Un settore con output domestico in calo e dipendente dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime per circa il 60% del fabbisogno interno. Un gap per colmare il quale non è possibile fare a meno dell’innovazione che la ricerca scientifica può mettere a disposizione. ASSALZOO, pertanto, appoggia con forza e convinzione l’appello di Aissa di sostenere la ricerca per il recupero, strategico, della produzione primaria nazionale.

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Valorizzare la filiera agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Occorre farlo dalle fasi di coltivazione e allevamento a quelle di produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione. Promuovere e diffondere i prodotti tipici romani all’insegna della distintività territoriale. Identificare una Food Policy per Roma per garantire l’accesso al cibo ai più fragili. Definire modelli di collaborazione pubblico-privato. Sono queste le principali linee di indirizzo discusse durante il Town Meeting Agrifood appena concluso per dare valore aggiunto a un comparto strategico che solo a Roma conta oltre 40mila imprese, tra agricoltura, industria, distribuzione, ristorazione e servizi, nell’ottica di uno sviluppo orientato ad affermare l’identità competitiva di Roma oltre che ad attrarre investimenti nell’area urbana e rurale.Con oltre 80 protagonisti di filiera, tra atenei, associazioni di categoria, operatori e istituzioni, collegati tramite una piattaforma online, il Town Meeting Agrifood – come già avvenuto per Futouroma, il Piano strategico del turismo di Roma – si è dimostrato un format innovativo all’insegna della partecipazione attiva, tramite interventi diretti e televoto, che si inserisce nel percorso finalizzato alla stesura del Piano strategico agroalimentare di Roma, promosso dall’Assessorato allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale e dall’Assessorato all’Urbanistica, in collaborazione con Camera di Commercio di Roma.Due le sessioni di lavoro che hanno decretato le priorità di azione a supporto dell’intero sistema e che confluiranno nel piano strategico complessivo: nella prima parte si sono analizzate le criticità su cui è necessario intervenire, nella seconda parte le proposte.Tra le criticità riscontrate durante il confronto:
– consumo: scarsa consapevolezza da parte dei consumatori e dei turisti sulle specialità territoriali, sulla qualità del cibo ed una scarsa sensibilità in tema di consumo responsabile;
– filiera: visione che non si adatta ai cambiamenti della società;
– produzione agricola: caporalato e infiltrazioni criminali all’interno del sistema agro-alimentare rappresentano una specifica problematica sul tema;
– promozione: mancanza di un marchio che accerti l’affidabilità della produzione di uno specifico territorio;
– territorio: riportare l’agricoltura in città;
– sostenibilità: maggiore tutela dell’ambiente;
– ristorazione: aumentare la qualità dei prodotti offerti con particolare attenzione alle materie prime;
– commercio: difficoltà nel dare una distribuzione capillare nella competizione del prezzo e nella grande distribuzione;
– Governance: necessità di una visione strategica che possa dare risposte nel breve e medio periodo alle imprese;
– innovazione e ricerca: maggiore legame tra istituti di ricerca e mondo agrifood per un uso consapevole del prodotto.
Tra le proposte avanzate dai partecipanti:
– strategie e governance: la pubblica amministrazione deve diventare il mediatore per il coordinamento della filiera per rispondere alla crisi Covid, anche riducendo la burocrazia, semplificando le procedure e le attività per promuovere politiche sostenibili;
– partenariato pubblico e privato: il finanziamento pubblico deve essere supportato da meccanismi finanziari innovativi e le istituzioni devono essere i veri promotori del cambiamento attraverso un patto tra cittadini e imprenditori.
– filiere e mercato: rafforzare la collaborazione tra i produttori con aggregazioni/associazioni di produttori per rendere i prodotti più appetibili per la grande distribuzione;
– identità e politiche di marchio: favorire l’aggregazione tra gli attori. Nel costruire l’identità e la valorizzazione attraverso lo storytelling occorre raccontare le aziende e i produttori oltre ai prodotti.
– programmazione e semplificazione: serve un testo unico dell’agricoltura e maggiore pianificazione.
– innovazione e ricerca: necessità di guardare con decisione alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione con scambio di informazioni per via telematica, piattaforme per l’aggregazione dell’offerta, piattaforme per la vendita e lo scambio dei prodotti.

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Serve un patto post Covid-19 per sostenere la filiera agroalimentare italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Il 2019 è stato un buon anno per la mangimistica italiana sia a livello di produzione che economico. Ora però, per superare la crisi innescata dal Covid-19, serve una filiera zootecnica più integrata che sappia valorizzare al meglio la produzione agroalimentare nazionale. Per Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, la grave crisi dei consumi ed economica scaturita dal coronavirus rende necessario un patto fra tutti i componenti della filiera per una nuova fase del settore agro-zootecnico-alimentare nello scenario post-Covid-19. “Accanto all’impegno dell’industria mangimistica è necessario realizzare un vero e proprio coordinamento di tutta la filiera al fine di trasformare la crisi che stiamo vivendo in un’occasione di rilancio dell’agricoltura, della zootecnia e delle produzioni alimentari italiane”, sottolinea Veronesi intervenuto all’assemblea annuale dell’Associazione. Quello che si è svolto a Roma è stato un evento speciale per ASSALZOO che proprio nel 2020 festeggia il 75° anniversario della sua fondazione. La ricorrenza cade in un momento eccezionale su cui pesa uno stato di forte incertezza. Pur non essendo tra i più colpiti, il settore agroalimentare nel suo complesso ha comunque mostrato alcune gravi fragilità, prima fra tutte quella della food security e dell’approvvigionamento delle materie prime. Un aspetto che non si può continuare a sottovalutare e che deve essere affrontato e risolto, con l’impegno di tutte le componenti della filiera e con le Istituzioni. ASSALZOO ne è convinta, tanto che si è fatta promotrice dell’Accordo Quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata, sottoscritto da altre nove Associazioni al fine di incentivare la produzione di mais in Italia. “Un esempio – è l’auspicio di Veronesi – che speriamo possa essere seguito anche in altri settori a supporto dei nostri agricoltori, dei nostri allevatori e di tutta la filiera agroalimentare italiana. Per una ripresa dobbiamo essere tutti noi per primi a promuovere, valorizzare e sostenere la produzione agricola nazionale”.
La firma dell’Accordo Quadro dimostra l’efficacia del dialogo tra i rappresentanti della filiera, la cui integrazione rappresenta la sfida principale per l’intero settore, sempre con l’obiettivo di aumentare la produzione nazionale e limitare la dipendenza dai mercati esteri. In questo senso ASSALZOO ha partecipato ad altri tavoli di confronto con i settori suinicolo, lattiero-caseario e cunicolo, ma questo dialogo deve consolidarsi per raggiungere una vera e propria intesa di filiera per favorire le produzioni del nostro Paese: “Dobbiamo farci promotori con tutte le sue componenti, dal produttore primario alle industrie di trasformazione fino alla distribuzione organizzata, di innovare, rendere competitivo e valorizzare il made in Italy alimentare, perché tutti insieme si punti all’impiego e al consumo e alla promozione all’estero di materie prime e di prodotti italiani. Un impegno che, tra l’altro, ci consentirebbe anche di arrivare già preparati a quanto indicato nel Farm to Fork dalla stessa UE, orientata alla promozione di sistemi a ‘filiera corta’ per incentivare e valorizzazione il territorio e il saper fare italiano”, evidenzia con decisione Veronesi.
La terza sfida per l’agroalimentare di domani travalica idealmente i confini nazionali. È la sfida della sostenibilità che l’Unione europea vuole vincere con l’adozione della nuova strategia Farm to Fork all’interno del Green Deal. Per la mangimistica è un’occasione per affermare con ancora più forza e per valorizzare il suo contributo alla tutela dell’ambiente in quanto modello efficiente di economia circolare. “Con FEFAC sono già stati affrontati tanti aspetti e forniti strumenti per supportare le aziende e promuovere, anche a livello istituzionale, l’importante ruolo del settore mangimistico nella riduzione dell’impatto ambientale dell’allevamento. A livello nazionale ASSALZOO sta mettendo a punto una strategia che riguarda la specifica realtà del nostro Paese, per evidenziare che la mangimistica è e sarà all’altezza di questa sfida”, conclude Veronesi.www.assalzoo.it

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Promuovere la vendita dei prodotti italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

L’agroalimentare è stato uno dei settori che, sin dall’inizio dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus, ha continuato l’attività assicurando l’approvvigionamento alimentare al nostro Paese. Questo non ha però risparmiato il settore dalla crisi a causa delle pesanti restrizioni: i disagi maggiori sono arrivati dalla chiusura di bar, ristoranti, pizzerie, mense, ed in generale di tutte le attività del circuito Horeca con un vero e proprio crollo dei consumi fino a un meno 30%, cui si aggiunge la forte contrazione dell’export per analoghe misure adottate anche all’estero.Il contraccolpo di questo stop è stato avvertito in modo notevole anche dalle filiere zootecniche. I comparti al momento più colpiti sono quello della carne suina, in crisi per il crollo della domanda soprattutto di prosciutti DOP, il settore latte, con la forte contrazione della domanda di latte fresco e latticini, il settore della carne bovina che vede difficoltà forti, con riferimento a molti tagli freschi, a cominciare da quelli più pregiati e una forte diminuzione del consumo di carne di vitello, e per finire al settore del pesce fresco, anch’esso in caduta libera. Tutti prodotti per i quali l’Horeca e l’export rappresentano una quota rilevante della domanda oggi senza sbocco.A ciò deve aggiungersi anche il cambiamento significativo della domanda dei consumatori che si è riorientata verso prodotti con una shelf life più lunga, che ha contribuito alla riduzione della domanda di prodotti alimentari italiani, rischiando di mettere in ginocchio gli agricoltori e gli allevatori italiani e tutta la filiera che, responsabilmente, non hanno mai smesso di lavorare in questo periodo di grave emergenza.Un vero e proprio paradosso, se si considera che il nostro Paese di regola non è autosufficiente per il fabbisogno interno di latte, carni e pesce e che, in situazioni normali, si è costretti ad importare notevoli quote di questi prodotti dall’estero per soddisfare la domanda interna e che oggi invece, a causa del riorientamento dei consumi, si sta mettendo in grave crisi le produzioni nazionali.In attesa, pertanto, della ripartenza dei canali Horeca ed auspicando il ritorno a una, seppur, lenta normalità, allo stato attuale i punti vendita al dettaglio rappresentano l’unico canale di sbocco della produzione agro-zootecnico-alimentare di origine italiana. Per questo motivo ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, si rivolge alle catene della Grande Distribuzione Organizzata affinché lancino iniziative specifiche per promuovere e sostenere l’acquisto di prodotti lattiero-caseari e di carni e loro derivati 100% italiani.L’emergenza ha modificato la fisionomia dei consumi, con il consolidarsi di nuove tendenze di acquisto. I supermercati e i piccoli esercizi di prossimità, anche con il potenziamento dei nuovi canali distributivi come le consegne a domicilio e l’e-commerce, hanno un ruolo di primo piano per i consumi alimentari. Per questo è fondamentale che sostengano la produzione agroalimentare, soprattutto di quelle filiere più indebolite dalla crisi.Per questa ragione Assalzoo, da sempre al fianco e in difesa della filiera agroalimentare italiana, si rivolge alla Grande Distribuzione Organizzata e in generale a tutta la distribuzione, perché i punti vendita sposino questa visione con iniziative di promozione dei prodotti italiani. Campagne come quelle già avviate da alcuni gruppi vanno nella giusta direzione: favorire il consumo di prodotti che parlino italiano, che siano espressione della qualità, del territorio, della tradizione e del gusto italiano.
In questo modo sarà possibile tutti insieme superare la grave crisi che stiamo vivendo e continuare a garantire il futuro delle imprese agroalimentari del nostro Paese e che sono un’eccellenza e un traino dell’intera manifattura italiana e dell’economia nazionale.

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Piano Strategico Agroalimentare di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Roma. Sì della Giunta alla Memoria che sancisce l’avvio della stesura del Piano Strategico Agroalimentare di Roma Capitale, tassello cruciale della programmazione delle attività produttive cittadine, già prevista dal “Piano Strategico per lo Sviluppo Economico e Urbano di Roma”. Con uno scopo ben preciso: moltiplicare il valore aggiunto di un comparto che – tra agricoltura, silvicoltura e pesca – lo scorso anno, nella Città Metropolitana, ha raggiunto circa 546 milioni per un totale di 15.806 occupati, secondo le recenti stime dell’Assessorato allo Sviluppo economico di Roma Capitale.Il Piano Strategico Agroalimentare, diretto a valorizzare tutta la filiera di settore – dalle fasi di coltivazione e allevamento a quelle di produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione – va di pari passo con la definizione di una Food Policy per Roma, per concorrere al raggiungimento dell’obiettivo “Fame Zero” nel mondo, fissato dal World Food Programme entro il 2030. S’inserisce inoltre nel quadro di tutti i programmi di settore europei, nazionali, regionali e di ecosistema.
Un’attenzione speciale sarà data alla messa a punto di strategie di contrasto dei fenomeni di degrado della terra, come l’impermeabilizzazione, il dissesto, l’erosione, la desertificazione.Nell’ottica della necessaria condivisione con tutti gli stakeholder e attori della dimensione agricola, l’Ufficio di Scopo Progettazione e Innovazione Economica Urbana costituirà gruppi di lavoro con Università, Associazioni di Categoria, Enti di Ricerca, operatori economici e partner tecnici, che si riuniranno in tavoli tematici di confronto, in vista di un Town-meeting in modalità online che si terrà entro il mese di giugno, ai fini dell’ elaborazione di un documento di sintesi dell’intera iniziativa, che sarà redatto entro luglio 2020.I tavoli tematici, che saranno operativi già dal mese di maggio, stabiliranno le aree di intervento prioritarie per la definizione delle linee guida strategiche e la food policy di Roma, anche in relazione all’emergenza Covid-19.Questi i focus dei gruppi di lavoro:
– – mercato: individuazione dei principali driver del consumo alimentare (prezzo, qualità, potere nutrizionale);
– – distintività: definizione degli elementi caratteristici della “romanità in tavola”;
– – salvaguardia: sostegno alle filiere agricole tradizionali, al ricambio generazionale e supporto per la continuità e lo sviluppo della filiera corta;
– – cibo del futuro: nuove tecnologie di trasformazione dei prodotti alimentari, utilizzo delle proteine vegetali e conseguente rivisitazione delle specialità tradizionali di Roma.

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“Produrre italiano per sostenere la filiera agroalimentare”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Dopo aver retto l’urto iniziale, il settore agroalimentare sta cominciando a pagare il prezzo della crisi dovuta alla diffusione del Coronavirus, alle misure restrittive adottate, tra cui la chiusura della ristorazione, e agli effetti sulle abitudini alimentari e di spesa dei consumatori.Le conseguenze di questa grave situazione sono destinate a perdurare, non sappiamo per quanto tempo, condizionando il futuro di tutta l’economia italiana e quindi anche del settore alimentare.Una sfida di proporzioni notevoli che preoccupa gli operatori agricoli, zootecnici e alimentari, ma che dobbiamo riuscire a trasformare in una opportunità per rilanciare l’impegno in difesa dell’italianità della filiera. Un impegno al quale anche Assalzoo (Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici) cerca di dare il proprio contributo, come dimostra in concreto anche la recente stipula dell’Accordo quadro sul granturco da granella di filiera italiana.Assalzoo e l’industria mangimistica nazionale sono da sempre, infatti, al fianco degli allevatori italiani. I mangimi delle ditte associate utilizzati dagli allevatori italiani sono tutti prodotti in Italia, utilizzando e valorizzando per quanto possibile in primo luogo le materie prime italiane, pur restando ancora troppo elevata (60%) la dipendenza dall’estero.Ed è soprattutto in questa fase di emergenza che dobbiamo fare tutti la nostra parte per garantire la solidità della filiera nazionale, valorizzando in via prioritaria le nostre produzioni agricole, zootecniche e alimentari, per sostenere i livelli di produzione e di occupazione, cercando di promuovere e favorire, con uno spirito di solidarietà nazionale, un percorso produttivo italiano che porti ad una revisione delle filiere per renderle più in linea con le aspettative del consumatore moderno e quindi più resilienti alle crisi.Un invito che Assalzoo vuole estendere a tutti gli operatori della filiera, affinché si agisca tutti insieme e nella stessa direzione a sostegno delle produzioni nazionali, oggi in particolare difficoltà sia per la chiusura dei canali Ho.Re.Ca. e la diminuzione dell’export, sia per la l’approvvigionamento estero, soprattutto nei settori delle carni suine, bovine e ovine, del latte ed anche del pesce.In questo momento di emergenza l’obiettivo deve essere quello di consolidare la filiera agro-zootecnica-alimentare italiana facendo crescere la quota da destinare alla trasformazione.Per combattere le gravi difficoltà che il COVID-19 sta arrecando al nostro sistema produttivo e per garantire la sopravvivenza delle aziende, è necessario un intervento urgente delle nostre Istituzioni politiche e di Governo, con lo stanziamento di risorse straordinarie per sostenere la filiera agro-zootecnica-alimentare italiana, che ha una funzione strategica per garantire la sicurezza alimentare del Paese, ma è fondamentale anche che tutti gli attori della filiera sostengano responsabilmente prima di tutto le produzioni italiane, contenendo, ove possibile, il ricorso alle importazioni solo quando necessario a coprire le richieste e le esigenze del mercato.

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Occorre impegno per garantire la filiera agroalimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici, condivide appieno la richiesta dei rappresentanti europei dei produttori di materie prime affinché l’Unione europea intervenga per evitare gravi danni alla filiera agroalimentare in relazione all’emergenza nella gestione della pandemia di CoVid-19. Alle autorità europee si è rivolta Fefac, la Federazione dei Produttori europei di mangimi, assieme a Coceral e Fediol, in rappresentanza dei produttori di cereali e semi oleosi e di oli vegetali e alimenti proteici. È fondamentale che sia garantito nel continente l’approvvigionamento di materie prime e prodotti finiti e che la catena del Feed & Food non subisca interruzioni né disagi. Il 16 marzo la Commissione europea ha presentato le Linee guida per la gestione delle Frontiere. Relativamente ai trasporti nel documento si sottolinea che le misure di controllo non devono pregiudicare la continuità delle attività economiche e che il libero trasporto dei beni è importantissimo per mantenere la disponibilità delle merci, soprattutto di quelle essenziali come quelle della filiera alimentare. Pertanto i Paesi non devono imporre alcuna restrizione alla loro circolazione. Fefac e le altre associazioni hanno chiesto inoltre di considerare gli alimenti zootecnici beni essenziali.Riguardo alla circolazione delle merci e all’approvvigionamento di materie prime in Italia, ASSALZOO ha richiamato l’attenzione del Governo con una lettera firmata insieme ad Assitol, l’Associazione italiana dell’Industria olearia, ad Anacer, l’Associazione nazionale Cerealisti, e a Italmopa, in rappresentanza dell’industria molitoria. Le quattro organizzazioni chiedono un intervento urgente per scongiurare il rischio di un blocco del transito di merci da e per l’Italia e quindi preservare il rifornimento di beni per il settore agricolo e l’industria alimentare.La lettera è rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, alle ministre Teresa Bellanova, delle Politiche agricole alimentari e forestali, e Paola De Micheli, delle Infrastrutture e dei trasporti, e ai ministri Stefano Patuanelli, dello Sviluppo economico e Roberto Speranza, della Salute ASSALZOO, Anacer, Assitol e Italmopa hanno indicato ai rappresentanti del Governo le “difficoltà” che stanno emergendo in relazione al trasporto merci e di materie prime fondamentali per la produzione alimentare. Si tratta di beni essenziali anche per la fornitura di mangimi per gli animali da allevamento dai quali deriva la produzione di carne, latte, pesce e uova.La questione è cruciale perché l’Italia acquista dall’estero poco meno del 60% di queste materie prime.Per continuare a garantire un approvvigionamento sufficiente per la produzione, e dunque un’offerta adeguata di beni alimentari, le quattro organizzazioni chiedono al Governo di affrontare la questione a livello europeo, per definire misure armonizzate sul trasporto merci, di contattare direttamente i singoli Paesi Ue ed extra-Ue per evitare lo stop al transito di merci in entrata e uscita dall’Italia, e di organizzare quanto prima degli hub di scambio alle frontiere per il trasporto su gomma. In questo modo le merci potranno proseguire il viaggio per il Paese di destinazione con autisti locali.

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Emergenza coronavirus e approvvigionamento delle materie prime per il settore agroalimentare

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici, tenuto conto che il nostro Paese è fortemente dipendente dall’estero per le materie prime per le produzioni alimentari e mangimistiche, chiede al Governo e alle Autorità competenti di riservare la massima attenzione al problema degli approvvigionamenti di tali materie prime che possono derivare in conseguenza di misure cautelari che molti Paesi esportatori hanno preso, o intendono prendere, nei confronti dell’Italia, sconsigliando ai propri operatori di recarsi sul territorio del nostro Paese o imponendo per coloro che si recano da noi periodi di quarantena.Tra le merci per uso mangimistico per le quali potrebbero verificarsi i contraccolpi più preoccupanti si evidenziano in modo particolare i cereali e le farine proteiche, ma non soltanto.Per quanto riguarda cereali, semi oleosi e loro farine, a causa della scarsa produzione interna importiamo ogni anno oltre il 50% del nostro fabbisogno interno e nell’ultimo anno, 2019, si è registrata un’ulteriore crescita.Tale problematica, sicuramente in comune anche con altri settori dell’industria alimentare nazionale, non solo per le importazioni ma anche per le esportazioni (unico mercato in sviluppo), rischia di mettere in pericolo gli approvvigionamenti di materie prime (o quantomeno di aumentarne i costi), con particolare riguardo, soprattutto, a quelle che arrivano via terra da Paesi Europei dai quali, per esigenze logistiche, giungono prevalentemente su gomma.“Nella gestione dell’emergenza – sottolinea il Presidente di ASSALZOO Marcello Veronesi – è fermo l’impegno dell’Associazione e di tutti i mangimisti italiani nel continuare a garantire l’indispensabile fornitura di mangimi sicuri e di alta qualità ai nostri allevamenti, per garantire la produttività, la salute e il benessere degli animali allevati e quindi continuare ad assicurare la produzione di latte, carne, uova e pesce che ne derivano”.“Per tale ragione – sottolinea il Presidente Assalzoo – si chiede al Governo di mettere in atto ogni azione idonea ad evitare punti di debolezza nell’attività di approvvigionamenti di materie prime fondamentali a poter consentire la continuità produttiva delle aziende agroalimentari italiane”.

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Disegno di legge sugli illeciti agroalimentari

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Con ogni probabilità approderà nel prossimo Consiglio dei Ministri il disegno di legge sugli illeciti agroalimentari che si pone come obiettivo l’aggiornare le attuali norme, risalenti anche agli inizi del ‘900. All’interno del testo contro le agromafie saranno incluse, all’articolo 12, le norme di revisione del quadro sanzionatorio sulla contraffazione nel comparto dell’olio d’oliva. L’attuale classificazione degli olii d’oliva, infatti, è stabilita dalla regolamentazione dell’Ue che ha introdotto, relativamente alle caratteristiche che devono possedere le diverse categorie di olio, elementi non previsti all’epoca in cui fu emanata la legge italiana inerente le sanzioni, ovvero la legge 1407 del 1960 attualmente in vigore. Ad esempio le caratteristiche organolettiche o quelle legate all’evoluzione analitico-scientifica. Inoltre, non vengono previste alcune tipologie di esame per la classificazione degli olii di oliva.
“Per questo – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – già da componente della Commissione Agricoltura della Camera ho presentato una proposta di legge per integrare il decreto legislativo 23 maggio 2016, n. 103 con disposizioni che consentano di adeguare il sistema sanzionatorio alle nuove disposizioni comunitarie, creando una sorta di ‘testo unico’ sanzionatorio. Norme che ora approdano all’interno del ddl sugli illeciti agroalimentari che mi auguro venga licenziato quanto prima dal Consiglio dei Ministri per poi aprirsi al doveroso confronto parlamentare. L’obiettivo – prosegue Giuseppe L’Abbate – è quello di far sì che strumenti, tecniche e caratteristiche divenute scientificamente obiettive per stabilire le diverse tipologie e qualità di olio di oliva siano utilizzabili per legge, sostenendo e agevolando il già ottimo lavoro dell’Icqrf, rassicurando i consumatori sull’olio d’oliva che stanno acquistando nonché tutelando i produttori di qualità”.
Vengono così superati tutti i dubbi interpretativi che in diverse controversie giudiziarie hanno vanificato il lavoro di controllo dell’Ispettorato centrale repressione frodi. Divengono sanzionabili olii classificati come extravergine di oliva ma risultati vergine di oliva all’esame organolettico. Inoltre, ad esempio, si sanziona il cosiddetto olio “deodorato” venduto come olio extravergine di oliva, e conforme a tale categoria a livello di requisiti intrinseci, ma ottenuto in maniera illecita con l’ausilio di un processo di deodorazione che invece caratterizza l’ottenimento degli olii raffinati e non degli olii vergini di oliva.

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Il sistema agroalimentare in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Il sistema agro­alimentare è inteso complessivamente come agricoltura, silvicoltura e pesca (ASP), anche per il 2018 si conferma settore chiave della nostra economia. La produzione (59,2 miliardi di euro in valori correnti), infatti, registra un aumento significativo pari all’1,8% rispetto all’anno precedente, legato a una lieve crescita dei volumi prodotti (0,6%) e a un consistente rialzo dei prezzi dei prodotti venduti (+1,1%). Tuttavia, si confermano stabili sia il valore aggiunto, a causa del forte incremento dei consumi intermedi (+4,2%) sia il peso complessivo sul sistema economico (2,2%). Al risultato positivo hanno contribuito tutte le componenti, con le variazioni più significative da parte di silvicoltura e pesca (rispettivamente con +3% e +2,6% in valori correnti), pur rimanendo marginali rispetto all’agricoltura, che da sola pesa per oltre il 94% sul totale.Questi alcuni dei dati contenuti nell’Annuario dell’agricoltura italiana 2018 e del Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari 2018, elaborati dal CREA, con il suo Centro di Politiche e Bioeconomia.La presentazione di oggi evidenzia l’immagine di un comparto, che nonostante alcune criticità, presenta segnali di importante dinamismo, testimoniato dall’aumento degli investimenti fissi lordi (+4,2%), ma anche dalle buone le performance dell’industria alimentare, che pesa per l’11% circa sul valore aggiunto e per il 12% circa sull’occupazione del settore manifatturiero nazionale, registrando nell’ultimo decennio livelli di produttività (+9%) e indici della produzione industriale più elevati, rispetto al resto del sistema industriale. Aumenta lievemente il lavoro agricolo, con +0,8% delle unità di lavoro annue (ULA) impiegate, grazie alla crescita della componente dipendente (+2,5), che segnala la progressiva professionalizzazione dell’attività agricola. Risulta, inoltre, sempre più importante per le aziende la diversificazione delle attività produttive, che pesa per circa il 20% sul valore della produzione. Emerge inoltre che chi diversifica consegue migliori risultati economici. Ai buoni risultati ottenuti contribuiscono anche le numerose iniziative di carattere politico, con il livello di sostegno pubblico in agricoltura che ha superato i 12,7 miliardi di euro (+23%).Dal punto di vista strutturale, prosegue il percorso di ricomposizione della maglia aziendale, con l’aumento delle aziende di classi dimensionali elevate (oltre i 100.000 euro di Produzione Standard), che gestiscono circa metà della SAU totale. La superficie media aziendale che è salita a 11 Ha, anche grazie ad un lieve ripresa del mercato fondiario, e soprattutto al ricorso agli affitti. Anche gli ultimi dati di tendenza registrano la fuoriuscita di operatori: in calo le iscrizioni delle imprese agricole nei registri camerali (-6,4%).Indiscusso il ruolo ambientale dell’agricoltura, che è una delle componenti prioritarie della bioeconomia, di cui l’Italia è uno dei leader europei, con un fatturato stimato in oltre 322 miliardi di euro. La diffusione di pratiche sostenibili e il rafforzamento della componente forestale appaiono cruciali per il loro contributo a processi di mitigazione del cambiamento climatico. Cresce l’attenzione al ruolo di tutela paesaggistica, con numerosi riconoscimenti internazionali e nazionali, che favoriscono anche la crescita di attività collaterali come l’enoturismo, la cui disciplina è stata rinnovata di recente. Il sistema di qualità basato sulle indicazioni geografiche (300 prodotti alimentari e 526 vini) ha raggiunto un valore di mercato di primo piano, il cui export commerciale è minacciato dall’instabilità politica internazionale.Nell’anno, come evidenziato dal Rapporto sul commercio estero 2018, ancora una volta è stato l’export a fare da traino, con un aumento delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari del +1,4% rispetto al 2017, superando i 41,6 miliardi di euro, a fronte di una riduzione delle importazioni del -2% rispetto al 2017, attestandosi a 43,7 miliardi. Questa dinamica ha reso possibile la contrazione del deficit della bilancia agroalimentare, che per la prima volta scende sotto i 2 miliardi. Il principale mercato di riferimento è l’Unione Europea con 2/3 delle nostre esportazioni e oltre il 70% delle importazioni, seguito da Nord America e Asia. L’83% delle esportazioni riguarda prodotti trasformati o bevande, mentre 1/3 delle importazioni è costituito da prodotti primari in larga parte destinati all’industria alimentare. I prodotti del Made in Italy rappresentano oltre il 73% delle esportazioni.L’analisi dei primi nove mesi del 2019 evidenzia un’ottima performance delle esportazioni agroalimentari, con un aumento del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; tornano a crescere anche le importazioni agroalimentari (+1,4%). A trainare l’andamento positivo delle esportazioni, anche nel 2019, sono i prodotti trasformati e soprattutto le bevande, sia vino che altre bevande alcoliche e non alcoliche. Dal lato delle importazioni calano, invece, i flussi del settore dei trasformati. Il Nord America, principale mercato di destinazione Extra-UE, incrementa ulteriormente il proprio peso. I prodotti del Made in Italy, che rappresentano oltre il 73% delle esportazioni agroalimentari italiane, confermano il trend positivo. Molti dei principali prodotti, tra cui vino, prodotti da forno e formaggi, evidenziano, nell’intero periodo analizzato, tassi di crescita rilevanti.Infine, da oggi on line sul sito del CREA anche L’agricoltura italiana conta 2019, giunta alla 32° edizione, un affermato e agile strumento informativo sull’andamento del sistema agroalimentare italiano.

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Atradius: agroalimentare italiano in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Continua la corsa dell’agroalimentare italiano che con una crescita prevista del 3% nel 2019 e dell’1,4% nel 2020 conferma il suo ruolo trainante nell’industria del Made in Italy. Restano tuttavia alcune criticità sui tempi di pagamento legate ad un mercato estremamente frammentato e caratterizzato da una forte concorrenza, con molte aziende di piccole dimensioni.In particolare nel 2020, i grandi rivenditori grazie ai forti flussi di cassa, incrementeranno i propri investimenti e le acquisizioni al fine di guadagnare quote di mercato. Questo comporterà per le imprese di piccola taglia maggiore affanno in termini di liquidità, e conseguenti difficoltà a rispettare le tempistiche di pagamento delle fatture emesse dai propri fornitori. E’ questo, in sintesi, il quadro delineato dallo studio sull’andamento del settore agroalimentare del nostro Paese “Market Monitor Alimentare Italia – Dicembre 2019” condotto da Atradius, tra i Gruppi leader nel mondo nell’assicurazione del credito commerciale, cauzioni e recupero crediti.In linea generale, all’interno del comparto italiano, si osserva un sostanziale rispetto dei termini di pagamento ex lege che stabiliscono un limite massimo di 30 giorni per le merci deperibili e di 60 giorni per quelle non deperibili. Tuttavia, alcuni player di dimensioni più piccole e con i margini sotto pressione si troveranno a dover prorogare i pagamenti per gestire la scarsa liquidità, situazione che si ripercuoterà negativamente sui ritardi di pagamento, per i quali Atradius prevede un aumento, seppur di modesto, nel 2020 mentre si attende una stabilizzazione delle insolvenze.Secondo l’analisi Atradius, le tariffe doganali imposte dagli Stati Uniti (che rappresentano il 10% del totale delle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani) su alcuni formaggi italiani, come Parmigiano e Grana Padano, potrebbe impattare negativamente sull’andamento positivo del segmento caseario. Allo stesso modo, potrebbe essere colpito quello dei liquori nel sottosettore delle bevande, ad eccezione del vino che continua ad avere una buona performance a livello nazionale e internazionale.L’UE rimane il principale mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano, ricoprendo una quota di due terzi, e dato che fino ad ora solo pochi prodotti sono stati colpiti dalle tariffe statunitensi, per il momento l’impatto sul rischio credito di alcuni segmenti dovrebbe restare contenuto.Un elemento di criticità per il settore è rappresentato dalla crescita delle frodi alimentari che Atradius ha registrato nei primi mesi del 2019, principalmente nell’ambito delle vendite all’ingrosso di prodotti alimentari, carne e pesce.“Nonostante ci troviamo davanti ad comparto che si mantiene complessivamente sano e proiettato verso la crescita, grazie al buon andamento dell’export e ad un incremento previsto del valore aggiunto del settore del +1,4% nel 2020 – commenta Massimo Mancini, country manager Atradius per l’Italia – per molte imprese produttrici persistono alcune criticità come le ridotte dimensioni aziendali, che impediscono la crescita a livello internazionale, i margini stretti e l’alta competitività, che potrebbero metterne a dura prova il flusso di cassa. In questo contesto, gli strumenti a supporto della gestione del rischio credito commerciale rappresentano un valido alleato per le aziende esportatrici, ma anche per gli operatori del mercato domestico che si trovano a dover proteggere le proprie pratiche commerciali da clienti in affanno o da cattivi pagatori”.

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Atradius: agroalimentare italiano in crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Continua la corsa dell’agroalimentare italiano che con una crescita prevista del 3% nel 2019 e dell’1,4% nel 2020 conferma il suo ruolo trainante nell’industria del Made in Italy. Restano tuttavia alcune criticità sui tempi di pagamento legate ad un mercato estremamente frammentato e caratterizzato da una forte concorrenza, con molte aziende di piccole dimensioni.In particolare nel 2020, i grandi rivenditori grazie ai forti flussi di cassa, incrementeranno i propri investimenti e le acquisizioni al fine di guadagnare quote di mercato. Questo comporterà per le imprese di piccola taglia maggiore affanno in termini di liquidità, e conseguenti difficoltà a rispettare le tempistiche di pagamento delle fatture emesse dai propri fornitori. E’ questo, in sintesi, il quadro delineato dallo studio sull’andamento del settore agroalimentare del nostro Paese “Market Monitor Alimentare Italia – Dicembre 2019” condotto da Atradius, tra i Gruppi leader nel mondo nell’assicurazione del credito commerciale, cauzioni e recupero crediti. In linea generale, all’interno del comparto italiano, si osserva un sostanziale rispetto dei termini di pagamento ex lege che stabiliscono un limite massimo di 30 giorni per le merci deperibili e di 60 giorni per quelle non deperibili. Tuttavia, alcuni player di dimensioni più piccole e con i margini sotto pressione si troveranno a dover prorogare i pagamenti per gestire la scarsa liquidità, situazione che si ripercuoterà negativamente sui ritardi di pagamento, per i quali Atradius prevede un aumento, seppur di modesto, nel 2020 mentre si attende una stabilizzazione delle insolvenze.Secondo l’analisi Atradius, le tariffe doganali imposte dagli Stati Uniti (che rappresentano il 10% del totale delle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani) su alcuni formaggi italiani, come Parmigiano e Grana Padano, potrebbe impattare negativamente sull’andamento positivo del segmento caseario. Allo stesso modo, potrebbe essere colpito quello dei liquori nel sottosettore delle bevande, ad eccezione del vino che continua ad avere una buona performance a livello nazionale e internazionale.L’UE rimane il principale mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano, ricoprendo una quota di due terzi, e dato che fino ad ora solo pochi prodotti sono stati colpiti dalle tariffe statunitensi, per il momento l’impatto sul rischio credito di alcuni segmenti dovrebbe restare contenuto. Un elemento di criticità per il settore è rappresentato dalla crescita delle frodi alimentari che Atradius ha registrato nei primi mesi del 2019, principalmente nell’ambito delle vendite all’ingrosso di prodotti alimentari, carne e pesce.

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Sempre più dinamico il comparto agroalimentare in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

È quanto emerge dal Rapporto sulla Competitività dell’Agroalimentare nel Mezzogiorno, presentato oggi da ISMEA, Fiere di Parma e Federalimentare presso l’Università degli Studi di Salerno.Lo studio evidenzia come i recenti mutamenti dello scenario globale abbiano sostenuto una crescita senza precedenti delle esportazioni del Made in Italy alimentare, grazie a una ritrovata coerenza del modello di specializzazione agroalimentare italiano con le tendenze della domanda mondiale, che ha spinto l’export agroalimentare del Sud a toccare la cifra di 7 miliardi di euro nel 2018.Nel Mezzogiorno, nonostante il consistente e duraturo impatto della crisi economica iniziata nel 2008, il permanere di un tessuto imprenditoriale caratterizzato da imprese medio-piccole e, più in generale, la conferma di alcuni storici limiti allo sviluppo economico, il settore agroalimentare è cresciuto, nell’ultimo triennio, in termini di valore aggiunto – che supera i 19 miliardi di euro -, di numero di imprese – 344 mila imprese agricole e 34 mila imprese dell’industria alimentare – e di occupati, che si attestano a circa 668 mila unità, pari al 10% del totale occupati al Sud.Anche il confronto con il Centro-Nord mette in evidenza come, nello stesso periodo, il fatturato dell’industria alimentare sia cresciuto più al Sud (+5,4%) che nel resto del Paese (+4,4%).La specifica composizione settoriale, l’elevata incidenza delle medie imprese – che si sono rivelate quelle più dinamiche e in grado di adattarsi ai mutati scenari – oltre che il determinante contributo delle imprese di più recente costituzione, hanno consentito all’agroalimentare del Mezzogiorno di ottenere performance di tutto rispetto e, in taluni casi, superiori a quelle dei corrispondenti settori del Centro-Nord.Performance positive hanno riguardato soprattutto alcune filiere come caffè, cioccolato e confetteria (+14%), prodotti da forno (+18%), olio (+21%); in generale, un rinnovamento generazionale e la presenza di imprese più giovani hanno determinato maggiore dinamicità e capacità di rispondere alle esigenze del mercato.Tra gli elementi più critici, soprattutto pensando alla necessità di agganciare il treno dell’innovazione, preoccupano i bassi livelli di immobilizzazioni nelle imprese del Mezzogiorno e il fatto che esse siano sostanzialmente tecniche con poca attenzione a quelle immateriali.
“L’agroalimentare nel Mezzogiorno riveste un ruolo sempre più rilevante, con primati in molti settori e una buona tenuta economica, segnali positivi che vanno letti con attenzione – ha dichiarato Fabio Del Bravo; occorre rafforzare adeguatamente la fase agricola e la sua integrazione con la parte a valle della filiera, favorire gli investimenti – soprattutto in innovazione – e prendere atto dei limiti, per esempio strutturali, individuando percorsi che già nel breve possano portare benefici: una maglia produttiva di dimensioni piccole è certamente un problema su molti fronti, ma lo è molto di più per le produzioni standardizzate che fronteggiano concorrenza di prezzo, piuttosto che per i prodotti differenziati del made in Italy. Incentivare forme di aggregazione e l’orientamento a produzioni tipiche che in quest’area hanno ancora molte potenzialità inespresse, può rivelarsi una leva strategica importante e può avviare un percorso di successo realmente attuabile”.

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I dazi Usa sui prodotti agroalimentari italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

 

Sarebbero un colpo fatale per il nostro settore, in modo particolare per i piccoli e medi produttori. E’ per questo urgente una decisa azione diplomatica del Governo italiano per scongiurare tali misure – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.
Se la guerra commerciale tra gli Usa e l’Ue prendesse di mira le nostre esportazioni, a essere penalizzati non sarebbero soltanto gli agricoltori, ma più in generale il prestigio e la diffusione di marchi che possono essere considerati veri e propri ambasciatori del made in Italy nel mondo – prosegue Tiso. Le vittime di questa guerra commerciale rischiano infatti di essere soprattutto vino, olio, formaggi e pasta, prodotti già minacciati dalle imitazioni dei nostri prodotti in vendita nel mercato americano. Secondo i calcoli del Governo, il danno per la nostra agricoltura sarebbe equivalente a 4,5 miliardi di euro, oltre il 9% dell’export italiano negli Stati uniti. Sarebbe uno tsunami per il nostro settore, che per di più rischia di essere travolto da un’ondata che ha origini lontane e che non coinvolgono in alcun modo il nostro Paese: il braccio di ferro tra Airbus e Boeing.Come ha sottolineato a più riprese la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, è impensabile che a pagare il prezzo dello scontro tra due colossi del trasporto aereo finiscano per essere gli agricoltori italiani. Chiediamo ora alla ministra e al Governo di fare di tutto per evitare i nuovi dazi, a partire dalla visita del Segretario di Stato Usa Mike Pompeo in arrivo oggi a Roma.

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Corre l’agroalimentare “made in Italy” sulla scena mondiale

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Grazie ai buoni risultati raggiunti nel 2018 e ad una previsione di crescita di oltre il 2% nel 2019, il comparto alimentare continua a fare la parte da leone dell’industria italiana con un fatturato superiore ai 137 miliardi di Euro nel 2017 (pari all’8% del PIL) e 385.000 addetti impegnati in oltre 6.800 imprese. E’ un quadro nel complesso positivo quello che emerge per il Belpaese dall’analisi che Atradius, tra i principali Gruppi a livello mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, fideiussioni e recupero crediti, dedica all’andamento del settore alimentare nei diversi paesi del mondo (Market Monitor Alimentare Dicembre 2018).
A confermare il trend positivo del settore, la buona performance dei prodotti agroalimentari italiani sui mercati esteri, con una crescita delle esportazioni del 3,1% nel primo semestre del 2018, mentre resta più contenuto l’aumento dei consumi sul mercato interno (+0,9%). Sale anche la produzione, portandosi al +3,2% nel 2017 seguita da un +1,9% nel primo semestre del 2018.
I più importanti mercati di sbocco per il nostro Paese restano quelli dell’Unione europea (è pari al 66% il valore complessivo dei prodotti agroalimentari esportati dall’Italia, secondo gli ultimi dati Ismea), dove le principali destinazioni sono rappresentate da Germania, Francia e Regno Unito. La Germania, che vede una lieve crescita del fatturato nel primo semestre del 2018 (+1,1%), si comporta differentemente però dall’Italia, dove le buone previsioni per il settore non lasciano prevedere un aumento dei ritardi di pagamento e delle insolvenze nel 2019. Crescono infatti i casi di ritardo e di insolvenza soprattutto nel segmento della carne, delle bevande e dei prodotti ortofrutticoli, così come gli episodi di frode alimentare che colpiscono i segmenti del pesce, frutta e verdura.
Anche la Francia, secondo paese di destinazione dei prodotti italiani dopo la Germania, mostra alcune debolezze strutturali che ostacolano la performance del settore, ancora oggi uno dei pilastri dell’economia francese (6° esportatore mondiale di generi alimentari), provocando una flessione della produzione dello 0,6% nel 2017, seguita da un ulteriore calo nel primo semestre dello scorso anno (-1,1%). Come per la Germania, il livello dei ritardi di pagamento e di insolvenza aumenta nel 2018, in particolare nel segmento della carne, e si prevede un’ulteriore crescita nel 2019.
Una performance non molto ottimistica si delinea anche per il Regno Unito, terzo mercato di sbocco europeo per l’export alimentare italiano, dove la svalutazione della sterlina dopo il referendum Brexit ha portato ad una forte pressione sui margini di profitto delle imprese a causa dell’aumento dei costi delle importazioni. Ciò ha provocato una crescita dei ritardi di pagamento e di insolvenza, per i quali, anche questa volta, si prevede una tendenza a rialzo nel 2019.
In ambito extra Ue, l’analisi Atradius offre uno scenario interessante soprattutto per i paesi del NAFTA, caratterizzato da un andamento positivo nel 2018, tra i quali spicca la performance del Canada che Atradius premia con voto “eccellente”. Anche per questi Paesi però, il Gruppo mantiene un atteggiamento prudente lasciando intravedere alcune criticità all’orizzonte, in particolare per USA e Messico.
Negli Stati Uniti, primo mercato di destinazione tra i paesi terzi, nonostante il settore si mantenga molto solido con una previsione di crescita del 2,2% nel 2019, la forte concorrenza in tutti i principali segmenti determinerà come effetto negativo una flessione sui margini di profitto delle imprese nel 2019.
Il settore agroalimentare messicano si mantiene fortemente orientato all’export, con un aumento stimato delle vendite dell’8,7% rispetto al 2017. Tuttavia i possibili sviluppi dei negoziati USMCA, in particolare la mancata ratifica e una nuova escalation delle controversie commerciali, potrebbero avere forti ripercussioni sul settore a causa della potenziale imposizione di dazi sulle esportazioni negli USA.Come per gli altri paesi, anche per l’Italia, nonostante il quadro complessivamente positivo, restano alcune criticità dovute in particolare alla frammentazione e alla forte concorrenza nel segmento del retail alimentare, caratterizzato da imprese di piccole dimensioni, e a situazioni di forte indebitamento delle aziende di produzione e trasformazione alimentare. Infine, un numero significativo di dati finanziari non in linea con i livelli medi del settore, rappresenta un campanello d’allarme per la presenza di frodi alimentari nel settore.Nonostante, in linea generale, il settore alimentare continui a registrare una performance soddisfacente – commenta Massimo Mancini, country manager Atradius per l’Italia- le difficoltà che caratterizzano i contesti economici dei principali mercati d’esportazione del nostro Paese e le nuove sfide che si presentano per gli operatori del settore, dai cambiamenti delle abitudini di consumo al ricorso sempre maggiore alla tecnologia per l’approvvigionamento su scala globale, possono mettere sotto prressione le aziende alimentari. Per questo consigliamo ai nostri esportatori di tutelarsi con gli strumenti che il Gruppo mette a disposizione per proteggersi dal rischio credito e garantire il buon andamento delle pratiche commerciali all’estero”.

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