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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

Posts Tagged ‘agroalimentare’

Il sistema agroalimentare in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Il sistema agro­alimentare è inteso complessivamente come agricoltura, silvicoltura e pesca (ASP), anche per il 2018 si conferma settore chiave della nostra economia. La produzione (59,2 miliardi di euro in valori correnti), infatti, registra un aumento significativo pari all’1,8% rispetto all’anno precedente, legato a una lieve crescita dei volumi prodotti (0,6%) e a un consistente rialzo dei prezzi dei prodotti venduti (+1,1%). Tuttavia, si confermano stabili sia il valore aggiunto, a causa del forte incremento dei consumi intermedi (+4,2%) sia il peso complessivo sul sistema economico (2,2%). Al risultato positivo hanno contribuito tutte le componenti, con le variazioni più significative da parte di silvicoltura e pesca (rispettivamente con +3% e +2,6% in valori correnti), pur rimanendo marginali rispetto all’agricoltura, che da sola pesa per oltre il 94% sul totale.Questi alcuni dei dati contenuti nell’Annuario dell’agricoltura italiana 2018 e del Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari 2018, elaborati dal CREA, con il suo Centro di Politiche e Bioeconomia.La presentazione di oggi evidenzia l’immagine di un comparto, che nonostante alcune criticità, presenta segnali di importante dinamismo, testimoniato dall’aumento degli investimenti fissi lordi (+4,2%), ma anche dalle buone le performance dell’industria alimentare, che pesa per l’11% circa sul valore aggiunto e per il 12% circa sull’occupazione del settore manifatturiero nazionale, registrando nell’ultimo decennio livelli di produttività (+9%) e indici della produzione industriale più elevati, rispetto al resto del sistema industriale. Aumenta lievemente il lavoro agricolo, con +0,8% delle unità di lavoro annue (ULA) impiegate, grazie alla crescita della componente dipendente (+2,5), che segnala la progressiva professionalizzazione dell’attività agricola. Risulta, inoltre, sempre più importante per le aziende la diversificazione delle attività produttive, che pesa per circa il 20% sul valore della produzione. Emerge inoltre che chi diversifica consegue migliori risultati economici. Ai buoni risultati ottenuti contribuiscono anche le numerose iniziative di carattere politico, con il livello di sostegno pubblico in agricoltura che ha superato i 12,7 miliardi di euro (+23%).Dal punto di vista strutturale, prosegue il percorso di ricomposizione della maglia aziendale, con l’aumento delle aziende di classi dimensionali elevate (oltre i 100.000 euro di Produzione Standard), che gestiscono circa metà della SAU totale. La superficie media aziendale che è salita a 11 Ha, anche grazie ad un lieve ripresa del mercato fondiario, e soprattutto al ricorso agli affitti. Anche gli ultimi dati di tendenza registrano la fuoriuscita di operatori: in calo le iscrizioni delle imprese agricole nei registri camerali (-6,4%).Indiscusso il ruolo ambientale dell’agricoltura, che è una delle componenti prioritarie della bioeconomia, di cui l’Italia è uno dei leader europei, con un fatturato stimato in oltre 322 miliardi di euro. La diffusione di pratiche sostenibili e il rafforzamento della componente forestale appaiono cruciali per il loro contributo a processi di mitigazione del cambiamento climatico. Cresce l’attenzione al ruolo di tutela paesaggistica, con numerosi riconoscimenti internazionali e nazionali, che favoriscono anche la crescita di attività collaterali come l’enoturismo, la cui disciplina è stata rinnovata di recente. Il sistema di qualità basato sulle indicazioni geografiche (300 prodotti alimentari e 526 vini) ha raggiunto un valore di mercato di primo piano, il cui export commerciale è minacciato dall’instabilità politica internazionale.Nell’anno, come evidenziato dal Rapporto sul commercio estero 2018, ancora una volta è stato l’export a fare da traino, con un aumento delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari del +1,4% rispetto al 2017, superando i 41,6 miliardi di euro, a fronte di una riduzione delle importazioni del -2% rispetto al 2017, attestandosi a 43,7 miliardi. Questa dinamica ha reso possibile la contrazione del deficit della bilancia agroalimentare, che per la prima volta scende sotto i 2 miliardi. Il principale mercato di riferimento è l’Unione Europea con 2/3 delle nostre esportazioni e oltre il 70% delle importazioni, seguito da Nord America e Asia. L’83% delle esportazioni riguarda prodotti trasformati o bevande, mentre 1/3 delle importazioni è costituito da prodotti primari in larga parte destinati all’industria alimentare. I prodotti del Made in Italy rappresentano oltre il 73% delle esportazioni.L’analisi dei primi nove mesi del 2019 evidenzia un’ottima performance delle esportazioni agroalimentari, con un aumento del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; tornano a crescere anche le importazioni agroalimentari (+1,4%). A trainare l’andamento positivo delle esportazioni, anche nel 2019, sono i prodotti trasformati e soprattutto le bevande, sia vino che altre bevande alcoliche e non alcoliche. Dal lato delle importazioni calano, invece, i flussi del settore dei trasformati. Il Nord America, principale mercato di destinazione Extra-UE, incrementa ulteriormente il proprio peso. I prodotti del Made in Italy, che rappresentano oltre il 73% delle esportazioni agroalimentari italiane, confermano il trend positivo. Molti dei principali prodotti, tra cui vino, prodotti da forno e formaggi, evidenziano, nell’intero periodo analizzato, tassi di crescita rilevanti.Infine, da oggi on line sul sito del CREA anche L’agricoltura italiana conta 2019, giunta alla 32° edizione, un affermato e agile strumento informativo sull’andamento del sistema agroalimentare italiano.

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Atradius: agroalimentare italiano in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Continua la corsa dell’agroalimentare italiano che con una crescita prevista del 3% nel 2019 e dell’1,4% nel 2020 conferma il suo ruolo trainante nell’industria del Made in Italy. Restano tuttavia alcune criticità sui tempi di pagamento legate ad un mercato estremamente frammentato e caratterizzato da una forte concorrenza, con molte aziende di piccole dimensioni.In particolare nel 2020, i grandi rivenditori grazie ai forti flussi di cassa, incrementeranno i propri investimenti e le acquisizioni al fine di guadagnare quote di mercato. Questo comporterà per le imprese di piccola taglia maggiore affanno in termini di liquidità, e conseguenti difficoltà a rispettare le tempistiche di pagamento delle fatture emesse dai propri fornitori. E’ questo, in sintesi, il quadro delineato dallo studio sull’andamento del settore agroalimentare del nostro Paese “Market Monitor Alimentare Italia – Dicembre 2019” condotto da Atradius, tra i Gruppi leader nel mondo nell’assicurazione del credito commerciale, cauzioni e recupero crediti.In linea generale, all’interno del comparto italiano, si osserva un sostanziale rispetto dei termini di pagamento ex lege che stabiliscono un limite massimo di 30 giorni per le merci deperibili e di 60 giorni per quelle non deperibili. Tuttavia, alcuni player di dimensioni più piccole e con i margini sotto pressione si troveranno a dover prorogare i pagamenti per gestire la scarsa liquidità, situazione che si ripercuoterà negativamente sui ritardi di pagamento, per i quali Atradius prevede un aumento, seppur di modesto, nel 2020 mentre si attende una stabilizzazione delle insolvenze.Secondo l’analisi Atradius, le tariffe doganali imposte dagli Stati Uniti (che rappresentano il 10% del totale delle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani) su alcuni formaggi italiani, come Parmigiano e Grana Padano, potrebbe impattare negativamente sull’andamento positivo del segmento caseario. Allo stesso modo, potrebbe essere colpito quello dei liquori nel sottosettore delle bevande, ad eccezione del vino che continua ad avere una buona performance a livello nazionale e internazionale.L’UE rimane il principale mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano, ricoprendo una quota di due terzi, e dato che fino ad ora solo pochi prodotti sono stati colpiti dalle tariffe statunitensi, per il momento l’impatto sul rischio credito di alcuni segmenti dovrebbe restare contenuto.Un elemento di criticità per il settore è rappresentato dalla crescita delle frodi alimentari che Atradius ha registrato nei primi mesi del 2019, principalmente nell’ambito delle vendite all’ingrosso di prodotti alimentari, carne e pesce.“Nonostante ci troviamo davanti ad comparto che si mantiene complessivamente sano e proiettato verso la crescita, grazie al buon andamento dell’export e ad un incremento previsto del valore aggiunto del settore del +1,4% nel 2020 – commenta Massimo Mancini, country manager Atradius per l’Italia – per molte imprese produttrici persistono alcune criticità come le ridotte dimensioni aziendali, che impediscono la crescita a livello internazionale, i margini stretti e l’alta competitività, che potrebbero metterne a dura prova il flusso di cassa. In questo contesto, gli strumenti a supporto della gestione del rischio credito commerciale rappresentano un valido alleato per le aziende esportatrici, ma anche per gli operatori del mercato domestico che si trovano a dover proteggere le proprie pratiche commerciali da clienti in affanno o da cattivi pagatori”.

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Atradius: agroalimentare italiano in crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Continua la corsa dell’agroalimentare italiano che con una crescita prevista del 3% nel 2019 e dell’1,4% nel 2020 conferma il suo ruolo trainante nell’industria del Made in Italy. Restano tuttavia alcune criticità sui tempi di pagamento legate ad un mercato estremamente frammentato e caratterizzato da una forte concorrenza, con molte aziende di piccole dimensioni.In particolare nel 2020, i grandi rivenditori grazie ai forti flussi di cassa, incrementeranno i propri investimenti e le acquisizioni al fine di guadagnare quote di mercato. Questo comporterà per le imprese di piccola taglia maggiore affanno in termini di liquidità, e conseguenti difficoltà a rispettare le tempistiche di pagamento delle fatture emesse dai propri fornitori. E’ questo, in sintesi, il quadro delineato dallo studio sull’andamento del settore agroalimentare del nostro Paese “Market Monitor Alimentare Italia – Dicembre 2019” condotto da Atradius, tra i Gruppi leader nel mondo nell’assicurazione del credito commerciale, cauzioni e recupero crediti. In linea generale, all’interno del comparto italiano, si osserva un sostanziale rispetto dei termini di pagamento ex lege che stabiliscono un limite massimo di 30 giorni per le merci deperibili e di 60 giorni per quelle non deperibili. Tuttavia, alcuni player di dimensioni più piccole e con i margini sotto pressione si troveranno a dover prorogare i pagamenti per gestire la scarsa liquidità, situazione che si ripercuoterà negativamente sui ritardi di pagamento, per i quali Atradius prevede un aumento, seppur di modesto, nel 2020 mentre si attende una stabilizzazione delle insolvenze.Secondo l’analisi Atradius, le tariffe doganali imposte dagli Stati Uniti (che rappresentano il 10% del totale delle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani) su alcuni formaggi italiani, come Parmigiano e Grana Padano, potrebbe impattare negativamente sull’andamento positivo del segmento caseario. Allo stesso modo, potrebbe essere colpito quello dei liquori nel sottosettore delle bevande, ad eccezione del vino che continua ad avere una buona performance a livello nazionale e internazionale.L’UE rimane il principale mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano, ricoprendo una quota di due terzi, e dato che fino ad ora solo pochi prodotti sono stati colpiti dalle tariffe statunitensi, per il momento l’impatto sul rischio credito di alcuni segmenti dovrebbe restare contenuto. Un elemento di criticità per il settore è rappresentato dalla crescita delle frodi alimentari che Atradius ha registrato nei primi mesi del 2019, principalmente nell’ambito delle vendite all’ingrosso di prodotti alimentari, carne e pesce.

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Sempre più dinamico il comparto agroalimentare in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

È quanto emerge dal Rapporto sulla Competitività dell’Agroalimentare nel Mezzogiorno, presentato oggi da ISMEA, Fiere di Parma e Federalimentare presso l’Università degli Studi di Salerno.Lo studio evidenzia come i recenti mutamenti dello scenario globale abbiano sostenuto una crescita senza precedenti delle esportazioni del Made in Italy alimentare, grazie a una ritrovata coerenza del modello di specializzazione agroalimentare italiano con le tendenze della domanda mondiale, che ha spinto l’export agroalimentare del Sud a toccare la cifra di 7 miliardi di euro nel 2018.Nel Mezzogiorno, nonostante il consistente e duraturo impatto della crisi economica iniziata nel 2008, il permanere di un tessuto imprenditoriale caratterizzato da imprese medio-piccole e, più in generale, la conferma di alcuni storici limiti allo sviluppo economico, il settore agroalimentare è cresciuto, nell’ultimo triennio, in termini di valore aggiunto – che supera i 19 miliardi di euro -, di numero di imprese – 344 mila imprese agricole e 34 mila imprese dell’industria alimentare – e di occupati, che si attestano a circa 668 mila unità, pari al 10% del totale occupati al Sud.Anche il confronto con il Centro-Nord mette in evidenza come, nello stesso periodo, il fatturato dell’industria alimentare sia cresciuto più al Sud (+5,4%) che nel resto del Paese (+4,4%).La specifica composizione settoriale, l’elevata incidenza delle medie imprese – che si sono rivelate quelle più dinamiche e in grado di adattarsi ai mutati scenari – oltre che il determinante contributo delle imprese di più recente costituzione, hanno consentito all’agroalimentare del Mezzogiorno di ottenere performance di tutto rispetto e, in taluni casi, superiori a quelle dei corrispondenti settori del Centro-Nord.Performance positive hanno riguardato soprattutto alcune filiere come caffè, cioccolato e confetteria (+14%), prodotti da forno (+18%), olio (+21%); in generale, un rinnovamento generazionale e la presenza di imprese più giovani hanno determinato maggiore dinamicità e capacità di rispondere alle esigenze del mercato.Tra gli elementi più critici, soprattutto pensando alla necessità di agganciare il treno dell’innovazione, preoccupano i bassi livelli di immobilizzazioni nelle imprese del Mezzogiorno e il fatto che esse siano sostanzialmente tecniche con poca attenzione a quelle immateriali.
“L’agroalimentare nel Mezzogiorno riveste un ruolo sempre più rilevante, con primati in molti settori e una buona tenuta economica, segnali positivi che vanno letti con attenzione – ha dichiarato Fabio Del Bravo; occorre rafforzare adeguatamente la fase agricola e la sua integrazione con la parte a valle della filiera, favorire gli investimenti – soprattutto in innovazione – e prendere atto dei limiti, per esempio strutturali, individuando percorsi che già nel breve possano portare benefici: una maglia produttiva di dimensioni piccole è certamente un problema su molti fronti, ma lo è molto di più per le produzioni standardizzate che fronteggiano concorrenza di prezzo, piuttosto che per i prodotti differenziati del made in Italy. Incentivare forme di aggregazione e l’orientamento a produzioni tipiche che in quest’area hanno ancora molte potenzialità inespresse, può rivelarsi una leva strategica importante e può avviare un percorso di successo realmente attuabile”.

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I dazi Usa sui prodotti agroalimentari italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

 

Sarebbero un colpo fatale per il nostro settore, in modo particolare per i piccoli e medi produttori. E’ per questo urgente una decisa azione diplomatica del Governo italiano per scongiurare tali misure – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.
Se la guerra commerciale tra gli Usa e l’Ue prendesse di mira le nostre esportazioni, a essere penalizzati non sarebbero soltanto gli agricoltori, ma più in generale il prestigio e la diffusione di marchi che possono essere considerati veri e propri ambasciatori del made in Italy nel mondo – prosegue Tiso. Le vittime di questa guerra commerciale rischiano infatti di essere soprattutto vino, olio, formaggi e pasta, prodotti già minacciati dalle imitazioni dei nostri prodotti in vendita nel mercato americano. Secondo i calcoli del Governo, il danno per la nostra agricoltura sarebbe equivalente a 4,5 miliardi di euro, oltre il 9% dell’export italiano negli Stati uniti. Sarebbe uno tsunami per il nostro settore, che per di più rischia di essere travolto da un’ondata che ha origini lontane e che non coinvolgono in alcun modo il nostro Paese: il braccio di ferro tra Airbus e Boeing.Come ha sottolineato a più riprese la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, è impensabile che a pagare il prezzo dello scontro tra due colossi del trasporto aereo finiscano per essere gli agricoltori italiani. Chiediamo ora alla ministra e al Governo di fare di tutto per evitare i nuovi dazi, a partire dalla visita del Segretario di Stato Usa Mike Pompeo in arrivo oggi a Roma.

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Corre l’agroalimentare “made in Italy” sulla scena mondiale

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Grazie ai buoni risultati raggiunti nel 2018 e ad una previsione di crescita di oltre il 2% nel 2019, il comparto alimentare continua a fare la parte da leone dell’industria italiana con un fatturato superiore ai 137 miliardi di Euro nel 2017 (pari all’8% del PIL) e 385.000 addetti impegnati in oltre 6.800 imprese. E’ un quadro nel complesso positivo quello che emerge per il Belpaese dall’analisi che Atradius, tra i principali Gruppi a livello mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, fideiussioni e recupero crediti, dedica all’andamento del settore alimentare nei diversi paesi del mondo (Market Monitor Alimentare Dicembre 2018).
A confermare il trend positivo del settore, la buona performance dei prodotti agroalimentari italiani sui mercati esteri, con una crescita delle esportazioni del 3,1% nel primo semestre del 2018, mentre resta più contenuto l’aumento dei consumi sul mercato interno (+0,9%). Sale anche la produzione, portandosi al +3,2% nel 2017 seguita da un +1,9% nel primo semestre del 2018.
I più importanti mercati di sbocco per il nostro Paese restano quelli dell’Unione europea (è pari al 66% il valore complessivo dei prodotti agroalimentari esportati dall’Italia, secondo gli ultimi dati Ismea), dove le principali destinazioni sono rappresentate da Germania, Francia e Regno Unito. La Germania, che vede una lieve crescita del fatturato nel primo semestre del 2018 (+1,1%), si comporta differentemente però dall’Italia, dove le buone previsioni per il settore non lasciano prevedere un aumento dei ritardi di pagamento e delle insolvenze nel 2019. Crescono infatti i casi di ritardo e di insolvenza soprattutto nel segmento della carne, delle bevande e dei prodotti ortofrutticoli, così come gli episodi di frode alimentare che colpiscono i segmenti del pesce, frutta e verdura.
Anche la Francia, secondo paese di destinazione dei prodotti italiani dopo la Germania, mostra alcune debolezze strutturali che ostacolano la performance del settore, ancora oggi uno dei pilastri dell’economia francese (6° esportatore mondiale di generi alimentari), provocando una flessione della produzione dello 0,6% nel 2017, seguita da un ulteriore calo nel primo semestre dello scorso anno (-1,1%). Come per la Germania, il livello dei ritardi di pagamento e di insolvenza aumenta nel 2018, in particolare nel segmento della carne, e si prevede un’ulteriore crescita nel 2019.
Una performance non molto ottimistica si delinea anche per il Regno Unito, terzo mercato di sbocco europeo per l’export alimentare italiano, dove la svalutazione della sterlina dopo il referendum Brexit ha portato ad una forte pressione sui margini di profitto delle imprese a causa dell’aumento dei costi delle importazioni. Ciò ha provocato una crescita dei ritardi di pagamento e di insolvenza, per i quali, anche questa volta, si prevede una tendenza a rialzo nel 2019.
In ambito extra Ue, l’analisi Atradius offre uno scenario interessante soprattutto per i paesi del NAFTA, caratterizzato da un andamento positivo nel 2018, tra i quali spicca la performance del Canada che Atradius premia con voto “eccellente”. Anche per questi Paesi però, il Gruppo mantiene un atteggiamento prudente lasciando intravedere alcune criticità all’orizzonte, in particolare per USA e Messico.
Negli Stati Uniti, primo mercato di destinazione tra i paesi terzi, nonostante il settore si mantenga molto solido con una previsione di crescita del 2,2% nel 2019, la forte concorrenza in tutti i principali segmenti determinerà come effetto negativo una flessione sui margini di profitto delle imprese nel 2019.
Il settore agroalimentare messicano si mantiene fortemente orientato all’export, con un aumento stimato delle vendite dell’8,7% rispetto al 2017. Tuttavia i possibili sviluppi dei negoziati USMCA, in particolare la mancata ratifica e una nuova escalation delle controversie commerciali, potrebbero avere forti ripercussioni sul settore a causa della potenziale imposizione di dazi sulle esportazioni negli USA.Come per gli altri paesi, anche per l’Italia, nonostante il quadro complessivamente positivo, restano alcune criticità dovute in particolare alla frammentazione e alla forte concorrenza nel segmento del retail alimentare, caratterizzato da imprese di piccole dimensioni, e a situazioni di forte indebitamento delle aziende di produzione e trasformazione alimentare. Infine, un numero significativo di dati finanziari non in linea con i livelli medi del settore, rappresenta un campanello d’allarme per la presenza di frodi alimentari nel settore.Nonostante, in linea generale, il settore alimentare continui a registrare una performance soddisfacente – commenta Massimo Mancini, country manager Atradius per l’Italia- le difficoltà che caratterizzano i contesti economici dei principali mercati d’esportazione del nostro Paese e le nuove sfide che si presentano per gli operatori del settore, dai cambiamenti delle abitudini di consumo al ricorso sempre maggiore alla tecnologia per l’approvvigionamento su scala globale, possono mettere sotto prressione le aziende alimentari. Per questo consigliamo ai nostri esportatori di tutelarsi con gli strumenti che il Gruppo mette a disposizione per proteggersi dal rischio credito e garantire il buon andamento delle pratiche commerciali all’estero”.

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Agroalimentare veneto: Andamento 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Legnaro-Pd oggi 24 gennaio (ore 11:00) presso la sede di Veneto Agricoltura (Agripolis) “tradizionale” conferenza stampa di inizio anno. Sono poco più di 63.400 le imprese agricole attive in Veneto iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio al terzo trimestre del 2018. Un numero ancora in leggero calo (-0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e in linea con l’andamento registrato dal settore anche a livello nazionale. È questo il primo dato che emerge dall’analisi della grande mole di numeri in corso di elaborazione da parte degli esperti di Veneto Agricoltura in vista del tradizionale incontro di inizio anno con i giornalisti sull’andamento del settore agroalimentare veneto nell’anno appena concluso. Com’è tradizione ormai da molti anni, gli esperti dell’Agenzia regionale forniranno un primo quadro sull’andamento economico-produttivo del comparto, comprendente numero degli occupati, superficie, produzione per singolo comparto, risultati dell’export agroalimentare regionale, ecc. La Conferenza Stampa rappresenta un importante momento per comprendere in anteprima lo stato di salute e il reale andamento dell’agricoltura veneta nel 2018, in attesa dell’incontro in programma nel mese di giugno quando sarà diffuso il Report consuntivo congiunturale.All’incontro saranno presenti l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan e il Direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro.

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“Sentenza Corte Europea, freno alla ricerca e all’innovazione in ambito agroalimentare”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“C’è del rammarico – sottolinea Marcello Veronesi, presidente Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) – di fronte alla decisione della Corte di Giustizia Europea che, di fatto, pone un freno normativo al rilancio competitivo della filiera agroalimentare europea e italiana”.“La spinta all’innovazione – prosegue Veronesi – è sempre finalizzata al miglioramento del prodotto finale da fornire al consumatore. Il processo che porta a tale prodotto è il risultato della costante ricerca scientifica, normativa e aziendale. Bloccare tale meccanismo virtuoso, vincolando le novità tecnico-scientifiche a norme pensate nei decenni scorsi per regolamentare gli organismi geneticamente modificati, rappresenta un elemento preoccupante rispetto al futuro”.“L’agricoltura europea e italiana – aggiunge il presidente Assalzoo – ha bisogno della ricerca per migliorare la qualità e la quantità delle produzioni. Una grande alleanza per l’innovazione che sappia unire la parte pubblica e l’imprenditoria privata è la via maestra per immaginare un’attività agricola sostenibile a livello ambientale e sicura a livello alimentare. Rimane quindi forte l’esigenza, soprattutto per la situazione dell’agroalimentare italiano, che non ci siano pregiudizi e forme di regressione anti-scientifica. È un’esigenza di tutti gli attori della filiera, di cui le autorità pubbliche dovrebbero farsi carico. Un’agricoltura moderna, efficiente, innovativa, scientificamente all’avanguardia è infatti la condizione indispensabile per garantire la specificità delle produzioni italiane e la loro capacità di penetrazione sui mercati internazionali”.“La decisione della Corte di Giustizia europea – conclude il presidente Assalzoo – dovrebbe ora fare riflettere sulla necessità di rivedere la normativa europea in tema di biotecnologie che oggi è – erroneamente – basata sulla tecnica, mentre sarebbe opportuno che l’attenzione fosse rivolta alla valutazione del prodotto che si ottiene. Un passaggio necessario se non vogliamo che l’Europa resti un fanalino di coda nell’innovazione e nello sviluppo, rinunciando in questo modo ad incrementare le proprie produzioni e a tenere nel mirino l’obiettivo prioritario della sostenibilità, sicurezza e qualità delle produzioni agroalimentari”

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Agroalimentare, l’Abruzzo protagonista a New York: Oscar al Pan’Agrumato

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 luglio 2018

Eletto “New best product 2018” il Pan’Agrumato al Montepulciano d’Abruzzo, specialità dolciaria creata dall’imprenditore Francesco Ricci di Lanciano (Ch) e da “Agrumato srl”, la sua azienda di famiglia. Il prodotto, che da nove anni viene esportato in tutto il mondo, è stato insignito in questi giorni a New York del prestigioso SOFI AWARDS, l’Oscar del food, nel Paese in assoluto più ricettivo ed attento alle produzioni alimentari italiane d’eccellenza. “Un successo – commenta semplicemente, emozionato, Francesco Ricci, dagli States, dove si trova inseme alla figlia Lucrezia -. Abbiamo appena ritirato le statuette. Un risultato incredibile, in un’annata in cui i riconoscimenti internazionali si susseguono e rincorrono”. Il Pan’Agrumato è l’evoluzione creativa e salutista del classico panettone natalizio, perché viene realizzato solo con olio Agrumato, che sostituisce il burro, trasformando così un prodotto altamente calorico, in uno a bassissimo contenuto di grassi, di colesterolo, privo di lattosio e derivati del latte, e quindi con molte meno calorie, ma che mantiene inalterate morbidezza e fragranza, con una maggiore digeribilità e lasciando il palato con una piacevolissima sensazione di pulito. “Che sia ben chiaro – puntualizza Ricci -, il Pan’Agrumato non è un panettone, è molto di più!!!” Una delizia… Per il Pan’Agrumato si tratta di una sorta di consacrazione dopo le affermazioni a Roma, quando nel 2014 fu proclamato “Prodotto innovativo”, e a Londra, quando, nel 2017, ha conquistato il “Bellavita Awards”. Per l’azienda Agrumato si tratta invece di un’annata eccezionale in fatto di successi a… stelle e strisce, dato che i suoi oli all’inizio dell’anno hanno fatto incetta di primi premi al “Los Angeles International Extra Virgin Olive Oil Competition”, autorevole rassegna olivicola, la quinta a livello mondiale, accaparrandosi ben 5 medaglie d’oro e bissando il successo del 2017. Il SOFI AWARDS è un premio creato nel 1972 e che viene assegnato, durante il Fancy Food Show di New York, la più importante fiera alimentare Usa e tra le prime 3 al mondo, ai migliori e più innovativi prodotti, nel campo delle eccellenze agroalimentari presenti sul mercato mondiale. Quest’anno il comitato di valutazione era composto da 56 giudici, selezionati tra chef, giornalisti, buyers ed esperti di categoria. Essi, nelle tre settimane prima dello show, si sono riuniti per assaporare e valutare, attraverso una degustazione cieca, più di 260 prodotti selezionati tra le migliaia presenti alla rassegna statunitense.Il Pan’Agrumato al Montepulciano si aggiudica il SOFI AWARDS come NEW BEST PRODUCT 2018, ma anche la statuetta d’argento per la sua categoria, ovvero per le produzioni dolciarie.Doppio Oscar quindi…

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Confagricoltura Salerno punta sul Distretto Agroalimentare di Qualità

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Si è tenuta nella sede di Confagricoltura a Battipaglia la riunione del Comitato promotore del Distretto Agroalimentare di Qualità della Piana del Sele, Irno-Picentini e Parco del Cilento.
L’obiettivo di Confagricoltura Salerno è quello di precorrere i tempi: il distretto agroalimentare di qualità – una volta riconosciuto tale da Regione Campania – sarà candidato a Distretto del Cibo, la nuova tipologia individuata dal comma 499 della legge di bilancio dello Stato per il 2018, che ha emendato l’articolo 13 della legge di orientamento in agricoltura: il Decreto legislativo 288/2001.E per i distretti del Cibo e i loro programmi di valorizzazione dell’agroalimentare c’è un budget di 5 milioni di euro per il 2018 e 10 milioni per il 2019, stanziati proprio dalla legge di bilancio.Hanno partecipato alla riunione del comitato promotore, oltre a Confagricoltura Salerno, nella persona del Presidente Antonio Costantino, il delegato del Parco del Cilento Vincenzo Inverso, il presidente del Consorzio Olio Dop Colline Salernitane e Nocciola di Giffoni Igp Gerardo Alfani, il presidente di Rago Group Rosario Rago, il responsabile della Azienda Agricola San Salvatore Giuseppe Pagano, il presidente della Noschese Srl Guglielmo Noschese, la delegata del Consorzio di Tutela Vini Salernum Mila Vuolo, i direttori del Gal Colline Salernitane e Gal Irno-Cavese “Terra è Vita” Eligio Troisi e Giovanni Giugliano.“E’ il primo passo verso quella che sarà un’iniziativa in grado di unire i territori che rivestono un ruolo importante nel panorama della nostra regione, dal punto di vista agricolo, turistico e culturale. Il Distretto Agroalimentare di Qualità è uno strumento, riconosciuto dalla Legge Regionale n. 20 del 2014, in grado di fornire alle nostre realtà economiche una marcia in più nella crescita socio-economica delle aree coinvolte.” Così ha dichiarato il Presidente di Confagricoltura Antonio CostantinoCostantino inoltre sottolinea: “L’idea della realizzazione e della candidatura del distretto parte da lontano, in seguito ad incontri con le aziende, vero motore economico della società, che ci hanno fatto optare per il perseguimento di tale obiettivo al fine di essere un interlocutore nazionale ed internazionale per il rilancio delle nostre splendide realtà agroalimentari, turistiche e culturali che saranno, negli anni a venire, la vera ricchezza del nostro paese”.Il tavolo tecnico – che ha visto la presenza di tante realtà locali importanti – sarà presto allargato ad altri attori pubblici e privati.

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“SSICA-UNIPR: un sistema sinergico per la ricerca e il trasferimento tecnologico nell’agroalimentare”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

Parma Giovedì 10 maggio, a partire dalle ore 10.30, nella Sala “P. Barilla” delle Fiere di Parma, nell’ambito di Cibus si terrà il convegno SSICA-UNIPR: un sistema sinergico per la ricerca e il trasferimento tecnologico nell’agroalimentare, evento di presentazione della collaborazione tra la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari e l’Università di Parma.Dopo l’introduzione del Presidente SSICA Andrea Zanlari e del Rettore Paolo Andrei, interverranno Nicola Levoni, Presidente di Levoni SpA, Stefano Romei di CFT SpA e Marco Sachet, Direttore dell’Istituto Italiano Imballaggio, sulle prospettive del trasferimento tecnologico nel comparto alimentare, impiantistico e nel packaging, moderati da Gabriele Costantino dell’Università di Parma e Antonio Trifirò di SSICA. A seguire, nella seconda parte della mattinata, sono in programma gli interventi di Nicoletta Simoncini, Andrea Brutti e Chiara Zurlini di SSICA e di Camilla Lazzi, Giuseppe Vignali e Gianni Galaverna dell’Ateneo sui pilastri scientifico-tecnologici di riferimento nella collaborazione presente e futura tra i due enti.

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Dati export agroalimentare: pomodoro pelato prodotto più amato

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Con un fatturato export di circa 1,5 miliardi di euro, l’industria del pomodoro e dei suoi derivati si conferma, anche nel 2017, uno dei punti di forza dell’agroalimentare italiano. “Negli ultimi dieci anni l’export dei derivati del pomodoro continua a registrare trend positivi. In particolare, crescono le quote di mercato dei nostri prodotti tradizionali, pelati, polpe e passata, che rappresentano oltre l’80% del volume delle esportazioni, a testimonianza che, anche in periodi di crisi, i consumatori scelgono la qualità” – dichiara il Presidente di ANICAV Antonio Ferraioli.Nei mercati consolidati, pelati, polpe e passata continuano a registrare segni positivi: Regno Unito (+5%), USA (+4%), Francia (+7%) e Australia (+6%). Si evidenzia, invece, una flessione in Giappone (-4%), in Germania (-5%) e in Belgio (-2%).In forte crescita le quote di export nei nuovi mercati di sbocco, in particolare l’Est Europa (+6%) e, per le aree extra UE, Sud America – Brasile ed Argentina – (+ 35%) e Sud Africa (+16%). Buone le performance anche in Corea del Sud (+7%) e negli Emirati Arabi Uniti (+7%) e nell’area ASEAN (+6%).Positivo il saldo della bilancia commerciale, con un export di circa 2 Milioni di tonnellate a fronte di un import di circa 170 mila tonnellate, per un valore di export pari a 1,5 Miliardi di euro contro un valore import di circa 113 milioni di euro.
Sul fronte delle importazioni di concentrato, che rappresentano circa 160mila tonnellate sugli oltre 5 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato in Italia nel 2017, si rileva una importante riduzione da poco più di 200mila tonnellate nel 2016 a 164mila tonnellate nel 2017. Si evidenzia in particolare un significativo calo, pari a -63,6%, delle importazioni dalla Cina che passano da poco più di 90.000 tonnellate nel 2016 a 33.000 tonnellate nel 2017.
Oltre alla Cina, che rappresenta circa il 20% dell’import di concentrato, altri mercati di approvvigionamento sono gli USA (37%) e Spagna e Portogallo (39%).“Alle positive performance dell’export, che, in un settore export oriented come il nostro, da sempre riescono a bilanciare il calo dei consumi interni – afferma il Direttore di ANICAV, Giovanni De Angelis – si accompagna un’importante politica di investimenti da parte delle aziende finalizzati all’accrescimento dimensionale e allo sviluppo delle produzioni, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale dell’impresa.”

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Economia Circolare: la via alla sostenibilità per il settore agroalimentare

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

agricolturaCremona. Sicurezza alimentare, riduzione degli sprechi e rimodulazione di una filiera agroalimentare capace di accogliere le sfide della sostenibilità ambientale. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro promosso da Assalzoo nel corso della Fiera internazionale del Bovino da Latte in corso a Cremona, dal titolo “Economia circolare: un approccio strategico per il comparto mangimistico”.
Le indicazione della normativa dell’Unione Europea sull’economia circolare indicano una via precisa da percorrere attraverso il recupero e la valorizzazione dei sottoprodotti e degli ex-prodotti alimentari. E il settore della mangimistica si muove già da tempo in questa direzione. La riduzione degli sprechi alimentari e la sostenibilità delle produzioni rappresentano da sempre una sfida per l’industria zootecnica italiana. Questa esigenza va sempre coniugata con una rigorosa attenzione agli standard di sicurezza. Il livello dei controlli lungo tutta la filiera rimane infatti uno degli impegni essenziali degli operatori del settore mangimistico, ma non solo. La visione complessiva di questo intero processo è alla base della giornata di studi che ha visto la partecipazione di tutti gli attori della filiera.Insieme ad Alberto Allodi, presidente di Assalzoo, hanno partecipato Giuseppe Pulina, professore dell’Università di Sassari, esperto di nutrizione animale e sostenibilità, oltre che coordinatore del comitato scientifico per l’innovazione di Assalzoo, Gabriele Canali, professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di filiere agroalimentari, e Luca Falasconi, professore dell’Università di Bologna, esperto di tematiche relative alla riduzione degli sprechi e alle forme di riutilizzo dei prodotti nella produzione agroalimentare, in rappresentanza del mondo scientifico e della ricerca. A completamento del percorso di filiera c’è stata la partecipazione di Valentina Massa, appartenente all’Effpa (European former foodstuff processors association) e imprenditrice con un’azienda mangimistica attiva nella valorizzazione degli ex-prodotti alimentari, in rappresentanza della componente industriale, e Rosario Trafiletti, dell’Istituto studi del Consumi, come espressione del mondo dei consumatori.Dal confronto tra le varie professionalità presenti nel corso della tavola rotonda è emerso un profondo senso di consapevolezza rispetto alla necessità di accogliere la sfida di un futuro produttivo in grado di riutilizzare al meglio i prodotti già esistenti. Sostenibilità e sicurezza sono le due categorie chiave con il quale vano costruite le fondamenta della filiera agroalimentare, quella capace di garantire cibo di qualità a quasi 10 miliardi di persone nel pianeta. Assalzoo, con questa iniziativa, che supera i confini del solo settore mangimistico, dimostra, ancora una volta, una visione d’insieme e un approccio operativo di lungo periodo in grado di coniugare la presenza industriale con il benessere dei cittadini/consumatori.

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Trattati e accordi come il Ceta possono determinare gravi minacce per il mondo agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

agricolturaI rischi sono prevalentemente quelli di indebolire ulteriormente le Pmi agricole a vantaggio delle multinazionali dell’agroindustria. Da elementi come il principio di precauzione, le normative sulla garanzie sulle produzioni agroalimentari e la possibilità per le grandi imprese di contrapporsi ai governi nazionali possono infatti derivare colpi pesantissimi ad un settore già in forte crisi.
C’è poi un altro aspetto che genera una ulteriore preoccupazione; ed è la pressione mediatica e politica che si sta facendo per cercare di far passare definitivamente il Ceta, il quale, se approvato, avrebbe ripercussioni pesantissime nel prossimo futuro, sia in termini economici, sia in termini di fiducia verso le istituzioni internazionali da parte di cittadini e consumatori.
Come Confeuro il nostro auspicio è che il governo italiano si faccia portavoce della volontà del mondo agricolo nostrano e che non si faccia invece deviare dalle ambizioni e velleità della feroce logica del profitto che guida l’operato di diverse grandi imprese del primario.

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Svendita del patrimonio agroalimentare italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

050211_5303_3612_Continua la svendita del patrimonio agroalimentare italiano alle multinazionali, questa volta a vantaggio dei costruttori del gasdotto Tap che intendono portare il metano dell’Azerbaijan in Italia (Salento). Un’operazione di questo genere – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso –, avallata poche ore fa dal Consiglio di Stato, non solo provocherà lo sradicamento di circa 200 ulivi del comune di Melendugno, ma rischia anche di compromettere seriamente il futuro dell’intera aria pugliese. Un aspetto che non viene sottolineato sufficientemente dai media è infatti quello legato della pericolosità dell’opera: la pineta sulla quale si intende realizzare l’impianto è stata più volte oggetto di incendi, ed è allo stesso tempo situata in una zona particolarmente ventosa. Per tutte queste ragioni non dovrebbe essere difficile dedurre i rischi che verrebbero corsi dai cittadini pugliesi per soddisfare gli interessi privati di una multinazionale.
Ancora una volta – conclude Tiso – il governo ha scelto di mettersi al fianco delle grandi imprese e di calpestare i diritti dei cittadini e degli agricoltori. La battaglia per il gasdotto, però, sarà molto lunga e la Confeuro, in linea con la sua storia, farà tutto quello che è in suo potere per sostenere le ragioni di chi non intende svendere la propria casa e la propria dignità.

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Serve un ministero dell’agroalimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 dicembre 2016

050211_5303_3612_Se c’è qualcosa che conta davvero poco in un ministero – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – è il nome del ministro. La differenza vera infatti si fa con i programmi e con i metodi, e non con un nominativo piuttosto che un altro.
Il nostro auspicio – continua Tiso – è che il nuovo ministero dell’Agroalimentare faccia un atto di discontinuità con il passato e che guardi prima di tutto al supporto delle Pmi agricole e al coinvolgimento della totalità del mondo agricolo.
Il primario nostrano ha subito notevoli flessioni nel recente passato, e questo si deve soprattutto ad una sua gestione “distratta” e figlia più della logica della lottizzazione politica che del merito. Come Confeuro – conclude Tiso – offriamo tutto il nostro supporto al nuovo ministro, ma la condizione essenziale per una collaborazione costruttiva è quella di una immediata inversione di rotta.

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L’agroalimentare pugliese al Sial di Parigi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 ottobre 2016

alimentareDa domenica 16 ottobre 2016 il meglio dell’agroalimentare pugliese sarà presente al Sial di Parigi. La fiera, di frequenza biennale si concluderà il 20 ottobre. Unioncamere Puglia, in collaborazione con il Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Tutela dell’Ambiente della Regione Puglia, e nell’ambito del “Programma Promozionale 2016”, ha organizzato la presenza di ventiquattro aziende pugliesi all’interno della “Collettiva ICE”, che si articolerà esclusivamente nell’area allestita nella HALL 1. “SIAL Paris con 7000 espositori e 104 Paesi rappresentati, su 27 ettari di spazio espositivo, è l’equivalente di 100 supermercati messi assieme. Per Unioncamere Puglia – spiega il presidente Alessandro Ambrosi, – è un appuntamento fisso nel calendario fieristico, in quanto rappresenta un vero e proprio barometro dei trend di consumo nonché un efficace cassa di risonanza dell’ industria agroalimentare europea ed internazionale oltre ad essere fedele osservatorio sulle innovazioni nel ramo alimentare globale. E’ importante esserci, è importante contribuire a livello istituzionale a supportare in termini di servizi la presenza delle nostre imprese sui mercati esteri”.

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Il Generale Cittadella al DISAA CO-OPEN DAY

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

generale cittadella1Milano. Una “Finestra sulla Cooperazione”, questo il tema affrontato dal Generale di Brigata Michele Cittadella, Comandante Militare Esercito Lombardia durante il “DISAA CO-OPEN DAY 2016”, la giornata di convegni e laboratori attorno al tema della cooperazione allo sviluppo agroalimentare organizzata ieri presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano.
Il convegno, moderato dai professori Guido Sali, Stefano Bocchi, Claudia Sorlini e dalla giornalista Michela Coricelli, attraverso gli interventi del Magnifico Rettore di UNIMI prof. Gianluca Vago e di una moltitudine di illustri rappresentanti delle Istituzioni Nazionali e Locali, ONGs, Organizzazioni Internazionali e Associazioni di produttori, ha focalizzato l’attenzione sul ruolo del mondo della ricerca nel settore della cooperazione allo sviluppo in campo agroalimentare.
generale cittadella2«L’obiettivo del mio intervento – ha esordito il Generale Cittadella – è spiegare l’importanza della “Cooperazione a monte della Cooperazione”, parlando di un compito fondamentale dell’Esercito Italiano e far vedere, in questo modo, quanto il mondo militare e quello accademico non siano poi così distanti». Il Generale Cittadella ha poi aggiunto che «in tale contesto è imprescindibile il ruolo della “Riserva Selezionata”, un bacino di Ufficiali, uomini e donne, in possesso di un background culturale e professionale di interesse per la Forza Armata i quali, dopo un ciclo formativo di cinque settimane, sono impiegati in territorio nazionale o internazionale per soddisfare esigenze operative, addestrative e logistiche dell’Esercito».
I lavori sono stati suddivisi in 4 sessioni: un primo livello di analisi è stato fornito dal panel “istituzionale” nel quale le autorità locali e nazionali hanno fornito una cornice generale dell’azione nel campo della cooperazione internazionale.
Il ruolo universitario è stato analizzato attraverso il dialogo con ONGs, Organizzazioni Internazionali, Autorità locali e Associazioni di produttori che si sono confrontate, nel secondo panel, sulla visione e sulle competenze specifiche di ciascun attore.
Nel terzo panel la discussione è stata incentrata su alcune esperienze di collaborazione del DISAA con altri dipartimenti della Statale e altre organizzazioni nel campo dello sviluppo agroalimentare; elemento qualificante di questo panel è stato costituito dagli interventi di controparti locali che hanno descritto, dal loro punto di vista, il ruolo del mondo universitario nella cooperazione.
Infine, con il quarto e ultimo panel è stato affrontato il tema della cooperazione internazionale e agroalimentare alla luce di un tema di attualità, le “Migrazioni o Sustainable Development Goals – SDGs”, in modo da darne una lettura trasversale e coinvolgente.
(Magg. Andrea Maria Gradante)

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Cile-Italia: Ricerca agroalimentare

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

alimentareSi rafforza la collaborazione tra Italia e Cile nella ricerca agroalimentare. Dopo l’arrivo di 150 imprese cilene a Expo2015 e dopo 5 anni di collaborazione tra il Parco Tecnologico di Lodi – Science Park e la Fondazione EuroChile, si è tenuta ieri a Santiago del Cile un incontro, presenti i rappresentanti del mondo economico, politico e diplomatico dei due Paesi. Nel corso dell’incontro, cui hanno partecipato il Ministro cileno all’Economia, Luis Felipe Céspedes, e Daniel Calleja, Direttore Generale all’Ambiente in Commissione Europea, è stato consegnato un premio a Gianluca Carenzo, Direttore Generale del Parco Tecnologico di Lodi.Carenzo è stato premiato come “segno di riconoscimento per il suo impegno nello sviluppo della partnership tra Europa e Cile, ritenuta strategica e nella stesura e gestione di progetti di innovazione e trasferimento tecnologico, in particolare nel settore agroalimentare e delle biotecnologie”. La Fondazione EuroChile Business è stata fondata nel 1993 come iniziativa congiunta tra l’Unione Europea e il Cile, con la missione di promuovere e favorire le relazioni tra Paesi e sostenere le piccole e medie imprese.

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