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Posts Tagged ‘aifa’

Vaccino AstraZeneca, Aifa: operatori sanitari vigilino su segni e sintomi. Ecco quali

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Se nei giorni successivi alla vaccinazione anti-Covid compaiono segnali come mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente, mal di testa grave o persistente e visione offuscata è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico. Questo è quanto deve sapere i pazienti sottoposti alla vaccinazione e i segnali di tromboembolia e/o trombocitopenia su cui gli operatori sanitari devono vigilare. A comunicarlo agli operatori Nota informativa importante concordata con le autorità regolatorie europee e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul vaccino Covid-19 AstraZeneca e rischio di trombocitopenia e disturbi della coagulazione. A seguito della procedura di segnale condotta a livello europeo, l’Agenzia Italiana del Farmaco fornisce gli operatori sanitari informazioni sui seguenti punti emersi dalla valutazione: • Vaccino Covid-19 AstraZeneca: i benefici superano i rischi nonostante un possibile collegamento con casi molto rari di trombi associati ad un livello basso di piastrine. • Una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, è stata osservata molto raramente dopo la vaccinazione con il vaccino Covid-19 di AstraZeneca. • Gli operatori sanitari devono vigilare su segni e sintomi di tromboembolia e/o trombocitopenia. • I vaccinati devono essere informati della necessità di consultare immediatamente un medico se sviluppano sintomi quali: mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente dopo la vaccinazione. Inoltre, chiunque abbia sintomi neurologici, inclusi mal di testa grave o persistente e visione offuscata dopo la vaccinazione, o noti lividi cutanei (petecchie) al di fuori del sito di vaccinazione dopo pochi giorni, deve rivolgersi immediatamente ad un medico. La nota ricorda che sono stati riportati casi di eventi tromboembolici a seguito della somministrazione del vaccino Covid-19 AstraZeneca in diversi paesi dell’Area economica europea, alcuni dei quali hanno portato a sospensioni locali di lotti specifici o dell’uso del vaccino stesso. Una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, è stata osservata molto raramente dopo la vaccinazione con il vaccino Covid-19 AstraZeneca. Questo include casi gravi che si presentano come trombosi venosa, anche in siti di insorgenza insoliti come: trombosi cerebrale dei seni venosi, trombosi venosa mesenterica, nonché trombosi arteriosa in concomitanza con trombocitopenia. La maggior parte di questi casi si è verificata in donne di età inferiore ai 55 anni tra i sette e i quattordici giorni successivi alla vaccinazione, tuttavia ciò può riflettere l’aumento dell’uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto un esito fatale. Il Prac ha effettuato un’indagine completa con una tempistica accelerata, compresa un’attenta revisione delle segnalazioni dei casi presenti in EudraVigilance di trombi e trombocitopenia in soggetti che hanno ricevuto il vaccino, prestando particolare attenzione alle informazioni su: sesso, età, fattori di rischio, diagnosi di Covid-19 (se disponibile), tempo di insorgenza dei sintomi rispetto alla vaccinazione, esito e la gravità clinica. L’indagine ha incluso anche una revisione della letteratura collegata, un’analisi tra i dati osservati e i dati attesi condotta sulle segnalazioni di EudraVigilance, includendo i seguenti Termini preferiti del dizionario MedDRA: trombosi del seno venoso (cerebrale), coagulazione intravascolare disseminata e porpora trombocitopenica trombotica. Mentre si continua a raccogliere ulteriori evidenze, il Prac ha raccomandato un aggiornamento delle informazioni sul prodotto del vaccino Covid-19 AstraZeneca sospensione iniettabile, sulla base di quanto noto al momento su questo problema di sicurezza. (fonte: Farmacista33)

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Aifa in Senato: medicina del territorio troppo debole

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

Il dilagare della pandemia sul territorio si è trovato di fronte un medico diverso da quello di cinquant’anni fa, che tendeva a risolvere i problemi dei suoi pazienti in studio, ed è stato affrontato in alcune regioni da emergenza assistenziale, ospedaliera, mentre era un’emergenza di sanità pubblica, da medicina territoriale. La medicina territoriale va riqualificata. È il pensiero del professor Giorgio Palù, virologo, presidente dell’Agenzia del farmaco (Aifa) e protagonista con il direttore generale Nicola Magrini di un’audizione in commissione igiene e Sanità del senato ieri sul Piano nazionale di Ripresa e Resilienza da presentare a Bruxelles per fruire di 200 miliardi di fondi europei.«Questa pandemia – spiega Palù – è stata trattata in molte regioni come emergenza assistenziale mentre era un’emergenza di sanità pubblica. Abbiamo 40 mila medici di medicina generale. Ma il medico di famiglia ormai ha perso la connotazione del suo omologo di metà secolo scorso che visitava il malato e gli forniva armi, oggi manda in pronto soccorso i pazienti per i quali ravvisa condizioni più gravi. La medicina del territorio va riqualificata, i medici di famiglia vanno dotati di sistemi diagnostici di primo livello, Tac e Rm, per svolgere attività che finirebbero finalmente per disincagliare l’accesso agli ospedali dagli attuali problemi». Per Palù il Covid-19 ha un punto in comune con l’influenza aviaria, la prima del nuovo millennio: l’origine animale che sempre più spesso sarà la nuova minaccia, motivo di più per una grande scommessa sull’informatica – primo capitolo del Recovery plan italiano – che però faccia centro sul territorio dove c’è bisogno di realizzare «anagrafe digitale, Fascicolo sanitario, Telemedicina, Cartella clinica elettronica. C’è anche bisogno di ammodernare le linee guida contro il Covid-19: il paracetamolo, comunemente indicato come primo rimedio contro il Covid-19 curato a domicilio, è sì antipiretico ma può avere conseguenze come la riduzione delle riserve naturali delle difese immunitarie contro questo virus. Il medico di famiglia qui deve avere altre armi, incidere, curare il paziente con inibitori Cox2, aspirine, possibilità di piccola diagnostica per evidenziare livelli di marker infiammatori e se del caso curare con cortisone ed eparine a basso peso molecolare per evitare quanto possibile ricoveri in ospedale e nelle rianimazioni». Nicola Magrini Dg Aifa sollecita per la medicina di prossimità una riforma del triennio formativo per i futuri Mmg, e una crescita di quest’ultimo per allinearlo ai livelli europei. «Fin qui è partito dalle regioni, serve un ripensamento congiunto aperto al contributo di tutti e servono un coinvolgimento dell’università e un allungamento del periodo di formazione a 4 anni con progressiva parificazione ai corsi di specializzazione dei colleghi specialisti del Servizio sanitario nazionale: nei prossimi anni il tema della formazione integrata tra medici della sanità pubblica va affrontato».Magrini risponde pure al formarsi di un intergruppo delle camere guidato da Beatrice Lorenzin per rilanciare gli studi clinici (“non chiamiamoli sperimentazioni”) in Italia: «per la prima volta di fronte al Covid-19 il parere è stato centralizzato all’Aifa e su un solo comitato etico, quello dello Spallanzani, che in 3 mesi ha esaminato cento studi approvandone il 30%. Vuol dire che lavora molto, e forse anche che si potrebbe essere ancora più rigorosi chiedendo studi di ampiezza maggiore». Uno sforzo al quale in Italia dovrebbe corrispondere una logica tesa a costituire dei «network di centri di ricerca a livello di specialità, reti -una per disciplina- ciascuna con un proprio comitato etico che prendono in carico tutte le fasi, diagnosi, terapia, prognosi». Altri capitoli finanziati nel Piano («aumento delle borse di studio, fondo per la ricerca indipendente che in Aifa si potrebbe portare da 25 a 100 milioni credo con alta resa») non necessiterebbero di fondi Ue ma basterebbe un investimento nazionale. «Come è stato fatto in Francia. Anche per potenziare le linee produttive dei vaccini». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Nota AIFA su anticorpo monoclonale Bamlanivimab

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2020

Sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco una nota, pubblicata qualche giorno fa, si smentiscono alcune ricostruzioni giornalistiche apparse nei giorni scorsi su quotidiani nazionali, secondo le quali AIFA avrebbe opposto resistenza all’utilizzo in Italia di un farmaco, l’anticorpo monoclonale Bamlanivimab, prodotto dall’azienda farmaceutica Eli Lilly sul territorio nazionale, e che la stessa azienda avrebbe offerto gratuitamente senza ottenere riscontro. Nella nota L’AIFA precisa tra l’altro di non avere mai ricevuto alcuna proposta di cessione gratuita, uso compassionevole né fornitura per studi clinici dell’anticorpo monoclonale Bamlanivimab da parte dell’azienda produttrice, che all’inizio di ottobre aveva avanzato una generica disponibilità a cooperare con le autorità per individuare modalità d’impiego del farmaco in Italia, senza mai offrire partite gratuite di prodotto. La nota dell’AIFA è disponibile a questo link https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/impiego-in-italia-dell-anticorpo-monoclonale-bamlanivimab-per-la-cura-del-covid-19

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L’AIFA approva il primo vaccino anti-COVID: una splendida notizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

“Anche l’AIFA ha provveduto all’approvazione del primo vaccino contro la COVID-19 ed è una splendida notizia. Oggi abbiamo a disposizione un primo vaccino, sicuro ed efficace, che apre finalmente la strada a un contrasto reale della pandemia” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Ora sta a tutti noi fare in modo che questa opportunità vada sfruttata fino in fondo: è venuto il momento di abbandonare convinzioni antiscientifiche, diffidenze e paure che non hanno alcun fondamento. I professionisti della salute italiani, a cominciare dai farmacisti, sono pronti a lavorare su tutti i fronti per sconfiggere finalmente questo flagello, che oltre che minare la salute della collettività rischia di travolgere il nostro stile di vita e le strutture vitali del paese”.

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Terapie Covid, Aifa: aggiornamenti su remdesivir, eparine e idrossiclorochina

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Gli aggiornamenti apportati dall’Agenzia italiana del farmaco alle schede relative all’utilizzo dei tre farmaci per la terapia dei pazienti affetti da Covid-19: remdesivir, eparine e idrossiclorochina. Il remdesivir va preso in considerazione per pazienti Covid “esclusivamente in casi selezionati”, resta confermata la sospensione dell’uso off-label dell’idrossiclorochina sia per l’uso terapeutico ospedaliero e territoriale, sia per l’uso profilattico, sono rese più chiare le prove di efficacia e sicurezza sul dosaggio profilattico e intermedio/alto delle eparine. Questi gli aggiornamenti apportati dall’Agenzia italiana del farmaco alle schede relative all’utilizzo dei tre farmaci per la terapia dei pazienti affetti da Covid-19.In particolare, per quanto riguarda il remdesivir, l’Aifa stabilisce che, “alla luce delle nuove evidenze disponibili, anche nell’ambito della popolazione ammessa alla rimborsabilità (soggetti con polmonite da Covid-19 in ossigenoterapia che non richiedono ossigeno ad alti flussi o ventilazione meccanica o Ecmo e con insorgenza dei sintomi da meno di 10 giorni), l’utilizzo potrà essere considerato esclusivamente in casi selezionati, dopo una accurata valutazione del rapporto benefici/rischi”. Inoltre, conferma la sospensione dell’autorizzazione all’utilizzo off-label dell’idrossiclorochina “sia per l’uso terapeutico (ospedaliero e territoriale) sia per l’uso profilattico, sulla base delle evidenze che si sono progressivamente accumulate e che dimostrano la completa mancanza di efficacia a fronte di un aumento di eventi avversi, seppur non gravi. L’utilizzo nei pazienti non gravi e nelle fasi iniziali della malattia può essere consentito solo nell’ambito di studi clinici randomizzati, in quanto al momento le evidenze, seppur tendenzialmente negative, sono ancora limitate”. Quanto all’utilizzo delle eparine, la scheda è stata aggiornata con una “revisione critica delle ultime evidenze di letteratura e riporta in modo chiaro le prove di efficacia e sicurezza disponibili sia relativamente al dosaggio profilattico, sia al dosaggio intermedio/alto”. (fonte Farmacista33)

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Vaccini influenzali

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

L’Aifa raccomanda di anticipare la vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e di offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale e con Determina (Determinazione AAM/PPA N° 478/2020) pubblicata in Gazzetta Ufficiale autorizza l’aggiornamento, per la stagione 2020-2021, della composizione dei vaccini influenzali.Il riferimento è ai “vaccini influenzali autorizzati secondo procedura registrativa nazionale, di mutuo riconoscimento e decentrata”, ma sono autorizzati anche “i vaccini influenzali approvati secondo la procedura registrativa centralizzata coordinata dall’Agenzia europea per i medicinali”. La composizione di tutti i vaccini influenzali per la stagione 2020-2021 segue le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema. Nella riunione annuale, si legge nella Determina, svoltasi a Ginevra il 28 febbraio 2020, l’Oms ha “raccomandato la seguente composizione del vaccino quadrivalente per l’emisfero settentrionale nella stagione 2020/2021:
Vaccini ottenuti in uova embrionate di pollo
• A/Guangdong-Maonan/SWL1536/2019 (H1N1) pdm09-like virus;
• A/Hong Kong/2671/2019 (H3N2)-like virus;
• B/Washington/02/2019-like virus (lineaggio B/Victoria);
• B/Phuket/3073/2013-like virus (lineaggio B/Yamagata).
Nel caso dei vaccini trivalenti, l’Oms raccomanda l’inserimento del ceppo B/Washington/02/2019-like virus (lineaggio B/Victoria), in aggiunta ai due ceppi di tipo A sopramenzionati. Vaccini ottenuti su colture cellulari. (Fonte Farmacista33)

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Covid-19: Häusermann (Assogenerici), «Unità di crisi con AIFA contro il rischio di carenze di medicinali»

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

«L’aumento incisivo della richiesta di medicinali da parte delle strutture ospedaliere per far fronte all’emergenza Coronavirus sta determinando in queste settimane un sovraffaticamento della struttura produttiva e distributiva del settore farmaceutico, che tuttavia sta reagendo bene. È aumentata in particolare la domanda di tutti i farmaci afferenti alle classi dei miorilassanti, anestetetici, oppiodi e sedativi, che servono per la gestione dei pazienti in terapia intensiva. Così come aumentata la richiesta di antiretrovirali, in prima linea contro il COVID-19. Si tratta di medicinali essenziali per le unità di terapia intensiva e sub intensiva nelle regioni più colpite. Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di farmaci da tempo fuori brevetto, prodotti da diverse aziende nostre associate: il comparto sta reagendo prontamente, seppur nelle difficoltà del momento, per far fronte tutta la domanda, attivando anche il network produttivo internazionale».A fare il punto sul rischio carenze di particolari categorie di prodotti legato all’esplodere della pandemia da COVID-19 nel nostro Paese è Enrique Häusermann, presidente Assogenerici.«AIFA assieme ad Assogenerici ed ad altre sigle industriali ha attivato una specifica unità di crisi per la gestione delle esigenze delle Regioni, concentrando in questa fase i propri sforzi soprattutto sulla Regione Lombardia, maggiormente bisognosa di supporto in questa emergenza – spiega Häusermann – L’Agenzia segue il problema raccordandosi costantemente con le Regioni e le Province autonome, cui pervengono le segnalazioni da parte delle singole strutture territoriali che sono invitate a rapportarsi per la valutazione e l’inoltro ad AIFA di segnali. Viene data ovviamente , priorità ai casi urgenti di irreperibilità per i quali siano già stati espletati tutti i passaggi previsti con gli aggiudicatari delle gare regionali: le richieste vengono vagliate e subito dopo noi attiviamo immediatamente la rete delle nostre aziende associate».«Le aziende in queste ore stanno dimostrando un senso di responsabilità ed una collaborazione senza precedenti: sono state incrementate le produzioni, trasformate linee produttive, effettuate importazioni in tempi record da altri Paesi: una attività frenetica che ha visto una grande collaborazione tra le imprese e l’immediato supporto dell’AIFA dal punto di vista delle procedure», prosegue Häusermann. «Allo stesso tempo, in coordinamento con la nostra associazione europea Medicines for Europe, abbiamo mobilitato tutte le autorità comunitarie per la creazione di “green lanes” alle frontiere dedicate ai farmaci ed ai materiali sanitari. Grazie a questo abbiamo ottenuto lunedì dalla Commissione UE l’emanazione di linee guida sui trasporti all’interno dell’Unione, che suggeriscono in modo chiaro una corsia preferenziale per medicinali, dispositivi medici e beni sanitari direttamente o indirettamente collegati – conclude il presidente Assogenerici – I blocchi sono ancora consistenti a tutti i confini, ma la situazione è in via di miglioramento ed ogni blocco critico determina un intervento tempestivo delle nostre autorità, di quelle europee e degli altri stati membri. Questo modello d’azione sta iniziando a dare i primi frutti e sono certo che servirà da modello ad altri Paesi europei in questa battaglia durissima».

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Nuovo Direttore Generale AIFA

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

“L’Associazione Medici Diabetologi (AMD) formula i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Nicola Magrini”, lo dichiara Paolo Di Bartolo, Presidente nazionale AMD. “Rinnoviamo la nostra piena disponibilità a collaborare con l’Agenzia – prosegue il Presidente AMD – nell’ottica di migliorare su tutto il territorio nazionale l’accesso alle terapie e garantire la centralità della persona con diabete, consapevoli dell’importanza di coniugare appropriatezza e sostenibilità”.
“Oggi più che mai – aggiunge Di Bartolo – i farmaci ‘innovativi’ rappresentano un valore e non un mero costo nella gestione di questa patologia cronica così impattante. Per la prima volta, nel mondo diabete, abbiamo la disponibilità di terapie che hanno dimostrato di ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari e renali, di mortalità e di ospedalizzazioni. Auspichiamo pertanto un superamento della visione ‘a silos’ della spesa per i farmaci dal punto di vista della valutazione dell’impatto economico, poiché i farmaci non possono più essere considerati come una semplice ‘voce di spesa’ a sé stante, ma come elemento che concorre in modo decisivo all’efficacia del percorso di cura nel suo complesso”.“Il miglior augurio che possiamo inviare al nuovo Direttore Generale dell’Agenzia – conclude Di Bartolo – è quello di riuscire a concorrere in modo sostanziale al superamento delle disparità di accesso ai farmaci innovativi ancora evidenti nel nostro Paese. Una non pari opportunità di cura, spesso su base regionale, che dipende non solo dalle differenti politiche di rimborso delle terapie adottate dalle singole Regioni, ma anche dall’impossibilità di prescrizione delle ‘nuove’ terapie da parte della medicina generale. Siamo dunque disponibili e aperti al dialogo con AIFA, nel comune intento di garantire a tutte le persone con diabete le prestazioni migliori e un’assistenza più equa, in tutto il Paese”.

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Nuovo Direttore Generale dell’Aifa

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

“A nome dei 3,8 milioni di senior rappresentati dalla nostra organizzazione”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “vogliamo rivolgere le migliori congratulazioni al nuovo Direttore Generale dell’Aifa Luca Li Bassi. Siamo convinti che la profonda esperienza che il Prof. Li Bassi ha maturato nel suo percorso di grande spessore internazionale, possa dare un significativo contributo alle necessità del nostro Sistema Sanitario”.“La figura del Prof. Li Bassi”, prosegue Messina, “riunisce qualità come l’alta competenza in ambito farmaceutico, la capacità manageriale e l’esperienza a confrontarsi con le criticità del Sistema Sanitario, in particolare quelle che emergono dal suo protagonista e fruitore, ovvero il paziente. Come organizzazione, auguriamo quindi buon lavoro al nuovo Direttore Generale dell’AIFA e, sin da ora, ribadiamo la disponibilità a dare il nostro contributo attivo per un Sistema Sanitario allo stesso tempo efficiente nel garantire il diritto alla salute e sostenibile”.

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Apertura di AIFA ai biosimilari

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Salute Donna Onlus e le Associazioni pazienti del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” plaudono all’apertura da parte di AIFA all’utilizzo dei farmaci biosimilari, ma con le dovute cautele.Il position paper presentato da AIFA ha stabilito due importanti novità: primo, il principio dell’intercambiabilità, ovvero i biosimilari sono prodotti intercambiabili con i corrispondenti originatori di riferimento; secondo, l’intercambiabilità vale tanto per i pazienti naive, mai trattati prima, quanto per i pazienti già in cura con un farmaco biologico.Salute Donna Onlus e le altre Associazioni prendono atto dell’importanza che i biosimilari rivestono quale strumento indispensabile a garantire l’accesso tempestivo alle terapie innovative in aree come l’oncologia, la reumatologia, la gastroenterologia e la dermatologia, ma al tempo stesso frenano sul principio di intercambiabilità specie nei pazienti che sono avviati a un trattamento con farmaci biologici, e si fanno portavoce di tante altre Associazioni pazienti, preoccupate che l’utilizzo dei biosimilari diventi solo un’opzione terapeutica basata sul principio del risparmio.«Diciamo sì all’impiego dei farmaci biosimilari nei pazienti naive – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus – ma chiediamo maggiori garanzie per i pazienti già in trattamento con un biologico o con un biosimilare, nei quali la scelta di passare ad un altro biosimilare deve spettare al medico prescrittore che deve prendere questa decisione solo seguendo criteri rigorosamente scientifici, e non di risparmio per il SSN. Concordiamo sul fatto che i biosimilari possano contribuire ad un accesso più ampio ai trattamenti innovativi e in uno stadio sempre più precoce di malattia, ma vogliamo che i benefici reali siano più per i malati che per l’economia».

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AIFA: “I dentisti non possono eseguire trattamenti a fine estetico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

L’AIFA ci ripensa: gli odontoiatri non possono eseguire terapie solo a fine estetico. In una nota del 27 marzo indirizzata a SIMEO (Associazione Italiana Medicina Estetica Odontoiatrica), l’Agenzia italiana del farmaco modifica quanto deciso il 7 febbraio 2018: “In seguito alle numerose richieste di chiarimento e rettifica da parte di società di medicina e chirurgia estetica, comunichiamo che l’odontoiatra non può eseguire terapie estetiche. La cura estetica è ammessa solo in caso di malattie e anomalie congenite di denti, bocca, mascelle e tessuti”. Le cure estetiche da parte dei dentisti insomma non potranno essere esclusive, ma solo correlate a un iter terapeutico, limitandosi comunque alla zona labiale.“Si tratta di una retromarcia rispetto a quanto deciso dalla stessa AIFA nemmeno due mesi fa” dice Raffaele Rauso, professore presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e past president della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME), associazione che si è da subito impegnata per modificare questa decisione insieme con il supporto del sindacato TME – Tutela dei Medici Estetici.
Il 7 febbraio 2018 l’AIFA comunicava che «il medico specialista in Odontoiatria e l’Odontoiatra sono stati inseriti fra gli specialisti autorizzati alla prescrizione e alla somministrazione dei medicinali Botox e Dysport. Non si ravvedono pertanto limitazioni all’utilizzo».
Immediata la mobilitazione delle società di medicina e chirurgia estetica, tra cui FIME che si è mossa per tempo inviando lettere e fissando incontri per chiarire meglio i termini della questione e spiegare per quali ragioni gli odontoiatri non siano adatti a eseguire trattamenti estetici: “Noi di FIME ci siamo impegnati fin da subito in riunioni con l’AIFA con l’avvocato Pietro Sicari e il supporto del sindacato TME, guidato dal presidente Andrea Servili – aggiunge il professor Rauso -. Per noi questa decisione è un traguardo importante, che permette di tutelare il paziente garantendo cure da parte di medici esperti e preparati all’utilizzo di sostanze a fine estetico. Siamo soddisfatti che AIFA abbia da subito riconosciuto la correttezza della posizione dei medici estetici, facendo un passo indietro”.

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Mauro Tavarnelli sarà alla guida dell’AIFI

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 ottobre 2017

associazione fisioterapistiRoma. Mauro Tavarnelli sara’ alla guida dell’AIFI anche per i prossimi tre anni. Alla fine del Congresso di Roma dell’Associazione Italiana Fisioterapisti e’ stato infatti riconfermato presidente, ricevendo 317 voti. A esprimersi 333 delegati (326 i votanti) delle realta’ regionali.
Al fianco di Tavarnelli, nella Direzione Nazionale sono stati eletti Simone Cecchetto (vicepresidente, 225 voti), Donato Lancellotti (204), Patrizia Galantini (193), Francesco Ballardin (149), Paola Pirocca (132) e Roberto Marcovich (126). Il Congresso ha portato anche all’indicazione dei Revisori dei Conti (Vincenzo Pedalino, Mario Donadi e Alessandra Amici in carica, Maria Rosaria Montanino e Carla Silvana Zucconi supplenti) e dei 5 Probiviri (Vincenzo Ziulu, Antonio Summa, Brunella Padovan, Anna Maria Dell’Eva e Mariagloria Ferrari).Ricominciare. Anzi, “ricominciamo”. Perche’ e’ “insieme che ce la faremo”. Mauro Tavarnelli, rieletto per i prossimi tre anni presidente dell’AIFI, riparte dai progetti portati avanti nello scorso mandato. E che ora saranno completati. “Dobbiamo da subito continuare quello che stavamo facendo- ha detto al termine del Congresso che lo ha confermato alla guida dell’Associazione Italiana Fisioterapisti, con 317 voti- Tutto cio’ che abbiamo in essere va immediatamente ripreso, perche’ cosi’ possiamo veramente puntare allo sviluppo della fisioterapia, al miglioramento della scienza e delle condizioni di salute dei cittadini”.
Le impellenze sono diverse, ma una e’ immediata: “Portare a termine nel miglior modo possibile il Ddl 3868, cioe’ il disegno di legge Lorenzin (sulla riorganizzazione degli Ordini e delle professioni sanitarie, ndr) che sara’ in discussione tra pochi giorni”. Poi sara’ “fondamentale riprendere tutte quelle attivita’ che possono portare all’affermazione della nostra professione e alla sua utilita’ sociale” ha aggiunto Tavarnelli. Il presidente rieletto, a conclusione del Congresso di Roma, ha quindi invitato tutti a una camminata “catartica” lungo l’Appia Antica. E da domani “parte una nuova avventura”.

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Massima fiducia nell’AIFA e massima attenzione da sempre agli abusi

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

farmacie“L’Agenzia italiana del farmaco è l’autorità di riferimento sulla classificazione dei medicinali, nella quale riponiamo la massima fiducia da sempre. Che un medicinale possa passare da farmaco di automedicazione a farmaco soggetto a prescrizione è un fatto che avviene quando se ne presenta la necessità, così come il percorso inverso” dice il presidente della FOFI, Senatore Andrea Mandelli. “Sembra difficile attribuire a queste decisioni motivazioni diverse da quelle dettate dalle evidenze epidemiologiche e dal dovere di tutelare la salute. Rimane dunque poco comprensibile il comunicato del Presidente della Federazione Nazionale Parafarmacie italiane, Davide Gullotta, che chiama anche in causa la Federazione a proposito di un ipotetico mancato controllo sulle dispensazioni abusive. Giova ricordare “conclude Mandelli “che la Federazione è intervenuta a più riprese sugli iscritti e sugli Ordini provinciali richiamando la necessità della più scrupolosa osservanza delle regole sulla dispensazione. Gli Ordini provinciali sono sempre intervenuti in sede disciplinare su tutti i comportamenti illeciti che siano stati oggetto di specifiche segnalazioni e non di denunce generiche”.

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Al via il tavolo Aifa medicina generale e territoriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

aifaDopo alcuni anni di stallo riapre il tavolo della medicina generale e territoriale presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). La scorsa settimana si è tenuto un primo incontro tra i rappresentati dei medici e dei pediatri di famiglia e il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale dell’AIFA. “Esprimiamo soddisfazione e plauso per l’iniziativa dell’Agenzia regolatoria perché finalmente possiamo ricominciare ad affrontare alcune questioni rimaste in sospeso – afferma il dott. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che è una delle associazioni mediche che fanno parte del tavolo -. In particolare vogliamo dare il nostro contributo per la risoluzione di due problemi riguardanti la nostra professione, che non sono più rinviabili: il ruolo del medico di medicina generale nella prescrizione dei farmaci e la presa in carico dei pazienti cronici. Abbiamo preso l’impegno con il Direttore Melazzini di presentare a breve due piani operativi con proposte concrete e realizzabili. La nostra Società è l’unica che possiede tutti gli strumenti necessari per aiutare l’AIFA e le altre Istituzioni a prendere delle decisioni su questi aspetti della sanità. Grazie alla nostra rete di medici attivi su tutto il territorio nazionale conosciamo tutte le informazioni relative ai dati epidemiologici delle malattie croniche e alla presa in carico dei pazienti. Possiamo così valutare le performance e le considerazioni dei medici di famiglia su questi aspetti”. “In Italia i pazienti cronici sono oltre 19 milioni – aggiunge il dott. Cricelli -. Attualmente costituiscono il vero problema sia della rete assistenziale che dei costi dell’intero sistema sanitario nazionale. Avere numeri sempre aggiornati sulle condizioni di questi malati e di quali sono i volumi dei valori di riferimento della prescrizione dei farmaci risulta fondamentale. In questo modo sarà possibile consentire sia ai medici che all’AIFA la sostenibilità di alcuni interventi”.

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Aifa su equivalenza terapeutica: il parere di SIFO

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

psicofarmaciAnche SIFO (Società italiana dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie) ha preso parte al tavolo di discussione organizzato da Cittadinanzattiva–Tribunale per i diritti del malato con l’obiettivo di approfondire gli spazi di riflessione e i nuovi scenari aperti dalla Determina 458.Pur avendo contribuito con spirito costruttivo alla definizione di una position paper condivisa, SIFO ha deciso di non aderire al documento finale prodotto dal tavolo, non riconoscendosi nel suo posizionamento.
LUCI E OMBRE – Se, da un lato, la Determina 458 di AIFA raggiunge l’obiettivo di garantire equità e uniformità nell’accesso alle cure attraverso un parere di equivalenza motivato e documentato cui le Regioni devono attenersi, di contro non chiarisce le modalità per garantire la continuità terapeutica, con particolare riferimento ai pazienti affetti da malattie croniche nei quali il trattamento farmacologico è consolidato, efficace, sicuro e tale da permettere una qualità della vita accettabile, ovvero con un rapporto beneficio/rischio favorevole.
In questo senso sarà importante che le Centrali di Acquisto elaborino capitolati di gara secondo il nuovo codice degli appalti tenendo conto dell’equivalenza terapeutica espressa da AIFA ai fini dell’acquisto dei farmaci in concorrenza vera, ma al contempo consentano di rendere disponibili i farmaci necessari a garantire la continuità terapeutica per le aree di cronicità.
“I farmacisti di SIFO ritengono necessario- afferma il presidente SIFO, Marcello Pani- che AIFA definisca i criteri da utilizzare per stabilire l’equivalenza terapeutica anche attraverso un confronto con le Società Scientifiche e le Associazioni, recependo utili e costruttivi suggerimenti per il raggiungimento degli obiettivi comuni: appropriatezza delle cure e aderenza alle terapie, sostenibilità del SSN, riallocazione dei risparmi ottenuti nelle gare di acquisto per sostenere l’accesso ai farmaci innovativi”.
Il prossimo Congresso Nazionale SIFO (Milano 1-4 dicembre) sarà l’occasione per confrontarsi, discutere e condividere la nostre proposte con tutti gli stakeholder, le Società scientifiche e le associazioni.

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Lettera AIFA /Ministero su utilizzo farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2016

farmaci“I pazienti reumatici, che da anni utilizzano la Ciclosporina e che vorranno continuare l’utilizzo del farmaco brand, saranno costretti a pagare di tasca propria un altissimo ticket (massimo € 67,00 a confezione) o a esporsi agli effetti collaterali di un sovradosaggio farmacologico, come evidenziato dalla stessa AIFA. Tutto ciò senza che la stessa Agenzia abbia tenuto in serio conto che la sostituzione del farmaco brand con l’equivalente comporterà oneri maggiori per le più frequenti visite di controllo e per il dosaggio della ciclosporinemia con conseguente possibile riduzione della compliance e della aderenza terapeutica da parte del paziente”. E poi l’affondo vero e proprio: “La Determina n. 5/2016 ha, di fatto, posto una discriminante tra categorie di pazienti”. Sono alcuni passaggi della lettera aperta che l’Associazione Nazionale Malati Reumatici ANMAR Onlus ha inviato con il Collegio dei reumatologi ospedalieri (Crel) e dei Professori ordinari di reumatologia (UNIREUMA) e con la Società Italiana di Reumatologia (SIR) al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla Direzione generale della programmazione sanitaria e a quella dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico, e inoltre al Presidente dell’Agenzia del farmaco (AIFA), Mario Melazzini, al Direttore generale, Luca Pani e al Consiglio di Amministrazione AIFA. La richiesta delle Associazione pazienti ANAMR e gli specialisti reumatologi è che venga concessa la continuità terapeutica con il farmaco brand ai malati reumatici, adottando con chiarezza tutti i provvedimenti necessari affinché non si creino discriminazioni, tra regione e regione, per i cittadini portatori di patologie croniche o peggio ancora che per condizioni sociali ed economiche, non possano accedere al pagamento della differenza di prezzo imposta. «L’auspicio è che il Ministero e la stessa AIFA non creino discriminazioni sociali ed economiche tra cittadini portatori di patologie croniche –afferma Silvia Tonolo, vice presidente di ANMAR- Come associazione nazionale dei malati ci facciamo portavoce presso il Ministero della Salute, della necessità di rivedere la Determina AIFA del 12/01/2016 con la quale l’Agenzia impone la continuità terapeutica, relativamente alla Ciclosporina, per i soli pazienti trapiantati. I pazienti reumatici già in terapia con il farmaco brand, sono rimasti esclusi dal beneficio. Ad essi, salvo integrazione economica, è stato riservato unicamente l’utilizzo del farmaco generico, il quale, nello specifico, sottoporrà il paziente agli eventuali effetti collaterali indicati dalla stessa Agenzia, con notevole stress psico-fisico. E’ di tutta evidenza –conclude Tonolo- che la gestione della sostituzione comporterà un monitoraggio più frequente, così come specificato dalla stessa Agenzia, con un costo per il SSN di gran lunga superiore al mantenimento in terapia con il farmaco brand».

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Sanità: AIFI e ddl Lorenzin, la storia continua

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2016

associazione fisioterapistiRoma. “Con la discussione di ieri al Senato è entrato nel vivo l’iter legislativo del DDL 1324 che interessa molte migliaia di professionisti sanitari e che avrà un impatto rilevante per il sistema salute di questo paese”, l’Associazione Nazionale Fisioterapisti (AIFI) commenta così la prima giornata di discussione del provvedimento. Pur riconoscendo la portata e l’importanza dell’impianto generale della legge, AIFI è in obbligo di rilevare i rischi legati al sovvertimento delle regole poste a tutela del sistema, poiché il ddl Lorenzin prescinde dai requisiti previsti dalle normative vigenti in tema di istituzione di nuove professioni sanitarie. Omettendo il comma 3 dell’articolo 5 della legge 43/2006, che dispone l’acquisizione del parere preventivo e vincolante del Consiglio superiore di sanità, si espone a un rischio concreto la salute dei cittadini.“Non si comprende perché la regolamentazione di un settore dell’attività sanitaria esposto all’esercizio irregolare o abusivo, debba svolgersi al di fuori del controllo giustamente riservato alle professioni sanitarie attualmente normate – dichiara Mauro Tavarnelli, Presidente AIFI – su questo punto, quindi, la nostra attenzione resterà alta, così come continuerà l’azione di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e dei rappresentanti politici.Rileviamo positivamente il segnale di attenzione dimostrato dall’aula, – continua Tavarnelli – con l’approvazione di un ordine del giorno proposto dai senatori D’Ambrosio Lettieri, Spilabotte, Cardiello e Cervellini, che impegna il governo ad adottare specifiche misure al fine di istituire ordini professionali propri per le professioni che superino i 20.000 iscritti agli albi. Aspettiamo fatti concreti dopo il positivo parere sull’ordine del giorno da parte della relatrice De Biasi”. Il Presidente Tavarnelli tiene infine a sottolineare che AIFI stigmatizza senza mezzi termini i comportamenti verbalmente violenti che la Presidente De Biasi ha denunciato di aver subito da parte di non meglio identificati fisioterapisti che certamente non rappresentano la professione ribadendo al contempo che gli attacchi personali e le minacce nulla hanno a che fare con il lecito dissenso che AIFI ha manifestato mantenendo sempre un profondo rispetto per le istituzioni e per chi le rappresenta. (foto: associazione fisioterapisti)

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Spese farmaceutiche e oncologia

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2016

Ministero salute“Plaudiamo alla proposta di dividere il tetto della spesa farmaceutica per macroaree. Uno dei settori più critici è rappresentato proprio dall’oncologia. In dieci anni il prezzo dei farmaci anti-cancro è duplicato, passando da 4.500 dollari a più di 10mila al mese. L’Italia finora è riuscita a reggere l’impatto di questa crescita, grazie ai sistemi di rimborso concordati con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Infatti nel nostro Paese il prezzo medio dei trattamenti antitumorali è fra i più bassi d’Europa. La suddivisione per macroaree risponde al nostro appello di istituire un fondo nazionale dedicato ai farmaci oncologici innovativi, che potrebbe essere finanziato attraverso il gettito derivante dal tabacco, un centesimo in più a sigaretta, con il duplice obiettivo di sostenere il fondo e contrastare il tabagismo. In questo modo le nuove armi sarebbero garantite a tutti i pazienti”. Il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), sostiene con forza l’ipotesi di “spacchettare” il tetto della spesa farmaceutica in diverse parti attribuendo più risorse alle aree terapeutiche che ne hanno maggiore necessità. La proposta sarà esaminata giovedì prossimo nella riunione del tavolo per la Governance farmaceutica con la presenza dei Ministri della Salute e dell’Economia e dei rappresentanti delle Regioni e dell’AIFA. “Nel 1971 il Presidente USA, Richard M. Nixon, volle affrontare la sfida contro i tumori annunciando alla Nazione l’istituzione di un fondo ad hoc di 100 milioni di dollari per dare impulso ad una ‘campagna intensiva nella ricerca di una cura per il cancro’. Nacque così il National Cancer Act – sottolinea il prof. Pinto -. A quarantacinque anni di distanza il Presidente Obama ha rilanciato e sostenuto con importanti risorse il progetto della ‘Precision Medicine’ che vede al centro l’oncologia. In questo periodo sono stati compiuti importanti passi avanti sia sul fronte della prevenzione che del trattamento delle neoplasie. La portata delle innovazioni che stanno per essere introdotte richiedono tuttavia uno sforzo della stessa portata. Sia in Europa che negli Stati Uniti, infatti, sono in fase di approvazione numerose molecole innovative destinate a trasformare il panorama dei trattamenti oncologici”. Nel 2015 sono stati registrati nel nostro Paese 363.300 nuovi casi di tumore, ma le percentuali di sopravvivenza sono in costante aumento. Oggi infatti il 60% dei pazienti sconfigge la malattia. “Fra il 2010 e il 2014 sono stati introdotti, a livello globale, 45 nuovi farmaci anticancro per 53 indicazioni – continua il prof. Pinto -. E tra pochi mesi 15 nuove terapie saranno a disposizione dei clinici. Gli avanzamenti nelle misure di controllo e nelle tecnologie, i progressi nella chemioterapia più attiva e meglio tollerata, l’introduzione delle terapie a bersaglio molecolare e più di recente dell’immuno-oncologia, che sblocca le difese immunitarie contro il tumore, stanno sempre più producendo un allungamento della sopravvivenza con una buona qualità di vita”. “Il 2016 potrebbe rappresentare l’anno di svolta per un intervento nazionale sul cancro – conclude il prof. Pinto – con l’istituzione di un fondo ad hoc che contribuisca al rimborso alle Regioni dei farmaci oncologici a forte carattere innovativo. Un vero e proprio ‘Fondo Nazionale per l’Oncologia’ per la prima volta in Italia. Questo fondo costituirebbe la risposta politica alla sfida del secolo: curare i malati di cancro, garantendo loro le armi più efficaci”.

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Novità tecnologiche in alcune delle neoplasie più frequenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2015

bariSignificativo l’incremento dei pazienti vivi colpiti da tumore del seno (+20%) e del pancreas (+27%) in fase avanzata. Prospettive importanti anche nel polmone. Il presidente Carmine Pinto: “Con nab-paclitaxel oggi possiamo parlare di chemioterapia intelligente. Il trattamento è più efficace e si riducono gli effetti collaterali. Non vengono danneggiati i tessuti sani”
Oltrepassa le barriere fisiologiche per portare con forza il farmaco al centro della cellula malata e bloccare la crescita del tumore. Si chiama chemioterapia “intelligente” e utilizza particelle di dimensioni nanometriche, 100 volte più piccole di un globulo rosso. In questo modo è possibile superare la spessa barriera che circonda il cancro e somministrare il farmaco in dosi maggiori rispetto alla formulazione tradizionale (+33%), quindi aumentandone l’efficacia con meno effetti collaterali. La sopravvivenza è migliorata in maniera significativa in due fra i tumori più frequenti come quelli del seno e del polmone, che nel 2014 in Italia hanno fatto registrare 48.000 e 40.000 nuovi casi. E, per la prima volta in 20 anni, sono emersi risultati positivi anche nel pancreas, storicamente molto difficile da trattare. Le nanotecnologie sono al centro del convegno nazionale sulle “Nuove frontiere nel trattamento dei tumori”, realizzato con il patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), che si apre oggi a Bari. “Un nanometro equivale a un miliardesimo di metro. Le nanotecnologie stanno cambiando radicalmente la lotta alle neoplasie – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -, perché aprono nuovi orizzonti nella personalizzazione del trattamento. Per la prima volta, infatti si può parlare di chemioterapia target. Una particella di circa 100 nanometri infatti è in grado entrare nella cellula, che ha un diametro compreso fra i 10.000 ai 20.000 nanometri, e di interagire con il DNA e con le proteine. La nuova terapia, nab-paclitaxel, consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo in dimensioni nanometriche, in cui viene racchiuso un farmaco chemioterapico (paclitaxel) che viene così trasportato direttamente nella sede del tumore”. È già stata approvata nel nostro Paese nel tumore del seno e, lo scorso febbraio, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha stabilito la rimborsabilità per il trattamento del cancro del pancreas. “La chemioterapia – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM – costituisce un’arma fondamentale nella neoplasia del seno. Oggi, grazie ai progressi compiuti negli ultimi anni, l’87% delle pazienti guarisce. Però, quando la malattia è in fase metastatica, le opzioni si riducono. Ecco perché è fondamentale disporre di un nuovo trattamento che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza del 20% nella patologia avanzata”. Nel 2014 in Italia si sono registrati 12.700 nuovi casi di tumore del pancreas. Con il 7% dei decessi, rientra tra le prime 5 cause di morte per cancro soltanto nel sesso femminile, ma nelle età centrali della vita (50-69 anni) occupa il quarto posto tra gli uomini (7%) e le donne (7%). “È un nemico insidioso perché in fase precoce non mostra sintomi specifici e solamente il 15-20% dei casi è individuato in stadio iniziale – afferma il dott. Michele Reni, dell’Oncologia Medica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano -. La chirurgia offre l’unica possibilità realistica per curare questa neoplasia. Ma, al momento della diagnosi, circa l’80% dei pazienti si trova in uno stadio in cui non è possibile garantire una radicale resezione chirurgica, perché la malattia è già metastatica o localmente avanzata. In questi casi l’aspettativa di vita media è compresa fra 3 e 6 mesi. Con nab-paclitaxel la sopravvivenza dei pazienti è aumentata del 27%. Si tratta di un risultato davvero straordinario”. “Si stanno aprendo prospettive importanti anche nel carcinoma del polmone non a piccole cellule, che comprende l’85-90% di tutti i casi di cancro del polmone – afferma il prof. Pinto -. Nab-paclitaxel ha dimostrato di raggiungere un vantaggio in termini di risposte tumorali rispetto a uno degli standard internazionali di trattamento, rappresentato dalla combinazione di carboplatino e paclitaxel”. Il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita corretto (no al fumo, attività fisica costante e dieta equilibrata). In particolare il fumo di sigaretta è responsabile del 90% dei casi di tumore del polmone ed è il fattore di rischio principale anche per quello del pancreas. I tabagisti presentano una probabilità di sviluppare questa malattia da doppia a tripla rispetto ai non fumatori. La proporzione di carcinoma pancreatico attribuibile a questo vizio è del 20-30% nei maschi e del 10% nelle femmine. Esercitano un’influenza notevole anche obesità, ridotta attività fisica e abuso di alcol. “Non esiste a oggi la possibilità di uno screening di massa per il tumore del pancreas, per questo è fondamentale informare i cittadini sull’importanza di seguire uno stile di vita corretto – continua il prof. Pinto -. AIOM nel 2015 realizzerà un tour in cinque Regioni per sensibilizzare medici e cittadini sulla prevenzione e sulle innovazioni nei trattamenti in questa patologia, come quella costituita da nab-paclitaxel, già impiegato con successo nel trattamento del carcinoma mammario metastatico nei casi in cui la terapia di prima linea non risulti più efficace”.
Come evidenziato da uno studio indipendente (“GeparSepto”) condotto su più di 1.200 donne, questo farmaco ha dimostrato di essere efficace anche nella neoplasia del seno in stadio iniziale ad alto rischio. “Nab-paclitaxel, somministrato prima dell’intervento chirurgico – conclude la dott.ssa Gori -, ha evidenziato nelle pazienti colpite da questo tipo di cancro di migliorare del 9% la risposta patologica completa. Si tratta di un parametro molto importante perché consiste nell’assenza di tumore invasivo sia nel seno che nei linfonodi ed è strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza”.

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Cura del dolore

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

doloreQuando si parla di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e trattamento del dolore cronico, le parole d’obbligo sono “attenzione all’abuso”. Una pratica tutta italiana che ci pone tra i primi Paesi al mondo per l’impiego, spesso inappropriato, di questi farmaci. Tuttavia, i segnali di un’inversione di tendenza non mancano. Come dimostra il progetto CardioPain. Implementato da diverse altre strutture in tutt’Italia, oggi CardioPain arriva anche a Padova: le Cardiologie degli Ospedali S. Antonio e Immacolata Concezione di Piove di Sacco inseriranno d’ora in poi un esplicito monito circa l’uso di FANS e di inibitori selettivi della COX-2 sulla scheda di dimissione ospedaliera dei pazienti cardiopatici, nel momento in cui questi ultimi, lasciando l’ospedale, tornano in carico al medico di famiglia.“Come per ogni progettualità innovativa, abbiamo accolto con entusiasmo CardioPain”, dichiara il Dr Domenico Marchese, Direttore Cardiologia Ospedale S. Antonio di Padova e dell’Ospedale Piove di Sacco. “Riteniamo possa rappresentare un utile strumento per dare concreta attuazione alla nota AIFA 66 e per migliorare l’assistenza e l’informazione ai pazienti”.I FANS e gli inibitori selettivi della COX-2 sono farmaci antinfiammatori il cui impiego, secondo la letteratura scientifica e le più recenti indicazioni delle Autorità regolatorie, andrebbe limitato al dosaggio minimo efficace e al più breve tempo possibile. Questo a causa degli effetti collaterali a livello cardiovascolare, epatico, renale e gastrointestinale che un loro utilizzo cronico può indurre. Secondo la nota n. 66 dell’AIFA, FANS e COXIB sono controindicati nei pazienti interessati da scompenso cardiaco moderato e grave, cardiopatia ischemica, patologie cerebrovascolari e arteriose periferiche. Ciononostante il consumo di questi farmaci si mantiene ancora elevato. Stando a un recente Rapporto OSMED, quasi il 4% dei soggetti a rischio cardiovascolare fa un uso improprio di FANS, assumendoli per oltre 90 giorni all’anno.“Il progressivo invecchiamento della popolazione – prosegue Marchese – ci porta ad avere pazienti anziani che seguono terapie complesse perché sono sempre più affetti da patologie concomitanti, in particolare quelle cerebro-cardiovascolari e quelle degenerative osteoarticolari. Qui è fondamentale fare attenzione alle interazioni tra i diversi farmaci e alle controindicazioni. Impiegare per lungo tempo gli antinfiammatori, con l’obiettivo di curare il dolore artrosico o di altra natura, può essere controproducente sul fronte della salute di cuore e arterie. CardioPain vuole sensibilizzare i medici e i loro assistiti proprio su questo problema. Auspichiamo che anche altre cardiologie aderiscano affinché cresca, di conseguenza, l’informazione ai cittadini”.Passo imprescindibile per il buon esito del progetto, il coinvolgimento dei medici di famiglia del territorio. A loro saranno infatti dedicati specifici incontri che avranno lo scopo di sensibilizzare le cure primarie sul progetto CardioPain e sulla necessità di una maggiore appropriatezza terapeutica nel trattamento del dolore, soprattutto nei soggetti più fragili.

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