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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘albumina’

Dall’albumina plasmatica l’esito dell’infarto miocardico

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2010

In pazienti colpiti da infarto miocardico acuto (Ima), la misura nelle 24 ore dell’albumina modificata dall’ischemia (Ami) rappresenta un elemento predittivo forte e indipendente di outcome cardiaco a un anno e potrebbe aiutare a identificare i soggetti che necessitano di un trattamento medico più aggressivo. È la conclusione di un recente lavoro svolto dal French Nationwide OPERA Study. I ricercatori, considerando l’Ami un marker di ischemia piuttosto che di danno cellulare miocardico, hanno ipotizzato che i relativi livelli plasmatici potessero fornire un valore prognostico addizionale ai classici marker di rischio clinico e biologico nei pazienti con Ima. Sono state rilevate le concentrazioni plasmatiche di Ami e altri biomarker cardiaci (troponina, proteina C-reattiva, peptide natriuretico di tipo B) all’ammissione di 471 pazienti ospedalizzati con infarto. L’endpoint composito primario (morte, arresto cardiaco resuscitato, infarto miocardico ricorrente o ischemia, scompenso cardiaco, ictus) si è verificato in 75 (15,6%) pazienti ospedalizzati e in 144 (30,6%) a 1 anno; il 40% dei pazienti nel quartile più alto dell’Ami (>104 IU/mL) ha raggiunto l’endpoint rispetto al 20% del più basso (<83 IU/mL) entro 1 anno. Un’analisi di regressione logistica multivariabile ha identificato 4 elementi predittivi indipendenti di endpoint compositi a 1 anno: concentrazioni plasmatiche di Ami (P=0,01), peptide natriuretico cerebrale (P=0,001), scompenso cardiaco (P=0,005) ed età (P=0,003). Am Heart J, 2010;159(4):570-6 (fonte doctor news)

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Donazioni sangue

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

Ancora una volta la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) si trova a segnalare una grande disattenzione nei confronti della donazione del sangue da parte dei media. Con grande difficoltà si riescono a trovare spazi, nei giornali o nei programmi televisivi, per sensibilizzare la popolazione italiana a questo gesto di civiltà fondamentale per la tenuta del Sistema Sanitario Nazionale.  Ogni giorno, negli ospedali italiani, vengono fatte 11 mila trasfusioni di componenti labili (4 milioni ogni anno), che sono necessarie per interventi chirurgici di alta specializzazione, per i trapianti, per curare pazienti onco ematologici o i malati di talassemia. Dal plasma dei donatori si ricavano i fattori della coagulazione, per i malati che ne hanno carenze e per gli emofilici, e l’albumina, per le persone affette da gravi carenze di proteine, ustionati o in stato di shock. Quanto pensate possa reggere a tutto questo, se non ci viene offerta la possibilità di invitare la cittadinanza ad infoltire il numero dei donatori di sangue e a rinnovarlo di continuo? Ogni anno si stima che circa 40 mila donatori vadano in “pensione” per raggiunti limiti di età, e tutti costori devono essere sostituiti con nuovi donatori affinché ai malati sia resa sempre disponibile una terapia sicura. Dobbiamo sempre aspettare le emergenze per parlare di donazione di sangue o esserne coinvolti in prima persona, quando qualche reparto di ospedale si trova costretto a domandare sangue per qualche nostro congiunto? Malgrado periodici annunci sensazionalistici, che presentano come imminente la produzione di sangue artificiale, il sangue non è ancora producibile in laboratorio, e la donazione volontaria, periodica, gratuita, anonima e consapevole, è la miglior garanzia per la qualità delle terapie trasfusionali e per il controllo della propria salute.
La FIDAS è una federazione alla quale aderiscono 68 Associazioni autonome presenti in 16 regioni. Nel corso del 2008, le sue federate hanno raccolto 395.508 donazioni. I nuovi iscritti alla federazione sono stati 32.171, i quali hanno portato il totale dei soci donatori a 445.476. I giovani donatori (tra i 18 ed i 28 anni) sono, invece, 76.781.

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Infarto: escrezione albumina indica rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2009

Un incremento precoce nell’albumina urinaria a seguito di un infarto miocardico acuto rappresenta un forte ed indipendente fattore predittivo di esiti clinici negativi a lungo termine. Il rapporto albumina/creatinina (ACR) migliora la predittività clinica al di sopra ed al di là dei tradizionali modelli di rischio multivariati. Questo parametro dovrebbe dunque essere incluso nell’iter clinico di routine del paziente con infarto miocardico acuto. Anche l’ACR rilevato il settimo giorno dopo il ricovero in terapia intensiva garantisce informazioni prognostiche, ma quello valutato il terzo giorno ha un valore predittivo leggermente migliore, ed inoltre evita l’effetto interferente della risposta emodinamica acuta che potrebbe presentarsi nella fase precoce post-infartuale e precede anche le dimissioni nei casi non complicati. (Am Heart J 2008; 156: 760-8)

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