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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘alcide de gasperi’

Verso quale Europa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Bologna 23 febbraio, ore 16,30, Cinema Perla,Via San Donato, 38, Ne parla il Prof. Gianfranco Pasquino: “Il progetto di un’Europa libera e unita prende luce nell’agosto 1941 in un’isola per confinati politici antifascisti, Ventotene. “Il problema che in primo luogo va risolto … è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in Stati nazionali sovrani. Il crollo della maggior parte degli stati del continente sotto il rullo compressore tedesco ha già accomunato la sorte dei popoli europei che, o tutti insieme soggiaceranno al dominio hitleriano, o tutti insieme entraranno, con la caduta di questo, in una crisi rivoluzionaria in cui non si troveranno irrigiditi e distinti in solide strutture statali. Gli spiriti sono già ora molto meglio disposti che in passato ad una riorganizzazione federale dell’Europa”.
Parlando sulla Comunità europea di Difesa (CED) all’Assemblea del Consiglio d’Europa di Strasburgo il 10 dicembre 1951, Alcide De Gasperi mette in guardia da un pericolo: “Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore vivificata da un organismo centrale nel quale le volontà nazionali si incontrino e si animino in una sintesi superiore, non rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale? potrebbe anche apparire ad un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero”. Nell’intervento lo statista trentino si premura di precisare “il primo, il principale pilastro” della CED (che poi non avrà seguito): “un Corpo eletto comune e deliberante, anche con attribuzioni di decisioni e di controllo limitato a ciò che è amministrato in comune, e dal quale dipenda un organismo esecutivo collegiale”.
La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea (che in base all’art. 6 del Trattato di Lisbona ha lo stesso valore giuridico dei Trattati) esalta al massimo grado la caratteristica di unione “politica” dell’UE, definendo valori di civiltà condivisi per tutti i paesi membri. Può essere interessante il confronto con la nostra carta costituzionale, in particolare la costituzione economica. Ma come vive l’integrazione europea effettivamente realizzata il Governo del Movimento 5 Stelle e della Lega? Nello scorso settembre il Ministro per gli affari europei Savona ha trasmesso a Bruxelles un documento intitolato “Una politeia (ndr. un fondamento?) per un’Europa diversa, più forte e più equa”. Diversi i profili prospettati, a partire dalla constatazione che le “riforme” suggerite e anche imposte (privatizzazioni, deregolamentazione, contenimento e riduzione del welfare, ecc.) non sono state il viatico più efficace per stimolare una crescita economica che facilitasse il risanamento dei conti proprio a paesi con un forte debito pubblico come l’Italia. Dando concretezza all’ “unità politica“ dell’UE Savona propone ai partners europei di prendere in considerazione “un’incisiva politica della domanda aggregata europea” (per tutti i paesi membri dell’UE, concentrando iniziative e investimenti secondo un approccio comune).  Il Ministro dell’Economia e delle Finanze del precedente Governo (“Gentiloni”) ha commentato su “Il Foglio” il documento di Savona (“Tre punti di accordo e quattro di disaccordo sulla riforma dell’Ue”).
Il 13 febbraio il Parlamento europeo ha concluso l’esame della proposta di Regolamento (=legge europea) della Commissione concernente le spese di coesione territoriale e sociale nelle regioni e comunità dell’UE per il periodo 2021-2027 (in pratica i relativi fondi costituiscono circa un terzo del bilancio totale dell’Unione). Nel suo esame il Parlamento ha bocciato l’articolo 15, che prevede la possibile sospensione totale o parziale dei pagamenti per i Paesi che, a giudizio della Commissione, non adottino un’azione efficace, in risposta alle raccomandazioni della Commissione stessa, per correggere i propri squilibri macroeconomici. No all’austerity? No a una ritorsione contro Governi renitenti che penalizza territori e comunità locali? La bocciatura è avvenuta col voto (oltre che dei socialisti, di parte dei popolari e gruppi minori) degli esponenti italiani del Pd, del Movimento 5 Stelle e della sinistra”.

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Cassino avamposto industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2010

Cassino 23, ore 17 -, Sala Restagno –  Palazzo Municipale, piazza Alcide De Gasperi il sindaco di Roma, Gianni ALEMANNO partecipa al convegno dal titolo “Cassino avamposto industriale. Partecipare per competere”. All’evento, organizzato dalla Fondazione Nuova Italia, partecipano, tra gli altri, Gabriele ANTINOLFI (esperto di politica economica internazionale), Maurizio CASTRO (commissione Lavoro e Previdenza sociale del Senato), Valentino D’ADDARIO (senior advisor corporate startegies – Aerbiz), Marcello PIGLIACELLI (presidente di Confindustria – Frosinone), Giuseppe SACCO (professore Ordinario di Relazioni e Sistemi Economici Internazionali), Franco SIMEONI (segretario regionale Cisl – Lazio),  Giuseppe TRIPOLI (capo del dipartimento per l’impresa e l’internazionale-ministero dello Sviluppo Economico), Mario ABBRUZZESE (Presidente del Consiglio regionale del Lazio), Fabio DE ANGELIS (Vice Presidente della Provincia di Frosinone), Franco FIORITO (capo gruppo Pdl – Regione Lazio) e Alfredo PALLONE (parlamentare Europeo). Le conclusioni saranno affidate a Gianni ALEMANNO, presidente della Fondazione Nuova Italia e sindaco di Roma. L’appuntamento è a Cassino, alle ore 17, presso il Palazzo Municipale, Sala Restagno, piazza Alcide De Gasperi.

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Editoriale Fidest:“Cavalli di razza” e “colonnelli”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2010

Furono così definiti taluni uomini politici che in tempi diversi rivestirono un certo ruolo nella storia dell’Italia repubblicana dal 1947 in poi. All’inizio, tuttavia, non avemmo che dei capi: Alcide De Gasperi, Togliatti, Nenni, Almirante. Il seguito fu avvolto dalla nebulosa delle figure di secondo piano, per quanto decise e volitive, ma capaci solo di guidare una corrente, una fazione, ma non un grande esercito. Taluni divennero dei plenipotenziari di certi poteri generati all’interno e all’esterno delle consorterie industriali e finanziarie e che potremmo definire, per la loro abilità nel tenersi in ombra, “poteri forti, ma occulti”. Non solo. Il tutto fu deformato dalla politica dei grandi equilibri geopolitici che videro affrontarsi due modi di governare il mondo: da una parte il socialismo reale di marca sovietica e l’altro il capitalismo di marca statunitense. Oggi che il comunismo sovietico si è dissolto, il capitalismo sembra aver ritrovato la sua arroganza e le sue logiche di potere per le quali tutto è dovuto e nulla è concesso. Alla fine ci rendiamo conto di essere diventati orfani di un qualcosa che possiamo aver amato o fermamente contrastato ma che ci manca maledettamente, non come ideologia ma come forza di contrasto ad una logica di potere troppo esclusivo per poter avere la pretesa di dettare regole giuste per tutti. E come sono mancati gli uomini e le donne carismatici per salire quel gradino in più che li avrebbe distinti dai “cavalli di razza” e dai “colonnelli”, così il capitalismo e il suo inevitabile “oppositore” hanno perso una guida illuminata che potesse impedire l’assolutismo e generare una convivenza più solidale e partecipata della società umana. E se a questo punto guardiamo in piccolo e ci limitiamo all’Italia dobbiamo, di là delle parole che possiamo spendere in nome di un fanatismo partigiano d’altri tempi, renderci conto nel nostro intimo che ci troviamo bloccati nel governo del paese proprio perché la nostra nave è senza un capitano e quelli disponibili possono al massimo tenere il mare con un gommone. E davanti a questo vuoto incolmabile le cosiddette “eminenze grigie” italiane non hanno trovato di meglio che servirsi di un uomo di “spettacolo”, ma tenuto a bada dai suoi scheletri nell’armadio e, sull’altro versante, sanno di poter giocare sul rituale di sempre: l’incapacità di trovare chi sappia trovare la forza e il carisma per convogliare i tanti rivoli e trasformarli in un grande fiume. Così la democrazia di un paese resta bloccata tanto da far dire al presidente emerito della repubblica Oscar Luigi Scalfaro: “il Parlamento non è una ricchezza conoscerlo oggi”.

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Anniversario morte Alcide De Gasperi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

19 agosto 2010. Cinquantaseiesimo anniversario della morte di Alcide Gasperi, uno dei maggiori fautori della nascita dell’attuale Unione Europea. L’AGE, Associazione dei Giornalisti Europei, lo ricorda con una nota del suo presidente Nuccio Fava:  “Alcide De Gasperi resta riferimento unico e straordinario nella storia italiana e l’Age, l’Associazione dei Giornalisti Europei, desidera ricordarlo nell’anniversario della morte non soltanto ai suoi soci. De Gasperi ha incarnato il politico interamente dedicato al bene comune, alle prese con i drammatici problemi della ricostruzione e, contemporaneamente, alla preparazione del grande disegno dell’Europa unita. Uomo di profonda interiorità visse con coerenza ogni fase della sua esperienza di statista. Incrollabile sempre nella sua doppia fedeltà – allo stato e alla chiesa – senza confusioni e clericalismi ma con piena laicità e assunzione di responsabilità personale.     La sua formidabile opera fu frutto di coerenza e unitarietà di azione, senza rotture tra la vita di statista e quella privata, nella dimensione pubblica e in quella familiare, ciascuna sempre al proprio posto e con lo stesso rigore morale. Tutta la vita dello statista trentino – dalla partecipazione al governo locale fino alla guida dell’Italia, dal carcere fascista alla fondazione della Dc, dal superamento degli storici steccati alla permanete ricerca di alleanze democratiche per la governabilità del paese (in presenza delle tentazioni rivoluzionarie dei comunisti e delle non sopite nostalgie dei fascisti) – fa di Alcide De Gasperi il testimone di eccellenza per l’impegno politico non solo dei cattolici, in una fase così travagliata e difficile della nostra repubblica. Nessuno, tuttavia, può però osare di evocarlo strumentalmente. Siamo tutti gnomi al confronto di un gigante come De Gasperi. Vale però non rinunziare a ricordarlo, a fare memoria del suo magistero, a sforzarsi con caparbietà e impegno di seguirne le orme profonde, per tentare di proseguire la sua straordinaria lezione civile e morale”.

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