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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘aldo moro’

Aldo Moro: Memoria, politica, democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Roma Mercoledì 7 Novembre 2018 alle 17.00 Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina Ingresso di Piazza Campo Marzio, 42 inaugurazione della mostra fotografica IntervengonoVincenzo Scotti, Marco Damilano, Maurizio Riccardi, Maurizio Piccirilli e Giovanni Currado a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado con l’allestimento progettato dall’architetto Fabrizio Confessa. La mostra fotografica ripercorre la vita politica del presidente della Dc ucciso dalle Brigate rosse attraverso le foto di Carlo Riccardi, decano dei fotoreporter romani che a 92 anni continua a fotografare coltivando contemporaneamente la sua passione di sempre per la pittura.Il racconto fotografico è arricchito dalle immagini di Maurizio Riccardi, figlio di Carlo, e di Maurizio Piccirilli autore delle foto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani. Con i tre importanti fotografi ha collaborato Giovanni Currado, giornalista e fotografo che ha coordinato la ricerca iconografica, il restauro delle immagini e raccolta di impressioni, commenti e contributi da parte di personaggi del mondo politico, culturale e giornalistico che completeranno il catalogo della mostra.“Nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, – ha dichiarato Giovanni Currado al margine dell’anteprima svoltasi lo scorso 9 maggio a Lecce – ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro – continua Currado – nel corso del suo impegno politico e in molti casi analizzarne i particolari per via del restauro, ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico”.
Nel corso della mostra “Aldo Moro. Memoria, Politica, Democrazia” sarà presentato anche il catalogo omonimo, edito da Agr Edizioni, curato da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, realizzato da Antonluca Indrieri dell’istituto Quinta Dimensione e composto da 245 pagine che raccolgono oltre 150 fotografie, molte delle quali inedite, accompagnate da commenti e testimonianze di personaggi noti della cultura, della politica e del giornalismo italiano tra cui: Tommaso Labate, Luca Telese, Stefano Folli, Anna Maria Furlan, Enrico Cisnetto, Andrea Purgatori, Luciano Conte, Marco Damilano, Paolo Naccarato, Nicolò Amato, Vincenzo Scotti, Antonio Catricalà, Marco Bentivogli, Luigi Bisignani, Ulderico Piernoli, Pierluigi Battista, Mario Mori, Carlo De Stefano e Antonio Marini.
La mostra si completa con un video che ripercorre le strade di Roma protagoniste di quei 55 giorni, commentati dai magistrati, carabinieri, poliziotti e giornalisti che vissero quei tragici eventi. La mostra vuole quindi mettere l’accento sulla figura di Moro nella sua interezza, senza trascurare il suo sacrificio, ma per separare i suoi insegnamenti da quelle due Polaroid delle BR che purtroppo lo identificano, in modo quasi esclusivo, dai testi scolastici alle più recenti ricerche sul web.La mostra è apertadall’8 novembre al 16 novembre 2018dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (con chiusura il sabato e la domenica)

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Una messa in ricordo di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2018

Roma mercoledì 9 maggio, alle ore 19, ci sarà nella chiesa romana di san Gregorio al Celio una Messa nel quarantesimo anniversario della morte cruenta di Aldo Moro, “questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”, come lo definì la Chiesa nell’omelia funebre del papa di allora.
Questa è una notizia utile a chi potrà partecipare alla celebrazione. Ma è notizia anche che si faccia memoria di Moro in un evento ecclesiale e non in un contesto politico, o mediatico, o investigativo, come accade per lo più oggi quando “il caso Moro” viene rievocato come se si fosse trattato solo di una vicenda politica da storici o da iniziati, o di una trama di 007 e di Servizi Segreti buona per giallisti o dietrologi. L’evento ecclesiale, che si compie nel sacrificio della Messa, dice che in quella apicale vicenda della storia italiana del Novecento fu in gioco qualcosa di più grande e durevole, in cui tutta la società fu implicata, e anche eminenti uomini di Chiesa, come è facile ricordare solo che si pensi alla supplica di Paolo VI agli uomini delle Brigate Rosse o all’offerta di consegnarsi al posto di Moro, come vittime sostitutive, di vescovi come Luigi Bettazzi, Clemente Riva e Alberto Ablondi, o alla liturgia alternativa celebrata dopo la morte con la famiglia Moro da preti come Italo Mancini e Padre David Maria Turoldo.
Ciò che fu in gioco in quei 55 giorni sul piano politico fu che l’Italia potesse avere un suo ruolo specifico per imprimere una svolta positiva alla storia d’Europa e del mondo che stava per uscire dalla guerra fredda verso l’alternativa tra l’avvio di un mondo pacifico e nuovo o la ricaduta nella violenza predatrice del vecchio (ciò che poi in effetti avvenne). Cessò di battere con la liquidazione di Moro il cuore vivo della democrazia italiana, cessò l’ipotesi di una politica capace di grandi disegni e meritevole di grandi dedizioni. È avvilente oggi guardare all’arco di questi quarant’anni, a partire dalle lettere di Moro piene di pensiero e severe giudici del potere, scritte dal buio di una segregazione ma cariche di un progetto di futuro, per giungere fino alle vanterie di un suo lontano successore prive di pensiero e avide di potere, proferite alle luci di un varietà televisivo e distruttrici di ogni progetto utile a rendere possibile un futuro.
Ma al di là della tragedia politica, ciò che fu in gioco nella vicenda Moro fu la riproposizione della falsa ideologia del sacrificio, veleno e farmaco, su cui fin dall’antico furono fondate culture, istituzioni, ragion di Stato e guerre e che sembrava, con la Pasqua cristiana e con il ripudio costituzionale della violenza e della guerra, licenziata per sempre. Tanto meno essa doveva essere riprodotta in un Paese cattolico governato da un partito cristiano. Invece fu subito abbracciata (senza nemmeno deliberazione del Consiglio dei ministri!) l’idea, detta “fermezza”, che la vita di Moro valesse la salvezza della Repubblica: meglio che tredici brigatisti restassero in carcere (tale era il prezzo dello scambio) piuttosto che fosse fatta salva la vita e la prospettiva politica di Moro; meglio che “un uomo solo muoia per tutto il popolo”, come aveva detto Caifa e come fu di nuovo convenuto allora. Perciò scrisse Moro in una delle sue lettere, cancellate dal potere come “non sue”: “muoio, se così desidera il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’alto dei cieli”. E lo stesso Cossiga, ministro dell’Interno del tempo, ammise vent’anni dopo, declinando “per coerenza” l’invito a partecipare in Parlamento a una commemorazione dello statista ucciso, che la decisione politica presa dal governo inevitabilmente avrebbe portato all’uccisione di Aldo Moro, ciò di cui egli era stato “drammaticamente consapevole”.
La pretesa salvifica del sacrificio sta nel concentrare su una vittima, personale o collettiva, isolata dall’insieme sociale, tutta la violenza, in modo che la sua soppressione venga identificata da tutti col venir meno del male sociale di cui essa è considerata colpevole o causa, così che la violenza sia placata e la società ritrovi sicurezza. Ma perché il meccanismo sacrificale funzioni occorre che non sia svelato, che non se ne denunci l’arbitrarietà, che la vittima sia in qualche modo consenziente ammettendo la sua colpa. Ma quando l’innocente grida la sua innocenza e invoca la verità, il meccanismo si rompe. La posta in gioco in quei 55 giorni, largamente complice la stampa, fu il formarsi di questa unanimità di consenso, che trovò il suo ostacolo maggiore proprio nella resistenza della vittima che lottò, non per sé ma per tutti, rivendicando la sua innocenza e mostrando con altissima dottrina una via politica di uscita non violenta dalla crisi. Così egli ruppe il congegno vittimario e ne impedì l’esaltazione mistificatrice. Il sacrificio infatti non salva nessuno e finisce per perdere gli stessi sacrificatori, come è dimostrato dagli esiti di tutte le guerre e degli altri olocausti.
Non a caso dei partiti che furono gli autori delle fermissime scelte di allora non ne è rimasto neppur uno. Se invece è rimasta una memoria che è promessa di vita, è proprio la strenua lezione di Moro, politica e pubblica, che nega il valore salvifico della violenza e rivendica l’inesauribile possibilità della politica e del diritto.

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Serata in ricordo di Aldo Moro di e con Marco Damilano

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2018

Roma Giovedì 3 maggio (ore 21) Teatro Argentina largo Argentina 1 Serata in ricordo di Aldo Moro di e con Marco Damilano. Ad Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo e il cui corpo senza vita fu ritrovato il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia, in via Caetani, a pochi passi dal Teatro Argentina, sarà dedicata una serata-omaggio per raccontare e ripercorrere la sua vita di grande statista e figura emblematica che ha segnato la Storia dell’Italia contemporanea. Così, a 40 anni dalla sua tragica morte, giovedì 3 maggio (ore 21) sul palcoscenico del Teatro Argentina UN ATOMO DI VERITÀ – Serata in ricordo di Aldo Moro di e con Marco Damilano, per la regia di Antonio Sofi e in collaborazione con l’Archivio Flamigni. Un viaggio nella memoria proposto da Marco Damilano, direttore dell’Espresso, che a Moro ha dedicato il suo ultimo libro pubblicato da Feltrinelli. Parole, documenti mostrati in pubblico per la prima volta, fotografie inedite, immagini, musiche, letture, di Moro, ma anche di Pier Paolo Pasolini e di Leonardo Sciascia. Per riscoprire il politico che ha governato l’Italia per decenni e chiedersi in che modo la sua scomparsa violenta abbia segnato l’Italia nei decenni successivi: la politica, la società, la cultura. Ritrovare Aldo Moro, per cercare qualcosa del nostro passato, e dunque del nostro presente e del nostro futuro. Con il suo ultimo libro, Damilano ha deciso di tornare a quell’istante, per indagare le traiettorie che, a partire da uno dei capitoli più cupi della storia italiana, si sono dispiegate fino a oggi. Con l’aiuto delle carte personali di Moro, in gran parte conservate nell’archivio privato di Sergio Flamigni e non dallo Stato, e rimaste inedite, getta luce sul punto in cui la drastica interruzione di una stagione politica si incontra con le vicende personali di una generazione, che tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978 assiste alla fine di un’epoca. Dopo via Fani, secondo Damilano, comincia la lunga fine della Prima Repubblica. Un racconto autobiografico che attraversa la dissoluzione della Dc, la morte di Berlinguer, la caduta del Muro, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia, fino all’ultima stagione, inaugurata dalla sua metafora televisiva: il Grande Fratello. Arriva a Berlusconi, a Grillo e a Renzi, i protagonisti di una politica che da orizzonte di senso e di speranza si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. “Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Il momento che ha cambiato tutto. Nel 1978, l’anno di mezzo tra il ’68 e l’’89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque di diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica – gli ideali e il sangue – e il suo nulla.”

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Presentazione della docufiction Aldo Moro: Il professore

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2018

Roma Venerdì 4 maggio ore 10.30 Sapienza Università Aula Magna Piazzale Aldo Moro, 5 presentazione della docufiction Aldo Moro: Il professore con Sergio Castellitto Regia di Francesco Miccichè Coordinamento editoriale Giovanni Filippetto Consulenza storica Giorgio Balzoni Sceneggiatura Franco Bernini con la collaborazione di Giovanni Filippetto e Francesco Miccichè Una coproduzione Rai Fiction – Aurora Tv Prodotto da Giannandrea Pecorelli per Aurora Tv
Introduce Mario Morcellini – Consigliere alla Comunicazione e Portavoce del Rettore, Sapienza Università di Roma. Video-intervista di Eugenio Gaudio – Magnifico Rettore di Sapienza Università di Roma Interverranno: Raffaella Messinetti – Preside Facoltà Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione Mario Orfeo – Direttore Generale Rai, Eleonora Andreatta – Direttore Rai Fiction
Angelo Teodoli – Direttore Rai1, Giannandrea Pecorelli – Produttore Aurora Tv, Francesco Miccichè – Regista Sergio Castellitto.
ORE 11.00 Proiezione docufiction “Aldo Moro. Il Professore”
ORE 12.30 Conferenza stampa. In onda in prima serata su Rai1 martedì 8 maggio

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Moro, scritta BR sul monumento, non sottovalutare certi segnali

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

“Viviamo un momento storico in cui la violenza dello scontro politico si accompagna a manifestazioni varie e diffuse di aggressione e violazione delle regole, legali, civili, e di comune senso del rispetto e dell’equilibrio. Il nuovo oltraggio che, arrecato al monumento dei caduti in via Fani, è rivolto nel suo significato a figure politiche e istituzionali, comprese le nostre Vittime in divisa, è l’ennesimo grave episodio che interviene in un clima reso a tratti irrespirabile da chiari rigurgiti eversivi che, con troppo agio, vengono tradotti in gesti violenti, verbali o fisici, nelle strade, nelle manifestazioni di piazza, ai tavoli di certi convegni o presentazioni di libri, e persino sui media dove non di rado trova spazio chi pensa di poter rendere spiegabile, o peggio condivisibile, l’aggressione di Vittime che hanno avuto la sola colpa di incarnare il rispetto delle Istituzioni democratiche. Oggi da noi parte l’ennesimo allarme a non sottovalutare tutto questo”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nel giorno in cui, è stato nuovamente imbrattato il monumento che ricorda le vittime dell’agguato avvenuto in via Fani, quando fa fu rapito dalle brigate rosse il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Sulla stele, che ricorda i nomi dei cinque uomini della scorta uccisi – Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi -, è stata dipinta la sigla BR di colore rosso. Già un mese fa la targa era stata imbrattata e poi ripulita. Sulla base era stato scritto “Morte alle guardie” ed erano state disegnate due svastiche ai lati con spray nero. La scritta fu poi rimossa prima dell’anniversario della strage, quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato il monumento.
“Condividiamo pienamente – aggiunge Pianese – quanto affermato nei giorni scorsi da Lorenzo Biagi, figlio del giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate rosse, e rilanciamo in chiave più generale il suo appello a non sottovalutare il pericolo, strisciante ma serio, che può annidarsi in certi contesti di odio profondissimo verso lo Stato e chi lo rappresenta”.

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“Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2016

aldo moroVenezia. Lunedí 23 maggio 2016, presso il Salone da Ballo del Museo Correr, a Venezia, Piazza San Marco, ore 17.00, si terrá l’incontro “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, organizzato dal Gruppo Deputati PD. Nel convegno verrà approfondito il racconto della vicenda del Presidente DC rapito ed ucciso dalle Brigate Rosse attraverso la lettura dei documenti di Stato. Nel corso della manifestazione verrà proiettato un video sulla vita di Aldo Moro.
Dopo l’introduzione di Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia, ci saranno gli interventi di Davide Zoggia, Deputato PD e di Andrea Martella, Vicepresidente Gruppo PD alla Camera. A seguire si entrerà nel vivo dell’incontro con la relazione di Gero Grassi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e promotore della Commissione d’Inchiesta Parlamentare sul cosiddetto “Caso Moro”. Le riflessioni conclusive saranno affidate a Carlo Nordio, Procuratore Aggiunto di Venezia. (foto: aldo moro)

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“Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

01 Aldo Moro, 2010, acrilico su tela, cm. 60x50Venezia Lunedí 23 maggio 2016, presso il Salone da Ballo del Museo Correr, Piazza San Marco, ore 17.00, si terrá l’incontro “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, organizzato dal Gruppo Deputati PD. Nel convegno verrà approfondito il racconto della vicenda del Presidente DC rapito ed ucciso dalle Brigate Rosse attraverso la lettura dei documenti di Stato. Nel corso della manifestazione verrà proiettato un video sulla vita di Aldo Moro.Dopo l’introduzione di Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia, ci saranno gli interventi di Davide Zoggia, Deputato PD e di Andrea Martella, Vicepresidente Gruppo PD alla Camera. A seguire si entrerà nel vivo dell’incontro con la relazione di Gero Grassi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e promotore della Commissione d’Inchiesta Parlamentare sul cosiddetto “Caso Moro”. Le riflessioni conclusive saranno affidate a Carlo Nordio, Procuratore Aggiunto di Venezia. La partecipazione é libera.

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Incontro su Aldo Moro e l’integrazione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2016

01 Aldo Moro, 2010, acrilico su tela, cm. 60x50Il contributo di Aldo Moro all’integrazione europea è stato discusso durante una conferenza promossa dal deputato europeo Enrico Gasbarra, con i Vice presidenti italiani del Parlamento europeo David Sassoli (S&D) e Antonio Tajani (PPE).Prima del dibattito, la sala di riunione 3G2 dell’edificio Altiero Spinelli del PE è stata dedicata ad Aldo Moro, alla presenza della figlia Maria Fida Moro.
Hanno preso parte al dibattito: il Presidente del PE Martin Schulz, il Ministro italiano dei beni e le attività culturali Dario Franceschini, il capogruppo del PPE Manfred Weber, quello del gruppo S&D Gianni Pittella, l’ex Presidente del PE Hans-Gert Pöttering, il Presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sulla morte di Aldo Moro Giuseppe Fioroni e i deputati europei Lorenzo Cesa e Enrico Gasbarra.

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Aldo Moro: Politica, filosofia, pensiero

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

aldo moroRoma venerdì 24 ottobre 2014 – ore 17 Istituto luigi Sturzo Palazzo Baldassini (Sala Rossa) – via delle Coppelle, 35 Intervengono Prof. ON. LUCIO D’UBALDO, Fondazione Italia-USA – PROF. GIUSEPPE SACCO, Università Luiss Guido Carli – PROF.SSA ANNA JELLAMO, Università degli Studi della Calabria – DOTT. DANILO CAMPANELLA, Autore del libro Presiede PROF. GIULIO ALFANO, Pontificia Università Lateranense Modera DOTT. ROMANO CAPPELLETTO, Ufficio Stampa Paoline
“Per molte persone, oggi, parlare di Aldo Moro appare desueto, come se avesse avuto un ruolo marginale nella politica italiana e internazionale. In verità è proprio l’attuale connotazione del costume politico, sociale e, in definitiva, del suo decadimento che pongono tale approfondimento come imperativo non soltanto dello studioso di filosofia politica, ma anche del buon cittadino”. Con queste parole introduttive Danilo Campanella dà la cifra essenziale del suo nuovo lavoro editoriale, dedicato al grande statista democristiano. Il volume presenta sinteticamente, ma con estrema attenzione, le fasi principali della vita di Moro, sottolineandone i tratti personali e l’azione politica. Particolare importanza viene data alla bibliografia, agli scritti e ai discorsi dello statista pugliese L’analisi degli scritti e degli editoriali può offrire una nuova, profonda chiave di lettura del pensiero di Moro, giungendo a una vera e propria filosofia politica morotea. L’autore non manca di descrivere le difficoltà che Moro incontrò con alcuni attori politici del suo tempo, come anche la questione del compromesso storico, la terza fase, il rapimento ad opera delle Brigate rosse e le lettere raccolte nel celebre “memoriale” dalla prigione del popolo. La biografia non canonizza, dunque, Moro, né pretende di narrare i retroscena oscuri della sua tragica fine. Semplicemente ci racconta com’è vissuto, che cosa ha fatto e perché il suo pensiero è ancora attuale.“Accostandomi alla figura di Moro – continua Campanella nell’introduzione – mi ha entusiasmato enormemente non soltanto per le sue vicissitudini politiche né solo per il mistero che ancora avvolge le dinamiche e i connotati della sua morte violenta, ma soprattutto per la sua tempra morale connessa al vivere sociale. Tutta la filosofia politica di Moro parte dalla contestazione della statolatria e della deificazione dello Stato: egli vedeva lo Stato per l’uomo, non l’uomo per lo Stato”.Il volume, semplice nello stile e scorrevole nel ritmo, è arricchito da una prefazione di Giulio Alfano,
Docente presso la Pontificia Università Lateranense e per diversi anni collaboratore di Aldo Moro. Conclude il libro un’interessante selezione di testi dal “memoriale”.
Danilo Campanella – Laureatosi in Filosofia a indirizzo storico-critico presso la Pontificia Università Lateranense, ha parteci­pato a un master in Geopolitica presso la SIOI con una tesi sull’economia di sussistenza ira­niana. Fra le sue pubblicazioni: Nascita, apogeo e caduta di Sparta (2008); La distruzione delle realtà sottili (2010); La filosofia politica di Aldo Moro come spinta riformatrice per l’unità euro­pea, in Rivista di Studi Politici (Anno XXIV, luglio-settembre 2012) 9; Il postmodernismo tra politica e strategia: Aldo Moro e Henry Kissinger, in Geopolitica II,2-3 (Estate-Autunno 2013); Etica ed economia: un divario incolmabile?, in Storia e verità MMXII/11 (settembre-dicem­bre 2013) 37-38; Etica pubblica e pubblica istruzione, in Critica Liberale XX/211-212 (maggio-giugno 2013) 157-158; L’economia della sopravvivenza, in Roma Tre News XIV/2 (2012) 44; Individuo e persona nella società di massa, in Aa.vv., L’informazione di massa: studio e implicazioni della tecnologia nella politica moderna (2012); La politica come servizio e come dominio, in Civitas 3/1 (2013-2014).

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Aldo Moro: le ultime lettere

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2012

Italiano: Fotografia del politico italiano Ald...

Italiano: Fotografia del politico italiano Aldo Moro, scattata durante la sua prigionia dalle Brigate Rosse. English: This is a picture of the italian politic Aldo Moro, taken during his detention by Red Brigades. (Photo credit: Wikipedia)

Roma 8 maggio alle ore 15,30 presso la Sala Alessandrina all’Archivio di Stato di Roma (Corso Rinascimento, 40) si terrà la conferenza stampa di presentazione del restauro svolto dall’ Icrcpal sulle ultime lettere di Aldo Moro, i cui risultati sono ampiamente analizzati nel volume “Conservare la memoria per coltivare la speranza. Le ultime lettere di Aldo Moro” a cura di Maria Cristina Misiti, pubblicato per i tipi della Gangemi Editore.
Alla conferenza stampa di presentazione interverranno il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, On. Lorenzo Ornaghi; il Segretario Generale Antonia Pasqua Recchia; il Direttore Generale degli Archivi, Rossana Rummo; il Direttore dell’Archivio di Stato di Roma, Eugenio Lo Sardo; la Direttrice dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione dal patrimonio archivistico e librario, Maria Cristina Misiti (curatrice del volume). Saranno presenti Agnese Moro; l’ex Presidente del Tribunale di Roma, Paolo De Fiore; il Presidente della sesta sezione penale del Tribunale di Roma, Gustavo Barbalinardo; il Presidente dell’Accademia di Studi Storici Aldo Moro, Alfonso Alfonsi.
Dal 9 maggio nella Sala Alessandrina sarà aperta al pubblico l’esposizione delle lettere fino al 18 maggio 2012. Il volume sarà in vendita anche in sede di presentazione

 

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Editoriale Fidest: Sansone e i filistei

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2011

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, G...

Image via Wikipedia

Editoriale fidest. E’ storia antica, forse leggenda, ma pare d’attualità. Si vuole che per annientare Sansone non si sia trovato di meglio che eliminare anche i filistei. Gli strateghi di oggi direbbero: danno collaterale, spiacevole ma inevitabile. Così la storia di questi ultimi anni ci insegna che per togliere dalla scena Mussolini c’è voluta una guerra persa. Per neutralizzare una svolta epocale che fu denominata compromesso storico ci volle il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. E oggi ci risiamo con Berlusconi. Non bastano, a quanto pare, i 41 processi che lo hanno visto inquisito e imputato, non bastano le infamanti accuse di favoreggiamento alla prostituzione minorile, non bastano le plateali sceneggiate con quello che fu il suo grande amico da baciamano, al secolo Gheddafi. Non bastò lo strappo prima con Bossi, poi rientrato, e ultimo con Fini ma dopo le dichiarazioni di Casini si presume un riavvicinamento. Ma bisogna anche dire che Berlusconi ha avuto una congiuntura favorevole fin dal suo primo impatto impegnativo con la politica con l’amicizia con Craxi e poi, perso un così autorevole referente, pensò bene di scendere in campo senza intermediari. Il suo successo fu mediatico, ma anche frutto di una ricaduta negativa degli altri partiti. L’Italia dopo la perdita delle rendite di posizione internazionali con l’abbattimento del muro di Berlino, seguito dalle staffilate di mani pulite, il disorientamento di quello che fu il partito comunista non più foraggiato dalla internazionale comunista e dalla mancanza di un leader carismatico e da quanti si sentivano orfani di un potere democristiano che si era dissolto come neve al sole ma che ne nutrivano la nostalgia, Berlusconi ebbe facile gioco nel cavalcarne l’aspirazione, E le opposizioni aggiunsero anche un madornale errore nella presunzione che sarebbe stato facile scalzare un uomo tanto chiacchierato e perseguitato dalla giustizia. Ora ce lo ritroviamo più pimpante di prima. Sente che l’Italia è ai suoi piedi. Il parlamento lo asseconda con una maggioranza numerica, ma gli basta. La crisi l’ha cavalcata con astuzia e tutto alla fine sembra proiettarlo nel futuro più forte di prima. Gli altri per sconfiggere Sansone ora devono farlo eliminando i Filistei. La posta è troppo alta per giocarla. E allora? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Giustizia e le parole di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

<<Il conflitto istituzionale ha ormai raggiunto livelli esponenziali e gli appelli del presidente Napolitano e del presidente Fini non possono cadere nel vuoto. Nella giornata in cui si celebra la Memoria delle Vittime del Terrorismo e il nostro Presidente del Consiglio si reca in tribunale per un processo di corruzione attaccando ancora una volta i magistrati, PM o giudici che siano, è quanto mai opportuno citare, nella ricorrenza del suo omicidio ad opera delle BR, Aldo Moro: “Non basta dire, per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, e fare in modo che un giudice possa emettere il suo verdetto.” Parole che oggi risuonano quanto mai attuali.>> Lo ha dichiarato l’on. Roberto MENIA, coordinatore nazionale di FLI, nel corso di un incontro con gli operatori della giustizia e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, svoltosi a Trieste in occasione della Giornata della Memoria delle Vittime del Terrorismo.

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Testamento biologico, legittimo impedimento, ecc.

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Editoriale Fidest I politici coinvolti nei casi giudiziari e quelli che stanno alla finestra, certamente in modo più  defilato, concordano nel fatto che la magistratura stia svolgendo un ruolo di supplenza del legislatore. D’altra parte la stessa opinione pubblica ne è convinta e non è solo una pura percezione. Ma chi è di questo avviso e vive nelle prestigiose sale del “palazzo” non ci dice tutta la verità. Questo “sostituto” del legislatore è lo stesso legislatore che lo ha spinto a fare ciò che oggi per altri versi si rimprovera. Pensiamo a “mani pulite”: ci voleva proprio una equipe di magistrati della procura di Milano per perseguire quegli amministratori pubblici corrotti e corruttori? E dire che un 20 anni prima di Mani pulite a parlarne e a denunciare il malcostume imperante dei politici e i loro intrallazzi con la malavita organizzata ci furono uomini politici d’eccellenza a partire da Amintore Fanfani ad Aldo Moro e Berlinguer. Rimasero inascoltati. Lo stesso caso Berlusconi, e non mi riferisco solo al legittimo impedimento ma anche ai processi che sono stati avviati a suo carico oramai da 17 anni a questa parte e il suo conflitto d’interessi potevano essere risolti da anni. La verità è che conveniva a molti tenere sulla brace il Presidente del Consiglio per varie convenienze di natura strettamente politica. E allora perché ce la prendiamo con la magistratura se è il sistema che non funziona poiché, a dir poco, è assurdo che si debba processare a vita una persona senza che si arrivi ad un atto conclusivo. Perché non abbiamo una autorità che ad un certo punto sentenziasse che prima di diventare presidente del consiglio occorresse che Berlusconi e anche altri come lui chiudessero in via definitiva il loro contenzioso con la giustizia? Lo stesso discorso vale per il testamento biologico, l’eutanasia et similia. Noi formalmente ci scandalizziamo che si possa legiferare contro la “morte a richiesta” dei congiunti o dello stesso malato terminale, ma in pratica tutti i giorni si arriva alla stessa conclusione allorché facciamo mancare l’assistenza ai malati gravi, per lo più anziani, perché si dice, dal sommo della saggezza di questi signori, che se l’assistenza non ha risorse le poche che esistono dobbiamo riservarle ai giovani. Ma non ci dicono che la scarsezza delle risorse dipende anche dagli sprechi, dagli abusi, dagli scarsi controlli esistenti. E allora invece di provocare conflitti generazionali perché non facciamo tutti insieme una seria riflessione sulle tante cose che potremmo evitare se si pensa che a fronte di pochi che vivono nell’agiatezza il restante 90% della popolazione mondiale ne resta emarginato. Ciò che ci manca è una seria ridistribuzione delle risorse e un deciso taglio agli sprechi che si chiamano guerre, armamenti, logiche consumistiche e quanto altro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Cattolici e politica

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Editoriale. Molto è stato scritto in proposito. Se partiamo dall’unità d’Italia ad oggi ci rendiamo conto che è stato fatto di tutto per cercare di salvaguardare i valori cristiani al confronto, spesso duramente critico, con lo stato liberale unitario. Questa ricerca di compromesso passava dalle posizioni dei conservatori a quella dei progressisti e vice versa. Fu solo dopo l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII che i cattolici si resero consapevoli dell’importanza della politica quale naturale mediatore delle scelte sociali del Paese. Da qui emerse il convincimento che occorreva formare un’idea cristiana della società capace di confrontarsi con quella laica e per trovarvi una sintesi nell’azione politica nella giustizia e dignità della persona e confortati, nel percorso, da un’autentica dialettica democratica. Aldo Moro affermava in proposito che “lo scopo che il cristiano si propone non è di fare del mondo il regno di Dio, ma un luogo di vita pienamente umana, le cui strutture sociali abbiano come misura la giustizia e la dignità della persona”. Tutto questo oggi ci appare distante anni luce, soffocati da una politica che privilegia i tatticismi, soffoca la dignità della persona e si ancora dietro logiche consumistiche avulse sul piano etico, morale e sociale dalla dottrina della Chiesa. E’ una linea di pensiero che oggi si scontra proprio con il Risorgimento, inteso come movimento di idee, e nel cui crogiolo il pensiero politico cattolico ne fa parte integrante. Pensiamo a Mazzini e a Cavour ma anche a Rosmini e Gioberti. E in tempi più recenti Sturzo, De Gasperi e Moro. Questo declino del pensiero politico dei cattolici ha segnato il punto più basso proprio a ridosso della caduta del muro di Berlino e della stagione di Mani pulite. Un pensiero che è stato travolto dalla corruzione, dalla cultura del pressapochismo, dell’avventurismo, dalla perdita dei valori. E’ mancata una guida illuminata. Una continuità storica che sapesse riprendere il filo interrotto dai suoi grandi e ultimi maestri della cultura laica e cattolica: De Gasperi e Moro, così come lo furono su una sponda più laicista Pietro Nenni, Almirante, Berlinguer. Siamo entrati nel cono d’ombra dell’oscurantismo politico ma anche religioso che tende a sospingerci sempre più in basso per mancanza di un pensiero forte, per la nostra incapacità di rispondere alle nuove sfide con la forza di convincimenti che nel tempo si sono diluiti sino a mescolarsi con i frutti avvelenati della nostra contemporaneità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Anniversario assassinio Aldo Moro

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2010

«Aldo Moro è stato uno dei più grandi statisti che il nostro Paese ha avuto, un politico con una straordinaria visione politica e sociale e con una grande passione civile. Pagò con la vita il suo essere tra i costruttori della democrazia moderna e il suo sacrificio provocò quella reazione morale che permise all’Italia di uscire dagli anni bui del terrorismo. Il suo omicidio rappresentò il culmine dell’attacco brigatista al cuore dello Stato portato da chi tentava di spezzare la politica del dialogo attorno a cui Moro per primo stava lavorando. Dobbiamo ricordare sempre quei giorni drammatici perché la minaccia terroristica, in forme diverse, si può manifestare anche oggi». Lo dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in occasione del 32esimo anniversario dell’assassinio di Aldo Moro.

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Anniversario dell’assassinio di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2009

“L’anniversario del giorno più triste per un Paese colpito al cuore delle sue Istituzioni è senz’altro il momento per riflettere seriamente sul percorso che è necessario intraprendere e seguire, senza deviazione alcuna, per una vera riaffermazione e difesa dello Stato, per ritrovare e mantenere la necessaria credibilità di fronte all’intera cittadinanza”. E’ questa la riflessione di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, nel giorno dell’anniversario della morte di Aldo Moro, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri e Presidente del partito della Democrazia Cristiana, massacrato dalle brigate rosse. Il cadavere dello statista venne ritrovato attorno alle 13,30 del 9 maggio di 31 anni fa, quando una telefonata alla questura di Roma indirizzò i poliziotti ad una Renault rossa parcheggiata in via Caetani, a metà strada tra piazza del Gesù, sede della Democrazia cristiana, e via delle Botteghe Oscure, quartier generale del Pci. Nel bagagliaio dell’auto c’era il corpo senza vita di Moro, ucciso a colpi d’arma da fuoco dopo 55 giorni di prigionia, iniziata dopo il suo sequestro avvenuto alle 9,02 del 16 marzo 1978 quando in Via Fani a Roma scattò l’azione di fuoco in cui rimasero uccisi i cinque uomini della sua scorta. “Quella pagina così buia della storia italiana deve essere un monito per tutti. Le Istituzioni sono sempre esposte a rischi, dei più vari. Il Paese vive disfunzioni che possono minarne, e ne stanno minando, la credibilità. Non è più tempo di compromessi utili solo a chi vuol restare attaccato alla poltrona; non è più tempo di interventi superficiali e di banale propaganda; non è più tempo di parlare agli italiani col politichese; non è più tempo di ignorare le reali necessità e gli input di chi concorre a difendere l’ordine e la sicurezza della Nazione. E’ tempo – conclude Franco Maccari – di tornare alla vera politica, ad un modo di governare serio e concreto”.

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Quelli di via Fani

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2009

via-faniIl 16 marzo 1978 gli uomini della scorta di Moro vengono uccisi da un comando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Fani e via Stresa, a Roma. Questa è la storia di cinque persone, poliziotti e carabinieri che hanno dato la loro vita per proteggere il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro: eroi del quotidiano, dimenticati troppo in fretta che questo Sindacato di Polizia COISP vuole tristemente, ma con grande orgoglio, ricordare. Erano ragazzi semplici, padri affettuosi, mariti presenti, figli e fratelli adorati. Carabinieri e poliziotti con un forte senso di responsabilità nei confronti del servizio e dello Stato, uccisi mentre compivano il loro dovere.
Francesco Zizzi, nasce a Fasano, in provincia di Brindisi, nel 1948. Entrato nella Pubblica Sicurezza nel 1972, quattro anni dopo vince il concorso per la scuola allievi sottufficiali di Nettuno. Il 16 marzo del 1978 è il suo primo giorno al servizio della scorta di Moro. Si trova nell’alfetta che precede la macchina dell’Onorevole, seduto al posto del passeggero. Muore a trent’anni come vice brigadiere di polizia, durante il trasporto all’ospedale Gemelli di Roma. Giulio Rivera, nasce nel 1954 a Guglionesi, in provincia di Campobasso. Nel 1974 si arruola nella Pubblica Sicurezza e viene chiamato al servizio della scorta di Aldo Moro. Il 16 marzo si trova alla guida dell’alfetta che precede la macchina del Presidente. Muore a 24 anni all’istante, crivellato da otto pallottole. Raffaele Iozzino nasce in provincia di Napoli, a Casola, nel 1953. Nel 1971 si arruola nella Pubblica Sicurezza, frequenta la scuola di Alessandria e viene successivamente aggregato al Viminale e quindi comandato alla scorta dell’On. Moro. Il 16 marzo del 1978 si trova nel sedile posteriore dell’alfetta che precede la macchina del Presidente. Muore come agente di polizia a solo 25 anni. Il carabiniere Domenico ricci, Nasce a San Paolo di Jesi, in provincia di Ancona, nel 1934. Abile motociclista, entra a far parte della scorta di Moro alla fine degli anni Cinquanta. Diviene il suo autista di fiducia e non lo lascia fino alla morte. Il 16 marzo 1978 si trova al posto di guida della Fiat 130 su cui viaggiava il Presidente della DC. A 42 anni lascia una moglie e due bambini. Oreste Leonardi nasce nel 1926 a Torino. Mentre frequenta il II ginnasio, Oreste rimane orfano del padre che muore durante la seconda guerra mondiale. Da quel momento decide di terminare gli studi e di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri. Dopo aver lavorato in diverse sedi, viene inviato a Viterbo. Lì diviene istruttore alla Scuola Sabotatori del Centro Militare di Paracadutismo e nel 1963 viene chiamato come guardia del corpo dell’On. Aldo Moro. Il maresciallo Leonardi era l’ombra di Moro, la sua guardia del corpo più fedele: quel 16 marzo del 1978, trovandosi nel sedile anteriore della macchina del Presidente, vicino al posto di guida, è proprio lui a compiere un tentativo estremo per proteggere Moro con il proprio corpo. A 52 anni ha lasciato una moglie e due figli.

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