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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘Aleppo’

Progetto di ACS “Una goccia di latte” per i bambini di Aleppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

La Giunta Comunale di Pisa ha aderito al progetto di Aiuto alla Chiesa che Soffre “Una goccia di latte” per Aleppo (Siria), grazie al quale dal 2017 vengono assicurati latte in polvere per 2.850 bambini sotto i dieci anni e latte speciale per 220 neonati. Il fabbisogno mensile dell’iniziativa della Fondazione pontificia è superiore a 16.000 euro. Il Comune di Pisa ha concesso un contributo di euro 26.500,00, che verrà liquidato a seguito di relazione e rendicontazione consuntiva.
«Il conflitto in Siria è quasi ovunque terminato, ma restano drammaticamente evidenti le dure conseguenze di sette anni di persecuzione anticristiana e di scontri armati fra diverse fazioni – spiega Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia -. È necessario ora riedificare una società flagellata e scossa, a cominciare dalla minoranza cristiana, da sempre portatrice di pace e di coesione sociale. Aiuto alla Chiesa che Soffre manifesta pertanto soddisfazione e apprezzamento per la decisione assunta dal Comune di Pisa, grazie all’impegno profuso in particolare dalla Vice Sindaco Raffaella Bonsangue, in merito al finanziamento del progetto “Goccia di latte” per Aleppo, curato dalla Fondazione pontificia. L’iniziativa ha lo scopo di distribuire alle famiglie cristiane latte in polvere per bambini e latte speciale per neonati, garantendo così la necessaria premessa di ogni nuova generazione di cristiani siriani: una crescita sana».
La Vicesindaco con delega alla cooperazione internazionale Raffaella Bonsangue ha commentato: «Si tratta di un piccolo ma significativo intervento di solidarietà verso una popolazione, soprattutto verso i più deboli, che ha subìto anni di guerra. Un gesto che vuole anche significare vicinanza a quelle famiglie, di tradizione cattolico cristiana, che hanno scelto di non scappare ma rimanere nelle loro case nonostante la barbarie, per testimoniare una identità prima ancora che la fede».

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«Le bombe sono cessate, ma l’emergenza è la stessa»

Posted by fidest press agency su martedì, 17 ottobre 2017

aleppoAleppo. Così il vicario apostolico di Aleppo, monsignor Georges Abou Khazen, scrive personalmente a decine di migliaia di Benefattori di Aiuto alla Chiesa che Soffre, descrivendo la drammatica situazione nella martoriata città siriana, dove per i cristiani «ogni aiuto può fare la differenza tra partire e rimanere».È in questa realtà che ACS sostiene da quasi tre anni il progetto Goccia di latte, che ogni mese assicura latte in polvere a 2850 bambini al di sotto dei 10 anni, appartenenti a 1500 famiglie cristiane. In questi giorni la Fondazione pontificia ha lanciato una nuova campagna per garantire il latte ai bambini nel 2018.«Un’iniziativa essenziale che si rivolge alle principali vittime del conflitto, i bambini – spiega il presule – Molti di loro sono infatti rimasti traumatizzati dalle violenze e tanti hanno perso dei familiari o addirittura dei compagni di scuola. Almeno così potranno crescere sani e forti». Una Goccia di latte è un contributo importante anche per i genitori, che hanno ritrovato la serenità di poter dare del latte ai propri figli. Con la svalutazione della lira siriana, tanti generi alimentari sono infatti divenuti beni di lusso. Incluso il latte in polvere il cui costo è di 3mila lire siriane a confezione. Una cifra che può sembrare modesta, ma che per molte famiglie è insostenibile, dal momento che uno stipendio medio è di appena 30mila lire siriane, 50 euro, e molti dei cristiani sono rimasti disoccupati a causa della guerra.La fine dei bombardamenti su Aleppo spinge alcune delle famiglie cristiane che hanno abbandonato la città a farvi ritorno. «Ma perché questo accada – scrive monsignor Abou Khazen ai Benefattori ACS – e affinché anche le altre famiglie restino, dobbiamo aiutarle. Un padre che non può dare da mangiare ai propri figli andrà ovunque pur di garantirglielo».Il sostegno concreto offerto ai cristiani siriani dai loro fratelli nella fede occidentali, è anche fonte di speranza. «È grazie al vostro aiuto se possiamo rimanere qui e sostenere la nostra povera gente. E così non ci sentiamo una minoranza piccola e perseguitata, ma parte di quella grande famiglia che è la Chiesa universale».

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Aleppo: video-appello di Suor Maria Guadalupe de Rodrigo ad ACS-Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

aleppo“Ad Aleppo circa 2.000 famiglie cristiane hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile, gasolio per riscaldamento, indumenti e medicinali. Anche se la fase più cruenta del conflitto si è conclusa non dobbiamo dimenticare le sue tristi conseguenze, che purtroppo permarranno per un tempo non certo breve.”.Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, spiega così l’iniziativa assunta dalla Fondazione, che sta proponendo alla comunità italiana uno specifico progetto per la martoriata città siriana. “Grazie ai nostri benefattori dal 2011 al 2016 nella sola Aleppo siamo riusciti a finanziare progetti per 2.458.731 euro, ma si tratta di una goccia nel mare delle attuali necessità.”. “Nel luglio 2012 i cristiani aleppini erano circa 120.000, oggi si stima siano 35.000. Sono stati presi di mira in particolare i quartieri cristiani Azizie e Sulaymaniyeh. Dobbiamo curare le famiglie rimaste, e creare le condizioni per il ritorno di quanti loro malgrado si sono allontanati.”. Nella città attualmente operano diversi religiosi, e fra questi vi è Suor Maria Guadalupe de Rodrigo, missionaria argentina dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE). “Ieri Suor Guadalupe mi ha inviato un video-appello che stiamo diffondendo, e che sta attirando l’attenzione di molti – prosegue Monteduro -. Ci auguriamo che non cali l’attenzione pubblica sul dramma di una nazione, e in particolare di una città, in cui troppi innocenti hanno perso la vita o il futuro.

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La guerra di Aleppo non è solo come ve la raccontano

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

aleppo-2di Fulvio Scaglione per TPI. La battaglia di Aleppo, con le stragi di questi giorni e gli anni terribili che le hanno precedute, ha segnato tra le altre cose il collasso del sistema informativo occidentale, ormai quasi incapace di distinguersi dalla propaganda di parte. Tutto, nel racconto occidentale su Aleppo, sa di truffa e inganno. Dalla pubblicazione senza filtri né verifiche dei dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, fondato e animato da un oppositore di Bashar al-Assad e mantenuto dal governo inglese, alla parola “assedio”, usata senza risparmio per Aleppo ma solo negli ultimi mesi, e mai nei più di tre anni in cui la città era attaccata su tre lati da ribelli e jihadisti, arrivati anche a occupare il 60 per cento del territorio urbano.Ma questi, se vogliamo, sono piccoli particolari. Il problema vero è il rifiuto di confrontarsi con una realtà che possiamo sintetizzare così: quanto è accaduto ad Aleppo in queste settimane non è per nulla eccezionale. Al contrario, è la norma della guerra contemporanea. Non ci credete? Allora cominciamo a guardarci intorno. Prendiamo Mosul, la grande città irachena che da due anni e mezzo è occupata dall’Isis.
A metà ottobre è partita (finalmente) l’offensiva per liberarla dai jihadisti. Grandi fanfare, toni trionfalistici, esultanza per i civili che “venivano liberati” dai quartieri prima sotto il controllo dei miliziani (mentre i civili di Aleppo, che escono dai quartieri dominati da al-Nusra, non sono liberati ma “fuggono”). Adesso, due mesi dopo, tutto è fermo e di liberare Mosul non si parla più. Non solo: l’offensiva di americani, curdi e iracheni è così ferma che l’Isis ha distaccato 4-5 mila combattenti dal fronte iracheno e li ha mandati a riprendere Palmira in Siria. Perché?La risposta è molto semplice. I due anni e mezzo di estenuante campagna di bombardamenti hanno dato all’Isis tutto il tempo per organizzare le difese in città. Le strade sono state minate o sbarrate o sostituite da gallerie note solo ai miliziani. Certi palazzi sono stati abbattuti per liberare le linee di tiro, in altri punti sono stati costruiti muri per chiudere la vista e il passaggio agli attaccanti. Migliaia di civili, infine, sono stati bloccati per essere usati come scudi umani.
Per essere “liberata” Mosul dovrà diventare un’altra Aleppo: con i bombardamenti, le vittime civili, i bambini straziati dai colpi e così via. L’alternativa c’è: la conquista casa per casa con centinaia e centinaia di morti tra gli iracheni e i curdi. Cosa che peraltro già succede, anche se le operazioni militari sono quasi ferme.
La missione delle Nazioni Unite per l’assistenza all’Iraq (Unami), diretta da Jan Kubis, ex ministro degli Esteri della Slovacchia (dal 2006 al 2009), ha reso noti i dati, allucinanti, sul numero dei morti iracheni, civili e non, degli ultimi mesi. In settembre, cioè prima dell’offensiva su Mosul, i civili iracheni uccisi erano stati 609 (con 951 feriti); in ottobre sono diventati 1.120 (con 1.005 feriti) e in novembre 926 (930 feriti).Per quanto riguarda militari e combattenti vari, le cifre sono: in settembre, 394 uccisi (208 feriti), in ottobre 672 uccisi (353 feriti), in novembre 1.959 uccisi (e 450 feriti). Risultato? Tutto bloccato, quindi altre sofferenze per i civili prigionieri a Mosul e altro tempo regalato all’Isis per continuare a fortificarsi.
Certo, nouveaux philosophes e altri clown possono pigiare sul pedale delle atrocità e delle violazioni dei diritti umani ad Aleppo. Ma sono solo degli ipocriti. Nel 2004, l’esercito americano combattè due battaglie per “liberare” la città irachena di Fallujah, di fatto occupata dai miliziani di al-Qaeda, gli zii dei miliziani di al-Nusra, che tanta parte hanno avuto nella battaglia di Aleppo.
Secondo l’Ong indipendente Iraq Body Count, nella prima battaglia (aprile 2004) morirono tra 572 e 616 civili; nella seconda (novembre 2004) ne morirono tra 581 e 670. Gli americani usarono armi al fosforo e, pare, all’uranio impoverito. Avete mai sentito un nuovo filosofo stracciarsi le vesti in proposito? Ricordate che il Corriere della Sera abbia usato, nei titoli, per Fallujah, il termine “mattatoio” come ha fatto per Aleppo?E che dire di Gaza? Secondo i dati più prudenti, che sono quelli pubblicati dal Jerusalem Center for Public Affairs, solo il 45 per cento dei 2.100 palestinesi uccisi nella Striscia durante la guerra del 2014 erano veri civili e non combattenti. Il che fa pur sempre 945 persone inermi ammazzate in due mesi di scontri.
Allora furono proprio i paesi che oggi gridano allo scandalo per le operazioni di Aleppo a bloccare, all’Onu, le proposte di censura contro Israele. E Gaza, d’altra parte, non è una perfetta copia dei quartieri est di Aleppo, quelli attaccati con le bombe dai russi e dai siriani di Assad? Ancora. L’Unicef ci ha fatto sapere che nei primi sei mesi del 2016 in Afghanistan si è avuto il numero record di vittime civili: 1.601 morti e 3.565 feriti. Il semestre peggiore dall’invasione anti talebani del 2001. Secondo le stime dell’Onu, il 60 per cento dei civili afghani cade sotto i colpi dei talebani e degli altri gruppi ribelli e criminali.
Ma il 40 per cento di 1.601 morti fa pur sempre 640 morti, ossia 640 afghani innocenti ammazzati in sei mesi (più di 3 al giorno) dalle truppe arrivate dai nostri paesi, cioè da coloro che dovrebbero proteggerli e “liberarli”. Ma tutto tace, quei morti non meritano lo sdegno riservato ai morti di Aleppo est. La guerra dei nostri tempi, insomma, è questa roba schifosa. Chi fa finta di credere che in Cecenia e ad Aleppo si siano fatte cose diverse da quelle accadute altrove, per esempio a Fallujah o a Gaza, molto semplicemente mente. Tutte le guerre di oggi si combattono sulla pelle dei civili. Tutte.E in tutte le guerre gli uomini armati, portino o meno un’uniforme, sono al più le vittime collaterali. Cosa che politici, militari e terroristi sanno bene. Dunque la questione vera è evitare il più possibile le guerre, non far finta che ci siano guerre buone e guerre cattive. (fonte: blog di Beppe Grillo)

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The fall of Aleppo to Bashar al-Assad’s soldiers seems imminent

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2016

aleppoWHEN rebel forces surged into the city of Aleppo, then Syria’s largest, in the summer of 2012, they hoped to establish an alternative seat of power that could rival the government’s in the capital, Damascus. But those hopes quickly faded as the operation to seize the city stalled. The rebels could only capture half of Aleppo, splitting the city in two. A lethal stalemate ensued.The rebel’s hopes of ever breaking the deadlock are now dead. In July, forces loyal to the Syrian government cut the last remaining road into the east, imposing a siege that has slowly strangled life there. Russian and Syrian warplanes have relentlessly bombed hospitals, schools and marketplaces, crippling civilian infrastructure. With the east on its knees, the regime launched a devastating ground offensive on November 15th to drive rebel forces out of the city.Since then, the rebels have lost about three-quarters of their enclave, their last big urban stronghold anywhere in the country. Their defence of the city has crumbled faster than many expected. The Old City, whose winding alleyways were supposed to be well defended, fell quickly this week as pro-Syrian forces, including Shia militias from Iran, Iraq and Lebanon, crashed through rebel lines on December 7th. Cornered by pro-government forces, defeat is inevitable.After four years of grinding urban combat that has killed thousands of civilians and destroyed large parts of the ancient city, the rebels face a stark choice: die fighting or surrender the enclave and hope to fight elsewhere. In public, rebel fighters and opposition politicians remain belligerent, vowing to fight to the last man rather than surrender to a government they despise. They have called for a five-day ceasefire to evacuate civilians and hundreds of wounded before discussing the future of the city, but fighting continues.In private rebel officials have been meeting Russian diplomats in Turkey to discuss a full withdrawal from Aleppo. With Ankara mediating, the rebels have been offered two choices: they can either head south to the rebel-controlled city of Idlib, taking only light weapons with them, or they can head north with heavier weapons to join other rebel units fighting alongside Turkish troops against Islamic State and Kurdish forces.Similar deals in recent months have seen rebel fighters evacuate other besieged areas. Russia’s foreign minister, Sergei Lavrov, says diplomats and military experts from America and Russia will meet in Geneva over the weekend to flesh out the details of the rebel’s exit from Aleppo. Without a deal, civilian deaths will rapidly mount, as people are squeezed into an ever smaller space. Russia and the Syrian government have repeatedly said they will continue to bomb Aleppo until rebel forces withdraw.The rebels remain deeply suspicious of a regime that has routinely detained, tortured and executed those it accuses of helping “terrorists”, including doctors and teachers. The UN says that hundreds of men have already gone missing, having fled into government-held territory with tens of thousands of others desperate to escape the fighting. “Given the terrible record of arbitrary detention, torture and enforced disappearances, we are of course deeply concerned about the fate of these individuals,” a UN spokesman on human rights said on December 9th.Hundreds of activists, aid workers, councillors, rescue workers and doctors who have received support from the West remain trapped among the 100,000 or so civilians left in the east. The White Helmets, an organisation that pulls the dead and wounded from the rubble after air strikes, has given up and requested the immediate evacuation of its workers. “If we are not evacuated, our volunteers face torture and execution in the regime’s detention centres,” the group said in a statement. “We have good reason to fear for our lives.” In a sign of how close the rebel enclave is to collapse, the White Helmets have begun to destroy their rescue equipment to prevent it falling into the regime’s hands.While talks over the fate of the city continue, conditions inside the shrinking rebel enclave have rapidly deteriorated. Doctors there say they can only carry out basic first aid. Aid workers from the Red Cross operating in areas recently captured by the regime have found dead bodies trapped under the rubble and orphans who haven’t eaten for two days. Bread is in short supply.As the rebel enclave crumbles, hopes that President Bashar al-Assad will seek to negotiate an end to the broader conflict appear dimmer than ever. Mr Assad has repeatedly vowed to recapture the entire country. While large chunks of Syria remain outside his authority, the fall of Aleppo would give the president control over all the country’s major population centres and move him one step closer to achieving his aim. “Even if we finish in Aleppo, we will carry on with the war against them,” he said this week.The West and the Sunni Muslim world remain paralysed, unable or unwilling to help the civilian population or the rebel factions they support. Russia and China this week again vetoed a UN Security Council demand for a ceasefire. With Barack Obama, soon to leave office, showing no inclination to intervene, the loss of Aleppo is imminent. (font: The Economist) (photo: aleppo)

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Aleppo: Nonostante l’embargo continuiamo a curare tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

aleppoAleppo. Il Prof. Emile Katti, Direttore dell’Ospedale La Speranza (AL Rajaa) di Aleppo (Siria), cristiano, lavora con uno staff di circa 70 medici, la maggior parte dei quali musulmani. La struttura è un modello di collaborazione fra professionisti di diverse fedi ed etnie, e anche per questo rappresenta un fattore di speranza per il futuro della nazione. Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, lo ha incontrato nella sede romana della Fondazione pontificia. “Nella parte occidentale di Aleppo attualmente c’è carenza di elettricità ed acqua. Quest’ultima arriva ogni 10 giorni circa, anche se la costruzione di 130 pozzi da parte dello Stato ha permesso di evitare gli effetti dell’embargo. Gli ospedali pubblici funzionano, e ad essi se ne aggiungono altri 5 privati, con una disponibilità di 50-80 letti per ognuno. La sicurezza purtroppo non c’è: nei giorni scorsi, ad esempio, in quest’area sono cadute una ventina di bombe di mortaio. E le bombe non distinguono fra religione ed etnia….”. Katti ha parlato in particolare della parte ovest della città, perché “i media occidentali si concentrano sulla zona Est di Aleppo, sottovalutando le difficoltà della parte occidentale. C’è disinformazione, perché le bombe di mortaio e i missili arrivano anche su di noi.”. In qualità di direttore di una struttura sanitaria ha fatto notare che “l’embargo pone problemi per i rifornimenti di materiale necessario a fronteggiare l’emergenza umanitaria. Farmaci e altri prodotti destinati al settore sanitario provengono da nazioni che non aderiscono all’embargo. Quando la situazione lo permette noi continuiamo a curare non solo i feriti a causa del conflitto, ma anche i malati cronici, senza badare al credo e all’etnia. Ma il rifornimento è comunque difficile, per cui faccio appello ai decisori politici, che debbono essere solidali con la popolazione!”. Le comunità islamica e cristiana, nella quotidianità, prosegue il medico siriano “hanno sempre collaborato pacificamente, per cui non si può dire che il conflitto sia nato da contrasti fra appartenenti a religioni diverse. La guerra è stata causata da attori esteri, i quali, per interesse, hanno creato divisioni fra le diverse componenti della società siriana.”. E in merito alle soluzioni per il futuro della nazione l’opinione di Katti è chiara: “tutte le comunità, indipendentemente dalla religione e dall’etnia, debbono godere gli stessi diritti per una pacifica convivenza. Vogliamo uno Stato che garantisca alle minoranze il diritto di esistere. Il Presidente Assad è stato legalmente eletto e, per quanto riguarda le prossime elezioni, deve essere il popolo siriano a decidere, non altre nazioni.”. Rivolgendosi ai cattolici italiani, ha concluso il medico, “chiedo preghiere per il popolo siriano e solidarietà, che si può dimostrare finanziando i progetti sostenuti dalla Chiesa.”. (foto: aleppo)

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“Ad Aleppo la persecuzione contro i cristiani è evidente”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

suor-guadalupe“Ad Aleppo la persecuzione nei confronti dei cristiani c’è ed è evidente”. Sono parole di Suor Maria Guadalupe de Rodrigo, missionaria argentina dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), che questa mattina ha incontrato Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, nella sede romana della Fondazione pontificia. “Ero ad Aleppo per un periodo di riposo, e quando è scoppiata la guerra ho capito che Dio mi voleva lì per una nuova missione”, ha esordito la religiosa, che ha descritto una comunità cristiana ben diversa da quelle, spesso tiepide, che si incontrano in Europa. “Ad Aleppo non ci sono cristiani solo di nome, ma cristiani-testimoni, cioè possibili martiri. Le mamme chiedono ai monaci di tatuare il segno della croce sulle braccia dei figli, e li preparano alla possibilità del martirio. I giovani sono preparati, e dicono che i terroristi possono togliere loro la vita, ma non il Cielo.”. Suor Maria Guadalupe mette a nudo un pericoloso deficit di comprensione, tipico delle società europee, affermando che “il Medio Oriente non si può valutare con criteri occidentali, sia quanto alla politica, sia quanto alla sfera religiosa”. Sul conflitto in corso è perentoria: “Non è una guerra civile, ma un’invasione di terroristi, protagonisti della persecuzione, anzitutto ai danni dei cristiani.”. Gli scenari descritti dalla religiosa fanno venire in mente le pagine più oscure del XX Secolo: “La persecuzione è aperta” ribadisce, e “che sia contro le minoranze è dimostrato anche dal fatto che ai cristiani che vengono rapiti viene imposta la conversione forzata all’Islam. I cosiddetti ribelli – precisa – sono in realtà terroristi jihadisti.”.
Non si può parlare solo di Aleppo Est, perché “nei quartieri cristiani di Aleppo Ovest la popolazione sperimenta quella che la gente chiama la “pioggia”, cioè razzi in grande quantità, “pioggia” che si intensifica in occasione delle feste cristiane. In città – prosegue – sono rimasti solo 25.000 cristiani.”. Tutta la città geme per l’embargo: “Non a caso i Vescovi locali ne hanno chiesto la rimozione, perché danneggia la popolazione.”. La sua testimonianza è anche un duro esame della coscienza europea: “I rifugiati siriani sono delusi dall’Europa. Pensavano di essere “in famiglia”, nell’Europa cristiana, e invece hanno trovato un continente chiuso, secolarizzato. A ciò si aggiungono i maltrattamenti che patiscono dai rifugiati islamici”, precisando tuttavia che “tali maltrattamenti provengono dai rifugiati islamici di nazionalità diversa dalla siriana, perché con i musulmani in Siria non ci sono mai stati problemi di convivenza.”. Questi cristiani siriani non vogliono essere rifugiati, al contrario “vogliono tornare in Siria”. Suor Guadalupe ha infine lanciato un appello ai cattolici italiani: “Non abbandonateci. I cristiani siriani hanno bisogno anzitutto della vostra preghiera, per prepararsi al martirio, e poi di aiuto finanziario. Loro ci insegnano come vivere da veri cristiani”, ha concluso. (foto: suor guadalupe)

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Journalists Stop bombing Aleppo appeal

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

aleppoOver 275,000 people face intensified daily bombardment in eastern Aleppo. 100,000 of the people trapped in the rebel controlled area are children. They are facing a humanitarian catastrophe. The near-continuous siege since mid-July has been compared to infamous massacres in Srebrenica and Rwanda.“The indiscriminate brutality witnessed in Aleppo must end. The people of Aleppo need an immediate ceasefire,” said Caritas Internationalis Secretary General Michel Roy.Health is the priority. Hospitals and clinics are in critical need of assistance. They are struggling to cope with insufficient supplies, staff or space to treat the injured. There is also an acute lack of food in the besieged area.“Humanitarian agencies need safe, full, regular and unimpeded access. Health infrastructure is devastated. Hundreds of patients in critical conditions need to be evacuated,” said Michel Roy.
On 28 September, Pope Francis said, “Dramatic news continues to reach me concerning the fate of the people of Aleppo, with whom, through prayer and spiritual closeness, I feel united in suffering.”Pope Francis appealed to those responsible for the bombing. He warned them that they will be “accountable to God” for their actions.“In expressing my deep sorrow and lively concern for what is happening in that already battered city – where children, the elderly, the sick, young and old, all are dying,” he said, “I renew my appeal to everyone to commit themselves with all their strength to the protection of civilians as an imperative and urgent obligation.”Humanitarian situation in Aleppo
About two thirds of all hospitals are no longer functioning due to frequent air strikes
The main trauma hospital was recently hit by an airstrike for the third time, leaving it completely unusable.
At least 95 percent of all doctors are gone, either because they fled, have been detained or are dead.
Despite the loss of medical facilities and staff, the health care system still manages to function enough to save lives every day.
In 2010, Aleppo had 33 hospitals, in August 2015 only 10 were still in function. Some hospitals in Aleppo have as few as 2 doctors for the whole facility.
Before the war, there was 1 doctor for every 800 people, in 2015 it 7000 people for 1 doctor.
People have been almost entirely cut off from food, electricity, medicine and water supply.
Peace is possible
Through its Syria: Peace is Possible campaign, Caritas is urging its supporters around the world to put pressure on their governments to:
Ensure all sides of the conflict come together to find a peaceful solutionSupport the millions of people affected by the war,
Give Syrians inside and outside the country dignity and hope.“Syrian people need peace and dignity,” said Bishop Antoine Audo, the Chaldean Bishop of Aleppo and Caritas Syria president, during an encounter with Pope Francis last week. “The solution for Syria is not military, it is political and it must come from inside Syria, from the people of Syria, not imposed from the outside.”

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Drammatica situazione dei bambini di Aleppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

aleppo“Nella parte orientale di Aleppo, la situazione è terribile. Molte scuole e ospedali sono stati colpiti, sappiamo che sono rimasti solo 30 medici e che oltre 100 bambini sono stati uccisi. Ci hanno detto che a causa della mancanza di servizi e strutture sanitarie i medici non possono curare tutti e molti bambini in condizioni disperate vengono lasciati morire.In un giorno solo, quando sono stata lì, almeno 25 persone, di cui 5 bambini, sono state uccise. C’è una costante paura della morte. Penso che questa sia la peggior crisi umanitaria di sempre, è passato troppo tempo da quando è iniziata e i danni al paese sono enormi.Ogni sfollamento significa devastazione, perdita, morte. Le persone si sentono sempre meno sicure e sono spaventate. Sono stata in Siria 6 o 7 volte e generalmente le persone erano molto resilienti. Ma questa è la prima volta che ho visto le persone avere dei crolli nervosi, scoppiare in lacrime. La situazione è particolarmente pesante per le madri perché si sentono profondamente in colpa nel non riuscire a proteggere i propri figli. Ho visitato gli ospedali e il tasso di tentato suicidio o di suicidio è alto – oltre 10 casi nelle ultime due settimane.C’è tantissimo dolore, tantissima sofferenza. Queste persone vivono con una paura costante, si domandano: quando toccherà a me?In un ospedale ho incontrato una bambina che era stata pugnalata dalla madre. La madre mi ha detto che uccidere sua figlia e mandarla in paradiso era meglio che lasciarla vivere in quell’inferno. Sono andata al reparto pediatria, nell’area delle incubatrici, e un dottore mi ha dato una bambina di soli due mesi in braccio. Aveva una ferita alla pancia causata da sua madre che l’aveva pugnalata dopo la nascita. La sua famiglia è sfollata 5 volte in 3 anni, questa donna ha perso da poco i fratelli e il marito a causa della guerra e non ce la fa ad affrontare tutto questo.Tenendo in braccio quella bambina ho visto il potere della resilienza, il potere della vita. Questo dimostra il potere della vita nonostante la sua crudeltà. C’è sempre una speranza, questa bellissima bambina si sta riprendendo e sopravviverà. Il dottore ha fatto un miracolo.La violenza deve finire, le Nazioni Unite, noi siamo pronti, stiamo aspettando”.

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Situazione nella città di Aleppo

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2016

aleppoL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto a garantire, innanzitutto, la sicurezza e la dignità dei civili, comprese le famiglie e le persone vulnerabili rimaste bloccate nella città di Aleppo, che devono far fronte a bombardamenti costanti, violenza e spostamenti forzati.Inoltre, l’UNHCR esprime forte preoccupazione per la serie di attacchi ai campi per sfollati interni nel Governatorato di Idleb negli ultimi dieci giorni e per quelli contro altri campi per sfollati interni e contro i civili in altre aree del Paese, che hanno provocato la morte di civili e ulteriori migrazioni forzate. Questi attacchi dimostrano profondo disprezzo per la vita dei civili. L’UNHCR reitera l’importanza di garantire l’accesso ad un luogo sicuro e di rispettare il carattere civile e umanitario dei campi per sfollati interni. L’UNHCR chiede nuovamente di garantire la protezione dei civili sulla base del diritto umanitario internazionale, del diritto internazionale in materia di asilo e delle normative sui diritti umani. L’UNHCR chiede una soluzione durevole e sostenibile a questo conflitto.

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UNICEF: ad Aleppo due milioni di persone senza acqua corrente, situazione catastrofica per bambini e famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2016

Syrian CrisisDue milioni di persone in Aleppo sono senza accesso all’acqua corrente della rete pubblica, a seguito dell’escalation di attacchi e di scontri che hanno danneggiato le reti elettriche essenziali per pompare le forniture di acqua in tutta la città.
Lo scorso 31 luglio gli attacchi hanno colpito la stazione di trasmissione di energia elettrica che alimenta il pompaggio dell’acqua per la parte orientale e occidentale della città. Le autorità sono state in grado di ripristinare con urgenza una linea elettrica alternativa il 4 agosto e il sistema idrico della città funzionava di nuovo. Ma in meno di 24 ore, l’intensificazione dei combattimenti ha danneggiato queste linee, ostacolando gli sforzi per ripararle. Come risultato, l’intera città è stata senza acqua corrente per quattro giorni.
“I bambini e le famiglie ad Aleppo si trovano ad affrontare una situazione catastrofica. Questi tagli si sono verificati in mezzo ad una ondata di calore, mettendo i bambini in un grave rischio di contrarre malattie trasmesse dall’acqua”, ha detto Hanaa Singer, Rappresentante UNICEF in Siria. “Per ottenere di nuovo acqua corrente non possiamo aspettare la fine dei combattimenti. Le vite dei bambini sono in grave pericolo”.
L’UNICEF con i partner stanno affrontando questa emergenza per portare l’acqua potabile ai civili in città. Tuttavia, riparazioni urgenti alle infrastrutture di energia elettrica sono fondamentali per il pompaggio di acqua, che è l’unico modo per soddisfare le esigenze di due milioni di abitanti della città. A meno che il pompaggio di acqua non venga ripristinato nei prossimi giorni i civili saranno costretti a ricorrere a fonti d’acqua non sicure.
“Esortiamo le parti del conflitto a consentire immediatamente l’accesso in sicurezza ai tecnici per effettuare le riparazioni essenziali ai sistemi idrici ed elettrici. Questo è l’unico modo in cui persone in tutta la città possono avere acqua potabile sicura. Infrastrutture civili come stazioni di energia elettrica e di pompaggio di acqua non devono mai essere attaccate”, ha detto Singer. (foto: Syrian Crisis)

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Accendi una luce ad Aleppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 maggio 2016

aleppoIn questi giorni drammatici, Aiuto alla Chiesa che Soffre è vicina al popolo siriano e in particolar modo agli abitanti di Aleppo, ridotta in macerie dopo quattro anni di incessanti combattimenti.Prima dell’inizio della guerra nel 2011, in città vivevano oltre 150mila cristiani, mentre ora ne sono rimasti circa 40mila. «Oggi – ha affermato monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo – abbiamo paura che Aleppo diventi una nuova Mosul». Per sostenere i cristiani e permettere loro di continuare a vivere nel proprio paese, ACS sta promuovendo il progetto “Accendi una luce ad Aleppo”, una raccolta fondi per donare l’elettricità necessaria a sopravvivere. Due ampere sono il quantitativo minimo per accendere appena due o tre lampadine ed una radio o un televisore. La Fondazione si è impegnata a garantire tale padre Ibrahim Alsabaghquantitativo per almeno un anno a 624 famiglie cattoliche della città, per un totale di 140mila euro. A chiedere l’aiuto ad ACS è stato padre Ibrahim Alsabagh, frate francescano della Custodia di Terra Santa e parroco dal 2014 della chiesa di San Francesco d’Assisi ad Aleppo. «La maggior parte delle nostre famiglie vive al di sotto della soglia di povertà – ha scritto il religioso siriano– almeno così potremmo garantire una vita dignitosa ai cristiani che non hanno voluto abbandonare la Siria o non ne hanno avuto la possibilità per motivi economici». Aiuto alla Chiesa che Soffre, che dall’inizio della crisi in Siria ha realizzato progetti a sostegno della popolazione locale per oltre 10milioni e 400mila euro, ha quindi deciso di offrire questo semplice ma fondamentale aiuto per alleviare il tragico quotidiano dei cristiani aleppini. Così le donne, che trascorrono molte ore in quello che rimane delle loro case, potranno avere il minimo conforto per le necessità domestiche ed i loro figli potranno continuare a studiare anche al calar del sole. «Una vita al buio è impossibile da immaginare, ma ad Aleppo è diventata realtà – afferma il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – ecco perché vi chiediamo di sostenere questo progetto. Perché, appunto, Aleppo non diventi una nuova Mosul». (aleppo, padre Ibrahim Alsabagh)

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Attacchi in Siria contro il personale medico e le strutture sanitarie

Posted by fidest press agency su sabato, 30 aprile 2016

aleppo“Ci uniamo al gran numero di voci che esprimono sdegno per l’attacco all’Ospedale di Al Quds ad Aleppo. Tra le persone uccise vi erano due dottori – uno dei quali l’unico pediatra rimasto in città- 3 paramedici e numerosi pazienti, compresi bambini.
Siamo indignati per la frequenza allarmante degli attacchi al personale e alle strutture sanitarie in Siria. Questi episodi avvengono mentre si acuiscono le violenze soprattutto nel nord del paese.
Pochi giorni fa, un ginecologo è rimasto ucciso da un mortaio, mentre tornava a casa dopo aver curato civili feriti presso una clinica supportata dall’UNICEF ad Aleppo.
Questi attacchi ci ricordano le enormi difficoltà e i pericoli che ogni giorno gli operatori sanitari siriani devono affrontare. Questi operatori meritano molto di più della nostra semplice ammirazione. Meritano una protezione più ampia.
Gli attacchi al personale e alle strutture sanitarie e il mancato accesso a servizi sanitari, equipaggiamenti e scorte mediche ovunque in Siria, non rappresentano solo un’evidente violazione delle Leggi del Diritto umanitario internazionale, ma privano le famiglie e le comunità delle cure sanitarie essenziali quando ne hanno maggiormente necessità.
L’UNICEF e l’OMS chiedono a tutte le parti in conflitto di porre fine agli attacchi contro le strutture sanitarie, il personale medico e le ambulanze e di consentire l’accesso alle cure ai tanti civili innocenti che hanno disperato bisogno. Migliaia di vite sono a rischio”.

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Aiutiamo Aleppo a non morire

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2015

aleppoLe notizie che, in questi giorni, arrivano dalla martoriata città di Aleppo ci parlano di una città sconvolta dai combattimenti e dai bombardamenti. Aleppo e i villaggi vicini sono contesi tra le forze del regime, il Free Syrian Army, l’Isis e lo YPG.
L’escalation degli scontri sta causando la fuga di migliaia di siriani dalla zona a sud della città. Si stima che solo nell’ultima settimana 70.000 abitanti siano stati costretti a lasciare la regione.
Grande preoccupazione desta la situazione umanitaria nella città vecchia. I combattimenti tra Isis e il regime lungo l’asse Khanasser–Athrayya, hanno di fatto interrotto il collegamento tra la città e le altre zone controllate da Damasco con l’interruzione degli approvvigionamenti per la popolazione. A peggiorare la già grave situazione è l’interruzione delle forniture di acqua ed elettricità che mancano in città da 8 giorni.La violenza non risparmia i quartieri cristiani e i luoghi di culto. Tre giorni fa, ad Azizieh, una granata ha colpito la chiesa cattolica durante la messa. La cupola ha miracolosamente resistito all’impatto risparmiando così la vita dei numerosi fedeli riuniti.Gli sforzi della diplomazia internazionale non sono stati ad oggi sufficienti a salvare Aleppo.
Il segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon dichiarava il 28 settembre scorso che: “Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo, la responsabilità è innanzitutto in capo alle parti del conflitto in Siria, ma guardare solo all’ interno del Paese mediorientale per trovare una soluzione non è sufficiente, la battaglia è guidata anche da poteri e rivalità regionali”.Mentre la comunità internazionale si riunisce, proprio in queste ore, a Vienna, di fronte a tanta sofferenza e alla lenta agonia di una città un tempo simbolo di armoniosa coesistenza tra genti e fedi diverse, ripropongo con forza all’attenzione di tutti il mio appello “Save Aleppo”, lanciato il 22 giugno 2014, in cui si invocava un’iniziativa con queste parole, valide ancor di più oggi: “Salvare Aleppo vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili”. Rimaniamo convinti che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre ” e ricostruire un futuro per questa città, storico crocevia per tanti popoli e luogo di millenaria coabitazione fra musulmani e cristiani. Bisogna aiutare Aleppo a non morire: presto e con decisione.

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Aleppo: tragedia umanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2015

aleppo“Ad Aleppo continuano a morire cittadini innocenti senza che la comunità internazionale proponga un’iniziativa per salvare la popolazione di Aleppo da un conflitto che in oltre due anni ha provocato migliaia di vittime e di sfollati”. Dopo il recente bombardamento della scuola Saed al-Ansari, nel distretto di Mashhad ad Aleppo, che ha causato la morte di cinque alunni tra i 12 e i 15 anni e di tre insegnanti, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, invoca una tregua che permetta la cessazione degli scontri e il soccorso degli abitanti:“Non è più possibile restare fermi di fronte al quotidiano moltiplicarsi delle vittime, ad una tragedia che vede spegnersi sempre più una città che rappresentava un luogo di secolare coabitazione tra cristiani e musulmani. La comunità internazionale deve intervenire con urgenza sulle parti in conflitto per giungere all’immediata apertura di un corridoio umanitario che permetta il soccorso degli abitanti. Non far nulla equivale alla scelta di far morire in tempi terribilmente brevi chi è rimasto in città”.Andrea Riccardi è l’autore di “Save Aleppo”, un appello lanciato il 22 giugno 2014, che ha riscosso l’adesione di migliaia di firme tra cui un buon numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura. “Salvare Aleppo – si legge nell’appello – vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili” nella convinzione che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre” e “ricostruire un futuro per questo storico crocevia per tanti popoli”.

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Miraculous escape as Caritas Aleppo hit by rocket

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2014

aleppoA Caritas centre in Aleppo received a direct hit from a rocket on 22 January. Nobody was hurt in the attack, but one of the offices was badly damaged.Poor Syrian families affected by three-year conflict in Syria regularly come to the Caritas centre for food, rent assistance and clothing. It is located within the Chaldean diocesan compound.
Parish priest and Caritas Aleppo board member Fr. Toni Ghazzi was on his way to open the centre at 4pm when the attack happened. He was with some children.The rocket skidded in front of them. All were thrown to the ground. The explosive then ricocheted into the Caritas centre, destroying the Office for Rent Assistance. The missile ended by in the waiting room for people Caritas helps. Fortunately it failed to explode.The four person Rent Assistance Team should have been working in the office at the time, but their arrival had been delayed.
“We are only alive thanks to God and the protection of St. Joseph, patron of the Church,” said Mony Tayyar, the team leader.
At 5pm, the waiting room would have been full of people coming to the Caritas centre for food aid. Fr Ghazzi says it’s a miracle nobody was hurt.The ‘Geneva II’ international conference on the crisis in Syria opened yesterday in Switzerland.
“We pray to God that He guides government officials and all responsible for the conflict in our beloved Syria to find a just solution and restore peace in the region,” said the Caritas Aleppo team in a message.Caritas Internationalis Secretary General Michel Roy said the incident underlines the dangers to both ordinary people and humanitarians in Syria.“Thanks be to God that nobody was hurt in the attack on Caritas Aleppo,” he said. “That a Caritas centre helping the most poor and vulnerable in Syria has been hit by a rocket underlines the urgency of an immediate ceasefire as the first step in finding a peaceful solution.”

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Emergenza Siria: bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2013

Flag of UNICEF

Flag of UNICEF (Photo credit: Wikipedia)

Secondo l’UNICEF, la situazione dei civili intrappolati dal conflitto all’interno della Siria sta diventando sempre più disperata; altri sforzi sono necessari adesso per consentire l’accesso umanitario per proteggere la vita di migliaia di bambini.
Mentre i leader del mondo si riuniscono per la 68a Assemblea Generale dell’ONU a New York, l’UNICEF ha lanciato l’allarme: il conflitto si acuisce drammaticamente e questo significa che i bambini continuano a essere tagliati fuori dall’assistenza necessaria di emergenza, che comprende vaccinazioni, acqua potabile, rifugi, istruzione e supporto psicologico.
“Mentre i combattimenti continuano, alcune aree sono sotto assedio da mesi e mesi, lasciando le famiglie a lottare per la sopravvivenza”, ha detto Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “I bambini della Siria hanno sofferto troppo e per troppo tempo, e continueranno a sopportare le conseguenze di questa crisi per molti anni a venire”.
“Noi dobbiamo poter raggiungere questi bambini, con urgenza e senza restrizioni – e le diverse parti coinvolte nel conflitto possono far sì che ciò accada da subito, consentendo agli operatori umanitari di raggiungere i bambini con aiuti salvavita,” ha continuato Lake.
Un esempio pratico di come l’accesso senza ostacoli possa salvare le vite, ha detto Lake, è la prossima campagna di vaccinazioni Child Health Day, che ha l’obiettivo di proteggere i bambini all’interno della Siria con vaccini contro malattie prevenibili, con un focus speciale su 700.000 bambini che non sono stati raggiunti durante le più recenti campagne di vaccinazioni.
Per l’UNICEF servizi cruciali come la salute e l’istruzione richiedono una protezione speciale. “Le scuole e strutture sanitarie non devono essere considerati degli obiettivi nei combattimenti, ma piuttosto riconosciute come ‘zone di pace’ dove donne e bambini possono trovare assistenza e aiuto”, ha detto Lake.
Per quasi tutto l’anno, l’UNICEF e i suoi partner hanno affrontato grandi difficoltà nel raggiungere centinaia di migliaia di bambini ad Aleppo, nella Damasco Rurale, a Homs, Deir ez Zour e nella Daraa Rurale.
Scorte mediche, comprendenti vaccini, sono state trattenute ai checkpoints, e sono stati ritardati lavori di importanza vitale come la riparazione di condutture d’acqua.
L’accesso umanitario senza ostacoli richiede un impegno chiaro da parte del governo della Siria e dei gruppi dell’opposizione. Possono essere intrapresi diversi percorsi concreti, inclusi ‘tregue umanitarie’ durante il conflitto per consentire accesso e libertà di movimento agli operatori umanitari per consegnare aiuti e offrire servizi a coloro che ne hanno bisogno. “Gli operatori umanitari devono poter portare assistenza, in sicurezza, alle donne e ai bambini più vulnerabili in tutta la Siria”, ha sottolineato Lake. “Questo significa consentirgli di consegnare aiuti sanitari di base e servizi igienico sanitari in modo che i servizi più fondamentali come le vaccinazioni per i bambini piccoli, raggiungano molte comunità colpite dal conflitto.”
Nonostante le difficoltà, l’UNICEF lavora con altri partner per garantire servizi essenziali per i bambini, ovunque essi si trovino, inclusi quelli dietro le linee dell’opposizione, ha detto Lake. “Quest’anno abbiamo fornito accesso all’acqua potabile a 10 milioni di persone all’interno della Siria; negli ultimi due anni abbiamo vaccinato 2 milioni di bambini contro il morbillo. Adesso dobbiamo consegnare attrezzature scolastiche per consentire a un milione di bambini siriani di continuare a studiare”.“Ma le necessità sono ancora immense. Per prenderci cura di coloro che non abbiamo ancora raggiunto, gli operatori umanitari devono essere in grado di muoversi liberi e sicuri ovunque nel paese; i servizi essenziali devono essere protetti”.

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Siria: ucciso un chirurgo di Medici Senza Frontiere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2013

An MSF health worker examines a malnourished child

An MSF health worker examines a malnourished child (Photo credit: DFID – UK Department for International Development)

Bruxelles/Roma. Un chirurgo siriano che lavorava per l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF), il dottor Muhammad Abyad, è stato ucciso nel nord della Siria. Il suo corpo è stato ritrovato il 3 settembre nella provincia di Aleppo. Aveva 28 anni.MSF desidera esprimere le sue più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici del dottor Abyad, che lavorava in un ospedale gestito da MSF nella provincia Aleppo che si occupa delle vittime del conflitto.Mentre le circostanze esatte della morte del dottor Abyad rimangono poco chiare, MSF condanna l’attacco contro un chirurgo che stava lavorando senza sosta per alleviare una situazione umanitaria disperata nella regione, mentre il suo paese era in guerra.In un momento così tragico, MSF desidera porre l’accento sull’obbligo di assicurare la protezione degli operatori umanitari. MSF è preoccupata che tali attacchi abbiano un impatto diretto sulla capacità delle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza medica.
Le équipe di MSF, composte da personale internazionale e siriano, operano in sei ospedali e quattro centri sanitari nel nord della Siria. Tra giugno 2012 e luglio 2013, le équipe di MSF in Siria hanno effettuato oltre 66.000 visite mediche, 3.400 interventi chirurgici e assistito a 1.400 nascite.
Medici Senza Frontiere, nata nel 1971, è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

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