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Alla IUC il pianista italo-ucraino Alexander Romanovsky

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Roma Sabato 6 aprile alle 17.30 nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza” la IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) presenta il pianista Alexander Romanovsky, che dedica questo concerto interamente al suo compositore preferito, Fryderyk Chopin, di cui esegue alcuni Notturni e Mazurche e le due raccolte di Studi, pagine di difficoltà tecnica pari all’intensità espressiva.
Alexander Romanovsky è nato in Ucraina nel 1984 e si è trasferito in Italia all’età di tredici anni, prendendo la cittadinanza italiana e compiendo gli studi all’Accademia Pianistica di Imola. Ha studiato anche al Royal College of Music di Londra. Di lui si è cominciato a parlare quando è stato nominato membro dell’Accademia Filarmonica a soli quindici anni, un onore concesso a quella età soltanto a Mozart prima di lui. A diciassette anni ha vinto il severissimo Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi a livello mondiale, e da allora sono iniziate le sue tournée internazionali. Nel 2007 ha avuto il privilegio di suonare davanti a papa Benedetto XVI. Ora è nell’età magica che unisce la giovinezza alla maturità artistica e miete successi sia in recital solistici che insieme alle più importanti orchestre quali Royal Philharmonic di Londra, Filarmonica della Scala, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Orchestra Nazionale Russa, NHK Symphony Orchestra di Tokyo e New York Philharmonic, con direttori come Antonio Pappano e Valery Gergiev.Di lui il New York Times ha scritto che è “speciale, non solo possiede una tecnica straordinaria e creatività nei colori e nella fantasia, ma è anche un musicista sensibile e un lucido interprete”. Il grande direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini l’ha definito, col suo consueto stile laconico, “un pianista di grande talento”. Ha inciso per Warner e più recentemente cinque cd per Decca, acclamati da pubblico e critica.Entrambe le parti del suo concerto romano si concluderanno con l’esecuzione di una delle due raccolte di Studi di Chopin, prima i dodici dell’op. 10, poi gli altri dodici dell’op. 25, che crearono una tecnica pianistica rivoluzionaria e aprirono al pianoforte possibilità allora inesplorate. Ma in questi ventiquattro brevi studi oltre alla tecnica c’è anche una profonda poesia, che ne fa alcuni dei pezzi più stimolanti ed evocativi di tutto il repertorio pianistico.Completano il concerto altri capolavori di Chopin. Per i tre Notturni op. 9 Chopin si ispirò all’arte del belcanto italiano, come indicano le lunghe e sinuose melodie, arricchite da fioriture finemente cesellate, e l’eloquio dolce, tenero e carezzevole. Le Mazurke op. 24 si ispirano invece a una danza popolare polacca, che Chopin conosceva fin dalla sua infanzia: quando era a Parigi, lontano dalla sua patria, il ritmo e le melodie di quella danza gli ispirarono delle rielaborazioni che trasformarono quella semplice musica popolare in qualcosa di assolutamente originale.

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Alexander Romanovsky concerto alla IUC

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

Alexander RomanovskyRoma sabato 24 ottobre alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza – Romanovsky, oggi trentunenne, ha scelto un magnifico e impegnativo programma, che gli permetterà di dimostrare tutte le sue doti di tecnica perfetta e di maturità interpretativa, spaziando attraverso l’intero Ottocento con una serie di capolavori rappresentativi della ricchissima letteratura pianistica di quel periodo. Inizierà col giovane Ludwig van Beethoven, che nel primo anno del nuovo secolo compose la Sonata n. 14 in do diesis minore op. 27 n. 2, universalmente nota come “Chiaro di luna”. Questo titolo dolciastro non le è stato però dato dall’autore e non rende giustizia a un’opera geniale e all’epoca rivoluzionaria sia sotto l’aspetto formale che espressivo. Beethoven l’aveva invece intitolata “Quasi una fantasia”, proprio per la sua grande libertà rispetto ai moduli compositivi del tempo. Il pianista ucraino eseguirà poi la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, appartenente al “terzo periodo” di Beethoven, quello dei suoi ultimi anni, in cui spinse la sua continua ricerca ad esiti estremi ed altissimi, che per la loro modernità disorientarono i contemporanei e vennero compresi solo alla fine del secolo. La seconda parte si apre con quattro degli Studi trascendentali di Fraz Liszt: Mazeppa, Feux follets, Wilde Jagd e Allegro agitato molto. L’autore ne fece varie versioni ma è in quella del 1839 che li portò a un livello tecnico eccezionale, tale da giustificare l’appellativo di “trascendentali”, perché sembrano andare oltre le possibilità umane. In ogni studio il compositore, che fu anche il virtuoso di pianoforte probabilmente più grande di ogni tempo, accumula difficoltà su difficoltà, ma allo stesso tempo raggiunge risultati poetici propri del romanticismo più acceso e visionario.
Non è più semplice il compito del pianista nelle Variazioni su un tema di Paganini op 35 di Johannes Brahms, uno dei pezzi più difficili di tutto il repertorio pianistico. Brahms era molto critico verso quelli che ingenerosamente considerava gli eccessi romantici e la mancanza di controllo formale di Liszt, ma non si tirava certo indietro quando si trattava di sfruttare tutte le risorse tecniche del pianista, come indica chiaramente la scelta di ispirarsi a Paganini, precisamente all’ultimo dei suoi ventiquattro Capricci per violino solo. Ma non si tratta di una esibizione di bravura fine a se stessa, perché il virtuosismo tecnico è per Brahms un mezzo per creare sempre nuovi timbri e nuove sonorità del pianoforte. (foto: Alexander Romanovsky)

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