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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘algeria’

Algeria. Sbai: “Supporto al popolo in rivolta, ma no a nuova primavera araba”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

«Seguo con apprensione quello che sta accadendo in Algeria, dove infiamma la protesta e si conta il primo morto. Quello algerino è un popolo stremato, che per oltre vent’anni ha subito l’oppressione sia del regime autoritario di Bouteflika che degli estremisti della Fratellanza Musulmana. Il popolo algerino ha ragione nel volersi liberare dell’ancien regime, ma la sua rivolta non deve trasformarsi in una nuova Primavera Araba. Il rischio infatti è che il malcontento popolare venga sfruttato dai gruppi espressione della Fratellanza Musulmana per prendere la guida delle proteste e poi il potere, al fine di stabilire una dittatura fondamentalista. Quello che è accaduto in Egitto e soprattutto in Siria e in Libia non deve ripetersi in Algeria. L’Europa e l’Occidente hanno imparato la lezione della Primavera Araba? Se sì devono intervenire a sostegno del popolo algerino e della sua voglia di cambiamento, sbarrando però il passo alla Fratellanza Musulmana e agli stati canaglia che la sponsorizzano: il Qatar degli emiri Al Thani e la Turchia di Erdogan. L’Italia, in particolare, è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano: in virtù della sua vicinanza geografica, la sicurezza del Paese si troverebbe a dover reggere l’urto di una nuova guerra civile in Nord Africa, dopo quella libica, con l’aggravarsi della minaccia terroristica e della crisi migratoria».È quanto dichiara Souad Sbai, Presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia (ACMID).

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Omofobia: recrudescenze in Cecenia e in Algeria

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

“Le gravi notizie di violenze omotransfobiche che in queste settimane ci giungono dalla Cecenia e dall’Algeria non possono passare sotto silenzio nel nostro Paese e ancora di più nelle sedi dell’Unione europea”: così Gabriele Piazzoni, segretario generale Arcigay. Che prosegue: “Nei giorni scorsi uno studente di 21 anni è stato sgozzato nel suo appartamento ad Algeri e il suo sangue è stato utilizzato per marchiare con la scritta gay le pareti di quella stanza. Pochi giorni prima, il primo ministro algerino Ouyahia aveva rilasciato un’intervista nella quale respingeva categoricamente i tentativi di modificare la legge di quel Paese, che attualmente considera l’omosessualità un reato. Analogamente, negli ultimi giorni ha ripreso forza la violenta ondata di repressione ai danni delle persone lgbti in Cecenia: stando alle cronache, dall’inizio dell’anno oltre 40 persone sono state arrestate e torturate in quel Paese perché ritenute omosessuali. Su queste vicende non è possibile restare indifferenti – protesta Piazzoni -, anzi sono quantomeno doverose una presa di parola ufficiale e azioni diplomatiche per contrastare questi fenomeni. Ad oggi solo gli attivisti delle reti internazionali sono mobilitati, in totale solitudine. La politica resta silente e questo è inaccettabile”, conclude.

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L’UNHCR chiede accesso ai rifugiati che si trovano al confine tra Algeria e Niger

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è preoccupata per la sicurezza delle persone vulnerabili provenienti da Siria, Yemen e Palestina che sarebbero bloccati al confine meridionale dell’Algeria con il Niger.L’UNHCR è stata informata di un gruppo di circa 120 siriani, palestinesi e yemeniti che, dopo un periodo di detenzione nel centro di Tamanrasset nel sud dell’Algeria, è stato trasferito in un’area vicina al valico di frontiera di Guezzam il 26 dicembre.Di questo gruppo, alcune persone sono già note all’UNHCR come rifugiati registrati fuggiti da conflitti e persecuzioni o affermano di aver cercato protezione internazionale in Algeria.Secondo le informazioni rese disponibili all’UNHCR, 20 individui restano attualmente bloccati nel deserto ed esposti alle intemperie, a tre chilometri dal valico di frontiera di Guezzam. Le altre 100 persone che sono state portate al confine risultano disperse.L’UNHCR è in contatto con le autorità algerine per questa vicenda e chiede di ottenere l’accesso ai rifugiati per valutare i loro bisogni di protezione. Tuttavia, alla luce del resoconto dei media in Algeria, in cui si afferma che queste persone sono state trasferite al confine in accordo con l’UNHCR, desideriamo chiarire che l’Agenzia non ha avuto nessun coinvolgimento.Dato l’urgente imperativo umanitario di fornire assistenza a coloro che sono bloccati al confine, l’UNHCR fa appello alle autorità algerine per ottenere l’accesso alle persone in fuga, per rispondere ai loro bisogni umanitari, identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e garantire la loro sicurezza.Riconoscendo le sfide affrontate dall’Algeria nel rispondere a flussi migratori misti, l’UNHCR mantiene regolari comunicazioni con le autorità per affrontare la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che possono essere oggetto di arresto e allontanamento.
L’Algeria ha aperto le sue porte a circa 50.000 rifugiati siriani che hanno cercato sicurezza nel paese e chiediamo alle autorità di estendere questa ospitalità a coloro che ne hanno bisogno.Mentre la gestione delle frontiere rimane una prerogativa sovrana di tutti i governi, l’UNHCR ribadisce che la sicurezza delle frontiere e la protezione internazionale non si escludono a vicenda.L’UNHCR sottolinea che qualsiasi persona la cui vita è a rischio nel proprio paese di origine deve essere in grado di accedere al territorio e chiedere asilo in un paese sicuro, e che ogni richiesta di asilo dovrebbe essere considerata individualmente.

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In Algeria la celebrazione dei 50 anni dei Focolari in Nord Africa e Medio Oriente

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

tlemcenIl 16 ottobre 1966 arrivava a Tlemcen, città dell’Algeria, una Citroën 2 CV. A bordo tre focolarini: Salvatore Strippoli e Ulisse Caglioni, italiani, e Pierre Le Vaslot, francese. È l’inizio di un’avventura che in questi giorni festeggia 50 anni di presenza e di vita, e che dall’Algeria si è diffusa un po’ dappertutto in Nord Africa e Medio Oriente.
Racconta Mourad, medico: «Eravamo un gruppo di giovani che non sapevano esattamente cosa volessero fare; un niente ci faceva ridere. Un giorno abbiamo incontrato Gérard che ci ha invitati a prendere un tè a casa sua, il focolare. Varie volte siamo tornati, abbiamo parlato, cantato delle canzoni, erano belle canzoni che dicevano tante cose sulla vita. Si conosceva sempre più un ideale che ci ha riempiti, ci ha insegnato a vivere. Questo cinquant’anni fa. Ora ho 67 anni e continuo a vivere questo ideale, sono contento di viverlo; è un ideale che ci insegna a vivere l’amore tra le persone».
E Samira, studentessa: «Ho 21 anni. Sono molto colpita, riconoscente e incoraggiata dalle sane idee dei Focolari. Soprattutto dalla determinazione nel voler costruire ponti fra gli uomini e nel trasmettere valori morali e umani, per riunirci tra fratelli di tutti gli orizzonti e soprattutto ad Allah, nostro Signore, che è uno».
Omar, infermiere di sala operatoria: «La Pace sia con voi. Il Movimento dei Focolari mi ha insegnato a conoscere l’altro, anche se diverso, a saper apprezzarci, anzi ad arricchirci reciprocamente e ad andare al di là dei pregiudizi, talvolta secolari. Ho imparato a fare il primo passo verso l’altro, ad avvicinarlo come un fratello, con un amore disinteressato che è la chiave della fraternità».
E Mons. Henri Teissier, arcivescovo emerito di Algeri: «La Chiesa d’Algeria non è che un piccolo numero di cristiani, per il quale è importante essere inserito nella società algerina. Il Focolare ha puntato proprio sulla relazione, sul dialogo, senza nascondere la propria identità, ma lasciando agli amici algerini che si avvicinavano il compito di tradurlo nella propria cultura. Penso che il Focolare, così facendo, abbia risposto all’attesa della Chiesa. Evidentemente, questo li ha un po’ tagliati fuori dalla comunità cristiana radunata, ma indubbiamente il nostro obiettivo non è la comunità radunata, ma una comunità che cerca gli altri per ritrovarsi in una realtà che ci supera».
Il centro dei Focolari “Dar es Salam” di Tlemcen accoglie i due eventi che segnano la tappa di questo cinquantesimo:
– il secondo Congresso Internazionale dei Musulmani del Movimento dei Focolari (28-30 ottobre 2016), con partecipanti da tutta l’Algeria, dal bacino mediterraneo (Libano, Egitto, Giordania, Italia, Francia, Svizzera) e dal Canada;
– la Festa dei 50 anni del Movimento dei Focolari in Algeria (1-2 novembre 2016) con partecipanti dalle varie comunità e alcuni dei primi testimoni di quest’avventura, presente anche il copresidente dei Focolari Jesús Morán.

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President of the Algerian Hydrocarbon Regulatory Authority to speak at the HSE Med 2014 Summit

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2013

AHIPAC is active in foreign policy issues affe...

AHIPAC is active in foreign policy issues affecting Cyprus, Greece, Albania, Turkey, and the Republic of Macedonia, among others. (Photo credit: Wikipedia)

The huge environmental damages caused by the Prestige oil tanker off the Atlantic coast of Spain, back in 2002 and the oil spill that affected the Tunisian coast in 2005, are only a few emblematic examples raising concerns for the safety of the Mediterranean, a closed sea of a huge significance, where an oil and gas accident would prove disastrous for the coast of all Mediterranean countries.
In order to avoid potential accidents that will cause environmental disasters, Algeria is revising its hydrocarbon regulatory framework to better mitigate its industry’s risks (within the hydrocarbon activities) and the President of the Hydrocarbon Regulatory Authority (ARH) of Algeria, M. Tahar Cherif Zerarka will be giving insights at the HSE Med 2014 Summit in this regards.It is indeed acknowledged that, due to the particular geographical configuration of the Basin, should any environmental accident occur this would ultimately have dramatic consequences for the whole coastal countries. Looking for ways to develop a valid HSE policy would thereby not only help to avoid the risk, but also make a major contribution to business success for the Mediterranean oil and gas companies. Risk Management and Emergency Response will be discussed in depth at the HSE Med 2014 Summit, hosted by IRN on 21st-22nd January at the Starhotel Michelangelo in Florence. The senior level platform will include speakers from many of the nations located on the Mediterranean Sea, from France, Greece, Malta, Italy, Croatia, Lebanon to key North African countries, such as Tunisia, Libya and Algeria. Commissioners from the European Commission and Ministers will meet with major IOCs (such as Suncor Energy, GDF Suez, Shell Lebanon), NOCs (such as Libyan NOC, STEG and SEREPT of Tunisia) operating offshore in the Mediterranean to discuss all HSE matters.The HSE Med 2014 Summit is sponsored by MediLink International, and supported by NOSCA, ACIEP, Pôle Mer Méditerranée and the Romanian National Committee of the World Energy Council.

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French troops in Mali

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

The Mali Empire at its height under Mansa Musa.

The Mali Empire at its height under Mansa Musa. (Photo credit: Wikipedia)

French troops are moving north Wednesday for their first major ground operation in Mali alongside Malian troops, in an attempt to stop rebels, believed to be associated with the terrorist group al-Queda, from dominating a region that some fear could become an extremist hot spot and a launching pad for terrorist attacks. The insurgents have moved north into southern Algeria, where they kidnapped several people including Japanese nationals as well as other foreigners. (Sources: BBC, AP, New York Times)

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USGC Re-engages in Evolving Algerian Market

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2011

Dry Distiller's Grain

Image by agrilifetoday via Flickr

The U.S. Grains Council is re-engaging in Algeria, where a long-established Council program was shut down in the 1990s as Algeria’s civil war put operations and staff at risk. “Our programs continued to bear fruit after we pulled out,” said Cary Sifferath, USGC regional director. “For a number of years, Algeria maintained its position as one of the top 10 export markets for U.S. corn.”U.S. market share has declined, however, over the past several years, in large part due to an Algerian misperception that Argentine corn produces better feed performance in poultry than U.S. corn. Algerian poultry producers currently pay a premium as high as 10 percent for Argentine origin corn even when there is no premium on the world market. Last year, U.S. corn sales to Algeria dropped to just 100,000 metric tons (3.9 million bushels) from a high of 1.3 million tons (52.9 million bushels) in 2001/2002.“We see the poultry sector as being the demand driver in corn,” explained Sifferath. “We are working now to identify viable market development partners.”A Council team from ONAB, Algeria’s quasi-governmental national poultry program, recently traveled to Kansas State University for a short course on buying and pricing U.S. corn and to meet with U.S. suppliers of corn and DDGS. Algeria’s government recently put ONAB in charge of 30 percent of the nation’s annual corn and soybean meal imports due to concerns about inconsistent supplies and price gouging.“ONAB doesn’t share the misperceptions about the feed value of U.S. corn,” said Sifferath. “We expect that working directly with ONAB and providing technical training on corn use in poultry will help us increase U.S. market share and lead to greater price competition in the marketplace.” The Council’s work with ONAB may also pay off for DDGS exports, according to Sifferath. “They have become a major supporter of efforts to lower Algeria’s 30 percent import duty and 17 percent value-added tax on DDGS imports. We hope to open the Algerian market for DDGS as we move into 2012.”

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Mohamed Magani: Un tempo berlinese

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2011

View, Algeri, Algeria

Image via Wikipedia

Un tempo berlinese racconta la storia di un algerino, emigrato da circa 25 anni in Germania, che ritorna nella sua terra negli anni Novanta, alla vigilia della discesa del paese all’inferno. Dopo che un amico di Berlino gli ha riferito gli echi di un dramma avvenuto in Algeria al tempo in cui si trovava nella Legione Straniera – dramma che a priori avrebbe travolto tutti i componenti di una famiglia – l’emigrato pur avendo rimosso ogni traccia della sua storia naturale, crede di ravvisare nei fatti riportati dall’amico la sorte della sua stessa famiglia, dimenticata e messa da parte per tutto il tempo dell’emigrazione. Deciso ad approfondire, vivrà il ritorno sui binari, e tra un treno e l’altro registrerà e osserverà i primi segni dello sconvolgimento del paese. Finisce così per lasciarsi raccontare la sua stessa biografia da un viaggiatore, un sedicente – o autentico – “amico d’infanzia”, che nella speranza di essere riconosciuto come tale, insegue e assilla la vittima nei vari spostamenti. A costui, però, il protagonista oppone il proprio passato ricostituito a Berlino, il proprio spazio-tempo della memoria.
Mohamed Magani è nato nel 1948 a El Attaf, Algeria. Per molti anni ha vissuto in esilio in Europa come scrittore perseguitato. Attualmente è docente presso l’università di Algeri e presidente del Pen Club Algeria.
Autore: Mohamed Magani Collana: Nuove Lune 65 Categoria: letteratura straniera/algerina
Pagine: 200 ISBN 978-88-497-0767-0 Prezzo: € 17,00

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La fuga di Gheddafi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

The ancient desert town of Ghadames, Libya, is...

Image via Wikipedia

Tra i Tuareg della Libia continua a crescere la paura di nuove

discriminazioni e forme di marginalizzazione dopo la caduta del regime di Gheddafi. L’Associazione per i popoli minacciati (APM) riporta il fatto che quasi 500 Tuareg della regione di Ghadames, nella Libia sudoccidentale, hanno cercato rifugio e protezione nella vicina Algeria. Oltre a questo il “Coordinamento dei Tuareg in Libia” mette in guardia dalla possibilità di attacchi alla popolazione civile e definisce come catastrofica la situazione della popolazione Tuareg della Libia. Per i Tuareg è fatale che vengano additati collettivamente come seguaci di Gheddafi e contemporaneamente venga attribuito loro anche un ruolo fondamentale nella fuga del dittatore. In questo modo viene sopravvalutato il loro influsso politico in Africa nordoccidentale e al tempo stesso viene ignorata la grande diversità esistente nei movimenti tuareg. Così anche i rappresentanti dei 600.000 Tuareg che vivono in Libia sono minacciati dagli scagnozzi di Gheddafi e sono costretti quindi a lasciare il paese. Si teme che i Tuareg diventino nuovamente i grandi perdenti dopo le grandi rivolte in Nordafrica. I Tuareg vengono ritenuti collettivamente sostenitori di Gheddafi in quanto dall’inizio degli anni ’90 il dittatore aveva sostenuto i movimenti di liberazione tuareg nel nord del Mali e in Niger e da questi ambienti aveva anche reclutato soldati da utilizzare per combattere i movimenti insurrezionali nel proprio paese. Allo stesso tempo la maggioranza dei Tuareg che vivono in Libia non ha niente a che vedere con questi mercenari e sono fondamentalmente critici nei confronti di Gheddafi, in quanto per anni ha negato l’esistenza stessa di popolazioni non arabe in Nordafrica. In Libia la maggiorparte dei Tuareg sono arrivati alla ricerca di lavoro dopo che la catastrofica carestia degli anni ’70 nella regione del Sahel aveva completamente annientato le proprie greggi e ogni mezzo di sostentamento economico. Tra l’altro i combattenti Tuareg in Mali e Niger non sono mai stati convinti sostenitori di Gheddafi. Il dittatore ha sempre strumentalizzato i Tuareg come anche i movimenti di liberazione in Ciad, Sudan ed altri stati, con l’obiettivo di destabilizzare l’area. Più volte Gheddafi ha negato il proprio sostegno ai movimenti quando questo gli è sembrato più opportuno. Adesso aspettarsi che i Tuareg garantiscano asilo a Gheddafi è alquanto irrealistico. Per di più in nessuno stato dell’Africa nordoccidentale i Tuareg hanno una tale posizione di poter da poter garantire protezione al così poco amato dittatore. Loro stessi si trovano in una posizione alquanto difficile in questi paesi e per questo Gheddafi ne è anche in buona parte responsabile. La rivolta in Libia e la relativa situazione in fermento, coglie i Tuareg in un momento difficile. Inoltre da quando la lotta al terrorismo a livello globale si è rivolta anche contro l’AQMI (Al Qaida nel Maghreb islamico), i Tuareg soffrono per la sempre crescente militarizzazione del Sahara. In questo modo è crollato il settore turistico, che per i Tuareg rappresentava ormai la maggiore risorsa economica.

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Algeria 10ª Edizione Sitev

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2009

saharaAlgeri 1 e 2 Dicembre 2009, seguito da un Workshop il 3 dicembre presso l’Hotel Hilton  Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Abdelaziz Bouteflika, il Salone è organizzato dal Ministero della Pianificazione del Territorio, dell’Ambiente e del Turismo e dall’Ufficio Nazionale del Turismo (ONT) e sarà seguito da un Workshop il 3 Dicembre presso l’Hotel Hilton. Il salone si prefigge l’obiettivo di riunire gli operatori turistici locali e i più grandi professionisti internazionali del turismo al fine di promuovere le diverse destinazioni turistiche in Algeria e in particolare la zona del Sahara meridionale. Il SITEV ospiterà un centinaio di espositori tra cui tour operator, agenzie di viaggi, banche e compagnie assicurative. Il Salone sarà inaugurato ufficialmente il 1 Dicembre dal Ministro della Pianificazione del Territorio, dell’Ambiente e del Turismo, Chérif Rahmani, che approfitterà di questo evento, fortemente atteso, per riaffermare la volontà di fare del turismo una delle leve dello sviluppo sostenibile dell’Algeria.  Con più di 1,6 milioni di visitatori nel 2006, l’Algeria è considerata la quarta meta turistica dell’Africa (fonte: articolo del 22 Maggio 2007 su afrikeco.com). L’ambizione attuale é quella di portare il Paese al livello degli standard internazionali attraverso lo sviluppo delle infrastrutture (strutture alberghiere, trasporti, ecc…) entro il 2015. Il SITEV mostra così il dinamismo dell’Algeria, un paese che desidera condividere le sue ricchezze con il resto del mondo e fare del turismo una delle principali fonti del suo sviluppo economico.  L’ Algeria dispone di una vasta scelta di mete turistiche diverse fra loro: la costa ancora incontaminata, le fonti termali, il Sahara con le sue oasi, gli antichi villaggi e le pitture rupestri, infinite possibilità di scoperta e di avventure per i turisti di tutto il mondo. Quest’anno, in occasione del SITEV, l’ONT si è prefissato come ulteriore obiettivo quello di far conoscere ed apprezzare anche il Sahara, che costituisce l’84% del territorio algerino, e le sue fantastiche mete (Timimoun, Djanet, Tamarasset, ecc.). (sahara)

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