Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘alimentari’

Al via i questionari sulle abitudini alimentari dei bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

L’Italia è uno dei paesi d’Europa con il più alto tasso di obesità infantile: secondo l’ultimo report di OKkio alla Salute del Ministero della Salute, su un campione di 50mila bambini di terza elementare, il 20,4% è in sovrappeso e il 9,4% è obeso. Una patologia che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo, soprattutto tra i bambini e i giovani.Per dare un quadro più chiaro e aggiornato del fenomeno in Italia, FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, la Clinica Pediatrica, Endocrinologia, IRCCS Istituto Giannina Gaslini e l’Università degli Studi di Genova hanno sviluppato, con Helpcode Italia, ONOI – l’Osservatorio dell’Obesità Infantile in Italia, un questionario diffuso dai pediatri alle famiglie assistite, che ha l’obiettivo di descrivere e analizzare lo stato nutrizionale dei bambini italiani. La modalità è semplice: nel corso del 2022, i genitori saranno invitati a compilare il questionario online in cui si indicano le abitudini alimentari e di vita dei propri figli (tra cui il consumo della prima colazione, gli alimenti privilegiati e il tempo dedicato all’attività fisica), contribuendo quindi a sviluppare una ricerca sulla relazione tra la salute alimentare e lo stile di vita dei bambini.«I numeri della malnutrizione infantile in Italia sono allarmanti, secondo l’ultimo report sulla malnutrizione infantile condotto da Helpcode, emerge che un terzo dei bambini italiani nella fascia d’età 6-9 anni è obeso o in sovrappeso, per un totale di circa 100mila bambini, con una netta prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%), un problema sanitario dagli enormi costi sociali ed economici – spiega Giorgio Zagami, presidente di Helpcode Italia – Per aiutare a contrastare questo problema, rinnoviamo la collaborazione con FIMP e con l’Istituto Gaslini e lanciamo ONOI, una raccolta di dati a livello nazionale che mira a fotografare l’incidenza del fenomeno su tutto il territorio italiano. L’obiettivo è quello di raccogliere circa 50mila questionari, utili a delineare la situazione dell’obesità e del sovrappeso in età infantile e di indagare le eventuali correlazioni con gli stili di vita». «Questo importante progetto – aggiunge Giuseppe Di Mauro, Segretario Nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – consentirà di avere fondamentali informazioni per mettere in atto una più mirata prevenzione dell’obesità infantile. Riusciremo ad individuare i momenti critici della crescita in cui più frequentemente si manifesta l’obesità e potremo attuare specifici programmi di prevenzione.” “Avremo anche la possibilità di conoscere quanto la dieta mediterranea sia seguita dai bambini italiani e quali siano le loro più frequenti “cattive” abitudini. La correzione dei comportamenti errati, attraverso programmi educativi innovativi da parte del pediatra di famiglia, potrà rappresentare la strategia vincente non solo per la riduzione dell’obesità infantile ma anche per la prevenzione di malattie croniche dell’età adulta» afferma Antonio D’Avino, Presidente FIMP. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’obesità ha un impatto negativo sullo stato di salute generale della popolazione sia in età giovanile che in età adulta. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato che l’obesità aumenta anche il rischio di complicanze e morte in persone affette da Covid-19 e quindi può giocare un ruolo anche negli sviluppi delle patologie infettive. In molti casi, l’obesità è associata a disuguaglianze socio-economiche e riguarda in maggior misura le classi sociali più svantaggiate, particolarmente vulnerabili alle influenze dell’ambiente e tendenti a stili di vita meno salutari.

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Etichettature alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

L’Efsa rileva che in Europa, l’assunzione di energia, grassi saturi, sodio e zuccheri aggiunti/liberi è troppo elevata: ridurla contribuirebbe a combattere le malattie croniche legate a una cattiva alimentazione. Al contempo, dato che nella maggior parte delle popolazioni adulte europee l’assunzione di potassio e di fibre alimentari è insufficiente, un aumento del consumo di tali sostanze contribuirebbe a migliorare la situazione sanitaria.L’Agenzia ha individuato i nutrienti e i componenti alimentari non nutritivi rilevanti per la salute pubblica dei cittadini europei, le categorie di alimenti che rivestono un ruolo importante nelle loro diete e i criteri scientifici atti a orientare la scelta dei suddetti nutrienti a fini di profilazione nutrizionale.Nel quadro della strategia “Dal produttore al consumatore»”, la ricerca dovrebbe servire alla Commissione europea per la proposta di etichettatura dei prodotti alimentari, infatti, la Commissione intende proporre, per la fine del 2022, una revisione della normativa vigente sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori. Il contributo scientifico dell’EFSA costituirà la base per la proposta della Commissione. Primo Mastrantoni, Aduc

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Contributi per le filiere alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2022

“Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della revisione del ‘Fondo per la competitività delle filiere’, vengono stanziati ulteriori 30 milioni di euro per il prossimo triennio per i comparti del mais, delle proteine vegetali (legumi e soia), delle carni ovine e del latte bufalino. Il Fondo Filiere, previsto dalla Legge di Bilancio 2020, favorisce la competitività del settore agricolo e agroalimentare, lo sviluppo e gli investimenti delle filiere, valorizza i contratti di filiera nel comparto maidicolo e delle proteine vegetali, sostiene e destagionalizza nella filiera ovina la produzione, la trasformazione e la commercializzazione di carni ovine nonché sostiene e valorizza la filiera del latte bufalino in conseguenza della diffusione del Covid-19”. Lo rende noto il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura.“Con questo provvedimento sosteniamo economicamente alcune filiere italiane e ne incentiviamo i comportamenti virtuosi – aggiunge – Complessivamente vengono stanziati in più 14 milioni di euro alla filiera del mais e 13,5 milioni alle proteine vegetali, destinati alle imprese agricole che abbiano già sottoscritto contratti di filiera triennali a cui è concesso un aiuto di 100 euro per ogni ettaro coltivato nel limite di 50 ettari a beneficiario”.“Per la filiera delle carni ovine – prosegue L’Abbate -, invece, sono destinati ulteriori 500mila euro che portano a 4,5 milioni il contributo per il 2021 alle imprese agricole di allevamento di ovini per concedere aiuti fino a 9 euro per ogni capo macellato e certificato IGP e un aiuto fino a 6 euro per ogni capo non IGP nato, allevato e macellato in Italia nel periodo dal 1° marzo al 30 aprile dell’anno precedente a quello della domanda. Inoltre alle imprese (anche in forma cooperativa) di macellazione e trasformazione di carni ovine che investano in processi di destagionalizzazione e di innovazione di prodotto, anche sottoscrivendo contratti di filiera, è riconosciuto per l’anno 2021 un aiuto pari a 200mila euro, entro il massimale di spesa di 600mila euro”.“Due milioni di euro per il 2021, invece, vengono stanziati per le imprese di trasformazione del latte bufalino a cui è riconosciuto un aiuto pari a 20 centesimi di euro per ogni litro di latte acquistato nel mese di aprile 2021 e trasformato in mozzarella di Bufala Campana DOP” conclude.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari alimentari e non

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

In testa alla top 20 dei prodotti alimentari si confermano, come nel mese precedente, le pere che costano il 32,2% (erano a +31%) in più rispetto a febbraio 2020. Al secondo posto Radici, bulbi non amidacei e altri vegetali (carote, finocchi, cipolle, aglio, asparagi, carciofi) salite del 21,5% in un anno. Sul gradino più basso del podio l’olio diverso da quello di oliva che vola del 19,1%.Al quarto posto Altri vegetali coltivati per frutti (cetrioli, melanzane, zucchine, piselli, peperoni, fagiolini) che svettano del 18,7%. Seguono i pomodori con un incremento del 15,5% e al sesto posto il prodotto simbolo della cucina italiana, la pasta (secca e fresca), con +14,6%. Al settimo i cavoli (+11,2%), il burro (+11,1%) e, ex aequo, Arance e pesche (entrambe a +10,1%). Chiudono la top ten i frutti di mare con +10%.In undicesima posizione l’insalata, +9,2%, segue la Farina (+8,9%). La carne più rincarata è il pollame (+5,9%, in 18° posizione), anche se meno del pesce (+6,2%). In 16° posizione il pane confezionato con +6,3%, molto meno del pane fresco, fuori dalla top 20 con +4,6%. Non in classifica anche l’olio di oliva (+4,2%), il riso (+3,5%), le uova (+3,5%) e il latte, con quello conservato che sale del 3,4% mentre quello fresco intero registra un contenuto +1,4%. Chiude la top 20 lo zucchero con +5,3%. In testa alla top ten dei prodotti non alimentari, l’Energia elettrica mercato tutelato che vince con un astronomico +103,4% rispetto a febbraio 2020. Al secondo posto il Gas del mercato tutelato, +86,5%. Medaglia di bronzo l’Energia elettrica del mercato libero, dove, prevalendo contratti a prezzo fisso, si registra un incremento più basso del tutelato, +64,9%. Si ricorda che il dato tendenziale del gas del mercato libero non è disponibile, essendo entrato solo quest’anno nel paniere Istat. Al quarto posto Altri carburanti (Gpl, metano) con +38,7%, poi i Voli intercontinentali, che letteralmente decollano del 27,8%, il Gasolio per riscaldamento (+24,6%), in settima posizione il Gasolio per mezzi di trasporto (+24%), seguito a ruota dalla benzina (+21,9%). Primo dei beni non energetici, anche se sempre collegato al mondo dei motori, le autoscuole con +16,1%. Chiudono la top ten i Pacchetti vacanza nazionali che salgono del 14,6%. (Mauro Antonelli)

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Scorte alimentari e speculazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

Per raggiungere l’autosufficienza dal punto di vista alimentare, l’Europa è chiamata a mostrare unità e soprattutto a contrastare ogni tentativo di speculazione sulle derrate – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Mentre aumentano i timori per le possibili ricadute della guerra in Ucraina, occorre evitare di prendere decisioni affrettate su dossier chiave come la nuova Pac e i suoi vincoli ambientali, frutto di anni di difficili negoziati.Secondo le stime rese note in questi giorni dai Consorzi Agrari d’Italia (Cai), se l’Europa si dimostrerà unita le forniture di grano e mais non verranno a mancare – continua Tiso. Per i Paesi Ue è fondamentale non cedere alla facile tentazione del protezionismo. In questo modo non ci sarà bisogno di alcuna marcia indietro sugli Ogm o di rivedere i limiti dei residui massimi dei fitosanitari.Modificare l’impianto della nuova politica agricola comune per via della pressione, anche emotiva, generata dal conflitto tra Mosca e Kiev rischia di portare a decisioni non ponderate e poco efficaci. La sfida per l’Europa è, ancora una volta, prima di tutto politica. Mentre assistono a una guerra vicina ai loro confini, i Paesi del Vecchio continente sono chiamati ad abbandonare gli egoismi nazionali per coordinare una risposta unitaria al problema delle derrate alimentari e alla crescita dei costi dell’energia.

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Etichette alimentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2021

La strada che conduce alla corretta informazione dei consumatori si sta delineando con sempre maggiore chiarezza – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. L’indagine “Le etichette fronte pacco in 7 Paesi: Nutriscore VS Nutrinform” condotta dall’Osservatorio Waste Watcher International rivela che i cittadini preferiscono il sistema Nutrinform, la cosiddetta etichetta “a batteria” sostenuta dall’Italia, al Nutriscore, l’etichetta a semaforo che valuta la presunta salubrità complessiva degli alimenti. I consumatori chiedono insomma di essere informati sulle loro scelte alimentari, ma non gradiscono influenze indebite e giudizi di valore.L’esito della ricerca è netto: su un campione di 7mila cittadini di Stati Uniti, Russia, Canada, Regno Unito, Germania, Spagna e Italia, il 75% ha confermato che le informazioni delle etichette nutrizionali possono influenzare significativamente le scelte di acquisto. Qualsiasi decisione in questo campo è quindi destinata a incidere in modo consistente sulla concorrenza. Proprio per questo il sistema Nutrinform appare come uno strumento più efficace non solo per i consumatori, ma anche per i produttori che continuerebbero così a competere ad armi pari. I cittadini lo preferiscono perché è semplice, completo e non esprime giudizi di merito, limitandosi a segnalare l’apporto dei vari nutrienti contenuti in ciascun alimento.

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Nuove etichette alimentari. Cosa ci aspetta tra informazione e sovranismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Entro la fine del 2022, la Commissione europea dovrebbe presentare una proposta legislativa per introdurre un’etichetta informativa per i prodotti alimentari. L’etichettatura “Nutri-score” servirebbe ad informare il consumatore più sinteticamente e direttamente rispetto all’attuale basata sulla lista di ingredienti e valori nutrizionali. In Ue non c’è ad oggi obbligo di etichette uniche, ma nel contesto della strategia F2F (Farm to Fork), Nutri-score dovrebbe diventare un obbligo.In questa etichetta una scala di cinque colori indica la qualità nutrizionale complessiva di un alimento. Con la lettera A, in verde scuro, sono indicati quelli con il miglior equilibrio nutritivo, che peggiora scendendo la graduatoria: B (verde chiaro), C (giallo), D (arancione) E (rosso). A calcolare l’apporto ottimale delle sostanze nutrienti è un algoritmo che considera negativamente calorie, zuccheri, grassi saturi, sale e positive proteine, fibre, quantità di frutta e verdure. Dal 2018 Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Spagna già raccomandano questa etichetta. Alcune multinazionali dell’alimentazione come PepsiCo, Nestlé, Auchan, Danone e Kelloggs si sono già fatte avanti per adeguarvisi. In Italia è particolarmente attivo il fronte dei contrari, con la Coldiretti in prima fila. Motivo principale: la semplificazione basata sull’equilibrio nutritivo tratterebbe male diversi prodotti italiani con grassi tipo olio d’oliva. L’informazione del “Nutri-score” non considera la quantità di ciò che si ingerisce, ma si basa su uno standard discutibile e, di conseguenza, sostanze grasse (come olio d’oliva) verrebbero ingiustamente penalizzate. Poi ovviamente ci sono una serie di alimenti che di per sé, come il prosciutto crudo, dovrebbero risultare peggiori rispetto ad altri come il prosciutto cotto. Come alternativa, i contrari al “Nutri-score” propongono il sistema italiano “Nutriform-battery” basato grossomodo sul sistema attuale di elencazione di contenuti (con l’indicazione percentuale della loro presenza).Ben venga quindi questa riduzione del danno, “Nutri-score”, che ci propone l’Ue. All’Ue e ai singoli Stati il compito di favorire la transizione al consumatore consapevole. Transizione che già si avvantaggerebbe col sistema “Nutri-score”, ma che sarebbe opportuno incentivare con agevolazioni ed esenzioni fiscali proprio per quei prodotti che fanno meno male e che – ironia del mercato e dato di fatto – oggi sono quelli che costano di più e, quindi, meno attraenti per i consumatori. In tutto questo occorre fare attenzione ad alcuni assunti che talvolta si danno per migliori solo perché fanno parte della nostra cultura: non è detto che il cibo italiano (generalmente eccellente), così com’è oggi, sia quello che serva alla transizione verso il consumatore consapevole. Forse l’occasione che ci viene offerta dal “Nutri-score” può essere motivo di affrontare il problema non come difesa di una sorta di sovranismo delle nostre presunte eccellenze, ma per farle diventare ancora più eccellenze al passo con il consumatore di questo millennio. Senza nulla togliere, ovviamente, al diritto di ognuno di provare piacere anche rischiando di farsi male. COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC URL: http://www.aduc.it

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Sappiamo davvero cosa mangiamo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

Al rientro dalle vacanze il primo pensiero è quello di rimettersi in forma dagli “sgarri” alimentari delle ferie e ogni italiano in questo periodo ricorre a manuali, diete lampo o fai da te, sperando di perdere qualche centimetro in più. Via pasta, pane e zucchero, spazio alle proteine e alle verdure, ma siamo certi che alla fine i prodotti che scegliamo abbiano le caratteristiche che ci aspettiamo o che ci vengono consigliate? L’unica risposta può darla l’etichetta interattiva. Come funziona lo spiega Federico Persico, Chief Technology Officer di Trackyfood: “Attraverso la scansione di un Qr-code è possibile accedere su smartphone a tutte le informazioni di un prodotto: ingredienti, tabelle nutrizionali, tracciabilità dei lotti e tutto quello di cui si ha bisogno per compiere un acquisto consapevole. TrackyFood è un servizio cloud di gestione e valorizzazione della tracciabilità delle filiere agroalimentari, che si differenzia dal classico sistema gestionale di tracciabilità. Si tratta di una piattaforma costruita sulle più innovative tecnologie, supportata dalla blockchain, che da un lato fornisce al produttore una soluzione completa, integrabile con eventuali processi di tracciabilità già esistenti; dall’altro è in grado di acquisire dati da più fonti, di metterli insieme, certificarli e renderli fruibili al consumatore finale”. Un esempio? Quanti di noi hanno preferito i cereali a qualsiasi altro alimento per la colazione o uno spuntino ritendendolo “più salutare” o “più light”. “I cereali piacciono un po’ a tutti- spiega la biologa nutrizionista Valentina Mele -. Ma non è sempre vero che questo tipo di colazione sia salutare. Infatti non tutti sanno che i cereali in commercio sono spesso ricchi di zucchero e sale, nutrienti per i quali dobbiamo fare attenzione nel consumo e soprattutto nell’abuso. Per prima cosa bisogna leggere bene la lista degli ingredienti. Ricordiamo che gli ingredienti elencati sono in ordine decrescente di quantità nel prodotto finito: il primo ingrediente in lista è quello maggiormente presente nel prodotto che stiamo acquistando. Per questo motivo, trovare lo zucchero nelle prime posizioni della lista sta a significare che è presente in quantità non trascurabile. Laddove possibile è bene prediligere cereali da agricoltura biologica e informarsi sulla provenienza delle materie prime, scegliendo cereali coltivati in Italia. Di sicuro sarebbe utile poter accedere a tutte le informazioni riportate in etichetta in modo semplice e facilmente consultabile”.L’accesso alle informazioni, l’uso consapevole dei prodotti finalizzato al miglioramento della salute alimentare sono tra i principali obiettivi di Trackyfood per fornire uno strumento innovativo per il controllo di filiera, volto ad offrire al consumatore delle informazioni certificate e non solo uno slogan pubblicitario, spesso ingannevole.Come funziona? Tramite smartphone TrackyFood racconta in modo innovativo ogni prodotto con contenuti multimediali ed uno storytelling personalizzato. Foto, testi e video valorizzano al meglio il produttore, la sua tradizione e storicità, il territorio di provenienza delle materie prime e la loro lavorazione attraverso un’interfaccia user-friendly “TrackyFood- conclude Persico – si rivela uno strumento efficace per tutelare il Made in Italy, la certificazione di provenienza delle materie prime e del prodotto sono efficaci deterrenti per contrastare l’Italian sounding”.

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Sistemi alimentari e grandi monopoli

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2021

Il pre-vertice di Roma sui sistemi alimentari ha riacceso l’attenzione sul problema dell’accesso al cibo che ha afflitto circa 811 milioni di persone nel 2020 – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il dibattito, come già in passato, si è concentrato sugli obiettivi fissati dall’Onu senza tuttavia entrare nel merito della struttura e dei problemi irrisolti del mercato agroalimentare, dove a dettare le regole sono grandi monopoli e oligopoli. Tali concentrazioni producono profondi squilibri in termini di potere negoziale ed economico, che rischiano di compromettere ogni seria azione di riforma dell’agricoltura mondiale e la stessa lotta contro la fame.Il problema dei monopoli e degli oligopoli sembra essere scomparso dall’agenda delle organizzazioni internazionali e dei governi, mentre resta uno dei nodi da sciogliere per realizzare la transizione ecologica – continua Tiso. Dalle sementi fino alla distribuzione finale, la filiera agroalimentare è condizionata da attori in posizione dominante che finiscono per influenzare le politiche del settore a scapito dei piccoli e medi produttori che non riescono a far sentire la loro voce.In vista del vertice sui sistemi alimentari in programma a settembre a New York, è bene ricordare che la soluzione alla fame nel mondo non passa solo dall’innovazione tecnologica e dai grandi investimenti. È altrettanto indispensabile riformare un mercato alimentare sbilanciato a favore di pochi grandi attori, per loro natura non titolati a perseguire quei fini di interesse generale che dovrebbero restare di competenza esclusiva della politica.

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Disturbi alimentari in adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Secondo quanto suggerisce un articolo pubblicato su Pediatrics, prima firmataria Alana Otto della Divisione di medicina degli adolescenti all’ospedale pediatrico Mott dell’Università del Michigan di Ann Arbor, il numero di adolescenti ricoverati per gravi malattie dovute a disturbi alimentari è aumentato in modo significativo durante la pandemia di COVID-19. «I 125 ricoveri avvenuti presso il Michigan Medicine nella fascia di età tra 10 e 23 anni nei 12 mesi di pandemia riflettono un aumento significativo rispetto agli anni precedenti, dato che i ricoveri relativi a disturbi alimentari avvenuti nello stesso arco di tempo tra il 2017 e il 2019 sono stati in media 56 l’anno» scrivono i ricercatori, sottolineando quanto duramente la pandemia abbia colpito i giovani con la chiusura delle scuole, la cancellazione delle attività sportive extrascolastiche e l’isolamento sociale. In altri termini, si potrebbe dire che il loro mondo si è capovolto in una notte» afferma la pediatra, aggiungendo che negli adolescenti con disturbi alimentari e in quelli a rischio, questo repentino sovvertimento della quotidianità può aver peggiorato o innescato i sintomi. Ma secondo gli autori i numeri dello studio, relativi ai casi ricoverati in ospedale, potrebbero rappresentare solo una frazione dei giovani con disturbi alimentari provocati dalla pandemia. E non solo: «I nostri dati suggeriscono che gli effetti negativi della pandemia sulla salute mentale potrebbero essere particolarmente gravi tra gli adolescenti con disturbi alimentari» ipotizza Otto, spiegando che i disturbi alimentari includono l’anoressia nervosa, caratterizzata da restrizioni dietetiche, esercizio fisico eccessivo e/o vomito indotto per perdere peso. La genetica, i fattori psicologici e le influenze sociali sono stati collegati allo sviluppo di disturbi alimentari e gli adolescenti con bassa autostima o sintomi depressivi sono particolarmente a rischio. «Le modifiche nella vita quotidiana degli adolescenti durante la pandemia, come la chiusura delle scuole e la cancellazione degli sport organizzati, potrebbero aver interrotto le routine legate all’alimentazione e all’esercizio fisico, dando impulso a comportamenti alimentari non salutari tra i soggetti a rischio» conclude la pediatra, precisando che i dati dell’analisi non catturano l’intero quadro e quindi bisogna interpretare le stime con cautela. (fonte: Doctor33)

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I prodotti alimentari che acquistiamo e l’acqua potabile sono sicuri?

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

A differenza dei virus gastrointestinali come il norovirus e l’epatite A, che possono trasmettersi attraverso alimenti contaminati, i virus dotati di envelope o pericapside quali i coronavirus, alla cui famiglia appartiene il SARS-CoV-2, sono molto meno stabili nell’ambiente. Sono in corso studi per valutare il tempo di sopravvivenza del SARS-CoV-2 sulle superfici dei cibi in diverse condizioni di temperatura. Le prove fatte su vari ceppi di coronavirus mostrano comunque che l’igiene alimentare e le buone pratiche di sicurezza alimentare sono sufficienti ad impedire la trasmissione del virus attraverso il cibo. In particolare, i coronavirus sono termolabili, il che significa che sono inattivati alle normali temperature di cottura (70° C). Rimane quindi fondamentale, per evitare rischi e prevenire malattie di origine alimentare, seguire i 4 passaggi chiave della sicurezza alimentare: pulire, separare, cucinare, raffreddare.Ad oggi non sono state rilevate tracce di SARS-CoV-2 nell’acqua potabile. Gli abituali trattamenti adottati negli acquedotti, ed in particolar modo la clorazione e l’irraggiamento con raggi ultravioletti, hanno dimostrato di essere efficaci contro i coronavirus umani, quindi dovrebbero inattivare anche il SARS-CoV-2. (fonte: Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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Vertice sui sistemi alimentari

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Roma. 17-18 febbraio 2021, ore 13:00 – 17:00 Piattaforma virtuale. Si apre il prossimo 17 febbraio la 44esima sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).Capi di Stato, Ministri ed esperti di sviluppo agricolo, si riuniranno per discutere dell’importanza strategica degli investimenti nelle aree rurali dei Paesi più poveri del mondo e delle modalità con cui colmare il deficit di finanziamento dello sviluppo agricolo. In un mondo scosso dai cambiamenti climatici e dalla pandemia di Covid-19 con il suo impatto devastante sull’economia e sulle società, gli investimenti nelle aree rurali assumono infatti un ruolo fondamentale nella costruzione di stabilità e pace.Invitati d’onore del Consiglio dei Governatori IFAD saranno: João Manuel Gonçalves Lourenço, Presidente della Repubblica di Angola; Imran Ahmad Khan Niazi, Primo Ministro del Pakistan; Agnes Kalibata, Inviata Speciale Onu per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021; Sabrina Dhowre Elba, Ambasciatrice di buona volontà dell’IFAD e produttrice agricola. Quest’anno gli Stati membri nomineranno anche il presidente dell’IFAD per un mandato di quattro anni.

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Donazioni alimentari in tutt’Italia per la Giornata internazionale della solidarietà

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2020

Frutta e verdura di stagione, pasta, conserve di pomodoro, vino e olio degli Agricoltori Italiani in dono alle famiglie in difficoltà a causa della crisi scatenata dalla pandemia. È in questo modo, attraverso una grande campagna di raccolta di cibo, che ASeS, la Ong di Cia, ha deciso di celebrare e dare un significato concreto alla Giornata internazionale della solidarietà, che si tiene ogni anno il 20 dicembre.A collaborare con ASeS in questa nuova iniziativa solidale ci sono le Cia regionali di Lombardia, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Calabria e Puglia, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e a numerose Caritas sul territorio, fondamentali per individuare i beneficiari e consegnare le derrate alimentari raccolte.“L’accesso al cibo deve essere garantito a tutti -spiega la presidente di ASeS-Cia, Cinzia Pagni-. Ma la pandemia ha fatto emergere nuove povertà, tra chi ha perso il posto di lavoro o non ha riaperto l’attività, chi non è rientrato negli aiuti del governo o chi ha una pensione al minimo. Solo nel periodo maggio-settembre, confrontato con lo stesso periodo del 2019, l’incidenza dei nuovi poveri, per effetto dell’emergenza Covid, è passato dal 31% al 45%. Con oltre 2 milioni di famiglie a rischio indigenza e un aumento superiore al 100% del numero di cittadini che si rivolgono ai servizi delle Caritas e degli enti caritatevoli per avere un aiuto per mangiare”. Un problema italiano, ma non solo. La crisi economica scatenata dal Covid, infatti, rischia di far aumentare la povertà a livello globale, quando già ci sono oltre 800 milioni di persone che non hanno cibo a sufficienza in tutto il mondo. Anche per questo motivo, contestualmente alla campagna in Italia, ASeS-Cia lancia iniziative analoghe di donazioni alimentari per la Giornata internazionale della solidarietà presso le sue sedi estere in Paraguay, Senegal e Mozambico, dove porta avanti da anni progetti di cooperazione allo sviluppo.

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NATALE: crollano spese alimentari rispetto al passato

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio sulle spese di Natale, elaborando i dati Istat sulle vendite al dettaglio.A dicembre tutti i gruppi di prodotti, salvo i giocattoli, pur segnando una crescita delle vendite rispetto a novembre, mostrano un flessione rispetto ai Natali precedenti. Il crollo più indicativo del periodo difficile che si sta attraversando, è quello delle vendite alimentari, che a dicembre 2020 salgono del 13,4% sul mese precedente, ma registrano il minor incremento di sempre, dall’inizio delle serie storiche. Il record positivo si è verificato nel Natale del 2004, quando le vendite alimentari a dicembre si alzarono, su base mensile, del 43,8%. Persino negli anni più bui della precedente crisi del 2008, il cibo tenne: +31,1% nel 2008, +33,6% nel 2009. Negli ultimi anni, invece, dal 2014 ad oggi, c’è stato un continuo calo: +26,6% (Natale 2014), +25,3% (2015), +23,7% (2016), +21,2 (2017), +19,2% (2018), +16,7% lo scorso anno, il precedente primato negativo.”E’ evidente che non potersi spostare liberamente dal proprio Comune e non poter fare il pranzo di Natale con tutti i propri cari, farà ridurre gli acquisti alimentari. Non ci sarà la solita paura che il cibo possa mancare. Insomma, prenderemo quanto serve per rispettare la tradizione, ma senza stravaganze ed eccessi e, soprattutto, diminuendo in modo consistente le quantità. A contenere il crollo delle vendite casalinghe, il minor afflusso nei ristoranti, mentre le restrizioni in vigore su spostamenti e contatti sociali, determinerà minori regali, anche alimentari, dai panettoni ai cesti alimentari” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Derrate alimentari agli indigenti

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che suddivide lo stanziamento dei fondi dedicati al “Programma di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti”. Il provvedimento ha tenuto conto delle necessità espresse dalle organizzazioni caritative a fronte dei 250,9 milioni di euro disponibili: 900mila euro di residui sul Fondo 2020 e 250 milioni di euro derivanti dalle risorse straordinarie del decreto Rilancio.Vengono così stanziati 36 milioni di euro per l’acquisto di prosciutto crudo DOP, cotto e salumi DOP/IGP; 8,4 milioni per salumi non da carne suina (tacchino, bresaola); 50 milioni per formaggi DOP; 20 mln per olio extravergine di oliva. E poi, ancora, omogeneizzati di carne (5 mln), omogeneizzati di frutta (4 mln), pastina per infanzia (4), biscotti prima infanzia (5), latte crescita 2-3 per infanzia (1), carne bovina sottovuoto – polli interi surgelati (10), carne in scatola (12), spezzatino con fagioli e piselli per mense (1,5) e nel formato 400 grammi (5), zuppe di cereali con verdure (6), minestrone con verdure (6), pasta secca nel formato 500 gr. di cui il 10% senza glutine (10), riso nel formato da 1 kg (6), preparati per risotti (6), passata di pomodoro (12), polpa di pomodoro o pelati formato per mense (1), sughi pronti al ragù e al basilico (8), verdure in scatola e in vetro (8) e nel formato per mense (2), legumi in scatola – fagioli e lenticchie (3), macedonia di frutta e frutta sciroppata (7), succo di frutta (6), purea di frutta (4) e, infine, crackers di cui il 10% senza glutine (4). La copertura dei costi dei servizi logistici ed amministrativi prestati dalle organizzazioni caritative sono ammissibili nel limite del 5% del costo di acquisto di derrate alimentari per singola aggiudicazione della fornitura del prodotto alimentare.

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Altroconsumo contro gli sprechi alimentari e a sostegno di una sana alimentazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Cucinare utilizzando gli scarti è una buona abitudine che, oggi più che mai, va incentivata: consente di perseguire un’alimentazione sana e di alleggerire sia il portafoglio (l’utilizzo degli scarti offre il beneficio di aumentare la resa dei prodotti che compriamo) sia la nostra impronta sull’ambiente.Bucce, foglie e gambi infatti non sono da considerare come scarti, ma come miniere di sostanze nutritive addirittura in misura maggiore rispetto alla polpa, una “regola” che vale – ad esempio – per zucca, porro e sedano. Purtroppo, oltre alle sostanze nutritive, spesso nelle bucce ci sono anche i pesticidi. Ecco perché Altroconsumo ha condotto un’indagine sul tema pubblicata nel numero di InSalute di aprile 2020 – per capire quante sostanze nutritive e quanti pesticidi contengono le bucce, i gambi e le foglie di 7 ortaggi e 3 frutti, sia biologici sia convenzionali.Per quanto riguarda le sostanze nutritive, nel caso dei prodotti convenzionali, le foglie del sedano ad esempio sono molto più ricche di polifenoli rispetto al gambo (77 mg/100 g contro 9,7); la buccia di mela è più ricca di fibre e polifenoli rispetto alla polpa (107,6 mg/100 g contro 64,1); le foglie verdi del porro hanno più vitamina C rispetto al bulbo (7,6 contro 3,6 mg/100 g). (Vedi schede di seguito).Per quanto riguarda i pesticidi, invece, queste sostanze, sono state ritrovate sia su frutta e verdura convenzionale sia su quella biologica (anche se in misura limitata). In generale i valori riscontrati sono bassi e al di sotto dei limiti di legge, anche se sarebbe stato meglio non trovarne affatto, visto che lavaggio e cottura non sempre sono sufficienti ad eliminarli. Primato negativo alla buccia del limone convenzionale, in cui sono stati trovati 14 pesticidi, seguito dalle foglie del sedano convenzionale (10 pesticidi). Nessun principio attivo in cavolfiore, e porro sia convenzionale che biologico.
Tra i consigli per utilizzare queste parti considerate meno nobili, c’è ad esempio quello di utilizzarle per dare profumo ai brodi o per preparare dei centrifugati. Le foglie di alcuni ortaggi che solitamente vengono buttate (come ad esempio per il cavolfiore) invece, possono essere cucinate per preparare sformati e vellutate, oppure possono essere bollite e poi saltate in padella. I ciuffi dei finocchi invece, si possono ad esempio usare per preparare un pesto per la pasta.Altroconsumo è impegnata da anni su temi legati alla sana alimentazione, alla riduzione degli sprechi e all’attenzione alla sostenibilità delle proprie scelte. Cucinare ricette con ingredienti di stagione, ridurre il consumo di carne, ignorare la moda dei “superfood”: sono solo alcuni dei suggerimenti concreti che possono aiutare a “fare del bene” non solo al nostro organismo, ma anche a quello ambientale. E proprio per essere vicini ai consumatori in maniera concreta è nato il progetto “La Spesa che Sfida” finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018).Obiettivo del progetto è rendere più semplice la vita dei consumatori, spiegando a cosa fare attenzione, quali informazioni cercare in etichetta, ma anche come non farsi ingannare da immagini e claims pubblicitari o dal posizionamento negli scaffali. Attraverso brevi video e consigli l’Organizzazione vuole aiutare le persone a fare la spesa in maniera consapevole per preservare la salute, l’ambiente e il portafoglio: online sono disponibili due video su come non sprecare cibo in casa e come organizzare il frigorifero e conservare meglio la spesa.

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Allergie alimentari nei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Le allergie alimentari rappresentano un problema comune in età pediatrica, tuttavia secondo gli allergologi, che conoscono bene l’impatto sulla qualità di vita delle gravi allergie alimentari a rischio shock anafilattico con i suoi esiti potenzialmente mortali, in termini di reale prevalenza ed impatto del problema, c’è una sostanziale tendenza a sovradimensionare il fenomeno. Qual è quindi il reale l’impatto dell’allergia alimentare in età pediatrica? Anche se alcuni studi stimano una prevalenza di allergia alimentare in età pediatrica fino al 20%, tuttavia il dato più realistico è quello compreso tra lo 0,5% ed il 5%, riportato da trials condotti utilizzando il test di provocazione con l’alimento sospetto, ad oggi, il criterio diagnostico più attendibile. Otto alimenti causano il 90% delle allergie nei bambini!
Latte e uova, nei primi anni di vita
Grano, arachidi, soia, frutta a guscio, crostacei e pesce, nelle fasi della crescita
La prevenzione delle allergie nel primo anno di vita, cosa è cambiato? Negli anni ‘80 e ‘90 si pensava che l’assunzione precoce, nei primi mesi di vita, degli alimenti “allergenici” potesse favorire la sensibilizzazione e il successivo sviluppo di allergie alimentari. I pediatri, pertanto, nell’attuare lo svezzamento, ritardavano l’introduzione degli alimenti ritenuti “allergizzanti”. Questa strategia preventiva si è dimostrata non solo inefficace, ma forse addirittura dannosa. Si sono accumulate, infatti, numerose evidenze a conferma del fatto che ritardare l’introduzione degli alimenti solidi oltre il 6° mese di vita non previene l’allergia alimentare anzi può favorirla. In quest’ottica gioca un ruolo fondamentale l’allattamento al seno, la cui durata ottimale dovrebbe essere prolungata, laddove possibile, almeno per i primi 6 mesi di vita e, in ogni caso, non sospeso durante tutto il periodo dello svezzamento, da iniziare tra il 4° e il 6° mese di vita.
E allora quando va introdotto il latte vaccino? Fino al 2014 si raccomandava, al posto del latte materno, l’utilizzo di formule lattee a ridotta allergenicità, ma recentemente queste raccomandazioni sono state messe in discussione. Oggi, sia nei casi di mancanza del latte materno sia al momento dello svezzamento, gli esperti consigliano di ricorrere alle normali formule derivate dal latte vaccino.
E le uova di gallina? Fino a pochi anni fa l’uovo veniva introdotto nella dieta del lattante con grande cautela: non prima dei 6-7 mesi il tuorlo, e non prima dell’anno l’albume. Numerosi trials hanno mostrato come sia più vantaggiosa, ai fini della riduzione del rischio di comparsa di allergia all’uovo nei mesi successivi, un’introduzione precoce, cioè tra il 4° e il 6° mese di vita. L’unica situazione che richiede una certa prudenza riguarda il bambino affetto da dermatite atopica medio-grave: in questi casi l’introduzione dell’uovo deve essere preceduta da una valutazione allergologica che escluda l’esistenza di una sensibilizzazione verso le proteine dell’uovo, potenzialmente pericolosa al momento dell’assunzione dell’alimento.
Il caso arachidi: una precoce introduzione riduce il rischio di sviluppo di allergie. Nonostante si tratti di un alimento poco usato nei primi anni di vita nei paesi non-anglosassoni, è quello che ha raccolto le evidenze maggiori circa l’utilità di una precoce introduzione nella dieta del lattante, al fine di ridurre il rischio di comparsa di allergia all’arachide. Nei lattanti “ad alto rischio”, affetti da dermatite atopica grave, allergia all’uovo o entrambe, è raccomandata l’introduzione delle arachidi durante lo svezzamento (tra il 4° e l’11° mese di vita), sotto forma di burro, crema, granulato. Sta arrivando la Desensibilizzazione Orale Per Alimenti (DOPA), una tecnica sperimentale che riesce a indurre la tolleranza alimentare tramite la somministrazione graduale e progressiva di un alimento, partendo da piccole dosi, con l’obiettivo di arrivare a una quantità predeterminata (considerata protettiva) oppure alla dose massima tollerata dal paziente.

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Dazi Airbus: intervenire rapidamente in supporto ai produttori alimentari

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Il Parlamento ha chiesto alla Commissione europea di agire rapidamente per aiutare gli agricoltori indebitamente colpiti dai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti per 6,8 miliardi di euro.I deputati hanno espresso profonda preoccupazione per il danno collaterale cui è esposto il settore agroalimentare dell’UE per effetto della decisione degli Stati Uniti di imporre contromisure in seguito alla disputa relativa ad Airbus. Ritenendo inaccettabile che un settore del tutto estraneo a quello della disputa giuridica debba farsi carico di gran parte dei costi, i deputati hanno criticato la decisione di imporre dazi su un gran numero di prodotti agricoli come i vini francesi, i formaggi italiani e l’olio d’oliva spagnolo.Inoltre, hanno espresso profondo rammarico per la mancanza di impegno da parte degli Stati Uniti nei confronti dei tentativi dell’UE di trovare una soluzione negoziata tempestiva prima dell’applicazione delle tariffe.Il Parlamento ha sottolineato la necessità di una risposta coordinata e unita dell’Unione europea. Alla Commissione ha chiesto, innanzitutto, di monitorare attentamente il mercato agroalimentare dell’UE, di prendere in considerazione il ricorso a strumenti come i regimi di ammasso privato e il ritiro dal mercato, il ricorso a tutti gli strumenti nuovi o già esistenti per far fronte alle turbative che si verificheranno nel mercato interno, e di mobilitare un sostegno rapido per i settori maggiormente colpiti.Inoltre, il Parlamento ha chiesto alla Commissione di approvare un aumento degli stanziamenti destinati alla promozione per il 2019. In questo senso, ha accolto con favore l’intenzione della Commissione di prevedere una maggiore flessibilità nella gestione delle campagne di promozione in corso nei paesi terzi.Il Parlamento ha chiesto che tali modifiche siano introdotte il prima possibile al fine di permettere agli operatori di reagire e rafforzare le loro azioni negli Stati Uniti e di contrastare l’impatto sui consumatori o di riposizionarsi, se necessario, su mercati alternativi.Per diversificare i mercati delle esportazioni dei prodotti colpiti dalle tariffe statunitensi, i deputati ritengono sia necessario eliminare ostacoli tecnici persistenti che hanno impedito agli operatori di trarre pieno vantaggio dalle possibilità di esportazione offerte nell’ambito di altri accordi commerciali. In tali circostanze, è essenziale evitare ulteriori tagli al bilancio della PAC e proseguire con la riforma della riserva di crisi della PAC.Infine, si chiede alla Commissione di continuare a cercare soluzioni negoziate per allentare le attuali tensioni commerciali tra Unione europea e Stati Uniti. La risoluzione non legislativa è stata approvata per alzata di mano.

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Integratori alimentari e standard di qualità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

Nella fabbricazione di integratori alimentari occorre impiegare materie prime di qualità per garantire ai consumatori “un elevato livello di tutela”, obiettivo che si prefigge la direttiva 2002/46/CE. È l’inizio della nota con cui il Ministero della Salute fissa gli standard di qualità delle materie prime e buone pratiche di fabbricazione per gli integratori alimentari.Sono diverse le indicazioni riportate nel provvedimento, in cui si sottolinea che la qualità è assicurata dalla rispondenza a standard di purezza generalmente riconosciuti. Non solo. La fabbricazione richiede la documentazione di procedure di controllo sulle condizioni operative dello stabilimento. “Richiami ed indicazioni importanti – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – ci auguriamo che vengano presi alla lettera per tutelare i consumatori. Solo pochi mesi fa, come si ricorderà, si sono registrati casi di epatite colestatica acuta segnalati dopo l’assunzione di integratori alimentari alla Curcuma. Stiamo assistendo alcuni cittadini che hanno avuto problemi di salute. Andremo fino in fondo su questa vicenda, abbiamo chiesto anche l’accesso alla relazione degli esperti – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – intanto ci auguriamo che la nota del Ministero contribuisca a tutelare i consumatori”.

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“Serve spinta verso agroecologia e scelte alimentari consapevoli”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini, commenta il Rapporto IPCC su cambiamenti climatici e territorio: per evitare la catastrofe è necessario favorire “pratiche agricole che aumentano il contenuto del carbonio nei suoli” e contenere il consumo di carne.Se non invertiamo la rotta con il taglio drastico delle emissioni, l’aumento della siccità, delle piogge estreme e delle calamità naturali e l’avanzamento del processo di desertificazione dei territori dovuti al riscaldamento globale comprometteranno la produzione agricola e la sicurezza alimentare dell’umanità, soprattutto delle popolazioni più povere del Pianeta, in primis quelle di Asia e Africa.È questo il monito lanciato dall’IPCC, il comitato scientifico dell’Onu sul clima, nell’ultimo report “Cambiamento climatico e territorio” diffuso oggi. Lo studio è incentrato sul rapporto tra cambiamento climatico e territorio, ed il focus principale è sull’impatto del surriscaldamento globale sull’agricoltura e sulle foreste.Secondo i ricercatori dell’IPCC, le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno molto dannose anche se riuscissimo a contenere le temperature terrestri entro 1,5 gradi centigradi, come previsto dall’Accordo di Parigi, con scarsità d’acqua, incendi e degrado del permafrost e dei suoli.Ma se la soglia dei 2 gradi venisse superata, i rischi saranno “molto alti”: l’aumento dell’intensità e della durata delle ondate di calore nelle regioni del Mediterraneo e dell’Africa meridionale, e l’incremento degli eventi climatici estremi, afferma lo studio, comprometteranno seriamente la qualità dei raccolti causando conflitti per le risorse e migrazioni ambientali.Il messaggio di questo nuovo Rapporto rappresenta un ulteriore forte stimolo a rivedere le attuali pratiche agricole, favorendo quelle che consentono di aumentare il contenuto del carbonio nei suoli, e sottolinea l’importanza del contenimento del consumo di carne – afferma il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini. Il nostro impegno contro l’emergenza climatica deve quindi sempre più affiancare al sostegno a rinnovabili, efficienza e mobilità elettrica, anche una decisa spinta verso l’agroecologia e una revisione delle scelte alimentari”.

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