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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘alimentari’

Prezzi: Unc, i rialzi alimentari del 2022 in euro

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione media del 2022, per stilare la classifica dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che hanno pesato maggiormente sulle tasche degli italiani, in termini di spesa aggiuntiva rispetto al 2021.Se in media una famiglia italiana nel 2022 ha speso 513 euro in più per mangiare e bere, guardando alle sottoclassi di prodotto sono i Vegetali freschi a vincere la classifica dei rincari, con una spesa supplementare di 63,30 euro rispetto al 2021, a fronte di un’inflazione media del 14,3%.Al secondo posto la Frutta fresca che, con un’inflazione del 7,3%, costa 32,30 euro in più per una famiglia media. Medaglia di bronzo per Formaggi e latticini, con una stangata rispetto a due anni fa pari a 32,10 euro (+8,6%).Appena giù dal podio il Pollame (+13,5%, pari a 31,20 euro), poi il Pane (+11%, +28,80 euro), al sesto posto la Pasta (+17,3%, +24,30 euro). Seguono la Carne bovina (+5,9%, +22,40 euro), Prodotti di pasticceria e panetteria come crackers, piadine, fette biscottate (+7,8%, +20,20 euro) e Pesce fresco (+8,3%, +18,30 euro). Chiudono la top ten i Salumi (+5,1%, +15,10 euro). Si segnalano poi gli Altri oli alimentari (diversi da olio di oliva) che segnano il record dell’inflazione (Tabella n. 2) con +51,5%, ma che sono “solo” in 12° posizione in quanto a incremento di spesa (+12,50 euro), le Uova (+12,8%) e l’Olio di oliva (+8,2%) ex aequo con +9,60 euro. La Pizza l’abbiamo pagata 9,10 euro in più (16° posto, +6,9%), i Gelati 8,80 euro (17°, +13,1%), il Caffè 8,10 euro (19°, +5,7 euro). Chiude la top 20 il Burro con 7,90 euro, al 2° posto in quanto a inflazione (+28,2%). Si segnalano poi il Riso con +7,60 euro, la Farina con 7,5 euro (al 4° posto per inflazione), il Latte fresco parzialmente scremato con 7,20 euro (che sommato a quello intero e conservato portano la stangata a 14,70 euro), lo Zucchero, medaglia di bronzo per inflazione con +18,8% e un aggravio per le famiglie pari a 4 euro.

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Le preferenze alimentari di sei popolazioni lungo l’antica Via della seta

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

Gli studi genetici degli ultimi 20 anni hanno ampiamente dimostrato che, tra le popolazioni di tutto il mondo, la maggior parte delle differenze genetiche si riscontrano a livello individuale piuttosto che a livello di popolazione. Due individui presi a caso nella stessa popolazione tendono infatti a essere geneticamente più diversi l’uno dall’altro rispetto alla differenza media fra due popolazioni distinte. Si può dire la stessa cosa anche se si parla di stile di vita e cultura? In un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) da ricercatori delle Università di Torino, Trieste e Padova, gli autori hanno indagato la questione utilizzando le abitudini alimentari come una possibile fonte di differenze culturali fra individui. In particolare, hanno esaminato le preferenze alimentari relative a 79 diversi alimenti in sei popolazioni lungo la Via della seta, l’antica rotta commerciale che si estende attraverso tutta l’Asia centrale.Inaspettatamente, i profili così individuati non sono tipici di un determinato villaggio o nazione, ma sono invece legati ad altre caratteristiche degli individui partecipanti come la loro età, il sesso e altre scelte culturali. Questo naturalmente con qualche eccezione, rappresentata da alcuni alimenti disponibili solo in determinati Paesi: tra questi spiccano alcuni prodotti locali, come il “sulguni”, un formaggio in salamoia tipico della Georgia ed il “kurut”, un alimento diffuso tra le popolazioni nomadi dell’Asia centrale a base di yogurt essiccato.I ricercatori hanno verificato che solo il 20% delle abitudini alimentari sono legate al Paese di origine, un valore piuttosto alto se confrontato con la sua controparte genetica (1%) ma ancora non sufficiente a spiegare le differenze osservate, nonostante le migliaia di chilometri che separano le aree geografiche oggetto di studio.I ricercatori hanno poi condensato le differenze nella composizione genetica e nelle preferenze alimentari tra i Paesi in distanze “genetiche” e “alimentari”, e le hanno confrontate con le distanze geografiche reali tra i luoghi di campionamento, rappresentandole insieme in una mappa. Da essa emerge che la “localizzazione culturale” è leggermente più simile a quella geografica, rispetto a quella “genetica” per i gruppi analizzati (Figura 1), coerentemente con quanto emerso dal resto dei risultati.

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Prezzi: Unc, le classifiche dei rialzi alimentari annui e mensili

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti sull’inflazione definitiva di ottobre per stilare le classifiche dei rialzi annui e mensili dei prodotti alimentari (che rispetto ai dati provvisori presentano le maggiori new entry) e la top ten annua dei prodotti non alimentari. Per la top 20 annua dei prodotti alimentari, vince ancora una volta l’Olio diverso da quello di oliva (+55,6). Medaglia d’argento per il Burro con +42,8%. Sul gradino più basso del podio lo Zucchero, +38,8%, che, però, vince per i rincari alimentari mensili con +17% su settembre 2022. In 4° posizione i Vegetali come melanzane, zucchine e peperoni con +38,7%, al 2° posto per la top ten mensile con +13%, poi un ex aequo per Riso e Cavoli (ambedue a +30,7%), con quest’ultimi, però, che sono al 4° posto rispetto al mese precedente con +10%. Seguono il Latte conservato (+29,6%), in 8° posizione la Margarina (+28,5%) e la Pasta (secca e fresca) con +26,8%. Chiude la top ten l’Insalata (+24,9%), al 5° posto per gli aumenti congiunturali con +4,5%. Seguono Farina (+23,7%), Formaggi freschi (+22,9%), Pane confezionato (13°, +22,7%), Formaggi fusi (+22,4%), Pomodori, 15° con +19,8%, ma al 3° posto su settembre con +12,1%. Si segnalano poi le Uova (17°, +19%), il Latte fresco parzialmente scremato (+18,5%) e il Pollame (20°, +17,9%). Per la top ten annua dei prodotti non alimentari, si riconferma al 1° posto l’Energia elettrica del mercato libero, che con un prezzo quadruplicato rispetto a ottobre 2021, +329%, sale oltre tre volte e mezza la luce del tutelato, ferma a +91,5%. La luce del mercato libero si colloca al 2° posto anche per i rialzi mensili, con +62.7% su settembre 2022, un aumento maggiore rispetto al tutelato, al 3° posto con +51,9% sul mese precedente. “Questi dati dimostrano che il Governo deve rinviare non solo la scadenza del mercato tutelato del gas come ha fatto con il Dl aiuti quater, ma anche quella della luce che, come da noi denunciato, per le parti comuni dei condomìni non finisce il 10 gennaio 2024, ma tra 1 mese e mezzo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Al 2° posto i Voli internazionali che volano del 113,2% su base annua. Medaglia d’argento per il Gas di città (libero + tutelato) con +96,2%, ma con il tutelato che si blocca ad appena +3,4%. Inoltre il Gas del mercato libero è al 1° posto dei rincari mensili con +63,5%, mentre il Gas del tutelato è sul versante opposto, al 1° posto dei ribassi con -18,3% sul mese precedente. Al 4° posto della classifica annua l’Energia elettrica mercato tutelato con +91,5%, poi i Voli nazionali (+40%), al 6° posto il Gasolio per riscaldamento (+36,4%), Film in dvd, download film (+27,6%), Gpl e metano (+27,2%), Macchine fotografiche (+25%). Chiudono i Combustibili solidi con +24,7%.

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Etichette alimentari e nuovo ministero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2022

Per leggere un’etichetta di un prodotto alimentare è meglio un elenco con le quantità degli ingredienti oppure dei colori che ci indicano la salubrità standard dello stesso e che non esclude che ci sia anche l’elenco? E’ più probabile che una persona – necessariamente informata su quanto e in che misura un ingrediente serva alla propria salubrità – prima di acquistare si soffermi a leggere l’elenco delle quantità di questi ingredienti oppure decida l’acquisto grazie ad indicazioni standard di salubrità? Questa è la differenza tra l’etichetta Nutriforme-battery e Nutriscore, su cui l’Ue dovrebbe pronunciarsi (pare) entro la fine dell’anno per un modello unico europeo.Sponsorizzati e stimolati da associazioni di categoria (produttori) e sindacali (Coldiretti), i contrari italiani al Nutriscore sostengono che diversi prodotti del “made in Italy” sarebbero penalizzati poiché non rientrerebbero tra quelli più salubri. Penalizzazione che viene anche presentata come attacco delle multinazionali dell’alimentare al “made in Italy” che, per l’occasione diventa – a prescindere – baluardo salutista per il consumatore. I contrari al Nutriscore: più preoccupati alla produzione “Made in Italy” che non alla salute dei consumatori Da un osservatorio indipendente quale Aduc è, siamo preoccupati perché ci sembra che, a parte parole e slogan, i contrari al Nutriscore siano più preoccupati per la produzione “made in Italy” che non alla salute dei consumatori. Le loro critiche sono più sul fatto che un prodotto “made in Italy” possa essere non considerato eccellente in certi contesti e quindi far venir meno la sua alea assoluta di salubrità mediterranea e, di conseguenza, ledere il suo mercato. Il Nutriscore, con base la peculiarità dei contenuti dei prodotti, “ragiona” (algoritmo) per quantità e, considerato uno standard di 100 grammi, informa sulla salubrità standard di quanto si intende consumare. Intanto sembra che a livello europeo, dopo l’irrigidimento sulle diverse posizioni, ci sia voglia di trovare un compromesso. Vedremo. Il nuovo governo sembra non promettere posizioni diverse, anche perché è tutta da capire la sua nuova dizione “ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare”. Vedremo. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Corretta informazione sul tema degli integratori alimentari

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2022

Ad aprire questo percorso all’insegna della corretta informazione è il Professor Giovanni Scapagnini, Ordinario di Nutrizione Clinica del Dipartimento di Medicina e Scienze per la Salute presso l’Università degli Studi del Molise, il quale chiarisce fin dal primo podcast cosa sono e a cosa servono gli integratori alimentari. Il viaggio continua con il Professor Andrea Poli, Presidente NFI (Nutrition Foundation of Italy). Attraverso alcune semplici domande, il Prof. Poli mette in luce alcune notizie false che vedono protagonisti gli integratori alimentari e offre al consumatore suggerimenti concreti per potersi districare tra le varie informazioni presenti online. L’appuntamento continua con altri due episodi. Il primo relativo alla normativa e alle buone pratiche che garantiscono la qualità e la sicurezza degli integratori alimentari in Italia; il secondo dedicato ai termini che più spesso ricorrono quando di parla di microbioma. Insieme al Professor Fabio Pace, direttore della Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell’Ospedale “Bolognini” di Seriate (BG), infatti, i consumatori scoprono la differenza tra due parole simili tra loro, eppure dal significato così diverso: probiotici e prebiotici. Gli episodi che hanno riscosso maggior interesse sono stati i primi due (“Cosa sono gli integratori alimentari?” e “Le fake news sugli integratori alimentari”), segno di una generale poco conoscenza sul tema e della volontà degli utenti di scoprire sempre di più questo mondo.Tutti i podcast sono stati divulgati attraverso i canali social e la Newsletter di UNC, che conta oltre 180.000 iscritti, e rimangono sempre disponibili sulle maggiori piattaforme di hosting di podcast.

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Bofrost: dopo la pandemia +28,1% di fatturato per gli alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2022

Per molti è stata una “scoperta”, fatta durante i lockdown, che si è trasformata in abitudine consolidata. Stiamo parlando della spesa alimentare consegnata direttamente alla porta di casa da Bofrost, la più importante realtà italiana della vendita a domicilio di specialità surgelate e fresche: nel primo semestre dell’anno commerciale 2022-23 l’azienda, che ha sede a San Vito al Tagliamento (PN) e una cinquantina di filiali in tutta Italia, ha fatturato 147 milioni di euro, +28,1% rispetto allo stesso periodo dell’ultima annata pre-pandemia, il 2019-20. «Rispetto ai livelli record raggiunti negli ultimi due anni siamo ovviamente calati, ma si trattava di periodi non raffrontabili per via della situazione eccezionale legata alle restrizioni che hanno fatto della spesa a domicilio l’unica alternativa per moltissimi italiani, ai quali non abbiamo mai fatto mancare il nostro servizio – sottolinea l’amministratore delegato di Bofrost Italia Gianluca Tesolin –. Il confronto con le annate in condizioni di normalità conferma che abbiamo ampliato stabilmente la nostra clientela, grazie alla qualità e alla sicurezza dei nostri prodotti e all’eccellenza del servizio che offriamo».Sulla scorta della crescita di questa domanda l’azienda è alla ricerca di personale: nel primo semestre 2022 ha inserito oltre 530 persone, perlopiù commerciali venditori con contratto di lavoro dipendente che si occupano della vendita e della consegna dei prodotti, e altrettante ne cerca per i prossimi mesi su tutto il territorio nazionale.Inoltre, negli ultimi anni Bofrost, storicamente associata al comparto frozen, ha notevolmente ampliato l’offerta di prodotti conservati tra 0° e 4°C (formaggi, latticini, affettati, uova) e per questo sta riorganizzando la logistica del fresco non solo per garantire la massima rapidità di consegna e freschezza dei prodotti, ma anche per ottimizzare gli spostamenti e ridurre così i chilometri percorsi dai mezzi. Il piano generale di rinnovo delle filiali prevede inoltre ingenti investimenti sul fotovoltaico (che già oggi garantisce il 15% del fabbisogno energetico di Bofrost) e su impianti di refrigerazione innovativi e a basso impatto ambientale.bofrost Italia – È la più importante azienda italiana della vendita diretta a domicilio di specialità alimentari surgelate e fresche. Vi lavorano 2.830 persone in tutta Italia. La sede centrale si trova a San Vito al Tagliamento (PN). A oggi, sono oltre un 1,1 milioni le famiglie italiane che apprezzano e conoscono i prodotti di bofrost* Italia. La qualità, il gusto e un eccellente servizio rappresentano i fattori di successo di questa azienda. http://www.bofrost.it

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Prezzi alimentari in calo… ma crescono in tavola

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

Leggere, come accade oggi per il rapporto Fao sui prezzi alimentari, che i prezzi di questi ultimi sono in calo, potrebbe far sobbalzare visti gli alti livelli inflattivi in Italia, Ue e resto del mondo.I prezzi dei prodotti alimentari sono in calo da mesi e in queste ultime settimane il calo è stato aiutato anche dalla ripartenza delle navi di cereali dai porti ucraini del mar Nero. L’invasione dell’Ucraina, quindi, ha condizionato il mercato mondiale fino ad un certo punto. E si può dire altrettanto per i rincari dei prodotti energetici.E allora, perché l’inflazione aumenta?Stiamo parlando dei prezzi dei prodotti base: il chicco di grano o il latte appena munto o la carne appena macellata non li mangiamo. Prima che arrivino sulla tavola hanno bisogno di distribuzione all’ingrosso, lavorazione, distribuzione al dettaglio e governance di tutte queste fasi.L’inflazione, quindi, sembra che sia dovuta solo alle fasi successive alla produzione. La crisi, la mancanza di equilibrio, è nella governance, fino a governo e amministrazione dei nostri sistemi e regimi.Per molto semplificare: se un sistema elettorale viene considerato pessimo, le conseguenze negative si riflettono a catena su tutto quello che ha a che fare con le decisioni di chi abbiamo eletto; per cui, pur se il chicco di grano ci sosta meno, le negatività della filiera (nel nostro caso per le decisioni che dettano le regole della stessa) fino alla nostra tavola annullano questo vantaggio e fanno aumentare il prezzo. Il problema GROSSO è quindi nelle nostre organizzazioni tecnico-commerciali e nelle istituzioni. Constatazione che ci fa anche pensare che se questo problema fosse meno grosso, i prezzi di acquisto dei prodotti base potrebbero essere maggiori e i lavoratori dei prodotti base (in genere in Paesi abbastanza disgraziati) se ne avvantaggerebbero (multinazionali permettendo…). Ogni nostra azione – consumatori e cittadini – non è mai fine a se stessa. Interessarsi perché sia meglio finalizzata, e non alla decisione di disonesti, furbi e casualità, fa bene a noi stessi. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Etichette alimentari. Italia allo sbando. I danni del sovranismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2022

“Il sistema non tiene conto del fabbisogno e del profilo nutrizionale individuale ed il punteggio Nutriscore non rappresenta un giudizio assoluto di salubrità di un alimento ma è relativo alla composizione nutrizionale dello stesso riferito a 100 g di prodotto e non ad una porzione di consumo. Tutti gli alimenti in commercio devono essere presi in considerazione nell’ambito di una normale dieta varia ed equilibrata”. E’ il testo di un cartello che si legge nei supermercati Carrefour. E’ l’impegno preso dall’azienda francese con l’Antitrust che a dicembre aveva avviato un’indagine, conclusa ieri con l’impegno di Carrefour ad informare i loro clienti. Stesso tipo di impegni per Pescanova e Valsoia, importatrice dei prodotti Weetabix e Alpen.Questo è lo scorrere dei fatti a seguito della posizione italiana sull’etichetta a semaforo (Nutri-score) che, nel febbraio scorso aveva portato al bando governativo di questo strumento di informazione. Obiettivo: combattere contro l’Unione europea, colpevole di voler favorire le multinazionali contro il made in Italy.Abbiamo ascoltato toni apocalittici antieuropeisti di sovranisti di vario tipo, manipolazione dell’informazione da parte di Federalimentare, ed elogio di etichette (Nutriform-battery) che, come già avviene, riportino solo l’elenco dei contenuti. L’oggetto del contendere è se l’etichetta, informando, debba esprimere o meno un’indicazione media rispetto alla salubrità del prodotto. “Nutriform-battery” presuppone la scelta del prodotto dopo lettura di elenco e quantità del contenuto, scritta sempre in caratteri piccoli. “Nutri-score” si basa sulla immediata percezione (lettere e colori) rispetto ad un equilibrio nutritivo tra elementi sfavorevoli (calorie, acidi grassi saturi, zuccheri semplici, sodio) e favorevoli (percentuale di frutta, verdura, leguminose e oleaginose, fibre, proteine). Le indicazioni si riferiscono ad una quantità pari a 100g o 100ml. A-verde rappresenta il miglior equilibrio, che peggiora con B-verde chiaro, C-giallo, D-arancione, E-rosso. Alcuni prodotti di prestigio del made in Italy hanno preponderanza di elementi sfavorevoli e non avrebbero la A-verde. I nostri governanti preferiscono che in etichetta non sia espressa indicazione complessiva media di salubrità ma che il consumatore – presumibilmente informato di cosa e quanto per la propria salute – scelga di conseguenza. A nostro avviso si è data più importanza al business dei produttori che non alla salute dei consumatori. Dal 2018 Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Spagna già raccomandano questa etichetta. Positivi anche i giudizi dell’Oms (International Agency for Research on Cancer – Iarc) Così l’Italia si sta preparando al fatto che entro la fine di quest’anno la Commissione europea dovrebbe presentare una proposta di legge perché l’etichetta “Nutri Score”, sia un obbligo nel contesto della strategia F2F (Farm to Fork). Non è molto esaltante, anche perché il confronto interno è quasi sempre basato non su numeri e fatti in sé, ma sull’essere pro o contro il made in Italy. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Disturbi alimentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

Più volte si è evidenziato come dopo due anni di pandemia e confinamenti tra le pareti domestiche i disturbi alimentari, anche nei giovanissimi, siano aumentati di oltre il trenta per cento. Le satistiche diffuse in occasione della giornata del “Fiocchetto Lilla” di pochi mesi fa parlano di 3,5-4 milioni di italiani (il 5% della popolazione, di cui il 70% adolescenti) affetti da disturbi del comportamento alimentare (Dca). A fronte di ciò, in questi giorni gli organi di stampa hanno sottolineato come a Milano l’emergenza Disturbi alimentari abbia subito un aggravamento a causa di una riduzione sostanziale di posti letto per riabilitazione intensiva.L’Auxologico da oltre sessant’anni si occupa, sia a livello di cura che di ricerca, di disturbi alimentari ed ha registrato un incremento medio delle richieste di aiuto che si aggira intorno al 220%. Sia la Macroattività Ambulatoriale Complessa (MAC) dell’ospedale Auxologico San Luca di Milano, che gli ambulatori di Auxologico Meda e Auxologico Pioltello hanno registrato un aumento considerevoli degli accessi di pazienti con disturbi alimentari. Nel 2021 tale quadro ha spinto Auxologico in piena pandemia a riconvertire un reparto riabilitativo nutrizionale di 24 posti letto per destinarlo interamente alla riabilitazione di anoressia, bulimia e gli altri disturbi alimentari. Sotto la direzione del dott. Leonardo Mendolicchio, tra i più importanti esperti di DCA di Italia, si è passati successivamente, ad un ulteriore incremento dell’offerta di Auxologico Piancavallo con un aumento dei posti letto che oggi riesce ad ospitare 42 pazienti affetti da disturbi alimentari. L’Unità Operativa per la riabilitazione dei disturbi alimentari ha dato ospitalità a circa 600 pazienti dal 2021 ad oggi di cui il 45% lombardi e di questa quota la metà è proveniente dalla città metropolitana di Milano. Sulla situazione in Lombardia sempre il dott. Mendolicchio conferma che: “soprattutto i pazienti Lombardi hanno chiesto di poter essere ricoverati presso la nostra Unità Operativa che ha poi consentito loro di essere presi in carico, nel rispetto della continuità assistenziale, presso la MAC di Auxologico San Luca a Milano”. Lo sforzo di Auxologico su questa emergenza sanitaria è massimo e conclude Mendolicchio: “a volte siamo costretti a trattare le angosce delle famiglie che mal tollerano le liste di attesa che inevitabilmente stanno aumentando a dismisura. La speranza è che nei prossimi mesi si possa diversificare la nostra offerta assistenziale in modo tale da poter lavorare su più setting compreso quello della comunità terapeutica”.

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Le classifiche dei prodotti alimentari e di tutti i rincari mensili e annuali

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri per stilare quattro classifiche, quella dei servizi che a giugno hanno registrato i maggiori rialzi annui per quanto riguarda le voci legate alle vacanze, quella dei prodotti alimentari e le classifiche assolute dei rincari mensili e annuali.Per chi si appresta a partire per le ferie emerge un quadro non certo confortante. In testa alla top ten delle vacanze, il più che raddoppio dei prezzi dei Voli internazionali che decollano del 124,1% su giugno 2021 e che hanno anche il primato rispetto a tutte le voci del paniere e si collocano al 2° posto assoluto degli incrementi mensili con +21,3%. Medaglia d’argento ai Voli nazionali che su base annua volano esattamente di un terzo, +33,3%, un dato molto preoccupante specie se si considera che è la voce che segna il record degli incrementi mensili, +31,4% su maggio 2022. Al 3° posto il Noleggio di mezzi di trasporto e l’affitto di garage e posti auto con +24,3% (+7,4% sul mese precedente, 5° posto della top ten mensile). Appena fuori dal podio gli Alberghi, motel e pensioni che segnano un +21,4% rispetto allo scorso anno (+5,7% su base congiunturale, 8° posto). Seguono il Trasporto marittimo (+18,7%), i Gelati (+13,4%) e i Pacchetti vacanza internazionali (+6,2%), Non ci si salva neanche andando al Ristorante, +4,6% sullo scorso anno, o in un parco, in un museo (+3,2%). Chiudono la top ten i Servizi ricreativi e sportivi che includono piscine, palestre, discoteche e stabilimenti balneari che segnano, per ora, un più contenuto +2,4 per cento, ma che in appena un mese rincarano del 2,8%. “Quello che emerge da questi dati è che per le prossime vacanze meno ci allontaniamo e meglio è. Tra voli e carburanti i prezzi sono esorbitanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Per quanto riguarda la top ten di tutti gli aumenti mensili , rispetto a maggio 2022 vincono i voli nazionali (+31,4%), seguiti da quelli internazionali (+21,3%). Al terzo posto sempre una voce collegata alla ferie, i villaggi vacanze e i campeggi con +11,3%. Al quarto posto la benzina che sale del 9,8% in appena un mese (+25,3% su giugno 2021), seguita dal noleggio dei mezzi di trasporto (+7,4%), il gasolio per mezzi di trasporto (+6,7%, +32,3% su base annua), in settima posizione l’E-book download (+6,2%), poi alberghi (+5,7%), pasta sfoglia (+5,1%) e gasolio per riscaldamento (+4,9%). L’energia elettrica è appena fuori dalla top ten mensile con +4,6%, ma salendo su base annua dell’81,4%, al 2° posto dei rincari annui, determina per una famiglia media una stangata annua pari a 514 euro.Per la top 20 annuale relativa a tutto il paniere Istat, vincono i voli internazionali (+124,1% su giugno 2021), al 2° posto l’energia elettrica (+81,4%), al 3° l’olio diverso da quello di oliva (68,6%). Poi gas naturale e di città (+67,3%), gasolio per riscaldamento (+52,7%), al sesto Gpl e metano (+38,2%), voli nazionali (+33,3%), gasolio per mezzi di trasporto (+32,3%). Chiude la top ten il burro (+27,7%). In classifica anche la benzina (+25,3%), gli alberghi (14° con +21,4%), la farina (+20,5%), la pasta (in 17esima posizione con +18,3%). Chiude la top 20 il pollame (+15,1%), la carne più rincarata.Per quanto riguarda la top 20 dei prodotti alimentari, il record dei rincari annui spetta all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 68,6% rispetto a giugno 2021 e che certo risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto della top ten il Burro che svetta del 27,7%. Sul gradino più basso del podio la Farina che sale del 20,5% in un anno. Al quarto posto il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca, secca e preparati di pasta) che lievita del 18,3%. Seguono la Margarina che costa il 16,8% in più su base annua, il pollame (+15,1%), il riso (+13,7%), all’ottavo posto le uova (+13,6%), poi le patatine fritte (13,5%). Chiudono la top ten i Gelati che con il caldo decollano del 13,4%. Si segnalano poi il latte conservato con +12,1%, i vegetali freschi +11,8%, il pane +11,3%, la frutta fresca +10,9%. By Mauro Antonelli

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Prezzi: Unc, la top ten dei rialzi alimentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri per stilare la classifica dei prodotti alimentari che a maggio hanno registrato i maggiori rialzi annui. Il record dei rincari spetta come sempre all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 70,2% rispetto a maggio 2021 e che certo risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto della top 10 il Burro che svetta del 23,3%. Sul gradino più basso del podio la Pere che salgono del 22,9% in un anno.Al quarto posto i Pomodori (+20,6%), poi il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca e secca) che lievita del 20,5%. Seguono la Farina (+18,7%), il Pollame, che costa il 13,8% in più su base annua, la Margarina (+12,8%), Altra frutta come i meloni e i cocomeri (+12,6%). Chiudono la top ten le Uova (+12,3%).Nella top 20, si segnalano i vegetali (+11%), i gelati (+11%), il pane confezionato (+10%), e quello fresco (+9,4%)

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La corsa al rialzo dei generi alimentari

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

Non sembra destinata ad arrestarsi in tempi brevi, per questo è importante rafforzare la cooperazione internazionale al prossimo G7 di Schloss Elmau, in Germania – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia non è solo la guerra tra Russia a Ucraina a destabilizzare i mercati, ma anche una moltitudine di fattori che stanno provocando una vera crisi energetica globale. Quest’ultima, sottolinea l’ultimo rapporto dell’agenzia, si traduce in insicurezza alimentare per un gran numero di persone, che potrebbe arrivare quest’anno a 323 milioni con un ulteriore incremento del 17%. Tra il 2017 e il 2021 l’insicurezza alimentare acuta è più che triplicata – continua Tiso. La scarsità e il maggior costo dei fertilizzanti, insieme agli aumenti del prezzo dell’energia, colpiranno prima di tutto i Paesi più poveri e le fasce di popolazione meno abbienti dei Paesi ricchi. Una tale dinamica non può che produrre più disuguaglianza.Siamo ancora ben lontani dal raggiungere il secondo obiettivo per lo sviluppo sostenibile, che prevede di eliminare la fame entro il 2030 assicurando a tutti – in particolare i poveri e i bambini – l’accesso a un’alimentazione sicura e sufficiente per tutto l’anno. Il G7 in programma dal 26 al 28 giugno in Germania è un’occasione per avviare un nuovo dialogo tra i Paesi più industrializzati, con l’obiettivo di garantire la sicurezza alimentare globale a partire dai Paesi e dalle comunità più vulnerabili.

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Valorizzazione degli scarti alimentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2022

È dedicato a un tema di estrema attualità come quello del riutilizzo virtuoso degli scarti alimentari il progetto europeo IPSUS – Climate smart food innovation using plant and seaweed proteins from upcycled sources, che coinvolge ricercatori e ricercatrici dell’Università di Parma.Il progetto mira a sviluppare, mediante approcci eco-innovativi e interdisciplinari, metodiche per il recupero e la valorizzazione di proteine estratte da sottoprodotti e scarti di alcune filiere vegetali (zucca, nocciola, uva, patata, trebbie di birra e alghe), altrimenti destinati a unirsi ai circa 1,6 miliardi di tonnellate di perdite e sprechi alimentari globali annuali. Per le attività dell’Università di Parma, la cui responsabilità scientifica è affidata a Maria Paciulli, ricercatrice a tempo determinato di Scienze e Tecnologie Alimentari al Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco, il team avrà a disposizione un finanziamento di circa 120mila euro dal Ministero Italiano delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF). Diverse aree dello stesso Dipartimento sono coinvolte: l’Area di Tecnologie Alimentari con i docenti Marcello Alinovi ed Emma Chiavaro; l’Area di Microbiologia degli Alimenti con le docenti Elena Bancalari e Monica Gatti; l’Area di Economia Agroalimentare con il docente Giovanni Sogari.Il progetto, scelto tra i 31 ammessi alla valutazione a seguito di uno specifico bando sullo sviluppo di soluzioni innovative per sistemi alimentari resilienti, climaticamente intelligenti e sostenibili, è coordinato da Parag Acharya, affiliato al National Research Institute dell’Università di Greenwich. Completano il consorzio istituzioni pubbliche e private: Istanbul Sabahattin Zaim University (Turchia), Ecole Nationale d’Agriculture de Meknes (Marocco), BEIA Consult International (Romania), Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (SSICA) di Parma, Mohammed V University of Rabat (Marocco), Kaanlar Food Inc. (Turchia), KEDGE Business School (Francia).Numerose le linee di ricerca previste. Saranno valutati nuovi metodi di estrazione delle proteine per identificare e ottimizzare le tecniche più sostenibili. Saranno considerate la qualità nutrizionale e la sicurezza sia delle fonti vegetali sia delle proteine estratte, tenendo anche conto della bioaccessibilità e della potenziale allergenicità. Inoltre sarà testata l’incorporazione delle proteine recuperate in formulazioni vegetali alternative alla carne e ai prodotti lattiero-caseari su scala di laboratorio prima e su scala pilota poi, con lo sviluppo di prototipi da parte dei partner industriali. Sarà inoltre valutata l’accettabilità funzionale e sensoriale dei prototipi insieme alle proposte ottimizzate nutrizionalmente (basso contenuto di sale/zuccheri/grassi) e con etichette pulite (meno additivi alimentari e una lista ingredienti più corta), di cui queste categorie di prodotti sono attualmente carenti. Lo studio dei comportamenti e delle preferenze dei consumatori, oltre che dell’ambiente normativo e politico, consentirà di evidenziare i fattori trainanti e le barriere al cambiamento sostenibile, attraverso il recupero di proteine vegetali da fonti alternative.Il progetto di ricerca, triennale, consentirà di fornire un grosso contributo nell’affrontare le opportunità di valorizzazione degli sprechi alimentari e ridurre l’impatto ambientale delle filiere, mediante la transizione verso fonti proteiche alternative.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rialzi di vacanze e alimentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri per stilare la classifica dei prodotti che hanno registrato i maggiori rialzi annui, sia dei prodotti alimentari che di quelli relativi alle vacanze.L’inflazione dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche è letteralmente decollata, passando dal +6,4% tendenziale di aprile al +7,5% di maggio, con una variazione mensile dell’1,3%. Tradotto in termini di aumento del costo della vita significa, per una coppia con due figli, una stangata su base annua pari a 561,50 euro solo per mangiare e bere, 505 euro per una coppia con 1 figlio, la famiglia attualmente più diffusa, 418 per una famiglia media, 615 euro per una coppia con 3 figli o più. Ma quali prodotti sono saliti maggiormente? Il record dei rincari spetta all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 70,2% rispetto a maggio 2021 e che certo risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole e che segna un balzo del 5,7% in appena un mese. Al secondo posto della top 20 il Burro che svetta del 22,6% e che è al 1° posto per i rialzi alimentari mensili con +6,7% Sul gradino più basso del podio la Farina che sale del 18,6% in un anno.Al quarto posto il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca, secca e preparati di pasta) che lievita del 16,6%. Seguono il Pollame, che costa il 13,8% in più su base annua, la Margarina (+12,6%), le Uova (+12,3%), all’ottavo posto i Frutti di mare freschi (+11,5%). Pur essendo ancora lontani dall’estate, speculazione sui Gelati che salgono dell’11,2%. Chiudono la top ten i Vegetali freschi con +11%.Nella top 20, in 11° posizione, Patatine fritte (+10,4%), Riso e Pane (fresco e confezionato) entrambi +9,6%, seguito da Latte conservato (+9,1%), Pesce fresco (+8,6%). Dopo il pollame, la carne più rincarata, in 16° posizione, è quella di wurstel, carne macinata e salsicce che aumenta dell’8%, poi Acque minerali e Succhi di frutta e di verdura (ambedue a +7,9%). In 19° posizione lo Zucchero con +7,7%, mentre chiude la top 20 l’Olio di oliva con +7,6%.Non va meglio per chi a maggio ha trascorso dei giorni di vacanza. Nonostante non ci fossero ponti, i rincari sono stati molto consistenti e questo è preoccupante in vista di domani, 2 giugno e, soprattutto, delle prossime ferie.In testa alla top ten delle vacanze, il raddoppio dei prezzi dei Voli internazionali che decollano del 103,3% su maggio 2021. Medaglia d’argento per il Trasporto marittimo, +22,7%, al 3° posto il Noleggio di mezzi di trasporto e l’affitto di garage e posti auto con +22,1%.Seguono i Voli nazionali che si alzano del 21,4%. Il rialzo più allarmante, però, in prospettiva estate, è quello degli Alberghi, motel e pensioni che pur collocandosi al quinto posto con +14,1%, hanno il primato dei rialzi mensili tra tutte le voci del paniere con +7,2% su aprile.Al sesto posto i Pacchetti vacanza internazionali con +8,6%, poi Musei parchi e giardini con +5,3%. Non ci si salva neanche al Ristorante, +4,6% o andando al Cinema o ad un concerto, +2,3%. Meglio per il momento, ma si sa che questi aumenti scattano da giugno e svettano a luglio e agosto, i Servizi ricreativi e sportivi, con quelli fruiti come spettatori che salgono del 2% e quelli fruiti come praticanti, come piscine e stabilimenti balneari, che segnano, per ora, un contenuto +1,7 per cento. Insomma, per avere dei dati statistici sul caro spiagge bisogna ancora attendere.

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Allergie alimentari

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

Le allergie alimentari colpiscono fino al 5% della popolazione adulta, mentre hanno una maggiore incidenza nei bambini, pari al 6-10% nei primi anni di vita. Le allergie alimentari sono legate ad una reazione immunologica verso proteine contenute negli alimenti chiamate allergeni. Nell’adulto l’allergia alimentare più frequente (il 72% delle allergie alimentari primarie in Italia) è dovuta all’assunzione di cibi di origine vegetale come, ad esempio, frutti della famiglia delle Rosaceae, soia, arachide, grano, frutta a guscio, sesamo. Le più frequenti reazioni ad alimenti di origine animale sono, nei bambini, quelle a latte e uova, mentre nell’adulto la forma più frequente è quella verso i crostacei, più raramente a pesci e a carni. I sintomi dell’allergia alimentare possono coinvolgere più organi e apparati con diversi sintomi: orticaria/angioedema, edema delle labbra e della lingua, prurito al palato, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, broncospasmo, tosse, ostruzione nasale e dispnea e fino allo shock anafilattico con ipotensione e perdita di coscienza. La diagnosi dell’allergia alimentare si basa su anamnesi, cutireazioni come, ad esempio, il prick test con estratto o prick by prick con alimento fresco, dosaggio delle IgE specifiche per l’alimento o per le singole molecole allergeniche dell’alimento in questione ed il test di provocazione orale. L’allergia ai crostacei rappresenta la seconda causa di allergia alimentare primaria in Italia (13%) ed esiste una correlazione con la sensibilizzazione agli acari della polvere. Allergia al pesce: è abbastanza rara, ma è importante inquadrarla correttamente per evitare diete di eliminazione inappropriate. Il pesce è un alimento di utilizzo comune in tutto il mondo ed il suo consumo è in costante aumento ma in Italia l’allergia al pesce è rara rispetto a quella verso gli altri allergeni di origine animale.L’allergia primaria all’arachide è una delle principali allergie alimentari nei paesi anglosassoni e nei paesi dell’Europa settentrionale, esordisce in genere nei bambini, può essere responsabile di reazioni gravi e spesso persiste nell’età adulta. In Italia l’allergia primaria all’arachide, legata alla sensibilizzazione a proteine di deposito, è rara, si sviluppa in età pediatrica ed è più frequente nelle regioni del nord rispetto a quelle del centro-sud. I pazienti italiani allergici all’arachide più spesso sono sensibilizzati a panallergeni come la Lipid Trasfer Protein (LTP), presente in molti cibi di origine vegetale e potenzialmente responsabile di reazioni severe, o panallergeni pollinici come Profilina o PR-10 a cui il paziente si sensibilizza attraverso i pollini e che nella maggior parte dei casi causano una sindrome orale allergica (sintomi limitati al cavo orale) solo con l’alimento consumato crudo.

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Princes Industrie Alimentari, primo trasformatore del bacino del pomodoro del Centro-Sud Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2022

Intervenendo nella tavola rotonda Imprese e diritti umani, Princes ha sottolineato come la proposta di una direttiva europea sulla human right due diligence possa aiutare a creare un quadro giuridico efficace per il rispetto dei diritti senza dimenticare l’articolazione di una filiera produttiva agricola. Si tratta di un processo che per essere rilevante deve includere tutti i componenti della filiera produttiva e accogliere il contributo di stakeholder terzi come associazioni e istituzioni accademiche.“Se una specifica legislazione europea può fornire un quadro normativo condiviso, è tuttavia necessario avere il coraggio di fare un ulteriore balzo in avanti: aprirsi al contributo di associazioni come Oxfam che sono un riferimento rilevante e indipendente. È solo grazie alle collaborazioni con i tanti attori di una filiera come quella del pomodoro che si raggiungono impatti concreti che possono consolidarsi e crescere nel tempo. È importante che il concetto di filiera venga percepito nella sua interezza e complessità per essere promotori di un’azione efficace” ha commentato Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato di Princes Industrie Alimentari.

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Al via i questionari sulle abitudini alimentari dei bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

L’Italia è uno dei paesi d’Europa con il più alto tasso di obesità infantile: secondo l’ultimo report di OKkio alla Salute del Ministero della Salute, su un campione di 50mila bambini di terza elementare, il 20,4% è in sovrappeso e il 9,4% è obeso. Una patologia che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo, soprattutto tra i bambini e i giovani.Per dare un quadro più chiaro e aggiornato del fenomeno in Italia, FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, la Clinica Pediatrica, Endocrinologia, IRCCS Istituto Giannina Gaslini e l’Università degli Studi di Genova hanno sviluppato, con Helpcode Italia, ONOI – l’Osservatorio dell’Obesità Infantile in Italia, un questionario diffuso dai pediatri alle famiglie assistite, che ha l’obiettivo di descrivere e analizzare lo stato nutrizionale dei bambini italiani. La modalità è semplice: nel corso del 2022, i genitori saranno invitati a compilare il questionario online in cui si indicano le abitudini alimentari e di vita dei propri figli (tra cui il consumo della prima colazione, gli alimenti privilegiati e il tempo dedicato all’attività fisica), contribuendo quindi a sviluppare una ricerca sulla relazione tra la salute alimentare e lo stile di vita dei bambini.«I numeri della malnutrizione infantile in Italia sono allarmanti, secondo l’ultimo report sulla malnutrizione infantile condotto da Helpcode, emerge che un terzo dei bambini italiani nella fascia d’età 6-9 anni è obeso o in sovrappeso, per un totale di circa 100mila bambini, con una netta prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%), un problema sanitario dagli enormi costi sociali ed economici – spiega Giorgio Zagami, presidente di Helpcode Italia – Per aiutare a contrastare questo problema, rinnoviamo la collaborazione con FIMP e con l’Istituto Gaslini e lanciamo ONOI, una raccolta di dati a livello nazionale che mira a fotografare l’incidenza del fenomeno su tutto il territorio italiano. L’obiettivo è quello di raccogliere circa 50mila questionari, utili a delineare la situazione dell’obesità e del sovrappeso in età infantile e di indagare le eventuali correlazioni con gli stili di vita». «Questo importante progetto – aggiunge Giuseppe Di Mauro, Segretario Nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – consentirà di avere fondamentali informazioni per mettere in atto una più mirata prevenzione dell’obesità infantile. Riusciremo ad individuare i momenti critici della crescita in cui più frequentemente si manifesta l’obesità e potremo attuare specifici programmi di prevenzione.” “Avremo anche la possibilità di conoscere quanto la dieta mediterranea sia seguita dai bambini italiani e quali siano le loro più frequenti “cattive” abitudini. La correzione dei comportamenti errati, attraverso programmi educativi innovativi da parte del pediatra di famiglia, potrà rappresentare la strategia vincente non solo per la riduzione dell’obesità infantile ma anche per la prevenzione di malattie croniche dell’età adulta» afferma Antonio D’Avino, Presidente FIMP. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’obesità ha un impatto negativo sullo stato di salute generale della popolazione sia in età giovanile che in età adulta. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato che l’obesità aumenta anche il rischio di complicanze e morte in persone affette da Covid-19 e quindi può giocare un ruolo anche negli sviluppi delle patologie infettive. In molti casi, l’obesità è associata a disuguaglianze socio-economiche e riguarda in maggior misura le classi sociali più svantaggiate, particolarmente vulnerabili alle influenze dell’ambiente e tendenti a stili di vita meno salutari.

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Etichettature alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

L’Efsa rileva che in Europa, l’assunzione di energia, grassi saturi, sodio e zuccheri aggiunti/liberi è troppo elevata: ridurla contribuirebbe a combattere le malattie croniche legate a una cattiva alimentazione. Al contempo, dato che nella maggior parte delle popolazioni adulte europee l’assunzione di potassio e di fibre alimentari è insufficiente, un aumento del consumo di tali sostanze contribuirebbe a migliorare la situazione sanitaria.L’Agenzia ha individuato i nutrienti e i componenti alimentari non nutritivi rilevanti per la salute pubblica dei cittadini europei, le categorie di alimenti che rivestono un ruolo importante nelle loro diete e i criteri scientifici atti a orientare la scelta dei suddetti nutrienti a fini di profilazione nutrizionale.Nel quadro della strategia “Dal produttore al consumatore»”, la ricerca dovrebbe servire alla Commissione europea per la proposta di etichettatura dei prodotti alimentari, infatti, la Commissione intende proporre, per la fine del 2022, una revisione della normativa vigente sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori. Il contributo scientifico dell’EFSA costituirà la base per la proposta della Commissione. Primo Mastrantoni, Aduc

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Contributi per le filiere alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2022

“Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della revisione del ‘Fondo per la competitività delle filiere’, vengono stanziati ulteriori 30 milioni di euro per il prossimo triennio per i comparti del mais, delle proteine vegetali (legumi e soia), delle carni ovine e del latte bufalino. Il Fondo Filiere, previsto dalla Legge di Bilancio 2020, favorisce la competitività del settore agricolo e agroalimentare, lo sviluppo e gli investimenti delle filiere, valorizza i contratti di filiera nel comparto maidicolo e delle proteine vegetali, sostiene e destagionalizza nella filiera ovina la produzione, la trasformazione e la commercializzazione di carni ovine nonché sostiene e valorizza la filiera del latte bufalino in conseguenza della diffusione del Covid-19”. Lo rende noto il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura.“Con questo provvedimento sosteniamo economicamente alcune filiere italiane e ne incentiviamo i comportamenti virtuosi – aggiunge – Complessivamente vengono stanziati in più 14 milioni di euro alla filiera del mais e 13,5 milioni alle proteine vegetali, destinati alle imprese agricole che abbiano già sottoscritto contratti di filiera triennali a cui è concesso un aiuto di 100 euro per ogni ettaro coltivato nel limite di 50 ettari a beneficiario”.“Per la filiera delle carni ovine – prosegue L’Abbate -, invece, sono destinati ulteriori 500mila euro che portano a 4,5 milioni il contributo per il 2021 alle imprese agricole di allevamento di ovini per concedere aiuti fino a 9 euro per ogni capo macellato e certificato IGP e un aiuto fino a 6 euro per ogni capo non IGP nato, allevato e macellato in Italia nel periodo dal 1° marzo al 30 aprile dell’anno precedente a quello della domanda. Inoltre alle imprese (anche in forma cooperativa) di macellazione e trasformazione di carni ovine che investano in processi di destagionalizzazione e di innovazione di prodotto, anche sottoscrivendo contratti di filiera, è riconosciuto per l’anno 2021 un aiuto pari a 200mila euro, entro il massimale di spesa di 600mila euro”.“Due milioni di euro per il 2021, invece, vengono stanziati per le imprese di trasformazione del latte bufalino a cui è riconosciuto un aiuto pari a 20 centesimi di euro per ogni litro di latte acquistato nel mese di aprile 2021 e trasformato in mozzarella di Bufala Campana DOP” conclude.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari alimentari e non

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

In testa alla top 20 dei prodotti alimentari si confermano, come nel mese precedente, le pere che costano il 32,2% (erano a +31%) in più rispetto a febbraio 2020. Al secondo posto Radici, bulbi non amidacei e altri vegetali (carote, finocchi, cipolle, aglio, asparagi, carciofi) salite del 21,5% in un anno. Sul gradino più basso del podio l’olio diverso da quello di oliva che vola del 19,1%.Al quarto posto Altri vegetali coltivati per frutti (cetrioli, melanzane, zucchine, piselli, peperoni, fagiolini) che svettano del 18,7%. Seguono i pomodori con un incremento del 15,5% e al sesto posto il prodotto simbolo della cucina italiana, la pasta (secca e fresca), con +14,6%. Al settimo i cavoli (+11,2%), il burro (+11,1%) e, ex aequo, Arance e pesche (entrambe a +10,1%). Chiudono la top ten i frutti di mare con +10%.In undicesima posizione l’insalata, +9,2%, segue la Farina (+8,9%). La carne più rincarata è il pollame (+5,9%, in 18° posizione), anche se meno del pesce (+6,2%). In 16° posizione il pane confezionato con +6,3%, molto meno del pane fresco, fuori dalla top 20 con +4,6%. Non in classifica anche l’olio di oliva (+4,2%), il riso (+3,5%), le uova (+3,5%) e il latte, con quello conservato che sale del 3,4% mentre quello fresco intero registra un contenuto +1,4%. Chiude la top 20 lo zucchero con +5,3%. In testa alla top ten dei prodotti non alimentari, l’Energia elettrica mercato tutelato che vince con un astronomico +103,4% rispetto a febbraio 2020. Al secondo posto il Gas del mercato tutelato, +86,5%. Medaglia di bronzo l’Energia elettrica del mercato libero, dove, prevalendo contratti a prezzo fisso, si registra un incremento più basso del tutelato, +64,9%. Si ricorda che il dato tendenziale del gas del mercato libero non è disponibile, essendo entrato solo quest’anno nel paniere Istat. Al quarto posto Altri carburanti (Gpl, metano) con +38,7%, poi i Voli intercontinentali, che letteralmente decollano del 27,8%, il Gasolio per riscaldamento (+24,6%), in settima posizione il Gasolio per mezzi di trasporto (+24%), seguito a ruota dalla benzina (+21,9%). Primo dei beni non energetici, anche se sempre collegato al mondo dei motori, le autoscuole con +16,1%. Chiudono la top ten i Pacchetti vacanza nazionali che salgono del 14,6%. (Mauro Antonelli)

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