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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘alimentazione’

Adulti e bambini devono mangiare cinque volte al giorno

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Colazione, spuntino, pranzo, spuntino e cena. Saltare una delle tappe indicate è “correlato positivamente con un aumentato rischio di obesità, perché la distribuzione giornaliera dei pasti è uno dei fattori che possono contribuire meglio alla qualità della dieta. Cinque occasioni alimentari al giorno sono dunque ideali per una corretta distribuzione di energia e nutrienti”. A garantirlo è Martina Pirola, biologa nutrizionista e referente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che salva gli spuntini dalle false credenze. Una tra tutte è che causino un incremento dell’apporto energetico giornaliero: “Non è così- ribadisce l’esperta- i due spuntini al giorno non sono un pasto in più, anzi contribuiscono a ridurre il potenziale sovraccarico digestivo e metabolico che può conseguire a un minor numero di pasti più pesanti. Gli spuntini, riducendo il senso di fame, permettono un maggiore controllo dell’appetito. Generalmente lo spuntino di metà mattina apporta un 5% dell’energia e quello di metà pomeriggio un altro 5%”. E il gelato d’estate può essere considerato un buon alleato come spuntino? “Il gelato non è cibo spazzatura- assicura la nutrizionista- e se si vuole mangiare come spuntino allora meglio se fatto in casa con yogurt e frutta fresca. In questo modo sarà uno spuntino sano e goloso. Se ci riferiamo, invece, ai gelati confezionati, questi sono un’eccezione alla dieta sana ed equilibrata”. Molto importante, secondo la studiosa, “è evitare di dare i gelati come ricompensa per un comportamento seguito dal bambino, perché così facendo si corre il rischio che siano visti come alimenti più validi rispetto ad altri, oltre ad utilizzare il cibo come premio, e si fa passare un messaggio sbagliato”.
Altri esempi di spuntini validi possono essere “la frutta fresca che, con l’apporto di fibra e vitamine- continua Pirola- contribuisce a raggiungere un introito di gruppi alimentari spesso lasciati da parte. Si possono fare spremute o centrifugati o mousses. Anche lo yogurt o il pane e marmellata sono buoni spuntini”. Attenzione però agli eccessi: “Se questi break alimentari sono fatti in abbondanza o ricchi in calorie, ma carenti in nutrienti necessari, si correrà il rischio di intercorrere nel sovrappeso e nell’obesità- avverte la biologa nutrizionista- soprattutto in età pediatrica”. Nella lista degli alleati rientra inoltre la frutta a guscio. “È un ottimo spuntino se alternata ad altri, in quanto è una valida fonte di grassi buoni, ma in eccesso non va bene”.
Sotto l’ombrellone si potrebbero, inoltre, “privilegiare alimenti freschi per idratarsi adeguatamente, tra cui la frutta e verdure crude come cetrioli e carote. Ci vorrà un po’ di creatività per farli mangiare ai bambini- ricorda Pirola- ma con un po’ di fantasia si riesce. Si può giocare realizzando formine a stella ad esempio”. Nel pranzo estivo, infine, i panini non sono banditi, ma occorre “scegliere il pane integrale e non farcirli in maniera esagerata. Sarebbe perfetto- conclude l’esperta- se si riuscisse ad introdurre come companatico verdura, quali i pomodori, e una fetta di prosciutto cotto magro”. Pirola ha collaborato alla realizzazione del progetto ‘Nutripiatto’ della Nestlé per l’educazione alimentare dei bambini dai 4 ai 12 anni, con il supporto scientifico della SIPPS e del Campus Biomedico di Roma.

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Ergastolo a “pane e acqua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Tenere un prigioniero “a pane e acqua” era un tipo di alimentazione ai limiti della sopravvivenza utilizzata in tempi non lontani come forma di punizione carceraria, ma sembra, anche se in forma diversa, che nel nostro paese voglia tornare di moda. Penso che tutti si dovrebbero interessare di cosa accade nell’inferno delle nostre “Patrie Galere” perché al giorno d’oggi il carcere è una specie di autostrada e un giorno o l’altro ci potrebbero passare molti cittadini o parenti, sia innocenti che colpevoli. L’ergastolano Cesare Battisti ha osato lamentarsi dell’alimentazione che gli viene somministrata nel carcere dove è detenuto (gli è vietato persino cuocersi un po’ di “riso o pasta in bianco”) e un noto politico (la storia giudiziaria ci insegna che anche loro sono a rischio e che convenga a tutti che in galera venga rispettata la legge e la Costituzione) lo ha anche sbeffeggiato per le sue lussuose pretese. Il nostro Ordinamento penitenziario prevede, nell’articolo 9 sull’alimentazione: “Ai detenuti e agli internati è assicurata un’alimentazione sana e sufficiente, adeguata all’età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima.” Purtroppo ricordo, invece, che il cibo in carcere fa schifo, non per niente in gergo carcerario viene chiamato “sbobba”. Solo i più poveri fra i poveri lo prendono, non per mangiarlo ma solo per mantenersi in vita. È poco, cucinato male e quando dalla cucina arriva in sezione, spesso senza carrelli termici, sembra un pastone per galline o brodaglie che neppure i maiali mangerebbero Per questo molti detenuti si cucinano da soli, anche perché chi ha scontato molti anni di carcere è spesso ammalato allo stomaco. Penso che se ai prigionieri vengono inflitti ulteriori disagi, che non hanno nulla a che fare con la sicurezza o con la pena da scontare, sia controproducente per la società, perché poi uno esce dal carcere arrabbiato e peggiore di quando è entrato. A questo punto, a quando la palla al piede? L’ho detto e scritto tante volte che certe prese di posizione forcaiole rafforzano la mentalità deviante. La stragrande maggioranza dei mass media, della classe politica e dei professionisti dell’antimafia si sono arrabbiati per la scarcerazione di alcuni detenuti anziani e malati condannati per mafia e addirittura qualcuno si è lamentato che alcuni di questi detenuti, per alcune ore del giorno, abbiano la cella aperta, perché secondo loro dovrebbero essere sepolti vivi fra sbarre e cemento 24 ore su 24. Eppure qualcuno di questi dovrebbe conoscere la nostra Carta Costituzionale, che dà alla pena esclusivamente una funzione rieducativa. Se la maggioranza dei cittadini del nostro Paese non è d’accordo, ed è convinta che la pena per funzionare debba recare dolore e sofferenza, perché non cambiare la nostra Costituzione? Se si pensa che alcuni prigionieri non possano smettere di essere dei delinquenti, perché curarli e farli invecchiare e morire in carcere? Se si è convinti che una pena cattiva faccia bene alla società o possa essere un deterrente, perché non ripristinare la pena di morte, la tortura o l’inquisizione?
Io sinceramente penso che il carcere duro o la pena dell’ergastolo facciano più male alla società che ai prigionieri perché, nella maggioranza dei casi, una pena cattiva e senza speranza modella nuovi criminali. Se dopo tutte le misure attuate all’indomani delle stragi di mafia siamo ancora a parlare di mafia, credo che il regime di tortura del 41-bis, insieme alle pene che non finiscono mai, non abbiano funzionato. D’altronde senza speranza è difficile cambiare e migliorarsi, o smettere di essere delinquenti. Sono convinto che la pena dell’ergastolo e il carcere duro non siano assolutamente un deterrente, anzi alimentano la cultura deviante e criminale. E non lo dico solo io ma lo affermano anche i dati sulla recidiva. Nei Paesi dove ci sono carceri vuoti c’è più sicurezza. Diciamoci la verità: molti chiedono giustizia ma in realtà vogliono vendetta, vogliono che i prigionieri soffrano per il male che hanno fatto, così imparano per la prossima volta. Solo che per molti di loro non ci sarà una prossima volta. In tutti i casi non penso che proibire ad un detenuto di cucinarsi una ciotola di riso in bianco possa alleviare il dolore delle vittime, ma forse mi sbaglio. (Per l’Associazione Liberarsi, Carmelo Musumeci)

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Contrastare il disturbo dell’alimentazione incontrollata

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Lo studio italiano dei gruppi di ricerca della Sapienza e dell’Università di Camerino ha identificato in una molecola, l’oleoiletanolamide, un nuovo strumento farmacologico per prevenire e contrastare il disturbo da alimentazione incontrollata. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Neuropsychopharmacology, Durante questo periodo unico nella storia moderna rifugiarsi nel cibo è per molte persone un modo per sfuggire alle emozioni negative e per gratificarsi attraverso i piaceri della vita. Questo perché molti alimenti, soprattutto quelli ricchi di zuccheri, costituiscono una fonte di energia immediatamente disponibile per l’organismo e allo stesso tempo stimolano la trasmissione dopaminergica nel cervello, il neurotrasmettitore associato alla motivazione e al senso di gratificazione. Si tratta di una normale risposta fisiologica allo stress che, tuttavia, in molti individui diventa un comportamento compulsivo, incontrollabile e ripetitivo che spesso sfocia in una vera e propria patologia. È il caso del Binge Eating Disorder (BED) il disturbo alimentare più comune, caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate fuori controllo, analoghe a quelle della bulimia, non seguiti da atti compensatori o di eliminazione (come l’induzione del vomito o l’auto-somministrazione di lassativi). Chi ne è affetto sviluppa nel tempo obesità grave, oltre a un marcato disagio psicologico, caratterizzato da depressione, ansia, bassa autostima o altri problemi che possono influenzare notevolmente la qualità della vita.
I trattamenti più significativi e attualmente disponibili per il BED prevedono una combinazione di psicoterapia e farmacoterapia, quest’ultima generalmente basata su farmaci antidepressivi. Tuttavia, il fatto che il tasso di ricaduta sia ancora molto elevato evidenzia la necessità di individuare strategie più efficaci. Due gruppi di ricerca coordinati rispettivamente da Silvana Gaetani del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza e da Carlo Cifani della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino, hanno identificato in una molecola, l’oleoiletanolamide, un nuovo strumento farmacologico per prevenire e contrastare il disturbo da alimentazione incontrollata. I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Neuropsychopharmacology. Il crescente interesse della comunità scientifica per l’oleoiletanolamide, più nota con il suo acronimo OEA, deriva dal suo ruolo ben caratterizzato come segnale di sazietà per il cervello e come regolatore del metabolismo, soprattutto quello dei grassi. In questo panorama di scoperte chiave sul ruolo dell’OEA, il team Sapienza ha dato negli ultimi quindici anni un significativo contributo. “Oggi sappiamo – spiegano Adele Romano della Sapienza e Maria Vittoria Micioni Di Bonaventura dell’Università di Camerino, entrambe primi co-autori dello studio – che l’OEA è in grado di prevenire lo sviluppo di un comportamento alimentare anomalo, di tipo binge, e agisce modulando l’attività di circuiti cerebrali che rispondono alle proprietà piacevoli del cibo e/o all’esposizione a una condizione stressante”. “Le prove scientifiche che abbiamo fornito – aggiunge Silvana Gaetani – sono state ottenute in un modello sperimentale di BED, sviluppato dal team di Carlo Cifani, e sebbene debbano essere confermate in pazienti affetti da BED, fanno ben sperare che l’OEA possa essere effettivamente un nuovo potenziale alleato per la prevenzione o la cura dei disturbi del comportamento alimentare”. Link alla pubblicazione scientifica: https://www.nature.com/articles/s41386-020-0686-z.pdf

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Il verde Molise: la porta che apre al domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

di Pasquale Di Lena. La salute quale minimo comune denominatore di una fondamentale coniugazione, Sanità e Agricoltura, che nel Molise è possibile più che altrove, nel momento in cui c’è la certezza, sia della cura che della buona alimentazione.Ricordo quando, seconda metà degli anni ’90, sono rientrato nel Molise dalla Toscana e dal mondo che ho girato in lungo e in largo, e, da eletto, a far parte dell’Assemblea legislativa, il Consiglio regionale, l’assise che approva le leggi e la programmazione del suo territorio. Nel caso del Molise , un territorio contrassegnato da una ricca biodiversità, ancora diffusa ruralità, e, un patrimonio molto interessante di prodotti tipici, cioè di prodotti riconosciuti tali dalla storia, nel momento in cui sono tali almeno da 25 anni,. Ben 151 dei quasi 5mila riconosciuti in Italia. Un patrimonio enorme che sta a indicare la qualità, e, in più, anche la diversità, che il territorio esprime e lo fa con il contributo prezioso del mondo contadino e pastorale, rappresentato dal cuore grande e dalle mani abili delle donne e degli uomini di questa mia terra, che racconta il culto dell’ospitalità. Il Molise ha tutto, anche se poco per la sua estensione, solo 4.440 Km², un dato che lo pone davanti solo alla Valle d’Aosta, però, con due elementi importanti in più, le diffuse colline e un tratto di mare. Un territorio di territori che mi portano ad affermare che è il Molise la Regione più rappresentativa di quel patrimonio culturale dell’umanità, la Dieta mediterranea, uno stile di vita oltre che un’alimentazione salutare e ricca di bontà.il mio rientro 25 anni fa, con il neoliberismo che aveva preso la rincorsa e avvolto tutti in una nebbia fitta, rendendo sempre più le persone ombre di un mondo esasperato dal consumismo sfrenato.Una nebbia che il coronavirus, con le sue improvvise e tremende paure e con le sue tragedie, ha dipanato in un colpo solo, mostrando la normalità non più sostenibile – segnata da impotenza, prima ancora che da dolore per il numero alto di morti – a partire dal quadro della sanità pubblica ridotta in frantumi dall’avidità del privato. In quel tempo, seconda metà degli anni ’90, parlavo, soprattutto ai miei colleghi, della fortuna del Molise per i tanti segni di legame e continuità con il passato, la sua “arretratezza”, nei confronti di realtà che vivevano in pieno il mito del progresso e dello sviluppo, rappresentato da città, strade, case, negozi, sempre più grandi, cioè dallo spreco enorme di quel bene comune, il territorio, il solo grande tesoro che abbiamo. Milioni di ettari di suolo fertile trasformati in cemento e asfalto. Milioni e milioni di tonnellate di cibo buttati, grazie ai supermercati e ai grandi centri commerciali, in faccia ai tanti, soprattutto bambini, che hanno bisogno di un pezzo di pane. Un’arretratezza, rappresentata non solo dal primato della ruralità e della biodiversità, ma anche dalla bellezza dei paesaggi, dalla ricchezza di acque cristalline, potabili; dalla lunga storia della terra dell’Homo Aeserniensis, dei Sanniti e dei Frentani; da mille splendide tradizioni, la gran parte singolari; da una gastronomia ancora ispirata dall’orto e dal piccolo campo coltivato con semi antichi di grano, farro o mais; dalle piccole stalle, con animali che vanno al pascolo o che hanno il tempo e il modo di affezionarsi a chi li dà da mangiare e li cura; da tanti vini e tanti oli, con la Tintilia e la Gentile di Larino a tirare le rispettive file. Quell’arretratezza, oggi appare – ai più, non solo a me e a pochi altri – come l’opportunità che, grazie alle nuove generazioni, prepara il Molise a vivere un nuovo domani.Si tratta solo di pensare e lavorare per un’idea-progetto possibile da realizzare qual è quello di coniugare, come all’inizio si diceva, due politiche di grande attualità: la sanità e l’agricoltura, quest’ultima nella sua espressione più ampia di zootecnia e forestazione.
Per quanto riguarda la sanità, il Molise, ha la disponibilità di strutture, anche d’avanguardia, che sono solo da utilizzare, già pronte per ospitare eccellenze capaci di dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini molisani, e, non solo, a quanti vogliono vivere il Molise e i frutti della sua arretratezza. Lo stesso vale per l’agricoltura, l’attività primaria del Molise, che deve produrre cibo solo grazie alla fertilità del suolo e, non più, della chimica e le possenti macchine, che, insieme, hanno nutrito le multinazionali, fino a farle abbuffare, e impoverito il mondo contadino, con molti produttori che hanno abbondato il proprio campo.La fortuna del Molise, in pratica, è tutta raccolta nel suo territorio, visto che è in grado di offrire e garantire salute e benessere.
Un Molise così è solo da raccontare, però, non a quelli che lo vogliono solo attraversare ma a chi ha bisogno di viverlo settimane, mesi; vuole godere la rinascita e la nuova normalità, che è quella di un dialogo tra le persone e, ancor più, con la natura, la campagna. La fortuna di avere, dei 136 paesi sparsi sul suo territorio, ben 125 abitati da un centinaio di persone, al massimo da qualche migliaia, che, se recuperati, sono in grado di dare spazio e forza ad altre attività, come il commercio, l’artigianato, il turismo. Un insieme in grado di far vivere le esperienze proprie di una campagna che ha nel verde il suo valore aggiunto, il verde Molise.

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Rapporto tra l’alimentazione e lo sviluppo del microbiota intestinale

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Parma. L’Università di Parma partecipa, con numerosi ricercatori di differenti università italiane, a una ricerca che ha permesso di approfondire il rapporto tra l’alimentazione e lo sviluppo del microbiota intestinale.I risultati della ricerca sono stati recentemente pubblicati nel lavoro “Diet influences the functions of the human intestinal microbiome” sulla prestigiosa rivista Scientific Reports.Per l’Ateneo di Parma hanno collaborato alla ricerca, sviluppatasi nell’ambito di un finanziamento PRIN, Erasmo Neviani e Camilla Lazzi, microbiologi del gruppo di Microbiologia degli alimenti, e Nicoletta Pellegrini, dell’Unità di Nutrizione Umana del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco.Mettendo a confronto gli effetti sul microbiota intestinale di un rilevante numero di soggetti vegani, vegetariani ed onnivori è stato possibile studiare come i microrganismi intestinali programmano il loro metabolismo adattandosi alle condizioni che si sviluppano nell’intestino. Ne consegue che tramite l’espressione di specifici geni i microrganismi dell’intestino sono in grado di convertire le principali molecole introdotte con gli alimenti in una serie di piccole molecole che possono influenzare significativamente la fisiologia dell’ospite.Per scoprire cosa sia alla base degli effetti dei componenti dietetici chiave sulle funzioni microbiche e sul modo in cui si modulano le interazioni ospite-microbo, è stato utilizzato per la prima volta un approccio multi-omico.I risultati ottenuti permettono un ulteriore e rilevante passo avanti nella comprensione di come la dieta possa prevenire/mitigare il rischio di malattie.Si tratta solo dell’ultimo di una serie di lavori, condotti da questo network di ricercatori, che ha permesso di favorire la comprensione del rapporto tra alimentazione e microbiota intestinale. In considerazione dell’importanza della composizione microbica del nostro intestino le ricerche inducono ad elementi di comprensione di come l’alimentazione ed i microrganismi da essa veicolati siano uno dei principali fattori del benessere umano.

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Corretta alimentazione e prevenzione in età scolastica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Bari Giovedì 23 gennaio ore 16 al 17° circolo plesso Tauro di Bari, all’interno delle iniziative della RCU Picone Poggiofranco, si terrà un evento culturale sul tema “Alimentazione e prevenzione in età scolastica”, a cura del naturopata Gianluca Lombardi.
Saranno fornite delle nozioni basilari che servono ai ragazzi e anche ai genitori, per non compromettere la loro salute e il loro sviluppo.
“Quello che facciamo a livello alimentare e in stile di vita – ha affermato Gianluca Lombardi – può risultare molto importante sulla stato di salute che si ripercuote in età adulta. Quindi è importante da parte dei genitori educare e fare da modelli per i figli che fino a una certa età li imitano e quindi insegnare a ragazzini e ragazzine una sana e corretta alimentazione. Anche uno stile di vita equilibrato”.
Il nostro modello socioculturale ha portato un benessere socio economico. Le società occidentali hanno risolto il problema delle carestie con la sovrabbondanza di cibo industriale. Tutto ciò però ha creato tanti effetti collaterali molto dannosi e spesso letali. Un esempio sono le malattie da benessere come sovrappeso, ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari, diabete, tumori, allergie e depressione. Gli adulti sono le vittime designate di queste patologie, ma i ragazzi sono i più indifesi, a causa di una assenza totale di educazione alimentare. I teenagers tendono a ‘ingoiare’ qualsiasi prodotto venga pubblicizzato dai media, senza preoccuparsi di conoscere le vere capacità nutrizionali. Intrugli artificiali hanno sostituito alimenti naturali e molte sostanze usate dall’industria conserviera spesso vengono dichiarate ‘tossiche’. Insomma, è diventato fondamentale che grandi e piccoli, ma soprattutto i più giovani in età scolare, oltre a studiare le materie classiche della formazione culturale, abbiano una corretta informazione ed educazione alimentare “Anche questo, come tutti gli eventi proposti nell’ambito della RCU è gratuito e aperto alla cittadinanza. Con l’utilizzo di slide condividerò e diffonderò delle informazioni ma, come prediligo fare, cercherò di far partecipare il pubblico facendolo interagire con domande e interventi”. A partire dalle 16, per circa due ore si parlerà di portare consapevolezza a tavola, la scelta come passo iniziale, la conservazione migliore del cibo, l’arte della cottura, macro e micro nutrienti, l’importanza dell’acqua, i cibi medicina, il cibo spazzatura.
Per partecipare a questo appuntamento bisognerà accreditarsi, gratuitamente, all’indirizzo internet https://forms.gle/2F6NVE9fCcCYzmmU7

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Guardare all’alimentazione in un’ottica globale

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Sapere chi e cosa mangia, comprendendo quali sono le diverse abitudini delle diverse popolazioni nel mondo, è fondamentale per sviluppare adeguate politiche per l’agricoltura, la nutrizione, la sicurezza d’uso e l’impatto ambientale della dieta. Proprio a tal fine, la piattaforma GIFT http://www.fao.org/gift-individual-food-consumption/en/ , messa a punto dalla FAO e da WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), raccoglie una banca dati globale sui consumi alimentari individuali, a cui il CREA contribuisce per l’Italia con i risultati dell’ultima Indagine Nazionale sui Consumi Alimentari INRAN-SCAI. Oggi, presso il CREA Alimenti e Nutrizione (via Ardeatina 546, Roma), esperti FAO e ricercatori CREA Alimenti e Nutrizione si sono confrontati per inquadrare i dati italiani nel più ampio contesto globale e per definire le metodologie per armonizzarli ed utilizzarli al meglio, sia alla luce della distinzione crudo/cotto sia in considerazione della crescente attenzione alle ricadute ambientali delle nostre scelte alimentari.
I consumi italiani nel contesto globale Dalla piattaforma FAO/WHO-GIFT (dove, per ora, sono caricati Italia, Burkina Faso, Zambia, Bangladesh, Uganda, Bolivia, Lao PDR, Filippine) le differenze si focalizzano tra paesi ad elevato-medio reddito e paesi a medio-basso reddito. L’Italia, ancora fedele al modello alimentare mediterraneo (sebbene resti da migliorare la parte vegetale), consuma più frutta, verdura e ortaggi e meno cereali, rispetto agli altri Paesi, ma questo dato deve essere migliorato esprimendo i valori al cotto (cioè quando, avendo assorbito acqua con la cottura, pesano di più), per poi confrontare i risultati per gruppi di diversa età, sesso, area geografica, e variabili socio-demografiche (titolo di studio, professione, preferenze alimentari, e, in generale, stile di vita).
Crudo e cotto Conoscere i consumi espressi al crudo, come finora abbiamo fatto, è importante perché ci permette di confrontarli con le raccomandazioni, come, ad esempio, con i 400g di frutta, ortaggi, verdure al giorno. Tuttavia, per una valutazione più precisa dei nutrienti, specialmente delle vitamine, occorre anche il contenuto al cotto e questo lavoro richiede un calcolo basato su fattori di conversione crudo/cotto per capire dopo la cottura, quanto pesa l’alimento (Yield factor YF) e quanto rimane in termini di micro e macronutrienti (retention factor RF). Per valutare un piatto composto è necessario conoscere la composizione di ogni ingrediente, il metodo di cottura per poterne stimare l’impatto che va dalla variazione del peso (dovuta ad assorbimento o perdita di acqua e grassi) alla riduzione di nutrienti, vitamine e minerali. Nella realtà italiana i piatti composti forniscono circa la metà dell’assunzione giornaliera di energia.Effetto “Greta” sulla dieta E’ possibile quantificare l’impatto ambientale (in termini di emissione dei gas serra) dei consumi alimentari. Semplicemente seguendo le raccomandazioni nutrizionali si può ottenere una riduzione del 28% di gas a effetto serra (GHG). In Italia, modellando la dieta con la riduzione del consumo di carne (-70%) e il contestuale incremento di verdura (+30%) e legumi si potrebbe ottenere un risparmio del 50% di emissioni di GHG.

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Giornata mondiale sull’alimentazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Quasi 13 milioni di persone, tra cui 6,5 milioni di bambini, sono colpite dalla fame nel Corno d’Africa, a seguito del più basso livello di precipitazioni piovose nella regione dal 1981. Questo l’allarme lanciato nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Nonostante gli sforzi fatti dalle agenzie umanitarie e dai governi di Etiopia, Somalia e Kenya, la situazione di insicurezza alimentare nel Corno d’Africa si sta aggravando, con la possibilità che le famiglie debbano affrontare una crisi ancora peggiore rispetto a quella del 2017. Nonostante il numero di persone colpite nella regione sia attualmente inferiore a quello raggiunto nel picco della siccità 2016-17, la situazione sembra peggiorare per la siccità prevista nei prossimi mesi. In Somalia l’insicurezza alimentare sta colpendo il 36% in più di persone rispetto alla fine del 2018.Gli operatori di Save the Children impegnati sul campo segnalano che alcune comunità non riescono più a rigenerare i pascoli, reintegrare le scorte d’acqua e ricostituire gli allevamenti, con un numero sempre maggiore di persone costrette a sfollare per cercare nuove fonti di sostentamento.Secondo le stime, la siccità in Somalia ha costretto a sfollare 59.000 persone solo tra gennaio e maggio 2019, un numero che a giugno, nell’intero Corno d’Africa, ha raggiunto la cifra di 1,8 milioni di persone. Se oltre alla siccità si considerano come cause anche i conflitti e le alluvioni, il numero di persone costrette ad abbandonare le loro case nella regione salgono a 11,6 milioni.I bambini soffrono maggiormente le conseguenze di questa situazione, con il rischio che si registri un’impennata della malnutrizione causata dall’insicurezza alimentare. I bambini gravemente malnutriti hanno una probabilità di morire 11 volte superiore rispetto a quelli con un peso regolare, sono più esposti alle infezioni e fanno più fatica a guarire perché il loro sistema immunitario è più debole.
Secondo le stime, in Kenya, 600.000 bambini hanno già bisogno del trattamento specifico per la malnutrizione. 2.6 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e necessitano di assistenza umanitaria, mentre altri 6,8 milioni sono a un passo dal raggiungere livelli critici nella carenza di cibo. In Somalia, 178.400 bambini soffrono di malnutrizione grave e più di 1 milione di bambini sotto i 5 anni sono a rischio di malnutrizione acuta, una situazione che, a causa della crisi alimentare in atto, è purtroppo diffusa in molte parti del paese. 2,1 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari per soddisfare le loro esigenze alimentari di base, mentre altri 4,2 milioni sono sull’orlo della carenza di cibo. In Etiopia, 8,1 milioni di persone hanno necessità di assistenza alimentare e si teme sempre di più che questo numero possa crescere con l’assestamento dopo le piogge nel prossimo dicembre. Save the Children, in collaborazione con il Governo Etiope, conduce un lavoro continuo di analisi dell’economia famigliare, per valutare costantemente il fabbisogno dei nuclei stessi. Nel Corno d’Africa, Save the Children sta realizzando programmi per rafforzare la resilienza delle comunità e far fronte così agli impatti di lungo periodo del cambiamento climatico. In Somalia l’Organizzazione supporta la creazione e la formazione di comitati locali per la gestione dei disastri, perché possano sviluppare propri piani e strategie di risposta basate sul contesto e i bisogni della comunità. In Etiopia, Save the Children supporta i giovani disoccupati a causa della crisi della pastorizia, fornendo una formazione adatta ai loro interessi e capacità, perché possano avere in futuro una forma di reddito sostenibile. In Kenya, l’Organizzazione supporta programmi di credito per le donne e gruppi di risparmio, perché le famiglie possano avviare piccole attività, realizzare colture e orti familiari, e allevamenti adatti alle condizioni di siccità.

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Ali-ment-azione consapevole a pranzo con… Max Mariola e Paolo Marchetti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Roma 28 settembre 2019 Casa Fluviale Via delle Conce, 3 Conferenza stampa ore 10 e 30 Pranzo ore 13 la Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP) presenta l’evento “ALI-MENT-AZIONE CONSAPEVOLE”. Uno show-cooking per sensibilizzare i pazienti oncologici e i loro famigliari all’importanza di alimentarsi in modo sano anche per mitigare gli effetti indesiderati della chemioterapia.
Lo chef mediatico Max Mariola, volto di Gambero Rosso Channel e di Rai Premium insieme al Prof. Paolo Marchetti coinvolgeranno un gruppo di pazienti oncologici e un loro familiare in un corso breve di cucina. E cosa cucineranno? Il menù prevede come antipasto una Parmigiana di Melanzane Mignon per proseguire con un Risotto Con Fumetto Di Pesce Azzurro, Spadellata di Scarola e dulcis in fundo un Arcobaleno di Bosco, frutta rossa, blu e nera. Una master-class con l’obiettivo di aumentare conoscenza e consapevolezza degli effetti che gli alimenti, e il modo di prepararli, hanno nel contrastare e mitigare gli effetti collaterali della chemioterapia.
Max Mariola e il Prof. Paolo Marchetti cucineranno insieme e alla fine dello show-cooking gusteranno i cibi preparati con i partecipanti. Durante l’incontro sarà consegnato, a pazienti e familiari, un quaderno personale nel quale riportare i propri vissuti nel periodo del mese successivo all’esperienza fatta. Recenti pubblicazioni scientifiche hanno sottolineato quanto la diagnosi del cancro abbia importanti ripercussioni sulla qualità di vita del paziente e della sua famiglia.Con questa iniziativa ci si propone di:
modificare gli atteggiamenti e le competenze di utenti “difficili”
coinvolgere tutti in un clima piacevole e cooperativo
aiutare i pazienti a comprendere le proprie esigenze alimentari attraverso la scelta degli alimenti da un menù originale.
preparare un pasto “migliore” rispetto ad un pasto “peggiore” per esplorare le relazioni tra alimentazione e benessere
“fare la spesa”, discutere insieme le scelte degli alimenti e commentarle
individuare i problemi derivanti da una non adeguata consapevolezza nel mangiare e nel rapporto con il cibo (cura di sé del corpo)
individuare le condotte da adottare quotidianamente per la prevenzione nella cura delle complicanze aiutare la persona a diventare un decisore competente.(fonte: Fondazione per la Medicina Personalizzata)

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Libro: Nutrizione e alimentazione degli animali in produzione zootecnica

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2019

di Mauro Antongiovanni – Arianna Buccioni – Marcello Mele. Per ottenere il meglio dalle produzioni zootecniche il benessere degli animali allevati è condizione necessaria, anche se non sufficiente. Nei complessi meccanismi che interagiscono con il concetto di benessere, l’alimentazione, l’ambiente, la qualità e le modalità della nutrizione giocano un ruolo chiave.Spesso però si tende a confondere i due termini “nutrizione” e “alimentazione” intendendo, a torto, che siano sinonimi, mentre se la nutrizione è la scienza che studia l’utilizzazione metabolica degli ali­menti, l’alimentazione si occupa delle tecniche di preparazione, di composizione di ingredienti e di somministrazione degli alimenti. In questa nuova edizione oltre a riscrivere alla luce delle nuove scoper­te scientifiche le nozioni di nutrizione, si presentano le ultime novità introdotte nei sistemi INRA e Cornell di espressione del valore nutri­tivo degli alimenti e si approfondiscono le nozioni di base per gestire la corretta alimentazione nell’ottica di ottenere un’ottima produtti­vità, salvaguardando il benessere degli animali.
€ 29,00 – 2019 Edagricole di New Business Media srl Pagine 288 – formato 17 x 24 cm
http://www.edagricole.it

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Alimentazione controllata e longevità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

E’ il tema a cui il Prof. Valter Longo si è dedicato negli ultimi 25 anni con studi e ricerche che hanno portato a innovativi risultati come la Dieta della Longevità e il Programma Mima Digiuno (PMD). Lo scienziato italiano – inserito dal TIME nella lista dei 50 personaggi più influenti del 2018 nell’ambito della salute – prosegue incessantemente il suo lavoro che continua a produrre nuove evidenze scientifiche: secondo una ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Reports, cicli di Programma Mima Digiuno (PMD) producono effetti positivi negli animali con malattie infiammatorie intestinali.
Nello studio “Fasting-Mimicking Diet Modulates Microbiota and Promotes Intestinal Regeneration to Reduce Inflammatory Bowel Disease Pathology”, il Professor Longo e la sua equipe di ricercatori della University of South California hanno analizzato gli effetti sull’evoluzione dell’infiammazione intestinale in topi con Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI)1 che erano stati sottoposti a 2 cicli di 4 giorni ciascuno di PMD e che successivamente avevano ricevuto una normale alimentazione. I dati ottenuti hanno dimostrato scientificamente come questi cicli di PMD producano importanti effetti, con un chiaro miglioramento dei sintomi associati alla patologia: è stata rilevata una maggior rigenerazione dell’epitelio intestinale, grazia alla attivazione delle cellule staminali, un miglior controllo della risposta immunitaria e un aumento delle popolazioni intestinali “buone”, in particolare di Lactobacilli e di Bifidobatteri.
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) comprendono una serie di patologie caratterizzate da infiammazione acuta e cronica a carico dell’intestino, i cui più comuni sintomi sono dolori addominali, dissenteria, malassorbimento dei nutrienti e, a volte, anemia. Queste patologie sono molto presenti nei Paesi più industrializzati, dove i pazienti sono aumentati fino a 20 volte negli ultimi 10 anni, e sono in costante crescita. In Italia si calcola che circa 200.000 persone oggi ne siano affette3,4. Il Programma Mima Digiuno consiste in un protocollo alimentare ipocalorico che riproduce gli effetti di un totale digiuno nell’organismo e favorisce una riprogrammazione cellulare capace di aiutare il nostro corpo a gestire meglio il trascorrere del tempo. L’ambito della Malattie Infiammatorie Intestinali estenderebbe ulteriormente il campo di azione dei benefici del Programma Mima Digiuno, che si articola in un regime alimentare vegetale di 5 giorni da ripetersi in maniera costante nel tempo e che rappresenta un rilevante induttore di rigenerazione e protezione, con provate misure anti-aging. Gli studi preclinici e clinici hanno messo in evidenza un miglioramento significativo del benessere generale, anche in termini di ottimizzazione dei marcatori metabolici e di riduzione del grasso addominale; in altri termini è ragionevole pensare che questo programma generi un impatto positivo sulla longevità.Il Prof. Longo ha divulgato e reso accessibile al grande pubblico i principi fondamentali delle sue ricerche scientifiche attraverso la pubblicazione di due testi che la Antonio Vallardi Editore ha rieditato in un unico pratico volume dal titolo “La Dieta della Longevità – Alla Tavola della Longevità” disponibile nelle librerie italiane.I lIbri La Dieta della Longevità e Alla tavola della Longevità hanno fatto registrare un successo senza precedenti e hanno creato un genere editoriale che prima non esisteva. La Antonio Vallardi Editore ha deciso quindi di riunire le due pubblicazioni in un unico volume per ampliare la divulgazione delle conoscenze frutto del lavoro che il Prof. Longo ha portato avanti in tutti questi anni.

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Giornata mondiale delle api

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

Circa il 75% delle coltivazioni alimentari dipende dall’impollinazione animale. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), oggi le colonie di api sono soggette a livelli di estinzione che sono da 100 a 1000 volte più elevati del normale. La responsabilità? Dell’uomo e dall’uso e abuso di pesticidi in agricoltura.Per far fronte a questi dati allarmanti, in occasione della Giornata mondiale delle api, attivisti, comunità e Condotte Slow Food pianteranno arbusti o alberi biologici da fiore per offrire alle api un nutrimento privo di pesticidi. Una mobilitazione lanciata a livello globale tra tutta la rete della Chiocciola e non solo: chiunque può partecipare, piantando fiori e alberi biologici e condividendo il lavoro fatto sui propri canali social usando gli hashtag #onetreeforahive, #plantoneforpollinators e #slowtreesforbees.
«Siamo convinti che parlare e far conoscere il mondo di api e impollinatori sia il segreto per osservare, conoscere, misurare e proteggere la biodiversità, mettendo in primo piano le conoscenze tradizionali riguardanti le pratiche agricole sostenibili. Non possono esserci impollinatori sani senza un numero sufficiente di fiori biologici per tutto il periodo vegetativo: ecco perché è fondamentale agire adesso!» commentano gli apicoltori Jennifer Holmes (Florida), Terry Oxford (California) e Guido Cortese (Italia), coordinatori delle attività di Slow Food per la Giornata mondiale delle api.
Simbolicamente, il 20 maggio alcuni rappresentanti di Stati membri dell’Unione Europea si incontreranno per discutere l’attuazione degli standard per la valutazione della tossicità, ovvero il Bee Guidance Document elaborato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) già nel 2013, e che comprende anche la proposta di protocolli più adeguati e cautelativi in caso di valutazione dell’autorizzazione di nuove molecole. Questi infatti non sono ancora stati adottati in tutta Europa e si persevera con le farse pseudo-precauzionali, per l’ostinata opposizione degli Stati membri dell’Ue e delle filiere agrochimiche.Per completezza di informazioni, aggiungiamo che l’Efsa ha applicato appieno le nuove norme solo nella valutazione dei tre neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), vietati in Unione Europea nel 2018. Finora, i governi nazionali europei non hanno applicato le linee guida dell’Efsa in tutte le altre decisioni riguardanti i pesticidi.Per questo Slow Food chiede che queste linee guide vengano adottate al più presto e fa parte di una coalizione di organizzazioni della società civile che chiedono a chi detiene il potere di salvare le api e una maggiore trasparenza nel processo di valutazione del rischio. Qualche giorno fa si è svolta in diverse città europee un’azione congiunta: apicoltori e organizzazioni ambientaliste hanno consegnato una petizione firmata da più di 230.000 europei ai ministri nazionali dell’Agricoltura in 7 capitali europee, chiedendo di migliorare il modo in cui l’Unione testa i nuovi pesticidi. Il gruppo locale di apicoltori e attivisti Slow Food ha rivolto tali richieste al ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Marco Centinaio chiedendo al governo italiano di proteggere davvero le api dai pesticidi tossici.Slow Food teme che, in assenza di regole precise, continuino a essere usati molti pesticidi letali per le api e che altri vengano messi in commercio, rendendo inutili i tanto celebrati divieti europei sui neonicotinoidi dell’anno scorso. Slow Food sa bene che, per salvare le api, l’Unione Europea deve bandire tutti i pesticidi letali per questi insetti, non solo tre oggi vietati.

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I quattro cavalieri dell’apocalisse dell’invecchiamento cutaneo

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Rispetto a pochi decenni fa, il lavoro del medico è cambiato radicalmente: la grande mole di conoscenze che la ricerca ha prodotto ha fatto sì che la medicina si sia super-specializzata “e questo – afferma Domenico Centofanti, vicepresidente della Società italiana di medicina estetica SIME in occasione del 40° congresso della società scientifica in corso a Roma – se da un lato ci ha messo nella condizione di essere dei professionisti competenti per singoli organi, dall’altro ci ha fatto perdere di vista il corpo nella sua globalità. La pelle è tra gli esempi più evidenti in questo senso, ci preoccupiamo di curarla come se fosse un organo a sé, perdendo di vista il suo ruolo nel resto dell’organismo”. La pelle rappresenta l’interfaccia con il mondo esterno e comunica il nostro equilibrio psicofisico, riflettendo lo stato di salute e di invecchiamento di tutto il corpo. Su di essa influiscono fattori quali radiazioni ultraviolette, inquinamento, fumo, stress, alimentazione, alcool, sonno, quadro ormonale. Gli ormoni tiroidei, ad esempio, intervengono nel controllo del turnover cellulare e del tempo di rigenerazione cellulare che da 3-4 settimane, caratteristico dell’età giovanile, passa a 4-6 settimane nell’età adulta. “La nutrizione è senza dubbio uno dei principali responsabili della salute cutanea – continua l’esperto – il legame, o piuttosto l’effetto dell’alimentazione sull’invecchiamento cutaneo, è stato un interessante campo di ricerca non solo per gli scienziati, ma anche un campo comune di interesse per gli esseri umani negli anni, dai tempi antichi ai giorni nostri. Tralasciando l’importanza e le ben note azioni di vitamine, minerali e di altri nutrienti sul benessere cutaneo, l’attenzione dev’essere spostata su un concetto più ampio di alimentazione. Per rendere un’idea dell’impatto che la malnutrizione (sia qualitativa che quantitativa) può avere sulla pelle, basta pensare a pazienti affetti da disturbi dell’alimentazione, come anoressia nervosa”. Possiamo individuare principali responsabili nell’aging cutaneo, correlati al cibo, quattro processi fortemente connessi tra loro in una sorta di circolo vizioso che vengono attivati da un’alimentazione poco equilibrata:
L’eccesso di zuccheri, le diverse metodologie di cottura, l’improprio e eccessivo utilizzo di dolcificanti, favoriscono questo processo con produzione dei cosiddetti Advanced Glycation End products (AGEs) che si legano a recettori specifici denominati Receptor for Advanced Glycation End products (RAGE), localizzati su fibroblasti, adipociti, mastociti, macrofagi, cellule endoteliali, quindi sia epidermide che derma, favorendo la produzione di citochine infiammatorie, la glicazione delle fibre collagene e l’elastoressi (rottura delle fibre collagene). Gli AGEs promuovono l’infiammazione, lo stress ossidativo e l’alterazione della struttura e della funzione delle proteine intracellulari e di superficie anche indipendentemente dal recettore, attraverso danni diretti alla struttura delle proteine di membrana o intracellulari.
È la ridotta capacità dell’insulina di far utilizzare il glucosio nelle cellule dell’organismo, una condizione cioè in cui si favorisce una risposta biologica subnormale con accumulo di grasso e produzione di citochine infiammatorie da parte del tessuto adiposo, danneggiando anche l’architettura cutanea.
Nella sua genesi sicuramente l’alimentazione ha un ruolo primario. Una dieta tipicamente occidentale favorisce lo stress ossidativo con la formazione di radicali liberi, veri e propri killer anche per la cute.Infiammazione. Si parla di infiammazioni subcliniche generate da sedentarietà, ambiente, fumo, farmaci, stress e dieta. Un’alimentazione ricca di grassi saturi e trans – rispettivamente quelli di origine animale e quelli di origine vegetale cui vengono aggiunti atomi di idrogeno, entrambi responsabili dell’aumento del cosiddetto colesterolo LDL, quello ‘cattivo’ – e di zuccheri semplici finisce con l’essere pro-infiammatoria favorendo un’alterazione anche della matrice extracellulare dove si trovano le fibre collagene ed elastiche e da dove parte il nostro sistema linfatico, generando una decadenza estetica.“Per queste ragioni, la prima visita di medicina estetica, in accordo con quanto suggerito dalla SIME, prevede un’indagine anamnestica e un esame clinico tradizionale e mirato alla domanda con una serie di valutazioni morfologiche e funzionali – conclude Centofanti – Questo approccio permette di formulare innanzitutto un progetto di prevenzione e, poi, di correzione. La terapia antiaging, oltre alle metodiche impiegate abitualmente in medicina estetica, non può non valutare lo stile di vita del paziente e la sua alimentazione in particolare. E’ questo, forse, l’elemento che condiziona maggiormente la differenza di risultato”. Insomma una alimentazione variegata e corretta riesce davvero non fa la differenza solo in termini di ‘forma fisica’, perché la salute dell’organismo di riflette anche sulla superficie: “È comprensibile da tutto ciò l’importanza dell’educazione alimentare che rientra a pieno titolo tra gli obiettivi del medico estetico dopo il check up di Medicina Estetica – conclude il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – L’elaborazione di un ‘Diario alimentare’ da parte del paziente permette al medico estetico di capire se vi sono degli errori nelle abitudini alimentari e di aiutare il paziente ad evitarli e correggerli”. (by Domenico Centofanti)

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Ruolo dell’alimentazione come fattore delle principali cause di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Uno studio, condotto da più di 130 scienziati, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, relativo all’ importanza del cibo come causa di morte: un’analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease. Nello studio sono stati presi in esame i dati di 195 paesi tra il 1990 e il 2017, relativi a 15 tipi di alimenti, consumati in quantità più o meno elevate: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi, latte, fibre, calcio, omega 3 derivanti dal pesce, acidi grassi polinsaturi, carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, e sodio. Dal punto di vista geografico: pur con le differenze dovute alle culture alimentari e alla posizione, nessuna area è immune da squilibri, eccessi e carenze. I fattori alimentari che più incidono sulla salute sono la carenza di cereali integrali e di frutta, l’alto consumo di sodio e di carne rossa o processata, l’abbondanza di bevande zuccherate e di grassi animali, e i bassi livelli di frutta secca e semi di fibre vegetali e omega-3. Ogni anno, una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate. La dieta scorretta è risultata responsabile, nel 2017, di 11 milioni di morti: malattie cardiovascolari (9.497.300 di morti), seguite da cancro (913.100 morti) e diabete (338.700. Inoltre, fattori di rischio dietetici sono risultati all’origine di 255 milioni di disability-adjusted life year o DALY (“attesa di vita corretta per disabilità”) un indice della gravità globale di una malattia, che valuta gli anni persi per disabilità o morte prematura. i principali fattori di rischio alimentare per decessi e DALY: Alto apporto di sodio (3 milioni morti e 70 milioni DALY), basso apporto di cereali integrali (3 milioni morti e 82 milioni DALY) basso consumo di frutta (2 milioni morti e 65 milioni DALY). Questo studio fornisce un quadro completo del potenziale impatto della dieta subottimale su NCD (risk factor for non-communicable diseases), evidenziando la necessità di migliorare la dieta nei vari paesi. I risultati di questo studio costituisce un’importante base scientifica per la progettazione di interventi mirati per migliorare l’alimentazione attraverso l’implementazione di interventi dietetici evidence-based e fornire una piattaforma per la valutazione del loro impatto sulla salute umana ogni anno. L’articolo è talmente importante da meritare una lettura approfondita.
(fonte: GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990-2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017.Lancet. 2019 Apr 3. pii: S0140-6736(19)30041-8. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30041-8.Eugenia Gallo Biologa Esperta di fitovigilanza CERFIT, AOU Careggi Università di Firenze, fitoterapia33)

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Seminario: I disturbi dell’alimentazione e della nutrizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Prof. Fabbricatore.JPGRoma. Martedì 26 Marzo 2019, alle 10:00, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si terrà un seminario clinico sul tema dei Disturbi del Comportamento Alimentare organizzato dal Corso di Laurea in Psicologia in collaborazione con l’associazione UER Alumni.L’incontro è nell’ambito delle manifestazioni della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla di sensibilizzazione verso i Disturbi del Comportamento Alimentare.Il seminario prevede diversi interventi scientifici come quello del dott. Enrico Prosperi, medico specialista in Psicologia Clinica, presidente della sezione Lazio della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA) nonché presidente della Società Italiana di Educazione Terapeutica (SIET), che parlerà del rapporto tra social network e disturbi alimentari, quello della prof. Mariantonietta Fabbricatore, medico Nutrizionista e Psicoterapeuta, professore straordinario di Psicologia Clinica presso l’Università Europea di Roma, che affronterà la tematica delle nuove forme del disturbo del comportamento alimentare.Interverranno inoltre la dott.ssa Daniela Bevivino presidentessa dell’Associazione La Fenice Onlus Lazio, associazione dei genitori dei pazienti con disturbi del comportamento alimentare, l’attrice di Teatro Carlotta Piraino autrice di un lavoro teatrale sul tema del disturbo alimentare e la dott.ssa Giulia D’Ari laureata in Psicologia presso l’Università Europea di Roma, che ha conseguito un Master specialistico sul trattamento dei disturbi alimentari. (foto copyright università europea)

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Come ritornare in forma grazie all’acqua

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

Anno nuovo, vita nuova. Dopo le feste natalizie i buoni propositi per l’anno appena iniziato accompagnano il nostro rientro alla vita di tutti i giorni, e tra i pranzi e le cene in famiglia del periodo delle feste, uno dei primi obiettivi spesso è quello di recuperare al più presto il peso forma. “Durante le festività natalizie si rischia infatti un’assunzione di circa 1.000 calorie in più al giorno, arrivando al tanto temuto confronto con la bilancia con un aumento di peso tra i due e i tre chili – spiega la dottoressa Elisabetta Bernardi, Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino – Questo incremento di peso però non è dovuto solo alla maggiore quantità di calorie che si assumono, ma anche all’abitudine di mangiare più volte durante tutto l’arco della giornata, trascurando inoltre alimenti fondamentali come frutta e verdura”.
Al rilassato clima familiare tipico delle festività si contrappone quindi ogni anno l’ansia di rimettersi in forma nel più breve tempo possibile, complice anche l’incombenza del rientro in ufficio: per la salute del nostro organismo però è importante evitare diete drastiche e digiuni che possono avere conseguenze che si ripercuotono sulla nostra salute: “Per recuperare la linea – prosegue la dottoressa Bernardi – ma in generale per mantenere in salute il nostro corpo, un valido aiuto è rappresentato sicuramente dalla ripresa dell’attività fisica, spesso abbandonate durante il periodo delle feste, e da una corretta idratazione che, insieme ad una sana alimentazione, aiuta a favorire la perdita di peso: l’acqua infatti contribuisce a far aumentare temporaneamente il nostro tasso metabolico e in questo modo il nostro organismo utilizza più calorie. Bere acqua anche prima dei pasti permette inoltre di raggiungere prima il senso di sazietà”.
L’acqua rappresenta un valido alleato della nostra salute anche perché premette l’eliminazione del carico tossinico e garantisce il trasporto all’interno del nostro organismo dei nutrienti. È importante quindi scegliere le acque più ricche di sali come magnesio e calcio: i sali minerali sono indispensabili come costituenti dell’organismo e fondamentali per il mantenimento del nostro equilibrio idrico salino. Attraverso la sua funzione depurativa e all’elevato contenuto salinico dunque, l’acqua rappresenta un importante strumento di cura e di prevenzione. “Una cattiva idratazione può essere spesso anche causa di irregolarità intestinale – prosegue la dottoressa Bernardi – L’acqua infatti facilita la digestione e il lavoro delle fibre che riescono ad avere effetti sulla regolarità intestinale se aiutate dalla giusta quantità di acqua bevuta, circa 8 bicchieri durante l’arco della giornata”. Idratarsi correttamente, dunque, non solo può rappresentare, unito ad una sana alimentazione, il primo passo per tornare in forma dopo il periodo delle festività natalizie, ma anche e soprattutto un importante alleato per mantenere in salute il nostro corpo.

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Le piante e l’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Roma Eur 21 dicembre 2018 – 21 aprile 2019 Palazzo delle arti e delle tradizioni popolari mostra “Le piante e l’uomo: scienza, riti, arte e tradizioni – per uno sviluppo sostenibile”.La mostra, curata da Paolo Maria Guarrera, è un itinerario attraverso l’immenso patrimonio del Museo delle arti e tradizioni popolari, elaborato sulla base di uno studio botanico sulle raccolte iniziato fin dagli anni ’80. Sono state individuate dal curatore, biologo ed etnobotanico, 100 specie, nel loro legame con la tradizione popolare passata e presente, prendendo in considerazione, per ogni specie, gli utilizzi in medicina, veterinaria e zootecnia, alimentazione, artigianato, tessitura e tintoria, religione e ritualità e portando per la prima volta in evidenza aspetti naturalistici, finora poco indagati all’interno delle collezioni del museo.

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9° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Milano 27 (dalle ore 14,00) e 28 novembre (dalle 9,00) torna a Milano (presso il Pirelli HangarBicocca in via Chiese 2), per la nona edizione, il Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition.
Da Raj Patel, attivista, giornalista e scrittore, a Felix Finkbeiner, che con la sua organizzazione ha fatto piantare 3 miliardi di alberi in tutto il mondo, passando per l’italiano Pietro Laureano l’architetto che studia le metodologie di agricoltura tradizionali per applicarle alle più moderne tecniche di sostenibilità: sono loro alcuni degli ospiti che si alterneranno al Forum nella due giorni dedicata al cibo a 360°. Un’occasione per condividere evidenze, dati scientifici e best practice utili a raggiungere gli SDGs dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il programma dei lavori prevede:
27 novembre ore 14.10: Cerimonia di premiazione della seconda edizione del Food Sustainability Media Award, il premio giornalistico internazionale su cibo e sostenibilità
28 novembre ore 13.15: keynote di Guido Barilla, Presidente Fondazione BCFN sul tema “La roadmap di BCFN e UN SDSN per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite”
28 Novembre ore 13.45: conferenza stampa che vedrà la presenza di:
GUIDO BARILLA, Presidente della Fondazione BCFN
RICCARDO VALENTINI, Coordinatore di Su-Eatable life; Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici IPCC, premio Nobel per la pace 2007; membro dell’Advisory Board, Fondazione BCFN
LEO ABRUZZESE, Global Director of Public Policy, EIU

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I consigli del chirurgo plastico: Trattamenti mirati e alimentazione corretta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Tornare in forma dopo l’estate: più che un must, la necessità di recuperare la via della normalità e porre un freno a quelli che possono essere stati gli eccessi del periodo vacanziero. Una strada che passa attraverso due elementi: «Il rimodellamento del corpo con l’eliminazione dei piccoli accumuli di grasso è possibile attraverso puntali trattamenti. Questi però da soli non bastano: è indispensabile tornare a regimi alimentari adeguati, supportati da una dieta proteica mirata e da un’attività fisica specifica», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano.Punto di partenza è sempre la condizione della persona. «Il fai da te solitamente non porta da nessuna parte e non esiste una soluzione che va bene ed è efficace per tutti. Ogni percorso terapeutico deriva da una specifica visita medica; ed è il medico che indica la strada da percorrere», precisa Gilardino. Le indicazioni per i trattamenti guardano a quelli a minor impatto senza effetti collaterali. «Per un rimodellamento corporeo dove non vi sono particolari situazioni da affrontare, l’Icoon è un trattamento che dà sempre ottimi risultati senza complicanze di sorta», continua Gilardino. «Si tratta di una tecnologia innovativa che effettua un massaggio drenante e connettivale profondo; non è invasiva e assicura un trattamento soft nel rimodellamento del corpo e nel ringiovanimento della pelle». Per un intervento un po’ più in profondità si può optare per la carbossiterapia. «Sfruttando le proprietà benefiche dell’anidride carbonica, un potente vasodilatatore capace di attivare il microcircolo in alcune particolari zone del corpo – prosegue la dottoressa – attraverso dei microaghi si va a stimolare la riossigenazione dei tessuti e, potendone variare dose, volume, velocità e profondità di iniezione, consente di intervenire anche in profondità nel rimodellamento della silhouette del corpo». Fino alle onde d’urto. «Qui i trattamenti sono ancora più localizzati», continua Gilardino. «Agendo direttamente sul metabolismo cellulare hanno un effetto rigenerativo importante sia quando si tratta di intervenire su cellulite, sia su piccoli accumuli di grasso, ma anche per restituire tonicità alla pelle». Come impegno, si parte dalle 12 sedute richieste dall’Icoon per arrivare alle 8-10 delle onde d’urto. «A seconda delle situazioni, è possibile studiare anche trattamenti combinati per avere risultati più mirati», precisa la specialista. La medicina estetica non è però la bacchetta magica del remise en forme: è indispensabile intervenire anche a livello dell’alimentazione. «Il problema maggiore che si riscontra soprattutto nelle donne over 40 riguarda il calo di massa muscolare. Una dieta proteica, efficace nel perdere peso, deve essere abbinata a una ginnastica mirata». Gilardino nel proprio studio di Milano ha dato vita ad un team capace di indirizzare e seguire il paziente nel tempo affinché i risultati raggiunti non restino un traguardo passeggero.

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Mangiare informati è meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Basta correggere alcuni comportamenti a tavola per ottenere un buon risultato in termini di protezione cardiovascolare. Le informazioni più recenti confermano che la prevenzione è più semplice di quanto si possa immaginare: migliorare l’alimentazione è un’arma efficace contro le malattie cardiovascolari. La dieta, e in particolare quella mediterranea, dichiarata patrimonio dell’Unesco, è in grado, infatti, di garantire un’azione protettiva sul cuore e sui vasi sanguigni. Largo, quindi, ad alimenti che possano favorire la salute del cuore, come frutta e verdura, cereali integrali e fibre, evitando invece cibi poveri di grassi saturi, colesterolo e sodio. Ma gli italiani come si comportano a tavola? In generale evitano di mangiare ciò che dal loro punto di vista può far male, riducendo il più possibile i grassi, con un’attenzione maggiore ai prodotti freschi. Il merito di questa educazione all’alimentazione sana e corretta è in gran parte da attribuire alle numerose campagne di informazione e di comunicazione sul miglioramento dello stile di vita e in particolare sull’importanza della dieta nella prevenzione alle malattie. Si pensava che da sola questo tipo di informazione non potesse migliorare realmente il modo in cui le persone mangiano e prima ancora acquistano cibo. Ora uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Public Health dimostra che una maggiore attenzione alla sfera emotiva porta effettivamente a una dieta più sana. Un esempio per tutti è l’“Agenda per la prevenzione cardiovascolare 2012” nata da un’iniziativa della Siprec (Società italiana per la prevenzione Cardio-vascolare) con il supporto di Teva, multinazionale farmaceutica, leader nella produzione di farmaci equivalenti, impegnata nel miglioramento della qualità dell’assistenza ai pazienti associata al concetto di qualità e di sicurezza. L’agenda comprende un diario, dove annotare i valori di pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, ecc., e una trentina di ricette semplici e gustose, tratte dalla cucina regionale nostrana, in grado di prevenire le malattie cardiovascolari. Ebbene, dal momento del lancio, 90mila agende sono andate letteralmente a ruba in pochi mesi. (Servizio Fidest)

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