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Posts Tagged ‘aliquote’

Def: bozza Pnr, verso Irpef a 2 aliquote, 15 e 20%

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

Secondo una bozza del Piano nazionale delle riforme allegato al Def, si prevede l’estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni.
“E’ inutile abbassare le aliquote con una mano e con l’altra ridurre deduzioni e detrazioni. Nella migliore delle ipotesi è il solito gioco delle 3 carte. Nella peggiore, se non consento di scaricare, o di farlo solo in parte, spese sanitarie, interessi per mutui o rette universitarie, faccio venir meno la funzione di redistribuzione del Fisco, rendendolo meno equo, considerato che queste detrazioni servono a sostenere le famiglie per uscite importanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Infine, le due aliquote sono troppo ravvicinate ed è evidente che il vantaggio per i ceti più abbienti sarebbe di gran lunga superiore a quello delle famiglie in difficoltà, che invece andrebbero aiutate maggiormente” conclude Dona.

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Aliquote ridotte per la stampa digitale

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

sanità-digitale“La scelta della Commissione europea di presentare una proposta di direttiva volta a consentire ai singoli Stati membri di applicare le aliquote IVA ridotte previste per la stampa cartacea anche a quella digitale va nella direzione di sostenere e incentivare lo sviluppo del settore nell’ambiente digitale”: così il Presidente della FIEG, Maurizio Costa, ha commentato l’iniziativa assunta oggi dalla Commissione europea, accolta con apprezzamento da tutto il settore dell’editoria europea.La decisione è stata assunta a seguito di una consultazione pubblica conclusasi lo scorso settembre, a cui la FIEG ha partecipato direttamente, e riflette gli orientamenti espressi in seno alla Commissione UE dal Vice Presidente Andrus Ansip e dal Presidente Juncker, che da tempo riconoscevano la necessità di modernizzare il regime di imposizione fiscale, armonizzare le normative nazionali anche alla luce delle sentenze emesse dalla Corte di Giustizia UE nei confronti di Francia e Lussemburgo e concedere agli Stati Membri la possibilità di modificare la propria legislazione nazionale.
“In Italia, ove dal 1° gennaio 2016, anche grazie all’azione della FIEG, si applica l’aliquota IVA ridotta al 4% a quotidiani e periodici online – prosegue Costa – l’allineamento delle aliquote ha finora incrementato la produzione di contenuti digitali e permesso agli editori di fare investimenti, con conseguenze positive in termini di alfabetizzazione, sviluppo del pensiero critico, occupazione e sostenibilità del settore. Nel medio lungo periodo, a beneficiarne saranno soprattutto i consumatori: gli editori potranno, infatti, rispondere alla domanda di messa a disposizione di contenuti digitali, con un’offerta più competitiva.” Carlo Perrone, Presidente di ENPA (European Newspaper Publishers’ Association) aggiunge: “Questa proposta è essenziale per garantire agli editori di giornali un futuro sostenibile nell’ambiente digitale. Essa contribuisce ad affermare fondamentali valori democratici europei quali la promozione dell’accesso ai contenuti giornalistici professionali, l’istruzione e la media literacy, e molti cittadini europei fruiscono oggi di notizie e informazioni attraverso le piattaforme digitali.”

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Manovra economica: riforma bluff

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Le prime indiscrezioni sulla manovra economica, che presenterà il Governo nel CdM di giovedì, tradiscono le aspettative degli italiani, ai quali nel 2008 era stato promesso un abbassamento delle tasse. Ancora una volta questa maggioranza, irascibile e belligerante al suo interno, presenta una riforma bluff, utile solo a slogan di bassa propaganda. Se da un lato guardiamo con favore ad un abbassamento delle aliquote e auspichiamo tagli strutturali, come ha suggerito anche la presidente di Confindustria Marcegaglia, che tocchino spesa pubblica e pensioni, non possiamo accettare l’aumento dell’IVA, che inciderebbe in maniera preponderante sul consumatore e, dunque, sulle famiglie. È evidente che non esiste alcuna manovra che, a costo zero, possa garantire la riforma fiscale e quindi il rilancio del paese. Lo dichiara in una nota Giorgio Conte, Vicepresidente dei deputati di FLI

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Sportello dei diritti contro caro-federalismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2011

È proprio vero: gli effetti del federalismo fiscale s’iniziano a fare sentire ed anziché comportare una diminuzione della pressione fiscale vanno a colpire soprattutto quella che è ormai considerata una nuova categoria di contribuenti, i “contribuenti della strada”. Infatti, quello che la Lega voleva per propria costituzione, ossia un nuovo modello di fisco decentrato, sta andando progressivamente a “bastonare” proprio gli automobilisti perché in diverse regioni e provincie segnano aumenti generalizzati le aliquote territoriali delle imposte su I.p.t., sulla benzina ed R.c.Auto. Ma è proprio su quest’ultima che vale la pena soffermarsi per constatare gli effetti deleteri della “federalizzazione” delle imposte. Numerosi enti provinciali da Nord a Sud a partire da quelli di Alessandria, Benevento, Bologna, Chieti, Cremona, Pescara e Vibo Valentia sino a quello di Lecce, quest’ultimo sull’orlo del dissesto, stanno dando seguito a quanto concesso dal decreto attuativo sul fisco regionale e provinciale, approvato a fine marzo, che consente alle province la possibilità di aumentare del 3,5% l’addizionale relativa alla tassazione sulla polizza auto che già è pari al 12,5%. Risulta evidente che gli aumenti sono la conseguenza non occultabile dei tagli lineari dei trasferimenti governativi che hanno ancor più messo in difficoltà gli esangui bilanci di questi enti che sembrano sempre più inutili se non nel rappresentare una pesante voce di spesa per il bilancio generale dello stato. Alla luce di quanto sta accadendo, se l’intento dei promotori padani era quello di liberare il Nord dal “peso” del Sud, bè, appare sempre più chiaro che gli effetti non sono quelli voluti anche perché anche le province del settentrione stanno utilizzando le nuove regole per aumentare per quanto gli è possibile le aliquote dei prelievi locali. Quindi, altro che maggiore autonomia nella gestione delle entrate e nelle spese. Si taglia a livello centrale, si moltiplicano gli enti impositori, si incrementa la pressione fiscale per i cittadini: è questa la conseguenza del ricatto del federalismo voluto dalla Lega e concesso dal governo in cambio di qualcos’altro. Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, poiché le conseguenze volute dal partito del “Carroccio” con l’attuazione del federalismo, stanno causando un malessere generalizzato da Nord a Sud, mentre non risulta che vi sarà almeno nel medio termine un miglioramento delle condizioni degli enti locali che da una parte subiscono i tagli di Roma e dall’altra sono costretti ad attingere dalle tasche dei cittadini, è giunta l’ora di pensare a concrete azioni per restituire un assetto più efficiente e meno costoso della macchina dello Stato. La prima, a parere dello scrivente, dovrebbe essere proprio quella di andare ad abrogare le province.

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Fisco. Ridurre le aliquote?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha pubblicamente dichiarato che intende varare una riforma fiscale che porti l’Irpef a 3 aliquote. Vogliamo ricordare al ministro che questo pensiero lo aveva espresso nel 1994 e che il governo Berlusconi (2001-2006), del quale faceva parte, varo’ una legge delega (n.80/2003) che stabiliva in 2 le aliquote Irpef (23% fino a 100mila euro e 33% oltre) e in 5 le imposte. Non se ne è fatto nulla. Ora si ripropone una nuova legge delega, che avra’ bisogno dei successivi decreti legislativi, poi dei decreti ministeriali e infine delle circolari esplicative. Se va bene se ne riparlera’ nel 2014, forse con un altro governo o con lo stesso che riproporra’ una nuova riforma fiscale. L’effetto annuncio ha sempre la sua efficacia ma farlo al termine della legislatura, invece che all’inizio, ha il sapore della presa in giro. Qualche suggerimento? Eliminare qualche ministero inutile, per esempio quello di Bossi e Calderol
istituire le aree metropolitane (legge n.142/1990!) e abolire le relative 15 province. Questo sarebbe piu’ che un “segnale”. Caro ministro, e’ di fatti che abbiamo bisogno, non di chiacchiere. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Lettera aperta al governatore Draghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Lettera aperta del presidente del Forum, Belletti, al governatore Draghi “Quale paese lasceremo ai nostri figli?” Questa è la domanda più radicale, a mio modesto parere, posta nei giorni scorsi dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, verso la conclusione delle sue considerazioni presentate all’assemblea ordinaria dei Partecipanti a corredo della Relazione annuale sul 2010. Un testo più importante delle pur importanti consuete relazioni annuali, perché è l’ultimo pronunciato da governatore dell’istituto centrale del nostro Paese, ma subito prima della prossima nomina a presidente della BCE. Quindi, una sorta di “bilancio del passato”, ma anche un primo “progetto per il futuro”, non solo italiano. Peccato che questa domanda non abbia avuto eco nelle pagine dei giornali, che hanno percepito e comunicato una rinnovata “sfida alla fiducia”, con un doppio richiamo all’ottimismo e alla responsabilità del rigore. Questo ritorno alla crescita, nelle parole e nel tono complessivo delle Considerazioni di Draghi, appare possibile, anche se le misure analiticamente descritte – su economia, mercato del lavoro, previdenza, sistema bancario, spesa pubblica, ecc. – esigono certamente coraggio, coerenza e concretezza. Ci permettiamo però di proporre, a questo riguardo, una riflessione “con voce di famiglia”, che riguarda la riforma del fisco “a misura di famiglia”. Il governatore Draghi, rispetto al fisco, ricorda che “andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’Amministrazione fiscale ha recentemente conseguito”. Noi ci permettiamo di aggiungere che questa riduzione delle aliquote sui redditi dei lavoratori dovrà perseguire “anche” l’equità fiscale nei confronti delle famiglie con figli, perché loro per prime sono penalizzate, e perché restituire capacità di spesa alle famiglie con figli attraverso una riduzione della pressione fiscale si tradurrà immediatamente in un rilancio dell’economia, perché innescherà maggiori consumi, maggiore produzione di beni di prima necessità, nuova occupazione, maggiore protezione della povertà familiare, con minori spese socio-assistenziali. Ricordiamo poi che l’Italia presenta uno dei maggiori tassi di povertà minorile in Europa, soprattutto per bambini in famiglie numerose e monogenitoriali.
Riteniamo quindi che la nostra recente proposta di riforma del fisco basata sul Fattore Famiglia (vedi sul sito,www.forumfamiglie.org) sia in piena continuità con i richiami di Draghi, laddove ad esempio sottolinea che “per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose… Occorre invece un’accorta articolazione della manovra”. Se occorre modulare con sapienza ed equilibrio i tagli, a maggior ragione bisognerà modulare con ulteriore discernimento i destinatari di una eventuale – e necessaria – riduzione della pressione fiscale! In effetti, sempre Draghi evidenzia che “le dinamiche retributive sono da noi modeste … Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoché ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18% in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio”. Ma come far ripartire i consumi, se non investendo sulle famiglie, e soprattutto sulle famiglie con figli? Proprio l’esempio della Francia documenta che questa è una via da percorrere. Ovviamente investire sulla riduzione della pressione fiscale a favore delle famiglie con figli non basta; occorre inserire questa manovra in una logica complessiva, che sempre Draghi ha efficacemente tratteggiato: “Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti”. In questa cornice un esplicito, rigoroso e graduale investimento sulla famiglia appare pienamente coerente e decisivo, e soprattutto urgente. Perché non succede, oggi come per troppi decenni di storia del nostro Paese? Non vorremmo che anche le politiche familiari restino intrappolate da quel nemico che anche il Governatore Draghi ha segnalato con efficacia nella sua relazione: “Occorre sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in più modi opprimono il Paese”. Denuncia forte (anche questa scarsamente ripresa dai media), soprattutto in considerazione del ruolo, della posizione e dell’autorevolezza di chi l’ha pronunciata. Le famiglie certamente non sono tra questi “interessi corporativi”, e forse per questo attendono ancora giustizia e sostegno; la loro pazienza, però, si sta esaurendo. (Francesco Belletti)

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Berlusconi e il contratto con gli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Ricordate il contratto con gli italiani firmato durante la trasmissione televisiva “Porta a porta” nell’aprile 2001, cioè 10 anni fa? Vediamone i punti che dovevano essere realizzati in cinque anni (2001-2006).
• Tasse: riduzione delle aliquote a due, 23% fino a 100mila euro e 33% oltre i 100mila euro. Obiettivo non raggiunto.
• Disoccupazione: dimezzamento del tasso di disoccupazione. Si doveva raggiungere il 4,8%, oggi siamo all’8,5%. Obiettivo non raggiunto.
• Pensioni: la minima a 520 euro mensili. Oggi e’ 467 euro mensili. Obiettivo non raggiunto.
• Criminalità: diminuzione dei reati. In dieci anni i reati sono aumentati del 21%. Obiettivo non raggiunto.
• Grandi opere: apertura per il 40% delle opere finanziate. Oggi le opere realizzate e cantierate arrivano al 23%. Obiettivo non raggiunto.
Un consiglio al presidente Berlusconi: in questi ultimi due anni di legislatura sarebbe opportuno portare a casa qualcosa di quanto promesso 10 anni fa.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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