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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘alitalia’

Alitalia. A spese dei contribuenti, la farsa continua?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Sembra che la data entro cui doveva essere presentata l’offerta di Ferrovie dello Stato per Alitalia slitterà di un mese, al 15 luglio. Un andirivieni di dossier e proposte di cui abbiamo perso il conto… non quello politico – una mangiatoia a cui attaccarsi e un serbatoio di voti e favori vari – ed economico – fino ad oggi questa vicenda è costata agli italiani una decina di miliardi, e stiamo parlando di un’azienda che continua a perdere un milione al giorno, azienda tecnicamente fallita ma che continua ad andare avanti grazie ad un prestito la cui scadenza per la restituzione è già passata.
Facciamo una piccola fotografia per capire fino a che punto il degrado economico e politico non si vergogna a manifestarsi e, soprattutto, non si vergognano i nostri governanti a gestirla:
1 – non si è trovato un solo vettore aereo disposto ad investire. Sembrava ci fosse la Delta, con pochi spiccioli, ma solo per difendere i suoi voli transatlantici;
2 – pressione dopo pressione, sembra che ad investire saranno solo società collegate con lo Stato. Ferrovie dello Stato… che preferirà investire sul trasporto aereo piuttosto che su una rete “secondaria” abbastanza disastrata? Cassa Depositi e Prestiti (CdP) che per suo statuto dovrebbe investire in aziende sane e con prospettive di guadagno… ha Alitalia queste caratteristiche? Suvvia…
3 – sui privati, che sembra possano/debbano essere utilizzati per impedire che il salvataggio sia una nazionalizzazione (vietata ovunque, a partire dall’Ue)… è rimasta solo Atlantia. Quell’azienda dei Benetton che, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova l’anno scorso, erano stati additati da tutti i tipi di governanti e media al pubblico ludibrio e che sembrava stessero lì lì per perdere la concessione delle Autostrade… oggi sono i più quotati per Alitalia. Politica? Probabile. Facciamone tesoro quando sentiamo parlare bene o male di qualcuno.
Non è molto di moda, ma ci sovviene una citazione dal filosofo Karl Marx: la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia è il fallimento di quella che un tempo era una delle migliori compagnie al mondo. La farsa è quella dei miliardi presi dai contribuenti per mantenerla in vita e trovarsi oggi a questo punto. Una domanda che sullo specifico ci poniamo sempre: perché non lasciare che Alitalia fallisca e, magari, qualcuno la rileva (a prezzi da fallimento e non quelli per far piacere ai gerontocrati dell’economia nazionale) e la ripropone sul mercato, come per esempio è accaduto con successo a diverse compagnie aeree come la vecchia svizzera Swissair (oggi Swiss), la vecchia belga Sabena (oggi Brussels Airlines) o Klm-AirFrance e Iberia-British Airways (gruppi entrambi “salvi” grazie alla fusione) o la Star Alliance con la capofila Lufthansa. La vicenda Alitalia ci conferma che nella politica del nostro Paese (chiunque sia al potere) gli attori non sono propensi a riconoscere i propri fallimenti. E quindi la farsa continua!! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Arera: rischio aumento bollette per Alitalia UNC: una vergogna!

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Secondo la segnalazione di Arera a Governo e Parlamento il decreto crescita conterrebbe il rischio di un aumento delle bollette di luce e gas.”Una vergogna! E’ già il colmo che si buttino soldi pubblici dalla finestra per l’ennesimo inutile salvataggio della compagnia aerea Alitalia, ma ha dell’incredibile che il costo di questa operazione, invece di gravare sulla fiscalità generale, sia caricato sul sistema elettrico, con il rischio di aumenti delle bollette di luce e gas, che sono già tra le più care d’Europa” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma, gli oneri, come abbiamo sempre chiesto, dovrebbero semmai scendere, non certo aumentare” conclude Vignola.

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Alitalia. Ruspandini (FdI): quali prospettive per azienda?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

“Su Alitalia siamo arrivati al termine di una corsa che non ha mai avuto un traguardo definito e chiaro anzi, sempre offuscato e sfuggente. Tra pochi giorni scadrà l’ultimatum a Ferrovie dello Stato per la presentazione della nuova compagine societaria e scadranno i termini per la restituzione del prestito allo Stato, pena l’applicazione delle sanzioni europee. Ad oggi non è ancora pervenuta alcuna soluzione. Il governo tace, gli organi di stampa fanno finta di non vedere ma il tempo passa inesorabile. E’ giunto il momento di fare chiarezza e luce su una trattativa che è rimasta troppo segreta. Lo si deve al popolo italiano che, a causa di gestioni scellerate, ha messo sul piatto Alitalia 7 miliardi di euro negli ultimi anni. Ma lo si deve soprattutto ai lavoratori che ormai versano in uno stato d’animo di rassegnazione e acquiescenza. Le ripercussioni di un ennesimo fallimento sarebbero gravissime, mettendo sul piano internazionale in evidenza l’incapacità del governo di porre fine ad una crisi del comparto aereo, fondamentale per una Nazione come la nostra a vocazione turistica. I danni sarebbero disastrosi per tutta l’Italia, in particolare per il bacino romano dove risiede la maggior parte del personale Alitalia, causando una crisi economica anche sull’indotto interessato. Per queste ragioni, Fratelli d’Italia si attende un intervento immediato, e attraverso un’interrogazione parlamentare chiederò che sia fatta chiarezza su una vicenda sempre più preoccupante”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Massimo Ruspandini, componente della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni.

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La ricetta Di Maio su Alitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

(Fonte: Sole 24 Ore del 12 ottobre edizione cartacea) “Una Newco con Ferrovie dello Stato, un partner tecnico strategico, la partecipazione di Cassa depositi e prestiti e del ministero dell’Economia con una quota del 15%. Questo il progetto a cui sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio per il rilancio di Alitalia, che sarà spiegato oggi all’incontro con i sindacati della compagnia di bandiera. Le linee guida del progetto sono anticipate dal Sole 24 Ore”. “Arriveremo alla scadenza del 31 ottobre – spiega il ministro Di Maio nell’intervista al quotidiano diretto da Fabio Tamburini – con una manifestazione di interessi con offerta vincolante per Alitalia”. Nessuna proroga è prevista, aggiunge Di Maio, per il prestito ponte da 900 milioni concesso dal precedente Governo e che dovrebbe essere restituito da Alitalia entro il prossimo 10 dicembre. Importante il tema del prestito, perché “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. La nuova società, secondo il progetto del ministro Di Maio, avrà una dotazione iniziale di due miliardi “che consente ad Alitalia di tornare competitiva e di avere nuovo slancio. Una dotazione che le consente di emergere dalla linea di galleggiamento”.

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Alitalia e il cambio di rotta del ministro Toninelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

“Apprezziamo il cambio di rotta del ministro Toninelli sul destino di Alitalia, che passa in poche ore dalla nazionalizzazione della compagnia alla ricerca di un partner industriale, anche se ancora del tutto generica nella forma e negli obiettivi”. È quanto ha dichiarato il sen. Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, ricordando che “il rilancio del vettore nazionale comporta un investimento di tre miliardi di Euro, anche per il necessario rinnovo della flotta e la sua rimodulazione sul lungo raggio. Il ministro non specifica più quale sarà il ruolo di Cdp o di Ferrovie, chi si assumerà questo ennesimo macroscopico impegno finanziario, né quale siano le nuove procedure per la ricerca del partner dopo il fallimento delle precedenti gare, realizzate in contesti più favorevoli alla cessione o all’ingresso di nuovi soci. Tra breve, peraltro, scadrà il mandato dei Commissari, prorogato con il voto dell’attuale maggioranza, e a fine anno anche il prestito dello Stato, già sottoposto a procedura di infrazione europea. È in vista una nuova tempesta su Alitalia e queste dichiarazioni contraddittorie certo non aiutano, vi è bisogno, ora più che mai, di assoluta chiarezza su quale sia il vero intendimento del governo”.
“Proprio per questo chiediamo che il ministro venga al più presto a riferire in Parlamento, dando indicazioni precise, tempi e modalità su quale sia il vero progetto e quindi il destino di Alitalia”.

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Alitalia va venduta a lotto unico

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

I Senatori di Fratelli d’Italia Adolfo Urso e Giovanbattista Fazzolari hanno presentato due emendamenti e un ordine del giorno, in Commissione Speciale al Senato, chiedendo che i commissari modifichino il bando di vendita prevedendo offerte solo per il lotto unico, per il riacquisto degli slots londinesi e per la modifica dell’attuale piano aeroporti.”Serve chiarezza sulla vendita degli slots, diritti di atterraggio e decollo, dell’aeroporto Heathrow di Londra. Nel 2015 la precedente gestione, di cui faceva parte Etihad, il vettore degli emirati arabi, ha ceduto 7 slots su Heatrow alla controllante Etihad per un importo di 12 milioni, mentre il valore di mercato sembra essere molto più alto. Gli slots sarebbero stati quindi svenduti a favore della stessa Etihad prima di lasciare la compagnia.Dalle audizioni in Commissione, emerge però che è previsto un patto di riacquisto, ma ciò non è avvenuto e per questo Fratelli d’Italia ha già chiesto formalmente ai Commissari Alitalia di fornire tutta la documentazione concernente la questione Heathrow e in particolare la perizia sul valore degli slots. In virtù di ciò, è stato presentato un emendamento chiedendo che vengano riacquistati gli slots ceduti prima dell’acquisto della compagnia – continuano i Senatori che aggiungono – È necessario evitare lo spezzatino. La vendita a pezzi della compagna di bandiera italiana sarebbe un grave errore. Non si può frammentare un’azienda in flotta, manutenzione e gestione aeroportuale. La procedura di vendita deve salvaguardare Alitalia, mentre lo scorporo genererebbe esuberi e costi sociali e di finanza pubblica enormi”. Concludono i Sen. Fazzolari e Urso.

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USB: nessuno tocchi Alitalia, proseguire con risanamento e rilancio

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Alla scadenza del termine di presentazione delle offerte per il bando di vendita Alitalia, sarebbero tre i candidati interessati all’acquisto, tutti però con la esplicita condizione di rilevare una compagnia già “ristrutturata”: Lufthansa; Easyjet capofila di una cordata che raccoglie Air France-Klm, il fondo Cerberus e Delta; Wizz Air, vettore low cost con base in Ungheria. Non varrebbe neppure la pena ricordare che i commissari non hanno mandati politici per assumere decisioni su Alitalia, data la rilevanza del dossier, ma vista la confusione postelettorale e l’assenza di un governo nei pieni poteri, sottolineiamo che è una “conditio sine qua non”. Lo sa anche il ministro uscente Graziano Delrio, che ipotizza uno slittamento di tutto il pacchetto all’autunno o a fine anno.In queste condizioni, l’Unione Sindacale di Base ribadisce che nessun tipo di offerta, da qualsiasi parte venga, può essere negoziata in presenza della richiesta di ristrutturare, a maggior ragione se il management proclama ricavi in crescita. Va da sé che non è ammissibile neppure un esubero. Le forze politiche esprimano immediatamente, come da USB richiesto più volte, la propria posizione rispetto alla nostra richiesta di proseguire sulla strada di un’azienda finanziata per essere risanata e amministrata da mani pubbliche.

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Alitalia, USB ai partiti: chiudete il bando di vendita e riaprite il dossier, ora risanamento e sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

USB Lavoro Privato ha inviato una lettera ai segretari e ai responsabili dei principali partiti e movimenti politici dove sollecita una presa di posizione netta rispetto ai termini tuttora vigenti del bando di vendita imposto dal Governo uscente ai commissari Alitalia.
Infatti, il 10 aprile è il termine per la presentazione delle offerte definitive di acquisto mentre entro il 30 aprile i commissari Gubitosi, Laghi e Paleari dovrebbero individuare l’offerta migliore con la quale aprire i negoziati in esclusiva.Per la nostra organizzazione è palese come questi termini non possano essere rispettati, non solo tenuto conto del mutato scenario politico ma soprattutto per il fatto che, a quanto ne sappiamo, non esiste un’offerta che salvaguardi l’industria e l’occupazione, con danno non solo ai dipendenti ma anche al Paese.Come dimostrato da USB, l’Italia ha già pagato miliardi di euro di danni per la fallimentare privatizzazione Alitalia e per la mancanza di una politica industriale del settore. Occorre quindi che le forze politiche si assumano la responsabilità di considerare chiuso il bando del governo Gentiloni e di riaprire il dossier Alitalia sulla base delle opportunità che un risanamento della compagnia può fornire al Paese oltre che ai propri dipendenti.
Nel chiedere che Alitalia possa disporre del tempo e degli strumenti necessari per completare il risanamento in atto e porre le basi per lo sviluppo, senza svenderla al primo offerente, USB ritiene che la svolta nella gestione della compagnia possa rappresentare lo snodo per aprire la discussione sui problemi dell’intero trasporto aereo italiano, settore che continua a produrre precarietà nonostante la forte crescita.

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Volare Alitalia? Basta sapere che i diritti del consumatore non esistono…

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

La cosiddetta compagnia di bandiera tricolore, Alitalia, sta cercando di risollevarsi dopo le stra-note vicende che l’hanno mantenuta in vita -da diversi decenni- agonizzante grazie ai soldi dello Stato. E comunque, nel turbinio delle trattative per farla comprare da qualcuno, opera a tutti gli effetti e sono in cantiere anche le aperture di nuove rotte. Se riesce a risollevarsi, ne siamo contenti. Ma! Cosa accade nel frattempo per coloro che scelgono di volare Alitalia ed hanno qualche problema? In gergo popolare si dice “si attaccano al tram!”. Si’, proprio cosi’, perche’ tutte le procedure e le leggi e norme che tutelano i passeggeri in caso di problemi, per Alitalia non esistono. Ci e’ accaduto nell’aprire una procedura di rimborso, a norma del codice del consumo, per il rimborso di un servizio non usufruito per loro responsabilita’. La loro risposta e’ stata precisa e lapidaria: volete i rimborsi di legge? La procedura che state seguendo e’ improponibile perche’ i vostri presunti diritti di credito sono tutelati solo dal capitolo V della legge fallimentare (art.18 d.lgs n.270/1999), per cui dovete rivolgervi al tribunale di Civitavecchia, iscrivendovi al passivo, poiche’ Alitalia spa e’ stata dichiarata insolvente.
Traduzione. Se sei un utente di Alitalia che ha avuto un problema, e che normalmente potresti risolvere con l’applicazione delle leggi e delle procedure a cui tutti i vettori aerei devono attenersi, sappi che i tuoi diritti non esistono. L’iscrizione al passivo -legittima nel contesto normativo specifico- e’ come una preghiera al proprio dio… che forse ti risolvera’ i problemi nella presunta vita eterna, ma garantito che non sara’ cosi’ in quella che stai vivendo da vivo.
Domanda di invito allo studio e all’azione. Ma possibile che il nostro diritto debba “arenarsi” in questo deserto? Come e’ possibile che esistano passeggeri di serie A e passeggeri di serie B? E’ concepibile che un passeggero, prima di prendere un servizio da Alitalia, debba andare a farsi fare la visura camerale e da li’, con l’aiuto di un esperto, evincere chi e cosa e’ il proprio fornitore? E come e’ possibile che i diritti del consumatore siano di fatto aboliti da parte di una compagnia che non sta rimettendo i remi in barca ma e’ altamente lanciata nel mercato, con aperture di nuove rotte.. forse questi diritti non sono importanti al pari di quelli dell’azienda? Sembra che a queste domande, oggi, si possa rispondere solo con un “Si’, e’ possibile!”. E l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) che si occupa del controllo e vigilanza sull’applicazione delle norme adottate, non ha nulla da dire? Perché sul suo sito non avverte i viaggiatori che la carta dei passeggeri è carta straccia per chi vola Alitalia?
La conseguenza logica -di diritto e di pratica- la lasciamo ad ogni viaggiatore.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Ecco le vere cifre Alitalia: 12,5 miliardi di soldi pubblici bruciati in 10 anni, mancate tassazioni per 10 mld/anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

alitaliaNel 2008 Berlusconi vinse le politiche sventolando la bandiera stracciona dei cosiddetti capitani coraggiosi di Cai, quelli che fattasi regalare la good company mollarono l’osso spolpato lasciando un buco di 5 miliardi. Dieci anni dopo su Alitalia, dopo la litania renziana di Calenda, regna invece il silenzio elettorale.L’Unione Sindacale di Base scrive ora una lettera aperta ai candidati premier e ai candidati governatore, per sottolineare che la necessità di svendere ai privati stranieri è una favola governativa sorretta da numeri taroccati e che nazionalizzare non solo si deve, ma si può.I dati Enac incrociati con gli studi del professor Ugo Arrigo dell’Università di Milano Bicocca, inchiodano tutti alla realtà.
Nei 10 anni dalla sciagurata privatizzazione del 2008 sono stati bruciati 12,5 miliardi di denaro pubblico tra ammortizzatori sociali per le migliaia di licenziamenti (3,5 miliardi) e mancati introiti fiscali (600 milioni l’anno per la sola Alitalia, 900 per l’insieme dei vettori italiani).Denaro pubblico dilapidato per finanziare piani privati che hanno distrutto un settore ancora oggi paradossalmente definito sul sito del Mit “di importanza strategica per lo sviluppo economico e sociale” del Paese.C’è poi il conto delle ingenti perdite derivanti dall’impatto degli sciagurati piani industriali di Alitalia sul fatturato del settore turismo: 10 miliardi l’anno di mancate tassazioni a causa del peggioramento dei collegamenti da e per l’Italia, soprattutto intercontinentali.Il raffronto con un paese molto vicino come la Spagna, dice che il fatturato nazionale aeroportuale italiano è inferiore di 45 miliardi (dato 2015) a quello iberico.Il danno totale in un decennio è dunque superiore ai 100 miliardi di euro.
Nello stesso periodo mentre il traffico passeggeri aumentava del 29%, a 175 milioni, le compagnie italiane perdevano 18 milioni di passeggeri crollando dal 35 al 17% del mercato. La parte del leone l’hanno fatta le low cost – tutte con sede estera, moltissime non pagano tasse e contributi in Italia – con 82 milioni di biglietti.Il mercato quindi è florido ma Alitalia è stata smantellata favorendo gli interessi stranieri. L’attuale commissariamento ha dimostrato, al contrario, che la compagnia sa fare il proprio mestiere più che bene.
Una sporca faccenda che ricorda il secondo dopoguerra, quando Enrico Mattei fu incaricato di liquidare l’Agip. La storia è nota: Mattei rilanciò le azioni italiane in campo energetico e fece prima di AGIP e poi di ENI un competitore di prima classe su scala mondiale.Oggi non c’è un Mattei a occuparsi di Alitalia, ma un Matteo che ha deciso, in sintonia con i governi precedenti e con quello uscente, di rinunciare a un volano economico e a migliaia di posti di lavoro.
Con la lettera aperta alla politica l’Unione Sindacale di Base ribadisce che Alitalia deve vivere e svilupparsi, e torna a chiedere:
• La nazionalizzazione di Alitalia, lo stop alla privatizzazione dell’Enav e l’avvio della riflessione su un’unica authority aeroportuale in mani pubbliche;
• Il rilancio del sistema di manutenzione aeronautico nazionale;
• Un sistema di regole unico valido e applicabile per tutti gli operatori presenti in Italia e il blocco della politica degli appalti e subappalti.
• Il riequilibrio della catena del valore tra chi detiene le royalties aeroportuali (quasi tutti privati) e chi gestisce la manodopera.
​Queste sono le nostre richieste che da tre anni giacciono inascoltate.

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Alitalia: La novella degli stenti… e della vergogna

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

alitaliaChe brutto epilogo quello dell’ex-compagnia di bandiera del nostro Paese. Siamo capaci -noi italiani- di fare in modo diverso o siamo condannati ad esser tali? Eppure, le eccellenze non mancano nella nostra cultura, nella nostra economia, nei nostri imprenditori, nei nostri creatori, nei nostri lavoratori… ma quando c’e’ di mezzo, in modo diretto, la politica, perche’ deve andare tutto cosi’ maldestramente?
La storia e’ quella della vendita di Alitalia. In questi ultimi giorni vicini alla scadenza del governo per la vendita, sembrava dovesse riprendere una certa quotazione per una sorta di onorata continuita’. Cosi’ avrebbe potuto gia’ essere se non ci fosse stato il rifiuto del 2008 di accordo con Klm-Air France del governo Berlusconi (“Alitalia agli italiani”) costato 3,2 miliardi ai contribuenti. E cosi’ ci ha detto che era, in questi giorni, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda…. ma cosi’ non e’: il gigante franco-olandese ha fatto sapere di non aver fatto nessuna offerta.
Ma che succede? Il ministro Calenda, in genere posato e non “annuncista” a caso, e’ impazzito? Chi glielo aveva detto di questa offerta? Possibile che faccia una figura cosi’ cacina? Boh! Chissa’ se sapremo mai cosa sia realmente accaduto. Prendiamo atto di quello che c’e’. Barcamenati tra l’offerta del gigante tedesco (Lufthansa, che pero’ -l’offerta- sembra vacillare) e quella della lowcost britannica EasyJet (di cui non sappiamo se intende “buttare” Alitalia nella lowcost), la situazione, vista anche la scadenza prossima e il restringimento dei pretendenti con il venire meno di quella che noi riteniamo un’eccellenza, sembra sul disperato-andante.
Ok. A suo tempo (anche tanto tempo fa, prima che fossero buttati via miliardi e miliardi dei contribuenti italiani) abbiamo piu’ volte sostenuto che la soluzione migliore sarebbe stata il fallimento e la conseguente vendita di cio’ che era rimasto per pagare un po’ di debiti… ma noi -si sa- siamo “liberisti selvaggi” (come dicono gli statalisti)…. E intanto ci godiamo le ultime battute di questa novella degli stenti e -colpo finale- l’onta della finta offerta di quelli che -secondo noi- avrebbero potuto dare un certo lustro al passaggio di mano. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Alitalia, Ilva e non solo. Calenda sia l’unico esubero in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

alitalia-volo-aereoLe continue dichiarazioni rilasciate dal ministro Calenda sulla questione Alitalia, come quelle apporso su alcuni quotidiani, ribadendo la volontà di voler chiudere la trattativa tra Alitalia e Lufthansa prima delle elezioni, che seguono quelle sull’Ilva e su tante altre crisi industriali in Italia, confermano la nostra contrarietà rispetto la gestione di uno dei dicasteri più importanti del Governo del nostro Paese.Non è solo una questione di merito rispetto ad un’offerta che, partendo dal florilegio di indiscrezioni che leggiamo sui giornali, sarebbe per una compagnia dimezzata da 11.000 a 6.000 dipendenti; tanto per fare un paragone Swissair con 82 aeri oggi conta circa 9000 dipendenti.Alitalia verrebbe spezzata in più parti, con l’esternalizzazione di tutti i servizi preziosi per un’aviolinea che al contempo dirotterebbe tutto il traffico del Nord Italia verso gli hub di Monaco e Francoforte.Nei fatti, dalla corda francese che fino ad oggi ha impiccato Alitalia si passerebbe ad una di fabbricazione teutonica.Non è neanche solo una faccenda sulle solite mezze verità riguardo il pozzo di soldi pubblici che sarebbero serviti a tenere in vita Alitalia, dato che il Ministro, come molti altri sagaci osservatori peraltro, dimentica puntualmente di ricordare che questi fondi sono serviti a garantire i piani di licenziamenti di 10.000 dipendenti richiesti ed imposte dalle cordate e dagli emiri nel corso di più fasi di una privatizzazione fallimentare.Noi ci riferiamo alla funzione che un Ministro dello Sviluppo Economico dovrebbe avere nella soluzione delle infinite crisi industriali del nostro Paese.Non riusciamo infatti a concepire come si possa avere fretta di chiudere la vendita di Alitalia, ben sapendo che costerà altri migliaia di posti di lavoro, capolavoro che si aggiungerebbe ai disastri di Meridiana (1000 licenziamenti totali e nessun piano industriale ancora ilvapresentato a 18 mesi di distanza), Alitalia Maintenance System (200 tecnici di altissimo profilo tuttora a spasso) e, solo come esempi, alla trattative di Ilva (4000 esuberi) e all’accordo Almaviva (1666 licenziamenti).Questi numeri la dicono lunga sul ruolo funesto che la dottrina Calenda ha avuto nei confronti dello sviluppo economico italiano, se a questa parola si collegano industria e posti di lavoro!Dato che noi siamo convinti che, proprio partendo dai dati incoraggianti forniti dai Commissari ai sindacati e alle Commissioni Parlamentari, Alitalia può essere un esempio virtuoso di come l’intervento statale potrebbe rilanciare l’industria e salvaguardare l’occupazione e i salari dei dipendenti.Per questo USB si muoverà con tutti gli strumenti disponibili per contrastare questa deriva e lancia un appello a tutte le forze politiche che vogliano misurarsi sul tema del lavoro: smettiamola di rincorrere l’ennesima svendita e l’ennesimo disastro sociale, fermiamo Calenda e facciamo in modo che il prossimo e unico esubero in Italia sia in Via Molise a Roma, nella sede del Ministero dello Sviluppo Economico. (USB Lavoro Privato)

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Usb: nella Ue nazionalizzare si può. La Francia lo fa per STX, l’Italia deve farlo per Alitalia e Ilva

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

alitaliaIl presidente francese Macron, tra i più liberisti dei capi di stato europei, ha deciso di nazionalizzare i cantieri navali STX di Saint-Nazaire, un’azienda considerata strategica, in buona salute e con commesse importanti, aggiudicata al colosso italiano Fincantieri in occasione della messa in vendita per il fallimento della multinazionale sudcoreana STX, precedente azionista di maggioranza.
Giudicando problematico consegnare le chiavi di questo importante sito industriale a “Les Italiens”, Macron ha preso la decisione di procedere con la nazionalizzazione per tutelarne la strategicità per l’economia transalpina e i 7.000 dipendenti dei cantieri.
Dopo aver ascoltato le giaculatorie di ministri, politici e sindacalisti italiani sull’impossibilità di nazionalizzare le aziende strategiche in crisi del nostro Paese, ecco che il più europeista dei leader francesi, fresco di elezione all’Eliseo, li smentisce clamorosamente, facendo fare l’ennesima misera figura al nostro Paese, dove le aziende francesi hanno fatto shopping di aziende importanti oppure, come nel caso di Air France su Alitalia, hanno drenato enormi risorse verso l’altra parte delle Alpi.
Ciò accade, inoltre, proprio il giorno in cui Vivendi trasforma la Telecom, la più grande azienda di telecomunicazioni italiana, una delle più redditizie di Europa, in una costola del gruppo francese. Oltre al danno pure la beffa.A questo punto, dobbiamo chiederci quale sia il recondito motivo per il quale quello che è possibile in Francia è considerato impraticabile da noi. Forse che l’ILVA e l’Alitalia sono meno strategiche per il nostro Paese? Non sono forse aziende decisive in settori trainanti per l’Italia? Non sono forse in gioco migliaia di posti di lavoro, quattro volte quelle dei cantieri STX, e miliardi di oneri sociali che graveranno a carico dei cittadini italiani?Arcelor Mittal ha già quantificato gli esuberi: 4200 dovranno lasciare l’ILVA, senza contare l’indotto, mentre per Alitalia a ottobre avremo l’esatta dimensione del probabile disastro dell’ennesima svendita a vettori stranieri, con migliaia di esuberi che rischiano concretamente di avvicinarsi a quelli dell’azienda siderurgica.
Da anni ci ripetono che di nazionalizzazione non si può neppure parlare, che l’Europa ce lo vieta e incapperemmo nelle ire malefiche di qualche decina di burocrati, i famosi Commissari Europei, messi a fare i cani da guardia del capitale e della finanza.
Ora il re è nudo e Macron dimostra di essere uno dei veri padroni dell’Europa Unita. Le stesse preoccupazioni che hanno indotto la Francia a nazionalizzare: l’avvenire di interi settori industriali, il destino di migliaia di lavoratori e la cessione di sovranità, dovrebbero essere alla base delle scelte dei nostri governanti, dal liberista Calenda al democatico Gentiloni.
Anche se ci aspetteremmo un sussulto di dignità da parte loro, sappiamo che è molto difficile combattere contro l’insopprimibile voglia di farci male che da anni si è impossessata della politica italiana.
Noi in ogni caso rilanceremo la battaglia per la nazionalizzazione fino in fondo, accanto ai lavoratori dell’ILVA, dell’Alitalia e di tutte quelle aziende che uno sviluppo capitalistico distorto vuole sacrificare sull’altare della speculazione e del mero profitto.

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Alitalia e aziende decotte ma sicure. Avanti un altro. Ryanair

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

alitaliaLa lenta dissoluzione di Alitalia conosce un altro episodio, significativo per l’andazzo della nostra economia e le “soluzioni” che l’Esecutivo trova alle varie magagne. Ora Ryanair se e’ fatta avanti e, in pratica, ha detto che potrebbe anche starci a prendere il tutto, senza farsi fregare come Etihad che a suo tempo ha sganciato una marea di soldi per essere solo il 49% ed ora e’ con un pugno di mosche (decisionali ed economiche) costosissime in mano. Ryanair ha capito come funziona nel nostro Paese e si e’ detta pronta se “verra’ ristrutturata con significativi cambiamenti: senza un forte discontinuita’ non e’ interessata”.
“Piatto ricco mi ci ficco”, si potrebbe parafrasare questa disponibilita’. Ryanair ha capito l’andazzo dopo la vicenda delle cosiddette Banche Venete: uno piu’ o meno affidabile viene scelto per il regalo facendogli pagare 1 euro simbolico (Banca Intesa San Paolo), e lo Stato garantisce la copertura di tutti i debiti e le ruberie che sono state fatte in passato. Che l’Alitalia sia decotta non e’ una novita’, cosi’ come non e’ una novita’ che il nostro Governo non sia in grado di affrontare la questione con il polso necessario alla presa d’atto di una situazione e il rilancio economico con prospettive. Sono anni che questa agonia va indietro e indietro (indimenticabile quella presa per i fondelli dei “capitani coraggiosi”, che l’unica cosa che sono stati in grado di fare e’ riscuotere stipendi e liquidazioni per se stessi) e invece di far fallire il tutto cercando di creare meno danno possibile ai dipendenti e all’indotto, si e’ continuato a versare miliardi e miliardi dello Stato con risultati sempre peggiori. Ora, dopo i rifiuti in passato, in nome della italianita’ dell’azienda (grazie Silvio Berlusconi), di proposte di aziende che oggi sono tra i colossi dei cieli (Air France – Klm), la fregatura data agli Emirati Arabi Uniti di Etihad (non ce ne vogliano gli sceicchi, ma sembra un episodio di un film di appendice di Toto’ che e’ riuscito a vendere a loro allocchi il Colosseo e la Madonnina di Milano insieme), piu’ di qualcuno ha capito l’andazzo e, visto che lo Stato italiano continua ad essere disposto a pagare sperando di levarsi di torno definitivamente la questione, ecco che Ryanair pone le sue condizioni. Legittime, per carita’, nel mondo di squali dell’economia transnazionale dove l’unica “regola” e’ quella del piu’ forte e del piu’ furbo, ma in linea su come funziona il mondo del settore e non solo.
Quello che noi chiediamo da tempo, e’ di chiudere il tutto. Basta, Alitalia ha fallito la missione, ammesso che ce ne fosse ancora un qualche sprazzo. Si venda il tutto, ovviamente a pezzetti, che’ ognuno dia un po’ di soldi per fare meno male a cio’ che resta. Perche’ -e’ bene ricordarlo- i soldi che dovrebbero servire a rendere Alitalia appetibile a Ryanair, sono quelli di noi contribuenti, per un’azienda i cui profitti finiranno nella tasche irlandesi della regine delle low-cost. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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USB chiede al Mise l’accesso agli atti su Alitalia: vogliamo il reale stato dei conti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

alitalia-volo-aereoL’Unione Sindacale di Base, che da giorni sta chiedendo ai tre commissari il bilancio 2016 di Alitalia di cui non si ha ancora traccia, chiede formalmente al Ministero dello Sviluppo Economico l’accesso agli atti per verificare il reale stato dei conti della compagnia. Usb ritiene infatti sempre più evidente che la situazione finanziaria di Alitalia è stata determinata da errori folli e che la gestione operativa potrebbe essere addirittura sana.Lo dimostrano le notizie di oggi comparse sui quotidiani italiani, che elencano tra le offerte pervenute ai commissari straordinari le tre maggiori compagnie europee (AirFrance, Lufthansa e British Airways), insieme alle due maggiori compagnie low cost continentali (Easyjet e RyanAir). Un vero e proprio “parterre de roi” a conferma della certezza che da anni USB ha: il mercato del trasporto aereo italiano è un boccone ricco e prelibato in cui l’asset Alitalia svolge un ruolo determinante.La storia degli ultimi anni insegna che più Alitalia è stata debole, malgestita e ridimensionata, più le grandi compagnie europee e le low cost hanno tratto benefici enormi drenando flussi di milioni di passeggeri (e miliardi di euro l’anno). La stessa alleanza Skyteam è una sequela di sviluppi record per Air France & soci, e di lenta agonia per Alitalia.Non possiamo che chiederci quale possa essere il reale interesse di queste compagnie e delle low cost nel modificare un assetto di mercato che ha garantito lauti guadagni ai propri azionisti. L’acquisizione di Alitalia in fallimento si può trasformare nell’ultimo, più grande e definitivo affare per loro, ma nulla ha a che vedere con l’interesse dell’Italia, della sua industria e dei suoi lavoratori.A USB appare criminale che le istituzioni e la politica italiane non ritengano che il bando abbia altissime probabilità di trasformarsi in una svendita con ulteriori tagli occupazionali. L’intervento diretto dello Stato nel futuro di Alitalia, sino alla nazionalizzazione, ha tutte le ragioni di essere considerato nell’interesse dei lavoratori e dell’intero Paese, per rilanciare davvero la compagnia e per presidiare un mercato strategico.

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I costi di Alitalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

alitaliaL’articolo su “ilsussidiario.net” e l’intervista rilasciata sabato su radio24 dal Professor Ugo Arrigo sulla reale situazione dei conti Alitalia, confermano tutti i dubbi e le perplessità che da subito abbiamo sollevato sulla “drammatica crisi” della Compagnia, ovvero che c’è più di qualche cosa in tutta questa vicenda che non ci convince proprio.
Non si tratta delle certezze che abbiamo rispetto gli infiniti errori commessi dalla passata proprietà (privata), ma piuttosto di tutto quello che non si è finora detto e che continua a far fatica ad emergere, nonostante l’amministrazione straordinaria che dovrebbe garantire almeno più trasparenza.Se il NO dei lavoratori a quello straccio di piano industriale che tutto era meno che un progetto, ha tolto il velo sulle menzogne di chi diceva che era il costo del lavoro l’imputato da condannare, ancora non sono statti chiariti quanti e quali fossero i costi che hanno portato Alitalia al suo secondo fallimento.Solo per fare uno degli esempi più eclatanti, sono stati stipulati “contratti di tipo derivato” sul carburante che ha determinato per anni un costo superiore del 20% a quello di mercato, che a detta degli stessi commissari pesa per circa 100 milioni di euro l’anno. Sarebbe molto interessante sapere chi ha sottoscritto questi contratti, di come sono stati contabilizzati nei bilanci e chi ha guadagnato rispetto l’onere incredibile accollato ad Alitalia. Sarebbe importante escludere che si tratti delle stesse banche che erano azioniste di Alitalia. In caso contrario la cosa sarebbe a dir poco singolare!Sono ormai talmente tanti i fattori di costo individuati come fuori mercato, anche dallo stesso piano elaborato dal Comune di Fiumicino, che lasciano ormai il dubbio se la gestione operativa “normale” di una Compagnia con 3 miliardi di fatturato e 23 milioni di passeggeri possa giustificare in alcun modo l’enorme buco di bilancio sventolato ai quattro venti dalla precedente dirigenza. Come ci ricordano gli esperti, la stessa sentenza emessa dal Tribunale di Civitavecchia lascia trasparire una situazione economica ben diversa dai proclami disastrosi dei ministri di questo governo, degli azionisti e di quei sindacati (tanto benvoluti appunto dal palazzo) che hanno accettato tutto senza una minima verifica e acriticamente.
C’è solo un modo per chiarire: mettere a disposizione lo schema di bilancio del 2016 da dove si dovrebbero evincere tutte le informazioni necessarie e indispensabili per capire quale sia davvero lo stato di Alitalia.USB lo ha già chiesto formalmente durante la riunione dello scorso 25 gennaio e riteniamo che questo sia un passaggio indispensabile da parte dei Commissari.Nel frattempo, USB non lascerà niente di intentato affinché emergano tutte le responsabilità in tutte le sedi, mentre chiede che la politica si interroghi su cosa sia successo in Alitalia piuttosto che continuare a straparlare di scioperi, di raccomandare ai lavoratori a quale sindacato iscriversi e negare la possibilità di ripubblicizzare il trasporto aereo attraverso la nazionalizzazione di Alitalia.

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Unicoop Tirreno come Alitalia: aperte le procedure di licenziamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

Il piano di risanamento di Unicoop Tirreno ricalca in pieno la vicenda Alitalia: ci troviamo di fronte all’assenza di un vero piano industriale degno di tal nome e l’unico interesse dell’azienda è quello di diminuire drasticamente il numero dei dipendenti ed abbassare sensibilmente il costo del lavoro agendo sui salari. È quanto sta emergendo nell’incontro che si sta tenendo oggi a Roma presso il Centro Congressi Cavour.
“Unicoop Tirreno ha aperto le procedure ai sensi della Legge 223/1991 – Attacca Francesco Iacovone dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato – e sembra che stia preparando il terreno per cedere la cooperativa, ormai decotta, alle consorelle Unicoop Firenze e Coop Alleanza 3.0. L’assenza del piano industriale, le forti riduzioni di personale e il sensibile abbassamento del costo del lavoro ne sembrano la conferma.”L’ USB non apporrà il suo sigillo su un accordo che penalizzerebbe oltremodo i lavoratori – prosegue il sindacalista – e li esporrebbe, al termine degli ammortizzatori sociali, a possibili licenziamenti unilaterali. Resteremo al tavolo cercando di cambiarne l’inerzia e ribadendo la nostra linea: salvaguardia dell’occupazione e dei salari.””Se l’azienda vuole davvero risanare i conti, faccia marcia indietro. Le epurazione dirigenziali promesse si sono rivelate un bluff. Nella procedura ci sono centinaia di esuberi dichiarati a fronte di soli 3 dirigenti su 21. Questo conferma la solita ricetta che ci ha portato fin qui, vorrebbero ancora far pagare ai deboli le inefficienze dei forti.” Conclude Iacovone.

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Alitalia: Scegliere tra 38,5 milioni di contribuenti italiani e 12.500 dipendenti della compagnia aerea

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

alitaliaOccorre scegliere se tutelare i 38,5 milioni di contribuenti italiani o proteggere i 12.500 dipendenti dell’Alitalia. I costi che il contribuente ha dovuto subire per Alitalia ammontano a 7,4 miliardi di euro. Lo scorso anno Alitalia ha avuto un “buco” di 400 milioni, quest’anno viaggia con 1,5 milioni al giorno e non si vede la fine del pozzo. Nel 2008 il governo Berlusconi per consentire “l’italianità dell’Alitalia”, addossò al contribuente le perdite della compagnia; parte dei dipendenti fu messa in cassa integrazione e mobilità fino a 9 anni (!), con trattamento economico, per il personale navigante, arrivato all’80% dello stipendio, percentuale sostanzialmente pagata con la tassa sui biglietti aerei, cioe’ da noi. Si vuole replicare? Alcune compagnie aeree si sono integrate: British Airways ha assorbito Iberia; Lufthansa ha inglobato Swissair, Sabena e Austrian; Air France ha assimilato Klm. L’Alitalia e’ rimasta con il cerino in mano, neanche più “compagnia di bandiera”, visto che è partecipata al 49% da Etihad (Emirati Arabi Uniti) e per il restante da CAI. Insomma, chi propone di nazionalizzare l’Alitalia vuole rifilare al contribuente l’ennesimo bidone. Attenzione ai bidonisti! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Usb: su Alitalia falsità e mezze verità per demonizzare i lavoratori

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

alitalia-volo-aereoDa giorni si è scatenato un attacco mediatico senza precedenti contro i lavoratori di Alitalia, quasi fossero loro i responsabili di decenni di mala gestione, di errori manageriali macroscopici, di accordi a perdere con compagnie straniere e regali alle low-cost, di connessioni partitiche e lobbistiche che nel tempo hanno depotenziato fortemente il ruolo di una delle più grandi aziende italiane e sicuramente la più grande del Lazio.
Un attacco vergognoso costruito su falsità e mezze verità al quale si sta prestando anche gran parte della stampa. Un attacco ai lavoratori che hanno detto un solido NO non solo ai sacrifici richiesti, ma soprattutto al fatto che questi sacrifici avrebbero dovuto “sorreggere” un Piano industriale inesistente, senza alcun futuro, senza una strategia vincente, pensato probabilmente solo per arrivare alle prossime elezioni.I veri responsabili dello sfascio di Alitalia sono da una parte il mondo politico che ha sempre banchettato nelle pieghe della compagnia aerea nazionale e dall’altra quel sindacato che ha firmato l’ultima intesa e che ha sempre accettato quasi tutto in cambio delle briciole che cadevano dai vari tavoli di trattativa. E responsabili sono anche quasi tutti i vertici aziendali che si sono avvicendati in questi anni, sia quelli che poi hanno fatto carriera, sia quelli poi inquisiti e condannati.Chi dice ora che l’intervento dello stato e la nazionalizzazione non sono possibili, mente sapendo di mentire, perché la nazionalizzazione è prevista dall’art. 43 della Costituzione che recita: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale“. E’ evidente che chi è stato battuto nel Referendum del 4 dicembre scorso, oggi non vuole neanche applicare quello che prevede l’art. 43 della nostra Carta Fondamentale.
Il Ministro Calenda che si scaglia contro l’intervento pubblico dovrebbe ricordarsi che i 20 miliardi elargiti alle Banche, al netto dei rimborsi ai piccoli azionisti, sono una cifra enorme utilizzata per un intervento diretto dello Stato che, la si chiami come si crede, è di fatto una nazionalizzazione. E che dire dell’acquisto di 90 caccia militari F35 che costano 100 (cento) milioni l’uno e altre decine di milioni l’anno per la gestione complessiva? È meglio comprare un caccia militare (che tra l’altro sembra anche non funzionare molto bene) o un aereo di linea che produce ricchezza e occupazione? È giusto e corretto dire SÌ ai soldi alle banche e per le armi e NO ad attività produttive come Alitalia o come l’Ilva!
Il NO del governo all’intervento pubblico è un NO ideologico e la difesa di un sistema economico e di gestione del paese che sta svendendo l’industria e le attività produttive italiane.Quanto alla dichiarazione di Delrio sulla presunta difesa dei cittadini/utenti attraverso la promozione delle low-cost, che di fatto conferma quanto denunciamo da anni sulle sovvenzioni pubbliche a queste compagnie e prima fra tutte a Ryanair, è bene precisare che le responsabilità del disastro dell’intero settore del trasporto aereo sono dei vari governi che si sono succeduti. Delrio sa bene che Ryanair non paga le tasse in Italia, applica contratti non italiani, prende soldi pubblici per portare spesso aerei vuoti nel nostro paese e non applica neanche lo Statuto dei lavoratori: è così che un ministro dei Trasporti difende gli interessi del proprio Paese? E che dice su questo tema il ministro del Lavoro Poletti? La verità è che i lavoratori hanno detto NO ad una consultazione capestro, dopo una vergognosa trattativa condotta da Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav che hanno scaricato sui lavoratori responsabilità che dovevano essere assunte invece dal sindacato, così come ha fatto USB partecipando alle trattative ma rifiutandosi di firmare un’intesa sbagliata e che non si fonda su alcun piano industriale serio e credibile, come ormai riconoscono gran parte degli esperti del settore.USB è dalla parte dei lavoratori, non solo quelli di Alitalia ma di tutti quelli che stanno lottando per difendere il proprio posto di lavoro, il salario e i diritti. La proposta di nazionalizzazione di Alitalia e di tutte quelle aziende in crisi o strategiche per il paese non è finalizzata al “salvataggio” dei posti di lavoro ma rappresenta l’unica via credibile e percorribile per salvaguardare e rilanciare le capacità economiche italiane in una fase di estrema crisi, di delocalizzazione delle produzioni, di privatizzazioni selvagge, di vendita di asset fondamentali a multinazionali e a gruppi stranieri. Nessuno pensi quindi che la campagna mediatica messa in atto contro i lavoratori di Alitalia e contro chi ritiene che il pubblico debba svolgere un ruolo fondamentale nella vita economica e sociale del paese, possa passare senza forti contraccolpi. Si sta giocando una partita importante per le sorti di migliaia di lavoratori e di un settore importante e strategico per l’intero paese e su questo nessuno può e deve strumentalizzare.

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Volare Alitalia? Cosa si rischia e cosa conviene fare

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

alitaliaLe piu’ che legittime preoccupazioni di chi ha gia’ acquistato un biglietto Alitalia, cominciano a diventare problematiche visto cosa sta succedendo all’ex vettore di bandiera.
A parte il nostro auspicio che la vicenda si chiuda con una parola fine per il bagno di soldi pubblici in merito, facciamo il punto della situazione dalla parte del cittadino utente dei servizi di questo vettore. il problema non ha una soluzione immediata e soddisfacente. A tutti gli effetti, in questo momento, Alitalia e’ operativa e quindi vigono norme e regole specifiche nazionali ed internazionali per l’acquisto di biglietti, nonche’ i diritti per l’utente previsti dal codice del consumo.
Il problema e’ politico e di opportunita’. Nel primo caso (politico) c’e’ da aspettare lo sviluppo dei fatti. Nel secondo (opportunita’), chi aveva intenzione di acquistare un biglietto Alitalia, dovra’ valutare, rispetto alle proprie esigenze ed aspettative, se “il gioco vale la candela”; mentre, chi ha gia’ acquistato un biglietto, si tenga informato anche rispetto a cosa scriviamo qui di seguito.
D. Che fare se ho gia’ acquistato un biglietto Alitalia?
R. Non c’e’ una risposta valida per tutti, perche’ dipende da chi deve volare grossomodo entro l’estate e chi deve volare successivamente.
Nel primo caso (volo entro l’estate), puo’ darsi che la compagnia onori il suo impegno. Con l’amministrazione straordinaria si tende a garantire il servizio e, quindi, avere piu’ soldi in cassa (da usare per una eventuale liquidazione) e il periodo estivo e’ quello in cui si incassa di piu’.
Nel secondo caso (volo dopo l’estate), se il biglietto e’ rimborsabile, consigliamo di procedere di conseguenza. Se non lo e’, vale il discorso del primo caso, ma con meno possibilita’ che poi possa essere utilizzato.
D. Se Alitalia sospende i voli, che succede per chi ha un biglietto?
R. Per chi ha solo un volo, acquistato direttamente o tramite agenzia, resterebbe solo l’iscrizione al passivo. E si potrebbe essere soddisfatti solo dopo che sono stati pagati tutti gli altri creditori; visiti i debiti di Alitalia e il patrimonio residuo a disposizione, significa in pratica che chi ha acquistato un biglietto verrebbe dopo tutti gli altri (fornitori, lavoratori, etc), quindi e’ quasi certo che non resterebbe nulla per questo tipo di rimborso.
Per chi ha un pacchetto viaggio che include un volo Alitalia, e’ bene intimare al tour operator di cambiare vettore (cambio che, abitualmente, avviene senza costi per l’organizzatore del pacchetto di viaggio).
D. Che succede per orari ed operativita’?
R. Abitualmente le modifiche sono comunicate in tempo utile perche’ il passeggero possa di conseguenza decidere. E’ probabile che salteranno i voli spesso meno pieni. Tra quelli nazionali sono quelli in tarda mattinata e nel primo pomeriggio; per i giorni, a parte il venerdi’ in cui spesso si registra il pieno, gli altri giorni sono tutti a rischio. Tra quelli extra-nazionali va valutato caso per caso, rispetto a concorrenza e periodi.
D. Si prevedono disagi in aeroporto?
R. E’ probabile che molti servizi specifici di Alitalia vengano soppressi. Gia’ ora, comunque, i servizi aeroportuali sono simili a quelli delle compagnie low cost. Dipende se gli aeroporti saranno disponibili a continuare a far loro credito.
D. C’e’ rischio di modifiche/cancellazioni all’ultimo minuto, anche per chi e’ gia’ in viaggio, e cosa accade ai propri biglietti?
R. Si’, c’e’ rischio. Se si sta per partire, il biglietto, specialmente se e’ a basso costo e non modificabile, difficilmente Alitalia (ammesso che il personale sia presente in aeroporto e sia disponibile) riuscirebbe a farlo accettare ad un altro vettore per la riprotezione. Sia quando si e’ gia’ in viaggio (per esempio per tornare). E’ bene essere pronti ad acquistare un altro biglietto, e cercare di farsi rimborsare (con poche speranze) cosi’ come indicato prima. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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