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Posts Tagged ‘alitalia’

Alitalia chiude il volo per New York

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

A questo riguardo l’USB Lavoro Privato rilascia il seguente comunicato: “Abbiamo appreso nei giorni scorsi che il management Alitalia intenderebbe sospendere il volo da e per New York dal 5 maggio fino alla fine del mese. Contemporaneamente leggiamo che per la NewCo si annuncia un piano di ripresa che passerebbe per un ridimensionamento e una localizzazione della futura compagnia.Si tratta di scelte sbagliate e improvvide. Il volo da e per New York è un caposaldo dell’attività. I passeggeri che dovranno andare o tornare dagli Stati Uniti quindi, se fosse confermata la notizia, passeranno per altre capitali europee, in particolare da Parigi trasportati da Air France. I lavoratori in questi mesi hanno fatto grandi sacrifici lottando per avere DPI e procedure di sicurezza per assicurare le linee e per dare continuità all’attività dell’azienda in un momento veramente difficile. Questi sacrifici ora sono deprezzati da chi fa ragionamenti di risparmio, se di questo si tratta, senza rendersi conto che è una questione d’immagine e di capacità, oltre che di orgoglio aziendale e nazionale, mantenere aperto l’unico collegamento intercontinentale.Ancora più sorprendente che questa decisione arrivi dopo l’audizione del Commissario Leogrande presso la Commissione Trasporti della Camera a valle della quale USB ha rinnovato con urgenza la richiesta di convocazioni da parte del Mise e del Mit.L’azienda non ha dato alcuna comunicazione diretta, anzi si è preferito, ancora una volta, non convocare le parti sociali per i necessari chiarimenti e informative. L’annuncio di voler procedere con la costituzione di due NewCo già era sufficiente a destare preoccupazione. Il commissario in audizione non ha chiarito nulla dei processi, dell’assetto societario degli investimenti, delle regole di costituzione e del passaggio dei processi e dei dipendenti accennando solamente all’affitto di rami d’azienda come l’handling. Totalmente inaccettabile quindi questo modo di procedere per altro molto contestato dai parlamentari sia di maggioranza che di opposizione in Commissione.È logico che lo start up della NewCo sia previsto in modo graduale e con ripresa del traffico nazionale stante la situazione e non ci sorprende, ma procedere con tagli indiscriminati di linee e soprattutto non spiegati è tutt’altra cosa. Sono temi rilevanti su cui sono ancora aperti molti interrogativi.La nazionalizzazione di Alitalia non può essere una foglia di fico per nascondere un ridimensionamento che non porterebbe a nulla, precursore di una svendita successiva, ma deve essere la soluzione alle crisi del passato per ritrovare equilibrio della concorrenza restituendo al vettore nazionale ridefinito prerogative di ruolo e proprie di servizio per il Paese”.

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Alitalia resti italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

“La costituzione di una newco per Alitalia al 100% di partecipazione dello Stato attraverso il Mef dev’essere il primo passo per il rilancio della società. E non un preliminare di vendita alla Lufthansa, come viceversa alcuni dati non palesi sembrano indicare. Una newco leggera con 50-70 aeromobili e 2500 dipendenti diventerebbe una low-cost per trasporto aereo nazionale da consegnare alla Germania, mentre la badco resterebbe in capo al popolo italiano. Direi che ormai siamo vaccinati per questi trucchetti e chiederemo al governo nella conversione del decreto ‘cura Italia’ di nazionalizzare sì, ma con una Newco Alitalia che corrisponda a un grande progetto di rilancio e garantisca: l’attuale perimetro aziendale Volo, Manutenzione e assistenza a terra e i relativi livelli occupazionali. Tutto il processo di alienazione delle infrastrutture strategiche nazionali, i tagli orizzontali, il ritiro dello Stato dalle partecipazioni pubbliche in tutti i settori dell’economia e dei gangli vitali dei servizi pubblici ha portato l’Italia al tracollo. Pertanto, lancio questo avviso a Conte e agli amministratori delegati pro tempore dell’azienda Italia: avete gli occhi addosso. Non ci provate”.È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Alitalia, USB: la newco pubblica è soltanto il primo passo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Dopo aver reclamato la nazionalizzazione di Alitalia come fatto strategico per il trasporto aereo fin dal commissariamento del 2017, USB oggi prende atto positivamente del riferimento contenuto nel decreto “Cura Italia” per la costituzione di una newco pubblica nella quale trasferire i compendi aziendali del Gruppo Alitalia Sai in AS inclusa Cityliner.Un atto a nostro avviso dovuto in un momento del genere, indispensabile alla luce dell’evidente fallimento delle privatizzazioni tentate fin dal 2008, in cui possiamo vedere uno sforzo da parte del governo. Questa decisione avviene in ritardo, dopo aver sprecato tempo e risorse preziose e in un contesto di crisi drammatica e senza precedenti di tutto il trasporto aereo mondiale, proprio in un momento in cui Alitalia sta dimostrando a tutto il Paese l’importanza del servizio pubblico mentre altri vettori sono scappati a gambe levate.La lettura del testo del decreto lascia aperti i dubbi e le preoccupazioni rispetto le modalità e gli strumenti che saranno utilizzati per gestire il travaso del personale, degli aerei e degli altri compendi dalle attuali aziende alla nuova compagnia pubblica, a partire dalla chiusura del bando di vendita che sarebbe dovuto scadere oggi. Così come le risorse definite, tra l’altro destinate anche ad altre realtà dell’intero comparto, sono insufficienti a garantire un futuro industriale.Prendiamo atto anche del finanziamento di 200 milioni al fondo di solidarietà del trasporto aereo, di cui però verificheremo la tenuta alla luce della fortissima pressione creata da decine di migliaia di cassaintegrazioni che si stanno attuando nel settore in questi giorni. Proprio in un momento di forte emergenza come questo sarebbe un altro errore enorme se questa operazione fosse pensata per “passare la nottata”: sarebbe solo un altro spreco di soldi. Dobbiamo fin da subito rimarcare le condizioni essenziali per garantire un futuro a un vettore nazionale italiano dentro questo mercato, una volta che l’emergenza da Covid-19 sarà terminata:
– sviluppo attraverso la revisione della flotta e il rilancio delle lavorazioni interne incluse quelle da reinternalizzare, quindi il mantenimento dell’unicità aziendale
– revisione di tutti i meccanismi di alleanza finora dimostratisi letali per Alitalia
– riforma complessiva dell’intero sistema di regole che finora hanno distrutto il trasporto aereo nazionale.
Il primario obiettivo è il trasferimento e la salvaguardia di tutta l’occupazione, senza dimenticare quei lavoratori già vittime delle crisi industriali a partire da Airitaly ai quali va data una prospettiva concreta. Prospettiva che deve essere data a tutti i lavoratori del trasporto aereo in forte difficoltà in questo momento. Un impegno che è stato assunto dallo stesso governo nei confronti dell’intera platea del lavoro in Italia. Un percorso complicato, tutt’altro che scontato e sul quale USB manterrà alta l’attenzione affinché non siano commessi gli stessi macroscopici errori del passato.Alitalia e le sue maestranze hanno dimostrato di esserci in un momento drammatico per il Paese. Sarebbe inaccettabile non cogliere quest’opportunità, nell’interesse di tutti.

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Lufthansa fa passo indietro su Alitalia?

Posted by fidest press agency su martedì, 7 gennaio 2020

“Nell’audizione dei rappresentanti di Lufthansa oggi in commissione Trasporti, con i colleghi titolari di commissione Rotelli e Silvestroni, sono intervenuto per ribadire la storica posizione di Fratelli d’Italia nella tutela dei livelli occupazionali di Alitalia e del ruolo della compagnia di bandiera come elemento strategico della nostra politica industriale.Nella “partnership” commerciale delineata dal rappresentante di Lufthansa si legge il tentativo dell’azienda tedesca di fare un passo indietro rispetto l’impegno dell’investimento, limitando forse l’interesse solo ad approfittarsi del capitale umano e degli slot della nostra compagnia di bandiera. L’aeroporto di Fiumicino verrebbe utilizzato come quinto hub di Lufthansa, senza potenziamenti delle tratte da e per i centri urbani principali, e, nel frattempo, il risanamento voluto dai tedeschi vedrebbe la cancellazione delle tratte e, anche se non si può affermare apertamente e si utilizza la formula politicamente corretta della “ultima ratio”, con tagli al personale.Il nuovo commissario Leogrande è stato completamente incapace di fornire numeri sui conti economici e sul dato patrimoniale di Alitalia, costringendoci a fornire una relazione in commissione che racconta una situazione finanziaria pessima: Alitalia ha già bruciato i 900 milioni concessi nel 2017 dal governo Gentiloni e i conti sono in rosso.L’unica certezza occupazionale per il futuro di Alitalia – un solo nuovo posto di lavoro – è quello del nuovo direttore generale, di prassi nominato dopo la definizione di un piano industriale che, ad oggi, non c’è.
In ordini del giorno presentati da FDI e accolti dall’esecutivo, abbiamo ottenuto che il governo si impegnasse a portare avanti tutte le iniziative possibili per la definizione di un nuovo consorzio societario per Alitalia, nel mantenimento degli attuali livelli occupazionali, reintegrando eccellenze come Alitalia Maintenance System, che rappresentano piccoli “gioielli” di formazione e qualifiche nel campo dell’aviazione. Patuanelli, De Micheli e il premier Conte garantiscano una soluzione di rilancio e tutela dei lavoratori, a cui esprimiamo la nostra solidarietà.” E’ quanto dichiara il deputato FDI Federico Mollicone nel corso delle audizioni in commissione Trasporti su Alitalia.

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Governo Alitalia: Che fare?

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a proposito della crisi di Alitalia, ha dichiarato: “Non c’è una soluzione di mercato”. Amara conclusione dopo quasi un anno e mezzo di governo Conte 1 e 2. E’ lui che ha governato, insieme a Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, responsabile del dossier Alitalia, cui è succeduto Stefano Patuanelli (M5S).Se non c’è una soluzione di mercato, che cosa si intende fare? Irizzarla, cioè nazionalizzarla, come proposto da Patuanelli, cioè accollare la gestione e i debiti al contribuente italiano, già oberato di tasse? L’Alitalia ha un problema di gestione e di costi che non sono compatibili con il mondo del trasporto aereo. Una delle soluzioni prospettate è quelle di liquidare Alitalia, vendere gli asset (aerei, slot, manutenzione, gestione, ecc.), altra è quella di proporre un nuovo piano industriale, ma occorre trovare soci disposti a metterci i capitali e, dopo le esperienze passate e quel che è successo con la Arcelor Mittal (cambiare le regole del gioco a gioco iniziato), la fiducia degli imprenditori e del mercato è piuttosto scarsa. Infine, c’è quella della nazionalizzazione priva di certezza, visti i trascorsi, che Alitalia diventi una compagnia aerea in grado di volare mettendo la mani nelle tasche dei contribuenti italiani. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Di Maio e l’Alitalia. Che disastro!

Posted by fidest press agency su sabato, 30 novembre 2019

Roma. Se ancora la memoria ha qualche valore, si può ricordare quello che Luigi Di Maio, per 14 mesi vicepremier, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, dichiarava su Alitalia:
1.”Serve un ottimo management, non altri soldi pubblici”. Invece, il suo subentrante al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli afferma “Tornare all’Iri? Se serve, assolutamente sì”. Significa che noi contribuenti dobbiamo tirare fuori dalle tasche altri soldi per una compagnia aerea che perde 500 milioni l’anno, e che è costata complessivamente al contribuente 9,4 miliardi.
2. “Alitalia farla diventare una compagnia strategica per il turismo italiano”. La quota di traffico da e per il nostro Paese, rappresentato dall’Alitalia, è dell’8,5%, l’altro 91,5% è gestito da altre compagnie. La quota di mercato europeo, rappresentata da Alitalia, è il 2%, l’altro 98% è gestito da altre compagnie. Il che significa che chi viene in Italia non lo fa perché c’è una compagnia aerea nazionale, cioè l’Alitalia, che garantisce il turismo verso il nostro Paese. Il turista viene in Italia indipendentemente dalla presenza di Alitalia.
3. “Sono molto fiducioso che entro fine mese si possa chiudere brillantemente anche questo dossier”. Era l’ottobre del 2018. Siamo a novembre 2019, e il dossier non si è risolto per niente.
4. Occorre “Punire i responsabili della attuale situazione Alitalia significa promuovere l’azione di responsabilità su quei manager che in questi anni hanno utilizzato Alitalia come un bancomat”.
Era luglio 2018. Siamo a novembre 2019 e dell’azione di responsabilità non scorgiamo traccia.
Questo sono le parole del ministro Di Maio. Di fatti non se ne scorge l’ombra.
Ma chi lo ha eletto? Mi chiede di solito l’avventore del bar mentre sorseggiamo un caffè. Il popolo, rispondo. Quello al quale metteranno le mani intasca per salvare l’insalvabile.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Alitalia non decolla

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

“Nel giorno della scadenza dell’offerta vincolante per il rilancio di Alitalia la soluzione resta lontana, senza acquirenti. Di fatto il governo è ancora fermo alla fase interlocutoria come dimostra l’ipotesi – che circola in queste ore – di un’ennesima proroga. Una situazione che non dà garanzie sul rilancio della nostra compagnia di bandiera e sul futuro di circa 12mila dipendenti. Il governo lavori per trovare soci solidi, proprio l’Italia che fonda la sua economia sulle relazioni internazionali, sulle esportazioni e sul turismo è impensabile non abbia un vettore nazionale competitivo sul mercato. Lo Stato faccia la sua parte”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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No a piani industriali per Alitalia senza rilancio!

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Dalle frammentarie, confuse e contraddittorie indiscrezioni sul futuro di Alitalia che leggiamo in questi giorni dalla stampa, emerge un quadro drammatico per il futuro della Compagnia. Mentre Atlantia continua a rivestire un ruolo ambiguo di evidente commistione d’interessi, i due ipotetici partner Lufthansa e Delta puntano al mercato italiano cercando d’investire il meno possibile. Se il piano FS-Delta è da subito apparso un disastro industriale, per l’ingresso di Lufthansa circolano voci preoccupanti: taglio della flotta sotto la soglia dei 100 aeromobili, con la fuoriuscita con alcuni Embraer ceduti a Air Dolomiti e due aerei A330 restituiti ai lessor. Sono minacciati licenziamenti di 2500/3000 dipendenti e pare prevista l’esternalizzazione dell’handling. Tutto questo senza conoscere ancora sviluppi futuri, network e rete vendita. Stiamo arrivando al punto di non ritorno, un vicolo cieco, dove le spoglie di Alitalia sarebbero cedute con ridimensionamento della flotta, migliaia di esuberi e zero investimenti. Tutto ciò non solo appare inaccettabile ma risulterebbe la stessa ricetta che ha massacrato la Compagnia negli ultimi 20 anni e che ha fatto perdere una montagna di soldi alla collettività, finanziando 10.000 licenziamenti fatti dai privati e costata miliardi di euro in perdita di competitività del sistema paese.
Si è sprecato almeno un anno di tempo e centinaia di milioni di euro di soldi pubblici solo per non aver voluto considerare fin dall’inizio l’ipotesi della nazionalizzazione, preferendo rincorrere soluzioni “di mercato” che non potevano che portarci in questa situazione.
A tutti continua a sfuggire il fatto che il Governo non è una parte mediatrice, ma è l’azionista di maggioranza al 51% del futuro consorzio, investendo in modo diretto e indiretto attraverso il MEF e il Gruppo FSI che, a patto di essere smentiti, risulta essere una società che ha come unico azionista il Mef e destinataria di miliardi di euro i trasferimenti pubblici per svolgere il ruolo che le compete.Quindi, chi nel Governo sé disposto ad assumersi la responsabilità di avallare l’ennesima svendita della ex compagnia di bandiera, con il disastro sociale che ne conseguirà e che comporterà l’alienazione definitiva di uno tra i più grandi mercato del trasporto aereo europeo? Quale dei sindacati oggi è disposto a rifare per la quarta volta gli stessi errori che hanno prodotto l’attuale disastrosa situazione? I commissari come hanno utilizzato i 900 mln di prestito e a cosa è servita la cassa integrazione per quasi due anni e mezzo se questo doveva essere l’epilogo?Usb non è disposto a tollerare ricette sbagliate e malsane e non farà sconti a nessuno: ci sono vie d’uscita d’intervento pubblico ancora praticabili, basta avere il coraggio di farlo. Coraggio che non è mancato ai lavoratori Alitalia che hanno aderito don forza al grande sciopero del 25 ottobre scorso, suonando la prima vera campana di allarme.
Usb ha convocato le assemblee generali dei dipendenti Alitalia per il 13 novembre prossimo alla quali sono invitati tutte le Organizzazioni Sindacali e Associazioni Professionali.

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Alitalia: Rilnciare l’azienda

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

“Approvato con il parere favorevole del governo un ordine del giorno sulla salvaguardia della compagnia di Bandiera. Prendiamo atto che il governo dovrà ora mettere in campo tutte le iniziative possibili, per la definizione finale del nuovo consorzio societario di Alitalia, e del varo di un progetto industriale che determini il rilancio dell’azienda e tuteli contestualmente gli interessi strategici nazionali legati al traffico economico, commerciale, culturale e turistico. La Nazione deve avere un vettore nazionale competitivo sul mercato, per affrontare la competizione globale, anche grazie alla sua consolidata storia internazionale. È necessario, come richiesto dai principali sindacati del trasporto aereo, investire nella flotta di lungo raggio, nella manutenzione leggera e pesante e in una gestione aeroportuale industriale non affidata alla sola logica dei facili incassi commerciali. La costituzione della nuova “cordata” tenga conto del mantenimento dei livelli occupazionali attuali e del rilancio complessivo della compagnia di bandiera. E’ quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera commentando il via libera della Camera all’odg su Alitalia di cui è primo firmatario.

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Governo. Alitalia: fino a quando? L’Alitalia perde 500 milioni l’anno

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Di tasca nostra abbiamo già versato 900 milioni di euro di prestito per la sopravvivenza di Alitalia, soldi non restituiti; altri 350 milioni di prestito, sempre da prelevare dalle nostre tasche, sono previsti dall’attuale Governo per garantire la sopravvivenza di Alitalia a fine anno. Dal 2008, anno dell’ “Alitalia agli italiani”, al 2019, lo Stato (cioè noi) ha speso 9,5 miliardi di euro per l’Alitalia. La quota di traffico da e per il nostro Paese, rappresentato dall’Alitalia, è dell’8,5%; la quota di mercato europeo, rappresentata da Alitalia, è l’1,9%, il che significa che chi viene in Italia non lo fa perché c’è una compagnia aerea nazionale, cioè l’Alitalia, che garantisce il turismo verso il nostro Paese. Il turista viene in Italia indipendentemente dalla presenza di Alitalia.Tre giorni fa è scaduta la proroga, la sesta, per l’offerta vincolante di Ferrovie dello Stato per Alitalia, ma ne è stata chiesta una altra per fine anno.
L’ingresso previsto in Alitalia di Ferrovie dello Stato, significa che quest’ultima se ne accollerà i debiti, vale a dire che se li accollerà il contribuente, visto che Ferrovie è una società pubblica, cioè del contribuente stesso.Lo scorso anno, l’allora ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, prometteva la soluzione entro marzo; era una bufala in vista delle elezioni europee. A luglio dichiarava: “Tagliamo la mangiatoia e gli sprechi del 30%, partnership con Air France e Lufthansa. Così la rilanciamo, non abbiamo bisogno di mettere soldi degli italiani. Un’operazione di mercato, niente intervento dello Stato e soldi pubblici”. Altra bufala.Una settimana fa, l’attuale ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli (M5s) aveva smentito l’ipotesi di un prestito all’Alitalia, invece, il prestito c’è, ed è di 350 milioni, inserito nella bozza del provvedimento varato dal Governo. Altra bufala.Insomma, c’è continuità nel raccontare bufale. Il bello è che c’è ancora chi ci crede.Fino a quando dunque, costoro, abuseranno della nostra pazienza? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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USB: no ad Alitalia di nuovo ostaggio di una campagna elettorale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

È già accaduto nel 2008 che l’infinita crisi di Alitalia si incrociasse con una crisi di governo e la campagna elettorale per le politiche, con esiti disastrosi pagati a carissimo prezzo dai lavoratori dopo la fuga di Air France e l’avvento dei famigerati capitani coraggiosi voluti da Berlusconi.Oggi, nel rinnovarsi di una crisi politica nel bel mezzo di un’amministrazione straordinaria, nonché a poche settimane dalla deadline per l’offerta da parte del consorzio che rileverà Alitalia, non c’è un singolo indizio che porti a pensare che accadrà qualcosa di diverso da quanto accaduto 11 anni fa.Nel caso Alitalia, il Governo riveste due ruoli essenziali: di fatto è il gestore di Alitalia e controlla attraverso il MISE l’operato dei commissari straordinari ed è anche l’azionista di maggioranza del futuro consorzio attraverso la partecipazione diretta tramite il MEF e indiretta tramite il Gruppo FSI. Una presenza minima e a nostro avviso insufficiente, ma da noi pretesa proprio per l’interesse strategico nazionale di una compagnia aerea nazionale che si riprenda il mercato lasciato in balia dei peggiori competitori.Con la crisi del governo Conte, la discussione tra i membri del consorzio si piega agli interessi dei due soci privati (Atlantia e Delta) e della dirigenza del Gruppo FSI senza più stretto controllo da parte del governo, su temi quali il futuro piano industriale – pessimo così come l’ha disegnato Delta –, il perimetro delle attività che saranno interne ad Alitalia e il management. Questa condizione promette davvero niente di buono.USB ritiene sia una grave responsabilità del governo aver lasciato passare troppo tempo per la costruzione del consorzio e la formalizzazione dell’offerta vincolante, nonostante i ripetuti allarmi lanciati da USB e non solo.Questi 10 mesi sono serviti innanzitutto a Delta per dettare agli inappropriati consulenti (milionari) del Gruppo FSI un piano esclusivamente ritagliato sui propri interessi, mentre tagliava fuori in modo scandaloso Alitalia dalla nuova alleanza sui voli atlantici (joint venture), e sono serviti ad Atlantia per aspettare il momento utile per entrare a tutela delle sue concessioni autostradali, preoccupazione che viene meno una volta caduto questo governo.Dieci mesi che sono passati mentre le casse di Alitalia si riducevano progressivamente, arrivando ormai molto vicine alla riserva, scoprendo adesso che i commissari avrebbero negoziato in peggio la suddetta joint venture. Tutto questo mentre assistiamo atterriti al totonomina per il posto di futuro AD, con nomi che hanno rappresentato il peggio di questo settore – e non solo – negli ultimi anni.Condizioni pessime che rischiano di scaricare un’altra volta sulle spalle dei lavoratori Alitalia interessi privati che con tutto hanno a che fare fuorché con l’interesse della Compagnia e della intera collettività.Era prevedibile che la Lega avrebbe colto l’ultimo momento utile per staccare la spina al governo prima di affrontare la prossima finanziaria; per questo pretendiamo che adesso ognuno degli attori politici si assuma le proprie responsabilità, perché Alitalia non può e non deve essere l’ostaggio di una nuova campagna elettorale.Nelle more dell’evoluzione della crisi, USB formalizzerà nuovamente le proposte necessarie per un piano di rilancio e salvaguardia occupazionale che serve allo sviluppo di una compagnia aerea che sia un’opportunità per tutto il Paese.In caso gli attuali soci del consorzio intendano fare altro, è bene che la politica scelga da che parte stare: la nazionalizzazione di Alitalia rimane per noi un’opzione praticabile per l’interesse pubblico. Di certo non staremo a guardare inermi un altro scempio sociale.

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Alitalia: Facciamo il punto su uno dei tanti sprechi di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Fa effetto che siamo qui ad occuparci di Alitalia parlando di ennesimo spreco di Stato? Visto che siamo sempre e comunque rispettosi delle istituzioni, per quanto queste ultime possano esserci distanti in alcune questioni (Alitalia inclusa), non smetteremo mai di stupirci delle differenze tra il dire e il fare che coinvolgono i nostri governanti. Su Alitalia la questione è “storica” visto che i tentativi di “salvarla” sono ampiamente datati: governo Prodi, poi Berlusconi, Renzi, Gentiloni, coinvolgendo manager privati e boiardi di Stato: otto miliardi. Ora che a settembre dovremmo avere gli elementi per la nuova nazionalizzazione (o chissà come la chiameranno), un altro miliardino è pronto ad essere dissipato.
Su tutta l’operazione grava un dubbio “amletico” non indifferente. Essere o non essere. Business o non business. E sembra che sia stata fatta la scelta storico/letteraria del non essere, del non business: investire su una compagnia aerea, cioé:
1 – di per sé decotta e che ha mostrato di essere solo fonte di spreco di soldi (a meno chi non si mandi a casa tutti e la sia dia in mano a Michael O’Leary di Ryanair… ma a parte che forse anche lui non vorrebbe nonostante ogni tanto abbia detto il contrario… ma solo per prendersi alcune rotte);
2 – in un periodo in cui (a breve per il corto e medio raggio) si sta ridiscutendo tutto sulla validità della mobilità aerea rispetto a quella terrestre (questioni ecologiche soprattutto) (e le lungaggini “misteriose” sul ripristino commerciale dei Boeing 737 Max sembrano più che un campanello d’allarme). In questo “non essere/non business” arrivano:
– Atlantia, che dopo il disastro del ponte Morandi a Genova, paventato il licenziamento da parte del governo per la gestione delle Autostrade, ha messo in nota spese i soldi per Alitalia pur di non farsi buttar fuori… in un contesto che, accaduto quel che è accaduto, la prima cosa che avrebbe dovuto esser fatta da chi fa business sarebbe stata proprio quella di buttarli fuori da Autostrade visto che, anche se le indagini non sono ancora concluse, non è che il ponte Morandi è caduto per un fulmine calato in una giornata assolata o temporalesca.
– Delta airlines, che ha bisogno di rafforzare la sua posizione con Air France e Klm (il cui pool oggi è in difficoltà) per le rotte transoceaniche ed evitare la supremazia di Lufthansa e British/Iberia, per cui, anche qualche carretta in più per solcare l’Atlantico, le fa comodo.
– FS e Mef sono soldi dello Stato, e quest’ultimo fa l’uso che ritiene più opportuno delle nostre tasse (li abbiamo delegati, no?). Questo non ci esime dal sottolineare come gravi su Fs l’investimento in un settore che, come esplicitato sopra, non sembra promettente. E che, al contrario, sarebbe molto promettente investire sulla mobilità terrestre.
In questo quadro da “Urlo”, proprio come nel dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, considerati ovviamente fuori dalla cornice dei decisori, ci sono gli utenti in doppia versione: sudditi in quanto contribuenti fiscali, viaggiatori presunti dei futuri servizi di Alitalia:
1 – Mentre nel primo caso (contribuenti) direttamente e a breve c’è poco da fare facendone quindi pagare le conseguenze ai contribuenti tutti, inclusi quelli che comprano le patatine ai propri figi e pagano l’Iva;
2 – i viaggiatori possono fare qualcosa: non volare con Alitalia. Oppure farlo, consapevoli, a loro rischio e pericolo. Non perché gli aerei caschino o perché i suoi volo sono tutt’altro che low cost.
Le logiche a cui sottostà Alitalia non solo quelle del business privato, che mette l’utente e il suo gradimento (grossomodo) al primo posto, ma quelle di un vettore che sottostà a logiche (e umori) essenzialmente politiche (estremizzando: se cambia un governo o litigano all’interno di quello esistente, non è escluso che il Mef, per esempio, venga meno… e chi ci dice che gli aerei non partano?).
Da notare, altresì, che se qualcosa non funziona con la prenotazione o con il volo, le abituali norme che tutelano i diritti dei passeggeri (che sono precise ed abbastanza efficaci), al momento sono pura carta straccia per Alitalia, visto che non se ne fa carico direttamente ma rimanda al tribunale fallimentare che si sta occupando della vecchia società ginepraio con di fatto soluzioni zero per il malcapitato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Alitalia. A spese dei contribuenti, la farsa continua?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Sembra che la data entro cui doveva essere presentata l’offerta di Ferrovie dello Stato per Alitalia slitterà di un mese, al 15 luglio. Un andirivieni di dossier e proposte di cui abbiamo perso il conto… non quello politico – una mangiatoia a cui attaccarsi e un serbatoio di voti e favori vari – ed economico – fino ad oggi questa vicenda è costata agli italiani una decina di miliardi, e stiamo parlando di un’azienda che continua a perdere un milione al giorno, azienda tecnicamente fallita ma che continua ad andare avanti grazie ad un prestito la cui scadenza per la restituzione è già passata.
Facciamo una piccola fotografia per capire fino a che punto il degrado economico e politico non si vergogna a manifestarsi e, soprattutto, non si vergognano i nostri governanti a gestirla:
1 – non si è trovato un solo vettore aereo disposto ad investire. Sembrava ci fosse la Delta, con pochi spiccioli, ma solo per difendere i suoi voli transatlantici;
2 – pressione dopo pressione, sembra che ad investire saranno solo società collegate con lo Stato. Ferrovie dello Stato… che preferirà investire sul trasporto aereo piuttosto che su una rete “secondaria” abbastanza disastrata? Cassa Depositi e Prestiti (CdP) che per suo statuto dovrebbe investire in aziende sane e con prospettive di guadagno… ha Alitalia queste caratteristiche? Suvvia…
3 – sui privati, che sembra possano/debbano essere utilizzati per impedire che il salvataggio sia una nazionalizzazione (vietata ovunque, a partire dall’Ue)… è rimasta solo Atlantia. Quell’azienda dei Benetton che, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova l’anno scorso, erano stati additati da tutti i tipi di governanti e media al pubblico ludibrio e che sembrava stessero lì lì per perdere la concessione delle Autostrade… oggi sono i più quotati per Alitalia. Politica? Probabile. Facciamone tesoro quando sentiamo parlare bene o male di qualcuno.
Non è molto di moda, ma ci sovviene una citazione dal filosofo Karl Marx: la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia è il fallimento di quella che un tempo era una delle migliori compagnie al mondo. La farsa è quella dei miliardi presi dai contribuenti per mantenerla in vita e trovarsi oggi a questo punto. Una domanda che sullo specifico ci poniamo sempre: perché non lasciare che Alitalia fallisca e, magari, qualcuno la rileva (a prezzi da fallimento e non quelli per far piacere ai gerontocrati dell’economia nazionale) e la ripropone sul mercato, come per esempio è accaduto con successo a diverse compagnie aeree come la vecchia svizzera Swissair (oggi Swiss), la vecchia belga Sabena (oggi Brussels Airlines) o Klm-AirFrance e Iberia-British Airways (gruppi entrambi “salvi” grazie alla fusione) o la Star Alliance con la capofila Lufthansa. La vicenda Alitalia ci conferma che nella politica del nostro Paese (chiunque sia al potere) gli attori non sono propensi a riconoscere i propri fallimenti. E quindi la farsa continua!! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Arera: rischio aumento bollette per Alitalia UNC: una vergogna!

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Secondo la segnalazione di Arera a Governo e Parlamento il decreto crescita conterrebbe il rischio di un aumento delle bollette di luce e gas.”Una vergogna! E’ già il colmo che si buttino soldi pubblici dalla finestra per l’ennesimo inutile salvataggio della compagnia aerea Alitalia, ma ha dell’incredibile che il costo di questa operazione, invece di gravare sulla fiscalità generale, sia caricato sul sistema elettrico, con il rischio di aumenti delle bollette di luce e gas, che sono già tra le più care d’Europa” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma, gli oneri, come abbiamo sempre chiesto, dovrebbero semmai scendere, non certo aumentare” conclude Vignola.

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Alitalia. Ruspandini (FdI): quali prospettive per azienda?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

“Su Alitalia siamo arrivati al termine di una corsa che non ha mai avuto un traguardo definito e chiaro anzi, sempre offuscato e sfuggente. Tra pochi giorni scadrà l’ultimatum a Ferrovie dello Stato per la presentazione della nuova compagine societaria e scadranno i termini per la restituzione del prestito allo Stato, pena l’applicazione delle sanzioni europee. Ad oggi non è ancora pervenuta alcuna soluzione. Il governo tace, gli organi di stampa fanno finta di non vedere ma il tempo passa inesorabile. E’ giunto il momento di fare chiarezza e luce su una trattativa che è rimasta troppo segreta. Lo si deve al popolo italiano che, a causa di gestioni scellerate, ha messo sul piatto Alitalia 7 miliardi di euro negli ultimi anni. Ma lo si deve soprattutto ai lavoratori che ormai versano in uno stato d’animo di rassegnazione e acquiescenza. Le ripercussioni di un ennesimo fallimento sarebbero gravissime, mettendo sul piano internazionale in evidenza l’incapacità del governo di porre fine ad una crisi del comparto aereo, fondamentale per una Nazione come la nostra a vocazione turistica. I danni sarebbero disastrosi per tutta l’Italia, in particolare per il bacino romano dove risiede la maggior parte del personale Alitalia, causando una crisi economica anche sull’indotto interessato. Per queste ragioni, Fratelli d’Italia si attende un intervento immediato, e attraverso un’interrogazione parlamentare chiederò che sia fatta chiarezza su una vicenda sempre più preoccupante”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Massimo Ruspandini, componente della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni.

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La ricetta Di Maio su Alitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

(Fonte: Sole 24 Ore del 12 ottobre edizione cartacea) “Una Newco con Ferrovie dello Stato, un partner tecnico strategico, la partecipazione di Cassa depositi e prestiti e del ministero dell’Economia con una quota del 15%. Questo il progetto a cui sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio per il rilancio di Alitalia, che sarà spiegato oggi all’incontro con i sindacati della compagnia di bandiera. Le linee guida del progetto sono anticipate dal Sole 24 Ore”. “Arriveremo alla scadenza del 31 ottobre – spiega il ministro Di Maio nell’intervista al quotidiano diretto da Fabio Tamburini – con una manifestazione di interessi con offerta vincolante per Alitalia”. Nessuna proroga è prevista, aggiunge Di Maio, per il prestito ponte da 900 milioni concesso dal precedente Governo e che dovrebbe essere restituito da Alitalia entro il prossimo 10 dicembre. Importante il tema del prestito, perché “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. La nuova società, secondo il progetto del ministro Di Maio, avrà una dotazione iniziale di due miliardi “che consente ad Alitalia di tornare competitiva e di avere nuovo slancio. Una dotazione che le consente di emergere dalla linea di galleggiamento”.

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Alitalia e il cambio di rotta del ministro Toninelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

“Apprezziamo il cambio di rotta del ministro Toninelli sul destino di Alitalia, che passa in poche ore dalla nazionalizzazione della compagnia alla ricerca di un partner industriale, anche se ancora del tutto generica nella forma e negli obiettivi”. È quanto ha dichiarato il sen. Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, ricordando che “il rilancio del vettore nazionale comporta un investimento di tre miliardi di Euro, anche per il necessario rinnovo della flotta e la sua rimodulazione sul lungo raggio. Il ministro non specifica più quale sarà il ruolo di Cdp o di Ferrovie, chi si assumerà questo ennesimo macroscopico impegno finanziario, né quale siano le nuove procedure per la ricerca del partner dopo il fallimento delle precedenti gare, realizzate in contesti più favorevoli alla cessione o all’ingresso di nuovi soci. Tra breve, peraltro, scadrà il mandato dei Commissari, prorogato con il voto dell’attuale maggioranza, e a fine anno anche il prestito dello Stato, già sottoposto a procedura di infrazione europea. È in vista una nuova tempesta su Alitalia e queste dichiarazioni contraddittorie certo non aiutano, vi è bisogno, ora più che mai, di assoluta chiarezza su quale sia il vero intendimento del governo”.
“Proprio per questo chiediamo che il ministro venga al più presto a riferire in Parlamento, dando indicazioni precise, tempi e modalità su quale sia il vero progetto e quindi il destino di Alitalia”.

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Alitalia va venduta a lotto unico

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

I Senatori di Fratelli d’Italia Adolfo Urso e Giovanbattista Fazzolari hanno presentato due emendamenti e un ordine del giorno, in Commissione Speciale al Senato, chiedendo che i commissari modifichino il bando di vendita prevedendo offerte solo per il lotto unico, per il riacquisto degli slots londinesi e per la modifica dell’attuale piano aeroporti.”Serve chiarezza sulla vendita degli slots, diritti di atterraggio e decollo, dell’aeroporto Heathrow di Londra. Nel 2015 la precedente gestione, di cui faceva parte Etihad, il vettore degli emirati arabi, ha ceduto 7 slots su Heatrow alla controllante Etihad per un importo di 12 milioni, mentre il valore di mercato sembra essere molto più alto. Gli slots sarebbero stati quindi svenduti a favore della stessa Etihad prima di lasciare la compagnia.Dalle audizioni in Commissione, emerge però che è previsto un patto di riacquisto, ma ciò non è avvenuto e per questo Fratelli d’Italia ha già chiesto formalmente ai Commissari Alitalia di fornire tutta la documentazione concernente la questione Heathrow e in particolare la perizia sul valore degli slots. In virtù di ciò, è stato presentato un emendamento chiedendo che vengano riacquistati gli slots ceduti prima dell’acquisto della compagnia – continuano i Senatori che aggiungono – È necessario evitare lo spezzatino. La vendita a pezzi della compagna di bandiera italiana sarebbe un grave errore. Non si può frammentare un’azienda in flotta, manutenzione e gestione aeroportuale. La procedura di vendita deve salvaguardare Alitalia, mentre lo scorporo genererebbe esuberi e costi sociali e di finanza pubblica enormi”. Concludono i Sen. Fazzolari e Urso.

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USB: nessuno tocchi Alitalia, proseguire con risanamento e rilancio

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Alla scadenza del termine di presentazione delle offerte per il bando di vendita Alitalia, sarebbero tre i candidati interessati all’acquisto, tutti però con la esplicita condizione di rilevare una compagnia già “ristrutturata”: Lufthansa; Easyjet capofila di una cordata che raccoglie Air France-Klm, il fondo Cerberus e Delta; Wizz Air, vettore low cost con base in Ungheria. Non varrebbe neppure la pena ricordare che i commissari non hanno mandati politici per assumere decisioni su Alitalia, data la rilevanza del dossier, ma vista la confusione postelettorale e l’assenza di un governo nei pieni poteri, sottolineiamo che è una “conditio sine qua non”. Lo sa anche il ministro uscente Graziano Delrio, che ipotizza uno slittamento di tutto il pacchetto all’autunno o a fine anno.In queste condizioni, l’Unione Sindacale di Base ribadisce che nessun tipo di offerta, da qualsiasi parte venga, può essere negoziata in presenza della richiesta di ristrutturare, a maggior ragione se il management proclama ricavi in crescita. Va da sé che non è ammissibile neppure un esubero. Le forze politiche esprimano immediatamente, come da USB richiesto più volte, la propria posizione rispetto alla nostra richiesta di proseguire sulla strada di un’azienda finanziata per essere risanata e amministrata da mani pubbliche.

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Alitalia, USB ai partiti: chiudete il bando di vendita e riaprite il dossier, ora risanamento e sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

USB Lavoro Privato ha inviato una lettera ai segretari e ai responsabili dei principali partiti e movimenti politici dove sollecita una presa di posizione netta rispetto ai termini tuttora vigenti del bando di vendita imposto dal Governo uscente ai commissari Alitalia.
Infatti, il 10 aprile è il termine per la presentazione delle offerte definitive di acquisto mentre entro il 30 aprile i commissari Gubitosi, Laghi e Paleari dovrebbero individuare l’offerta migliore con la quale aprire i negoziati in esclusiva.Per la nostra organizzazione è palese come questi termini non possano essere rispettati, non solo tenuto conto del mutato scenario politico ma soprattutto per il fatto che, a quanto ne sappiamo, non esiste un’offerta che salvaguardi l’industria e l’occupazione, con danno non solo ai dipendenti ma anche al Paese.Come dimostrato da USB, l’Italia ha già pagato miliardi di euro di danni per la fallimentare privatizzazione Alitalia e per la mancanza di una politica industriale del settore. Occorre quindi che le forze politiche si assumano la responsabilità di considerare chiuso il bando del governo Gentiloni e di riaprire il dossier Alitalia sulla base delle opportunità che un risanamento della compagnia può fornire al Paese oltre che ai propri dipendenti.
Nel chiedere che Alitalia possa disporre del tempo e degli strumenti necessari per completare il risanamento in atto e porre le basi per lo sviluppo, senza svenderla al primo offerente, USB ritiene che la svolta nella gestione della compagnia possa rappresentare lo snodo per aprire la discussione sui problemi dell’intero trasporto aereo italiano, settore che continua a produrre precarietà nonostante la forte crescita.

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