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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘alitalia’

Governo Alitalia: Che fare?

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a proposito della crisi di Alitalia, ha dichiarato: “Non c’è una soluzione di mercato”. Amara conclusione dopo quasi un anno e mezzo di governo Conte 1 e 2. E’ lui che ha governato, insieme a Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, responsabile del dossier Alitalia, cui è succeduto Stefano Patuanelli (M5S).Se non c’è una soluzione di mercato, che cosa si intende fare? Irizzarla, cioè nazionalizzarla, come proposto da Patuanelli, cioè accollare la gestione e i debiti al contribuente italiano, già oberato di tasse? L’Alitalia ha un problema di gestione e di costi che non sono compatibili con il mondo del trasporto aereo. Una delle soluzioni prospettate è quelle di liquidare Alitalia, vendere gli asset (aerei, slot, manutenzione, gestione, ecc.), altra è quella di proporre un nuovo piano industriale, ma occorre trovare soci disposti a metterci i capitali e, dopo le esperienze passate e quel che è successo con la Arcelor Mittal (cambiare le regole del gioco a gioco iniziato), la fiducia degli imprenditori e del mercato è piuttosto scarsa. Infine, c’è quella della nazionalizzazione priva di certezza, visti i trascorsi, che Alitalia diventi una compagnia aerea in grado di volare mettendo la mani nelle tasche dei contribuenti italiani. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Di Maio e l’Alitalia. Che disastro!

Posted by fidest press agency su sabato, 30 novembre 2019

Roma. Se ancora la memoria ha qualche valore, si può ricordare quello che Luigi Di Maio, per 14 mesi vicepremier, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, dichiarava su Alitalia:
1.”Serve un ottimo management, non altri soldi pubblici”. Invece, il suo subentrante al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli afferma “Tornare all’Iri? Se serve, assolutamente sì”. Significa che noi contribuenti dobbiamo tirare fuori dalle tasche altri soldi per una compagnia aerea che perde 500 milioni l’anno, e che è costata complessivamente al contribuente 9,4 miliardi.
2. “Alitalia farla diventare una compagnia strategica per il turismo italiano”. La quota di traffico da e per il nostro Paese, rappresentato dall’Alitalia, è dell’8,5%, l’altro 91,5% è gestito da altre compagnie. La quota di mercato europeo, rappresentata da Alitalia, è il 2%, l’altro 98% è gestito da altre compagnie. Il che significa che chi viene in Italia non lo fa perché c’è una compagnia aerea nazionale, cioè l’Alitalia, che garantisce il turismo verso il nostro Paese. Il turista viene in Italia indipendentemente dalla presenza di Alitalia.
3. “Sono molto fiducioso che entro fine mese si possa chiudere brillantemente anche questo dossier”. Era l’ottobre del 2018. Siamo a novembre 2019, e il dossier non si è risolto per niente.
4. Occorre “Punire i responsabili della attuale situazione Alitalia significa promuovere l’azione di responsabilità su quei manager che in questi anni hanno utilizzato Alitalia come un bancomat”.
Era luglio 2018. Siamo a novembre 2019 e dell’azione di responsabilità non scorgiamo traccia.
Questo sono le parole del ministro Di Maio. Di fatti non se ne scorge l’ombra.
Ma chi lo ha eletto? Mi chiede di solito l’avventore del bar mentre sorseggiamo un caffè. Il popolo, rispondo. Quello al quale metteranno le mani intasca per salvare l’insalvabile.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Alitalia non decolla

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

“Nel giorno della scadenza dell’offerta vincolante per il rilancio di Alitalia la soluzione resta lontana, senza acquirenti. Di fatto il governo è ancora fermo alla fase interlocutoria come dimostra l’ipotesi – che circola in queste ore – di un’ennesima proroga. Una situazione che non dà garanzie sul rilancio della nostra compagnia di bandiera e sul futuro di circa 12mila dipendenti. Il governo lavori per trovare soci solidi, proprio l’Italia che fonda la sua economia sulle relazioni internazionali, sulle esportazioni e sul turismo è impensabile non abbia un vettore nazionale competitivo sul mercato. Lo Stato faccia la sua parte”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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No a piani industriali per Alitalia senza rilancio!

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Dalle frammentarie, confuse e contraddittorie indiscrezioni sul futuro di Alitalia che leggiamo in questi giorni dalla stampa, emerge un quadro drammatico per il futuro della Compagnia. Mentre Atlantia continua a rivestire un ruolo ambiguo di evidente commistione d’interessi, i due ipotetici partner Lufthansa e Delta puntano al mercato italiano cercando d’investire il meno possibile. Se il piano FS-Delta è da subito apparso un disastro industriale, per l’ingresso di Lufthansa circolano voci preoccupanti: taglio della flotta sotto la soglia dei 100 aeromobili, con la fuoriuscita con alcuni Embraer ceduti a Air Dolomiti e due aerei A330 restituiti ai lessor. Sono minacciati licenziamenti di 2500/3000 dipendenti e pare prevista l’esternalizzazione dell’handling. Tutto questo senza conoscere ancora sviluppi futuri, network e rete vendita. Stiamo arrivando al punto di non ritorno, un vicolo cieco, dove le spoglie di Alitalia sarebbero cedute con ridimensionamento della flotta, migliaia di esuberi e zero investimenti. Tutto ciò non solo appare inaccettabile ma risulterebbe la stessa ricetta che ha massacrato la Compagnia negli ultimi 20 anni e che ha fatto perdere una montagna di soldi alla collettività, finanziando 10.000 licenziamenti fatti dai privati e costata miliardi di euro in perdita di competitività del sistema paese.
Si è sprecato almeno un anno di tempo e centinaia di milioni di euro di soldi pubblici solo per non aver voluto considerare fin dall’inizio l’ipotesi della nazionalizzazione, preferendo rincorrere soluzioni “di mercato” che non potevano che portarci in questa situazione.
A tutti continua a sfuggire il fatto che il Governo non è una parte mediatrice, ma è l’azionista di maggioranza al 51% del futuro consorzio, investendo in modo diretto e indiretto attraverso il MEF e il Gruppo FSI che, a patto di essere smentiti, risulta essere una società che ha come unico azionista il Mef e destinataria di miliardi di euro i trasferimenti pubblici per svolgere il ruolo che le compete.Quindi, chi nel Governo sé disposto ad assumersi la responsabilità di avallare l’ennesima svendita della ex compagnia di bandiera, con il disastro sociale che ne conseguirà e che comporterà l’alienazione definitiva di uno tra i più grandi mercato del trasporto aereo europeo? Quale dei sindacati oggi è disposto a rifare per la quarta volta gli stessi errori che hanno prodotto l’attuale disastrosa situazione? I commissari come hanno utilizzato i 900 mln di prestito e a cosa è servita la cassa integrazione per quasi due anni e mezzo se questo doveva essere l’epilogo?Usb non è disposto a tollerare ricette sbagliate e malsane e non farà sconti a nessuno: ci sono vie d’uscita d’intervento pubblico ancora praticabili, basta avere il coraggio di farlo. Coraggio che non è mancato ai lavoratori Alitalia che hanno aderito don forza al grande sciopero del 25 ottobre scorso, suonando la prima vera campana di allarme.
Usb ha convocato le assemblee generali dei dipendenti Alitalia per il 13 novembre prossimo alla quali sono invitati tutte le Organizzazioni Sindacali e Associazioni Professionali.

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Alitalia: Rilnciare l’azienda

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

“Approvato con il parere favorevole del governo un ordine del giorno sulla salvaguardia della compagnia di Bandiera. Prendiamo atto che il governo dovrà ora mettere in campo tutte le iniziative possibili, per la definizione finale del nuovo consorzio societario di Alitalia, e del varo di un progetto industriale che determini il rilancio dell’azienda e tuteli contestualmente gli interessi strategici nazionali legati al traffico economico, commerciale, culturale e turistico. La Nazione deve avere un vettore nazionale competitivo sul mercato, per affrontare la competizione globale, anche grazie alla sua consolidata storia internazionale. È necessario, come richiesto dai principali sindacati del trasporto aereo, investire nella flotta di lungo raggio, nella manutenzione leggera e pesante e in una gestione aeroportuale industriale non affidata alla sola logica dei facili incassi commerciali. La costituzione della nuova “cordata” tenga conto del mantenimento dei livelli occupazionali attuali e del rilancio complessivo della compagnia di bandiera. E’ quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera commentando il via libera della Camera all’odg su Alitalia di cui è primo firmatario.

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Governo. Alitalia: fino a quando? L’Alitalia perde 500 milioni l’anno

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Di tasca nostra abbiamo già versato 900 milioni di euro di prestito per la sopravvivenza di Alitalia, soldi non restituiti; altri 350 milioni di prestito, sempre da prelevare dalle nostre tasche, sono previsti dall’attuale Governo per garantire la sopravvivenza di Alitalia a fine anno. Dal 2008, anno dell’ “Alitalia agli italiani”, al 2019, lo Stato (cioè noi) ha speso 9,5 miliardi di euro per l’Alitalia. La quota di traffico da e per il nostro Paese, rappresentato dall’Alitalia, è dell’8,5%; la quota di mercato europeo, rappresentata da Alitalia, è l’1,9%, il che significa che chi viene in Italia non lo fa perché c’è una compagnia aerea nazionale, cioè l’Alitalia, che garantisce il turismo verso il nostro Paese. Il turista viene in Italia indipendentemente dalla presenza di Alitalia.Tre giorni fa è scaduta la proroga, la sesta, per l’offerta vincolante di Ferrovie dello Stato per Alitalia, ma ne è stata chiesta una altra per fine anno.
L’ingresso previsto in Alitalia di Ferrovie dello Stato, significa che quest’ultima se ne accollerà i debiti, vale a dire che se li accollerà il contribuente, visto che Ferrovie è una società pubblica, cioè del contribuente stesso.Lo scorso anno, l’allora ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, prometteva la soluzione entro marzo; era una bufala in vista delle elezioni europee. A luglio dichiarava: “Tagliamo la mangiatoia e gli sprechi del 30%, partnership con Air France e Lufthansa. Così la rilanciamo, non abbiamo bisogno di mettere soldi degli italiani. Un’operazione di mercato, niente intervento dello Stato e soldi pubblici”. Altra bufala.Una settimana fa, l’attuale ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli (M5s) aveva smentito l’ipotesi di un prestito all’Alitalia, invece, il prestito c’è, ed è di 350 milioni, inserito nella bozza del provvedimento varato dal Governo. Altra bufala.Insomma, c’è continuità nel raccontare bufale. Il bello è che c’è ancora chi ci crede.Fino a quando dunque, costoro, abuseranno della nostra pazienza? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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USB: no ad Alitalia di nuovo ostaggio di una campagna elettorale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

È già accaduto nel 2008 che l’infinita crisi di Alitalia si incrociasse con una crisi di governo e la campagna elettorale per le politiche, con esiti disastrosi pagati a carissimo prezzo dai lavoratori dopo la fuga di Air France e l’avvento dei famigerati capitani coraggiosi voluti da Berlusconi.Oggi, nel rinnovarsi di una crisi politica nel bel mezzo di un’amministrazione straordinaria, nonché a poche settimane dalla deadline per l’offerta da parte del consorzio che rileverà Alitalia, non c’è un singolo indizio che porti a pensare che accadrà qualcosa di diverso da quanto accaduto 11 anni fa.Nel caso Alitalia, il Governo riveste due ruoli essenziali: di fatto è il gestore di Alitalia e controlla attraverso il MISE l’operato dei commissari straordinari ed è anche l’azionista di maggioranza del futuro consorzio attraverso la partecipazione diretta tramite il MEF e indiretta tramite il Gruppo FSI. Una presenza minima e a nostro avviso insufficiente, ma da noi pretesa proprio per l’interesse strategico nazionale di una compagnia aerea nazionale che si riprenda il mercato lasciato in balia dei peggiori competitori.Con la crisi del governo Conte, la discussione tra i membri del consorzio si piega agli interessi dei due soci privati (Atlantia e Delta) e della dirigenza del Gruppo FSI senza più stretto controllo da parte del governo, su temi quali il futuro piano industriale – pessimo così come l’ha disegnato Delta –, il perimetro delle attività che saranno interne ad Alitalia e il management. Questa condizione promette davvero niente di buono.USB ritiene sia una grave responsabilità del governo aver lasciato passare troppo tempo per la costruzione del consorzio e la formalizzazione dell’offerta vincolante, nonostante i ripetuti allarmi lanciati da USB e non solo.Questi 10 mesi sono serviti innanzitutto a Delta per dettare agli inappropriati consulenti (milionari) del Gruppo FSI un piano esclusivamente ritagliato sui propri interessi, mentre tagliava fuori in modo scandaloso Alitalia dalla nuova alleanza sui voli atlantici (joint venture), e sono serviti ad Atlantia per aspettare il momento utile per entrare a tutela delle sue concessioni autostradali, preoccupazione che viene meno una volta caduto questo governo.Dieci mesi che sono passati mentre le casse di Alitalia si riducevano progressivamente, arrivando ormai molto vicine alla riserva, scoprendo adesso che i commissari avrebbero negoziato in peggio la suddetta joint venture. Tutto questo mentre assistiamo atterriti al totonomina per il posto di futuro AD, con nomi che hanno rappresentato il peggio di questo settore – e non solo – negli ultimi anni.Condizioni pessime che rischiano di scaricare un’altra volta sulle spalle dei lavoratori Alitalia interessi privati che con tutto hanno a che fare fuorché con l’interesse della Compagnia e della intera collettività.Era prevedibile che la Lega avrebbe colto l’ultimo momento utile per staccare la spina al governo prima di affrontare la prossima finanziaria; per questo pretendiamo che adesso ognuno degli attori politici si assuma le proprie responsabilità, perché Alitalia non può e non deve essere l’ostaggio di una nuova campagna elettorale.Nelle more dell’evoluzione della crisi, USB formalizzerà nuovamente le proposte necessarie per un piano di rilancio e salvaguardia occupazionale che serve allo sviluppo di una compagnia aerea che sia un’opportunità per tutto il Paese.In caso gli attuali soci del consorzio intendano fare altro, è bene che la politica scelga da che parte stare: la nazionalizzazione di Alitalia rimane per noi un’opzione praticabile per l’interesse pubblico. Di certo non staremo a guardare inermi un altro scempio sociale.

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Alitalia: Facciamo il punto su uno dei tanti sprechi di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Fa effetto che siamo qui ad occuparci di Alitalia parlando di ennesimo spreco di Stato? Visto che siamo sempre e comunque rispettosi delle istituzioni, per quanto queste ultime possano esserci distanti in alcune questioni (Alitalia inclusa), non smetteremo mai di stupirci delle differenze tra il dire e il fare che coinvolgono i nostri governanti. Su Alitalia la questione è “storica” visto che i tentativi di “salvarla” sono ampiamente datati: governo Prodi, poi Berlusconi, Renzi, Gentiloni, coinvolgendo manager privati e boiardi di Stato: otto miliardi. Ora che a settembre dovremmo avere gli elementi per la nuova nazionalizzazione (o chissà come la chiameranno), un altro miliardino è pronto ad essere dissipato.
Su tutta l’operazione grava un dubbio “amletico” non indifferente. Essere o non essere. Business o non business. E sembra che sia stata fatta la scelta storico/letteraria del non essere, del non business: investire su una compagnia aerea, cioé:
1 – di per sé decotta e che ha mostrato di essere solo fonte di spreco di soldi (a meno chi non si mandi a casa tutti e la sia dia in mano a Michael O’Leary di Ryanair… ma a parte che forse anche lui non vorrebbe nonostante ogni tanto abbia detto il contrario… ma solo per prendersi alcune rotte);
2 – in un periodo in cui (a breve per il corto e medio raggio) si sta ridiscutendo tutto sulla validità della mobilità aerea rispetto a quella terrestre (questioni ecologiche soprattutto) (e le lungaggini “misteriose” sul ripristino commerciale dei Boeing 737 Max sembrano più che un campanello d’allarme). In questo “non essere/non business” arrivano:
– Atlantia, che dopo il disastro del ponte Morandi a Genova, paventato il licenziamento da parte del governo per la gestione delle Autostrade, ha messo in nota spese i soldi per Alitalia pur di non farsi buttar fuori… in un contesto che, accaduto quel che è accaduto, la prima cosa che avrebbe dovuto esser fatta da chi fa business sarebbe stata proprio quella di buttarli fuori da Autostrade visto che, anche se le indagini non sono ancora concluse, non è che il ponte Morandi è caduto per un fulmine calato in una giornata assolata o temporalesca.
– Delta airlines, che ha bisogno di rafforzare la sua posizione con Air France e Klm (il cui pool oggi è in difficoltà) per le rotte transoceaniche ed evitare la supremazia di Lufthansa e British/Iberia, per cui, anche qualche carretta in più per solcare l’Atlantico, le fa comodo.
– FS e Mef sono soldi dello Stato, e quest’ultimo fa l’uso che ritiene più opportuno delle nostre tasse (li abbiamo delegati, no?). Questo non ci esime dal sottolineare come gravi su Fs l’investimento in un settore che, come esplicitato sopra, non sembra promettente. E che, al contrario, sarebbe molto promettente investire sulla mobilità terrestre.
In questo quadro da “Urlo”, proprio come nel dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, considerati ovviamente fuori dalla cornice dei decisori, ci sono gli utenti in doppia versione: sudditi in quanto contribuenti fiscali, viaggiatori presunti dei futuri servizi di Alitalia:
1 – Mentre nel primo caso (contribuenti) direttamente e a breve c’è poco da fare facendone quindi pagare le conseguenze ai contribuenti tutti, inclusi quelli che comprano le patatine ai propri figi e pagano l’Iva;
2 – i viaggiatori possono fare qualcosa: non volare con Alitalia. Oppure farlo, consapevoli, a loro rischio e pericolo. Non perché gli aerei caschino o perché i suoi volo sono tutt’altro che low cost.
Le logiche a cui sottostà Alitalia non solo quelle del business privato, che mette l’utente e il suo gradimento (grossomodo) al primo posto, ma quelle di un vettore che sottostà a logiche (e umori) essenzialmente politiche (estremizzando: se cambia un governo o litigano all’interno di quello esistente, non è escluso che il Mef, per esempio, venga meno… e chi ci dice che gli aerei non partano?).
Da notare, altresì, che se qualcosa non funziona con la prenotazione o con il volo, le abituali norme che tutelano i diritti dei passeggeri (che sono precise ed abbastanza efficaci), al momento sono pura carta straccia per Alitalia, visto che non se ne fa carico direttamente ma rimanda al tribunale fallimentare che si sta occupando della vecchia società ginepraio con di fatto soluzioni zero per il malcapitato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Alitalia. A spese dei contribuenti, la farsa continua?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Sembra che la data entro cui doveva essere presentata l’offerta di Ferrovie dello Stato per Alitalia slitterà di un mese, al 15 luglio. Un andirivieni di dossier e proposte di cui abbiamo perso il conto… non quello politico – una mangiatoia a cui attaccarsi e un serbatoio di voti e favori vari – ed economico – fino ad oggi questa vicenda è costata agli italiani una decina di miliardi, e stiamo parlando di un’azienda che continua a perdere un milione al giorno, azienda tecnicamente fallita ma che continua ad andare avanti grazie ad un prestito la cui scadenza per la restituzione è già passata.
Facciamo una piccola fotografia per capire fino a che punto il degrado economico e politico non si vergogna a manifestarsi e, soprattutto, non si vergognano i nostri governanti a gestirla:
1 – non si è trovato un solo vettore aereo disposto ad investire. Sembrava ci fosse la Delta, con pochi spiccioli, ma solo per difendere i suoi voli transatlantici;
2 – pressione dopo pressione, sembra che ad investire saranno solo società collegate con lo Stato. Ferrovie dello Stato… che preferirà investire sul trasporto aereo piuttosto che su una rete “secondaria” abbastanza disastrata? Cassa Depositi e Prestiti (CdP) che per suo statuto dovrebbe investire in aziende sane e con prospettive di guadagno… ha Alitalia queste caratteristiche? Suvvia…
3 – sui privati, che sembra possano/debbano essere utilizzati per impedire che il salvataggio sia una nazionalizzazione (vietata ovunque, a partire dall’Ue)… è rimasta solo Atlantia. Quell’azienda dei Benetton che, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova l’anno scorso, erano stati additati da tutti i tipi di governanti e media al pubblico ludibrio e che sembrava stessero lì lì per perdere la concessione delle Autostrade… oggi sono i più quotati per Alitalia. Politica? Probabile. Facciamone tesoro quando sentiamo parlare bene o male di qualcuno.
Non è molto di moda, ma ci sovviene una citazione dal filosofo Karl Marx: la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia è il fallimento di quella che un tempo era una delle migliori compagnie al mondo. La farsa è quella dei miliardi presi dai contribuenti per mantenerla in vita e trovarsi oggi a questo punto. Una domanda che sullo specifico ci poniamo sempre: perché non lasciare che Alitalia fallisca e, magari, qualcuno la rileva (a prezzi da fallimento e non quelli per far piacere ai gerontocrati dell’economia nazionale) e la ripropone sul mercato, come per esempio è accaduto con successo a diverse compagnie aeree come la vecchia svizzera Swissair (oggi Swiss), la vecchia belga Sabena (oggi Brussels Airlines) o Klm-AirFrance e Iberia-British Airways (gruppi entrambi “salvi” grazie alla fusione) o la Star Alliance con la capofila Lufthansa. La vicenda Alitalia ci conferma che nella politica del nostro Paese (chiunque sia al potere) gli attori non sono propensi a riconoscere i propri fallimenti. E quindi la farsa continua!! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Arera: rischio aumento bollette per Alitalia UNC: una vergogna!

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 Mag 2019

Secondo la segnalazione di Arera a Governo e Parlamento il decreto crescita conterrebbe il rischio di un aumento delle bollette di luce e gas.”Una vergogna! E’ già il colmo che si buttino soldi pubblici dalla finestra per l’ennesimo inutile salvataggio della compagnia aerea Alitalia, ma ha dell’incredibile che il costo di questa operazione, invece di gravare sulla fiscalità generale, sia caricato sul sistema elettrico, con il rischio di aumenti delle bollette di luce e gas, che sono già tra le più care d’Europa” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma, gli oneri, come abbiamo sempre chiesto, dovrebbero semmai scendere, non certo aumentare” conclude Vignola.

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Alitalia. Ruspandini (FdI): quali prospettive per azienda?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 Mag 2019

“Su Alitalia siamo arrivati al termine di una corsa che non ha mai avuto un traguardo definito e chiaro anzi, sempre offuscato e sfuggente. Tra pochi giorni scadrà l’ultimatum a Ferrovie dello Stato per la presentazione della nuova compagine societaria e scadranno i termini per la restituzione del prestito allo Stato, pena l’applicazione delle sanzioni europee. Ad oggi non è ancora pervenuta alcuna soluzione. Il governo tace, gli organi di stampa fanno finta di non vedere ma il tempo passa inesorabile. E’ giunto il momento di fare chiarezza e luce su una trattativa che è rimasta troppo segreta. Lo si deve al popolo italiano che, a causa di gestioni scellerate, ha messo sul piatto Alitalia 7 miliardi di euro negli ultimi anni. Ma lo si deve soprattutto ai lavoratori che ormai versano in uno stato d’animo di rassegnazione e acquiescenza. Le ripercussioni di un ennesimo fallimento sarebbero gravissime, mettendo sul piano internazionale in evidenza l’incapacità del governo di porre fine ad una crisi del comparto aereo, fondamentale per una Nazione come la nostra a vocazione turistica. I danni sarebbero disastrosi per tutta l’Italia, in particolare per il bacino romano dove risiede la maggior parte del personale Alitalia, causando una crisi economica anche sull’indotto interessato. Per queste ragioni, Fratelli d’Italia si attende un intervento immediato, e attraverso un’interrogazione parlamentare chiederò che sia fatta chiarezza su una vicenda sempre più preoccupante”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Massimo Ruspandini, componente della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni.

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La ricetta Di Maio su Alitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

(Fonte: Sole 24 Ore del 12 ottobre edizione cartacea) “Una Newco con Ferrovie dello Stato, un partner tecnico strategico, la partecipazione di Cassa depositi e prestiti e del ministero dell’Economia con una quota del 15%. Questo il progetto a cui sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio per il rilancio di Alitalia, che sarà spiegato oggi all’incontro con i sindacati della compagnia di bandiera. Le linee guida del progetto sono anticipate dal Sole 24 Ore”. “Arriveremo alla scadenza del 31 ottobre – spiega il ministro Di Maio nell’intervista al quotidiano diretto da Fabio Tamburini – con una manifestazione di interessi con offerta vincolante per Alitalia”. Nessuna proroga è prevista, aggiunge Di Maio, per il prestito ponte da 900 milioni concesso dal precedente Governo e che dovrebbe essere restituito da Alitalia entro il prossimo 10 dicembre. Importante il tema del prestito, perché “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. La nuova società, secondo il progetto del ministro Di Maio, avrà una dotazione iniziale di due miliardi “che consente ad Alitalia di tornare competitiva e di avere nuovo slancio. Una dotazione che le consente di emergere dalla linea di galleggiamento”.

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Alitalia e il cambio di rotta del ministro Toninelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

“Apprezziamo il cambio di rotta del ministro Toninelli sul destino di Alitalia, che passa in poche ore dalla nazionalizzazione della compagnia alla ricerca di un partner industriale, anche se ancora del tutto generica nella forma e negli obiettivi”. È quanto ha dichiarato il sen. Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, ricordando che “il rilancio del vettore nazionale comporta un investimento di tre miliardi di Euro, anche per il necessario rinnovo della flotta e la sua rimodulazione sul lungo raggio. Il ministro non specifica più quale sarà il ruolo di Cdp o di Ferrovie, chi si assumerà questo ennesimo macroscopico impegno finanziario, né quale siano le nuove procedure per la ricerca del partner dopo il fallimento delle precedenti gare, realizzate in contesti più favorevoli alla cessione o all’ingresso di nuovi soci. Tra breve, peraltro, scadrà il mandato dei Commissari, prorogato con il voto dell’attuale maggioranza, e a fine anno anche il prestito dello Stato, già sottoposto a procedura di infrazione europea. È in vista una nuova tempesta su Alitalia e queste dichiarazioni contraddittorie certo non aiutano, vi è bisogno, ora più che mai, di assoluta chiarezza su quale sia il vero intendimento del governo”.
“Proprio per questo chiediamo che il ministro venga al più presto a riferire in Parlamento, dando indicazioni precise, tempi e modalità su quale sia il vero progetto e quindi il destino di Alitalia”.

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Alitalia va venduta a lotto unico

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 Mag 2018

I Senatori di Fratelli d’Italia Adolfo Urso e Giovanbattista Fazzolari hanno presentato due emendamenti e un ordine del giorno, in Commissione Speciale al Senato, chiedendo che i commissari modifichino il bando di vendita prevedendo offerte solo per il lotto unico, per il riacquisto degli slots londinesi e per la modifica dell’attuale piano aeroporti.”Serve chiarezza sulla vendita degli slots, diritti di atterraggio e decollo, dell’aeroporto Heathrow di Londra. Nel 2015 la precedente gestione, di cui faceva parte Etihad, il vettore degli emirati arabi, ha ceduto 7 slots su Heatrow alla controllante Etihad per un importo di 12 milioni, mentre il valore di mercato sembra essere molto più alto. Gli slots sarebbero stati quindi svenduti a favore della stessa Etihad prima di lasciare la compagnia.Dalle audizioni in Commissione, emerge però che è previsto un patto di riacquisto, ma ciò non è avvenuto e per questo Fratelli d’Italia ha già chiesto formalmente ai Commissari Alitalia di fornire tutta la documentazione concernente la questione Heathrow e in particolare la perizia sul valore degli slots. In virtù di ciò, è stato presentato un emendamento chiedendo che vengano riacquistati gli slots ceduti prima dell’acquisto della compagnia – continuano i Senatori che aggiungono – È necessario evitare lo spezzatino. La vendita a pezzi della compagna di bandiera italiana sarebbe un grave errore. Non si può frammentare un’azienda in flotta, manutenzione e gestione aeroportuale. La procedura di vendita deve salvaguardare Alitalia, mentre lo scorporo genererebbe esuberi e costi sociali e di finanza pubblica enormi”. Concludono i Sen. Fazzolari e Urso.

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USB: nessuno tocchi Alitalia, proseguire con risanamento e rilancio

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Alla scadenza del termine di presentazione delle offerte per il bando di vendita Alitalia, sarebbero tre i candidati interessati all’acquisto, tutti però con la esplicita condizione di rilevare una compagnia già “ristrutturata”: Lufthansa; Easyjet capofila di una cordata che raccoglie Air France-Klm, il fondo Cerberus e Delta; Wizz Air, vettore low cost con base in Ungheria. Non varrebbe neppure la pena ricordare che i commissari non hanno mandati politici per assumere decisioni su Alitalia, data la rilevanza del dossier, ma vista la confusione postelettorale e l’assenza di un governo nei pieni poteri, sottolineiamo che è una “conditio sine qua non”. Lo sa anche il ministro uscente Graziano Delrio, che ipotizza uno slittamento di tutto il pacchetto all’autunno o a fine anno.In queste condizioni, l’Unione Sindacale di Base ribadisce che nessun tipo di offerta, da qualsiasi parte venga, può essere negoziata in presenza della richiesta di ristrutturare, a maggior ragione se il management proclama ricavi in crescita. Va da sé che non è ammissibile neppure un esubero. Le forze politiche esprimano immediatamente, come da USB richiesto più volte, la propria posizione rispetto alla nostra richiesta di proseguire sulla strada di un’azienda finanziata per essere risanata e amministrata da mani pubbliche.

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Alitalia, USB ai partiti: chiudete il bando di vendita e riaprite il dossier, ora risanamento e sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

USB Lavoro Privato ha inviato una lettera ai segretari e ai responsabili dei principali partiti e movimenti politici dove sollecita una presa di posizione netta rispetto ai termini tuttora vigenti del bando di vendita imposto dal Governo uscente ai commissari Alitalia.
Infatti, il 10 aprile è il termine per la presentazione delle offerte definitive di acquisto mentre entro il 30 aprile i commissari Gubitosi, Laghi e Paleari dovrebbero individuare l’offerta migliore con la quale aprire i negoziati in esclusiva.Per la nostra organizzazione è palese come questi termini non possano essere rispettati, non solo tenuto conto del mutato scenario politico ma soprattutto per il fatto che, a quanto ne sappiamo, non esiste un’offerta che salvaguardi l’industria e l’occupazione, con danno non solo ai dipendenti ma anche al Paese.Come dimostrato da USB, l’Italia ha già pagato miliardi di euro di danni per la fallimentare privatizzazione Alitalia e per la mancanza di una politica industriale del settore. Occorre quindi che le forze politiche si assumano la responsabilità di considerare chiuso il bando del governo Gentiloni e di riaprire il dossier Alitalia sulla base delle opportunità che un risanamento della compagnia può fornire al Paese oltre che ai propri dipendenti.
Nel chiedere che Alitalia possa disporre del tempo e degli strumenti necessari per completare il risanamento in atto e porre le basi per lo sviluppo, senza svenderla al primo offerente, USB ritiene che la svolta nella gestione della compagnia possa rappresentare lo snodo per aprire la discussione sui problemi dell’intero trasporto aereo italiano, settore che continua a produrre precarietà nonostante la forte crescita.

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Volare Alitalia? Basta sapere che i diritti del consumatore non esistono…

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

La cosiddetta compagnia di bandiera tricolore, Alitalia, sta cercando di risollevarsi dopo le stra-note vicende che l’hanno mantenuta in vita -da diversi decenni- agonizzante grazie ai soldi dello Stato. E comunque, nel turbinio delle trattative per farla comprare da qualcuno, opera a tutti gli effetti e sono in cantiere anche le aperture di nuove rotte. Se riesce a risollevarsi, ne siamo contenti. Ma! Cosa accade nel frattempo per coloro che scelgono di volare Alitalia ed hanno qualche problema? In gergo popolare si dice “si attaccano al tram!”. Si’, proprio cosi’, perche’ tutte le procedure e le leggi e norme che tutelano i passeggeri in caso di problemi, per Alitalia non esistono. Ci e’ accaduto nell’aprire una procedura di rimborso, a norma del codice del consumo, per il rimborso di un servizio non usufruito per loro responsabilita’. La loro risposta e’ stata precisa e lapidaria: volete i rimborsi di legge? La procedura che state seguendo e’ improponibile perche’ i vostri presunti diritti di credito sono tutelati solo dal capitolo V della legge fallimentare (art.18 d.lgs n.270/1999), per cui dovete rivolgervi al tribunale di Civitavecchia, iscrivendovi al passivo, poiche’ Alitalia spa e’ stata dichiarata insolvente.
Traduzione. Se sei un utente di Alitalia che ha avuto un problema, e che normalmente potresti risolvere con l’applicazione delle leggi e delle procedure a cui tutti i vettori aerei devono attenersi, sappi che i tuoi diritti non esistono. L’iscrizione al passivo -legittima nel contesto normativo specifico- e’ come una preghiera al proprio dio… che forse ti risolvera’ i problemi nella presunta vita eterna, ma garantito che non sara’ cosi’ in quella che stai vivendo da vivo.
Domanda di invito allo studio e all’azione. Ma possibile che il nostro diritto debba “arenarsi” in questo deserto? Come e’ possibile che esistano passeggeri di serie A e passeggeri di serie B? E’ concepibile che un passeggero, prima di prendere un servizio da Alitalia, debba andare a farsi fare la visura camerale e da li’, con l’aiuto di un esperto, evincere chi e cosa e’ il proprio fornitore? E come e’ possibile che i diritti del consumatore siano di fatto aboliti da parte di una compagnia che non sta rimettendo i remi in barca ma e’ altamente lanciata nel mercato, con aperture di nuove rotte.. forse questi diritti non sono importanti al pari di quelli dell’azienda? Sembra che a queste domande, oggi, si possa rispondere solo con un “Si’, e’ possibile!”. E l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) che si occupa del controllo e vigilanza sull’applicazione delle norme adottate, non ha nulla da dire? Perché sul suo sito non avverte i viaggiatori che la carta dei passeggeri è carta straccia per chi vola Alitalia?
La conseguenza logica -di diritto e di pratica- la lasciamo ad ogni viaggiatore.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Ecco le vere cifre Alitalia: 12,5 miliardi di soldi pubblici bruciati in 10 anni, mancate tassazioni per 10 mld/anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

alitaliaNel 2008 Berlusconi vinse le politiche sventolando la bandiera stracciona dei cosiddetti capitani coraggiosi di Cai, quelli che fattasi regalare la good company mollarono l’osso spolpato lasciando un buco di 5 miliardi. Dieci anni dopo su Alitalia, dopo la litania renziana di Calenda, regna invece il silenzio elettorale.L’Unione Sindacale di Base scrive ora una lettera aperta ai candidati premier e ai candidati governatore, per sottolineare che la necessità di svendere ai privati stranieri è una favola governativa sorretta da numeri taroccati e che nazionalizzare non solo si deve, ma si può.I dati Enac incrociati con gli studi del professor Ugo Arrigo dell’Università di Milano Bicocca, inchiodano tutti alla realtà.
Nei 10 anni dalla sciagurata privatizzazione del 2008 sono stati bruciati 12,5 miliardi di denaro pubblico tra ammortizzatori sociali per le migliaia di licenziamenti (3,5 miliardi) e mancati introiti fiscali (600 milioni l’anno per la sola Alitalia, 900 per l’insieme dei vettori italiani).Denaro pubblico dilapidato per finanziare piani privati che hanno distrutto un settore ancora oggi paradossalmente definito sul sito del Mit “di importanza strategica per lo sviluppo economico e sociale” del Paese.C’è poi il conto delle ingenti perdite derivanti dall’impatto degli sciagurati piani industriali di Alitalia sul fatturato del settore turismo: 10 miliardi l’anno di mancate tassazioni a causa del peggioramento dei collegamenti da e per l’Italia, soprattutto intercontinentali.Il raffronto con un paese molto vicino come la Spagna, dice che il fatturato nazionale aeroportuale italiano è inferiore di 45 miliardi (dato 2015) a quello iberico.Il danno totale in un decennio è dunque superiore ai 100 miliardi di euro.
Nello stesso periodo mentre il traffico passeggeri aumentava del 29%, a 175 milioni, le compagnie italiane perdevano 18 milioni di passeggeri crollando dal 35 al 17% del mercato. La parte del leone l’hanno fatta le low cost – tutte con sede estera, moltissime non pagano tasse e contributi in Italia – con 82 milioni di biglietti.Il mercato quindi è florido ma Alitalia è stata smantellata favorendo gli interessi stranieri. L’attuale commissariamento ha dimostrato, al contrario, che la compagnia sa fare il proprio mestiere più che bene.
Una sporca faccenda che ricorda il secondo dopoguerra, quando Enrico Mattei fu incaricato di liquidare l’Agip. La storia è nota: Mattei rilanciò le azioni italiane in campo energetico e fece prima di AGIP e poi di ENI un competitore di prima classe su scala mondiale.Oggi non c’è un Mattei a occuparsi di Alitalia, ma un Matteo che ha deciso, in sintonia con i governi precedenti e con quello uscente, di rinunciare a un volano economico e a migliaia di posti di lavoro.
Con la lettera aperta alla politica l’Unione Sindacale di Base ribadisce che Alitalia deve vivere e svilupparsi, e torna a chiedere:
• La nazionalizzazione di Alitalia, lo stop alla privatizzazione dell’Enav e l’avvio della riflessione su un’unica authority aeroportuale in mani pubbliche;
• Il rilancio del sistema di manutenzione aeronautico nazionale;
• Un sistema di regole unico valido e applicabile per tutti gli operatori presenti in Italia e il blocco della politica degli appalti e subappalti.
• Il riequilibrio della catena del valore tra chi detiene le royalties aeroportuali (quasi tutti privati) e chi gestisce la manodopera.
​Queste sono le nostre richieste che da tre anni giacciono inascoltate.

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Alitalia: La novella degli stenti… e della vergogna

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

alitaliaChe brutto epilogo quello dell’ex-compagnia di bandiera del nostro Paese. Siamo capaci -noi italiani- di fare in modo diverso o siamo condannati ad esser tali? Eppure, le eccellenze non mancano nella nostra cultura, nella nostra economia, nei nostri imprenditori, nei nostri creatori, nei nostri lavoratori… ma quando c’e’ di mezzo, in modo diretto, la politica, perche’ deve andare tutto cosi’ maldestramente?
La storia e’ quella della vendita di Alitalia. In questi ultimi giorni vicini alla scadenza del governo per la vendita, sembrava dovesse riprendere una certa quotazione per una sorta di onorata continuita’. Cosi’ avrebbe potuto gia’ essere se non ci fosse stato il rifiuto del 2008 di accordo con Klm-Air France del governo Berlusconi (“Alitalia agli italiani”) costato 3,2 miliardi ai contribuenti. E cosi’ ci ha detto che era, in questi giorni, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda…. ma cosi’ non e’: il gigante franco-olandese ha fatto sapere di non aver fatto nessuna offerta.
Ma che succede? Il ministro Calenda, in genere posato e non “annuncista” a caso, e’ impazzito? Chi glielo aveva detto di questa offerta? Possibile che faccia una figura cosi’ cacina? Boh! Chissa’ se sapremo mai cosa sia realmente accaduto. Prendiamo atto di quello che c’e’. Barcamenati tra l’offerta del gigante tedesco (Lufthansa, che pero’ -l’offerta- sembra vacillare) e quella della lowcost britannica EasyJet (di cui non sappiamo se intende “buttare” Alitalia nella lowcost), la situazione, vista anche la scadenza prossima e il restringimento dei pretendenti con il venire meno di quella che noi riteniamo un’eccellenza, sembra sul disperato-andante.
Ok. A suo tempo (anche tanto tempo fa, prima che fossero buttati via miliardi e miliardi dei contribuenti italiani) abbiamo piu’ volte sostenuto che la soluzione migliore sarebbe stata il fallimento e la conseguente vendita di cio’ che era rimasto per pagare un po’ di debiti… ma noi -si sa- siamo “liberisti selvaggi” (come dicono gli statalisti)…. E intanto ci godiamo le ultime battute di questa novella degli stenti e -colpo finale- l’onta della finta offerta di quelli che -secondo noi- avrebbero potuto dare un certo lustro al passaggio di mano. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Alitalia, Ilva e non solo. Calenda sia l’unico esubero in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

alitalia-volo-aereoLe continue dichiarazioni rilasciate dal ministro Calenda sulla questione Alitalia, come quelle apporso su alcuni quotidiani, ribadendo la volontà di voler chiudere la trattativa tra Alitalia e Lufthansa prima delle elezioni, che seguono quelle sull’Ilva e su tante altre crisi industriali in Italia, confermano la nostra contrarietà rispetto la gestione di uno dei dicasteri più importanti del Governo del nostro Paese.Non è solo una questione di merito rispetto ad un’offerta che, partendo dal florilegio di indiscrezioni che leggiamo sui giornali, sarebbe per una compagnia dimezzata da 11.000 a 6.000 dipendenti; tanto per fare un paragone Swissair con 82 aeri oggi conta circa 9000 dipendenti.Alitalia verrebbe spezzata in più parti, con l’esternalizzazione di tutti i servizi preziosi per un’aviolinea che al contempo dirotterebbe tutto il traffico del Nord Italia verso gli hub di Monaco e Francoforte.Nei fatti, dalla corda francese che fino ad oggi ha impiccato Alitalia si passerebbe ad una di fabbricazione teutonica.Non è neanche solo una faccenda sulle solite mezze verità riguardo il pozzo di soldi pubblici che sarebbero serviti a tenere in vita Alitalia, dato che il Ministro, come molti altri sagaci osservatori peraltro, dimentica puntualmente di ricordare che questi fondi sono serviti a garantire i piani di licenziamenti di 10.000 dipendenti richiesti ed imposte dalle cordate e dagli emiri nel corso di più fasi di una privatizzazione fallimentare.Noi ci riferiamo alla funzione che un Ministro dello Sviluppo Economico dovrebbe avere nella soluzione delle infinite crisi industriali del nostro Paese.Non riusciamo infatti a concepire come si possa avere fretta di chiudere la vendita di Alitalia, ben sapendo che costerà altri migliaia di posti di lavoro, capolavoro che si aggiungerebbe ai disastri di Meridiana (1000 licenziamenti totali e nessun piano industriale ancora ilvapresentato a 18 mesi di distanza), Alitalia Maintenance System (200 tecnici di altissimo profilo tuttora a spasso) e, solo come esempi, alla trattative di Ilva (4000 esuberi) e all’accordo Almaviva (1666 licenziamenti).Questi numeri la dicono lunga sul ruolo funesto che la dottrina Calenda ha avuto nei confronti dello sviluppo economico italiano, se a questa parola si collegano industria e posti di lavoro!Dato che noi siamo convinti che, proprio partendo dai dati incoraggianti forniti dai Commissari ai sindacati e alle Commissioni Parlamentari, Alitalia può essere un esempio virtuoso di come l’intervento statale potrebbe rilanciare l’industria e salvaguardare l’occupazione e i salari dei dipendenti.Per questo USB si muoverà con tutti gli strumenti disponibili per contrastare questa deriva e lancia un appello a tutte le forze politiche che vogliano misurarsi sul tema del lavoro: smettiamola di rincorrere l’ennesima svendita e l’ennesimo disastro sociale, fermiamo Calenda e facciamo in modo che il prossimo e unico esubero in Italia sia in Via Molise a Roma, nella sede del Ministero dello Sviluppo Economico. (USB Lavoro Privato)

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