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L’anafilassi è una grave reazione allergica che può avere un esito fatale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Maggio 2020

Generalmente si verifica come risposta all’esposizione a farmaci, alimenti o punture di imenotteri (api, vespe, calabroni). I dati fino ad ora disponibili sulla mortalità per anafilassi a livello mondiale sono piuttosto scarsi e, per la prima volta in Italia, un recente studio condotto da specialisti AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri) ha chiarito come il problema dell’anafilassi sia molto sottostimato a causa di una difficoltà di registrazione dei decessi per mancanza di codici specifici.
Gli allergologi di AAIITO hanno recentemente pubblicato lo studio “Fatal anaphylaxis in Italy: Analysis of cause-of-death national data, 2004-2016” sui dati epidemiologici relativi all’anafilassi fatale in Italia, fino ad oggi mancanti. Lo studio ha analizzato i dati del Registro Nazionale delle Cause di Morte forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT, Indagine sui decessi e le cause di morte[2]), relativi al periodo compreso tra il 2004 e il 2016, allo scopo di valutare l’incidenza dei casi di morte per anafilassi, l’associazione con le caratteristiche demografiche e le cause identificate. Nel Registro le cause di morte sono riportate secondo la decima revisione della classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10) approvata nel 1990 dall’OMS. Per ridurre il rischio di sottostima determinato dai limiti dei codici specifici disponibili, sono stati analizzati sia i codici che si riferiscono direttamente all’anafilassi, indicati come “anafilassi fatale certa”, sia i codici relativi a condizioni che generalmente la implicano, indicati come “anafilassi fatale possibile”.Nel periodo preso in esame sono stati riscontrati 392 casi certi corrispondenti ad un tasso di mortalità di 0,51 per milione di persone per anno. Sono stati inoltre registrati 220 casi la cui imputabilità ad anafilassi è risultata possibile con un tasso complessivo di mortalità per anafilassi di 0,79 casi per milione di persone per anno. I dati demografici indicano che il rischio aumenta con l’età ed è maggiore per il sesso maschile. La mortalità per anafilassi, inoltre, è risultata influenzata dall’area geografica con un tasso maggiore nelle regioni del sud e nelle isole.Anafilassi fatale causata da farmaci, prima causa di morte. Lo studio ha evidenziato che in Italia la causa principale di morte per anafilassi è rappresentata dai farmaci, responsabili del 74% dei casi certi, con un tasso complessivo di 0,43 casi per milione di persone ogni anno. In Europa le categorie di farmaci implicate sono diverse: nel Regno Unito prevalgono i casi da anestetici generali e in Francia da antibiotici. Il Registro delle cause di morte in Italia non fornisce invece indicazioni sul tipo di farmaco responsabile.Anafilassi fatale causata da punture di imenotteri, seconda causa di morte. Le punture di imenotteri sono risultate responsabili del 5,6% dei casi certi e del 51,4% dei casi possibili, dato sicuramente sottostimato a causa soprattutto della mancanza di un codice ICD-10 specifico. Considerando i casi nel complesso, il tasso di mortalità è risultato 0,17 per milione di persone per anno. I dati confermano anche in Italia una significativa prevalenza del sesso maschile, come riportato in letteratura e dell’età adulta, a cui può contribuire una più elevata esposizione professionale.
Anafilassi fatale causata da alimenti, mancano i dati. Per quanto riguarda l’anafilassi fatale da alimenti, non sono stati riportati casi nel periodo analizzato. “Il dato è sorprendente” dichiara la dott.ssa Donatella Bignardi, allergologa AAIITO co-autrice della ricerca “in quanto contrasta sia con la letteratura, che evidenzia una incidenza compresa tra il 2 e il 5 %, in incremento nei paesi occidentali, sia con i dati riportati dai mass-media italiani. E’ verosimile che i casi di anafilassi da alimenti non siano stati correttamente identificati e che siano stati registrati tra i casi da causa non specificata”. Nel 27,7% dei casi totali, infatti, la causa dell’anafilassi non è stata indicata nel Registro. “I motivi possono essere molteplici” puntualizza l’esperta “comprendendo difficoltà nel riconoscimento della diagnosi, nell’assegnazione del codice corrispondente e, in alcuni casi, mancata accuratezza della compilazione”.
La mancanza di codici specifici per classificare le cause delle morti per anafilassi porta ad una forte sottostima del problema nel nostro Paese. Questo studio di popolazione ha portato l’attenzione sull’anafilassi fatale in Italia e ha evidenziato che l’utilizzo dei codici ICD-10 sottostima il problema e non permette un adeguato riconoscimento delle cause, indicando la necessità di adottare codici più specifici, già utilizzati da altri paesi, come previsto dalla revisione della classificazione ICD-11.

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Allergico un italiano su quattro

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

Roma 25 settembre, h.10:30, Palazzo Theodoli-Camera dei Deputati “Allergico un italiano su quattro: un problema di salute pubblica dalle ampie ricadute sociali. Verso un percorso condiviso di allergologia sociale”, promosso dalla Società Scientifica AAIITO – Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri – in programma il prossimo 25 settembre, Roma presso la Camera dei Deputati – Palazzo Theodoli, Bianchelli.L’incontro sarà l’occasione per fare il punto sulle patologie allergiche, un insieme di malattie in continua e costante crescita con una stima complessiva di circa 15 milioni di italiani colpiti. Solo nel nostro Paese si stima infatti che le allergie colpiscano già adesso 1 italiano su 4 e che raddoppieranno entro il 2025, arrivando ad interessare una persona su due, colpendo soprattutto i bimbi di oggi, adulti di domani. L’evento vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo scientifico, delle istituzioni e della politica per discutere sull’attualità e sulle prospettive dell’allergologia ospedaliera e territoriale in Italia.

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Scoperta allergia “nascosta” in Pediatria

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2016

allergic reactionsSi chiama LAR, rinite allergica locale (Local Allergic Rhinitis), si manifesta con gli stessi sintomi della rinite allergica comune (secrezione nasale, starnuti, naso chiuso) ma risulta negativa ai test allergici cutanei ed ematici. E’ un’allergia “nascosta”. I bambini affetti da questa forma di rinite sono costretti a fare un gran numero di consultazioni specialistiche, spesso senza riuscire a risolvere il problema, obbligati a convivere con fastidiosi sintomi che impattano negativamente sulla qualità della loro vita. Ma ora è possibile diagnosticarla, e quindi trattarla con terapia adeguata, perché nuovi studi scientifici confermano la validità dei test eseguiti a livello della mucosa nasale, gli unici in grado di “scovare” la LAR.
Al Congresso della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatria, che si è chiuso ieri a Palermo, è stato presentato uno studio tutto italiano, condotto dal Servizio di Immunologia e Allergologia Pediatrica dell’Università “Sapienza” di Roma diretto dalla Prof.ssa Marzia Duse, accettato per la pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale American Journal Rhinology & Allergy, che conferma come nella mucosa nasale sia possibile rilevare l’infiammazione allergica anche quando i test allergici cutanei ed ematici risultano negativi.
“Per diagnosticare la LAR”, spiega Anna Maria Zicari, professoressa aggregata di Pediatria presso l’Università “Sapienza” di Roma e primo autore dello studio, “occorre eseguire il test di ‘provocazione nasale’, che consiste, come prima cosa, nell’eseguire una ‘spirometria del naso’ per calcolare il grado di ostruzione delle due narici separatamente e successivamente nel far respirare con il naso l’allergene da testare (graminacee, polvere ecc.). Se l’ostruzione aumenta dopo la respirazione dell’allergene vuol dire che a livello locale c’è una risposta locale con infiammazione allergica. Questa procedura consente di identificare e trattare come allergici non pochi bambini che in precedenza sarebbero stati diagnosticati come non allergici.”
Ancora non si conosce la reale prevalenza di questa variante di rinite perché mancano studi epidemiologici in età pediatrica. In uno studio condotto in Spagna sulla popolazione generale la LAR è stata diagnosticata nel 25,7% dei soggetti studiati. “Cercarla è importante perché molte delle riniti ‘non allergiche’ trascurate e mal curate, possono essere riesaminate alla luce delle nuove conoscenze e l’impatto sulla salute e sul benessere dei bambini è estremamente importante”, afferma Marzia Duse Presidente della SIAIP. “La rinite, a torto considerata “la Cenerentola” delle allergie, ha invece un notevole impatto negativo sulla qualità della vita dei bambini, con sintomi fastidiosi quali ostruzione del naso, russamento, apnee notturne e scarsa qualità del sonno che possono dar luogo a stanchezza, scarso rendimento scolastico, predisposizione all’ obesità e alla sindrome metabolica”.

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Pancia gonfia? Potrebbe essere allergia al nichel

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

Mal di pancia, crampi e gonfiore addominale, se associati a disturbi della pelle, orticaria o prurito diffuso possono essere campanelli d’allarme di una patologia in costante aumento: l’allergia al nichel. Spesso esordisce solo a livello dermatologico, come dermatite da contatto, ma può evolvere in sindrome sistemica che interessa diversi apparati, con sintomi legati all’ingestione soprattutto di alimenti ad alto contenuto del metallo stesso.“Quella al nichel è una forma allergica che interessa il 18% della popolazione, soprattutto donne”, dichiara il dottor Vincenzo Mancuso Medico Chirurgo Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica a Bologna. “Nonostante la sua crescente diffusione, è ancora ampiamente sotto diagnosticata, specialmente la forma sistemica che, quando innesca problemi a livello intestinale, viene spesso erroneamente etichettata come colon irritabile aspecifico. Per individuare correttamente la patologia, sono necessari un’anamnesi molto approfondita e un approccio multidisciplinare con il coinvolgimento di diversi specialisti: soprattutto l’allergologo e il gastroenterologo”.Il nichel è un metallo ubiquitario, presente in molti oggetti della vita quotidiana: accessori metallici dell’abbigliamento, montature degli occhiali, bigiotteria, cosmetici, monete, chiavi, stoviglie e anche in alcuni cellulari e tablet. “A tal proposito – evidenzia Mancuso – osserviamo sempre più casi di allergia in età pediatrica, legata proprio alla maggiore e precoce esposizione dei bambini a oggetti, anche tecnologici, che contengono questo metallo”. Il nichel è contenuto anche in diversi alimenti, soprattutto quelli di origine vegetale: ortaggi come asparagi, spinaci, pomodori e cavoli, legumi, farine integrali, avena, crusca e grano saraceno, alcuni frutti come pere, prugne, uva passa, fichi, albicocche, kiwi e ananas, frutta secca e cacao.“Il gold standard per stabilire l’allergia a questo metallo – spiega l’allergologo Mancuso – è il Patch Test, che consiste nell’applicare sulla schiena del paziente dei cerotti contenenti la sostanza da testare. Dopo 48/72 ore il patch viene rimosso e il risultato, presenza o assenza di reazione, viene valutato dallo specialista allergologo ”. “Per quanto riguarda la terapia – prosegue il dottor Mancuso – una dieta completamente ‘nichel free’ è impossibile da seguire; in più, un regime a basso contenuto di nichel nel lungo termine può causare anemia, e provocare nel paziente ansia e incertezza circa gli alimenti che gli è consentito assumere quotidianamente. Pertanto, risulta necessario desensibilizzare il paziente al nichel, attraverso un vaccino (Trattamento Iposensibilizzante Orale – TIO Nichel) in capsule da assumere per bocca a dosi crescenti. Questo induce una tolleranza immunologica al metallo, consente dunque di migliorare il quadro cutaneo con una significativa riduzione dei sintomi gastrointestinali ed extraintestinali, permettendo una graduale re-introduzione degli alimenti con nichel, sin dai primi mesi di cura, che dura complessivamente almeno 3 anni. I risultati di efficacia del vaccino sono stati recentemente pubblicati sulla rivista internazionale Annals of Medicine”.

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Allergie: i consigli degli esperti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Anche questo anno, con l’arrivo della Primavera, i bambini presentano i classici sintomi allergici a livello degli occhi (con prurito, arrossamento e lacrimazione oculare); del naso (rinorrea sierosa, cioè il “naso che gocciola” come dicono i pazienti, prurito nasale e starnuti continui, sensazione di avere il “naso chiuso” con la necessità di respirare dalla bocca); delle vie respiratorie (con tosse soprattutto “secca”, con difficoltà a respirare, con sibili talvolta udibili anche senza ausilio del comune fonendoscopio utilizzato per la normale visita da parte del medico).
Nell’Asl 11, i genitori di bambini con sospetta allergia respiratoria, alimentare e a farmaci possono rivolgersi (previo appuntamento telefonico al CUP) all’unità operativa complessa di pediatria dell’ospedale “San Giuseppe” di Empoli, diretta dal dottor Roberto Bernardini, dove – grazie anche all’apporto di altri pediatri deputati – possono essere eseguite indagini specifiche e ricevere le indicazioni di profilassi e trattamento adeguate.
Per maggiori informazioni, non solo per l’aspetto allergologico, sul sito web aziendale http://www.usl11.toscana.it, cliccando progressivamente sui link “Ospedali”, “San Giuseppe”, “Pediatria” e su ciascuna voce presente nello spazio dedicato alle informazioni, è possibile conoscere gli aspetti organizzativi-assistenziali dell’unità operativa di pediatria, il cui primario è il dottor Bernardini, specialista in pediatria e specialista in allergologia e immunologia clinica, che svolge anche l’attività di coordinatore regionale della società italiana di immunologia ed allergologia pediatrica (SIAIP) e di responsabile della commissione farmaci-latice della SIAIP.
I quadri clinici principali che necessitano, in caso di sospetto clinico, di indagini allergologiche e di percorso diagnostico terapeutico specifico sono: congiuntivite, rinite, asma bronchiale, dermatite atopica, orticaria, anafilassi, reazioni avverse a farmaci e vaccini, ad alimenti, al latice.
I sintomi di oculorinite e asma sono dovuti ai cosidetti “pollini”, cioè granuli pollinici diffusi nell’aria, non visibili ad occhio nudo (dimensioni variabili tra 5 e 200 µm).
Tali pollini sono presenti nell’aria con una periodicità schematicamente distinta in 3 fasi: una fase precoce (prima della primavera) nella quale i pollini aero-diffusi derivano da piante arboree (come ad esempio il Cipresso); una fase primaverile o primaverile-estiva nella quale i pollini aero-diffusi derivano dalle Graminacee; Urticaceae e Oleaceae; una fase estiva-autunnale ove i pollini aero-diffusi derivano principalmente dalle Asteracee.
I soggetti, nei quali si sospetta la presenza di una allergia ai pollini, devono essere curati al momento della fase acuta con farmaci (antistaminici, steroidei, broncodilatatori) che ne ridurranno i sintomi, devono poi rivolgersi allo specialista in pediatria e in allergologia o a pediatra con comprovate capacità in ambito allergologiche, per intraprendere un percorso diagnostico terapeutico specifico per ciascun soggetto (individuazione dell’eventuale polline responsabile, prescrizione di una eventuale profilassi farmacologica e di una eventuale immunoterapia specifica, il classico “vaccino per l’allergia”).

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Licitra sostituisce Alvarez in Tosca

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2009

Teatro Regio di Parma 14 aprile 2009, ore 20.00 A causa del perdurare di una fastidiosa forma allergica che lo ha colpito improvvisamente nel corso della recita di mercoledì 8 aprile (recita, anche questa, conclusa tra le acclamazioni del pubblico entusiasta), Marcelo Alvarez non potrà interpretare il ruolo di Cavaradossi in Tosca martedì 14 aprile 2009 alle ore 20.00. Per il ruolo, è stato chiamato a sostituirlo Salvatore Licitra, artista applaudito e amato nei teatri di tutto il mondo: dopo aver fatto il suo debutto proprio al Regio nel 1998 in Un Ballo in maschera (l’artista ha studiato a Parma), la sua folgorante carriera lo ha visto richiesto tra gli altri più volte da direttori quali Riccardo Muti, James Levine, Zubin Mehta.

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