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Opinion mensile sull’asset allocation

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

A cura di Adrien Pichoud, Chief Economist Portfolio Manager. Come spesso accade, agosto non è stato un mese tranquillo sui mercati finanziari come avrebbe potuto credere chi è andato in vacanza. Dopo due mesi in cui il dolce nettare dei previsti tagli dei tassi ha alimentato i mercati azionari e obbligazionari, è bastato un tweet per riportare gli investitori alla dura realtà: le tensioni commerciali e le incertezze riguardanti la crescita economica permangono e con loro i potenziali rischi di ribasso incombenti sul sentiment e sull’attività economica. In questo contesto è importante distinguere tra sviluppi potenziali e reali. Obiettivamente l’attuale situazione è quella di un continuo rallentamento della crescita economica causato dall’indebolimento della dinamica ciclica, da un’attività industriale che perde vigore e dalle incertezze riguardanti le condizioni commerciali e geopolitiche mondiali (dazi USA e Brexit, solo per citarne alcune). Finora però, la crescita economica resta sostenuta da un’attività resiliente nel settore dei servizi e dei consumi delle famiglie, con una disoccupazione bassa o in calo, condizioni di finanziamento accomodanti e la risalita dei prezzi delle abitazioni. Per il futuro, è evidente che il rischio di un trend ribassista dell’attività industriale e della fiducia delle imprese potrà
avere ripercussioni sul settore dei servizi e sulla fiducia dei consumatori. Più questa tendenza al ribasso continua e maggiori saranno le possibilità che la conseguente ricaduta possa provocare il temuto scenario di recessione mondiale. Non ci sono tuttavia prove che questo scenario stia già prendendo forma. Pertanto presumere la concretizzazione di tale scenario negativo sarebbe altrettanto imprudente come supporre che le cose finalmente miglioreranno.
Lo scenario macroeconomico mondiale ha mostrato tendenze simili dall’inizio dell’anno, con il dualismo tra la permanente debolezza dell’attività industriale ciclica e la resilienza dell’attività interna trainata dai servizi. Poiché quest’ultima incide di più sul PIL della prima, è per ora sufficiente a mantenere la crescita del PIL in territorio positivo nel mondo sviluppato, ad eccezione della Germania che registra una contrazione nel secondo trimestre.
In altre parole, la divergenza tra l’attività industriale e dei servizi non può ampliarsi all’infinito e, a seconda di quale settore interrompe il trend, le crescenti preoccupazioni sulle prospettive macroeconomiche mondiali potrebbero rivelarsi sbagliate o essere confermate. In entrambi gli scenari potrebbe essere dato per scontato che le banche centrali diventeranno sempre più accomodanti, quantomeno a causa del basso livello di inflazione e delle pressioni inflazionistiche. La maggior parte dell’economia mondiale continua a decelerare in seguito alla stessa combinazione di fattori negativi dei mesi precedenti: rallentamento del commercio e degli investimenti a livello mondiale per effetto dei dazi statunitensi e cinesi, incertezze commerciali globali e incertezze legate alla Brexit in Europa. Per ora non ci sono prove che il rallentamento si sia affievolito o abbia addirittura registrato un’inversione di tendenza. L’inflazione resta bassa e sostanzialmente inferiore ai target delle banche centrali nelle economie sviluppate ed emergenti. Tuttavia, negli Stati Uniti e in Europa si registrano segnali del raggiungimento di un punto di minimo, dovuti principalmente a fattori tecnici. Ciò significa tuttavia che il trend deflazionistico del primo semestre dell’anno potrebbe essere sul punto di invertirsi gradualmente.Dopo il netto e ben pubblicizzato cambiamento di orientamento da parte delle banche centrali che hanno annunciato un imminente allentamento monetario, è ora di raccogliere i risultati. La Federal Reserve ha già tagliato i tassi di interesse ufficiali a luglio ma continuerà probabilmente a faro a settembre. L’economia statunitense continua a mostrare indicatori economici contrastanti, leggermente più deboli ma senza una contrazione dell’attività industriale e con un’attività del settore dei servizi e i consumi delle famiglie che restano abbastanza solidi, grazie al basso livello di disoccupazione e a condizioni di finanziamento agevolate. In questo contesto, i timori di recessione o il previsto allentamento monetario da parte della Fed sono basati sulle preoccupazioni che un rallentamento globale e i dazi doganali possano penalizzare in modo significativo l’attività in futuro.
Per quanto riguarda la Svizzera, questa combinazione di rallentamento dell’attività industriale nell’eurozona e di probabili tagli dei tassi da parte della BCE rappresenta un mix macroeconomico molto negativo. Penalizza fortemente una parte importante dell’economia, a causa del calo della domanda di esportazioni svizzere e dell’impatto negativo di un franco svizzero più forte rispetto all’euro. La Banca nazionale svizzera ha a disposizione opportunità limitate di controbilanciare queste dinamiche. Allo stesso modo la Banca del Giappone ha poche opzioni di contrastare il ribasso della dinamica inflazionistica del paese sostenuta dall’apprezzamento dello yen. Il rallentamento della crescita mondiale nonché le incertezze a livello commerciale e di dazi penalizzano gradualmente le economie emergenti nonostante una domanda interna relativamente resiliente. L’Europa dell’Est risente dell’impatto del rallentamento dell’attività industriale in Germania, il Sud-Est asiatico è direttamente esposto alle ripercussioni delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, proprio come le tensioni tra Giappone e Corea del Sud non fanno altro che aggravare l’instabilità commerciale.
Abbiamo lasciato invariato a “lieve avversione” il posizionamento sul rischio orientando però la struttura dei portafogli verso mercati e attivi più difensivi, senza alterare l’equilibrio complessivo del portafoglio. Abbiamo innalzato il giudizio sul mercato azionario giapponese e svizzero (con esposizione valutaria aperta) a “lieve preferenza”. Abbiamo mantenuto generalmente invariata a “lieve avversione” l’esposizione alle azioni dell’eurozona ma sottolineiamo l’elevato livello di cautela e una netta avversione alle azioni tedesche a causa delle preoccupanti dinamiche macroeconomiche del paese e dell’orientamento settoriale nei confronti del settore automobilistico. Abbiamo, da una parte, ridotto di un livello la nostra preferenza per le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta forte e in valuta locale, portandola rispettivamente a “lieve avversione” e ad “avversione”, alla luce delle crescenti incertezze nelle prospettive di crescita globale, delle potenziali onde d’urto provenienti da Argentina e Hong Kong e di alcuni possibili rischi di ribasso dei tassi di cambio per il debito in valuta locale. Dall’altra abbiamo innalzato a “lieve preferenza” il giudizio sui titoli di Stato nominali in quanto siamo disposti a mantenere una certa esposizione ai titoli di alta qualità allo scopo di bilanciare i portafogli. Non abbiamo apportato modifiche ai giudizi sulle obbligazioni investment grade e high yield, rimasti rispettivamente a “lieve avversione” e “avversione”, dopo averli già declassati un mese fa.
Per finire abbiamo ridotto a “lieve avversione” l’orientamento nei confronti del debito russo in valuta locale.
Continuiamo a preferire il dollaro statunitense all’euro, malgrado le valutazioni più elevate del biglietto verde, poiché offre previsioni di crescita più rosee e un differenziale di rendimento ancora positivo. Manteniamo infine una “lieve propensione” per l’oro, data la sua caratteristica di diversificazione in un contesto di avversione al rischio. (in abstract)

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Results of The Semi-Final Allocation Draw at the Tel Aviv Museum of Art

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Tel Aviv. The Semi-Final Allocation Draw and the Host City Insignia Handover Ceremony marked the first official Eurovision 2019 event in Tel Aviv. The Ceremony was held at the Tel Aviv Museum of Art, one of Israel’s leading art and culture institutions, in the presence of The Mayor of Tel Aviv-Yafo, Ron Huldai, The Deputy Mayor of Lisbon, Duare Cordeiro, The Executive Supervisor of the Eurovision Song Contest, Jon-Ola Sand and the Director General of KAN, Eldad Koblenz.The event opened with the handing over of the Host City insignia from last year’s hosts, Lisbon to this year’s Host City, Tel Aviv. It is a Eurovision tradition for each Host City to add an iconic insignia to the key chain, before handing over the entire collection of insignia to the next host city.After the handing over of the Host City Insignia, the Semi-Final Allocation Draw took place, determining the order of appearance in the two semi-finals of the Eurovision Song Contest, which will take place at EXPO Tel Aviv on the 14th and 16th of May. Countries will compete for a place in the Eurovision Song Contest Finals, which will take place on Saturday, May 18th.The first part of the draw determined in which Semi-Final each of the six pre-qualified ‘Big Five’ countries (France, Germany, Italy, Spain, the United Kingdom) and host country Israel will vote.The second draw then decided in which Semi-Final each of the other participating countries will perform. The 36 Semi-Finalists were allocated into six pots, based on historical voting patterns as calculated by the contest’s official televoting partner Digame.At the request of Swiss broadcaster SRF, and following approval from the Reference Group, the governing body of the Eurovision Song Contest, Switzerland will participate in the Second Semi-Final on Thursday the 16th of May.

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Volatilità monetaria

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2015

monete(A cura di Claudio Barberis, responsabile asset allocation di MoneyFarm SIM) Poco più di un mese fa Mario Draghi ha dichiarato che la volatilità sui titoli obbligazionari è comprensibile e che vi si deve fare l’abitudine, dopo anni di tassi bassi.La dichiarazione di Draghi era legata a un momento di forti oscillazioni dei prezzi dei titoli di stato tedeschi, ma per diverse ragioni è simbolica di una transizione che i mercati stanno vivendo.Dal 2009 in poi, con la parentesi della crisi europea del 2011, si è assistito a una lunga fase di moderazione della volatilità sui mercati, accompagnata da dati macroeconomici nei paesi sviluppati con inflazione vicina allo zero, crescita di poco positiva e un generale contesto di relativa tranquillità supportata anche dalle politiche di quantitative easing delle banche centrali.Tra gli investitori e gli analisti vi è chi ha teorizzato l’inizio di una nuova era di tassi bassi, crescita potenziale bassa, evoluzioni demografiche molto contenute… al punto che alcuni parlano di questi tempi come del completamento di un percorso di “Great moderation” che ha le sue radici negli anni ’80, quando negli Stati Uniti venne iniziata e poi vinta la lotta all’inflazione.La bassa volatilità è andata di pari passo con valutazioni storicamente alte per i titoli di stato, spread bassi sui corporates e azioni di tutto il mondo sviluppato in media care. Partendo dai minimi del 2009, i mercati hanno offerto agli investitori performances positive con basso rischio, il meglio che si potesse chiedere per i propri risparmi.Qualcuno però evidenzia il rischio legato a condizioni troppo “tranquille” sui mercati. È sufficiente guardare un grafico dello Standard and Poors 500 (azioni americane) nei trent’anni passati per vedere come gli ultimi trimestri sono a dir poco particolari: da quasi un anno l’indice si trova sui massimi storici e si muove in un range molto stretto intorno a questi livelli. Si tratta di una situazione non facile per chi deve investire, combattuto tra l’idea che i mercati possano essere un po’ cari ma che l’abbondante liquidità, l’assenza di alternative e di notizie negative possano far sì che nulla si muova ancora per diverso tempo.
Simile discorso si può fare anche sui titoli di stato americani o tedeschi.Recentemente qualcosa sta cambiando. Vi sono asset class “periferiche” come le materie prime, le valute, le azioni dei paesi emergenti e alcuni segmenti del mercato high yield statunitense che mostrano volatilità elevata e prezzi in calo. Le cause sono molte, legate a vicende specifiche o a fattori globali, come l’atteso rialzo dei tassi d’interesse da parte della Fed in autunno.
Il comportamento di materie prime e paesi emergenti in queste settimane è per qualcuno un campanello d’allarme, per altri una boccata d’ossigeno.È un campanello d’allarme per chi vi legge la fine di un tema d’investimento profittevole negli ultimi quindici anni, oggi che nei paesi sviluppati la crescita non è ancora tale da compensare la mancata spinta dei paesi emergenti. Anche dal punto di vista dei flussi di portafoglio, la fine di un tema così duraturo può portare a deflussi di capitale dalle valute di questi paesi e da tutte le asset class legate a questo, con conseguenti crisi e tensioni su mercati ed economie.
Ma la recente volatilità può avere anche implicazioni positive. La Cina svalutando la sua moneta sta muovendosi verso meccanismi più “di mercato”, permettendo che la valuta debole compensi un export in difficoltà, come sarebbe normale in un sistema monetario internazionale a cambi flessibili. Lo yuan viene svalutato per ottenere un risultato non diverso dal deprezzamento visto su tante altre valute emergenti a cambio flessibile in queste settimane.Il calo dei prezzi delle materie prime può essere il sintomo di una minor crescita potenziale globale, ma allo stesso tempo dimostra che sui mercati c’è ancora spazio per una normale dinamica di domanda e offerta che contribuisca alla formazione dei prezzi, nonostante quantitative easing e supporti di ogni tipo post 2008.Se solo alcuni mesi fa l’investitore globale si trovava in difficoltà per via di asset class tutte sui massimi e con una mancanza cronica di possibilità di diversificazione, l’atteso lento smantellamento di politiche monetarie espansive in Occidente (a partire dagli Stati Uniti già quest’anno) sta ridando la parola ai mercati per quanto riguarda il processo di scoperta e formazione dei prezzi.Investitori anche famosi sono arrivati a sostenere che i tassi bassi non sono la soluzione dei problemi dell’economia globale e che in alcuni casi siano essi stessi il cuore del problema. È un’affermazione forte, su cui si discuterà per decenni. Si può comunque dire che l’atteso rialzo dei tassi Fed in autunno e l’attuale volatilità sui mercati potrebbero essere una boccata d’ossigeno per molti. La stessa Fed e la Bce, pur in fasi diverse del ciclo di politica monetaria, potrebbero vedere con sollievo la fine di un ruolo da protagoniste che si sono trovate a dover ricoprire.

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Eu Food

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2009

Small-scale farmers in Bangladesh, Pakistan and Sierra Leone are soon to  receive  a  productivity boost, thanks to innovative projects of the UN World  Food Programme (WFP) funded with a 39-million euro donation from the European Union (EU). The  projects are aimed at helping poor farmers – most of them women – more efficiently  produce  food  through  programs  such  as group farming, crop diversification  and kitchen gardens. In some communities, WFP will provide food  in  exchange  for  work on projects aimed at improving irrigation and flood resistance, or planting trees. These  WFP  food security projects come under the first allocation from the new  1-billion  euro  EU  Food  Facility,  to  respond  to the growing food security  problems  faced  by many developing countries. About 1.5 million people will benefit from the first four WFP programmes. Sheeran  said  the  EU’s  commitment  to the world’s poorest farmers was an important  signal  that at a time of financial crisis in the industrialized world,  the organisation had not forgotten the needs of the most vulnerable people in developing countries. The allocations include the following: Bangladesh,  20  million  euro  to provide food and cash in exchange for
work  on  flood control, irrigation projects and raised seed beds, training in  on-farm entrepreneurship such as group farming and crop diversification and other income generation projects; Pakistan,  14  million  euro  to increase crop production, plant kitchen gardens,  provide food in exchange for work on water & sanitation projects, the  production  of 35 million tree saplings and the planting of 10 million trees; Sierra  Leone,  5.4 million euro to provide food in exchange for work on rehabilitation  of  inland  valley  swamps  and smallholder plantations and improvement of feeder roads to help farmers bring their produce to market.
WFP is the world’s largest humanitarian agency and the UN’s frontline agency for hunger solutions. In 2009, WFP aims to feed around 100 million people in 77 countries: http://www.wfp.org/english/?n=999.

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