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Posts Tagged ‘alluvioni’

Greenpeace: “Ci aspettiamo che il nuovo report IPCC dimostri la necessità di azioni urgenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

«Alluvioni, siccità, tifoni, ondate di calore sono sempre più frequenti e forti in tutto il mondo, e sono solo alcune delle conseguenze del clima che cambia», dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna energia e clima di Greenpeace Italia all’apertura, in Corea del Sud, della riunione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il braccio scientifico dell’Onu che si occupa in particolare di cambiamenti climatici.Il meeting, a cui Greenpeace partecipa in qualità di osservatore ufficiale con scienziati e delegazioni dei vari governi porterà, l’8 ottobre, alla pubblicazione di un rapporto che mostrerà ai decisori politici le possibili strade da percorrere per raggiungere l’obiettivo climatico, siglato alla COP21 di Parigi nel 2015, di mantenere l’aumento di temperatura entro 1.5 °C.«Crediamo che il report che verrà pubblicato la prossima settimana dall’IPCC – aggiunge Iacoboni – sarà un monito a tutta la classe politica: non abbiamo davvero più tempo da perdere. Possiamo limitare gli impatti dei cambiamenti climatici ma dobbiamo agire subito, abbandonare una volta per tutte petrolio, carbone, gas e nucleare e accelerare la rivoluzione energetica verso un mondo 100 per cento rinnovabile».Il report IPCC delineerà le varie possibili strade che ci troviamo davanti, poi starà alla politica decidere quale percorrere.«In questo momento così importante serve più ambizione da parte della politica, delle aziende e degli stessi cittadini, che vivono più di tutti sulla propria pelle gli impatti dei cambiamenti climatici. Con il report dell’IPCC avremo uno strumento chiaro e aggiornato su quelli che sono gli scenari per il presente e per il futuro. Ci aspettiamo che i leader mondiali che si riuniranno a dicembre in Polonia per la COP24 si schierino al fianco dei cittadini e non della grande lobby fossile», conclude Iacoboni.Alla prossima COP24, che si terrà in Polonia dal 2 al 14 dicembre, tutti i Paesi saranno chiamati ad aumentare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e di produzione da fonti rinnovabili. Il report dell’IPCC dovrebbe essere lo strumento scientifico che guiderà le prossime decisioni e azioni politiche.

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Alluvioni in Kenya

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Piogge battenti e improvvise inondazioni nel nord del Kenya hanno distrutto le abitazioni e costretto migliaia di persone a sfollare, mentre decine di migliaia sono esposte al rischio di contagio delle infezioni trasmesse dall’acqua, come il colera, in un’area che comprende anche Dadaab, uno dei campi profughi più grandi al mondo.Nella contea di Madera, 750 abitazioni sono state spazzate via dall’acqua e 4.500 persone sono sfollate, e molte comunità nella contea di Turkana si ritrovano isolate senza soccorsi e aiuti a causa della distruzione di un ponte. Nel campo di Dadaab, dove vivono quasi 250.000 rifugiati, principalmente somali, la metà dei quali sono bambini, e dove si registrano ancora nuovi arrivi dal confine, si stanno facendo le stime dei ricoveri distrutti e molti rifugiati si sono raccolti nelle scuole per sfuggire al continuo aumento dell’acqua alta. “Le latrine a fossa che si trovano nel campo sono strabordate diffondendo il rischio di contagio del colera, perché i bambini giocano nell’acqua infetta senza sapere che potrebbe essere fatale. Le alluvioni stanno portando via tutto, abitazioni e bestiame, e le famiglie sono senza rifugio e cibo,” ha dichiarato Caleb Odhiambo, Area Manager di Save the Children’s a Dadaab.
Queste alluvioni giungono dopo un lungo periodo di siccità assoluta nel Corno d’Africa che ha decimato il bestiame e le fonti di sostentamento, lasciando 3,4 milioni di persone in Kenya, un paese che ospita 309.000 sfollati e 489.000 rifugiati, alle prese con una grave insicurezza alimentare. “I rifugiati a Dadaab si sentono condannati al peggio, perché la siccità toglie loro il cibo e queste piogge battenti e improvvise producono il disastro. Piegate dalla siccità, le comunità nel nord del Kenya hanno pregato invocando l’acqua, ma i cambiamenti climatici, la desertificazione e la deforestazione hanno eroso il terreno in vaste aree, impedendo a qualunque cosa di crescere. In assenza degli alberi che assicurerebbero l’umidità del terreno, le piogge battenti possono essere disastrose al pari della siccità, perché l’acqua invece di essere assorbita dal terreno porta via la terra e tutto quello che c’è.” “Siamo preoccupati anche per l’impatto negativo sull’educazione, perché in questi casi di grave emergenza le scuole sono l’unico rifugio possibile per le famiglie e le lezioni vengono sospese per lunghi periodi, mentre bisogna garantire la continuità dell’insegnamento per i bambini.”
Le Organizzazioni umanitarie presenti nel campo stanno anche faticando a far fronte alla riduzione dei fondi, che ha costretto a metà dello scorso anno Save the Children a limitare i suoi interventi, e l’agenzia ONU World Food Program a tagliare del 30% la distribuzione delle razioni di cibo.

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Siccità e alluvioni. Le terre dell’Etiopia da cui migrare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2016

etiopiaSi stima che oltre 60 milioni di persone nel mondo – di cui circa 40 milioni solo nell’Africa orientale e meridionale – versino in condizioni di insicurezza alimentare causata dagli effetti del fenomeno climatico El Niño. Di questa grave situazione di instabilità l’Etiopia è uno degli esempi più evidenti. La carenza di piogge ha raggiunto proporzioni tanto vaste da causare la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Ha messo in ginocchio 10 milioni di abitanti. A peggiorare una situazione già critica, un ulteriore mutamento del clima, che si è abbattuto sul Paese con piogge devastanti. Le alluvioni iniziate in marzo e gli allagamenti associati hanno spinto 237.000 persone a lasciare le loro case. Sono soprattutto giovani. Queste migrazioni forzate creano problemi di accoglienza nelle città e minacciano il successo dei programmi nelle zone colpite. Il caldo torrido di El Niño prima e le pioggie torrenziali poi hanno inoltre causato la morte di migliaia di capi di bestiame (400 mila solo nella zona Nord del Paese) e consegnato all’Etiopia migliaia di ettari di terreno incoltivabile. L’emergenza ha colpito in particolare le regioni dell’Afar, dell’Ogaden, del Tigray orientale, dell’Oromiya (in particolare Centro ed Est), i bassipiani intorno alla Rift Valley e l’Amhara Orientale.Nonostante la forte crescita del PIL, che nell’ultimo decennio ha superato il 10% annuo, l’Etiopia appare dunque come un gigante dai piedi d’argilla, ancora in balia di problemi strutturali come le emergenze alimentari cicliche. Secondo il Governo Etiope sono necessari oltre 1,5 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria del 2016, di questi, almeno 703 milioni occorrono per intervenire rispetto ai bisogni immediati.In risposta all’emergenza e per avviare attività preventive, che consentano di dotare il sistema degli strumenti per reagire prontamente anche a squilibri futuri, sono scese in campo Amref ed ActionAid. L’intervento si concentra nel Nord del Paese, nell’area di Amhara, North Shewa Zone.
etiopia1In questi luoghi, Amref Health Africa si concentrerà sulla creazione di tutte le infrastrutture idriche funzionali alla gestione dell’acquae si dedicherà anche alla formazione delle comunità sulla gestione e manutenzione degli impianti, nonché sulla prevenzione delle malattie legate all’acqua. “Il progetto che abbiamo inaugurato- spiega Roberta Rughetti, Resposabile Programmi Africa di Amref- è ambizioso. In un periodo di 10 mesi si propone di migliorare le condizioni di vita dei migranti potenziali, fornendo loro i servizi igienico-sanitari essenziali. Le attività sul campo contribuiranno inoltre ad arricchire le conoscenze in merito al fenomeno migratorio nelle aree di intervento”.”L’Etiopia è una priorità nel quadro degli interventi della cooperazione italiana, perché questa terra ha la possibilità di coltivare e far crescere le capacità del suo popolo. L’empowerment delle popolazioni locali e il potenziamento delle loro abilità genera uno sviluppo sostenibile. – ha sottolineato Letizia Ginevra, Direttrice dell’Ufficio della Cooperazione Italiana allo Sviluppo di Addis Abeba – Lo sviluppo delle comunità locali è la risposta alla migrazione. Riuscire a mitigare gli effetti di siccità e carestia prima e delle alluvioni incontrollate attraverso un intervento di food protection e gestione delle risorse idriche permetterà di affrontare le conseguenze dell’emergenza”.Parallelamente al lavoro di Amref, ActionAid si occuperà del supporto alle attività agricole e generatrici di reddito intorno all’acqua e indirizzate alla tutela ambientale. “Porteremo avanti una serie di interventi a sostegno del ripopolamento del bestiame e punteremo a rafforzare le conoscenze delle comunità in merito alle tecniche di coltivazione più efficaci”, ha riferito Alberto Petralia, coordinatore del progetto di Action Aid. (foto:etiopia)

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Iscrizioni al volontariato civile

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Protezione Civile - Servizio Sicilia Orientale

Image via Wikipedia

Trapani. L’Associazione Onlus G.I.V.A. Gruppo Internazionale Volontariato Arcobaleno – Comitato Provinciale di Trapani- comunica che sono aperte le iscrizioni all’associazione di volontariato e di Protezione Civile per l’anno 2012. Il sodalizio ha come obiettivo di concorrere e
sensibilizzare l’opinione pubblica ai temi e le problematiche legate alla prevenzione e gestione delle emergenze (terremoto, maremoto, incendi boschivi, emergenze sanitarie, ecc…) del miglioramento della preparazione tecnica mediante svolgimento delle pratiche di addestramentoe formazione dei volontari al fine di consuguire una maggiore efficienza dell’attività svolta
dall’organizzazione, attività di divulgazione e diformazione dei cittadini, anche mediante esercitazioni periodiche volte a favorire la diffusione della cultura di protezione civile nonchè l’adozione dei comportamenti individuali e collettivi utili a ridurre i rischi derivanti da eventi calamitosi e ad attuarne le conseguenze. http://www.associazionegiva.eu

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Aiuti per le vittime delle alluvioni in Pakistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2010

Ginevra  Angelina Jolie, Ambasciatrice di buona volontà dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato oggi un appello ai donatori affinchè sostengano maggiormente gli sforzi umanitari per portare aiuto a milioni di persone le cui vite sono state devastate dalle inondazioni che hanno colpito gran parte del Pakistan. In un video-messaggio l’attrice ha evidenziato la vastità del disastro. “Un quinto del Pakistan è sommerso dalle acque, migliaia di persone sono morte a causa delle prime inondazioni, e ora 20 milioni di persone sono minacciati dalla diffusione di malattie. Non si tratta solo di una crisi umanitaria, siamo di fronte ad una vera e propria catastrofe economica e sociale. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è presente sul campo. Maggiore è il sostegno che riusciremo a dar loro, più alta sarà la quantità di tende, cibo, acqua potabile e medicine che le vittime delle alluvioni riceveranno,” ha dichiarato la Jolie. I team dell’UNHCR in Pakistan hanno distribuito alloggi di emergenza ed altri aiuti umanitari a centinaia di migliaia di persone colpite dalla catastrofe naturale. Ma sono quasi 20 milioni le persone colpite e le loro necessità superano la capacità di fornire assistenza delle organizzazioni internazionali. La scorsa settimana l’UNHCR ha aggiornato il proprio appello globale per le operazioni in Pakistan aumentando la cifra necessaria da 41 a 120 milioni di dollari. Da quando nel 2001 è diventata Ambasciatrice di buona volontà dell’UNHCR, Angelina Jolie ha già visitato il Pakistan tre volte. All’inizio dell’attuale crisi la Jolie ha donato 100.000 dollari all’Agenzia per il suo lavoro in Pakistan. In Italia l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato una campagna di raccolta fondi appellandosi alla generosità e sensibilità di privati cittadini, aziende e fondazioni.

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Pakistan colpito dalle alluvioni

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

Il Direttore generale dell’UNICEF, Anthony Lake, è arrivato oggi in Pakistan per una missione nelle zone colpite dalle alluvioni e vedere le operazioni che l’UNICEF sta portando avanti per aiutare milioni di persone colpite dalle inondazioni, soprattutto i più vulnerabili, i bambini e le donne.  Oggi Lake si recherà nel distretto di Charsadda, uno dei più colpiti nella provincia di Khyber Pukhtoonkhaw. Qui visiterà le scuole utilizzate come rifugi da migliaia di famiglie in cui l’UNICEF sta fornendo acqua potabile e kit igienico-sanitari. Domani il Direttore dell’UNICEF, insieme al Direttore generale del World Food Programme Josette Sheeran, visiterà la zona colpita di Multan Division (nella provincia del Punjab).Sempre domani (alle ore 17:00), presso l’Hotel Serena di Islamabad si terrà una conferenza stampa con i Direttori Lake e Sheeran, affiancati dal Direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova; nell’incontro con la stampa si farà il punto sull’operazione umanitaria che le Nazioni Unite sta portando avanti in Pakistan per salvare vite umane e aiutare le comunità colpite dalle inondazioni.  L’UNICEF fornisce ogni giorno acqua potabile a circa 2 milioni di persone. Attraverso forniture mediche e servizi igienico-sanitari, l’UNICEF sta lavorando per evitare focolai di malattie trasmesse dall’acqua. Sta inoltre fornendo alimenti ad alto contenuto energetico per migliaia di bambini affetti da malnutrizione.   L’UNICEF stima necessari per i primi tre mesi di interventi d’emergenza 141 milioni di dollari (aumentato rispetto all’appello di 47,3 milioni lanciato alcuni giorni fa), da utilizzare nei settori sanitario e nutrizionale, idrico e igienico, della protezione dell’infanzia e dell’istruzione.   Si possono effettuare donazioni all’UNICEF: tramite:
•    c/c postale 745.000, causale: “Emergenza Pakistan”;
•    carta di credito online su http://www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000;
•    cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051”Emergenza Pakistan”;
•    i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web http://www.unicef.it).

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Alluvioni in Pakistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 agosto 2010

Nell’ora del «più grande disastro naturale» della storia del paese, ha dichiarato il presule, «è nostro dovere di cristiani rimanere fianco a fianco con i nostri fratelli musulmani e indù per fronteggiare la calamità comune con coraggio e determinazione». Le parole di monsignor Saldanha suggellano l’impegno della Chiesa e della rete Caritas a favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni. Ai danni umani (migliaia di morti, milioni di sfollati, 20 milioni di persone colpite) e infrastrutturali (edifici pubblici e privati distrutti, vie di comunicazione interrotte) si aggiungono i guasti arrecati all’agricoltura del paese: nel solo Punjab almeno 1,7 milioni di ettari di campi coltivati sono stati danneggiati o distrutti, molti dei quali coltivati a riso, base dell’alimentazione nazionale. Governo e agenzie umanitarie stanno producendo intensi sforzi per fare fronte ai bisogni, ma intanto – come confermato da tutti gli operatori umanitari, compresa Caritas Pakistan – moltissime comunità non sono state ancora raggiunte, in particolare nelle regioni del Sindh e del Punjab, e altre sono raggiungibili con difficoltà. Tra coloro che soffrono maggiormente ci sono le madri in fase di allattamento e i bambini al di sotto dei 5 anni di età. Rimangono molto forti anche le necessità di ricoveri provvisori e di attrezzature per l’approvvigionamento di acqua pulita, unico baluardo contro il rischio del diffondersi di epidemie. Intanto, le agenzie umanitarie e la rete Caritas segnalano altri effetti preoccupanti delle alluvioni. Il disastro ha infatti causato anche una fiammata dei prezzi di tutti i beni di prima necessità. Inoltre, il movimento di migliaia di sfollati sta causando una fortissima pressione logistica e sociale su città e territori che non sono stati direttamente toccati dalle inondazioni.  Caritas Pakistan, con il supporto delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, sta proseguendo il suo intenso lavoro di assistenza alle vittime delle alluvioni in cinque diocesi colpite (Multan, Quetta, Faisalabad, Rawalpindi-Islamabad e Hyderabad). Funziona ormai a pieno regime il programma di emergenza, messo a punto per i primi tre mesi, che vede impegnati sul territorio centinaia di operatori e volontari e che raggiungerà almeno 250 mila persone, cristiane e musulmane. Il programma prevede la fornitura di cibo e tende, interventi di prima assistenza sanitaria e medica, la riparazione dei sistemi di approvvigionamento di acqua, la ricostruzione di alcune infrastrutture. Seguirà, nei mesi successivi, un più robusto e articolato piano di interventi di ricostruzione e assistenza di vittime e sfollati, cui parteciperà anche Caritas Italiana.

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Pakistan: vittime delle alluvioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

Negli ultimi giorni la piaga delle alluvioni si è estesa in nuove aree del Pakistan meridionale, rendendo indispensabile la costruzione di nuovi campi di riparo nella provincia di Sindh. Lo staff dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presente sul campo riferisce che circa 700mila sfollati sono alloggiati in 1.800 insediamenti, molti dei quali si trovano in scuole, università o nei pochi campi edificati dal governo. L’UNHCR sta distribuendo tende e altri aiuti e sta dando il suo supporto tecnico alle autorità locali sulla gestione dei campi e le questioni legate al coordinamento degli stessi. Nel distretto di Thatta, nella provincia di  Sindh, dove dozzine di città e villaggi sono stati inondati, altre 150mila persone sono fuggite nel weekend da Kukkar. Un nuovo allarme è scattato per Shahdadkot, dove le acque alluvionali stanno provocando delle brecce negli argini dei canali Tori e Begari minacciando di sommergere alcune parti della città che conta una popolazione di 400mila abitanti. Circa l’80% dell’area intorno a Jacobabad, nel Sindh, giace sotto 90-150 cm di acqua. Attualmente le acque alluvionali si stanno spostando ad ovest verso il confinante Beluchistan. La maggior parte della popolazione di Jacobabad ha già lasciato la città, ma ci sono ancora tra le 10 e le 15mila persone che vogliono restare per proteggere le loro proprietà. Le autorità stimano che nella provincia ci siano attualmente circa 3 milioni e 600mila senzatetto e tale numero sembra destinato a crescere con il procedere verso sud delle acque alluvionali. In Balochistan la popolazione sta cercando riparo sui tetti delle case di Gandhaka nel distretto di Jaffarabad, dopo che diverse ondate di marea alluvionale hanno colpito la zona. Sembra che nei giorni scorsi altre 33mila persone si siano spostate in quest’area dal Sindh, aggiungendosi così al milione di sfollati già presenti e alle vittime delle alluvioni nella provincia. Finora l’UNHCR ha inviato aiuti nei tre distretti più colpiti di Sibi, Jaffarabad e Nasirabad ed ulteriori aiuti hanno raggiunto la provincia nei giorni scorsi, con l’arrivo di altre 720 tende.

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Alluvioni in Pakistan: gli interventi della Caritas

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2010

Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria  d’uomo nel paese. I morti sono più di 2.000, le persone colpite circa 20 milioni. Danni incalcolabili alle abitazioni e ai raccolti, vie di comunicazione interrotte e rischi di epidemie per la mancanza di acqua potabile e le difficili condizioni igienico-sanitarie. Secondo le Nazioni Unite, 3,5 milioni di bambini rischiano di contrarre malattie mortali. La Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato già dall’inizio di agosto un milione di euro e invitato le comunità ecclesiali alla preghiera e al sostegno delle iniziative di solidarietà promosse dalla Caritas Italiana.  Caritas Pakistan, con il sostegno delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, si sta concentrando su 4.795 famiglie in cinque diocesi colpite (Multan, Quetta, Faisalabad,  Rawalpindi/Islamabad e Hyderabad), alle quali distribuisce tende, cibo, articoli non alimentari di prima necessità e garantisce assistenza sanitaria e medica.  Questi primi interventi rientrano nel più ampio programma di emergenza alluvioni, che  verrà realizzato nell’arco di tre mesi, per il quale sono necessari fondi pari a 4 milioni di euro. A beneficiarne saranno complessivamente 250.000 persone.  Interventi analoghi seppur di minore entità sono in corso in India e Cina, altri due Paesi  asiatici colpiti in questi giorni dalle alluvioni.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio

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Alluvioni in Asia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Pakistan Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria d’uomo nel paese. Secondo le valutazioni del governo pakistano i morti sono 1.600 e le persone colpite 14 milioni. La furia delle acque ha distrutto case, ponti, scuole, infrastrutture sanitarie e idriche. Solo nella regione di Sindh, nel sud del paese, il fiume Indo ha inondato 700 villaggi, 120.000 ettari di terra coltivata, e danneggiato 91 ponti.  Il programma di emergenza, che verrà realizzato nei prossimi tre mesi, prevede la fornitura di cibo e tende, prima assistenza sanitaria e medica, riparazione dei sistemi di approvvigionamento di acqua, ricostruzione delle infrastrutture come ponti, strade, scuole.
India Nella regione di Ladakh, Kashmir indiano, le autorità parlano di 166 morti e centinaia di dispersi. Acqua e fango hanno sommerso e distrutto le vie di comunicazione. L’esercito indiano, impegnato nei soccorsi, fatica a portare in salvo le persone. Anche la circolazione delle informazioni è problematica e frammentaria.
Cina In Cina le vittime accertate finora sono 700 mentre i dispersi 1.042. I soccorritori continuano a cercare sopravvissuti sotto la frana di rocce, terra e fango che ha sommerso tre villaggi nella contea di Zhouqu (Gansu). Si è trattato di una vera e propria colata di fango che ha coperto una zona di 5 km di lunghezza e 500 metri di larghezza, uccidendo uomini e animali, e distruggendo abitazioni.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite
C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
•    UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119
•    Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
•    Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
•    CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Alluvioni in Asia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

Dal Pakistan all’India e alla Cina le alluvioni hanno provocato ingenti danni e vittime per via di frane e smottamenti e crolli di palazzi. Nella regione di Zhouqu, nella provincia di Gansu, nord-ovest della Cina gli sfollati sono non meno di 45.000 con 159 morti e duemila dispersi. In India nel Kashmir si contano 150 morti e 500 dispersi. Numerose risultano le abitazioni sepolte dal fango nel villaggio di Choglamsar nei pressi di Leh. Anche i turisti indiani e stranieri presenti nella zona sono in difficoltà. Secondo l’unità di crisi della Farnesina risultano presenti nell’area devastata dai monsoni un 300 italiani e per un centinaio di essi non si hanno al momento notizie.

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Pakistan: aumentano le vittime

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2010

La difficoltà più grande – sottolineano gli operatori di Caritas Pakistan – è  raggiungere molti villaggi rimasti isolati. Poiché le strade sono completamente allagate, spesso occorre spostarsi a piedi, con linee elettriche e telefoniche fuori uso. E purtroppo si prevedono ulteriori piogge.  In molte zone, come Shangla e Khyber Pakhtunkhwa, l’acqua potabile è  sempre più scarsa e c’è il rischio di colera e malattie intestinali.  Caritas Pakistan, attiva sin dalle prime ore del disastro, ha già fornito tende, coperte, kit igienici nelle aree del Balochistan, del Punjab e del Khyber Pakhtunkhwa. 1500 famiglie a Peshawar hanno ricevuto acqua, cibo, utensili da cucina e kit igienico-sanitari. Sono stati distribuiti kit igienici e per la depurazione dell’acqua anche a 1350 famiglie a Karkhan e Kohlu. Si prevede anche di avviare progetti di cash-for-work che permettono a quanti hanno subito la distruzione di allevamenti e raccolti di ottenere compensi per la  partecipazione diretta alla ripresa delle attività di ricostruzione.  Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:  UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119  Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384  Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113  CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Pakistan UNICEF aiuti salvavita

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Ginevra/Islamabad, L’UNICEF sta inviando aiuti salva-vita a milioni di persone colpite dalle gravi inondazioni che hanno devastato molte provincie del Pakistan, soprattutto al nord. Si tratta della peggiore alluvione nel paese negli ultimi 80 anni. Secondo le ultime stime disponibili sono 3,2 milioni le persone colpite, e tra loro 1,4 milioni sono bambini.  L’alluvione ha causato vaste distruzioni dei raccolti e delle infrastrutture del paese, con strade sommerse e ponti spazzati via. Le linee elettriche sono fuori uso, i danni a ospedali, scuole e impianti fognari consistenti. In una delle provincie coinvolte l’80% dei pozzi di acqua potabile sono stati distrutti. Molte famiglie sono accampate in scuole e altri edifici situati nelle zone più alte.
L’UNICEF ha già inviato in loco kit per igienico-sanitari, autocisterne con acqua potabile, biscotti ad alto valore energetico. Sono stati già rimessi in funzione 73 pozzi che consentiranno a 800.000 persone di ricevere acqua potabile. Sul fronte medico l’UNICEF ha sostenuto la messa in funzione di 24 ospedali da campo per offrire cure mediche a circa un milione di persone.
L’UNICEF si appella all’opinione pubblica internazionale per raccogliere subito i 10,3 milioni di dollari stimati necessari per far fronte ai bisogni immediati delle popolazioni colpite.
Per contribuire: ccp 745.000; n. verde 800-745.000; http://www.unicef.it;  cc bancario Banca Etica IT 55 O 05018 03200 000000 505010.

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Dissesto idrogeologico? Fare prevenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2009

messina9messina10“Passano gli anni ma gli scenari sono sempre gli stessi! Morti, feriti, case ed infrastrutture distrutte o inagibili. Danni ingenti, fisici, economici, morali. Questa volta è capitato in Sicilia, anche questa volta il disastro era annunciato, anche questa volta un uso improprio del territorio, anche questa volta inesistenza di manutenzione del territorio, anche questa volta un modo di costruire che risponde essenzialmente alla logica della speculazione edilizia”. Lo ha dichiarato il segretario dell’Ordine dei Geologi della Campania, Giuseppe Doronzo . “Bisogna anche essere chiari con la pubblica opinione; nella maggior parte dei casi non si tratta di calamità naturali ma di eventi naturali che un approccio errato con un “territorio fragile” trasforma in vere e proprie tragedie! Anche questa volta quando finirà la commozione – ha proseguito Doronzo – quando finirà di piovere si dimenticherà. Non ci saranno più allarmi, sino alla prossima volta. Purtroppo, a noi Geologi capita sempre più spesso di essere ripetitivi, di ribadire quanto detto da noi nell’immediato passato e da chi ci ha preceduti in occasione di tanti eventi luttuosi. Il problema è sempre lo stesso: cambiare approccio metodologico”. Dunque ancora una volta anche i geologi della Campania rinnovano l’appello . “Prevenzione! – ha proseguito Doronzo – Questa è l’unica strada possibile per la mitigazione del rischio idrogeologico. Appare oramai improcrastinabile una presa di coscienza collettiva su queste tematiche. Come Ordine dei Geologi della Campania siamo a rammentare come sia stata estremamente positiva l’esperienza dei Presidi territoriali messi in campo dopo gli eventi delle frane di Sarno.  In pratica varie squadre di Geologi, ma non solo, sul campo con compiti di studio e di approfondimento delle frane ma anche di  “Protezione Civile preventiva”. Ci sembra un modello auspicabile a scala nazionale. Nel caso campano vi è stato un impegno della Regione con alcuni risultati sicuramente positivi anche se, per ora, tale positiva azione è stata smantellata per le ragioni che sono solite: la mancanza di fondi. Bisognerà fare delle scelte strategiche nazionali considerato che l’impegno economico non può essere affrontato delle singole regioni.  E’ necessario comprendere e far comprendere che i costi di tale investimento in chiave di prevenzione sono estremamente inferiori a quelli del dopo evento”. L’Ordine dei Geologi della Campania è costante nel portare avanti la sua politica tesa a far comprendere l’importanza del geologo. “Dopo le frane di Sarno, di Ischia, di Cervinara o dopo il manifestarsi  di una delle tante voragini a Napoli – ha concluso Doronzo – abbiamo sempre ribadito come sia improcrastinabile la presenza negli uffici comunali del geologo considerando la molteplicità dei rischi geologici presenti sul nostro martoriato territorio”

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Alluvioni: L’impotenza degli “impotenti”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Editoriale fidest Il disastro idrogeologico che ha colpito in particolare la provincia di Messina in questi giorni ha riempito, tra l’altro, la casella della nostra posta elettronica. Abbiamo cercato di rilanciare quelle notizie che abbiamo ritenuto più rispondenti alla gravità dell’evento non tacendo, ovviamente, su quanti hanno fatto sentire forte e chiara la loro protesta per la trascuratezza delle istituzioni per contenere e arginare i territori più a rischio e della cui pericolosità era un fatto notorio a tutti. Scontata è stata l’accusa risolta sia alle istituzioni locali sia a quelle centrali. Avrebbero potuto fare qualcosa ma non l’hanno fatto. Ma, senza nulla togliere alle responsabilità oggettive delle attuali amministrazioni, tanto che la magistratura ha già aperto un fascicolo in proposito per accertare le omissioni di rilevanza penale, dobbiamo dire che da anni, oramai, si parla dello scempio compiuto in nome di una speculazione edilizia a dir poco spregiudicata e per altri versi criminale poiché non possiamo credere che gli addetti ai lavori non conoscessero il territorio e la sua pericolosità, nel costruire a ridosso di pendii collinari senza le dovute protezioni e quanto altro. Chi ha una certa età sa bene che i discorsi sulla protezione del territorio sono di antica data ma sono stati da sempre disattesi. Ha ragione Bertolaso quando dice che la prevenzione non porta voti. Se così è saremo destinati ad assistere ad altri disastri, a piangere altre vittime, a vedere le nostre case immerse nel fango e nei detriti di un torrente in piena o dallo smottamento di una collina sovrastante la propria casa. E tutte le volte ce la prenderemo con il governo in carica. E tutte le volte col tempo la rabbia sbolle e continueremo il nostro tran tran come se nulla fosse. Il nostro male oscuro sta proprio qui: ci sentiamo incapaci di essere determinanti ad imprimere una svolta significativa all’attuale andazzo. Siamo costretti a subire la “valanga di belle parole, di promesse, di assicurazioni, di futuri severi controlli” eppure dentro di noi sappiamo che diventeranno tra breve una sonora presa in giro. Si farà, di certo, qualcosa, ma un qualcosa che mette una pezza ad un già rattoppato vestito e nulla più. A questo punto dobbiamo dircelo: la colpa è anche nostra, dalle nostre logiche consumistiche, dalla nostra indifferenza agli allarmi lanciati dagli ambientalisti, dal fatalismo che ci pervade, dalla voglia di fare un buon affare anche a costo d’infrangere qualche regola e alla fine ci scopriamo impotenti, per le nostre debolezze, ad imprimere quella necessaria svolta per costruire un diverso modello di società. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Italia, ancora emergenze naturali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

<In un Paese moderno non è possibile vivere in costante emergenza: per la siccità o per le alluvioni. L’apprensione per le piene dei fiumi, che si sta registrando nelle regioni settentrionali della Penisola, è l’ennesima conferma di ciò che stiamo denunciando da anni: la sicurezza idrogeologica, già precaria in un Paese morfologicamente fragile come l’Italia, è ulteriormente a rischio a causa di fenomeni meteorologici con caratteristiche nuove”: a ricordarlo è Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, che prosegue: “Sono ormai alcuni anni che, in assenza di gravi eventi alluvionali, non sono stanziate in Legge Finanziaria risorse significative per la difesa del suolo. E’ dal 1998 che segnaliamo, inascoltati, la necessità di un piano straordinario di manutenzione della rete idraulica del Paese; allora venne indicata la necessità di un investimento pari a 1500 milioni di euro. Oggi, a fronte della crescente urbanizzazione la situazione è ancora più grave: ormai non è più sufficiente l’adeguamento dell’attuale rete idraulica; è necessario avviare urgentemente il Piano Nazionale degli Invasi, come da tempo chiediamo. Si tratta di piccoli e medi bacini che, posti lungo i principali corsi d’acqua e a monte degli agglomerati urbani, abbinino la funzione di trattenere le acque in eccesso a quella di riserva per i momenti di necessità, con evidenti ricadute anche di carattere ambientale. Una prima indicazione, redatta dai Consorzi di bonifica, segnala esigenze per oltre un miliardo di euro. E’ necessario avviare un processo virtuoso, che ponga la prevenzione al centro dell’azione di tutela del territorio. In questo senso riponiamo molta speranza  nell’avvenuta approvazione, da parte della VIII Commissione presieduta dall’ On Angelo Alessandri, Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, di una risoluzione, che impegna il Governo ad “intraprendere le occorrenti iniziative, anche di natura normativa volte a promuovere, sostenere ed attuare un organico programma di interventi diretti principalmente alla prevenzione del rischio idrogeologico ed alla manutenzione del territorio ed in tale ambito ad individuare confacenti risorse economiche pari ad almeno 5.000 milioni di euro.” Negli ultimi 80 anni, in Italia, si sono registrati 5.400 alluvioni e 11.000 frane, coinvolgendo 70.000 persone e causando danni per 30.000 miliardi di euro nel solo ultimo ventennio. Attualmente, il 60% dei comuni è a rischio idrogeologico molto elevato; il 7,1% del territorio nazionale è classificato a potenziale rischio idrogeologico più alto, comprendendo tra l’altro, 7.791 chilometri quadrati di aree alluvionabili.

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Cambiamenti climatici : 375 milioni di persone a rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

Siracusa. Il riscaldamento globale rischia di inaugurare una nuova era di disastri naturali. Nel 2015, potrebbero essere 375 milioni le persone colpite ogni anno da calamità legate al cambiamento climatico, con un aumento di almeno il 50% rispetto alla media attuale di 250 milioni l’anno. E’ la stima contenuta nel rapporto “Diritto alla sopravvivenza – La sfida umanitaria del ventunesimo secolo” di Oxfam International, partner dell’Ong italiana Ucodep, diffuso oggi in occasione del G8 dei ministri dell’ambiente di Siracusa. Il calcolo è effettuato utilizzando i dati più affidabili relativi a 6.500 disastri climatici a partire dal 1980. Secondo la proiezione così effettuata, potrebbero essere ben 133 milioni in più, tra sei anni, le persone colpite da catastrofi naturali improvvise provocate dal riscaldamento globale, che aumenteranno per numero e intensità. Una cifra che non include i disastri non legati al clima, come terremoti, guerre ed eruzioni vulcaniche. Pur riconoscendo la difficoltà di elaborare una stima precisa, avvertono Oxfam International e Ucodep, la previsione contenuta nel nuovo rapporto rivela che l’aumento delle vittime delle calamità naturali è ormai una certezza. Lo rivela il rapporto “Diritto alla sopravvivenza – La sfida umanitaria del ventunesimo secolo” realizzato da Oxfam International e diffuso in Italia da Ucodep  Per questo, Oxfam International e Ucodep chiedono ai ministri dell’Ambiente del G8 di stabilire obiettivi misurabili di riduzioni delle emissioni nel medio termine e di stanziare risorse necessarie per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi al cambiamento climatico, che Oxfam International stima equivalenti ad almeno 50 miliardi di dollari l’anno (38,4 miliardi di euro). In particolare, è necessario stabilire obbiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2020, scegliendo in modo chiaro un anno come base di riferimento. La riduzione per i paesi industrializzati dovrebbe essere di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990. Ogni punto percentuale al di sotto di questa soglia metterà popolazioni più povere del mondo a rischio, aumentando la probabilità di nuove catastrofi naturali. L’obiettivo di riduzione del 50% delle emissioni, emerso dal G8 del 2008 in Giappone entro il 2050, è inadeguato ad affrontare la sfida del riscaldamento globale. Per di più, nello stabilire questo traguardo i leader del G8 non hanno chiarito quale sia l’anno di riferimento per il calcolo percentuale della riduzione. Per la fase post-Kyoto, è inoltre necessario fornire ai paesi più vulnerabili risorse sufficienti per l’adattamento ai cambiamenti climatici che siano addizionali e stanziate secondo una precisa tabella di marcia. Secondo i calcoli di Oxfam International, la messa all’asta di una parte dei diritti di emissione e una regolamentazione delle emissioni legate ai trasporti marittimi ed aerei potrebbe generare le risorse necessarie per l’adattamento dei paesi in via di sviluppo senza pesare sulle casse dello Stato e sulle tasche dei cittadini.

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