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Posts Tagged ‘alluvioni’

Xiaomi Corporation dona di 1 milione di euro per le vittime delle alluvioni in Germania, Paesi Bassi e Belgio

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

Xiaomi Foundation ha deciso di sostenere le persone colpite dalle alluvioni in Germania, Paesi Bassi e Belgio donando un milione di euro a La Croce Rossa tedesca, al Fondo nazionale olandese (Giro 777) e alla Croce Rossa belga. Solo in Germania, secondo la Croce Rossa tedesca, più di 2.500 volontari stanno lavorando 24 ore su 24 per aiutare le persone sul posto e fornire loro i beni di prima necessità. “Siamo scossi dalla portata di questo disastro naturale. Come azienda globale e locale, rimaniamo vicini alle regioni colpite in Germania, Paesi Bassi e Belgio. Dato che operiamo in questi Paesi da molto tempo, e ci sentiamo molto legati alla popolazione locale, faremo la nostra parte per aiutare queste persone. Pertanto, abbiamo deciso di donare un milione di euro alla Croce Rossa tedesca, a Giro 777 il Fondo nazionale olandese per i disastri e alla Croce Rossa belga attraverso Xiaomi Foundation”, ha dichiarato William Lu, Partner, Senior Vice President e President of the International Department di Xiaomi.

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L’Italia a rischio tra alluvioni e frane

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

“Nei prossimi 30 anni ben 2000 località saranno a rischio. In Italia, negli ultimi decenni abbiamo avuto 1132 morti per frane, 581 per alluvioni. Ad esempio in città come Senigallia 9.791 persone vivono in aree a pericolosità idraulica media, a Pesaro addirittura 12.224. Pesa anche il consumo del suolo. Il 2019 ha continuato a registrare dati importanti sul consumo del suolo, in quanto in Italia abbiamo consumato ben 2,1 mq al secondo. Nelle Marche consumati 64669 ha pari a 300 campi di calcio. L’Italia, territorio dove i cambiamenti climatici sono evidenti, in epoca post – Covid e nell’ottica anche della NEX GENERATION lanciato dalla Commissione Europea, dovrà mettere al centro il corretto governo del territorio e dunque puntare sui Contratti di fiume”. Lo ha dichiarato Gigliola Alessandroni, Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale della sezione Marche, alla vigilia dell’importante WeBinar voluto, ideato ed organizzato dal Consiglio direttivo di Sigea Marche insieme al Centro Studi Alta Scuola e alla Regione Marche ed in programma Martedì 15 Dicembre, dalle ore 15, in diretta sulla pagina social Facebook di Sigea Marche. Interverranno: Chiara Braga, Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Erasmo D’Angelis, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distretto Appennino Centrale, Nando Goffi, Direttore Tutela, Gestione e Assetto del Territorio della Regione Marche, Massimo Sbriscia, Dirigente Sviluppo Sostenibile della Regione Marche, Stefania Tibaldi, Dirigente della Difesa Suolo e della Costa, della Regione Marche, Enrico Gennari, Consigliere Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, David Belfiori, Referente Marche del Tavolo Nazionale Contratti di fiume per il WWF ITALIA,Massimiliano Fazzini, geologo, Università di Camerino, Università di Ferrara e Coordinatore del Gruppo Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale. Introdurrà: Endrio Martini, Direttore del Centro Studi Alta Scuola. Concluderà alle ore 17 e 45, Francesco Baldelli, Assessore Politiche della Montagna, Aree Interne e Lavori Pubblici della Regione Marche.

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Alluvioni e trombe d’aria colpiscono l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

Sette anni dopo, un’altra alluvione nel nuorese, in Sardegna: tre le vittime stavolta. Colpite da alluvioni e trombe d’aria sono anche Calabria e Sicilia, regioni dove si potrebbero verificare ulteriori fenomeni violenti.La zona mediterranea è considerata dagli scienziati un “hot spot” climatico, e in particolare la permanenza di anticicloni africani consente un maggior soleggiamento e un maggiore riscaldamento delle temperature superficiali del mare. Diversi gli studi che mostrano un aumento graduale delle temperature anche nei mari italiani, si parla di circa due gradi centigradi in superfice negli ultimi 50 anni secondo quanto rilevato dai satelliti.Gli oceani sono un enorme “magazzino” per il calore in accesso generato dai gas serra. L’aumento delle temperature del mare non solo provoca gravi impatti sulla biodiversità marina e contribuisce all’innalzamento del livello del mare, ma ha conseguenze su quanto accade in atmosfera, dove avvengono i fenomeni meteorologici.Greenpeace ha avviato un anno fa all’Elba il progetto “Mare Caldo” – una rete di stazioni per il monitoraggio delle temperature marine e per studiare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare – e pubblica oggi il briefing “I cambiamenti climatici e il mare: gravi conseguenze anche per l’uomo” curato da Antonello Pasini, fisico del clima del CNR, con la collaborazione della organizzazione ambientalista.“Il mare trasferisce più calore all’atmosfera e quest’ultima non può far altro che scaricare violentemente questo surplus di energia sul territorio con piogge molto intense e venti forti. Ecco quindi che i fenomeni meteorologici possono diventare più violenti” spiega Pasini. “Anche nel nostro mare ci sono i cosiddetti Medicanes (Mediterranean Hurricanes). Sono per fortuna più piccoli e meno distruttivi degli uragani atlantici, un po’ perché l’acqua del Mediterraneo è meno calda di quella atlantica equatoriale e tropicale, e perché hanno meno spazio libero da terre per svilupparsi rispetto all’Oceano. Anche in Italia assistiamo al verificarsi di eventi sempre più violenti: abbiamo studiato un tornado che ha colpito Taranto nel novembre 2012, che ha causato un morto e 60 milioni di euro di danni. Con una temperatura della superficie del Mar Ionio di un solo grado in meno il tornado non si sarebbe formato, mentre con l’aumento di un grado ulteriore la sua violenza sarebbe cresciuta enormemente”. La temperatura sulla Terra e sul mare è destinata ad aumentare ancora, a seconda dello scenario di emissioni di gas climalteranti che ci troveremo ad affrontare. Ciò significa che anche gli impatti rischiano di aumentare, con fenomeni meteo più frequenti e sicuramente più violenti, in particolare nel nostro Paese, in cui, tra l’altro, i territori sono estremamente fragili e vulnerabili, sia in campagna che nelle città.“In una situazione in cui, a fine novembre, e probabilmente in questa settimana appena iniziata, osserviamo e osserveremo ancora le conseguenze di un Mediterraneo sempre più caldo sui nostri fragili territori, le azioni devono essere rapide ed incisive, sia per la mitigazione del riscaldamento che per l’adattamento di città e insediamenti umani”, conclude Pasini.

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Yemen: 300.000 persone perdono casa, reddito, scorte alimentari ed effetti personali a causa delle catastrofiche alluvioni

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Si stima che siano 300.000 le persone che negli ultimi tre mesi, in Yemen, hanno perso casa, coltivazioni, bestiame ed effetti personali a causa delle piogge torrenziali e delle gravi e improvvise inondazioni. Tra i nuovi sfollati vi sono persone precedentemente costrette a fuggire dalle proprie case a causa del conflitto, che ancora una volta dovranno ricostruire la propria vita e quella delle loro comunità.Le aree più duramente colpite comprendono i governatorati di Marib, Amran, Hajjah, Al Hudaydah, Taizz, Lahj, Aden e Abyan, dove le inondazioni hanno ucciso almeno 148 persone nei soli ultimi due mesi. Ad Hababa, il cedimento improvviso e catastrofico della diga di Al-Roone ha causato la fuoriuscita di 250.000 metri cubi di acqua con conseguenze per migliaia di sfollati interni negli insediamenti di Al-Tahseen, Souq al-Lill e altrove.Molti degli sfollati interni colpiti dagli allagamenti vivevano già in condizioni di degrado e povertà, spesso in alloggi di fortuna sovraffollati rivestiti di plastica o fango che sono stati travolti dalla corrente o hanno riportato danni significativi. Le persone sono attualmente costrette a trovare riparo presso moschee, scuole o abitazioni di familiari o a vivere all’aperto, in edifici abbandonati, alcuni dei quali a rischio di crolli, o all’interno di ciò che è rimasto delle proprie case danneggiate.Molti faticavano già a sopravvivere, con opportunità di lavoro scarse o nulle e a malapena in grado di assicurare un pasto al giorno alle loro famiglie. Disperazione e angoscia aumentano in questa fase in cui la peggiore crisi umanitaria su scala mondiale tocca i livelli più drammatici di sempre.L’UNHCR esprime profonda preoccupazione per l’estrema vulnerabilità delle comunità sfollate nel contesto della pandemia, in cui molti sono impossibilitati a praticare distanziamento fisico o sociale, accedere ad acqua pulita per lavarsi le mani o attuare misure volte a prevenire la trasmissione del virus. Le infrastrutture sanitarie del Paese sono già seriamente danneggiate da anni di conflitto.Altre migliaia di persone potrebbero essere colpite, dal momento che è previsto che la stagione delle piogge continui e che le capacità di molte dighe, alcune delle quali trascurate a causa dei recenti anni di conflitto, sono sempre più vicine ai livelli di massima capienza. A Marib, l’acqua nella diga ha raggiunto il livello di piena ed è altamente a rischio di straripare se ulteriori piogge abbondanti e prolungate dovessero riempire eccessivamente la struttura. L’inondazione distruggerebbe le aree irrigate a valle presso cui si trovano insediamenti che accolgono migliaia di sfollati interni a causa del conflitto, nonché i quartieri più bassi della città di Marib.L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta mobilitando aiuti con estrema rapidità per assicurare a migliaia di persone alloggi di emergenza e beni di prima necessità quali coperte e materassi, nonché sostegno psicosociale per le persone traumatizzate dalla perdita della propria casa e dei propri cari. Insieme ai partner, l’Agenzia sta coinvolgendo le comunità sfollate nelle attività di sensibilizzazione relative alle misure di protezione e prevenzione del COVID-19.Tuttavia, le capacità di intervento continuano a essere limitate dalla grave carenza di finanziamenti. Considerata la situazione, le riserve di alloggi e beni di emergenza si esauriranno nel giro di poche settimane, impedendo all’Agenzia di rispondere ad alcune delle esigenze più basilari. Dopo oltre cinque anni di conflitto, più dell’80 per cento della popolazione totale dello Yemen necessita di assistenza umanitaria. Quasi 4 milioni di sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno a casa, rifugiati e richiedenti asilo dipendono ora dalla regolare erogazione di aiuti umanitari per sopravvivere.

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Nel 2020 le alluvioni hanno portato alla fuga oltre 650.000 somali

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

Più di 150.000 somali sono stati costretti a fuggire dalle proprie case dalla fine di giugno, di cui circa 23.000 solo nell’ultima settimana, a causa di improvvise inondazioni fluviali nelle regioni meridionali della Somalia. Secondo una rapida stima, le comunità di Hirshabelle e del Sud Ovest risultano essere tra le più colpite. Il 2020 è stato caratterizzato da gravi inondazioni che hanno causato lo spostamento di oltre 650.000 persone in tutto il Paese.Molti dei nuovi sfollati vivono ora in rifugi improvvisati e sovraffollati, costruiti con vecchi vestiti, sacchetti di plastica, cartoni e bastoni in luoghi già inadeguati per gli sfollati interni. Tali rifugi forniscono scarsa protezione dalle intemperie e lasciano le famiglie esposte ad un maggior rischio di essere vittime di crimini, come rapine e stupri.Le scorte di cibo sono scarse e molti sono gli affamati, con una crescente malnutrizione tra i bambini, a maggior rischio di morire di fame. In alcune aree, i prodotti alimentari di base, in particolare il latte e la verdura, hanno visto aumentare il prezzo tra il 20 e il 50 per cento.Le condizioni sanitarie e l’accesso alle cure mediche sono scarsi. I partner in ambito sanitario avvertono del rischio di contrarre diarrea, malattie trasmesse da vettori, infezioni delle vie respiratorie e altre malattie trasmissibili che si diffondono rapidamente tra la popolazione sfollata. Sebbene non siano stati segnalati gravi focolai di COVID-19, i test rimangono estremamente limitati, e la congestione e le scarse condizioni igieniche sono fattori di rischio per una trasmissione diffusa. L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, ha fornito a migliaia di famiglie colpite beni di prima necessità come coperte, taniche e teli di plastica, oltre che riparo e denaro contante. Le distribuzioni continueranno nei prossimi giorni e settimane, raggiungendo un totale di circa 70.000 tra le persone che stanno affrontando le più gravi situazioni di vulnerabilità, tra cui donne, famiglie di donne con bambini, disabili, anziani, malati e membri vulnerabili della comunità ospitante.L’assistenza dell’UNHCR sta raggiungendo alcune delle regioni più colpite tra cui Benadir, la regione del Sud Ovest, Hirshabelle, Jubbaland, Puntland e Galmudug. Il governo federale della Somalia ha attuato una risposta alle inondazioni, stanziando nelle ultime settimane 500.000 dollari per far fronte alle inondazioni nell’aerea sud-occidentale del Paese. Nonostante questi interventi, tuttavia, è necessario un maggiore sostegno umanitario per affrontare le insicurezze relative a cibo, acqua, servizi igienici, rifugi di emergenza e servizi sanitari.Un numero maggiore di persone rischia di essere sfollato poiché le inondazioni potrebbero continuare in alcune regioni. Secondo l’ultimo rapporto consultivo sulle inondazioni redatto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), i livelli delle acque del fiume Shabelle continueranno a salire a causa delle forti piogge.Le ultime inondazioni presentano un modello preoccupante, secondo cui le condizioni meteorologiche estreme stanno aumentando in frequenza e intensità. Prima di giugno 2020, inondazioni improvvise e fluviali causate da piogge stagionali hanno sfollato oltre 450.000 persone nel Paese. Con le inondazioni del 2018 e del 2019 che hanno causato rispettivamente 281.000 e 416.000 sfollati, i dati relativi agli sfollamenti dovuti a inondazioni mostrano un trend in aumento di anno in anno. Le ricorrenti emergenze climatiche della Somalia hanno un impatto devastante sulle comunità che dipendono fortemente dall’agricoltura e dal bestiame per il sostentamento.
Le crescenti inondazioni e i conseguenti sfollamenti avvengono sullo sfondo della lotta in corso in Somalia per limitare la diffusione del COVID-19, che ha un impatto sproporzionato sui più vulnerabili, compresi gli sfollati. Il governo della Somalia, l’UNHCR e i partner umanitari continuano a lavorare negli insediamenti di sfollati in tutto il Paese per fornire sia agli abitanti che alle comunità di accoglienza vulnerabili attrezzature mediche, dispositivi di protezione individuale, supporto igienico-sanitario e assistenza in denaro. L’UNHCR sollecita i proprietari terrieri nel Paese a sostenere, in queste circostanze estremamente difficili, una moratoria sugli sfratti.La comunità internazionale deve sostenere urgentemente gli sforzi legati alle operazioni di soccorso. Finora l’UNHCR ha ricevuto solo il 33% dei 15,44 milioni di dollari necessari per le sue attivita’ umanitarie in Somalia, per il supporto di circa 2,6 milioni di sfollati interni e 30.000 rifugiati e richiedenti asilo ospitati nel paese.

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Fiore: “Dopo il fuoco rischio frane e alluvioni che potrebbero devastare il territorio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

“Nel nostro Paese negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento del regime degli incendi che richiede un cambio di strategie nel governo del fenomeno, un cambiamento che segue l’emergenza climatica in atto.Gli incendi che stanno devastando diverse aree boscate del nostro Paese, molte delle quali in aree protette come il Parco Nazionale del Gran Sasso, Parco Nazionale dell’Alta Murgia, la Riserva Orientata di Monte Cofano in Sicilia, solo per citarne alcuni, stanno distruggendo la biodiversità e mettendo a rischio le popolazioni locali, ma stanno anche predisponendo il territorio a dissesti geo-idrologici come frane e alluvioni. Fenomeni che saranno innescati dalle piogge estive intense e dalle piogge autunnali”. Lo ha affermato Antonello Fiore, GEOLOGO, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), commentando quanto sta accadendo in queste ore in alcune zone dell’Italia.“Dall’ultimo rapporto nazionale disponibile sullo stato delle foreste e del settore forestale – RaF Italia 2017-2018 (Fonte MIPAAFT 2019) dal 1980 al 2017 le superfici interessate dal fuoco sono state 4.061.988 ettari, pari a 5.689.058 campi da calcio, con una media di 106.894 ettari/annua; Roma si estende per circa 128.700 ettari. Nell’area mediterranea peggio dell’Italia solo la Spagna con 6.179.279 ettari andati in fiamme e il Portogallo con 4.512.336 ettari. I dati disponibili ci dicono che nonostante l’ultimo decennio abbia visto una diminuzione della superficie forestale percorsa dalle fiamme – ha proseguito Fiore – eventi estremi che favoriscono l’innesco del fuoco si presentano con sempre maggiore frequenza e intensità come a esempio nelle annate del 1993, 2007 e 2017, anno in cui sono stati circa 8.000 incendi e sono bruciati oltre 160.000 ettari tra superficie boscata e non boscata. Dai dati raccolti dall’European forest fire information system (Effis) si evince che in Italia nel 2019 è stata interessata dal fuoco una superficie di 20.395 ettari.Possiamo permetterci tutto questo dal punto di vista della riduzione della biodiversità, dell’inaridimento del paesaggio, del dissesto del territorio e dell’esposizione al rischio della popolazione, della cancellazione del turismo nelle aree interne che a loro volta stanno fortemente subendo il processo di spopolamento a vantaggio del ripopolamento delle aree costiere e della costante richiesta di urbanizzazione e cementificazione? In molti casi la vegetazione colpita dal fuoco si riprenderà dopo molti anni, mentre i danni diretti alle vittime, sia esse umane che animali, sono irreparabili, come pure i danni indiretti sulla stabilità dei versanti con possibile innesco a breve e a lungo termini di frane e alluvioni. Con il cambiamento climatico in atto, che non deve essere un alibi per giustificare tutte le nostre nefandezze nei confronti dell’ambiente, la temperatura dei mari elevata produce aria molto umida che spinta dalle correnti d’aria verso la terra ferma genera sempre più frequentemente piogge brevi e intense, concentrate nello spazio, con effetti al suolo devastanti”.“Per contenere i danni indiretti causati dagli incendi che interferiscono con le dinamiche dei versanti è necessario cartografare, nell’ambito dei singoli bacini idrografici e secondo quanto previsto dalla Legge 353/2000 meglio nota come (Legge quadro in materia di incendi boschivi), le aree percorse dal fuoco e, a valle di queste aree non più protette dalla vegetazione, i potenziali elementi a rischio (strade, opere, aree urbanizzate). In caso di riscontro delle condizioni d’instabilità dei versanti è necessario integrare il Piano di Protezione Civile – ha concluso Fiore – e renderlo operativo per le aree potenzialmente interessate da colate di fango o detritiche (incanalate o diffuse). Le soglie di precipitazioni in grado di innescare fenomeni di dissesto geo-idrologico possono essere individuate con modellazioni matematiche, ma il sistema di allertamento deve basarsi su stazioni di monitoraggio pluviometrico ben distribuite e in grado di registrare e trasmettere i dati in tempo reale e in continuo a una stazione di controllo.Anche per il settore incendi boschivi, come per il dissesto idrogeologico, il rischio sismico, le crisi ambientali quali siccità e inquinamento, per citarne solo alcune, l’unica vera tutela dei beni e delle vite umane e animali che tali roghi causano è la prevenzione. Bisogna avere la consapevolezza che nelle stagioni particolarmente calde e siccitose gli incendi trovano una maggiore diffusione per una mancata pulizia dei boschi e a causa di una più diffusa materia infiammabile. Com’è noto il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, allora bisogna intervenire prima e in maniera pianificata per ridurre quelle situazioni di amplificazione e propagazione degli incendi. Investire da subito in prevenzione rispetto al solo investimento in uomini e mezzi antincendio porterà a una riduzione degli incendi con enormi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e riduzione dei rischi diretti e indiretti quali il dissesto geo-idrologico”.

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In Italia: frane, ponti, alluvioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Fiore: “In Italia abbiamo modificato morfologie dei luoghi. Serve cambiare la politica di uso del territorio risanando gli errori del passato e progettando il futuro in maniera coerente. Serve educare i cittadini all’autoprotezione, serve una coscienza di adattamento al cambiamento climatico. Abbiamo fogne bianche urbane, senza manutenzione e progettate 20-30 anni con un regime di precipitazioni non confrontabili con gli attuali”.
«Da un punto di vista prettamente climatologico, se e vero che il bimestre ottobre – novembre é in assoluto il più piovoso dell’anno, i quantitativi meteorici precipitati negli ultimi 15 giorni equivalgono in alcune aree del Piemonte meridionale e della Liguria a circa il 50% delle cumulate annue. Se a ciò si aggiunge che l’avvezione di aria calda ed umida che caratterizza il fronte perturbato ha determinato nevicate solo oltre i 1500 metri, ben si comprende il perché della gravità della situazione idrologica ed idrogeologica nel nord ovest italiano”. Lo ha dichiarato poco fa, Massimiliano Fazzini, climatologo, geologo, docente dell’Università di Camerino ed esponente del Gruppo sul Dissesto Idrogeologico in Italia della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). Il territorio maltrattato risente ancora di più degli effetti dei cambiamenti climatici.“Abbiamo maltrattato il territorio, modificando le morfologie dei luoghi, consumando suolo e impermeabilizzando grandi superfici, costruendo nelle aree destinate al transito delle acque. Gli eventi di cronaca che registriamo in queste ore sono la naturale conseguenza del nostro agire. Se non abbiamo il coraggio di cambiare la politica applicando il principio della sostenibilità economica – ha affermato oggi, Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – sociale e ambientale dello sviluppo, saremo condannati a rincorrere le emergenze e magari avviare ricostruzioni negli stessi luoghi. Non dobbiamo meravigliarci troppo degli eventi che stiamo registrando in questi giorni dobbiamo meravigliarci della frequenza con cui oggi accadano questi eventi. Dobbiamo rendici conto che non possiamo più parlare di eventi eccezionali se questi si ripetono ogni anno all’inizio dell’autunno”. (by Giuseppe Ragosta)

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Greenpeace: “Ci aspettiamo che il nuovo report IPCC dimostri la necessità di azioni urgenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

«Alluvioni, siccità, tifoni, ondate di calore sono sempre più frequenti e forti in tutto il mondo, e sono solo alcune delle conseguenze del clima che cambia», dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna energia e clima di Greenpeace Italia all’apertura, in Corea del Sud, della riunione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il braccio scientifico dell’Onu che si occupa in particolare di cambiamenti climatici.Il meeting, a cui Greenpeace partecipa in qualità di osservatore ufficiale con scienziati e delegazioni dei vari governi porterà, l’8 ottobre, alla pubblicazione di un rapporto che mostrerà ai decisori politici le possibili strade da percorrere per raggiungere l’obiettivo climatico, siglato alla COP21 di Parigi nel 2015, di mantenere l’aumento di temperatura entro 1.5 °C.«Crediamo che il report che verrà pubblicato la prossima settimana dall’IPCC – aggiunge Iacoboni – sarà un monito a tutta la classe politica: non abbiamo davvero più tempo da perdere. Possiamo limitare gli impatti dei cambiamenti climatici ma dobbiamo agire subito, abbandonare una volta per tutte petrolio, carbone, gas e nucleare e accelerare la rivoluzione energetica verso un mondo 100 per cento rinnovabile».Il report IPCC delineerà le varie possibili strade che ci troviamo davanti, poi starà alla politica decidere quale percorrere.«In questo momento così importante serve più ambizione da parte della politica, delle aziende e degli stessi cittadini, che vivono più di tutti sulla propria pelle gli impatti dei cambiamenti climatici. Con il report dell’IPCC avremo uno strumento chiaro e aggiornato su quelli che sono gli scenari per il presente e per il futuro. Ci aspettiamo che i leader mondiali che si riuniranno a dicembre in Polonia per la COP24 si schierino al fianco dei cittadini e non della grande lobby fossile», conclude Iacoboni.Alla prossima COP24, che si terrà in Polonia dal 2 al 14 dicembre, tutti i Paesi saranno chiamati ad aumentare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e di produzione da fonti rinnovabili. Il report dell’IPCC dovrebbe essere lo strumento scientifico che guiderà le prossime decisioni e azioni politiche.

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Alluvioni in Kenya

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Piogge battenti e improvvise inondazioni nel nord del Kenya hanno distrutto le abitazioni e costretto migliaia di persone a sfollare, mentre decine di migliaia sono esposte al rischio di contagio delle infezioni trasmesse dall’acqua, come il colera, in un’area che comprende anche Dadaab, uno dei campi profughi più grandi al mondo.Nella contea di Madera, 750 abitazioni sono state spazzate via dall’acqua e 4.500 persone sono sfollate, e molte comunità nella contea di Turkana si ritrovano isolate senza soccorsi e aiuti a causa della distruzione di un ponte. Nel campo di Dadaab, dove vivono quasi 250.000 rifugiati, principalmente somali, la metà dei quali sono bambini, e dove si registrano ancora nuovi arrivi dal confine, si stanno facendo le stime dei ricoveri distrutti e molti rifugiati si sono raccolti nelle scuole per sfuggire al continuo aumento dell’acqua alta. “Le latrine a fossa che si trovano nel campo sono strabordate diffondendo il rischio di contagio del colera, perché i bambini giocano nell’acqua infetta senza sapere che potrebbe essere fatale. Le alluvioni stanno portando via tutto, abitazioni e bestiame, e le famiglie sono senza rifugio e cibo,” ha dichiarato Caleb Odhiambo, Area Manager di Save the Children’s a Dadaab.
Queste alluvioni giungono dopo un lungo periodo di siccità assoluta nel Corno d’Africa che ha decimato il bestiame e le fonti di sostentamento, lasciando 3,4 milioni di persone in Kenya, un paese che ospita 309.000 sfollati e 489.000 rifugiati, alle prese con una grave insicurezza alimentare. “I rifugiati a Dadaab si sentono condannati al peggio, perché la siccità toglie loro il cibo e queste piogge battenti e improvvise producono il disastro. Piegate dalla siccità, le comunità nel nord del Kenya hanno pregato invocando l’acqua, ma i cambiamenti climatici, la desertificazione e la deforestazione hanno eroso il terreno in vaste aree, impedendo a qualunque cosa di crescere. In assenza degli alberi che assicurerebbero l’umidità del terreno, le piogge battenti possono essere disastrose al pari della siccità, perché l’acqua invece di essere assorbita dal terreno porta via la terra e tutto quello che c’è.” “Siamo preoccupati anche per l’impatto negativo sull’educazione, perché in questi casi di grave emergenza le scuole sono l’unico rifugio possibile per le famiglie e le lezioni vengono sospese per lunghi periodi, mentre bisogna garantire la continuità dell’insegnamento per i bambini.”
Le Organizzazioni umanitarie presenti nel campo stanno anche faticando a far fronte alla riduzione dei fondi, che ha costretto a metà dello scorso anno Save the Children a limitare i suoi interventi, e l’agenzia ONU World Food Program a tagliare del 30% la distribuzione delle razioni di cibo.

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Siccità e alluvioni. Le terre dell’Etiopia da cui migrare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2016

etiopiaSi stima che oltre 60 milioni di persone nel mondo – di cui circa 40 milioni solo nell’Africa orientale e meridionale – versino in condizioni di insicurezza alimentare causata dagli effetti del fenomeno climatico El Niño. Di questa grave situazione di instabilità l’Etiopia è uno degli esempi più evidenti. La carenza di piogge ha raggiunto proporzioni tanto vaste da causare la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Ha messo in ginocchio 10 milioni di abitanti. A peggiorare una situazione già critica, un ulteriore mutamento del clima, che si è abbattuto sul Paese con piogge devastanti. Le alluvioni iniziate in marzo e gli allagamenti associati hanno spinto 237.000 persone a lasciare le loro case. Sono soprattutto giovani. Queste migrazioni forzate creano problemi di accoglienza nelle città e minacciano il successo dei programmi nelle zone colpite. Il caldo torrido di El Niño prima e le pioggie torrenziali poi hanno inoltre causato la morte di migliaia di capi di bestiame (400 mila solo nella zona Nord del Paese) e consegnato all’Etiopia migliaia di ettari di terreno incoltivabile. L’emergenza ha colpito in particolare le regioni dell’Afar, dell’Ogaden, del Tigray orientale, dell’Oromiya (in particolare Centro ed Est), i bassipiani intorno alla Rift Valley e l’Amhara Orientale.Nonostante la forte crescita del PIL, che nell’ultimo decennio ha superato il 10% annuo, l’Etiopia appare dunque come un gigante dai piedi d’argilla, ancora in balia di problemi strutturali come le emergenze alimentari cicliche. Secondo il Governo Etiope sono necessari oltre 1,5 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria del 2016, di questi, almeno 703 milioni occorrono per intervenire rispetto ai bisogni immediati.In risposta all’emergenza e per avviare attività preventive, che consentano di dotare il sistema degli strumenti per reagire prontamente anche a squilibri futuri, sono scese in campo Amref ed ActionAid. L’intervento si concentra nel Nord del Paese, nell’area di Amhara, North Shewa Zone.
etiopia1In questi luoghi, Amref Health Africa si concentrerà sulla creazione di tutte le infrastrutture idriche funzionali alla gestione dell’acquae si dedicherà anche alla formazione delle comunità sulla gestione e manutenzione degli impianti, nonché sulla prevenzione delle malattie legate all’acqua. “Il progetto che abbiamo inaugurato- spiega Roberta Rughetti, Resposabile Programmi Africa di Amref- è ambizioso. In un periodo di 10 mesi si propone di migliorare le condizioni di vita dei migranti potenziali, fornendo loro i servizi igienico-sanitari essenziali. Le attività sul campo contribuiranno inoltre ad arricchire le conoscenze in merito al fenomeno migratorio nelle aree di intervento”.”L’Etiopia è una priorità nel quadro degli interventi della cooperazione italiana, perché questa terra ha la possibilità di coltivare e far crescere le capacità del suo popolo. L’empowerment delle popolazioni locali e il potenziamento delle loro abilità genera uno sviluppo sostenibile. – ha sottolineato Letizia Ginevra, Direttrice dell’Ufficio della Cooperazione Italiana allo Sviluppo di Addis Abeba – Lo sviluppo delle comunità locali è la risposta alla migrazione. Riuscire a mitigare gli effetti di siccità e carestia prima e delle alluvioni incontrollate attraverso un intervento di food protection e gestione delle risorse idriche permetterà di affrontare le conseguenze dell’emergenza”.Parallelamente al lavoro di Amref, ActionAid si occuperà del supporto alle attività agricole e generatrici di reddito intorno all’acqua e indirizzate alla tutela ambientale. “Porteremo avanti una serie di interventi a sostegno del ripopolamento del bestiame e punteremo a rafforzare le conoscenze delle comunità in merito alle tecniche di coltivazione più efficaci”, ha riferito Alberto Petralia, coordinatore del progetto di Action Aid. (foto:etiopia)

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Iscrizioni al volontariato civile

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Protezione Civile - Servizio Sicilia Orientale

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Trapani. L’Associazione Onlus G.I.V.A. Gruppo Internazionale Volontariato Arcobaleno – Comitato Provinciale di Trapani- comunica che sono aperte le iscrizioni all’associazione di volontariato e di Protezione Civile per l’anno 2012. Il sodalizio ha come obiettivo di concorrere e
sensibilizzare l’opinione pubblica ai temi e le problematiche legate alla prevenzione e gestione delle emergenze (terremoto, maremoto, incendi boschivi, emergenze sanitarie, ecc…) del miglioramento della preparazione tecnica mediante svolgimento delle pratiche di addestramentoe formazione dei volontari al fine di consuguire una maggiore efficienza dell’attività svolta
dall’organizzazione, attività di divulgazione e diformazione dei cittadini, anche mediante esercitazioni periodiche volte a favorire la diffusione della cultura di protezione civile nonchè l’adozione dei comportamenti individuali e collettivi utili a ridurre i rischi derivanti da eventi calamitosi e ad attuarne le conseguenze. http://www.associazionegiva.eu

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Aiuti per le vittime delle alluvioni in Pakistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2010

Ginevra  Angelina Jolie, Ambasciatrice di buona volontà dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato oggi un appello ai donatori affinchè sostengano maggiormente gli sforzi umanitari per portare aiuto a milioni di persone le cui vite sono state devastate dalle inondazioni che hanno colpito gran parte del Pakistan. In un video-messaggio l’attrice ha evidenziato la vastità del disastro. “Un quinto del Pakistan è sommerso dalle acque, migliaia di persone sono morte a causa delle prime inondazioni, e ora 20 milioni di persone sono minacciati dalla diffusione di malattie. Non si tratta solo di una crisi umanitaria, siamo di fronte ad una vera e propria catastrofe economica e sociale. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è presente sul campo. Maggiore è il sostegno che riusciremo a dar loro, più alta sarà la quantità di tende, cibo, acqua potabile e medicine che le vittime delle alluvioni riceveranno,” ha dichiarato la Jolie. I team dell’UNHCR in Pakistan hanno distribuito alloggi di emergenza ed altri aiuti umanitari a centinaia di migliaia di persone colpite dalla catastrofe naturale. Ma sono quasi 20 milioni le persone colpite e le loro necessità superano la capacità di fornire assistenza delle organizzazioni internazionali. La scorsa settimana l’UNHCR ha aggiornato il proprio appello globale per le operazioni in Pakistan aumentando la cifra necessaria da 41 a 120 milioni di dollari. Da quando nel 2001 è diventata Ambasciatrice di buona volontà dell’UNHCR, Angelina Jolie ha già visitato il Pakistan tre volte. All’inizio dell’attuale crisi la Jolie ha donato 100.000 dollari all’Agenzia per il suo lavoro in Pakistan. In Italia l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato una campagna di raccolta fondi appellandosi alla generosità e sensibilità di privati cittadini, aziende e fondazioni.

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Pakistan colpito dalle alluvioni

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

Il Direttore generale dell’UNICEF, Anthony Lake, è arrivato oggi in Pakistan per una missione nelle zone colpite dalle alluvioni e vedere le operazioni che l’UNICEF sta portando avanti per aiutare milioni di persone colpite dalle inondazioni, soprattutto i più vulnerabili, i bambini e le donne.  Oggi Lake si recherà nel distretto di Charsadda, uno dei più colpiti nella provincia di Khyber Pukhtoonkhaw. Qui visiterà le scuole utilizzate come rifugi da migliaia di famiglie in cui l’UNICEF sta fornendo acqua potabile e kit igienico-sanitari. Domani il Direttore dell’UNICEF, insieme al Direttore generale del World Food Programme Josette Sheeran, visiterà la zona colpita di Multan Division (nella provincia del Punjab).Sempre domani (alle ore 17:00), presso l’Hotel Serena di Islamabad si terrà una conferenza stampa con i Direttori Lake e Sheeran, affiancati dal Direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova; nell’incontro con la stampa si farà il punto sull’operazione umanitaria che le Nazioni Unite sta portando avanti in Pakistan per salvare vite umane e aiutare le comunità colpite dalle inondazioni.  L’UNICEF fornisce ogni giorno acqua potabile a circa 2 milioni di persone. Attraverso forniture mediche e servizi igienico-sanitari, l’UNICEF sta lavorando per evitare focolai di malattie trasmesse dall’acqua. Sta inoltre fornendo alimenti ad alto contenuto energetico per migliaia di bambini affetti da malnutrizione.   L’UNICEF stima necessari per i primi tre mesi di interventi d’emergenza 141 milioni di dollari (aumentato rispetto all’appello di 47,3 milioni lanciato alcuni giorni fa), da utilizzare nei settori sanitario e nutrizionale, idrico e igienico, della protezione dell’infanzia e dell’istruzione.   Si possono effettuare donazioni all’UNICEF: tramite:
•    c/c postale 745.000, causale: “Emergenza Pakistan”;
•    carta di credito online su http://www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000;
•    cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051”Emergenza Pakistan”;
•    i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web http://www.unicef.it).

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Alluvioni in Pakistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 agosto 2010

Nell’ora del «più grande disastro naturale» della storia del paese, ha dichiarato il presule, «è nostro dovere di cristiani rimanere fianco a fianco con i nostri fratelli musulmani e indù per fronteggiare la calamità comune con coraggio e determinazione». Le parole di monsignor Saldanha suggellano l’impegno della Chiesa e della rete Caritas a favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni. Ai danni umani (migliaia di morti, milioni di sfollati, 20 milioni di persone colpite) e infrastrutturali (edifici pubblici e privati distrutti, vie di comunicazione interrotte) si aggiungono i guasti arrecati all’agricoltura del paese: nel solo Punjab almeno 1,7 milioni di ettari di campi coltivati sono stati danneggiati o distrutti, molti dei quali coltivati a riso, base dell’alimentazione nazionale. Governo e agenzie umanitarie stanno producendo intensi sforzi per fare fronte ai bisogni, ma intanto – come confermato da tutti gli operatori umanitari, compresa Caritas Pakistan – moltissime comunità non sono state ancora raggiunte, in particolare nelle regioni del Sindh e del Punjab, e altre sono raggiungibili con difficoltà. Tra coloro che soffrono maggiormente ci sono le madri in fase di allattamento e i bambini al di sotto dei 5 anni di età. Rimangono molto forti anche le necessità di ricoveri provvisori e di attrezzature per l’approvvigionamento di acqua pulita, unico baluardo contro il rischio del diffondersi di epidemie. Intanto, le agenzie umanitarie e la rete Caritas segnalano altri effetti preoccupanti delle alluvioni. Il disastro ha infatti causato anche una fiammata dei prezzi di tutti i beni di prima necessità. Inoltre, il movimento di migliaia di sfollati sta causando una fortissima pressione logistica e sociale su città e territori che non sono stati direttamente toccati dalle inondazioni.  Caritas Pakistan, con il supporto delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, sta proseguendo il suo intenso lavoro di assistenza alle vittime delle alluvioni in cinque diocesi colpite (Multan, Quetta, Faisalabad, Rawalpindi-Islamabad e Hyderabad). Funziona ormai a pieno regime il programma di emergenza, messo a punto per i primi tre mesi, che vede impegnati sul territorio centinaia di operatori e volontari e che raggiungerà almeno 250 mila persone, cristiane e musulmane. Il programma prevede la fornitura di cibo e tende, interventi di prima assistenza sanitaria e medica, la riparazione dei sistemi di approvvigionamento di acqua, la ricostruzione di alcune infrastrutture. Seguirà, nei mesi successivi, un più robusto e articolato piano di interventi di ricostruzione e assistenza di vittime e sfollati, cui parteciperà anche Caritas Italiana.

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Pakistan: vittime delle alluvioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

Negli ultimi giorni la piaga delle alluvioni si è estesa in nuove aree del Pakistan meridionale, rendendo indispensabile la costruzione di nuovi campi di riparo nella provincia di Sindh. Lo staff dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presente sul campo riferisce che circa 700mila sfollati sono alloggiati in 1.800 insediamenti, molti dei quali si trovano in scuole, università o nei pochi campi edificati dal governo. L’UNHCR sta distribuendo tende e altri aiuti e sta dando il suo supporto tecnico alle autorità locali sulla gestione dei campi e le questioni legate al coordinamento degli stessi. Nel distretto di Thatta, nella provincia di  Sindh, dove dozzine di città e villaggi sono stati inondati, altre 150mila persone sono fuggite nel weekend da Kukkar. Un nuovo allarme è scattato per Shahdadkot, dove le acque alluvionali stanno provocando delle brecce negli argini dei canali Tori e Begari minacciando di sommergere alcune parti della città che conta una popolazione di 400mila abitanti. Circa l’80% dell’area intorno a Jacobabad, nel Sindh, giace sotto 90-150 cm di acqua. Attualmente le acque alluvionali si stanno spostando ad ovest verso il confinante Beluchistan. La maggior parte della popolazione di Jacobabad ha già lasciato la città, ma ci sono ancora tra le 10 e le 15mila persone che vogliono restare per proteggere le loro proprietà. Le autorità stimano che nella provincia ci siano attualmente circa 3 milioni e 600mila senzatetto e tale numero sembra destinato a crescere con il procedere verso sud delle acque alluvionali. In Balochistan la popolazione sta cercando riparo sui tetti delle case di Gandhaka nel distretto di Jaffarabad, dopo che diverse ondate di marea alluvionale hanno colpito la zona. Sembra che nei giorni scorsi altre 33mila persone si siano spostate in quest’area dal Sindh, aggiungendosi così al milione di sfollati già presenti e alle vittime delle alluvioni nella provincia. Finora l’UNHCR ha inviato aiuti nei tre distretti più colpiti di Sibi, Jaffarabad e Nasirabad ed ulteriori aiuti hanno raggiunto la provincia nei giorni scorsi, con l’arrivo di altre 720 tende.

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Alluvioni in Pakistan: gli interventi della Caritas

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2010

Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria  d’uomo nel paese. I morti sono più di 2.000, le persone colpite circa 20 milioni. Danni incalcolabili alle abitazioni e ai raccolti, vie di comunicazione interrotte e rischi di epidemie per la mancanza di acqua potabile e le difficili condizioni igienico-sanitarie. Secondo le Nazioni Unite, 3,5 milioni di bambini rischiano di contrarre malattie mortali. La Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato già dall’inizio di agosto un milione di euro e invitato le comunità ecclesiali alla preghiera e al sostegno delle iniziative di solidarietà promosse dalla Caritas Italiana.  Caritas Pakistan, con il sostegno delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, si sta concentrando su 4.795 famiglie in cinque diocesi colpite (Multan, Quetta, Faisalabad,  Rawalpindi/Islamabad e Hyderabad), alle quali distribuisce tende, cibo, articoli non alimentari di prima necessità e garantisce assistenza sanitaria e medica.  Questi primi interventi rientrano nel più ampio programma di emergenza alluvioni, che  verrà realizzato nell’arco di tre mesi, per il quale sono necessari fondi pari a 4 milioni di euro. A beneficiarne saranno complessivamente 250.000 persone.  Interventi analoghi seppur di minore entità sono in corso in India e Cina, altri due Paesi  asiatici colpiti in questi giorni dalle alluvioni.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio

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Alluvioni in Asia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Pakistan Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria d’uomo nel paese. Secondo le valutazioni del governo pakistano i morti sono 1.600 e le persone colpite 14 milioni. La furia delle acque ha distrutto case, ponti, scuole, infrastrutture sanitarie e idriche. Solo nella regione di Sindh, nel sud del paese, il fiume Indo ha inondato 700 villaggi, 120.000 ettari di terra coltivata, e danneggiato 91 ponti.  Il programma di emergenza, che verrà realizzato nei prossimi tre mesi, prevede la fornitura di cibo e tende, prima assistenza sanitaria e medica, riparazione dei sistemi di approvvigionamento di acqua, ricostruzione delle infrastrutture come ponti, strade, scuole.
India Nella regione di Ladakh, Kashmir indiano, le autorità parlano di 166 morti e centinaia di dispersi. Acqua e fango hanno sommerso e distrutto le vie di comunicazione. L’esercito indiano, impegnato nei soccorsi, fatica a portare in salvo le persone. Anche la circolazione delle informazioni è problematica e frammentaria.
Cina In Cina le vittime accertate finora sono 700 mentre i dispersi 1.042. I soccorritori continuano a cercare sopravvissuti sotto la frana di rocce, terra e fango che ha sommerso tre villaggi nella contea di Zhouqu (Gansu). Si è trattato di una vera e propria colata di fango che ha coperto una zona di 5 km di lunghezza e 500 metri di larghezza, uccidendo uomini e animali, e distruggendo abitazioni.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite
C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
•    UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119
•    Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
•    Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
•    CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Alluvioni in Asia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

Dal Pakistan all’India e alla Cina le alluvioni hanno provocato ingenti danni e vittime per via di frane e smottamenti e crolli di palazzi. Nella regione di Zhouqu, nella provincia di Gansu, nord-ovest della Cina gli sfollati sono non meno di 45.000 con 159 morti e duemila dispersi. In India nel Kashmir si contano 150 morti e 500 dispersi. Numerose risultano le abitazioni sepolte dal fango nel villaggio di Choglamsar nei pressi di Leh. Anche i turisti indiani e stranieri presenti nella zona sono in difficoltà. Secondo l’unità di crisi della Farnesina risultano presenti nell’area devastata dai monsoni un 300 italiani e per un centinaio di essi non si hanno al momento notizie.

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Pakistan: aumentano le vittime

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2010

La difficoltà più grande – sottolineano gli operatori di Caritas Pakistan – è  raggiungere molti villaggi rimasti isolati. Poiché le strade sono completamente allagate, spesso occorre spostarsi a piedi, con linee elettriche e telefoniche fuori uso. E purtroppo si prevedono ulteriori piogge.  In molte zone, come Shangla e Khyber Pakhtunkhwa, l’acqua potabile è  sempre più scarsa e c’è il rischio di colera e malattie intestinali.  Caritas Pakistan, attiva sin dalle prime ore del disastro, ha già fornito tende, coperte, kit igienici nelle aree del Balochistan, del Punjab e del Khyber Pakhtunkhwa. 1500 famiglie a Peshawar hanno ricevuto acqua, cibo, utensili da cucina e kit igienico-sanitari. Sono stati distribuiti kit igienici e per la depurazione dell’acqua anche a 1350 famiglie a Karkhan e Kohlu. Si prevede anche di avviare progetti di cash-for-work che permettono a quanti hanno subito la distruzione di allevamenti e raccolti di ottenere compensi per la  partecipazione diretta alla ripresa delle attività di ricostruzione.  Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Pakistan.  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:  UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119  Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384  Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113  CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Pakistan UNICEF aiuti salvavita

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Ginevra/Islamabad, L’UNICEF sta inviando aiuti salva-vita a milioni di persone colpite dalle gravi inondazioni che hanno devastato molte provincie del Pakistan, soprattutto al nord. Si tratta della peggiore alluvione nel paese negli ultimi 80 anni. Secondo le ultime stime disponibili sono 3,2 milioni le persone colpite, e tra loro 1,4 milioni sono bambini.  L’alluvione ha causato vaste distruzioni dei raccolti e delle infrastrutture del paese, con strade sommerse e ponti spazzati via. Le linee elettriche sono fuori uso, i danni a ospedali, scuole e impianti fognari consistenti. In una delle provincie coinvolte l’80% dei pozzi di acqua potabile sono stati distrutti. Molte famiglie sono accampate in scuole e altri edifici situati nelle zone più alte.
L’UNICEF ha già inviato in loco kit per igienico-sanitari, autocisterne con acqua potabile, biscotti ad alto valore energetico. Sono stati già rimessi in funzione 73 pozzi che consentiranno a 800.000 persone di ricevere acqua potabile. Sul fronte medico l’UNICEF ha sostenuto la messa in funzione di 24 ospedali da campo per offrire cure mediche a circa un milione di persone.
L’UNICEF si appella all’opinione pubblica internazionale per raccogliere subito i 10,3 milioni di dollari stimati necessari per far fronte ai bisogni immediati delle popolazioni colpite.
Per contribuire: ccp 745.000; n. verde 800-745.000; http://www.unicef.it;  cc bancario Banca Etica IT 55 O 05018 03200 000000 505010.

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