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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘almirante’

Almirante: Biografia di un fascista

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

Figlio di attori di teatro, giornalista apprezzato durante il Ventennio, fascista convinto e mai pentito, funzionario della Repubblica di Salò, Giorgio Almirante fu per vent’anni segretario nazionale del Movimento sociale italiano e per quaranta parlamentare di spicco della “Prima repubblica”. Questo libro vuole essere il tentativo di restituire alla storia e alla cronaca la vicenda di un uomo che ha attraversato i momenti più significativi del Novecento – prima da vincitore poi da vinto, ma sempre protagonista –, rappresentata in tutta la sua complessità grazie a un’analisi e a un racconto esaurienti, approfonditi e documentati.Ne esce un lavoro completo e meticoloso, che ne ricostruisce passo a passo la vita, le scelte e le idee, soffermandosi senza sconti sui punti più controversi, quali il contributo dato alla campagna razzista del 1938 o l’oscillazione fra la «politica del doppiopetto» e il sostegno offerto agli estremisti responsabili delle stragi nere. Aldo Grandi (Livorno, 1961) vive e lavora a Lucca. Giornalista professionista, ha collaborato con «La Nazione» e il «Corriere della Sera». Attualmente è direttore responsabile e editore di quattro testate on line. È autore di diversi saggi, tra i quali La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio (2003), Insurrezione armata (2005), L’ultimo brigatista (2007), Il Gerarca con il sorriso (2010). Nel 2021 con Diarkos ha ripubblicato Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista.

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Libro: “Il gesto di Almirante e Berlinguer”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

È stato presentato oggi pomeriggio ad Atreju il libro di Antonio Padellaro “Il gesto di Almirante e Berlinguer”. All’incontro hanno partecipato lo storico portavoce di Giorgio Almirante, Massimo Magliaro, la figlia di Enrico, Bianca Berlinguer, il vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa e Walter Veltroni.Il dibattito è stato introdotto dal deputato di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli e moderato dal giornalista, Luca Telese.“Almirante e Berlinguer – ha affermato La Russa – erano due politici che avevano molti punti di contatto, ma sono state due personalità che hanno saputo rispettarsi sostituendo all’odio il rispetto. La proposta lanciata da Padellaro alla fine del suo libro, quella di intitolare una piazza ad Almirante e Berlinguer, ne è la più tangibile testimonianza”. Secondo Walter Veltroni “Almirante e Berlinguer hanno saputo trasformare il concetto di nemico in quello di avversario. Sento il dovere morale di combattere l’odio poiché sento questa malapianta risorgere. Almirante e Berlinguer sono state due persone fiere che hanno saputo dialogare per limitare i danni del terrorismo negli anni ’70 e hanno saputo insegnare cosa significhi il rispetto dell’altro da sé”.

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Lo “zero” in democrazia di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

E dire che mi era simpatico quel disinvolto e intraprendente patron dei media e ancor prima “palazzinaro” milanese che era riuscito ad entrare a pieno titolo tra coloro che hanno avuto i mezzi e l’occasione di mettere la politica al proprio servizio e a convincere gli italiani che tale scelta coincidesse con l’interesse generale del paese. In seguito ha fatto di più e meglio puntando alla conquista del parlamento e di palazzo Chigi. E ci è riuscito, ovviamente, a più riprese sfruttando le debolezze dei suo compagni di viaggio: i leghisti e la destra di Fini. Quest’ultima da tempo, e già da quando era guidata da Almirante, cercava di “sdoganare” la sua “forza politica” dal pregiudizio comunista d’essere l’erede del fascismo. Ma in presenza di qualche difficoltà nel reggere la sua posizione ai vertici del potere politico, finanziario e industriale non si è fatto scrupolo di far varare decine di leggi in suo favore e a quello delle sue aziende e ad aprire la “campagna acquisti” per reclutare parlamentari disponibili a cambiare casacca per passare dalla sua parte.
Oggi ha superato se stesso. Dopo che il suo partito è passato dagli undici milioni di consensi ad appena cinque, in una manciata di anni, e aver distrutto l’oppositore storico inviando nel Pd il virus renziano è rimasto il mattatore della scena politica nazionale. Già pensa come fare per raccogliere i resti del PD come portatore d’acqua al suo mulino dopo averlo fatto con i leghisti. Su questa base ha preteso che gli altri lo considerino il salvatore della democrazia tacciando i pentastellati da avventurieri. Un altro suo pregiato pezzo d’antiquariato è stata la legge elettorale, da lui fortemente imposta, dove sono spariti i candidati e sono apparsi i simboli e gli elettori hanno votato a scatola chiusa per consentirgli d’ avere un “parlamento blindato” ovvero di fedelissimi. A questo punto dove sono finiti i valori liberali che lui dovrebbe sostenere senza riserve, come il rispetto delle leggi e i diritti umani? (Riccardo Alfonso)

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