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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘alternativa’

Alternativa al carcere: strategie possibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Parma giovedì 25 ottobre, alle 17, a Palazzo del Governatore, il secondo appuntamento dedicato alla condizione carceraria in Italia e alle sue possibili alternative, da sempre uno degli ambiti di impegno di don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera. Valentina Calderone, Direttrice dell’Associazione “A buon diritto”, dialogherà con Luisa Molinari, docente di Psicologia dell’educazione al Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC dell’Università di Parma, alla presenza anche della sociologa Vincenza Pellegrino, Delegata del Rettore per i rapporti tra Ateneo e carcere.
L’incontro si propone come un’occasione per discutere sulla riforma dell’ordinamento penitenziario e sulle misure alternative al carcere, intese come strumento di riduzione delle recidive, sollecitando una riflessione sull’educazione in carcere e sulla possibilità data ai detenuti di curare le loro relazioni affettive con i familiari e in particolare con i figli. Si tratta di temi di stretta attualità (recentissimo il caso della donna che nel carcere romano di Rebibbia ha ucciso i due figli piccoli gettandoli dalle scale) e che la ricerca scientifica ha già individuato come centrali, ma che sono ancora profondamente ostacolati dal sentire e dal senso comune. L’incontro si propone dunque come un momento di promozione di una cultura di “rieducazione del condannato” come prevista dall’articolo 27 della Costituzione, che ha come base il rispetto della dignità umana del detenuto.Valentina Calderone si occupa principalmente di temi legati alla privazione della libertà e alle migrazioni. Ha scritto, con Luigi Manconi, Quando hanno aperto la cella. Storie di corpi offesi. Da Pinelli a Uva, da Aldrovandi al processo per Stefano Cucchi, ed è tra i curatori del Primo Rapporto sullo stato dei diritti in Italia (Ediesse 2014). Recentemente ha scritto con Manconi, Anastasia e Resta Abolire il carcere, con presentazione di Gustavo Zagrebelski. Collabora a titolo volontario con l’associazione Antigone, entrando in varie carceri italiane a svolgere l’attività di monitoraggio che contribuisce all’Osservatorio sulle condizioni detentive.L’incontro Le alternative al carcere: una strategia possibile prosegue il ciclo di iniziative del progetto “Parma per don Luigi Ciotti” (link), realizzato con il contributo del Comune di Parma e il coinvolgimento di numerose altre realtà cittadine, nell’ottica di una coralità che vuol dare l’idea in primis proprio dell’omaggio di un intero territorio. In calendario, prima del conferimento della laurea ad honorem del 23 novembre, ci sono altri due appuntamenti, su temi forti, legati all’attività di don Ciotti.

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

pifferaio-magico.medium_300… perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta ha sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente. Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi novanta anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita?
Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo. Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di mondo ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Anziani: alternativa possibile

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

federanzianiIn alcuni miei libri ho parlato a lungo della questione degli anziani sotto i due più importanti aspetti: la previdenza e l’assistenza. Ho, innanzitutto, posto l’accento sull’evoluzione dell’età che ha fatto registrare un importante cambiamento nella sua condizione. Non molti anni fa, infatti, si entrava nell’età adulta più tardi di oggi così come si consideravano “vecchi” i sessantenni. Si vuole quindi valutare più ampliato lo spettro della vita attiva-lavorativa dai 16 ai 60 di allora ai 15 – 77 di oggi. In pratica siamo passati dai 44 anni agli attuali 62. Ma non finisce qui. Tutto l’arco della nostra esistenza si avvale di due fondamentali variabili dettate una dai passaggi formativi-professionali (scuola, master, specializzazioni, ecc.) e l’altra dallo stato di salute che potrebbe permettere ad esempio ad un ottantenne, e anche oltre, d’avere una “mente attiva” ma in un corpo fragile. Questo allungamento della speranza di vita congiunto ad una migliore qualità dell’esistenza si scontra inevitabilmente con altri due aspetti, cioè quello dell’evoluzione tecnologica e scientifica che, tra l’altro, riduce l’impiego di manodopera nelle imprese e l’aumento esponenziale della popolazione mondiale che oggi ha superato i 7 miliardi di persone. E dentro tali componenti ruota l’inevitabile disparità di natalità tra i paesi cosiddetti avanzati e quelli del terzo mondo notoriamente più poveri, o per meglio dire composti da una maggiore e più diffusa povertà. Ciò provoca un flusso migratorio in cerca di regioni più ospitali. Siffatto insieme di cose ci rende consapevoli della necessità di ricercare un modello di società diverso che nel prendere atto dei mutamenti esistenti e della loro evoluzione, in prospettiva, si faccia carico di trovare una risposta adeguata che contemperi sia il contingente sia la possibilità di mettere mano ai necessari correttivi futuri. Ecco perché se ci limitiamo al caso italiano, con una fascia di una popolazione considerata anziana e che va dai sessanta anni in poi e che si può quantificare in oltre 15 milioni di persone ovvero un quarto della popolazione totale, dobbiamo farci carico di iniziative adeguate ed anche prevederne di originali. Consideriamone alcune estratte da un progetto dei Centri studi della Fidest di qualche anno fa:
– trasformare la previdenza in assicurazione e stabilire contributi che permettessero ogni dieci anni di ottenere una rendita pari al 20% della media dei corrispettivi retributivi percepiti;
– eliminare i limiti di età sia per l’accesso al lavoro sia per lasciarlo pur stabilendo opportuni vincoli soprattutto per evitare il lavoro minorile sostitutivo della scuola;
– consentire la mobilità lavorativa per fasce di età considerando che si possono fare dei lavori ad una certa età ma non in altre. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio professionista che, intorno a 35 anni, appende gli scarpini al chiodo, ma non per questo si considera un pensionato. Si cerca, semplicemente un altro lavoro;
– in caso di disoccupazione, diciamo di un cinquantenne, e le difficoltà a trovare un altro impiego, le rendite assicurative nel frattempo accumulate (pensiamo a tre cicli da 10 anni e quindi il 60% della sua media retributiva complessiva) possono evitargli un più cocente disagio economico.
– agli “anziani” verrebbe riservata un’altra opportunità che è quella di vivere in una “comunità mista” chiamata dagli ideatori “cittadella del sapere” dove l’esperienza e la conoscenza degli uni si combina con talune prestazioni assistenziali degli altri. E queste condizioni rese operabili nei paesi del terzo mondo permetterebbero, tra l’altro agli autoctoni di acquisire maggiori conoscenze e conseguenti possibilità lavorative in loco o altrove.
Per quanto riguarda l’assistenza il principio guida deve essere quello della “universalità” ma nella prevenzione: meglio prevenire che curare un male avanzato. E per farlo tutta la filiera assistenziale va rivista. Il risultato ci offre un migliore sistema assistenziale e sensibili economie di gestione. (Riccardo Alfonso)

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Centro destra: costruire alternativa a Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2016

brunetta-nardinDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Più li si guarda, più li si approfondisce i risultati del voto non sono affatto male. Parlo dal punto di vista di chi, come Forza Italia, ritiene indispensabile oggi dare il timone delle città a bravi sindaci e sconfiggere le pessime riforme costituzionali e contestualmente mandare a casa Renzi. Non è affatto vero come sostengono i quotidiani filorenziani che esiste un nuovo bipolarismo, da una parte Renzi dall’altra i 5 Stelle con appiccata la Lega. La lettura conviene a Renzi che vuole assorbire come una spugna i voti moderati, enfatizzando e mettendo in un unico fascio estremista la protesta contro il suo governo. Ma quando mai? I 5 Stelle ottengono un consenso formidabile a Roma per il lascito disastroso dell’esperienza di Marino. In questo senso è un voto locale, aiutato oltretutto dalla frattura in due liste dinanzi a cui si sono trovati gli elettori di centrodestra, non certo per colpa di Forza Italia e di Berlusconi. Dovunque, dove Forza Italia e Lega hanno condiviso la scelta del candidato si sono avuti risultati eccezionali, che hanno premiato con il ballottaggio uomini e donne espressione di unità e di novità, da Milano a Napoli, da Trieste a Pordenone (avviso di sfratto alla governatora Serracchiani), da Grosseto a Bologna. Per non parlare della vittoria al primo turno di Cosenza.
Quando la destra ha preteso di far da sola rifiutando il dialogo, è andata male a tutti. Renzi dove ha chiesto soccorso ai transfughi verdiniani, convinto di catturare voti per i suoi candidati come accaduto esplicitamente a Napoli e a Cosenza non è arrivato neppure al ballottaggio. E’ chiaro infatti che i voti moderati li ha Berlusconi e li ha Forza Italia, ed è fatica sprecata fare il viso dolce cercando di incamerarseli. Hic manebunt optime, con il centrodestra e per il no.
Non siamo sciocchi né sprovveduti. Di certo il futuro vincente è il centrodestra. Il primo compito è vincere i ballottaggi, sconfiggendo dovunque Renzi, come avviso di sfratto a questo governo in vista del referendum. E’ chiaro come il sole che i numeri usciti dalle urne dicono che in nessun caso esiste una maggioranza referendaria potabile per il Fiorentino. Non c’è bisogno di essere geni della matematica per accorgersi che oggi il ‘sì’ non vale più del 30 per cento.
Intanto dunque ballottaggi per far vincere sindaci di centrodestra e non inchinarsi alle blandizie del Pd, che sarebbe contro natura e un danno secco per il futuro. Accogliamo come un segno di grande saggezza le parole di Matteo Salvini che invita a ricostruire non in piazza ma in un cantiere di lavoro l’unità del centrodestra. Da essa non si può prescindere per il bene e la prosperità del Paese. Noi siamo prontissimi, senza alcun pregiudizio e senza recriminazioni per quel che si poteva e non si è fatto. Già nell’autunno scorso ci sono stati incontri fruttuosi nell’elaborazione di idee e programmi comuni sull’economia, con lo shock fiscale della flat tax, l’immigrazione, la sicurezza, l’Europa, una posizione comune sui presunti diritti civili che negano la famiglia tradizionale.
Mettiamoci subito al lavoro, anche oltre i confini del centrodestra a tre gambe, aprendoci alle forze che ad esempio a Milano hanno già appoggiato Parisi e al civismo che a Roma e in molte città ha saputo costituirsi come alternativa a Renzi”.

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Anziani: alternativa possibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2011

Anziani giocano a patruni e sutta

In alcuni miei libri ho parlato a lungo della questione degli anziani sotto i due più importanti aspetti: la previdenza e l’assistenza. Ho, innanzitutto, posto l’accento sull’evoluzione dell’età che ha fatto registrare un importante cambiamento nella sua condizione. Non molti anni fa, infatti, si entrava nell’età adulta più tardi di oggi così come si consideravano “vecchi” i sessantenni. Si vuole quindi valutare più ampliato lo spettro della vita attiva-lavorativa dai 16 ai 60 di allora ai 15 – 77 di oggi. In pratica siamo passati dai 44 anni agli attuali 62. Ma non finisce qui. Tutto l’arco della nostra esistenza si avvale di due fondamentali variabili dettate una dai passaggi formativi-professionali (scuola, master, specializzazioni, ecc.) e l’altra dallo stato di salute che potrebbe permettere ad esempio ad un ottantenne, e anche oltre, d’avere una “mente attiva” ma in un corpo fragile. Questo allungamento della speranza di vita congiunto ad una migliore qualità dell’esistenza si scontra inevitabilmente con altri due aspetti, cioè quello dell’evoluzione tecnologica e scientifica che, tra l’altro, riduce l’impiego di manodopera nelle imprese e l’aumento esponenziale della popolazione mondiale che oggi ha superato i 7 miliardi di persone. E dentro tali componenti ruota l’inevitabile disparità di natalità tra i paesi cosiddetti avanzati e quelli del terzo mondo notoriamente più poveri, o per meglio dire composti da una maggiore e più diffusa povertà. Ciò provoca un flusso migratorio in cerca di regioni più ospitali. Siffatto insieme di cose ci rende consapevoli della necessità di ricercare un modello di società diverso che nel prendere atto dei mutamenti esistenti e della loro evoluzione, in prospettiva, si faccia carico di trovare una risposta adeguata che contemperi sia il contingente sia la possibilità di mettere mano ai necessari correttivi futuri. Ecco perché se ci limitiamo al caso italiano, con una fascia di una popolazione considerata anziana e che va dai sessanta anni in poi e che si può quantificare in oltre 15 milioni di persone ovvero un quarto della popolazione totale, dobbiamo farci carico di iniziative adeguate ed anche prevederne di originali. Consideriamone alcune estratte da un progetto dei Centri studi della Fidest di qualche anno fa:
1) – trasformare la previdenza in assicurazione e stabilire contributi che permettessero ogni dieci anni di ottenere una rendita pari al 20% della media dei corrispettivi retributivi percepiti;
2) – eliminare i limiti di età sia per l’accesso al lavoro sia per lasciarlo pur stabilendo opportuni vincoli soprattutto per evitare il lavoro minorile sostitutivo della scuola;
3) – consentire la mobilità lavorativa per fasce di età considerando che si possono fare dei lavori ad una certa età ma non in altre. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio professionista che, intorno a 35 anni, appende gli scarpini al chiodo, ma non per questo si considera un pensionato. Si cerca, semplicemente un altro lavoro;
4) – in caso di disoccupazione, diciamo di un cinquantenne, e le difficoltà a trovare un altro impiego, le rendite assicurative nel frattempo accumulate (pensiamo a tre cicli da 10 anni e quindi il 60% della sua media retributiva complessiva) possono evitargli un più cocente disagio economico.
5) – agli “anziani” verrebbe riservata un’altra opportunità che è quella di vivere in una “comunità mista” chiamata dagli ideatori “cittadella del sapere” dove l’esperienza e la conoscenza degli uni si combina con talune prestazioni assistenziali degli altri. E queste condizioni rese operabili nei paesi del terzo mondo permetterebbero, tra l’altro agli autoctoni di acquisire maggiori conoscenze e conseguenti possibilità lavorative in loco o altrove.
Per quanto riguarda l’assistenza il principio guida deve essere quello della “universalità” ma nella prevenzione: meglio prevenire che curare un male avanzato. E per farlo tutta la filiera assistenziale va rivista. Il risultato ci offre un migliore sistema assistenziale e sensibili economie di gestione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Ulteriori informazioni possono essere attinte dai seguenti link:
http://fidestnews.blog.com/archives/6647/
http://fidestnews.blog.com/archives/6645/
http://fidestnews.blog.com/archives/6068/
http://fidestnews.blog.com/archives/4941/
http://fidestnews.blog.com/archives/3060/
http://fidestnews.blog.com/archives/2544/
http://fidestnews.blog.com/archives/2213/
http://fidestnews.blog.com/archives/1851/
http://fidestnews.blog.com/archives/1583/
http://fidestnews.blog.com/archives/1171/
http://fidestnews.blog.com/archives/1055/
http://fidestnews.blog.com/archives/986/
http://fidestnews.blog.com/archives/929/

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Riformisti, progressisti e moderati

Posted by fidest press agency su domenica, 6 novembre 2011

Entrega de viveres en Puerto San Jose

Image by Ministerios Cash Luna via Flickr

Editoriale Fidest. In questi giorni si infittisce il dibattito sull’alternativa possibile all’attuale governo. Un tema che si vuol far passare ad attuale ed invece è vecchio per lo meno di 20 anni per non parlare degli anni quaranta allorché la vittoria della Democrazia Cristiana pose il problema di un ricambio per quanto vi fosse una opposizione, pur forte e capace di affrontare l’alternanza, congelata per motivi di politica estera. Era, infatti, impensabile che i comunisti andassero al potere in un’Italia impegnata sul fronte occidentale da alleanze di segno opposto. Ora siamo davanti ad una visione Kafkiana della vita politica dove il reale si confonde con l’irreale. Cerchiamo, in altre parole, di sfuggire ai segni che provengono dalla nostra quotidianità per fare dissertazioni dal vago sapore accademico simulando scenari suggestivi ma privi di un logico supporto pragmatico. E’ quanto ci è dato d’osservare in queste ore. A mio avviso non si tratta di ripetere pedissequamente, un rituale nel quale si profilano schieramenti che nulla hanno a vedere con la nostra quotidianità: ha forse un senso dire sono di destra, di centro o di sinistra? Ha forse un senso affermare d’essere riformisti o progressisti o moderati? La nostra società si divide, invece, tragicamente tra l’essere e l’avere, tra il benessere e la povertà e i partiti sono solo due come ai tempi della Roma antica tra plebei e patrizi. Tutta la storia politica, sociale, economica e religiosa, che ci ha attraversato da millenni e ci separa dal cavernicolo, ha accentuato questo distinguo e forse solo stemperato da situazioni mediane: una povertà meno povera, una ricchezza meno ricca. Ma il divario resta e può ridursi solo alla cortigianeria, perché i ricchi abbiano dei servitori acquiescenti e i poveri si sentano più vicini alla casa del padrone. Ma se ci caliamo ai fatti di oggi e agli accadimenti italiani ragione vorrebbe che i programmi elettorali indicassero solo due posizioni: quella di chi al diritto alla vita e vi aggiunga l’irrinunciabilità del diritto a vivere dignitosamente per tutti e chi vi si oppone palesemente o lo ammanta con molteplici ambiguità. Il resto sono solo chiacchiere da comari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Crisi economica e ponte sullo stretto

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Alla crisi economica, politica, occupazionale, in corso, alla quale la Sicilia assiste come Oggetto passivo, non si può, – a giudizio degli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu, – porre rimedio con la proposta ossessiva del ponte-imbuto; con la proposta ossessiva del ponte-antisicilia; con la proposta ossessiva del ponte capace di porsi come alternativa (immaginaria) ad ogni reale esigenza di collegamenti fra la Sicilia e l’Europa e fra la Sicilia ed il Mondo; con la proposta ossessiva del Ponte Faraonico, che, nella migliore delle ipotesi, funzionerebbe qualche settimana l’anno esclusivamente per le ferrovie; con la proposta ossessiva del ponte che potrà collegare stabilmente la mafia con la ‘ndrangheta; con la proposta ossessiva del ponte che farà arricchire tutti gli speculatori. Ed infine: con la proposta ossessiva del ponte come panacea di tutti i mali della Sicilia …. Ed i recenti terremoti ancora in corso nel Merssinese semberano darci ragione. Ma la classe politica dominante, – a maggioranza “Pontista”, – forse per non contraddirsi sulla presunta utilità del ponte della vergogna, non ha ancora approntato un piano di emergenza per le popolazioni ed i Comuni più direttamente interessati. Vergogna! (Giuseppe SCIANO’ Segretario Politico FNS)

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Parlamento europeo: scorie nucleari

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

Le esportazioni di scorie nucleari verso paesi non UE dovrebbero essere vietate, a meno che tali scorie non siano esportate per essere riciclate e successivamente reimportate nell’UE. Anche all’interno dell’UE dovrebbero essere consentite solo quando disciplinate da accordi bilaterali. I deputati hanno anche sostenuto norme più severe per la protezione e la formazione dei lavoratori, chiesto maggiori poteri di indagine per le autorità nazionali e l’intensificazione della ricerca di alternative al seppellimento in profondità delle scorie. Una delle questioni più controverse per gli eurodeputati è stata se permettere l’esportazione di rifiuti nucleari verso paesi al di fuori dell’UE. Con il loro voto in Plenaria, alla fine hanno sostenuto la scelta di vietare le esportazioni verso paesi terzi, contrariamente a quanto inizialmente proposto dalla commissione per l’energia. L’emendamento proposto dalla commissione infatti è stato respinto con 311 voti favorevoli, 328 voti contrari e 7 astensioni.
In seduta plenaria, il Parlamento europeo ha sostenuto la proposta del gruppo S&D di consentire l’esportazione delle scorie solo per il riciclaggio e solo a condizione che siano in seguito reimportati nell’UE. I Verdi hanno suggerito di esportare solo all’interno dell’UE e solo piccole quantità di scorie, mentre il gruppo GUE/ALE ha chiesto di vietare le esportazioni, anche all’interno dell’Unione europea.
I lavoratori coinvolti nella gestione delle scorie radioattive, dalla generazione allo smaltimento, devono ricevere un’adeguata protezione e formazione, hanno insistito i deputati, auspicando inoltre il rafforzamento dei poteri di indagine delle autorità competenti. Le autorità nazionali dovrebbero disporre dei poteri per eseguire regolarmente “la valutazione della sicurezza nucleare, le indagini e i controlli” e “ove necessario” adottare provvedimenti esecutivi.
Il Parlamento ha sostenuto l’idea di intensificare la ricerca di alternative al seppellimento delle scorie in profondità, contrariamente alla proposta della Commissione, che indicava lo “smaltimento in strati geologici profondi” quale opzione più sicura per le scorie altamente radioattive.

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La politica dell’alternativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Bisogna andare il più presto possibile a votare per dare all’Italia un governo che si occupi delle cose del Paese, non degli affari del palazzo. Perché, aldilà delle chiacchiere, oggi non è stato fatto nessun passo avanti nell’interesse del Paese: semmai è stata descritta una realtà da Alice nel paese delle meraviglie. E intanto, fuori dal Palazzo, vi erano scontri, manifestazioni, esasperazione. Un’opposizione seria e concreta, oggi, deve parlare meno di Berlusconi e fare invece una proposta alternativa, ed è questa la richiesta che io mi accingo a fare in aula ai colleghi dell’opposizione. Noi cosa proponiamo? Cosa mettiamo al primo posto? Secondo me dobbiamo metterci l’occupazione e il lavoro. Il resto sono chiacchiere. Quando dico “opposizione” mi riferisco a Pd, Idv e Sel. Ogni minuto in più che aspettano per proporre una soluzione unitaria e alternativa, con un programma chiaro e sintetico, una squadra coesa, un’unità senza distinguo e una leadership riconosciutaè un minuto perso. Le riforme proposte da Berlusconi le conosciamo. Vuole una magistratura asservita che controlli e punisca i deboli e sia di manica larga con i potenti. Vuole un’economia in cui pochi stanno troppo bene, in un regime di monopolio, e tutti gli altri sono utilizzati come manodopera usa e getta, creando così un nuovo feudalesimo, un nuovo monopolio e un nuovo Stato centrale. Vuole istituzioni in cui siano pochi a comandare, e in modo feudale. Vuole l’esatto contrario di quel che un Paese democratico e libero deve volere. Ma torno a ripetere: io vorrei parlare meno di cosa vuole Berlusconi. Ormai, con i referendum, i cittadini hanno capito che di lui si può fare a meno. Oggi dobbiamo dimostrare e provare cosa sappiamo fare noi. Sulla legge elettorale io ho le idee ben chiare. Sistema bipolare, non un sistema in cui prima si vota e poi dico con chi vado. Preferenze affidate ai cittadini, ma con una griglia di accesso alle candidature. I condannati non vanno candidati, coloro che rivestono particolari incarichi devono prima dimettersi e poi candidarsi. I magistrati, ad esempio, una volta scelta la via politica, non devono più poter tornar a fare i magistrati. Se sei concessionario dello Stato, prima lasci le concessioni e poi ti candidi. La riforma della legge elettorale deve esserci, perché quella attuale permette di stare in Parlamento a persone che non hanno consenso e non rispondono agli elettori ma si vendono al miglior offerente, come sta dimostrando questa continua giravolta di deputati da una parte e dall’altra. Il voto bipolare con le preferenze dà la possibilità al cittadino di premiare o punire chi intende mandare in Parlamento e chi vuole invece mandare a casa. Ma prima ancora della preferenza deve esserci una griglia di accesso e alcuni sbarramenti per persone che non si devono nemmeno candidare. Se si stabilisce la regola per cui chi è sotto processo non può amministrare la cosa pubblica e chi è condannato non può essere eletto, e quindi candidato, avremo in Parlamento e nelle istituzioni la migliore società. Invece adesso rischiamo di avere la peggiore, perché uno sa che se commette reati e se ne va in Parlamento ha assicurata l’impunità,. Come sta dimostrando in queste ore qualche caso di parlamentare che ha un provvedimento di cattura in corso e qui in Parlamento si stanno accingendo a garantirgli l’impunità. La maggioranza di questo Parlamento farà il possibile e l’impossibile per arrivare alla fine della legislatura, ed è un dato di fatto che ieri ha avuto due voti in più rispetto al 14 dicembre. Quindi io non sto ad aspettare che passi il cadavere del nemico. Sto qui a proporre un’alternativa affinché, quando arriva il momento il cittadino, sappia cos’ha come alternativa. Credo che oggi non si possa più chiedere ai cittadini un voto come plebiscito contro Berlusconi. Lo hanno già fatto con i referendum. Oggi dobbiamo dire noi cosa siamo capaci di fare. Allora caro Luigi Bersani, tu che sei leader del partito di maggioranza relativa nell’opposizione, per favore convoca al più presto i partiti e i leader dei partiti che devono far parte di questa coalizione. Caro Vendola, scendi giù pure tu dall’Olimpo dei sogni e confrontati con gli altri per costruire questa alternativa. E anche tu, caro Di Pietro: mettiamoci tutti insieme per costruire un’alternativa fatta di programmi, dove al primo posto siano occupazione e lavoro, dove ci sia una politica estera di pace che ritiri le truppe dalle guerre impossibili, dove ci sia una politica sociale che guarda alle fasce sociali più deboli. Perché di questo si dovrà occupare il nuovo Governo. (Antonio Di Pietro)

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Opposizione sociale e alternativa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Torino. Il Segretario regionale del PD Gianfranco MORGANDO ha partecipato ieri mattina al presidio organizzato da “Benvenuti in Italia” davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte. “L’esito delle elezioni amministrative e dei referendum ha evidenziato la crisi politica del centrodestra a livello nazionale e regionale. Netto è stato il giudizio negativo dei cittadini nei confronti delle politiche del Governo Berlusconi e della Giunta Cota. C’è, infatti, una responsabilità politica del Presidente Cota non solo rispetto agli scandali nella sanità ma più in generale per l’incapacità di affrontare le problematiche più rilevanti per la nostra Regione. La manifestazione di oggi dimostra che sta nascendo una opposizione sociale al governo regionale. Il PD vuole mantenere un rapporto con i movimenti e le realtà sociali che possono contribuire alla costruzione di questa opposizione. Tuttavia sappiamo che non basta. E’ indispensabile un’alternativa programmatica e di governo che sia in grado di dare risposte concrete alle questioni che interessano e preoccupano realmente i piemontesi. Questo è il compito principale delle forze che intendono costruire l’alternativa politica al centrodestra. A questo lavora il PD, in particolare con l’azione del suo gruppo in Consiglio regionale, richiamando quotidianamente la maggioranza alla responsabilità dei suoi limiti e della sua inadeguatezza. Quando saranno mature le condizioni il PD per primo chiederà a Cota di lasciare il campo libero”

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Referendum: Matteoli e il centrosinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

“Anche oggi il centrosinistra si mostra diviso ed incapace di proporre al Paese un’alternativa al governo di centrodestra. E’ un altro motivo perché il governo debba andare avanti nell’attuazione del programma elettorale ed il Pdl organizzarsi e strutturarsi sul territorio”. Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. “Bersani chiede le dimissioni di Berlusconi – spiega il ministro – e le elezioni, Di Pietro canta vittoria, proponendosi come alternativa a Berlusconi e Casini conferma che in caso di elezioni, che non chiede, il terzo Polo si presenterà da solo al di fuori dalle due coalizioni. Mentre gli ultimi sondaggi resi noti proprio oggi danno il centrodestra ancora vincente. Credo – osserva – che non bisogna sottovalutare il referendum che dà un risultato chiaro, a cui peraltro hanno contribuito dopo l’indicazione di libertà di voto del Pdl anche gli elettori di centrodestra, ma sono dell’avviso che confermando l’intesa con la Lega si possa e si debba rilanciare l’azione del governo per attuare quel programma atteso dalle famiglie, dalle imprese e dai giovani che abbiamo presentato nel 2008. E’ su questo – conclude – che si gioca il futuro e la credibilità del centrodestra”

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Roma costruire l’alternativa

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Roma. “Sì alla proposta lanciata ieri dalle colonne del Corriere della Sera dall’On. Gasbarra. Pertanto fine del correntismo, primarie subito e costruzione di un’alternativa in grado di rimediare al malgoverno delle destre e al degrado morale e politico in cui versa la capitale e la regione Lazio. Urge un autentico cambio di passo e un confronto serio con chi ha rinunciato a partecipare perché deluso da questo modo di intendere la gestione del potere. Il duo Alemanno-Polverini ha saccheggiato il grande patrimonio culturale della nostra terra, riducendo il confronto politico ad una disputa nord-centro o, peggio, ad uno scontro interno tra le diverse anime del Pdl e dintorni. La nostra risposta, di fronte al deserto, è quella di imporre una linea vincente che dia nuova linfa ai nostri territori e che consenta una ripresa di tutte quelle risorse che oggi appaiono soffocate. Ma questo sarà possibile solo se riusciremo come PD a mostrare compattezza e ad essere capaci di parlare lo stesso linguaggio ad un tempo solo”. Lo dichiara in un comunicato il responsabile del Pd di Roma.

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Il cuore batte a sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

Abbiamo già molti dati su cui riflettere. In giornata arriveranno quelli definitivi, quindi faremo una riflessione più fondata. Intanto alcuni flash sulla base dei primi risultati finora in nostro possesso.
1) La destra e Berlusconi subiscono una sconfitta pesante. La Moratti, non solo non vince al primo turno, ma viene distaccata di diversi punti da Pisapia. Berlusconi si è candidato a Milano, proprio per evitare questo. Le sue preferenze si sono dimezzate. Ha perso. Sarà interessante vedere la reazione della Lega.
2) Benissimo Pisapia e De Magistris. Quindi non è vero che la sinistra per vincere deve scegliere candidati centristi. Hanno fatto una campagna elettorale a sinsitra e hanno vinto. Sono stati votati poiché oltre ad una discontinuità hanno lasciato intradevedere, finalmente, una alternativa.
3) Al di là dei sondaggi che ci hanno bombardato in questi mesi e al di là dell’oscuramento mediatico, queste elezioni dimostrano che a sinistra del Pd c’è Sel, ma c’è anche la Fds che ottiene un risultato dignitoso.
4) A sinistra del Partito Democratico (Sel più Fds, ma occorre ragionare anche sull’Idv), esiste una forza superiore al terzo polo. Bisogna trovare le forme dell’unità possibile per fare fruttare questo patrimonio. Sel che ha avuto un buon risultato, ma non ha sfondato, deve accantonare atteggiamenti di autosufficienza e dialogare con le forze alla sua sinistra.
5) Come già avvenuto alle regionali la Fds va meglio dove va in alleanza (Milano), va bene anche dove non è in alleanza col Pd, ma riesce a stare in una coalizione vasta (Napoli). Va male dove va da sola o con forze alla sua sinistra. Il risultato di Torino, nella sua drammaticità, risponde inequivocabilmente a coloro i quali hanno ritenuto di presentare questa coalizione come un esempio da estendere a livello nazionale.
6) Pur essendo numeri piccoli è il caso di guardare anche al consenso raccolto dalle liste a sinistra della Fds (Pcl, Sc, Rete dei Comunisti). Il risultato, a partire da quello di Torino di Sinistra Critica, della Rete dei Comunisti a Napoli e del Pcl un po’ ovunque è privo di consistenza. Anche su questo occorre riflettere, visto che spesso ci è stato detto che occorre guardare, in egual misura, a Sel e alle forze che stanno a sinistra della Fds. (fonte http://www.claudiograssi.org)

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I “Responsabili” di “Noi Sud”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

“Vorrei che fosse chiaro che la posizione di Noi Sud all’interno del gruppo dei Responsabili deriva da un percorso politico, che trova la sua motivazione centrale nella ricercata stabilità governativa, in un momento molto delicato per il nostro paese e in assenza di una vera e propria alternativa di governo” lo dichiara l’on. Americo Porfidia di Noi Sud – Ir. “Per quanto ci riguarda – prosegue Porfidia – non devono esistere questioni preliminari o ultimatum in relazione al nostro sostegno al governo, essendo nostro compito politico quello di garantire una più solida maggioranza parlamentare. Certamente all’interno del gruppo Ir lavoriamo su programmi il più possibile condivisi, e per quanto ci riguarda con un’attenzione particolare alla situazione del Sud, per una sua rinascita economica, sociale e culturale. Questo è l’impegno preminente che chiediamo al Governo e sul quale non accettiamo compromessi. Nessun singolo membro dei responsabili – conclude Porfidia – può parlare a nome dell’intero gruppo. Le decisioni devono essere condivise da tutto il gruppo e comunicate all’esterno dal rappresentante dello stesso.”

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Italia: giustizia alternativa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Firenze. La Camera di Commercio di Firenze ha il piacere di presentare la quarta edizione del “Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia”, che si terrà a Firenze venerdì 25 marzo presso l’Auditorium Cosimo Ridolfi della Banca Cassa di Risparmio di Firenze in via Carlo Magno 7.La ricerca, che ha coinvolto Unioncamere, le Camere di Commercio di Firenze e Milano, la Camera Arbitrale di Milano e l’Isdaci, intende contribuire alla diffusione della mediazione come strumento strategico per il raggiungimento di soluzioni soddisfacenti per le controversie in materia civile e commerciale. La definizione delle liti in ambito stragiudiziale si traduce in una riduzione dei costi per il sistema ordinario della giustizia civile e consente di recuperare una relazione tra le parti che va al di là degli interessi specifici trattati nella procedura di conciliazione. Il Rapporto fotografa l’attività svolta annualmente dai Centri ADR operativi in Italia, nel settore dell’arbitrato, della conciliazione e della negoziazione paritetica: dal 2008 viene presentato successivamente all’apertura dell’anno giudiziario, tanto da attestarsi quale strumento istituzionale di riferimento per gli operatori del settore. Il prestigioso patrocinio concesso dalla Camera dei Deputati, dal Ministero della Giustizia e dalla Regione Lombardia ne consacra definitivamente l’importanza. L’evento di Firenze del 25 marzo prossimo si arricchisce con la presentazione di un approfondimento sulla situazione della giustizia alternativa in Toscana. Esso costituisce un ulteriore appuntamento (dopo le analoghe presentazioni svoltesi alla Camera di Commercio di Milano e alla Camera dei Deputati a Roma), e conferma l’importanza del ruolo del sistema camerale nella gestione di questa importante materia. Nel corso dell’incontro, oltre alla presentazione dello studio, sarà inoltre avviata una riflessione sugli interventi normativi ed organizzativi necessari per lo sviluppo delle ADR e sul valore sociale della mediazione, sia per la collettività sia per le parti coinvolte.

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L’alternativa al petrolio libico

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

“Questa crisi sta colpendo, tra gli altri, anche numerose aziende italiane presenti nell’area nordafricana e sta incidendo sull’approvvigionamento internazionale di importanti materie prime e risorse di cui l’enorme fascia sub sahariana è, di contro, ricca. Il difficile momento dovrebbe indurre il Governo italiano ad inaugurare una politica finalmente proficua di rapporti con i circa 20 esecutivi dell’enorme area a sud del Sahara. L’Italia dipende dalla Libia  per il 10% del suo fabbisogno di gas e per il 20% di quello del petrolio: dovendo sopperire alla improvvisa mancanza di forniture di gas ed ipotizzando restrizioni in quelle del petrolio proveniente da Tripoli, per non intaccare le sue riserve strategiche l’Italia dovrebbe opportunamente scegliere di intensificare le estrazioni in Congo, Gabon, Angola, Nigeria Uganda e Ruanda, Paesi retti da Governi stabili ed in cui l’Eni è già presente con importanti impianti (es. Nigeria)”. Per Cestari, quindi, il Governo italiano dovrebbe individuare, quali alternative alla Libia “la fascia sub sahariana in cui intensificare nell’immediato l’attività estrattiva ed iniziare finalmente a costruire le condizioni diplomatiche perché, nel medio termine, si ampli il ventaglio delle concessioni. Finora l’Italia ha colpevolmente snobbato quei Paesi lasciando campo libero ad altre potenze occidentali ed alla Cina”. Alle tante imprese private che hanno abbandonato Libia, Tunisia e Marocco, Cestari dice: “Chi finora ha operato con il nord Africa può guardare con fiducia e sicurezza anche alla fascia sub sahariana. I Governi locali saranno prontissimi ad accogliere nel migliore dei modi, con codici di investimento e condizioni generali molto favorevoli, ogni imprenditore od industriale interessato a delocalizzare in un’area dalle enormi potenzialità (mercato complessivo di 500 milioni di persone a fronte dei 5,5 milioni di quello libico), tra l’altro, ricca anche di legno, ferro e cobalto, coltan e caffè ed in cerca di investitori in tutti i settori imprenditoriali ed industriali”.

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L’appello per Bersani

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2011

“L’appello lanciato  al segretario del PD a tutte le forze dell’opposizione, affinché trovino insieme la spinta necessaria a riformare l’agenda del Paese, denota responsabilità e lungimiranza. Lungimiranza perché la costruzione dell’alternativa, per essere solida e duratura, richiede una prospettiva più lunga e nobile di quella asfittica del ‘giorno dopo giorno’ alla quale ci inchiodano Berlusconi e i suoi consulenti di comunicazione. Responsabilità perché, pur nel riconoscimento reciproco delle differenze che esistono nel fronte composito delle opposizioni, è indispensabile oggi individuare una più ampia convergenza di visione e di azione per restituire all’Italia un futuro dignitoso. Bersani dimostra così esplicitamente di rigettare le sterili contrapposizioni ideologiche di chi antepone i propri piccoli interessi di parte a quelli generali del Paese.  Le riforme non sono più rinviabili. I conservatorismi e il populismo, di destra e di sinistra indistintamente, non servono all’Italia e men che meno potranno farci uscire dal lungo incubo berlusconiano. Il messaggio non poteva essere più chiaro di così. L’auspicio è che con la stessa franchezza si avvii da oggi un confronto il più possibile proficuo tra tutti quelli che si sono sentiti chiamati in causa dall’intervento del segretario del PD”. Lo afferma, sul sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta, Paola De Micheli, deputato e responsabile PMI del Partito Democratico.

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Pd: segnale di concretezza

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

“Un gran bel segnale di concretezza e responsabilità. Oggi Bersani ha risposto con autorevolezza ai tanti presunti sparigliatori o innovatori che da mesi evocano vecchie trincee o imprecisati e fumosi orizzonti. L’intervista a Repubblica apre  una fase nuova per il PD. In primo luogo per le primarie: il chiarimento di Bersani è utile proprio per preservarle, perché sono uno strumento utile ma non dobbiamo usarle male, altrimenti diventano un cappio. Più in generale, la prospettiva tracciata dal nostro segretario dimostra che, nei fatti e non a chiacchiere, il PD rifiuta modelli esasperatamente populisti e mira a costruire l’alternativa, ribadendo quella che, sin dalle origini, è la sua reale vocazione: essere, com’è nel proprio DNA, forza di governo e non di mera testimonianza”. Così Paola De Micheli, deputato PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Nuova legge elettorale? Facciamola subito

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Non ci vogliono né governi nuovi, né ministri diversi, né alternative a Palazzo Chigi per approvare una nuova legge elettorale: basta una propostina di legge alla Camere, ed il voto favorevole della maggioranza dei deputati e senatori. Se questa maggioranza c’è, esca fuori, e la legge può essere approvata in pochi giorni. Se non c’è, se questa strabenedetta maggioranza non esiste, non sarà un esecutivo alternativo all’attuale, comunque composto, a crearla dal nulla….

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Argento: un’alternativa più economica all’oro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

Il 22 settembre, il prezzo dell’oro ha battuto un nuovo record, raggiungendo 1.295 dollari l’oncia. Mentre le quotazioni dell’oro continuano a crescere, il prezzo dell’argento rimane a meno della metà del suo record storico e negli ultimi 18 mesi ha sovraperformato il metallo giallo. Dal 31 dicembre 2008 al 17 settembre 2010, ETFS Physical Silver (PHAG) ha sovraperformato ETFs Physical Gold (PHAU) del 42%.  Nick Brooks, Head of Research and Investment Strategy di ETF Securities ha commentato: “Il prezzo dell’oro e quello dell’argento hanno la tendenza a inseguirsi nel tempo. Nonostante la sostanziale sovraperformance dell’argento rispetto all’oro nel 2009, il prezzo dell’argento continua a scambiare a sconto rispetto al metallo giallo, in relazione alla media del trend di crescita  che l’oro ha avuto negli ultimi 50 anni”
Massimo Siano, Head of Italian Market di ETF Securities: “L’argento fisico ha avuto recentemente una maggiore attenzione tra gli investitori istituzionali italiani rispetto al precedente semestre . Gli investitori istituzionali italiani interpellati non sembrano ottimisti sull’attuale congiuntura e considerano l’argento più come un bene rifugio alternativo all’oro rispetto ad un metallo industriale alternativo al rame”.
ETF Securities è il pioniere mondiale di Exchange Traded Commodities (ETC), Exchange Traded Currencies (ETC) ed emittente di Exchange Traded Funds (ETF) di terza generazione. Il management di ETF Securities è pioniere nello sviluppo degli ETC con la prima quotazione al mondo di un ETC, il Gold Bullion Securities, in Australia e a Londra nel 2003. Nel 2006 ETF Securities ha quotato la prima piattaforma completa di ETC al London Stock Exchange (LSE).

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