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Posts Tagged ‘alunni’

Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma venerdì 26 ottobre, nell’Aula Valori della Lumsa in Via di Porta Castello 44, dalle 16 alle 18.30 didattica inclusiva, normativa italiana ed europea e focus sulla gestione della classe. Affronterà queste tematiche Raffaele Ciambrone, dirigente tecnico presso la Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur, alla presentazione del master ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’.
Il corso è organizzato dall’Università Lumsa e dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) e partirà il 15 novembre. Si rivolge ai docenti, ai dirigenti scolastici e agli educatori, e può essere pagato con la carta docente entro il 31 ottobre.
Al convegno interverranno anche le direttrici del master, Maria Cinque e Simona De Stasio (docenti Lumsa), sulle questioni ancora aperte. Gli psicoterapeuti dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO, Magda Di Renzo, responsabile del servizio di Psicoterapia dell’IdO, e Laura Sartori, coordinatrice del Progetto Alto Potenziale dell’IdO, si centreranno invece sullo screening nelle scuole e sugli aspetti emotivi dei gifted, nonché sulle strategie di integrazione e gestione del gruppo classe.
Concluderà il convegno Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell’IC Regina Elena di Roma, con una riflessione sull’importanza della formazione ai docenti e dell’individuazione precoce a scuola. L’ingresso è libero ma con prenotazione.

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Sostegno, in Italia 80 mila alunni disabili con meno ore di quelle che spettano loro

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Tanti si rivolgono al tribunale: a Roma il giudice risarcisce una famiglia con 10 mila euro. In poco più di dieci anni, gli alunni con disabilità sono raddoppiati, passando da 180mila a 255 mila. Peccato che la risposta dello Stato sia stata inadeguata: ogni inizio d’anno scolastico, tutti gli uffici preposti fanno a gara per assegnare alle scuole un numero di ore settimanali sensibilmente inferiore a quello richiesto a seguito delle diagnosi realizzate da medici specialisti del servizio sanitario pubblico, dell’esame del Gruppo di lavoro per l’inclusione e confermate dai docenti. Così, i dirigenti scolastici sono costretti a fare i salti mortali per limitare i danni, dividendo il “pacchetto” di ore accordato tra gli alunni disabili presenti nel proprio istituto e applicando una regola proporzionale per difetto. Scontentando tutti.Per chi non vuole soccombere dinanzi a questa palese ingiustizia, non rimane che ricorrere al giudice: questi non potrà che dare ragione alla famiglia dell’alunno disabile, condannando l’amministrazione pubblica anche con risarcimenti consistenti. Come accaduto proprio ieri a Roma con il TAR del Lazio che emana un provvedimento monocratico d’urgenza in cui impone al Ministero l’attribuzione immediata delle ore di sostegno “per un numero di ore adeguato alla patologia dell’alunna, ovvero la copertura totale delle ore di sostegno”. Ma anche i tribunali ordinari sono dello stesso avviso, è il caso avvenuto nei giorni scorsi a Velletri, dove il tribunale ha reputato la triade Miur, Usr e Ambito territoriale, responsabili dalla mancata assegnazione ad un alunno portatore di disabilità grave, del dimezzamento delle 25 ore settimanali indicate dalla struttura medico-pedagogica statale: pesante anche il risarcimento danni.

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Scuola – Dispersione alunni: fallimento Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica sono una sferzata a chi governa la scuola e non fa nulla per opporsi a questa deriva da Paese non sviluppato, che lascia per strada i suoi bambini e ragazzi in difficoltà, provenienti da tessuti sociali difficili o famiglie bisognose di aiuto. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, non c’è tempo da perdere: servono tempo pieno e prolungato anche al Sud, come ha annunciato di recente il presidente della Commissione Cultura Luigi Gallo, ma soprattutto organici differenziati in base al tasso di dispersione e di disoccupazione e alle esigenze del territorio. Per combattere l’abbandono scolastico bisogna anche introdurre l’obbligo a 18 anni, con una modifica dell’alternanza scuola lavoro peraltro già annunciata dal ministro Bussetti, e puntare sulla continuità didattica riaprendo le GaE.Dispersione scolastica: Quali i rimedi possibili?
I dati diffusi da Tuttoscuola e relativi alla dispersione scolastica vedono il Lazio tra le regioni in Italia con il più basso tasso di studenti che lo scorso anno non sono giunti a frequentare il 5° anno delle superiori (11.778 – tasso di dispersione scolastica 21,3%*): un dato al di sotto della media nazionale (3.500.812 – tasso 24,7%). Da un’indagine condotta da JOINTLY-Il welfare condivisosu 4500 ragazzi è emerso che un corretto orientamento:
fa aumentare in 1 ragazzo su 3 la fiducia nel ‘Sistema Paese’ e le consapevolezze;
fa crescere nel 60% dei genitori/dipendenti il trust index nei confronti dell’azienda che mette a disposizione il percorso come servizio di welfare;
ha un impatto sulla scelta nell’82% dei ragazzi che lo ricevono.
Inoltre nel Lazio nell’a.s. 2017-2018 i ragazzi di un’intera classe del Liceo Montale di Roma hanno avuto l’opportunità, grazie a un’azienda della rete JOINTLY, di frequentare il percorso di orientamento per scegliere il proprio futuro in maniera più consapevole.Si potrà partire da questi dati:
– nell’a.s. 2017-2018 nel Lazio 11.778 studenti non hanno frequentato il 5° anno delle superiori;
– il Lazio è la 7a regione con il più basso tasso di dispersione scolastica (21,3%), rispetto alla media nazionale del 24,7%;
– a livello nazionale i dispersi al 5° anno sono stati 3.500.812 (il 30,6% del totale).

 

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Dispersione alunni da record e pochissimi laureati, Sud al collasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Sono 3 milioni e mezzo gli studenti che hanno abbandonato i banchi negli ultimi 20 anni: lo dice il Focus realizzato da Tuttoscuola e pubblicato oggi dall’Espresso, dal quale si evince che tale inefficacia è costata pure 55 miliardi di euro. Il dramma si completa negli atenei: tra chi si diploma e si iscrive all’università solo uno su due ce la fa. Alla fine della fiera, su 100 studenti iscritti alle superiori se ne laureano appena 18. Per il sindacato servono subito tempo pieno e prolungato, organici differenziati per territorio, continuità didattica attraverso l’assorbimento del precariato con la riapertura delle GaE, innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.

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Vaccini: i dirigenti scolastici devono seguire le indicazioni del Governo

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

Bisogna accettare la circolare ministeriale: i DS non sono responsabili delle dichiarazioni mendaci delle autocertificazioni dei genitori, ma se non la rispettano saranno passibili di provvedimenti da parte delle autorità competenti. Bene la visione dell’On. Villani: è necessario seguire le direttive del ministero dell’istruzione; infatti, la circolare in questione, modificando solo in parte la norma, non inficia la tutela della salute pubblica ma consentirà ai bambini di frequentare le scuole senza la paura di essere allontanati. Il giovane sindacato si è molto speso per il delicato problema delle vaccinazioni: rispetto alla notizia di uno dei maggiori sindacati della dirigenza scolastica che afferma come i DS non rispetteranno le indicazioni fornite nella circolare Miur-Ministero della Salute, in quanto nella medesima si indica che, in merito all’obbligo vaccinale, sarà sufficiente l’autocertificazione da parte dei genitori, mentre nelle legge Lorenzin era prevista la presentazione della documentazione dell’ASL, Udir sposa in toto il pensiero del portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, Virginia Villani.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “visto che l’inosservanza della circolare potrà esporre i singoli dirigenti scolastici al rischio di conseguenze sotto il profilo disciplinare, non è certamente nostra intenzione farli inciampare in questo pericolo. Noi siamo per il rispetto della Circolare. Per quanto riguarda poi la problematica degli alunni immunodepressi o non vaccinabili per motivi di salute, come è stato detto, si troverà una soluzione insieme con le famiglie. Il diritto allo studio è sacrosanto come quello alla salute: è possibile tutelarli entrambi, seguendo le direttive”.

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Scuola: Sostegno alunni disabili, aperta la “caccia” ai 40mila posti liberi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Al centro della questione sono i cosiddetti posti “in deroga”, con termine del servizio collocato al 30 giugno dell’anno successivo, benché siano cattedre vacante e disponibili. Una vergogna, legalizzata cinque anni fa con la Legge Carrozza 128/13. Anche il Ministro dell’Istruzione dice che il personale specializzato su sostegno è sempre insufficiente, a causa del mantenimento dei posti di sostegno ancora al 30 giugno nonostante le deroghe ci siano ormai ogni anno nel numero di decine di migliaia: in occasione della presentazione dell’Osservatorio per l’inclusione ha dichiarato “L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato. Dobbiamo lavorare in questa direzione”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro Bussetti è bene che si adoperi per superare quanto previsto dalla legge 128/13 che blocca gli organici a quelli complessivamente attivati dieci anni prima, quando il numero di alunni con disabilità certificata era quasi la metà di quella attuale, visto che siamo arrivati ad oltre 250mila iscritti. Considerando che il decreto legislativo 66/2017, in vigore dal prossimo 1° gennaio, non ha minimamente affrontato questo problema, tentando invece di introdurre elementi di medicalizzazione della disciplina di cui nessuno sentiva il bisogno, spetta a questo governo prendersi in carico il problema: bisogna assolutamente aumentare le immissioni in ruolo, procedendo con l’abrogazione dei posti in deroga e con l’assunzione immediata su almeno 40 mila posti vacanti e disponibili.

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Scuola: Sostegno negato agli alunni disabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Con le lezioni scolastiche appena terminate, il giovane sindacato tira le somme dell’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!” che ha prodotto un alto numero di provvedimenti favorevoli da parte del tribunale, a tutela dei diritti degli alunni disabili, ai quali il Ministero continua a negare, per motivi di cassa, il giusto apporto delle ore di sostegno. Il tutto, sempre in spregio alle indicazioni pervenute delle équipe di medici e di professionisti, incaricati di quantificare l’offerta formativa sulla base di necessità di apprendimento oggettive, da cui poi scaturisce il Piano educativo individualizzato. L’alto numero di cause vinte dimostra anche che pure il decreto legislativo 66/2017, attuativo della Legge 107/2015, non ha affrontato il problema con efficacia, limitandosi ad obbligare le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza delle diagnosi in essere e spostando il problema su un piano puramente diagnostico.L’ultimo provvedimento ottenuto dai legali Anief, è giunto dal Tribunale ordinario di Roma che ha riconosciuto l’illegittimità delle decisioni degli uffici ministeriali di ridurre la portata complessiva delle ore di sostegno ad un alunno disabile, condannando il Miur a circa 5 mila euro di risarcimento danni per aver illegittimamente depotenziato le determinazioni contenute nel Pei: nella sentenza, i giudici hanno ribadito come la pronuncia della Cassazione n. 25011/2014 abbia definitivamente chiarito che “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Nell’occasione, i giudici hanno citato anche l’art. 24 della Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità (resa esecutiva in Italia nel 2009) che pone a carico degli Stati aderenti il compito di predisporre un sistema educativo che preveda l’integrazione scolastica dei disabili a tutti i livelli.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Con le sentenze ottenute dai nostri legali abbiamo dimostrato che l’amministrazione compie degli abusi di potere, negando l’offerta formativa prevista. Certamente, siamo orgogliosi di aver ottenuto il rispetto dei nostri alunni più deboli, ma allo stesso tempo è giunta l’ora di smetterla con le norme tagli-ore e tagli organici, legate e meri motivi di risparmio. Servono, piuttosto, dei decreti a tutela degli alunni disabili. Non è possibile che il Ministero continui a costringere le famiglie a muoversi da sole per la tutela dei propri figli: lo Stato non può danneggiarli. Pertanto auspichiamo che d’ora in poi si realizzi una vera responsabilità istituzionale che assicuri un organico di sostegno adeguato agli effettivi bisogni dei nostri alunni. Il punto d’inizio è quello di far cadere gli articoli della Legge 128/2013 che impongono un’alta percentuale di posti in deroga, uno ogni due cattedre, da cui scaturiscono oltre 40 mila supplenze l’anno, con l’aggravante che vengono assegnate tutte su posti totalmente liberi. In caso contrario, con il crescere continuo di alunni con certificazione di disabilità, con gli ultimi dati ufficiali nazionali che ci indicano quasi 255 mila casi, il fenomeno del sostegno negato non potrà purtroppo che dilagare.

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Scuola: Finiscono le lezioni, ora inizia il contenzioso

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Termina la scuola per milioni di alunni, ma per tantissimi docenti precari inizia il calvario della disoccupazione, perché entro pochi giorni verranno licenziati, come ogni anno: in 120 mila lasceranno la cattedra al termine delle attività didattiche a fine mese. Tuttavia, potrebbe essere l’ultima volta, poiché una recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla causa C-245/17, relativa alla analoga legge spagnola, potrebbe dare ragione a tutti quei supplenti messi anticipatamente alla porta: i precari avrebbero infatti diritto sempre a contratti per l’intero anno scolastico, quindi a percepire anche le mensilità estive. Limitarle al 30 giugno rappresenta dunque l’ennesimo abuso nei loro confronti. Pertanto, Anief avvia la raccolta delle preadesioni per convertire in annuali fino al 31 agosto tutti i contratti degli ultimi dieci anni, illegittimamente fatti sottoscrivere solo fino al termine delle lezioni (30 giugno) o delle attività didattiche in annuali. Secondo l’ufficio legale Anief è possibile recuperare cifre importanti: fino a ventimila euro di risarcimento. Per aderire vai al seguente link. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se la Corte Ue dovesse condividere le tesi dell’avvocato generale, allora cadrebbe anche la legge italiana che a priori distingue le supplenze annuali da quelle al termine delle attività didattiche e da quelle brevi. Così, quasi per una strana coincidenza, nel giorno del termine delle lezioni in quasi tutte le regioni italiane, Anief mette in forte dubbio la valenza della normativa nazionale sulla materia (la Legge 124/99) che, per le stesse ragioni economiche, da anni ha legalizzato il licenziamento di milioni di precari al termine delle lezioni se supplenti brevi, ma anche al 30 giugno se subentrati su posti apparentemente non vacanti. E solo una minima parte di supplenti è contrattualizzata fino al 31 agosto. Anche su questo, però, ora il vento sta cambiando.

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Sicurezza nelle scuole: gli alunni come i lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Si tratta di un passaggio ineludibile che, tuttavia, soprattutto negli istituti liceali, non sempre viene contemplato, poiché il concetto alunno-lavoratore non sembra essere stato ancora assimilato. Eppure, le norme parlano chiaro, ancora di più a seguito dell’approvazione dei commi 33-43 della Legge 107/2015 che hanno introdotto anche nel triennio finale dei licei un congruo numero di esperienze obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Alla luce di queste novità legislative, è bene quindi che tutti i capi d’istituto abbiano coscienza del fatto che la formazione obbligatoria rivolta ai lavoratori sulla sicurezza, già introdotta dall’art. 37 del decreto legislativo 81/08, è un aspetto cardine del sistema di prevenzione degli infortuni all’interno delle nostre scuole: pertanto, è fondamentale che ogni alunno riceva una formazione adeguata in materia di salute e sicurezza. In caso contrario, il preside inadempiente ne risponde in prima persona. La formazione si concentrerà sui concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza. Una formazione specifica dovrà riguardare i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione. Il dirigente scolastico dovrà somministrare negli istituti da lui diretti tre periodi di formazione minimi: quella ‘generale’ di 4 ore, sui concetti generali di base del sistema prevenzionistico della sicurezza sul lavoro; la ‘specifica’ di 8 ore, periodica e concentrata sui concetti di rischio che caratterizzano l’azienda in cui l’allievo andrà ad operare in occasione dei “momenti” lavorativi; la formazione ‘particolare aggiuntiva’, pari ad altre 8 ore. Pertanto, gli alunni impegnati in attività di alternanza scuola lavoro devono obbligatoriamente seguire una serie di passaggi formativi: un primo e secondo step, rispettivamente incentrati sull’informazione e sulla formazione generale, saranno curati dell’istituto scolastico; a seguire, altri tre step – formazione specifica, attività formativa del “preposto” e quelle di addestramento – saranno invece assegnati ad esperti esterni, ovvero a professionisti del mondo del lavoro.

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Corso di rianimazione cardiopolmonare per 140 alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Fabio Perini S.p.A., azienda leader nel settore della produzione di macchine per il tissue, insieme alla Onlus Mirco Ungaretti, ha organizzato oggi corsi di rianimazione cardiopolmonare per alunni, circa 140, e insegnanti della Scuola Primaria della Pieve San Paolo. Inoltre, durante una piccola cerimonia alla presenza di Oswaldo Cruz, CEO Fabio Perini, del preside Tina Centoni con Roberta Lena coordinatrice del complesso della Scuola Primaria della Pieve San Paolo, di tutti i docenti e dell’Assessore politiche educative del comune di Capannori Francesco Cecchetti, l’azienda ha donato all’istituto scolastico un defibrillatore semi automatico. I corsi di manovre salvavita per gli studenti sono stati tenuti dai volontari dell’Associazione, fondata da Stefano Ungaretti dipendente della Fabio Perini S.p.A. “Nel 2009 la mia vita ha preso completamente una svolta: mi sono sposato a giugno e, il giorno dopo il matrimonio, è morta una delle persone a me più care: mio fratello Mirco” – spiega Stefano Ungaretti – Una tragedia famigliare dovuta a un Killer silenzioso chiamato Arresto Cardiaco Improvviso. A Mirco è dedicata la Onlus che da circa 6 anni porta il suo nome”.Lo scopo del progetto si può riassumere, dunque, con due parole: sensibilizzazione e informazione. Infatti, ciò che è necessario per l’Associazione Mirco Ungaretti è riuscire a portare avanti una campagna di consapevolezza e divulgazione delle principali manovre di rianimazione cardiopolmonare con l’utilizzo del defibrillatore, soprattutto nelle scuole. Si può notare come la morte per arresto cardiaco improvviso sia una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Prendendo consapevolezza di questi dati, diventa rilevante capire l’importanza dell’insegnamento nelle scuole di questa materia.Ad oggi l’Associazione ha formato gratuitamente oltre 2600 studenti maggiorenni delle scuole della Provincia di Lucca che hanno, peraltro, ricevuto l’Attestato da Soccorritore BLSD (Basic Life Support with Defibrillator), e più di 13mila studenti minorenni che hanno imparato le principali tecniche di rianimazione.“La prevenzione per questo tipo di patologie è fondamentale – dichiara Oswaldo Cruz, CEO di Fabio Perini S.p.A. – Allo stesso modo la formazione delle persone per intervenire in situazioni così critiche può essere decisiva e aiutare a salvare numerose vite”.

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Alunni con disturbi specifici di apprendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Se nell’a.s. 2010/11 la percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni si attestava ad appena lo 0,7%, a distanza di appena sei anni la percentuale è salita fino al 2,9%. Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%). Il Miur ha spiegato che la crescita delle certificazioni si deve soprattutto all’introduzione “della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”. Solo che nella pratica la legge rimane disattesa. Perché non sempre i docenti del Consiglio di classe adottano adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp. E lo stesso vale per la valutazione specifica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le denunce che raccoglie il nostro sindacato sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati. Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione. Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale. A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia – riconosciuto dal Miur – offre la possibilità di acquisire nuovi approcci metodologici in differenti aree tematiche, anche per alunni Dsa, attraverso specifici corsi di aggiornamento professionale: per informazioni o per trovare il corso più adatto alle proprie esigenze di insegnamento, tutti fruibili con i 500 euro annui previsti dalla “carta del docente”.

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Fondazione Agnelli: il crollo demografico farà perdere 1 milione di alunni

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Lo studio, realizzato sulla base di elaborazioni dei dati Istat e pubblicato oggi, prevede che “nel prossimo decennio l’evoluzione demografica porterà a una significativa contrazione della popolazione studentesca – 3/18 anni – in tutte le circoscrizioni e regioni del Paese (da 9 a 8 milioni), che comporterà a regole vigenti la scomparsa di decine di migliaia di classi e di circa 55mila cattedre. Con significative implicazioni per le politiche dell’istruzione dei prossimi governi”. Per il sindacato Anief, non si comprende quale sia il nesso tra la riduzione delle iscrizioni, dovuta anche al calo dei flussi migratori, e quella delle cattedre. Il decremento del tasso demografico, anche tra la popolazione straniera, non può innescare la scontata logica del risparmio pubblico, già quantificato in quasi 2 miliardi di euro annui. La riduzione di alunni, piuttosto, potrebbe essere l’occasione buona per eliminare migliaia di classi pollaio, di tornare alla didattica per moduli alla primaria, di reintrodurre le copresenze e di mutare i cicli scolastici a partire dall’anticipo dell’obbligo formativo.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il calo demografico è la giusta opportunità per realizzare una serie di operazioni a portata di mano. Come l’anticipo a 5 anni dell’obbligo scolastico alla materna, come previsto in Francia, visto che nel nostro Paese la scuola statale copre solo una porzione di questa offerta formativa. In contemporanea, si dovrebbe finalmente avallare l’obbligo scolastico sino ai 18 anni, come già era stato previsto nel nostro Paese due decenni fa. Ma bisognerebbe anche programmare una flessibilità degli organici sul territorio, assegnando più risorse umane e finanziarie alle scuole posizionate nelle aree con maggiore difficoltà. In Italia, solo un bambino su quattro frequenta il percorso 0-6 anni e 4 cittadini su 10 sono in possesso soltanto della licenza media. Con la soglia degli abbandoni ancora ben oltre quel 10% indicato da tempo da Bruxellex e con un giovane su tre che abbandona gli studi prima di avere conseguito la maturità. Per non parlare dei 15enni che, nell’ultimo periodo, hanno ammesso in gran numero, il 40%, di non volere proseguire all’Università. E anche tra i diplomati c’è disaffezione verso gli studi superiori. Servirebbe introdurre una politica di tutela dei giovani, della famiglia e d’incentivazione delle nascite. Con maggiori sussidi che garantiscano un vero diritto all’istruzione e una seria alternanza scuola-lavoro.

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Scuola – Prove Invalsi terza media, solo un computer ogni 2-3 alunni

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Da quest’anno, in occasione degli esami di licenza media le verifiche si svolgeranno, tra il 4 e il 21 aprile avvalendosi, del personal computer. Ma ora si scopre, leggendo un comunicato emesso in queste ore dall’Invalsi, che non vi sono le condizioni tecnologiche per garantire ad ogni alunno di utilizzare un proprio computer: “gli studenti coinvolti sono 574.600 e – dal censimento delle strutture informatiche effettuato da INVALSI – le postazioni effettive risultano 216.000, il che significa che ogni scuola ha a disposizione un computer per ogni 2,5 studenti circa”. L’Invalsi parla di “un dato molto incoraggiante”, ma non è così: le prove dovranno infatti necessariamente essere somministrate in momenti diversi e, andando oltre alla mancata contemporaneità, preoccupa che la dotazione complessiva tecnologica in seno ai nostri istituti sia così povera.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nelle scuole italiane il numero di postazioni digitali ‘vere’, in grado di essere connesse ad una rete internet moderna e reggere il peso di sistemi operativi e software aggiornati, risulta del tutto inadeguato rispetto alla quantità dei nostri alunni. Perché, se a dividersi una postazione sono tra i due e i tre alunni delle classi di terza media, come dice l’Invalsi, questo significa che, quando si considerano anche le prime e le seconde classi, ogni istituto può mettere a disposizione appena un computer ogni otto-nove alunni. Questo preoccupante dato conferma la lontananza dell’Italia dalle realtà scolastiche più avanzate, come i Paesi del Nord Europa, dove le dotazioni informatiche risultano in numero maggiore, garantendo in molti casi un computer per ogni allievo. A tale avvilente constatazione si aggiunge la logica distorta che c’è dietro all’imposizione delle prove Invalsi. L’eccesso di uniformità andrebbe sostituito con un investimento verso la formazione di tipo attivo, come giochi di simulazione, cooperative learning and serving, peer education e flipped classroom. Lasciando alle prove Invalsi il loro unico obiettivo, ovvero l’effettuazione di monitoraggi per indicazioni generali. Sul piatto va infine messo anche un altro dato: quello che i test Invalsi hanno ripercussioni dirette sul Rav, il rapporto di autovalutazione scolastico, e anche sulla valutazione diretta dei singoli insegnanti, senza che venga conferito un peso adeguato al tessuto sociale. Ad esprimere forti perplessità, recentemente, sono state anche decine di accademici di tutto il mondo.

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Alunni accompagnati all’uscita, soluzione Pd inefficace

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

scuola1Leggendo la relazione tecnica all’emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, l’impressione è che anche stavolta la montagna abbia partorito il topolino. Chi stabilisce l’autonomia dei ragazzi? I genitori? Se per caso succede qualcosa al giovane chi interviene, nuovamente il giudice? Per non parlare della possibilità di generare ancora più confusione, con parte della classe autorizzata a uscire da sola e parte no.Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, quello che veramente serve è approvare una norma che intervenga a supporto dei regolamenti di istituto: quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole.La sentenza della Cassazione Civile, Sezione III, n. 21593 del 19 settembre scorso ha sollevato un vespaio di polemiche sul problema dei minori di 14 anni che vanno a casa da soli dopo l’uscita da scuola: la sentenza ha sottolineato che “l’attività di vigilanza esercitata dalla istituzione scolastica non deve arrestarsi, fino a quando gli alunni dell’istituto non vengano presi in consegna, da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza”. Sul tema ha provato a fare chiarezza il presidente Anief e Udir Marcello Pacifico, secondo cui “la responsabilità dei giovani, una volta usciti dal perimetro scolastico, non può essere additata ancora agli insegnanti, al personale Ata o al dirigente scolastico”. Il sindacalista autonomo ha ricordato che “proprio perché la scuola ha il dovere di assolvere al compito della sorveglianza viene da sé che l’impegno e la responsabilità che la scuola ha nei confronti dei suoi alunni non può sforare il tempo scuola. Su questo il Miur dovrebbe essere chiaro invece di mandare inviti alle famiglie perché si organizzino affinché vi sia sempre un adulto all’uscita da scuola, un genitore o uno dei nonni o comunque un adulto fidato che li prenda per mano”.L’on. Simona Malpezzi ha, dunque, provato a porre rimedio al problema con un emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, per essere inserito nella prossima Legge di Bilancio. Il provvedimento si intitola “Misure volte a incentivare il processo di autoresponsabilizzazione dei minori di 14 anni, finalizzate a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici”: si compone di un solo articolo, diviso in due commi, che prevede la possibilità per i genitori di autorizzare l’uscita autonoma da scuola dei figli minori di 14 anni, sollevando la scuola da ogni responsabilità. Come da tradizione, da una prima lettura della relazione tecnica sembra che la montagna abbia partorito il topolino. Quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole: occorre evitare, come è successo quest’anno, di incorrere in ulteriori tagli”, conclude il sindacalista autonomo.

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Vaccini: Scatta l’obbligo per 6 milioni di alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

vacciniScatta l’obbligo per 6 milioni di alunni, ma mancano 100mila docenti, 15mila Ata, 2mila presidi e Dsga: così il diritto alla salute prevarica quello allo studio, Anief fa ricorso. Ad essere esentati sono quindi solo gli studenti dell’ultimo triennio della scuola secondaria di secondo grado. La disposizione arriva nell’anno in cui la popolazione studentesca nella scuola statale perde 33mila unità rispetto all’anno scolastico precedente. Il numero di iscritti in flessione, che secondo l’Istat è destinato a continuare nei prossimi anni, si deve principalmente alla denatalità che ora coinvolge anche le famiglie di alunni stranieri. Ma una quota va ascritta anche all’alto numero di alunni che lasciano ancora gli studi senza un titolo di studio e che poi diventano Neet: tendenze che prevalgono al Sud, dove trovano il loro habitat migliore perché è più forte la crisi economica e i servizi degli enti locali sono ridotti ai minimi termini. Ecco perché pesa tanto, sulla qualità dell’offerta formativa, l’altissima percentuale di posti scoperti e precari ancora da stabilizzare in tutti i ruoli. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il balletto di posti d’inizio anno andava cancellato. Inoltre, per vincere gli abbandoni servono organici differenziati e l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, con avvio della primaria a 5 anziché a 6 anni. Mancano all’appello almeno 40mila docenti specializzati su sostegno, ancora assunti nei posti in deroga da precari, a fronte dei 235mila alunni con disabilità certificata e dei 100mila in ruolo. È in questo quadro che il decreto vaccini si va quindi a collocare: in un contesto scolastico dove i problemi aumentano, con gli organici abbattuti e stracolmi di precari, si vanno a caricare di ulteriori impegni le segreterie scolastiche già ridotte all’osso. Premesso che in tal modo lo Stato è andato oltre le proprie competenze, lo studio legale Anief, dopo un’analisi del decreto, e le circolari che ne sono seguite, ha appurato che vi sono i presupposti giuridici per bloccarlo: in settimana depositeremo il ricorso.

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Boom alunni disabili: Sostegno negato, in Sicilia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

pacifico-marcelloL’USR Sicilia pubblica la Circolare di attivazione di un maxi organico di sostegno regionale assegnato “in deroga” e il sindacato non ci sta: i posti dovevano essere in organico di diritto per permettere le assunzioni e i trasferimenti dei docenti specializzati. I numeri sono eloquenti: nell’Isola ci sono 16.378 posti di sostegno, ma per l’amministrazione quasi un terzo di queste cattedre deve andare a supplenza fino al 30 giugno 2018. Un numero impressionante, non giustificabile dalle 1.203 nuove certificazioni accordate delle Asl rispetto al 2016 o dall’incremento di alunni disabili gravi. Serviva una risposta delle istituzioni che invece non c’è stata. Inoltre, a fronte di 5.947 posti necessari oltre a quelli già attivati in organico di diritto, vengono attivati “in deroga” solo 4.872 posti: questo significa che almeno a 1.000 alunni disabili siciliani verrà negato il corretto numero di ore di sostegno, in aperta violazione dei principi costituzionali e eurounitari. Anief ha così deciso di “svelare il trucco” dell’organico di sostegno in deroga e denunciare l’illegittimità dell’operato dell’amministrazione che nega la stabilità dei posti di sostegno, impedendo ai lavoratori una stabilità della propria posizione e agli alunni disabili un docente specializzato che li segua per tutto il ciclo d’istruzione.Il ricorso è volto a contestare proprio la mancata trasformazione dei posti in organico di diritto: possono aderire al ricorso gratuito patrocinato dai legali Anief tutti i docenti specializzati di ruolo che non hanno ottenuto il trasferimento in Sicilia, i docenti precari inseriti nelle GaE e anche i candidati inclusi nelle Graduatorie di Merito siciliane dell’ultimo concorso a cattedra che non sono stati assunti per mancanza di posti proprio in organico di diritto (l’adesione al ricorso scade il 12 settembre). Le famiglie degli alunni disabili possono ricevere informazioni sulle azioni legali, sempre patrocinate gratuitamente dall’Anief, per tutelare il diritto all’istruzione e alla continuità didattica dei figli.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Preso atto delle tante nuove certificazioni, l’amministrazione non doveva creare tutti quei posti al 30 giugno. Questo rende palese che i posti attivati ‘in deroga’, che dovrebbero seguire il criterio dell’eccezionalità e della contingenza, sono in realtà posti vacanti e disponibili da anni e che dovevano essere presenti in modo stabile nell’organico di diritto degli istituti. Quei posti dovevano essere utilizzati sia per le immissioni in ruolo, sia per il trasferimento dei docenti di ruolo specializzati in modo da garantire agli alunni disabili una vera continuità didattica e tutelare il loro diritto allo studio. Il nodo della questione è tutto nel fatto che su disposizioni del Miur ancora oggi un posto su tre di sostegno continua a essere in deroga, perché in questo modo lo Stato risparmia sui mesi estivi e mantiene il personale precario.

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 Scuola, gruppo consiliare M5S al lavoro per uniformare servizi alunni con disabilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

SCUOLA

Roma. Garantire agli alunni con disabilità centralità nel sistema scolastico, contribuendo ad assicurare loro il pieno rispetto del diritto costituzionale all’istruzione e mettendo ordine nel quadro normativo e nell’erogazione dei servizi. E’ l’obiettivo della proposta, presentata dal gruppo consiliare del M5S, finalizzata all’elaborazione di un Regolamento che disciplini il ruolo degli AEC, gli operatori impegnati nell’assistenza all’autonomia in favore degli alunni con disabilità. Un traguardo che si intende raggiungere tramite il coinvolgimento di famiglie, operatori, dirigenti scolastici, educatori e organizzazioni del settore. L’impegno è certificato anche dall’ultima variazione al bilancio di previsione 2017-19, approvata lo scorso 23 giugno dalla giunta capitolina, che prevede lo stanziamento di oltre 6,5 milioni di euro in più per i prossimi tre anni per il servizio dell’assistenza educativa agli alunni con disabilità con il preciso scopo di ridurre le ingiustificate differenze territoriali.
Il testo è stato presentato nel corso di una conferenza a cui hanno preso parte la sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre, la Presidente della Commissione Scuola Maria Teresa Zotta, il Vice Presidente della Commissione Scuola Nello Angelucci e la Presidente della Commissione Politiche Sociali e della Salute Maria Agnese Catini. La proposta è incardinata su alcuni principi base:
– Rendere uniforme il servizio sul territorio cittadino sia per quanto attiene le modalità di assegnazione del monte-ore agli alunni con disabilità che per le caratteristiche del servizio stesso: si tratta di due aspetti che allo stato attuale variano da Municipio a Municipio e addirittura da scuola a scuola. L’assegnazione del monte-ore deve necessariamente legarsi al fabbisogno di ogni singolo alunno valutato dall’ASL secondo rigorosi criteri. Il compito di delineare e rendere operativo questo modello sarà affidato a un tavolo interistituzionale.
– Riportare l’alunno al centro del servizio attraverso l’assegnazione del monte-ore all’alunno e non alla scuola. In questo modo viene garantito il diritto individuale all’assistenza educativa scolastica, salvaguardando la flessibilità del servizio per tutto ciò che interessa l’inclusione e l’interazione con il gruppo scolastico
– Perseguire l’equo diritto all’istruzione sul territorio romano attraverso un processo strutturato di equa distribuzione delle risorse.
– Creazione di un sistema di monitoraggio qualitativo del che preveda il coinvolgimento delle famiglie e i cui risultati siano pubblici. In questo modo si intende instaurare un meccanismo virtuoso di concorrenza nel mercato che produrrà un servizio sempre più qualificato.
– Attuare modalità di selezione dell’organismo uniformi sul territorio capitolino. L’ipotesi prevista è la qualifica degli organismi attraverso un sistema di accreditamento fondato su bandi pubblici e, allo stesso tempo, recepire la volontà delle famiglie attraverso l’organo scolastico più prossimo, cioè il Consiglio d’Istituto.

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Alunni con disabilità al centro con un servizio omogeneo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

scuolaRoma il Gruppo M5S Campidoglio ha presentato una proposta di regolamento per disciplinare il ruolo degli AEC, gli operatori impegnati nell’assistenza all’autonomia in favore degli alunni con disabilità. Lo scopo è quello di portare gli studenti al centro del servizio e garantire loro, al meglio, il diritto costituzionale all’istruzione.“E’ la prima volta che il Comune propone una regolamentazione per questa figura i cui compiti vengono ‘confusi’ come sostitutivi di quelli del personale Ata o talvolta degli educatori. Il lavoro degli operatori Aec è invece complementare, assolutamente non interscambiabile. Si fa finalmente ordine disciplinando, per la prima volta in maniera omogenea sull’intero territorio di Roma Capitale, il lavoro degli Aec” dichiara Nello Angelucci, consigliere comunale M5S e primo firmatario della proposta.“Siamo orgogliosi di proporre un nuovo Regolamento AEC che tuteli il diritto individuale dei ragazzi a cui è dedicato. La nostra proposta vuole definire nel dettaglio le caratteristiche del servizio e individuare precisi requisiti curriculari per gli operatori” ha aggiunto Agnese Catini, Presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale.“Con questa delibera abbiamo voluto garantire agli alunni con disabilità il diritto allo studio e, quindi, una reale inclusione nell’ambiente scolastico che deve essere vissuto in ogni momento – dallo studio al gioco al pranzo – per favorire e consentire il raggiungimento degli obiettivi didattico-formativi. Non un servizio che si configuri come assistenza, ma come ulteriore momento di crescita”. Ha concluso Maria Teresa Zotta, Presidente della Commissione Scuola.

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Istruzione: Personale Ata, da settembre si perdono altri posti

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

ministero-pubblica-istruzioneNel decreto alla firma del Capo dello Stato è presente il diktat di non sforare il limite di organico imposto dal Ministero dell’Economia: pur attribuendo i posti in base all’incremento o decremento degli alunni, si arriva a ipotizzare un taglio di 32 unità di personale non docente. Il provvedimento si aggiunge ad altri altrettanto penalizzanti per la categoria: perché arriva dopo che essa è stata ignorata sia in occasione del piano straordinario di immissioni in ruolo della riforma Renzi, sia del successivo organico di potenziamento degli istituti e dopo essere rimasta in vigore l’assurda norma taglia-supplenze brevi, introdotta un anno fa con il comma 332 della Legge di Stabilità 2015 che ha portato i tagli alle supplenze ‘brevi’. Così come non si comprende l’esclusione dal bonus di aggiornamento professionale, né si conoscono i motivi della mancata proroga dei contratti per il personale assunto fino al 30 giugno su posti vacanti e disponibili.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): chiediamo al presidente della Repubblica di non firmare il decreto sugli organici del personale Ata, perché con la Legge 107/2015 gli impegni e le incombenze amministrative e di supporto alla didattica si sono moltiplicate. Negli ultimi cinque anni i governi hanno soppresso quasi 50mila posti, tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Come se non bastasse, dal 2011 non si attuano immissioni in ruolo sulla categoria. È una scelta deliberata, non casuale, che non ha senso. E non è nemmeno supportata dalla normativa. Perché la stessa legge 133 del 2008, la madre di tutti i tagli nella scuola nell’ultimo decennio, conteneva delle precise indicazioni sul dare seguito al turn over e alla copertura dei posti disponibili, senza alcuna differenza per il personale docente e non docente. Invece, si continua a pensare che l’informatizzazione, quindi il computer, possa sostituire il lavoro umano. Nel 2015, contro il blocco delle assunzioni attivammo una class action. Siamo pronti a fare il bis.

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Ore di sostegno agli alunni disabili, la Cassazione: nemmeno le scuole paritarie possono ridurle

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

cassazioneA stabilirlo sono state le Sezioni Unite che hanno accolto il ricorso dei genitori di un alunno con handicap grave, contro la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Trieste che aveva associato la mancata assegnazione al minore dell’intero piano orario di sostegno contenuto nel suo Programma Educativo, già adottato nella scuola statale, con la mancata assegnazione di fondi ad hoc da parte dello Stato. Per la Cassazione spetta alla singola scuola, anche se privata, ‘garantire il supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l’entità in ragione delle risorse disponibili, sicché la condotta dell’amministrazione che non appresti il sostegno pianificato si risolve nella contrazione del diritto del disabile alla pari opportunità nella fruizione del servizio’. Inoltre, non vi è alcuna disposizione di legge che faccia carico al Miur ‘di accollarsi integralmente i costi del sostegno presso una struttura estranea all’apparato statale’. Pertanto, ‘svolgendo un servizio pubblico, le scuole paritarie accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap’. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): questa sentenza dimostra che nessuna amministrazione scolastica, statale o paritaria, può arrogarsi il diritto di ‘risparmiare’ sulle spalle degli alunni più indifesi. È per questi motivi che il nostro sindacato si impegna per la tutela dei loro diritti e per ripristinare la legalità e il rispetto di precetti di rango costituzionale. La presenza del docente specializzato per l’insegnamento ai disabili non può essere negata. Perché in materia di sostegno all’alunno in situazione di handicap il ‘Piano educativo individualizzato’ obbliga l’amministrazione a garantire all’alunno il corretto supporto per il numero di ore programmate, senza lasciare alcun potere discrezionale nel ridurne l’entità in ragione delle risorse a disposizione.

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