Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘alunni’

Sono 574mila gli alunni nati in Italia che frequentano le nostre scuole ma sono considerati stranieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

La costante crescita delle seconde generazioni caratterizza significativamente l’evolversi della presenza degli studenti con background migratorio: lo scrive il ministero dell’Istruzione nel report pubblicato in settimana sugli alunni stranieri iscritti nei corsi di studio italiani. Nel quinquennio 2015/2016 – 2019/2020 il numero degli studenti “stranieri” nati in Italia è passato da oltre 478 mila unità a quasi 574 mila con un incremento di oltre 95 mila unità (+20% circa). Nell’ultimo anno la crescita è stata di oltre 20 mila unità (+3,7%), portando la quota dei nati in Italia sul totale degli studenti di origine migratoria al 65,4%, quasi un punto percentuale in più rispetto al 2018/2019 (64,5%).Sempre il ministero è rilevato che esaminando la variazione degli studenti con cittadinanza non italiana per luogo di nascita (Italia o Estero) ben si evidenzia che le seconde generazioni rappresentano ormai l’unica componente in crescita della popolazione scolastica. Nella Secondaria di secondo grado si è registrato nell’ultimo anno l’aumento maggiore di studenti nati in Italia (+11.170 studenti).Secondo il sindacato, la crescita continua di questi iscritti conferma che occorrono almeno due generi di cambiamenti radicali: l’adozione di una didattica più personalizzata, verso questo genere di alunni, con difficoltà di comprensione e di esternazione della lingua italiana, e che rientra in quella logica di supporto ai tanti alunni con bisogni educativi speciali, anche loro in continua crescita. Una didattica che passa, necessariamente, per un sostanziale potenziamento degli organici, con gli incrementi da attuare non più in base ai numeri ma alle effettive necessità formative. E a proposito di numeri, il secondo cambiamento da introdurre è quello dalla riduzione del numero di alunni per classe, considerando anche che nelle aule sono spesso presenti allievi con disabilità e Dsa. In queste condizioni, pensare di continuare ad organizzare la didattica per più di 15-20 alunni per classe rappresenta un oltraggio al diritto allo studio e al futuro del Paese.

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Scuola: La richiesta unitaria dei sindacati: agire su precariato, mobilità, organici, spazi e numero alunni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

Non sono solo gli insegnanti a dovere essere stabilizzati. Il sindacato ha a cuore le sorti di tutte le figure professionali. “Bisogna pensare anche a reclutare il personale Ata ed educativo, come pure gli insegnanti di religione cattolica, attraverso un canale riservato”. C’è da superare il vulnus della mobilità negata a tantissimi lavoratori della scuola: un limite che diventa inaccettabile in tempo di pandemia da Covid, come quello che stiamo vivendo da un anno e mezzo: “Il problema delle assegnazioni provvisorie rimane in vista – ha ricordato il presidente dell’Anief – perché il vincolo è passato” con la versione approvata del decreto legge Sostegni-bis “da cinque a tre anni. Secondo noi questo ha dell’incredibile, perché tutto questo accade dopo due anni di Covid e isolamento, con i posti vacanti nella scuola pure incrementati”.Secondo il sindacalista autonomo vanno affrontate e risolte anche altre problematiche, che a settembre altrimenti si riproporranno con tutte le loro conseguenze negative sul piano della didattica e dell’offerta formativa. “Rimane purtroppo aperta la questione degli organici – ha detto ancora Pacifico – perché è inutile negarlo: le scuole non sono sicure, anche a settembre non lo saranno. Servono certamente più spazi e meno alunni in questi spazi: è un doppio passaggio che servirà anche per migliorare gli apprendimenti degli alunni”. Il leader del giovane sindacato rappresentativo ha quindi rivolto lo sguardo ai prossimi giorni, quando le proposte emendative, anche quelle dell’Anief, verranno esaminate dalla V commissione della Camera: “Noi sindacati abbiamo presentato delle proposte condivise, anche nella stessa piazza: ora sta alla politica rispondere in modo unitario, per il bene del Paese”.

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Scuola: Dispersione alunni

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Maggio 2021

Lo Stato ha il dovere di elevare la cultura dei suoi cittadini. L’allontanamento dei giovani dalla scuola è una sconfitta per lo Stato. Lo sostiene il sindacato autonomo Anief, che attraverso il suo presidente Marcello Pacifico manda un segnale al Governo perché intervenga con politiche e norme efficaci al fine di ridurre il tasso di abbandono scolastico, la cui media nazionale è quasi 5 punti percentuali maggiore di quella europea, con tassi altissimi in alcune province del Sud.“Solo con gli organici differenziati e riducendo il numero di alunni per classe si possono mettere gli insegnanti nelle condizioni di portare avanti le azioni di recupero, incidendo in modo efficace sul progetto di crescita degli apprendimenti di ogni studente, a partire da quelli che hanno maggiori difficoltà”. È bene che si faccia subito, utilizzando i fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre 33 miliardi destinati a Scuola, Università e Ricerca: “si parta dal Sud dove il tasso di dispersione scolastica è molto elevato”, ha concluso il presidente della giovane organizzazione sindacale.

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Più personale e sedi scolastiche, meno alunni per classe

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2021

In vista del nuovo anno scolastico, da avviare nella massima sicurezza, diventa imprescindibile revisionare gli organici del personale scolastico, ripristinare i plessi scolastici cancellati e ridurre il rapporto alunni-docenti: a sostenerlo sono Cisal e Anief, che – all’indomani del Patto per la Scuola sottoscritto a Palazzo Chigi – hanno presentato specifici emendamenti al decreto legge n. 59 del 6 maggio scorso sulle “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti”, già fatti pervenire alla V Commissione della Camera dei Deputati. L’obiettivo è quello di arrivare alla “riduzione del numero di alunni per classe e per istituzioni scolastiche, a partire dal prossimo anno scolastico, alla luce dell’andamento demografico della popolazione, finalizzato le risorse per migliorare il servizio e favorire la diffusione del tempo pieno” Le risorse serviranno anche, a regime, a finanziare quanto previsto per le scuole normodimensionate ai sensi del comma 978 dell’articolo 1 della legge 178/2020.Utilizzare i fondi del Recovery plan per rilanciare la scuola, agendo sul personale e sugli alunni: a chiederlo sono la Confederazione Cisal e il sindacato Anief, attraverso la richiesta di precise modifiche al decreto legge n. 59, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 108 del 07 maggio 2021: nella proposta si rileva che “la missione 4 “Istruzione e ricerca” è uno dei capitoli che nel tempo ha subito maggiori modifiche in fatto di risorse, passando dai 33,81 miliardi della prima versione di cui 30,88 miliardi dal PNRR + 1,93 mld da React-EU + 1 miliardo dal fondo complementare ai 30,88 dell’ultima versione”.Tuttavia, ad oggi risulta “assente, nel Disegno di legge in esame, una previsione di finanziamento complementare all’istruzione che garantirebbe la realizzazione di misure prioritarie in vista della prosecuzione dell’emergenza e della riapertura dell’a.s. 2021/22”. Per questi motivi, il sindacato chiede “un miliardo da destinare all’Istruzione con il seguente programma di intervento (M4C1 PNRR, Investimento 1.2 Piano di estensione del tempo pieno e prolungato e Riforma 1.3 Riforma dell’organizzazione del sistema scolastico): Revisione dei parametri per la costituzione degli organici del personale amministrativo, educativo e docente e del dimensionamento delle sedi scolastiche con la diminuzione di un punto del rapporto alunni/docenti”.

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Domani ancora 3 milioni di alunni in DAD

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2021

Da domani, 7 aprile, rientrano a scuola per seguire le lezioni in presenza circa 5,6 milioni di alunni: quasi il 66% degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie: due su tre. Tra loro sono 2,7 milioni gli alunni più piccoli della scuola dell’infanzia e del primo ciclo, ammessi a scuola dal DL 44, anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa. Per le stesse ragioni in quelle regioni in zona rossa potranno accedere ai servizi per la prima infanzia (asili nido, 0-3 anni) anche 212 mila bambini. Come di consueto, Tuttoscuola ha effettuato una mappatura del numero di studenti che conseguentemente dai prossimi giorni faranno lezione a scuola o da casa, sia per area geografica, sia per grado di scuola. Ecco le risultanze: Nello specifico, secondo i calcoli di Tuttoscuola, saranno dunque 5.568.708 (due su tre) gli alunni di scuole statali e paritarie che potranno seguire le lezioni in presenza su un totale di 8 milioni e 506mila. I dati comprendono anche i bambini e gli alunni da settimane esclusi dalle attività educative in presenza a scuola: torneranno in classe 832mila bambini di scuola dell’infanzia (3-6 anni), 1,5 milioni di alunni di scuola primaria e 342mila del primo anno di scuola secondaria di I grado.Le regioni più interessate da questa riapertura in presenza con quantità notevoli di ragazzi a scuola sono la Lombardia con 785.910 (e 615.903 in DAD), il Lazio con 687.592 (e 133.737 in DAD), il Veneto con 573.694 (e 106.402 in DAD), la Campania con 484.731 (e 460.262 in DAD) e l’Emilia Romagna con 335.580 alunni (e 284.843 in DAD).Con la quasi totalità degli alunni in presenza (82-83%) le Isole: la Sicilia con 614.891 e la Sardegna con 170.004. Complessivamente vi saranno 5,6 milioni (65,5%) di alunni in presenza a scuola e 2,9 milioni (34,5%) in DAD, con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori nelle regioni in cui è consentito.Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola complessivamente 1.393.010 bambini delle scuole dell’infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 1.019.904 alunni della scuola secondaria di I grado (il 59,5%) e parzialmente in alternanza al 50% 549.929 studenti delle superiori (il 19,7%). L’approfondimento completo su tuttoscuola.com

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Scuola: Il decreto Covid fa tornare gli alunni in classe pure nelle zone rosse

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2021

La scuola torna in presenza. Lo prevede il decreto Covid in via di approvazione da parte dei Consiglio dei ministri. L’articolo 2 della bozza del decreto prevede che “dal 7 aprile al 30 aprile 2021, è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 e dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado. La disposizione di cui al primo periodo non può essere derogata da provvedimenti dei Presidenti delle Regioni, delle Province autonome”. Inoltre, nella fascia rossa “le attività didattiche del secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado nonché le attività didattiche della scuola secondaria di secondo grado si svolgono esclusivamente in modalità a distanza”. Mentre in zona gialla e in zona arancione “le attività scolastiche e didattiche per il secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado si svolgono integralmente in presenza. Nelle medesime zone gialla e arancione le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica”. Significa che l’attività didattica in presenza verrà garantita “almeno al 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento, della popolazione studentesca mentre la restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza”.Al comma tre, si riporta, infine, che “sull’intero territorio nazionale, resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”.

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Dopo Pasqua rientreranno a scuola 3,7 milioni di alunni

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

Un anticipo di questo rientro massiccio si avrà martedì 30 marzo, con il passaggio del Lazio dalla zona rossa all’arancione, quando circa un milione di alunni lasceranno la DAD, mentre passano in zona rossa la Toscana, la Calabria e la Valle d’Aosta. La nuova mappa delle presenze a casa o a scuola dal 7 aprile sarà la seguente: 3,2 milioni di studenti continueranno a seguire in DAD da casa (erano 6,9 milioni nei giorni scorsi) e 5,3 milioni nelle aule (erano solo 1,6 milioni). Passeranno da 2 a 6 su dieci gli alunni che potranno seguire le lezioni in classe e socializzare con compagni e insegnanti. Non si verificava questa situazione dall’inizio di marzo quando gli alunni in presenza erano stati 5,4 milioni. Il quadro non è omogeneo sul territorio: nelle Isole sarà confermato a scuola in presenza l’83% degli alunni, mentre nelle regioni settentrionali sarà in presenza il 57%. La Regione con la minore quota di studenti in presenza sarà la Campania (solo il 51%), quella con la maggiore presenza il Lazio (quasi l’84%). Dal prossimo 6 aprile 5,3 milioni di studenti seguiranno le lezioni in presenza a scuola. Sono il 62,3% (sei su dieci) degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie. Tra loro 3,1 milioni frequentano scuole dell’infanzia, scuole primarie e il primo anno di secondaria di I grado anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa. Per la stessa ragione potranno tornare nelle istituzioni educative, indipendentemente dal colore della regione, i bambini dei nidi d’infanzia. Da martedì prossimo, 30 marzo, 687mila ragazzi delle scuole laziali lasceranno la DAD per il cambio del colore della regione che da rossa passerà all’arancione, ma oltre mezzo milione di alunni toscani e 285mila calabresi andranno in zona rossa, tutti temporaneamente in DAD fino al 6 aprile. Per due giorni, prima che inizino le vacanze pasquali, saranno poco più di 2milioni gli alunni in presenza e quasi 6,5 milioni quelli in DAD. Se prima della data del rientro alcune regioni classificate in zona rossa transiteranno in zona arancione, il numero degli alunni in presenza potrebbe aumentare soprattutto in riferimento ai ragazzi degli ultimi due anni della secondaria di I grado e al 50% degli studenti delle superiori.La modifica di colore disposta dall’ordinanza del ministro della salute avrà effetto da martedì 30 marzo, mentre il parziale ritorno in presenza dopo Pasqua è stato deciso dal presidente Draghi che ha voluto rompere il vincolo delle zone rosse, autorizzando il rientro in presenza dei bambini della scuola dell’infanzia, degli alunni della primaria e di quelli del primo anno della scuola secondaria di I grado. Nello specifico, secondo i calcoli di Tuttoscuola, dovrebbero essere dunque 5.296.519(sei su dieci) gli alunni di scuole statali e paritarie che potranno seguire le lezioni in presenza su un totale di 8milioni e 506mila. I dati comprendono circa anche un milione e 400mila bambini di scuola dell’infanzia da settimane esclusi dalle attività educative in presenza a scuola. Le regioni più interessate da questa riapertura in presenza con quantità notevoli di ragazzi a scuola sono la Lombardia con 785.910 in presenza (e 615.903 in DAD), il Lazio con 687.592 (e 133.737 in DAD), la Campania con 484.731 (e 460.262 in DAD), la Toscana con 265.966 (e 238.650 in DAD), il Veneto con 373.003 in presenza (e 307.093 in DAD). Con la quasi totalità degli alunni in presenza (82-83%) le Isole: la Sicilia con 614.891 e la Sardegna con 170.004 alunni in presenza. Complessivamente vi saranno 5,3 milioni (62,3%) di alunni in presenza a scuola e 3,2 milioni (37,6%) in DAD, con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori nelle regioni in cui è consentito. Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola 1.393.010 bambini delle scuole dell’infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 906.011 alunni della scuola secondaria di I grado (il 52,9%) e parzialmente in alternanza al 50% 407.304 studenti delle superiori (il 14,6%). L’approfondimento completo su tuttoscuola.com

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Scuola: Sostegno a 300mila alunni disabili

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

Per garantire la continuità didattica e dire basta al “balletto” delle supplenze d’inizio anno, in via preliminare il sindacato chiede l’adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto delle cattedre di sostegno: in vista dello sblocco delle assunzioni sul 100% del turnover e per garantire maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, considerando che nella scuola i posti in organico di fatto sul sostegno costituiscono oggi più del 40% della pianta organica. Parliamo, quindi, di oltre 60 mila posti oggi collocati in deroga.Anief chiede anche l’incremento dell’organico di sostegno di ulteriori 25 mila unità: in base ai dati ufficiali, infatti, risultano essere presenti in organico 25 mila insegnanti di sostegno in meno rispetto all’a.s. 2019/20, a fronte di un aumento di 50 mila alunni certificati nell’ultimo quinquennio.Per agevolare l’accesso sulle tante cattedre libere e coperte da personale non specializzato, l’Anief ha deciso di chiedere nella Legge di Bilancio, con specifici emendamenti, anche in considerazione della sospensione di tutte le procedure concorsuali, l’ammissione al TFA sostegno per tutti coloro che hanno presentato domanda, così da “consentire l’accesso ai ruoli al personale precario che da anni presta servizio e al personale di ruolo che vuole presentare domanda di passaggio”.Inoltre, il sindacato autonomo rivendica, sempre con la legge di fine 2020, l’ammissione al TFA sostegno di coloro che sono risultati idonei alle precedenti procedure di selezione, consentendo in tal modo “l’accesso ai ruoli al personale precario che da anni presta servizio e al personale di ruolo che vuole presentare domanda di passaggio”.Sempre con uno apposito emendamento alla Legge di Bilancio l’Anief chiede l’ammissione al TFA sostegno del personale “con contratto a tempo determinato con almeno 36 mesi di servizio e indeterminato”. Tale norma permetterebbe pure di “consentire l’accesso ai ruoli al personale precario che da anni presta servizio e al personale di ruolo che vuole presentare domanda di passaggio”. Il sindacato ha infine chiesto la stabilizzazione di migliaia di assistenti all’autonomia e alla comunicazione, sempre più figure chiave nei percorsi di inclusione scolastica poiché affiancano attivamente gli alunni con disabilità: per questi professionisti, infine, si richiede, ai fini del loro inquadramento professionale, di “prevedere l’apertura di una specifica sessione contrattuale dei sindacati rappresentativi”.

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Scuola: Organici maggiorati per non perdere più alunni per strada

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Rivedere gli organici del personale docente e Ata della scuola sulla base delle esigenze del territorio: a chiederlo è il sindacato Anief: “Ci aspettiamo – ha detto Marcello Pacifico, leader dell’Anief – che il governo si impegni a recuperare i 10 miliardi tolti alla scuola negli ultimi 15 anni: bisogna recuperarli andando a ridurre il numero di alunni per classe, aumentando dunque il rapporto alunni-docenti e personale Ata, così anche in futuro vanno migliorati i livelli di apprendimento dei nostri studenti con organici che siano legati sulla base delle effettive esigenze del territorio. Questo perché va promossa una scuola non solo più sicura, ma anche più giusta. Così da portare risultati migliori ai nostri studenti”.A questo proposito, uno degli emendamenti specifici proposti dal giovane sindacato, nella fattispecie all’articolo 29 della bozza della Legge di Bilancio già approvata dal CdM, riguarda proprio la riformulazione degli organici delle scuole proprio sulla base delle esigenze del territorio. Nella richiesta di modifica motivata, il sindacato sostiene che in questo modo si potrebbe di sicuro meglio “affrontare la dispersione scolastica prevenendo la condizione di drop out e quindi fenomeni di Early School Leavers e NEET anche con piani straordinari per il Mezzogiorno”.Ma “aumentare stabilmente gli organici di docenti e personale ATA” andrebbe anche fornire un “sostegno alla didattica in base alle necessità del territorio, alla dislocazione, alla rete di collegamento con le stesse istituzioni scolastiche nelle piccole isole o comunità montane, all’ubicazione in luoghi a rischio, ad alto tasso di dispersione scolastica, migratorio.

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Scuola: Valutazione periodica e finale degli alunni della scuola primaria

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

“Le linee guida, elaborate da un gruppo di lavoro ristretto coordinato dalla Dott.ssa Elisabetta Nigris, coordinatrice nazionale dei presidenti dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria, rappresentano un manuale completo di docimologia”, commenta il segretario generale Giuseppe Faraci. “Dettano, con la piena consapevolezza delle caratteristiche di quel segmento scolastico, le modalità e gli strumenti, sia didattici che tecnici, su come formulare il documento di valutazione finale che dovrà attestare i risultati del percorso formativo di ciascun alunno, mediante la descrizione dettagliata dei comportamenti e delle manifestazioni dell’apprendimento rilevati in modo continuativo”, ha concluso FaraciL’ordinanza ministeriale che ne introduce la piena attuazione, già a decorrere dal corrente anno scolastico, 2020/21, prevede anche delle misure di accompagnamento per le istituzioni scolastiche, le quali prevedono per un biennio, a partire dall’a.s. 2020/21, azioni di formazione finalizzate a indirizzare, sostenere e valorizzare la cultura della valutazione e degli strumenti valutativi nella scuola primaria.“Via quindi i numeri in pagella per gli alunni della scuola primaria e ben vengano i giudizi descrittivi che consentiranno una più attenta valutazione delle attitudini e specificità che mettono in risalto le caratteristiche del bambino”, conclude il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico.Il Ministero ha infine rassicurato, su esplicita richiesta di Anief, che verrà sin da subito attivato un piano di formazione sia dei docenti della scuola primaria che dei dirigenti scolastici degli istituti comprensivi, che sin da subito dovranno poi provvedere ad adottare le deliberazioni collegiali necessarie e provvedere al conseguente aggiornamento del PTOF della scuola primaria.L’Ordinanza ministeriale e le allegate linee guida verranno inviate al CSPI per le considerazioni e il parere definitivo prima della pubblicazione.

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Scuola: In calo le competenze degli alunni italiani in lettura, matematica e scienze

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Le competenze degli alunni italiani stanno peggiorando: a dirlo è il rapporto annuale Education and Training Monitor 2020 sulla situazione dell’istruzione nei 27 Paesi dell’Unione Europea. Il rapporto mette a confronto i nuovi dati (2019) con quelli di dieci anni prima (2009) e fa il punto sugli obiettivi di Lisbona, i benchmark che i Paesi sono impegnati a conseguire: inoltre, la rivista Tuttoscuola, per disporre di maggiori elementi di valutazione, ha inserito i dati del 2018 per valutare gli scostamenti sul breve periodo. “Il dato complessivo per certi aspetti è preoccupante, anche perché – spiega la rivista specializzata – in tutte e tre le competenze dei 15enni l’Italia registra livelli superiori (cioè peggiori) alla media dei Paesi dell’Unione”.A preoccupare è anche la scolarizzazione dei bambini di 4 anni: l’Italia scende per la prima volta sotto l’obiettivo fissato del 95%, fermandosi nel 2019 al 94,9%; l’anno prima era al 96,1% e nel 2009 al 99,8%. Va leggermente meglio, fortunatamente, sul fronte della dispersione scolastica, la cui media europea è del 10,2%: rispetto all’obiettivo di Lisbona del 10% nel 2009 in Italia gli abbandoni erano pari al 19,1%, mentre nel 2018 sono scesi al 14% e nel 2019 al 13,5%, quindi oltre due punti percentuali la media UE. A migliorare, anche se non in modo adeguato, è anche la percentuale di giovani italiani (fascia di età 30-34 anni) con un livello di istruzione terziaria (università) per i quali l’Europa ha fissato l’obiettivo al 40%: nel 2009 erano al 19%, nel 2018 la percentuale era salita al 26,9%, nel 2019 aveva fatto un altro piccolo passo avanti salendo al 27,6%, una percentuale ancora ben lontana dall’obiettivo fissato dall’Europa e dalla stessa media dei Paesi dell’Unione attestata al 40,3%. Il sindacato Anief, pertanto, torna a ribadire l’importanza di mettere a disposizione del corpo docente e dei discenti di adeguate attrezzatture e strumentazioni con connessioni adeguate. Ecco perché è estremamente necessario allargare la card docente anche ai precari, docenti e Ata. In tempo di Covid, tra l’altro, questa esigenza diventa ancora più impellente: come si può operare lo smart working, senza device, software professionali e reti internet? La stessa attenzione deve essere posta per una formazione adeguata, per svolgere la quale c’è oggi un contratto che la regolamenta.

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Scuola. Le classi pollaio sono più forti del Covid: ce ne sono ancora 31 mila con oltre 25 alunni

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

È stato disatteso l’impegno preso dal Parlamento con il Decreto Rilancio sulla riduzione del numero di alunni per classe, così da garantire il distanziamento minimo di alunni per prevenire i contagi da Covid19: secondo il report odierno pubblicato da Tuttoscuola, nei nostri istituti vi sono ancora 31 mila classi con oltre 25 allievi, pari all’8,6% di tutte le classi attivate. Per cancellarle, portandole al massimo proprio a 25 gli iscritti per classe, bisognerebbe assumere 6.607 nuovi docenti. Marcello Pacifico (Anief): “Abbiamo sempre sostenuto che per ottemperare alla norma sul distanziamento di almeno un metro tra ogni studente in tutte le direzioni sarebbero dovuti entrare non più di 16 alunni per aula. Anche perché va considerata la presenza in aula anche di più docenti, e in presenza di alunni disabili anche dell’insegnante di sostegno o dell’assistente educativo culturale. Più volte, in audizione presso la Camera e il Senato, anche con specifici emendamenti Anief proprio al Decreto Legge n. 22, abbiamo espresso questo concetto, ma non siamo stati ascoltati. È bene, adesso, che il piano di riduzione si attui con i fondi UE del Recovery Fund: l’impegno del Governo c’è, si tratta ora di inserirlo, nero su bianco, nel documento che a breve il Parlamento sarà chiamato ad esaminare, in vista della consegna della proposta ufficiale alla Commissione europea per l’assegnazione all’Italia di 209 miliardi complessivi”.Ha resistito anche alle esigenze del Covid19 la concentrazione eccessiva di alunni per classe: secondo i calcoli pubblicati oggi da Tuttoscuola, “se si assume il limite di 25 alunni per classe – che si può ritenere certamente più ragionevole dal punto di vista della gestione didattica, almeno come limite massimo – come spartiacque tra la normalità e le classi pollaio, vi sono 31 mila classi (30.829) con oltre 25 alunni: 4.937 sezioni di scuola dell’infanzia, 3.283 classi di scuola primaria, 4.258 classi di scuola secondaria di I grado e ben 18.351 di II grado”.Non avrebbe quindi avuto seguito l’articolo 231-bis della legge di conversione del decreto legge 34 “Rilancio” che ha previsto norme speciali, da realizzare con apposita ordinanza ministeriale, per “derogare, nei soli casi necessari al rispetto delle misure di cui all’alinea ove non sia possibile procedere diversamente, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun ordine e grado di istruzione, dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81”.

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Alunni disabili, assistenti all’autonomia e alla comunicazione non si possono negare

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Anche la Cedu riconosce il risarcimento per danno materiale (10mila euro) alle famiglie per la mancata assegnazione agli alunni con disabilità: dopo i continui successi dei legali di Anief, che offrono patrocinio gratuito per ricorrere al giudice ordinario per ottenere il risarcimento per la mancata assegnazione di tutte le ore richieste nei Pei per gli insegnanti di sostegno e per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, ora arriva un’importante sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo. Esaminando il ricorso prodotto dai genitori di una alunna con autismo iscritta ad una scuola primaria campana dopo che per due anni consecutivi gli ha negato l’assistenza specialistica, ha ritenuto, all’unanimità, che invece ne aveva pieno diritto. La Corte ha ritenuto che tale negazione ha prodotto una violazione dell’articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, in base al quale gli Stati non debbono produrre discriminazione: ora l’Italia dovrà pagare alla bambina 2.520 euro a titolo di danno patrimoniale, 10mila euro per danni non patrimoniali e 4.175 euro per costi e spese. Anief ribadisce la necessità di aderire alla campagna #nonunoradimeno e al patrocinio gratuito per i ricorsi al giudice ordinario per la violazione del principio di non discriminazione violato dalla legge e riconosciuto dalle ss.uu. della cassazione con una recente sentenza dell’anno scorso per ottenere i diritti negati e così garantire pari opportunità agli allievi disabili. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “sul tema della mancata assegnazione delle ore settimanali di sostegno agli alunni con disabilità previsto dal loro programma didattico-pedagogico permane una sostanziale inerzia da parte del legislatore e dell’amministrazione. Mentre continuano ad esprimersi i giudici. Ad iniziare dalla Cassazione, che lo scorso anno ha prodotto la sentenza n. 25101, da cui è scaturito che non è possibile apportare modifiche al piano orario settimanale una volta che il piano individualizzato dell’alunno disabile è stato definito. Ne deriva che l’amministrazione scolastica non ha alcun titolo a modificare la quantità di ore assegnate dal Glo: ogni volta che ciò accade, purtroppo spesso, va in contrasto con il diritto dell’alunno a una pari opportunità scolastica scadendo quindi nella discriminazione. La stessa che ha ravvisato, ora, la Corte europea dei diritti dell’uomo per l’assistenza specialistica”.

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Scuola: toccata e fuga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Da quando sono venuta a conoscenza della decisione della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di far iniziare l’anno scolastico 2020/2021 il dì 14 settembre, mi sto chiedendo se questa giovane signora (ma non solo lei) abbia un briciolo di buon senso.Infatti, cominciare l’anno scolastico quel giorno, che è un lunedì, significa tenere a scuola gli alunni per soli 5 giorni, cioè fino a venerdì 18 settembre, lasciandoli in congedo dal giorno dopo, sabato 19 settembre per consentire la trasformazione di alcune aule dei vari edifici scolastici in seggi elettorali su tutto il territorio nazionale, dato che, oltre al rinnovo di alcuni Consigli Regionali, che riguarda solo sette Regioni, si terrà anche il Referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, che riguarda tutta l’Italia.Siccome le elezioni, quest’anno (non si sa perché) durano due giorni, il 20 e il 21 settembre, significa che gli alunni di tutto il Paese staranno lontani dalle aule scolastiche, oltre a sabato 19 settembre, anche lunedì 21, e pure martedì 22 per la consueta disinfezione (oggi nomata: sanificazione) e risistemazione dei locali, che però, dato il periodo ancora dominato dal Covid19, potrebbe non essere sufficiente per una pulizia a fondo e potrebbe occupare quindi anche mercoledì 23. Bisogna considerare che i primi giorni dell’anno scolastico non sono mai particolarmente produttivi dal punto di vista didattico, anche perché non sempre le cattedre sono tutte coperte, gli orari non sono ancora definiti, e comunque gli alunni di ogni ordine e grado si prendono un po’ di tempo per ri-fraternizzare – cosa che dopo la lunga pausa delle lezioni in presenza sarà particolarmente sentita e necessaria. Ragion per cui, se ci sono le condizioni ottimali, il vero e proprio anno scolastico fattivo e attivo inizia solo nella seconda settimana di scuola.Ma come potrà succedere quest’anno, se tutti o quasi gli edifici scolastici saranno di nuovo trasformati in seggi elettorali, e gli alunni lasciati a casa per almeno tre giorni, se non di più? Al secondo ritorno a scuola, dopo il supplemento di vacanza, si assisterà necessariamente a un nuovo rodaggio dell’anno scolastico, con ulteriore perdita almeno di una parte del tempo necessario per mettere la macchina istruzione a pieno regime. Sempre che le cattedre vengano tutte coperte immediatamente, gli orari siano pronti ecc. ecc.Ora, stando così le cose, perché non si è avuto il buon senso di far iniziare l’anno scolastico direttamente il 24 settembre?
Così hanno deciso le Regioni Campania e Puglia e non capisco perché anche altre non abbiano fatto la stessa scelta.
Secondo me, iniziare il 14 settembre è solo un’affermazione di principio, vuota di significato reale. Anzi, controproducente. L’ennesima “grida manzoniana”, minacciosa quanto risibile, che toglie inoltre autorevolezza allo Stato.
Tanto più che, come sento alla radio tutti i giorni, molte scuole non hanno ancora ricevuto le suppellettili predisposte per questo particolare momento e altre sono ancora alle prese con il reperimento degli spazi necessari al distanziamento fisico degli alunni; ho sentito parlare anche di abbattimento di muri per ampliare le aule, così come di ricerca spasmodica di altri locali qua e là. Tutti lavori che non si fanno nel tempo di uno schiocco di dita.
Stamani sulla stampa del capoluogo toscano si poteva leggere la notizia che la Curia ha offerto al Comune di Firenze una serie di locali presso quattro parrocchie fiorentine. Iniziativa lodevole che senz’altro allevierà i problemi di qualcuno degli istituti della città del fiore, ma non illudiamoci che tutto fili liscio. Infatti, le cosiddette “sezioni distaccate” delle scuole, cioè i locali che non sono all’interno dell’edificio scolastico principale, creano agli insegnanti, che insegnano nell’uno e nell’altro edificio, problemi legati alla perdita del tempo necessario per spostarsi da là a qua, tempo che può anche essere considerevole e che viene sottratto alle lezioni. Quindi si tappa un buco da una parte e si crea uno squarcio da quell’altra. Senza considerare la fatica e lo stress che ne deriva un po’ per tutti, in primo luogo per gli insegnanti, ma anche ai bidelli, spesso chiamati a fare da “guardia” alle scolaresche senza docente. In un periodo in cui di stress ce n’è una quantità industriale che, se facesse PIL, si sarebbe già ampiamente in salvo.Insomma, un pasticciaccio pressoché epocale che mi fa sentire vicina, seppure impotente, a tutti coloro che si apprestano a fare rientro nelle scuole – dirigenti, personale ausiliario, docenti, alunni. Facciamo il tifo per loro, un tifo sfegatato, perché ne hanno un enorme bisogno. By Annapaola Laldi, consulente Aduc

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Scuola: Sostegno alunni disabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Il decreto interministeriale n. 90 del 7 agosto 2020 ha disposto la riapertura dei bandi delle Università per l’ammissione alle prove per l’accesso ai corsi di specializzazione di sostegno agli alunni disabili, riaprendo i termini per essere ammessi direttamente ai corsi del quinto TFA sostegno “è stato voluto fortemente dall’Anief: è un decreto voluto anche dal legislatore che ammette agli scritti chi ha svolto tre anni di servizio su posto di sostegno anche senza avere il titolo. Tuttavia, tutto questo per Anief non basta a rimediare all’emergenza che avremo a settembre”: a dichiararlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Teleborsa.
L’emergenza sostegno non si placa, nemmeno dopo le modifiche attuate all’accesso al corso Tfa specializzante. “Purtroppo a settembre avremo oltre 40 mila insegnanti senza specializzazione su sostegno che saranno chiamati su posti in deroga. Posti al 30 giugno per i quali Anief sta portando avanti una lunga battaglia in tribunale affinché possano essere posti in organico di diritto, anche con l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’ che abbiamo portato avanti in questi anni coinvolgendo in maniera gratuita le famiglie, in modo che ogni alunno potesse avere il proprio insegnante di sostegno, in base al Pei, come richiesto delle scuole”. La novità più importante, recepita dal nuovo atto, è l’ammissione diretta alla prova scritta di tutti i candidati che abbiano prestato almeno tre anni di servizio, anche non consecutivi, su posto di sostegno nello specifico grado per cui vogliano conseguire la specializzazione. Rimangono fuori, senza possibilità di accedere ai corsi specializzanti, i docenti con tre anni di servizio prestati tutti o in parte su disciplina comune. Risulta illegittima, inoltre, la previsione di ammettere alle prove scritte solo un numero di candidati pari al doppio dei posti a concorso, anziché garantire l’accesso alla fase successiva di tutti coloro che raggiungeranno la sufficienza.

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Scuola: Alunni disabili, vanno iscritti alla nuova classe anche se le certificazioni non sono rinnovate

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Gli alunni disabili vanno inquadrati come tali anche qualora le famiglie non abbiano consegnato la nuova Diagnosi funzionale: a comunicarlo ai dirigenti scolastici è stato il ministero dell’Istruzione, con la Nota 1248 del 15 luglio 2020, con oggetto “Certificazioni di alunni con disabilità. Indicazioni per l’avvio dell’anno scolastico 2020/21”. La precisazione si è resa necessaria dopo che l’Inps ha riattivato, a seguito dell’emergenza sanitaria, le attività di visite diretta solo a partire dallo scorso 22 giugno.
“Siamo convinti che i capi d’istituto daranno seguito a quanto indicato dal ministero dell’Istruzione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma nello stesso tempo ribadiamo l’importanza di seguire con attenzione tutte le pratiche che portano all’assegnazione del corretto monte ore settimanale ad ogni alunno disabile. Purtroppo tutto questo non avviene in modo sistematico: lo dicono i i dati ufficiali dell’Istat, secondo i quali ormai circa il 10% delle famiglie con disabili si rivolge al tribunale, al fine di rendere attuabile l’assegnazione del docente di sostegno o delle ore settimanali negate ma indicate nella diagnosi funzionale scaturita dall’esame approfondito e obiettivo delle necessità pedagico-formative dell’alunno. Anche noi, come sindacato, negli ultimi anni abbiamo riscontrato un escalation di adesioni all’iniziativa gratuita “Sostegno, non un’ora di meno!”, la quale è nata proprio per contrastare le nuove segnalazioni di sostegno accertato ma negato dalla burocrazia e dal Mef”.La pandemia ha rallentato anche le procedure di rinnovo delle certificazioni degli alunni con disabilità. A proposito delle specifiche implementazioni procedurali, predisposte dall’INPS al fine di diversificarne l’iter e la trattazione, rispetto alle domande di accertamento dello stato di handicap, la normativa vigente va quindi superata: questa, infatti, prevede determinati requisiti che per l’attuazione delle domande di Legge 104/1992. In particolare, la nota 13 novembre 2019 n. 22994 ha previsto per gli alunni con disabilità, al paragrafo 9.1, che “le iscrizioni di alunni con disabilità effettuate nella modalità on line sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della certificazione rilasciata dalla A.S.L. di competenza, comprensiva della diagnosi funzionale. Sulla base di tale documentazione, la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell’Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato, in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell’A.S.L”.

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Azzolina: opportunità irripetibile, meno alunni per classe e scuola aperta

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Avrà importanti ricadute anche sulla scuola il sì dell’Unione europea ad un pacchetto da 1.800 miliardi di euro per affrontare le problematiche legate al Covid, in particolare i 750 miliardi che hanno scopo di stimolare la ripresa economica degli stati membri. All’Italia spetteranno 208,8 miliardi così ripartiti: 81,4 miliardi in sussidi a fondo perduto; 127,4 miliardi sotto forma di prestiti. Una quota di questi fondi andrà anche al sistema scuola italiano: oggi la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha detto, in un’intervista a “La Stampa”, che è “una opportunità irripetibile”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, concorda con la ministra: “Per realizzare questo nobile obiettivo della scuola ‘aperta’ servirà incrementare gli organici di 250 mila docenti e Ata. Sarà anche l’occasione buona per spazzare via il precariato, derivante dagli errori di chi ha governato la scuola negli ultimi 15 anni”.La ministra dell’Istruzione ha già le idee chiare su come saranno spesi i fondi derivanti dal Recovery Fund: “Voglio archiviare definitivamente le classi pollaio, – ha dichiarato Lucia Azzolina – che impoveriscono la didattica, e intervenire sugli edifici. Lavoriamo per scuole aperte oltre l’orario delle lezioni. Abbiamo messo 6 miliardi sulla scuola da inizio anno – 2,9 miliardi solo per settembre – ma siamo a un punto di svolta: gli investimenti europei per la scuola italiana sono un’opportunità irripetibile”.
Con il Recovery Fund, ha continuato Azzolina, ridurremo “il numero di alunni per classe evitando la dispersione scolastica e la povertà culturale che abbiamo nel paese”. Perché “il sogno civico è una scuola aperta. Ovvero, una scuola assolutamente accogliente. Una scuola aperta non è solo recarsi in classe la mattina per seguire le lezioni ma significa presidio di socialità, di legalità all’interno di un territorio. Che accoglie studentesse e studenti così come la stessa comunità del territorio. Una scuola aperta significa fare una didattica innovativa come vogliono i nostri studenti. Significa scuole nuove e colorate. Fare attività nel pomeriggio concordate con famiglie, personale scolastico”.È chiaro che ridurre il numero di alunni per aula e allargare il numero delle classi comporterà un incremento importante di docenti. L’occasione buona per cancellare la supplentite.
Anief concorda con la ministra dell’Istruzione quando sostiene che i precari vanno assolutamente assunti. Tuttavia, ricorda anche che il sistema di reclutamento sinora adottato è quello fallimentare che ci ha condotto alle attuali 250 mila supplenze annuali e alle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea per abuso di contratti a termine. Per questo, il giovane sindacato è convinto che si debbano organizzare le immissioni in ruolo direttamente da graduatoria, anche dalle nuove Graduatorie provinciali per le supplenze, le cosiddette Gps: ci sono delle leggi dello Stato, in vigore, che permettono di farlo, come la L. 124/1999. Ma anche direttive UE, come la 70/CE del Consiglio dell’Unione Europea, sempre del 1999, che prevede la stabilizzazione automatica in presenza di titoli e posto vacante per chi ha svolto 36 mesi di servizio.

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Scuola: Ritorno a settembre, classi con meno di 15 alunni, più docenti e Ata

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Sono alcune delle misure approvate in V Commissione al decreto rilancio. Pacifico lo aveva ribadito a Conte durante gli Stati generali: con questi numeri di organici e classi, sarà impossibile aprire la scuola in sicurezza a settembre. Ora sembra che il Parlamento, in deroga, legiferi in questa direzione. Atteso il voto dell’aula, in settimana, anche se per Anief le modifiche devono essere strutturali per migliorare la didattica e assorbire tutto il precariato esistente.Le modifiche al numero di allievi per aula e agli organici del personale sono previste da un emendamento al Decreto Rilancio già approvato dalla V Commissione della Camera, sul quale lunedì 6 luglio potrebbe essere votata la fiducia per l’approvazione del testo definitivo. Se passa il provvedimento, alla luce dell’emergenza epidemiologica in atto, viene introdotta la facoltà per gli uffici scolastici di applicare delle deroghe, in tutti i gradi scolastici, al limite minimo di iscritti per la costituzione delle classi sancito dall’attuale regolamento sul dimensionamento scolastico (DPR 81/09) che ha portato al taglio di 250 mila posti negli ultimi dieci anni, alla riduzione del tempo scuola (- 4 ore settimanali), al dimensionamento di una scuola su quattro autonoma. Come viene data la possibilità di assumere, seppure temporaneamente, una quantità maggiore di docenti e personale Ata, confermando almeno fino a dicembre i mille assistenti tecnici assunti fino al 30 giugno.Marcello Pacifico (Anief): “L’obiettivo da porsi, tutti assieme, è quello di tornare a delle scuole a misura d’uomo, creando classi con al massimo 15 alunni e assumendo 200 mila docenti e Ata nuovi. Questi emendamenti, seppure depotenziati, vanno in direzione della proposta dello stesso M5S che prevede la formazione di classi con più di 22 alunni e 20 in presenza di alunni disabili, primo firmatario l’attuale ministro Azzolina. Con numeri ancora più ridotti nelle zone colpite dal coronavirus. Sugli organici noi abbiamo chiesto l’assunzione di 150-160 mila docenti, per coprire posti vacanti e turn over tramite le nuove graduatorie di istituto trasformate in provinciali (il cui bando però deve essere profondamente modificato nel rispetto delle vigenti tabelle di valutazione dei titoli e dell’aggiornamento per tutti i laureati anche senza i 24 CFU), più almeno 40 mila unità di personale Ata aggiuntive: in un colpo solo, considerano anche la stabilizzazione di tutti i Dsga facenti funzione e degli educatori precari, si risolverebbero i problemi di gestione del ritorno in classe a settembre e si risponderebbe pure alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti danni sull’abuso dei contratti a termine. Lo abbiamo scritto preventivamente al ministero dell’Istruzione e detto al premier Giuseppe Conte, a Villa Pamphilj, durante gli Stati Generali, oltre che alle sigle sindacali europee incontrate da Anief in Commissione UE. È chiaro che i 50 mila indicati sinora, peraltro pure a termine, non sono sufficienti”. Ma sarebbe una prima risposta, in attesa dei 17 miliardi richiesti sempre dal presidente Anief, tra quelli che saranno assegnati all’Italia dal Recovery Found, da reinvestire subito in organici, assunzioni, risorse strumentali per migliorare la didattica, combattere la dispersione scolastica e valorizzare la professionalità di docenti, educatori e Ata col rinnovo del contratto.

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Scuola: A settembre 288 mila classi e 5,7 milioni di alunni da dividere per attuare il distanziamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Si tratta di 42.258 classi nell’infanzia statale, a cui vanno aggiunte circa 28 mila paritarie o comunali, altre 128.143 classi di primaria, più circa 9 mila non statali, 77.976 collocate nelle superiori, a cui aggiungere oltre 3 mila classi afferenti alle paritarie: i dati sono aggiornati all’anno scolastico in corso ed inclusi nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione in vista del rientro a scuola in presenza a settembre.Sulla base di questi numeri, al ministero dell’Istruzione spetta ora trovare il modo per dare anche seguito a quanto comunicato pochi giorni fa dalla task force, presieduta dal professore Patrizio Bianchi, che ha indicato l’esigenza di svolgere didattica in presenza fino alla secondaria di primo grado compresa, perché “i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”. Una priorità confermata pure dalla viceministra Anna Ascani, che ha parlato di suddivisione delle classi in piccoli gruppi, perché “l’anno deve partire in presenza, in modalità quasi esclusiva e si possono immaginare lezioni a distanza solo per gli studenti delle superiori”.Marcello Pacifico (Anief): “I numeri sugli alunni a cui assicurare scuola ‘vera’ parlano chiaro. Finiamola con gli annunci e i documenti tecnici da valutare. Il tempo stringe: occorre finanziare subito un organico maggiorato di almeno 160 mila docenti e 40 mila Ata, che corrispondono a 15 mila docenti aggiuntivi e 5 mila Ata, indispensabili per rafforzare pulizia, controlli e segreterie, da assegnare agli istituti per ogni anno scolastico partendo dal primo dell’infanzia al terzo delle medie. È il minimo sindacale, sotto il quale qualsiasi protocollo di prevenzione del contagio del Covid19 sarebbe impraticabile. Vanno inoltre individuati da subito i locali aggiuntivi di accoglienza delle classi in eccesso che si andranno a formare, anche questi in condizioni di igiene e sicurezza. Per fare questo abbiamo calcolato un finanziamento che non può andare al di sotto di 7-8 miliardi, quindi ne mancano 6 rispetto a quanto stanziato finora. Se non arriva, assieme alle assunzioni direttamente da graduatoria d’istituto trasformate in provinciali, a settembre ci troveremo punto e daccapo. Ecco perché abbiamo proclamato lo stato di agitazione e non escludiamo di arrivare allo sciopero”.Sono 288 mila le classi in Italia nelle quali a settembre occorrerà predisporre le lezioni in presenza senza ricorrere alla didattica a distanza.

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Scuola: Valutazione alunni, l’ammissione all’anno successivo non sarà scontata

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 Maggio 2020

“È vero che la didattica a distanza non è come quella in presenza, ma bisogna anche premiare la buona volontà di chi si è messo in gioco, piuttosto che invece un ‘libera tutti’”: a dirlo, in un’intervista a Italia Stampa, è il presidente nazionale del giovane sindacato, commentando le ordinanze ministeriali sullo svolgimento degli Esami di Stato delle classi V della scuola secondaria di secondo grado, delle classi terze della secondaria di primo grado e sulla valutazione di fine anno scolastico di tutti gli alunni. Nel testo riguardante gli scrutini di fine anno si conferma la linea della ministra Lucia Azzolina, che ha assicurato: “Non sarà un sei politico”, facendo riferimento anche alla possibilità di assegnare voti inferiori alla sufficienza. Saranno due i casi in cui i Consigli di Classe potranno optare per la non ammissione alla classe successiva: quelli degli alunni che già prima della sospensione delle attività avevano superato il monte ore individuale o che si sono resi protagonisti di gravissimi provvedimenti disciplinari.
Il ministero ha dunque emesso le tre ordinanze sulla valutazione di fine anno scolastico degli studenti e sugli esami di Stato della secondaria di primo e secondo grado: secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quelle pubblicate sono delle ordinanze che rispecchiano alcune indicazioni che ha portato avanti il sindacato. La prima è quella di fare esami di Stato soltanto in sicurezza”. A questo proposito, la ministra Lucia Azzolina “ha dichiarato che laddove la curva epidemiologica in alcune parti del territorio dovesse aumentare piuttosto che diminuire, comunque questi esami si dovranno fare in modalità telematica a distanza e non in presenza. Questo è molto importante”.Dopo aver dichiarato che “è altrettanto importante la nuova distribuzione dei voti” da assegnare agli studenti maturandi, il sindacalista autonomo ha detto che una volta appurato che gli studenti “hanno frequentato la didattica a distanza senza problemi di connessione, allora è giusto non assegnare promozioni automatiche, ma andare a verificare chi in questi mesi ha comunque interagito con il personale docente ed è riuscito a farlo al meglio e migliorando le proprie competenze”.

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