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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘alunni’

Inclusione scolastica degli alunni con disabilità: si chiude il progetto “Siamo tutti abili”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Nell’anno scolastico 2016-2017 gli alunni con disabilità nella scuola secondaria di primo grado erano 69 mila (il 4% del totale), circa 3 mila in più rispetto all’anno precedente. Il 6% non è autonomo in attività primarie fondamentali come: spostarsi, mangiare o andare in bagno (Istat, 2018). L’entità del fenomeno evidenzia la necessità di informare e sensibilizzare in modo diffuso ed adeguato docenti e alunni per rendere il tema della disabilità un’occasione di riflessione e confronto rappresentando un importante momento di crescita personale e umana per tutti i componenti della comunità scolastica e civile.
Con il progetto “Siamo tutti abili” realizzato dall’Istituto Sereni di Roma, con il contributo del Miur, e dal Moige – Movimento Italiano Genitori Onlus, abbiamo contrastato il disagio e la marginalità in 50 scuole sec di I e II grado con attività di formazione online per i docenti ed eventi partecipativi per la sensibilizzazione della comunità organizzati dai volontari MOIGE. Progetto: http://www.siamotuttiabili.it

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Olimpiadi di Problem Solving, tra gli alunni più bravi d’Italia c’è tanto Sud

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Contrariamente ai risultati delle prove Invalsi, quando si parla di eccellenze gli allievi del Meridione e delle Isole si confermano in buona presenza: dalle finali svolte a Cesena appena qualche giorno fa, non emerge alcun divario tra i partecipanti delle varie Regioni del Paese: fra i vincitori figura un alto numero di allievi e di istituti campani, pugliesi, abruzzesi, lucani, calabresi e siciliani. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “da queste competizioni emerge il quadro di un’Italia più unità di quello che sembra o che alcuni politici vogliono far sembrare. E anche il fatto che il problema del Paese non sono gli insegnanti meridionali o le scuole regionali, ma gli organici non assegnati in base alle esigenze del territorio”. Assegnare gli organici del personale della scuola, quindi di docenti e Ata, non solo tenendo conto del numero delle iscrizioni, ma considerando anche dei fattori localistici imprescindibili, come le percentuali di abbandoni scolastici, la presenza di allievi stranieri, disabili e di strutture socio-culturali a supporto. Anief lo chiede da tempo.
Adesso, attraverso i vincitori delle Olimpiadi di Problem Solving, organizzate dal Ministero dell’Istruzione, le cui finali nazionali si sono appena svolte a Cesena, arriva la conferma che è questa la strada giusta per abbattere qualsiasi tipo di barriera geografica e pregiudizio territoriale. Tra i primi classificati nella gara nazionale di Coding figura un alunno di Montalto Uffugo, paese della Calabria; di Trani, Francavilla Fontana e Galatina, in Puglia; di Montecorvino Pugliano e di Casoria, in Campania; di Colobraro, in Basilicata. Ottimi piazzamenti anche a livello di istituto scolastico: tra i premiati ci sono scuole di Vasto, in provincia di Chieti, Aradeo, vicino Lecce, Bari, Bacoli, nel napoletano, e Catania.
“Questa presenza massiccia di giovani e di scuole del Meridione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – dà conforto alle nostre richieste di conferire maggiori mezzi agli istituti collocati da Roma in giù. Sapere che pure in una oggettiva condizione territoriale di svantaggio tanti ragazzi riescono a formarsi al meglio e a svettare a livello nazionale, significa che ci sono ottimi presupposti per operare positivamente in campo formativo”. “Ma significa anche che gli insegnanti del Sud vanno considerati alla stregua degli altri docenti, che operano in Regioni meno difficili: vanno solo messi nelle reali condizioni di operare nel migliore dei modi, offrendo loro strutture scolastiche e strumenti didattici adeguati. Però anche assegnando alle scuole meno fortunate un numero adeguato di lavoratori, non solo tenendo conto dei freddi numeri dei frequentanti, ma anche di altri fattori probabilmente ancora più pregnanti e decisivi per comprendere sino in fondo – conclude Pacifico – quali sono le azioni di intraprendere”.

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Scuola: Sostegno alunni disabili, maldistribuiti i posti dei corsi di specializzazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

La Regione Piemonte raccoglie la denuncia di Anief che ha portato all’immediata impugnazione della decisione del Miur di far ripartire in modo disomogeneo i 14.224 posti utili a specializzarsi come docente di sostegno, autorizzati con il decreto n. 92/2019 secondo l’offerta degli Atenei e non della vacanza di posti e di insegnanti specializzati nel territorio come prevede la legge. Il caso dei posti di sostegno assegnati al Piemonte: a non comprendere il perché del sensibile squilibrio nella distribuzione dei posti a livello regionale è ora l’Assessorato regionale all’Istruzione del Piemonte che ha chiesto un incontro tra l’Università di Torino e l’Ufficio Scolastico. Per Anief la richiesta è più che lecita, perché si è introdotta una soglia “fluttuante”. Secondo il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico oltretutto non c’era alcun motivo di lasciare fuori un altissimo numero di candidati che già stanno aderendo in tanti a una nuova azione giudiziaria contro il numero chiuso e l’assenza di una soglia ai test pre-selettivi oggettiva legata al raggiungimento della sufficienza.
I corsi di sostegno devono ancora prendere il via, le selezioni si avvieranno solo a metà a aprile, ma già è tempo di polemiche. E i motivi sono fondati. Secondo Orizzonte Scuola, il problema rimane “capire come far fronte alla cronica mancanza di insegnanti di sostegno specializzati. Numerosi docenti infatti anche quest’anno continuano ad insegnare privi del titolo di specializzazione e delle competenze specifiche per questa professione”. Il problema è che invece di fare fronte alla comprovata necessità di specializzare migliaia di docenti che ogni anno coprono le cattedre di sostegno vacanti, l’amministrazione piemontese è riuscita ad allestire dei corsi che avviano alla didattica “speciale” per appena 200 posti, di cui la miseria di 15 nella scuola dell’infanzia, peraltro concentrandoli nella sola Università di Torino. “Si tratta con ogni evidenza di cifre del tutto inadeguate ai bisogni piemontesi – ha detto l’assessore regionale Gianna Pentenero a Torinoggi -. Basti pensare che lo stesso numero complessivo di percorsi di specializzazione è attivato dagli atenei della Basilicata, regione con popolazione inferiore di otto volte a quella del Piemonte. Questo non può che riflettersi negativamente sulle condizioni di tante ragazze e tanti ragazzi disabili. La questione è stata posta anche in Conferenza Stato-Regioni e, allo stato attuale, è indispensabile – ha concluso la consigliera piemontese – che il Governo nazionale dedichi maggiori risorse per finanziare la formazione degli insegnanti”. Anief concorda con la presa di posizione del Consiglio regionale del Piemonte dopo aver denunciato all’USR l’incredibile situazione: la scuola pubblica italiana ha estremo bisogno di docenti di sostegno specializzati, come del resto più volte rilevato dal Ministro dell’Istruzione. A questo scopo, sono stati programmati i corsi per specializzare 40 mila docenti in tre anni ma lo si è deciso di fare con una ripartizione di posti illogica e con dei numeri del tutto insufficienti. Oltretutto, decidendo di ammettere alla prova scritta solo chi supererà una soglia “fluttuante”, variabile in base al conseguimento dei punteggi conseguiti in ogni singolo ateneo, si stanno andando a determinare i presupposti per creare una selezione discriminante. Anief ricorda, che è fondamentale la preparazione iniziale per affrontare al meglio le prove e il corso. Per informazioni, rivolgersi a Eurosofia.

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Scuola: Alunni Dsa

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Aumenta in modo esponenziale il numero di alunni con disturbi specifici dell’apprendimento: il più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e per la disgrafia. Lo ha certificato il Miur attraverso un dettagliato focus nazionale. Lo hanno confermato a Milano le associazioni di categoria durante il convegno ‘Strategie educative per i Diversi Stili di Apprendimento’. Per gli esperti, scrive Tuttoscuola, “il quadro attuale è ancora più allarmante e non adeguatamente considerato. Nelle aule italiane vi sono 350.000 alunni con disturbi di apprendimento, da dislessia a discalculia: sbagliano a leggere, a scrivere, a fare i calcoli e finiscono tra quelli che non studiano, sono distratti, non socializzano”. Il punto è che la Legge 170/2010 non ha mai avuto una vera applicazione. Marcello Pacifico (Anief): È importante che vi sia più consapevolezza per le esigenze degli alunni Dsa: si può acquisire solo partecipando all’aggiornamento professionale specifico. L’Ente formativo Eurosofia trasmette nuovi approcci metodologici in più aree tematiche, attraverso corsi di aggiornamento professionale ad hoc.Isolati ed “etichettati” per la loro diversità i giovani con Dsa, dicono gli specialisti, sono “normalissimi e il loro disturbo oggi può essere individuato, soprattutto con l’impegno della scuola, e sconfitto, permettendo a bambini e ragazzi di completare gli studi. Grazie a interventi mirati da parte di figure professionali esperte, o approcci innovativi nel modo di fare lezione, prima imparata a casa dall’alunno anche con l’ausilio di tecnologie elettroniche e poi discussa a scuola insieme all’insegnante”.Serve, quindi, un “ribaltone culturale”, ha detto la Fida, che ha come conseguenza un aumento dei tassi di abbandono scolastico e la richiesta crescente di figure di supporto. Tiziana Rossetto, logopedista e Presidente della Federazione Logopedisti Italiani, ha affermato che “parliamo di bambini intelligenti in grado di partecipare attivamente alla vita di classe con misure compensative e funzionali al disturbo, che vanno individuati e trattati entro il secondo anno della scuola primaria”.

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Scuola: Bussetti deve smettere di offendere docenti e alunni del Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Anief: aspettiamo le scuse ufficiali e che il Governo passi ai fatti, con il blocco alle classi pollaio. Con questo ministro, comunque, non è pensabile regionalizzazione la scuola visto che non sembra avere chiaro il fatto che un conto è valorizzare il territorio, un altro discriminare i cittadini in base alla residenza.Non si placa la polemica dopo le offese del Ministro dell’Istruzione alle scuole del Sud, subito derubricate a dichiarazioni estrapolate dal contesto per camuffare il danno cagionato, affidato prima a Facebook e poi al Corriere della Sera, al quale solo ora dice di avere visitato ad Afragola “una scuola da Champions League”. Il caso però è scoppiato: per l’on. Luigi Di Maio “se un Ministro dice una fesseria sulla scuola, chiede scusa”, rimarcando che non sono i docenti ma il governo a doversi impegnare “sempre di più”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ringrazia il vicepresidente del Consiglio che ha ribadito l’impegno alla ricerca di nuovi fondi per una zona del Paese per troppi anni sacrificata nell’interesse del bilancio pubblico mentre migliaia di docenti, educatori, dirigenti scolastici e Ata hanno lavorato in silenzio, con il massimo sacrificio, per garantire un futuro a tanti figli di italiani. Ora Bussetti dimostri di tenere al Sud, iniziando a cancellare le classi pollaio e lo scellerato ddl sull’autonomia regionale.

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I diritti degli oltre 25 mila alunni con disabilità della Sicilia

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

La Sentenza 149/19 del Tribunale amministrativo regionale segna un passo importante per i diritti degli oltre 25 mila alunni con disabilità della Sicilia che ogni anno si vedono cambiare l’insegnante di sostegno supplente, nonostante la metà di essi abbia una disabilità grave certificata. E ora i giudici dicono basta alla prassi seguita dall’Usr per rientrare nei limiti dei posti derivanti dalla legge sulla formazione degli organici. Risale a nove anni fa l’ultima sentenza storica della Consulta (n. 80/2010), la quale dichiarava incostituzionale l’abolizione dei posti in deroga, ormai riutilizzati dal Miur per il 40% degli organici, ovvero 65 mila posti in deroga per 100 mila assegnati ai ruoli. E ora Anief chiederà la trasformazione di molti di questi posti in organico di diritto in ogni altra regione italiana, pena un ricorso d’urgenza nuovo presso il Tar o il commissariamento.
La sentenza pubblicata dal TAR e ottenuta dai legali dell’associazione sindacale Anief non lascia spazio ad interpretazioni: il Miur ha l’obbligo di attivare il numero di posti di sostegno in base all’effettiva esigenza degli alunni disabili e deve rilevare con precisione il fabbisogno su tutto il territorio nazionale per assicurare non solo il diritto all’istruzione e all’integrazione agli alunni disabili, ma anche la continuità didattica attraverso un organico stabile e specializzato.

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Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma venerdì 26 ottobre, nell’Aula Valori della Lumsa in Via di Porta Castello 44, dalle 16 alle 18.30 didattica inclusiva, normativa italiana ed europea e focus sulla gestione della classe. Affronterà queste tematiche Raffaele Ciambrone, dirigente tecnico presso la Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur, alla presentazione del master ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’.
Il corso è organizzato dall’Università Lumsa e dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) e partirà il 15 novembre. Si rivolge ai docenti, ai dirigenti scolastici e agli educatori, e può essere pagato con la carta docente entro il 31 ottobre.
Al convegno interverranno anche le direttrici del master, Maria Cinque e Simona De Stasio (docenti Lumsa), sulle questioni ancora aperte. Gli psicoterapeuti dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO, Magda Di Renzo, responsabile del servizio di Psicoterapia dell’IdO, e Laura Sartori, coordinatrice del Progetto Alto Potenziale dell’IdO, si centreranno invece sullo screening nelle scuole e sugli aspetti emotivi dei gifted, nonché sulle strategie di integrazione e gestione del gruppo classe.
Concluderà il convegno Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell’IC Regina Elena di Roma, con una riflessione sull’importanza della formazione ai docenti e dell’individuazione precoce a scuola. L’ingresso è libero ma con prenotazione.

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Sostegno, in Italia 80 mila alunni disabili con meno ore di quelle che spettano loro

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Tanti si rivolgono al tribunale: a Roma il giudice risarcisce una famiglia con 10 mila euro. In poco più di dieci anni, gli alunni con disabilità sono raddoppiati, passando da 180mila a 255 mila. Peccato che la risposta dello Stato sia stata inadeguata: ogni inizio d’anno scolastico, tutti gli uffici preposti fanno a gara per assegnare alle scuole un numero di ore settimanali sensibilmente inferiore a quello richiesto a seguito delle diagnosi realizzate da medici specialisti del servizio sanitario pubblico, dell’esame del Gruppo di lavoro per l’inclusione e confermate dai docenti. Così, i dirigenti scolastici sono costretti a fare i salti mortali per limitare i danni, dividendo il “pacchetto” di ore accordato tra gli alunni disabili presenti nel proprio istituto e applicando una regola proporzionale per difetto. Scontentando tutti.Per chi non vuole soccombere dinanzi a questa palese ingiustizia, non rimane che ricorrere al giudice: questi non potrà che dare ragione alla famiglia dell’alunno disabile, condannando l’amministrazione pubblica anche con risarcimenti consistenti. Come accaduto proprio ieri a Roma con il TAR del Lazio che emana un provvedimento monocratico d’urgenza in cui impone al Ministero l’attribuzione immediata delle ore di sostegno “per un numero di ore adeguato alla patologia dell’alunna, ovvero la copertura totale delle ore di sostegno”. Ma anche i tribunali ordinari sono dello stesso avviso, è il caso avvenuto nei giorni scorsi a Velletri, dove il tribunale ha reputato la triade Miur, Usr e Ambito territoriale, responsabili dalla mancata assegnazione ad un alunno portatore di disabilità grave, del dimezzamento delle 25 ore settimanali indicate dalla struttura medico-pedagogica statale: pesante anche il risarcimento danni.

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Scuola – Dispersione alunni: fallimento Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica sono una sferzata a chi governa la scuola e non fa nulla per opporsi a questa deriva da Paese non sviluppato, che lascia per strada i suoi bambini e ragazzi in difficoltà, provenienti da tessuti sociali difficili o famiglie bisognose di aiuto. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, non c’è tempo da perdere: servono tempo pieno e prolungato anche al Sud, come ha annunciato di recente il presidente della Commissione Cultura Luigi Gallo, ma soprattutto organici differenziati in base al tasso di dispersione e di disoccupazione e alle esigenze del territorio. Per combattere l’abbandono scolastico bisogna anche introdurre l’obbligo a 18 anni, con una modifica dell’alternanza scuola lavoro peraltro già annunciata dal ministro Bussetti, e puntare sulla continuità didattica riaprendo le GaE.Dispersione scolastica: Quali i rimedi possibili?
I dati diffusi da Tuttoscuola e relativi alla dispersione scolastica vedono il Lazio tra le regioni in Italia con il più basso tasso di studenti che lo scorso anno non sono giunti a frequentare il 5° anno delle superiori (11.778 – tasso di dispersione scolastica 21,3%*): un dato al di sotto della media nazionale (3.500.812 – tasso 24,7%). Da un’indagine condotta da JOINTLY-Il welfare condivisosu 4500 ragazzi è emerso che un corretto orientamento:
fa aumentare in 1 ragazzo su 3 la fiducia nel ‘Sistema Paese’ e le consapevolezze;
fa crescere nel 60% dei genitori/dipendenti il trust index nei confronti dell’azienda che mette a disposizione il percorso come servizio di welfare;
ha un impatto sulla scelta nell’82% dei ragazzi che lo ricevono.
Inoltre nel Lazio nell’a.s. 2017-2018 i ragazzi di un’intera classe del Liceo Montale di Roma hanno avuto l’opportunità, grazie a un’azienda della rete JOINTLY, di frequentare il percorso di orientamento per scegliere il proprio futuro in maniera più consapevole.Si potrà partire da questi dati:
– nell’a.s. 2017-2018 nel Lazio 11.778 studenti non hanno frequentato il 5° anno delle superiori;
– il Lazio è la 7a regione con il più basso tasso di dispersione scolastica (21,3%), rispetto alla media nazionale del 24,7%;
– a livello nazionale i dispersi al 5° anno sono stati 3.500.812 (il 30,6% del totale).

 

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Dispersione alunni da record e pochissimi laureati, Sud al collasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Sono 3 milioni e mezzo gli studenti che hanno abbandonato i banchi negli ultimi 20 anni: lo dice il Focus realizzato da Tuttoscuola e pubblicato oggi dall’Espresso, dal quale si evince che tale inefficacia è costata pure 55 miliardi di euro. Il dramma si completa negli atenei: tra chi si diploma e si iscrive all’università solo uno su due ce la fa. Alla fine della fiera, su 100 studenti iscritti alle superiori se ne laureano appena 18. Per il sindacato servono subito tempo pieno e prolungato, organici differenziati per territorio, continuità didattica attraverso l’assorbimento del precariato con la riapertura delle GaE, innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.

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Vaccini: i dirigenti scolastici devono seguire le indicazioni del Governo

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

Bisogna accettare la circolare ministeriale: i DS non sono responsabili delle dichiarazioni mendaci delle autocertificazioni dei genitori, ma se non la rispettano saranno passibili di provvedimenti da parte delle autorità competenti. Bene la visione dell’On. Villani: è necessario seguire le direttive del ministero dell’istruzione; infatti, la circolare in questione, modificando solo in parte la norma, non inficia la tutela della salute pubblica ma consentirà ai bambini di frequentare le scuole senza la paura di essere allontanati. Il giovane sindacato si è molto speso per il delicato problema delle vaccinazioni: rispetto alla notizia di uno dei maggiori sindacati della dirigenza scolastica che afferma come i DS non rispetteranno le indicazioni fornite nella circolare Miur-Ministero della Salute, in quanto nella medesima si indica che, in merito all’obbligo vaccinale, sarà sufficiente l’autocertificazione da parte dei genitori, mentre nelle legge Lorenzin era prevista la presentazione della documentazione dell’ASL, Udir sposa in toto il pensiero del portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, Virginia Villani.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “visto che l’inosservanza della circolare potrà esporre i singoli dirigenti scolastici al rischio di conseguenze sotto il profilo disciplinare, non è certamente nostra intenzione farli inciampare in questo pericolo. Noi siamo per il rispetto della Circolare. Per quanto riguarda poi la problematica degli alunni immunodepressi o non vaccinabili per motivi di salute, come è stato detto, si troverà una soluzione insieme con le famiglie. Il diritto allo studio è sacrosanto come quello alla salute: è possibile tutelarli entrambi, seguendo le direttive”.

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Scuola: Sostegno alunni disabili, aperta la “caccia” ai 40mila posti liberi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Al centro della questione sono i cosiddetti posti “in deroga”, con termine del servizio collocato al 30 giugno dell’anno successivo, benché siano cattedre vacante e disponibili. Una vergogna, legalizzata cinque anni fa con la Legge Carrozza 128/13. Anche il Ministro dell’Istruzione dice che il personale specializzato su sostegno è sempre insufficiente, a causa del mantenimento dei posti di sostegno ancora al 30 giugno nonostante le deroghe ci siano ormai ogni anno nel numero di decine di migliaia: in occasione della presentazione dell’Osservatorio per l’inclusione ha dichiarato “L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato. Dobbiamo lavorare in questa direzione”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro Bussetti è bene che si adoperi per superare quanto previsto dalla legge 128/13 che blocca gli organici a quelli complessivamente attivati dieci anni prima, quando il numero di alunni con disabilità certificata era quasi la metà di quella attuale, visto che siamo arrivati ad oltre 250mila iscritti. Considerando che il decreto legislativo 66/2017, in vigore dal prossimo 1° gennaio, non ha minimamente affrontato questo problema, tentando invece di introdurre elementi di medicalizzazione della disciplina di cui nessuno sentiva il bisogno, spetta a questo governo prendersi in carico il problema: bisogna assolutamente aumentare le immissioni in ruolo, procedendo con l’abrogazione dei posti in deroga e con l’assunzione immediata su almeno 40 mila posti vacanti e disponibili.

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Scuola: Sostegno negato agli alunni disabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Con le lezioni scolastiche appena terminate, il giovane sindacato tira le somme dell’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!” che ha prodotto un alto numero di provvedimenti favorevoli da parte del tribunale, a tutela dei diritti degli alunni disabili, ai quali il Ministero continua a negare, per motivi di cassa, il giusto apporto delle ore di sostegno. Il tutto, sempre in spregio alle indicazioni pervenute delle équipe di medici e di professionisti, incaricati di quantificare l’offerta formativa sulla base di necessità di apprendimento oggettive, da cui poi scaturisce il Piano educativo individualizzato. L’alto numero di cause vinte dimostra anche che pure il decreto legislativo 66/2017, attuativo della Legge 107/2015, non ha affrontato il problema con efficacia, limitandosi ad obbligare le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza delle diagnosi in essere e spostando il problema su un piano puramente diagnostico.L’ultimo provvedimento ottenuto dai legali Anief, è giunto dal Tribunale ordinario di Roma che ha riconosciuto l’illegittimità delle decisioni degli uffici ministeriali di ridurre la portata complessiva delle ore di sostegno ad un alunno disabile, condannando il Miur a circa 5 mila euro di risarcimento danni per aver illegittimamente depotenziato le determinazioni contenute nel Pei: nella sentenza, i giudici hanno ribadito come la pronuncia della Cassazione n. 25011/2014 abbia definitivamente chiarito che “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Nell’occasione, i giudici hanno citato anche l’art. 24 della Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità (resa esecutiva in Italia nel 2009) che pone a carico degli Stati aderenti il compito di predisporre un sistema educativo che preveda l’integrazione scolastica dei disabili a tutti i livelli.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Con le sentenze ottenute dai nostri legali abbiamo dimostrato che l’amministrazione compie degli abusi di potere, negando l’offerta formativa prevista. Certamente, siamo orgogliosi di aver ottenuto il rispetto dei nostri alunni più deboli, ma allo stesso tempo è giunta l’ora di smetterla con le norme tagli-ore e tagli organici, legate e meri motivi di risparmio. Servono, piuttosto, dei decreti a tutela degli alunni disabili. Non è possibile che il Ministero continui a costringere le famiglie a muoversi da sole per la tutela dei propri figli: lo Stato non può danneggiarli. Pertanto auspichiamo che d’ora in poi si realizzi una vera responsabilità istituzionale che assicuri un organico di sostegno adeguato agli effettivi bisogni dei nostri alunni. Il punto d’inizio è quello di far cadere gli articoli della Legge 128/2013 che impongono un’alta percentuale di posti in deroga, uno ogni due cattedre, da cui scaturiscono oltre 40 mila supplenze l’anno, con l’aggravante che vengono assegnate tutte su posti totalmente liberi. In caso contrario, con il crescere continuo di alunni con certificazione di disabilità, con gli ultimi dati ufficiali nazionali che ci indicano quasi 255 mila casi, il fenomeno del sostegno negato non potrà purtroppo che dilagare.

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Scuola: Finiscono le lezioni, ora inizia il contenzioso

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Termina la scuola per milioni di alunni, ma per tantissimi docenti precari inizia il calvario della disoccupazione, perché entro pochi giorni verranno licenziati, come ogni anno: in 120 mila lasceranno la cattedra al termine delle attività didattiche a fine mese. Tuttavia, potrebbe essere l’ultima volta, poiché una recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla causa C-245/17, relativa alla analoga legge spagnola, potrebbe dare ragione a tutti quei supplenti messi anticipatamente alla porta: i precari avrebbero infatti diritto sempre a contratti per l’intero anno scolastico, quindi a percepire anche le mensilità estive. Limitarle al 30 giugno rappresenta dunque l’ennesimo abuso nei loro confronti. Pertanto, Anief avvia la raccolta delle preadesioni per convertire in annuali fino al 31 agosto tutti i contratti degli ultimi dieci anni, illegittimamente fatti sottoscrivere solo fino al termine delle lezioni (30 giugno) o delle attività didattiche in annuali. Secondo l’ufficio legale Anief è possibile recuperare cifre importanti: fino a ventimila euro di risarcimento. Per aderire vai al seguente link. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se la Corte Ue dovesse condividere le tesi dell’avvocato generale, allora cadrebbe anche la legge italiana che a priori distingue le supplenze annuali da quelle al termine delle attività didattiche e da quelle brevi. Così, quasi per una strana coincidenza, nel giorno del termine delle lezioni in quasi tutte le regioni italiane, Anief mette in forte dubbio la valenza della normativa nazionale sulla materia (la Legge 124/99) che, per le stesse ragioni economiche, da anni ha legalizzato il licenziamento di milioni di precari al termine delle lezioni se supplenti brevi, ma anche al 30 giugno se subentrati su posti apparentemente non vacanti. E solo una minima parte di supplenti è contrattualizzata fino al 31 agosto. Anche su questo, però, ora il vento sta cambiando.

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Sicurezza nelle scuole: gli alunni come i lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Si tratta di un passaggio ineludibile che, tuttavia, soprattutto negli istituti liceali, non sempre viene contemplato, poiché il concetto alunno-lavoratore non sembra essere stato ancora assimilato. Eppure, le norme parlano chiaro, ancora di più a seguito dell’approvazione dei commi 33-43 della Legge 107/2015 che hanno introdotto anche nel triennio finale dei licei un congruo numero di esperienze obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Alla luce di queste novità legislative, è bene quindi che tutti i capi d’istituto abbiano coscienza del fatto che la formazione obbligatoria rivolta ai lavoratori sulla sicurezza, già introdotta dall’art. 37 del decreto legislativo 81/08, è un aspetto cardine del sistema di prevenzione degli infortuni all’interno delle nostre scuole: pertanto, è fondamentale che ogni alunno riceva una formazione adeguata in materia di salute e sicurezza. In caso contrario, il preside inadempiente ne risponde in prima persona. La formazione si concentrerà sui concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza. Una formazione specifica dovrà riguardare i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione. Il dirigente scolastico dovrà somministrare negli istituti da lui diretti tre periodi di formazione minimi: quella ‘generale’ di 4 ore, sui concetti generali di base del sistema prevenzionistico della sicurezza sul lavoro; la ‘specifica’ di 8 ore, periodica e concentrata sui concetti di rischio che caratterizzano l’azienda in cui l’allievo andrà ad operare in occasione dei “momenti” lavorativi; la formazione ‘particolare aggiuntiva’, pari ad altre 8 ore. Pertanto, gli alunni impegnati in attività di alternanza scuola lavoro devono obbligatoriamente seguire una serie di passaggi formativi: un primo e secondo step, rispettivamente incentrati sull’informazione e sulla formazione generale, saranno curati dell’istituto scolastico; a seguire, altri tre step – formazione specifica, attività formativa del “preposto” e quelle di addestramento – saranno invece assegnati ad esperti esterni, ovvero a professionisti del mondo del lavoro.

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Corso di rianimazione cardiopolmonare per 140 alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Fabio Perini S.p.A., azienda leader nel settore della produzione di macchine per il tissue, insieme alla Onlus Mirco Ungaretti, ha organizzato oggi corsi di rianimazione cardiopolmonare per alunni, circa 140, e insegnanti della Scuola Primaria della Pieve San Paolo. Inoltre, durante una piccola cerimonia alla presenza di Oswaldo Cruz, CEO Fabio Perini, del preside Tina Centoni con Roberta Lena coordinatrice del complesso della Scuola Primaria della Pieve San Paolo, di tutti i docenti e dell’Assessore politiche educative del comune di Capannori Francesco Cecchetti, l’azienda ha donato all’istituto scolastico un defibrillatore semi automatico. I corsi di manovre salvavita per gli studenti sono stati tenuti dai volontari dell’Associazione, fondata da Stefano Ungaretti dipendente della Fabio Perini S.p.A. “Nel 2009 la mia vita ha preso completamente una svolta: mi sono sposato a giugno e, il giorno dopo il matrimonio, è morta una delle persone a me più care: mio fratello Mirco” – spiega Stefano Ungaretti – Una tragedia famigliare dovuta a un Killer silenzioso chiamato Arresto Cardiaco Improvviso. A Mirco è dedicata la Onlus che da circa 6 anni porta il suo nome”.Lo scopo del progetto si può riassumere, dunque, con due parole: sensibilizzazione e informazione. Infatti, ciò che è necessario per l’Associazione Mirco Ungaretti è riuscire a portare avanti una campagna di consapevolezza e divulgazione delle principali manovre di rianimazione cardiopolmonare con l’utilizzo del defibrillatore, soprattutto nelle scuole. Si può notare come la morte per arresto cardiaco improvviso sia una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Prendendo consapevolezza di questi dati, diventa rilevante capire l’importanza dell’insegnamento nelle scuole di questa materia.Ad oggi l’Associazione ha formato gratuitamente oltre 2600 studenti maggiorenni delle scuole della Provincia di Lucca che hanno, peraltro, ricevuto l’Attestato da Soccorritore BLSD (Basic Life Support with Defibrillator), e più di 13mila studenti minorenni che hanno imparato le principali tecniche di rianimazione.“La prevenzione per questo tipo di patologie è fondamentale – dichiara Oswaldo Cruz, CEO di Fabio Perini S.p.A. – Allo stesso modo la formazione delle persone per intervenire in situazioni così critiche può essere decisiva e aiutare a salvare numerose vite”.

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Alunni con disturbi specifici di apprendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Se nell’a.s. 2010/11 la percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni si attestava ad appena lo 0,7%, a distanza di appena sei anni la percentuale è salita fino al 2,9%. Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%). Il Miur ha spiegato che la crescita delle certificazioni si deve soprattutto all’introduzione “della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”. Solo che nella pratica la legge rimane disattesa. Perché non sempre i docenti del Consiglio di classe adottano adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp. E lo stesso vale per la valutazione specifica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le denunce che raccoglie il nostro sindacato sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati. Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione. Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale. A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia – riconosciuto dal Miur – offre la possibilità di acquisire nuovi approcci metodologici in differenti aree tematiche, anche per alunni Dsa, attraverso specifici corsi di aggiornamento professionale: per informazioni o per trovare il corso più adatto alle proprie esigenze di insegnamento, tutti fruibili con i 500 euro annui previsti dalla “carta del docente”.

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Fondazione Agnelli: il crollo demografico farà perdere 1 milione di alunni

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Lo studio, realizzato sulla base di elaborazioni dei dati Istat e pubblicato oggi, prevede che “nel prossimo decennio l’evoluzione demografica porterà a una significativa contrazione della popolazione studentesca – 3/18 anni – in tutte le circoscrizioni e regioni del Paese (da 9 a 8 milioni), che comporterà a regole vigenti la scomparsa di decine di migliaia di classi e di circa 55mila cattedre. Con significative implicazioni per le politiche dell’istruzione dei prossimi governi”. Per il sindacato Anief, non si comprende quale sia il nesso tra la riduzione delle iscrizioni, dovuta anche al calo dei flussi migratori, e quella delle cattedre. Il decremento del tasso demografico, anche tra la popolazione straniera, non può innescare la scontata logica del risparmio pubblico, già quantificato in quasi 2 miliardi di euro annui. La riduzione di alunni, piuttosto, potrebbe essere l’occasione buona per eliminare migliaia di classi pollaio, di tornare alla didattica per moduli alla primaria, di reintrodurre le copresenze e di mutare i cicli scolastici a partire dall’anticipo dell’obbligo formativo.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il calo demografico è la giusta opportunità per realizzare una serie di operazioni a portata di mano. Come l’anticipo a 5 anni dell’obbligo scolastico alla materna, come previsto in Francia, visto che nel nostro Paese la scuola statale copre solo una porzione di questa offerta formativa. In contemporanea, si dovrebbe finalmente avallare l’obbligo scolastico sino ai 18 anni, come già era stato previsto nel nostro Paese due decenni fa. Ma bisognerebbe anche programmare una flessibilità degli organici sul territorio, assegnando più risorse umane e finanziarie alle scuole posizionate nelle aree con maggiore difficoltà. In Italia, solo un bambino su quattro frequenta il percorso 0-6 anni e 4 cittadini su 10 sono in possesso soltanto della licenza media. Con la soglia degli abbandoni ancora ben oltre quel 10% indicato da tempo da Bruxellex e con un giovane su tre che abbandona gli studi prima di avere conseguito la maturità. Per non parlare dei 15enni che, nell’ultimo periodo, hanno ammesso in gran numero, il 40%, di non volere proseguire all’Università. E anche tra i diplomati c’è disaffezione verso gli studi superiori. Servirebbe introdurre una politica di tutela dei giovani, della famiglia e d’incentivazione delle nascite. Con maggiori sussidi che garantiscano un vero diritto all’istruzione e una seria alternanza scuola-lavoro.

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Scuola – Prove Invalsi terza media, solo un computer ogni 2-3 alunni

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Da quest’anno, in occasione degli esami di licenza media le verifiche si svolgeranno, tra il 4 e il 21 aprile avvalendosi, del personal computer. Ma ora si scopre, leggendo un comunicato emesso in queste ore dall’Invalsi, che non vi sono le condizioni tecnologiche per garantire ad ogni alunno di utilizzare un proprio computer: “gli studenti coinvolti sono 574.600 e – dal censimento delle strutture informatiche effettuato da INVALSI – le postazioni effettive risultano 216.000, il che significa che ogni scuola ha a disposizione un computer per ogni 2,5 studenti circa”. L’Invalsi parla di “un dato molto incoraggiante”, ma non è così: le prove dovranno infatti necessariamente essere somministrate in momenti diversi e, andando oltre alla mancata contemporaneità, preoccupa che la dotazione complessiva tecnologica in seno ai nostri istituti sia così povera.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nelle scuole italiane il numero di postazioni digitali ‘vere’, in grado di essere connesse ad una rete internet moderna e reggere il peso di sistemi operativi e software aggiornati, risulta del tutto inadeguato rispetto alla quantità dei nostri alunni. Perché, se a dividersi una postazione sono tra i due e i tre alunni delle classi di terza media, come dice l’Invalsi, questo significa che, quando si considerano anche le prime e le seconde classi, ogni istituto può mettere a disposizione appena un computer ogni otto-nove alunni. Questo preoccupante dato conferma la lontananza dell’Italia dalle realtà scolastiche più avanzate, come i Paesi del Nord Europa, dove le dotazioni informatiche risultano in numero maggiore, garantendo in molti casi un computer per ogni allievo. A tale avvilente constatazione si aggiunge la logica distorta che c’è dietro all’imposizione delle prove Invalsi. L’eccesso di uniformità andrebbe sostituito con un investimento verso la formazione di tipo attivo, come giochi di simulazione, cooperative learning and serving, peer education e flipped classroom. Lasciando alle prove Invalsi il loro unico obiettivo, ovvero l’effettuazione di monitoraggi per indicazioni generali. Sul piatto va infine messo anche un altro dato: quello che i test Invalsi hanno ripercussioni dirette sul Rav, il rapporto di autovalutazione scolastico, e anche sulla valutazione diretta dei singoli insegnanti, senza che venga conferito un peso adeguato al tessuto sociale. Ad esprimere forti perplessità, recentemente, sono state anche decine di accademici di tutto il mondo.

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Alunni accompagnati all’uscita, soluzione Pd inefficace

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

scuola1Leggendo la relazione tecnica all’emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, l’impressione è che anche stavolta la montagna abbia partorito il topolino. Chi stabilisce l’autonomia dei ragazzi? I genitori? Se per caso succede qualcosa al giovane chi interviene, nuovamente il giudice? Per non parlare della possibilità di generare ancora più confusione, con parte della classe autorizzata a uscire da sola e parte no.Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, quello che veramente serve è approvare una norma che intervenga a supporto dei regolamenti di istituto: quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole.La sentenza della Cassazione Civile, Sezione III, n. 21593 del 19 settembre scorso ha sollevato un vespaio di polemiche sul problema dei minori di 14 anni che vanno a casa da soli dopo l’uscita da scuola: la sentenza ha sottolineato che “l’attività di vigilanza esercitata dalla istituzione scolastica non deve arrestarsi, fino a quando gli alunni dell’istituto non vengano presi in consegna, da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza”. Sul tema ha provato a fare chiarezza il presidente Anief e Udir Marcello Pacifico, secondo cui “la responsabilità dei giovani, una volta usciti dal perimetro scolastico, non può essere additata ancora agli insegnanti, al personale Ata o al dirigente scolastico”. Il sindacalista autonomo ha ricordato che “proprio perché la scuola ha il dovere di assolvere al compito della sorveglianza viene da sé che l’impegno e la responsabilità che la scuola ha nei confronti dei suoi alunni non può sforare il tempo scuola. Su questo il Miur dovrebbe essere chiaro invece di mandare inviti alle famiglie perché si organizzino affinché vi sia sempre un adulto all’uscita da scuola, un genitore o uno dei nonni o comunque un adulto fidato che li prenda per mano”.L’on. Simona Malpezzi ha, dunque, provato a porre rimedio al problema con un emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, per essere inserito nella prossima Legge di Bilancio. Il provvedimento si intitola “Misure volte a incentivare il processo di autoresponsabilizzazione dei minori di 14 anni, finalizzate a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici”: si compone di un solo articolo, diviso in due commi, che prevede la possibilità per i genitori di autorizzare l’uscita autonoma da scuola dei figli minori di 14 anni, sollevando la scuola da ogni responsabilità. Come da tradizione, da una prima lettura della relazione tecnica sembra che la montagna abbia partorito il topolino. Quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole: occorre evitare, come è successo quest’anno, di incorrere in ulteriori tagli”, conclude il sindacalista autonomo.

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