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Posts Tagged ‘alunni’

Scuola. Le classi pollaio sono più forti del Covid: ce ne sono ancora 31 mila con oltre 25 alunni

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

È stato disatteso l’impegno preso dal Parlamento con il Decreto Rilancio sulla riduzione del numero di alunni per classe, così da garantire il distanziamento minimo di alunni per prevenire i contagi da Covid19: secondo il report odierno pubblicato da Tuttoscuola, nei nostri istituti vi sono ancora 31 mila classi con oltre 25 allievi, pari all’8,6% di tutte le classi attivate. Per cancellarle, portandole al massimo proprio a 25 gli iscritti per classe, bisognerebbe assumere 6.607 nuovi docenti. Marcello Pacifico (Anief): “Abbiamo sempre sostenuto che per ottemperare alla norma sul distanziamento di almeno un metro tra ogni studente in tutte le direzioni sarebbero dovuti entrare non più di 16 alunni per aula. Anche perché va considerata la presenza in aula anche di più docenti, e in presenza di alunni disabili anche dell’insegnante di sostegno o dell’assistente educativo culturale. Più volte, in audizione presso la Camera e il Senato, anche con specifici emendamenti Anief proprio al Decreto Legge n. 22, abbiamo espresso questo concetto, ma non siamo stati ascoltati. È bene, adesso, che il piano di riduzione si attui con i fondi UE del Recovery Fund: l’impegno del Governo c’è, si tratta ora di inserirlo, nero su bianco, nel documento che a breve il Parlamento sarà chiamato ad esaminare, in vista della consegna della proposta ufficiale alla Commissione europea per l’assegnazione all’Italia di 209 miliardi complessivi”.Ha resistito anche alle esigenze del Covid19 la concentrazione eccessiva di alunni per classe: secondo i calcoli pubblicati oggi da Tuttoscuola, “se si assume il limite di 25 alunni per classe – che si può ritenere certamente più ragionevole dal punto di vista della gestione didattica, almeno come limite massimo – come spartiacque tra la normalità e le classi pollaio, vi sono 31 mila classi (30.829) con oltre 25 alunni: 4.937 sezioni di scuola dell’infanzia, 3.283 classi di scuola primaria, 4.258 classi di scuola secondaria di I grado e ben 18.351 di II grado”.Non avrebbe quindi avuto seguito l’articolo 231-bis della legge di conversione del decreto legge 34 “Rilancio” che ha previsto norme speciali, da realizzare con apposita ordinanza ministeriale, per “derogare, nei soli casi necessari al rispetto delle misure di cui all’alinea ove non sia possibile procedere diversamente, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun ordine e grado di istruzione, dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81”.

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Alunni disabili, assistenti all’autonomia e alla comunicazione non si possono negare

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Anche la Cedu riconosce il risarcimento per danno materiale (10mila euro) alle famiglie per la mancata assegnazione agli alunni con disabilità: dopo i continui successi dei legali di Anief, che offrono patrocinio gratuito per ricorrere al giudice ordinario per ottenere il risarcimento per la mancata assegnazione di tutte le ore richieste nei Pei per gli insegnanti di sostegno e per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, ora arriva un’importante sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo. Esaminando il ricorso prodotto dai genitori di una alunna con autismo iscritta ad una scuola primaria campana dopo che per due anni consecutivi gli ha negato l’assistenza specialistica, ha ritenuto, all’unanimità, che invece ne aveva pieno diritto. La Corte ha ritenuto che tale negazione ha prodotto una violazione dell’articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, in base al quale gli Stati non debbono produrre discriminazione: ora l’Italia dovrà pagare alla bambina 2.520 euro a titolo di danno patrimoniale, 10mila euro per danni non patrimoniali e 4.175 euro per costi e spese. Anief ribadisce la necessità di aderire alla campagna #nonunoradimeno e al patrocinio gratuito per i ricorsi al giudice ordinario per la violazione del principio di non discriminazione violato dalla legge e riconosciuto dalle ss.uu. della cassazione con una recente sentenza dell’anno scorso per ottenere i diritti negati e così garantire pari opportunità agli allievi disabili. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “sul tema della mancata assegnazione delle ore settimanali di sostegno agli alunni con disabilità previsto dal loro programma didattico-pedagogico permane una sostanziale inerzia da parte del legislatore e dell’amministrazione. Mentre continuano ad esprimersi i giudici. Ad iniziare dalla Cassazione, che lo scorso anno ha prodotto la sentenza n. 25101, da cui è scaturito che non è possibile apportare modifiche al piano orario settimanale una volta che il piano individualizzato dell’alunno disabile è stato definito. Ne deriva che l’amministrazione scolastica non ha alcun titolo a modificare la quantità di ore assegnate dal Glo: ogni volta che ciò accade, purtroppo spesso, va in contrasto con il diritto dell’alunno a una pari opportunità scolastica scadendo quindi nella discriminazione. La stessa che ha ravvisato, ora, la Corte europea dei diritti dell’uomo per l’assistenza specialistica”.

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Scuola: toccata e fuga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Da quando sono venuta a conoscenza della decisione della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di far iniziare l’anno scolastico 2020/2021 il dì 14 settembre, mi sto chiedendo se questa giovane signora (ma non solo lei) abbia un briciolo di buon senso.Infatti, cominciare l’anno scolastico quel giorno, che è un lunedì, significa tenere a scuola gli alunni per soli 5 giorni, cioè fino a venerdì 18 settembre, lasciandoli in congedo dal giorno dopo, sabato 19 settembre per consentire la trasformazione di alcune aule dei vari edifici scolastici in seggi elettorali su tutto il territorio nazionale, dato che, oltre al rinnovo di alcuni Consigli Regionali, che riguarda solo sette Regioni, si terrà anche il Referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, che riguarda tutta l’Italia.Siccome le elezioni, quest’anno (non si sa perché) durano due giorni, il 20 e il 21 settembre, significa che gli alunni di tutto il Paese staranno lontani dalle aule scolastiche, oltre a sabato 19 settembre, anche lunedì 21, e pure martedì 22 per la consueta disinfezione (oggi nomata: sanificazione) e risistemazione dei locali, che però, dato il periodo ancora dominato dal Covid19, potrebbe non essere sufficiente per una pulizia a fondo e potrebbe occupare quindi anche mercoledì 23. Bisogna considerare che i primi giorni dell’anno scolastico non sono mai particolarmente produttivi dal punto di vista didattico, anche perché non sempre le cattedre sono tutte coperte, gli orari non sono ancora definiti, e comunque gli alunni di ogni ordine e grado si prendono un po’ di tempo per ri-fraternizzare – cosa che dopo la lunga pausa delle lezioni in presenza sarà particolarmente sentita e necessaria. Ragion per cui, se ci sono le condizioni ottimali, il vero e proprio anno scolastico fattivo e attivo inizia solo nella seconda settimana di scuola.Ma come potrà succedere quest’anno, se tutti o quasi gli edifici scolastici saranno di nuovo trasformati in seggi elettorali, e gli alunni lasciati a casa per almeno tre giorni, se non di più? Al secondo ritorno a scuola, dopo il supplemento di vacanza, si assisterà necessariamente a un nuovo rodaggio dell’anno scolastico, con ulteriore perdita almeno di una parte del tempo necessario per mettere la macchina istruzione a pieno regime. Sempre che le cattedre vengano tutte coperte immediatamente, gli orari siano pronti ecc. ecc.Ora, stando così le cose, perché non si è avuto il buon senso di far iniziare l’anno scolastico direttamente il 24 settembre?
Così hanno deciso le Regioni Campania e Puglia e non capisco perché anche altre non abbiano fatto la stessa scelta.
Secondo me, iniziare il 14 settembre è solo un’affermazione di principio, vuota di significato reale. Anzi, controproducente. L’ennesima “grida manzoniana”, minacciosa quanto risibile, che toglie inoltre autorevolezza allo Stato.
Tanto più che, come sento alla radio tutti i giorni, molte scuole non hanno ancora ricevuto le suppellettili predisposte per questo particolare momento e altre sono ancora alle prese con il reperimento degli spazi necessari al distanziamento fisico degli alunni; ho sentito parlare anche di abbattimento di muri per ampliare le aule, così come di ricerca spasmodica di altri locali qua e là. Tutti lavori che non si fanno nel tempo di uno schiocco di dita.
Stamani sulla stampa del capoluogo toscano si poteva leggere la notizia che la Curia ha offerto al Comune di Firenze una serie di locali presso quattro parrocchie fiorentine. Iniziativa lodevole che senz’altro allevierà i problemi di qualcuno degli istituti della città del fiore, ma non illudiamoci che tutto fili liscio. Infatti, le cosiddette “sezioni distaccate” delle scuole, cioè i locali che non sono all’interno dell’edificio scolastico principale, creano agli insegnanti, che insegnano nell’uno e nell’altro edificio, problemi legati alla perdita del tempo necessario per spostarsi da là a qua, tempo che può anche essere considerevole e che viene sottratto alle lezioni. Quindi si tappa un buco da una parte e si crea uno squarcio da quell’altra. Senza considerare la fatica e lo stress che ne deriva un po’ per tutti, in primo luogo per gli insegnanti, ma anche ai bidelli, spesso chiamati a fare da “guardia” alle scolaresche senza docente. In un periodo in cui di stress ce n’è una quantità industriale che, se facesse PIL, si sarebbe già ampiamente in salvo.Insomma, un pasticciaccio pressoché epocale che mi fa sentire vicina, seppure impotente, a tutti coloro che si apprestano a fare rientro nelle scuole – dirigenti, personale ausiliario, docenti, alunni. Facciamo il tifo per loro, un tifo sfegatato, perché ne hanno un enorme bisogno. By Annapaola Laldi, consulente Aduc

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Scuola: Sostegno alunni disabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Il decreto interministeriale n. 90 del 7 agosto 2020 ha disposto la riapertura dei bandi delle Università per l’ammissione alle prove per l’accesso ai corsi di specializzazione di sostegno agli alunni disabili, riaprendo i termini per essere ammessi direttamente ai corsi del quinto TFA sostegno “è stato voluto fortemente dall’Anief: è un decreto voluto anche dal legislatore che ammette agli scritti chi ha svolto tre anni di servizio su posto di sostegno anche senza avere il titolo. Tuttavia, tutto questo per Anief non basta a rimediare all’emergenza che avremo a settembre”: a dichiararlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Teleborsa.
L’emergenza sostegno non si placa, nemmeno dopo le modifiche attuate all’accesso al corso Tfa specializzante. “Purtroppo a settembre avremo oltre 40 mila insegnanti senza specializzazione su sostegno che saranno chiamati su posti in deroga. Posti al 30 giugno per i quali Anief sta portando avanti una lunga battaglia in tribunale affinché possano essere posti in organico di diritto, anche con l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’ che abbiamo portato avanti in questi anni coinvolgendo in maniera gratuita le famiglie, in modo che ogni alunno potesse avere il proprio insegnante di sostegno, in base al Pei, come richiesto delle scuole”. La novità più importante, recepita dal nuovo atto, è l’ammissione diretta alla prova scritta di tutti i candidati che abbiano prestato almeno tre anni di servizio, anche non consecutivi, su posto di sostegno nello specifico grado per cui vogliano conseguire la specializzazione. Rimangono fuori, senza possibilità di accedere ai corsi specializzanti, i docenti con tre anni di servizio prestati tutti o in parte su disciplina comune. Risulta illegittima, inoltre, la previsione di ammettere alle prove scritte solo un numero di candidati pari al doppio dei posti a concorso, anziché garantire l’accesso alla fase successiva di tutti coloro che raggiungeranno la sufficienza.

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Scuola: Alunni disabili, vanno iscritti alla nuova classe anche se le certificazioni non sono rinnovate

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Gli alunni disabili vanno inquadrati come tali anche qualora le famiglie non abbiano consegnato la nuova Diagnosi funzionale: a comunicarlo ai dirigenti scolastici è stato il ministero dell’Istruzione, con la Nota 1248 del 15 luglio 2020, con oggetto “Certificazioni di alunni con disabilità. Indicazioni per l’avvio dell’anno scolastico 2020/21”. La precisazione si è resa necessaria dopo che l’Inps ha riattivato, a seguito dell’emergenza sanitaria, le attività di visite diretta solo a partire dallo scorso 22 giugno.
“Siamo convinti che i capi d’istituto daranno seguito a quanto indicato dal ministero dell’Istruzione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma nello stesso tempo ribadiamo l’importanza di seguire con attenzione tutte le pratiche che portano all’assegnazione del corretto monte ore settimanale ad ogni alunno disabile. Purtroppo tutto questo non avviene in modo sistematico: lo dicono i i dati ufficiali dell’Istat, secondo i quali ormai circa il 10% delle famiglie con disabili si rivolge al tribunale, al fine di rendere attuabile l’assegnazione del docente di sostegno o delle ore settimanali negate ma indicate nella diagnosi funzionale scaturita dall’esame approfondito e obiettivo delle necessità pedagico-formative dell’alunno. Anche noi, come sindacato, negli ultimi anni abbiamo riscontrato un escalation di adesioni all’iniziativa gratuita “Sostegno, non un’ora di meno!”, la quale è nata proprio per contrastare le nuove segnalazioni di sostegno accertato ma negato dalla burocrazia e dal Mef”.La pandemia ha rallentato anche le procedure di rinnovo delle certificazioni degli alunni con disabilità. A proposito delle specifiche implementazioni procedurali, predisposte dall’INPS al fine di diversificarne l’iter e la trattazione, rispetto alle domande di accertamento dello stato di handicap, la normativa vigente va quindi superata: questa, infatti, prevede determinati requisiti che per l’attuazione delle domande di Legge 104/1992. In particolare, la nota 13 novembre 2019 n. 22994 ha previsto per gli alunni con disabilità, al paragrafo 9.1, che “le iscrizioni di alunni con disabilità effettuate nella modalità on line sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della certificazione rilasciata dalla A.S.L. di competenza, comprensiva della diagnosi funzionale. Sulla base di tale documentazione, la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell’Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato, in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell’A.S.L”.

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Azzolina: opportunità irripetibile, meno alunni per classe e scuola aperta

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Avrà importanti ricadute anche sulla scuola il sì dell’Unione europea ad un pacchetto da 1.800 miliardi di euro per affrontare le problematiche legate al Covid, in particolare i 750 miliardi che hanno scopo di stimolare la ripresa economica degli stati membri. All’Italia spetteranno 208,8 miliardi così ripartiti: 81,4 miliardi in sussidi a fondo perduto; 127,4 miliardi sotto forma di prestiti. Una quota di questi fondi andrà anche al sistema scuola italiano: oggi la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha detto, in un’intervista a “La Stampa”, che è “una opportunità irripetibile”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, concorda con la ministra: “Per realizzare questo nobile obiettivo della scuola ‘aperta’ servirà incrementare gli organici di 250 mila docenti e Ata. Sarà anche l’occasione buona per spazzare via il precariato, derivante dagli errori di chi ha governato la scuola negli ultimi 15 anni”.La ministra dell’Istruzione ha già le idee chiare su come saranno spesi i fondi derivanti dal Recovery Fund: “Voglio archiviare definitivamente le classi pollaio, – ha dichiarato Lucia Azzolina – che impoveriscono la didattica, e intervenire sugli edifici. Lavoriamo per scuole aperte oltre l’orario delle lezioni. Abbiamo messo 6 miliardi sulla scuola da inizio anno – 2,9 miliardi solo per settembre – ma siamo a un punto di svolta: gli investimenti europei per la scuola italiana sono un’opportunità irripetibile”.
Con il Recovery Fund, ha continuato Azzolina, ridurremo “il numero di alunni per classe evitando la dispersione scolastica e la povertà culturale che abbiamo nel paese”. Perché “il sogno civico è una scuola aperta. Ovvero, una scuola assolutamente accogliente. Una scuola aperta non è solo recarsi in classe la mattina per seguire le lezioni ma significa presidio di socialità, di legalità all’interno di un territorio. Che accoglie studentesse e studenti così come la stessa comunità del territorio. Una scuola aperta significa fare una didattica innovativa come vogliono i nostri studenti. Significa scuole nuove e colorate. Fare attività nel pomeriggio concordate con famiglie, personale scolastico”.È chiaro che ridurre il numero di alunni per aula e allargare il numero delle classi comporterà un incremento importante di docenti. L’occasione buona per cancellare la supplentite.
Anief concorda con la ministra dell’Istruzione quando sostiene che i precari vanno assolutamente assunti. Tuttavia, ricorda anche che il sistema di reclutamento sinora adottato è quello fallimentare che ci ha condotto alle attuali 250 mila supplenze annuali e alle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea per abuso di contratti a termine. Per questo, il giovane sindacato è convinto che si debbano organizzare le immissioni in ruolo direttamente da graduatoria, anche dalle nuove Graduatorie provinciali per le supplenze, le cosiddette Gps: ci sono delle leggi dello Stato, in vigore, che permettono di farlo, come la L. 124/1999. Ma anche direttive UE, come la 70/CE del Consiglio dell’Unione Europea, sempre del 1999, che prevede la stabilizzazione automatica in presenza di titoli e posto vacante per chi ha svolto 36 mesi di servizio.

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Scuola: Ritorno a settembre, classi con meno di 15 alunni, più docenti e Ata

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Sono alcune delle misure approvate in V Commissione al decreto rilancio. Pacifico lo aveva ribadito a Conte durante gli Stati generali: con questi numeri di organici e classi, sarà impossibile aprire la scuola in sicurezza a settembre. Ora sembra che il Parlamento, in deroga, legiferi in questa direzione. Atteso il voto dell’aula, in settimana, anche se per Anief le modifiche devono essere strutturali per migliorare la didattica e assorbire tutto il precariato esistente.Le modifiche al numero di allievi per aula e agli organici del personale sono previste da un emendamento al Decreto Rilancio già approvato dalla V Commissione della Camera, sul quale lunedì 6 luglio potrebbe essere votata la fiducia per l’approvazione del testo definitivo. Se passa il provvedimento, alla luce dell’emergenza epidemiologica in atto, viene introdotta la facoltà per gli uffici scolastici di applicare delle deroghe, in tutti i gradi scolastici, al limite minimo di iscritti per la costituzione delle classi sancito dall’attuale regolamento sul dimensionamento scolastico (DPR 81/09) che ha portato al taglio di 250 mila posti negli ultimi dieci anni, alla riduzione del tempo scuola (- 4 ore settimanali), al dimensionamento di una scuola su quattro autonoma. Come viene data la possibilità di assumere, seppure temporaneamente, una quantità maggiore di docenti e personale Ata, confermando almeno fino a dicembre i mille assistenti tecnici assunti fino al 30 giugno.Marcello Pacifico (Anief): “L’obiettivo da porsi, tutti assieme, è quello di tornare a delle scuole a misura d’uomo, creando classi con al massimo 15 alunni e assumendo 200 mila docenti e Ata nuovi. Questi emendamenti, seppure depotenziati, vanno in direzione della proposta dello stesso M5S che prevede la formazione di classi con più di 22 alunni e 20 in presenza di alunni disabili, primo firmatario l’attuale ministro Azzolina. Con numeri ancora più ridotti nelle zone colpite dal coronavirus. Sugli organici noi abbiamo chiesto l’assunzione di 150-160 mila docenti, per coprire posti vacanti e turn over tramite le nuove graduatorie di istituto trasformate in provinciali (il cui bando però deve essere profondamente modificato nel rispetto delle vigenti tabelle di valutazione dei titoli e dell’aggiornamento per tutti i laureati anche senza i 24 CFU), più almeno 40 mila unità di personale Ata aggiuntive: in un colpo solo, considerano anche la stabilizzazione di tutti i Dsga facenti funzione e degli educatori precari, si risolverebbero i problemi di gestione del ritorno in classe a settembre e si risponderebbe pure alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti danni sull’abuso dei contratti a termine. Lo abbiamo scritto preventivamente al ministero dell’Istruzione e detto al premier Giuseppe Conte, a Villa Pamphilj, durante gli Stati Generali, oltre che alle sigle sindacali europee incontrate da Anief in Commissione UE. È chiaro che i 50 mila indicati sinora, peraltro pure a termine, non sono sufficienti”. Ma sarebbe una prima risposta, in attesa dei 17 miliardi richiesti sempre dal presidente Anief, tra quelli che saranno assegnati all’Italia dal Recovery Found, da reinvestire subito in organici, assunzioni, risorse strumentali per migliorare la didattica, combattere la dispersione scolastica e valorizzare la professionalità di docenti, educatori e Ata col rinnovo del contratto.

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Scuola: A settembre 288 mila classi e 5,7 milioni di alunni da dividere per attuare il distanziamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Si tratta di 42.258 classi nell’infanzia statale, a cui vanno aggiunte circa 28 mila paritarie o comunali, altre 128.143 classi di primaria, più circa 9 mila non statali, 77.976 collocate nelle superiori, a cui aggiungere oltre 3 mila classi afferenti alle paritarie: i dati sono aggiornati all’anno scolastico in corso ed inclusi nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione in vista del rientro a scuola in presenza a settembre.Sulla base di questi numeri, al ministero dell’Istruzione spetta ora trovare il modo per dare anche seguito a quanto comunicato pochi giorni fa dalla task force, presieduta dal professore Patrizio Bianchi, che ha indicato l’esigenza di svolgere didattica in presenza fino alla secondaria di primo grado compresa, perché “i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”. Una priorità confermata pure dalla viceministra Anna Ascani, che ha parlato di suddivisione delle classi in piccoli gruppi, perché “l’anno deve partire in presenza, in modalità quasi esclusiva e si possono immaginare lezioni a distanza solo per gli studenti delle superiori”.Marcello Pacifico (Anief): “I numeri sugli alunni a cui assicurare scuola ‘vera’ parlano chiaro. Finiamola con gli annunci e i documenti tecnici da valutare. Il tempo stringe: occorre finanziare subito un organico maggiorato di almeno 160 mila docenti e 40 mila Ata, che corrispondono a 15 mila docenti aggiuntivi e 5 mila Ata, indispensabili per rafforzare pulizia, controlli e segreterie, da assegnare agli istituti per ogni anno scolastico partendo dal primo dell’infanzia al terzo delle medie. È il minimo sindacale, sotto il quale qualsiasi protocollo di prevenzione del contagio del Covid19 sarebbe impraticabile. Vanno inoltre individuati da subito i locali aggiuntivi di accoglienza delle classi in eccesso che si andranno a formare, anche questi in condizioni di igiene e sicurezza. Per fare questo abbiamo calcolato un finanziamento che non può andare al di sotto di 7-8 miliardi, quindi ne mancano 6 rispetto a quanto stanziato finora. Se non arriva, assieme alle assunzioni direttamente da graduatoria d’istituto trasformate in provinciali, a settembre ci troveremo punto e daccapo. Ecco perché abbiamo proclamato lo stato di agitazione e non escludiamo di arrivare allo sciopero”.Sono 288 mila le classi in Italia nelle quali a settembre occorrerà predisporre le lezioni in presenza senza ricorrere alla didattica a distanza.

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Scuola: Valutazione alunni, l’ammissione all’anno successivo non sarà scontata

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

“È vero che la didattica a distanza non è come quella in presenza, ma bisogna anche premiare la buona volontà di chi si è messo in gioco, piuttosto che invece un ‘libera tutti’”: a dirlo, in un’intervista a Italia Stampa, è il presidente nazionale del giovane sindacato, commentando le ordinanze ministeriali sullo svolgimento degli Esami di Stato delle classi V della scuola secondaria di secondo grado, delle classi terze della secondaria di primo grado e sulla valutazione di fine anno scolastico di tutti gli alunni. Nel testo riguardante gli scrutini di fine anno si conferma la linea della ministra Lucia Azzolina, che ha assicurato: “Non sarà un sei politico”, facendo riferimento anche alla possibilità di assegnare voti inferiori alla sufficienza. Saranno due i casi in cui i Consigli di Classe potranno optare per la non ammissione alla classe successiva: quelli degli alunni che già prima della sospensione delle attività avevano superato il monte ore individuale o che si sono resi protagonisti di gravissimi provvedimenti disciplinari.
Il ministero ha dunque emesso le tre ordinanze sulla valutazione di fine anno scolastico degli studenti e sugli esami di Stato della secondaria di primo e secondo grado: secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quelle pubblicate sono delle ordinanze che rispecchiano alcune indicazioni che ha portato avanti il sindacato. La prima è quella di fare esami di Stato soltanto in sicurezza”. A questo proposito, la ministra Lucia Azzolina “ha dichiarato che laddove la curva epidemiologica in alcune parti del territorio dovesse aumentare piuttosto che diminuire, comunque questi esami si dovranno fare in modalità telematica a distanza e non in presenza. Questo è molto importante”.Dopo aver dichiarato che “è altrettanto importante la nuova distribuzione dei voti” da assegnare agli studenti maturandi, il sindacalista autonomo ha detto che una volta appurato che gli studenti “hanno frequentato la didattica a distanza senza problemi di connessione, allora è giusto non assegnare promozioni automatiche, ma andare a verificare chi in questi mesi ha comunque interagito con il personale docente ed è riuscito a farlo al meglio e migliorando le proprie competenze”.

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Scuola: A settembre 6 milioni di alunni in presenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Dalla Commissione istruzione al Senato è stata inviata una missiva al presidente del Consiglio, con la quale si chiede di “consentire perlomeno a tutti gli studenti degli istituti comprensivi (scuola primaria e secondaria di primo grado) la frequenza quotidiana delle lezioni con turni mattutini e pomeridiani a settimane alterne, con due sanificazioni quotidiane degli ambienti, aumentando l’organico di fatto docente e ATA.” Gli studenti sarebbero quindi suddivisi in due gruppi, e tra la frequenza dell’uno e dell’altro occorre sanificare gli ambienti. Serve quindi un organico aggiuntivo, al netto dell’organico di potenziamento, sia di insegnanti che personale ATA. Organico che l’Anief quantifica in 200 mila lavoratori, tra docenti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Se pensiamo che nel 2015 l’allora premier Matteo Renzi quantificò inizialmente 150 mila immissioni in ruolo da attuare per risolvere il problema della supplentite, ci rendiamo conto che non si tratta affatto di una cifra spropositata perché la scuola oggi ha un numero ben più alto di cattedre scoperte, quasi doppio rispetto a cinque anni fa, e soprattutto deve gestire un’emergenza sanitaria tutelando il bene più importante che abbiamo, ovvero i nostri cittadini più giovani”.Garantire il ritorno in presenza a scuola a settembre a tutti gli alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado: è questo l’impegno su cui sta lavorando il Governo Conte. Poiché ciò dovrà avvenire nella massima sicurezza e considerando la metratura media delle nostre aule scolastiche, Anief ha chiesto alla VII Commissione del Senato un emendamento al decreto legge n. 22 sulla Scuola che ha l’obiettivo di limitare il numero di alunni per classe a non oltre 15 unità. E qualora ciò non fosse possibile, si dovrà necessariamente provvedere a dividere le classi, hanno già detto fonti del ministero dell’Istruzione e la stessa titolare del MI Lucia Azzolina. Il giovane sindacato reputa questa possibilità dannosa a livello formativo e pedagogico. In ogni caso, considerato che la quantità di alunni sarà comunque ridotta, è gioco forza che servirà un nucleo aggiuntivo di docenti.Poiché stiamo parlando di garantire il diritto allo studio, in presenza, di quasi 6 milioni di alunni, chi governa il Paese non può pensare di gestire l’operazione con la solita indole, riservata alla scuola, del risparmio ad oltranza: la verità è che servono almeno 20 mila docenti aggiuntivi per ogni annualità, più 5 mila Ata, ed essendo ben 11 gli anni da coprire, il conteggio dell’organico potenziato arriva a quota 200 mila, che corrispondono a 160 mila maestri e insegnanti, più 40 mila Ata.

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Scuola: L’anno prossimo classi con non oltre 15 alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Lo chiede Anief con un emendamento proposto alla Commissione Cultura del Senato che si accinge ad esaminare il Decreto Legge n. 22 sulla Scuola approvato dal Consiglio dei ministri e ora in Parlamento per la conversione in legge. Secondo il sindacato, l’attuale stato emergenziale obbliga l’amministrazione scolastica a prendere disposizioni urgenti nella formazione delle classi al fine di adeguare i meccanismi di distanziamento sociale per la prevenzione della diffusione di ulteriori epidemie: ridurre il numero massimo di alunni per classe garantirebbe infatti sicurezza, igiene e vivibilità degli ambienti di apprendimento.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il miglioramento del rapporto alunni-docenti è fondamentale per avere ricadute positive sulla didattica e sull’apprendimento degli alunni, perché consentirebbe di assicurare agli allievi degli ambienti certamente idonei allo svolgimento delle attività, ma anche laboratori e aree comuni di condivisione. In questo modo, sicurezza e diritto allo studio verrebbero assolti.

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Scuola: Campidoglio, attivato sostegno a distanza per alunni disabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Attivato il sostegno a distanza per gli alunni disabili degli istituti di Roma Capitale.Spetterà ai Municipi, in qualità di stazioni appaltanti, il compito di stipulare gli accordi con gli Operatori economici affidatari dei servizi.Gli stessi operatori economici lavoreranno, insieme agli Istituti Comprensivi, alla progettazione, stabilendo le modalità di funzionamento dei servizi forniti, le attività educative svolte, le misure organizzative adottate, nonché le specifiche attività di sostegno alla didattica in relazione ai singoli alunni.Saranno redatti progetti individuali per supportare gli alunni disabili in percorsi condivisi, nell’ambito del PEI (Piano Educativo Individuale), con il coinvolgimento degli OEPA in attività svolte “a distanza”, in supporto e in coordinamento con le attività dei docenti curriculari e di sostegno.Nelle Scuole dell’infanzia capitoline, la co-progettazione sarà attuata tra Operatore economico e il servizio scolastico, rappresentato dalla POSES responsabile di ambito.
“Prosegue l’impegno di Roma Capitale verso tutti i cittadini – dichiara la sindaca Virginia Raggi – e specialmente nei confronti dei soggetti più fragili. Con questo provvedimento rispondiamo ad esigenze concrete delle famiglie con bambini con disabilità e garantiamo i posti di lavoro degli operatori chiamati a svolgere questo importante compito.”“Sin dalla chiusura delle scuole abbiamo pensato ad adottare provvedimenti specifici per l’erogazione del servizio educativo di sostegno alla disabilità, valutando la possibilità di trasformare le ore di assistenza educativa scolastica in interventi domiciliari, ma l’aggravarsi della situazione nazionale, ha reso necessario sospendere questa disposizione per tutelare la salute degli alunni e degli stessi operatori” ha affermato l’assessore alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Veronica Mammì. “Restava però l’esigenza, e abbiamo continuato a lavorare su possibilità alternative, giungendo a questa possibilità concreta di intervento, che garantisce i diritti degli alunni con disabilità, tutelando la sicurezza sia dei ragazzi che dei lavoratori. In questo momento è determinante mantenere uno spirito di comunità, e offrire possibilità di sostegno concreto ai più fragili. Lavoriamo senza sosta perché nessuno si lasciato solo.”

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Molti alunni, genitori e docenti sotto stress: serve un supporto psicologico

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Il mantenimento del diritto allo studio anche nell’attuale situazione di emergenza rischia di provocare dei contraccolpi psicologici non indifferenti a chi è impegnato in questi giorni a fronteggiare l’emergenza del Coronavirus, con conseguenze emotive e psicologiche: anche gli allievi, le loro famiglie, il corpo insegnante e il personale Ata impegnato in turnazioni e lavoro “agile”. Una condizione che diventa pesantissima nei casi in cui un congiunto sia stato contagiato dal Covid-19. Ecco perché diventa fondamentale, per superare la situazione, il coinvolgimento di pediatri, neuropsichiatri, psicologi, logopedisti. È partito in queste ore il progetto “Lontani ma vicini”, con 30 psicologi in ascolto e una équipe medicospecialistica di 40 operatori. Marcello Pacifico (Anief): “Ben venga l’iniziativa, ma è chiaro che il problema è ad ampio raggio, perché riguarda tantissimi cittadini e, soprattutto per il protrarsi dell’isolamento obbligatorio, potrebbe man mano aggravarsi. È bene, quindi, che il ministero dell’Istruzione preveda il supporto di esperti, a sostegno delle famiglie colpite, stipulando anche altri accordi e il coinvolgimento di più addetti. Anche dei docenti e del personale scolastico, laddove le condizioni conseguenze emotive e psicologiche diventino per loro difficili da governare”.
Gli effetti sulla psiche della permanenza forzata nelle mura domestiche, per via del rischio contagio del Coronavirus, non sono trascurabili. Soprattutto se, purtroppo come sembra, l’obbligo di rimanere nelle proprie dimore dovesse protrarsi per altre settimane, sino a protrarsi al mese di maggio. Tra coloro che figurano più a rischio contraccolpo psicologico, derivante dall’adattamento ad una situazione decisamente anomala, ci sono sicuramente bambini e adolescenti. Ma anche gli stessi insegnanti, costretti a mettere in discussione le loro certezze professionali, per ridefinire modalità d’insegnamento, organizzative e comunicative in un contesto nuovo e ricco di insidie.

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Campidoglio, al via sostegno domiciliare per alunni con disabilità

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

L’Amministrazione Capitolina ha deciso, vista la sospensione dell’attività didattica fino al 15 marzo, di convertire le ore di assistenza scolastica erogata dagli Operatori Educativi per l’Autonomia e la Comunicazione in interventi da effettuarsi a domicilio.La misura è stata comunicata dall’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Veronica Mammì tramite una nota inviata a tutti i Municipi.I servizi potranno dunque essere organizzati dagli stessi Municipi, in condivisione con le famiglie dei bambini con disabilità, ed erogati dagli stessi soggetti attualmente affidatari del servizio scolastico. La prestazione sarà effettuata per il numero di ore già assegnate a ciascun utente, che potranno essere cumulate nell’arco della settimana.“È una misura fondamentale che abbiamo voluto garantire a sostegno dei bambini con disabilità e delle famiglie. Lavoriamo in questa fase delicata per dare la massima continuità possibile ai servizi e sostegno ai cittadini”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“Una delle nostre priorità, appena ci è stata comunicata la sospensione dell’attività didattica, è stata poter garantire ai bambini con disabilità che si trovano a casa lo stesso sostegno di cui beneficiano ogni giorno nelle strutture scolastiche. Vogliamo così contribuire ad accompagnarli lungo l’attraversamento di questo periodo di cambiamento della loro quotidianità, dando continuità al rapporto con gli operatori, tutelando i lavoratori e sostenendo le famiglie”, dichiara l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Veronica Mammì.“Il diritto all’assistenza si deve sposare con il diritto allo studio anche a domicilio. Le famiglie con studenti con disabilità andavano assolutamente supportate in questa fase difficile. #RomAccessibile è anche questo”, dichiara il delegato della Sindaca all’Accessibilità Universale Andrea Venuto.

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Scuola: Nuove classi, sempre numeri maxi: possono formarsi anche con 30 alunni

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Si parla tanto di contrasto delle classi pollaio, anche con il supporto delle ultime norme approvate col decreto Milleproroghe. A tutt’oggi, però, non ci sono disposizioni che riducono il numero di alunni per classe: il ministero dell’Istruzione, infatti, si appresta a chiedere alle scuole di allestire nuove prime classi con gli stessi parametri dell’anno passato: fino a 29 alunni nella scuola dell’infanzia, 27 allievi alla primaria e 30 alle medie. Potrebbero fare eccezione le superiori, per le quali è stato approvato un emendamento che introduce il “tetto” di 23 studenti: solo che potrà riguardare un ristretto numero di casi.Anief torna a ribadire che per la formazione delle classi occorre superare la logica delle soglie numeriche minime e massime: “Approfittando anche del calo demografico – spiega il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico -, mai come in questo momento occorre puntare alla formazione di organici differenziati, da determinare in funzione delle esigenze del territorio, della dislocazione delle sedi scolastiche, della rete di collegamento delle istituzioni, a partire da quelle collocate nelle piccole isole o nelle comunità montane, dell’ubicazione in località a rischio, ad alto tasso di dispersione scolastica e migratorio, oltre che in zone economicamente depresse”.Dopo le iscrizioni dei nuovi alunni, è già tempo di formazione delle classi. Delle attese novità, con la riduzione del numero di alunni, però, non vi è sinora traccia. Lo scrive la rivista Orizzonte Scuola, ricordando che in assenza di nuove norme e in “attesa dell’annuale circolare recante istruzioni operative per la costituzione dell’organico di diritto a.s. 2020/21”, rimangono sempre in vigore le disposizioni sul “numero minimo e massimo di alunni delle classi prime di tutti i gradi di istruzione e delle sezioni di scuola dell’infanzia, e i criteri per la formazione delle pluriclassi nella scuola primaria e secondaria di primo grado”.

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Scuola. La ministra Azzolina: “Prima gli alunni, ma molta attenzione al personale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

Prende corpo la linea d’azione del nuovo ministro dell’Istruzione nell’Atto di indirizzo politico-istituzionale che definisce gli obiettivi del ministero per l’anno 2020, prologo della Linee programmatiche che verranno presentati nei prossimi giorni in Parlamento: studenti al primo posto. Tra gli altri temi da affrontare ci sono l’inclusione, la dispersione, l’alleanza educativa, la valorizzazione e lo sviluppo professionale del personale, il territorio, l’identità culturale, cittadina, sport ed educazione civica, l’innovazione digitale e la semplificazione amministrativa, la sostenibilità ecologica, sociale ed economica, le politiche di coesione, la formazione continua.
Marcello Pacifico (Anief): “Accogliamo con favore le intenzioni espresse dal ministro dell’Istruzione con l’Atto di indirizzo, perché toccano problemi sinora poco affrontati e sempre più centrali per migliorare l’organizzazione scolastica: tra i vari punti toccati risulta particolarmente importante l’intervento sul progressivo adeguamento in organico di diritto dei posti in deroga di sostegno. Sui concorsi, invece, riteniamo che con l’ultimo decreto-legge non si sia data una risposta definitiva alla lotta contro la precarietà e per questo chiediamo un nuovo intervento per assumere i precari docenti delle graduatorie di istituto e delle graduatorie 24 mesi. È bene che ora si vada avanti, attuando dei provvedimenti a seguire e aprendo il confronto con le parti sociali per approvare nuove leggi, in modo celere, coerenti con le indicazioni generali appena espresse”
Nel presentare le linee d’azione del dicastero di viale Trastevere, la ministra dell’Istruzione ha messo al primo posto le studentesse e gli studenti, così da dare piena attuazione all’articolo 34 della Costituzione, per “far sì che la scuola sia davvero aperta e inclusiva e che i privi di mezzi possano anche loro arrivare ai più alti gradi dello studio con il nostro aiuto. Servono più risorse per questo, ma ci sono anche tanti fondi che non sono stati spesi e che possono essere recuperati. Dobbiamo pure pensare a una didattica più innovativa e coinvolgente. Abbiamo molte buone pratiche da mettere a sistema. Ci stiamo già lavorando”, ha detto la ministra in un video postato su Facebook, spiegando i contenuti dell’Atto.

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Scuola: Classi pollaio con 30 e più alunni cancellate solo a parole

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

Nella Legge di Bilancio, appena approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, non si affronta il problema. Con il prossimo anno non cambierà nulla: continueremo ad avere decine di migliaia di classi con 30 e più allievi. Marcello Pacifico (Anief): “Dobbiamo programmare nel prossimo DEF per non perdere un’occasione d’oro, perché la riduzione del tasso di natalità degli ultimi anni, confermato anche per i prossimi, permetterà di ridurre il numero gli alunni per classe senza spese eccessive. Dopo aver disintegrato l’IVA bisogna puntare a investire”.Un altro anno è passato e nelle scuole italiane continuano ad essere presenti oltre 20 mila classi con più di 30 alunni, frutto dell’innalzamento dei parametri della formazioni delle classi imposti dall’art. 64 della Legge Gelmini 133/08: in media, significa che ogni istituto autonomo detiene tre classi con maxi numeri di frequentanti. E così sarà anche l’anno prossimo, nonostante i buoni propositi della politica e le continue richieste sindacali per cancellare questa pessima pratica tutta italiana che lede fortemente il diritto allo studio e quasi sempre aggira i limiti imposti dalle norme della sicurezza.“Le classi pollaio sono confermate, nonostante alcune dichiarazioni politiche e il Def 2020. Pessimi segnali che ipotizzano solo molte nubi all’orizzonte”, scrive oggi Orizzonte Scuola.Se si legge l’elenco dei provvedimenti della Legge di Bilancio (160/2019,riguardanti la scuola, non esiste traccia del superamento della riduzione del sovraffollamento delle classi. “Eppure – rileva la rivista -, in piena crisi di governo (agosto 2019) L. Di Maio aveva dichiaratoche ”la scuola pubblica è un bene comune serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti”. Anche alla ripresa autunnale nel Def 2020 si legge (pag. 20): “Nel comparto della scuola pubblica occorrono politiche dirette a limitare le classi troppo affollate…”.Ad arenarsi è stato anche il disegno di legge n. 877 del 5 luglio 2018, la cui prima firma era dell’on. Lucia Azzolina (M5S), a breve in procinto di giurare come ministro dell’Istruzione, che per raggiungere l’obiettivo di formare classi con al massimo 22-23 alunni prevedeva un impegno oneroso, messo nero su bianco nella Proposta di legge, equivalente “a 338.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020, a 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e a 2.130.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2022…“(art. 1 comma 2). “L’assenza del provvedimento nella Legge di Bilancio – continua la rivista – rappresenta sostanzialmente il quarto rinvio senza una scadenza e quindi rimandato sine die”.

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Scuola: Alunni che lasciano prima della maturità, al Sud è dramma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

In generale è un fenomeno che ha alla base l’ancora troppo alto numero di abbandoni scolastici prematuri, con uno studente su quattro che lascia i banchi senza mai arrivare non solo alla laurea ma nemmeno al diploma di maturità. Secondo Tuttoscuola, a Nuoro la dispersione è del 42,7%, a Prato (dove è altissima la presenza della comunità cinese) quasi del 40%, a Napoli, Palermo, Cagliari e Oristano oltre il 30%. Anief torna a rivendicare maggiori investimenti per la Scuola e l’Università, che invece, secondo l’ultimo rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno risultano in ulteriore calo, soprattutto al Sud, dove guarda caso il tasso di assenteismo e di abbandono precoce dei banchi di scuola è anche triplo rispetto ad altre aree del Paese. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “combattere la dispersione scolastica è una prerogativa indispensabile per aumentare i diplomati e alzare l’asticella di competenze medie delle nuove generazioni. Per realizzare questo obiettivo, che l’UE pone come rilevante, avendo anche fissato al 10 per cento il tasso di abbandono consentito ai Paesi aderenti, da centrare entro la fine del prossimo anno, rimane indispensabile abbandonare la logica orientata al risparmio sul comparto Istruzione, che in Italia ha prevalso negli ultimi anni: bisogna cancellare il dimensionamento scolastico, con 4mila istituti autonomi tagliati su 12 mila, l’aumento progressivo di alunni per classe, artefice delle classi pollaio, gli incessanti tagli operati dagli ultimi governi, anche nei confronti degli enti locali; per non parlare dei sempre “magri” stipendi del personale. Inoltre, risulta sempre più impellente incrementare gli organici, anche del personale Ata, proprio in quelle zone dove il disagio è maggiore, il tasso di abbandono è alto, come la presenza di alunni stranieri, difficili e di disabili”. Arrivano nuovi dati sulla dispersione scolastica “esplicita”: li ha prodotti Tuttoscuola, che è andata a comparare il numero complessivo di studenti iscritti al 1° anno con quelli del 5° anno, cinque anni dopo: “la differenza – scrive la rivista specializzata – corrisponde al numero degli studenti che lungo il percorso quinquennale hanno abbandonato e consente il calcolo immediato del tasso percentuale di dispersione: un vulnus per il sistema, che resta tale anche se una parte peraltro limitata di quegli alunni si iscrive a percorsi alternativi”. È emblematico che “nell’ultimo quinquennio, iniziato nel 2014-15 e concluso nel 2018-19, dei 616.284 studenti iscritti al 1° anno del 14-15 sono risultati iscritti al 5° anno del 18-19 soltanto in 469.006. Mancavano all’appello 147.278 studenti, con un tasso di dispersione del 23,9%”.

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Scuola: Anche quest’anno si parte con 70 mila alunni in meno

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

Sta prendendo corpo la riduzione di iscrizioni scolastiche conseguenti alla denatalità: annunciate mesi fa dal Miur, che stimò 43 mila alunni complessivi in meno in un solo anno, di cui 23 mila alla primaria e 20 mila alla secondaria, adesso si stanno traducendo un assenze che pesano anche sul fronte delle classi in meno e della riduzione di organici del personale. Considerando il maggior numero di uscite dal percorso scolastico, sia per la conclusione degli studi con la maturità, sia per il permanere dell’alto numero di abbandoni precoci dei banchi, con il ritorno a scuola si conteranno ben 70 mila allievi in meno rispetto al settembre 2018. E non è più una riduzione occasionale, ma una tendenza acclarata da alcuni anni, tanto che alcune regioni, come la Sardegna, fanno registrare il record minimo di iscritti. Solo che anziché cogliere l’occasione per migliorare la qualità della didattica e intraprendere un nuovo modello di formazione degli organici del personale, non si fa nulla, perché gli Usr continuano ad autorizzare classi con oltre 30 alunni e non sempre ci si ferma a 20 in presenza di disabili.
“Gli alunni calano, ma purtroppo – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non ci aspettiamo nulla di buono da chi amministra la scuola. Perché è vero la realtà degli ultimi lustri ci dice che il numero di docenti, Ata e dirigenti scolastici non ha seguito il numero delle iscrizioni, ma quella del risparmio pubblico. Tanto è vero che quando queste andavano bene, pur di tagliare, si è alzata l’asticella del numero di alunni per docente, preludio delle attuali classi sempre più numerose, oppure ci si è inventati un vergognoso dimensionamento dell’intero sistema che, con il DPR gelminiano 81/2009, ha tagliato in un colpo solo 4 mila scuole autonome, 67 mila docenti e 50 mila Ata. La stessa autonomia differenziata applicata avrebbe portato le scuole di certe regioni alla resa finale. Quello che va fatto, invece, è agire con organici differenziati, con l’anticipo e l’aumento totale dell’obbligo formativo, con il ritorno del tempo scuola che avevamo fino al 2008”

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Scuola: Alunni Dsa, crescita esponenziale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

È un aumento incontrollabile quello che riguarda gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento certificati: è di pochi giorni fa la comunicazione del Miur sui dati ufficiali del 2017/2018, in base ai quali risulta che gli alunni con Dsa frequentanti le scuole italiane sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella scuola primaria la percentuale si è attestata intorno al 2%, alle medie si sale al 5,6% e nella secondaria di II grado al 4,7%. I numeri, quindi, ci dicono che le diagnosi non sono allineate con le indicazioni nazionali, in base alle quali la dislessia andrebbe verificata al termine dalla seconda primaria e la discalculia alla fine della terza. Nell’anno in corso, l’andamento è stato lo stesso: solo in Emilia Romagna si contano 29.812 casi, pari al 4,8% degli alunni: soltanto a Modena si sono contati 6.736 casi su 105.334 allievi, pari al 6,4%. Le stime per il futuro sono superiori al 10% di casi certificati di Dsa.
Marcello Pacifico (Anief): All’incremento dei numeri non corrisponde sempre un adeguamento della preparazione da parte delle scuole. Il Miur deve fornire maggiori opportunità di aggiornamento professionale. A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia trasmette nuovi approcci metodologici in più aree tematiche, attraverso corsi di aggiornamento professionale studiati per questo genere di necessità e di aggiornamento.
La crescita degli alunni con disturbi specifici di apprendimento non si arresta: nel 2017/2018 erano 177.212 gli alunni a presentare dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% disgrafia.

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