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Posts Tagged ‘alzheimer’

Malattia di Alzheimer e gestione del paziente

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Le demenze rappresentano una delle maggiori sfide per i sistemi sanitari sui quali l’onere crescente delle malattie cronico-degenerative è uno dei fattori-chiave su cui si misurerà la capacità delle istituzioni pubbliche di garantire il sempre più delicato equilibrio tra efficienza e sostenibilità. A tale proposito, un panel multidisciplinare, composto da esperti di diversa specializzazione e coordinato dal Prof. Luca Pani, si è confrontato sui percorsi di gestione della persona affetta da malattia di Alzheimer (AD) analizzandone i punti di forza e i principali gap, e proponendo eventuali soluzioni, al fine di ottimizzare l’intero percorso del paziente con deficit cognitivo. Il confronto ha condotto alla stesura di un documento, “La gestione del paziente con malattia di Alzheimer: dal sospetto alla diagnosi precoce fino all’assistenza integrata. Analisi dello scenario italiano e linee di indirizzo per ottimizzare il percorso di malattia”, edito da Edra con il contributo non condizionante di Roche. Questo documento definisce il patient journey ottimale e si rivolge a tutte le figure coinvolte nel percorso di malattia sin dal primo sospetto, cioè neurologi, psichiatri, geriatri, radiologi, biomarker expert, psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti, infermieri, medici di medicina generale (MMG), farmacisti, associazioni di pazienti, istituzioni sanitarie. Nell’ambito dei molteplici argomenti affrontati, sono identificabili alcuni macrotemi di particolare rilievo ai fini del miglioramento dell’assistenza a questa popolazione di pazienti da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Tra questi riveste un’importanza specifica “La presa in carico delle persone con demenza: la terapia e il follow-up, l’assistenza sociosanitaria e l’importanza di team multidisciplinari”. A tale proposito, due sono le sfide da affrontare nel giudizio condiviso degli esperti: 1) migliorare la comunicazione tra Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), paziente e famiglia per informare dell’esistenza di referenti delle associazioni pazienti; 2) favorire i collegamenti tra MMG e servizi socio-sanitari per minimizzare la frammentazione del percorso terapeutico-assistenziale. Queste le proposte operative sviluppate dal panel per soddisfare tali necessità: 1) coinvolgere il MMG per ottimizzare la gestione domiciliare del decorso post-operatorio in caso di ospedalizzazioni; 2) coinvolgere il farmacista di comunità nella presa in carico del paziente con AD in virtù del suo ruolo nella gestione domiciliare del paziente affetto da cronicità; 3) promuovere una maggiore interazione tra MMG e CDCD; 4) promuovere la formazione del personale sanitario operante nei reparti ospedalieri per stimolare una presa in carico ‘dementia-friendly’ e limitare le frequenti complicazioni post-degenza quali ansia e depressione alle dimissioni e ulteriore compromissione dell’autonomia funzionale del paziente. (fonte Doctor33)

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Morbo di Alzheimer, un esame del sangue potrebbe migliorare la diagnosi precoce

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

Secondo uno studio pubblicato su Cell Metabolism e firmato dai ricercatori dell’Università di California a San Diego, un esame del sangue può identificare il rischio di sviluppare precocemente il morbo di Alzheimer, aumentando le possibilità di ritardare o alleviare i sintomi con l’adozione di uno stile di vita sano che preveda l’esercizio fisico, una dieta povera di grassi e l’impegno sociale.«Da precedenti ricerche era emersa la convinzione che gli integratori contenenti serina, prodotta dal gene PHGDH, potessero contribuire a combattere l’Alzheimer» esordisce il primo autore Sheng Zhong professore di bioingegneria all’Università di California, che assieme ai colleghi ha scoperto una maggiore espressione di PHGDH negli individui con Alzheimer. Cosa che potrebbe condizionare un’eccessiva produzione di serina nel tessuto cerebrale. «Oltre a indicare la possibilità di predire precocemente la malattia, i nostri risultati suggeriscono che l’integrazione alimentare con serina, l’aminoacido prodotto dal gene PHGDH, non sarebbe di alcun beneficio dati i suoi livelli cerebrali già elevati» scrivono gli autori. Già due anni fa Zhong e colleghi avevano ipotizzato, sempre su Cell Metabolism, che il PHGDH potesse essere un biomarcatore per l’Alzheimer. Risultati che hanno stimolato ulteriori ricerche. Così gli autori hanno analizzato le informazioni genetiche estratte dal tessuto cerebrale post mortem di individui anziani scoprendo un aumento significativo dell’enzima PHGDH sia nei pazienti con Alzheimer sia negli individui senza alterazioni cognitive circa due anni prima che fosse diagnosticata la malattia.Ma non solo: come nei modelli murini testati in laboratorio, i livelli di espressione di PHGDH sono maggiori quanto più avanzata è la malattia. «Il fatto che il livello di espressione di questo gene sia direttamente correlato alle capacità cognitive e alla gravità della patologia di una persona è un risultato alquanto stimolante. Essere in grado di quantificare queste due complesse metriche con una singola misura molecolare potrebbe rendere molto più semplici la diagnosi e il monitoraggio della progressione dell’Alzheimer» conclude Zhong. (fonte Doctor33)

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Demenza e Alzheimer: focus ricerca su forma preclinica

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2021

Firenze. Torna finalmente in presenza il congresso nazionale della Sindem – Associazione Autonoma Aderente alla Società Italiana di Neurologia per le demenze – in corso a Firenze. Sono giornate intense di dibattiti, workshop e sessioni di aggiornamento sulle prospettive diagnostiche e terapeutiche delle diverse forme di demenza con particolare focus sulla forma preclinica, ovvero quella già in essere prima dell’esordio conclamato della malattia.In Italia sono oltre un milione le persone che soffrono di demenza. Di queste il 50% soffre di malattia di Alzheimer e si tratta per la maggior parte adulti over 60. Negli over 80 dove la patologia colpisce addirittura 1 anziano su 4. Questi numeri sono destinati a crescere drammaticamente a causa del progressivo aumento della aspettativa di vita, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo: si stima un raddoppio dei casi ogni 20 anni.I fattori di rischio sono numerosi: l’età e il sesso femminile per l’Alzheimer, familiarità, ipertensione, obesità, diabete, ipoacusia, traumi cranici, depressione, isolamento sociale ma anche bassa scolarità, inattività fisica, fumo e alcool, inquinamento atmosferico.Per ciò che riguarda la familiarità, alcuni geni sono dominanti, ovvero la loro mutazione può essere causa di malattia, mentre sono centinaia i fattori di rischio genetici che hanno un peso nello sviluppo della malattia senza però provocarla con certezza poiché potrebbero essere contrastati da fattori genetici protettivi o da stili di vita protettivi.La scienza medica e la neurologia in particolare stanno avanzando a grandi passi nella conoscenza dei meccanismi cerebrali, fisiologici e patologici proprio grazie alle interazioni tra mondi apparentemente diversi.Sicuramente il futuro di malattie che fino ad ora abbiamo considerato incurabili passa attraverso questo cammino che la SINdem ha iniziato a percorrere da molti anni interagendo con esperti e ricercatori di tutto il mondo. Tenere insieme le punte avanzate della ricerca e l’attenzione clinica quotidiana al paziente e alla sua famiglia è la mission dell’Associazione.

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Alzheimer: al via il primo progetto pilota di telemedicina

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2021

Test neuropsicologici digitalizzati, somministrati tramite tablet direttamente a casa dei pazienti con malattia di Alzheimer e altre forme di demenza, con l’obiettivo di migliorare il monitoraggio dei pazienti, ma anche di favorire l’identificazione delle persone a rischio di sviluppare la malattia. Il tutto grazie all’utilizzo di uno schermo touch che consente la presentazione degli stimoli visivi e verbali e la registrazione delle risposte vocali, motorie e di disegno dei pazienti. Questa è la base tecnologica da cui nasce la prima piattaforma di tele-neuropsicologia per la malattia di Alzheimer, presentata oggi dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) insieme a Biogen, azienda biotech focalizzata sulla ricerca e sviluppo di innovazioni terapeutiche nell’area delle neuroscienze. Nei prossimi mesi la piattaforma sarà utilizzata e validata nell’ambito di un progetto pilota, che coinvolgerà sette centri specializzati in diverse regioni italiane.Il progetto nasce nel 2020 da un tavolo di lavoro congiunto che ha coinvolto la SIN, la Sindem e la SINP, finalizzato ad analizzare le potenzialità della tele-neuropsicologia, come spiega Gioacchino Tedeschi, Presidente della SIN: “La tele-neuropsicologia è un’area di ricerca di grande interesse e in costante sviluppo, che durante la pandemia ha visto un’accelerazione della richiesta di strumenti e servizi a supporto della pratica clinica. Nel caso delle demenze neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, esiste un sostanziale accordo tra la comunità scientifica sulle aree cognitive da esplorare e sui relativi test neuropsicologici. Molti di questi test possono essere sviluppati in versione digitalizzata, consentendo un elevato livello di automatizzazione nelle procedure di somministrazione degli stimoli, raccolta delle risposte, correzione dei punteggi e loro interpretazione, tutti aspetti che favoriscono la possibilità di valutazione a distanza, con possibili vantaggi per i pazienti, i familiari e i centri di trattamento”.I dati scientifici mostrano che l’esordio della malattia inizi circa 15-20 anni prima che i pazienti mostrino i primi sintomi. I primi segni della malattia, in genere, sono la perdita di memoria recente, la difficoltà nel trovare le parole e/o la perdita della capacità di orientamento. Tra gli altri sintomi precoci ci sono anche la confusione e i cambiamenti dell’umore e della personalità. Campanelli d’allarme che in futuro potrebbero essere importanti elementi per favorire una diagnosi precoce della malattia e potrebbero essere individuati e valutati anche grazie al supporto della tecnologia e di strumenti di tele-neuropsicologia, come quello al centro del progetto presentato oggi. “Le demenze, come la malattia di Alzheimer, sono una delle più importanti sfide sanitarie dei prossimi anni. Una priorità, recentemente sancita anche dalla dichiarazione dei Ministri della Salute del G20, che vedrà impegnati i sistemi sanitari di tutto il mondo per rispondere ai bisogni di milioni di persone e delle loro famiglie. – commenta Giuseppe Banfi, amministratore delegato di Biogen Italia – Come azienda che ha fatto dell’essere pionieri nelle neuroscienze la sua missione, siamo impegnati non solo per ricercare e sviluppare nuove soluzioni terapeutiche, in un’area come la malattia di Alzheimer dove da oltre vent’anni non vengono introdotti nuovi trattamenti, ma anche per lavorare al fianco della comunità scientifica e dei pazienti e caregiver per la messa a punto di servizi e soluzioni che favoriscano un cambio di paradigma nella diagnosi e nella gestione sempre più precoci di queste complesse malattie neurodegenerative. Per questo – conclude Banfi – abbiamo da subito sposato il progetto di creazione della prima piattaforma italiana di tele-neuropsicologia e mi auguro che questo nuovo strumento possa portare a miglioramenti concreti nella gestione anche a distanza di questa malattia.

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Nel cavalluccio marino i segreti dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

Continuano gli studi sul decorso dell’Alzheimer presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, dove è in sviluppo “neuGRID”, una piattaforma informatica avanzata in grado di quantificare in modo automatico e con estrema precisione il volume dell’ippocampo (che per la sua conformazione ricorda proprio un cavalluccio marino) tramite MRI, cioè una risonanza magnetica cerebrale, per identificare il rischio di sviluppare la malattia.I ricercatori del laboratorio di Neuroinfomatica del Fatebenefratelli hanno identificato delle “curve di invecchiamento” (ovvero percentili) che permettono di identificare la presenza o l’assenza dell’atrofia ippocampale in tutti quei soggetti che si sottopongono ad una MRI volumetrica. Il monitoraggio della volumetria ippocampale nel tempo rappresenta, inoltre, un indicatore ottimale per valutare l’evoluzione della Malattia di Alzheimer (AD).“Per misurare la volumetria della regione ippocampale, spiega il dott. Alberto Redolfi, coordinatore del laboratorio di Neuroinformatica, il medico può utilizzare oggi un algoritmo chiamato ADABOOST che è in grado di fornire in tempi estremamente rapidi il volume dell’ippocampo ed il suo collocamento rispetto ai percentili”. Tutte queste informazioni vengono poi riportate in un report scientifico ed inviato direttamente nella mailbox del medico specialista. “Alla luce di tutto ciò, la principale sfida che stiamo iniziando a fronteggiare è quella di impegnarci in una accurata identificazione e stratificazione dei soggetti che, già nel prossimo futuro, potrebbero beneficiare di future terapie in grado di interrompere il processo neurodegenerativo alla base della Malattia di Alzheimer” – conclude il dott. Redolfi.

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Alzheimer: L’impatto neurologico dell’infezione da Covid-19 sul cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

può aumentare la probabilità che una persona sviluppi una forma di demenza, ma anche accelerare i sintomi e peggiorare le condizioni della malattia. È quanto afferma una recente ricerca presentata all’edizione 2021 dell’Alzheimer Association International Conference, che rileva una stretta correlazione tra Covid-19 e demenza.La Federazione Alzheimer Italia si fa portavoce in Italia dell’appello che il suo partner internazionale Alzheimer’s Disease International (ADI) lancia a governi e istituti di ricerca perché venga data priorità assoluta proprio al finanziamento della ricerca per indagare e approfondire il legame tra Covid-19 e demenza. Con settembre prende il via in tutto il mondo il X Mese Mondiale Alzheimer che quest’anno ha come focus l’invito ad approfondire la conoscenza della demenza, con la campagna #KnowDementia #KnowAlzheimers: alla luce anche delle nuove ricerche diventano infatti ancora più essenziali la diagnosi precoce e la corretta informazione su quali possono essere i segnali premonitori e i sintomi della malattia.Uno studio che gli esperti ritengono necessario per prepararsi ad affrontare la crescita esponenziale dei casi di demenza nel mondo: attualmente si parla di 55 milioni di persone, ma si stima che il numero sia destinato ad aumentare a 78 entro il 2030 fino a 139 milioni entro il 2050 (dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Gli esperti mettono in guardia sul fatto che se nel breve periodo i tassi della demenza potranno registrare una diminuzione legata all’elevato numero di decessi che la pandemia ha causato tra le persone con demenza (le stime parlano di un range di morti tra il 25 e il 45% e di una mortalità di 2,6 volte maggiore per le persone con demenza rispetto ai coetanei) a lungo termine i casi sono destinati ad aumentare proprio a causa dell’impatto del Covid-19.Commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “Quando è scoppiata l’emergenza sanitaria noi di Federazione Alzheimer Italia abbiamo lanciato l’allarme sulla necessità di tutelare i diritti dei cittadini più fragili, tra cui le persone con demenza: i recenti studi sull’impatto che il Covid-19 ha avuto e avrà sulla malattia ci confermano che è ancora necessario tenere alta l’attenzione. Auspichiamo che il Mese Mondiale sia l’occasione per puntare i riflettori sulla demenza e condividiamo l’appello di ADI affinché le Istituzioni investano risorse su questa ricerca ma anche sull’assistenza, perché le persone con demenza e le loro famiglie non possono essere lasciate sole. È solo unendo le forze che possono raggiungere risultati importanti”.La Federazione Alzheimer Italia aderisce dunque all’appello lanciato da Alzheimer’s Disease International perché venga finanziata con urgenza la ricerca per valutare l’impatto a lungo termine dell’infezione SARS-CoV-2 sulle persone con demenza. Il Comitato Consultivo Medico e Scientifico (MSAP) di ADI, composto da 75 esperti provenienti da tutto il mondo, ha già istituito un gruppo di lavoro per formulare azioni e consigli su come agire.A preoccupare medici e ricercatori sono in particolare i sintomi neurologici del cosiddetto “long Covid”, come la perdita del gusto e dell’olfatto, i problemi cognitivi come la “nebbia del cervello” e le difficoltà con la concentrazione, la memoria, il pensiero e il linguaggio. Il virus è infatti in grado di causare danni molto seri al cervello, quali coagulazioni, disfunzione immunitaria e iperattivazione, infiammazioni e infezioni virali dirette attraverso le vie olfattive. Le prime ricerche concordano nel ritenere questo danno cerebrale una conseguenza diretta non tanto dell’invasione del cervello da parte del virus, quanto dell’infiammazione che ne consegue. By Anna Tagliabue

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Nuovo farmaco per la cura dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

La Società Italiana di Neurologia (SIN) e L’Associazione SIN demenze (SINdem) accolgono favorevolmente la decisione assunta dalla Food and Drug Administration (USA), l’autorevole Agenzia americana per il controllo dei farmaci, a favore di una «approvazione accelerata» del farmaco Aducanumab, prodotto da Biogen, per il trattamento della Malattia di Alzheimer. Tale decisione, pur se non condivisa da tutta la comunità scientifica internazionale, giunge dopo anni di ricerche infruttuose e di fallimenti di studi clinici mirati alla cura della principale causa di demenza e apre uno scenario nuovo.“Gli studi che hanno condotto alla approvazione – commenta il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN – hanno documentato la riduzione del deposito di amiloide nel cervello dei pazienti trattati e pur mancando ancora la conferma che questo dato strumentale correli con un reale miglioramento clinico, la notizia è senza dubbio importante. La deposizione di amiloide nei neuroni non è probabilmente la sola causa della Malattia di Alzheimer, ma rappresenta certamente un attore importante nel meccanismo di malattia”. La SIN e la SINdem accolgono tale decisione manifestando soddisfazione per il lavoro di tanti ricercatori e studiosi, anche italiani, consapevole che saranno necessari studi di conferma e test clinici per documentare la reale efficacia clinica nelle fasi iniziali della Malattia di Alzheimer. La SIN e la SINdem sono da tempo impegnate nello studio e nella ricerca della Malattia di Alzheimer e riconoscono che l’accumulo dell’amiloide è uno dei bersagli importanti per la cura di questa malattia. Tuttavia, è noto che vi sono altri bersagli e meccanismi probabilmente altrettanto rilevanti nelle diverse fasi della malattia e che potrebbero divenire nel prossimo futuro target da colpire per una migliore efficacia terapeutica.La SIN e la SINdem invitano la comunità neurologica scientifica e clinica a continuare la propria attività tenendo conto che le cure, anche quelle attualmente a disposizione, per essere realmente efficaci necessitano di diagnosi tempestive e corrette, di percorsi gestionali standardizzati e multidimensionali, e di una adeguata presa in carico del malato e dei caregiver. Infine, auspicando che gli Enti regolatori Europei e Nazionali prendano atto della decisione assunta dalla FDA, la SIN e la SINdem ritiengono fondamentale una profonda riflessione sull’attuale organizzazione dei Servizi Sanitari e dei Centro dedicati al Declino Cognitivo e Demenze, sulla base della quale promuovere un aggiornamento del Piano Nazionale delle Demenze e investimenti adeguati.

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Le alterazioni dell’attività elettroencefalografica (EEG) durante la veglia e il sonno nella malattia di Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Maggio 2021

Uno studio coordinato da ricercatori della Sapienza e dell’IRCCS San Raffaele Roma, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e dell’Università dell’Aquila ha evidenziato per la prima volta specifiche differenze nell’attività elettrica cerebrale durante il sonno che discriminano la malattia di Alzheimer dal decadimento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment o MCI degli anglosassoni, uno stadio intermedio tra demenza ed invecchiamento normale) e dagli anziani sani. E’ oramai evidente che le relazioni tra malattia di Alzheimer e caratteristiche del sonno vanno ben al di là del riscontro assai comune di disturbi del sonno in questi pazienti sia perchè le alterazioni del sonno sembrano costituire un fattore di rischio per la malattia, sia perchè un ‘buon sonno’ svolge un ruolo centrale nell’eliminazione dei metaboliti ‘cattivi’ della proteina b-amiloide facilitandone l’aggregazione ed il deposito tipico dell’Alzheimer. Mancava però nella letteratura scientifica una descrizione delle alterazioni elettroencefalografiche (EEG) del sonno in questi pazienti e la loro relazione con le già descritte alterazioni dell’EEG durante lo stato di veglia. In quasi 10 anni di lavoro, un gruppo di ricercatori della Sapienza e dell’IRCCS San Raffaele Roma, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e l’Università dell’Aquila ha portato avanti uno studio per colmare questa carenza. Ne è risultato il primo e più esteso studio mai pubblicato sinora al mondo in cui si sono confrontate le attività regionali e di frequenza dell’EEG con quelle dell’EEG di veglia registrate in diverse occasioni nel corso del giorno (per controllare l’influenza di fattori circadiani). I risultati di questo ampio progetto sono stati appena pubblicati sulla rivista Open Access di Science (IScience). Le implicazioni di tale studio possono aprono nuovi orizzonti per specifici trattamenti delle alterazioni del sonno in generale nel soggetto anziano e nello specifico nella malattia di Alzheimer e, ancora più, per lo specifico quadro MCI che in moltissimi casi rappresenta l’anticamera dell’Alzheimer.

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La diagnosi precoce dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Anche se viene considerata una patologia dell’età avanzata, la malattia di Alzheimer può colpire persone relativamente giovani, al di sotto dei 65 anni di età. In questi casi diventa ancora più importante avere una diagnosi precoce. Con questo obiettivo, il Dipartimento di Fisica Medica ed Ingegneria dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), in collaborazione con la Huazhong University of Science and Technology (HUST) di Wuhan, in Cina, e con l’Università di Roma Tor Vergata, ha ora realizzato una nuova tecnica di indagine automatica delle immagini PET (Tomografia a Emissione di Positroni).Il nuovo metodo diagnostico, pubblicato sulla rivista scientifica European Journal of Nuclear Medicine and Molecular Imaging, si basa sulla cosiddetta “texture analysis”, l’esame delle caratteristiche presenti nelle varie zone di una immagine. Il gruppo di ricercatori ha concentrato la sua attenzione sulle placche di Beta-amiloide (Aβ) che si accumulano in determinate aree cerebrali. Le concentrazioni di questa proteina, considerata tipica della malattia di Alzheimer, possono essere evidenziate da un normale esame PET, le cui immagini vengono tradizionalmente esaminate dall’occhio esperto del Medico Nucleare. Ora un esame computerizzato ha permesso ai ricercatori di definire quattro caratteristiche principali capaci di distinguere in modo automatico l’Alzheimer precoce da quello che compare in età avanzata.“Questa nuova capacità di analisi delle immagini PET – dice Nicola D’Ascenzo, professore nel Dipartimento di Ingegneria Biomedica della HUST e Responsabile del Dipartimento di Fisica Medica ed Ingegneria del Neuromed – ci consente di individuare le caratteristiche tipiche dell’Alzheimer in persone relativamente giovani. Questo potrà fornire ai neurologi uno strumento in più, un vero e proprio marcatore della malattia, che li aiuterà nel diagnosticare più rapidamente la malattia in persone di età inferiore ai 65 anni, aiutando a distinguerla da altre patologie che possono avere gli stessi sintomi iniziali. E vorrei sottolineare che proprio in questi pazienti la diagnosi precoce è estremamente essenziale per pianificare gli interventi terapeutici”. La ricerca nasce nell’ambito di un progetto internazionale tra Italia e Cina, finanziato dai Ministeri degli Affari Esteri dei due Paesi (MAECI Great Relevance 2019 contributions Italy-China (Grant No. PGR00846), che punta allo sviluppo di nuovi strumenti tecnologici, software e statistici capaci rivoluzionare l’analisi delle immagini PET. (fonte: http://www.adnkronos.com)

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REGEnLIFE presents first results of pilot clinical trial evaluating

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

photobiomodulation technology in the treatment of Alzheimer’s disease

Montpellier, France, REGEnLIFE, a company specialized in the research and development of innovative photo-medical technologies for the prevention and treatment of neurodegenerative diseases, announces today the promising results of the pilot clinical trial evaluating its technology in Alzheimer’s disease (AD). The results were presented by Professor Jacques Touchon, scientific advisor on the trial, at the 15th International Conference on Alzheimer’s and Parkinson’s Diseases (AD/PD 2021), held online from March 9 to 14, 2021.REGEnLIFE’s innovative non-invasive technology, evaluated in a therapeutic trial, is based on photobiomodulation, targeting both the brain and gut via a helmet and abdominal device. This cutting-edge medical device, RGn530, stimulates cells in the brain and gut and regulates inflammation – to improve cognitive functions and behavior. It targets inflammation of the gut-brain axis, which is believed to be linked to the development of AD and other neurodegenerative diseases.
The primary efficacy endpoint was measured by the evolution of the total ADAS-Cog score, (Alzheimer’s Disease Assessment Scale), between inclusion and the end of the two-month period of treatment. The REGEnLIFE RGn530 device was shown to be safe; no major side effects were reported. Compliance with treatment sessions was very high for the vast majority of patients (92%). This level of compliance also confirms the good tolerance of the device. While the primary efficacy endpoint was not statistically met, there was a clear improvement trend in a set of cognitive functions. The results of this pilot study showed that REGEnLIFE’s technology is safe and well-tolerated by patients. These very encouraging safety and efficacy results will now be confirmed in a pivotal or phase III clinical trial.Photobiomodulation is based on photonic emissions in the near-infrared, it has already shown analgesic, anti-inflammatory and healing properties. One of the most reproducible effects is the overall reduction in inflammation, especially in the brain. REGEnLIFE’s technology could therefore be used on brain diseases and on pathologies linked to neuroinflammation. REGEnLIFE developed this device employing this scientific approach, using medical technology never before applied to neurology.According to Alzheimer’s Disease International, 35 million patients worldwide have AD. The annual cost of the disease worldwide is estimated at €850bn ($1.02tr). Currently, there are no treatments to cure Alzheimer’s.
In order to address public health issues related to a disease that affects elderly and vulnerable people, REGEnLIFE chose to develop a non-invasive technology with low constraints for patients. The cost of this device is expected to be reasonable for patients and national healthcare systems.

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L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Avere una demenza, essere una persona. (FrancoAngeli/Self-help). Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, si avvale della collaborazione con esperti di diversi settori: Emanuela Botticchio, Elena Colombetti, Vittore Mariani, Giuseppina Massi, Leo Nahon, Susana Gonzalez Ramirez, Ilaria Vigorelli. Introduzione di Carlo Cristini.Ha per obiettivo di arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata.Descrive le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani.Si rivolge a chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche a chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata.www.gruppoanchise.itDisponibile nelle principali librerie e online, sia il libro che l’ebook (IBS, Amazon, FrancoAngeli…)

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L’App che combatte l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Il nostro paese è ottavo per numero di persone affette, con 1.4 milioni di malati di cui 600.000 colpiti da Alzheimer. Purtroppo, essendo il nostro uno dei paesi più anziani al mondo, questo numero è destinato a crescere ed è necessario trovare presto delle soluzioni per curare, o perlomeno contenere, questo fenomeno.Dal 1998, ci sono stati più di 100 tentativi di sviluppo incentrati su una cura per l’Alzheimer. Solo quattro sono state approvate e nessuna è una cura definitiva.Combinazioni di dieta ed esercizio fisico e mentale possono però rivelarsi efficaci.La startup torinese Garycom ha rilasciato quest’anno il gioco LineTime (https://www.linetimegame.com/). Il trivia, che sfida gli utenti a riordinare eventi storici in ordine cronologico, ha registrato più di 3.5 milioni di sfide giocate. Grazie a questi risultati il team è convinto di poter fare il salto di qualità necessario per sbloccare le vere potenzialità del prodotto.Un boost determinante verrà dall’aumento di capitale (obiettivo 1 milione di euro, chiusura 31 dicembre 2020). Si tratta di una sfida importante per un’azienda giovane, ma è ciò che serve per sviluppare la versione 3.0 di un prodotto che non intende fermarsi al mondo del gaming. La startup ha infatti deciso di annunciare pubblicamente tutte le novità del 2021, e spicca tra queste un prodotto dedicato agli over 65, con specifiche funzionalità dedicate ai malati di Alzheimer.“In Europa il 20% degli utenti ha una disabilità rilevante per la fruizione di prodotti digitali per come li concepiamo oggi e i casi di demenza sono destinati ad aumentare. L’esperienza utente, e i prodotti che sviluppiamo, devono considerare una fetta di popolazione che non può essere trascurata nel prossimo futuro – così dichiara Eugenio Garibaldi, fondatore e CEO della startup torinese, spiegando le motivazioni che l’hanno spinto a disegnare un’app semplificata che permetta a tutti di vivere un’esperienza di gioco normale. L’app, per come è costruita, potrebbe rivelarsi molto utile proprio per l’Alzheimer, il cui contenimento si fonda su pratiche quotidiane come la meticolosa registrazione degli eventi della giornata, da ripassare periodicamente per non perdere l’ordine delle cose. La funzionalità “Crea la tua storia” e “Rivivi la tua storia” servirà proprio ad aiutare i malati in questa pratica che spesso rischia di essere trascurata, ma che se resa semplice e divertente potrebbe rivelarsi molto efficace per conservare ricordi preziosi.

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Arriva la teleriabilitazione per l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Brescia. Con il nemico invisibile, in tempi di Covid19, bisogna trovare soluzioni alternative per garantire ai pazienti un costante monitoraggio nel decorso delle demenza, come l’Alzheimer. Perciò nel laboratorio di neuropsicologia dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni Di Dio Fatebenefratelli di Brescia è stata messa in atto la valutazione neuropsicologica somministrata da remoto e la teleriabilitazione, ovvero la riabilitazione delle funzioni cognitive deficitarie nel paziente affetto da Alzheimer, mediante un supporto tecnologico (uno speciale tablet) ed esercizi mirati a mantenere attiva costantemente la memoria. Una scommessa vinta che viene annunciata nella giornata mondiale dell’Alzheimer (21 settembre). «Grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute abbiamo acquistato nuovi strumenti digitali che ci consentono di continuare a seguire i nostri pazienti anche a distanza, attivando un protocollo di teleriabilitazione. In tal modo siamo in grado di assicurare la continuità della cura nello spazio (ospedale-casa) e nel tempo (dopo le dimissioni e intensificando le prestazioni a domicilio). Al paziente viene fornito un tablet e mediante uno speciale software può esercitare le proprie abilità cognitive, come la memoria e l’attenzione, con esercizi ad hoc creati in base al suo deficit. Noi monitoriamo a distanza il decorso e possiamo intervenire in ogni momento, assicurando così al paziente il nostro supporto clinico», spiega Maria Cotelli, responsabile dell’unità di neuropsicologia al Fatebenefratelli. Obiettivo finale è di agevolare l’accesso alle cure e la continuità terapeutica ad un numero sempre maggiore di pazienti ed in particolare a coloro che per varie ragioni potrebbero presentare difficoltà nel raggiungimento dei luoghi di cura. Portare per via telematica servizi sanitari in famiglia, presso il proprio domicilio, diventerà un anello fondamentale nella presa in carico assistenziale dei nostri pazienti, in modo particolare per i più fragili. (foto: teleriabilitazione autorizzata la pubblicazione dall’Irccs di Brescia)

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Libro: L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, si avvale della collaborazione con esperti di diversi settori: Emanuela Botticchio, Elena Colombetti, Vittore Mariani, Giuseppina Massi, Leo Nahon, Susana Gonzalez Ramirez, Ilaria Vigorelli. Introduzione di Carlo Cristini. Ha per obiettivo di arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata.Descrive le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani.Si rivolge a chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche a chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata. http://www.gruppoanchise.it

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A Brescia monitoraggio Alzheimer ereditario

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Un malato di Alzheimer su cento contrae una demenza di tipo familiare, cioè una forma ereditaria della malattia, che nella maggior parte dei casi, invece, si presenta come “caso isolato” all’interno di una famiglia ed esordisce dopo i 65 anni, senza ereditarietà. In questo 1% dei casi siamo di fronte alla malattia di Alzheimer ereditaria autosomica dominante (DIAD), causata da una mutazione genetica autosomica dominante presente sin dalla nascita. All’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è partito uno studio su questa forma rara, che si presenta solitamente in età presenile. Il progetto Dian Italia – avviato in collaborazione con la Washington University di St. Louis e la Federazione Alzheimer Italia, è rivolto a tutte le famiglie italiane in cui siano presenti più casi di Alzheimer. A Brescia è attivo un contact point cui rivolgersi. E’ particolarmente importante questo monitoraggio, in quanto la persona portatrice di una mutazione genetica per l’Alzheimer ha la quasi assoluta certezza di sviluppare i sintomi della malattia nel corso della propria vita e ciascun figlio ha una probabilità del 50% di ereditare tale mutazione, indipendentemente dal sesso del genitore e del figlio. È quindi fondamentale riuscire ad identificare le persone portatrici di una mutazione genetica prima che i sintomi esordiscano, al fine di testare interventi farmacologici “preventivi”, che possano impedire o ritardare l’insorgenza della malattia. Per sapere di più sull’Alzheimer di tipo familiare e sul progetto di ricerca, visita questo sito.
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI (www.fatebenefratelli.it) è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.

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Libro: L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Avere una demenza, essere una persona. (FrancoAngeli/Self-help)Finalmente acquistabile nelle principali librerie e online, sia il libro che l’ebook. Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, intende arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata. Descrive inoltre le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani. Un testo per chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche per chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata.www.gruppoanchise.it

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Alzheimer ereditario, i risultati degli ultimi studi sui farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

I risultati delle fasi 2 e 3 dello studio DIAN-TU, acronimo per Dominantly Inherited Alzheimer’s Network-Trials Unit dimostra che i nuovi farmaci gantenerumab (Roche) e solanezumab (Lilly) non hanno raggiunto l’endpoint primario nei pazienti con malattia di Alzheimer (AD) autosomica dominante in fase iniziale. «Il morbo di Alzheimer può comparire precocemente, fra i 30 e i 65 anni, in una piccola percentuale di casi stimata in circa il 6% del totale. Geneticamente, la trasmissione è autosomica dominante, causata da mutazioni sui cromosomi 21, 14 e/o 1 che hanno un ruolo nella scomposizione delle proteine amiloidi e nella formazione di placche amiloidi» spiega Randall Bateman della scuola di medicina all’Università di Washington di St Louis, Missouri, coautore dello studio internazionale che ha coinvolto quasi 200 partecipanti e che ha valutato separatamente i due composti sperimentali.«Purtroppo, dalle valutazioni iniziali dei dati raccolti emerge che nessuno dei due rallenta in modo significativo il declino cognitivo o la perdita di memoria» scrivono i ricercatori, che tuttavia continueranno ad analizzare i dati dai risultati cognitivi e clinici di DIAN-TU e sono ancora in attesa dei dosaggi di vari biomarcatori. «Anche se i farmaci che abbiamo valutato non hanno avuto successo, la sperimentazione fornirà conoscenze preziose nella comprensione dell’Alzheimer» commenta Bateman. E Maria Carrillo, direttore scientifico dell’Associazione Alzheimer, uno dei finanziatori della sperimentazione insieme all’Istituto nazionale sull’invecchiamento, commenta: «Di fronte alla scarsa significatività dei primi dati, l’Associazione Alzheimer attende con impazienza un’analisi più completa alle prossime conferenze scientifiche». Rebecca Edelmayer, direttrice dell’impegno scientifico dell’Associazione Alzheimer, concorda con Carrillo che, sebbene i risultati siano per ora deludenti, i dati sono comunque utili in termini di nuove conoscenze. «Nonostante sia difficile ricevere notizie come questa, sono sicura che lo studio fornirà informazioni preziose una volta che saremo davvero in grado di raccogliere tutti i dati» conclude Edelmayer. (fonte: doctor33 e Seminal, Highly Anticipated Alzheimer’sTrial Falters – Medscape – Feb 11, 2020. https://www.medscape.com/viewarticle/925069

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Geografia dell’Alzheimer in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer (www.RotaryAlzheimer.org) e oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malate. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» conclude il presidente del Rotary Club Roma Capitale.I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila).Seguono poi Marche (42 mila), Sardegna (40 mila), Friuli Venezia Giulia (36 mila), Liguria (33 mila), Abruzzo (25 mila), Trentino Alto Adige (15 mila), Umbria (13 mila), Basilicata (9 mila), Molise (8 mila), Valle d’Aosta (4 mila).L’incidenza dei malati di Alzheimer tende ad aumentare con l’avanzare dell’età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l’1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l’11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più.Approfondendo l’analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l’insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un’istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%).La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati è incorso in incidenti domestici.A livello territoriale i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d’Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (36%).E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%).«Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani» sostiene il dott. Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.«Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite» commenta il dott. Pier Luigi Di Giorgio di presidente del Rotary Club Roma Capitale.
Da dove cominciare? Dal convegno intitolato «Invecchiare in salute: quali percorsi?» organizzato dal Rotary Club Roma Capitale oggi venerdì 24 gennaio 2020 presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani.Il convegno-evento, realizzato grazie alla fattiva collaborazione della senatrice Paola Binetti, è organizzato dal Rotary Club Roma Capitale (distretto 2080) con la partecipazione di 20 differenti club appartenenti a 5 diversi distretti italiani del Rotary International. L’Ufficio Stampa del progetto è online la pagina web http://www.RotaryAlzheimer.org e la rassegna stampa è disponibile alla url: http://www.Rotary-Net.org

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Aβ Blood Test for Detecting Early Alzheimer’s Disease Pathology

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

C2N Diagnostics today announced that results from a study of the APTUS™-Aβ blood test showed high performance for identifying presence or absence of Alzheimer’s pathology in the brain. The APTUS™-Aβ blood test measures amyloid beta proteins from a single sample of blood. The study showed that this blood test reliably predicts the presence or absence of brain amyloid, an essential and early marker of Alzheimer’s disease. Dr. Tim West, Vice President of Research & Development for C2N Diagnostics reported the results as part of a Late Breaking Session at the 12th Annual CTAD conference, held Friday, December 6, 2019 in San Diego, CA.In the study, C2N applied the APTUS™-Aβ blood test to 415 samples previously collected from individuals enrolled at six different locations across the United States. Despite differences in how each of the sites previously collected and stored the blood samples, as well as how each site defined presence of amyloid in the brain, the results showed that the APTUS™-Aβ blood test yielded an area under the receiver operator curve (ROC-AUC) performance of 0.86. When the APTUS™-Aβ results were combined with age and presence of the ApoE4 gene, a known genetic risk factor for developing Alzheimer’s disease, the overall test performance increased to an AUC of 0.90.

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Giornata mondiale dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

Il 21 settembre è la giornata mondiale. Ancora non esiste una cura per questa malattia neurodegenerativa. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è l’unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico dedicato alle malattie psichiatriche ed è un punto di riferimento per l’Alzheimer. Nell’ambito delle iniziative della Giornata, nella mattinata del 20 settembre (dalle 9 alle 13) all’Irccs in via Pilastroni 4 a Brescia si svolgerà un convegno che evidenzierà il ruolo sempre più importante dei giovani ricercatori in questo campo. «Saranno loro a illustrare le nuove applicazioni tecnologiche e le loro potenzialità in ambito diagnostico, prognostico e riabilitativo, a spiegare il ruolo dei biomarcatori per rilevare a livello molecolare i primi segni della malattia mediante amplificazione e identificazione di forme proteiche specifiche e ad approfondire il ruolo dei Big Data in quest’ambito» spiega Roberta Ghidoni, direttore scientifico dell’Irccs bresciano.«La malattia di Alzheimer – spiega la ricercatrice Rosa Manenti – rappresenta la forma di demenza più comune ed è caratterizzata dall’accumulo nel cervello di aggregati di proteina beta-amiloide e tau che sono considerati biomarcatori specifici di malattia. In questo contesto, durante il congresso saranno presentati gli studi relativi ai biomarcatori per il riconoscimento della malattia fin dal suo esordio: la messa a punto di un nuovo saggio di spettrometria di massa, che permette di quantificare forme di amiloide in precedenza non misurabili, l’utilizzo di un sistema di microscopia ottica per definire la concentrazione e la dimensione degli aggregati proteici, l’utilizzo di strumentazioni ultrasensibili per la quantificazione della catene leggere del neurofilamento nel sangue, biomarcatore sensibile ed alterato precocemente in differenti malattie neurologiche».Sarà presentata tra l’altro, sottolinea la ricercatrice, «una tecnica ultra-sensibile in grado di misurare – mediante amplificazione di forme proteiche specifiche – se in campioni biologici facilmente accessibili (tra cui l’urina e la mucosa olfattiva) di pazienti con Alzheimer siano presenti tracce di beta-amiloide e tau (non rilevabili con gli strumenti diagnostici classici) che possano essere utili per formulare una diagnosi. In questo convegno saranno inoltre presentate nuove tecnologie sviluppate con l’obiettivo di migliorare i percorsi terapeutici integrati e stimolare, allo stesso tempo, la ricerca clinica in questo ambito. I ricercatori descriveranno l’utilizzo delle metodiche di stimolazione cerebrale non invasiva sia nell’ambito di interventi riabilitativi mirati al miglioramento delle funzioni cognitive che come strumento diagnostico. Di estremo interesse l’impiego di sistemi di teleriabilitazione per garantire la continuità di cura».Negli ultimi anni sono stati sviluppati e validati infrastrutture e programmi informatici che sono in grado di prevedere come progredirà la demenza combinando molteplici livelli d’informazione biomedica provenienti da: liquido cerebrospinale, test clinici e neuropsicologici, imaging cerebrale tramite acquisizioni MR e PET e test molecolari. «Accurati modelli computazionali di malattia possono consentire di migliorare la stratificazione di pazienti permettendo un’analisi mirata per identificare sottogruppi di malati che potrebbero rispondere positivamente a trattamenti» conclude Manenti.

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