Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘alzheimer’

Arriva la teleriabilitazione per l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Brescia. Con il nemico invisibile, in tempi di Covid19, bisogna trovare soluzioni alternative per garantire ai pazienti un costante monitoraggio nel decorso delle demenza, come l’Alzheimer. Perciò nel laboratorio di neuropsicologia dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni Di Dio Fatebenefratelli di Brescia è stata messa in atto la valutazione neuropsicologica somministrata da remoto e la teleriabilitazione, ovvero la riabilitazione delle funzioni cognitive deficitarie nel paziente affetto da Alzheimer, mediante un supporto tecnologico (uno speciale tablet) ed esercizi mirati a mantenere attiva costantemente la memoria. Una scommessa vinta che viene annunciata nella giornata mondiale dell’Alzheimer (21 settembre). «Grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute abbiamo acquistato nuovi strumenti digitali che ci consentono di continuare a seguire i nostri pazienti anche a distanza, attivando un protocollo di teleriabilitazione. In tal modo siamo in grado di assicurare la continuità della cura nello spazio (ospedale-casa) e nel tempo (dopo le dimissioni e intensificando le prestazioni a domicilio). Al paziente viene fornito un tablet e mediante uno speciale software può esercitare le proprie abilità cognitive, come la memoria e l’attenzione, con esercizi ad hoc creati in base al suo deficit. Noi monitoriamo a distanza il decorso e possiamo intervenire in ogni momento, assicurando così al paziente il nostro supporto clinico», spiega Maria Cotelli, responsabile dell’unità di neuropsicologia al Fatebenefratelli. Obiettivo finale è di agevolare l’accesso alle cure e la continuità terapeutica ad un numero sempre maggiore di pazienti ed in particolare a coloro che per varie ragioni potrebbero presentare difficoltà nel raggiungimento dei luoghi di cura. Portare per via telematica servizi sanitari in famiglia, presso il proprio domicilio, diventerà un anello fondamentale nella presa in carico assistenziale dei nostri pazienti, in modo particolare per i più fragili. (foto: teleriabilitazione autorizzata la pubblicazione dall’Irccs di Brescia)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Libro: L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, si avvale della collaborazione con esperti di diversi settori: Emanuela Botticchio, Elena Colombetti, Vittore Mariani, Giuseppina Massi, Leo Nahon, Susana Gonzalez Ramirez, Ilaria Vigorelli. Introduzione di Carlo Cristini. Ha per obiettivo di arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata.Descrive le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani.Si rivolge a chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche a chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata. http://www.gruppoanchise.it

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

A Brescia monitoraggio Alzheimer ereditario

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Un malato di Alzheimer su cento contrae una demenza di tipo familiare, cioè una forma ereditaria della malattia, che nella maggior parte dei casi, invece, si presenta come “caso isolato” all’interno di una famiglia ed esordisce dopo i 65 anni, senza ereditarietà. In questo 1% dei casi siamo di fronte alla malattia di Alzheimer ereditaria autosomica dominante (DIAD), causata da una mutazione genetica autosomica dominante presente sin dalla nascita. All’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è partito uno studio su questa forma rara, che si presenta solitamente in età presenile. Il progetto Dian Italia – avviato in collaborazione con la Washington University di St. Louis e la Federazione Alzheimer Italia, è rivolto a tutte le famiglie italiane in cui siano presenti più casi di Alzheimer. A Brescia è attivo un contact point cui rivolgersi. E’ particolarmente importante questo monitoraggio, in quanto la persona portatrice di una mutazione genetica per l’Alzheimer ha la quasi assoluta certezza di sviluppare i sintomi della malattia nel corso della propria vita e ciascun figlio ha una probabilità del 50% di ereditare tale mutazione, indipendentemente dal sesso del genitore e del figlio. È quindi fondamentale riuscire ad identificare le persone portatrici di una mutazione genetica prima che i sintomi esordiscano, al fine di testare interventi farmacologici “preventivi”, che possano impedire o ritardare l’insorgenza della malattia. Per sapere di più sull’Alzheimer di tipo familiare e sul progetto di ricerca, visita questo sito.
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI (www.fatebenefratelli.it) è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Libro: L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Avere una demenza, essere una persona. (FrancoAngeli/Self-help)Finalmente acquistabile nelle principali librerie e online, sia il libro che l’ebook. Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, intende arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata. Descrive inoltre le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani. Un testo per chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche per chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata.www.gruppoanchise.it

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Alzheimer ereditario, i risultati degli ultimi studi sui farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

I risultati delle fasi 2 e 3 dello studio DIAN-TU, acronimo per Dominantly Inherited Alzheimer’s Network-Trials Unit dimostra che i nuovi farmaci gantenerumab (Roche) e solanezumab (Lilly) non hanno raggiunto l’endpoint primario nei pazienti con malattia di Alzheimer (AD) autosomica dominante in fase iniziale. «Il morbo di Alzheimer può comparire precocemente, fra i 30 e i 65 anni, in una piccola percentuale di casi stimata in circa il 6% del totale. Geneticamente, la trasmissione è autosomica dominante, causata da mutazioni sui cromosomi 21, 14 e/o 1 che hanno un ruolo nella scomposizione delle proteine amiloidi e nella formazione di placche amiloidi» spiega Randall Bateman della scuola di medicina all’Università di Washington di St Louis, Missouri, coautore dello studio internazionale che ha coinvolto quasi 200 partecipanti e che ha valutato separatamente i due composti sperimentali.«Purtroppo, dalle valutazioni iniziali dei dati raccolti emerge che nessuno dei due rallenta in modo significativo il declino cognitivo o la perdita di memoria» scrivono i ricercatori, che tuttavia continueranno ad analizzare i dati dai risultati cognitivi e clinici di DIAN-TU e sono ancora in attesa dei dosaggi di vari biomarcatori. «Anche se i farmaci che abbiamo valutato non hanno avuto successo, la sperimentazione fornirà conoscenze preziose nella comprensione dell’Alzheimer» commenta Bateman. E Maria Carrillo, direttore scientifico dell’Associazione Alzheimer, uno dei finanziatori della sperimentazione insieme all’Istituto nazionale sull’invecchiamento, commenta: «Di fronte alla scarsa significatività dei primi dati, l’Associazione Alzheimer attende con impazienza un’analisi più completa alle prossime conferenze scientifiche». Rebecca Edelmayer, direttrice dell’impegno scientifico dell’Associazione Alzheimer, concorda con Carrillo che, sebbene i risultati siano per ora deludenti, i dati sono comunque utili in termini di nuove conoscenze. «Nonostante sia difficile ricevere notizie come questa, sono sicura che lo studio fornirà informazioni preziose una volta che saremo davvero in grado di raccogliere tutti i dati» conclude Edelmayer. (fonte: doctor33 e Seminal, Highly Anticipated Alzheimer’sTrial Falters – Medscape – Feb 11, 2020. https://www.medscape.com/viewarticle/925069

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Geografia dell’Alzheimer in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer (www.RotaryAlzheimer.org) e oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malate. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» conclude il presidente del Rotary Club Roma Capitale.I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila).Seguono poi Marche (42 mila), Sardegna (40 mila), Friuli Venezia Giulia (36 mila), Liguria (33 mila), Abruzzo (25 mila), Trentino Alto Adige (15 mila), Umbria (13 mila), Basilicata (9 mila), Molise (8 mila), Valle d’Aosta (4 mila).L’incidenza dei malati di Alzheimer tende ad aumentare con l’avanzare dell’età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l’1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l’11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più.Approfondendo l’analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l’insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un’istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%).La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati è incorso in incidenti domestici.A livello territoriale i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d’Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (36%).E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%).«Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani» sostiene il dott. Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.«Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite» commenta il dott. Pier Luigi Di Giorgio di presidente del Rotary Club Roma Capitale.
Da dove cominciare? Dal convegno intitolato «Invecchiare in salute: quali percorsi?» organizzato dal Rotary Club Roma Capitale oggi venerdì 24 gennaio 2020 presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani.Il convegno-evento, realizzato grazie alla fattiva collaborazione della senatrice Paola Binetti, è organizzato dal Rotary Club Roma Capitale (distretto 2080) con la partecipazione di 20 differenti club appartenenti a 5 diversi distretti italiani del Rotary International. L’Ufficio Stampa del progetto è online la pagina web http://www.RotaryAlzheimer.org e la rassegna stampa è disponibile alla url: http://www.Rotary-Net.org

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Aβ Blood Test for Detecting Early Alzheimer’s Disease Pathology

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

C2N Diagnostics today announced that results from a study of the APTUS™-Aβ blood test showed high performance for identifying presence or absence of Alzheimer’s pathology in the brain. The APTUS™-Aβ blood test measures amyloid beta proteins from a single sample of blood. The study showed that this blood test reliably predicts the presence or absence of brain amyloid, an essential and early marker of Alzheimer’s disease. Dr. Tim West, Vice President of Research & Development for C2N Diagnostics reported the results as part of a Late Breaking Session at the 12th Annual CTAD conference, held Friday, December 6, 2019 in San Diego, CA.In the study, C2N applied the APTUS™-Aβ blood test to 415 samples previously collected from individuals enrolled at six different locations across the United States. Despite differences in how each of the sites previously collected and stored the blood samples, as well as how each site defined presence of amyloid in the brain, the results showed that the APTUS™-Aβ blood test yielded an area under the receiver operator curve (ROC-AUC) performance of 0.86. When the APTUS™-Aβ results were combined with age and presence of the ApoE4 gene, a known genetic risk factor for developing Alzheimer’s disease, the overall test performance increased to an AUC of 0.90.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Giornata mondiale dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

Il 21 settembre è la giornata mondiale. Ancora non esiste una cura per questa malattia neurodegenerativa. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è l’unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico dedicato alle malattie psichiatriche ed è un punto di riferimento per l’Alzheimer. Nell’ambito delle iniziative della Giornata, nella mattinata del 20 settembre (dalle 9 alle 13) all’Irccs in via Pilastroni 4 a Brescia si svolgerà un convegno che evidenzierà il ruolo sempre più importante dei giovani ricercatori in questo campo. «Saranno loro a illustrare le nuove applicazioni tecnologiche e le loro potenzialità in ambito diagnostico, prognostico e riabilitativo, a spiegare il ruolo dei biomarcatori per rilevare a livello molecolare i primi segni della malattia mediante amplificazione e identificazione di forme proteiche specifiche e ad approfondire il ruolo dei Big Data in quest’ambito» spiega Roberta Ghidoni, direttore scientifico dell’Irccs bresciano.«La malattia di Alzheimer – spiega la ricercatrice Rosa Manenti – rappresenta la forma di demenza più comune ed è caratterizzata dall’accumulo nel cervello di aggregati di proteina beta-amiloide e tau che sono considerati biomarcatori specifici di malattia. In questo contesto, durante il congresso saranno presentati gli studi relativi ai biomarcatori per il riconoscimento della malattia fin dal suo esordio: la messa a punto di un nuovo saggio di spettrometria di massa, che permette di quantificare forme di amiloide in precedenza non misurabili, l’utilizzo di un sistema di microscopia ottica per definire la concentrazione e la dimensione degli aggregati proteici, l’utilizzo di strumentazioni ultrasensibili per la quantificazione della catene leggere del neurofilamento nel sangue, biomarcatore sensibile ed alterato precocemente in differenti malattie neurologiche».Sarà presentata tra l’altro, sottolinea la ricercatrice, «una tecnica ultra-sensibile in grado di misurare – mediante amplificazione di forme proteiche specifiche – se in campioni biologici facilmente accessibili (tra cui l’urina e la mucosa olfattiva) di pazienti con Alzheimer siano presenti tracce di beta-amiloide e tau (non rilevabili con gli strumenti diagnostici classici) che possano essere utili per formulare una diagnosi. In questo convegno saranno inoltre presentate nuove tecnologie sviluppate con l’obiettivo di migliorare i percorsi terapeutici integrati e stimolare, allo stesso tempo, la ricerca clinica in questo ambito. I ricercatori descriveranno l’utilizzo delle metodiche di stimolazione cerebrale non invasiva sia nell’ambito di interventi riabilitativi mirati al miglioramento delle funzioni cognitive che come strumento diagnostico. Di estremo interesse l’impiego di sistemi di teleriabilitazione per garantire la continuità di cura».Negli ultimi anni sono stati sviluppati e validati infrastrutture e programmi informatici che sono in grado di prevedere come progredirà la demenza combinando molteplici livelli d’informazione biomedica provenienti da: liquido cerebrospinale, test clinici e neuropsicologici, imaging cerebrale tramite acquisizioni MR e PET e test molecolari. «Accurati modelli computazionali di malattia possono consentire di migliorare la stratificazione di pazienti permettendo un’analisi mirata per identificare sottogruppi di malati che potrebbero rispondere positivamente a trattamenti» conclude Manenti.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Aumento persone affette da Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 marzo 2019

Tutti gli studi scientifici rilevano una costante crescita del numero delle persone affette da Alzheimer, patologia che è stata definita in un rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Alzheimer’s Disease International (ADI) «una priorità mondiale di salute pubblica». In Italia si contano circa seicentomila persone affette da questa malattia, il 4% degli over 65. Secondo il Rapporto sullo Stato di Salute della popolazione della Regione Lazio si stima che i casi di Alzheimer e di altre forme di demenza siano intorno ai 35.000, a Roma circa 14.600 (secondo uno studio di The European House-Ambrosetti e Msd, pubblicato il 18/07/2017).
Di fronte alla crescente diffusione di questa malattia – che richiede cure di alta specializzazione e che vede le famiglie accollarsi il maggiore impegno assistenziale – la Comunità di Sant’Egidio rileva, con preoccupazione e allarme, una riduzione, da parte dell’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale del Comune di Roma, delle prestazioni, già del tutto insufficienti, rivolte a questa fascia di persone.
Basti pensare che su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. Con la nuova organizzazione tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni. Con quali alternative?
Nella nuova organizzazione del 2018 è stata introdotta la possibilità per alcuni anziani, dimessi dai Centri Diurni perché considerati troppo gravi, di usufruire dell’assistenza domiciliare, erogata però solo per due mesi, quando ovviamente si tratta di persone che continueranno anche dopo ad avere bisogno di cure. Va inoltre sottolineato che si possono contare sulla punta delle dita i pochissimi fortunati che sono riusciti ad accedere ai fondi previsti per la disabilità gravissima.
Proprio nel momento di maggiore necessità e fragilità, i malati rimangono quindi, in grandissima maggioranza, assistiti solo dai familiari, talvolta unicamente dal coniuge, spesso anziano. Chi ha risorse economiche, ricorre all’aiuto di un assistente familiare, per gli altri l’unica soluzione resta l’istituzionalizzazione con tutte le conseguenze negative che questa comporta per il malato e la sua famiglia e con i costi che impone, sempre più insostenibili, per i conti pubblici.
Riteniamo che di fronte al grande allarme espresso dalla comunità scientifica sulla diffusione di questa malattia le scelte compiute non possono certo rappresentare una risposta assistenziale appropriata.
Sarebbe invece opportuno chiedersi quali risorse economiche, interventi, professionalità, idee mettere in campo per sostenere con urgenza i cittadini affetti da Alzheimer e le loro famiglie nel percorso difficile di una malattia che li mette a dura prova. Un compito che dovrebbe riguardare in primo luogo chi, per dovere istituzionale, è preposto a programmare interventi sociali appropriati.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Patologia vascolare e malattia di Alzheimer

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Milano, Palazzo Reale – 10 novembre 2018 h.9-13 – Ingresso libero ARD Onlus e Federazione Alzheimer Italia insieme per la IX Conferenza di Neurologia Patologia vascolare e malattia di Alzheimer. Organizzato da ARD-Associazione per la Ricerca sulle Demenze Onlus e dalla Federazione Alzheimer Italia, il convegno scientifico è a ingresso libero (prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti). Protagonista del convegno sarà il prof. Leonardo Pantoni – ordinario di neurologia presso l’Università degli Studi di Milano e neo Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano – che nella sua Lectio magistralis “Il contributo della patologia vascolare al declino cognitivo: riconoscere per prevenire” illustrerà come la patologia vascolare sia una causa, da sola o in associazione con altri processi neurodegenerativi (tra cui il più frequente e noto è l’Alzheimer), del declino cognitivo che colpisce in maniera sempre più esponenziale la popolazione.“Tale riconoscimento è importante perché misure preventive e terapeutiche sono possibili nel caso della componente vascolare attraverso un’azione sui fattori di rischio e sulla prevenzione dell’ictus”.“La prevenzione vascolare può quindi aiutare nella patologia degenerativa”, commenta a sostegno il prof. Claudio Mariani, presidente di ARD Onlus, che passa il testimone della direzione della UOC di Neurologia al Sacco al prof. Pantoni. “Numerosi sono gli studi scientifici recenti che rilevano che la prevenzione dei fattori di rischio vascolari (ipertensione arteriosa, diabete, colesterolo, fumo di sigaretta, obesità, vita sedentaria, stress) riduce di più di un terzo i casi di Alzheimer, cioè la malattia degenerativa pura, che rappresenta nel complesso il 60% di tutti i casi di demenza”.
Nella seconda parte della mattinata si terrà la Tavola rotonda, moderata dal prof. Mariani, in cui interverranno tre relatori di fama europea: il prof. Massimo Musicco, dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che farà un focus sull’invecchiamento della popolazione; il prof. Stefano Cappa, ordinario di neurologia presso la IUSS di Pavia e direttore scientifico dell’IRCSS Fatebenefratelli di Brescia, che si concentrerà sulla stimolazione e riabilitazione cognitiva; il prof. Nicola Vanacore, del Centro Nazionale di prevenzione delle malattie e promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che affronterà il tema dei fattori di rischio e delle strategie di prevenzione.“Sono felice di affiancare ARD Onlus e il prof. Mariani, importante ricercatore e personale amico, in questa iniziativa proposta ai cittadini”, commenta Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia. “In Italia le persone affette da demenza e Alzheimer sono stimate nel complesso in 1.241.000 e noi abbiamo il dovere di diffondere la più corretta e diffusa informazione sia di tipo sociale sia medico scientifico”.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Prevenire l’Alzheimer con la dieta mediterranea

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Brescia. L’Alzheimer non si cura ma si previene e la alimentazione è un grande fattore di prevenzione: per questo l’Irccs Fatebenefratelli, in collaborazione con l’Icans e l’Istituto Besta, ha lanciato un progetto dedicato agli ultra 65enni per contrastare l’insorgenza delle malattie neurodegenerative. Il progetto si chiama Smartfood, perché è strettamente legato all’alimentazione e in particolare alla Dieta Mediterranea. Lo sta illustrando in questi giorni Giuliano Binetti, responsabile della MAC dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia.
Per accedere al programma di ricerca si deve avere un’età tra 65 e 80 anni ed essere in normali condizioni di salute. «Molto si gioca sul cibo –spiega Binetti –, del resto le tematiche nutrizionali sono diventate di estremo interesse nella fisiopatologia neurologica: è assodato che la dieta può influenzare la funzionalità e l’integrità del Sistema Nervoso in vari modi e diversi studi hanno dimostrato come lo stato dismetabolico associato alla dieta occidentale favorisca lo sviluppo della malattia di Alzheimer». Con ‘Smartfood’ si vuol capire se un intervento mirato ad insegnare i principi di un corretto stile di vita basato sulla Dieta Mediterranea possa portare a modifiche dal punto di vista cognitivo, neurologico e metabolico. La partecipazione ha una durata di due anni ed è divisa in 4 parti: 1) Periodo di Screening in cui il paziente è sottoposto ad un colloquio clinico per verificare se possa partecipare alla sperimentazione; 2) una prima valutazione attraverso una visita neurologica e neuropsicologica ed esami di laboratorio; 3) un intervento educazionale che avviene attraverso un corso in cui si parla di stile di vita, Dieta Mediterranea e attività fisica; 4) un periodo di Follow-Up nel quale viene chiesto di eseguire alcuni controlli clinici: una visita neurologica e neuropsicologica ad un anno e due anni dalla prima valutazione e l’analisi del sangue ogni sei mesi fino a due anni.
Con l’invecchiamento della popolazione, sono sempre più numerose le persone che dovrebbero accedere a questi programmi e l’approccio innovativo di Smartfood è quello di promuovere congiuntamente il consumo di cibi sani, in accordo con le linee della dieta mediterranea, e di incoraggiare l’attività fisica e sociale dell’anziano. Scopo del progetto è anche quello di valutare la fattibilità di un intervento multidisciplinare, riguardo la dieta e lo stile di vita (abitudini alimentari, attività fisica, partecipazione ad attività sociali e culturali) nella popolazione anziana non demente. Nel tempo verranno misurati: il cambiamento della qualità dietetica di stile di vita; gli scores di mediterraneità della dieta e di livello di attività fisica; le variazioni di stato nutrizionale, in particolare del peso, della circonferenza vita, del tessuto adiposo viscerale addominale e della forza muscolare; il cambiamento della qualità di vita. (dott.ssa SilviaFostinelli)

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Alzheimer: La diagnosi precose è decisiva per l’assistito e i familiari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

E’ risaputo che la malattia di Alzheimer non coinvolge solo il singolo ma anche il nucleo famigliare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli all’incirca 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva: l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è un punto di riferimento nazionale in questo campo. «La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata».Nella maggioranza dei casi, infatti, la diagnosi di questa patologia si fonda su una procedura molto semplice e poco costosa effettuabile nell’ambulatorio dello specialista geriatra, neurologo o più raramente psichiatra. Essa consiste in: 1) raccolta attenta della storia recente dell’ammalato (modalità d’esordio dei sintomi e loro evoluzione); 2) valutazione del livello di autonomia; 3) valutazione di alterazioni della sfera comportamentale (depressione, apatia, perdita di interessi); 4) esame fisico e neurologico; 5) esami del sangue e tomografia assiale computerizzata del capo. Grazie a questa “semplice” procedura è possibile porre una diagnosi corretta nel 90% dei casi. È importante eseguire una tomografia computerizzata (TAC) (oppure una risonanza magnetica cerebrale) che possono aiutare in una migliore definizione diagnostica. Alcuni esami del sangue servono inoltre ad escludere malattie curabili (es. un cattivo funzionamento della tiroide o la carenza di vitamine). Sono fondamentali per una corretta diagnosi le informazioni – fornite abitualmente dai famigliari – su comparsa ed evoluzione dei sintomi. nonché un accurato esame del paziente. «Più precoce è la diagnosi più si alzano le probabilità di guarigione; infatti non tutti i disturbi cognitivi sono il preludio dell’Alzheimer. Una volta comprovata la presenza di malattia, si potrà dare avvio a un trattamento farmacologico con l’intento di rallentare il processo degenerativo di uno, due o tre anni» osserva Zanetti. Nel rimanente 10% delle persone con problemi di memoria, essendo i sintomi molto sfumati, possono essere necessarie indagini diagnostiche più complesse e sofisticate, anch’esse disponibili presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia (nel cosidetto Ambulatorio Traslazionale per la Memoria). Queste consistono nell’effettuare indagini radiologiche del cervello (Risonanza ad alta risoluzione) che vengono poi processate al computer per quantificare la presenza di eventuale atrofia, ossia riduzione della massa cerebrale funzionante, oppure nel verificare quanto zucchero il cervello è in grado di consumare (quello normale lo consuma in modo omogeneo). Il prelievo di liquido cerebrospinale (cosiddetta lombare) consente di misurare la quantità di alcune proteine (beta-amiloide oppure tau) coinvolte nella comparsa della malattia di Alzheimer. Da poco tempo è possibile “quantificare” la presenza di beta amiloide nel cervello anche con una semplice PET cerebrale. Nell’arco degli ultimi tre anni, presso l’Ambulatorio Traslazionale per la Memoria dell’ IRCCS Fatebenefratelli, sono stati valutati 556 pazienti. Al termine del percorso diagnostico 131 pazienti (23%) hanno ricevuto la diagnosi di Malattia di Alzheimer e sono stati posti in terapia con i farmaci disponibili (anticolinesterasici e memantina). Inoltre, alla maggior parte dei pazienti (92%) è stata proposta la partecipazione ad almeno un progetto di ricerca per la valutazione dell’efficacia di terapie innovative farmacologiche (es. anticorpi anti beta amiloide) e non farmacologiche (es. stimolazione elettrica).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Sclerosi Multipla e Alzheimer: come affrontare l’estate

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Il caldo estivo rappresenta una nota dolente per la maggior parte delle persone, ma in particolare per coloro che sono affetti da una patologia neurologica come Sclerosi Multipla e Alzheimer. L’aumento della temperatura, infatti, può influire – spesso negativamente – sui sintomi e sulle manifestazioni cliniche di queste due patologie, molto sensibili alle variazioni climatiche.Nella Sclerosi Multipla, ad esempio, malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale ed è responsabile dei disturbi della motilità, dei sistemi sensoriali, della sensibilità di alcune parti del corpo o delle funzioni sfinteriche, l’aumento della temperatura aggrava i sintomi già esistenti o facilita la comparsa di nuovi disturbi.“D’estate le persone affette da Sclerosi Multipla – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – hanno maggiori difficoltà a camminare, possono lamentare disturbi visivi e molto spesso accusano una fatica maggiore. Il consiglio è quello di climatizzare bene la casa e di trascorrere, se possibile, le vacanze in montagna. Anche l’assunzione di bevande fredde o di granite è fortemente raccomandata; un abbassamento della temperatura corporea può essere, infatti, molto utile. Non bisogna dimenticare, comunque, che si tratta di problemi transitori, legati al caldo, che non interferiscono con il decorso generale della malattia”. Anche nelle persone molto anziane, soprattutto se affette da malattia di Alzheimer, possono insorgere problematiche legate alle alte temperature estive. “In questi casi – sottolinea il Prof. Mancardi – la percezione delle variazioni di temperatura e la termoregolazione corporea sono alterate; le persone con queste patologie possono non rendersi conto del calore e, di conseguenza, non mettere in atto le normali contromisure, come indossare abiti più leggeri o aumentare l’assunzione di liquidi per compensare la disidratazione dovuta al caldo. Questo può causare un aumentato rischio di complicanze infettive o di squilibri metabolici che, seppur lievi, in situazioni cliniche già compromesse possono avere conseguenze negative”.Il caldo, inoltre, aumenta la sensazione di stanchezza che, unita all’assunzione di farmaci, accentua alcuni sintomi della malattia stessa. Nell’anziano, in questi periodi estivi, sono più frequenti gli stati confusionali e il peggioramento dell’orientamento così come delle funzioni cognitive. Bisogna dunque prestare attenzione a quei piccoli accorgimenti che servono ad aiutare il paziente ad alleviare il decorso della sua malattia durante l’estate: rinfrescare gli ambienti in cui soggiorna, garantire un’adeguata idratazione, bilanciare la dieta variandola sia nella scelta degli alimenti che nelle modalità di cottura.
La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci oltre 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere, in Italia, il progresso della conoscenza delle malattie neurologiche, al fine di promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica, di migliorare la formazione, di sostener l’aggiornamento degli specialisti e di elevare la qualità professionale nell’assistenza alle persone colpite da condizioni morbose che coinvolgono il sistema nervoso. (fonte: Ufficio stampa SIN)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nuove diagnosi per l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Brescia. I giovani ricercatori dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia stanno studiando cosa succede quando avviene una stimolazione elettromagnetica transcranica nel malato di Alzheimer e un progetto italiano appena approvato (costo: 450mila euro) aggiungerà nuovi tasselli di conoscenza: in pratica, sarà validata una nuova metodica diagnostica non invasiva di questa forma di demenza, che potrebbe sostituire quelle più invasive attualmente impiegate. L’Irccs si è aggiudicato un bando per stabilire il potenziale diagnostico di misure funzionali delle connessioni cerebrali ottenute dalla combinazione della stimolazione magnetica transcranica con l’elettroencefalografia nella demenza di Alzheimer a esordio tardivo e in quella, più rara, ad esordio precoce. Si tratta di una metodica studiata in pochissimi centri nel mondo. Questo lavoro sarà svolto in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con l’impiego di almeno 3 giovani ricercatori. «Il principale vantaggio di questo approccio è la possibilità di ottenere una valutazione della connettività nel singolo paziente, oltre alla non invasività della tecnica e al basso costo» osserva la coordinatrice Marta Bortoletto. Questo progetto si tradurrà in un nuovo strumento per aiutare la diagnosi, anche nelle prime fasi della malattia di Alzheimer e per varianti atipiche, e per monitorare la progressione della malattia e l’effetto dei trattamenti. «Pertanto, avrà un impatto diretto sulla ricerca clinica con una potenziale estensione di applicazione ad altre forme di demenza e altre sindromi di disconnessione» sottolinea la Bortoletto.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cure gratis per l’Alzheimer: sentenza della Cassazione

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Le cure per i malati di Alzheimer devono essere gratuite e a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con una sentenza che aprirà la strada a oltre 700mila famiglie, che hanno un malato in casa, per chiedere i rimborsi delle spese sostenute per le cure, circa 2.000 euro al mese in media per farmaci, infermieri e badanti. In molti casi i costi sono anche superiori quando un familiare, di solito una donna, deve lasciare il lavoro per assistere un parente che cade nella patologia grave conclamata e perde autonomia.Il costo di questa sentenza per il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe arrivare a decine di miliardi l’anno.La patologia di Alzheimer colpisce oggi nel mondo 47milioni di malati, che, a causa dell’allungamento della vita e dell’invecchiamento generale, diventeranno 130 milioni entro il 2050 con un costo enorme per la società. La malattia non ha ancora una cura ma si può prevenire e contrastare, affrontandola prima che aggredisca il nostro cervello, che come tutti gli altri organi ha bisogno di cure e di controlli, come siamo abituati a fare andando dall’oculista o dal dermatologo o dall’ortopedico, ma mai andiamo a fare un controllo del cervello con una valutazione dello stato cognitivo.La prevenzione è alla base del protocollo contro l’Alzheimer, Train the Brain (Allena il cervello), che ha dato risultati positivi nell’80% dei soggetti trattati, che erano all’inizio della malattia (MCI Mild Cognitive Impairment) Il protocollo, non farmacologico, ideato dal Prof. Lamberto Maffei, che ha lavorato con la Prof.ssa Rita levi Montalcini, è stato realizzato all’istituto di Neuroscienze dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e viene applicato e diffuso dalla Fondazione IGEA Onlus (www.fondazioneigea.it), per metterlo a disposizione di tutte le persone che possono averne bisogno. Train the Brain si basa sulla stimolazione della plasticità del cervello, organo che può reagire ai cambiamenti, come quelli provocati da una malattia, per contrastarla. Semplificando si può dire che questo protocollo rappresenta la palestra della mente, per contrastare l’invecchiamento e prevenire le patologie cerebrali. Il cervello è un organo come tutti gli altri, con il tempo invecchia e con lo stress può perdere vivacità. Per mantenerlo attivo si deve fare esercizio proprio come si fa andando in palestra a fare ginnastica. Con la ginnastica i nostri muscoli si mantengono tonici e funzionano meglio, non tornano ad essere quelli dei vent’anni ma si allontanano l’invecchiamento e il rischio di ammalarsi. La stessa cosa accade per il cervello, che, come tutti gli altri organi, ha bisogno di controlli e prevenzione.
Una efficace forma di difesa, che può ridurre fino al 35% il rischio di cadere nell’Alzheimer, è costituita dai corretti comportamenti e stili di vita, da seguire sempre, fin dalla giovinezza. Non si deve aspettare di essere anziani, per fare prevenzione prima si inizia meglio è. Uno studio della Commissione “Lancet” per le Demenze ha individuato tra i principali fattori di rischio da evitare nell’arco di tutta la vita: l’obesità, la sedentarietà, alcune patologie come il diabete, l’ipertensione e la depressione, la perdita di rapporti sociali. A questi si aggiungono: il fumo, l’alcol, la cattiva o eccessiva alimentazione. Controllare questi fattori di rischio nei nostri comportamenti quotidiani costituisce una forma di prevenzione che può assicurare una più sana prosecuzione della vita in età avanzata.Questi fattori che rappresentano il 35% del rischio possono essere controllati e modificati nei nostri comportamenti quotidiani, iniziando a qualsiasi età. Certamente prima si comincia meglio è. Il restante 65% dei fattori di rischio, tra i quali il principale è l’aumento dell’età, non sono modificabili e questo rende ancora più importante agire prima possibile sui fattori che possiamo controllare.Questa insidiosa patologia è silente, inizialmente priva di sintomi, chi è malato non lo sa. La malattia lavora lentamente per 15 – 20 anni distruggendo progressivamente i neuroni, il cervello compensa con i neuroni superstiti la mancanza di quelli colpiti, per questo non ci sono segnali evidenti ma si può fare una diagnosi precoce iniziando a un controllo dello stato cognitivo. La malattia prosegue al buio fino a quando il corredo neuronale è devastato e solo allora appaiono i sintomi quando non c’è più possibilità di difesa.Il progetto Train the Brain, la Palestra della Mente, è utile come prevenzione anche alle persone sane e alle persone che non presentano sintomi ma che potrebbero essere a rischio dato che la malattia per lunghi anni non da sintomi.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Uncategorized, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Caccia aperta alla proteina che “infiamma” la malattia di Alzheimer e di Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

alzheimer-cervelloI giovani ricercatori dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia tornano a caccia di proteine come potenziali target farmacologici per curare la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questa volta si tratta della proteina LRRK2: si cercherà di capire se e come possa essere associata alla neuroinfiammazione, caratteristica presente in entrambe le malattie neurodegenerative. L’associazione tra la proteina LRRK2 e la neuroinfiammazione è già stata studiata in modelli cellulari e animali che riproducono la malattia di Parkinson, la domanda attuale è capire se LRRK2 possa essere associata anche alla malattia di Alzheimer, spiega la dottoressa Isabella Russo, che coordinerà due giovani ricercatori presso l’unità di Genetica dell’ IRCCS Fatebenefratelli nel progetto di ricerca “LRRK2 come nuovo target farmacologico per la cura delle malattie neurodegenerative” (costo 410.000 euro). L’obiettivo è scoprire il meccanismo d’azione della proteina in queste patologie, a scopo terapeutico. «Diversi studi in letteratura – racconta – indicano eventi neuropatologici in comune tra la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questo progetto si pone l’obiettivo di investigare se la neuroinfiammazione mediata dalla proteina LRRK2 possa rappresentare un pathway comune alle due patologie. LRRK2 è un gene mutato nelle forme genetiche di Parkinson e, di interesse, varianti genetiche nel gene LRRK2 sono state associate ad un rischio maggiore di insorgenza di entrambe le malattie. Questo progetto ha la potenzialità in futuro di identificare LRRK2 come un target farmacologico per rallentare la progressione delle due malattie neurodegenerative».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’ozono “cura” la mente? Ricerca a Brescia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

alzheimer-cervelloBrescia. Sono migliaia le scoperte scientifiche che scaturiscono dall’osservazione di fenomeni apparentemente casuali e comunque imprevisti: si spera di raggiungere lo stesso risultato all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, dove si è scoperto che l’uso dell’ossigeno-ozono terapia, ampiamente utilizzata in ortopedia ma anche in altre condizioni, produce risposte di miglioramento delle funzioni cognitive nel paziente anziano affetto da Malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza. Studi preliminari hanno infatti dimostrato che in cellule neuronali trattate con ossigeno-ozono vengono attivati specifiche funzioni cellulari coinvolte nei processi della mente (infiammazione e processi ossidativi). In questi giorni prenderà il via il progetto “Cognitive frailty and oxygen-ozone therapy: integrated approach to identify biological and neuropsychological markers” (in italiano “Fragilità cognitiva e terapia dell’ossigeno-ozono: un approccio integrato per l’identificazione di marcatori biologici e neuropsicologici”) affidato alla Geriatra Dott.ssa Cristina Geroldi, ai ricercatori Dott. Cristian Bonvicini, Catia Scassellati ed al Dott. Antonio Galoforo, quest’ultimo pioniere di questa terapia non soltanto in Italia ma anche in Africa, impegno nel terzo mondo che gli ha meritato vari riconoscimenti.Il progetto, finanziato interamente dal Ministero della Salute, ha un valore di 386mila euro, di cui metà dell’importo sarà utilizzato come borse di studio per finanziare l’attività di giovani ricercatori all’interno del progetto, il restante per acquisire materiali di laboratorio necessari per condurre gli esperimenti previsti.All’IRCCS e in molte altre realtà sanitarie sono anni che l’ossigeno-ozono terapia viene utilizzata per favorire la riabilitazione motoria dell’anziano e la sua validità scientifica è ormai riconosciuta tanto da essere sovvenzionata dal Servizio Sanitario Lombardo. “Nella pratica clinica si è visto che il paziente anziano “fragile”, oltre a migliorare sul piano più strettamente articolare e quindi motorio, presenta miglioramenti vistosi anche sul piano comportamentale e sul difficile ri-equilibrio del ritmo sonno-veglia: noi partiremo proprio da lì” spiega il Dott. Bonvicini. In pratica, da un’intuizione si studierà se ma soprattutto come l’ozono agisca sui neuroni di questi pazienti. Il dott. Bonvicini lavora all’IRCCS da ormai 18 anni e questa è per lui, e non solo per lui, una ricerca importante: “Si parla molto di cervelli in fuga, ma le opportunità esistono anche qui in Italia, dove abbiamo istituzioni che sono competitive con quelle estere, ti permettono di lavorare bene con materiali e contatti idonei e all’avanguardia, di aggiornarti e di inseguire obiettivi ambiziosi” ci racconta il ricercatore, ammettendo che “bisogna però essere motivati da una forte passione, perché altrimenti vieni attratto sicuramente dagli stipendi di altri Paesi che in ambito scientifico sono circa il doppio”.La ricerca si avvarrà delle competenze professionali di diverse Unità dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, quali Unità Alzheimer, Unità di Genetica e Laboratorio di Marcatori Molecolari, Unità di Neuropsicologia, nonché della collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nello specifico, si useranno diverse analisi (trascrittomica, immunoproteomica, metabolomica, lipidomica e bioinformatica) con le quali “cercheremo di identificare marcatori biologici e neuropsicologici/comportamentali che possano distinguere pazienti trattati con ossigeno-ozono e soggetti non trattati, per approfondire i meccanismi molecolari su cui agisce la terapia e soprattutto identificare target terapeutici mirati per la cura di questi pazienti. Mi chiede quale sarà il nostro premio? Scoprire, capire, conoscere. E vedere la gente soffrire di meno” sintetizza il ricercatore bresciano.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

A Chieti la Pet cerebrale per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

alzheimer-cervelloLa diagnosi precoce della malattia di Alzheimer? Si può fare. Anche a Chieti. A renderlo possibile è un esame di Medicina nucleare denominato Pet cerebrale con traccianti per l’amiloide. Nei giorni scorsi al “SS. Annunziata” è stato eseguito il primo esame su un paziente con sospetta malattia allo stadio iniziale.«Si tratta di una nuova indagine diagnostica – spiega Gianluigi Martino, direttore della Medicina nucleare – in grado di individuare precocemente l’accumulo cerebrale di beta-amiloide, una proteina implicata nella genesi dell’Alzheimer. Tale metodica viene viene eseguita con una Pet Tac, tecnologia di nuova generazione, dopo avere somministrato al paziente uno specifico radiofarmaco, il 18F-Flutemetanolo. E’ un esame di semplice esecuzione, non necessita di alcuna preparazione preventiva ed è garantito dal Servizio sanitario nazionale».L’indicazione al ricorso alla nuova Pet cerebrale deve però scaturire da un’attenta valutazione neurologica del paziente, e a tal proposito è fondamentale la collaborazione con la Clinica neurologica di Chieti e con gli specialisti dei presidi ospedalieri della Asl Lanciano Vasto Chieti e del territorio.L’aspetto più importante della nuova metodica è nel fatto che sarà utilizzata soprattutto con pazienti in fascia di età compresa tra 50 e 60 anni, che possono segnalare disturbi, anche lievi, di tipo cognitivo e che potrebbero essere interpretati come sintomi della malattia di Alzheimer. La Pet cerebrale, dunque, diventa essenziale al fine di chiarire un quadro clinico ed escludere che possa trattarsi di tale patologia, che non è scontata quando si verificano problemi di memoria o difficoltà nel linguaggio. Il test, dunque, assume un valore predittivo assai importante specie quando è negativo, perché esclude in modo chiaro e definitivo la malattia di Alzheimer. Nel caso in cui venga diagnosticata, invece, il paziente potrà ritardarne gli effetti seguendo uno stile di vita adeguato e limitare i disagi con l’aiuto di famigliari opportunamente preparati.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La caccia all’Alzheimer riparte dai batteri dell’intestino

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

alzheimer-cervelloAnche la recente Giornata Mondiale ha confermato che le nostre armi contro l’Alzheimer sono limitate, ma la “caccia” non si arresta e recentemente Annamaria Cattaneo, responsabile del Laboratorio di Psichiatria Biologica dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, ha ricevuto un finanziamento dall’americana Alzheimer Association, che è la più grande associazione no-profit in questo campo, per studiare il ruolo dei batteri dell’intestino. Il progetto dalla durata di 2 anni vedrà il coinvolgimento di diversi ricercatori del laboratorio e di clinici dell’Istituto.
La microflora presente nel nostro intestino, più propriamente detta “microbiota intestinale”, influenza le funzioni del nostro cervello secondo un complesso insieme di meccanismi e coinvolgendo diversi organi: «Nel progetto vogliamo capire se la presenza e l’abbondanza di certi batteri nell’intestino possa influenzare anche il sistema immunitario nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer e possa anche contribuire allo sviluppo della malattia. Vogliamo anche capire se certi batteri o alcune loro componenti possano arrivare nel cervello e scatenare la malattia – spiega Cattaneo -. Se confermata, la nostra ipotesi permetterebbe di aprire nuove strade per la diagnosi e la terapia. Infatti sarebbe possibile monitorare l’equilibrio della flora intestinale per diagnosticare l’insorgenza della malattia sin dai primi stadi e pensare di somministrare trattamenti probiotici per correggere il disequilibrio intestinale e rallentare o fermare la progressione dell’Alzheimer».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Alzheimer Europe

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

alzheimer-cervelloL’organizzazione che riunisce 39 Associazioni Alzheimer in Europa, ha presentato nei giorni scorsi al Parlamento Europeo, davanti ai delegati delle associazioni e delle principali aziende farmaceutiche, a esperti e professionisti, la pubblicazione “European Dementia Monitor”. Obiettivo principale dell’indagine, che ha riguardato tutti gli Stati membri dell’Unione europea (ad eccezione dell’Estonia), nonché Albania, Bosnia-Erzegovina, Jersey, Israele, Monaco, Norvegia, Svizzera e Turchia, è confrontare e valutare le strategie e le politiche dei Paesi europei di fronte alla sfida della demenza in base a dieci differenti categorie:
1. La disponibilità di servizi di assistenza
2. L’accessibilità dei servizi di assistenza
3. Il rimborso dei medicinali
4. La disponibilità di studi clinici
5. Il coinvolgimento della nazione nelle iniziative europee di ricerca sulla demenza
6. Il riconoscimento della demenza come priorità
7. Lo sviluppo di iniziative a favore delle persone con demenza
8. Il riconoscimento dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari
9. La ratifica dei trattati internazionali e europei sui diritti umani
10. Il riconoscimento dei diritti dei familiari riguardanti la cura e il lavoro
Dall’indagine è emerso che nessun dei 36 Paesi considerati merita il punteggio pieno in tutte e dieci le categorie e che persistono differenze significative tra uno e l’altro.
L’Italia è il paese più impegnato, coinvolto e attivo nelle collaborazioni di ricerca europee, ma si posiziona solo a metà della classifica generale (stilata sulla base dei risultati ottenuti dagli Stati nei singoli domini, ciascuno dei quali contribuisce al 10% dello score totale), con evidenti differenze tra i punteggi raggiunti nelle dieci categorie.“Se da un lato noi italiani abbiamo ottenuto il primato nel coinvolgimento nella ricerca, siamo invece carenti sul fronte della disponibilità e ancora più nell’accessibilità dei servizi di assistenza, a cui si aggiunge un basso riconoscimento della demenza come priorità di salute pubblica”, sottolinea Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia. “L’iniziativa delle Dementia Friendly Community, avviata ormai da un anno dalla Federazione Alzheimer Italia sulla scia del modello inglese di Alzheimer’s Society, va proprio nella direzione di cercare di colmare queste mancanze. Essere una Comunità Amica significa infatti migliorare la qualità di vita delle persone con demenza e delle loro famiglie, promuovendo l’inclusione attraverso iniziative mirate e incontri formativi che rendano ogni cittadino, ogni lavoratore, ogni persona più informata e quindi più consapevole. Il nostro obiettivo è proseguire su questa strada per i prossimi anni, rafforzati dai positivi esempi di altri Paesi europei e continuando a farci portavoce degli sviluppi a livello internazionale, nella speranza che le istituzioni italiane si rendano conto della portata e dell’urgenza delle demenze”.
La classifica generale vede al primo posto la Finlandia con un punteggio complessivo del 75,2%, seguita da Inghilterra (72,4%), Paesi Bassi (71,2%), Germania (69,4%) e Scozia (68,8%) e l’Italia 52,9%.Per quanto riguarda le singole categorie, la Finlandia ha ottenuto il punteggio più alto per quanto riguarda la disponibilità e l’accessibilità dei servizi di assistenza e, insieme a Paesi Bassi e Inghilterra, vanta le migliori iniziative di inclusione e di dementia-friendly community.
Belgio, Irlanda, Svezia e Regno Unito (sia Inghilterra sia Scozia) hanno guadagnato il primo posto nel rimborso dei medicinali: in questi Stati, infatti, tutti i trattamenti anti-demenza sono rimborsati integralmente dal Servizio sanitario ed è presente una politica per limitare l’uso inappropriato di antipsicotici.
Germania, Francia e Spagna hanno ottenuto il punteggio massimo nella categoria di sperimentazione clinica, mentre Irlanda e Norvegia sono i paesi che si sono distinti per essere stati i primi a riconoscere la demenza come priorità politica e di ricerca nazionale.
Germania, Francia, Israele, Paesi Bassi, Slovenia e Regno Unito (sia Inghilterra che Scozia) hanno seguito le raccomandazioni di Alzheimer Europe sul rispetto dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari, mentre l’Irlanda si è posizionata per prima per quanto riguarda i diritti di cura e di lavoro riconosciuti, e Finlandia e Norvegia hanno ratificato le convenzioni internazionali e europee sui diritti umani.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »