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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘alzheimer’

Nuovo farmaco per la cura dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

La Società Italiana di Neurologia (SIN) e L’Associazione SIN demenze (SINdem) accolgono favorevolmente la decisione assunta dalla Food and Drug Administration (USA), l’autorevole Agenzia americana per il controllo dei farmaci, a favore di una «approvazione accelerata» del farmaco Aducanumab, prodotto da Biogen, per il trattamento della Malattia di Alzheimer. Tale decisione, pur se non condivisa da tutta la comunità scientifica internazionale, giunge dopo anni di ricerche infruttuose e di fallimenti di studi clinici mirati alla cura della principale causa di demenza e apre uno scenario nuovo.“Gli studi che hanno condotto alla approvazione – commenta il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN – hanno documentato la riduzione del deposito di amiloide nel cervello dei pazienti trattati e pur mancando ancora la conferma che questo dato strumentale correli con un reale miglioramento clinico, la notizia è senza dubbio importante. La deposizione di amiloide nei neuroni non è probabilmente la sola causa della Malattia di Alzheimer, ma rappresenta certamente un attore importante nel meccanismo di malattia”. La SIN e la SINdem accolgono tale decisione manifestando soddisfazione per il lavoro di tanti ricercatori e studiosi, anche italiani, consapevole che saranno necessari studi di conferma e test clinici per documentare la reale efficacia clinica nelle fasi iniziali della Malattia di Alzheimer. La SIN e la SINdem sono da tempo impegnate nello studio e nella ricerca della Malattia di Alzheimer e riconoscono che l’accumulo dell’amiloide è uno dei bersagli importanti per la cura di questa malattia. Tuttavia, è noto che vi sono altri bersagli e meccanismi probabilmente altrettanto rilevanti nelle diverse fasi della malattia e che potrebbero divenire nel prossimo futuro target da colpire per una migliore efficacia terapeutica.La SIN e la SINdem invitano la comunità neurologica scientifica e clinica a continuare la propria attività tenendo conto che le cure, anche quelle attualmente a disposizione, per essere realmente efficaci necessitano di diagnosi tempestive e corrette, di percorsi gestionali standardizzati e multidimensionali, e di una adeguata presa in carico del malato e dei caregiver. Infine, auspicando che gli Enti regolatori Europei e Nazionali prendano atto della decisione assunta dalla FDA, la SIN e la SINdem ritiengono fondamentale una profonda riflessione sull’attuale organizzazione dei Servizi Sanitari e dei Centro dedicati al Declino Cognitivo e Demenze, sulla base della quale promuovere un aggiornamento del Piano Nazionale delle Demenze e investimenti adeguati.

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Le alterazioni dell’attività elettroencefalografica (EEG) durante la veglia e il sonno nella malattia di Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

Uno studio coordinato da ricercatori della Sapienza e dell’IRCCS San Raffaele Roma, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e dell’Università dell’Aquila ha evidenziato per la prima volta specifiche differenze nell’attività elettrica cerebrale durante il sonno che discriminano la malattia di Alzheimer dal decadimento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment o MCI degli anglosassoni, uno stadio intermedio tra demenza ed invecchiamento normale) e dagli anziani sani. E’ oramai evidente che le relazioni tra malattia di Alzheimer e caratteristiche del sonno vanno ben al di là del riscontro assai comune di disturbi del sonno in questi pazienti sia perchè le alterazioni del sonno sembrano costituire un fattore di rischio per la malattia, sia perchè un ‘buon sonno’ svolge un ruolo centrale nell’eliminazione dei metaboliti ‘cattivi’ della proteina b-amiloide facilitandone l’aggregazione ed il deposito tipico dell’Alzheimer. Mancava però nella letteratura scientifica una descrizione delle alterazioni elettroencefalografiche (EEG) del sonno in questi pazienti e la loro relazione con le già descritte alterazioni dell’EEG durante lo stato di veglia. In quasi 10 anni di lavoro, un gruppo di ricercatori della Sapienza e dell’IRCCS San Raffaele Roma, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e l’Università dell’Aquila ha portato avanti uno studio per colmare questa carenza. Ne è risultato il primo e più esteso studio mai pubblicato sinora al mondo in cui si sono confrontate le attività regionali e di frequenza dell’EEG con quelle dell’EEG di veglia registrate in diverse occasioni nel corso del giorno (per controllare l’influenza di fattori circadiani). I risultati di questo ampio progetto sono stati appena pubblicati sulla rivista Open Access di Science (IScience). Le implicazioni di tale studio possono aprono nuovi orizzonti per specifici trattamenti delle alterazioni del sonno in generale nel soggetto anziano e nello specifico nella malattia di Alzheimer e, ancora più, per lo specifico quadro MCI che in moltissimi casi rappresenta l’anticamera dell’Alzheimer.

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La diagnosi precoce dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Anche se viene considerata una patologia dell’età avanzata, la malattia di Alzheimer può colpire persone relativamente giovani, al di sotto dei 65 anni di età. In questi casi diventa ancora più importante avere una diagnosi precoce. Con questo obiettivo, il Dipartimento di Fisica Medica ed Ingegneria dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), in collaborazione con la Huazhong University of Science and Technology (HUST) di Wuhan, in Cina, e con l’Università di Roma Tor Vergata, ha ora realizzato una nuova tecnica di indagine automatica delle immagini PET (Tomografia a Emissione di Positroni).Il nuovo metodo diagnostico, pubblicato sulla rivista scientifica European Journal of Nuclear Medicine and Molecular Imaging, si basa sulla cosiddetta “texture analysis”, l’esame delle caratteristiche presenti nelle varie zone di una immagine. Il gruppo di ricercatori ha concentrato la sua attenzione sulle placche di Beta-amiloide (Aβ) che si accumulano in determinate aree cerebrali. Le concentrazioni di questa proteina, considerata tipica della malattia di Alzheimer, possono essere evidenziate da un normale esame PET, le cui immagini vengono tradizionalmente esaminate dall’occhio esperto del Medico Nucleare. Ora un esame computerizzato ha permesso ai ricercatori di definire quattro caratteristiche principali capaci di distinguere in modo automatico l’Alzheimer precoce da quello che compare in età avanzata.“Questa nuova capacità di analisi delle immagini PET – dice Nicola D’Ascenzo, professore nel Dipartimento di Ingegneria Biomedica della HUST e Responsabile del Dipartimento di Fisica Medica ed Ingegneria del Neuromed – ci consente di individuare le caratteristiche tipiche dell’Alzheimer in persone relativamente giovani. Questo potrà fornire ai neurologi uno strumento in più, un vero e proprio marcatore della malattia, che li aiuterà nel diagnosticare più rapidamente la malattia in persone di età inferiore ai 65 anni, aiutando a distinguerla da altre patologie che possono avere gli stessi sintomi iniziali. E vorrei sottolineare che proprio in questi pazienti la diagnosi precoce è estremamente essenziale per pianificare gli interventi terapeutici”. La ricerca nasce nell’ambito di un progetto internazionale tra Italia e Cina, finanziato dai Ministeri degli Affari Esteri dei due Paesi (MAECI Great Relevance 2019 contributions Italy-China (Grant No. PGR00846), che punta allo sviluppo di nuovi strumenti tecnologici, software e statistici capaci rivoluzionare l’analisi delle immagini PET. (fonte: http://www.adnkronos.com)

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REGEnLIFE presents first results of pilot clinical trial evaluating

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

photobiomodulation technology in the treatment of Alzheimer’s disease

Montpellier, France, REGEnLIFE, a company specialized in the research and development of innovative photo-medical technologies for the prevention and treatment of neurodegenerative diseases, announces today the promising results of the pilot clinical trial evaluating its technology in Alzheimer’s disease (AD). The results were presented by Professor Jacques Touchon, scientific advisor on the trial, at the 15th International Conference on Alzheimer’s and Parkinson’s Diseases (AD/PD 2021), held online from March 9 to 14, 2021.REGEnLIFE’s innovative non-invasive technology, evaluated in a therapeutic trial, is based on photobiomodulation, targeting both the brain and gut via a helmet and abdominal device. This cutting-edge medical device, RGn530, stimulates cells in the brain and gut and regulates inflammation – to improve cognitive functions and behavior. It targets inflammation of the gut-brain axis, which is believed to be linked to the development of AD and other neurodegenerative diseases.
The primary efficacy endpoint was measured by the evolution of the total ADAS-Cog score, (Alzheimer’s Disease Assessment Scale), between inclusion and the end of the two-month period of treatment. The REGEnLIFE RGn530 device was shown to be safe; no major side effects were reported. Compliance with treatment sessions was very high for the vast majority of patients (92%). This level of compliance also confirms the good tolerance of the device. While the primary efficacy endpoint was not statistically met, there was a clear improvement trend in a set of cognitive functions. The results of this pilot study showed that REGEnLIFE’s technology is safe and well-tolerated by patients. These very encouraging safety and efficacy results will now be confirmed in a pivotal or phase III clinical trial.Photobiomodulation is based on photonic emissions in the near-infrared, it has already shown analgesic, anti-inflammatory and healing properties. One of the most reproducible effects is the overall reduction in inflammation, especially in the brain. REGEnLIFE’s technology could therefore be used on brain diseases and on pathologies linked to neuroinflammation. REGEnLIFE developed this device employing this scientific approach, using medical technology never before applied to neurology.According to Alzheimer’s Disease International, 35 million patients worldwide have AD. The annual cost of the disease worldwide is estimated at €850bn ($1.02tr). Currently, there are no treatments to cure Alzheimer’s.
In order to address public health issues related to a disease that affects elderly and vulnerable people, REGEnLIFE chose to develop a non-invasive technology with low constraints for patients. The cost of this device is expected to be reasonable for patients and national healthcare systems.

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L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Avere una demenza, essere una persona. (FrancoAngeli/Self-help). Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, si avvale della collaborazione con esperti di diversi settori: Emanuela Botticchio, Elena Colombetti, Vittore Mariani, Giuseppina Massi, Leo Nahon, Susana Gonzalez Ramirez, Ilaria Vigorelli. Introduzione di Carlo Cristini.Ha per obiettivo di arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata.Descrive le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani.Si rivolge a chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche a chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata.www.gruppoanchise.itDisponibile nelle principali librerie e online, sia il libro che l’ebook (IBS, Amazon, FrancoAngeli…)

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L’App che combatte l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Il nostro paese è ottavo per numero di persone affette, con 1.4 milioni di malati di cui 600.000 colpiti da Alzheimer. Purtroppo, essendo il nostro uno dei paesi più anziani al mondo, questo numero è destinato a crescere ed è necessario trovare presto delle soluzioni per curare, o perlomeno contenere, questo fenomeno.Dal 1998, ci sono stati più di 100 tentativi di sviluppo incentrati su una cura per l’Alzheimer. Solo quattro sono state approvate e nessuna è una cura definitiva.Combinazioni di dieta ed esercizio fisico e mentale possono però rivelarsi efficaci.La startup torinese Garycom ha rilasciato quest’anno il gioco LineTime (https://www.linetimegame.com/). Il trivia, che sfida gli utenti a riordinare eventi storici in ordine cronologico, ha registrato più di 3.5 milioni di sfide giocate. Grazie a questi risultati il team è convinto di poter fare il salto di qualità necessario per sbloccare le vere potenzialità del prodotto.Un boost determinante verrà dall’aumento di capitale (obiettivo 1 milione di euro, chiusura 31 dicembre 2020). Si tratta di una sfida importante per un’azienda giovane, ma è ciò che serve per sviluppare la versione 3.0 di un prodotto che non intende fermarsi al mondo del gaming. La startup ha infatti deciso di annunciare pubblicamente tutte le novità del 2021, e spicca tra queste un prodotto dedicato agli over 65, con specifiche funzionalità dedicate ai malati di Alzheimer.“In Europa il 20% degli utenti ha una disabilità rilevante per la fruizione di prodotti digitali per come li concepiamo oggi e i casi di demenza sono destinati ad aumentare. L’esperienza utente, e i prodotti che sviluppiamo, devono considerare una fetta di popolazione che non può essere trascurata nel prossimo futuro – così dichiara Eugenio Garibaldi, fondatore e CEO della startup torinese, spiegando le motivazioni che l’hanno spinto a disegnare un’app semplificata che permetta a tutti di vivere un’esperienza di gioco normale. L’app, per come è costruita, potrebbe rivelarsi molto utile proprio per l’Alzheimer, il cui contenimento si fonda su pratiche quotidiane come la meticolosa registrazione degli eventi della giornata, da ripassare periodicamente per non perdere l’ordine delle cose. La funzionalità “Crea la tua storia” e “Rivivi la tua storia” servirà proprio ad aiutare i malati in questa pratica che spesso rischia di essere trascurata, ma che se resa semplice e divertente potrebbe rivelarsi molto efficace per conservare ricordi preziosi.

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Arriva la teleriabilitazione per l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Brescia. Con il nemico invisibile, in tempi di Covid19, bisogna trovare soluzioni alternative per garantire ai pazienti un costante monitoraggio nel decorso delle demenza, come l’Alzheimer. Perciò nel laboratorio di neuropsicologia dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni Di Dio Fatebenefratelli di Brescia è stata messa in atto la valutazione neuropsicologica somministrata da remoto e la teleriabilitazione, ovvero la riabilitazione delle funzioni cognitive deficitarie nel paziente affetto da Alzheimer, mediante un supporto tecnologico (uno speciale tablet) ed esercizi mirati a mantenere attiva costantemente la memoria. Una scommessa vinta che viene annunciata nella giornata mondiale dell’Alzheimer (21 settembre). «Grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute abbiamo acquistato nuovi strumenti digitali che ci consentono di continuare a seguire i nostri pazienti anche a distanza, attivando un protocollo di teleriabilitazione. In tal modo siamo in grado di assicurare la continuità della cura nello spazio (ospedale-casa) e nel tempo (dopo le dimissioni e intensificando le prestazioni a domicilio). Al paziente viene fornito un tablet e mediante uno speciale software può esercitare le proprie abilità cognitive, come la memoria e l’attenzione, con esercizi ad hoc creati in base al suo deficit. Noi monitoriamo a distanza il decorso e possiamo intervenire in ogni momento, assicurando così al paziente il nostro supporto clinico», spiega Maria Cotelli, responsabile dell’unità di neuropsicologia al Fatebenefratelli. Obiettivo finale è di agevolare l’accesso alle cure e la continuità terapeutica ad un numero sempre maggiore di pazienti ed in particolare a coloro che per varie ragioni potrebbero presentare difficoltà nel raggiungimento dei luoghi di cura. Portare per via telematica servizi sanitari in famiglia, presso il proprio domicilio, diventerà un anello fondamentale nella presa in carico assistenziale dei nostri pazienti, in modo particolare per i più fragili. (foto: teleriabilitazione autorizzata la pubblicazione dall’Irccs di Brescia)

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Libro: L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, si avvale della collaborazione con esperti di diversi settori: Emanuela Botticchio, Elena Colombetti, Vittore Mariani, Giuseppina Massi, Leo Nahon, Susana Gonzalez Ramirez, Ilaria Vigorelli. Introduzione di Carlo Cristini. Ha per obiettivo di arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata.Descrive le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani.Si rivolge a chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche a chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata. http://www.gruppoanchise.it

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A Brescia monitoraggio Alzheimer ereditario

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Un malato di Alzheimer su cento contrae una demenza di tipo familiare, cioè una forma ereditaria della malattia, che nella maggior parte dei casi, invece, si presenta come “caso isolato” all’interno di una famiglia ed esordisce dopo i 65 anni, senza ereditarietà. In questo 1% dei casi siamo di fronte alla malattia di Alzheimer ereditaria autosomica dominante (DIAD), causata da una mutazione genetica autosomica dominante presente sin dalla nascita. All’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è partito uno studio su questa forma rara, che si presenta solitamente in età presenile. Il progetto Dian Italia – avviato in collaborazione con la Washington University di St. Louis e la Federazione Alzheimer Italia, è rivolto a tutte le famiglie italiane in cui siano presenti più casi di Alzheimer. A Brescia è attivo un contact point cui rivolgersi. E’ particolarmente importante questo monitoraggio, in quanto la persona portatrice di una mutazione genetica per l’Alzheimer ha la quasi assoluta certezza di sviluppare i sintomi della malattia nel corso della propria vita e ciascun figlio ha una probabilità del 50% di ereditare tale mutazione, indipendentemente dal sesso del genitore e del figlio. È quindi fondamentale riuscire ad identificare le persone portatrici di una mutazione genetica prima che i sintomi esordiscano, al fine di testare interventi farmacologici “preventivi”, che possano impedire o ritardare l’insorgenza della malattia. Per sapere di più sull’Alzheimer di tipo familiare e sul progetto di ricerca, visita questo sito.
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI (www.fatebenefratelli.it) è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.

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Libro: L’altro volto dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Avere una demenza, essere una persona. (FrancoAngeli/Self-help)Finalmente acquistabile nelle principali librerie e online, sia il libro che l’ebook. Il volume, a cura di Pietro Vigorelli, intende arricchire l’immagine corrente dell’essere persona, facendo in modo che possa comprendere i malati con demenza, inclusi quelli in fase avanzata. Descrive inoltre le proposte dell’ApproccioCapacitante® per realizzare una cura centrata sulla persona nella realtà quotidiana delle Case per anziani. Un testo per chi è coinvolto nella cura, operatori e familiari, ma anche per chi vuole interrogarsi sulla possibilità di riconoscere nell’Altro una Persona, anche se molto diversa e quasi eclissata.www.gruppoanchise.it

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Alzheimer ereditario, i risultati degli ultimi studi sui farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

I risultati delle fasi 2 e 3 dello studio DIAN-TU, acronimo per Dominantly Inherited Alzheimer’s Network-Trials Unit dimostra che i nuovi farmaci gantenerumab (Roche) e solanezumab (Lilly) non hanno raggiunto l’endpoint primario nei pazienti con malattia di Alzheimer (AD) autosomica dominante in fase iniziale. «Il morbo di Alzheimer può comparire precocemente, fra i 30 e i 65 anni, in una piccola percentuale di casi stimata in circa il 6% del totale. Geneticamente, la trasmissione è autosomica dominante, causata da mutazioni sui cromosomi 21, 14 e/o 1 che hanno un ruolo nella scomposizione delle proteine amiloidi e nella formazione di placche amiloidi» spiega Randall Bateman della scuola di medicina all’Università di Washington di St Louis, Missouri, coautore dello studio internazionale che ha coinvolto quasi 200 partecipanti e che ha valutato separatamente i due composti sperimentali.«Purtroppo, dalle valutazioni iniziali dei dati raccolti emerge che nessuno dei due rallenta in modo significativo il declino cognitivo o la perdita di memoria» scrivono i ricercatori, che tuttavia continueranno ad analizzare i dati dai risultati cognitivi e clinici di DIAN-TU e sono ancora in attesa dei dosaggi di vari biomarcatori. «Anche se i farmaci che abbiamo valutato non hanno avuto successo, la sperimentazione fornirà conoscenze preziose nella comprensione dell’Alzheimer» commenta Bateman. E Maria Carrillo, direttore scientifico dell’Associazione Alzheimer, uno dei finanziatori della sperimentazione insieme all’Istituto nazionale sull’invecchiamento, commenta: «Di fronte alla scarsa significatività dei primi dati, l’Associazione Alzheimer attende con impazienza un’analisi più completa alle prossime conferenze scientifiche». Rebecca Edelmayer, direttrice dell’impegno scientifico dell’Associazione Alzheimer, concorda con Carrillo che, sebbene i risultati siano per ora deludenti, i dati sono comunque utili in termini di nuove conoscenze. «Nonostante sia difficile ricevere notizie come questa, sono sicura che lo studio fornirà informazioni preziose una volta che saremo davvero in grado di raccogliere tutti i dati» conclude Edelmayer. (fonte: doctor33 e Seminal, Highly Anticipated Alzheimer’sTrial Falters – Medscape – Feb 11, 2020. https://www.medscape.com/viewarticle/925069

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Geografia dell’Alzheimer in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer (www.RotaryAlzheimer.org) e oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malate. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» conclude il presidente del Rotary Club Roma Capitale.I malati sono 120 mila in Lombardia, 109 mila nel Lazio e 106 mila in Emilia Romagna, che si posizionano così sul podio. Seguono Puglia (104 mila), Veneto (100 mila), Campania (98 mila), Piemonte (95 mila), Sicilia (90 mila), Toscana (85 mila) e Calabria (68 mila).Seguono poi Marche (42 mila), Sardegna (40 mila), Friuli Venezia Giulia (36 mila), Liguria (33 mila), Abruzzo (25 mila), Trentino Alto Adige (15 mila), Umbria (13 mila), Basilicata (9 mila), Molise (8 mila), Valle d’Aosta (4 mila).L’incidenza dei malati di Alzheimer tende ad aumentare con l’avanzare dell’età: la patologia interessa lo 0,4% degli individui che hanno tra i 65 e i 69 anni, l’1,9% degli individui tra i 70 e i 74 anni, il 3,4% di chi ha tra i 75 e i 79 anni per arrivare a toccare l’11,5% degli anziani che hanno 80 anni e più.Approfondendo l’analisi per genere è evidente il gap a sfavore delle donne, le quali presentano una incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini. E per quanto riguarda il livello di istruzione si osserva che l’insorgenza della malattia è diffusa prevalentemente tra gli individui meno istruiti (6%, 1 punto percentuale sopra la media) con una quota doppia rispetto a chi ha un’istruzione media (3%) e meno diffusa presso gli individui altamente istruiti (1%).La malattia di Alzheimer influenza la qualità della vita: il 63% dei malati riferisce di avere gravi difficoltà nella attività di cura della persona, il 90% ha gravi difficoltà nelle attività domestiche, il 68% lamenta calo di concentrazione e di conseguenza il 12% dei malati è incorso in incidenti domestici.A livello territoriale i più alti tassi di mortalità si presentano in Valle d’Aosta (48%), in Piemonte (36%), in Sardegna (36%), in Veneto (36%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (36%).E, per quanto riguarda le province, i tassi più elevati si registrano a Carbonia-Iglesias (46%), Treviso (39%), Cuneo (38%), Trapani (38%), Sassari (38%), Bergamo (36%), Cremona (36%), Ancona (36%) e Modena (36%).«Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani» sostiene il dott. Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.«Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso che abbiamo fatto con la poliomielite» commenta il dott. Pier Luigi Di Giorgio di presidente del Rotary Club Roma Capitale.
Da dove cominciare? Dal convegno intitolato «Invecchiare in salute: quali percorsi?» organizzato dal Rotary Club Roma Capitale oggi venerdì 24 gennaio 2020 presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani.Il convegno-evento, realizzato grazie alla fattiva collaborazione della senatrice Paola Binetti, è organizzato dal Rotary Club Roma Capitale (distretto 2080) con la partecipazione di 20 differenti club appartenenti a 5 diversi distretti italiani del Rotary International. L’Ufficio Stampa del progetto è online la pagina web http://www.RotaryAlzheimer.org e la rassegna stampa è disponibile alla url: http://www.Rotary-Net.org

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Aβ Blood Test for Detecting Early Alzheimer’s Disease Pathology

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

C2N Diagnostics today announced that results from a study of the APTUS™-Aβ blood test showed high performance for identifying presence or absence of Alzheimer’s pathology in the brain. The APTUS™-Aβ blood test measures amyloid beta proteins from a single sample of blood. The study showed that this blood test reliably predicts the presence or absence of brain amyloid, an essential and early marker of Alzheimer’s disease. Dr. Tim West, Vice President of Research & Development for C2N Diagnostics reported the results as part of a Late Breaking Session at the 12th Annual CTAD conference, held Friday, December 6, 2019 in San Diego, CA.In the study, C2N applied the APTUS™-Aβ blood test to 415 samples previously collected from individuals enrolled at six different locations across the United States. Despite differences in how each of the sites previously collected and stored the blood samples, as well as how each site defined presence of amyloid in the brain, the results showed that the APTUS™-Aβ blood test yielded an area under the receiver operator curve (ROC-AUC) performance of 0.86. When the APTUS™-Aβ results were combined with age and presence of the ApoE4 gene, a known genetic risk factor for developing Alzheimer’s disease, the overall test performance increased to an AUC of 0.90.

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Giornata mondiale dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

Il 21 settembre è la giornata mondiale. Ancora non esiste una cura per questa malattia neurodegenerativa. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è l’unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico dedicato alle malattie psichiatriche ed è un punto di riferimento per l’Alzheimer. Nell’ambito delle iniziative della Giornata, nella mattinata del 20 settembre (dalle 9 alle 13) all’Irccs in via Pilastroni 4 a Brescia si svolgerà un convegno che evidenzierà il ruolo sempre più importante dei giovani ricercatori in questo campo. «Saranno loro a illustrare le nuove applicazioni tecnologiche e le loro potenzialità in ambito diagnostico, prognostico e riabilitativo, a spiegare il ruolo dei biomarcatori per rilevare a livello molecolare i primi segni della malattia mediante amplificazione e identificazione di forme proteiche specifiche e ad approfondire il ruolo dei Big Data in quest’ambito» spiega Roberta Ghidoni, direttore scientifico dell’Irccs bresciano.«La malattia di Alzheimer – spiega la ricercatrice Rosa Manenti – rappresenta la forma di demenza più comune ed è caratterizzata dall’accumulo nel cervello di aggregati di proteina beta-amiloide e tau che sono considerati biomarcatori specifici di malattia. In questo contesto, durante il congresso saranno presentati gli studi relativi ai biomarcatori per il riconoscimento della malattia fin dal suo esordio: la messa a punto di un nuovo saggio di spettrometria di massa, che permette di quantificare forme di amiloide in precedenza non misurabili, l’utilizzo di un sistema di microscopia ottica per definire la concentrazione e la dimensione degli aggregati proteici, l’utilizzo di strumentazioni ultrasensibili per la quantificazione della catene leggere del neurofilamento nel sangue, biomarcatore sensibile ed alterato precocemente in differenti malattie neurologiche».Sarà presentata tra l’altro, sottolinea la ricercatrice, «una tecnica ultra-sensibile in grado di misurare – mediante amplificazione di forme proteiche specifiche – se in campioni biologici facilmente accessibili (tra cui l’urina e la mucosa olfattiva) di pazienti con Alzheimer siano presenti tracce di beta-amiloide e tau (non rilevabili con gli strumenti diagnostici classici) che possano essere utili per formulare una diagnosi. In questo convegno saranno inoltre presentate nuove tecnologie sviluppate con l’obiettivo di migliorare i percorsi terapeutici integrati e stimolare, allo stesso tempo, la ricerca clinica in questo ambito. I ricercatori descriveranno l’utilizzo delle metodiche di stimolazione cerebrale non invasiva sia nell’ambito di interventi riabilitativi mirati al miglioramento delle funzioni cognitive che come strumento diagnostico. Di estremo interesse l’impiego di sistemi di teleriabilitazione per garantire la continuità di cura».Negli ultimi anni sono stati sviluppati e validati infrastrutture e programmi informatici che sono in grado di prevedere come progredirà la demenza combinando molteplici livelli d’informazione biomedica provenienti da: liquido cerebrospinale, test clinici e neuropsicologici, imaging cerebrale tramite acquisizioni MR e PET e test molecolari. «Accurati modelli computazionali di malattia possono consentire di migliorare la stratificazione di pazienti permettendo un’analisi mirata per identificare sottogruppi di malati che potrebbero rispondere positivamente a trattamenti» conclude Manenti.

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Aumento persone affette da Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 marzo 2019

Tutti gli studi scientifici rilevano una costante crescita del numero delle persone affette da Alzheimer, patologia che è stata definita in un rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Alzheimer’s Disease International (ADI) «una priorità mondiale di salute pubblica». In Italia si contano circa seicentomila persone affette da questa malattia, il 4% degli over 65. Secondo il Rapporto sullo Stato di Salute della popolazione della Regione Lazio si stima che i casi di Alzheimer e di altre forme di demenza siano intorno ai 35.000, a Roma circa 14.600 (secondo uno studio di The European House-Ambrosetti e Msd, pubblicato il 18/07/2017).
Di fronte alla crescente diffusione di questa malattia – che richiede cure di alta specializzazione e che vede le famiglie accollarsi il maggiore impegno assistenziale – la Comunità di Sant’Egidio rileva, con preoccupazione e allarme, una riduzione, da parte dell’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale del Comune di Roma, delle prestazioni, già del tutto insufficienti, rivolte a questa fascia di persone.
Basti pensare che su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. Con la nuova organizzazione tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni. Con quali alternative?
Nella nuova organizzazione del 2018 è stata introdotta la possibilità per alcuni anziani, dimessi dai Centri Diurni perché considerati troppo gravi, di usufruire dell’assistenza domiciliare, erogata però solo per due mesi, quando ovviamente si tratta di persone che continueranno anche dopo ad avere bisogno di cure. Va inoltre sottolineato che si possono contare sulla punta delle dita i pochissimi fortunati che sono riusciti ad accedere ai fondi previsti per la disabilità gravissima.
Proprio nel momento di maggiore necessità e fragilità, i malati rimangono quindi, in grandissima maggioranza, assistiti solo dai familiari, talvolta unicamente dal coniuge, spesso anziano. Chi ha risorse economiche, ricorre all’aiuto di un assistente familiare, per gli altri l’unica soluzione resta l’istituzionalizzazione con tutte le conseguenze negative che questa comporta per il malato e la sua famiglia e con i costi che impone, sempre più insostenibili, per i conti pubblici.
Riteniamo che di fronte al grande allarme espresso dalla comunità scientifica sulla diffusione di questa malattia le scelte compiute non possono certo rappresentare una risposta assistenziale appropriata.
Sarebbe invece opportuno chiedersi quali risorse economiche, interventi, professionalità, idee mettere in campo per sostenere con urgenza i cittadini affetti da Alzheimer e le loro famiglie nel percorso difficile di una malattia che li mette a dura prova. Un compito che dovrebbe riguardare in primo luogo chi, per dovere istituzionale, è preposto a programmare interventi sociali appropriati.

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Patologia vascolare e malattia di Alzheimer

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Milano, Palazzo Reale – 10 novembre 2018 h.9-13 – Ingresso libero ARD Onlus e Federazione Alzheimer Italia insieme per la IX Conferenza di Neurologia Patologia vascolare e malattia di Alzheimer. Organizzato da ARD-Associazione per la Ricerca sulle Demenze Onlus e dalla Federazione Alzheimer Italia, il convegno scientifico è a ingresso libero (prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti). Protagonista del convegno sarà il prof. Leonardo Pantoni – ordinario di neurologia presso l’Università degli Studi di Milano e neo Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano – che nella sua Lectio magistralis “Il contributo della patologia vascolare al declino cognitivo: riconoscere per prevenire” illustrerà come la patologia vascolare sia una causa, da sola o in associazione con altri processi neurodegenerativi (tra cui il più frequente e noto è l’Alzheimer), del declino cognitivo che colpisce in maniera sempre più esponenziale la popolazione.“Tale riconoscimento è importante perché misure preventive e terapeutiche sono possibili nel caso della componente vascolare attraverso un’azione sui fattori di rischio e sulla prevenzione dell’ictus”.“La prevenzione vascolare può quindi aiutare nella patologia degenerativa”, commenta a sostegno il prof. Claudio Mariani, presidente di ARD Onlus, che passa il testimone della direzione della UOC di Neurologia al Sacco al prof. Pantoni. “Numerosi sono gli studi scientifici recenti che rilevano che la prevenzione dei fattori di rischio vascolari (ipertensione arteriosa, diabete, colesterolo, fumo di sigaretta, obesità, vita sedentaria, stress) riduce di più di un terzo i casi di Alzheimer, cioè la malattia degenerativa pura, che rappresenta nel complesso il 60% di tutti i casi di demenza”.
Nella seconda parte della mattinata si terrà la Tavola rotonda, moderata dal prof. Mariani, in cui interverranno tre relatori di fama europea: il prof. Massimo Musicco, dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che farà un focus sull’invecchiamento della popolazione; il prof. Stefano Cappa, ordinario di neurologia presso la IUSS di Pavia e direttore scientifico dell’IRCSS Fatebenefratelli di Brescia, che si concentrerà sulla stimolazione e riabilitazione cognitiva; il prof. Nicola Vanacore, del Centro Nazionale di prevenzione delle malattie e promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che affronterà il tema dei fattori di rischio e delle strategie di prevenzione.“Sono felice di affiancare ARD Onlus e il prof. Mariani, importante ricercatore e personale amico, in questa iniziativa proposta ai cittadini”, commenta Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia. “In Italia le persone affette da demenza e Alzheimer sono stimate nel complesso in 1.241.000 e noi abbiamo il dovere di diffondere la più corretta e diffusa informazione sia di tipo sociale sia medico scientifico”.

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Prevenire l’Alzheimer con la dieta mediterranea

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Brescia. L’Alzheimer non si cura ma si previene e la alimentazione è un grande fattore di prevenzione: per questo l’Irccs Fatebenefratelli, in collaborazione con l’Icans e l’Istituto Besta, ha lanciato un progetto dedicato agli ultra 65enni per contrastare l’insorgenza delle malattie neurodegenerative. Il progetto si chiama Smartfood, perché è strettamente legato all’alimentazione e in particolare alla Dieta Mediterranea. Lo sta illustrando in questi giorni Giuliano Binetti, responsabile della MAC dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia.
Per accedere al programma di ricerca si deve avere un’età tra 65 e 80 anni ed essere in normali condizioni di salute. «Molto si gioca sul cibo –spiega Binetti –, del resto le tematiche nutrizionali sono diventate di estremo interesse nella fisiopatologia neurologica: è assodato che la dieta può influenzare la funzionalità e l’integrità del Sistema Nervoso in vari modi e diversi studi hanno dimostrato come lo stato dismetabolico associato alla dieta occidentale favorisca lo sviluppo della malattia di Alzheimer». Con ‘Smartfood’ si vuol capire se un intervento mirato ad insegnare i principi di un corretto stile di vita basato sulla Dieta Mediterranea possa portare a modifiche dal punto di vista cognitivo, neurologico e metabolico. La partecipazione ha una durata di due anni ed è divisa in 4 parti: 1) Periodo di Screening in cui il paziente è sottoposto ad un colloquio clinico per verificare se possa partecipare alla sperimentazione; 2) una prima valutazione attraverso una visita neurologica e neuropsicologica ed esami di laboratorio; 3) un intervento educazionale che avviene attraverso un corso in cui si parla di stile di vita, Dieta Mediterranea e attività fisica; 4) un periodo di Follow-Up nel quale viene chiesto di eseguire alcuni controlli clinici: una visita neurologica e neuropsicologica ad un anno e due anni dalla prima valutazione e l’analisi del sangue ogni sei mesi fino a due anni.
Con l’invecchiamento della popolazione, sono sempre più numerose le persone che dovrebbero accedere a questi programmi e l’approccio innovativo di Smartfood è quello di promuovere congiuntamente il consumo di cibi sani, in accordo con le linee della dieta mediterranea, e di incoraggiare l’attività fisica e sociale dell’anziano. Scopo del progetto è anche quello di valutare la fattibilità di un intervento multidisciplinare, riguardo la dieta e lo stile di vita (abitudini alimentari, attività fisica, partecipazione ad attività sociali e culturali) nella popolazione anziana non demente. Nel tempo verranno misurati: il cambiamento della qualità dietetica di stile di vita; gli scores di mediterraneità della dieta e di livello di attività fisica; le variazioni di stato nutrizionale, in particolare del peso, della circonferenza vita, del tessuto adiposo viscerale addominale e della forza muscolare; il cambiamento della qualità di vita. (dott.ssa SilviaFostinelli)

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Alzheimer: La diagnosi precose è decisiva per l’assistito e i familiari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

E’ risaputo che la malattia di Alzheimer non coinvolge solo il singolo ma anche il nucleo famigliare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli all’incirca 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva: l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è un punto di riferimento nazionale in questo campo. «La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata».Nella maggioranza dei casi, infatti, la diagnosi di questa patologia si fonda su una procedura molto semplice e poco costosa effettuabile nell’ambulatorio dello specialista geriatra, neurologo o più raramente psichiatra. Essa consiste in: 1) raccolta attenta della storia recente dell’ammalato (modalità d’esordio dei sintomi e loro evoluzione); 2) valutazione del livello di autonomia; 3) valutazione di alterazioni della sfera comportamentale (depressione, apatia, perdita di interessi); 4) esame fisico e neurologico; 5) esami del sangue e tomografia assiale computerizzata del capo. Grazie a questa “semplice” procedura è possibile porre una diagnosi corretta nel 90% dei casi. È importante eseguire una tomografia computerizzata (TAC) (oppure una risonanza magnetica cerebrale) che possono aiutare in una migliore definizione diagnostica. Alcuni esami del sangue servono inoltre ad escludere malattie curabili (es. un cattivo funzionamento della tiroide o la carenza di vitamine). Sono fondamentali per una corretta diagnosi le informazioni – fornite abitualmente dai famigliari – su comparsa ed evoluzione dei sintomi. nonché un accurato esame del paziente. «Più precoce è la diagnosi più si alzano le probabilità di guarigione; infatti non tutti i disturbi cognitivi sono il preludio dell’Alzheimer. Una volta comprovata la presenza di malattia, si potrà dare avvio a un trattamento farmacologico con l’intento di rallentare il processo degenerativo di uno, due o tre anni» osserva Zanetti. Nel rimanente 10% delle persone con problemi di memoria, essendo i sintomi molto sfumati, possono essere necessarie indagini diagnostiche più complesse e sofisticate, anch’esse disponibili presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia (nel cosidetto Ambulatorio Traslazionale per la Memoria). Queste consistono nell’effettuare indagini radiologiche del cervello (Risonanza ad alta risoluzione) che vengono poi processate al computer per quantificare la presenza di eventuale atrofia, ossia riduzione della massa cerebrale funzionante, oppure nel verificare quanto zucchero il cervello è in grado di consumare (quello normale lo consuma in modo omogeneo). Il prelievo di liquido cerebrospinale (cosiddetta lombare) consente di misurare la quantità di alcune proteine (beta-amiloide oppure tau) coinvolte nella comparsa della malattia di Alzheimer. Da poco tempo è possibile “quantificare” la presenza di beta amiloide nel cervello anche con una semplice PET cerebrale. Nell’arco degli ultimi tre anni, presso l’Ambulatorio Traslazionale per la Memoria dell’ IRCCS Fatebenefratelli, sono stati valutati 556 pazienti. Al termine del percorso diagnostico 131 pazienti (23%) hanno ricevuto la diagnosi di Malattia di Alzheimer e sono stati posti in terapia con i farmaci disponibili (anticolinesterasici e memantina). Inoltre, alla maggior parte dei pazienti (92%) è stata proposta la partecipazione ad almeno un progetto di ricerca per la valutazione dell’efficacia di terapie innovative farmacologiche (es. anticorpi anti beta amiloide) e non farmacologiche (es. stimolazione elettrica).

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Sclerosi Multipla e Alzheimer: come affrontare l’estate

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Il caldo estivo rappresenta una nota dolente per la maggior parte delle persone, ma in particolare per coloro che sono affetti da una patologia neurologica come Sclerosi Multipla e Alzheimer. L’aumento della temperatura, infatti, può influire – spesso negativamente – sui sintomi e sulle manifestazioni cliniche di queste due patologie, molto sensibili alle variazioni climatiche.Nella Sclerosi Multipla, ad esempio, malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale ed è responsabile dei disturbi della motilità, dei sistemi sensoriali, della sensibilità di alcune parti del corpo o delle funzioni sfinteriche, l’aumento della temperatura aggrava i sintomi già esistenti o facilita la comparsa di nuovi disturbi.“D’estate le persone affette da Sclerosi Multipla – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – hanno maggiori difficoltà a camminare, possono lamentare disturbi visivi e molto spesso accusano una fatica maggiore. Il consiglio è quello di climatizzare bene la casa e di trascorrere, se possibile, le vacanze in montagna. Anche l’assunzione di bevande fredde o di granite è fortemente raccomandata; un abbassamento della temperatura corporea può essere, infatti, molto utile. Non bisogna dimenticare, comunque, che si tratta di problemi transitori, legati al caldo, che non interferiscono con il decorso generale della malattia”. Anche nelle persone molto anziane, soprattutto se affette da malattia di Alzheimer, possono insorgere problematiche legate alle alte temperature estive. “In questi casi – sottolinea il Prof. Mancardi – la percezione delle variazioni di temperatura e la termoregolazione corporea sono alterate; le persone con queste patologie possono non rendersi conto del calore e, di conseguenza, non mettere in atto le normali contromisure, come indossare abiti più leggeri o aumentare l’assunzione di liquidi per compensare la disidratazione dovuta al caldo. Questo può causare un aumentato rischio di complicanze infettive o di squilibri metabolici che, seppur lievi, in situazioni cliniche già compromesse possono avere conseguenze negative”.Il caldo, inoltre, aumenta la sensazione di stanchezza che, unita all’assunzione di farmaci, accentua alcuni sintomi della malattia stessa. Nell’anziano, in questi periodi estivi, sono più frequenti gli stati confusionali e il peggioramento dell’orientamento così come delle funzioni cognitive. Bisogna dunque prestare attenzione a quei piccoli accorgimenti che servono ad aiutare il paziente ad alleviare il decorso della sua malattia durante l’estate: rinfrescare gli ambienti in cui soggiorna, garantire un’adeguata idratazione, bilanciare la dieta variandola sia nella scelta degli alimenti che nelle modalità di cottura.
La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci oltre 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere, in Italia, il progresso della conoscenza delle malattie neurologiche, al fine di promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica, di migliorare la formazione, di sostener l’aggiornamento degli specialisti e di elevare la qualità professionale nell’assistenza alle persone colpite da condizioni morbose che coinvolgono il sistema nervoso. (fonte: Ufficio stampa SIN)

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Nuove diagnosi per l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Brescia. I giovani ricercatori dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia stanno studiando cosa succede quando avviene una stimolazione elettromagnetica transcranica nel malato di Alzheimer e un progetto italiano appena approvato (costo: 450mila euro) aggiungerà nuovi tasselli di conoscenza: in pratica, sarà validata una nuova metodica diagnostica non invasiva di questa forma di demenza, che potrebbe sostituire quelle più invasive attualmente impiegate. L’Irccs si è aggiudicato un bando per stabilire il potenziale diagnostico di misure funzionali delle connessioni cerebrali ottenute dalla combinazione della stimolazione magnetica transcranica con l’elettroencefalografia nella demenza di Alzheimer a esordio tardivo e in quella, più rara, ad esordio precoce. Si tratta di una metodica studiata in pochissimi centri nel mondo. Questo lavoro sarà svolto in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con l’impiego di almeno 3 giovani ricercatori. «Il principale vantaggio di questo approccio è la possibilità di ottenere una valutazione della connettività nel singolo paziente, oltre alla non invasività della tecnica e al basso costo» osserva la coordinatrice Marta Bortoletto. Questo progetto si tradurrà in un nuovo strumento per aiutare la diagnosi, anche nelle prime fasi della malattia di Alzheimer e per varianti atipiche, e per monitorare la progressione della malattia e l’effetto dei trattamenti. «Pertanto, avrà un impatto diretto sulla ricerca clinica con una potenziale estensione di applicazione ad altre forme di demenza e altre sindromi di disconnessione» sottolinea la Bortoletto.

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