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Posts Tagged ‘amazzonia’

La deforestazione nell’Amazzonia brasiliana

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Ha raggiunto tra agosto 2018 e luglio 2019 il tasso più alto registrato dal 2008. Ben 9.762 chilometri quadri, secondo i dati del Programma di monitoraggio satellitare della foresta amazzonica brasiliana (Prodes) dell’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE). Un indice sviluppato da questo Istituto mostra che nei primi tre mesi del monitoraggio (agosto-ottobre 2019) è aumentata del 100 per cento l’area interessata da allarmi di deforestazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.“La politica del presidente Bolsonaro sta annientando la capacità del Brasile di combattere la deforestazione, favorendo chi commette crimini ambientali e incoraggiando le violenze verso Popoli Indigeni e comunità forestali tradizionali” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Agire per porre fine alla deforestazione – dell’Amazzonia e di tutte le foreste del Pianeta – deve essere un obiettivo globale della Comunità Internazionale. Il governo brasiliano deve proteggere la foresta e i suoi abitanti, mentre governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta».L’Unione Europea, durante l’ultimo G7, ha dichiarato di voler difendere l’Amazzonia stanziando fondi contro gli incendi ma, al tempo stesso, ha elaborato, a fine luglio, un Piano d’azione contro la deforestazione che non affronta i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole dell’Ue, continuando a permettere a una manciata di multinazionali di accedere a nuovi mercati a scapito della necessità di valutare il costo ecologico, climatico e umano degli accordi commerciali in cui l’Ue è coinvolta. “L’Accordo di libero scambio Ue-Mercosur, che coinvolge il Brasile e altri tre stati del Sud America (Argentina, Paraguay e Uruguay), almeno così com’è, aumenterà le importazioni di materie prime agricole in Europa (a cominciare da carne e soia), con conseguenze devastanti per il clima, le foreste e i diritti umani, sacrificati ancora una volta sull’altare del profitto” conclude Borghi.Greenpeace chiede che l’Accordo UE-Mercosur sia sospeso finché le foreste non saranno adeguatamente protette e che comprenda misure efficaci per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima, la Convenzione sulla diversità biologica e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo. Proteggere le foreste e promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche, è fondamentale per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando.

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In Amazzonia incendi e deforestazione vanno di pari passo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Quest’anno il 75 per cento dei focolai si è verificato in aree che nel 2017 erano coperte dalle foreste e che successivamente sono state deforestate o degradate per lasciare spazio a pascoli o aree agricole. Negli stati di Rondônia e Pará, ad esempio, gli incendi mostrano chiaramente l’avanzata dell’agricoltura industriale nella foresta, spesso per far spazio a pascoli per il bestiame e colture, soia in particolare, destinate alla mangimistica.
Dei 6.295 focolai registrati tra 16 e il 22 agosto, il 19 per cento si è verificato in aree naturali protette, il 6 per cento delle quali appartengono a diversi Popoli Indigeni.
“Le fiamme che stanno consumando l’Amazzonia non sono un problema solo per il Brasile, ma per l’intero Pianeta. Con l’aumentare degli incendi, infatti, aumentano anche le emissioni di gas serra, favorendo ulteriormente l’innalzamento della temperatura globale e, conseguentemente, il verificarsi di eventi meteorologici estremi che rappresentano un grave pericolo per la fauna selvatica e la vita di migliaia di persone. Agire per porre fine alla deforestazione dell’Amazzonia deve essere un obiettivo globale e un obbligo per chi guida il Paese” dichiara Marcio Astrini, di Greenpeace Brasile. “Gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia stanno distruggendo l’immagine del Brasile a livello internazionale. Perfino il settore agroindustriale ha ammesso che le politiche anti ambientaliste del governo possono causare danni economici. Nel frattempo, Bolsonaro non ha annunciato alcuna misura concreta per combattere la deforestazione”. La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo, oltre ad essere spesso associata alla violazione dei diritti umani. Come è stato ribadito a inizio mese dall’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), proteggere le foreste è fondamentale per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando.

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S.O.S. Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Roma. Il movimento internazionale giovanile Fridays For Future si è mobilitato in molti paesi del mondo per denunciare il disinteresse del governo brasiliano davanti al problema gravissimo degli incendi nelle foreste in Amazzonia, un dramma ambientale che riguarda il mondo intero anche se è localizzato solo in territorio brasiliano.Da una velocissima ricerca su internet si vede immediatamente che si sono svolte manifestazioni a Londra e Parigi sotto le ambasciate del Brasile, in Belgio la mobilitazione avverrà lunedì prossimo, e che in Italia i giovani si sono ritrovati a Milano, Torino, Firenze, Bologna, Roma e in alcuni centri minori.A Roma però non è stato dato il permesso di manifestare sotto l’ Ambasciata brasiliana che si trova nella centralissima Piazza Navona. Da qualche mese le manifestazioni ambientaliste sono un occasione per rapidi confronti tra le politiche securitarie dei diversi paesi europei. A fine giugno un caso emblematico era stato l’ uso dello spray al peperoncino, spruzzato da poliziotti, da distanza ravvicina, contro attivisti di Extinction Rebellion che a Parigi bloccavano un centrale ponte sulla Senna. Le immagini erano state riprese da alcuni giornalisti ma un servizio video è riuscito ad avere una diffusione particolarmente capillare, anche oltre i confini francesi, e manifestazioni di solidarietà con gli attivisti francesi si svolsero sotto ambasciate e consolati francesi di molti paesi europei.Talvolta sono curiosi anche i comportamenti diversi che si verificano nello stesso paese a seconda della particolare situazione. Per esempio a Bruxelles una ventina di persone si sono sdraiate tra enormi striscioni per almeno 30 minuti all’ interno dell’ aeroporto . Nessuno li ha costretti ad alzarsi, ma, quando alcune settimane dopo 70 giovani volevano contestare con una colorata iniziativa i saldi dei negozi della moda, la metà di questi sono stati fermati immediatamente dalla polizia e trattenuti per alcune ore.Così oggi i giovani romani non sono stati autorizzati a manifestare davanti all’ Ambasciata del Brasile, ma non si sono persi d’ animo. Mentre davanti al Pantheon si alternavano gli interventi di giovani e meno giovani, seguiti con grande interesse da tutti coloro che si trovavano nella famosa piazza, ha iniziato a circolare la voce che dopo la fine del sit in era possibile recarsi, senza farsi notare troppo, davanti all’ Ambasciata del Brasile. Così, alla spicciolata ma non troppo, i giovani sono arrivati in Piazza Navona ed hanno potuto lanciare il loro S.O.S. per la foresta amazzonica davanti alla sede diplomatica brasiliana.Questo è solo l’ inizio delle numerose mobilitazioni per la difesa dell’ ambiente che si svolgeranno prima della fine del 2019, ma, se l’ impegno sarà sempre così deciso e così composto, queste campagne saranno una boccata di ossigeno per tutto il confronto e conflitto, politico e sociale, almeno dei paesi europei, uno spettacolo che negli ultimi anni è stato invece particolarmente brutto. (Marco P.)

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Amazzonia: deforestazione potrebbe arrivare al 40%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

San Miniato. C’è il serio rischio che la deforestazione dell’Amazzonia, polmone verde del mondo, raggiunga il 40% dell’area totale. Una tragedia globale che porterebbe con sé danni irreparabili per l’intera umanità. L’allarme è stato lanciato dagli scienziati nella giornata conclusiva del 15° Forum internazionale dell’informazione ambientale organizzato da Greenaccord Onlus e dalla Regione Toscana a San Miniato.
L’Amazzonia è una regione in cui vivono 33 milioni di persone ed è davvero il polmone dell’umanità, ha ricordato Mauricio Lopez, segretario esecutivo Repam (Red Eclesial por l’Amazonia). “I media devono aiutare ad amazzonizzare il mondo. Basta pensare che il 20% dell’acqua consumata sul Pianeta viene dal territorio amazzonico, questo significa che tutto il mondo ha il dovere di interessarsi a questa regione”. Non solo le risorse idriche ma anche la quantità di ossigeno, il patrimonio genetico e la capacità di catturare il carbonio “rende questa foresta fondamentale per la vita di tutti. Occorre bloccare il modello di espansione del sistema agricolo, dell’allevamento e dell’estrazione perchè se il livello di deforestazione arriva al 40% il futuro del pianeta sarà a rischio”, ha spiegato l’esponente del Repam.Per mitigare gli effetti climatici occorre quindi predisporre risposte immediate, ha spiegato Fritz Hinterberger, direttore scientifico e presidente dell’Istituto europeo dello Sviluppo Sostenibile (Seri). In particolare, “dobbiamo ridurre l’80% di CO2 in quanto i dati economici dicono che la crescita economica sta rallentando mentre le emissioni aumentano”. La deforestazione provocherà l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli con il risultato di accrescere la povertà nel mondo e per questo “bisogna rivedere i modelli di consumo, promuovere nuovi stili di vita e un’economia circolare dematerializzata”. (fonte: Greenaccord)

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Enzo Romeo: Lui, Dio e Lei

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Roma 16 ottobre alle 18,00 presso il Centro Russia Ecumenica Borgo Pio 141 verrà presentato il libro per Rubbettino del vaticanista Enzo Romeo sul celibato nella Chiesa. Intervengono Gianni Gennari, Giornalista, Armando Matteo, Teologo, Giuseppe Crea, Psicologo, Coordina Monica Mondo, Giornalista e conduttrice tv. Un tempo un sacerdote che si dimetteva dal sacro ministero era semplicemente uno «spretato». Ora la discussione sul celibato torna a irrompere nella Chiesa, con la possibile apertura del sacerdozio ai viri probati, uomini sposati di provata fede. Se ne parlerà nel prossimo Sinodo sull’Amazzonia convocato in Vaticano per l’ottobre 2019.Il libro di Enzo Romeo approfondisce la questione, esaminandola sotto l’aspetto storico e del magistero. Inoltre presenta una serie di storie e dà voce ad alcuni testimoni ed esperti che affrontano il tema con schiettezza e coraggio.
Parlano il religioso-psicologo specialista nella cura dei disagi di persone consacrate, la teologa che insegna ai futuri candidati all’episcopato, il rappresentante di diaconi italiani e il vescovo responsabile per la CEI della formazione del clero, che afferma: «Chi si prepara al sacerdozio deve educare lo sguardo e abituarsi al confronto con l’altro sesso».Soprattutto raccontano le loro vicende i protagonisti: dal sacerdote di rito latino che (caso forse finora unico nella storia) è riuscito ad ottenere dal papa la dispensa per continuare a esercitare il sacerdozio da sposato; all’ex prete che ha ricevuto in casa sua papa Francesco; alla moglie di un ex sacerdote; fino al monaco di clausura che ha ceduto all’amore per una donna e oggi è un marito e un padre felice. Ma ci sono anche le testimonianze di chi dopo tanti anni rimane fedele al celibato e lo considera un valore importante. «Il celibato è un’estrema forma di povertà, che mette chi lo pratica in unione con i più soli, i rifiutati» dice un anziano sacerdote ripensando alla propria vita. Tutte vicende cariche di dolore ma anche di gioia, raccontate in modo delicato ma con schiettezza.In effetti, se scelto in modo spontaneo e volontario, il celibato è un vasodilatatore dell’anima, consente di allargare il cuore e sentire tutti come il proprio “prossimo”. Se però si riduce a mera obbedienza, diviene una menomazione esistenziale e le conseguenze sono nefaste per sé e per l’intera comunità cristiana. Di qui la domanda se anche per i cattolici di rito latino il celibato dovrebbe tornare a essere una libera scelta e non più un obbligo. Di certo, occorre un nuovo percorso per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata, insieme a una formazione permanente e ad un approccio più sereno ed equilibrato sulle questioni che riguardano l’affettività.www.rubbettinoeditore.it

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AguaSocial: Roma Tre in Amazzonia

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

brasileRoma da Sabato 29 Aprile 2017 al 17 maggio 2017 Varie sedi Brasile, Brazil un gruppo di ricerca di Roma Tre composto dai professori Margherita Scarlato, Michela Fusaschi, Francesco Pompeo, Salvatore Monni e una studentessa di dottorato, Martina Iorio, provenenti dai Dipartimenti di Economia, Scienze Politiche e Scienze della Formazione, si recherà in Amazzonia all’interno del progetto AguaSocial finanziato nell’ambito del VII programma quadro dell’Unione Europea e coordinato dall’ateneo. Il gruppo di lavoro, visiterà l’Universidade Federal do Parà a Belém e l’Universidade do Estado di Amazonas a Manaus per rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Brasile.

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Nuovo spettacolo di Enrico Maria Falconi “Amazzonia”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

amazzonia1Roma Giovedì 27 aprile ’17 al al Teatro Ambra alla Garbatella Piazza Giovanni da Triora, 15, (da giovedì 27 aprile a sabato 29 Aprile 2017 alle ore 21,00) debutterà in prima nazionale il nuovo spettacolo di Enrico Maria Falconi “Amazzonia”.
Dopo l’ultimo successo di pubblico e critica riscosso con lo spettacolo “Moby Dick. Me Stesso. Cerco”, Enrico Maria Falconi ha sentito l’esigenza di raccontare un contesto, quale quello della foresta Amazzonica, apparentemente così lontano.
amazzoniaL’idea del Sud che si incontra (e scontra) con l’idea di Nord. Una dicotomia che non rimane solo geografica ma permea in una visione spesso opposta della vita e del rapporto con la natura che ci circonda.
Trenta attori in scena tra cui: Enrico Maria Falconi, Rachele Giannini, Patrizio De Paolis, Simone Luciani, Ettore Falzetti, Claudia Crostella, Marina Billwiller, Matilda Terzino, Simona De Leo, Andrea Polidori, Attilio Monti, Asia Retico, Virginia Serafini, Nico Lipparelli.
„Amazzonia“ è una storia contemporanea che inizia da una favola brasiliana che narra del rapporto intimo tra l’uomo e la natura, attraversa l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si”, “Siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci” , allo stesso modo non c’è spazio per la globalizzazione dell’indifferenza , per giungere poi fino alla periferia di una grande città del Sud Italia. (foto: amazzonia)

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Amazzonia: Indigeni Munduruku delimitano le loro terre insieme a Greempeace

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

Munduruku

The Munduruku people have inhabited the Sawré Muybu in the heart of the Amazon, for generations. The Brazilian government plans to build a series of dams in the Tapajos River basin, which would severely threaten their way of life. The Munduruku demand the demarcation of their territory which would ensure protection from such projects. In addition to preserving their way of life, the demarcation of Sawré Muybu ensures the conservation of 178,000 hectares of Amazonian rainforest. O povo Munduruku habita a Terra Indígena Sawré Muybu, no coração da Amazônia, há gerações. Mas seu modo de vida esta ameaçado pelos planos do governo brasileiro de construir um complexo de barragens na bacia do Rio Tapajos. Os Munduruku exigem a demarcação de seu território. Além de garantir o modo de vida deste povo, a demarcação de Sawré Muybu garante a conservação de 178 mil hectares de floresta amazônica.

Munduruku1

ITAITUBA. Gli indigeni Munduruku sono impegnati, con l’aiuto di attivisti di Greenpeace, in un’operazione informale di delimitazione delle loro terre, nel cuore dell’Amazzonia dove il governo brasiliano intende realizzare la mega diga di São Luiz do Tapajós. Un progetto devastante, che inonderà parte delle loro terre distruggendo una vasta area della foresta amazzonica.
I Munduruku, che abitano la valle del Tapajós da generazioni, combattono da più di trent’anni per difenderla dalla minaccia dei megaprogetti idroelettrici. “Questa è una battaglia importante non solo per noi, ma per tutti gli abitanti del Pianeta, perché stiamo parlando di una delle più grandi foreste al mondo” afferma Juarez, portavoce dei Munduruku. Il primo importante risultato è stato ottenuto lo scorso aprile, quando l’Agenzia brasiliana per le popolazioni indigene (FUNAI) ha riconosciuto i territori dei Munduruku, fornendo la base legale per richiedere la sospensione della costruzione della mega diga. Questa sospensione è però solo temporanea e non equivale alla cancellazione del progetto, che avverrà solo nel caso in cui il governo brasiliano confermi la decisione del FUNAI di tutelare le terre Munduruku.Attivisti di Greenpeace provenienti da diversi Paesi del mondo, tra cui l’Italia, hanno raggiunto i Munduruku nel villaggio di Sawré Muybu per installare pannelli solari e aiutarli a demarcare il loro territorio utilizzando cartelli simili a quelli che impiega il governo brasiliano. “Siamo al fianco dei Munduruku e ci battiamo perché siano rispettati i loro diritti e perché il progetto della diga venga cancellato una volta per tutte” afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Non solo la diga cambierebbe per sempre la vita di questo popolo ma avrebbe anche un enorme impatto sulla incredibile biodiversità dell’Amazzonia”.
La diga di São Luiz do Tapajós, la prima delle 43 dighe previste sul fiume Tapajos, avrebbe un bacino di 729 chilometri quadri (circa l’estensione di New York) e sommergerebbe 400 chilometri quadri di foresta pluviale incontaminata, portando inoltre alla deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadri. Greenpeace chiede alle imprese internazionali di prendere le distanze da questo progetto. Ad esempio, l’azienda tedesca Siemens negli ultimi anni da un lato ha rafforzato la sua presenza nel settore delle rinnovabili, ma d’altra parte ha partecipato anche alla realizzazione della diga di Belo Monte, sul fiume Xingu, che ha devastato un ampio tratto di foresta amazzonica. “Chiediamo a Siemens di confermare che non sarà coinvolta in alcun modo nella realizzazione della diga di São Luiz do Tapajós, un’operazione che sarebbe in netto contrasto con l’immagine “green” che pretende di mostrare. Siemens deve seguire l’esempio di Enel, che già all’inizio di quest’anno ha dichiarato che non prenderà parte a questo progetto” conclude Borghi. (foto: Munduruku)

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Buone notizie per l’Amazzonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2016

amazzonia

Logged area in the Amazon rainforest to clear land for soya plantations. Greenpeace document a number of geographical locations in the Amazon, looking at the impacts of deforestation on various aspects of forest life. They look at people, natural wildlife and the landscape which has drastically altered as huge areas are cleared to meet agricultural demand. Soya plantations are the leading cause of deforestation in the region.

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Soya beans in the hands of Nilo Davila, a Greenpeace Amazon Campaigner, in a soya plantation.

La moratoria sulla coltivazione della soia negli Stati dell’Amazzonia brasiliana, avviata dieci anni fa su iniziativa di Greenpeace, prorogata finora di anno in anno, è diventata permanente. “Questo definitivo rinnovo della moratoria garantisce a produttori e rivenditori di potersi approvvigionare di soia che non contribuisce alla deforestazione in Amazzonia, anche in tempi di crisi ambientale e politico-economica in Brasile” afferma Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia.
Greenpeace è tra le firmatarie, insieme ad altre realtà della società civile, dell’industria e del governo brasiliano, dell’accordo che garantisce che la soia non è frutto della deforestazione, di pratiche schiavili e di minacce alle terre indigene. Questo legume è in testa alle commodities agricole brasiliane più esportate, per un fatturato di oltre 31 miliardi di dollari nel 2015. Dalla firma della moratoria, l’area coltivata a soia negli Stati dell’Amazzonia brasiliana è cresciuta da oltre un milione di ettari a 3,6 milioni, con appena lo 0,8 per cento di crescita in aree di recente deforestazione. “Questo aumento elevato della produzione, pur nel rispetto della moratoria, è la prova di quanto fare a meno di distruggere la foresta sia un buon affare” commenta Campione.
Deforestazione Zero è parte degli obiettivi fissati dalle Nazioni unite e sottoscritti da numerosi Paesi, tra cui il Brasile: la moratoria sulla soia è uno dei migliori esempi di come possa essere un obiettivo raggiungibile. Greenpeace continuerà a battersi per quest’obiettivo oltre che contro i cambiamenti climatici, l’altra grande minaccia alle ultime grandi foreste del pianeta. (foto: amazzonia)

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Amazzonia: Le terre degli indigeni bruciano

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2015

amazzoniaIn Brasile la mafia del legno continua ad appiccare incendi dolosi in aree abitate da comunità indigene che proteggono la foresta amazzonica, per costringerle ad abbandonare i propri territori e continuare ad alimentare i traffici illegali, deforestando in aree protette. È quanto denuncia Greenpeace, che da tempo collabora con alcune di queste tribù indigene per difendere le loro terre e quindi la loro sopravvivenza. Da mesi, nello stato amazzonico del Maranhão, divampano incendi molto estesi che hanno interessato i territori dell’Alto Turiaçu, di Araribóia, e di Caru. In queste riserve, costantemente minacciate, nell’indifferenza del governo, e nella Riserva Biologica Gurupi si trova ciò che rimane della foresta amazzonica dello Stato del Maranhão. Secondo il leader indigeno Antônio Wilson Guajajara, gli incendi sono atti criminali perpetrati dalla mafia del legno come rappresaglia per le attività di monitoraggio e protezione della foresta svolte dalle comunità locali. Nel periodo tra agosto e ottobre del 2015 è stata registrata una media di 560 nuovi focolai al giorno, con le fiamme che hanno consumato il 45 per cento (circa 190 mila ettari) della foresta del Territorio Indigeno di Araribóia. Atti di deforestazione selvaggia e illegale che mettono in serio pericolo la sopravvivenza di numerose comunità Guajajara e Awá-Guajá, tra le ultime tribù indigene a essere entrate in contatto con il mondo occidentale e tra i popoli più minacciati al mondo.
«La deforestazione illegale in territori indigeni è una piaga che affligge tutto il Brasile. Le popolazioni locali lottano per proteggere la loro casa e invece di essere tutelate, come previsto dalla legge brasiliana, vengono lasciate in balia della mafia del legno che continua a prosperare, ricorrendo sempre più spesso alla violenza» dichiara Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia. «A inizio settembre Greenpeace ha aiutato gli indigeni Ka’apor fornendo mezzi tecnologici per il monitoraggio indipendente del loro territorio. Questa misura ha permesso loro di non esporsi più in prima persona, ma non ha evitato che la mafia del legno continuasse ad appiccare incendi per isolarli»Ora a bruciare è la riserva indigena del Caru. Le fiamme che circondano i villaggi degli Awá-Guajá hanno consumato gli alberi da frutta, reso inagibili le vie di accesso al fiume e rendono impossibile andare a caccia. Ciò significa che in questo momento gli Awá-Guajá non sono più in grado di alimentare le proprie famiglie. Da giorni gli indigeni lavorano costantemente per cercare di spegnere gli incendi e il supporto del governo non è affatto sufficiente. La situazione è così disperata che gli indigeni devono combattere le fiamme praticamente da soli. «Il governo brasiliano deve fare molto di più per proteggere queste popolazioni dalla mafia del legno. Ma anche il resto del mondo ha le sue responsabilità. La continua richiesta di legname pregiato brasiliano è il principale motore della mafia del legno, e alimenta la violenza e le ritorsioni che portano a questi terribili incendi. È responsabilità dei compratori internazionali di legname amazzonico garantire che le loro filiere non siano collegate alla deforestazione illegale. Solo quando il legname illegale smetterà di essere redditizio, la situazione per i popoli indigeni dell’Amazzonia potrà veramente migliorare», conclude Borghi.

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Greenpeace: salvare l’Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2012

Parte “Save the Amazon” la nuova campagna di Greenpeace per aiutare il popolo brasiliano a salvare l’Amazzonia. Ieri, nel corso di un evento tenuto a Manaus a bordo della nave Rainbow Warrior, Greenpeace si è unita alla società civile brasiliana per chiedere una legge “Deforestazione Zero” in Brasile. Obiettivo: raccogliere 1,4 milioni di firme di cittadini brasiliani da consegnare al Governo.L’evento, che celebra l’avvio della campagna a livello mondiale, è anche il punto di partenza di una spedizione che, partendo dal cuore dell’Amazzonia, terminerà a Rio de Janeiro.Il viaggio della Rainbow Warrior in Brasile precede di tre mesi la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro – che si terrà dal 20 al 22 Giugno 2012 – un importante appuntamento che accenderà i riflettori sulla Presidente brasiliana Dilma Roussef. Nel corso della spedizione, oltre alla raccolta delle firme a sostegno della legge “Deforestazione Zero”, Greenpeace documenterà i crimini forestali e mostrerà le soluzioni sostenibili a disposizione per salvare l’Amazzonia.”Il Brasile è la sesta potenza economica a livello globale, il più grande esportatore di carne e il secondo per cereali e leguminose. L’ascesa economica ha coinciso, per diversi anni consecutivi, con la riduzione del tasso di deforestazione in Amazzonia – spiega Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo di Greenpeace International a bordo della Rainbow Warrior – Il Brasile deve essere la dimostrazione che è possibile lo sviluppo sostenibile senza distruggere preziose foreste, un esempio che anche Indonesia e Congo possono seguire”.La proposta per una nuova legge “Deforestazione Zero” nasce a seguito della forte opposizione dell’opinione pubblica brasiliana alle modifiche al Codice Forestale che il Congresso è pronto ad approvare mettendo a rischio la salvaguardia dell’Amazzonia e disfacendo una legge che per anni ha consentito la protezione delle foreste in Brasile.”Crescita economica e protezione delle foreste sono gli obiettivi che il Brasile può raggiungere. Per farlo è necessario che la Presidente Dilma Roussef e il Congresso Brasiliano si rendano conto dell’errore che commetterebbero approvando il Nuovo Codice Forestale e che solo con un quadro normativo forte ed efficace potranno garantire la protezione dell’Amazzonia” – denuncia Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia.
L’effetto combinato della deforestazione e dei cambiamenti climatici a danno del più grande polmone del pianeta, ci sta spingendo verso un punto di non ritorno. Se non fermiamo la deforestazione, alla fine di questo secolo l’Amazzonia sarà solo una savana. Non possiamo permettercelo.

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Gli iberici in Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

Pavia 18 ottobre 2009, alle ore 17.30 in Aula Foscolo, la decima “Lettura Carlo M. Cipolla” sul tema “Gli iberici in Amazzonia. Storia di un disastro”.  Massimo Livi Bacci, professore emerito nell’Università degli Studi di Firenze, terrà lunedì. Massimo Livi Bacci è uno studioso di fama mondiale ed ha dedicato importanti ricerche alla presenza spagnola nel Nuovo mondo e alla distruzione degli indios americani. Un capitolo particolarmente significativo della lunga e tormentata storia dei possedimenti spagnoli è rappresentata dagli eventi che si susseguirono in Amazzonia tra la metà del Seicento e la fine del Settecento quando il disastro evocato nel titolo giunse al termine. Un tema di ieri che offre molti spunti di riflessione per i problemi di oggi.    Carlo M. Cipolla è stato uno dei più prestigiosi storici dell’economia. Ha insegnato nell’Università di California a Berkeley, e, in Italia, a Venezia, Torino, Pavia (dove era nato nel 1922) e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.  Per ricordare la sua figura e la sua opera, il Dipartimento di Scienze Storiche e  Geografiche dell’Università di Pavia promuove ogni anno una Lettura intitolata al suo nome nella consapevolezza che “la storia non è soltanto un ramo del sapere, ma anche una forma intellettuale per comprendere il mondo”.

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Mostra fotografica “Amazzonia arrosto”

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2009

Roma 3 aprile ore 18.30 presso la Città dell’Altra economia Largo Dino Frisullo – Campo Boario – (ex -Mattatoio di Testaccio). Greenpeace inaugura la mostra fotografica “Amazzonia arrosto”. Un viaggio affascinante nell’ultimo  polmone verde del mondo, tra bellezze naturali e pericolose minacce. Sarà possibile visitare la mostra fino a mercoledì 8 aprile dalle ore 18.30 alle 20.00.  Presiederà la serata di inaugurazione Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di  Greenpeace Italia, che accompagnerà i visitatori durante la mostra. L’Amazzonia è il polmone verde del Pianeta e la dimora di più di 20 milioni di persone.  Circa 200.000 indigeni vivono della foresta pluviale che è la loro casa, la loro fonte di cibo, di medicine e di spiritualità. Studi scientifici dimostrano che l’esistenza di circa 40.000 specie di piante, 427 mammiferi, 1.294 diversi tipi di uccelli, 378 rettili, 427 specie anfibie e più di 3000 specie di pesci dipendono dall’ecosistema Amazzonia. Eppure questo paradiso terrestre sta andando in fumo. Dobbiamo difenderlo!

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