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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘americane’

Elezioni americane: i pronostici di William Hill

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Mentre nel mondo dilaga la pandemia e il Covid-19 è ancora in testa alle discussioni in tutto il globo, all’orizzonte si staglia un nuovo evento, destinato a incidere fortemente non solo sulla vita degli americani, ma sull’economia globale. Sono le presidenziali americane che il 3 novembre sanciranno se verrà premiato lo status quo o se gli Stati Uniti saranno pronti a cambiare registro.A combattersi il titolo sono rimasti in due: il repubblicano Trump contrastato dal democratico Joe Biden, che ha avuto la meglio alle primarie su ben ventisette candidati. Il primo step è stato un successo e le quote continuano a essere a favore dell’antagonista del tanto contestato Trump. William Hill, in gioco dal 1934, propone la vittoria di Biden a 1.50, ma Donald Trump non si distacca di molto, a listino a 2.62. Ben distanti gli altri candidati come la rappresentante del Partito Libertario Jo Jorgensen (501.00) che, in caso di vittoria, permetterebbe di sbancare, o Howie Hawkins (501.00), in corsa per il Partito Verde.Si tratta, quindi, di un vero e proprio testa a testa che fino alla fine potrebbe riservare sorprese; del resto Trump ha già superato l’ostacolo Covid! Non resta che attendere e salutare chi dal 21 gennaio prossimo sarà il nuovo Capitan America.

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“Presidenziali americane: quali (reali) conseguenze per i mercati”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

A cura di Colin Moore, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. Le elezioni presidenziali statunitensi sono sempre accompagnate da tensioni, ma l’edizione di quest’anno si annuncia particolarmente controversa. La spaccatura politica ha raggiunto livelli estremi e le differenze tra Donald Trump e Joe Biden a livello di approccio, personalità e comportamento non potrebbero essere più marcate. Con l’avvicinarsi delle urne, la retorica accesa rischia di esacerbare l’incertezza e l’apprensione degli investitori. La reazione dei mercati alla notizia della positività del presidente Trump al test sul Covid-19 ha del resto dato prova di questo clima di nervosismo.Ma quali sono le reali implicazioni delle elezioni per l’economia, i mercati e gli investitori? A mio parere, le elezioni provocano molta volatilità e apprensione prima del loro svolgimento, ma una volta passate il loro impatto sull’economia e sui mercati finanziari è esiguo. Gran parte di questa volatilità temporanea è causata dalle politiche e dai programmi promossi dai candidati in campagna elettorale ma che poi raramente vengono implementati. L’andamento dell’economia e dei mercati sul lungo periodo dipende da ciò che accade veramente; pertanto, una singola elezione è quasi irrilevante per le nostre prospettive di lungo termine.Questo perché il cambio di amministrazione si traduce di rado in grossi cambiamenti nel funzionamento dell’economia statunitense, anche quando da un’amministrazione conservatrice si passa a una liberale o viceversa. Gli investitori temevano più un cambiamento radicale quando candidati come Elizabeth Warren o Bernie Sanders sembravano guidare le primarie dei Democratici (facciamo notare che non sappiamo ancora quale ruolo politico potranno avere in futuro). In alcuni ambiti importanti, le differenze tra i due principali partiti sono minime.Per esempio, l’idea secondo cui in materia fiscale i repubblicani sarebbero conservatori e i democratici molto generosi è infondata: entrambi spendono senza misura. C’è ovviamente una differenza nelle fonti di tassazione e nell’allocazione delle spese, ma a mio avviso la somma totale di denaro iniettata nell’economia è sostanzialmente la stessa.In termini di performance complessiva dei mercati, questi hanno evidenziato un buon andamento sia sotto presidenti repubblicani che democratici. In realtà, dall’amministrazione Truman all’indomani della seconda guerra mondiale, i mercati hanno registrato rendimenti negativi soltanto durante i mandati di Richard Nixon e George W. Bush. Tuttavia, durante queste amministrazioni l’andamento dei mercati non è dipeso tanto dalla politica economica quanto piuttosto, nel primo caso, dallo scandalo Watergate dei primi anni ’70 e, nel secondo, dai terribili eventi dell’11 settembre 2001.Quest’anno, però, c’è da mettere in conto anche l’eventualità di un ritardo nella proclamazione del vincitore o di una contestazione del risultato. Se uno dei contendenti dovesse vincere con un ampio margine, riteniamo però poco probabile un’impugnazione dell’esito elettorale. È importante distinguere le difficoltà legate al conteggio dei voti o all’inclusione di alcuni voti per corrispondenza dal netto rifiuto di cedere il potere o riconoscere la sconfitta. La prima opzione ci sembra alquanto plausibile, in quanto la certificazione del risultato potrebbe in effetti essere ritardata da una serie di questioni giuridiche, creando un periodo di incertezza. I prezzi delle opzioni su indici che giungono a scadenza dopo le elezioni mostrano che gli investitori azionari si aspettano un aumento della volatilità a causa di queste incognite. Si tratta di uno scenario tutt’altro che ideale, certo, ma non senza precedenti, ed esistono dispositivi costituzionali in caso di risultati inconcludenti.Tutto questo per dire che esistono delle soluzioni per i problemi anticipati da alcuni, e quando in passato i risultati sono stati ritardati o contestati, siamo sempre riusciti a superare l’impasse senza grossi sconvolgimenti politici (o economici).Se da una parte riteniamo che le elezioni non incideranno sull’andamento generale dei mercati, dall’altro riteniamo quasi inevitabile qualche incertezza sul breve termine, e taluni settori e talune società potrebbero risentirne. Inoltre, ci sono degli aspetti a cui gli investitori dovrebbero secondo noi prestare attenzione, nonché alcune azioni da intraprendere. Se sarà Biden a vincere, è importante analizzare attentamente il suo programma fiscale, al centro della sua agenda politica. Biden intende rivedere le agevolazioni fiscali accordate dall’amministrazione Trump, modificare l’imposta sul reddito al di là di un certo livello e tassare le plusvalenze alla stessa aliquota dell’importo sul reddito; ciò provocherà probabilmente un’intensa attività di trading a fini fiscali a ridosso del voto. Più si è convinti della vittoria di Biden, più ci si dovrebbe preparare a realizzare plusvalenze nel 2020 piuttosto che nel 2021, quando la fiscalità potrebbe essere più elevata. A seconda delle regole, potrebbe essere più ragionevole riportare le perdite al 2021 piuttosto che compensarle automaticamente con i guadagni nel 2020.

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Gli italiani e le presidenziali americane

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2016

trumphillary clintonNell’ultima settimana Lorien Consulting ha chiesto agli italiani di esprimersi anche sulle prossime elezioni americane. Emerge senza ombra di dubbio un certo grado di interesse e attenzione: il 63% ritiene che il risultato influenzerà anche la situazione dell’Italia, addirittura per circa un quarto degli italiani la influenzerà “molto”. La preferenza per la candidata Hillary Clinton è assolutamente netta e si conferma la distanza fondamentale tra l’opinione pubblica italiana (ma allo stesso modo quella europea) e la cosiddetta America profonda. D’altronde i cittadini europei e italiani sono sempre stati “pro-democratici”. Inoltre oggi prevale un’immagine di Trump molto differente da quella che si riscontra negli USA, veicolata anche da media differenti, gettando in conseguenza un forte discredito su un probabile Presidente e rendendo ulteriormente temibili (per l’Europa) le scelte isolazioniste di Trump.
Anche sulle previsioni di vittoria sono pochissimi gli italiani che credono realmente ad una possibile vittoria di Donald Trump.
Analizzando le preferenze per auto-collocazione politica degli intervistati le differenze appaiono tutto sommato lievi: la percentuale di coloro che preferiscono Trump raggiunge il 10% tra chi si colloca a destra e centrodestra, tuttavia la differenza (69 a 10) per Hillary rimane assolutamente schiacciante. Abbiamo inoltre distinto le preferenze anche per utilizzo dei mezzi d’informazione: emerge appena che chi si informa SOLO attraverso la televisione è molto meno propenso ad esprimere una preferenza per uno dei due candidati.

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Bombe nucleari americane in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2010

I capi di stato della NATO s’incontreranno in Portogallo questo fine settimana per discutere un piano segreto: raggruppare tutte le bombe nucleari americane presenti in Europa in Turchia e in Italia, che ne conta già 80. Nonostante il mondo vada verso il disarmo nucleare, e la Germania e il Belgio abbiano chiesto lo smantellamento degli armamenti nucleari americani dopo un allarme sicurezza, il segretario della NATO e altre voci influenti vogliono mantenere l’arsenale europeo a tutti i costi. E il nostro governo sembra disponibile a trasformare l’Italia in un enorme magazzino nucleare per la NATO. http://www.avaaz.org/it/no_nucleare_italia/?vl
Sul suolo europeo ci sono ancora 200 bombe nucleari americane, che originariamente servivano da deterrente durante la guerra fredda. Secondo le stime degli esperti in Italia ci sarebbero dalle 70 alle 90 bombe, alcune addirittura 10 volte più potenti di quella di Hiroshima. L’anno scorso il Presidente Obama fece un appello globale per un mondo libero dalle armi nucleari. Da allora, il Belgio, la Germania e l’Olanda sono stati contagiati dallo slancio per il disarmo e i loro parlamenti e alti funzionari hanno richiesto alla NATO di ritirare le bombe nucleari americane. Ora, lontani dall’attenzione dei media, i leader della NATO potrebbero lanciare un nuovo piano per raggruppare in un unico sito tutte le armi nucleari, e ci sono forti indicazioni che potrebbero portare proprio all’Italia e alla Turchia. ( n.r. Questa notizia ci è pervenuta da  Luis Morago – Avaaz.org e abbiamo cercato di verificarne l’autenticità ma gli organismi interessati: Ministero della Difesa, presidenza del consiglio, ministero degli Esteri non hanno inteso rilasciare dichiarazioni)

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Profilo delle società americane

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2010

ClearBridge Advisors, società del gruppo Legg Mason, dichiara che l’uscita dalla peggiore crisi finanziaria degli ultimi decenni ha creato le migliori occasioni d’investimento nelle società statunitensi dagli anni ’50 ad oggi. Scott Glasser, co-manager del Legg Mason ClearBridge US Appreciation Fund, così commenta: “Per tutto il secondo trimestre abbiamo assistito ad un cambiamento di scenario, passando da mercati in cui l’autocompiacimento aveva preso piede a situazioni di pessimismo sul larga scala. Si è infatti visto il declino del mercato azionario USA, il maggior numero di record negativi toccati dagli indici e un significativo aumento della volatilità. Però, nonostante questo scenario oltremodo negativo, crediamo che le società di medie e grandi dimensioni siano nella  forma finanziaria migliore che si sia vista da alcuni decenni a questa parte”.
Legg Mason ClearBridge US Appreciation Fund investe principalmente in titoli azionari di società statunitensi di medie e grandi dimensioni, ma può anche investire in quelle piccole. Rispetto al bench mark, l’S&P 500, su base settoriale il fondo è overweight per ciò che riguarda gli industriali, beni di consumo primari e materie prime, mentre è underweight rispetto ai comparti tecnologico, finanziario, healthcare, delle utility e dei beni di consumo discrezionali. Il fondo comprende 89 partecipazioni, di cui le principali tre sono Travelers Cos Ltd, Wal-Mart Stores Inc e Exxon Mobil Corp.
Legg Mason è una società di gestione di investimenti globale che gestisce asset per un totale di 659 miliardi di dollari Usa al 31 luglio 2010. La società offre una gestione attiva degli asset in molti dei principali centri di investimento del mondo. Legg Mason ha la sua sede centrale a Baltimora, Stati Uniti, ed è quotata presso il New York Stock Exchange (codice: LM). http://www.leggmason.it

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