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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘Amnesty International’

Amnesty international: Sottoscritto il primo contratto integrativo

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

E’ stato sottoscritto dalla Filcams CGIL Roma Col il primo contratto integrativo per le 45 lavoratrici e lavoratori che operano per la Onlus Amnesty International con sede a Roma. Tante le novità che miglioreranno la vita lavorativa dei dipendenti:
– Nuova sperimentazione oraria dove ci sarà una sola timbratura in entrata e minor controllo in quanto tutto è basato sulla fiducia reciproca tra responsabile e addetti;
– Mantenimento della retribuzione totale per quanto riguarda la carenza malattia;
– Indipendentemente dalla data di assunzione tutti matureranno lo stesso numero di permessi
– Maggiore attenzione al tema della genitorialità, verranno aumentati i giorni di congedo paternità
– Prolungata l’aspettativa post partum e per programmi di sviluppo e sostegno per neo genitori;
– Aggiunto il congedo matrimoniale per le unioni civili;
– Introduzione di un premio di risultato e sperimentazione del Lavoro Agile ( smart working) su richiesta volontaria;
– Riconosciute 16 ore retribuite per le assemblee sindacali
– Maggiorati del 30% i permessi sindacali per le rappresentanze sindacali
– Privilegiati i contratti di lavoro subordinato in caso di nuove assunzioni.
Si è inoltre concordata la clausola di ultrattività in caso di mancato rinnovo alla scadenza e di effettuare una serie di incontri periodici per valutare la applicazione del contratto integrativo.Siamo soddisfatti del risultato ottenuto che aumenta diritti e benefit per i lavoratori e per le lavoratrici di Amnesty International (Roma).

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Rapporto di Amnesty International

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

Roma. Presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Palazzo Mattei di Paganica, Sala Igea Piazza della Enciclopedia Italiana, 4 è stato presentato il Rapporto 2016-2017 (pubblicato in Italia da Infinito edizioni) fornisce la più completa analisi della situazione globale dei diritti umani in 159 capitoli-paesi, panoramiche regionali e analisi. “Un mondo in cui i leader politici screditano e sacrificano sempre di più i diritti umani è un mondo più pericoloso” dichiarerà il segretario generale Salil Shetty.
Presentando il Rapporto, Amnesty International ammonirà circa le conseguenze per i diritti umani di “un’agenda deleteria che perseguita, incolpa e demonizza interi gruppi di persone allo scopo di ottenere consenso”. L’organizzazione per i diritti umani tratterà della paura e della divisione seminate sempre più dai leader politici nel 2016, del fallimento mondiale nella risposta alle atrocità di massa e dell’indifferenza internazionale radicatasi nella normalità che ha abbandonato l’umanità in caduta libera dalla Siria, allo Yemen al Sud Sudan. Interverranno per Amnesty International Italia:
– Antonio Marchesi, presidente
– Gianni Rufini, direttore generale
– Riccardo Noury, portavoce

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Prostituzione: Amnesty International su depenalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2015

prostituzione“Se anche Amnesty International, la più importante associazione al mondo per la difesa dei diritti umani, si schiera, a sorpresa, a favore della depenalizzazione della prostituzione è la prova che se si affronta il problema senza condizionamenti ideologici si arriva all’unica soluzione ragionevole per regolarizzare un fenomeno che assume molto spesso i contorni dello sfruttamento sessuale, e non solo, della persona”. Così la senatrice del Pd Maria Spilabotte, prima firmataria del disegno di legge per la regolamentazione della prostituzione, commenta la presa di posizione da parte di Amnesty International a favore della depenalizzazione della prostituzione.
“Dopo questa presa di posizione – prosegue Spilabotte – è ancora più difficile contestare l’approccio regolamentaristico al fenomeno della prostituzione da parte delle associazioni cattoliche e del femminismo radicale e da quanti sembrano dimenticare le tante schiave del sesso che popolano le strade delle nostre città. Affrontare con obiettività e lucidità il fenomeno della prostituzione senza falsi moralismi e pregiudizi ideologici significa fare una buona legge che sia in grado di strappare tante donne dalle mani di ignobili sfruttatori.”Tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione – aggiunge – sono aspetti terribili di questo fenomeno che con il mio ddl intendo contrastare fermamente e le statistiche ci dicono che la prostituzione in strada è il loro terreno di coltura privilegiato. Certo le posizioni da conciliare sono tante, ma io credo che con un poco di buon senso e con una proficua collaborazione qualcosa di buono da questa discussione possa essere prodotto. L`importante sarà non lasciarsi andare a derive autoritaristiche o a crociate moralizzatrici”, conclude la senatrice Pd.

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Atrocità degli Stati e dei gruppi armati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 febbraio 2015

rifugiati sirianiIn occasione del lancio del suo Rapporto 2014-2015, pubblicato in Italia da Castelvecchi, Amnesty International ha sollecitato i leader mondiali ad agire con urgenza di fronte alla mutata natura dei conflitti e a proteggere i civili dalla terribile violenza degli stati e dei gruppi armati. “Il 2014 è stato un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza. La risposta globale ai conflitti e alle violazioni commesse dagli stati e dai gruppi armati è stata vergognosa e inefficace. Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente” – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. “Le Nazioni Unite furono istituite 70 anni fa per assicurare che gli orrori della Seconda guerra mondiale non si sarebbero mai più ripetuti. Adesso assistiamo a una violenza su scala massiccia che produce un’enorme crisi dei rifugiati. Siamo di fronte a un clamoroso fallimento nella ricerca di soluzioni efficaci per risolvere le necessità più pressanti dei nostri tempi” – ha aggiunto Marchesi. Il Rapporto 2014-2015 di Amnesty International presenta un’analisi complessiva della situazione dei diritti umani riscontrata nel 2014 in 160 paesi e ammonisce che, se i leader mondiali non agiranno immediatamente di fronte alla mutata natura dei conflitti e non rimedieranno alle carenze identificate nel Rapporto, la prospettiva per i diritti umani nel periodo 2015-2016 sarà tetra, con:
* popolazioni civili sempre più costrette a vivere sotto il controllo quasi statale di brutali gruppi armati e sottoposte ad attacchi, persecuzioni e discriminazioni;
* crescenti minacce alla libertà d’espressione e ad altri diritti umani, tra cui le violazioni causate da nuove, drastiche leggi antiterrorismo e da sorveglianze di massa ingiustificate;
* il peggioramento delle crisi umanitarie e dei rifugiati, con un sempre maggior numero di persone in fuga dai conflitti, i governi ancora impegnati a chiudere le frontiere e la comunità internazionale sempre più incapace di fornire assistenza e protezione. Particolare preoccupazione è data dal crescente potere di gruppi armati non statali, tra cui il quello che si è denominato Stato islamico.
Nel 2014 i gruppi armati hanno commesso abusi dei diritti umani in almeno 35 paesi, più di un quinto di quelli su cui Amnesty International ha svolto ricerche.
“Con l’estensione dell’influenza di gruppi come Boko haram, Stato islamico e Al Shabaab oltre i confini nazionali, sempre più civili saranno costretti a vivere sotto un controllo quasi statale, sottoposti ad abusi, persecuzione e discriminazione” – ha commentato Marchesi. “I governi devono finirla di affermare che la protezione dei civili è al di là dei loro poteri e devono invece contribuire a porre fine alla sofferenza di milioni di persone. Devono avviare un cambiamento fondamentale nel modo di affrontare le crisi nel mondo” – ha proseguito Marchesi.
Il Consiglio di sicurezza non ha agito di fronte alle varie crisi in Siria, Iraq, Gaza, Israele e Ucraina, neanche quando sono stati commessi crimini orrendi contro la popolazione civile da parte degli stati o dei gruppi armati, per proprio tornaconto o interessi politici.
Amnesty International ora chiede ai cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza di rinunciare al loro diritto di veto nei casi di genocidio o di altre atrocità di massa. “Potrebbe essere una svolta per la comunità internazionale e uno strumento per difendere le vite umane. Così facendo, i cinque stati membri permanenti darebbero alle Nazioni Unite un più ampio margine d’azione per tutelare i civili in caso di gravi rischi per le loro vite e invierebbero un segnale potente che il mondo non resterà a guardare passivamente di fronte alle atrocità di massa” – ha spiegato Marchesi.
Nel 2014 la sanguinosa eredità dell’afflusso di armi in paesi dove sono state usate per compiere gravi abusi da parte degli stati e dei gruppi armati ha causato la morte di decine di migliaia di civili. Amnesty International chiede a tutti gli stati – compresi Stati Uniti d’America, Cina, Canada, India, Israele e Russia – di ratificare o accedere al Trattato sul commercio di armi entrato in vigore lo scorso anno, dopo una campagna di Amnesty International e di altre organizzazioni durata decenni.
“Nel 2014, enormi forniture di armi sono state inviate a Iraq, Israele, Sud Sudan e Siria, nonostante la probabilità assai elevata che sarebbero state usate contro i civili intrappolati nei conflitti. Quando lo Stato islamico ha conquistato ampie parti dell’Iraq, ha trovato grandi arsenali pronti all’uso. L’irresponsabile flusso di armi verso chi viola i diritti umani deve cessare subito” – ha detto Marchesi.
Amnesty International sollecita i governi ad assicurare che la loro risposta alle minacce contro la sicurezza non metta a rischio i diritti umani fondamentali o alimenti ulteriore violenza. Il Rapporto 2014-2015 descrive il modo in cui molti governi, nel 2014, hanno invece adottato tattiche draconiane e repressive, come nei seguenti casi:
* Afghanistan: ripetute violazioni dei diritti umani da parte della Direzione nazionale per la sicurezza, tra cui torture e sparizioni forzate;
* Kenya: adozione dell’Emendamento alla legge sulla sicurezza, una normativa repressiva che potrebbe dar luogo ad ampie limitazioni della libertà d’espressione e di movimento;
* Nigeria: comunità già terrorizzate da anni da Boko haram sono state ulteriormente esposte alla violenza da parte delle forze di sicurezza, che hanno compiuto uccisioni extragiudiziali, arresti arbitrari di massa e torture;
* Pakistan: le autorità hanno annullato la moratoria sulle esecuzioni e iniziato a mettere a morte prigionieri condannati per reati di terrorismo;
* Russia e Asia Centrale: persone accusate di reati di terrorismo o sospettate di militare in gruppi islamisti sono state torturate dagli agenti della sicurezza nazionale;
* Turchia: la legislazione antiterrorismo, formulata in modo generico, ha continuato a essere usata per criminalizzare il legittimo esercizio della libertà d’espressione.
“Dalla Nigeria all’Iraq, i governi hanno cercato di giustificare le violazioni dei diritti umani con la necessità di mantenere ‘sicuro’ il mondo. Stiamo vedendo pessimi segnali che i governi continueranno a reprimere le proteste, introdurranno drastiche leggi antiterrorismo e ricorreranno a un’ingiustificata sorveglianza di massa per rispondere alle minacce alla sicurezza. Ma sappiamo che le reazioni impulsive non funzionano. Al contrario, creano un ambiente repressivo nel quale l’estremismo può crescere” – ha sottolineato Marchesi.
Una tragica conseguenza dell’incapacità della comunità internazionale di reagire di fronte alla mutata natura dei conflitti è una delle peggiori crisi dei rifugiati cui il mondo abbia mai assistito, con milioni e milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla persecuzione, quattro dei quali solo dalla Siria. “È terribile vedere come i paesi ricchi considerino prioritario lasciare le persone fuori dai loro confini piuttosto che tenerle in vita. La crisi globale dei rifugiati è destinata a peggiorare se non verranno prese misure urgenti. I leader mondiali hanno il potere di alleviare la sofferenza di milioni di persone, destinando impegno politico e risorse economiche all’assistenza e alla protezione di coloro che fuggono dai pericoli, fornendo aiuti umanitari con generosità e reinsediando i rifugiati più vulnerabili” – ha dichiarato Marchesi.
“Il quadro complessivo dello stato dei diritti umani è tetro ma le soluzioni ci sono. I leader mondiali devono intraprendere azioni immediate e decisive per invertire un’imminente crisi globale e fare un passo avanti verso un mondo più sicuro, in cui i diritti e le libertà siano protetti” – ha concluso Marchesi.
Come le edizioni precedenti, il Rapporto 2014-2015 contiene un capitolo riguardante l’Italia. Al centro delle preoccupazioni di Amnesty International restano la perdurante assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, la discriminazione nei confronti delle comunità rom, la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti irregolari e il mancato accertamento – nonostante i progressi compiuti su qualche caso – delle responsabilità per le morti in custodia, a seguito d’indagini lacunose e carenze nei procedimenti giudiziari. “Durante il semestre di presidenza dell’Unione europea, l’Italia ha sprecato l’opportunità di dare all’Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d’immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l’apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere” – ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. “Dopo aver salvato oltre 150.000 rifugiati e migranti che cercavano di raggiungere l’Italia dal Nord Africa su imbarcazioni inadatte alla navigazione, a fine ottobre l’Italia ha deciso di chiudere l’operazione Mare nostrum. Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un’operazione analogamente efficace, in termini di ricerca e soccorso in mare. Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l’impegno della Guardia costiera italiana, lasciata pressoché sola dalla comunità internazionale” – ha commentato Rufini. Il Rapporto 2014-2015 sarà online dalle 01,01 di mercoledì 25 febbraio 2015 all’indirizzo: http://rapportoannuale.amnesty.it/

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Pene capitali: +80%. Anno nero per le esecuzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2012

Stamp description / Briefmarkenbeschreibung De...

Stamp description / Briefmarkenbeschreibung Deutsch: Amnesty International English: Amnesty International :*Graphics by Gaßner :*Ausgabepreis: 70 Pfennig :*First Day of Issue / Erstausgabetag: 16. Juli 1974 :*Michel-Katalog-Nr: 814 (Photo credit: Wikipedia)

Di quasi l’80%, l’incremento dell’esecuzioni capitali registrate nel 2011 rispetto all’anno precedente anche se nel mondo sono sempre meno i Paesi che uccidono per legge, ma che giustiziano sempre più persone.
E’ quanto denuncia Amnesty International nel suo rapporto annuale sulla pena di morte.
Alle 676 condanne recensite sfugge la Cina che sono segreto di Stato. Amnesty International ha cessato di fornire dati basati su fonti pubbliche cinesi, poiche’ e’ probabile che sottostimino enormemente il numero effettivo delle esecuzioni. Amnesty International ha rinnovato la richiesta alle autorita’ cinesi di pubblicare i dati relativi alle condanne a morte e alle esecuzioni, per poter accertare se sia vero quanto da esse affermato, e cioe’ che una serie di modifiche alle leggi e alle procedure ha ridotto significativamente, negli ultimi quattro anni, l’uso della pena di morte. Dal 2007 la Cina avrebbe dimezzato le condanne a morte, ma rimane sempre col triste primato di Paese col maggior numero di esecuzioni: 4mila all’anno, 8 volte di più della somma delle esecuzioni mondiali. La cifra è stata calcolata dall’organizzazione americana Dui Hua, in base ai risultati e alle dichiarazioni di alcune personalità accademiche cinesi intervenute in un seminario sulla pena di morte, organizzato ad Hangzhou. L’incontro, tenutosi ai primi di dicembre, aveva a tema proprio la pena di morte in Cina. In questi ultimi due anni, il governo ha eliminato la pena di morte per 13 reati, prevalentemente di natura economica, e sono state presentate al Congresso nazionale del popolo una serie di misure per ridurre il numero dei casi di tortura durante la detenzione, rafforzare il ruolo degli avvocati difensori e assicurare che gli imputati di reati capitali siano rappresentati da un legale.
Se in Cina non c‘è un sistema giudiziario indipendente, in Iran e Arabia Saudita i processi si svolgono in gran segreto e finiscono inevitabilmente per prendersela contro gli oppositori e le esecuzioni ufficialmente recensite in Iran, ammontavano tuttavia nel 2011 ancora a 360.
Nota positiva, sottolinea Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, il calo delle condanne a morte, che conferma un regresso su scala globale nell’applicazione della pena capitale.Nel continente europeo l’unico stato ad applicare ancora la pena capitale è la Bielorussia. Un macabro primato, che fra i grandi del G-20 spetta ancora agli Stati Uniti.

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Trasferimento armi in Medio oriente e in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2011

“Munizioni a grappolo di provenienza spagnola trovata in Libia. Stati Uniti, Russia ed altri paesi europei hanno fornito grandi quantità di armi a governi repressivi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord prima delle rivolte di quest’anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture avrebbero potuto essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani”.

Bonifica da ordigni esplosivi

E’ quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto intitolato “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi”, che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005.”Le nostre conclusioni mettono in evidenza il profondo fallimento degli attuali controlli sulle esportazioni di armi, con tutte le scappatoie esistenti, e sottolineano quanto occorra un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessit di difendere i diritti umani” – ha dichiarato Helen Hughes, principale ricercatrice del rapporto di Amnesty International Nonostante la continua, brutale repressione, la comunità internazionale non ha voluto intraprendere un’azione incisiva per interrompere i trasferimenti di armi allo Yemen. Ottenere informazioni sull’afflusso di armi in Siria è difficile, poichè pochi governi riferiscono ufficialmente sui trasferimenti al governo di Damasco. Il rapporto di Amnesty International indica inoltre che l’India ha autorizzato la fornitura di veicoli blindati alla Siria mentre la Francia, tra il 2005 e il 2009, le ha venduto munizioni. Amnesty International ha identificato 10 stati (tra cui Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Russia e Spagna) i cui governi hanno autorizzato la fornitura di armamenti, munizioni e relativo equipaggiamento al regime libico del colonnello Gheddafi a partire dal 2005. Durante il conflitto della Libia, le forze di Gheddafi hanno commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti umani che possono costituire crimini contro l’umanità. Munizioni a grappolo e proiettili da mortaio MAT-120 di provenienza spagnola, autorizzati per la vendita nel 2007, sono stati rinvenuti da Amnesty International a Misurata, quando la citt è stata bombardata dalle forze di Gheddafi nel corso dell’anno. Si tratta di forniture proibite dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo, che la Spagna ha firmato meno di un anno dopo aver inviato tali materiali in Libia. Buona parte dell’artiglieria pesante rinvenuta in Libia dai ricercatori di Amnesty International pare essere stata prodotta durante l’era sovietica, dalla Russia o da altri paesi dell’Urss, soprattutto per quanto riguarda i razzi Grad, armi di per sè indiscriminate che sono state usate ampiamente da entrambe le parti in conflitto. Alcune delle munizioni recuperate erano anche di fabbricazione cinese, bulgara e italiana come, rispettivamente, le mine anticarro Tipo 72, componenti per razzi e i proiettili d’artiglieria da 155 millimetri.Almeno 20 stati hanno venduto o fornito all’Egitto armi leggere, munizioni, gas lacrimogeni, prodotti antisommossa e altro equipaggiamento: in testa gli Stati Uniti d’America, con forniture per un miliardo e 300 milioni di dollari all’anno, seguiti da Austria, Belgio, Bulgaria, Italia e Svizzera.I fucili sono stati usati massicciamente dalle forze di sicurezza in Bahrein ed Egitto con devastanti effetti letali.Amnesty International riconosce che quest’anno la comunità internazionale ha fatto alcuni passi avanti, limitando i trasferimenti internazionali di armi a Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen. Tuttavia, secondo l’organizzazione per i diritti umani, sono gli attuali controlli sulle armi a non aver impedito i trasferimenti negli anni scorsi.”Gli embarghi sulle armi sono di solito un provvedimento della serie ‘troppo poco, troppo tardi’ quando la crisi dei diritti umani in corso” – ha commentato Helen Hughes.

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Myanmar: Prigionieri politici

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2011

1986 Faroe postage stamp celebrating AI's 25th...

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Amnesty International ha giudicato il rilascio di almeno 120 prigionieri politici avvenuto il 12 ottobre in Myanmar a seguito di un’amnistia un primo, minimo passo in avanti e ha sollecitato il rilascio immediato e incondizionato di tutti i restanti prigionieri di coscienza, che costituiscono dopo il provvedimento odierno la maggior parte delle persone ancora in stato di detenzione.Tra i prigionieri rilasciati figurano Zaw Htet Ko Ko, esponente del Gruppo studentesco Generazione 88, in carcere dall’ottobre 2007 e l’attore, comico e autore di commedie Zarganar, imprigionato nel giugno 2008 per aver portato i soccorsi alle popolazioni colpite dal ciclone Nargis.Dal 12 al 21 luglio scorso, nell’ambito della 41ma edizione del Giffoni Film Festival, il caso di Zarganar stato proposto alla vastissima platea dei giurati che popolano la manifestazione internazionale di Giffoni Valle Piana. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, hanno partecipato con grande entusiasmo all’azione in suo favore attraverso una fotopetizione che li ritraeva con un ciak per chiederne la liberazione immediata. Anche Valentina Lodovini, Matteo Branciamore e Maurizio Casagrande, testimonial di Amnesty International durante il Festival, hanno sostenuto a gran voce il rilascio del celebre comico birmano. Non invece noto se sia tornato in libert Htay Kywe, un prigioniero di coscienza detenuto dall’ottobre 2007, torturato, e che sta scontando una condanna a 64 anni in una cella di 2,5 metri per 3, in una prigione che dista oltre 1000 chilometri dalla sua casa di Yangon. Dalla seconda met del 2007, circa 2000 dissidenti sono stati imprigionati, nella met dei casi per aver preso parte alle proteste pacifiche della “rivoluzione zafferano”, sulla base di leggi che definiscono in termini del tutto vaghi i reati contro la sicurezza e l’ordine pubblico. Tra coloro ancora in carcere figura U Gambira, uno dei leader delle proteste. Le condizioni di prigionia in Myanmar sono pessime: cibo, acqua e cure mediche sono insufficienti; molti prigionieri politici si trovano a distanze improbe dai loro familiari; la maggior parte dei detenuti ha subito torture.Amnesty International ha ammonito le autorit di Myanmar a non accanirsi contro i prigionieri rilasciati oggi, che probabilmente una volta tornati in libertà riprenderanno le loro attività politiche.
Racconti e reportage di viaggio
Dalla Repubblica Democratica del Congo al Sudafrica, dalla Grecia al Malawi, dalla Boliva all’India, dal Bangladesh al Burundi, Esmahan Aykol, Alicia Gímenez Bartlett, Eliane Brum, Tishani Doshi, Catherine Dunne, Paolo Giordano, James Levine, Wilfried N’Sondé, Mario Vargas Llosa testimoniano attraverso racconti e reportage di viaggio la realtà di alcune aree in cui opera Medici Senza Frontiere.“Speriamo che attraverso questo libro, realizzato in occasione del 40° anno di vita di MSF, storie imprigionate dalle emergenze umanitarie, dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla mancanza di accesso alle cure, possano uscire da quel cono d’ombra in cui troppo spesso vengono rinchiuse dalla nostra indifferenza – spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia – Un ringraziamento particolare va agli scrittori e a Feltrinelli Editore che hanno reso possibile la realizzazione di questo importante progetto a tre anni da “Mondi al limite”, nel quale erano stati coinvolti nove importanti scrittori italiani”.Volti di uomini, donne e bambini che vengono descritti in tutta la loro forza e determinazione dalla penna di nove scrittori internazionali che hanno avuto la possibilità di inoltrarsi, insieme a Medici Senza Frontiere, all’interno di crisi umanitarie spesso dimenticate o inaccessibili. Storie, spesso romanzate e non sempre a lieto fine, ma che per la prima volta rendono loro la propria dignità.“Aderire al progetto di MSF non mi ha solo permesso di arricchire le mie fonti di ispirazione ma anche di visitare una parte del mio paese che non conoscevo, il Nagaland, nel nord est dell’India”, racconta Tishani Doshi, scrittrice, poetessa e giornalista indiana. “Ciò che mi ha più colpito è stata la totale iniquità rispetto al sud del paese: mentre lì infatti si è sviluppato un vero e proprio turismo sanitario e gente da tutto il mondo vi si reca perché sa di trovare cure di altissimo livello, il nord est sembra come sospeso nel tempo. Vi sono zone senza acqua e corrente elettrica, dove non è possibile neanche conservare i vaccini.

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Major Human Rights Report

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2011

Commemorating the 50th anniversary of the Univ...

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New York Amnesty International Ireland’s release yesterday of a major human rights report on clergy sexual abuse marks another important step in the journey towards holding Vatican officials accountable for the systematic and widespread concealing of rape and child sex crimes throughout the world. Indeed, as the Amnesty report makes clear in more than 400 pages of documentation, the abuse of children “included acts that amounted to torture and inhuman and degrading treatment.” The Amnesty International report, titled In Plain Sight: Responding to the Ferns, Ryan, Murphy and Cloyne Reports, includes a summary of four previous investigations into abuse by clergy in Ireland, which were also summarized and discussed in CCR’s September 13thcomplaint to the International Criminal Court. According to Colm O’Gorman, Executive Director of Amnesty International Ireland, “The abuse of tens of thousands of Irish children is perhaps the greatest human rights failure in the history of the state. Much of the abuse described in the Ryan Report meets the legal definition of torture under international human rights law.” The report makes clear what happens when governmental authorities cede their responsibility to respect, protect and fulfill the rights of vulnerable children and adults to a church that can’t be trusted with it, or with their children. On behalf of CCR, the Survivors Network of those Abused by Priests, and all survivors of clergy sexual abuse, we welcome this further validation of those whose lives were devastated and betrayed by those they trusted most. In the coming months, CCR will continue to gather information and evidence of additional crimes of rape and sexual violence and associated cover ups by the Catholic Church. We continue to urge all members of the clergy, church officials, and anyone else with information about sexual violence against children to come forward. The 22,000 pages of evidence presented in the ICC filing is only a small fraction of the evidence already available. Far more must exist given the nature and magnitude of these crimes and the reach of the church. Hundreds of current and former Vatican employees have information about sexual assaults against children. Silence is complicity. It’s time for church employees at every level to search their consciences and share their knowledge of these crimes and cover ups.
http://www.ccrjustice.org/iccvaticanprosecution
The Center for Constitutional Rights is dedicated to advancing and protecting the rights guaranteed by the United States Constitution and the Universal Declaration of Human Rights. Founded in 1966 by attorneys who represented civil rights movements in the South, CCR is a non-profit legal and educational organization committed to the creative use of law as a positive force for social change.

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