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Posts Tagged ‘anatocismo’

Banche: Anatocismo e massimo scoperto

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

salva bancheÈ vero che crediti e debiti nei contratti bancari di conto corrente si possono accertare solo alla fine del rapporto, ma ciò non impedisce al correntista di agire quando il conto è ancora aperto per ottenere una rettifica delle risultanze e, quindi, dell’effettivo saldo. E la prescrizione è sempre da ritenersi decennale dalla chiusura in assenza di versamenti di natura solutoria. Il cliente ha la facoltà di agire per far determinare a suo favore il saldo nel conto anche prima della chiusura eliminando gli effetti dell’anatocismo e della commissione di massimo scoperto illegittimamente applicati, insieme agli interessi addebitati in base agli usi su piazza. A stabilire questi principi che per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” costituiscono un altro significativo colpo alle prassi illegittime delle banche in materia di conti correnti, è la sentenza 28819/17 depositata il 30 novembre dalla Cassazione civile. Nella fattispecie, è stato rigettato il ricorso di un istituto di credito avverso la sentenza della Corte d’Appello di Lecce che aveva riconosciuto un saldo di circa 104 mila euro a favore del correntista. Per i giudici della prima sezione civile della Suprema Corte è corretta la decisione della corte territoriale in virtù del principio secondo cui la circostanza che la domanda di rideterminazione del saldo non sia stata proposta dopo la chiusura del conto corrente non costituisce un fattore impeditivo per tale tipo di azione anche al fine di restituire al cliente le somme indebitamente addebitategli a titolo di interessi e commissione di massimo scoperto, ma incide soltanto sulla prescrizione del diritto azionato. L’azione di ripetizione del cliente è sempre soggetta all’ordinario termine decennale che decorre dalla chiusura del conto, a meno che non risultino effettuati versamenti a carattere solutorio. In corso di rapporto, infatti, sono qualificabili come pagamenti soltanto i versamenti eseguiti in presenza di uno scoperto e per ricondurre il saldo entro i limiti del fido, laddove il saldo non sia immediatamente esigibile prima della chiusura del conto se non entro la soglia dell’affidamento concesso al correntista. Peraltro, il pagamento effettuato a estinzione di un debito in tutto o in parte inesistente, perché frutto di una clausola nulla, fa sorgere il diritto alla ripetizione con la conseguente decorrenza del termine di prescrizione. Compete allora all’istituto di credito che eccepisce la prescrizione del credito dimostrare in corso di causa l’avvenuta effettuazione di rimesse solutorie.

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La Cassazione nuovamente sull’anatocismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

cassazioneUn’altra significativa decisione che per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, da un ulteriore secco “stop” alle banche in tema di capitalizzazione degli interessi dei conti correnti è giunta in data di ieri dalla Corte di cassazione che ha ribadito per l’ennesima volta che gli usi bancari in materia di anatocismo non hanno alcun valore normativo ed una volta disconosciuta la loro natura di fonte di diritto la disciplina applicabile non può che essere quella legale, sicchè in difetto di successiva diversa pattuizione posteriore alla scadenza degli interessi, questi ultimi possono produrre a loro volta interessi soltanto dalla data della domanda giudiziale (ricorso monitorio). In sostanza, in tema di controversie relative ai rapporti tra la banca e il cliente correntista, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo a un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente e negoziato dalle parti in data anteriore al 22 aprile 2000, il giudice, dichiarata la nullità della predetta clausola, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c., deve calcolare gli interessi a debito del correntista senza operare alcuna capitalizzazione. È quanto fra l’altro stabilito dall’ordinanza n. 24293 pubblicata il 16 ottobre 2017, che ha accolto il ricorso di una srl correntista. Inoltre, rilevano i giudici di legittimità, è destituita di fondamento l’obiezione della banca secondo cui la nullità della clausola anatocistica avrebbe ad oggetto esclusivamente il periodo trimestrale di capitalizzazione, lasciando in vita la convenzione integrabile per via interpretativa. Il vizio di nullità, infatti, afferisce alla intera clausola, in quanto la convenzione viola la norma imperativa prevista dall’art. 1283 c.c. applicabile “ratione temporis” al rapporto di garanzia in esame, non assumendo pertanto rilievo la intervenuta recezione normativa del divieto di capitalizzazione degli interessi bancari soltanto con l’art. 1, comma 629, della legge 27.12.2013 n. 147, normativa, peraltro, successivamente, integralmente ridisciplinata dall’art. 17 bis, del decreto legge 14 febbraio 2016, n. 18 convertito con modificazioni dalla L. 8 aprile 2016, n. 49 (recante “Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio”) che ha sostituito l’art. 120 del Testo Unico delle leggi bancarie, atteso che la legge n. 147/2013 si è limitata a “normativizzare” un indirizzo giurisprudenziale del Giudice di legittimità già stabilizzato. Insomma, ancora una volta la giurisprudenza conferma la bontà delle azioni a tutela dei correntisti defraudati dall’avidità degli istituti bancari e ci consente di agire con più vigore nelle numerose cause avviate dallo “Sportello dei Diritti” in materia.

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O.d.g. contro l’anatocismo bancario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Roma camera dei deputati, E’ diventato un cavallo di troia a favore degli usurati: PDL, Lega Nord e IR vedono anche l’appoggio responsabile dell’IdV, che ha dato voto favorevole”. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale e Vice Capogruppo Vicario di Iniziativa Responsabile, in riferimento all’approvazione alla Camera dei Deputati dell’emendamento che combatte l’usura bancaria. “Non se ne può fare un fatto personale contro Scilipoti – ha dichiarato l’On. Di Pietro – ma bisogna apprezzare e rispettare il contenuto dell’ordine del giorno e difendere le vittime dell’usura”. “Tra le file della Maggioranza – osserva l’On. Scilipoti – viene fatto notare come PD, UDC e FLI si siano schierati con le lobbies delle Banche contro gli interessi delle famiglie e delle imprese”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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La cantonata del “milleproroghe” e “anatocismo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Riceviamo e diffondiamo l’ennesima decisione di una corte del Territorio nazionale, in particolare la Corte di Appello di Ancona, che conferma l’inapplicabilità della sciagurata norma “salva banche” di cui all’art. 2 comma 19  della legge 26/2/2011 n. 10 di conversione con modificazioni del decreto legge 29/12/2010 n. 225 inserita abusivamente dal governo nella legge di conversione del decreto “milleproroghe”. Come ha più volte sostenuto Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, sotto la paventata tutela della stabilità del sistema bancario nazionale, l’attuale governo ha tentato di scippare i cittadini del diritto di ripetere le somme indebitamente percepite dalle banche e quindi di vedersi restituito il maltolto. Dicevamo ha tentato perché tutte le decisioni successive all’entrata in vigore confermano la cantonata presa dal governo oltrechè per gli evidenti profili d’incostituzionalità della norma, addirittura anche per la sua totale inapplicabilità alle controversie nascenti ed in corso. Così  anche la Corte di Appello di Ancona con un’ordinanza del 03 marzo scorso che alleghiamo di seguito ha statuito quanto già circolava tra gli operatori del diritto, ribadendo la confusione in cui è incappato il presentatore del famigerato emendamento forse troppo preso dalla fretta di chiudere la faccenda con il decreto in scadenza per salvare la lobby delle banche per l’ennesima volta. In particolare, la corte si sofferma sulla circostanza che secondo il legislatore con la novella di cui parliamo la prescrizione decorrerebbe dall’annotazione sul conto che è operazione meramente interna e non all’operazione di pagamento cui si riferiva la famosa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n.  24418 del 02 dicembre 2010 che aveva confermato il termine prescrizionale decennale decorrente proprio dal termine di pagamento e non dalla singola annotazione sul conto. Peraltro, il giudice del gravame riconoscendo portata innovativa alla norma incriminata, stante la natura sostanziale della stessa e quindi non meramente processuale l’ha ritenuta applicabile alla controversia già decisa in primo grado.

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Anatocismo e “milleproroghe”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Prima ordinanza sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale ordinario di Benevento che invia gli atti alla Consulta, affinché decida sulla costituzionalità o meno della norma di legge che nega il diritto al recupero delle somme indebitamente percepite a titolo d’interessi anatocistici se richieste dopo dieci anni dalla singola annotazione sul conto corrente. Ed è così che già solo a distanza di pochissimi giorni dalla pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale”, il giudice unico dr. Andrea Loffredo del Tribunale Ordinario di Benevento, ha promosso di ufficio con apposita ordinanza del 10 marzo 2011, che Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” allega, questione di legittimità costituzionale della suddetta disposizione per violazione degli artt. 3, 24, 41, 47 e 102 della Costituzione.Con un emendamento che avevamo definito “criminale” inserito nella suddetta legge di conversione veniva ribaltato il principio di diritto espresso dalla Suprema Corte e stabilito con una norma d’interpretazione autentica secondo cui in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente con l’art. 2935 del codice civile, si interpretano nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. Di là delle giuste polemiche sollevate e dalle dissertazioni dottrinarie sulla efficacia o meno della norma “salva banche”, Giovanni D’Agata ritiene assai importante che tale disposizione venga posta al vaglio di costituzionalità poiché, anche come confermato dall’ordinanza riportata, sussistono evidenti profili d’incostituzionalità della stessa. Non ci resta che attendere il giudizio della Consulta e confidare come consumatori e correntisti che sia cancellato quest’ennesimo scempio in danno dei cittadini.

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Anatocismo, usura, risparmio tradito: quale tutela?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

Roma 15 marzo p.v. alle ore 09.30 presso Palazzo San Macuto (Via del Seminario 76 convegno su “Anatocismo, usura, risparmio tradito: quale tutela?” Vi partecipano l’On. Antonio Di Pietro, l’On. Massimo Donadi ed il Sen. Felice Belisario. Il convegno è organizzato dal Sen. Elio Lannutti (Senatore IDV e Presidente ADUSBEF).

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Anatocismo bancario

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Le Sezioni unite civili della Corte di cassazione con la sentenza n. 24418 del 2 dicembre, hanno finalmente posto dei paletti sul termine decennale di prescrizione per richiedere alla banca gli interessi anatocistici indebitamente pagati.  Secondo i Giudici della Suprema Corte la prescrizione decorre “dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto” ed inoltre sugli interessi maturati a debito del correntista non è legittima neppure la capitalizzazione annuale.  Gli Ermellini hanno respinto anche il motivo incidentale presentato dal correntista che lamentava la misura degli interessi applicati negli anni dall’istituto di credito.  “Sul punto della Prescrizione le Sezioni unite hanno chiarito una volta per tutte, dando più tempo ai clienti che presentano istanza per la resitutizione degli interessi anatocistici indebitamente versati che “dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto i1 saldo di chiusura dei conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.” Ma non basta. Sul fronte capitalizzazione degli interessi il Collegio esteso ha rafforzato un principio già sancito dal legislatore e secondo cui “l’interpretazione data dal giudice di merito all’art. 7 del contratto di conto corrente bancario, stipulato dalle parti in epoca anteriore al 22 aprile 2000, secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi contemplata dal primo comma di detto articolo si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo invece la capitalizzazione degli interessi a debito prevista dal comma successivo su base trimestrale, è conforme ai criteri legali d’interpretazione del contratto ed, in particolare, a quello che prescrive l’interpretazione sistematica delle clausole; con la conseguenza che, dichiarata la nullità della surriferita previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c. (il quale osterebbe anche ad l’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna” fonte Debora Alberici. Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, tale sentenza certamente potrà invogliare migliaia e migliaia di correntisti a procedere per il recupero di quanto indebitamente percepito dalle banche in sede di capitalizzazione dgli interessi passi sui conti correnti.

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