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Posts Tagged ‘andamento’

Le risorse idriche del Paese sono sempre più condizionate dall’andamento meteorologico

Posted by fidest press agency su martedì, 5 novembre 2019

E’ caratterizzato da eventi temporaleschi copiosi, se non violenti, ma localizzati: lo afferma l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), analizzando lo stato delle portate di fiumi e bacini.
Al Nord, mentre i grandi laghi (Maggiore, Como, Iseo, Garda) sono tutti sopra la media stagionale, il fiume Po è sotto media; significativo è l’andamento del Grande Fiume, la cui portata è inferiore allo scorso anno nei territori a monte per poi ingrossarsi notevolmente durante il corso grazie ai cospicui apporti degli affluenti. Analogo è l’andamento di Dora Baltea e Stura di Lanzo, mentre restano abbondantemente sopra i livelli di un anno fa i fiumi, protagonisti dell’emergenza idrogeologica della scorsa settimana: Stura di Demonte, Toce e Sesia; emblematico è il caso del fiume Tanaro che a Montecastello segna una portata di 188 metri cubi al secondo (un anno fa: mc/sec 373), ma ad Alessandria raggiunge i 125 metri cubi al secondo contro i 29,6 di un anno fa.
Scendendo verso Sud, mentre restano sostanzialmente nella media gli invasi di Umbria (Maroggia), Abruzzo (Penne) e Calabria (Monte Marello e Sant’Anna), sull’anno scorso segnano un deficit le riserve idriche di Basilicata (-123 milioni di metri cubi), Puglia (-21 milioni di metri cubi), Sardegna (-109 milioni di metri cubi); opposta è invece la condizione della Sicilia, i cui invasi contengono 50 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto a 12 mesi fa.“Questa situazione a chiazze – analizza Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – conferma la necessità di investire per la realizzazione di nuovi invasi, al fine di stoccare più dell’11% di acqua piovana, che attualmente riusciamo a trattenere; disporremmo così di maggiori riserve idriche da utilizzare nei momenti di bisogno con evidenti vantaggi per l’agricoltura e l’ambiente, ma anche per la sicurezza idrogeologica.”“Attualmente – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – il Piano Straordinario Invasi ha finanziato 21 progetti in 5 anni per un importo di 144 milioni di euro, mentre altri 23 progetti sono finanziati dal primo stralcio del Piano Nazionale Invasi per un importo complessivo di 106 milioni di euro; a questi stanziamenti va aggiunto il primo stralcio del Piano Nazionale Mitigazione Rischio Idrogeologico: finanziati 25 progetti per un importo di 44,3 milioni di euro. Sono risorse importanti – conclude il DG di ANBI – ma insufficienti rispetto all’evoluzione dei cambiamenti climatici, che espongono il nostro Paese al paradosso del pericolo sia di tragiche alluvioni che di disastrose siccità; per questo, mentre stiamo adoperandoci per aprire al più presto i cantieri, chiediamo di destinare nuovi stanziamenti per il Piano Nazionale Invasi. Gestire efficientemente le acque di superficie, sia quando sono troppe che quando sono poche, è propedeutico a qualsiasi ipotesi di sviluppo economico e territoriale.”

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Agroalimentare veneto: Andamento 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Legnaro-Pd oggi 24 gennaio (ore 11:00) presso la sede di Veneto Agricoltura (Agripolis) “tradizionale” conferenza stampa di inizio anno. Sono poco più di 63.400 le imprese agricole attive in Veneto iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio al terzo trimestre del 2018. Un numero ancora in leggero calo (-0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e in linea con l’andamento registrato dal settore anche a livello nazionale. È questo il primo dato che emerge dall’analisi della grande mole di numeri in corso di elaborazione da parte degli esperti di Veneto Agricoltura in vista del tradizionale incontro di inizio anno con i giornalisti sull’andamento del settore agroalimentare veneto nell’anno appena concluso. Com’è tradizione ormai da molti anni, gli esperti dell’Agenzia regionale forniranno un primo quadro sull’andamento economico-produttivo del comparto, comprendente numero degli occupati, superficie, produzione per singolo comparto, risultati dell’export agroalimentare regionale, ecc. La Conferenza Stampa rappresenta un importante momento per comprendere in anteprima lo stato di salute e il reale andamento dell’agricoltura veneta nel 2018, in attesa dell’incontro in programma nel mese di giugno quando sarà diffuso il Report consuntivo congiunturale.All’incontro saranno presenti l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan e il Direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro.

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Federal Reserve e andamento rialzo tassi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

LONDRA.La Federal Reserve (Fed) potrebbe a breve mettere in pausa il suo programma di rialzo dei tassi, dando finalmente tregua ai mercati emergenti e potenzialmente suscitando un ‘rally da sollievo’. A sostenerlo è Carl Eichstaedt, fixed income portfolio manager di Western Asset, affiliata Legg Mason.Quest’anno i mercati emergenti sono stati messi sotto pressione dai timori sulle effetti di una guerra commerciale e dal rafforzamento del dollaro, con ingenti perdite soprattutto per le valute emergenti, a causa della fuga degli investitori da questa asset class.Secondo Eichstaedt, manager del fondo Legg Mason Western Asset US Core Plus Bond, la maggior parte di queste pressioni potrebbe dissolversi con la fine del ciclo di rialzi della Fed, che potrebbe arrivare prima di quanto il mercato si aspetti.“Le ultime minute della Fed sono state a nostro parere piuttosto dovish” spiega Eichstaedt “ci aspettiamo un altro rialzo in questa riunione, ma dopodiché, per ora, non ce ne saranno altri.”
“La formulazione delle prossime minute sarà fondamentale. In particolare, se la Fed dovesse rimuovere la parola accomodante dalla sua dichiarazione ufficiale, ciò potrebbe significare che il ciclo di rialzi verrà messo in pausa. E, a nostro parere, non riprenderà nemmeno con la riunione di dicembre: potremmo dunque avere un ‘rally da sollievo’ nella parte a breve termine della curva dei rendimenti: sarebbe un’ottima notizia sia per i mercati emergenti che per il credito corporate.”Eichstaedt, che è entrato in Western Asset nel 1994 e ha oltre vent’anni di esperienza nei mercati obbligazionari, sostiene dunque che il debito dei mercati emergenti fosse rappresentato in maniera eccessiva nel budget di rischio del team.“Se guardiamo all’attuale crisi dei mercati emergenti confrontandola con quelle passate, vediamo che oggi questi mercati sono in una posizione completamente diversa” afferma il gestore.“Nel complesso i mercati emergenti hanno fatto un ottimo lavoro nel ridurre la loro dipendenza dal debito in dollari, e a nostro parere rispetto alle crisi passate il problema è molto minore.” “Per questo, dal nostro punto di vista, questa asset class continua ad avere lo stesso appeal di sempre, nonostante ci siano dei rischi idiosincratici.”
Tra i rischi in questione ci sono punti nodali come Tuchia e Argentina: “La Turchia, come ci si aspettava, ha appena alzato i tassi al 24%” spiega Eichstaedt “ e l’Argentina sta attuando le giuste manovre, pur non ottenendo al momento risultati positivi. Ma altre aree restano attraenti.”Tra le posizioni che il team preferisce in portafogli come quello del fondo Legg Mason Western Asset US Core Bond ci sono paesi come Messico, Brasile, Russia e Indonesia.“Molti dei ribassi sui mercati emergenti sono stati eccessivi. Il peso messicano, ad esempio, è la nona valuta più liquida al mondo, mentre la Russia ha oggi valutazioni molto attraenti e gli investitori sono più che compensati per il rischio” conclude Eichstaedt. (by punto di vista di Western Asset (affiliata Legg Mason) sulla riunione della Fed)

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Veneto: secondo trimestre positivo per l’industria

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Nel secondo trimestre 2018, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato un incremento del +4% (era +3,2% nel trimestre precedente) ed anche la variazione congiunturale destagionalizzata ha confermato una crescita del +3% (era -0,8% nel trimestre precedente). L’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera di Unioncamere Veneto è stata effettuata su un campione di 1.505 imprese con almeno 10 addetti (www.venetocongiuntura.it).«Il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del settore manifatturiero nel secondo trimestre 2018 è complessivamente positivo, ma evidenzia anche segnali di preoccupazione per il trimestre successivo – sottolinea Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto –. Sono risultati in sintonia da un lato con l’andamento dell’economia globale, che continua a crescere su livelli significativi, dall’altro con le incertezze globali che condizionano l’andamento dell’economia regionale orientando le previsioni al ribasso. Diventa fondamentale quindi un costante monitoraggio del sistema industriale per conoscere in tempo reale lo stato di salute delle imprese che non possono essere lasciate sole, mettendo in atto politiche di rilancio che rafforzino la competitività del tessuto produttivo, che puntino sull’internazionalizzazione, digitalizzazione e la valorizzazione del capitale umano».
Sotto il profilo dimensionale l’indicatore ha mostrato la performance migliore nelle imprese di piccole dimensioni con un aumento del +4,9%; seguono le medie e grandi imprese con una crescita del +3,6%. La crescita più marcata ha riguardato i beni di investimento (+5,9%), seguiti dai beni intermedi (+5%) e di consumo (+2,1%). A livello settoriale la tendenza positiva è evidente nel comparto della gomma e plastica (+8,4%), nei comparti delle macchine ed apparecchi meccanici (+6,5%), nei mezzi di trasporto (+6%) e nei metalli e prodotti in metallo (+5,2%). Nel secondo trimestre 2018 è leggermente aumentata la quota di imprese che registrano incrementi dei livelli produttivi (56% contro il 55% del trimestre precedente) mentre è rimasta stabile al 27% la quota di quelle che dichiarano variazioni negative della produzione. Il tasso di utilizzo degli impianti si è ridotto attestandosi a 72,5%. I valori massimi riguardano i settori della carta, stampa ed editoria (79,2%), gomma e plastica e metalli e prodotti in metallo (entrambi 75,9%), mentre le variazioni minime si registrano nei comparti dei mezzi di trasporto (68,3%), marmo, vetro, ceramica (68,6%) e legno e mobile (68,7%). Il livello di giacenze dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 56% delle imprese industriali, per il 5% le giacenze sono in esubero e per il 37% non ne tiene. Le previsioni, invece, indicano un peggioramento delle aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi. Solo per gli ordini esteri il saldo si attesta a +3,5 punti percentuali, mentre per tutti gli altri indicatori il saldo ha registrato un valore negativo: produzione -4,6 p.p. (era +17,3 p.p.); fatturato -1,7 p.p. (era +19,5 p.p.); ordini interni -6,3 p.p. (era +13,7 p.p).

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Industria: produzione giugno +0,5% su mese, +1,7% su anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a giugno sale dello 0,7% su base mensile e del 2,1% su base annua.”Bene che, dopo i continui sali e scendi, ci siano stati due mesi consecutivi di rialzi, ma non basta! A giugno, infatti, siamo solo tornati sullo stesso livello di marzo e l’indice destagionalizzato è ancora inferiore rispetto a dicembre 2017. Insomma, siamo ben lontani dall’aver imboccato un percorso positivo di crescita, che è quello che servirebbe al Paese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, infatti, si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del giugno 2008, la produzione industriale è ancora inferiore del 17,1% ed i beni di consumo durevoli hanno una voragine da colmare, un gap del 32,4 per cento. Va meglio per i beni di consumo non durevoli, anche se permane una distanza del 5,1 per cento” conclude Dona.

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Andamento positivo per il Museo Egizio

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Torino. In relazione alle notizie relative al calo di pubblico diffuse ieri da più testate, il Museo Egizio precisa che i dati dell’OCP si riferiscono esclusivamente all’emissione di biglietti ordinari (biglietteria) che non tengono conto dei visitatori degli eventi privati (aperture private in orario serale) e degli eventi gratuiti (come “Io Sono Benvenuto” organizzato lo scorso 23 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, a cui hanno partecipato più di 3.100 persone), altrettanto rilevanti per un corretto monitoraggio dell’andamento del Museo di Via Accademia delle Scienze.
Nel primo semestre 2018, l’Egizio ha accolto 470.430 visitatori, pari a – 2,1% rispetto all’anno precedente.Un dato non trascurabile, ma che indica un sostanziale pareggio e un recupero raggiungibile.
A fianco dell’attività ordinaria, il Museo Egizio ha da tempo adottato una strategia di “diversificazione” che pone al centro la valorizzazione delle collezioni e la loro promozione attraverso una serie di progettualità sinergiche e complementari (notevole occasione di visibilità internazionale anche per la Città di Torino e la Regione Piemonte): le mostre itineranti e gli eventi speciali sono azioni che producono risultati rilevanti, che premiano gli investimenti in termini progettuali e di risorse, dedicate a questi nuovi ambiti.I reperti delle collezioni egizie di Torino sono attualmente in tour in Cina, con la mostra Egypt. House of Eternity, giunta alla terza tappa al Liaoning Museum di Shenyang, e in Canada, con l’esposizione Regine d’Egitto a Pointe-à-Callière, Cité d’archéologie et d’histoire de Montréal. L’interesse dei visitatori all’estero è notevole: le mostre hanno registrato rispettivamente oltre 2.000.000 di visitatori nelle prime due tappe a Zhengzhou e a Taiyuan (Cina) e quasi 200.000 a Montréal (Canada).

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Prestiti: continuano a crescere gli importi medi richiesti

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2016

prestitiA fronte di una buona tenuta della domanda di prestiti personali, anche gli importi richiesti confermano l’interesse degli italiani nei confronti di questo strumento per la gestione delle proprie spese: secondo l’Osservatorio sul credito al consumo di Prestiti.it (http://www.prestiti.it) e Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html), le cifre medie richieste sono cresciute dell’1,2% in sei mesi e del 9% in un anno. Siamo tornati, in buona sostanza, ai valori di un anno e mezzo fa: dall’analisi, condotta su oltre 30 mila domande di prestito presentate nel periodo compreso tra maggio e ottobre 2016, è emerso che gli italiani hanno cercato di ottenere mediamente 11.200 euro. Il profilo tipo di chi chiede accesso al credito è piuttosto chiaro: parliamo di un uomo – lo è il 73% del campione esaminato, contro il 27% di donne – ha 40 anni (ne aveva 2 in più sei mesi fa) e vorrebbe ripagare il denaro chiesto a banche e finanziarie contando su uno stipendio mensile di 1.570 euro (+1,3% rispetto alla precedente rilevazione); unica differenza sostanziale rispetto al semestre precedente è relativa alla durata del prestito, che si ferma a 60 rate, contro le 66 mensilità registrate in passato.
Il finanziamento si accorcia, quindi, ma cambiano anche le finalità per cui questo viene sottoscritto: per la prima volta in tre anni la richiesta di liquidità da gestire in autonomia viene superata dalla volontà di comprare un’auto usata, che rappresenta il 21,9% delle motivazioni date. La liquidità è quindi seconda, con la percentuale del 15,3% mentre a seguire troviamo la ristrutturazione di casa, con il 15%: incentivi e bonus offerti dallo Stato piacciono sempre agli italiani.
Che siano quattro o due ruote, ma questo semestre segna un rinnovato interesse per il mondo dei motori: aumentano in percentuale le domande di finanziamento per comprare l’auto nuova (ora al 7,6%, mentre sei mesi fa erano al 5,9%), mentre una motivazione che cresce in maniera significativa è quella dell’acquisto di moto usate, in sei mesi passate dal rappresentare poco più del 2% al 7,2%. Percentuali molto più piccole – ma per questo motivo il salto è ancora più evidente – per le moto nuove, che vedono triplicare le domande di prestito (dallo 0,4% all’1,2% del totale delle finalità indicate in fase di preventivo). Raddoppiati anche i prestiti per le vacanze (dallo 0,7% all’1,5% del totale), ma in questo caso incide particolarmente la stagionalità, visto che nel semestre considerato rientrano i mesi vacanzieri per antonomasia, quelli estivi.
È una costante la differenza di comportamento tra uomini e donne, sia in termini di importo richiesto, sia per lo stipendio con cui restituirlo: non solo le donne ricorrono in misura minore ai finanziamenti, ma puntano a somme più basse (10.600 contro 11.500 euro) da rimborsare contando su uno stipendio di 1.350 euro, contro i 1.650 euro degli uomini. In comune vi è la ricerca di liquidità e di un’auto usata, anche se quest’ultima motivazione è molto più comune tra gli uomini (tra di loro sale al 22,7% del totale).
Per quanto riguarda le differenze regionali, le cifre più cospicue sono state richieste in Valle d’Aosta (con 12.800 euro), Sardegna (12.000) e Calabria (11.600), mentre il Molise è l’unica regione a scendere sotto la richiesta media dei 10mila (9.800 euro). La durata oscilla tra i 55 mesi del Molise e i 65 mesi della Valle d’Aosta; simili in tutta Italia gli stipendi medi con cui si intende ripagare il finanziamento: in tutte le regioni si aggirano tra i 1.450 e i 1.600 euro, con l’eccezione verso l’alto della Valle d’Aosta (1.700 euro). (foto: prestiti)

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Barometro CRIF sull’andamento della domanda di credito

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

casa-vivaLo studio ha messo in evidenza che nel mese di maggio appena concluso il numero di richieste di mutui (inclusi quelli di surroga e sostituzione) inoltrate dalle famiglie italiane agli istituti di credito ha visto una crescita del +3,4% mentre le domande di prestiti (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati) hanno fatto segnare un +4,1% rispetto al corrispondente mese del 2015. Entrando maggiormente nel dettaglio, i prestiti finalizzati hanno fatto registrare un tasso di crescita più contenuto rispetto ai primi mesi del 2016, pari +2,2%, compensato dalla maggiore vivacità dei prestiti personali, che hanno fatto segnare un +6,3%.
Relativamente ai mutui, si consolida il progressivo recupero verso i valori pre-crisi tanto che nell’aggregato dei primi 5 mesi del 2016 fanno segnare un +19,1% rispetto lo stesso periodo dello scorso anno. Al contempo permane la tendenza degli italiani a richiedere valori più contenuti rispetto al passato, che nel mese di maggio si è attestato a 123.386 Euro, nettamente al di sotto dei 135.631 Euro del maggio 2009, sia a causa delle favorevoli condizioni di acquisto degli immobili disponibili sul mercato, sia della tendenza da parte delle famiglie a privilegiare soluzioni in cui peso della rata incida il meno possibile sul reddito disponibile. Senza dimenticare la crescente incidenza delle surroghe, che per natura si caratterizzano per un importo più contenuto rispetto ai nuovi mutui.
Prendendo in considerazione i primi 5 mesi dell’anno in corso, la domanda di prestiti risulta pari al +8,8%. Per quanto riguarda l’importo medio richiesto, relativamente ai prestiti finalizzati nel mese di maggio è stato pari a 5.701 Euro (il valore più consistente da inizio anno), mentre per i prestiti personali si è attestato a 12.233 Euro (+3,4% rispetto a maggio 2015).

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Italia: andamento del mercato immobiliare

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2016

case al mare«L’analisi sull’andamento del mercato immobiliare compiuta da Nomisma certifica la sensazione generale di una effettiva ripresa del settore, anche se i segnali positivi continuano a rimanere piuttosto timidi come a fine 2015. Per una decisa crescita del numero delle compravendite ci vorrebbe un intervento legislativo di forte impatto: ad esempio una drastica riduzione delle imposte sull’acquisto. Un provvedimento del genere, anche della durata di un solo anno, potrebbe costituire il detonatore ideale per una consistente impennata del mercato».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Le rilevazioni effettuate dal nostro Centro Studi – spiega Simoncini – dicono che sicuramente è aumentato l’interesse da parte di chi vuole comprare: si registra una media di venti visite al mese per un immobile in vendita, mentre fino a qualche tempo non si andava oltre le due unità. Più che la destinazione dello stesso, però, a pesare di più è la tipologia: i compratori, in pratica, mostrano soprattutto interesse per immobili di qualità superiore, indipendentemente dall’uso abitativo, commerciale o terziario che intendono farne. Ciò anche perché spesso sono gli stessi proprietari a scegliere di privarsi di beni da cui possono ricavare un introito consistente: ad esempio per fare fronte a necessità dovute al lungo periodo di crisi economica attraversato dal nostro Paese, per avviare o rilanciare un’attività imprenditoriale oppure scegliendo di spostarsi in una abitazione più piccola per realizzare un surplus finanziario. In ogni caso, per parlare di una ripresa sostanziale del settore immobiliare, c’è bisogno che la tendenza degli ultimi mesi si confermi nel medio-lungo periodo e che investa il mercato nel suo complesso».

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Andamento del mercato immobiliare USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2016

vendite immobiliSecondo un’indagine condotta da RE/MAX, network immobiliare internazionale in franchising, le vendite di immobili nel mese di gennaio sono state del 6,3% maggiori rispetto a quelle dello stesso periodo lo scorso anno, eguagliando l’aumento su base annua registrato in dicembre. Allo stesso tempo, le tendenze stagionali previste hanno registrato il 31,7% di vendite in meno a gennaio rispetto a dicembre. Dal mese di gennaio 2009, il calo medio delle vendite di dicembre era del 27,6%. Negli ultimi 12 mesi la media dell’incremento nelle vendite su base annua è stata del 5,6% e solo due mesi, novembre e ottobre, hanno registrato un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il prezzo mediano di tutte le case vendute a gennaio è stato di $200.714, pari ad un incremento del 6.7% rispetto a gennaio 2015. L’offerta di case in vendita rimane molto ristretta in molte metropoli in tutto il paese, mostrando una diminuzione del 14,7% rispetto allo scorso anno. Nel mese di gennaio, la media nazionale di mesi sul mercato è stata di 4.6, inferiore al 5.2 dello scorso anno. Nelle 52 aree metropolitane coinvolte nell’indagine RE/MAX a gennaio, il numero medio di immobili venduti è stato del 6,3% maggiore rispetto allo scorso anno, ma del 31,7% inferiore rispetto al mese precedente. Le vendite di gennaio sono solitamente inferiori rispetto a dicembre e da gennaio 2009 la media di diminuzione è stata del 27,6%. Le vendite di gennaio sono sembrate particolarmente forti nel nord est, in città come Boston, Philadelphia, Trenton, Manchester e Burlington. A dicembre, 38 delle 52 aree metropolitane intervistate hanno registrato vendite maggiori su base annua, 13 delle quali con aumenti a doppia cifra: Trenton, NJ +31.3%, Burlington, VT +30.9%, Manchester, NH +27.0%, Boston, MA +22.1%, Philadelphia, PA +16.8%, and Minneapolis, MN +16.2%.
Il prezzo mediano di vendita di tutte le case vendute nel mese di gennaio è stato di $200.714, inferiore del 2,3% rispetto a dicembre. Su base annua, il prezzo mediano di vendita è ora salito per 48 mesi consecutivi, ma l’incremento di gennaio del 6,7% è inferiore alla media del 7,6% per ciascun mese nel 2015. Una scarsa offerta di immobili continua a fare pressione sui prezzi, nonostante il loro incremento si stia moderando negli ultimi mesi. Tra le 52 aree metropolitane intervistate a gennaio, 49 hanno registrato prezzi maggiori rispetto allo scorso anno, con 15 percentuali a doppia cifra, che includono Tampa, FL +19.4%, Nashville, TN +16.1%, Trenton, NJ +15.2%, Orlando, FL +14.6%, Des Moines, IA +13.9% and Denver, CO +12.9%. (foto: vendite immobili)

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Mercato immobiliare in calo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 febbraio 2015

case al mareIl 2014, per il mercato immobiliare, è stato un anno con luci ed ombre: da un lato è tornata a salire la domanda di mutui, complici i migliori tassi applicati dalle banche a chi chiede un finanziamento, dall’altro i prezzi di vendita hanno continuato a scendere, appena meno rispetto a quanto accaduto nel 2013. Secondo l’Osservatorio sul Mercato Immobiliare residenziale italiano condotto da Immobiliare.it (http://www. immobiliare.it) nel 2014 i prezzi degli immobili residenziali hanno subito un calo annuale pari al -5,6%.
Se nel primo semestre il calo rilevato era stato più contenuto (-1,8%) – tanto da far ipotizzare una stabilizzazione – considerando solo il secondo semestre 2014 la diminuzione dei prezzi richiesti è stata del 4,1%. A dicembre 2014 il prezzo medio ponderato degli immobili residenziali italiani si è assestato a 2.166 € per metro quadro.
Scomponendo i dati in base alle macro aree del Paese, a livello annuale il calo maggiore delle cifre richieste si è registrato al Centro (-7%) e al Sud (-6,8%), con una significativa svalutazione degli immobili rilevata in Molise (-18,2% in un anno). Considerando solo il secondo semestre, la contrazione più forte si registra nel Mezzogiorno (-5,9%). L’area che, di contro, ha mostrato nell’anno la tenuta maggiore dei prezzi è il Nord-Est: Trentino Alto Adige (-1,2%) e Friuli Venezia Giulia (-2,2%) sono le regioni che hanno arginato meglio il calo. Rispetto alla precedente rilevazione i prezzi tornano a calare in misura più evidente nelle grandi città (-4,8% in sei mesi), dopo un semestre in cui erano le più piccole a soffrire di più (queste si fermano al -3,5%).
Mentre i prezzi del mattone continuano a scendere sale ancora, ma meno che in passato, l’offerta di immobili in vendita: nel corso del secondo semestre 2014 la crescita registrata è pari al +5,7%, mentre considerando il 2014 nel suo complesso ci si ferma ad un +4,1%. Il costante aumento di questa tipologia di offerta (che prosegue dal 2012, anno di inizio delle rilevazioni) sta tuttavia rallentando a seguito del forte ridimensionamento del settore dell’edilizia, che produce sempre meno: secondo l’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, redatto dall’ANCE, nel 2013 la produzione di nuove abitazioni è calata del 18,4%. Da qui l’impossibilità di una crescita con la stessa intensità del passato. Si rafforza, d’altro canto, la differenza di disponibilità sul mercato di immobili residenziali in locazione, da sempre meno numerosi di quelli in vendita: nel corso del secondo semestre il divario numerico aumenta perché l’offerta di case in affitto è calata del 10,4% (-10,1% nel 2014). Fenomeno, questo, che offre una prova del calo della volontà degli italiani di mettere a reddito i propri immobili: complici l’alta tassazione legata alle locazioni e gli alti tassi di morosità registrati nel nostro Paese, il trend che emerge vede gli italiani più intenzionati a vendere il proprio immobile, piuttosto che continuare ad operare nel difficile mercato della locazione.
Esaminando l’andamento dei prezzi nelle città capoluogo di regione emerge un peggioramento in corrispondenza del secondo semestre: se la prima parte dell’anno aveva visto diverse città con contenuti rincari dei prezzi (su tutte, +2,4% a Trieste), complessivamente nel 2014 tutti i capoluoghi chiudono in negativo. L’Aquila (-17,7%) e Aosta (-11,9%) sono i capoluoghi che soffrono maggiormente nel 2014, ma particolarmente significativo è il dato di Roma: la città, che copre ben il 94% dell’offerta di immobili di tutta la regione Lazio, ha subito un calo dei prezzi di vendita pari all’8,4% in un anno.
Questo tonfo porta la città eterna a perdere il suo storico primato di città con i prezzi più elevati del comparto residenziale: Roma viene superata da Firenze (solitamente seconda) stabile a 3.657€ al metro quadro (-0,5% nei sei mesi, -0,7% nei 12), mentre Milano, che pure cala del 3,1% in un anno e arriva a 3.463€/mq, rimane il terzo capoluogo di regione della classifica.
In coda alla rilevazione sin dal 2012, i capoluoghi meno costosi d’Italia sono sempre Catanzaro (1.188€ al metro quadro, in flessione del -9,7% nel 2014) e Perugia (1.460€/mq, con prezzi in calo del 10,7% rispetto ad un anno fa).
La città che, nel 2014, ha subito la contrazione maggiore dei prezzi è L’Aquila (-17,7%), mentre considerando solo il secondo semestre perde più di tutte Campobasso (-11,6%). L’unico capoluogo di Regione che da giugno a dicembre abbia registrato un segno positivo circa l’andamento dei prezzi è Potenza, che vede un rincaro del 4,7%.

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Cresce la domanda di mutui

Posted by fidest press agency su sabato, 24 gennaio 2015

domanda mutuiIn particolare, per quanto riguarda la domanda di mutui, nell’arco dei 12 mesi, ha fatto segnare una crescita pari al +15,0%, dopo ben 3 anni caratterizzati dal segno meno, sostenuta sia dagli stimoli proposti dagli istituti di credito, con offerte focalizzate sulla modularità e flessibilità del prodotto, sia dalle richieste di surroga, in virtù della convenienza dell’attuale tasso variabile. L’importo medio dei mutui richiesti nell’anno 2014 è ulteriormente calato, attestandosi a 124.346 Euro rispetto ai 127.328 Euro dell’anno precedente, confermando così un trend in contrazione che perdura da diversi anni sia a causa della diminuzione del prezzo di acquisto degli immobili sia per la tendenza a privilegiare soluzioni che gravino il meno pesantemente possibile sul bilancio famigliare.Il dettaglio relativo alla domanda di prestiti (personali e finalizzati) mostra come, nell’aggregato dei 12 mesi del 2014, la variazione della domanda ha mantenuto il segno negativo, con un complessivo -2,0%, sintomo di un quadro congiunturale che risulta ancora fragile, con il persistere di segnali negativi sul fronte dell’occupazione che ha raggiunto livelli record, penalizzando soprattutto le fasce di popolazione più giovani. Nel mese di dicembre appena concluso, però, la domanda di prestiti ha fatto registrare un incremento del +10,6%, dato che va a consolidare la dinamica positiva già rilevata a ottobre e novembre (rispettivamente in crescita del +7,6% e del +5,2%). Infine, rispetto al 2013, l’analisi condotta da CRIF mette in evidenza una sostanziale stabilità dell’importo medio dei prestiti richiesti (sempre nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati), attestatosi a 7.422 Euro contro i 7.395 Euro del 2013 (+0,4%).

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Crescono le parafarmacie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2012

Con il 91,6% di confezioni vendute (284,5 milioni) e un giro di affari di poco superiore ai due miliardi di euro (92,6% del mercato a valore), la farmacia si conferma il canale di acquisto privilegiato per le specialità senza obbligo di prescrizione, anche se l’unico canale a registrare una crescita è la parafarmacia. Il risultato emerge dall’analisi dell’Anifa recentemente pubblicata che ha preso in esame l’andamento del mercato farmaceutico del 2011 e ha messo in evidenza come il mercato di Sop e Otc, pur con una contrazione nei volumi rispetto al 2010, riconferma la tenuta del fatturato. Secondo i dati, «stabile al 3,5% la quota della Gdo, mentre la parafarmacia ha costantemente eroso, seppure di misura, quote di mercato alla farmacia con vendite, a fine 2011, pari al 4,9% del numero di confezioni (poco più di 15 milioni) per un giro d’affari di circa 102 milioni di euro (4,6% del mercato a valori). Rispetto alla performance dell’anno appena trascorso, le farmacie e i corner Gdo assistono a una contrazione delle confezioni vendute rispettivamente del 2,7% e del 2,1%, mentre la parafarmacia registra un +1,0%». Quanto all’andamento a valori si evidenzia «una tenuta dei fatturati da parte delle farmacie (-0,3%), una modesta crescita per i corner (+0,8%) e un aumento per la parafarmacia pari al 3,1%. Guardando ai prezzi, rispetto a dicembre 2010, le parafarmacie han­no avuto gli aumenti più contenuti e pari +2,36% contro il +2,87% della farmacia e il +5,05% della Gdo». Importante il commento dell’Anifa, secondo cui «i dati evidenziano come la leva del prezzo, liberamente stabili­to dal titolare di ogni punto vendita, non incide significativamente sulle abitudini di acquisto degli italiani e, quindi, sulla leadership di mercato della farmacia»(fonte farmacista33)

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St. Jude Medical: andamento economico

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2012

St. Jude Medical (NYSE: STJ), gruppo americano leader nella progettazione, produzione e commercializzazione di dispositivi medicali per il trattamento delle patologie cardiovascolari, ha registrato nel quarto trimestre 2011 ricavi pari a $ 1,407 miliardi, +4% rispetto ai $ 1,350 miliardi del pari periodo del precedente esercizio. St Jude Medical ha registrato nel 2011 un fatturato pari a $ 5,612 miliardi, +9% rispetto al 2010 ($ 5,165 miliardi). Daniel J. Starks, Presidente e Chief Executive Officer di St. Jude Medical, nel commentare l’andamento finanziario 2011 del Gruppo, ha dichiarato “Siamo impegnati nello sviluppo di tecnologie che contribuiscano alla riduzione dei costi delle cure mediche e allo stesso tempo che siano in grado di migliorare la salute dei pazienti. Lo studio clinico FAME II, condotto su pazienti affetti da patologia coronarica complessa e il lancio sul mercato del nostro sistema ICD quadripolare, unico al mondo destinato a pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca dimostrano che stiamo perseguendo questo obiettivo”.
Nel dettaglio, il fatturato nell’area cardiovascolare nel 2011 ha raggiunto i $ 1,337 miliardi, con una forte crescita del 29% sul precedente esercizio, di cui 740 milioni di $ (+10%) nei prodotti vascolari e 597 milioni di $ (+64%) in dispositivi di area strutturale. Nell’ambito dei dispositivi e sistemi per il trattamento della Fibrillazione Atriale i ricavi nel 2011 sono stati pari a $ 822 milioni, +16% sul 2010. Una buona crescita si registra anche nelle vendite dei prodotti per la Neuromodulazione per un totale di $ 419 milioni, +10% rispetto al 2010. Infine, stabili le vendite per l’intero 2011 nei settori dei dispositivi per il controllo del ritmo cardiaco CRM (defibrillatori impiantabili e pacemaker) che sono state di $ 3,034 miliardi. In particolare, i defibrillatori hanno registrato $ 1,824 miliardi di fatturato e i pacemaker hanno contribuito per $ 1,210 miliardi.
St. Jude Medical sviluppa tecnologie e servizi medicali mettendo un maggiore controllo a disposizione di chi cura pazienti con disturbi cardiaci, neurologici e pazienti affetti da dolore cronico. L’azienda è impegnata a migliorare la pratica della medicina tramite la massima riduzione del rischio, offrendo un notevole vantaggio al paziente. La società ha sede generale a St. Paul nel Minnesota. Le principali aree terapeutiche includono: gestione del ritmo cardiaco, fibrillazione atriale, cardiovascolare e neuromodulazione. Per maggiori informazioni: http://www.sjm.com.

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Prezzo della Benzina ad Agosto

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2011

Agip

Image via Wikipedia

Verificando l’andamento giornaliero del Brent Dated– Dollaro/Barile nel mese di Agosto, notiamo come nonostante il ribasso delle quotazioni del barile di greggio nei primissimi giorni di Agosto (risalito invece negli ultimi giorni del mese stesso), i prezzi del carburante presso i principali distributori Italiani abbiano seguito un andamento inverso. Lo dice in un comunicato il Segretario Nazionale dell’Associazione a tutela del Cittadino Assotutela.net Pietro Bardoscia.
Entrando nel dettaglio, ad esempio dal 4 al 9 Agosto 2011 il Brent Dated ha registrato un calo del costo del greggio per Barile da 107 a 104 dollari circa, mentre nei distributori Italiani il costo della Benzina è aumentato. Cosi come riportato dal Quotidiano Energia, risulta che in data 4 Agosto 2011, presso l’Eni la Benzina era di 1,631; alla Esso 1,634; all’IP 1,639; alla Q8 1,638; alla Shell 1,639 ; alla Tamoil 1,640; alla Total Erg 1,637; mentre la Diesel all’Eni era di 1,512; alla Esso 1,514; all’IP 1,519; alla Q8 1,518, alla Shell 1,515, alla Tamoil 1,518, alla Total Erg 1,516 Invece analizzando il Brent Dated a fine mese, il costo del greggio al barile è risalito a 117 euro circa, mentre presso i vari distributori Italiani inspiegabilmente i prezzi sono scesi, come dimostrano i dati riportati dal Quotidiano Energia, con la Benzina all’ 1,606 presso l’Agip; all’1,610 per la Total Erg; all’1,612 per la Esso; 1,608 per l’IP; 1,609 per la Q8; 1,614 per la Shell; 1,615 per la Tamoil. Mentre per la Diesel risulta: 1,484 per l’Eni, 1,489 per la Total Erg, 1,487 per la Esso, 1,486 per l’IP, l’1,483 per la Q8, 1,491 per la Shell e la 1,492 per la Tamoil. Alla luce di questa analisi che, se dovesse corrispondere al vero non lascia spazio a dubbi e ad interpretazioni, ci domandiamo come possa essersi generata una cosa del genere, a nostro avviso del tutto anomala? E’ possibile che questo fenomeno sia legato alle vacanze estive? Per questo Assotutela.net – conclude Bardoscia – alla luce di questi dati, nei prossimi giorni valuterà attentamente l’ipotesi di procedere tramite i propri legali ad una denuncia contro ignoti con la speranza di verificare se nel Mese di Agosto si sia verificato un caso di Aggiotaggio. Nel frattempo chiediamo un incontro urgente con il Governo per discutere di tutto questo al fine di trovare le misure idonee a tutelare, una volta per tutte, i cittadini italiani.

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Campagna cereali

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2011

L’andamento meteorologico ha pesantemente condizionato la campagna cerealicola 2010-2011, influenzando fin dall’inizio i risultati produttivi. Sul nostro territorio, a fronte di una campagna di semina che ha visto una leggera contrazione delle semine a causa di difficoltà di accesso ai campi durante i mesi autunnali, le coltivazioni seminate con la giusta tempistica sono uscite dall’inverno con un’ottima condizione vegetativa. Tale situazione si è mantenuta durante i successivi mesi primaverili, poiché l’andamento climatico è stato favorevole, con diverse, ma moderate piogge cadute tra febbraio e marzo, che hanno mantenuto il frumento in una condizione di crescita ottimale. Il periodo d’inizio giugno è stato invece caratterizzato da numerosi temporali che avevano fatto temere un possibile decadimento dei valori merceologici del frumento, ma il ripristinarsi del bel tempo dalla metà di giugno, ha poi invece permesso d’effettuare la trebbiatura in condizioni ottimali.
Tra i teneri occorre ancora citare l’exploit delle varietà Bologna e Palesio, le cui produzioni spesso sono state superiori agli 85 quintali /ettaro. Tra i duri, confermano un’ottima produzione Claudio e Normanno, mentre tra le nuove varietà proposte dal CAP, Miradoux ha ottenuto un’ ottima performance. Tutti i frumenti duri hanno avuto ottime caratteristiche igenico-sanitario, con proteine che, nella media, si sono attestate attorno al 13%. Nel resto del paese la campagna cereali ha registrato buone rese, buona qualità anche se in un contesto di calo generalizzato delle superfici. Veneto e Lombardia ad esempio hanno seminato fino al 20% in meno.
Le prime battute della nuova campagna di commercializzazione del grano sono inserite in un contesto internazionale del tutto diverso dallo scorso anno , visto che un ruolo importante e decisivo sarà svolto dal prodotto russo che rappresenta circa il 15% del commercio mondiale e che nella scorsa campagna non era disponibile ( causa siccità ). L’aumento delle produzioni in Cina – Paesi dell’Est e nell’ Ue ( ad eccezione della Francia che produrrà circa un 5-10 % in meno ) ed il ritorno dell’ India sul mercato dell’export confermano ad oggi i fondamentali come deboli – ribassisti. Web: http://www.caip.it

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Gli italiani e il mercato immobiliare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Il 54% di loro crede sia il momento giusto per comprare casa. Questo emerge dall’elaborazione dell’Indice Immobiliare.it sulla fiducia dei consumatori (www.immobiliare.it/fiducia-consumatori), che da oggi e periodicamente tasterà il polso degli Italiani in merito alla loro percezione circa l’andamento del mercato immobiliare. I dati, ottenuti intervistando oltre 5.000 persone su tutto il territorio nazionale, se da un lato rilevano un certo ottimismo rispetto a quello che accadrà ai prezzi degli immobili nel prossimo anno (il 43% del campione pensa si manterranno stabili e il 29% addirittura che diminuiranno) e al fatto che, conseguentemente, possa essere un buon momento per comprare casa, dall’altro rilevano una certa sfiducia circa l’opportunità di vendere casa. Il 61% del campione pensa non sia il momento adatto per farlo. La consistenza del campione intervistato ha permesso di avere un interessante quadro delle differenze regionali: Emilia Romagna (59,4%),Toscana (59,3%) e Lombardia (59%) sono le regioni che guardano con maggiore ottimismo al mercato immobiliare, con valori superiori alla media.

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Bilancio Selex

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Trezzano S/N, Milano. Selex continua a crescere anche nel 2011. Dopo aver chiuso l’esercizio 2010 con un aumento a rete complessiva del + 6,7% (Fonte: Nielsen), anche nei primi mesi di quest’anno l’andamento si conferma più che positivo. Da gennaio a fine maggio 2011, infatti, le Imprese del Gruppo hanno realizzato una crescita del + 3,2% del fatturato a rete costante e del + 7,8% considerando lo sviluppo (Fonte Nielsen, maggio 2011). Una crescita che ha consentito a Selex di consolidare la sua quota di mercato che, a gennaio 2011, ha raggiunto il 10% (Fonte: Symphony IRI, canali iper-super-superettes-cash&carry), rafforzando così la sua posizione di terzo retailer nazionale. I dati dei primi mesi dell’anno sono stati presentati in occasione dell’Assemblea Generale del Gruppo svoltasi a Londra dal 22 al 24 giugno, insieme ai risultati di chiusura dell’esercizio 2010, che hanno confermato un fatturato al consumo pari a 8.720 milioni di euro, con risultati positivi in tutti i canali di vendita. Nel corso dell’Assemblea, sono stati presentati anche i risultati della marca commerciale che, in crescita nei primi mesi dell’anno del + 17,3%, è sempre più apprezzata e risulta determinante nella difesa del potere d’acquisto dei consumatori. «Questi dati confermano l’apprezzamento per la politica commerciale delle Imprese del Gruppo, sempre attente al territorio, alla qualità ed al bisogno di risparmio dei consumatori – commenta Giovanni Pomarico, Presidente di Selex -. Non nascondiamo comunque preoccupazione per l’andamento generale dei consumi, sia nel breve che nel medio periodo, soprattutto per il perdurare dell’assenza di politiche di sostegno alle famiglie». Infine, grande attenzione è stata posta ai numerosi progetti avviati dal Gruppo Selex in questi ultimi anni con l’obiettivo di trovare sinergie d’acquisto e recuperare efficienza nell’ambito della gestione.
Il Gruppo Selex opera nel settore della grande distribuzione con 21 imprese regionali che gestiscono 2.950 punti di vendita in tutta Italia, per un fatturato al consumo 2010 di 8.720 milioni di euro e 31.000 addetti. Con una quota di mercato del 10%, è il terzo player nazionale. Questo prestigioso risultato è stato ottenuto, oltre che con i marchi di Gruppo Famila, A&O e C+C, con una pluralità di insegne radicate sul territorio e da tanti anni vicine ai consumatori. Il Gruppo Selex fa parte della Centrale ESD Italia che, a livello internazionale, è partner della Centrale EMD. (www.selexgc.it)

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Andamento dell’economia in Usa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Mag 2011

Il nuovo anno è iniziato con un significativo recupero. La stima del Bureau of economic analysis segnala che la crescita del Pil in termini reali è salita allo 0,8% sul periodo precedente. Tale risultato ha riflesso sia l’accelerazione della spesa per consumi e degli investimenti in attrezzature e software sia il contributo positivo dell’interscambio dovuto al fatto che le esportazioni hanno continuato a crescere e le importazioni sono diminuite. Ha invece agito da freno sulla crescita il contributo significativamente negativo dell’accumulo delle scorte. L’inflazione sui dodici mesi misurata sull’indice dei prezzi al consumo ha riflesso principalmente l’impatto del rincaro dei beni energetici, e in misura inferiore, da quelli alimentari.(fonte B.I.)

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Giocare a perdere

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

Tutte le volte che facciamo una riflessione sull’andamento della politica italiana dopo la pagina “nera” di mani pulite negli anni novanta e l’avvento del “fenomeno” Berlusconi, non pochi osservatori lasciano trasparire una loro stima dei fatti attraversata da un sospetto. Esso è avvalorato dal come le forze politiche che si sono contrapposte al nascente partito “Forza Italia” e al suo leader si sono comportate allorchè hanno vinto le elezioni e si sono poste alla guida del Paese. Sin dalle prime battute si è notato un malessere crescente al proprio interno. Non a caso il primo governo Prodi è caduto per mano delle faide interne alla sua coalizione e agli errori commessi dai suoi successori a partire da D’Alema e per finire ad Amato. Il secondo Prodi non è stato da meno. Tutto questo si poteva evitare. Ma la sconfitta elettorale delle politiche nella sua ultima tornata è derivata anche dalla incapacità del centro sinistra di proporsi all’attenzione dell’elettorato nazionale come forza credibile per il governo del paese. Idee poco chiare, distinguo inopportuni, alleanze ambigue, litigiosità soprattutto all’interno della sinistra e una leadership poco rappresentativa sono stati gli ingredienti che hanno remato contro un impegno elettorale che avrebbe potuto segnare la fine del berlusconismo. Possibile che non era stata compresa l’importanza della posta in gioco? E ora che cosa si indica? Solo una sterile opposizione nella quale si offre il fianco all’accusa di essere dei conservatori nel sostenere lo status quo della giustizia, nella difesa ad oltranza della scuola pubblica e degli interessi dei “baroni”, della voglia di riscatto politico attraverso le aule di tribunale, nel continuo chiedere dimissioni di questo o quel ministro o del governo per ritrovarsi immancabilmente messi in minoranza. E ora si aggiunge la circostanza che tutto il centro sinistra non solo si ritrova al cospetto di una maggioranza parlamentare e di governo ricompattata ma anche capace di esprimere al suo interno una opposizione e con il rischio di far diventare superflui, agli occhi degli elettori, tutto lo schieramento del centro sinistra definito da Berlusconi con un solo epiteto: comunisti e il che vuol dire “sorpassati” “antenati” “fuori dalla realtà”. Di questo passo giocare a perdere diventa qualcosa di più di un sospetto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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