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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Andrea Vitali presenta il suo ultimo romanzo “A cantare fu il cane”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 maggio 2017

andrea vitaliComo martedì 23 maggio alle 18.00 presso la libreria Ubik di Como nell’ambito degli incontri culturali organizzati dal Premio Internazionale di Letteratura Città di Como, di cui lo scrittore presiede la giuria presentazione del libro di Andrea Vitali “A cantare fu il cane” (Garzanti, 2017), una delle storie più riuscite dello scrittore bellanese.
Durante l’incontro Andrea Vitali dialogherà con il giornalista del Corriere di Como Lorenzo Morandotti e Giorgio Albonico, organizzatore del Premio Città di Como.
La storia incomincia nella quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio 1937 quando viene turbata a Bellano da un grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli, che urla «Al ladro! Al ladro!» perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni. E in effetti un balordo viene poi rocambolescamente acciuffato dalla guardia notturna Romeo Giudici. È Serafino Caiazzi, noto alle cronache del paese per altri piccoli reati finiti in niente soprattutto per le sue incapacità criminali. Chiaro che il ladro è lui, chi altri?
Ma al maresciallo Maccadò servono prove, mica bastano le voci di contrada e la fama scalcinata del presunto reo. Ergo, scattano le indagini. Prima cosa, interrogare l’Emerita. Già, una parola, perché la donna spesso non risponde al suono del campanello di casa, mentre invece è molto attivo il suo cane, un bastardino ringhioso e aggressivo che si attacca ai polpacci di qualunque estraneo. E il Maccadò, dei cani, ha una fifa barbina.
I misteri e le tresche di paese, gli affanni dei carabinieri e le voci che si diffondono incontrollate e senza posa, come le onde del lago, inebriate e golose di ogni curiosità, come quella della principessa eritrea Omosupe, illusionista ed escapologa, principale attrazione del circo Astra per le sue performance, ma soprattutto per il suo ombelico scandalosamente messo in mostra. E per la quale, così si dice, ha perso la testa un giovanotto scomparso da casa…
Andrea Vitali Scrittore molto prolifico, nel 1996 vince il Premio letterario Piero Chiara con “L’ombra di Marinetti” ma il grande successo lo ottiene nel 2003 con “Una finestra vista lago” (Premio Grinzane 2004). Con il romanzo “Almeno il cappello” (Garzanti, 2009) vince il Premio Casanova, il Campiello sezione giuria dei letterati ed è finalista al Premio Strega. Tra i numerosi romanzi, ricordiamo “La ruga del cretino” (Garzanti, 2015, scritto con Massimo Picozzi), “Le belle Cece” (Garzanti, 2015), “La verità della suora storta” (Garzanti, 2015), “ Nel mio paese è successo un fatto strano” (Salani, 2016), “Le mele di Kafka” (Garzanti, 2016) e “Viva più che mai” (Garzanti, 2016). (foto: andrea vitali)

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Incontro con Andrea Vitali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2015

andrea_vitalizurigo3Zurigo Martedì, 17 novembre 2015, Università di Zurigo alle Ore 18:30 si è tenuto l’incontro con il popolare scrittore di Bellano parlerà dei suoi romanzi e del loro successo in relazione alle trasformazioni del mondo dell’editoria contemporanea.
Andrea Vitali ha pubblicato più di 50 romanzi, coi quali ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica. I suoi libri sono stati tradotti in Francia, Germania, Serbia, Grecia, Romania, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Ungheria, Giappone e Turchia. L’ultimo suo libro ha come titolo La verità della suora storta (Milano, Garzanti, 2015). (foto: Andrea vitali, zurigo)

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Il custode inesistente di Andrea Vitali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 agosto 2014

il custode inesistenteLa scrittura di Andrea Vitali, che ogni volta si avviva con bella forma e rinnovata capacità d’invenzione sulle trame delle tante storie che ruotano attorno al piccolo micro/macrocosmo di Bellano, questa volta non ha trovato il consueto materiale narrabile e allora s’è smarrita, come assopendosi in un sogno o forse s’è abbandonata a una visione o è stata costretta a dare voce al suo daimon, che per farla uscire dalla sua pur alta consuetudine l’ha costretta a lanciarsi in una sfida. Con tali premesse il risultato non poteva essere che una nuova cifra espressiva che avrà colto di sorpresa anche lo stesso autore. Perché il narrare forbito di Vitali, costruito secondo regole grammaticali impeccabili, qui si fa crudo, simbolico, intermittente, sincopato, imprevedibile: ora drammaturgico, ora quasi epigrammatico, ora chiuso ed ermetico come un’intuizione filosofica. Un narrato dettato dall’inconscio, che non si pone il fine di raccontare ma piuttosto di svelarci un segreto. Il nostro tragico segreto.
Il custode inesistente Metafora nichilista sulla condizione umana questa confessione/rivelazione che il custode ci trasmette come un dono di morte, attraverso questo diario che pare scritto da un condannato all’ergastolo e che ci conduce in un luogo atemporale dove niente si riesce a immaginare se non un’atmosfera vaga e morta, sospesa in una dimensione sconfortata e indefinita che richiama quel breve e criptico capolavoro ch’è Dall’Inferno di Manganelli, soliloquio di un’anima persa che galleggia fra vita e morte nel proprio aldilà senza divinità e che, nel suo sotteso significato, sembra parente di certi splendidi e agghiaccianti racconti buzzatiani. Una dimensione allucinata questa in cui il custode, a differenza degli altri esseri umani, porta in sé l’atroce consapevolezza di essere dentro un matrix e di vivere un’esistenza schiavizzante e senza significato, dove la libertà è una chimera e i sentimenti, quelli veri e puri, sono presto soffocati da una totale spersonalizzazione. Per questo il custode apparentemente racconta con oggettiva, frigida e indifferente malinconia il suo ruolo in questa delirante realtà. Ruolo e identità che alla fine restano un interrogativo. Custode da generazione in generazione di maschere che sono state indossate dagli uomini nel momento della loro nascita e smesse al momento della loro morte. Custode di mille falsità, di mentite spoglie, di proiezioni e non di verità, di maschere che gli uomini si mettono per sfuggire a se stessi e dunque ‘custode del nulla’, di ciò che non esiste, di ciò ch’è falso, di ciò che non può lasciare che una memoria inventata.
E in questo clima, che sa di vuoto e d’oblio, le maschere di Giancarlo Vitali corrono dietro al disperato e rassegnato diario con altrettanta carica simbolica. Dove sta la nostra identità, dove la nostra libertà di essere se stessi, sembra chiedersi l’artista quando dipinge, incide, disegna le sue maschere, che sono una continua mutazione di volti umani che si alterano, si deformano, virando ora verso uno ‘splendido orrore’, ora verso una ‘magnifica mostruosità’, in un gioco di specchi deformanti e di finzioni che lasciano la verità (se ce n’è una) in un assoluto spaesamento? Sono i nostri mille volti, quelli che indossiamo senza averne coscienza ma che ci rendono continuamente altro da ciò che crediamo di essere o da ciò che potremmo finalmente essere se solo riuscissimo a non cedere alla paura. Un solo personaggio sembra non obbligato a essere una maschera, il custode, appunto. Una bellissima acquaforte che ritrae un uomo dall’aspetto bonario attorniato da una pletora di maschere che appaiono personaggi di un ‘burattinaio’, raccolti in un cimitero senza anime. (Leonardo Castellucci)

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Inaugurazione di Vitali Andrea scrittore e Giancarlo pittore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 agosto 2014

vitaliVarenna – Lago di Como sabato 6 settembre alle ore 17 Villa Monastero e Sala De Marchi Una mostra interdisciplinare che espone i dodici titoli della collana iVitali, collana di libri d’artista nata dalla collaborazione tra i due Vitali e approfondisce il tema dell’ultimo titolo IL CUSTODE, presentato proprio in questa occasione, attraverso una rassegna critica di 30 dipinti e altrettante opere su carta di Giancarlo Vitali sul tema delle Maschere, tema che il maestro ha coltivato fin dai lontani anni ‘50. Curatore: Leonardo Castellucci Collana iVitali: editore Cinquesensi, Lucca Catalogo Le Maschere: editore Cinquesensi, intervento critico di Michele Tavola. La mostra resterà aperta fino al 28 settembre.

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