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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

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Due vincitori per la XXIX ed del Premio Calvino

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

cesare sinatti

Elisabetta Pierini

I vincitori della XXIX edizione del Premio premiati dalla giuria composta da Paola Capriolo, Angelo Guglielmi, Niva Lorenzini, Christian Raimo e Filippo Tuena sono due: con un ex aequo si aggiudicano la vittoria Elisabetta Pierini (Pesaro, 1964), con L’interruttore dei sogni e il giovanissimo Cesare Sinatti, (Fano, 1991) con La splendente.Per quanto riguarda Sinatti la giuria ha commentato: “Prova straordinaria di un giovane autore che rivela una conoscenza profonda della mitologia, dell’epica e della tragedia greca. Ciò che sorprende in questo inusuale romanzo è la capacità di far rivivere in maniera originale personaggi che sembravano per sempre fissati in una certa icona, in un profilo marmoreo, come Elena, “la Splendente” del titolo, come Achille, Ulisse, come Paride, come Patroclo, Agamennone, Menelao, come Penelope e Clitemnestra o di riprenderne altri meno noti come Palamede o Epipola (un’antesignana di Clorinda). Far rivivere e rimodellare, pur tenendo conto delle fonti anche meno note (tra cui Ditti Cretese, Darete di Frigia, Quinto Smirneo probabilmente, e tanti tanti altri). Con una scelta personale forte, l’autore sceglie episodi dall’epos omerico e extraomerico, alcuni anche poco noti ma documentati, e li cuce con libertà e rigore in una ricostruzione di affascinante bellezza”.Mentre per quel che riguarda Elisabetta Pierini la giuria ha apprezzato che la storia “ … ci tuffi in una delle tante periferie residenziali moderne fatte di villette quasi identiche tra loro dove famiglie mononucleari vivono una vita priva di disagi materiali, ma asfittica e sotterraneamente perturbata. E’ l’ideale di vita suburbano con le sue strade pulite e le sue linde casette che gli Usa hanno esportato in gran parte dell’Occidente. Ognuno conosce la vita degli altri e ne è curioso, e le amicizie e le relazioni sono condizionate e conformate dalla prossimità. La narrativa e il cinema americani ne hanno fatto un vero e proprio topos, talvolta con tocchi preter-reali come in Ira Levin o anche − e in tal caso con un marcato senso dell’horror − in Stephen King oppure ancora nel cinema di Tim Burton. Tocchi di cui l’autrice fa un uso sottile, appena accennato, e psicologicamente motivabile. La sua protagonista è una bimba di una decina di anni, un personaggio perfettamente delineato sin dallo splendido incipit: “Le bambole erano tutte in fila sullo scaffale della cameretta di Eva. Avevano capelli lunghi, occhi chiari, e sorridevano di nascosto quando Eva le guardava. Gli occhi di vetro mandavano lampi azzurrini che galleggiavano nell’aria come una risata… La signora, la bambola più vecchia, la scrutava con gli occhi severi, occhi che mandavano lampi taglienti. Era esigente con Eva, non sorrideva mai… Eva aveva quasi dieci anni, e ancora giocava con quelle bambole”
Per la prima volta ci sono state anche due segnalazioni speciali: Daniele Antonietti con E Italo Calvino vinse il suo premio, e Rocco Civitarese con Miele. Il primo prende bonariamente in giro il Premio con un redivivo Italo Calvino che torna per vincere il premio a lui intitolato; il secondo è invece un manoscritto scritto a 15 anni da un autore ore 17enne. (foto: cesare sinatti, Elisabetta Pierini)

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Angelo Guglielmi, Il romanzo e la realtà

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 maggio 2010

Collana Saggistica, Pagine 360, Prezzo € 21,00 Il rapporto tra narrazione e realtà. Un panorama letterario inedito del Novecento I nomi più grandi della letteratura del secondo Novecento, da Moravia a Pasolini, da Gadda a Umberto Eco, da Calvino a Pratolini, per arrivare a Tondelli, Scarpa, Ammaniti e Scurati.  Un protagonista della letteratura, della televisione e della politica, che sarà ospite del Salone del libro di Torino. Guglielmi traccia un originale bilancio della letteratura italiana contemporanea, dal 1950 a oggi, attraverso il rapporto tra realtà e rappresentazione artistica, ovvero come i fatti si trasformano in racconto letterario. Un rapporto che chiama in causa categorie sfuggenti come quella di realismo o di imitazione: la fiducia nella capacità del linguaggio di rappresentare la realtà è entrata definitivamente in crisi alla metà dell’Ottocento, con Baudelaire, Flaubert, Manet – e lì bisogna cercare le radici delle avanguardie novecentesche, che usano la lingua per andare oltre le apparenze, per rivelare una verità nascosta. Un percorso cronologico scandisce l’analisi pungente degli autori e delle correnti, individuando tre vie seguite in Italia dai narratori per “provocare” la realtà e renderla ancora rivelatrice: la linea del fantastico-fiabesco di Calvino, la linea del barocco linguistico di Gadda e la linea del lirismo vittoriniano. A queste scelte “progressive” si sono invece contrapposti i “conservatori” che continuavano a guardare all’Ottocento, Moravia e Pratolini su tutti. Oggi si parla infine di un “ritorno alla realtà”, di storie che nascono dalla cronaca e dall’attualità: per Guglielmi, tuttavia, il romanzo storico è l’unico genere che produce il distacco necessario affinché i fatti acquistino il valore metafisico che li rende narrabili romanzescamente.
Angelo Guglielmi, scrittore, critico e dirigente televisivo, è stato tra i fondatori del Gruppo “63” con Umberto Eco e Edoardo Sanguineti. Come direttore di Rai Tre, tra il 1984 e il 1987 contribuisce alla nascita di programmi di successo come Quelli che il calcio, Avanzi, Samarcanda, Blob, Mi manda Lubrano, Chi l’ha visto? e Un giorno in pretura. Per anni critico letterario per “L’espresso”, dal 1995 al 2001 è stato presidente e amministratore delegato dell’Istituto Luce.

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