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Realizzazione del Padiglione Angola a Expo Dubai 2020 da parte dell’azienda italiana Eurostands

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

È stato un anno di difficoltà, mancati spostamenti e appuntamenti cancellati, ma l’attesa è finita: seppur con 365 giorni di ritardo si sono finalmente accesi i riflettori su Expo Dubai 2020 e aperte le porte di uno degli appuntamenti internazionali più attesi. L’esposizione universale sarà di scena al “Dubai Experience Centre” fino al 31 marzo 2022. Come sempre, più che di una semplice fiera, si tratta di un vero e proprio viaggio attorno al globo, un tour che passa attraverso padiglioni e installazioni creative, originali e altamente innovative. All’evento partecipano 192 Paesi, tra cui l’Italia che, oltre al padiglione ad essa dedicato, emerge dal punto di vista operativo anche grazie al padiglione Angola realizzato da Eurostands, nota azienda brianzola leader nel settore degli allestimenti fieristici e dell’architettura temporanea. Per l’impresa di Cambiago, non si tratta della prima volta a Expo, il debutto è stato oltre 20 anni fa e le partecipazioni alle esposizioni universali numerose, tanto da fare di Eurostands una vera e propria veterana: da Lisbona a Shangai, da Hannover ad Aichi fino a Milano nel 2015 per un totale di 7 presenze. Tornando al padiglione realizzato, Eurostands si è occupata dell’allestimento di interior fitting: il tema prescelto dall’Angola è “Oportunidades”, un leitmotiv altamente evocativo e di buon auspicio dopo le difficoltà attraversate; non solo, l’installazione, frutto della partnership con l’azienda emiratina ABRA, sorge nell’Opportunity District, che mira a incarnare la missione generale di Dubai, ovvero quella di stimolare innovazione, opportunità e connettività. “Prendere parte ad un evento così importante come Expo Dubai 2020 è per noi motivo di grande orgoglio e soddisfazione – ha sottolineato Maurizio Cozzani, Amministratore Delegato di Eurostands – con il padiglione Angola, che incarna alla perfezione innovazione e contemporaneità, prosegue la presenza di Eurostands nelle esposizioni universali: un percorso iniziato dai fondatori già dal lontano 1998 con la costruzione del padiglione Italia a Lisbona, per proseguire nel 2010 con quello a Shanghai e con i 4 national pavilion realizzati a Milano in occasione di Expo 2015. L’auspicio per il futuro è che l’Expo sia il primo di una nuova e lunga lista di eventi internazionali in presenza”. Dal punto di vista operativo, i professionisti di Eurostands sono intervenuti su 3 piani di costruzione, all’interno di un’area di circa 2000 mq, e hanno fornito tutti gli arredi per uffici, cucina, ristorante, nonché le decorazioni. Il padiglione stesso, per la maggior parte costituito da materiali ecosostenibili come legno, metallo e vernici ecologiche, è un vero e proprio percorso nella cultura dell’Angola suddiviso in 7 aree tematiche, ognuna delle quali caratterizzata da una tipologia di realizzazione particolare. A queste, si aggiunge un ristorante pensato appositamente per gli ospiti dell’evento. Tra le diverse zone che caratterizzano la struttura, la numero 4 risulta la più tecnologica e innovativa: la parete, infatti, è costituita da 500 piastrelle dotate di illuminazione interna. Un allestimento giocoso, brillante e dal valore altamente simbolico, dal momento che questa scelta rappresenta il domani dell’Angola, un futuro nel quale le nuove tecnologie devono necessariamente essere protagoniste per illuminarne il cammino. By Matteo Gavioli

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E’ l’Angola il paese vincitore del Campionato del mondo del cous cous

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

Angola chefTunisia premio giuria popolareLa gara tra 10 paesi svolta nell’ambito del Cous Cous Fest, il festival internazionale dell’integrazione culturale organizzato dall’agenzia di comunicazione Feedback di Palermo in partnership con il Comune di San Vito Lo Capo la cui 20\esima edizione si chiude oggi. La ricetta degli chef Helt Araújo e Ricardo Braga ha convinto la giuria tecnica, tra quelle degli altri 9 paesi in gara: Costa D’Avorio, Francia, Israele, Italia, Marocco, Senegal, Stati Uniti e Tunisia. La giuria tecnica, presieduta da Joe Bastianich, giudice di Masterchef Italia, ha visto impegnati negli assaggi 12 esperti tra giornalisti, chef e food blogger. Alla delegazione angolana è andato il premio offerto da Unicredit e consegnato dal vice sindaco di San Vito Lo Capo, Maria Cusenza e da Salvo Malandrino, regional manager Sicilia di Unicredit.Secondo la giuria tecnica la ricetta angolana, un cous pesce con muamba di denden e gamberi rossi di Mazara, filetto di triglia grigliata, spolverata con gamberetti secchi e bruchi tostati, “è un piatto che fonde, in equilibrio perfetto, elementi della cucina nativa fra i quali i vermi secchi e la spina di triglia, con elementi della cucina giapponese amalgamandoli al meglio e dimostrando elevate capacità tecniche”.All’Angola è andato anche il premio per la migliore presentazione del piatto, “elegante anche alla vista, composto e in pieno equilibrio di volumi. Ben pensato e realizzato con alta professionalità”. Ai due chef, quindi, anche il premio offerto da Conad e consegnato da Giovanni Cardinale, socio amministratore di Conad Sicilia. Gli chef sono stati accompagnati sul palco da Emanuela Vita, rappresentante dell’Ambasciata dell’Angola.Una storia di passione e di riscatto quella dei due chef, che si sono formati e hanno iniziato a lavorare in Portogallo e in Spagna e adesso sono tornati in Angola dove stanno per lanciare il ristorante Xé-Nu nella capitale Luanda. Araújo ha lavorato a Barcellona con con lo chef catalano Ferran Adrià, nel ristorante El Bulli, uno dei pochi ristoranti con 3 stelle Michelin e considerato uno dei migliori ristoranti del mondo ed è membro dell’Agenzia internazionale della gastronomia; Braga invece, nato a Lisbona da genitori angolani, è cresciuto in uno dei quartieri più poveri della città, dove ha formato il suo carattere e l’energia che adesso porta anche in cucina.
Chef angolaniLa giuria popolare, composta dai visitatori della manifestazione, ha premiato la Tunisia, rappresentata dagli chef Bilel Ouechtati, chef di cucina al ristorante “Le Baroque” a Tunisi e Bouadra Tayed, che hanno proposto un piatto dal titolo “Mosaico di Cartagine” a base di gamberetti, cernia, melanzana e barbabietole. La loro ricetta è stata premiata con il riconoscimento offerto da Bia CousCous e consegnato da Luciano Pollini, amministratore delegato di Bia e dall’assessore regionale all’agricoltura Antonello Cracolici. “Il Cous Cous Fest si è consolidato come uno degli eventi internazionali di maggiore importanza per promuovere le eccellenze del made in Sicily, punto di riferimento dell’agroalimentare di qualità nel mercato globale – ha detto l’assessore. Anche quest’anno San Vito Lo Capo è tornata ad essere la capitale mondiale dell’integrazione e della contaminazione tra le culture”.
Al Senegal, rappresentato dalla chef Mareme Cisse, chef al ristorante Ginger People&Food, nel centro storico di Agrigento e membro della cooperativa sociale Al Kharub, nata per promuovere l’inserimento lavorativo di persone con disagio sociale e per favorire l’integrazione sociale e culturale di cittadini extracomunitari, è andato invece il premio per l’originalità della ricetta offerto da Electrolux Roberto Braga chef angolano con piattoProfessional e consegnato da Rita Montanari, responsabile commerciale Electrolux Sud Italia.
Sul palco anche lo chef ragusano Joseph Micieli, del ristorante Scjabica di Punta Secca, che ha vinto il campionato di chef under 30 “Metti una gara a cena”, patrocinato da Electrolux Professional per la valorizzazione dei giovani talenti della cucina italiana.A calare il sipario sulla manifestazione lo spettacolo di danze del mondo e il cabaret, stasera, di Paolo Migone, il toscano di Zelig che usa come filtro la sua comicità corrosiva.
Il cous cous, piatto povero nato tra le dune dei deserti del Maghreb, è stato ancora una volta il pretesto per parlare di pace e solidarietà tra popoli all’insegna del motto “make cous cous not war”. “Ad estate ormai conclusa – ha detto Matteo Rizzo, sindaco della cittadina – San Vito ha continuato la sua stagione turistica registrando migliaia di presenze che rivelano l’efficacia di un progetto che colleziona da diversi anni risultati importanti”. Il Cous Cous Fest ha attirato nella cittadina trapanese oltre 250 mila visitatori con un programma di dieci giorni che ha visto oltre 40 cooking show con i maggiori protagonisti della cucina italiana, da Giorgione a Sonia Peronaci, da Pino Cuttaia a Chiara Maci, da Filippo La Mantia e Sergio Barzetti e grandi artisti della musica italiana internazionale: Jarabe De Palo, Levante, Niccolò Fabi, Mario Venuti, Samuel, Fabrizio Moro, Gabbani, Joe Bastianich Project. “Anche quest’anno – spiegano dall’agenzia Feedback di Palermo, organizzatrice e producer dell’evento – il festival ha segnato un nuovo record. Siamo orgogliosi di questo bilancio e della grande visibilità avuta dalla rassegna grazie alla presenza delle maggiori testate nazionali ed internazionali come The Guardian, Panorama, Rai 1 con La vita in diretta e Linea verde va in città e Studio Aperto”.

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Un caso di febbre dengue a Montelupo Fiorentino

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2013

English: Aedes aegypti in Dar es Salaam, Tanzania

English: Aedes aegypti in Dar es Salaam, Tanzania (Photo credit: Wikipedia)

Domani la prima disinfestazione. Nessun pericolo per la popolazione
Un caso “importato” di febbre dengue nel comune di Montelupo Fiorentino. L’infezione, subito individuata e circoscritta, ha interessato un quarantacinquenne del posto, recatosi nei giorni scorsi in Africa per motivi di lavoro.L’uomo, punto in Angola, è rientrato in Italia con sintomi di febbre, e dall’ambulatorio di Medicina del Viaggiatore dell’Asl 11 di Empoli è stato indirizzato al centro di Malattie Infettive e Tropicali di Careggi dove è stato sottoposto ai necessari accertamenti, dopo di che è rientrato a casa.La dengue è un’infezione trasmessa da zanzare, che si manifesta con sintomi simili a quelli dell’influenza. In genere il decorso è di pochi giorni e la guarigione è spontanea: solo raramente, e soprattutto in zone tropicali, si verificano casi gravi che possono anche provocare emorragie gravi. Ma non è questo il caso del quarantacinquenne di Montelupo Fiorentino.
La dengue è una malattia presente in zone tropicali, in particolare in Africa e Sud America. Sporadici casi si sono già verificati in Italia (74 nel 2012), ma questo è il primo caso che interessa il nostro territorio.
La situazione non desta alcuna preoccupazione per la popolazione, giacché si tratta di un caso importato. A titolo precauzionale – come da disposizioni ministeriali – è stata predisposta la disinfestazione della zona (un raggio di 100 metri) dove vive la persona contagiata. Non ci sono pericoli per i familiari e le persone con cui l’uomo è venuto in contatto. Considerato che la malattia può essere anche trasmessa dalla comune zanzare tigre, se entrata in contatto con una persona affetta dal virus, il Comune di Montelupo Fiorentino, in collaborazione con l’Asl 11, ha predisposto un programma di disinfestazione nella zona di residenza già a partire da domani, sabato tre agosto, alle ore 7.00. L’intervento sarà ripetuto a distanza di una settimana. Il comune di Montelupo Fiorentino ha predisposto un’apposita campagna informativa nell’area che interessa una quarantina di famiglie.
Nell’occasione, si ricordano alcuni semplici comportamenti per la prevenzione contro le zanzare in generale:
evitare la raccolta d’acqua stagnante anche di piccole quantità;
vuotare settimanalmente nel terreno, e non nei tombini, l’acqua dei sottovasi, piccoli abbeveratoi, innaffiatoi o altri contenitori;
coprire con zanzariere, o con teli di plastica senza crearvi avvallamenti, i contenitori d’acqua quali vecchie vasche, bidoni, fusti, etc. utilizzati nell’orto o per l’allevamento di animali. Coprire anche i sottovasi inamovibili del proprio giardino;
mettere pesci che si cibano di larve (gambusie o pesci rossi) nelle vasche o fontane ornamentali;
in assenza di precipitazioni atmosferiche, dotare i tombini dei propri giardini, cortili e condomini di rete antizanzare

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L’angolo della paura

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2012

La ragazzina torna a casa a passi veloci dal centro città sfavillante alla periferia meno illuminata, meno controllata, meno interessata a tutelare lo scambio delle merci e delle persone. Dal marciapiede alla strada da attraversare, dal vicolo stretto allo sterrato per arrivare alla propria abitazione, tutt’intorno negozi chiusi, porte sbarrate, luci inchiodate allo spegnimento, solo un ristorante aperto lasciato alle spalle. Pochi metri ancora, il cassonetto è sempre lì al suo posto, bisogna passargli dietro, improvvisamente una sagoma più nera della tenebra, stagliarsi minacciosa, sbarrare il passo, obbligare all’arresto, con la paura a mordere le viscere, afferrarti il cuore. La giravolta, la fuga a perdifiato, cercando disperatamente un appiglio, una mano amica a trascinarti via dal baratro, è buio, la carreggiata deserta, ma inaspettatamente il miracolo in quel ristoratore ancora aperto, spalancata la porta, catapultarsi dentro, implorare la pietà di un conforto. Dietro l’angolo non c’è più nessuno, la ragazza viene accompagnata a casa, tutto ritorna tranquillo, tranne il rischio di una violenza che poteva fare davvero male a una donna, indifesa, innocente. A fare da sentinella resta qualche parola spesa qua e là, un po’ di apprensione sfogata con gli avventori, i vicini di casa, un paio di righe su un giornale, qualche sottolineatura di circostanza, niente di più e niente di meno per raccontare uno spavento di periferia. Per una sorta di esorcismo al contrario, voltiamo pagina immediatamente, è materia da contenere sottopelle, non farne un dramma, è un episodio che non ha avuto conclusioni drammatiche, occorre passare avanti, pensare ad altro, il sangue scorrerà domani. Ma domani sarà senz’altro un momento a cui dedicare più importanza e attenzione, non ci potrà essere dispendio di banalità scontate del pensare, del dire, del fare, perché una giovane donna: tua figlia, mia sorella, nostra madre, poteva essere depredata di ogni bellezza, per una vita intera umiliata e ferita nella propria dignità. Qualcuno accenna a dire che è accaduto in una zona malandata, popolata da molte persone per bene, ma circondata da tribù di reietti, di ultimi rimasti al palo tra bottiglie vuote a azioni compulsive, altri ripetono che si tratta di una parte della città abbandonata all’incuria. Forse occorre osare disturbare ogni giorno all’orecchio più ottuso e concluso. “Qualcuno dice, nessuno dice”, questa è la politica che non educa alla prevenzione, non aiuta a fare spesa pubblica necessaria per una luce in più, una lampadina di riserva, uno sguardo sensibile mai in doveroso eccesso. E’ quartiere abbruttito dal disagio, attraversato dal fantasma di una violenza condensata, contratta e proiettata sulle persone corrose dalla povertà, dalla malattia, dalle solitudini armate. Di fronte a accadimenti così indegnamente miserabili, c’è da chiedersi se si tratta di spinte agite dalla violenza patologica, oppure non sia anche una sorta di violenza sopita, adagiata tra le macerie di una architettura della sopravvivenza, in un ambiente che appare senza più uscita, e allora non può che degenerare. La speranza è che quanto successo ieri non si ripeta, e che qualcuno domani non abbia a ricordare che eravamo stati avvertiti.(vincenzo.andraous)

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Angola: ponte aereo per i rifugiati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha organizzato un ponte aereo dal Sudafrica all’Angola con aiuti di emergenza destinati alle decine di migliaia di angolani espulsi dalla Repubblica Democratica del Congo lo scorso mese. Secondo le autorità, gli angolani espulsi, più quelli che sono tornati volontariamente in seguito all’ondata di espulsioni, hanno attualmente raggiunto il totale di 50.000 persone. Molti degli espulsi godevano dello status di rifugiato nella RD del Congo. A parecchi non è neanche stata data la possibilità di prendere i propri effetti personali prima di essere costretti a tornare in Angola. Gli espulsi vivono attualmente in condizioni molto difficili. L’UNHCR ha visitato la scorsa settimana la città di Kitumu, nella provincia di Uige, dove circa 500 persone dormivano sul pavimento di cemento di un vecchio edificio scolastico senza materassi né materassini. Lo stress a cui sono sottoposti i rimpatriati è ulteriormente aggravato perché moltisono stati separati dalle famiglie durante le espulsioni. Prima di queste espulsioni, l’UNHCR stava già lavorando per preparare il rimpatrio degli angolani che ne avevano fatto richiesta. Ora si spera in un’immediata collaborazione con i governi dell’Angola e della RD del Congo per organizzare un programma che consenta il dignitoso rimpatrio dei rifugiati angolani nel loro Paese. Alla fine di settembre c’erano ancora 111.000 rifugiati registrati nella RD del Congo e altri 40.000 tra Zambia, Sudafrica, Repubblica del Congo e Namibia.

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