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Gesù più forte della camorra

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Latina 11 aprile, alle ore 18, presso LA LIBRERIA FELTRINELLI (Via A. Diaz, 10) presentazione del libro “Gesù è più forte della camorra – I miei sedici anni a Scampia fra lotta e misericordia” scritto da Don Aniello Manganiello con Andrea Manzi (Rizzoli). Interviene l’autore Don Aniello Manganiello, prete anticamorra già parroco a Scampia che, nel 2010, nonostante le raccolte firme, le fiaccolate e le petizioni di duemila fedeli, è stato trasferito da Scampia al quartiere Trionfale di Roma, ufficialmente per “motivi di avvicendamento”. Per far luce dentro di sé e insofferente a questa imposizione, Don Aniello, dopo tre mesi, ha deciso di prendere un periodo di riflessione, un anno sabbatico, durante il quale ha redatto il libro e ha cominciato a girare l’Italia e ad incontrare i giovani per parlare della sua esperienza. Ci sono due modi di intendere la missione apostolica in un territorio difficile come Scampia: uno è chinare la testa, non esporsi, parlare solo se interrogati; l’altro è quello del padre guanelliano Don Aniello e cioè vivere fianco a fianco con gli abitanti del quartiere e condividere i problemi, spostandosi sempre a piedi perché “in macchina non può verificare se il tuo passo è cadenzato su quello dei ragazzi”. Sin dal primo giorno Don Aniello presta aiuto ai malati di Aids e ai tossicodipendenti, conduce battaglie sociali a favore di famiglie troppo frettolosamente etichettate come malavitose, visita le case dei camorristi e li ascolta, ne ottiene la fiducia e talvolta vede compiersi delle conversioni. Diventa così un personaggio scomodo: nel quartiere è oggetto di continue minacce, fuori si fa nemici nell’Amministrazione pubblica e negli alti ranghi ecclesiastici, a suo giudizio non sufficientemente impegnati – nonostante i proclami – verso i più deboli. Nel 2010 la congregazione dei padri guanelliani rompe gli indugi e decide di allontanarlo dal “suo” rione riportandolo a Roma, nel quartiere Prati. Il libro è il diario in prima linea di quei 16 anni. Una testimonianza necessaria per capire cosa significa nascere, vivere e morire a Scampia.
L’autore di origini campane, dai primi anni Novanta a settembre 2010 è stato parroco di Santa maria della Provvidenza, a Scampia (Napoli). Il suo trasferimento ha suscitato le proteste della gente e ha avuto una grande eco mediatica.

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Intervista: “Gesù è più forte della Camorra”

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2011

Ne parliamo con Don Aniello Manganiello, della Comunità “Don Guanella” di Scampia (Napoli), autore del libro “Gesù è più forte della Camorra”, Rizzoli, già alla seconda edizione. Don Aniello Manganiello, Padre Guanelliano, dopo un primo impegno nel sociale nella città eterna è stato catapultato in una realtà di particolare drammaticità nel territorio di Scampia, dove ha prestato aiuto ai malati di Aids e ai tossicodipendenti. Impegnandosi a favore di famiglie ingiustamente ritenute malavitose, non ignorando neanche i camorristi che ascoltava, ottenendone sempre più frequentemente la fiducia e la conversione. Pur ricevendo minacce, diventava scomodo alla classe politica dell’Amministrazione Comunale all’epoca governata dal Sindaco Jervolino, nonché agli alti ranghi ecclesiastici. Nel 2010 la Congregazione dei Padri Guanelliani ancora una volta lo trasferiva per rinviarlo a Roma nella parrocchia di S. Giuseppe al Trionfale, dove aveva operato per anni.
Intervistiamo Don Aniello Manganiello, impegnato da anni a contrastare la Camorra, che nonostante le connivenze istituzionali, anche delle forze dell’ordine, come denuncerà nel corso dell’intervista, continua ad essere in prima linea nella battaglia contro la criminalità.
Come mai ha deciso di pubblicare questo libro autobiografico?
E’ doveroso precisare che non è stata una mia iniziativa. Il tutto è partito da una proposta di Andrea Manzi, che è il coautore di questo libro, il quale ha dimostrato, da subito, la sua grande disponibilità non solo alla stesura ma anche alla ricerca di una casa editrice che potesse pubblicarlo. Mentre riflettevo sulla proposta di Andrea, sono arrivate altre richieste editoriali da parte della Rizzoli, della Mondadori e della Garzanti, interessate al racconto dei miei sedici anni di parroco a Scampia, al rione Don Guanella. Abbiamo accettato la proposta della Rizzoli, perché era stata la prima e ci siamo messi a lavorare di buona lena per circa tre mesi durante i quali io, comunque, non ero molto sereno e tranquillo. Il trasferimento da Scampia a Roma, nel quartiere Trionfale – Prati, qui nella parrocchia di S. Giuseppe, mi aveva creato un grosso disagio. Provavo anche sofferenza per aver lasciato un territorio diverso, con molteplici problematiche che mi avevano turbato non poco. Comunque, con l’aiuto di Andrea, mi sono impegnato a raccogliere nella mente, tutti i miei ricordi, tra la mia gente, nei miei incontri. Ogni elemento, parola, avvenimento, emozione che potesse servire per dare corpo a questo libro.
Lei ha sofferto molto per questo trasferimento, aveva richiesto il periodo di un anno per creare un trauma minore alla comunità, quindi nemmeno un periodo troppo lungo. Come sono andate invece le cose?
La richiesta di accompagnamento al nuovo parroco non era soltanto mia, ma anche dello stesso consiglio pastorale parrocchiale, che chiedeva questa compresenza di due sacerdoti: il vecchio ed il nuovo. Ciò, sia per aiutare il parroco nuovo ad ambientarsi in questo contesto, sia per aiutarlo ad inserirsi nel cammino del nuovo anno pastorale in maniera più serena, senza alcun trauma. Questo non è stato accettato se non con la concessione di cinque mesi, da settembre a gennaio. Avrei dovuto trascorrere a Napoli almeno dieci giorni al mese ma così non è stato, perché il trasferimento a S. Giuseppe al Trionfale è stato accompagnato da numerosi impegni ed incarichi: come superiore della comunità, come direttore della scuola, nonché dell’oratorio e naturalmente come viceparroco. Insomma tanti ruoli che non mi hanno aiutato a rimodulare la mia vita, a riprendermi, anche psicologicamente e, pertanto, è stata ancora più penalizzata la comunità di Napoli, alla quale non ho potuto dare quello che essa si aspettava e quello che le era stato concesso dai superiori.
Ha invitato il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, a non frequentare certi salotti, quindi lei è stato molto distaccato non è entrato nel merito degli scandali che imperversano sulla cronaca. Come si evince nel libro, nonostante i grandi risultati ottenuti, accetta gli ordini di un superiore e pertanto continuerà ad andare avanti facendo altre cose interessanti, senza trascurare l’interesse di Scampia.
In questo periodo del mio anno sabbatico al mio paese, ospite di mia sorella, che è vedova e vive in un quartiere molto popolare, sto avendo tante opportunità. Quel luogo mi è congeniale: per il mio stile, per il mio carattere e per il mio modo di vivere il sacerdozio. In questo contesto anche alcuni sindaci si stanno interessando a me, per il mio impegno molto sbilanciato sul sociale a Scampia. Mi stanno offrendo alcune delle strutture confiscate alla Camorra o altre riadattate e nelle quali vorrebbero sorgesse qualche iniziativa a favore dei giovani. Infatti, da quelle parti, i ragazzi non hanno punti di riferimento, vivono il venerdì, il sabato e la domenica nei bar che, non a caso, si stanno moltiplicando a iosa, essendo anche uno strumento per ripulire denaro sporco. E’ lì che “bruciano” le loro serate, senza un costrutto, senza un senso. Sto cercando di risolvere questo problema, come quello dei ragazzi che provengono da esperienze di reato, realizzando qualcosa per loro in alternativa al carcere, come ad esempio, le case famiglia. Quando ho presentato il libro a Modena, dove mi aveva invitato l’On. Giovanardi, che lo aveva comprato ed apprezzato molto, erano presenti anche diverse imprenditrici. Alcune di loro si sono impegnate per venire appositamente al mio paese a studiare qualcosa per i giovani. Si è rivelato molto sensibile al problema anche il Presidente Fini, con il quale si è instaurata da tempo una bella amicizia disinteressata. Appena ha letto il libro mi ha detto: “lo presentiamo a Montecitorio!” Ed effettivamente il 23 giugno si è svolta. In quell’occasione erano presenti anche molti dei giovani di Scampia.
Lei ha quindi dimostrato che esiste un modo diverso di contrastare la camorra, alternativo all’educazione alla legalità, alla sensibilizzazione contro la camorra. Bisogna offrire secondo lei amore ed opportunità lavorative ai giovani. Quindi ha lanciato anche l’idea di un incontro costruttivo con Roberto Saviano. Ha avuto una risposta positiva?
No, non mi è stato ancora risposto nulla. A me spiace che sia stata fatta grande confusione, anche a Domenica in, all’Arena, sui giornali, in occasione dell’uscita del libro di Saviano, tra libro e film, perché io sono intervenuto polemicamente solo sul film che “è una colata di cemento, di fango”, non solo su Napoli e su Scampia ma su tutta la Campania. Non posso accettare un’offesa così grave alla mia terra campana, che presenta realtà bellissime, poli d’eccellenza, paesaggi meravigliosi e non può essere presentata nel mondo con un film così a senso unico, girato dal regista Garrone esclusivamente per fare soldi. Altra cosa è il libro che mi piace. Attraverso di esso Roberto ha fatto un lavoro ottimo, ha risvegliato anche le coscienze e le istituzioni, rinnovando l’impegno a combattere la camorra, soprattutto quella parte che avevano lasciato sopravvivere per molto tempo. Mi riferisco al Clan dei Casalesi, di cui pochi si sono occupati. Nel 60, io ero un ragazzino, sentivo parlare del clan dei Mazzonari, dei Mazzoni, riguardante la zona di Aversa, Casal di Principe e ne sentivo parlare in modo negativo, come terra pericolosa: di malandrini, di violenti, di assassini. In quel periodo avevo circa 8 anni, mentre attualmente ne ho 57. Quindi, nei confronti di Roberto io non ho nulla, non sono nessuno, anche se mi hanno presentato come l’anti – Saviano del momento. Mi auguro, invece, che l’incontro con Saviano sia chiarificatore. Comunque, bisognerebbe sempre muoversi su due fronti: attraverso l’antimafia culturale e l’anticamorra delle opere.
Qualcuno ha dichiarato che lei poteva essere simpatizzante per una certa area politica, quando invece ha dimostrato di essere disposto al dialogo con tutti.
Vado da tutti e sono sempre disponibile a dialogare, la mia simpatia per la destra viene da una tradizione familiare. La Jervolino aveva promesso di incontrarmi ma non lo ha mai fatto, una cosa sola è certa: dal 2007, il Comune non ha più versato le rette di 12 euro al giorno per i ragazzi ospiti del semiconvitto di Don Guanella e mandati dai servizi sociali del Comune. Questa omissione si è verificata, non solo nei nostri confronti, ma anche nei confronti degli altri 59 semiconvitti, molti dei quali, non avendo come noi una struttura centrale, hanno dovuto chiudere. Ciò ha determinato ragazzi per strada ed educatori senza lavoro, con tutti i problemi per le loro famiglie.
Quindi lei auspica che, al di la del partito di appartenenza, ci sia un maggiore interesse per la collettività.
Certo!
Sono stati messi a sua disposizione dal Presidente dell’Associazione “Amici di Totò … a prescindere! – Onlus”, che li ha ricevuti in donazione, i beni di Pio XII, per poter portare avanti un progetto sul disagio mentale ma che poi è aperto anche al discorso di Scampia. Vuole dire qualcosa in proposito? Come possiamo aiutare anche da Roma questi ragazzi?
Sarebbe opportuno costituire una cooperativa per il recupero dei giovani, individuando una serie di aree in cui questi ragazzi potrebbero puntare per produrre lavoro, quindi profitto: laboratori di avviamento al lavoro, insegnando loro un mestiere; comunità per ragazzi che provengono anche dal penale o dal civile, per prepararli all’interno della comunità, al reinserimento. Tutto ciò anche per evitare che ricadano in certe scelte malavitose e delinquenziali. Il ventaglio delle possibilità potrebbe essere notevole. Importante, in tutto questo, l’accordo tra il Presidente dell’Associazione “Amici di Totò”, l’opera Don Guanella di Scampia e le altre Associazioni che lavorano in questo campo. E’ necessario ideare dei progetti concordati insieme per poter dare delle risposte il più possibile mirate alle esigenze di quei giovani. A Scampia il 65% dei giovani sono disoccupati. Solo impedendo alla camorra di essere un ammortizzatore sociale ed una grande multinazionale del lavoro, impegnandoci a creare nuove opportunità per i giovani, attraverso la società buona e gli uomini giusti, che desiderano partorire un mondo migliore, riusciremo a far perdere alla camorra del terreno.
Cosa si sente di dire in riferimento alle morti bianche?
Nel libro, io parlo delle morti bianche, nel capitolo dedicato alla voragine di Secondigliano. Ricordo ancora quel pomeriggio; mi trovavo nel mio ufficio, sito a 500 metri dal luogo in cui è avvenuta l’esplosione. Un colpo tremendo, sono saltati anche dei vetri, un andare e venire di ambulanze. I quattro operai che facevano parte di una ditta subappaltata, avevano incautamente toccato un tubo del gas, con i mezzi con cui stavano scavando nella galleria, che avrebbe collegato l’asse mediano Scampia – Miano, con la rotonda di Arsano e l’autostrada Napoli – Roma. Morirono gli operai ed altre persone che transitavano in macchina o a piedi sul quadrivio di Secondigliano. Questo si verifica in occasione dei continui subappalti nella realizzazione di certi lavori. La camorra intercede presso la ditta che ha vinto l’appalto per farlo cedere ad un’altra ditta, in cui lavorano i propri uomini. Essa si preoccupa di collocare operai che, pur di avere un pezzo di pane, sono disposti a lavorare in nero, con grave rischio per la loro salute, senza alcuna preparazione e senza le più elementari norme di sicurezza. Il lavoro in nero a Napoli tocca punte dell’80/90%. Le leggi in materia ci sono, solo che non vengono rispettate, la miseria e la povertà di certe zone diventa uno dei motivi scatenanti di queste morti bianche, con lavori fatti in maniera approssimativa, con pochi mezzi. E’ ovvio che, se ci sono vari passaggi per appaltare la costruzione di un edificio e si deve anche pagare il pizzo alla camorra, quello che guadagnano gli operai diventa insignificante. E poi, anche le norme di sicurezza e gli strumenti per controllarne l’osservazione, predisposti dalla legge sono pochi.
Non ci sono degli organismi di controllo?
A Napoli gli organismi di controllo ci sono ma c’è anche tanta corruzione e non funzionano. Dovrebbero essere l’autorità giudiziaria, i tutori dell’ordine, la polizia ad impegnarsi per vigilare di più su questo problema. Purtroppo, la città è vittima di corruzione; c’è un’ intreccio malavitoso tra i poteri giudiziari, quelli di polizia, quelli di controllo, la camorra e i bisogni della gente. Si innesca un circolo vizioso: la gente ha bisogno, non ha lavoro ed è disposta anche a svolgere dei lavori che mettono in pericolo la loro vita. Allora ritorniamo al discorso dell’anti – camorra delle opere, perché qui la camorra fa i suoi affari ed i suoi profitti. Più noi creiamo possibilità di lavoro per la gente, in maniera legale, dove vengono anche rispettate le norme sindacali e contrattuali e più diminuiscono le condizioni, affinché la camorra possa fare i suoi guadagni.
C’è consapevolezza che involontariamente quello che non è riuscita a fare la camorra venga prodotto da un ente superiore ecclesiastico?
Lei riporta a galla una grande amarezza, che è nata dalla convinzione anche da parte dei miei superiori, come pure da parte della curia arcivescovile napoletana, che io le minacce me le sarei inventate di sana pianta; allo stesso modo il ruolo di prete anti – camorra me lo sarei cucito addosso, con l’aiuto dei giornali, esagerando ed inventando. Questa mi crea una grande amarezza, perché poi gli ultimi fatti e le ultime testimonianze affermano il contrario. Io non voglio credere nell’esistenza di una collusione tra la camorra e le autorità ecclesiastiche, non voglio nemmeno pensarci. Vi racconto, però, un episodio: una volontaria del carcere di Secondigliano era andata a trovare un malavitoso di Castellammare di Stabbia, condannato a trent’anni di reclusione, il quale neppure mi conosceva. Costui, accogliendo questa volontaria, le disse in maniera diretta: “non fate in modo che Don Aniello venga mandato via da Scampia, perché fareste il gioco della camorra”. Al che la volontaria gli disse: “tu come fai a conoscere Don Aniello?” “Non lo conosco, però me ne ha parlato un pentito in un’aula di tribunale”, sottolineando che il suo clan aveva messo a punto un piano per costringere il sottoscritto ad andare via con le buone o con le cattive maniere. Il Clan era un clan abbastanza feroce che gestiva i traffici, sempre nella zona nord di Napoli, con quartiere generale al rione San Gaetano. Altra testimonianza mi proviene da un tutore dell’ordine, il quale viveva una sorta di grave preoccupazione nei miei confronti, provocata dal suo lavoro, che consiste nell’accompagnare i collaboratori di giustizia e di lavorare sulle intercettazioni telefoniche. Sono testimonianze che non mi sono certo inventato io. Il fatto che siano state prese alla leggera certe cose, senza nemmeno esprimere un gesto di solidarietà nei confronti di un sacerdote che ha operato a Scampia, dandogli dell’esibizionista in cerca di fama, mi ha creato una delle sofferenze più forti che io abbia mai potuto vivere.
Rinnoviamo, quindi, l’invito allo scrittore Roberto Saviano, a presentarsi al Convegno “Contrasto alla Camorra”, che si terrà il 15 dicembre, presso la prestigiosa “Sala Conferenze” della Camera dei Deputati per confrontarsi con Don Aniello Manganiello, non manifestando in tale modo comportamenti “da prima donna”. Dopo il saluto del Dott. Giorgio Santacroce, Presidente della Corte d’Appello di Roma, relazioneranno: il Dott. Antonio Marini, Procuratore Generale della Corte d’Appello; il Prof. Tito Lucrezio Rizzo, Consigliere Capo Servizio della Presidenza della Repubblica; l’Avv. Daniele Costi, patrocinante in Cassazione, Principe del Foro Romano, Presidente dell’UNISPED (Università Sperimentale Decentrata) e Responsabile per l’Italia della Pawe The Way Foundation e il Dott. Stefano Amore (Magistrato), Consigliere del Ministro della Gioventù. Al Convegno parteciperanno autorità e personaggi della cultura e sarà presente il Dott. Ernesto Lupo, Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione. Moderatore il Dott. Piero Antonio Cau, Responsabile della prestigiosa rivista “Carabinieri d’Italia Magazine”. Al termine della manifestazione seguirà la premiazione della XIV Edizione del Concorso Internazionale Antonio de Curtis, Totò. (Alberto De Marco)

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