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Anna Romanello e Domenico Pellegrino Luci nella Città

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Roma giovedì 5 aprile 2018 ore 19.00 (Fino al 28 aprile 2018 Orari: lunedì – sabato 10-13 / 16-19) Galleria Borghini Arte Contemporanea Via Belsiana, 92 inaugura la doppia personale Luci nella Città di Anna Romanello e Domenico Pellegrino.
In questa occasione Anna Romanello propone delle opere inedite con le quali racconta la Città Eterna e i suoi luoghi che per l’artista “sono mondi di emozioni e spazi immaginali che all’improvviso si animano. Accade così che luce illumina la materia e la creatività scopre nuovi percorsi del segno e “scritture illeggibili”Luci e ombre della città si intravedono nelle fotografie, i riflessi sono affiancati dalle incisioni sovrapposte dall’artista che testimoniano non solo il suo gesto creativo, ma anche il movimento e la direzione nello spazio. L’osservatore può, quindi, seguire con lo sguardo le “[…] tappe ideali di un itinerario di ricerca che l’artista porta avanti con impegno e passione da più di vent’anni, questi linguaggi artistici diversi permettono alla Romanello di proporre la propria visione del “genius loci” di una città antica interpretata con uno sguardo moderno, dove l’immagine fotografica scattata dell’artista viene trasformata in un caleidoscopio di forme e colori che ricorda i capolavori ironici e dissacranti dei dadaisti, dai collages di Raoul Hausmann ai rayogrammi di Man Ray, dai “merzbau” di Kurt Schwitters alle “boîtes en valise” di Marcel Duchamp.”(Ludovico Pratesi dal catalogo “Promenades romaines” del 2001)
All’inaugurazione una performance di Lea Walter dal titolo Romamor: la performance nasce a partire dalle poesie riemerse nelle trame delle opere di Anna Romanello e dal testo di Jean Rony “Romamor”. Intrecciando le lingue, le parole e le voci che abitano il suo immaginario della città, Lea propone di seguirla lungo le vie di una topografia sentimentale.
Anche i lavori di Domenico Pellegrino mostrano la città tra passato e presente, ma in una chiave vivace, passionale e legata al vissuto. Le luminarie sono “Simboli eterni scolpiti nel legno”, a ricordare “la rinascita, la grazia della Santuzza dopo la peste, la luce dopo l’oblio”. Così Domenico Pellegrino, artista e designer palermitano, racconta le sue luminarie, quelle che da secoli adornano le città del Sud Italia, durante le feste religiose e patronali. Pellegrino ne ha fatto il leit- motiv di alcuni progetti recenti: omaggi alla propria terra e a quei riti che scandiscono il tempo sacro e profano di una socialità popolare, tra sagre, processioni, prospetti barocchi, giostre, lustrini, edicole votive, insegne strobo ed altarini accesi.
Mischiando tavolozze di colori mediterranei, oggetti cult del profondo Sud, umori e rumori di vicoli affollati, sagome di cuori come ex voto-giocattolo, decori di carretti siciliani, profumi di street food e distese assolate, Pellegrino ha sfornato una collezione di oggetti impreziositi da file di lampadine e volute variopinte: luminarie impossibili, che incrociano reperti del quotidiano nel segno di un allegro folk contemporaneo E infine, la Sicilia. L’isola, semplicemente. Che Pellegri- no trasforma in un radioso gioiello over size. Disegnata con le celebri lampadine di strada, è un concentrato di memorie estetiche e poetiche, icona delle icone, tirata giù dagli addobbi di una parata sacra e resuscitata come reperto di fiaba. Si narra anche della “Sicilia terra di leggende, dove si fondono vita, orgoglio, amore e morte. Dove si incrociano popola- zioni diverse, dove tradizioni tra loro lontane si intrecciano per formare nuove narrazioni. Sicilia terra di stranezze, tra il magico e il macabro, il religioso e il profano. “A-mori” di Domenico Pellegrino esalta l’isola con il suo immaginario antico ed incredibilmente contemporaneo.” (Alba Romano Pace) Così, le tematiche sono anche attuali: come dice l’artista la sua isola è ormai “simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione”. Attraverso la leggenda si raccontano gli scontri tra culture diverse e si lanciano messaggi di comprensione reciproca e solidarietà.

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Anna Romanello: “Sibari – I Luoghi della Memoria”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 agosto 2017

Sibari anna romanellloCorigliano Calabro (CS) 2 settembre 2017 ore 19.30 Castello Ducale Festival Corigliano Calabro Fotografia 2017. L’artista-performer Anna Romanello sarà ospite, con il progetto “Sibari – I luoghi della memoria”, al Festival Corigliano Calabro Fotografia 2017.
Il festival quest’anno vede anche la partecipazione della nota giornalista reporter Monika Bulaj con il lavoro “Volti, cieli, mare” e del fotografo Rino Barillari con il progetto “Dalla Calabria a via Veneto”.
ll giorno 31 agosto alle ore 21.00 verrà presentato il progetto del collettivo noMade “Radio noMade in Arberia”, allestimento e performance sul tema della migrazione quale fenomeno che crea ponti tra culture e comunità diverse.
“(…) La Sibari che Anna ritrova è una Sibari ferita. La ricerca di corrispondenze è sempre un po’ personale ma assai più coinvolgente, complessiva, di un’antropologia sociale che pensa al passato storico, per assumere anche il tono di una denuncia accorata. E’ così che i cretti formatisi nel fango dopo l’allagamento degli scavi di Sibari nel gennaio del 2013 sono diventati il simbolo di uno sgretolamento culturale e civile, il segno di ferite diffuse in un patrimonio archeologico di rara bellezza. I cretti fotografati e sovrastampati con xilografie della Romanello non hanno la serena spettacolarità dei cretti di Alberto Burri, che pure citano. Sono, piuttosto, “incisioni” naturali drammatiche, che non potevano passare inosservate alla sensibilità di un’artista, che dell’incisione ha fatto la sua tecnica espressiva preferita; ma un conto è incidere la lastra di zinco e di legno per dare vita ad una matrice calcografica e ad un’opera d’arte, altra cosa è la tragicità della natura che, lasciata senza controllo umano, cancella la stessa storia dell’uomo.
Gli scavi di Sibari sono il segno di una coscienza infelice, che invece di riportare alla luce i resti sepolti del passato fa riemergere i fantasmi della distruzione. Le crepe nel terreno sono crepe dell’anima, che si ribella e opera col ritocco fotografico una segnalazione visiva. L’artista nell’inserire le proprie opere dentro il Museo della Sibaritide tenta una sublimazione del presente con il linguaggio problematico dell’arte contemporanea, che all’incrocio col passato, aggiunge una premurosa rianimazione. Le immagini restituiscono una realtà cruda, che riemerge dalle profondità del tempo e preconizza, con l’ottimismo dell’arte, una nuova rinascita.” (Tonino Sicoli) (foto: Sibari)

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Anna Romanello: “Sibari – Luoghi della memoria”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

monica bulaiCorigliano Calabro (CS) 2 settembre 2017 ore 19.30 Castello Ducale Via Francesco Compagna 1 l’artista-performer Anna Romanello sarà ospite, con il progetto “Sibari – I luoghi della memoria”, al Festival Corigliano Calabro Fotografia 2017. Il festival quest’anno vede anche la partecipazione della nota giornalista reporter Monika Bulaj con il lavoro “Volti, cieli, mare” e del fotografo Rino Barillari con il progetto “Dalla Calabria a via Veneto”.
ll giorno 31 agosto alle ore 21.00 verrà presentato il progetto del collettivo noMade “Radio noMade in Arberia”, allestimento e performance sul tema della migrazione quale fenomeno che crea ponti tra culture e comunità diverse.
“(…) La Sibari che Anna ritrova è una Sibari ferita. La ricerca di corrispondenze è sempre un po’ personale ma assai più coinvolgente, complessiva, di un’antropologia sociale che pensa al passato progettostorico, per assumere anche il tono di una denuncia accorata. E’ così che i cretti formatisi nel fango dopo l’allagamento degli scavi di Sibari nel gennaio del 2013 sono diventati il simbolo di uno sgretolamento culturale e civile, il segno di ferite diffuse in un patrimonio archeologico di rara bellezza.
I cretti fotografati e sovrastampati con xilografie della Romanello non hanno la serena spettacolarità dei cretti di Alberto Burri, che pure citano. Sono, piuttosto, “incisioni” naturali drammatiche, che non potevano passare inosservate alla sensibilità di un’artista, che dell’incisione ha fatto la sua tecnica espressiva preferita; ma un conto è incidere la lastra di zinco e di legno per dare vita ad una matrice calcografica e ad un’opera d’arte, altra cosa è la tragicità della natura che, lasciata senza controllo umano, cancella la stessa storia dell’uomo.
Gli scavi di Sibari sono il segno di una coscienza infelice, che invece di riportare alla luce i resti sepolti del passato fa riemergere i fantasmi della distruzione. Le crepe nel terreno sono crepe dell’anima, che si ribella e opera col ritocco fotografico una segnalazione visiva. L’artista nell’inserire le proprie opere dentro il Museo della Sibaritide tenta una sublimazione del presente con il linguaggio problematico dell’arte contemporanea, che all’incrocio col passato, aggiunge una premurosa rianimazione. Le immagini restituiscono una realtà cruda, che riemerge dalle profondità del tempo e preconizza, con l’ottimismo dell’arte, una nuova rinascita.” (Tonino Sicoli) (foto: Monika Bulaj, progetto)

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