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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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“Scuola italiana aspetta risposte concrete da troppi anni”

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Maggio 2022

“La scuola ha perso la sua funzione di ascensore sociale, così come il docente deve tornare ad essere una figura centrale e non di ripiego. Allo stesso tempo va riscoperto il senso di appartenenza e ai giovani va data cognizione della propria identità. Infine attenzione allo sport, che è un elemento importante per la completezza formativa degli studenti” così Francesco Lollobrigida, capogruppo di FdI alla Camera aprendo i lavori degli Stati generali della Scuola organizzati da Fratelli d’Italia. “Per Fratelli d’Italia la scuola è qualcosa di più di edifici e burocrazia e non può esistere un Paese consapevole e moderno se la scuola non è all’altezza di questa necessità” prosegue Luca Ciriani, capogruppo di FdI al Senato. “Due anni di pandemia ci hanno ricordato la sua importanza. Tra le nostre battaglie storiche c’è il tema della continuità dell’insegnamento e del precariato. E se è vero che la riforma della scuola non si può fare sotto dettatura di sindacati ed insegnanti, non è logico nè utile che decisioni come queste siano introdotte in un decreto senza ascoltare chi la scuola la vive. E’ un errore”. Antonio Iannone, capogruppo in Commissione Istruzione al Senato parla di “nessuna apertura pari a quella che noi di FdI pratichiamo con i convegni come quello di oggi. La scuola italiana aspetta risposte concrete da troppi anni e sono quattro gli anni in cui Fratelli d’Italia ha fatto proposte senza aver visto riconosciuto il nostro lavoro sulla pubblica istruzione. Non è vero che sia comodo stare all’opposizione e di sicuro, se andremo al governo, non faremo cose diverse di quello che abbiamo proposto dall’opposizione”. Anche per l’onorevole Paola Frassinetti, responsabile Istruzione di FdI è necessario “intervenire al più presto rendendo efficiente e funzionante ció che già esiste. Inserendo, ad esempio, nelle strutture, in modo progressivo ed oculato, i necessari elementi di miglioramento della qualità dell’istruzione in modo che venga tutelato anche chi vorrebbe affrontare studi più seri ed impegnativi. Col desiderio che la scuola torni a svolgere innanzitutto la sua funzione classica di trasmissione del patrimonio culturale”. “Un ragazzo su due sa leggere e scrivere ma purtroppo non capisce quello che legge, rileva l’onorevole Carmela Bucalo, Responsabile scuola per FdI. Un dato sul quale dobbiamo lavorare per far sì che la Scuola non penalizzi l’educazione e la cultura finalizzate alla crescita professionale. E diciamo no ad una riforma sul reclutamento che tradisce i giovani con tempi lunghi e procedure complesse, li allontana sempre più dal mondo del lavoro, non tutela i docenti precari svilendo la qualità del loro impegno e peraltro non punta sulla formazione vista come investimento ma come onere”. Dito puntato sulla pandemia che per l’on. Maria Teresa Bellucci capogruppo FdI in commissione Affari Sociali alla Camera “ha messo in mostra le grandi lacune del nostro sistema scolastico a causa di politiche poco lungimiranti e dei tagli lineari che hanno ridotto il personale e depotenziato tutto l’apparato. Serve un cambio di passo per far sì che l’istruzione non sia solo un passaggio obbligato nella vita dei ragazzi, ma un momento in cui si forma il cittadino e si evolve come persone. A tal fine ho presentato la PdL per l’introduzione dello psicologo scolastico, così come accade in molti Stati Europei, e sono estremamente soddisfatta che se si sia avviato l’iter di esame in Commissione Istruzione e Cultura”.

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Quanti anni di vita abbiamo perso nel 2020 per il Covid?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

È stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale «PLOS-ONE» uno studio di due docenti delle Università di Padova e di Ca’ Foscari Venezia, Stefano Mazzucco e Stefano Campostrini che mostra come in molti paesi del mondo, la pandemia di COVID-19 abbia portato a cambiamenti eccezionali nella mortalità. Utilizzando i dati sulla mortalità contenuti nel database sulla mortalità umana (Human Mortality Database), si sono ottenute delle stime su come è cambiata la “speranza di vita alla nascita”, ovvero il numero di anni che, con la mortalità osservata in quell’anno, un individuo mediamente vivrebbe. In Italia, uno dei paesi più longevi del mondo, avevamo un’aspettativa di vita di oltre 83 anni nel 2019. Nel 2020 questa è scesa a 82, perdendo, per la precisione, 1,34 anni. L’aspettativa di vita in Russia è scesa di più ben 2,16 anni, 1,85 in USA e 1,27 in Inghilterra e Galles. Le differenze tra i paesi sono sostanziali: molti paesi (ad es. Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda, Corea del Sud) hanno visto un calo piuttosto limitato dell’aspettativa di vita o addirittura un aumento dell’aspettativa di vita. Oltre alla triste conta dei morti, lo studio mostra come l’impatto sulla struttura demografica sia dipeso molto, non solo da quante persone si sono ammalate e poi morte a seguito del Covid-19, ma anche all’età di questi soggetti e, più in generale, alla struttura per età delle diverse popolazioni. Pertanto, l’Italia, ad esempio, pur presentando un numero di morti più elevato di tanti paesi, ha avuto un impatto sulla struttura demografica seppure significativo ma minore. I ricercatori stanno ora analizzando i dati del 2021 che presto saranno pubblicati in un successivo lavoro. Dalle prime analisi sembra che alcuni Paesi, tra cui l’Italia, abbiano recuperato in parte quanto perso nel 2020, altri paesi invece sembrano aver marcatamente peggiorato la situazione (tra questi i paesi dell’est Europa), altri confermano invece di non aver subito cambiamenti significativi (tra questi diversi paesi del Nord Europa, asiatici e dell’Oceania).«Lo studio della mortalità ci aiuta a capire il reale impatto della pandemia sulla struttura demografica della popolazione; i confronti internazionali poi aiutano a leggere le storie, anche molto diverse, del vissuto nei paesi.» dice Stefano Campostrini, Università Ca’ Foscari Venezia. Emerge inoltre che i paesi che più tempestivamente hanno raggiunto un’elevata copertura vaccinale sono anche quelli che hanno avuto il livello di mortalità (per tutte le cause, non solo per Covid) più basso.

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Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

In libreria dall’8 ottobre Collana Le strade Fazi Editore Comincia la pubblicazione della Saga dei Cazalet in edizione economica, si inizia con il primo volume, Gli anni della leggerezza. Un vero e proprio fenomeno, la saga familiare più amata, con 200.000 copie vendute. «I romanzi della saga sono davvero meravigliosi, lampi di genio. Con la saga dei Cazalet Elizabeth Jane Howard ha realizzato qualcosa di fantastico». Martin Amis

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Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

>Collana Le strade In libreria dall’8 ottobre Comincia la pubblicazione della Saga dei Cazalet in edizione economica, si inizia con il primo volume, Gli anni della leggerezza. Un vero e proprio fenomeno, la saga familiare più amata, con 200.000 copie vendute. «I romanzi della saga sono davvero meravigliosi, lampi di genio. Con la saga dei Cazalet Elizabeth Jane Howard ha realizzato qualcosa di fantastico». Martin Amis Fazi Editore

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Gli Anni Sconosciuti di Gesù

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

Sulla piattaforma CHILI arriva un documentario che ‘svela’ gli anni silenti del Messia. Tra l’infanzia di Gesù e l’inizio della sua missione, quasi vent’anni sembrano sfuggire alla storia. Chi è stato Gesù da piccolo? E prima di salire sulla Croce?
Il documentario cerca così di fare un viaggio negli ‘anni silenziosi’ di Gesù, sospesi tra storia e leggenda, tra antichi testi scritti in sanscrito, miti e racconti che narrano dei suoi possibili viaggi in Oriente.
Divisi da una catena di montagne, due mondi si guardano: la verde valle del Kashmir e il lunare paesaggio del Ladakh, anche conosciuto come ‘Il piccolo Tibet’. A Occidente una terra in costante fermento, dove si fronteggiano il nazionalismo Indù, l’indipendentismo e l’Islam più determinato; a Oriente l’imperturbabile alta valle del fiume Indo, dove il buddismo ha trovato riparo dall’intransigenza dell’ateismo. Attraverso l’opacità di secoli segnati dalla volontà di dominio, al di qua e al di là delle montagne, si tramandano i frammenti di una narrazione leggendaria che dipinge con tinte inusuali la personalità chiave dell’Occidente e un Messia alla ricerca di Shambhala, una via segreta dell’anima e un luogo-dimensione in cui è possibile vivere in eterno.
Il documentario, diretto dal regista Andrea Canetta, prodotto dalla RSI Radiotelevisione Svizzera e distribuito dalla Delta Star Pictures, è disponibile in contemporanea in Italia e all’estero (Germania, Polonia, Austria, Inghilterra).

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Gli anni ruggenti del “fascismo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Così abbiamo vissuto i momenti prima e durante gli anni di guerra mentre la lotta s’inaspriva ed entrava di prepotenza nelle nostre case. E dire che la dichiarazione di guerra di Mussolini fu fatta senza consultare il suo gabinetto, il gran Consiglio Fascista, e nemmeno i suoi capi di Stato maggiore. Non poteva essere altrimenti: Mussolini ha sempre ragione! La stessa cosa fece autonominandosi comandante in capo delle forze armate.
Per una simile carica era considerato, a ragion veduta, una nullità. La mancata invasione dell’Inghilterra lo ringalluzzì: era una prova evidente che lui s’intendeva di faccende militari ben più del Fuhrer. Pura illusione. I rovesci militari italiani furono una conseguenza diretta del suo comando. Il diario di Ciano è spesso ricordato in questi frangenti per rilevare il grado di subalternità assoluta, persino umiliante, che si aveva rispetto alle iniziative tedesche e per le quali Mussolini non trovava di meglio che rispondere con dispetti e ricatti. La verità è che noi italiani, in particolare, siamo rimasti vittime di una cultura vagamente machiavellica della politica per la quale la valutazione delle scelte politiche e militari si faceva solo in base alla forza e alla potenza dei possibili alleati. E quella razza di pecore, come Mussolini definiva gli italiani, non poteva certo far lega con chi avrebbe potuto mangiarli con un sol boccone. Stava ora da capire chi fosse realmente il mangiatore di turno: la Germania nazista con il suo travolgente carisma militare che sembrava non avere intoppi e limiti territoriali o l’arroganza dei francesi e dei britannici? Costoro, in effetti, mancarono di tatto e di diplomazia. Tutto ciò non permise loro di trattare, nel giusto verso, la sensibilità del dittatore fascista.
Intanto Ciano annotava, nel suo diario, come a ogni vittoria tedesca il Duce asserisse: “Intendo avere la mia parte di bottino in Croazia e Dalmazia”, “non ci conviene esserci urtati con la Germania poiché anche noi dobbiamo prendere la nostra parte di bottino e così via.” Quest’ansia di arrivare in tempo, e nelle migliori condizioni possibili, per spartirsi con i tedeschi le spoglie delle potenze democratiche occidentali sembrava una costante del pensiero mussoliniano dalle prime ostilità del 1939 alla sua decisione di entrare in guerra e poi ancora negli anni successivi. (Riccardo Alfonso)

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“Blue my mind – Il segreto dei miei anni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 Maggio 2019

(Svizzera/Germania, 2017), film d’esordio della regista svizzera Lisa Brühlmann, racconto di formazione intimo e surreale che affronta in chiave fantasy la crescita, l’emancipazione e la trasformazione di un’adolescente, arriva nelle principali sale d’Italia da giovedì 13 giugno distribuito da Wanted Cinema dopo essere stato presentato ad Alice nella Città alla 12/ma Festa del Cinema di Roma, dove ha ricevuto il premio Camera D’oro Alice/Taodue.
Il film, che vede come protagonista la giovane attrice Luna Wedler – selezionata fra le migliori promesse del cinema dalla European Film Promotion – racconta di Mia, una ragazza di quindici anni appena trasferitasi con la sua famiglia alle porte di Zurigo. Mentre la ragazza si lancia in una selvaggia adolescenza cercando di fronteggiarla, il suo corpo comincia a cambiare in modo radicale. Nella disperazione cerca di anestetizzarsi con sesso e droghe, ma nonostante i tentativi di arrestare il processo è presto costretta ad accettare il fatto che la natura è molto più potente di lei. La trasformazione prosegue inesorabile, facendo diventare Mia quell’essere che per anni si è assopito dentro di lei… e che ora sta prendendo il sopravvento.Ho voluto realizzare un film sulla crescita, sulla ricerca della propria identità, sull’emancipazione femminile – ha spiegato la regista Brühlmann – Questo lavoro si focalizza sul sentimento di sentirsi imprigionata. Imprigionata in un mondo pieno di regole da rispettare, un mondo a cui adeguarti e adattarti soprattutto quando si è giovani. Per me la sirena è il simbolo del desiderio di libertà, di quel potere femminile primordiale e di un mondo senza confini. Ho cercato di dare delle risposte a quelle domande su come ci si sente quando il proprio corpo inizia a seguire delle leggi diverse, inizia a cambiare e non c’è via di ritorno, quando ci si sente impotenti mentre la situazione scivola via a poco a poco. In questo modo sarà forse possibile alle persone provare nuovamente che cosa vuol dire crescere. wantedcinema.eu/catalogo

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8 anni di guerra in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

“Nel 2018, ogni giorno, almeno tre bambini, tre bambini innocenti sono stati uccisi. E questo è solo il dato verificato dalle Nazioni Unite, ma riteniamo che il numero sia molto più alto. Dal 2011, quando è iniziato il conflitto, sono nati 5 milioni di bambini siriani, 4 milioni all’interno della Siria e 1 milione nei paesi limitrofi. 5 milioni di bambini che non hanno conosciuto niente altro che l’impatto di una guerra brutale sui bambini”, ha ricordato Geert Cappelaere, Direttore regionale UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa alla Conferenza dei Donatori a Bruxelles. A 8 anni dall’inizio del conflitto in Siria, l’UNICEF ricorda che sono quasi 8 milioni i bambini la cui vita è stata sconvolta dalla crisi siriana: 5 milioni hanno bisogno di assistenza all’interno della Siria, mentre oltre 2,5 milioni sono i bambini siriani rifugiati registrati nei paesi limitrofi. I bambini rappresentano quasi il 45% del totale della popolazione colpita, su 11,7 milioni di persone coinvolte nel conflitto in Siria e 5,7 milioni di rifugiati. Mentre il conflitto entra nel suo nono anno, la crisi in Siria continua ad avere un impatto fortissimo sui bambini, nel paese, nella regione e oltre, e resta ancora una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Ogni bambino in Siria è stato colpito da violenza, sfollamento, legami familiari recisi e mancanza di accesso a servizi vitali. Oltre l’83% dei siriani vive sotto la soglia di povertà, spingendo i bambini a misure estreme di sopravvivenza, come lavoro minorile, matrimoni precoci e reclutamento nei combattimenti. Tutto ciò ha avuto un fortissimo impatto psicologico sui bambini.La crisi siriana rimane soprattutto una crisi per la protezione: le gravi violazioni dei diritti dei bambini – reclutamento, rapimenti, uccisioni e mutilazioni – continuano senza tregua. Solo nel 2018 sono stati uccisi 1.106 bambini, feriti 748, e 806 sono stati reclutati da gruppi armati; 360.000 bambini vivono in aree difficili da raggiungere e circa 2,6 milioni di bambini rimangono sfollati all’interno del paese. Inoltre, nei paesi limitrofi, circa 10.000 bambini rifugiati sono non accompagnati o sono stati separati dalle loro famiglie, molti di questi bambini sono vulnerabili a situazioni di sfruttamento – come il lavoro minorile – a causa della mancanza di documentazione legale.Quasi 20.000 bambini sotto i 5 anni sono affetti da malnutrizione acuta grave e in pericolo di vita e la malnutrizione acuta fra le donne in stato di gravidanza o allattamento è più che raddoppiata nel 2018. 6,5 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare, fattore che spinge a far lavorare o mendicare bambini anche di 3 anni per sostentare le famiglie.Anni di conflitto hanno drammaticamente ridotto l’accesso ai servizi sociali di base, impedendo a oltre 2 milioni di bambini – più di un terzo di quelli del paese – di frequentare la scuola ed esponendo 1,3 milioni al rischio di abbandonarla; circa il 40% delle strutture scolastiche sono state danneggiate o distrutte durante la guerra, con 120 attacchi verificati l’anno passato.Nel 2018 le Nazioni Unite hanno inoltre verificato 142 attacchi su strutture e personale sanitario, il numero più alto dall’inizio del conflitto. Solo la metà delle strutture sanitarie è funzionante.Almeno il 70% delle acque reflue non è trattato e la metà del sistema fognario non è funzionante, esponendo i bambini a seri pericoli per la loro salute. Le famiglie che vivono in rifugi informali in Siria spendono oltre la metà del loro stipendio per l’acqua.L’UNICEF e i partner stanno lavorando sul campo in Siria e in tutta la regione per proteggere i bambini, per aiutarli ad affrontare l’impatto del conflitto e per recuperare la loro infanzia, migliorando l’accesso a servizi per l’istruzione e di supporto psicosociale per aiutare i bambini e coloro che se ne prendono cura a riprendersi dai traumi e a ristabilire una sensazione di normalità e portando assistenza umanitaria fondamentale in aree difficili da raggiungere.

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I peggiori anni della nostra vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

Roma 2 dicembre – ore 18,30 Via delle Paste, 106 Libreria Enoarcano Presentazione del libro di Paolo Posteraro I peggiori anni della nostra vita L’Italia da Craxi a Berlusconi Insieme all’Autore intervengono Ilaria D’Amico L’onorevole Pier Ferdinando Casini coordina Stefano Cappellini.
Come è cambiata la classe politica italiana dai tempi di Craxi a quelli di Berlusconi, da Tangentopoli al consolidamento della Seconda Repubblica? I partiti che avevano governato il Paese per cinquant’anni sono stati travolti da scandali di ogni genere fino a dissolversi, sostituiti in parte da formazioni politiche nuove. Cosa nostra ha imperversato con gravissimi attentati, i conti pubblici in crisi hanno messo l’Italia in ginocchio. Andreotti è stato processato per mafia e Craxi è morto da latitante. Nuovi personaggi affollano la scena, forti di un potere trasversale guadagnato non con la militanza ma con gli affari, l’imprenditoria, la finanza corrotta. Chi ci ha raccontato tutto questo ha sempre detto la verità? Cosa si nasconde tra le pieghe della grande Storia? Paolo Posteraro si introduce per noi nelle stanze del potere, per smascherare intrighi e complotti, riportando a galla informazioni taciute e restituendoci l’unica versione dei fatti, quella che non avremmo mai voluto ascoltare.
Paolo Posteraro, nato a roma nel 1982, è giornalista pubblicista. laureato in giurisprudenza, ha lavorato a rai educational e oggi è consulente delle trasmissioni di la7 exit ed effetto domino. ha scritto per «l’indipendente» e «il riformista» e collabora con l’agenzia di stampa «il velino».

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Rivelati gli anni nascosti di padre Pio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

I fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere finalmente la fase meno conosciuta, ma più densa di significato, della sua vita sacerdotale e religiosa. Infatti, le Paoline Editoriale Libri di Milano hanno, infatti, pubblicato il libro di Donato Calabrese: “Padre Pio, Sette anni di mistero a Pietrelcina”. Conterraneo e devoto di Padre Pio, avendolo incontrato più volte da giovane, l’autore ha preso in considerazione l’itinerario storico, spirituale e mistico percorso, dal giovane Frate cappuccino, nella sua città natale. Un periodo molto lungo, dal 1909 al 1916, all’incirca sette anni, durante il quale Padre Pio si vide costretto a vivere per sette lunghi anni lontano dalla fraternità cappuccina, tra la volontà dei superiori che lo invitavano a tornare alla fraternità cappuccina e la misteriosa malattia che lo teneva inchiodato nel suo borgo natale. Appassionato studioso di Padre Pio e della spiritualità cristiana, Calabrese ha rivelato una parte del mistero nascosto, le estasi, gli insoliti fenomeni mistici, le profezie, i tormenti personali e familiari del primo sacerdote stigmatizzato, nonché il suo singolare ed affettuoso rapporto con Pietrelcina. Un sacerdote, un religioso cappuccino, apprezzato, stimato ed amato già in questi primi anni del suo ministero.” “Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare, la sua missione sul Gargano, lasciando inesplorato un tempo ben definito, eppure fondamentale del suo divenire umano, religioso e mistico. Si tratta proprio del settennio 1909-1916, cui è dedicato il presente volume, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda, e mistica della vita di Padre Pio. A tale periodo storico è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale”. “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha detto Calabrese – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più rilevante dell’intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, di ricercare, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa.

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