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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘anomalia’

Macro Outlook – Ken Leech, CIO di Western Asset (Gruppo Legg Mason)

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

Borsa Merci Telematica ItalianaCrediamo che il miglioramento delle prospettive sulla crescita e sull’inflazione globale dipenda ancora strettamente dal sostegno concesso dalle principali banche centrali attraverso interventi monetari di natura espansiva. In virtù di ciò, non è difficile comprendere la riluttanza da parte della Federal Reserve ad esporsi in maniera decisa sul timing e sulle modalità con cui verrà effettuato il primo atteso rialzo dei tassi di interesse, specialmente dopo che le stime sulla ripresa dell’economia domestica e sull’inflazione sono state riviste al ribasso, a fronte dei dati economici poco brillanti registrati in questa prima parte dell’anno; la banca centrale americana nell’ultima riunione del FOMC di giugno, ha confermato la propria sensibilità ai dati economici registrati in questi mesi, ma a nostro avviso non è da escludere che un primo lieve rialzo possa comunque avvenire in Settembre, pur senza che questo comporti un cambio radicale nell’approccio della Fed, che dovrebbe restare accomodante ancora a lungo. La curva dei Treasury americana – la cui volatilità vissuta in queste settimane è in parte il riflesso di quanto accaduto in Europa – è diventata più ripida, rispecchiando l’opinione prevalente di mercato sul fatto che la Fed posticipi il primo rialzo; questa view, da noi condivisa nel primo trimestre dell’anno, offre invece a nostro avviso in questo momento un’opportunità interessante sul segmento a più lunga scadenza della curva, che riteniamo meno vulnerabile ad un eventuale rialzo dei tassi di interesse e che attualmente pensiamo offra del valore, se si osservano i livelli raggiunti dallo spread tra il decennale e il trentennale americano. Nonostante lo steepening della curva dei Treasury americana comporti storicamente una compressione degli spread tra le diverse scadenze sul fronte del credito, in questo momento anche il differenziale tra le scadenze a 10 e 30 anni del credito investment grade si è ampliato e questa anomalia offre a nostro avviso agli investitori l’opportunità di acquistare titoli a più lunga scadenza a prezzi interessanti. Più in generale, la forte compressione degli spread tra i rendimenti dei titoli governativi e del credito rende quest’ultima asset class molto appetibile, considerando i livelli di liquidità ed i bassi tassi medi di insolvenza.
Come sosteniamo già dalla fine dello scorso anno, la ripresa a livello globale continua, ma ad un passo molto lento; prescindendo dal fattore Grecia, in Europa l’inizio del programma di QE ha mostrato segnali positivi, ma l’esperienza di Usa e Giappone insegna che il ritorno alla crescita è un percorso che necessita di molta costanza e altrettanto tempo. Allo stesso modo, anche i paesi BRIC hanno mostrato una crescita debole – con l’unica eccezione rappresentata dall’India – e la crescita globale ancora incerta, insieme al crollo dei prezzi delle materie prime verificatosi lo scorso anno, ha messo a dura prova molti mercati emergenti, ma siamo fiduciosi sulle prospettive di crescita di India, Brasile e Messico nel lungo termine, grazie alle riforme strutturali in atto in questi paesi. Per quanto riguarda l’energy, vediamo favorevolmente il segmento high-yield, dove, a nostro avviso, alcune società offrono attualmente valutazioni molto appetibili. (Ken Leech, CIO di Western Asset)

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La povertà e la carità cambiano il senso delle loro parole

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

Al povero si offre l’obolo e il buon cristiano, musulmano, buddista o quanto altro, si mette l’anima in pace: ha dato una sua sia pur minima parte del suo ad un volto che resta anonimo e sfocato che gli ha teso una mano, ha chiesto un aiuto. Ora chi chiediamo se tutto ciò che resta un rituale oramai secolare se non millenario, ha un senso o lo abbia avuto mai. Probabilmente no. Noi abbiamo operato una scelta impropria nel guidare la mano verso l’altra mano come per scaricare in qualche modo un senso di colpa che nell’intimo riconosciamo ma che in realtà neghiamo con tutte le nostre forze. Vi è in tutto ciò un rapporto incompreso, una anomalia del sistema. Sappiamo bene che non dovrebbero esservi poveri così come non dovrebbero esservi persone ricche o benestanti. E’ questa e non altra la vera anomalia della nostra società. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze e per millenni di stabilire un primato umano che sappia distinguersi per censo e per possesso di beni oltre ogni misura facendone pagare un prezzo iniquo a coloro che sono stati respinti ai margini della società. A costoro possono spettare solo le briciole, ovvero la carità, ovvero quella liberalità che il signore si concede rispetto agli inferiori. Tutto ciò rappresenta la più brutale ed iniqua forma di violenza nei confronti del nostro prossimo e rappresenta la negazione dei valori di fede di cui tutti noi siamo i depositari. E’ tempo che si cambi registro e che la società muti il suo atteggiamento nei confronti di coloro che vivono ai suoi margini senza un tetto dove ripararsi, un lavoro per vivere con minore affanno e si esprima con una solidarietà che non sia la solita ed odiosa carità, un riconoscimento del valore della persona per ciò che è e non per quello che rappresenta. E questo cambiamento noi lo attendiamo soprattutto dalla civiltà e dalla cultura religiosa, perché è un segno tangibile di quel legame che più degli altri sa andare dritto al cuore e sa parlargli con la forza della ragione e del sentimento.

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L’anomalia italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2009

Editoriale fidest. Da anni, dopo ogni tornata elettorale, si assiste al rituale delle vittorie supposte ma non reali considerando il quadro d’insieme. Un partito era al 4% e poi si ritrova al 6%. Potrebbe dire che è riuscito ad avanzare e non affermare una vittoria che andrebbe ascritta se fosse diventato un partito di maggioranza. Lo stesso dicasi per quei partiti che non avendo raggiunto il quorum del 4%, per acquisire il diritto di avere eletto qualche suo candidato, ma è rimasto intorno al 3,5% si sente in diritto d’affermare che il bersaglio è stato quasi centrato. Che dire poi di chi gioisce al calo di 3-4 punti percentuali del proprio avversario ma tace sul fatto che a sua volta ha perso il 7%? Ammettere la sconfitta è sempre molto imbarazzante ma, a mio avviso, è una prova di pragmatismo che gli elettori sanno apprezzare molto meglio di certi equilibrismi verbali. Noto anche la stranezza di chi gioisce perché l’avversario non è cresciuto come se ne derivasse una sconfitta per il suo supposto strapotere mentre ciò gli permette di restare in sella persino meglio di prima poiché la sua condizione di stallo non avvantaggia l’oppositore che avrebbe avuto l’opportunità di insidiarlo da vicino. E allora torniamo alla realtà. IL Pdl non è stato sconfitto. L’averlo contenuto non è stata una vittoria degli avversari in quanto non ne hanno beneficiato dal punto di vista elettorale. Le opposizioni hanno solo “sprecato voti”. Lo hanno fatto con il cartello della sinistra divisa in tre tronconi che se messi insieme, come sarebbe stato logico attendersi, avrebbero potuto raggiungere il 6-7% dei consensi, se non di più. Le altre forze di opposizione presenti in Parlamento (Idv, Udc e Pd e lista Pannella/radicali) hanno solo dimostrato di non saper stare insieme e l’elettore non è così stupido come si vuol credere. Se da più parti si è insistito che le europee altro non erano, per i politici italiani, che un test per misurare la propria forza abbiamo rilevato che la cordata berlusconiana/Bossi tiene e se vi sono stati dei delusi per l’accorpamento dei due partiti (Forza Italia e Destra nazionale) costoro hanno preferito disertare le urne piuttosto che scaricare i loro malumori in casa d’altri. Sono quindi recuperabili per il Pdl. Per le opposizioni, invece, il quadro è disarmante.  Ognuno fa per sé e ciò significa che se il Pd non raggiunge da solo almeno il 38% dei consensi non avrà nessuna possibilità di diventare forza di governo. Deve, infatti, fare i conti con “supposti alleati” contro gli alleati sicuri di Berlusconi. E vi è anche da dire che l’Udc se posto tra i due contendenti ed è costretto a fare una scelta la farà più con il centro-destra e non certo con il centro sinistra. A questo punto resta solo una considerazione da fare: gli elettori votano per la stabilità e non per l’avventura. Votano per un governo di centro destra perché il centro sinistra si mostra incapace d’essere unito, di saper difendere gli interessi dei più deboli (pensiamo ai precari) di non aver capito gli umori della gente e continua con le logiche di un tempo allorché i governi e la politica da adottare si costruivano nelle segrete del Palazzo. Oggi se ne fregano se Berlusconi intrallazza, e ha una vita coniugale travagliata, Oggi è votato solo perché è stato capace di assicurare un governo stabile al Paese. Dimostri la stessa cosa il Pd e non saranno gli scandali a fare la differenza ma un consenso che è nell’aria e tutti noi potremo respirarlo se solo ce ne offre la possibilità. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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