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Posts Tagged ‘antartide’

Antartide: soluzione rapida per proteggere le aree marine

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2021

I negoziati sulla creazione di due aree marine protette in Antartide si sono interrotti. In una risoluzione adottata giovedì, i deputati sottolineano l’urgente necessità che le parti negoziali in seno alla Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartico (CCAMLR – Commission for the Conservation of Antarctic Marine Living Resources) raggiungano un accordo.Inoltre, i deputati incoraggiano l’UE a continuare a svolgere un ruolo guida e a chiedere l’intensificazione degli sforzi bilaterali e multilaterali, in particolare con i paesi che si sono ripetutamente dichiarati contrari a un accordo.Le due nuove zone marine protette avrebbero una superficie complessiva di circa 3 milioni di km2 e la loro istituzione creerebbe una delle più vaste zone di protezione marina della storia.L’approvazione di queste zone marine protette contribuirebbe alla realizzazione degli impegni assunti dall’UE, e a livello mondiale, per la protezione della biodiversità marina. Sarebbe inoltre un importante contributo alla dimensione globale della strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030. I deputati chiedono anche obiettivi di ripristino e protezione globali, giuridicamente vincolanti, per almeno il 30% dei mari entro il 2030. Infine, i deputati ricordano alla Commissione europea di aver promesso, nella sua strategia sulla biodiversità per il 2030, di far leva sulla propria influenza diplomatica e sulle proprie capacità di mobilitazione per favorire la conclusione di un accordo sulla designazione di vaste zone marine protette nell’Oceano Australe.La risoluzione è stata approvata con 588 voti a favore, 21 contrari e 79 astensioni.

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Antartide l’unico continente sfuggito alla pandemia di Covid-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

L’Antartide è l’unico continente sfuggito alla pandemia mondiale di Covid-19. Lo rende noto all’agenzia di stampa ANSA, il fisico Alberto Salvati, responsabile della base italo-francese Concordia, che dichiara : ” qui noi possiamo ancora abbracciarci. Affrontare l’inverno qui è dura, immersi nel buio in un’interminabile distesa di ghiaccio e con temperature che in questi giorni scendono fino a 80 gradi sotto zero, anche 90 con l’aiuto dei venti. Per questo quando siamo partiti le nostre famiglie erano preoccupate per noi, ma ora accade il contrario e siamo noi ad essere in pensiero per loro”. La Concordia è una base di ricerca permanente italo-francese situata in Antartide. Si trova sul plateau antartico, nel sito denominato Dome C. Salvati è uno dei quattro italiani che fanno parte dell’equipaggio della base Concordia, gestita dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), frutto della collaborazione di Enea e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), e dall’Istituto polare francese ‘Paul Émile Victor’ (Ipev). Con Salvati lavorano nella base il medico Loredana Faraldi, il meccanico Andrea Ceinini e l’informatico Luca Ianniello. Per il resto l’equipaggio è composto da sette fra ricercatori e tecnici francesi e da una ricercatrice olandese dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

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Temperature record registrate in queste ore in Antartide

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

“Sono davvero scioccanti, ma purtroppo non ci sorprendono, dal momento che questa regione si sta riscaldando
insieme al resto del Pianeta». Così Frida Bengtsson, a capo di una spedizione scientifica di Greenpeace in corso nell’Oceano Antartico, commenta quanto rilevato dalla base di ricerca argentina Esperanza. «Per proteggere l’Antartide e altri ecosistemi unici come questo, dobbiamo smettere di bruciare combustibili fossili e sottoscrivere un nuovo trattato globale che permetta di tutelare almeno il 30 per cento dei nostri oceani dagli impatti delle attività umane», conclude Bengtsson.

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Clima: Due navi di Greenpeace in Antartide per una missione scientifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Hanno raggiunto l’Antartide per una spedizione di ricerca scientifica ben due navi di Greenpeace, l’Esperanza e la rompighiaccio Arctic Sunrise. A bordo ci sono alcuni ricercatori che studieranno l’impatto dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento da plastica e della pesca industriale sulle colonie di pinguini, sulle balene e la vita marina in generale.Per l’avvio di questa missione speciale Greenpeace ha ospitato a bordo anche alcuni attori che, in veste di Ambasciatori degli Oceani, sensibilizzeranno l’opinione pubblica mondiale sulla necessità di proteggere l’Antartide e creare una rete globale di santuari marini. Tra loro anche l’attrice Marion Cotillard, premio Oscar per “La Vie En Rose”.”L’Antartide è un paradiso dei ghiacci che non dovrebbe essere raggiunto dall’impatto umano, eppure anche gli angoli più remoti del nostro pianeta stanno cambiando a un ritmo elevatissimo. Questo fragile ambiente di pinguini, balene e foche deve essere protetto” spiega Marion Cotillard. “Per la prima volta mi trovo a vivere su una nave e devo dire che stare a contatto con l’equipaggio di Greenpeace e i ricercatori che sono qui per un lavoro così importante è un’opportunità unica. Il nostro è un pianeta blu: l’Oceano copre una superficie maggiore di tutti i continenti messi insieme e abbiamo la responsabilità di proteggerlo”.A bordo delle navi di Greenpeace in Antartide anche gli attori Gustaf Skarsgård (Vikings, Westworld) e Ni Ni (I fiori della guerra, The Warriors Gate).
“Con questa spedizione concludiamo il viaggio che Greenpeace ha intrapreso un anno fa solcando gli oceani del pianeta, dal Polo Nord al Polo Sud, per mettere in evidenza come siano minacciati da attività umane come la pesca eccessiva, l’inquinamento da plastica, le trivellazioni e non ultimo il cambiamento climatico” commenta Giorgia Monti, responsabile campagna mare di Greenpeace Italia. “I governi di tutto il mondo hanno un’occasione unica, a marzo terminano i negoziati sull’Accordo globale per gli oceani: solo se si arriva a un Trattato forte, potremo salvare aree uniche come l’Antartide”.

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Antartide: quattro ecosistemi marini vulnerabili sul fondo del mare

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

LONDRA. Le ricerche effettuate nel gennaio scorso con un sottomarino, durante la spedizione di Greenpeace in Oceano Antartico, hanno permesso di identificare quattro diversi Ecosistemi Marini Vulnerabili (EMV). Si tratta di aree che, secondo i ricercatori internazionali, devono essere tutelate con misure di protezione speciale. La ricerca è stata condotta dalla dottoressa Susanne Lockhart, dell’Accademia delle Scienze della California, e da John Hocevar, biologo marino di Greenpeace che, grazie al supporto della nave Arctic Sunrise di Greenpeace, con un sommergibile hanno esplorato i fondali dell’Oceano Antartico per documentarne le tante specie rare e vulnerabili. «Sono estremamente felice ed emozionata all’idea di proteggere queste aree», commenta la dottoressa Susanne Lockhart. «I filmati raccolti durante questa spedizione testimoniano l’ampia presenza di rari e quasi sconosciuti organismi. I fondali dell’Oceano Antartico sono davvero un mondo delle meraviglie, ricco di biodiversità, messo però seriamente a rischio dalla pesca intensiva e dai cambiamenti climatici». Greenpeace sta portando avanti una campagna per proteggere l’Oceano Antartico con una rete di aree protette, tra cui un Santuario nell’Oceano Antartico che, con una superfice di 1,8 milioni di chilometri quadrati, rappresenterebbe la più vasta area protetta sulla Terra.«È un privilegio per noi poter partecipare a questo tipo di ricerche scientifiche», afferma John Hocevar di Greenpeace, alla guida del sottomarino durante le ricognizioni. «Sappiamo ancora così poco su queste acque, per questo la loro protezione preventiva deve essere un imperativo. Dobbiamo proteggere questi luoghi meravigliosi prima di perdere qualcosa che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di conoscere. I nostri risultati si aggiungono al crescente numero di prove che testimoniano la necessità di avere una rete di aree protette a tutela dell’Oceano Antartico».Le analisi dei filmati di questi ecosistemi marini, che si trovano nell’Antarctic Sound e nello Stretto di Gerlache, lungo la penisola antartica, sono state presentate la scorsa settimana a Cambridge dalla dottoressa Lockhart, durante un workshop tenuto da esperti della Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Viventi dell’Antartide (CCAMLR). Una volta riconosciuti ufficialmente dalla Commissione nella sua prossima riunione, che si terrà a ottobre a Hobart, in Tasmania, un’area con un raggio di miglio nautico attorno a ciascuno dei siti verrà immediatamente protetta.

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Livelli inquinamenti da plastica in Antartide

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Analisi di laboratorio condotte su alcuni campioni raccolti durante una recente spedizione di Greenpeace in Antartide, evidenziano la presenza di microplastiche e altre sostanze chimiche in mare e nella neve. “Siamo abituati a pensare all’Antartide come a una terra remota e incontaminata,” dichiara Frida Bengtsson, della campagna di Greenpeace per la protezione dell’Antartide, “ma ormai l’impronta dell’uomo è evidente, dall’inquinamento ai cambiamenti climatici, fino alla pesca industriale al krill. Questi risultati mostrano che anche le zone più remote dell’Antartide sono contaminate dalla microplastica e da sostanze chimiche pericolose. È fondamentale agire alla radice per porre fine alla presenza di queste sostanze inquinanti in Antartide, e bisogna istituire un Santuario antartico che garantisca protezione a pinguini, balene e all’intero ecosistema.”Ci sono relativamente pochi dati per quanto riguarda la presenza di microplastica nelle acque dell’Antartide e queste analisi forniscono dati molto importanti. In sette campioni su otto di acque superficiali sono state trovate microplastiche e microfibre (almeno un frammento di microplastica per litro). Inoltre, su nove campioni di particolato marino, raccolti con la rete manta, due contenevano frammenti di microplastica. Le analisi di Greenpeace hanno documentato in Antartide anche la presenza di sostanze contaminanti come i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche).
“La plastica è stata trovata in ogni angolo dei nostri oceani, dall’Artide all’Antartide e nel punto più profondo dell’oceano, la Fossa delle Marianne” dichiara Giuseppe Ungherese, della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Abbiamo bisogno di un’azione urgente per ridurre la quantità di plastica nei nostri mari e creare riserve marine su vasta scala – come un grande Santuario antartico, già richiesto da oltre un milione e mezzo di persone – per proteggere la vita marina e i nostri oceani per le future generazioni”.I campioni sono stati raccolti durante una spedizione di Greenpeace in Antartide durata tre mesi, da gennaio a marzo 2018. Greenpeace ha condotto ricerche scientifiche come parte di una campagna volta alla creazione di un Santuario in Antartide. Con 1,8 milioni di chilometri quadrati di superficie, il Santuario misurerebbe cinque volte la Germania, rappresentando così la più vasta area protetta sulla Terra. Il progetto è stato proposto dall’Ue e una decisione verrà presa in occasione del prossimo incontro dell’Antarctic Ocean Commission (CCAMLR), il prossimo ottobre.“In Antartide abbiamo trovato ogni genere di rifiuto dell’industria ittica, come boe, reti e teloni, ed è stata una scena davvero desolante. Li abbiamo raccolti, ma ho capito chiaramente quanto sia importante impedire queste attività pericolose se vogliamo davvero proteggere l’incredibile fauna dell’Antartide.” conclude Bengtsson.

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Scioglimento dei ghiacci in Antartide

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

antartideAmsterdam. Commentando la notizia relativa al distacco dell’iceberg Larsen C dalla penisola Antartica, Paul Johnston, capo della Science Unit di Greenpeace International, dichiara:«Lo scioglimento dei ghiacci in Antartide è stato sempre riconosciuto come un ammonimento a tutto il Pianeta sui pericoli dei cambiamenti climatici. Il collasso di questa calotta di ghiaccio, il terzo registrato in questa regione negli ultimi anni, è verosimilmente un altro segnale dell’impatto globale del clima che cambia». «Non si può dire con certezza se i cambiamenti climatici abbiano giocato il ruolo più importante nel distacco di Larsen C, ma considerando le rotture relativamente recenti di altri pezzi di ghiacciai, e l’importante contributo che in questi casi le acque più calde hanno dato all’erosione di ghiacci nella Penisola Antartica, sembra più che possibile che le attività umane siano un fattore», continua Johnston. Secondo Greenpeace siamo ancora in tempo per evitare le più disastrose conseguenze dei cambiamenti climatici, ma occorre agire rapidamente. Le decisioni prese oggi da governi e aziende incideranno sulla sicurezza e il benessere futuri di miliardi di persone. Oggi l’imperativo è quello di implementare l’Accordo di Parigi, accelerando la transizione verso il 100 per cento di energie rinnovabili e lasciando sottoterra i combustibili fossili.«È beffardo come questo accada a poche settimane dalla decisione di Trump di far uscire il suo Paese dall’Accordo di Parigi. Trump ha isolato gli Stati Uniti, lasciandoli andare alla deriva da soli, mentre il resto del mondo proseguirà con gli impegni presi, cogliendo le opportunità che regalano le energie rinnovabili e l’economia a basse emissioni», conclude Johnston.

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Dalla Pianura Padana ai ghiacci dell’Antartide

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2015

antartideE’ questo il viaggio di oltre 15 mila chilometri che trent’anni fa fece il primo laser al mondo utilizzato nella spedizione per costruire una carta dettagliata della contaminazione ambientale di una vasta area del continente bianco, permettendo di misurare lo strato d’ozono sopra quell’area ed evidenziare per la prima volta la diminuzione del piombo nei ghiacci, causato dall’introduzione di benzine verdi. Una spedizione pionieristica istituita per conoscere ed esplorare una distesa di ghiaccio di oltre 14 milioni di chilometri quadrati, che hanno visto protagonista, per la prima volta al mondo, il laser Lidar (Light Detection and Ranging), creato nel 1986 da uno staff di studiosi, e sviluppatori, capitanati dall’Ing. Antonio Raspa di Quanta System, azienda italiana leader di questa tecnologia avveniristica. Lo stesso laser che oggi, trent’anni dopo quel momento storico, sarà esposto fino al 2 novembre al Vittoriano di Roma, all’interno della mostra “Missione Antartide. 30 anni di ricerca italiana nel continente estremo”. Una rassegna che ripercorre le tappe fondamentali della presenza italiana al Polo Sud, mettendo in luce i piu’ importanti risultati scientifici ottenuti, le difficoltà superate e gli obiettivi futuri. Una conquista iniziata a livello internazionale già nel XVIII secolo, e costata la vita a centinaia di marinai ed esploratori arrivati da tutte le parti del mondo, che hanno donato la loro vita per contribuire alla sicurezza e al futuro dell’umanità. L’importanza ambientale e politica di queste spedizioni sotto l’egida del tricolore, che presero il via nel 1985 con la prima missione italiana in Antartide, permise di coinvolgere i principali centri di ricerca, tra i quali l’ENEA, i piu’ importanti esperti sul territorio nazionale e le migliori industrie nel campo dell’innovazione tecnologica, che per 30 anni hanno lavorato sinergicamente per studiare a fondo lo stato di salute del Pianeta. Nel corso di tre decenni antartide1migliaia di scienziati e ricercatori si sono spinti sino a quella lontana regione per approfondire i propri studi in diversi campi scientifici, dal clima alla biologia, dalla glaciologia allo studio dell’atmosfera. Ed e’ proprio in questo campo che il laser esposto al Vittoriano rappresenta una vera e propria eccellenza italiana, in grado di stupire il mondo intero e fornire dati fondamentali per la comunità scientifica internazionale. “I dati raccolti man mano grazie al laser, e correlati tra le varie stazioni, fornivano informazioni utilissime per la comprensione delle dinamiche atmosferiche e dei cambiamenti climatici – spiega Paolo Salvadeo, Amministratore Delegato di Quanta System – Ma non e’ tutto. Nel 1993 venne allora lanciata anche l’idea di effettuare misure analoghe, ma dal cielo, e la proposta si concretizzo’ nella realizzazione di una serie di strumenti automatici da installare a bordo del Myasishchev M-55, l’ex aereo-spia russo in grado di volare a 22 km di quota, al limite della stratosfera. Quanta System raccolse questa sfida tecnologica e sviluppo’ un laser unico che tuttora detiene il primato della massima quota operativa per un dispositivo aerotrasportato. Oggi questo laser progettato e realizzato circa 30 anni fa e’ stato risvegliato dal letargo per essere esposto nella mostra dedicata alla Ricerca Italiana in Antartide in cui ricopre un ruolo da protagonista”.Tutto comincio’ nel 1985, quando la prima missione permise d’individuare il sito piu’ adatto per la costruzione della base italiana, che venne stabilito nella Baia di Terranova, nell’Antartide meridionale. Quanta System, che per prima offri’ il suo contributo ipertecnologico alle spedizioni italiane, antartidepuo’ vantare la sua presenza in Antartide già a partire dalla seconda spedizione italiana, risalente al 1986, con due laser creati per la misura dell’ozono: uno venne installato nella base italiana di Baia Terranova ed uno nella base americana di Amundsen-Scott, nei pressi del polo Sud geografico. Quello in mostra al Vittoriano e’ il terzo esemplare, installato durante la terza spedizione nella base USA di McMurdo nel 1988.Tra gli importanti risultati raccolti dalle spedizioni italiane in Antartide ci sono gli studi sistematici sui cambiamenti climatici e sul buco dell’ozono, resi possibili dalle sorgenti laser sviluppate appositamente da Quanta System per sondare l’atmosfera dagli strati piu’ bassi fino al limite superiore della stratosfera. I laser utilizzati costituivano il trasmettitore di sistemi Lidar (Light Detection and Ranging), una tecnica di telerilevamento (radar ottico) che, in modo analogo al Radar ma usando la luce al posto delle onde radio, analizzano il segnale di ritorno generato da impulsi laser ad alte intensità e, sulla base dei dati raccolti, sono in grado di determinare la distanza e la superficie di un oggetto, oltre a stabilire la concentrazione di specie chimiche nell’atmosfera e nelle distese d’acqua. Grazie a questi laser e’ stato possibile rilevare differenti parametri atmosferici come altezza, stratificazione e densità delle nubi e proprietà delle particelle contenute, temperatura, pressione, umidità, venti, concentrazioni di gas come ozono, metano e ossido nitroso. I dati raccolti hanno permesso di costruire una carta dettagliata della contaminazione ambientale di una vasta area del continente bianco, relativamente a varie classi di inquinanti e di metalli pesanti. Alcuni dei risultati più̀ significativi hanno permesso di evidenziare aspetti di notevole interesse a livello globale, come ad esempio la recente diminuzione del piombo nei ghiacci rilevato per la prima volta in Antartide, correlabile all’introduzione delle benzine verdi; e la tendenza all’aumento dei metalli del gruppo del platino e degli idrocarburi policiclici aromatici nelle nevi superficiali, evidenza negativa dell’impiego delle marmitte catalitiche. E’ stato rilevato inoltre una diminuzione degli clorofluorocarburi nell’atmosfera, correlabile alle limitazioni imposte a livello internazionale all’uso di questi composti.La mostra e’ realizzata con la collaborazione ed il contributo dell’ENEA di Frascati, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), dell’Ufficio Cerimoniale del Vittoriano e di Quanta System. L’inaugurazione e’ avvenuta alla presenza del Ministro e dello staff dirigenziale del MIUR.

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A scuola per scoprire l’Antartide

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2015

antartideCamerino Il mondo incantato dell’Antartide entra nelle scuole delle province di Macerata e Ascoli, grazie ai ricercatori della Geologia UNICAM coinvolti nella spedizione italiana che si è svolta durante lo scorso inverno, in collaborazione con l’Università Pisa e altri centri di ricerca. Il dr. Gabriele Giuli è stato impegnato in un affascinante progetto, la ricerca delle meteoriti cadute sul terreno ghiacciato dell’Antartide, anche con periodi trascorsi in tenda in campi remoti, in condizioni e temperature talvolta proibitive, malgrado l’estate polare. Lo studio delle meteoriti raccolte, al quale parteciperanno anche laureandi in geologia, continuerà all’Università di Camerino, in preparazione per la prossima spedizione. Ma la spedizione in Antartide non è finita qui! Da quando è rientrato in UNICAM il dr. Giuli sta effettuando seminari ed incontri nelle scuole, invitato dai docenti di Scienze, per parlare del suo viaggio, dell’esperienza che ha vissuto, di meteoriti e del loro significato ed importanza per lo studio della Terra e del sistema solare. Le scuole coinvolte nel progetto (dalle primarie alle secondarie superiori) hanno dimostrato un enorme interesse e l’entusiasmo degli studenti per questi temi è risultato eccezionale. Tanto da far pensare di continuare il progetto anche per il prossimo anno scolastico. Stesso entusiasmo da parte delle scuole è stato riservato ad Alessia Cicconi che con il suo doppio ruolo di insegnante di Scienze e dottoranda UNICAM sulla didattica delle scienze della Terra ha preso parte alla stessa spedizione, concentrandosi sullo studio del ghiaccio e della criosfera e agli effetti dei cambiamenti climatici. La prof. Cicconi ha effettuato alcuni collegamenti dall’Antartide con le scuole, via skype, e ora sta facendo delle attività nelle scuole per concludere, per ora, il progetto didattico. Progetti certamente non conclusi ma invece appena iniziati, che forniranno nuovi spunti per le scuole nel prossimo anno scolastico (foto antartide)

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