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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

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Vaccini, anti-Covid e antiinfluenzale nella stessa seduta

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

La vaccinazione anti-Covid e quella contro l’influenza stagionale si potranno effettuare nella stessa seduta vaccinale. Il via libera è arrivato dal ministero della Salute, che ha inviato la bozza di circolare in materia ad Enti e Regioni. In considerazione dell’avvicinarsi della campagna di vaccinazione anti-influenzale, si legge, «è possibile che alcune categorie di soggetti per le quali la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta gratuitamente siano allo stesso tempo eleggibili per la vaccinazione anti-SarsCoV2 (ad esempio gruppi target della dose addizionale o booster, persone over 60 non ancora vaccinate, etc)». Sebbene nelle schede tecniche dei vaccini anti-Covid autorizzati dall’Agenzia europea dei medicinali Ema non siano presenti, ad oggi, indicazioni relative alla loro somministrazione concomitante con altri vaccini, precisa ancora la circolare, «tenuto conto delle attuali indicazioni dalle principali autorità di Sanità Pubblica internazionali e dei dati preliminari, sarà possibile programmare la somministrazione dei due vaccini nella medesima seduta». Il ministero precisa, inoltre che sarà possibile effettuare la somministrazione concomitante di un vaccino anti-Covid utilizzato in Italia e un altro vaccino del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, «con l’eccezione dei vaccini vivi attenuati, per i quali può essere considerata valida una distanza minima precauzionale di 14 giorni prima o dopo la somministrazione del vaccino anti-SarsCoV2». Si tratta dei vaccini per Febbre gialla, Herpes, Morbillo-Parotite-Rosolia, Rotavirus, Tifo e Varicella. Intanto, l’immunologo Anthony Fauci ha fornito un’ulteriore evidenza dell’efficacia della terza dose per la vaccinazione anti-Covid. Ha evidenziato che «a 15 giorni dalla somministrazione della terza dose del vaccino Moderna, rispetto a più varianti possiamo vedere un aumento della protezione di 23 volte rispetto alla mutazione D614G (la prima rilevante rispetto al ceppo originario di Wuhan), di 32 rispetto alla mutazione sudafricana e di 44 volte rispetto alla mutazione brasiliana. Dati simili a quelli rilevati per il booster Pfizer e indistintamente in giovani e anziani, nei quali si sono avuti drastici aumenti dei livelli anticorpali e della protezione da forme gravi e infezioni». La co-somministrazione potrà riguardare i soggetti eleggibili alla vaccinazione antinfluenzale e che devono ricevere la terza dose anti-Covid, come ad esempio gli anziani over-80, ma anche coloro che oltre all’ antinfluenzale devono ricevere ancora la prima o seconda dose anti-Covid. A pochi giorni dalla partenza della campagna vaccinale contro l’influenza – prevista dal ministero agli inizi di ottobre proprio per evitare una concomitanza di casi Covid e influenzali – «l’unica regione che ha iniziato la distribuzione dei vaccini ai medici di famiglia è la Campania, che sarà seguita dalla regione Lazio a partire dal 5 ottobre», spiega Silvestro Scotti, segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), che aggiunge: «Stiamo andando a rilento e questo può pesare sulla capacità di programmare la vaccinazione». Il vaccino antinfluenzale va ripetuto annualmente e le dosi ordinate dalle regioni quest’anno sono state 19 milioni, superando il record di 17 milioni del 2020/21. Fare il vaccino antinfluenzale, sottolinea, «è importante per ridurre il rischio di una ‘doppia epidemia’ Covid e influenza, e iniziare prima la somministrazione fa la differenza perché’ aumenta il tempo a disposizione per scaglionare gli appuntamenti». Tuttavia, secondo una ricognizione della Fimmg, le forniture arriveranno solo il 12 ottobre in Basilicata; in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria e Pa di Bolzano dopo il 15; in Valle d’Aosta il 18; nelle Marche dopo il 20; in Emilia Romagna, Calabria e Sicilia dal 25 ottobre; in Toscana ai primi di novembre. Mentre ai medici delle restanti regioni non è stato comunicato nulla. I medici si dicono comunque favorevoli alla somministrazione contemporanea dei due vaccini, così come i farmacisti.

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Vaccini anti-Covid e pillola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Non c’è nessuna indicazione, né consiglio da parte di nessuna associazione medica, nessuna società scientifica e nessun ente di sanità pubblica, sulla sospensione della contraccezione ormonale nelle donne in concomitanza con la vaccinazione anti Covid-19. La precisazione arriva dall’Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) che interviene così nel dibattito sui rischi di complicanze chiarendo che si tratta complicanze trombotiche di diversa natura.I casi di complicanze tromboemboliche che hanno interessato un numero limitatissimo di persone su alcuni milioni di soggetti vaccinati con due tipi di vaccino (Astrazeneca e J&J), spiega l’Aogoi in una nota, hanno determinato una “conseguente preoccupazione nelle donne che assumono un contraccettivo estroprogestinico”. Gli esperti dell’Associazione spiegano che “il rischio di base di una complicanza tromboembolica nella popolazione femminile generale è di 2 su 10.000 e diventa circa 5 su 10.000 nelle donne che assumono la pillola estroprogestinica con una leggera variabilità in base al tipo di ormone contenuto. Ovviamente si tratta di un rischio significativamente inferiore a quello che si corre in gravidanza (circa 10 volte di più rispetto alla pillola) e dopo un intervento chirurgico o una immobilizzazione di un arto per frattura oltre a tutta una serie di altri fattori di rischio, tra i quali l’obesità e il fumo”. E precisano che “la complicanza trombotica venosa eccezionalmente associata all’assunzione di estroprogestinici spesso legata a fattori di rischio concomitanti e sottovalutati, interessa gli arti inferiori e ancora più raramente può coinvolgere i polmoni”. Si tratta di eventi gravi ma comunque curabili con farmaci anticoagulanti. Per quanto riguarda la trombosi che “sembra invece essere associata ad alcuni vaccini anti Covid 19 interessa i seni venosi cerebrali e si ritiene possa essere una risposta immunitaria anomala contro le piastrine e quindi non trattabile con i comuni anticoagulanti. Si tratta pertanto di due complicanze trombotiche seppur eccezionali di natura completamente diversa. Per questo motivo nessuna associazione medica, nessuna società scientifica e nessun ente di sanità pubblica consiglia oggi la sospensione della contraccezione ormonale nelle donne in concomitanza con la vaccinazione anti Covid 19”. (fonte doctor33)

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Con la convocazione dei minori fra 12 e 15 anni si apre la nuova fase delle vaccinazioni anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Per la nuova campagna sono reclutati in prima battuta i pediatri di famiglia. E in autunno la somministrazione della terza dose ai già immunizzati non sarà più condotta nei costosi hub delle Asl ma negli studi dei medici di medicina generale. Il generale Francesco Paolo Figliuolo ha chiesto ai Mmg la disponibilità a entrare in campo, dopo mesi passati ad aspettare di capire il da farsi, e l’ha ottenuta. Ma ci sarebbero nubi da sgombrare.Serve far dialogare tre tipi di sistemi informatici regionali e nazionale, come spiega Nicola Calabrese vicesegretario Fimmg nazionale e segretario Fimmg Bari. «Tra ottobre e novembre la medicina generale sarà chiamata a praticare le terze dosi alla popolazione vaccinata da marzo in poi e in primo luogo a cittadini con più di 80 anni. È impensabile che la campagna avvenga in modo disorganizzato, con telefonate a centinaia ai nostri studi; saremo noi a convocare con la medicina di iniziativa. A monte, però – aggiunge Calabrese – servirà una cooperazione applicativa tra istituzioni in cui regioni e governo è essenziale ci coinvolgano. Prima di convocare un assistito dovremo sapere che vaccino ha fatto, cosa somministrargli, in quali condizioni è, quali reazioni abbia avuto». E qui ci sono problemi già ora. Calabrese in un comunicato ha segnalato che a Bari i cittadini vaccinati negli hub sono inviati al proprio medico per il rilascio delle attestazioni di avvenuta vaccinazione. «L’attestato può essere compilato, sottoscritto e rilasciato solo dal soggetto che ha effettuato la vaccinazione e nessun altro», scrive Calabrese all’Asl, alla Regione Puglia e all’Ordine. «L’Asl inserisce i dati della vaccinazione sul portale regionale formando un documento – spiega Calabrese a Doctor 33 – ma di fronte alla domanda su come possono avere la certificazione (o su come avere il “green pass” che non c’è ancora) rinvia gli utenti al medico curante. Molti assistiti “rinviati” in studio non hanno lo Spid per scaricare il documento, deve accedere il medico al portale e stampare. Questo ha un senso quando è il medico a vaccinare, o ad effettuare il tampone; non ce l’ha se di regola gli assistiti vengono a chiederci il “certificato”. Non è compito del medico di famiglia fare da Caf. Anche in vista delle partenze per le ferie, in tutte le regioni servono una presa di coscienza e soluzioni strutturali». Cioè in questo caso, le certificazioni vaccinali, regole precise per le Asl. Ma in assoluto serve un metodo a livello di sistema-paese. Il segretario Fimmg Silvestro Scotti chiede anagrafi vaccinali regionali che dialoghino tutte allo stesso modo con l’anagrafe vaccinale nazionale. Un esempio? Da gennaio l’Anagrafe nazionale vaccini andrebbe alimentata ogni giorno dalle Regioni con i dati dei soggetti vaccinati, di quelli da vaccinare prenotati, di chi ha ricevuto la prima somministrazione, dei soggetti in stand-by per rischi di salute, delle dosi somministrate e di eventuali effetti indesiderati. Le stesse informazioni vanno trasmesse all’Istituto superiore di sanità per la sorveglianza immunologica e farmaco-epidemiologia. Scotti però sottolinea come l’allineamento avvenga in giro per l’Italia «a macchia di leopardo». E pone un problema in parallelo: la stessa anagrafe Covid che riporta i cittadini positivi e i tamponi effettuati (e anch’essa si avvale di 21 piattaforme regionali e due nazionali, una ministeriale e una della Protezione Civile), ha problemi a coordinarsi con le regionali, il che allunga le procedure per la registrazione e non permette al medico di fare modifiche in caso di errori nella compilazione di alcuni dati. C’è poi un terzo tipo di flussi da considerare: i dati della piattaforma avviata da Fimmg e Cittadinanzattiva per censire e raggiungere le persone fragili non vaccinate, e che potrebbe essere usata con successo per le terze dosi.Le due associazioni hanno chiesto un incontro al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga. Obiettivo, far sì che le regioni coordinino l’anagrafe Covid con la piattaforma in questione. «È fondamentale agire sui sistemi informativi. In Puglia riusciamo a visualizzare in unica schermata online sia se il paziente ha fatto il covid, e in tal caso tamponi ed esiti, sia la situazione vaccinale ma non so se in tutte le regioni sia così e già questo è un interrogativo importante», riassume Calabrese. «In autunno, i dati sui vaccini dovranno essere di immediata e rapida fruizione da parte del medico e leggibili allo stesso modo ovunque, nell’interesse di tutti». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Caso di Augusta Turiaco verrà sottoposto allo studio internazionale dei vaccini anti Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

Il gruppo scientifico del Dipartimento di Neurologia dell’Amsterdam University Medical Centers con il prof. Coutinho, con il supporto dell’International Cerebral Venous Thrombosis Consortium (ICVTC) e con la collaborazione di molteplici e prestigiose Università internazionali compresa l’Università di Messina e il Policlinico G. Martino, hanno avviato uno studio osservazionale di tutti i casi di trombosi venosa cerebrale dopo vaccino anti-Covid19 registrati nei centri europei membri del Consortium, tra cui anche quello relativo all’insegnante 55enne Augusta Turiaco di Messina, morta purtroppo lo scorso 30 marzo per complicazioni in seguito alla vaccinazione anti-Covid con AstraZeneca.L’analisi dei dati raccolti ha l’obiettivo di rispondere ad importanti quesiti ancora irrisolti, ovvero: qual è la frequenza di insorgenza di trombosi venosa cerebrale dopo vaccinazione Covid19; quali sono i soggetti più a rischio; quali sono le manifestazioni cliniche, i dati di laboratorio e di imaging e la prognosi di questi pazienti; quanti pazienti con trombosi venosa cerebrale dopo vaccinazione Covid19 sviluppano anche trombocitopenia e/o una sindrome simil-HIT; la trombosi venosa cerebrale è una complicanza specifica del vaccino AstraZeneca?A seguito dell’autopsia sul cadavere della prof. Turiaco, i consulenti nominati dall’avv. Agnello in difesa dei familiari – Prof. Daniela Sapienza (medico legale), Prof. Guido Ferlazzo (immunologo) e Prof. Andrea Alonci (ematologo) – hanno già evidenziato che “dalla documentazione clinica acquisita e dall’esame macroscopico cadaverico, è possibile confermare l’ipotesi diagnostica clinica laboratoristica che esclude preesistenti patologie che possano aver avuto un ruolo significativo nel determinismo della trombosi polidistrettuale”. Nel frattempo, in ambito locale, si attendono gli esiti delle indagini della Procura di Messina e dell’esame autoptico sul cadavere di Augusta Turiaco.

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Biden e i brevetti anti-Covid: le vite umane più importanti dei profitti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 Maggio 2021

Domenico Maceri. “Assolutamente. Certamente. È l’unica soluzione umana al mondo”. Ecco come il candidato Joe Biden rispondeva a una domanda nella campagna elettorale del 2020 se lui, da presidente, condividerebbe con il resto del mondo un vaccino anti-Covid scoperto dagli Stati Uniti. Biden continuò a chiarire che si condividerebbe la tecnologia con tutti poiché proteggere gli americani è impossibile senza la protezione di tutti gli esseri umani.Biden ha agito recentemente per mantenere la promessa fatta come si è visto dall’annuncio della sua rappresentante per il commercio Katherine Tai. Gli Stati Uniti si impegneranno ad approvare la sospensione dei brevetti per i vaccini onde affrontare in maniera più efficace la pandemia nei paesi poveri che fino ad adesso hanno avuto accesso limitatissimo ai vaccini. La Tai ha chiarito che l’amministrazione del 46esimo presidente rispetta la protezione della proprietà intellettuale ma le circostanze straordinarie del Covid-19 richiedono misure altrettanto straordinarie.L’annuncio è stato ricevuto come una piacevole sorpresa da alcuni membri della sinistra che spingevano Biden alla sospensione dei brevetti da parecchi mesi. Al voto di ottobre del WTO, l’organizzazione mondiale che si occupa degli aspetti sulla proprietà intellettuale in una procedura chiamata TRIPS, l’America aveva votato contro la mozione introdotta dall’India e l’Africa del Sud per sospendere i brevetti sui vaccini. Adesso che gli Stati Uniti hanno cambiato idea aumenteranno le probabilità che tutti gli altri 160 paesi faranno altrettanto. Difatti, parecchie voci importanti si sono dichiarate favorevoli, incluso la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia e persino Papa Francesco ha incoraggiato la sospensione. Una rara voce di scetticismo è venuta a galla dalla cancelliera tedesca Angela Merkel ma ovviamente si tratta dell’inizio delle trattative. La prossima riunione del WTO avverrà a novembre e quindi ci sarà tempo per mettere tutti nella stessa strada.Il problema però è proprio il tempo, specialmente considerando la tragica situazione in molti paesi e specialmente in India. La mossa di Biden che sospenderebbe, ma non eliminerebbe la proprietà intellettuale, mira a reiterare l’emergenza globale. Il sistema capitalista è riuscito a trovare vaccini efficaci contro il Covid-19 ma solo una piccola parte degli esseri umani ha potuto beneficiarne. Fino ad adesso la stragrande maggioranza dei vaccini sono andati nelle braccia dei cittadini benestanti. In America ci si sta avvicinando al 50 percento di vaccinati e Biden ha promesso che si arriverà all’immunità di gregge raggiungendo il 70 percento per il 4 luglio, festa dell’indipendenza. Altri paesi occidentali stanno anche facendo notevoli progressi. Secondo alcuni calcoli, però, solo l’otto percento della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dosi del vaccino, livello molto basso. Il fabbisogno di vaccini per il mondo si aggira fra 10 e 15 miliardi di dosi per raggiungere l’immunità di gregge.L’annuncio di Biden della sospensione dei brevetti permetterebbe ad altri paesi come l’India, l’Africa del Sud, il Ghana ed altri a produrre vaccini e inoculare abbastanza persone per fermare la pandemia. Non si tratta solo dei brevetti, però, poiché la produzione dei vaccini richiede anche la condivisione del know-how, materiali, e anche fondi addizionali. Sedici miliardi di dollari sono stati stanziati a livello globale per questo programma e si crede che ulteriori fondi saranno necessari.Il primo passo, ossia la sospensione dei brevetti, non è stato però benvenuto dalle industrie farmaceutiche, specialmente dalla manciata di grosse aziende che stanno producendo i vaccini, preoccupate dalla possibile perdita di ingenti profitti. Sono stati rilevati i fatti che gli ingredienti per la produzione di vaccini sono limitati e l’apertura dei brevetti causerebbe concorrenza per questi scarsi ingredienti, creando ulteriori ostacoli alla produzione. Altri critici della mossa di Biden hanno rilevato che la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale creerà disincentivi per le aziende che investono sulla ricerca ed eventuale produzione di queste medicine. Si calcola che ci vogliono investimenti di parecchi miliardi di dollari per coprire le spese delle ricerche che conducono alla produzione di nuovi farmaci.Tutto questo è vero ma queste argomentazioni dimenticano il fatto che le ricerche spesso vengono fatte in parte da istituti universitari i quali ricevono la maggior parte dei loro fondi dai governi. Nel caso del vaccino anti-Covid il governo americano ha contribuito 18 miliardi di dollari mediante il programma Warp Speed durante l’amministrazione di Donald Trump. Questi contributi sono stati indispensabili al vaccino prodotto da Moderna le cui ricerche sono state anche assistite da lavoro fatto dal National Institute of Health. Inoltre la tecnologia mRNA, usata da Pfizer e Moderna, non è completamente nuova poiché è basata su ricerche fatte da Katalin Kariko, scienziata ungherese, trasferitasi negli Usa nel 1985, alla University of Pennsylvania. Quindi le aziende che ritengono i diritti dei brevetti non sono completamente basati su ricerche ed investimenti fatti esclusivamente da loro stesse.In effetti, le aziende non creano profitti completamente in isolamento e i diritti alla proprietà intellettuale hanno limiti. La storia ce lo conferma. La proprietà tecnologica sull’aviazione dei fratelli Wright fu presa dal governo perché consisteva di un’indispensabile risorsa nella Prima Guerra Mondiale. Un altro caso più vicino a noi, però, ci indica quello che potrebbe succedere con i brevetti sui vaccini. Subito dopo gli attacchi terroristici alle Torri Gemelli dell’11 settembre del 2001, occorsero altri attacchi che sembravano provenire dalla stessa matrice. Ci riferiamo agli attacchi di antrace che veniva spedita a individui di rilievo e canali televisivi. La Bayer Corporation aveva un antibiotico efficace contro l’antrace e il governo di George W. Bush fece una richiesta per la produzione immediata di 12 milioni di dosi. Impossibile, fu la reazione della Bayer perché ci volevano quasi due anni. Dopo le minacce del governo di sospendere il brevetto e consegnare la ricetta ad altre aziende per accelerare la produzione, la Bayer riconsiderò e promise di consegnare le dosi richieste in tempi rapidissimi. La mossa di Biden di sospendere i brevetti potrebbe funzionare alla stessa maniera? Alcuni analisti credono di sì in parte per evitare la sospensione dei brevetti nel futuro. L’effetto potrebbe essere la soluzione poiché sarebbe più facile ampliare la produzione con le strutture già esistenti invece di iniziarne nuove che prenderebbe molto tempo. La mossa di Biden potrebbe dunque incentivare le aziende farmaceutiche a produrre la quindicina di miliardi di vaccini necessari in tempi rapidi. Comunque vada, Biden si è preso la parte morale della contesa agendo per tentare di salvare le più vite possibili. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Farmaci antiCovid-19: Dobbiamo ricevere il consenso informato

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Riguardo al CONSENSO INFORMATO per l’inoculazione di un farmaco antiCovid19, non essendo un esonero di responsabilità da parte del produttore del farmaco ma è un’indefettibile comunicazione a tutela del paziente, tanto più che, secondo alcuni, il produttore non è tenuto a risarcire il paziente per gli effetti collaterali:
1. deve essere redatto in modo che il consumatore possa esprimere la sua autodeterminazione di scelta con piena cognizione;
2. deve contenere la dichiarazione del titolare dell’autorizzazione alla produzione, del produttore, del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio che, nel caso che il farmaco per avere efficacia deve essere somministrato in più dosi a distanza nel tempo, si impegnano a far arrivare il relativo o i relativi farmaci in tempo utile per la successiva o successive somministrazioni;
3. deve essere firmato su tutte le pagine e, se vi sono delle opzioni, la firma deve essere ripetuta sotto ogni opzione;
4. deve contenere tutti i dati, sulla falsariga del cosiddetto bugiardino, al fine di far comprendere se l’effetto collaterale che potrebbe danneggiare e/o uccidere un paziente sia del tutto imprevedibile e le cause dell’insorgenza siano da considerarsi ignote e inimmaginabili;
5. aprendo il sito internet https://www.simg.it/ abbiamo trovato due consensi informati inerenti ai farmaci Pfizer-BionNTech e Moderna, ma: a pagina 2 è già stampato, quindi, verrebbe accettato il fatto che … ho posto domande in merito al vaccino e al mio stato di salute ottenendo risposte esaurienti e da me comprese. … Sono stato correttamente informato con parole a me chiare, ho compreso i benefici ed i rischi della vaccinazione ….. quando, invece, dette dichiarazioni devono essere delle opzioni sotto ciascuna delle quali prevedere la firma unicamente in caso di accettazione; in entrambi si parla di effetti collaterali, effetti indesiderati e reazioni avverse quasi come fossero sinonimi senza spiegare che in realtà si tratta di fenomeni diversi;
in entrambi a pagina 8, al punto 8, leggiamo: “L’elenco di reazioni avverse sovraesposto non è esaustivo di tutti i possibili effetti indesiderati che potrebbero manifestarsi durante l’assunzione del vaccino COVID-19 …” facendo percepire che il paziente è una cavia;
a pagina 8, in ambedue, al punto 10, leggiamo: “Non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza” senza spiegare se la lunga distanza sono mesi o anni;nelle schede e negli allegati
NON abbiamo trovato la risposta a un importante quesito: una volta vaccinati, si può essere portatori sani del Covid-19 ?
NON abbiamo trovato:
i dati del titolare dell’autorizzazione alla produzione; i dati del produttore; i dati del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio;
dove registrano il numero del lotto del prodotto, il numero e/o codice del flaconcino, il numero delle diluizioni effettuate con detto flaconcino, il numero dell’inoculazione e la quantità somministrata, la data della revisione del Consenso Informato da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco; la data di aggiornamento del Consenso Informato. By Pier Luigi Ciolli

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V-Day: infermieri sempre in prima linea

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2020

Claudia Alivernini, 29 anni, infermiera dello Spallanzani di Roma e volontaria nelle Uscar per curare a casa i pazienti fragili, è la prima vaccinata d’Italia contro COVID-19.Un simbolo importante per la professione infermieristica che è anche la prima come numero di contagi (oltre 50mila da inizio pandemia e sono aumentati, in media, di 300 al giorno) e per vicinanza agli ammalati per i quali rappresenta spesso l’unico contatto con il mondo esterno.Gli infermieri, assieme ai medici, sono i primi in tutto il Paese ad aver ricevuto il vaccino. Anche Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (FNOPI, oltre 454mila iscritti) e direttore sociosanitario dell’ASST Nord Milano è tra questi in Lombardia, dove la scelta è di vaccinare per primi tutti i presidenti degli ordini degli infermieri e dei medici e alcuni personaggi rappresentativi della lotta a Covid-19.Mangiacavalli nella sua funzione non solo è sempre stata in prima linea nella pandemia e ha anche organizzato l’assistenza in una delle aree più colpite d’Italia e, tra queste, in una delle aziende sanitarie di riferimento sia per numero di contagi che per iniziative a favore dei cittadini.In tutta Italia gli infermieri sono stati e sono pronti a vaccinare e farsi vaccinare, da Nord a Sud.In molte Regioni le regole seguite hanno voluto proprio fossero i presidenti degli Ordini di infermieri e medici i primi a cui somministrare il vaccino nel V-Day.Solo per fare alcuni esempi, nella città simbolo soprattutto della prima fase della pandemia, Bergamo, la prima dose è stata riservata a Gianluca Solitro, presidente dell’Ordine provinciale degli infermieri. In generale, la Regione Lombardia ha stabilito che in ogni provincia fossero i presidenti degli Ordini dei medici e degli infermieri i primi a vaccinarsi. Seguendo questo criterio, a Brescia la prima volontaria è stata Stefania Pace, coordinatrice degli Ordini Infermieristici lombardi. Un altro coordinatore regionale, Luciano Clarizia, ha ricevuto la prima dose alle ore 9.40 alla sede regionale della Protezione civile a Palmanova, per il Friuli Venezia Giulia. In Liguria, è stato il San Martino di Genova il centro scelto per i primi vaccini a ospiti di Rsa e operatori sanitari: tra loro, a inaugurare la giornata come “paziente”, è stata la coordinatrice infermieristica Gloria Capriata.In Emilia Romagna il presidente della Regione Stefano Bonaccini, presidente anche della Conferenza delle Regioni, ha deciso di far vaccinare prima tutti gli infermieri che poi dovranno vaccinare tutti gli altri operatori sanitari e soggetti fragili previsti nella prima fase di somministrazione.In Toscana gli operatori saranno vaccinati tutti insieme in una rappresentanza professionale mista non solo di medici e infermieri.Anche a Napoli la prima vaccinata è un’infermiera: Flavia Acunzo, in servizio a tempo determinato al Cardarelli, ma laureata all’Università di Tor Vergata di Roma. In Abruzzo, il presidente dell’Ordine di Teramo, Cristian Pediconi, è stato impegnato come somministratore delle prime fiale vaccinali riservate alla regione e ai suoi colleghi infermieri e la prima vaccinata della Regione è un’infermiera dell’Asl di Teramo, Tiziana Ferreo. In Calabria, a Catanzaro, 11 infermieri del Policlinico Universitario Mater Domini e dell’ospedale “Pugliese” sono stati scelti per sottoporsi al nuovo vaccino.Restando al Sud, sono stati 7 gli infermieri selezionati al Policlinico di Bari per avviare la campagna vaccinale in Puglia, mentre in Sicilia si è partiti dall’Arnas Civico, per poi proseguire, nel pomeriggio, al presidio Pisani ASP, in una Rsa. In Sardegna, a Cagliari, Virginia Boi, referente per la preospedalizzazione al Brotzu, è stata la prima infermiera a ricevere l’immunizzazione nell’isola.In Basilicata il primo vaccinato è un infermiere del Pronto Soccorso del “San Carlo” di Potenza, Felice Arcamone

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Con il vaccino anti-Covid si apre una nuova fase del contrasto alla pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

“Con l’approvazione del primo vaccino contro la COVID-19 da parte dell’EMA si apre in Europa una nuova fase del contrasto alla pandemia: quella in cui non ci si limita più a contenere i danni della malattia ma si può fare una reale prevenzione” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani, Andrea Mandelli. “A questo vaccino se ne aggiungeranno presto altri, dalle caratteristiche differenti, anche dal punto di vista della conservazione e distribuzione, ma accomunati dalla sicurezza per le persone. Invitiamo tutti ad accostarsi senza diffidenze immotivate alla vaccinazione, che è l’unica possibilità di ritornare davvero a una vita normale, anche sotto il profilo sociale ed economico. A rendere più agevole l’immunizzazione per tutta la popolazione” prosegue Mandelli “viene oggi anche la possibilità di eseguire anche nelle farmacie le vaccinazioni, compresa quella contro il nuovo Coronavirus, come prevede la Legge di Bilancio domani in approvazione alla Camera. E’ un obiettivo per il quale la Federazione si batte da anni, anche sulla base degli eccellenti risultati che il coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali ha ottenuto in decine di paesi, in Europa e Oltreatlantico. La ricerca” conclude il presidente della FOFI “ha ottenuto un risultato straordinario nel metterci a disposizione i vaccini nell’arco di pochi mesi: ora sta all’organizzazione sanitaria di ciascun paese non vanificare questa opportunità, mobilitando tutte le forze presenti sul territorio, a cominciare dal farmacista di comunità”.

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Reazioni allergiche al vaccino anti-Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

In riferimento ai due episodi anafilattici verificatisi in corso di vaccinazione anti-COVID19 nel Regno Unito e alla successiva decisione dell’Autorità Britannica di controllo sui farmaci (MHRA) di sospendere le vaccinazioni a soggetti con precedenti reazioni allergiche gravi le Società Italiane di allergologia SIAAIC e AAIITO segnalano quanto segue: Reazioni di tipo anafilattico sono, seppur raramente, segnalate anche per altri tipi di vaccinazioni. L’attuale carenza di esperienza relativamente alle reazioni a questo vaccino non permette di formulare ipotesi ragionevoli sulle cause e i meccanismi che hanno determinato le suddette reazioni allergiche. Le linee guida Europee EAAC sottolineano che gli unici fattori di rischio per reazioni allergiche a vaccini sono una pregressa reazione al medesimo vaccino e la presenza concomitante di mastocitosi, malattia rara a rischio di reazioni anafilattiche anche spontanee. Essendo il vaccino in questione del tutto nuovo, qualora le Autorità Sanitarie Italiane ritenessero opportuno per motivi di prudenza considerare a rischio anche i pazienti con pregresse reazioni allergiche gravi non indotte da interventi vaccinali, le Società di Allergologia Italiane, si rendono fin d’ora disponibili ad offrire la loro consulenza ed eventualmente a consentire la vaccinazione in ambiente protetto presso le strutture di allergologia distribuite sul territorio nazionale.

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Vaccini anti-covid per tutti? Temiamo di no. Si rinnova la cecità delle nazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

E’ un interrogativo che ogni tanto circola: ma il vaccino anti-covid sarà per tutti o no? In linea di massima sembra che così dovrebbe essere, salvo, ovviamente, alcune prorità di distribuzione che privilegiano operatori sanitari e di sicurezza nonché le cosiddette categorie più a rischio. Poi, altrettanto ovviamente, ci son alcuni capi di governo che fanno a loro modo i gradassi per invogliarsi gli elettori in odore di cose tipo “America First” o il nostrano “Prima gli italiani”.Avvolti da questo dubbio oggi leggiamo dall’agenzia stampa “Dire” che forse ci rischiara le idee: “La Spagna donerà il suo surplus di vaccini contro il Covid-19 ai paesi più poveri della regione del Mediterraneo meridionale dopo aver vaccinato tutta la sua popolazione l’anno prossimo”. Lo ha annunciato Arancha Gonzalez Laya, Ministra degli Esteri della Spagna.Il gesto, molto natalizio per alcuni, è come quello del “ricco” signore che mette alcuni spiccioli nella mano del mendicante davanti all’ingresso della chiesa. Il mendicante ringrazia e forse si comprerà una pagnotta, il “ricco” signore si sente per un po’ l’anima in pace e va a santificarla nella basilica (ammesso che lo facciano entrare perché non è stato superato il limite massimo anti-covid). Ma mendicante e “ricco” signore rimangono uguali a se stessi. Domanda: E’ questa la politica mondiale per debellare il covid-19? La carità dei Paesi ricchi verso quelli poveri? Non sono bastati secoli di colonialismo e di carità che ci hanno portato oggi a difendere i confini dei nostri Paesi dai disperati migranti, quasi fossimo dei fortini medievali.Non è bastato il covid-19 a farci capire che quello che accade in Sahel o in Afghanistan o in Yemen o nelle isole del Pacifico che spariscono o nascono per i rifiuti, ci riguarda direttamente. Sembra di no. Le nazioni, responsabili di quello che è accaduto e continua ad accadere sull’intero Pianeta, sembra che non abbiano imparato la lezione. Se la situazione è quella prefigurata dalla ministra spagnola, non ci resta che prepararci ad un mondo ancora più violento ed ingiusto di quello in cui viviamo. Ci vuole tanto per capirlo? E’ così difficile produrre vaccini per tutti gli abitanti del Pianeta, con la consapevolezza, per quelli che magari tanto altruisti ed umanitari non sono, che ogni non-vaccinato sul Pianeta è un pericolo anche per se stessi? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Mascherine anti-covid. Facciamo il punto su usi e costumi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Il nostro nuovo capo d’abbigliamento, la mascherina, è bene conoscerla nei minimi particolari. Indosseremmo un paio di mutande che ci provocherebbero fastidi/ infiammazioni alle parti intime? No. Bene, lo stesso vale per la mascherina, con l’aggiunta che l’eventuale danno non sarebbe solo un’infiammazione, ma il contagio planetario del secolo. Facciamo il punto rispetto ad informazioni diffuse. Ovviamente non possiamo essere esaustivi, ma intendiamo fornire alcune indicazioni orientative, per cui, per i casi particolari (fisici e psicologici), sarò bene rivolgersi ad un proprio medico di fiducia. Le mascherine chirurgiche: difendono gli altri dal nostro respiro ma non chi le indossa dal respiro altrui. Dal laboratorio Gemtex di Ensait a Roubaix (Francia), apprendiamo che la mascherina chirurgica deriva la sua efficacia da due punti. Primo, il suo materiale, costituito da tre spessori: uno strato di meltblown, un tessuto non tessuto molto filtrante derivato dal polipropilene, inserito tra due strati di spunbond, con fibre molto più grandi e che funge da materiale di supporto. In secondo luogo, a questa mascherina viene aggiunta una carica elettrostatica che “trattiene” le particelle virali. Sempre secondo questo laboratorio, quando si bagna, la mascherina perde la sua carica elettrostatica: per questo si consiglia di cambiarla quando è bagnata. “Ma poiché questa mascherina ha un’efficienza complessivamente maggiore rispetto ad altre mascherine, anche dopo essere stata lavata e quindi perso la sua carica elettrostatica, rimane complessivamente più efficace delle altre”. Una volta lavato, il meltblown filtra ancora il 95% delle particelle inferiori a tre micron, contro il 90% delle maschere in tessuto. A conferma di questo, secondo i test condotti da UFC-Que Choisir (https://www.quechoisir.org/actualite-masques-chirurgicaux-vous-pouvez-les-laver-et-les-reutiliser-n85015/), sembra che le mascherine chirurgiche mantengano buone capacità di filtrazione anche dopo 10 lavaggi in lavatrice a 60 gradi. L’associazione francese dei consumatori ha effettuato test su tre modelli acquistati in supermercati e farmacie che mostrano una capacità di filtrazione compresa tra il 90% e il 100% anche dopo 10 lavaggi, e altrettante volte in asciugatrice e stiratura delicata. “Nonostante un leggero infeltrimento, le maschere chirurgiche lavate sono quindi alla pari, e non solo, con le maschere in tessuto più efficienti con garanzia Afnor / DGA”, attesta l’UFC-Que Choisir. Per l’associazione, le maschere usa e getta sono quindi altrettanto efficienti, pur essendo meno costose per unità. Una maschera usa e getta viene così venduta tra i 10 ei 60 centesimi ciascuna, contro 3/15 euro per una maschera in tessuto, riutilizzabile anche 10 volte. A ottobre, un gruppo di ricercatori ha sostenuto la “tecnica della busta” (https://www.adioscorona.org/questions-reponses/2020-10-01-pollution-masque-chirurgical-plusieurs-fois-porter-utiliser-mer-ocean.html), che consiste nel riporre le maschere in buste di carta per una settimana, in modo da poterle riutilizzare. “Il 99,9% dei coronavirus SARS-CoV-2 è inattivo dopo sette giorni sulla facciata esterna e quattro giorni sulla facciata interna, certificano i ricercatori. Possiamo così conservare la maschera per un tempo molto lungo e riciclarla almeno 20 o 30 volte, il che consente più di sei mesi di utilizzo.” Le mascherine di protezione delle nostre vie aeree e quelle degli altri Sono di diversi tipi – FFP1, con copertura da patogeni dell’80%, ma riducono l’ossigeno dal 5 al 20%, quindi non tutti sono in grado di utilizzare e non sono ideali quando fa caldo. – FFP2 (N95), son le più efficaci per limitare i contagi. Sono infatti quelle che usate dagli operatori sanitari, che stanno a contatto con persone affette da Covid-19. Queste mascherine riescono a bloccare il 94% delle particelle sospese nell’aria, tra cui il coronavirus e diversi altri patogeni. Con il caldo però non vanno utilizzate perché non lasciano fluire il calore, facendo quindi aumentare la temperatura del viso. Queste mascherine, indossate per molto tempo provocano anche un significativo aumento dell’umidità, della difficoltà respiratoria e un generale disagio. – FFP3, offrono la migliore filtrazione e proteggono anche da particelle molto fini, come per esempio quelle dell’amianto. Mascherine lavabili certificate.Registrate dal Ministero della salute e testate secondo le normative vigenti, sono sanificate e pronte all’uso. Tessuto traspirabile e resistenti a numerosi lavaggi. In tessuto, 100% cotone ed uno strato protettivo esterno 100% tnt. Si possono lavare a mano o in lavatrice con igienizzanti o disinfettanti, non superando i 40 gradi. Proteggono dalle goccioline di saliva e riducono la diffusione di agenti infettivi che possono essere emessi da starnuti o tosse. L’obbligo ad indossarle è dai 6 anni in poi. Importante è trovarle di dimesnioni ridotte rispetto a quelle standard sì da aderire e coprire naso e bocca. Per invogliare i bambini ad indossarle (chirurgiche o in tessuto) in commercio ce ne sono colorate o con motivi da loro amati, come quelli dei cartoni animati. Come per gli adulti, anche per i bambini è bene ricordarsi che l’uso prolungato delle ffp2 non permette una buona ventilazione.

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Scuola: I numeri della stretta anti-covid

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

4 milioni di alunni delle scuole statali e paritarie (oltre il 47% dell’intera popolazione scolastica) da domani e per almeno un mese non andranno a scuola e parteciperanno alle lezioni in remoto da casa, come era successo questa primavera. In buona parte è la conseguenza di quanto disposto dal DPCM 3 novembre che, in via ordinaria, ha previsto per tutti gli studenti della secondaria di II grado (oltre 2,7 milioni) la didattica a distanza integrata non più al 75% dell’orario, come già disposto dal precedente DPCM del 24 ottobre, ma al 100%: tutti a casa collegati in DAD.In aggiunta a questa limitazione generale, per le regioni individuate in area rossa (Lombardia, Piemonte e Calabria) la DAD si estenderà ad oltre 316 mila alunni del secondo e terzo anno della secondaria di I grado.A questo effetto applicativo del DPCM occorre aggiungere i dispositivi delle ordinanze regionali di Campania e Puglia che hanno sospeso le attività in presenza, la Campania per tutti (poco meno di un milione di alunni) e la Puglia per mezzo milione di alunni del primo e del secondo ciclo.Sulla base dei diversi dispositivi nazionale e regionali e dei dati della popolazione scolastica dell’intero sistema integrato, Tuttoscuola ha elaborato un quadro generale per regioni, riferito ai diversi settori, che consente di rilevare in valori assoluti e percentuali il dato degli alunni in presenza e in remoto (questi ultimi individuati in rosso).Dopo la Campania e la Puglia (rispettivamente con il 100% e l’84% di alunni a casa), seguono con percentuali tra il 43 e il 47% la Calabria, il Piemonte e la Lombardia, le regioni dell’area rossa. In fondo a questa specie di graduatoria regionale, con percentuali comprese tra il 31 e il 32% si trovano le tre regioni del Nord Est (Friuli, Emilia e Veneto). (fonte: Tuttoscuola)

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Tessuto anti Covid sviluppato da Technow

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

Con il grafene i tessuti ora possono essere anti Covid. Technow, azienda svizzera con cuore italiano specializzata nello sviluppo di soluzioni innovative in campo tessile, ha ottenuto la certificazione antivirale con particolare focus sul Covid-19 (SARS – CoV2). Il tessuto, sviluppato grazie all’estrusione del grafene applicato direttamente nella fase di produzione del filo, dimostra l’azione antivirale di questo materiale: elimina il virus depositato sul tessuto e garantisce protezione, riducendone fortemente le possibilità di trasmissione. Il grafene. «Il grafene è un materiale di recente scoperta costituito da un singolo strato di atomi di carbonio che ha caratteristiche fisiche incredibili», afferma Francesco Lazzati, tra i fondatori di Technow e terza generazione di una famiglia di imprenditori italiani impegnati da oltre 60 anni in campo tessile. «Dopo numerose sperimentazioni siamo riusciti a inserire una percentuale di grafene direttamente nel filato, combinando le comprovate caratteristiche termiche con quelle antivirali e cercando di soddisfare le nuove esigenze tessili che sono insorte a seguito della pandemia». Prosegue Lazzati: «Questo risultato è stato ottenuto mediante la sola aggiunta del grafene al filato evitando l’utilizzo dei tradizionali trattamenti chimici per conferire proprietà antibatteriche ai tessuti». La scelta è ricaduta su uno dei pochi laboratori in Europa che eseguono questo tipo di prove. Per il test antivirale, Technow ha presentato un tessuto a maglia. «Il tessuto oggetto del test era composto per il 90% di rayon a base grafenica al 2,5%, con l’aggiunta di un 10% di elastomero per conferirne elasticità. Dato che l’elastomero non ha proprietà antibatteriche, possiamo dire che il tessuto testato presentava una concentrazione di grafene di circa il 2%», prosegue Lazzati. «Parliamo di un tessuto di maglieria, facilmente utilizzabile nell’abbigliamento». Il test, attuato nel rispetto della normativa di certificazione ISO 18184:2019, ha previsto l’inoculazione del virus, in questo caso il Covid-19, e il controllo della sua sopravvivenza a due ore di distanza. «Il risultato è stato sorprendente – sottolinea il fondatore di Technow -: il tessuto ha superato il test registrando una riduzione della carica virale del 98,83%. È possibile pertanto affermare che il grafene applicato nella percentuale minima del 2% conferisce al tessuto proprietà antivirali intrinseche».Technow è una società svizzera attiva nello sviluppo e nella commercializzazione di prodotti tessili per abbigliamento e sportswear ad alto contenuto tecnologico.

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Scuola: In Gazzetta Ufficiale il decreto anti-Covid che impone più rigore

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

È stato firmato dal premier Giuseppe Conte e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, nella tarda serata di ieri, il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri sulle disposizioni anti-Covid19, il virus che negli ultimi giorni ha fatto registrare una preoccupante nuova impennata di contagi. Il testo, pubblicato nella G.U. numero 125, si intitola “Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19”, e autorizza la proroga al 31 gennaio dello stato di emergenza in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Tra le disposizioni più rilevanti, impone l’obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie e di indossarlo qualora ci si trovi vicini a persone non conviventi. Nessun obbligo di mascherina, invece, se si è all’aperto e nei casi in cui sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento. E nemmeno quando si è seduti a scuola per seguire le lezioni se è garantito il distanziamento minimo di un metro. Nel Governo passa la linea della protezione massima. Nello specifico, la disposizione approvata dal Cdm e subito pubblicata in Gazzetta Ufficiale prevede l’obbligo di indossare la mascherina “nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande”. Sono esclusi dall’obbligo di indossare la mascherina in volto i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva, ma anche i bambini di età inferiore ai sei anni e anche i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità. Anche nella scuola, tuttavia, le regole rimangono immutate: “abbiamo protocolli e linee guida già stabiliti – ha tenuto a dire la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina al Tg di La7 -: se uno studente è seduto a un metro di distanza può abbassarla, se vuole tenerla può farlo, nelle situazioni di dinamicità va tenuta”. Ma la ministra Azzolina avrebbe richiesto anche maggiore “tempestività nella risposta dei dipartimenti di prevenzione alle scuole, utilizzo dei test rapidi non solo per le operazioni di screening e maggiore uniformità delle Asl nell’interpretazione dei protocolli”.

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Una mappa globale per tracciare le buone pratiche anti-Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

L’Agenzia UNHABITAT delle Nazioni Unite, nell’ambito del programma Participatory Slum Upgrading Programme (PSUP), insieme a un gruppo di studenti del Master Techs4change del Politecnico di Torino coordinato dalla professoressa Francesca De Filippi, ha elaborato un progetto volto a tracciare le migliori azioni e pratiche di prevenzione e controllo del Covid-19 in slum e insediamenti marginali. Il team di ricerca di UNHABITAT e del Politecnico ha riunito le soluzioni più efficaci in una mappa interattiva georeferenziata (Interactive Project Map), basata su una piattaforma open source, organizzata per categorie (per esempio acqua, servizi essenziali, protezione dei gruppi più vulnerabili) che attualmente comprende 29 progetti provenienti da 14 Paesi nel mondo. La mappa è in continuo aggiornamento e aperta al contributo di chi opera sul campo.Il progetto intende così supportare le organizzazioni non-governative e i decisori politici che lavorano alla riduzione dell’impatto del Covid-19 nelle aree urbane densamente abitate e marginali, particolarmente esposte alla diffusione della pandemia.La mappa raccoglie dati su situazioni quali ad esempio Kibera, la più grande periferia degradata del Kenya, dove alcune donne positive all’HIV si guadagnano da vivere producendo flaconi per disinfettanti e maschere protettive, sotto la guida di SHOFCO, un’organizzazione locale che supporta i lavoratori della sanità. Un altro esempio di progetto raccolto nella mappa si concentra sui trasferimenti di denaro di emergenza, sull’assistenza medica di base e sulle forniture di cibo per migliorare le condizioni dei residenti di Dharavi in India, una delle più estese baraccopoli al mondo.

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Enac, Ryanair, viola norme antiCovid: o rimedia o stop

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

L’Enac ha scritto a Ryanair in merito alle ripetute violazioni delle norme sanitarie anti Covid-19, precisando che se la compagnia non porrà rimedio imporrà la sospensione di ogni attività di trasporto aereo negli scali nazionali, chiedendo al vettore di provvedere, contestualmente, alla riprotezione di tutti i passeggeri già in possesso di titolo di viaggio.”Una violazione gravissima. E’ intollerabile ed inaudito che sia messa in pericolo la salute dei passeggeri, non rispettando i protocolli anti-Covid. Bene, quindi, se la diffida dell’Enac non produrrà effetti immediati, che sia subito sospesa l’attività di trasporto, con riprotezione dei passeggeri su voli di altre compagnie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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