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Posts Tagged ‘antibiotici’

Antibiotici: i ricercatori di Liegi fanno una scoperta importante

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Un team di ricercatori dell’Università di Liegi (ULiège) in Belgio, hanno scoperto che un farmaco regolarmente prescritto per il trattamento della cardiopatia coronarica potrebbe anche agire come un potente antibiotico. Lo ha annunciato oggi l’università “Questo rappresenta un nuovo importante passo avanti nella lotta contro le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici”, ha riferito la società in una nota. Il Prof. Patrizio Lancelloti insieme alla Dr. Cecile Oury e al loro team hanno scoperto che il ticagrelor, un farmaco antiaggregante, disponibile anche in Italia, usato per trattare la malattia coronarica, sindrome coronarica e infarto, è anche un potente antibiotico. Ha infatti “un’attività battericida contro i batteri Gram-positivi”. In altre parole, questo farmaco uccide i batteri resistenti agli antibiotici. Inoltre, “la sua velocità d’azione è maggiore di quella degli antibiotici comunemente usati e la frequenza di comparsa della resistenza è estremamente bassa”, spiega la ULiège. Tricagrelor è uno dei farmaci più comunemente prescritti al mondo per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, come infarto miocardico e ictus. Il farmaco ha un’azione farmacologica molto rapida che si manifesta entro 2 ore ed essendo un inibitore reversibile ha una durata di azione di circa 12 ore. Il farmaco richiede una somministrazione bid. Attualmente, il farmaco è approvato in 55 Paesi, compresi quelli dell’Unione europea e gli Usa ed è rimborsato in 14 Paesi. Ticagrelor è in corso di valutazione da parte delle autorità regolatorie di altri 43 Paesi. Stafilococchi e enterococchi resistenti “sono tra gli agenti patogeni che rappresentano una delle più grandi minacce per la salute umana in tutto il mondo”, si legge nella nota. Hanno sviluppato resistenza agli antibiotici che li trattano e quindi mancano di efficacia. Tuttavia, questi batteri “sono i principali responsabili dell’infezione di protesi e impianti medici, sepsi e endocardite”. Lo studio, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, condotto da un team di ricercatori e medici dell’ULIège, del GIGA (centro di ricerca biomedica di ULiège) e dell’ospedale universitario di Liegi, è pubblicato sulla rivista JAMA Cardiology.

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In quali condizioni è richiesta l’assunzione di antibiotici nella profilassi in pediatria?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Otite Media Acuta (OMA) L’otite media acuta è dovuta ad un’infezione batterica o virale a carico dell’orecchio medio, spesso conseguente ad infezione delle vie respiratorie superiori come il raffreddore. È molto frequente nei bambini e si manifesta con dolore persistente, febbre, ma anche nausea, vomito e diarrea. In alcuni casi, se trascurata, può comportare complicanze importanti come il calo dell’udito. Nel 30% dei bambini si verificano episodi ricorrenti (almeno 3 in 6 mesi o 4 in un anno). La profilassi antibiotica, però, non è necessaria in tutti i casi ricorrenti e deve essere riservata a pazienti selezionati:
a) Dopo tentativo di riduzione/eliminazione dei fattori di rischio
b) Dopo immunoprofilassi attiva (es. vaccinazione influenzale e pneumococcica)
c) A fronte di 3 episodi di OMA in 6 mesi documentati e trattati adeguatamente
d) In bambini di età inferiore a 2 anni
e) Dopo esecuzione di un tampone nasofaringeo (es. nei casi ricorrenti Haemophilus influenzae produttore di beta-lattamasi è abitualmente il principale patogeno)
f) Per durata limitata (3 – 6 mesi)
g) L’utilizzo dei macrolidi deve essere evitato
Faringotonsillite streptococcica. La faringotonsillite è l’infezione acuta della faringe, delle tonsille palatine o di entrambe le strutture. Nel 40% dei casi è di origine virale: adenovirus, rhinovirus, influenza, coronavirus e virus respiratorio sinciziale i principali responsabili, ma occasionalmente anche virus di Epstein-Barr, virus dell’herpes simplex, cytomegalovirus o HIV possono portare a faringotonsillite. Solo nel 30% dei pazienti la causa è batterica: le faringotonsilliti causate dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEA) rappresentano solo il 15-30% dei casi nei giovani con meno di 18 anni d’età e il 5-10% negli adulti. La profilassi a lungo termine a basse dosi di penicillina è raccomandata nei bambini con tonsillite acuta ricorrente da SBEA e/o portatori persistenti esclusivamente se in famiglia vi sia un membro ha avuto febbre reumatica acuta. Non vi è indicazione alla profilassi in bambini con TAS elevato e/o aspecifici dolori articolari.
Una complicanza della faringotonsillite può essere la febbre reumatica acuta.
Febbre reumatica Le infezioni alla gola da SBEA sono frequenti tra la popolazione, ma solo una piccola percentuale di persone sviluppa la febbre reumatica, una malattia infiammatoria acuta causata da infezione da Streptococco Beta Emolitico di gruppo A. Questa patologia colpisce 1 su 100.000 persone, soprattutto bambini tra i 5 e i 15 anni. Febbre, dolore e gonfiore delle articolazioni (artrite) sono le principali manifestazioni, che in alcuni casi possono diventare severe portando a complicanze importanti come la cardite, un’infiammazione dei tessuti a carico del pericardio, del miocardio e dell’endocardio.
Profilassi:Per 5 anni nei pazienti con febbre reumatica senza cardite:
Per 10 anni nei pazienti con febbre reumatica con cardite senza ulteriori complicanze cardiache:
Fino ai 40 anni di età nei pazienti con febbre reumatica con cardite e con ulteriori complicanze cardiache
Infezioni delle vie urinarie. Le infezioni delle vie urinarie (IVU) sono frequenti in età pediatrica e spesso misconosciute a causa della scarsissima e spesso forviante sintomatologia clinica. L’IVU, soprattutto se recidivante, può essere espressione di un sottostante reflusso vescico ureterale (RVU).Il RVU di solito si risolve spontaneamente. La profilassi è da considerare necessaria solo nei seguenti casi:
• Dopo un episodio acuto di pielonefrite in attesa degli accertamenti strumentali
• In caso di RVU >3° grado
• In soggetti con RVU <3° grado ma con IVU ricorrenti (> 3 episodi 6 mesi o >4 episodi in un anno)
Meningite meningococcica. È un’infiammazione acuta o cronica delle meningi, di origine virale oppure batterica. I sintomi della meningite sono comparsa improvvisa di febbre, mal di testa e rigidità del collo, spesso accompagnata da nausea, vomito, fotofobia e stato mentale alterato. Presentazioni meno comuni di malattia meningococcica includono polmonite (dal 5% al 15% dei casi), artrite (2%), otite media (1%), e epiglottite (meno dell’1%).
Nel caso in cui una persona venga a contatto con un paziente colpito da meningite meningococcica, è opportuno considerare la modalità di contatto avvenute con il paziente così da valutare la possibilità o meno di intraprendere la profilassi antibiotica.
Quando è indicata la profilassi
• Contatti domestici
• Contatti nell’asilo nido o nella scuola materna
• Soggetti esposti direttamente alle secrezioni orali del caso indice (baci, uso dello stesso spazzolino da denti, respirazione bocca a bocca, intubazione endotracheale) nei 7 giorni precedenti lo sviluppo di malattia
• Frequentazioni prolungate (pranzi in comune, riposo nella stessa camera)
Quando non è indicata la profilassi
• Contatti casuali a scuola o sul posto di lavoro senza diretta esposizione alle secrezioni del paziente
• Contatti indiretti, ad es. con personale scolastico o sanitario non direttamente esposto alle secrezioni orali del paziente
La vaccinazione rappresenta l’unico strumento efficace per la prevenzione delle meningiti batteriche.

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Occorre un uso consapevole degli antibiotici

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Le proposte di Farmindustria per il contrasto delle resistenze batteriche sono un contributo importante su un’emergenza sanitaria globale” dice il presidente della FOFI Andrea Mandelli. “Gli antibiotici sono una delle conquiste fondamentali della ricerca medica che rischiamo di compromettere. Per tutelare questo patrimonio terapeutico è necessario agire su tre fronti: promuovere l’uso razionale a tutti i livelli, tanto nella tutela della salute umana tanto di quella animale, così come raccomandato dagli organismi internazionali; favorire e remunerare adeguatamente la ricerca di nuove molecole ma anche di nuovi approcci alla lotta contro le infezioni; migliorare l’informazione del pubblico e aumentare la consapevolezza che in moltissimi dei disturbi più comuni il ricorso a questi farmaci è inutile e dannoso. Cercare di ottenere antibiotici – o usare quelli avanzati da precedenti occasioni – senza che vi siano state una diagnosi e una prescrizione mirata è sbagliato sotto tutti i punti di vista. In quest’opera di educazione sanitaria i farmacisti italiani possono e devono restare in prima linea”

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Italia: Eccessivo consumo antibiotici

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Ancora troppo alto risulta il consumo di antibiotici in età pediatrica nel nostro Paese. Solo lo scorso anno sono state acquistate 12 milioni e 800 mila confezioni di questi medicinali. E in totale sono oltre 2,8 milioni di bimbi che li hanno utilizzati. Numeri rilevanti che collocano l’Italia ai primi posti in Europa. Per invertire questa tendenza la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) promuove da alcuni mesi la campagna nazionale I Consigli di Mio, Mia e Meo. “Da ottobre ad oggi abbiamo distribuito circa 210.000 opuscoli e flyer con informazioni utili a bambini e genitori italiani – afferma il dott. Paolo Biasci, presidente nazionale FIMP -. Obiettivo della campagna è insegnare un uso corretto di farmaci importanti e che non vanno assolutamente demonizzati. Sono, infatti, utili ed efficaci per contrastare malattie molto diffuse tra i giovanissimi come le infezioni respiratorie. L’utilizzo eccessivo e inappropriato può determinare l’antibiotico-resistenza e di conseguenza anche effetti negativi sulla salute sia del singolo paziente che dell’intera collettività”. “In Europa 25.000 persone ogni anno muoiono a causa di infezioni da germi resistenti – prosegue il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale alle Attività Scientifiche della FIMP -. La nostra Società Scientifica vuole essere in prima linea per contrastare questo fenomeno preoccupante e in forte crescita. Abbiamo deciso di rivolgerci alle famiglie italiane con l’aiuto di tre simpatiche mascotte: Mio, Mia e Meo. Sono loro i protagonisti del materiale informativo che abbiamo diffuso on line e negli ambulatori. In particolare bisogna far capire ai genitori che le infezioni virali guariscono spontaneamente nell’arco di 4-5 giorni e senza bisogno di una terapia antibiotica. Ci siamo poi rivolti anche ai pediatri di famiglia con attività formative specifiche. Vogliamo aumentare l’appropriatezza diagnostica e prescrittiva attraverso l’utilizzo della migliore pratica clinica. Così potremo ridurre gli effetti collaterali dall’eccessivo di questi farmaci”. I Consigli di Mio, Mia e Meo è una campagna realizzata con il supporto non condizionante di Menarini.

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Tutelare l’efficacia degli antibiotici richiede il contributo di tutti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

“A conclusione della Settimana dell’uso consapevole degli antibiotici è importante che alla collettività resti un messaggio chiaro e alcune indicazioni pratiche” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Andrea Mandelli. “I cosiddetti superbatteri resistenti agli antibiotici, che ogni anno causano in Europa la morte di oltre 33.000 persone, di cui 10.000 nel nostro paese, non sono una calamità inevitabile, ma si generano anche a causa di abitudini e comportamenti scorretti del singolo”. Il presidente della FOFI, intervenendo oggi a Milano a un convegno organizzato su questo tema dalle Scuole di specializzazione di Farmacia ospedaliera e Microbiologia dell’Università degli Studi di Milano, ha ricordato alcuni aspetti fondamentali. “Se vogliamo mantenerne l’efficacia, è necessario usare gli antibiotici a ragion veduta, soltanto su indicazione del medico. E’ di poche ore fa la notizia dell’aggressione subita a Udine da un farmacista che aveva rifiutato di dispensare senza ricetta medica proprio un antibiotico. Al collega va la solidarietà di tutta la professione, e al pubblico è bene dire che quel farmacista ha tutelato la salute di tutti”. Come recitano le recenti linee guida del NICE, per esempio, molte delle affezioni stagionali classificate come mal di gola, anche quando sono sostenute da batteri non richiedono l’uso di un antibiotico, “se non nel caso che il disturbo si prolunghi oltre i sette giorni o ai sintomi locali si aggiunga una situazione di malessere generale. In questi casi si deve ricorrere al medico, però, e non assumere l’antibiotico rimasto nel cassetto da una precedente occasione. Un farmaco che magari può non essere nemmeno adatto all’infezione di cui si soffre e che quindi può essere solo controproducente e contribuire allo sviluppo di resistenza. Prima di assumere qualsiasi farmaco è bene chiedere consiglio, non allo smartphone ma a un professionista della salute e i farmacisti sono sempre disponibili per informare e consigliare” conclude Mandelli. “Ma altrettanto importante è prevenire le infezioni: innanzitutto attraverso le vaccinazioni, così come curando l’igiene personale, degli alimenti e degli ambienti. Come titolava qualche anno fa la rivista della prestigiosa Mayo Clinic, lavarsi le mani è un ‘gesto semplice che può salvare la vita’. Non dimentichiamolo”.

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A margine della Giornata Europea degli Antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Far fronte alla diffusione dei batteri antibiotico-resistenti è oggi una priorità assoluta che deve coinvolgere tutti: i sanitari, che gli antibiotici li prescrivono ma anche il cittadino comune, che li assume spesso come automedicazione. Ci troviamo di fronte ad una minaccia grave per la salute mondiale. L’allarme scaturisce dai numeri, che sono chiari: i batteri antibiotico-resistenti uccidono ogni anno in Europa circa 30.000 persone, delle quali un terzo Italiani, con una perdita economica, fra spese sanitarie e perdita di produttività, di circa 1,5 miliardi di euro (CE 2017/C 212/01). Nel prossimo ventennio diventeranno la prima causa di morte (OMS), superando fra le cause di morte i tumori. In Italia il consumo di antibiotici è molto elevato, siamo al quinto posto in Europa e le percentuali di antibiotico-resistenza sono fra le alte. Il problema interessa anche la sicurezza alimentare e il nostro Paese è ancora ai primi posti per la quantità di antimicrobici utilizzati negli animali per la produzione di carni per uso alimentare (Ministero Salute 2014). Considerato il trend in aumento della resistenza agli antibiotici, è probabile che tali cifre siano oggi anche maggiori. Con riferimento ad alcuni tra i batteri inclusi dall’ECDC nel report annuale di sorveglianza della resistenza anti-microbica in Europa (www.ecdc.europa-eu), dall’ultimo report relativo all’anno 2016 emerge che oltre la metà (58.6%) degli isolati di Escherichia coli, il 34.5% di quelli di Klebsiella pneumoniae, il 33.9% di quelli di Pseudomonas aeruginosa e il 13.7% di quelli di Staphylococcus aureus è resistente ad almeno una delle classi di antibiotici a cui prima era sensibile.
I neonati sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario li rende vulnerabili all’attacco di batteri: il 40% dei tre milioni di decessi neonatali ogni anno nel mondo è dovuto a infezioni. Se poi il neonato nasce prima del termine la situazione si complica. I neonati pretermine associano alla immaturità biologica la necessità di procedure e terapie molto invasive, che favoriscono l’ingresso di germi responsabili di infezioni ospedaliere generalizzate, molto gravi. Nelle Terapie Intensive Neonatali, quindi, l’impiego di antibiotici come terapia o come prevenzione è abituale, per salvare la vita del neonato. I dati di sorveglianza sulle resistenze batteriche fra i neonati sono attualmente limitati a singoli Centri di assistenza, o a singole Regioni, ma la percezione attuale è che batteri Gram Negativi come Klebsiella e Escherichia coli stiano emergendo quali responsabili di un terzo dei casi di infezione generalizzata. Nel 18% dei casi l’infezione è provocata da batteri resistenti, e la mortalità è doppia di quella dovuta a germi non selezionati (circa 20% Vs 10%). La tendenza all’aumento dell’antibiotico-resistenza nel nostro Paese potrà essere invertita solo creando una complicità fra Strutture e Organizzazioni volte alla cura dei pazienti. Considerata la rilevanza del problema, la SIN come Società Scientifica è al fianco degli Amministratori della Sanità Pubblica nella realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020. Tra le priorità della Società Italiana di Neonatologia del prossimo triennio, vi sarà sicuramente quella di fornire ai Neonatologi che operano, sia in Ospedale sia sul territorio, gli strumenti per un utilizzo il più possibile corretto degli antibiotici, sulla base delle più aggiornate evidenze scientifiche fornite dalla letteratura internazionale, attraverso l’attuazione di politiche di stewardship antibiotica. Curare e guarire le malattie infettive rimane prioritario, ma lo è al tempo stesso proteggere le popolazioni più vulnerabili, come quella neonatale, dai danni derivanti dall’emergenza di ceppi batterici sempre più resistenti.

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Resistenza agli antibiotici: regole UE per fermare contagio dagli animali all’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Bruxelles. I deputati europei hanno adottato nuove regole per limitare l’uso di antibiotici nelle aziende agricole, al fine di mantenere gli alimenti liberi da batteri resistenti.
La nuova legislazione, già concordata con il Consiglio, stabilisce che i farmaci veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o compensare la scarsa cura dell’animale. Si limita l’uso di antimicrobici come misura preventiva, in assenza di segni clinici di infezione (noto come uso profilattico), e per singoli animali e non gruppi. Infine, i farmaci potranno essere utilizzati solo se pienamente giustificati da un veterinario nei casi in cui vi è un alto rischio di infezione.L’uso metafilattico (cioè il trattamento di un gruppo di animali quando si manifestano segni di infezione) dovrebbe essere l’ultima risorsa, e si potrà utilizzare solo dopo che un veterinario ha diagnosticato l’infezione e prescritto gli antimicrobici.Per contribuire ad affrontare la resistenza agli antibiotici, la legislazione dà alla Commissione europea la facoltà di selezionare quelli da riservare esclusivamente al trattamento degli esseri umani.I deputati hanno inoltre convenuto che i prodotti alimentari importati devono essere conformi alle norme comunitarie.
Per incoraggiare la ricerca su nuovi antimicrobici, la legislazione prevede incentivi, tra cui periodi più lunghi di protezione per la documentazione tecnica sui nuovi medicinali e la protezione commerciale per le sostanze attive innovative. Protegge inoltre importanti investimenti nei dati creati per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per mantenerlo sul mercato.

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Lotta alle infezioni batteriche in ospedale

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Le infezioni ospedaliere spaventano più di molte malattie. Su 9 milioni di ricoverati negli ospedali italiani, ogni anno si registrano da 450mila a 700mila casi di infezioni ospedaliere. Le infezioni colpiscono dal 5% all’8% dei pazienti ricoverati, in special modo quelli assistiti nelle terapie intensive. Nell’ 1% dei casi tali infezioni sono mortali con circa 7mila decessi all’anno. L’impatto economico del fenomeno è stimabile in circa 1 miliardo di euro all’anno, cifra che grava sul bilancio sanitario e che viene quindi sottratta ad azioni di prevenzione e a risorse per il corretto utilizzo dei nuovi antibiotici. La resistenza agli antibiotici da parte di alcuni microrganismi rappresenta un ulteriore problema che nasce da un uso inappropriato degli antibiotici stessi (inutili in quasi il 50% dei casi in cui sono prescritti).
Per questo il Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica (Gisa) avanza alcune proposte per migliorare l’utilizzo degli antibiotici, per favorire l’accesso a quelli di nuova formulazione diminuendo l’uso inappropriato, perciò inutile, degli stessi, e per ridurre il rischio infettivo dei pazienti in ospedale. Questo può avvenire a partire da una maggiore attenzione alle buone pratiche assistenziali, dalla necessità di promuovere le vaccinazioni tra gli adulti, i soggetti a rischio e tra gli operatori ospedalieri, dal potenziamento dei servizi di microbiologia e da un forte coinvolgimento dei farmacisti ospedalieri.
Una fotografia sulla situazione europea, secondo il recente report 2016 dell’ECDC (European Center of Disease Control and Prevention), mostra che i Paesi del Centro e del Sud dell’Europa sono quelli a più alta incidenza di germi MDR. Batteri Gram-positivi, come Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), e Gram negativi, come Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa ed Acinetobacter baumannii resistenti ai carbapenemi, sono le specie di microrganismi MDR che più spesso sono alla base di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali.
Nel nostro Paese la percentuale di MRSA e di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine risulta tra il 25% e il 50% (ECDC, report 2017). Ancora più preoccupante è la situazione relativa a Klebsiella pneumoniae, per cui la percentuale di ceppi resistenti alle cefalosporine risulta superiore al 50% e quella di ceppi resistenti ai carbapenemi tra il 25 e il 50%. Allarmante soprattutto il quadro per Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi resta superiore al 50%.
Secondo un’indagine presentata la scorsa settimana da Assosalute, l’antibiotico è la prima soluzione per il 15% degli italiani per bloccare l’influenza. Teoria errata, visto che gli antibiotici contrastano i batteri e non i virus, e la loro azione può essere pericolosa per la possibilità di alterare la flora batterica delle prime vie respiratorie, con l’eventualità di favorire una superinfezione da parte di un microrganismo resistente.
Nel nostro Paese alcune regioni hanno già messo in campo autonomamente strategie mirate per ridurre il livello di infezioni e contrastare l’antibiotico-resistenza. Il report SMART della regione Toscana ha documentato ad esempio che nel 2017 si è verificata una sostanziale stabilità dell’epidemiologia delle antibiotico-resistenze nel 2017 rispetto al 2016. In Campania sono state messe a punto di recente alcune azioni a partire dalla redazione di “Linee di indirizzo per l’attuazione di programmi di Antimicrobial Stewardship e per l’implementazione locale di protocolli di terapia antibiotica, rivolte alle ASL, alle AO, alle AOU e agli IRCCS del Sistema Sanitario Regionale della Campania”, con indicazioni precise riguardanti l’ambito ospedaliero e territoriale, la formazione di team multidisciplinari, lo sviluppo di campagne di comunicazione sul modello Oms e corsi FAD mirati.
Lo sviluppo di nuovi antibiotici ha aperto nuove possibilità terapeutiche. La capacità di questi microrganismi di sviluppare meccanismi di resistenza anche nei confronti delle ‘neonate molecole’ rende comunque necessario un approccio multidisciplinare, multiforme e multi-istituzionale.

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Vaccini e antibiotici: cosa ne pensano gli studenti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

I vaccini possono prevenire il cancro? Somministrare più vaccini nella stessa seduta è rischioso? Quando si deve assumere un antibiotico? Che cos’è l’antibiotico resistenza? Gli animali contribuiscono o no al fenomeno dell’antibiotico resistenza? Sono solo alcune delle domande contenute nel questionario sulla “Percezione del rischio connesso all’utilizzo degli antibiotici e dei vaccini”, sottoposto dall’Università di Parma ai suoi studenti.Al questionario, ideato e realizzato dai docenti dell’Università di Parma Simone Bertini, Andrea Summer e Carlo Calzetti, hanno risposto 2229 studenti, il 9,07% dell’intera popolazione studentesca dell’Università di Parma. Le risposte, date in forma anonima ma con riferimento al corso di studio e all’età, forniscono un’immagine della percezione del rischio negli studenti iscritti nei più diversi corsi di studio dell’Ateneo.
I risultati? Alti e bassi. Sfiora il 100% (96,77%) la percentuale di risposte corrette alla domanda su “Quando si deve assumere un antibiotico”, e sono ben oltre il 90% quelle alle domande sull’antibiotico resistenza (93.05%) e sulla sua crescita (92.3%). Le risposte esatte superano invece l’80% nelle domande relative all’uso degli antibiotici e al momento in cui la terapia antibiotica a domicilio va sospesa.Piuttosto basse, per contro, le percentuali di risposte corrette alla domanda relativa a cosa è bene associare a una terapia antibiotica al domicilio (30.69%), a quella che chiedeva se i vaccini possono prevenire il cancro (il 43,47% ha giustamente detto “solo alcuni”) e a quella relativa all’eventualità di rischi nella somministrazione di più vaccini in una stessa seduta (51,86%).Per quanto riguarda la connessione dell’antibiotico resistenza al mondo animale, e in particolare l’incidenza degli animali al problema dell’antibiotico resistenza, i risultati del questionario dimostrano che la questione viene sottovalutata, perché circa il 20% degli studenti sostiene che gli animali non contribuiscono all’antibiotico resistenza e non ritiene importante l’uso di antibiotici esclusivi per le specie animali.

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Antibiotici: uso e abuso

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Siamo abituati alla loro esistenza, sappiamo che quando abbiamo un’infezione batterica dobbiamo prenderli. Gli antibiotici sono diventati talmente diffusi che non riusciamo neanche a immaginare un mondo senza penicillina, come meno di un secolo fa. E sono così comuni che li usiamo anche quando non dovremmo, ovvero per curare infezioni virali, contro le quali sono del tutto inefficaci, come raffreddori e influenze, per accelerare la guarigione o prevenire un peggioramento dei sintomi. Solo la Grecia e Cipro fanno peggio di noi.
L’Italia è il paese europeo con il più alto consumo di antibiotici e anche il più alto tasso di antibioticoresistenza, un problema che sta diventando sempre più preoccupante.
L’antibioticoresistenza è un problema che coinvolge la comunità e le strutture sanitarie, ma in ospedale la possibilità di trasmissione è amplificata. “Le infezioni nosocomiali – ci viene spiegato dagli esperti – sono spesso causate da microrganismi resistenti agli antibiotici e ciò può costituire un fattore di fallimento del trattamento delle infezioni, causando aumento della morbilità, allungamento delle degenze ospedaliere e incrementando la mortalità legata a queste malattie”. Secondo i dati del rapporto Osmed di qualche anno fa curato dall’Istituto Superiore di Sanità, gli antibiotici sono tra i farmaci più usati dagli italiani: otto bambini su dieci ricevono nel corso dell’anno almeno una prescrizione di antibiotici. “Sono un salvavita, però si assiste a un uso improprio, proprio perché non è stato fatto capire a sufficienza cosa comporti l’uso inappropriato. L’antibiotico ha un’azione battericida o batteriostatica: uccide direttamente i batteri o li blocca nella crescita, è il sistema immunitario poi a eliminarli definitivamente.” Inoltre non sono tutti uguali. “Quelli ad ampio spettro agiscono su molte specie di batteri, quindi su molte infezioni, quelli a spettro limitato esercitano un’azione più selettiva, mirata ad alcune infezioni”. “Gli antibiotici, quindi, servono a combattere le infezioni batteriche, come per esempio tonsilliti, polmoniti e meningiti ma non l’influenza e il raffreddore, causati da virus”. In questi casi la somministrazione di antibiotici è inutile, anzi può essere dannosa. “Per capire l’origine di un’infezione è necessario rivolgersi al medico che, solo dopo una visita e dopo aver opportunamente interpretato eventuali esami, sarà in grado di formulare una diagnosi”. Il mal di gola è uno dei mali di stagione più frequenti e il suo rapporto con gli antibiotici è per certi versi contrastante e fonte di dubbi. “Anche in questo caso occorre capirne l’origine.” “Si raccomandano gli antibiotici solo nel caso di un’infezione batterica e non di origine virale, che va trattata invece con farmaci che servono ad alleviare i sintomi, ridurre il dolore e disinfettare la gola”. Il ruolo del farmacista è dunque importante per una corretta informazione. “Poche e semplici le regole da seguire: ricorrere agli antibiotici solo quando è necessario e dietro prescrizione medica, mai auto-somministrarli, non interrompere la terapia prima dei tempi e non assumere antibiotici per curare infezioni virali.” “Inoltre il farmacista può consigliare l’uso del generico che fornisce le medesime garanzie di sicurezza, efficacia e qualità dei farmaci originali ma a un prezzo inferiore”. (Servizio Fidest)

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Diversi antibiotici si associano a un elevato rischio di nefrolitiasi. Ecco le classi coinvolte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul Journal of American Society of Nephrology, sono ben cinque le classi di antibiotici associate a un aumentato rischio di calcoli renali, particolarmente evidente per i sulfamidici tra bambini e adolescenti. «Questi risultati suggeriscono che l’esposizione ad alcuni antibiotici orali è un nuovo fattore di rischio per la nefrolitiasi, che può essere modificabile nel 30% dei pazienti che ricevono prescrizioni ambulatoriali inappropriate di antibiotici» esordisce Gregory Tasian, urologo all’ospedale pediatrico di Philadelphia in Pennsylvania, aggiungendo che questi risultati hanno implicazioni sia per la patogenesi della nefrolitiasi sia per la sua crescente incidenza specie tra i bambini. Per valutare il potenziale effetto degli antibiotici sul rischio di calcoli renali i ricercatori hanno analizzato i dati di THIN, The Health Improvement Network, un registro di 13,8 milioni di pazienti trattati in 641 ambulatori di medicina generale nel Regno Unito tra il 1994 e il 2015. «Abbiamo selezionato 25.981 pazienti con calcoli renali e 259.797 soggetti di controllo liberi da nefrolitiasi, seguiti in media per 5,4 anni» spiega l’autore. Circa il 35% dei casi e dei controlli erano donne e l’età mediana era di 51,6 anni, con un indice medio di massa corporea in entrambi i gruppi superiore a 27 kg/m2. Le prescrizioni di antibiotici ambulatoriali più comuni erano per la tosse e la tonsillite, così come per le infezioni polmonari, del tratto respiratorio superiore e delle vie urinarie. Analizzando 12 classi di antibiotici, i ricercatori hanno trovato un’associazione tra rischio di nefrolitiasi e cinque tipi di farmaci assunti da 3 a 12 mesi prima della data indice di diagnosi della nefrolitiasi. L’eccesso di rischio relativo, non significativo per le penicilline ad ampio spettro (27%), raggiungeva invece la significatività statistica per i fluorochinoloni (67%), per la nitrofurantoina (70%), per le cefalosporine (88%) e per i sulfamidici (133%). «Un’elevata probabilità di sviluppare calcoli renali si associa soprattutto all’uso di antibiotici in giovane età e persiste, sebbene ridotta nel tempo, per 3-5 anni dopo l’esposizione» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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Il Supervampiro: lo spot con Ricky Tognazzi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

antibioticiFino al 21 gennaio arriva in tv Il Supervampiro, lo spot con Ricky Tognazzi per promuovere il corretto uso degli antibiotici. La Campagna promossa dalla SITA – Società Italiana Terapia Antinfettiva, che vede Ricky Tognazzi testimonial e protagonista di uno spot di sensibilizzazione sociale per raccontare, attraverso la metafora del “supervampiro”, il rischio emergente dei superbatteri resistenti agli antibiotici. Lo spot, infatti, punta a tenere alta l’attenzione sul corretto uso degli antibiotici: un uso eccessivo di questi farmaci favorisce la selezione di batteri resistenti in grado di causare infezioni non curabili con le terapie antibiotiche disponibili. Un messaggio di grande attualità in questi giorni di picco dell’epidemia influenzale, che ha già messo a letto più di due milioni di italiani: è importante ricordare che gli antibiotici vanno usati sempre dietro indicazione del medico che potrà valutare di prescriverli per trattare le complicanze batteriche dell’influenza. Nell’ambito della campagna è stato realizzato il sito web http://www.antibioticilanostradifesa.it dove, insieme alle regole per il corretto uso degli antibiotici, sono disponibili brevi video pillole informative nelle quali gli esperti infettivologi della SITA rispondono ai principali quesiti sulla terapia antibiotica di interesse per i cittadini.

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Resistenza agli antibiotici: rischi anche per i neonati

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

Farmacista con antibiotici

Una recente analisi dell’Oms mostra la grave mancanza di nuovi antibiotici per combattere la crescente minaccia della resistenza antimicrobica, classificando le infezioni antibiotico-resistenti come la più grande minaccia per la salute.
Nel mondo ogni anno si verificano 700.000 decessi causati da microrganismi multiresistenti (Hampton 2015). Si stima che dal 2050 i decessi saranno 10 milioni all’anno, superando anche quelli per neoplasie (8 milioni all’anno circa) (fonte: The Review on Antimicrobial Resistance, J.O’Neill; Hampton 2015).
Anticipando più di un anno fa l’allarme lanciato dall’Oms nei giorni scorsi, la SIN considera la sempre più frequente presenza di microrganismi multiresistenti un pericolo estremamente grave per i piccoli pazienti, che deve essere affrontato su due fronti: l’impegno delle case farmaceutiche nell’attività di ricerca e il rafforzamento della prevenzione, soprattutto attraverso un uso responsabile degli antibiotici. L’Italia è tra i Paesi più a rischio perché è tra quelli dove c’è un eccessivo uso di antibiotici con conseguente aumento di batteri multiresistenti.
La scelta di prescrivere o non prescrivere gli antibiotici da parte del pediatra può essere a volte molto difficile. In generale si può dire che se da un lato è vero che è necessario ed urgente ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, e l’ideale sarebbe poter sempre iniziare un trattamento antibiotico sulla base di esami colturali, a volte, quando i dati clinici e di laboratorio lo richiedono, deve essere messa in atto una terapia empirica.
“È necessario innanzitutto che l’utilizzo degli antibiotici venga attentamente valutato in modo da evitare una eccessiva prescrizione e un uso, a volte, non corretto con conseguente aumento di microrganismi multiresistenti. – afferma la Società Italiana di Neonatologia. Specialmente negli ospedali dovrebbero essere attuate tutte le strategie preventive per ridurre il rischio infettivo con particolare attenzione al lavaggio delle mani e all’utilizzo di programmi di “Antibiotic Stewardship”.
Tali “superbatteri”, come sono stati battezzati, possono diffondersi molto rapidamente da ospedale a ospedale e diventano resistenti agli antibiotici in tempi brevi. Su 4 milioni di decessi in epoca neonatale che avvengono ogni anno nel mondo, circa 1,4-1,5 milioni sono causati da patologie infettive spesso causate da microrganismi multiresistenti.
Tra questi sono sempre più frequenti le segnalazioni di casi di tubercolosi da Mycobacterium tubercolosis resistente ai farmaci finora utilizzati e questo tipo di tubercolosi provoca 250.000 decessi ogni anno nel mondo. In Italia, i casi di TBC sono 3.769 (dati 2015); nello stesso anno i casi registrati di Tubercolosi resistente ai farmaci sono stati 81. (dati Ministero della Salute e ISS).
Per far fronte al problema delle antibiotico-resistenze, per la SIN occorre innanzitutto il riconoscimento dello stesso da parte degli organi di controllo e dei governi. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha già confermato questa emergenza come una priorità di sanità pubblica, inserendola nel piano nazionale della prevenzione 2014-2018. In secondo luogo bisogna avviare partnership tra pubblico e privato per la scoperta di nuovi antibiotici. Terzo aspetto è la prevenzione delle infezioni con misure igieniche adeguate e l’utilizzo di programmi di “Antibiotic Stewardship”. (Società Italiana di Neonatologia (SIN)

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Batteri resistenti agli antibiotici

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

parma universitàParma. E’ uno studio, condotto all’Università di Parma, sull’utilizzo della spettrometria di massa per la rivelazione di enterobatteri produttori di carbapenemasi, enzimi capaci di distruggere e quindi di rendere inefficace una particolare e importante classe di antibiotici.Lo studio è stato realizzato dalla prof.ssa Adriana Calderaro in collaborazione con i proff. M. Cristina Arcangeletti, M. Cristina Medici, Carlo Chezzi, Flora De Conto e con i dott. Mirko Buttrini, Maddalena Piergianni, Sara Montecchini, Monica Martinelli, Silvia Covan e Giovanna Piccolo del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma.Gli enterobatteri sono batteri che normalmente fanno parte della popolazione microbica residente nell’intestino ma, in condizioni particolari, possono essere causa di infezioni anche gravi. Alcuni sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici a disposizione, rendendo molto difficile trovare una terapia efficace. Le situazioni più gravi si hanno quando questi batteri diventano resistenti anche ad un particolare tipo di antibiotici, i carbapenemi, che rappresentano i farmaci di riferimento per la terapia delle infezioni gravi e invasive da enterobatteri multiresistenti. In questo caso si parla di enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE); la diffusione di questi batteri resistenti è favorita da scarse condizioni igieniche e la loro insorgenza da un uso non appropriato degli antibiotici.
Gli enterobatteri produttori di carbapenemasi si trasmettono principalmente in due modi:
– direttamente da un soggetto infetto e portatore ad un’altra persona, attraverso le mani non pulite;
– attraverso l’ambiente circostante in condizioni igieniche scarse.
Le regole basilari per evitare il contagio sono quindi l’implementazione corretta dell’igiene delle mani e delle precauzioni per evitare la trasmissione veicolata dal personale assistenziale, e un’accurata igiene dell’ambiente di cura e delle attrezzature utilizzate in tale ambiente. Visto il preoccupante incremento delle infezioni da enterobatteri produttori di carbapenemasi in Italia, è stato avviato un sistema di sorveglianza e controllo per fare fronte alla criticità emergente. Risulta quindi evidente come una rapida identificazione di questi batteri possa essere di vitale importanza per la sanità pubblica, a fini sia diagnostici per la cura dei pazienti infetti sia epidemiologici per conoscere rapidamente ed impedire la diffusione di questi batteri.Nello studio realizzato nell’Ateneo di Parma, al fine di identificare rapidamente enterobatteri produttori di carbapenemasi è stata utilizzata la spettrometria di massa MALDI-TOF adottando un protocollo alternativo rispetto a quello comunemente impiegato nella pratica diagnostica di laboratorio.L’importanza dello studio risiede nella semplicità e nella facilità richieste per la preparazione dei campioni e nel tempo (2 ore) richiesto per l’acquisizione dei dati che rendono la tecnica impiegata un metodo accurato e rapido e quindi vantaggioso rispetto ai metodi convenzionali. Questi ultimi prevedono la coltura dei batteri in terreni solidi in presenza di specifici antibiotici, richiedendo personale esperto sia per l’esecuzione sia per l’interpretazione del risultato; inoltre, essendo tali saggi dipendenti dal tempo di crescita dei batteri il risultato e la sua interpretazione sono disponibili solo dopo 1-2 giorni dall’esecuzione dell’indagine.Infine, il metodo messo a punto nello studio risulta particolarmente conveniente anche da un punto di vista economico rispetto ai metodi convenzionali.Tutte queste considerazioni pongono questa metodologia in posizione centrale in ambito microbiologico per il rilevamento di batteri produttori di carbapenemasi.

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Antibiotici e inibitori di pompa, possibili interazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

heart electrocardiogrammIl trattamento combinato con l’antibiotico ceftriaxone e l’inibitore della pompa protonica lansoprazolo può portare a un aumento del rischio di aritmie indotte da farmaci, secondo i risultati di uno studio pubblicato sul Journal of American College of Cardiology. Gli autori, coordinati da Nick Tatonetti, professore associato di informatica biomedica alla Columbia University di New York, utilizzando un algoritmo combinato che prevedeva l’analisi degli eventi avversi da farmaci e delle cartelle cliniche elettroniche dei pazienti, supportato dalla successiva conferma mediante analisi di laboratorio, hanno scoperto che i pazienti trattati con entrambi i farmaci avevano un significativo aumento della frequenza della sindrome del QT lungo (Lqts), una condizione potenzialmente fatale, rispetto a quelli che avevano ricevuto solo l’uno o l’altro dei due medicinali. Per arrivare a questa conclusioni, il team di ricerca ha analizzato un database di 1,8 milioni di segnalazioni di eventi avversi raccolti dalla US Food and Drug Administration con un algoritmo simile a quelli usati da aziende come Google e Facebook per indirizzare agli utenti pubblicità personalizzate. Così facendo i ricercatori hanno scoperto l’associazione tra ceftriaxone, lansoprazolo e Lqts in entrambi i generi: il Qt lungo variava da una media di 12 millisecondi negli uomini e 9 millesecondi nelle donne. Da un’ulteriore stratificazione per etnia è emerso che l’effetto era maggiore negli uomini bianchi e nelle donne nere, con un prolungamento medio di 12 millisecondi in entrambi i gruppi. «Presi singolarmente, entrambi i farmaci soddisfano ampiamente i requisiti normativi di sicurezza per l’approvazione, ma data la misura in cui sono stati in grado di bloccare il canale hERG, sarebbe improbabile che venissero approvati in associazione» commenta Tatonetti, spiegando che la principale causa della Lqts è appunto una disfunzione del canale hERG, indispensabile per la normale attività elettrica del muscolo cardiaco, che resta aperto per troppo poco tempo. «L’interazione tra ceftriaxone e lansoprazolo necessita di ulteriori approfondimenti» concludono gli autori. (fonte: farmacista33) (foto: cuore stilizzato)

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Antibiotici, dal microbioma nasale una nuova arma contro le resistenze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

Una nuova arma contro i batteri multi resistenti potrebbe arrivare dal microbioma nasale. Dell’efficacia del capostipite di questa nuova famiglia di antibiotici, prodotto da un batterio commensale del naso, sono fermamente convinti i ricercatori dell’Università di Tubinga che hanno identificato la nuova potenziale arma, rivelatasi efficace anche nei confronti dello Stafilococco aureo meticillino-resistente (MRSA). È noto che negli ultimi anni le infezioni provocate da microrganismi resistenti agli antibiotici si sono fatte progressivamente più frequenti e le previsioni per il futuro non sono certo rosee: si stima che nelle prossime decadi le infezioni da batteri multi resistenti supereranno i tumori quale causa di morte. I ricercatori tedeschi sono partiti dallo studio dei meccanismi che interferiscono con la colonizzazione dei microrganismi patogeni a livello della mucosa nasale, a partire dal ruolo giocato dai batteri presenti nel naso. In particolare, testando la capacità antimicrobica nei confronti dello S aureo da parte di diversi ceppi di stafilococco isolati dalle secrezioni nasali, si era osservato come un particolare ceppo, lo S. lugdunensis IVK28, fosse dotato di una spiccata capacità di impedire la crescita dello S. aureo. Il merito era da attribuire a una particolare sostanza, denominata lugdundina, un antibiotico peptidico ciclico contenente tiazolidina. L’attività del nuovo antibiotico è stata testata nei confronti di un vasto pannello di patogeni umani. I ricercatori tedeschi hanno così osservato come la lugdundina fosse dotata di una potente attività antimicrobica verso un gran numero di Gram positivi, inclusi molti patogeni opportunisti, quali lo S aureo meticillino resistente, lo S aureo con resistenza intermedia ai glicopeptidi e gli enterococchi vancomicina-resistenti. L’attività in vivo della lugdundina è stata valutata in un modello di infezione cutanea del topo che mima la tipica infezione umana da S. aureo. L’esame della cute degli animali, effettuato 6 ore dopo la somministrazione del nuovo antibiotico, ha consentito di documentare una notevole riduzione o la completa eradicazione dello S. aureo sia negli strati superficiali, sia in quelli profondi, risultato che – sottolineano gli autori – dimostra non solo l’efficacia dell’antibiotico nell’eradicare l’infezione, ma anche la sua capacità di penetrare nei tessuti in vivo. Ulteriori dati sull’attività in vivo vengono dall’analisi della capacità dello S lugdunensis di interferire con la colonizzazione dello S aureo a livello nasale. A tale scopo gli autori hanno analizzato i tamponi nasali di 187 pazienti ricoverati in ospedale: si è così osservato come una colonizzazione da parte dello S aureo fosse presente solo del 5,9% dei di coloro che presentavano nelle secrezioni nasali lo S lugdunensis, contro il 34,7% osservato nei soggetti in cui non era presente lo S lugdunensis. Un’ultima nota positiva: la lugdundina sembra essere caratterizzata anche da un basso rischio di indurre resistenze, considerando che tutti i campioni di S aureo isolati hanno mantenuto la sensibilità al nuovo antibiotico. (Franco Marchetti fonte Farmacista33) (foto: ricercatore piastra)

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Confezioni di antibiotici con dosaggi ad hoc che variano in base al regime prescrittivo?

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

Farmacista con antibiotici

La Legge italiana già lo prevede, ma come spesso accade, nessuno la applica. A dirlo a Doctor33 è Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, sulla scia dell’allarme lanciato dall’Agenzia italiana del farmaco contro l’antibiotico-resistenza, un fenomeno alimentato, tra le altre cose, dalla bad practice del “left over”, ovvero la cattiva abitudine dei pazienti di iniziare terapie antibiotiche autoprescritte utilizzando le “rimanenze” di confezioni acquistate in precedenza, magari da un familiare, per altre terapie. «Il parlamento aveva già richiesto di fare in modo che le confezioni venissero adeguate in base al regime prescrittivo – afferma Garattini – esiste una Legge italiana che lo prevede ma non viene applicata».Sulle dichiarazioni di Garattini non tarda ad arrivare il commento dell’Agenzia italiana del farmaco, così il Direttore Generale Luca Pani spiega a Doctor33 che «l’Aifa è assolutamente disponibile, come da mandato istituzionale, a vagliare tutti i percorsi possibili nel rispetto della normativa vigente per affrontare l’emergenza globale dell’antibiotico resistenza. Forse vale la pena ricordare, per non ingenerare confusioni che si prestano ad essere strumentalizzate, che il confezionamento è una scelta del titolare dell’Aic». Tuttavia, secondo Pani quello del confezionamento ad hoc sarebbe un «falso problema», mentre quello vero sarebbe di matrice prettamente culturale: «Il vero problema è rappresentato dalla prescrizione largamente inadeguata di antibiotici e il loro utilizzo non appropriato da parte dei pazienti. Se gli antibiotici venissero assunti solo quando servono per un numero di giorni adeguato, cioè mediamente sei, la maggior parte delle confezioni (e sono d’accordo che basterebbe prescriverne una e non due) basterebbero senza lasciare rimanenze. L’appropriatezza prescrittiva e l’aderenza alla terapia sono i due fattori chiave per evitare che eventuali eccedenze diano luogo al fenomeno dell’autoterapia. Ciò non toglie che sia utile esplorare tutte le misure possibili per contrastare l’insorgere delle resistenze, che è proprio ciò che stanno facendo le autorità sanitarie nazionali».Recentemente, nell’ambito del progetto europeo Arna, «sono stati presentati i dati di un sondaggio relativo all’utilizzo delle “rimanenze” (i cosiddetti left over) – afferma Pani – Nel dettaglio, su 9.313 pazienti italiani intervistati, il 9% utilizza gli antibiotici senza ricorrere a una prescrizione medica e di questi l’87% utilizza le rimanenze di confezioni di antibiotico disponibile in famiglia e dai parenti. Alla luce di quanto emerso, le autorità sanitarie, sotto l’egida del Ministero della Salute, stanno ragionando sull’idea di proporre una prescrizione degli antibiotici limitata alla terapia individuale». (Attilia Burke su doctor33) (foto: farmacista con antibiotici)

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Superbatteri resistenti agli antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2016

resistenza microbica1Roma. Istituzioni, comunità scientifica, cittadini e aziende insieme per fermare la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici. Due le misure chiave: l’attuazione dei principi della “stewardship” – attraverso l’impiego appropriato delle terapie antibiotiche, l’introduzione di rigorosi protocolli di igiene all’interno degli ospedali e il rilancio della pratica vaccinale – e lo sviluppo di nuove molecole. Su questo fronte, si annuncia a breve l’arrivo di molecole innovative attive contro i microorganismi gram-positivi e gram-negativi.Tutto questo nel quadro di una visione unitaria “One Health” della salute umana e animale. “Preserviamo il valore degli antibiotici” è la raccomandazione per operatori sanitari, istituzioni e cittadini rilanciata nel Corso di Formazione Professionale Continua “Batteri e antibiotici – Scenari di un conflitto permanente”, promosso dal Master della Sapienza Università di Roma ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’, con il supporto di MSD Italia, che si è svolto ieri a Roma.
Dopo il tempo degli allarmi, è in corso l’attacco mosso da Istituzioni, Società Scientifiche e Aziende farmaceutiche contro i superbatteri resistenti agli antibiotici: una minaccia sanitaria più temibile dei tumori.
resistenza microbica7In Europa, oltre 4 milioni di persone l’anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25.000 morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Nel nostro Paese, ogni anno, dal 7% al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi.
Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 ml/anno), diabete (1,5 ml/anno) o incidenti stradali (1,2 ml/anno) con un impatto negativo – secondo recenti stime del Fondo Monetario Internazionale – di circa il 3,5% sul PIL mondiale.
Sono due le principali misure da mettere in campo:
1. l’adozione dei principi della antimicrobial stewardship, ovvero l’appropriatezza nell’impiego degli antibiotici per ridurne l’abuso e prolungarne il più possibile la vita;
2. la promozione di incentivi all’introduzione di terapie innovative in grado di far fronte ai ceppi resistenti. Il buon esempio viene dagli Stati Uniti dove il Governo Obama ha esteso l’utilizzo dei fondi destinati al bioterrorismo allo sviluppo di antibiotici attivi contro i microrganismi con elevata resistenza, allocando per il solo 2016 circa 1,2 miliardi di dollari.
Anche l’Italia si sta muovendo nella lotta all’antibiotico-resistenza: il rilancio della copertura vaccinale in calo e l’adozione di rigorosi protocolli di igiene negli Ospedali, saranno parte integrante del Piano Nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza coordinato dal Ministero della Salute ed ispirato al piano di azione globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma sono molti i temi ancora oggetto di discussione. Ne parlano oggi Istituzioni, clinici e rappresentanti di movimenti civici in occasione del Corso di Formazione Professionale Continua Batteri e antibiotici – Scenari di un conflitto permanente, promosso dal Master della Sapienza Università di Roma ‘La resistenza microbica12Scienza nella Pratica Giornalistica’, con il supporto di MSD Italia.
«Le Istituzioni sono convinte che la diffusione di conoscenze e di informazioni corrette sia un presupposto essenziale per l’uso consapevole e appropriato degli antimicrobici – afferma Mario Melazzini, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco – il Ministero della Salute, con il supporto di AIFA ed altri esperti, sta lavorando alla implementazione del Piano Nazionale. Al contempo, l’Agenzia Italiana del Farmaco conduce un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione sul tema attraverso i propri canali e strumenti istituzionali (portale, newsletter, social media) e iniziative di comunicazione specifiche rivolte agli operatori sanitari e alla popolazione generale».
La capacità dei batteri di sviluppare numerosi e differenti meccanismi per sfuggire all’azione dei farmaci antimicrobici era stata prevista dallo stesso scopritore della penicillina Alexander Fleming: non era, però, stata messo in conto la velocità con cui i microrganismi sanno selezionare ceppi resistenti, ben superiore a quella con cui la ricerca scientifica sviluppa una potenziale soluzione. «Questa resistenza, in costante aumento, è una minaccia all’efficacia degli antibiotici, sia nel trattamento di malattie potenzialmente gravi o letali sia nella prevenzione di patologie in soggetti sottoposti a trattamenti chirurgici o chemioterapia – afferma Francesco Paolo Maraglino, Direttore Ufficio V della Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute – al fine di contrastare questo fenomeno, è necessaria un’azione in cui tutti, dai governi ai cittadini, si impegnino a preservare il valore di questi farmaci». L’imperativo categorico è usare bene gli antibiotici disponibili: se la continua rincorsa tra farmaci e microorganismi ha portato negli anni allo sviluppo di circa 250 molecole, ogni nuovo farmaco introdotto nell’uso clinico troverà prima o poi ceppi batterici resistenti. «Lo sviluppo della resistenza resistenza microbica10agli antibiotici è un fenomeno continuo, determinato da cambiamenti della configurazione genetica dei batteri, come mutazioni cromosomiche o trasferimento di fattori di resistenza mediato da varie entità genetiche» afferma Maurizio Sanguinetti, Professore di Micologia Medica e Diagnostica all’Istituto di Microbiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
A generare le resistenze non è di per sé l’esposizione dei batteri agli antibiotici, ma l’aumento della pressione selettiva, dovuta all’impiego eccessivo e improprio degli antibiotici nella salute umana e animale e alla loro presenza e diffusione ambientale.
«La gestione razionale del problema non può prescindere dall’approccio “One Health” e deve coinvolgere tutti i diversi settori con interventi mirati in ambito farmaceutico-sanitario, veterinario, alimentare, ambientale, dando un ruolo di primo piano alla ricerca ed all’innovazione» afferma Anna Teresa Palamara, Presidente della Società Italiana di Microbiologia (SIM). «L’invito rivolto a tutti è quello di promuovere un uso ‘cosciente’ degli antibiotici in tutte le attività in cui vengono impiegati, umane o animali».
“Antimicrobial stewardship”, cardine della strategia contro le resistenze, significa uso appropriato e personalizzato degli antibiotici. «Ogni terapia anti-infettiva va somministrata solo quando vi sia ragionevole certezza clinica dell’infezione – afferma Pierluigi Viale, Professore ordinario di Malattie Infettive all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Direttore dell’UO Malattie infettive dell’AOU Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna – e deve essere molto tempestiva, molto aggressiva in termini posologici, ed il più breve possibile: se l’antibiotico non riesce a eradicare in tempi rapidi l’infezione, può diventare un driver della progressiva selezione di ceppi resistenti, in grado di trasmettere alla propria discendenza le variazioni genotipiche e fenotipiche».
L’Italia è il Paese europeo con le percentuali di resistenza più elevate che, in alcuni casi, arrivano fino al 50%. Circa la metà dei farmaci utilizzati contro i batteri risulta inefficace, e tra questi alcuni tra gli antibiotici più diffusi. Uno dei più temibili “superbugs” è la klebsiella pneumoniae che causa polmoniti, infezioni del torrente circolatorio e del tratto urinario. La percentuale di ceppi invasivi resistenti alle cefalosporine di terza generazione in Italia è del 55,1%.
resistenza microbica3Le attività di contrasto a questo fenomeno passano anche attraverso protocolli per contenere infezioni correlate all’assistenza in ospedali e residenze sanitarie. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%).
«I provvedimenti da mettere in opera per contrastare la diffusione di questi microorganismi sono ben conosciuti – afferma Claudio Viscoli, Presidente della Società Italiana per la Terapia Antinfettiva (SITA) – l’educazione degli operatori sanitari al lavaggio delle mani e all’uso dei guanti, lo screening dei portatori dei ceppi resistenti e loro isolamento, lo screening dei contatti, la diagnosi microbiologica rapida sono in grado di arrestare il fenomeno, se applicate insieme e da tutti gli ospedali e residenze sanitarie, ma la messa in opera di queste procedure per tutti e dappertutto richiede risorse e una forte azione centrale».
L’adozione dei Protocolli passa anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini e un impulso in questa direzione arriva dalle Raccomandazioni civiche sulla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza promosse da Cittadinanzattiva. «È anche particolarmente importante responsabilizzare i cittadini – afferma Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva – attraverso indicazioni come quella di curare l’igiene personale, chiedere dotazioni ospedaliere personalizzate, verificare con il personale il tempo massimo per tenere i cateteri, evitare di recarsi in ospedale in visita quando si è influenzati».
Parte integrante della strategia di intervento è lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche. Su questo fronte, si annuncia a breve l’arrivo di molecole attive contro i microorganismi gram-positivi – ad esempio un nuovo oxazolidinone (tedizolid) efficace contro lo stafilococco meticillino resistente nelle infezioni di cute e tessuti molli in monosomministrazione giornaliera e che offre cicli terapeutici più brevi (6 giorni contro 10) – e quelli gram-negativi, con una cefalosporina di nuova generazione (ceftolozane-tazobactam) dalla spiccata attività anti-Ps.aeruginosa, formulata insieme ad un inibitore delle beta lattamasi che ne estende l’attività a gram-negativi produttori di beta lattamasi a spettro esteso, efficace nelle infezioni complicate addominali e delle vie urinarie e in valutazione nelle polmoniti nosocomiali.
«L’avvento sulla scena terapeutica di alcuni nuovi antibiotici potrà aiutare il clinico a fronteggiare l’emergenza, ma servono nuove regole che permettano a tutti i pazienti di poter essere trattati tempestivamente con questi nuovi farmaci» sostiene Francesco Menichetti, Direttore UOC Malattie Infettive dell’AOU Pisana. «Inoltre, occorre sostenere le aziende farmaceutiche attraverso incentivi e corsie accelerate per i nuovi farmaci, e rilanciare al tempo stesso la ricerca indipendente con fondi dedicati per valutare nuove strategie terapeutiche utili nella pratica clinica quotidiana».
Interventi cruciali, ribaditi anche nella dichiarazione congiunta di oltre 80 aziende presentata nel corso dell’ultimo “World Economic Forum” di Davos con l’obiettivo di sollecitare i Governi e le imprese a intraprendere un’azione sinergica e globale di investimenti per combattere il preoccupante e crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza. «Governi, Agenzie, Società Scientifiche e Aziende devono essere necessariamente alleati di fronte ad una sfida di tale portata – dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia – MSD vanta una lunga storia per quanto riguarda l’innovazione terapeutica nel trattamento delle malattie infettive ed è uno dei pochi gruppi farmaceutici ancora attivi nel favorire l’adozione di una vera “stewardship antimicrobica” attraverso lo sviluppo di nuovi antibiotici e nuovi antifungini, la commercializzazione e la ricerca di nuovi vaccini per uso umano e gli investimenti in campo animale, grazie alle sua divisione Animal Health. Intendiamo ribadire e proseguire il nostro impegno contro le malattie infettive, non solo continuando a ricercare nei nostri laboratori innovazioni tecnologiche, ma anche collaborando con tutti gli stakeholder coinvolti attraverso partnership trasparenti e di valore a fianco della sanità pubblica».

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Resistenza dei batteri agli antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2016

antibioticiDurante i circa 70 anni di uso degli antibiotici, i batteri hanno dimostrato di avere una incredibile capacità di resilienza, riuscendo di volta in volta ad adattarsi alla presenza del nuovo “veleno” e a diventare ad esso resistenti. Lo stesso Fleming, in occasione della consegna del Premio Nobel nel 1945, sostenne che la penicillina, se male utilizzata e sotto-dosata, non solo poteva non uccidere i batteri ma, addirittura, indurre lo sviluppo di meccanismi di resistenza.Nel corso degli anni, l’industria farmaceutica e la ricerca indipendente sono sempre riuscite a parare il colpo, mettendo di volta in volta a disposizione dei medici nuovi antibiotici in grado di vanificare i nuovi meccanismi di resistenze messi in atto dai batteri.
Purtroppo, da qualche anno non è più così. Per vari motivi, i nuovi antibiotici sono pochi e sembrerebbe che i batteri stiano riuscendo a riprendere il sopravvento. Infatti, si sono andati diffondendo nel mondo ceppi particolari di batteri contro cui i comuni antibiotici non sono più attivi.Uno dei più temibili “superbugs” è la Klebsiella pneumoniae produttrice di carbapenemasi (CP-kp), resistente anche ai carbapenemi. Dal 2008 al 2014, secondo i dati pubblicati dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), rispetto a tutti i ceppi di Klebsiella isolati da sangue o liquor, in Italia si è osservato un incremento delle percentuali di Klebsiella pneumoniae resistente anche ai carbapenemi fino a posizionarsi su valori compresi tra il 25 e il 50%. Il resto d’Europa, seppur meno esposto, non è affatto in posizione di sicurezza. Infatti, in una recente pubblicazione del gruppo di lavoro EuSCAPE (European Survey of Carbapenemase-Producing Enterobacteriaceae), all’interno di un progetto lanciato nel 2012 da ECDC, con lo scopo di monitorare la diffusione e l’epidemiologia dei ceppi ECP (Enterobacteriaceae produttrici di carbapenemasi) in cui sono coinvolti 38 Paesi europei, emerge che, sebbene in Italia questi batteri siano diffusi in forma endemica, molti degli altri Paesi europei hanno un grado di diffusione inter-regionale non trascurabile. Oltre alla Klebsiella, altri batteri sono coinvolti nelle infezioni nosocomiali, tra cui Escherichia coli, batteri Gram-negativi (principalmente Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter) e gli stafilococchi.
In Italia, come causa delle infezioni nosocomiali, si collocano ai primi tre posti la Klebsiella, l’Escherichia coli, e la Pseudomonas aeruginosa. Si tratta purtroppo di tre specie che comprendono anche ceppi ultraresistenti, sensibili a pochissimi antibiotici, che recentemente si sono diffusi negli ospedali italiani raggiungendo, in alcuni casi, numeri preoccupanti.
In Italia, per esempio, nonostante le numerose campagne di comunicazione del Ministero, vengono prescritti troppi antibiotici: oltre il 50% dei pazienti ricoverati in ospedale viene sottoposto a questo tipo di terapia. L’eccessivo uso, spesso non corretto, di questi farmaci ha portato a un incremento rilevante delle resistenze batteriche.La mortalità nelle infezioni sostenute da batteri multiresistenti è molto elevata, si aggira, infatti, intorno al 40-50%.E’ necessario pertanto mettere in atto delle misure volte a razionalizzare l’uso degli antibiotici, a migliorare le norme di igiene sanitaria, e, in primis, individuare le strategie terapeutiche adeguate.
La ricerca sugli antibiotici ha subito una battuta d’arresto: tra il 1983 e il 1987 i nuovi antibiotici sono stati 16, negli anni ‘90 solo 10 mentre tra il 2003 e il 2007 quelli presentati sono scesi a 5. Il motivo di questo calo è di tipo economico piuttosto che scientifico: le aziende hanno preferito puntare su trattamenti destinati a essere più duraturi nel corso del tempo invece che puntare su nuovi antibiotici, destinati ad un numero ristretto di pazienti e mirati ad un numero ridotto di infezioni.“All’orizzonte, comunque, si intravedono alcuni nuovi antibiotici molto interessanti: nuove combinazioni di inibitori delle betalattamasi – precisa il Dottor Matteo Bassetti, Direttore Clinica Malattie Infettive A.O.U. Santa Maria Misericordia di Udine – in grado di ripristinare l’attività degli antibiotici, soprattutto nei confronti dei gram-negativi resistenti. Passeranno anni, comunque, prima che questi farmaci possano essere in commercio, con il rischio che i batteri imparino velocemente a rendere inattivi anche questi nuovi antibiotici. Nel frattempo, alcuni dei “vecchi” farmaci poco utilizzati fino ad oggi, ma dotati di una notevole attività microbiologica come la fosfomicina, potrebbero aiutare a colmare questo momentaneo “gap”.
La Società Italiana di Terapia Antinfettiva persegue esclusivamente finalità scientifiche, culturali e sociali promuovendo, incrementando e incentivando: l’aggiornamento, gli studi e la ricerca sulla terapia antinfettiva, nella più ampia accezione del termine stesso; l’attività scientifica, didattica, culturale e di ricerca nel campo della terapia antinfettiva anche mediante iniziative divulgative dirette a tutte le specialità interessate, quali la pubblicazione di libri e riviste, l’organizzazione di convegni e congressi e quant’altro attinente; l’aggiornamento, lo studio, la promozione e lo sviluppo d’iniziative dirette alla prevenzione, diagnosi, cura nel campo delle malattie infettive, con particolare riguardo alle patologie di rilevanza sociale; corsi di perfezionamento, di aggiornamento, di divulgazione ed educazione post-laurea e post-diploma in materia antinfettiva per laureati o diplomati in discipline paramediche complementari.

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Superbatteri: il Parlamento vuole limitare l’uso di antibiotici nell’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

antibioticiCon la votazione di giovedì i deputati hanno stabilito che per contrastare la crescente resistenza degli antibiotici ai batteri, quali salmonella e campylobacter, è necessario limitare l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti e sviluppare nuovi medicinali.
La proposta prevede di aggiornare la normativa europea in materia di medicinali a uso veterinario e il Parlamento chiede di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.”Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il mondo può sprofondare in un’era post-antibiotica, dove la resistenza agli antibiotici potrebbe causare ogni anno più morti del cancro, è giunto il momento di intraprendere un’azione forte e risolvere il problema alla radice”, ha affermato la relatrice Françoise Grossetête (PPE, FR).”La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve iniziare nelle aziende agricole. Desideriamo in particolare vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici, limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari, vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana o porre fine alla vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi. Con queste misure, speriamo di ridurre la quantità di antibiotici che finiscono nel piatto dei consumatori “, ha dichiarato.Secondo i deputati, i medicinali veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o a compensare pratiche di allevamento inadeguate. Chiedono, quindi, di limitare l’uso profilattico degli antibiotici per i singoli animali (cioè come misura preventiva e in assenza di segni clinici d’infezione) e di attuarlo solamente quando è completamente giustificato da un veterinario.Per aiutare a combattere la resistenza antimicrobica, la nuova normativa autorizza la Commissione europea a stabilire quali antimicrobici devono essere riservati esclusivamente al trattamento umano.
Per incoraggiare la ricerca di nuovi antimicrobici, i deputati propongono l’uso di incentivi, come periodi più lunghi per la protezione della documentazione tecnica sui nuovi farmaci, protezione commerciale per i principi attivi innovativi e protezione per gli investimenti importanti nelle analisi condotte per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per tenerlo sul mercato.

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