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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘anticoagulanti’

Anticoagulanti, linee guida Usa su gestione del sanguinamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

male doctor with stethoscope reading medical bookL’American College of Cardiology ha pubblicato su Jacc le linee guida sulla gestione del sanguinamento acuto in pazienti in terapia con anticoagulanti orali (Oac), sia diretti (Doac) sia antagonisti della vitamina K. «L’uso dei DOAC è ormai comune in malattie quali la fibrillazione atriale e il tromboembolismo venoso, e aumenterà in futuro» dice Gordon Tomaselli, professore di medicina alla Johns Hopkins University di Baltimora e coordinatore del comitato di esperti che ha firmato l’articolo. «La valutazione e la gestione del sanguinamento, una possibile complicanza della terapia con anticoagulanti orali, può essere particolarmente difficile nei pazienti che assumono quelli diretti per la mancanza di esami del sangue facilmente disponibili» scrivono gli autori, ricordando che un passo fondamentale per valutare la gravità del sanguinamento è stabilire se: il sanguinamento è in un sito critico; il paziente è emodinamicamente instabile; il sanguinamento comporta un calo di emoglobina uguale o superiore a 2 g/dL o la necessità trasfondere due o più unità di globuli rossi. «Se il sanguinamento non è grave (no a tutte le domande precedenti) e non richiede ricovero o procedure invasive, il DOAC va comunque sospeso» riprende Tomaselli, spiegando che per valutare i livelli di dabigatran sono necessari un test di trombina diluito, un tempo di coagulazione all’ecarina o un test cromogenico con ecarina. L’ecarina è un estratto di veleno di serpente che converte la protrombina in meizotrombina, un enzima simile alla trombina. L’aggiunta del veleno al plasma del paziente determina un tempo di coagulazione che normalmente è di pochi secondi, ma che in presenza di dabigatran si allunga in modo proporzionale alla sua concentrazione. Per valutare invece i livelli di farmaco in chi assume un inibitore del fattore Xa (apixaban, edoxaban e rivaroxaban) serve un test di attività cromogenica anti-Xa, mentre PT e aPTT sono di scarsa utilità. «Il documento include algoritmi decisionali sulla valutazione della severità del sanguinamento, suggerimenti per l’uso dei diversi anticoagulanti, indicazioni sugli antidoti e consigli su quando riprendere la terapia anticoagulante dopo un sanguinamento» concludono gli autori. (fonte doctor33) (foto. anticoagulanti)

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Fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

Bergamo.-bergamo Lunedì 12 settembre, dalle 9 alle 17, all’ingresso est dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII sarà possibile sottoporsi gratuitamente alla misurazione della pressione arteriosa e al controllo del ritmo del cuore, grazie ai volontari dell’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (AIPA) di Bergamo e agli operatori del Centro di Emostasi e Trombosi e della Cardiologia dell’Ospedale di Bergamo in occasione della Giornata Mondiale contro la Fibrillazione Atriale.La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia cardiaca. Le aritmie sono alterazioni del ritmo cardiaco che possono compromettere, in modo più o meno severo, la sua funzione di pompa. Il cuore batte grazie a impulsi elettrici che provocano la contrazione degli atri e dei ventricoli. Quando l’attività elettrica atriale è disorganizzata, celere e scoordinata si parla di fibrillazione atriale.
La complicanza più grave della fibrillazione atriale è la formazione di coaguli (detti trombi) all’interno del cuore che, attraverso la circolazione sanguigna, possono essere spinti verso vari organi causando un blocco locale del flusso del sangue con effetti più o meno dannosi. L’ictus cerebrale è il rischio più serio, ma possono verificarsi anche ischemie agli arti e altre complicanze.In Italia sono quasi 600.000 le persone, per la maggior parte anziane, che soffrono di fibrillazione atriale. Il numero è destinato a raddoppiare nei prossimi 50 anni. Più della metà degli italiani non conosce esattamente questa malattia o non ne ha mai sentito parlare. Si stima che circa il 20% degli ictus sia causato da una fibrillazione atriale non diagnosticata. (foto: bergamo)

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Anticoagulanti orali: l’aderenza alla terapia risulta bassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2016

anticogulantiMeno di metà dei pazienti con fibrillazione atriale aderisce al trattamento anticoagulante nella vita reale, indipendentemente dal fatto che il farmaco usato sia un anticoagulante diretto (Noa) piuttosto che un antagonista della vitamina K come il warfarin. «Abbiamo acquisito i dati di aderenza nell’arco di un follow-up medio di 1,1 anni» esordisce Xiaoxi Yao della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, primo nome di uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association, cui hanno preso parte 64.661 pazienti con fibrillazione atriale inseriti in un archivio assicurativo statunitense che avevano iniziato il trattamento con warfarin o uno dei tre Noa attualmente in commercio tra novembre 2010 e dicembre 2014. Per ogni paziente è stato calcolato l’indice CHA2DS2-VASc, con punteggi più alti che indicano un rischio maggiore di ictus. «Quasi il 90% dei partecipanti aveva un CHA2DS2-VASc di 2 o superiore, e gli anticoagulanti prescritti erano il warfarin nel 59% dei casi, l’apixaban (Eliquis, Bristol-Myers Squibb/Pfizer) nel 6%, il dabigatran (Pradaxa, Boehringer Ingelheim) in circa il 16% e il rivaroxaban (Xarelto, Bayer/Johnson & Johnson) nel 19%» scrivono gli autori. Al termine del follow-up annuale il 47,5% dei pazienti trattati con uno dei Noa aveva aderito al trattamento per i quattro quinti o più della durata dello studio, mentre nel gruppo warfarin l’aderenza è stata significativamente minore, pari al 40,2%.
Durante il follow-up, 1.150 pazienti sono stati ricoverati per ictus ischemico o embolia sistemica con un tasso di incidenza ridotto tra i pazienti con CHA2DS2-VASc da 0 a 1 rispetto a quelli con CHA2DS2-VASc di 4 o più. «Nessun legame significativo è emerso tra aderenza e rischio di ictus nei pazienti con punteggio CHA2DS2-VASc di 0-1, mentre il rischio di ictus nei pazienti che hanno sospeso l’anticoagulante orale per 6 mesi o più è risultato di 2,7 e 3,6 volte più elevato tra chi aveva rispettivamente un CHA2DS2-VASc di 2-3 o di 4 e oltre rispetto a chi lo ha sospeso per meno di una settimana» conclude Yao.(font: J Am Heart Assoc. 2016. doi: 10.1161/JAHA.115.003074)

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Fibrillazione Atriale e nuovi anticoagulanti orali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2015

fibrillazione_atriale2Oltre 1.000 cardiologi, medici di medicina generale, internisti e geriatri in aula per aggiornarsi sulla gestione dei pazienti con Fibrillazione Atriale, l’aritmia cardiaca più diffusa a livello mondiale. Cominciano i corsi della prima Scuola di Formazione in Fibrillazione Atriale, Tromboembolismo e Nuovi Anticoagulanti Orali, promossa dall’Università degli Studi “Sapienza” e dall’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, con il supporto dell’Alliance Pfizer-Bristol-Myers Squibb. Obiettivo principale del corso è migliorare la conoscenza e l’appropriatezza delle strategie terapeutiche, che da circa due anni si sono evolute grazie all’avvento dei Nuovi Anticoagulanti Orali, NAO, caratterizzati da un profilo migliore in termini di sicurezza, maneggevolezza ed efficacia rispetto ai vecchi dicumarolici nella prevenzione dell’ictus causato dalla Fibrillazione Atriale. «L’avvento dei nuovi anticoagulanti orali rappresenta una delle più importanti rivoluzioni nella terapia farmacologica cardiovascolare – dichiara il professor Francesco Fedele, Direttore DAI Malattie Cardiovascolari e Respiratorie dell’Azienda Policlinico Umberto I – Sapienza Università di Roma – alla luce del nuovo scenario è fondamentale che il mondo accademico promuova una migliore conoscenza della Fibrillazione Atriale e delle strategie terapeutiche: solo conoscendo in maniera approfondita i meccanismi d’azione dei nuovi farmaci, i loro profili di sicurezza e di efficacia e le problematiche delle varie categorie di pazienti con Fibrillazione Atriale, si può riuscire a creare una valida rete assistenziale che coinvolga ospedale, università e territorio». Oltre 600.000 persone in Italia e quasi 2,5 milioni in Europa soffrono di Fibrillazione Atriale, aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità degli impulsi elettrici a livello dei due atri, responsabile di gravi conseguenze cliniche. Secondo i dati di diversi studi, quasi il 20% degli ictus è causato da Fibrillazione Atriale e i pazienti con questa aritmia sono esposti ad un rischio di ictus aumentato di 4 volte rispetto alla popolazione generale. «È importante intercettare il più rapidamente possibile pazienti con Fibrillazione Atriale; spesso quest’ultima è sintomatica e porta il paziente dal medico, in altri casi è asintomatica ed è un riscontro occasionale durante una visita. È importante che il medico non perda questa opportunità anche perché la diagnosi è facile: basta palpare il polso e fare, se necessario, un ECG» dichiara il professor Filippo Crea, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico “Agostino Gemelli” – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «Una volta fatta la diagnosi, il secondo passaggio consiste nel decidere se iniziare una terapia anticoagulante, scelta che viene basata sul calcolo del rischio di ictus utilizzando delle scale appropriate. Nel caso in cui sia necessario prescrivere farmaci anticoagulanti bisogna attentamente valutare il rischio emorragico, utilizzando, anche in questo caso delle scale appropriate: se il rischio emorragico è elevato deve essere contrastato con misure specifiche per ogni paziente. Il terzo passaggio è la gestione della terapia antiaritmica».

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Nuove strategie anticoagulanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Abbasanta (OR), 15 aprile 2011, presso l’Hotel Su Bajone di Abbasanta convegno “Governo clinico delle nuove terapie anticoagulanti”, rivolto a medici, farmacisti e dirigenti delle direzioni sanitarie, organizzato dall’Associazione dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO) con il patrocinio dell’Assessorato alla Sanità, in collaborazione con Boehringer Ingelheim Italia. Si tratta di un appuntamento scientifico estremamente importante per gli operatori della Sanità, oltre che un’occasione unica per un dibattito su un tema di grande attualità, cui parteciperanno, tra gli altri, l’Assessore alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna Antonello Liori e il Direttore Generale dell’Assessorato Massimo Temussi.La fibrillazione atriale è il più comune disturbo del ritmo cardiaco: colpisce circa una persona su quattro dopo i 40 anni e l’1% della popolazione totale, ma fino al 10% degli individui dopo gli 80 anni. I soggetti con Fibrillazione Atriale presentano un aumento del rischio di trombi, il quale a sua volta innalza di cinque volte il rischio di ictus. Nel mondo ogni anno fino a tre milioni di persone vengono colpite da un ictus collegato a questa patologia, spesso si tratta di eventi gravi ed invalidanti e la metà dei pazienti muore entro un anno. Gli ictus dovuti alla Fibrillazione Atriale tendono ad essere gravi, con un’aumentata probabilità di morte (20%) e invalidità (60%), ma numerosi casi possono essere prevenuti, adottando un’adeguata terapia antitrombotica.Recentemente, la ricerca farmacologica ha compiuto, per quanto riguarda i farmaci anticoagulanti, enormi progressi, dando vita allo studio e allo sviluppo di nuove molecole in grado di modificare radicalmente lo scenario della prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione. E’ di futura commercializzazione, infatti, in Italia (lo è già negli Stati Uniti, Canada e Giappone e Nuova Zelanda) un nuovo anticoagulante orale che oltre ad aver dimostrato una maggiore efficacia rispetto alla terapia standard nella prevenzione dell’ictus, è in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Gli attuali trattamenti antitrombotici, come ad esempio gli antagonisti della vitamina K, sono stati per anni (e lo sono tutt’ora) il fondamento del trattamento anticoagulante, sebbene presentino svantaggi significativi, soprattutto nell’impiego a lungo termine. Questi aspetti hanno, infatti, evidenziato la necessità di sviluppare nuovi farmaci che siano efficaci, ben tollerati e che aiutino, al contempo, a migliorare la compliance del paziente, liberandolo da periodici controlli di laboratorio per il monitoraggio del profilo coagulativo (INR). Da qui l’esigenza, alla luce delle recenti acquisizioni scientifiche e della prossima approvazione in Italia dei nuovi farmaci anticoagulanti, di un confronto tra “addetti ai lavori” per migliorare l’organizzazione e la valorizzazione delle risorse. In Sardegna, considerate le caratteristiche geografiche, demografiche e sociali, i pazienti con patologie o problemi della coagulazione vivono spesso una condizione di rischio clinico. I residenti in piccoli Comuni, spesso si trovano lontani dai Centri di Terapia Anticoagulante (TAO) e, pur essendo candidati a tale trattamento, non possono aver accesso alla miglior terapia possibile per difficoltà legate ai trasporti ed all’assistenza. L’innovazione scientifica impone oggi una modifica dei livelli organizzativi delle strutture sanitarie, che sarannosempre più chiamate a garantire livelli di assistenza ottimali nel rispetto dell’appropriatezza e del contenimento della spesa gestionale. Il Convegno si propone di affrontare gli aspetti più attuali delle tematiche di governance e di considerare ipossibili scenari futuri per i centri di diagnosi e cura: dall’inquadramento epidemiologico, contestualizzato in ambito regionale, si passerà ad affrontare gli aspetti attuali della gestione dei pazienti che afferiscono ai Centri TAO (dagli aspetti propriamente clinici legati ai risultati di efficacia e tollerabilità, ad una disamina delle implicazioni farmaco-economiche legate all’utilizzo dei nuovi farmaci anticoagulanti). Verranno, quindi, illustrati i principi di valutazione con Healt Tecnology Assessment (HTA) per delineare gli strumenti a supporto delle scelte di governo clinico al fine di ricercare il miglior compromesso tra livelli essenziali di assistenza (LEA) e sostenibilità per il sistema sanitario.

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