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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘antitumorali’

Una nuova frontiera nella ricerca di nuovi farmaci antitumorali

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

farmaciLa ricerca è stata pubblicata il 4 gennaio sulla rivista Nature Communications. Creare farmaci innovativi capaci di agire contemporaneamente su più di un bersaglio epigenetico contro il cancro: ci stanno provando i gruppi dei prof. Andrea Mattevi (Università di Pavia), Antonello Mai (Università La Sapienza di Roma), Philip A. Cole (Johns Hopkins University, USA) e Rhoda M. Alani (Boston University, USA), costituendo un gruppo internazionale di ricercatori con un obiettivo molto ambizioso: concepire con i farmaci duali una nuova arma a disposizione dell’oncologia.
Di che cosa si tratta in pratica? Il genoma contiene tutte le informazioni necessarie per la nascita, la crescita e il funzionamento del nostro organismo. In ogni cellula alcuni geni devono essere spenti, altri blandamente attivati, altri pienamente accesi in modo analogo agli strumenti di un’orchestra. Si tratta dei meccanismi che definiscono l’identità delle nostre cellule in ciascuno degli organi che formano il nostro corpo. Le cellule accendono e spengono i geni mediante modifiche chimiche che alterano la forma tridimensionale che assumono il DNA e le proteine a esso legate. Queste modifiche, dette epigenetiche, sono continuamente aggiunte e rimosse, e sono anche al cuore della progressiva trasformazione di una cellula sana in una tumorale. Non solo le modifiche epigenetiche contribuiscono alla capacità dei tumori di crescere indefinitamente, ma rendono le cellule tumorali capaci di resistere e sopravvivere alle terapie.AIRC sostiene molti progetti che ambiscono a sviluppare farmaci che agiscano selettivamente sui processi epigenetici riportando la cellula a uno stato non-canceroso o inducendo le cellule cancerose a morire spontaneamente. Si possono immaginare questi farmaci come degli interruttori in grado di operare un “reset”, analogamente a ciò che facciamo con un computer o un apparecchio elettronico quando fa le bizze e smette di funzionare correttamente. Tra i farmaci epigenetici già in uso, i cosiddetti inibitori delle istone-deacetilasi sono già impiegati per il trattamento di alcuni linfomi. Più di recente alcune molecole che agiscono sulle istone-demetilasi sono entrate in una fase avanzata di sperimentazione clinica nel trattamento di alcune leucemie. Demetilasi e deacetilasi sono responsabili dell’aggiunta di modifiche chimiche che accendono e spengono molti geni che controllano la proliferazione cellulare. Nessuno aveva ancora provato a progettare farmaci duali attivi contro entrambi questi bersagli.Dopo uno sforzo pluriennale dei molti ricercatori coinvolti si è riusciti ora a creare le prime molecole ad azione duale “antidemetilasi & antideacetilasi” che hanno mostrato una potente azione antitumorale contro le cellule di melanoma. L’azione simultanea contro più bersagli offre molteplici vantaggi. Innanzitutto aumenta la selettività, in quanto i farmaci agiscono soltanto in cellule, come quelle tumorali, in cui i processi epigenetici sono più gravemente alterati. Nel contempo si tratta di una strategia che richiede una conoscenza dettagliata dei bersagli che si intende colpire, unita a molta creatività nell’immaginare, progettare e realizzare queste molecole ad azione multipla.I risultati ottenuti sono ovviamente un primo passo, ma la dimostrazione di principio che questa strategia non solo è fattibile ma assolutamente promettente apre una strada del tutto inesplorata nello sviluppo di nuovi farmaci epigenetici. La strategia di un unico farmaco per più bersagli potrà essere adesso applicata ad altri bersagli farmacologici ed è divenuta possibile grazie all’incontro sinergico tra i ricercatori di ambito chimico e biologico con i ricercatori clinici, così da poter tradurre le scoperte scientifiche in potenziali benefici per i pazienti.

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Nuovi farmaci antitumorali

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 gennaio 2015

Campus biomedical TrigoriaDalle proteine e dagli enzimi degli endo-cannabinoidi – particolari molecole di lipidi prodotte dal nostro organismo che svolgono un ruolo essenziale, tra l’altro, nella formazione e sviluppo dei neuroni – sarà possibile, nel prossimo futuro, trarre nuovi tipi di farmaci antitumorali. Efficaci, in particolare, per neoplasie a cervello, prostata, seno e colon-retto.
È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dal Prof. Mauro Maccarrone, docente di Biochimica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. La ricerca è stata pubblicata di recente su Nature Reviews Neuroscience.Gli endo-cannabinoidi non vanno confusi con i fito-cannabinoidi, molecole vegetali di cui è composta, ad esempio, la cannabis. Queste ultime, anzi, vanno a disturbare i ‘bersagli’ cellulari degli endo-cannabinoidi e, per questo, se non utilizzate in modo controllato, possono alterarne il regolare funzionamento.“Nello studio – ha spiegato Maccarrone – abbiamo fatto il punto sulle principali proprietà che, negli ultimi vent’anni, sono state attribuite agli endo-cannabinoidi. Questi, a differenza delle molecole di THC che compongono la cannabis, attivano in modo naturale particolari recettori del nostro cervello, risultando del tutto innocue. Anzi, è dimostrato che intervengono per riparare i danni quando, ad esempio, subiamo una commozione cerebrale o anche in caso di neoplasia al cervello”.I riscontri sperimentali confermano che in presenza di particolari patologie, peraltro non localizzate soltanto a livello cerebrale, gli endo-cannabinoidi nell’organismo aumentano significativamente in quantità per cercare di proteggerlo. È il caso pure dei tumori a prostata, seno e colon-retto. “Partendo da questo dato – aggiunge il docente del Campus Bio-Medico – abbiamo fiducia che nelle proteine e negli enzimi che circondano gli endo-cannabinoidi potremo trovare linfa per nuovi farmaci anti-tumorali. Non solo. Sappiamo che con l’insorgenza di malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson o sclerosi multipla si verificano alterazioni significative al sistema endo-cannabinoide. Sono le stesse riscontrate anche nel sangue. Questo ci consentirà, dunque, di trovare dei bio-marcatori ematici che potranno rivelarci precocemente e con un semplice prelievo se un paziente ha particolari probabilità di avere, in futuro, questo tipo di patologie”.Quest’anno, tra l’altro, ricorre il cinquantesimo anniversario della scoperta del THC, il composto più attivo della cannabis. Com’è noto, il suo utilizzo stimola in modo artificiale i recettori che ‘funzionano’ naturalmente con gli endo-cannabinoidi. Un processo, dunque, meno facile da controllare. “Per questo, l’utilizzo di derivati da fito-cannabinoidi – sottolinea Maccarrone – va ritenuto sicuro soltanto in specifici casi terapeutici, con dosi controllate e sotto stretto controllo medico. Tutti gli altri utilizzi, in particolare in gravidanza o durante infanzia e adolescenza, sono da sconsigliare. Al di là della possibilità di modularne gli effetti, infatti, la loro presenza danneggia l’attività degli endo-cannabinoidi, fondamentale nel costruire l’architettura e le corrette funzionalità delle connessioni neuronali del feto e degli individui in fase di sviluppo”.

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Ricerca su terapie antitumorali

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2011

Ancona. La Clinica di Oncologia Medica si è appena aggiudicata un finanziamento di oltre 200.000 € all’anno per tre anni dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca Contro il Cancro) per il progetto “Sviluppo di terapie antitumorali efficaci che agiscono sulle cellule staminali tumorali”, finanziato attraverso il bando “AIRC 5 x 1000”. Il progetto verrà realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con altri centri tra cui l’Istituto Regina Elena e le Università “La Sapienza” e “Tor Vergata”di Roma. Del progetto in Ancona è responsabile il professor Stefano Cascinu, direttore della Clinica di Oncologia Medica. “Evidenze sempre maggiori dimostrano che la capacità di una neoplasia di crescere e diffondersi dipende da un piccolo gruppo di cellule tumorali chiamate cellule staminali tumorali – dice il professor Cascinu. – Tali cellule rappresentano meno del 5% di tutte le cellule tumorali in una neoplasia, ma possono rappresentare elementi chiave nella progressione tumorale. Le cellule staminali proliferano lentamente, per cui sono meno colpite dai farmaci chemioterapici che notoriamente agiscono principalmente sulle cellule che sono in attiva proliferazione. Inoltre, tendono a essere più resistenti agli agenti chemioterapici rispetto alla cellule mature dello stesso tessuto. Infine, gli eventi che regolano il rinnovamento della popolazione di cellule staminali normali diviene sregolata nelle neoplasie determinando così l’espansione delle popolazioni cellulari proliferanti. Pertanto è importante conoscere maggiormente le cellule staminali tumorali anche al fine di utilizzarle come target di una efficace terapia antitumorale. La Clinica di Oncologia Medica è protagonista anche in Europa nel processo decisionale inerente alle ricerche da intraprendere in futuro. La dottoressa Rossana Berardi, ricercatrice Universitaria presso la suddetta Clinica, è stata infatti nominata Esperto Valutatore (Expert Evaluator) presso la Commissione Europea dei progetti in ambito oncologico che concorrono al finanziamento di 6 milioni di Euro ciascuno previsti dal bando del 7° Programma Quadro. La dottoressa Berardi è l’unica italiana, tra esponenti delle maggiori Istituzioni Scientifiche Internazionali, a essere stata selezionata per questo ruolo di responsabilità e al tempo stesso di riconoscimento. “Partecipare alla selezione dei progetti multidisciplinari presentati alla Commissione Europea dalle principali Istituzioni di Ricerca internazionali ci consente di contribuire in prima persona a definire le aree di maggiore interesse per la ricerca oncologica in cui nei prossimi anni potranno essere evidenti importanti progressi di cui potranno beneficiare i nostri pazienti”, sottolinea la dottoressa Berardi. (prof. Cascinu)

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8mila terapie antitumorali personalizzate

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2010

Empoli. La realizzazione (diluizione, preparazione, dosaggio) dei farmaci antitumorali è argomento di interesse non solo medico, ma anche sociale. L’esperienza di questi anni  ha evidenziato che questi utilissimi farmaci, per garantire il massimo della loro efficacia, devono essere preparati con attenzione e rispetto delle norme di sicurezza sia per i pazienti che per gli operatori.  L’Asl 11, per garantire la sicurezza ed efficacia dei farmaci antitumorali, ha centralizzato questa attività presso la Farmacia ospedaliera. In questa sede, ogni terapia somministrata in ospedale (anche al “Santa Verdiana” di Castelfiorentino), viene preparata, personalizzandola nei dosaggi necessari ed adattati ad ogni singolo paziente. La Farmacia oncologica è attiva da un anno e mezzo grazie alla collaborazione di tutto il personale tecnico e sanitario dell’Asl 11 che si è impegnato in questo progetto. Infatti, dalla sua apertura, avvenuta il 29 settembre 2008, la Farmacia oncologica ha preparato terapie per un totale 5.425 accessi di pazienti, equivalenti a circa 600 preparazioni al mese, per un totale di oltre 8.000 terapie allestite.  Con questi volumi di attività è necessario, quindi, attivare tutte le iniziative volte a migliorare la sicurezza nella pratica professionale e questo, al “San Giuseppe”, è stato fatto per poter lavorare con serenità e poter erogare un’adeguata e sicura “Oncology Care”. Il progresso, però,  viaggia attraverso i computer ed ha bisogno di nuove tecnologie per compiersi. Anche questa attività è in via di sviluppo grazie ad un software di prescrizione e preparazione delle terapie. Oggi, medici, farmacisti ed infermieri, si trovano tutti insieme  ad affrontare la patologia tumorale con armi migliori, più efficaci e mirate. I trattamenti, però, sono sempre più complessi e necessitano di accuratezza nel dosaggio di farmaci importanti che possono presentare effetti collaterali rilevanti.

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